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Ringraziamenti.

ortensia zio1-001

 

Ringrazio pubblicamente Shamira Gatta e Tatiana di Cucina in controluce per l’aiuto offertomi riguardo il plagio collettivo che ha coinvolto anche il mio blog, nonostante io non facessi e non faccia parte di fb.

Il mio post era stato considerato offensivo e non adatto ad essere condiviso: io ho eliminato le parti compromettenti, anche per non danneggiare l’azione legale che coinvolgeva un consistente numero di blogger.

Ora il/i libri non sono più in catalogo e ringrazio quindi il gruppo di fb che ha agito favorendo, indirettamente,  anche me.

Vi sono debitrice, grazie ancora.

Accantoalcamino.

Shamira Gatta

Tatiana

Grazie per l’attenzione, ci rileggiamo al mio ritorno


Strucolo de ua fragola (strudel di uva fragola), nostalgia della vendemmia.

strucolo ua fragola cornice-001

Il primo ricordo che ho della vandemmia risale ai tempi in cui avevo i piedini così piccoli da non riuscire, con uno, a pigiare un grappolo intero: avrei voluto raccogliere anch’io l’uva,  ma ai bambini non era permesso adoperare le forbici così, per accontentarmi, acconsentirono a farmi salire sulla piccola scala di legno a pioli costruita dallo “zio Erminio” e di saltare nel tino insieme con gli altri.

Avevo paura di essere pizzicata dai tagliaforbice, insettini con delle tenaglie che era usuale veder far capolino tra i chicchi, ma erano talmente grandi la gioia e l’orgoglio di potermi rendere utile ed il senso di libertà che provavo che mi feci forza e non ci pensai più.

Farnei e Noghere oggi-001

Tutto questo accadeva a Farnei, io abitavo non molto lontano: la mappa è contemporanea, allora tutte quelle fabbriche, strade, autostrade, non esistevano: il quadratino grande indica il posto dove andavo a pigiare l’uva, quello piccolo, all’incirca dove abitavo con papà e mamma, proprio accanto all’argine del Rio Ospo e, segnato con le freccette, il percorso che facevo ogni mattina per andare al molo Balota e salire sull’autobus che mi portava a scuola, a Muggia.

strada perMuggia

In fondo c’è il Molo Balota, in questa foto, presa dal web, il mezzo sta ritornando a Trieste,

stazione filobus

La stazione com’era allora (foto dal web).

Dopo quell’ episodio trascorsero molti prima che mi si ripresentasse l’occasione di vendemmiare; ormai ero grande, ma il ricordo di quella vendemmia era così bello da volerlo rivivere: nel frattempo i piedi erano stati sostituiti dai torchi ma l’atmosfera e i profumi erano gli stessi.

Accadde a Cormons (GO), in un’azienda agricola a gestione familiare: avevano anche la stalla e la mattina presto lasciavano davanti alle porte delle case dei clienti la/le bottiglia/e di latte fresco.

Ricordo che la Mamma di Franco, quella dei biscotti al cocco per intenderci, raccoglieva, giorno dopo giorno, l’abbondante strato di panna che si formava in superfice, la metteva in un frigoverre (mi ricordo questo) e, quando aveva la quantità sufficiente, iniziava a sbattere con forza (a volte le davo il cambio) per ricavare il burro che poi adoperava per fare i suoi famosi dolci:  tra i quali c’era anche l’impasto per questo strucolo: impasto che adoperava anche per fare la focaccia per la colazione, lei lo chiamava pane dolce, per voi sarà, forse, pan brioche.

Ed è proprio uno strucolo come questo che portai il primo giorno di vendemmia, l’uva fragola era quella della Signora Maria, e volevo contribuire anch’io alla merenda di fine giornata.

Già, quando si andava a vendemmiare non occorreva portarsi né cibo né da bere, pensavano a tutto loro: alle 11 la padrona di casa usciva di corsa dalla vigna, se la vigna era distante da casa, inforcava la bicicletta ed andava a preparare il pranzo per tutti: minestra o pasta, affettati di casa, formaggi, metteva a disposizione ciò che c’era: alla fine il caffè e via di corsa nella vigna, fino alle 17 o poco più se bisognava riempire il cassone.

Prima di andare via facevamo merenda (praticamene nessuno cenava più) ed era quello il momento per sfoggiare i dolci e per me di ricevere i complimenti per questo strucolo de ua fragola.

Erano anni che non lo facevo più, gli ultimi li avevo preparati per la suocera: illo tempore… Ma ora è tempo di andare in cucina, col cesto di uva fragola; va bene anche uva nera da vino, la cabernet sarebbe perfetta ma ormai è stata tutta vendemmiata, manca il Picolit che si raccoglierà in ottobre, sarà per il prossimo anno.

pergolato uva fragola più cesto

La pergola, il cesto e la scala, senza la quale, niente strucolo.

Ingredienti per 2 strucoli da c.ca 30/33 cm. :

  • 1 kilo di chicchi di uva fragola lavati ed asciugati,
  • pane grattugiato,
  • 500 g. di farina 00 (io ho adoperato la Regina del Mulino Persello, comperata),
  • 40 g. di lievito di birra,
  • 1 uovo intero + 2 tuorli,
  • 80 g. di zucchero,
  • 70 g. di burro,
  • la buccia grattugiata di un limone,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 bicchieri di latte.

Come fare (mi scuso per la mancanza del passo passo ma i tempi erano stretti):

preparare un lievitino facendo sciogliere il lievito in poco latte ed aggiungere farina fino ad ottenere una pastella fluida, far lievitare fino al raddoppio.

Scaldare il latte rimasto e, senza farlo bollire, sciogliervi lo zucchero, il burro ed unire la scorza di limone, il sale ed il composto di uova.

In una terrina setacciare la farina ed unire il lievitino ed il composto preparato; amalgamare bene e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato: coprire la terrina e far lievitare in un luogo tiepido (io in forno con la luce accesa) per circa 1 ora.

Nel frattempo preparare il ripieno che consiste, semplicemente, nello sgranare i grappoli, scegliendo chicchi sani e sodi, lavarli, asciugarli e passarli nel pane grattugiato; se preferite una preparazione più dolce, unire un pò di zucchero, io non lo metto perchè l’uva fragola è già dolce ed aromatica.

Prelevare l’impasto, lavorarlo brevemente e dividerlo, io a metà ma voi potete ricavare degli strucoli più piccoli; stenderlo in sfoglia sottile e mettere sopra l’uva fragola in un unico strato e, delicatamente, per evitare la fuoriuscita dei chicchi, arrotolare la pasta; sigillare bene le due estremità e decorare a piacere.

Io avevo fretta ed ho decorato con dei chicchi di pasta che ho fatto aderire con l’albume ed ho sparpagliato dei semi di papavero: solitamente preparo le palline, le faccio rotolare nei semi di papavero e poi compongo il grappolo, un bellissimo effetto si crea ricalcando le foglie per ottenere le venature naturali.

Far lievitare ancora per c.ca 20 minuti, spennellare con l’uovo e latte ed infornare, a 180°C. per 40 minuti.

strucolo uva fragola fetta-001

Nessuno strudel verrà uguale all’altro, ogni fetta sarà più o meno ricca di uva, comunque sia, la bontà è garantita: e se poi, mentre fotografate, una coccinella passeggia tranquilla sulle foglie, beh, cosa volere di più?

coccinella foglia uva-001

Buona settimana e, dal momento che oggi è per me un ritorno al passato, aggiungo la colonna sonora.


Pomodori Verdi Ripieni sott’olio, è tempo di Conserve.

pomodori verdi ripieni e aglio di Resia-001                         

Piove, il giorno ideale per mettersi in cucina a preparare qualche conserva per l’inverno; la crisi ed i prezzi, diciamolo, spesso improponibili dei sottoli, sta riportando in auge la loro preparazione casalinga.

Ero andata da Milva per vedere cosa avesse di buono ed è lì che ho incontrato la signora Anna di Caserta con il marito di Napoli che da anni vivono qui.

Stavano aspettando che ritornasse dal campo con i pomodori verdi che avevano ordinato ed io incuriosita ho domandato cosa ne facessero e da lì è nato tutto: Milva è arrivata ma purtroppo la grandine  aveva rovinato i pomodori e non andavano bene per la conservazione.

Aprofittando dell’attesa mi sono scritta la ricetta ed uscita da lì sono corsa a cercare i pomodori verdi: chi ha un orto sa che ci sono certi pomodori che non diventeranno mai rossi, nemmeno se si tengono sulla pianta fino all’autunno, ecco, quelli sono perfetti per fare questa ricetta: i miei sono palesemente rosati perchè li ho trovati scartabellando nella cassa del fruttivendolo, al momento erano verdissimi ma, man mano che trascorrevano le ore, cambiavano colore sotto i miei occhi.

pomodori cesto-001

Ingredienti:

  • pomodori verdi: San Marzano o perini,  quelli a forma allungata,
  • sale grosso,
  • aceto di vino bianco (no quello incolore),
  • capperi sotto sale,
  • olive nere snocciolate,
  • acciughe salate,
  • origano,
  • aglio (io di Resia),
  • peperoncino rosso fresco,
  • olio di semi di girasole (la signora Anna dice che l’extravergine sarebbe sprecato).

collage pomodori verdi ripieni

 Come fare:

lavare ed asciugare i pomodori, tagliarli nel verso del lungo fino a due cm. dal fondo, eliminare una parte di semi, l’altra metà lasciarla così e metterli sotto sale per due ore.

Dopo le due ore eliminare l’acqua di vegetazione e ripulire dal sale, non risciaquare, RICORDATE CHE NON DEVONO NÈ VEDERE NÈ TOCCARE L’ACQUA!

Immergerli per due ore nell’aceto, scolarli e, così ho fatto io, lasciarli ad asciugare su un telo pulito per tutta la notte.

Dissalare i capperi asciugandoli bene, ripulire dal sale le acciughe, eliminare la lisca e dividerle in 4 parti, tagliare a fette i peperoncini, io ho tagliato le olive a rondelle ma la signora Anna le mette intere.

Affettare l’aglio ed iniziare a riempire la parte del pomodoro alla quale avete tolto i semi con gli ingredienti: 1 pezzetto di acciuga, qualche cappero, rondelle di olive o olive intere, origano, peperoncino e chiudere infilando due mezzi stuzzicadenti, uno alla base ed uno in alto.

Mettere mano a mano i pomodori così preparati in piedi, uno accanto all’altro in un vaso capiente, precedentemente sterilizzato e comporre gli strati fino ad esaurimento dei pomodori.

Coprire con l’olio, battere leggermente sul fondo per eliminare eventuali bolle d’aria ed il giorno dopo sigillare; riporre in luogo fresco ed asciutto.

Gustarli non prima di due mesi.

pomodori verdi ripieni e aglio di Resia alto-001

 

Importante seguire le regole per non incorrere in spiacevoli incidenti, ecco un link completo ed esaustivo, vale la pena perdere qualche minuto per poi aprire e gustare la vostra conserva serenamente.

Grazie signora Anna Manco ♥

Tecniche di conservazione domestica

pioggia   

Buon fine settimana.  


Delizie Vaticane, Pacchi Misteriosi e Sfida all’ultimo “Mi piace”…

Pacco Delizie Vaticane   

Quando il postino mi ha detto: un pacco per lei, ho pensato: ma non aspetto nessun pacco; poi, vedendo la provenienza, mi sono detta: qui Gatto      ci cova, ovviamente Nuccio Gatto, l’uomo che ristabilisce gli equilibri in questo mondo quasi tutto al femminile ;-)

Ho aperto il pacco e… Mi sono venute le lacrime agli occhi, come mai? Il pacco conteneva le splendide Cipolle di Tropea I.G.P.

Cipolle di Tropea1-c   

Con queste Cipolle Rosse di Tropea I.G.P.,  prodotto Slow Food di Calabria     l’ Azienda Delizie Vaticane      produce golose leccornie, utilizzando anche altre eccellenze di Calabria, peperoncino ‘Nduja, olive, origano, tutti prodotti che si nutrono di sole e brezza marina, ecco una carellata:

Mousse di cipolla-001   

Mousse di Cipolla: irresistibile!!!

Bruschetta Tropeana-001   

Bruschetta Tropeana.

bomba Vaticana-001   

Bomba Vaticana.  

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5 Sfizi con ‘Nduja.

Patè di cipolla-001   

Patè Cipolla.

Oggi non ho nessuna ricetta, sono stata senza forno fino ad un’ora fa ma da ora sarò operativa ed onorerò l’omaggio dell’Azienda Delizie Vaticane, però… c’è un però: sarò fuori sfida perchè non ho né pagina né il profilo su FB e sarei la quarta incomoda ;-)

Però, promesso, sarò agguerrita e competitiva come se fossi lì,  questo Gatto dispettoso        avrà “Cipolla per i suoi denti”, così impara a sfidare delle foodblogger TOSTE come quelle che ha scelto :-P

Per quanto mi riguarda è tutto, ora… Non mi resta che “piangere” :-D


TUTTO VERO, istantanee di vita: il libro di Quarc.

Copertina-TUTTO-VERO-istantanee-di-vita Ultimo-di-Copertina-TUTTO-VERO-istantanee-di-vita

Cliccare copertina per blog di Quarc   Cliccare copertina per Casa Editrice

Io l’ho sempre chiamato Quarc, dall’inizio dal 2010, quando, non ricordo come, i nostri blog così diversi, che trattano argomenti così diversi, si sono incrociati.

Il blog di Quarc è conosciuto nel web come Quarchedundepegi, titolo che lascia chiaramente trasparire le sue origini Liguri; ora sono in molti che lo chiamano Quarc, perchè i rapporti si sono fatti, negli anni, più confidenziali ed amichevoli.

Posso dire che sia uno dei miei fedelissimi, quelli che anche da lontano, mi hanno tenuta per mano nei momenti in cui capivano che ne avevo bisogno, c’è stato un periodo che tra noi c’è stata una corrispondenza mattutina, glielo avevo chiesto io, di darmi anche solo il buongiorno, mi bastava per far partire bene la giornata e lui è stato e continua ad essere una rassicurante presenza.

La percentuale dei miei follower che non trattano cibo e cucina è maggiore rispetto ai foodblog e sta proprio qui la differenza, i primi leggono cosa scrivi, leggono spesso anche tra le righe e riescono ad intravedere poesia anche in un piatto di ravioli, i secondi (non tutti certo) guardano solo se i tuoi ravioli sono più belli o se li hai copiati da qualcuno; proverbiali i commenti: bello questo risotto mentre nel piatto c’è un’insalata oppure: bel post quando scrivi che uno ti ha distrutto la macchina, beh, si fa per ridere ma a volte è così :-D

Quarc e gli altri appartenenti alla categoria no fud  hanno aperto un blog non tanto per diventare visibili o chef famosi o scrivere libri di cucina e girare l’Italia a cucinare davanti ad un pubblico acclamante, ma, per raccontarsi e raccontare, per dialogare, scambiarsi idee, opinioni; scrivono poesie, recensiscono le loro letture, i film che vedono: sono divulgatori/trici di cultura, quella che sta scemando, che sta passando, purtroppo in secondo piano.

Ora, insieme hanno formato un gruppo, non sui social ma nel web, rimangono stretti al loro blog ed è lì che ognuno scrive il suo racconto, la sua poesia.

Ho letto molto, l’ho già scritto, più da fanciulla che da grande, lo sport mi ha assorbito tempo ed energie, ora ho sostituito lo sport con la passione per la cucina, quella creativa, giocosa, fine a se stessa ma sono arrivata al punto che ho bisogno di trovare spunti, una frase, una storia di vita che mi aiutino a sentirmi serena.

Spesso mi è capitato di trovare soluzioni ai miei piccoli ma costanti problemi esistenziali, nelle piccole cose, quelle che agli occhi dei più, risultano insignificanti e credo che questo libro, che ho iniziato ieri sera, mi guiderà in questa ricerca.

Io non conosco personalmente Quarc, non ho nemmeno mai visto il suo viso che, ora che è diventato nonno da poco, avrà senz’altro un’espressione radiosa ma, ieri sera, mentre leggevo mi sembrava di vederlo mentre scriveva e di sentire la sua voce.

Spesso si dice: era più bello il libro del film, ed è vero, un libro stimola l’immaginazione, la fantasia, è un sano allenamento; ultimamente va di moda il Kindle e sono convinta che, per chi viaggia o sta spesso fuori casa, sia utilissimo ma io rimango fedele alla carta, il profumo della carta fresca di stampa mentre sfogli le pagine ha lo stesso effetto del bere una tazza di te in veranda: evoca ricordi, sensazioni, emozioni, ed io, grande sognatrice malinconica, trovo in tutto questo la ragione e lo stimolo per continuare per la mia strada, in salita, impervia, difficile ma affascinante.

Mauro Corona, il mio alter ego al maschile, dice che noi siamo come volpi nella neve, lasciamo impronte ed è per questo che bisognerebbe vivere in maniera da lasciarle buone, positive, lasciare tracce che possano essere d’aiuto per trovare la strada a chi viene dopo, beh, Quarc le sta lasciando queste buone impronte.

Credo che dedicare la vita studiando il modo migliore ed utile per aiutare chi soffre sia l’impronta più bella che uno possa lasciare ed io lo invidio un pò nonno Quarc perchè io non sto lasciando nessuna impronta positiva,  cammino nella neve e subito dopo, dietro di me, arriva un raggio di sole che la scioglie, rendendola invisibile, ma.. Ho scritto raggio di sole?… Che bello!

Le mie impronte sulla neve-001

Ciao Quarc, grazie

P.S.: benvenuta a bpal, nuova follower della mia regione.


Pomodoro di Pachino IGP: cosa aggiungere all’Eccellenza? Una Cornice e qualche Ricetta.

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Io vivrei di pomodori, in tutte le “salse” (per giocare con le parole), pasta al pomodoro,  crudo o cotto, panzanella, bruschetta, pane olio e pomodoro, con tofu (quello buono), feta,  mozzarella: pensate all’insalata Caprese, cosa sarebbe l’estate senza una Caprese?

Il pomodoro risolve un pasto, si aggiuge una proteina, anche vegetale ed è fatta.

I pomodori fuori stagione li evito ma non per “talebanismo” ma perchè non hanno profumo, sono acquosi e più acidi; mi concedo qualche datterino e Piccadilly che mangio come fossero frutta o caramelle.

Ricevere quella cassettina è stato per me gioia pura, chi mi conosce lo sa, non parlo mai di prodotti che non amo e non m’interessa nemmeno ricevere campionature, qui si tratta di Pomodoro di Pachino IGP, vi rendete conto?

Un prodotto ineguagliabile che tutto il mondo c’invidia, d’altronde chi oltre alla Sicilia ha il Sole della Sicilia? Eppoi, se guardate sulla carta geografica vedrete che Pachino è spaparanzata al sole, dal balcone i Pachinesi vedono l’Isola di Malta, la Tunisia, Libia ed Egitto, che meraviglia!

E da Pachino, come perle di corallo sono rotolati fino a Pasian di Prato (UD) tre varietà di Pomodoro di Pachino IGP: il Ciliegino, Il Costoluto, il Tondo liscio.

Inizio con i Ciliegini di Pachino IPG, sono dei grossi grissini che avevo già fatto col lievito madre anni fa, ho colto l’occasione per rifarli, col lievito di birra, più alla portata di tutti.

Nelle foto vedrete i piccioli, beh, ello ha mangiato anche i piccioli, non dico altro.

grissotti-001

Ingredienti per 8 pezzi (la ricetta dice 10 ma ho voluto farli più grandi):

  • 450 g. di farina 00,
  • 200 ml di latte,
  • 25 g. di lievito di birra,
  • 2 cucchiai di olio evo (ho adoperato quello delle olive taggiasche),
  • 1 cucchiaino da te di sale.

Ingredienti per la farcitura/finitura:

  • 1 tazza da te di olive taggiasche snocciolate,
  • pomodorini ciliegini Ciliegini di Pachino IGP tagliati a metà,
  • olio evo per spennellare.

Volendo potete aggiungere prima d’infornare origano, maggiorana, timo, a piacere, io ho voluto lasciarli così, in purezza.

 

collage grissotti n1

Come fare (io ho adoperato la MDP (macchina del pane):

mettere l’olio nello stampo della MDP, unire la farina setacciata col sale ed aggiungere il lievito sciolto nel latte tiepido.

Azionare la macchina (funzione impasto 15 minuti).

Modellare una sfera, spennellarla con l’olio e metterla in una ciotola, coprire con la pellicola e far lievitare in luogo tiepido per c.ca 1 ora fino al raddoppio.

Unire all’impasto le olive taggiasche spezzettate, amalgamare e formare un filone dal quale ricavare 8 (o 10) pezzi dello stesso peso.

Formare dei filoncini ed appiattirli col matterello allargandoli leggermente, disporli sulla teglia coperta con cartaforno, farcirli alternando olive e pomodorini, spennellarli con l’olio e lasciarli riposare per 40 minuti.

Dopo 30 minuti accendere il forno a 200°C. e, terminato il tempo di riposo, infornare i grissotti cuocendoli per 25 minuti fino a doratura.

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Volevo ringraziare il Consorzio per l’omaggio ed aggiungo il ringraziamento a chi ha aderito con entusiasmo al mio appello per salvare il Torrente Resia.

Versione con lievito madre (cliccare sulla foto per ricetta:

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Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

Linus-biblioteca_bordo

Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

limone e curd light Maria-001

Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

mini plum cake al limone-001

P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


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