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Strucolo de ua fragola (strudel di uva fragola), nostalgia della vendemmia.

strucolo ua fragola cornice-001

Il primo ricordo che ho della vandemmia risale ai tempi in cui avevo i piedini così piccoli da non riuscire, con uno, a pigiare un grappolo intero: avrei voluto raccogliere anch’io l’uva,  ma ai bambini non era permesso adoperare le forbici così, per accontentarmi, acconsentirono a farmi salire sulla piccola scala di legno a pioli costruita dallo “zio Erminio” e di saltare nel tino insieme con gli altri.

Avevo paura di essere pizzicata dai tagliaforbice, insettini con delle tenaglie che era usuale veder far capolino tra i chicchi, ma erano talmente grandi la gioia e l’orgoglio di potermi rendere utile ed il senso di libertà che provavo che mi feci forza e non ci pensai più.

Farnei e Noghere oggi-001

Tutto questo accadeva a Farnei, io abitavo non molto lontano: la mappa è contemporanea, allora tutte quelle fabbriche, strade, autostrade, non esistevano: il quadratino grande indica il posto dove andavo a pigiare l’uva, quello piccolo, all’incirca dove abitavo con papà e mamma, proprio accanto all’argine del Rio Ospo e, segnato con le freccette, il percorso che facevo ogni mattina per andare al molo Balota e salire sull’autobus che mi portava a scuola, a Muggia.

strada perMuggia

In fondo c’è il Molo Balota, in questa foto, presa dal web, il mezzo sta ritornando a Trieste,

stazione filobus

La stazione com’era allora (foto dal web).

Dopo quell’ episodio trascorsero molti prima che mi si ripresentasse l’occasione di vendemmiare; ormai ero grande, ma il ricordo di quella vendemmia era così bello da volerlo rivivere: nel frattempo i piedi erano stati sostituiti dai torchi ma l’atmosfera e i profumi erano gli stessi.

Accadde a Cormons (GO), in un’azienda agricola a gestione familiare: avevano anche la stalla e la mattina presto lasciavano davanti alle porte delle case dei clienti la/le bottiglia/e di latte fresco.

Ricordo che la Mamma di Franco, quella dei biscotti al cocco per intenderci, raccoglieva, giorno dopo giorno, l’abbondante strato di panna che si formava in superfice, la metteva in un frigoverre (mi ricordo questo) e, quando aveva la quantità sufficiente, iniziava a sbattere con forza (a volte le davo il cambio) per ricavare il burro che poi adoperava per fare i suoi famosi dolci:  tra i quali c’era anche l’impasto per questo strucolo: impasto che adoperava anche per fare la focaccia per la colazione, lei lo chiamava pane dolce, per voi sarà, forse, pan brioche.

Ed è proprio uno strucolo come questo che portai il primo giorno di vendemmia, l’uva fragola era quella della Signora Maria, e volevo contribuire anch’io alla merenda di fine giornata.

Già, quando si andava a vendemmiare non occorreva portarsi né cibo né da bere, pensavano a tutto loro: alle 11 la padrona di casa usciva di corsa dalla vigna, se la vigna era distante da casa, inforcava la bicicletta ed andava a preparare il pranzo per tutti: minestra o pasta, affettati di casa, formaggi, metteva a disposizione ciò che c’era: alla fine il caffè e via di corsa nella vigna, fino alle 17 o poco più se bisognava riempire il cassone.

Prima di andare via facevamo merenda (praticamene nessuno cenava più) ed era quello il momento per sfoggiare i dolci e per me di ricevere i complimenti per questo strucolo de ua fragola.

Erano anni che non lo facevo più, gli ultimi li avevo preparati per la suocera: illo tempore… Ma ora è tempo di andare in cucina, col cesto di uva fragola; va bene anche uva nera da vino, la cabernet sarebbe perfetta ma ormai è stata tutta vendemmiata, manca il Picolit che si raccoglierà in ottobre, sarà per il prossimo anno.

pergolato uva fragola più cesto

La pergola, il cesto e la scala, senza la quale, niente strucolo.

Ingredienti per 2 strucoli da c.ca 30/33 cm. :

  • 1 kilo di chicchi di uva fragola lavati ed asciugati,
  • pane grattugiato,
  • 500 g. di farina 00 (io ho adoperato la Regina del Mulino Persello, comperata),
  • 40 g. di lievito di birra,
  • 1 uovo intero + 2 tuorli,
  • 80 g. di zucchero,
  • 70 g. di burro,
  • la buccia grattugiata di un limone,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 bicchieri di latte.

Come fare (mi scuso per la mancanza del passo passo ma i tempi erano stretti):

preparare un lievitino facendo sciogliere il lievito in poco latte ed aggiungere farina fino ad ottenere una pastella fluida, far lievitare fino al raddoppio.

Scaldare il latte rimasto e, senza farlo bollire, sciogliervi lo zucchero, il burro ed unire la scorza di limone, il sale ed il composto di uova.

In una terrina setacciare la farina ed unire il lievitino ed il composto preparato; amalgamare bene e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato: coprire la terrina e far lievitare in un luogo tiepido (io in forno con la luce accesa) per circa 1 ora.

Nel frattempo preparare il ripieno che consiste, semplicemente, nello sgranare i grappoli, scegliendo chicchi sani e sodi, lavarli, asciugarli e passarli nel pane grattugiato; se preferite una preparazione più dolce, unire un pò di zucchero, io non lo metto perchè l’uva fragola è già dolce ed aromatica.

Prelevare l’impasto, lavorarlo brevemente e dividerlo, io a metà ma voi potete ricavare degli strucoli più piccoli; stenderlo in sfoglia sottile e mettere sopra l’uva fragola in un unico strato e, delicatamente, per evitare la fuoriuscita dei chicchi, arrotolare la pasta; sigillare bene le due estremità e decorare a piacere.

Io avevo fretta ed ho decorato con dei chicchi di pasta che ho fatto aderire con l’albume ed ho sparpagliato dei semi di papavero: solitamente preparo le palline, le faccio rotolare nei semi di papavero e poi compongo il grappolo, un bellissimo effetto si crea ricalcando le foglie per ottenere le venature naturali.

Far lievitare ancora per c.ca 20 minuti, spennellare con l’uovo e latte ed infornare, a 180°C. per 40 minuti.

strucolo uva fragola fetta-001

Nessuno strudel verrà uguale all’altro, ogni fetta sarà più o meno ricca di uva, comunque sia, la bontà è garantita: e se poi, mentre fotografate, una coccinella passeggia tranquilla sulle foglie, beh, cosa volere di più?

coccinella foglia uva-001

Buona settimana e, dal momento che oggi è per me un ritorno al passato, aggiungo la colonna sonora.


Culatello di Zibello DOP, l’eccellenza appesa ad uno Spago.

Culatello_2

Uno Spago che resiste da secoli alle torride estati che precedono i lunghi e freddi inverni che lo avvolgono nelle nebbia che, generosa ed abbondante, si leva dalle acque del Po.

Saranno queste atmosfere Padane a rendere il Culatello di Zibello D.O.P. unico ed inconfondibile? O sarà la mano paziente dell’uomo che, per secoli, lo ha accarezzato amorevolmente, consapevole di possedere un tesoro?

Questo tesoro è racchiuso in uno scrigno e soltanto a Zibello, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa,  Busseto, Polesine Parmense e Colorno, si trovano le chiavi per aprirlo.

E quando si apre lo scrigno, l’aria si riempie di profumi, chi ha assaggiato il Culatello di Zibello D.O.P. sa di cosa parlo, non è per piaceria, è proprio così, è come il primo amore: non si scorda mai.

Anche lui, come il Prosciutto di Modena DOP., ha la caratteristica forma a pera con, nella parte convessa, un leggero strato di grasso; viene imbrigliato in una rete di spago ed appeso a stagionare; ed è proprio la stagionatura che gli regala quel bel colore rosso uniforme interrotto soltanto da bianche pennellate di grasso.

Culatello_3

Il Culatello di Zibello si ricava dalla coscia del suino adulto, allevato secondo metodi tradizionali.

Dalla coscia, privata dell’osso, viene asportata, in un primo tempo, una parte di carne di qualità inferiore, da cui si otterrà il Fiocchetto.

La parte rimasta, la migliore, la più tenera e pregiata, viene accuratamente rifilata e formata, cosparsa di sale e massaggiata energicamente affinchè questo vi si incorpori, quindi viene messa a riposare.

Dopo il riposo viene introdotta nella vescica del maiale e artisticamente legata in modo da conferirle la classica forma “a pera”.

L’umidità, dopo il primo periodo di asciugatura, nel quale il Culatello di Zibello necessita di un ambiente secco e a volte riscaldato, serve infatti a mantenere morbido il salume e a consentirne la caratteristica lenta maturazione.

Come accennato “romanticamente” all’inizio, la combinazione del caldo estivo e delle nebbie autunnali fa si che il Culatello di Zibello possa arrivare,  già l’inverno successivo a quella della lavorazione, sulle nostre tavole, accompagnato dal suo incomparabile sapore.(materiale gentilmente offerto dall’ISIT)

Valori nutrizionali per 100 grammi:

Calorie kcal       Proteine         Lipidi               Carboidrati      Fibre

19.74                        198                    12.58                 0.00                      0.00

Avevo già fatto tesoro di questo consiglio e messo in pratica, appena arrivato il mio trancio ma voglio riproporlo perchè, secondo me, è un valore aggiunto:

per gustare al meglio il Culatello di Zibello DOP., prima di affettarlo liberarlo dallo spago che lo “imbriglia”, spazzolarlo e lavarlo con l’acqua.

Per esaltarne le caratteristiche di gusto e morbidezza, è consigliabile avvolgerlo in un canovaccio inumidito precedentemente con del vino bianco e lasciarlo riposare un paio di giorni.

Per il taglio è consigliabile utilizzare un coltello molto ben affilato in modo da ottenere fette sottilissime, adatte ad essere meglio assaporate; per esaltarne il sapore, si può abbinare il Culatello di Zibello DOP con fette di pane e riccioli di burro, accompagnando il tutto con un vino bianco frizzante.

Culatello_1

Le fotografie sono state gentilmente messe a disposizione dall’ISIT Istituto Salumi Italiani Tutelati, grazie.


Prosciutto di Modena DOP, fette di storia e di cultura.

Prosciutto di Modena più logo 

L’ ISIT, l’Istituto Salumi Italiani Tutelati, con la sua iniziativa, mi ha permesso di conoscere ed assaggiare prodotti di eccellenza, l’ho potuto fare comodamente seduta nella mia cucina, nella quale mi sono divertita a “giocare” con loro, spesso sposandoli ai prodotti della mia regione.

Ogni Regione d’Italia può vantare le sue eccellenze, eccellenze che hanno origini antiche e che sono giunte sino a noi accompagnate da testimonianze e aneddoti che le rendono ancor più preziose.

Le origini del Prosciutto di Modena affondano in tempi antichissimi, probabilmente addirittura all’età del bronzo (3500 a.C. al 1200 a.C.): i primi documenti risalgono all’epoca dei Celti, che introdussero la pratica di conservare le carni col sale, e dei Romani che allietavano i loro banchetti con porchette, prosciutti e salsicce.

I soldati romani partivano per le lunghissime campagne con rilevanti quantità di carne suina salata e prosciutti che provenivano dalla florida pianura del Po.

La zona di Modena è da tempo considerata un riferimento per la lavorazione della carne suina proprio grazie all’antica e radicata tradizione salumiera e gastronomica.

La zona di produzione del Prosciutto di Modena corrisponde alla fascia collinare ed alle valli che si sviluppano attorno al bacino oro-idrografico del fiume Panaro e che, partendo dalla fascia pedemontana, non supera i 900 metri di altitudine, comprendendo anche territori delle province di Bologna e Reggio Emilia.

L’ISIT protegge e tutela il prodotto e, di conseguenza, anche i produttori seri e capaci di portare avanti la tradizione, conformandosi alle attuali esigenze nutrizionali.

Valori nutrizionali per 100 g. di Prosciutto di Modena DOP  in verde il prodotto sgrassato (fonte INRAN 2011)

PROTEINE    LIPIDI    SALE    FERRO      VITAMINA B6    ENERGIA

g. 25,6               g. 22,9       g. 5,1     mg. 1,05     mg. 1,00               kcal. 309

g. 30,2               g. 8,9         g. 6        mg. 1,24      mg. 1,18                kcal. 201

Il Prosciutto di Modena si caratterizza per una forma tipicamente a pera che si ottiene con la rifilatura della coscia fresca; il peso medio si aggira attorno agli 8/10 kg.

Il clima particolare del territorio appenninico, caratterizzato da uno scarso livello di umidità, favorisce una stagionatura che raggiunge elevati livelli qualitativi e conferisce al prodotto quelle caratteristiche organolettiche che lo rendono particolarmente apprezzabile.

Al taglio si presenta di colore rosso vivo, con un profumo estremamente gradevole, intenso, ma mai forte; il sapore dolce e pieno non è salato, merito della salagione che avviene con l’aspersione di cloruro di sodio dosato in maniera da conservare il prodotto mantenendolo sapido ma non salato.

Le operazioni di salagione avvengono due volte all’anno, durano complessivamente 20 giorni (primo e secondo sale): dopo di chè le cosce salate vengono poste a riposo in apposite stanze a temperatura ed umidità controllata per circa 60 giorni, durante i quali il sale viene assorbito in maniera omogenea dalla carne.

Le cosce vengono poi avviate alla vera e propria stagionatura in ambienti sterilizzati per ottenere condizioni di umidità e temperatura naturali, grazie alla costante ventilazione ed aerazione.

La durata complessiva della stagionatura è di almeno 14 mesi, anche se può subire piccole variazioni in base alla pezzatura dei prosciutti.

Prosciutto di Modena marchiatura logo 

 La marchiatura.

Le fotografie e parte dei testi sono stati gentilmente messi a disposizione dall’ISIT, grazie.


Pomodori Verdi Ripieni sott’olio, è tempo di Conserve.

pomodori verdi ripieni e aglio di Resia-001                         

Piove, il giorno ideale per mettersi in cucina a preparare qualche conserva per l’inverno; la crisi ed i prezzi, diciamolo, spesso improponibili dei sottoli, sta riportando in auge la loro preparazione casalinga.

Ero andata da Milva per vedere cosa avesse di buono ed è lì che ho incontrato la signora Anna di Caserta con il marito di Napoli che da anni vivono qui.

Stavano aspettando che ritornasse dal campo con i pomodori verdi che avevano ordinato ed io incuriosita ho domandato cosa ne facessero e da lì è nato tutto: Milva è arrivata ma purtroppo la grandine  aveva rovinato i pomodori e non andavano bene per la conservazione.

Aprofittando dell’attesa mi sono scritta la ricetta ed uscita da lì sono corsa a cercare i pomodori verdi: chi ha un orto sa che ci sono certi pomodori che non diventeranno mai rossi, nemmeno se si tengono sulla pianta fino all’autunno, ecco, quelli sono perfetti per fare questa ricetta: i miei sono palesemente rosati perchè li ho trovati scartabellando nella cassa del fruttivendolo, al momento erano verdissimi ma, man mano che trascorrevano le ore, cambiavano colore sotto i miei occhi.

pomodori cesto-001

Ingredienti:

  • pomodori verdi: San Marzano o perini,  quelli a forma allungata,
  • sale grosso,
  • aceto di vino bianco (no quello incolore),
  • capperi sotto sale,
  • olive nere snocciolate,
  • acciughe salate,
  • origano,
  • aglio (io di Resia),
  • peperoncino rosso fresco,
  • olio di semi di girasole (la signora Anna dice che l’extravergine sarebbe sprecato).

collage pomodori verdi ripieni

 Come fare:

lavare ed asciugare i pomodori, tagliarli nel verso del lungo fino a due cm. dal fondo, eliminare una parte di semi, l’altra metà lasciarla così e metterli sotto sale per due ore.

Dopo le due ore eliminare l’acqua di vegetazione e ripulire dal sale, non risciaquare, RICORDATE CHE NON DEVONO NÈ VEDERE NÈ TOCCARE L’ACQUA!

Immergerli per due ore nell’aceto, scolarli e, così ho fatto io, lasciarli ad asciugare su un telo pulito per tutta la notte.

Dissalare i capperi asciugandoli bene, ripulire dal sale le acciughe, eliminare la lisca e dividerle in 4 parti, tagliare a fette i peperoncini, io ho tagliato le olive a rondelle ma la signora Anna le mette intere.

Affettare l’aglio ed iniziare a riempire la parte del pomodoro alla quale avete tolto i semi con gli ingredienti: 1 pezzetto di acciuga, qualche cappero, rondelle di olive o olive intere, origano, peperoncino e chiudere infilando due mezzi stuzzicadenti, uno alla base ed uno in alto.

Mettere mano a mano i pomodori così preparati in piedi, uno accanto all’altro in un vaso capiente, precedentemente sterilizzato e comporre gli strati fino ad esaurimento dei pomodori.

Coprire con l’olio, battere leggermente sul fondo per eliminare eventuali bolle d’aria ed il giorno dopo sigillare; riporre in luogo fresco ed asciutto.

Gustarli non prima di due mesi.

pomodori verdi ripieni e aglio di Resia alto-001

 

Importante seguire le regole per non incorrere in spiacevoli incidenti, ecco un link completo ed esaustivo, vale la pena perdere qualche minuto per poi aprire e gustare la vostra conserva serenamente.

Grazie signora Anna Manco ♥

Tecniche di conservazione domestica

pioggia   

Buon fine settimana.  


Delizie Vaticane, Pacchi Misteriosi e Sfida all’ultimo “Mi piace”…

Pacco Delizie Vaticane   

Quando il postino mi ha detto: un pacco per lei, ho pensato: ma non aspetto nessun pacco; poi, vedendo la provenienza, mi sono detta: qui Gatto      ci cova, ovviamente Nuccio Gatto, l’uomo che ristabilisce gli equilibri in questo mondo quasi tutto al femminile ;-)

Ho aperto il pacco e… Mi sono venute le lacrime agli occhi, come mai? Il pacco conteneva le splendide Cipolle di Tropea I.G.P.

Cipolle di Tropea1-c   

Con queste Cipolle Rosse di Tropea I.G.P.,  prodotto Slow Food di Calabria     l’ Azienda Delizie Vaticane      produce golose leccornie, utilizzando anche altre eccellenze di Calabria, peperoncino ‘Nduja, olive, origano, tutti prodotti che si nutrono di sole e brezza marina, ecco una carellata:

Mousse di cipolla-001   

Mousse di Cipolla: irresistibile!!!

Bruschetta Tropeana-001   

Bruschetta Tropeana.

bomba Vaticana-001   

Bomba Vaticana.  

5 sfizi-001   

5 Sfizi con ‘Nduja.

Patè di cipolla-001   

Patè Cipolla.

Oggi non ho nessuna ricetta, sono stata senza forno fino ad un’ora fa ma da ora sarò operativa ed onorerò l’omaggio dell’Azienda Delizie Vaticane, però… c’è un però: sarò fuori sfida perchè non ho né pagina né il profilo su FB e sarei la quarta incomoda ;-)

Però, promesso, sarò agguerrita e competitiva come se fossi lì,  questo Gatto dispettoso        avrà “Cipolla per i suoi denti”, così impara a sfidare delle foodblogger TOSTE come quelle che ha scelto :-P

Per quanto mi riguarda è tutto, ora… Non mi resta che “piangere” :-D


I.S.I.T. Eccellenza e Cortesia.

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É il secondo anno che l’I.S.I.T. Istituto Salumi Italiani Tutelati affida a noi foodblogger il piacevole compito di far conoscere e divulgare la cultura dei Prodotti Italiani di eccellenza, tutto ciò non senza un importante impegno economico, che di questi tempi non è poco.

Ed è anche il secondo anno che partecipo a questo contest, senza obbligo di banner, di mi piace su fb o quant’altro e questo per me è un valore aggiunto.

Il mio pacco conteneva un trancio di Culatello di Zibello DOP (più di 2 kili) ed un trancio di Prosciutto Crudo di Modena DOP (più di 1 kilo); ho messo in evidenza il peso anche per rimarcare la parola cortesia che c’è nel titolo: ci sono state richieste soltanto 2 ricette, una per prodotto ricevuto.

Non ho mai assaggiato nessuno dei due prodotti,  in Friuli abbiamo il culatello di Sauris, buonissimo ma quello di Zibello ha una storia di prestigio da raccontare.

Per  conservarlo, mantenendo intatte caratteristiche e gusto, è consigliato di avvolgerlo in un canovaccio inumidito con vino bianco e lasciarlo riposare un paio di giorni.

Non conoscevo questo metodo che adotterò senz’altro perchè suppongo sia utile anche per evitare l’ irrancidimento e ossidazione ed avere un prodotto sempre di qualità dalla prima all’ultima fetta.

Per oggi è tutto, con questo post voglio soltanto ringraziare L’I.S.I.T. e tutti i Consorzi Italiani che s’impegnano a mantenere alto il buon nome dell’Italia e che hanno riposto in noi foodblogger tanta fiducia: non mi resta che iniziare a pensare alle ricette, con due prodotti così non sarà facile ma con l’ingrediente segreto, la passione, tutto è possibile.

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A presto


TUTTO VERO, istantanee di vita: il libro di Quarc.

Copertina-TUTTO-VERO-istantanee-di-vita Ultimo-di-Copertina-TUTTO-VERO-istantanee-di-vita

Cliccare copertina per blog di Quarc   Cliccare copertina per Casa Editrice

Io l’ho sempre chiamato Quarc, dall’inizio dal 2010, quando, non ricordo come, i nostri blog così diversi, che trattano argomenti così diversi, si sono incrociati.

Il blog di Quarc è conosciuto nel web come Quarchedundepegi, titolo che lascia chiaramente trasparire le sue origini Liguri; ora sono in molti che lo chiamano Quarc, perchè i rapporti si sono fatti, negli anni, più confidenziali ed amichevoli.

Posso dire che sia uno dei miei fedelissimi, quelli che anche da lontano, mi hanno tenuta per mano nei momenti in cui capivano che ne avevo bisogno, c’è stato un periodo che tra noi c’è stata una corrispondenza mattutina, glielo avevo chiesto io, di darmi anche solo il buongiorno, mi bastava per far partire bene la giornata e lui è stato e continua ad essere una rassicurante presenza.

La percentuale dei miei follower che non trattano cibo e cucina è maggiore rispetto ai foodblog e sta proprio qui la differenza, i primi leggono cosa scrivi, leggono spesso anche tra le righe e riescono ad intravedere poesia anche in un piatto di ravioli, i secondi (non tutti certo) guardano solo se i tuoi ravioli sono più belli o se li hai copiati da qualcuno; proverbiali i commenti: bello questo risotto mentre nel piatto c’è un’insalata oppure: bel post quando scrivi che uno ti ha distrutto la macchina, beh, si fa per ridere ma a volte è così :-D

Quarc e gli altri appartenenti alla categoria no fud  hanno aperto un blog non tanto per diventare visibili o chef famosi o scrivere libri di cucina e girare l’Italia a cucinare davanti ad un pubblico acclamante, ma, per raccontarsi e raccontare, per dialogare, scambiarsi idee, opinioni; scrivono poesie, recensiscono le loro letture, i film che vedono: sono divulgatori/trici di cultura, quella che sta scemando, che sta passando, purtroppo in secondo piano.

Ora, insieme hanno formato un gruppo, non sui social ma nel web, rimangono stretti al loro blog ed è lì che ognuno scrive il suo racconto, la sua poesia.

Ho letto molto, l’ho già scritto, più da fanciulla che da grande, lo sport mi ha assorbito tempo ed energie, ora ho sostituito lo sport con la passione per la cucina, quella creativa, giocosa, fine a se stessa ma sono arrivata al punto che ho bisogno di trovare spunti, una frase, una storia di vita che mi aiutino a sentirmi serena.

Spesso mi è capitato di trovare soluzioni ai miei piccoli ma costanti problemi esistenziali, nelle piccole cose, quelle che agli occhi dei più, risultano insignificanti e credo che questo libro, che ho iniziato ieri sera, mi guiderà in questa ricerca.

Io non conosco personalmente Quarc, non ho nemmeno mai visto il suo viso che, ora che è diventato nonno da poco, avrà senz’altro un’espressione radiosa ma, ieri sera, mentre leggevo mi sembrava di vederlo mentre scriveva e di sentire la sua voce.

Spesso si dice: era più bello il libro del film, ed è vero, un libro stimola l’immaginazione, la fantasia, è un sano allenamento; ultimamente va di moda il Kindle e sono convinta che, per chi viaggia o sta spesso fuori casa, sia utilissimo ma io rimango fedele alla carta, il profumo della carta fresca di stampa mentre sfogli le pagine ha lo stesso effetto del bere una tazza di te in veranda: evoca ricordi, sensazioni, emozioni, ed io, grande sognatrice malinconica, trovo in tutto questo la ragione e lo stimolo per continuare per la mia strada, in salita, impervia, difficile ma affascinante.

Mauro Corona, il mio alter ego al maschile, dice che noi siamo come volpi nella neve, lasciamo impronte ed è per questo che bisognerebbe vivere in maniera da lasciarle buone, positive, lasciare tracce che possano essere d’aiuto per trovare la strada a chi viene dopo, beh, Quarc le sta lasciando queste buone impronte.

Credo che dedicare la vita studiando il modo migliore ed utile per aiutare chi soffre sia l’impronta più bella che uno possa lasciare ed io lo invidio un pò nonno Quarc perchè io non sto lasciando nessuna impronta positiva,  cammino nella neve e subito dopo, dietro di me, arriva un raggio di sole che la scioglie, rendendola invisibile, ma.. Ho scritto raggio di sole?… Che bello!

Le mie impronte sulla neve-001

Ciao Quarc, grazie

P.S.: benvenuta a bpal, nuova follower della mia regione.


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