Archivi categoria: Ringraziamenti

Delizie Vaticane, Pacchi Misteriosi e Sfida all’ultimo “Mi piace”…

Pacco Delizie Vaticane   

Quando il postino mi ha detto: un pacco per lei, ho pensato: ma non aspetto nessun pacco; poi, vedendo la provenienza, mi sono detta: qui Gatto      ci cova, ovviamente Nuccio Gatto, l’uomo che ristabilisce gli equilibri in questo mondo quasi tutto al femminile ;-)

Ho aperto il pacco e… Mi sono venute le lacrime agli occhi, come mai? Il pacco conteneva le splendide Cipolle di Tropea I.G.P.

Cipolle di Tropea1-c   

Con queste Cipolle Rosse di Tropea I.G.P.,  prodotto Slow Food di Calabria     l’ Azienda Delizie Vaticane      produce golose leccornie, utilizzando anche altre eccellenze di Calabria, peperoncino ‘Nduja, olive, origano, tutti prodotti che si nutrono di sole e brezza marina, ecco una carellata:

Mousse di cipolla-001   

Mousse di Cipolla: irresistibile!!!

Bruschetta Tropeana-001   

Bruschetta Tropeana.

bomba Vaticana-001   

Bomba Vaticana.  

5 sfizi-001   

5 Sfizi con ‘Nduja.

Patè di cipolla-001   

Patè Cipolla.

Oggi non ho nessuna ricetta, sono stata senza forno fino ad un’ora fa ma da ora sarò operativa ed onorerò l’omaggio dell’Azienda Delizie Vaticane, però… c’è un però: sarò fuori sfida perchè non ho né pagina né il profilo su FB e sarei la quarta incomoda ;-)

Però, promesso, sarò agguerrita e competitiva come se fossi lì,  questo Gatto dispettoso        avrà “Cipolla per i suoi denti”, così impara a sfidare delle foodblogger TOSTE come quelle che ha scelto :-P

Per quanto mi riguarda è tutto, ora… Non mi resta che “piangere” :-D


I.S.I.T. Eccellenza e Cortesia.

ISIT2-001         

É il secondo anno che l’I.S.I.T. Istituto Salumi Italiani Tutelati affida a noi foodblogger il piacevole compito di far conoscere e divulgare la cultura dei Prodotti Italiani di eccellenza, tutto ciò non senza un importante impegno economico, che di questi tempi non è poco.

Ed è anche il secondo anno che partecipo a questo contest, senza obbligo di banner, di mi piace su fb o quant’altro e questo per me è un valore aggiunto.

Il mio pacco conteneva un trancio di Culatello di Zibello DOP (più di 2 kili) ed un trancio di Prosciutto Crudo di Modena DOP (più di 1 kilo); ho messo in evidenza il peso anche per rimarcare la parola cortesia che c’è nel titolo: ci sono state richieste soltanto 2 ricette, una per prodotto ricevuto.

Non ho mai assaggiato nessuno dei due prodotti,  in Friuli abbiamo il culatello di Sauris, buonissimo ma quello di Zibello ha una storia di prestigio da raccontare.

Per  conservarlo, mantenendo intatte caratteristiche e gusto, è consigliato di avvolgerlo in un canovaccio inumidito con vino bianco e lasciarlo riposare un paio di giorni.

Non conoscevo questo metodo che adotterò senz’altro perchè suppongo sia utile anche per evitare l’ irrancidimento e ossidazione ed avere un prodotto sempre di qualità dalla prima all’ultima fetta.

Per oggi è tutto, con questo post voglio soltanto ringraziare L’I.S.I.T. e tutti i Consorzi Italiani che s’impegnano a mantenere alto il buon nome dell’Italia e che hanno riposto in noi foodblogger tanta fiducia: non mi resta che iniziare a pensare alle ricette, con due prodotti così non sarà facile ma con l’ingrediente segreto, la passione, tutto è possibile.

ISIT-001         

A presto


TUTTO VERO, istantanee di vita: il libro di Quarc.

Copertina-TUTTO-VERO-istantanee-di-vita Ultimo-di-Copertina-TUTTO-VERO-istantanee-di-vita

Cliccare copertina per blog di Quarc   Cliccare copertina per Casa Editrice

Io l’ho sempre chiamato Quarc, dall’inizio dal 2010, quando, non ricordo come, i nostri blog così diversi, che trattano argomenti così diversi, si sono incrociati.

Il blog di Quarc è conosciuto nel web come Quarchedundepegi, titolo che lascia chiaramente trasparire le sue origini Liguri; ora sono in molti che lo chiamano Quarc, perchè i rapporti si sono fatti, negli anni, più confidenziali ed amichevoli.

Posso dire che sia uno dei miei fedelissimi, quelli che anche da lontano, mi hanno tenuta per mano nei momenti in cui capivano che ne avevo bisogno, c’è stato un periodo che tra noi c’è stata una corrispondenza mattutina, glielo avevo chiesto io, di darmi anche solo il buongiorno, mi bastava per far partire bene la giornata e lui è stato e continua ad essere una rassicurante presenza.

La percentuale dei miei follower che non trattano cibo e cucina è maggiore rispetto ai foodblog e sta proprio qui la differenza, i primi leggono cosa scrivi, leggono spesso anche tra le righe e riescono ad intravedere poesia anche in un piatto di ravioli, i secondi (non tutti certo) guardano solo se i tuoi ravioli sono più belli o se li hai copiati da qualcuno; proverbiali i commenti: bello questo risotto mentre nel piatto c’è un’insalata oppure: bel post quando scrivi che uno ti ha distrutto la macchina, beh, si fa per ridere ma a volte è così :-D

Quarc e gli altri appartenenti alla categoria no fud  hanno aperto un blog non tanto per diventare visibili o chef famosi o scrivere libri di cucina e girare l’Italia a cucinare davanti ad un pubblico acclamante, ma, per raccontarsi e raccontare, per dialogare, scambiarsi idee, opinioni; scrivono poesie, recensiscono le loro letture, i film che vedono: sono divulgatori/trici di cultura, quella che sta scemando, che sta passando, purtroppo in secondo piano.

Ora, insieme hanno formato un gruppo, non sui social ma nel web, rimangono stretti al loro blog ed è lì che ognuno scrive il suo racconto, la sua poesia.

Ho letto molto, l’ho già scritto, più da fanciulla che da grande, lo sport mi ha assorbito tempo ed energie, ora ho sostituito lo sport con la passione per la cucina, quella creativa, giocosa, fine a se stessa ma sono arrivata al punto che ho bisogno di trovare spunti, una frase, una storia di vita che mi aiutino a sentirmi serena.

Spesso mi è capitato di trovare soluzioni ai miei piccoli ma costanti problemi esistenziali, nelle piccole cose, quelle che agli occhi dei più, risultano insignificanti e credo che questo libro, che ho iniziato ieri sera, mi guiderà in questa ricerca.

Io non conosco personalmente Quarc, non ho nemmeno mai visto il suo viso che, ora che è diventato nonno da poco, avrà senz’altro un’espressione radiosa ma, ieri sera, mentre leggevo mi sembrava di vederlo mentre scriveva e di sentire la sua voce.

Spesso si dice: era più bello il libro del film, ed è vero, un libro stimola l’immaginazione, la fantasia, è un sano allenamento; ultimamente va di moda il Kindle e sono convinta che, per chi viaggia o sta spesso fuori casa, sia utilissimo ma io rimango fedele alla carta, il profumo della carta fresca di stampa mentre sfogli le pagine ha lo stesso effetto del bere una tazza di te in veranda: evoca ricordi, sensazioni, emozioni, ed io, grande sognatrice malinconica, trovo in tutto questo la ragione e lo stimolo per continuare per la mia strada, in salita, impervia, difficile ma affascinante.

Mauro Corona, il mio alter ego al maschile, dice che noi siamo come volpi nella neve, lasciamo impronte ed è per questo che bisognerebbe vivere in maniera da lasciarle buone, positive, lasciare tracce che possano essere d’aiuto per trovare la strada a chi viene dopo, beh, Quarc le sta lasciando queste buone impronte.

Credo che dedicare la vita studiando il modo migliore ed utile per aiutare chi soffre sia l’impronta più bella che uno possa lasciare ed io lo invidio un pò nonno Quarc perchè io non sto lasciando nessuna impronta positiva,  cammino nella neve e subito dopo, dietro di me, arriva un raggio di sole che la scioglie, rendendola invisibile, ma.. Ho scritto raggio di sole?… Che bello!

Le mie impronte sulla neve-001

Ciao Quarc, grazie

P.S.: benvenuta a bpal, nuova follower della mia regione.


Pomodoro di Pachino IGP: cosa aggiungere all’Eccellenza? Una Cornice e qualche Ricetta.

pomodori cornice spaghetti-001

Io vivrei di pomodori, in tutte le “salse” (per giocare con le parole), pasta al pomodoro,  crudo o cotto, panzanella, bruschetta, pane olio e pomodoro, con tofu (quello buono), feta,  mozzarella: pensate all’insalata Caprese, cosa sarebbe l’estate senza una Caprese?

Il pomodoro risolve un pasto, si aggiuge una proteina, anche vegetale ed è fatta.

I pomodori fuori stagione li evito ma non per “talebanismo” ma perchè non hanno profumo, sono acquosi e più acidi; mi concedo qualche datterino e Piccadilly che mangio come fossero frutta o caramelle.

Ricevere quella cassettina è stato per me gioia pura, chi mi conosce lo sa, non parlo mai di prodotti che non amo e non m’interessa nemmeno ricevere campionature, qui si tratta di Pomodoro di Pachino IGP, vi rendete conto?

Un prodotto ineguagliabile che tutto il mondo c’invidia, d’altronde chi oltre alla Sicilia ha il Sole della Sicilia? Eppoi, se guardate sulla carta geografica vedrete che Pachino è spaparanzata al sole, dal balcone i Pachinesi vedono l’Isola di Malta, la Tunisia, Libia ed Egitto, che meraviglia!

E da Pachino, come perle di corallo sono rotolati fino a Pasian di Prato (UD) tre varietà di Pomodoro di Pachino IGP: il Ciliegino, Il Costoluto, il Tondo liscio.

Inizio con i Ciliegini di Pachino IPG, sono dei grossi grissini che avevo già fatto col lievito madre anni fa, ho colto l’occasione per rifarli, col lievito di birra, più alla portata di tutti.

Nelle foto vedrete i piccioli, beh, ello ha mangiato anche i piccioli, non dico altro.

grissotti-001

Ingredienti per 8 pezzi (la ricetta dice 10 ma ho voluto farli più grandi):

  • 450 g. di farina 00,
  • 200 ml di latte,
  • 25 g. di lievito di birra,
  • 2 cucchiai di olio evo (ho adoperato quello delle olive taggiasche),
  • 1 cucchiaino da te di sale.

Ingredienti per la farcitura/finitura:

  • 1 tazza da te di olive taggiasche snocciolate,
  • pomodorini ciliegini Ciliegini di Pachino IGP tagliati a metà,
  • olio evo per spennellare.

Volendo potete aggiungere prima d’infornare origano, maggiorana, timo, a piacere, io ho voluto lasciarli così, in purezza.

 

collage grissotti n1

Come fare (io ho adoperato la MDP (macchina del pane):

mettere l’olio nello stampo della MDP, unire la farina setacciata col sale ed aggiungere il lievito sciolto nel latte tiepido.

Azionare la macchina (funzione impasto 15 minuti).

Modellare una sfera, spennellarla con l’olio e metterla in una ciotola, coprire con la pellicola e far lievitare in luogo tiepido per c.ca 1 ora fino al raddoppio.

Unire all’impasto le olive taggiasche spezzettate, amalgamare e formare un filone dal quale ricavare 8 (o 10) pezzi dello stesso peso.

Formare dei filoncini ed appiattirli col matterello allargandoli leggermente, disporli sulla teglia coperta con cartaforno, farcirli alternando olive e pomodorini, spennellarli con l’olio e lasciarli riposare per 40 minuti.

Dopo 30 minuti accendere il forno a 200°C. e, terminato il tempo di riposo, infornare i grissotti cuocendoli per 25 minuti fino a doratura.

grissotti interno-001

Volevo ringraziare il Consorzio per l’omaggio ed aggiungo il ringraziamento a chi ha aderito con entusiasmo al mio appello per salvare il Torrente Resia.

Versione con lievito madre (cliccare sulla foto per ricetta:

grissotti3


Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

Perla limoni-001

Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

Linus-biblioteca_bordo

Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

limone e curd light Maria-001

Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

mini plum cake al limone-001

P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


ISIT, Istituto Salumi Italiani Tutelati: non mi piace vincere facile.

Pacco ISIT2-001 

Noi foodblogger o Signore della cucina riceviamo spesso inviti a contest; mettiamo un banner, link di riferimento e ci mettiamo all’opera, spremendo le meningi estrapolando più creatività possibile per onorare l’invito.

A volte i risultati di questi contest finiscono nell’oblio, nessuno sa se e con cosa qualcuno abbia vinto: esempio recentissimo il contest di good, contest del quale pochi conoscono i deludenti retroscena.

Beh, tutto questo non appartiene a questo contest, purtroppo non se n’è parlato molto perchè l’ISIT a quel tempo non aveva nessun sito di riferimento, a parte questo   (ora so che sta costruendo un sito per poi approdare ai Social, e fa benissimo).

Nessun banner da inserire, divieto assoluto di menzionare marchi, noi dovevamo ideare qualche ricetta che valorizzasse i prodotti e condividere le informazioni che avevamo a disposizione; i prodotti sono stati distribuiti in maniera mirata in modo da portare nelle varie regioni d’Italia le nostre eccellenze, nord. sud, est, ovest.

Lo scopo dell’ISIT non è stato VENDERE ma FAR CONOSCERE, ed io ho conosciuto, ho pensato, ho imparato, ho cucinato ed ho vinto.

Credo che questa vittoria sia stata per me il canto del cigno, ormai i contest stanno emigrando su fb dove c’è più visibilità e dove i mi piace decidono il destino di chiunque ma non m’importa, posso dire di aver avuto, in questi anni (4 + 1 di riserva) le mie belle soddisfazioni, fb o non fb.

Il pacco mi è arrivato, inaspettatamente, proprio la mattina della vigilia di Natale, inaspettato perchè mi era stato anticipato che sarebbe arrivato dopo le feste.

Nella foto non ho messo tutto ma una campionatura, rigorosamente senza marchi perchè, al giorno d’oggi, la pubblicità non è più l’anima del commercio; l’anima del commercio è la QUALITÁ, è quella che, alla fine, paga e ripaga, anche se, dopo aver visto in questi giorni la pubblicità di spaghetti o noodles o quel che sono, in bicchiere di carta da idratare con acqua, sono preoccupata.

In questo momento la pubblicità è l’anima della confusione ed è per questo che apprezzo l’ISIT, che lavora, tutelando i consorzi, senza farsi risucchiare negli ingranaggi del marketing, per garantire qualità e sopravvivenza all’Italia.

La morfologia dell’ Italia ci permette di avere tutto l’anno prodotti diversi e genuini, ci sono produttori seri che lavorano onestamente, aiutiamoli a rimanere così, mangiamo Italiano, consumiamo salumi Italiani

Ribadisco, rispettiamo la stagionalità, mangiamo le fragole a merenda ma quando è la stagione; in inverno, a merenda, mangiamo i cavoli.

Ed ora, per pura vanità e autocelebrazione le ricette che avevo preparato per l’ISIT (cliccando sulle foto arriverete alle ricette (se vi va):

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia  risotto capocollo Calabria pera confit  pane di Giulio con Capocollo di Calabria DOP, Cipolla Rosa e fiori di rosmarino  brodo di salame polpettina2

Per oggi è tutto, ringrazio l’ISIT, lo Staff degli Agli Amici di Godia (musi ispiratori :-D ), il Friuli Venezia Giulia che si è prestato (virtualmente) a questo gioco di scambi ed abbinamenti con la Calabria e Lombardia e ringrazio me, per aver fatto un buon lavoro.

benvenuti nel ventunesimo secolo 

Foto da Pinterest

A presto.

volo uccelli nella nebbia-001 


Torta Paciarèla (o Paesana o di Latte) e la Macchina del Tempo.

paciarela fetta1 corn

Eccola, è una bomba energetica, la preparano le donne della bassa, ognuna con delle varianti.

Questa, da quanto ho capito ha più di un secolo, se la tramandano di madre in figlia e quando non ci sono figlie femmine tocca ai figli maschi tramandarla, a me l’ha data un conoscente.

Ciao e buon divertimento

Paolo

Così mi scriveva Popof  il 18 febbraio 2013, alle ore 22.07; Popof non scrive di cucina ma cucina lui, nel suo blog, racconta di viaggi, di politica, appassionato di montagna racconta le sue domeniche in alta quota.

Mandandomi questa ricetta ha portato in Friuli Venezia Giulia un pezzetto di Lombardia, Popof conosce la mia grande passione per le ricette del passato, è il passato, è la cucina delle nonne, delle mamme, che ha ispirato i nostri Chef.

L’anno scorso, a Identità di Pasta Luciano Monosilio ha detto: il passato non deve offuscare il presente, ma non succederà, il passato continuerà ad ispirarci, il compito è quello di alleggerire le ricette, adattandole ai nuovi stili di vita, più comodi e meno faticosi, almeno fisicamente, il passato schiarisce il presente, come il sole dell’estate schiarisce i capelli illuminando il volto.

Va di moda la tradizione, Cracco ha scritto un libro di cucina regionale, Mariola, sul gambero Rosso, conduce una rubrica di cucina regionale tradizionale, preparando per noi le ricette; ho visto la sua versione delle Patate in tecia triestine alla quale ha dato la forma a frittata, ma la forma a frittata appartiene alla Carnia, al Frico.

Le patate in tecia *le xe butade là, a la vecia*, ma non voglio fare la talebana della cucina ce ne sono già troppe/i.

Questo blog è diventato, per me, la macchina del tempo: salgo a bordo e, in un attimo, mi trovo proiettata in epoche remote e regioni diverse, ospite in cucine lontane, ma rimango in Italia, è l’Italia che ha bisogno di noi, della nostra memoria e del nostro rispetto.

La tradizione è come un fiume, nasce povero, poca acqua poi, man mano si arricchisce, prosegue ed accoglie l’acqua degli affluenti che sono le rivisitazioni e le tradizioni di altri.

Il fiume si arricchisce, metro dopo metro, fino a riversare in mare tutta l’ acqua, sarà poi dal mare che potremo attingere  storia, arte, affetto, ricordi, ricette, racconti.

Ecco, per me è questa la tradizione, è la generosità del passato, è la nostra eredità e di questa eredità fa parte anche la Paciarela, torta che, merito di questo fiume, ho conosciuto e potuto rifare.

Se volete assaggiarla e, il 9 febbraio siete dalle parti di Pessago con Bornago (MI), c’è una sagra a lei dedicata, altre informazioni su questa torta le trovate da Sara, amante della cultura e delle tradizioni culinarie Italiane.

Ora, salite con me sulla macchina del tempo e partiamo, si va in Lombardia, se vi perdete la sagra di febbraio, in ottobre, potrete gustare la Paciarela a Gessate dove viene arricchia di una elle, per chi potrà andarci, sarà motivo in più per scoprirne i segreti.

Torta Paciarela ing cornice

Ingredienti per una tortiera da 30 cm.:

  • 1 litro di latte fresco,
  • 1 pagnotta di pasta dura oppure 2 rosette milanesi,
  • 100 g. di biscotti secchi tipo O. S.,
  • 200 g. c.ca di pane all’anice (io l’ho sostituito con pane aggiungendo all’impasto semi di anice pestati nel mortaio),
  • 2 uova
  • 50 g. di burro,
  • 400 g. di amaretti,
  • 100 g. di cioccolato fondente a quadrotti,
  • 100 g. di cacao amaro,
  • 100 g. di cacao dolce
  • 150 g. di uvetta,
  • 100 g. di cedro candito (l’ho sostituito con arancia candita),
  • 100 g. di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di liquore (brandy o cognac (omesso)).

Zucchero a gusto (aggiungere solo a fine impasto, primadella cottura, se serve; attenzione però: la torta è migliore se leggermente amara

niente sale e neppure lievito.

Particolari da ricordare:

Latte: bollire e lasciar riposare almeno mezz’ora;

Burro: lasciarlo sciogliere a temperatura ambiente o a bagnomaria;

Uova: rotte e sbattute al momento dell’utilizzo.

Uvetta: a bagno il giorno prima, poi asciugata con panno o scottex;

Amaretti, Biscotti, Pane: frantumarli bene prima di amalgamare.

Preparazione:

Paciarela ingredienti mercoledì n-001

Mercoledì:

in una pentola di buona capacità (meglio se alta) preparare tutti gli ingredienti principali: pane,biscotti e amaretti ridotti a pezzetti; il cioccolato fondente grattugiato o ridotto in scaglie sottili.

Mescolare bene.

  • Miscelare a parte il cacao amaro e dolce.
  • Far fondere li burro in una tazzina.
  • Mettere a bagno l’uvetta.

Paciarela impasto giovedì corn

Giovedì:

  • bollire il latte e lasciarlo riposare almeno mezz’ora.
  • Asciugare l’uvetta tamponandola.

Preparare l’impasto unendo a quanto già pronto in pentola: il latte, il cacao, il burro, buona parte del cedro (arancia), lo zucchero vanigliato, il liquore (omesso), ma non l’uvetta); mescolare sempre.

Mescolare, amalgamare molto bene e lasciar riposare fino al giorno dopo.

Paciarela da infornare venerdì corn.

Venerdì:

unire le uova sbattute e mescolare molto bene.

Passare l’impasto al passaverdura (passaverdura a mano, evitare frullatore e minipimer, se proprio si usa il minipimer, non ridurre a semolino ma lasciare a grana grossa) *Questo passaggio non l’ho fatto*.

(A  questo punto si può soddisfare la gola assaggiando se è dolce a suffìcienza: se poco, basta aggiungere un poco di zucchero, se troppo, unire altro cacao amaro o cioccolato fondente; normalmente va bene così) *io non ho aggiunto nulla*.

Unire l’uvetta e il poco cedro rimasto mescolando bene.

Lasciare riposare un pò e poi trasferire in una tortiera imburrata leggermente spolverata di pan grattato

Cuocere in forno già caldo a 200° C. per circa 105 minuti; versoi 90/95 minuti accertare il grado di cottura con la prova stuzzicadenti.

Naturalmente lasciar raffreddare prima di toglierla dalla tortiera, curando di staccarla dal bordo con l’aiuto del coltello.

Sarebbe opportuno resistere alla tentazione di gustarla fino a domenica: nei giorni successivi alla cottura, asciugando, acquista un leggero gusto amarognolo di cacao e cioccolato fondente che la rende migliore.

Paciarela sfornata corn


Tramonti di Sopra e il Calendario 2014 dedicato alla Pitina, ci sono anch’io.

collage calendario Pitina

Quando si arriva a Tramonti di Sopra si ha la sensazione che il mondo finisca lì, dopo qualche kilometro, dietro il Passo del Monte Rest, passo che rimane chiuso d’inverno per la neve, neve che, come dice Mauro Corona, non è la neve firmata del Veneto e del Trentino, in Friuli Venezia Giulia la neve non riempie le tasche delle amministrazioni e così, gli abitanti della montagna, per non abbandonarla, continuano ad esercitare, da sempre, l’arte dell’arrangiarsi.

Lago di redona

Foto dal web.

L’incanto inizia già mentre si percorre la strada che attraversa la Val Tramontina, l’emozione che regala la vista del lago di Redona, dal quale affiorano i ruderi del paese sacrificato per formare questo Lago artificiale è indescrivibile, il colore dell’acqua ed il candore della pietra portano il pensiero verso paesi lontani, mentre siamo qui, in Friuli Venezia Giulia, nella nostra bella Italia .

lago di redona1

Foto dal web.

Quando si è turisti non si pensa a come vivano queste persone, alla distanza tra loro ed i loro posti di lavoro; ciò che in città è semplice, nei paesi di montagna, diventa estremamente complicato.

É per questo che nutro profonda stima verso questa gente caparbia, tenace e forte; se certe Valli non sono ancora completamente abbandonate (vedi Val Resia) è soltanto perchè i loro abitanti si sono inventati una ragione di vita, hanno trovato degli appigli su cui aggrapparsi con forza, mi viene in mente la lavanda a Venzone o le farfalle a Bordano.

A Venzone c’era anche una festa della zucca che per anni ha riempito il Paese ma la “mancanza di fondi” l’ha cancellata dal calendario nel 2013 e così, un’altra tradizione  si è persa nel labirinto dell’insensibilità, soffocata dalla intricata maglia della burocrazia.

Ma è di Tramonti di Sopra e della Val Tramontina che voglio parlare; il legame tra questo Paese e me è nato più di vent’anni fa quando ho mangiato il risotto con la Pitina, ed è stato subito amore.

Poi c’è stato l’incontro, era agosto, c’era la sagra della Pitina, ne ho portata a casa qualcuna ma il desiderio di tornare lassù è diventato talmente forte da volerci ritornare almeno una volta all’anno.

cartina della Val Tramontina-001

É un legame strano il nostro, ma è il legame che mi unisce da sempre ai Luoghi; Tramonti di Sopra non fa parte dei miei ricordi di bambina, lì non conosco nessuno,  non ho campanelli da suonare o persone da incontrare; mi perdo per le vie, mi fermo ad ammirare gli affreschi degli antichi mestieri sui muri delle case, i suoi balconi fioriti ed immagino la vita dietro quelle finestre; mi tolgo gli occhiali da turista e guardo il Paese con gli occhi del cuore.

Non ricordo quando sia iniziata la mia collaborazione con la Pro loco di Tramonti di Sopra, non è proprio una collaborazione ma una specie di tacito accordo: ogni qualvolta preparo una ricetta con la Pitina  gliela mando.

Grande gioia per me cucinare con lei a Torino, al Salone del Gusto: la Pitina, protagonista assieme ad altri due prodotti straordinari, in una ricetta con la pasta Garofalo, un’altra occasione per unire l’Italia con le sue eccellenze, da nord a sud, non mi stancherò mai di farlo, di dirlo e di promuoverlo.

L’altro mese ho ricevuto una mail: la Pro Loco di Tramonti di Sopra ogni anno prepara un calendario da regalare ai Turisti, loro ospiti; quest’anno, invece dei soliti paesaggi ha pensato di mettere 12 ricette con la Pitina scegliendone 4 dal mio blog, 3 sono mie ed una di Emanuele Scarello, la crema di broccoli, amaranto e Pitina che aveva preparato ad un corso nella sua cucina.

Le altre ricette sono della Pro loco di Tramonti di Sopra, di Michele Crozzoli della Locanda al Lago (Redona PN), del Ristorante Mr. Gredy di Arba (PN), di Liana e Massimo Cozzi dell’ex Osteria dal Cjco,  e la ricetta Pitina con brodo di polenta fotografata da Ivana Rugo è della Trattoria La stella di Meduno (PN)

Beh, che dire, una come me, appassionata di cucina, di Pitina e di storia e tradizioni, non può che essere emozionata, in fondo è ciò che desidero, è questo che mi appaga e mi dà soddisfazione: il riconoscimento per una passione fine a se stessa, senza sogni di gloria, ambizioni o fame di denaro.

Rinnovo la stima alla Signora Elisa ed i suoi collaboratori per tutto ciò che fanno per il Paese e per la loro Valle, volli, volli, fortissimamente volli è il loro motto ed ho la certezza che dal lavoro che stanno facendo, otterranno grandi soddisfazioni e riconoscimenti, io glielo auguro di cuore.

Ma a Tramonti non c’è soltanto la Pitina, c’è il Formai dal Cit e le erbètines:

… In primavera, la natura offriva una varietà di erbe spontanee adatte a variare il menù quotidiano. In particolare le donne, andavano nei luoghi conosciuti a raccogliere piante erbacee non identificate con un nome, ma che chiamavano erbètines.

Raccoglievano solo vegetali perfettamente conosciuti, mescolandone vari tipi insieme, con i quali preparavano piatti molto semplici.

Un buon pistiç era fatto con piruc (buon Enrico), radic di prat (tarassaco), pivetis (foglie di primule), pestenal (pastinaca), trepu (farinaccio), orelis de centonervi (piantaggine minore), oreles o orelis di jeur (gittone), urties (ortiche), germogli di spin (rovi) e di vitalba, vincuç (silene).

Si è riscontrato che la stessa pianta viene denominata in modi diversi nelle località della vallata; lo stesso vale per le attrezzature usate in cucina … (dalla brochure per gentile autorizzazione di Elisa).

Brochure Tramonti-001

La prossima volta che andrò a Tramonti avrei un campanello da suonare e qualcuno da vedere ma probabilmente non lo farò, mi piace così, voglio mantenere quella magia, voglio continuare a preparare ricette per loro, nel rispetto del nostro tacito accordo… Ma voi entrate nell’Ufficio della Pro Loco, vi racconteranno di Tramonti di Sopra e della Val Tramontina, vi indicheranno i sentieri, i luoghi dove mangiare, cosa vedere, ne rimarrete incantati, proprio come me e vorrete tornarci.

Buona domenica a voi.

Vi presento Sua Maestà la Pitina

Al Salone del gusto, piccoli Produttori crescono


Doman xe Nadal: La Granda Cusina ♥ (Domani è Natale: La grande Cucina)

Noi-001 

Perla tra le mie braccia nella mia “Granda Cusina

LA GRANDA CUSINA (poesia di SILVIO DOMINI  )

La granda cusina la sà de sbrovada
de i stissi che fuma la xe luminada;
par la barconela che varda in contrada
se vede che casca ‘na roba
‘ngiazada.
 
Doman xe Nadal!
Da un sterp de zanevra pindula do
pomi,
e soto sta rama i putei, boni, boni
i varda so pare picar contentoni, tre datui, carobule e quattro
bomboni.
 
Doman xe Nadal!!
la bora de fora la suffia zidina,
ma al nono sfuriga cu’na bachetina
le bronze e domila falis’cie sbusina
più bele de stele in ‘sta vecia cusina
Doman xe Nadal!

♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣

LA GRANDE CUCINA

La grande cucina odora di rape (la sbrovada è una verdura cotta che si mangia d’inverno)
è illuminata dagli stizzoni che bruciano nel caminetto;
per la piccola finestrella che guarda verso la via
si vedono cadere piccole gocce ghiacciate.
 
Domani è Natale!
Da un ramo di ginepro pendono due mele
e sotto questo ramo i bambini, buoni, buoni
guardano, contenti, il padre che appende tre datteri, carrube e quattro caramelle.
 
Domani è Natale!
la bora (tipico vento del Friuli venezia Giulia) fuori soffia pungente
ma il nonno con un rametto ravviva le braci nel caminetto e si formano duemila scintille
più belle di stelle in questa vecchia cucina.
Domani è Natale!
♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣♣

Un tempo erano i profumi, gli odori che inondavano le vie, le case, ad anticipare la festa: frittelle a Carnevale, la Pinza per Pasqua (a Trieste), Presnitz, Putizze, Strucoli a Natale.

A Trieste era il profumo dei crauti ad annunciare l’inverno, e quello dello zucchero filato ad annunciare la Fiera di San Nicolò; ricordo ancora una mia foto con San Nicolò sulla porta di Orvisi, il più famoso negozio di giocattoli di Trieste fino a qualche anno fa.

Il progresso ha cancellato negozi, profumi, tradizioni, ma io non mi arrendo, non rinuncio al profumo del Kuguluf, dei Krapfen dei  Buchteln di Nonna Flora e quest’anno, il mio regalo per chi mi segue e mi vuole bene è un profumo.

Un profumo firmato, firmato da voi, dalla vostra passione per la cucina, dalla vostra voglia di stare insieme.

Voglio regalarvi un profumo che conserverete per sempre, che potrete raccontare ai vostri bambini, ai vostri nipoti, il profumo del Calore Familiare, quello che nessun telefonino, hi pad o quant’altro potrà mai sostituire, imitare o consolarvi nei momenti bui e tristi.

I profumi dell’infanzia, della cucina di casa hanno determinato i destini di molti di quegli Chef che oggi ammiriamo e seguiamo.

Il profumo dei bei ricordi, una goccia dietro ad ogni orecchio, per sentirsi le persone più felici e ricche del mondo ogni qualvolta lo si desideri…

Buone Feste a tutti voi che, pazientemente, mi avete seguita in questo lungo, a volte difficile 2013.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001 

Come andò a finire…

Vi lascio con l’omaggio virtuale del panettone degli Amici di Godia il cui Staff è stato per me grande fonte d’ispirazione tant’è che, ispirandomi al loro stile ho vinto il contest dell’ISIT (Istituto Salumi Tutelati Italiani), il cui pacco-premio mi è arrivato proprio mentre stavo scrivendo.

Auguri: Accantoalcamino e Perla


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

Ricottini mele cestino n

A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

 Panorama-001

Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


Pane con Capocollo DOP di Calabria, crema di cipolla e fiori di rosmarino, per l’ISIT (Istituto Salumi Italiani Tutelati).

pane di Giulio con Capocollo di Calabria DOP, Cipolla Rosa e fiori di rosmarino

L’avevo scritto, che a questo Capocollo bastava il pane per dare il meglio di se e così ho pensato di farcire il pane  col Capocollo ormai arrivato alla fine, una crema di cipolla  e i fiori di rosmarino raccolti in giardino.

Ma prima di passare alla ricetta voglio parlare dell’Istituto ISIT, perchè è grazie a lui e all’iniziativa del contest, se io ed altre blogger abbiamo potuto conoscere e far conoscere, gustare ed apprezzare una parte delle nostre eccellenze.

L’ISIT (Istituto Salumi Italiani Tutelati) è nato nel 2011 con il progetto di controllare i Consorzi per garantire sia i Produttori che i Consumatori, ma non solo.

Capocollo di Calabria DOP

Negli ultimi anni è cambiato il nostro stile di vita, ci muoviamo meno, molti dei mestieri che un tempo si facevano a mano, oggi vengono eseguiti da macchine; il riscaldamento delle case e una sempre maggiore sedentarietà hanno ridotto in maniera preoccupante il nostro consumo energetico e da qui l’esigenza di ridurre i grassi saturi a favore di quelli insaturi, aumentando l’apporto proteico nei salumi.

Per i salumi tutelati dall’ISIT vengono controllati anche gli allevamenti, garantendo agli animali un’ottima qualità di vita con una sana alimentazione, con pascoli a disposizione, evitando loro situazioni di stress che comprometterebbero la qualità del prodotto finale.

Un altro limite dei salumi era l’eccessiva quantità di sale che attualmente i Produttori sono riusciti a ridurre fino al 45%, diciamo che i salumi, per anni demonizzati e ritenuti la causa di molte patologie, oggi, si possono inserire tranquillamente nella nostra alimentazione.

2 porzioni settimanali di 70 grammi per gli adulti e 40/50 per i bambini garantiscono un corretto apporto di proteine, di sali minerali e vitamine, in particolare del gruppo B.

Meno grassi e miglioriI salumi DOP e IGP sponsor di una dieta equilibrata

Se amate i salumi DOP e IGP leggete il PDF che vi allego (basta cliccare sulla foto), ricco di informazioni utili per tutti, buona lettura.

Ed ora la ricetta che parte dalla base del Pane di Giulio che avevo fatto anche con le pesche, è un pane semplice da fare, dopo la farcitura l’ho piegato ed arrotolato perchè volevo l’effetto strudel.

Pane G. capocollo ecc. ingredienti

Ingredienti per il pane:

  • 200 gr di Manitoba,
  • 192 gr di acqua tiepida dove sciogliere:
  • 4 gr di miele (di acacia).
  • 5 gr di sale (per questo pane ne ho messi 2),
  • 4 gr di lievito secco.

Ingredienti per la farcitura:

  • 70 g. di Capocollo DOP di Calabria,
  • 2 cucchiai di cipolla matura ,
  • 1 manciatina di fiori freschi di rosmarino.

collage

Come fare:

mescolare il lievito e il sale con la farina, stemperare nell’acqua il miele e aggiungere al mix farina.

Mescolare con una leccapiatti la pastella con movimenti regolari dal basso verso l’alto.

Far riposare per 20 minuti, e ripetere l’operazione per 3 volte ( d’estate) 4 per l’inverno.

*Trascorso il tempo si può infornare direttamente in una placca con carta forno a 230°C per 14 minuti. oppure versare la pastella in una spianatoia piena di farina e piegare come un fagottino per tutti e 4 i lati , lasciare riposare ancora per 20 minuti e infornare.*

In corsivo colorato l’indicazione di Giulio, io ho steso l’impasto, l’ho spalmato con la crema di cipolla matura che avevo frullato col minipimer per renderla omogenea, ho cosparso con pezzetti di Capocollo DOP di Calabria ed ho terminato con i fiori di rosmarino che ho aggiunto anche prima di completare la chiusura della pagnotta.

*Questo pane migliora se servito il giorno dopo riscaldato…* così scrive Giulio ma a casa mia è difficile che questo pane arrivi indenne fino al giorno dopo.

pane di Giulio con Capocollo di Calabria DOP, Cipolla Rosa e fiori di rosmarino interno

Ho voluto fare una pizzetta, con questo impasto si può fare un’ottima focaccia, per un buffet potete fare piccoli panini farciti con quello che vi piace.

Pane G. capocollo ecc. con capocollo di Calabria interno-002

Perfetto anche con il Salame Brianza DOP col quale ho fatto il brodo e le polpettine di fagioli, provate, se vi va.

Pizzetta con Capocollo, crema cipolla e fiori rosmarino

Pizzetta da infornare (220°C. 7/8 minuti).


Quadri di zucchine, l’artistica e rassicurante cucina di Tiziana.

quadrotti zucchine alto1-001

La cucina è la tela, gli ingredienti i colori, l’amore il pennello, la cucina è arte e, come la musica e la pittura, pochi ingredienti, poche note, pochi colori e si crea l’infinito.

Ma, come per tutte le forme d’arte, anche in cucina  non può mancare la passione perchè è questa che, dopo tanti anni di matrimonio, di pranzi e cene preparati, spesso con marito e figli esigenti,  impedisce di  cadere nella trappola della noia, della monotonia e del “si deve fare”.

Ed è per questo che mi piace condividere le ricette di Tiziana perchè le sue ricette sono arte, come i suoi quadri che, chi mi segue, conosce, anche questi quadri di zucchine sono arte.

Una ricetta da tenere in memoria per quando si avrà, nella prossima stagione, un esubero di zucchine, se ne possono preparare e cuocere più teglie, porzionarle e riporle in congelatore per l’inverno, si possono grigliare le zucchine per ridurre i tempi di cottura.

Chi ha dimestichezza col microonde le può preparare in un battibaleno, si possono presentare a monoporzioni rotonde, appoggiate su un fiore di zucchina aperto.

Si possono ottenere dei finger food avvolgendo la zucchina a mò di pacchero, farcirlo e gratinarlo, oppure, avvicinare questi paccheri l’un l’altro e verticalizzare la preparazione, anche qui la fantasia può esprimersi al meglio.

ingredienti quadrotti zucchine

Ingredienti:

  • 4 zucchine (c.ca g. 500),
  • g. 250 di ricotta,
  • 2 cucchiai di pesto (Tiziana omette l’aglio),
  • 1 cipolla media di Tropea,
  • 3 uova,
  • sale,
  • pepe,
  • Parmigiano Reggiano gratugiato,
  • semi di sesamo.

Quadrotti zucchine strato ricotta

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

lavare, spuntare e tagliare le zucchine nel senso della lunghezza ad uno spessore di c.ca 1/2 cm.

Lavorare la ricotta a crema aggiungendo le uova leggermente sbattute, la cipolla tritata finemente, il pesto, sale e pepe.

quadrotti zucchine da infornare

Bagnare e strizzare la carta forno, stenderla sulla teglia ed iniziare con uno strato di zucchine, stendere il composto di ricotta, uno di zucchine, ancora composto di ricotta e terminare con le zucchine, spolverizzare con il Parmigiano Reggiano mescolato ai semi di sesamo, coprire con la stagnola ed infornare.

quadrotti zucchine forno

Dopo 20 minuti togliere la stagnola e continuare la cottura per altri 25/30 minuti fino ad ottenere una bella crosticina croccante.

quadrotto zucchine pronto

Tutti si sforzano d’interpretare l’arte, di spiegarla, ma soltanto l’artista conosce la vera interpretazione, come nella vita, soltanto noi stessi, sappiamo interpretare quello che gli altri vedono soltanto come scarabocchi.

Buona giornata e grazie Tiziana, stasera questi quadri allieteranno la mia tavola, ello, che mi ha dettato la ricetta, ha dimostrato golosa curiosità.


Finocchi gratinati al forno con le nocciole: raffinatezza nella cucina di casa (di Tiziana).

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

In questi anni da queste parti sono passate molte entità, oggi ho scosso l’ albero, come si fa quando si vogliono far cadere le foglie secche, ebbene, le foglie rimaste non sono molte ma sono quelle più tenaci, fra queste c’è Tiziana che dall’inizio mi è stata vicina, nel bene e nel male, andando oltre le apparenze e cogliendo sempre, in ogni occasione, il bene che c’è accantoalcamino che, in questo virtual-mondo di detrattori sempre e comunque, ha del miracoloso.

All’inizio della mia avventura mi aveva mandato anche questa ricetta, Tiziana è l’artista che, chi mi segue, conosce.

Ho citato più volte i suoi quadri, facendoli diventare i scenari di alcuni dei post a me più cari.

Ormai l’autunno si è incamminato sulla via dell’inverno, col suo cesto di ortaggi, tra questi i finocchi, i protagonisti di questa ricetta.

Finocchio Milva coltello-001

Ingredienti:

  • 2 Finocchi (grandi),
  • 10 Pomodorini Ciliegini o Datterini o Piccadilly,
  • 100 g. di nocciole,
  • sale,
  • peperoncino,
  • aglio in polvere,
  • Parmigiano Reggiano,
  • olio evo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Ungere una teglia da forno o coprirla con l’apposita carta, lavare e tagliare a spicchi i finocchi e i pomodorini.

Dopo averli disposti nella teglia, salare, spolverizzare con l’aglio, aggiungere il peperoncino , il parmigiano grattugiato e le nocciole tritate grossolanamente.

Coprire la teglia con la stagnola ed infornare per 20’, togliere l’alluminio e rimettere in forno per altri 20’.

Prima di servire irrorare con un filo d’olio.

Ecco, per oggi è tutto, alla prossima.


Con Diego Rossi nella Cucina di Villa Berghofer: *Offri al corpo qualcosa di buono, così l’anima avrà il desiderio di abitarci dentro (Winston Churchill)*

Diego Rossi  e il burro al Pino Cembro

Diego Rossi prepara il burro al Pino Cembro.

Saranno i tempi che cambiano , sarà che oggi giorno chi sceglie di fare lo Chef  è spinto più dalla passione che dal denaro, non lo so, però è la seconda volta che vado “a erbe” con uno chef  per poi finire in cucina con lui.

Dal campo nel piatto, questo, secondo me, è un valore aggiunto per un ristorante o un Hotel, è una coccola preziosa e speciale e Diego Rossi, il giovane talentuoso Chef di Villa Berghofer, di coccole ai clienti ne fa tutti i giorni, e nessuna è mai uguale all’altra.

Adopera esclusivamente prodotti della zona, se le mele rosse della Valle sono finite non se ne comperano altre, le uova arrivano da un allevamento di Aldino, ma non dal negozio, lui va proprio dal produttore.

Per questioni di tempo, per quanto riguarda i formaggi, il burro, i salumi e le verdure che non sono disponibili nell’orto, è il produttore ad andare da lui.

La pasticceria è curata da Fabio Soldano che prepara personalmente sia i biscottini esposti nel bar e che accompagnano il caffè, sia i dolci per la colazione, ogni giorno freschi ed ogni giorno diversi.

Anche le mele disidratate che sono lo spuntino per gli ospiti della SPA, vengono preparate in cucina.

collage

Il menù cambia ogni giorno perchè il cliente, durante tutto il suo soggiorno, non  deve mangiare mai 2 volte la stessa cosa e questo, capite, è un atto d’amore.

La tradizione della Cucina locale viene sempre rispettata ed è valorizzata dal tocco esclusivo dello chef, il motto è: la qualità nella semplicità.

Menù Berghofer

Andiamo a tavola, si inizia con i fiori di sambuco fritti su misticanza, i fiori li abbiamo raccolti insieme:

fritelline di fiori di sambuco con misticanza

Poi arriva l’estasi, per me una sorpresa, il risotto al Pino Cembro (Cirmolo), ottenuto mantecandolo con il burro al Pino Cembro.

Se possedete un Bimby o un Pacojet siete avvantaggiati, io ho fatto un’ umile imitazione macinando gli aghi di pino cembro nel macinacaffè ed amalgamando la polvere ottenuta con del burro di qualità a temperatura ambiente.

Risotto al Pino Cembro di Diego Rossi

Risotto al Pino Cembro.

Si continua con la trota Fario con le sue uova e spinaci di montagna, anche quest’ultimi raccolti insieme e per me sono stati davvero sorprendenti, talmente sorprendenti che, prima di partire, mi sono fermata a raccoglierne un pò per cena, a ello sono piaciuti molto… Un buon motivo per tornare a Redagno… ?

Diego raccoglie gli spinaci di montagna

Diego raccoglie spinaci di montagna.

Trota Fario e spinaci di montagna

Trota Fario con le sue uova e spinaci di montagna.

Per me, anche le polpettine di vitello con piselli freschi e prosciutto del contadino, accompagnati da carciofi arrivati poche ore prima dal vicino paese di Aldino.

polpettine con carciofi

Poi sono passata al dolce, e che dolce, una sorprendente panna cotta al fieno di montagna:

fieno-001

Questo fieno me l’ha portato Diego per la foto ma non è quello adoperato per la panna cotta, questo è quello destinato ai bagni di fieno.

Il fieno era quello fresco, tagliato da pochi giorni e Diego ha avuto l’idea di metterlo in infusione nella panna e creare questa delizia.

panna cotta al fieno di montagna

Va gustata in purezza per percepire tutto il sapore ed il profumo del fieno, le fragoline che l’accompagnano nella foto sono state raccolte da me nel parco della Villa e Diego mi ha fatto la salsina di accompagnamento.

E per viziarmi (e farmi ingrassare… ) ancor di più, Diego mi ha portato il canederlo di ricotta su salsa di fragole… sublime!

canederlo di ricotta con salsa ai frutti rossi-001

A Villa Berghofer troverete  la pace, il silenzio, la tranquiillità ma mai la noia, in questo posto magico i silenzi raccontano tante storie, a volte è rotto dal vociare dei bambini che giocano a bocce ed in un attimo vi ritrovate immersi in una atmosfera da film, ditemi se questa foto non sembra la scena di un film di Visconti.

Bambini al campo di bocce

Parlerò della Villa in un altro post, sono molte le cose da sapere di questo posto incantato, aperto fino al 3 novembre e che non troverete sulla strada di passaggio, a meno che non portiate le mucche al pascolo o siate diretti a piedi verso le baite della zona.

É un luogo che vale la pena di “assaporare” almeno una volta nella vita e se avete cani e gatti potrete portarli con voi, a Villa Berghofer saranno trattati come principi e ditemi se è poco…

Intanto che raccolgo emozioni e foto potrete andare a vedere il sito, con le foto, quelle si, certamente più belle delle mie.

Sul sito, però, non c’è scritto tutto e voi sapete che a me piace leggere tra le righe, osservare i dettagli e conoscere la storia dei luoghi così belli che mi hanno emozionato davvero e non soltanto a parole per il “contentino”.

Il premio me lo sono meritato e l’ho assaporato e vissuto minuto per minuto, tanto chè mi sembra di essere rimasta via un mese.

Sono persino riuscita ad andare QUI, ma oggi ho voluto soffermarmi sulla cucina di Diego Rossi che, questo LO DEVO DIRE, assieme a Juri Chiotti, ha presentato a Milano un panino esclusivo che ora spopola in tv presentato da un”sosia” di Diego che non ha avuto la delicatezza di citarne la vera fonte.

Se l’ha fatto Davide Scabin, dico io, con l’olio cottura della pasta di Emanuele Scarello a Identità Golose, non vedo perchè, un emerito sconosciuto non l’abbia fatto nei confronti di un suo collega, la vita è lunga e queste scorrettezze, alla lunga, presentano il conto ma, si sa, c’è gente che per andare in TV o sui giornali ne farebbe di cotte e di crude…

Non copio e non amo copiare, ma finchè copiano me posso solo esserne orgogliosa ma quando succede ad uno chef che con le idee ci deve anche campare, beh, questo lo trovo davvero scorretto.

Diego, a te faccio:

Tanto di cappello

Tanto di Cappello.

Dopo questo breve soggiorno a Villa Berghof, la mia anima mi ha richiesto le chiavi di casa, ovvio che gliele ho date…

cioccolatino frase

Cioccolatino con fiore, il benvenuto in camera, cioccolatino opera del Maestro Cioccolatiere Acherer di Brunico

Grazie ad Ambra per avermi invitata al contest, ai proprietari di Villa Berghofer per avermi messo a disposizione una suite, a Diego per avermi dedicato del tempo pur essendo “orfano” di Fabio Soldano, il bravissimo pasticcere e  valido e prezioso collaboratore.

Vi lascio con un  tramonto, ho voluto cenare all’aperto, di fronte alle montagne…

Ultimi raggi di sole a Villa Berghofer-001


Brownies con Amarena, in un sol boccone, col tocco Romantico di Francesco Massenz dalla Divina Cucina♥

Brownies finito1

Se Dante Alighieri fosse ancora qui, gli commissionerei : La Divina Cucina, senza inferno, né purgatorio, soltanto il Paradiso e gli direi di aggiungere il decimo cielo e lasciarlo scrivere a me per lasciarmi posizionare chi dico io.

Questo nella fantasia ma nella realtà, tra me e me,  io ho già disegnato il decimo cielo della Divina Cucina…

Forse è vero che sono fortunata, perchè non è facile né consueto entrare nelle cucine stellate, conoscere Chef stellati, relazionarsi con loro e, soprattutto imparare da loro, soprattutto per chi, come me, non è nessuno.

Non è consuetudine osservare l’Allegra Brigata al lavoro, forse Allegra Brigata, non suona carino ma, in questo caso credetemi, allegra brigata è perfetto.

Ovvio che i sorrisi, gli scherni, battute e goliardie, al momento del servizio o delle preparazioni, si trasformano in concentrazione, diligenza e attenzione per poi, alla fine, ritornare come prima.

Sarà che io, per tutta la mia vita lavorativa, ho cercato, oltre all’impiego anche una famiglia, credo faccia parte della mia natura, quella sbagliata, lo ammetto, di cercare il rapporto umano sempre e ovunque, senza contare che di me alle persone non poteva (può) fregardemeno e che, evidentemente l’Antipatia è nel mio DNA e chi mi sta intorno percepisce subito.

Credo sia anche per questo che per me andare ai corsi degli Amici di Godia, sembra di entrare in un sogno, fermarmi a parlare con la mamma Yvonne, bravissima, competente e bella come il sole, guardare i “Ragazzi” intenti nelle loro postazioni, ascoltare le battute del neo-papà Raffaello, scambiare quattro chiacchiere con Michela, indaffaratissima e sempre impegnata a far sì che tutto sia perfetto.

Anna e Francesco-002

Anna e Francesco.

Per non parlare di Anna, bellissima, bravissima, discreta, elegante, di quell’ eleganza naturale che non si può improvvisare, sembra quasi che Anna fosse predestinata a far parte dello staff.

Ogni volta, ai corsi, quando passa (non amo la parola serve) per l’assaggio finale, sceglie per me il più fotogenico e questo lo apprezzo molto…

Ricordo che, quando stavo preparando il post per la serata della consegna della seconda stella, ho girellato un pò nel web a cercare informazioni e sono incappata in uno di quei siti nei quali chicchessia si eleva a “giudice” e dice la sua, anche se non sa neanche di cosa, di chi e di dove stia STRaparlando…

Avevano attirato la mia attenzione gli aggettivi: asettico, freddo, impersonale e mi sono stupita.

Forse che il/la scrivente fosse abituato/a a ristoranti tipo la parolaccia di Roma? Dove la pacca sulla spalla e un bel vaffa sono “er più der mejo”?

Io credo invece che, la discrezione, l’eleganza, il minimalismo negli arredi, siano segno di educazione, rispetto, pulizia ed eleganza.

L’aggettivo freddo proprio non appartiene agli Amici di Godia, né negli arredi, né nel servizio, anzi, tra gli arredi si possono intravedere evidenti indizi di attenzione e calore umano.

Un Crocifisso, messo in un punto un pò in disparte per non “offendere” nessuno, né l’ “uno” né l’ “altro” lo trovo segno di grande coraggio e di rispetto per tutti.

Brownies e rosa-001

Ma… come sono arrivata fin qui? Ero partita con un bocconcino delizioso di Brownies con l’amarena e la julienne di petali di rosa.. ah, ecco, i petali di rosa…

petali per decorazione brownies-004

Ingredienti per una teglia rettangolare da 18x25x2:

  • 150 g. di cioccolato fondente al 62%,
  • 125 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero di canna (se adoperate cioccolato bianco ridurre a 70 g.),
  • 100 g. di farina 00,
  • 10 g. di lievito in polvere,
  • 2 uova intere,
  • 60 g. di amarene (Francesco adopera amarene snocciolate fresche decongelate),
  • bacca di vaniglia,
  • 1 pizzico di sale
  • una rosa rubata in un giardino incantato.

Brownies coppati1-002

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C., Francesco consiglia di iniziare con 20°C. maggiori alla temperatura indicata per la ricetta che, sarà abbassata appena inserita la teglia.

Sciogliere il cioccolato ed il burro a bagno maria, aggiungere lo zucchero e l’interno di una bacca di vaniglia o lo zucchero vanigliato ottenuto, seguendo il consiglio di Francesco,  utilizzando una bacca di vaniglia, anche usata, messa nel barattolo con lo zucchero semolato… GIAMMAI LA VANILLINA!!!

Unire le uova intere, mescolare ed aggiungere la farina setacciata con il lievito, amalgamare.

Volendo si possono unire le amarene nell’impasto, in questo caso, essendo un finger sweet food, si metterà l’amarena, assieme alla julienne di petali di rosa, alla fine, come decorazione.

Francesco decora i browniews con le rose-002

Versare il composto nella teglia e procedere alla cottura (sempre valida ed affidabile la prova stecchino) per 15/20 minuti.

Estrarre la teglia, farla raffreddare e porzionare col coppapasta scelto, decorare con i petali di rosa (biologici) tagliati a julienne e un amarena, decongelata.

Vi avevo segnalato l’imminente arrivo del libro di Emanuele Scarello sui fritti? Ecco, è arrivato e, se amate la cucina, quella vera, quella che vi insegna davvero a cucinare e divertirvi, trovate il banner sulla barra a dx.

Non troverete soltanto un elenco di ricette ma una ricetta per ogni tecnica ed ogni grasso, troverete il come ed il perchè; è il libro per chi, come me, non ha bisogno di quantità ma di qualità, è il regalo perfetto per voi e per quelli che, come voi, amano la cucina di qualità.

Sfogliando questo libro, rimarrete ammaliate/i non solo dalle foto straordinarie di Ennio Calice un fotografo che sento anche un pò fradel per le sue origini Triestine, ma anche dalle ambientazioni, dette anche food styling, curate dallo stesso Emanuele che, con un nonnulla crea set irresistibili.

arcobaleno1-001

Vi lascio con l’arcobaleno, la meraviglia che la natura ci regala dopo un temporale.


Ferratelle verdi allo sclopit, crema di ricotta, trota affumicata e aglio orsino, finalmente.

Ferratelle slopit crema ricotta trota affumicaa aglio ursino2-002

Finalmente l’aglio orsino, erano 3 primavere che desideravo trovarlo, nei campi qua intorno non l’ho mai visto, o meglio, ho visto un fiore simile ma non è lui.

Ci voleva lo Chef stellato per realizzare questo mio piccolo/grande sogno, sabato, dopo il corso di cucina tenuto da Raffaello, l’uomo che sussurrava ai Cjarsôns, lo Chef stellato, in ciabatte, e accantoalcamino, in ballerine scamosciate, si sono diretti lungo una stradina costellata di pozzanghere verso il posticino segreto.

Aglio orsino-001

Dopo aver scorribandato per i campi alla scoperta di nuove erbe delle quali parlerò più in là, inzaccherati ma felici siamo ritornati, lo Chef nella Sua meravigliosa cucina ed io, prima a lavare la macchina e poi a casa a sistemare il raccolto.

Le ferratelle erano in programma da tempo, da quando 2 blogger mi avevano spedito i ferri, il ferratell-pensiero ricorreva con scadenza settimanale, ci voleva il contest di Ambra per farmi rompere gli indugi.

La ricetta me l’ha spedita Emanuela e la riporto paro paro compresa la mail di accompagnamento (in grassetto-corsivo verde le mie scelte).

Mi dispiace di non avere un passo-passo completo di inserimento “pizzetta” sul ferro ma, da sola, è complicato gestire macchina fotografica e ferro assieme.

Per quanto riguarda  le ferratelle… la ricetta base, che puoi moltiplicare all’infinito, è :

  • 1  uovo,
  • 50 ml. di olio (d’oliva o di semi…), ho messo l’extravergine,
  • farina qb (circa 80 g), ho messo 80 g. di Farina di Grano Saraceno (senza glutine),
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 1 pizzichino- ino -ino di bicarbonato,
  • 30 g. di sclopit cotto e ben strizzato,
  • qualche piccolo bulbo di aglio orsino.
collage Ferratelle-001
Come fare (da mail):
(io ho frullato lo sclopit con un pò di olio e poi ho unito il resto)
mescoli tutto, scaldi bene il ferro e lo ungi con olio, ricavi delle “pizzette di pasta!” schiacciate e le poni al centro del ferro.

Ci puoi aggiungere, un paio di cucchiai di formaggio grattugiato, il rosmarino tritato, puoi utilizzare la farina che preferisci… insomma, spazio alla tua fantasia!

E’ preferibile secondo me, per le ferratelle salate, utilizzare il ferro che ti ha mandato Ileana, per ottenere delle ferratelle croccanti!

E questo è il mio risultato:

Ferratelle vassoio-001

Ferratelle cestino1-001

Ora l’accompagnamento, nelle mie ricette amo unire tradizioni e prodotti delle varie regioni d’Italia e non solo; questo, con la speranza di non offendere nessuno,  “intrufolarsi” nelle tradizioni trovo sia  segno di profondo rispetto e considerazione.

Ultimamente con internet e i vari libri, ci si può rendere conto dell’infinità di ricette esistenti al mondo, una interminabile carellata di fantasia, creatività, passione, amore per il cibo, ed ogni ricetta è conseguente ad un’altra, da idea nasce idea.

Come dice Raffaello un tempo non c’erano dosi e quantità, la cucina era assemblare ciò che si aveva a disposizione, esempio che calza a penello sono i Cjarsòns.

Amare il cibo e rispettarlo è sintomo di civiltà, siamo in un’epoca dove si tende a tralasciare il dettaglio, ma, se vogliamo rimanere “vivi”, è nella cura dei dettagli che dobbiamo concentrarci, rendere straordinaria la semplicità.

Ferratelle trota affumicata e fiore-001

Ed in questo mio viaggio per l’Italia (mi sento un pò la Bottura de noartri), mi sono fermata a Porcia, dove da anni la Famiglia Del Tedesco alleva la Trota Verace  ed è proprio la loro trota affumicata che entra nella crema di accompagnamento, assieme alla ricotta e l’aglio orsino.

L’ho chiamata crema perchè non saprei come definirla, mousse no, patè neanche, ho voluto lasciare “a vista” sia la trota che l’aglio orsino che la colorano e le regalano un pò di consistenza.

Era la mia prima volta con l’aglio orsino e non volevo fare errori, per questo ho chiesto consiglio a Raffaello che l’aglio orsino lo manipola quasi ogni giorno Agli Amici di Godia, quando è la stagione.

aglio ursino ad asciugare-001

Mi ha detto che, per le preparazioni a freddo, patè, creme, come in questo caso, salse, è sempre meglio dare al prodotto uno shock termico.

Dal momento che avrei adoperato la ricotta mi ha consigliato di riscaldare la panna fino ad una temperatura di 80°C., immergere una buona quantità di foglie di aglio orsino, mescolare velocemente, spegnere il fuoco e frullare.

Nel caso del pesto e/o salsa, scottare le foglie velocemente in acqua, scolare e frullarle con gli altri ingredienti.

Questo composto è perfetto, con una aggiunta di sale e buccia di limone, anche per condire una pasta o mantecare un risotto (n.d.r.), l’importante è dosare l’aglio orsino con cautela per non annullare il sapore degli altri ingredienti.

Ingredienti per la crema di ricotta, trota affumicata e aglio orsino (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • trota affumicata tagliata a pezzetti,
  • composto di panna e aglio orsino,
  • sale se necessario (la trota dà sapidità).
  • Lo Chef consiglia una piccola aggiunta di buccia di limone BIOLOGICO grattugiata.

Ferratelle slopit crema ricotta trota affumicaa aglio ursino pp-001

Come fare:

semplicemente frullare gli ingredienti.

Per oggi è tutto, con l’inaugurazione dei ferri e il ritrovamento dell’aglio orsino mi si è spalancata una porta su uno spazio infinito, ora non mi resta altro che attraversarla e lasciarmi andare…

Ferratelle piatto pesce cestino n

Con questa ricetta partecipo al  contest  di Ambra.

Il premio? Un week end da sogno al Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita gestito da Juri Chiotti dove rilassarsi, riempirsi gli occhi di paesaggi incantevoli e ritornare a casa con un piccolo bagaglio di esperienza in più, perchè avrete l’onore di entrare in cucina ed imparare qualche segreto, non tutti però…

banner ricette spontanee


Orecchiette, Cime di rapa, Formaggi Svizzeri: squadra che vince non si cambia.

orecchiette con patate al forno-001

Con questa ricetta non vorrei mai interferire con la tradizione pugliese che vuole le orecchiette senza formaggio, semplicemente voglio unire in un post ingredienti importanti per me che hanno significati che attraversano la cucina e vanno dritti al mio cuore.

Chi mi conosce sa quanto mi manchi Maria e, come ho già scritto, non passa giorno in cui io non pensi a lei.

Per fortuna sono rimasta in contatto con sua figlia e suo marito che, lo sapete già, porta frutta e verdura dalla Puglia ai mercati del nord, tra cui Trieste e Udine.

Non mi pesa alzarmi alle 4 del mattino e mettermi in macchina per andare al mercato a fargli un saluto e prendere le cose che mi porta.

L’ultima volta mi ha portato, oltre alle orecchiette, anche una cassetta di cime di rapa e così ho comperato il Raclette e Le Gruyere ed ho unito tutti questi ingredienti, come in un abbraccio,

in questa ricetta che parte sempre da una ricetta di Maria, la sua Pasta e patate al forno.

collage cannerozzetti Maria-001

Pasta e patate al forno di Maria

 L’ho fatta la sua versione originale con i cannarozzetti, il formato di pasta che lei prediligeva; sua figlia mi ha detto: lei adoperava soltanto quel formato, senza quello non c’era la pasta e patate

Da noi non si trova quel formato e quel pacco che vedete nel collage viene direttamente da casa sua…

Al posto dell’emmenthal avevo adoperato lo Sbrinz e le Gruyere che mi erano avanz ati dal contest.

Non ve l’ho mai raccontato ma ello l’ha tanto gradita che, boccone dopo boccone, al sicuro dai miei rimproveri perchè intenta a guardare Masterchef, ha mangiato tutto il contenuto della pirofila, ad un certo punto mi ha sussurrato, con un fil di voce, vado a letto e, con un passo incerto si è avviato verso la zona notte.

orecchiette con patate da infornare-001

La quantità di ingredienti è a piacere, questa è una pasta che, se avanza, si può mangiare anche il giorno dopo, quindi non sarò precisa.

Ingredienti:

  • orecchiette fresche (o secche se le adoperate), cime di rapa,
  • patate, scalogno,
  • formaggio Raclette per l’interno e le Gruyere anche per la gratinatura, pane grattugiato,
  • olio evo,
  • peperoncino in polvere, sale.

Come fare:

in un tegame con un filo d’ olio extravergine di oliva far rosolare le patate tagliate a cubetti, assieme allo scalogno tritato, unire le cimette di rapa spezzettate e far insaporire bene,  coprire con acqua o brodo vegetale.

Quando le patate saranno quasi cotte spegnere il gas, nel frattempo cuocere la pasta lasciandola  indietro di cottura, mescolare e aggiungere i formaggi.

Versare in una pirofola appena unta e cospargere il tutto con il formaggio mescolato  al  pane grattuggiato e infornare a 180° per 15 minuti e altri 5 minuti funzione grill.

Di seguito la versione con salsiccia.

orecchiette cime rapa salsiccia-001


Pinza Friulana dell’Epifania, della Nonna di Pietro: l’amore per la tradizione non è soltanto una moda…

Pinza Epifania fetta-002

Voi  sapete che, nonostante mi descriva come una specie di orso asociale e grezzo, io amo parlare con le persone, specialmente se condividono uno spazio o qualcosa con me o se percepisco un qualcosa che mi spinge verso di loro, ed è così che il signor Pietro ed io siamo diventati amici.

Mi piaceva, quando aveva terminato il suo lavoro, invitarlo a bere un caffè o un the, lo sapevo solo e mi faceva piacere parlare con lui, di sua figlia che amava andare a cavallo e lo faceva un pò tribolare con la scuola e del ballo liscio, la sua passione.

Così, forse per sdebitarsi, un giorno mi portò  questo dolce da assaggiare col the, me ne innamorai e, ovviamente, gli chiesi la ricetta.

Per un pò resistette: è una ricetta di mia nonna, ne era gelosa, rispondeva ogni qualvolta  gliela chiedevo… ma poi cedette, la mia sincera passione lo convinse.

Ora il signor Pietro è molto ammalato, ricordo che l’ultima volta che venne a lavorare non si reggeva in piedi, lo rimandai a casa e le scale, finchè non trovammo chi lo sostituisse, le pulii io.

Ultimamente, più che una moda, il desiderio di conservare le tradizioni, credo sia diventata una necessità, sia per non staccarsi da un passato che, in fondo in fondo, non era poi male, sia per prendere le distanze da un futuro che non promette bene e ci rende così preoccupati e arrabbiati che non siamo più capaci di cogliere ed apprezzare le piccole cose.

Come ho già scritto, questo tipo di ricette, nasce dalla necessità di mettere assieme poche cose e, mi ripeto, la frutta secca, un tempo era alla portata di tutti mentre oggi, una torta di noci, anche fatta in casa, viene a costare un occhio dalla testa.

Basta leggere gli ingredienti di questi dolci poveri, sempre gli stessi, noci, fichi secchi, uvetta, qui ci sono anche i pinoli ma il signor Pietro mi disse: la nonna li metteva raramente, quando poteva permetterseli.

Mi scuso per le fotografie, non sono recenti, fotografavo ancora con il telefonino, sono foto sfocate, con esposizioni errate, per fortuna che ora ne capisco un pò di più del 2008 e ho cercato di sistemarle meglio che potevo (purtroppo non ho photoshop).

Era il tempo che fotografavo gli ingredienti, avevo ancora così tanto entusiasmo…

Ingredienti pinza epifania Pietro1-001

Ingredienti per una teglia rettangolare da 45 x 35:

  • 300 g. di farina gialla di mais (anche istantanea),
  • 700 g. di farina 00,
  • 1 litro di latte,
  • 2 uova,
  • 100 g. di zucchero,
  • 150 g. di lievito di birra fresco (o 2 fustine liofilizzato + 1 lievito in polvere,
  • 400 g fichi secchi tagliati a pezzetti,
  • 250 g. di uvetta,
  • 1 bustina di pinoli tostati,
  • 200 g. di noci tritate grossolanamente,
  • 2 cucchiai di strutto (o burro),
  • buccia di limone gratuggiata,
  • sale.
collage pinza epifania-002

Come fare:

portare il latte a bollore con il sale, tagliare i fichi a pezzetti, tostare i pinoli, tritare le noci grossolanamente e sciogliere a bagno maria lo strutto o il burro.

Lavare l’uvetta e farla gonfiare nell’acqua calda,  scolarla e metterla nel rum o grappa, versare il latte sopra la farina di mais e lasciare  che lo assorba.

Sbattere leggermente le uova e aggiungerle all’impasto assieme allo strutto o burro, unire anche la frutta, compresa l’uvetta scolata, lo zucchero e la buccia di limone.

Sciogliere il lievito in un po’ d’acqua tiepida, versarlo nell’impasto ed unire, un po’ alla volta, la farina ( io la setaccio).

Versare nella teglia foderata con la carta da forno (o imburrata) ed infornare nel forno preriscaldato a 180° C. x 40 minuti.

Controllare che la preparazione non asciughi troppo, sfornare la pinza e, quando è intiepidita voltarla sottosopra affinchè l’umidità non rimanga nel fondo.

Cospargere di zucchero a velo decorando a piacere,  la potete anche porzionare e mettere in congelatore per le emergenze della colazione e merende.

Pinza Epifania pronta-001

Per oggi è tutto, grazie signor Piero e grazie a voi di avermi letta fin qui…

Il Signor Pietro è venuto a mancare in ottobre…


Biscottini al mosto cotto, senza uova, senza lattosio, senza glutine ma con tanto tanto sapore… Un pensiero per Maria ♥

biscottini al mosto cotto cotticorn-001

Non so se è merito dei Maya che, con le loro profezie hanno comunque mosso qualcosa in ognuno di noi, non so se è perchè dai e dai le cose cambiano, non so se, finalmente, mi sono incamminata sulla strada giusta… Fatto sta che ho trascorso uno splendido Natale, direi sereno, si, sereno è la parola giusta.

La venuta della suocera&Co. non mi ha agitata, sono riuscita ad organizzare tutto per benino e nei tempi giusti, voi direte: cosa sarà mai organizzare un pranzo di Natale per 5.. Beh, per me, che non ho mai ospiti a casa, è un bel impegno, quando manca la pratica non basta la grammatica no?

Come già sapete il mio menù di Natale non è stupefacente ma è il solito: lasagne portate dalla suocera, zampone, lenticchie a volontà, brovada.

Quest’anno l’ho arricchito con 2 stinchi di maiale al forno, Lambrusco, coca cola per il cognato (ORRORE!!!) comperata da ello che, dopo aver notato il mio disappunto ha detto saggiamente: bisogna adeguarsi agli ospiti, panettone ai marron glacè gentilmente offerti da Loison, spumante per il brindisi, caffè, ammazzacaffè per lo zio: una grappa che gli ha fatto strabuzzare gli occhi per quanto era forte…

Tutto qui, qualche chiacchera, una breve comparsa di Perla che è venuta a salutare “la nonna” e dopo aver sberlato per qualche minuto è tornata a dormire e poi, tutti a casa, ello ad accompagnare lo zio (che mi ha regalato del buonissimo miele di acacia che ho adoperato per i biscottini) e così, rimasta sola mi sono messa a fare questi biscottini.

Ci tenevo a farli per Natale, un omaggio a Maria, è lei che mi aveva mandato il mosto cotto: adoperalo, mi diceva, ma non voglio finirlo, rispondevo, dai che te ne mando ancora… invece non c’è stato più tempo, purtroppo…

Questa ricettina mi è arrivata via mail da Nannarè, una delle Amiche di forum di un tempo, è una delle tante ricette che mi ha mandato, sono di sua nonna o di “nonnine”, come le chiama lei e per me sono perfette.

Appena la sento le chiedo delucidazioni sulla provenienza di questi “Biscottini al mosto cotto”, se hanno un nome definito o si chiamano soltanto così.

Io ho preferito lasciarli naturali, senza spezie, un pò perchè a ello non piacciono un pò perchè coprirebbero il sapore della frutta secca, rimane comunque il fatto che sono molto versatili e, da questa base, se ne possono elaborare un’infinità, mi sono limitata a modificare il tipo di farina perchè, essendo questi biscotti, già senza lattosio e senza uova, volevo farli anche senza glutine.

Copio incollo la ricetta così come è arrivata, con lo stile gajardo de Anna (si chiama così), le sue abbreviazioni da sms, credo assimilate dalle 2 figlie adolescenti, qualche doppia di troppo, ma è perfetta così, la adoro ♥

Per facilitare la lettura ho evidenziato gli ingredienti, mentre le mie varianti e il mio procedimento sono inseriti tra gli asterischi.

collage biscottini mosto cotto-001

Si lavorano degli ingredienti sullla spianatoia mettendone  ad occhio

circa 300 grammi fra nocciole, noci, pinoli, (xchè no, qualche mandorla) spezzettati grossolanamente
(Se vuoi anche tostati ma nn è necessario)
500 grammi di farina (da nn usare tutta insieme, che so iniziare con 250/300 gr. ed aggiungere quella che occorre man mano) *farina di grano saraceno e tapioca*
1 bicchiere circa di ottimo olio evo o strutto *olio evo (Pugliese)*
un pò di zucchero e miele * solo miele*
mosto cotto (o vino) q.b.
poco + della metà di una bustina di lievito x dolci
( Eventualmente Vanillina o spezie facoltative ed a piacere del proprio gusto) *estratto di vaniglia*
Non ci vanno le uova ma c’è anche chi ne mette *omesse*.
Zucchero a velo x spolverizzare , facoltativo *omesso*.

Mettere, la farina a fontana con tutti gli ingredienti dentro (la mi mama talvolta mette anche un po’ di buon cacao in polvere, ma ciò è una cosa del tutto personale), lavorare raggruppando per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una “massa” omogenea, formare un filoncino
un “pò piatto” e tagliare a forma di losanga (qsta è la tradizione) oppure stendere e dare la forma ai biscotti che andranno su una teglia con
carta forno.

*Io ho mescolato la frutta secca con 250 g. di farina (proporzione 350 farina di grano saraceno, 150 farina di tapioca), ho aggiunto il bicchiere d’olio, 3 cucchiai abbondanti di miele, ho amalgamato, ho unito il resto della farina e poi ho aggiunto a poco a poco il mosto cotto fino al raggiungimento della “massa” omogenea (come scrive Anna), ho formato il filoncino un “pò piatto” e, come da tradizione, ho formato le losanghe*

Naturalmente infornare con forno già caldo a ca. 180 gradi finchè nn saranno coloriti e cotti (forse 20 min. o poco+)
Si possono servire ed intingere con buon bicchiere di vino bianco, marsala o …

Semplici, ma “fanno famiglia” e Natale magari apprezzati accanto al camino acceso …??! (A Perla falli assaggiare senza inzuppo nel vino mi raccomando …!!! Alle gattine di buona famiglia si bagna soltanto dietro l’orecchio con una goccia di Champagne, la notte di Capodanno, cm fossse Chanel N° 5 – insieme ad un assaggio di Pandoro).
Cuore

biscottini al mosto cotto cotti1nuovo-001

Buongiorno mondo.


Millefoglie di Mela Kanzi, Zucca e Panettone Loison, la dolcezza di un regalo inaspettato…

millefoglie zucca mela kanzi nuovo-001
Nonostante il danno subito in novembre, hanno trovato comunque il tempo di avere un pensiero per chi ci segue con affetto, queste le parole della Signora Eleonora quando ho telefonato per ringraziare.
collage Pacco Loison millefoglie-001
Questo regalo inaspettato mi ha commossa, sono rimasta incantata dall’eleganza e dalla cura della confezione , quel  “diamante” incollato sul coperchio poi, meraviglioso, ditemi voi se non è incantevole…

Loison partnuovo-001

Non era in programma, in questi giorni non so se è il tempo ad essere tiranno o sono io che non so organizzarlo (credo la seconda che ho detto) ma è stata l’occasione perfetta per riunire in una ricetta gli ingredienti che piacciono a me: la Mela Kanzi che ho avuto la fortuna e ribadisco fortuna di scoprire a Identità Golose  che sono diventate le Mie Mele, la zucca, in questo caso la Butternut Rugosa detta anche Zucca Violina, la cannella che mi ha garantito la gioia di assaporare un dessert da sola senza le interferenze di ello e, dulcis in fundo… Briciole di panettone al mandarino contenuto nel pacco Loison che ho tostato in forno.

collage Millefoglie Panettone-001

Ingredienti:

  • 2 mele Kanzi (la ricetta prevede Red Delicius e Granny Smith),
  • la parte più sottile di una Zucca Violina,
  • 200 g. di zucchero,
  • il succo di 1 limone,
  • crema alla cannella (vedi sotto)*,
  • purea di mela ottenuta mettendo le fette di mela in un pentolino con un cucchiaio d’acqua e, se volete, 1 cucchiaio di zucchero (omesso) .

Ingredienti per la crema alla cannella:

  • 250 ml. di latte (anche di soia, riso ecc.),
  • 1 stecca di cannella,
  • 2 tuorli,
  • 60 g. di zucchero,
  • 30 g. di farina (io ho adoperato la farina di tapioca).

Come fare la crema alla cannella:

preriscaldare il forno a 100°C. funzione ventilato.

Tagliare le mele e la zucca a fette di 4 mm., (se avete l’affettatrice il risultato sarà perfetto), irroratele con il succo di limone, disporle su una teglia e spolverizzarle con lo zucchero, (io ho lasciato la buccia alla zucca per una questione “estetica” ma è meglio toglierla se si adopera questo tipo di zucca rugosa).

Infornare per 1 ora, dopo mezz’ora girare le fette, nel frattempo preparare la crema alla cannella mettendo in infusione nel latte caldo la stecca di cannella per il tempo necessario a farlo insaporire, lasciar intiepidire.

Lavorare i tuorli con lo zucchero e renderli spumosi, setacciare nel composto la farina e mescolare, unire il latte a poco a poco e cuocere a fiamma bassa finchè la crema sarà densa.

Comporre il piatto alternando le fette di mela e zucca e tra ogni fetta mettere un cucchiaio di crema alla cannella, uno di purea di mele e briciole di panettone.

Questa ricetta può essere modificata per chi è vegano o celiaco, per i primi basta eliminare i tuorli, la crema non ne risentirebbe e per il latte ho già indicato le sostituzioni, per i celiaci è perfetta così (se si eliminano le briciole di panettone), perchè ho adoperato la farina di tapioca che a sua volta può essere sostituita con le altre farine permesse dal prontuario (informazioni qui)

millefoglie zucca mela kanzi 2 si n-001

Pasticcini al cocco: un pezzetto di eredità…

cocchetti mamma Franco agenda-001
É una parola che, in qualsiasi caso, ti grava di enormi responsabilità, ti ritrovi all’improvviso “proprietaio” di qualcosa che non hai scelto, al quale non hai mai pensato, qualcosa che rimette in discussione le tue convinzioni, che apre di fronte a te un orrizzonte nuovo, da esplorare.

Un eredità non ti abbandonerà mai, sarà sempre accanto a te e tu, dovrai essere capace di trarne il buono ma questo non è facile, basta guardarsi attorno quando si passeggia per le vie delle città, case splendide avvolte dall’edera, lasciate morire così soltanto perchè qualcuno, per beghe e beghette non è stato capace di condividere un’eredità, esempio recente è l’eredità di Lucio Dalla…

Di fronte ad un’eredità spesso manca il rispetto, il rispetto nei confronti di chi ha costruito quell’ eredità nel corso dell’ intera vita, spesso con enormi sacrifici.

Non entro nel merito e non approfondisco l’argomento riguardante le gravose tasse di successione che renderebbero prosaico questo mio, invece, dolcissimo, post…

Ci sarebbe davvero da scrivere volumi interi sulle varie sfaccettature di questa importante parola, ma io oggi voglio parlarvi della mia eredità, della mia meravigliosa, dolce eredità si, dopo il famoso tavolino con specchio che ho avuto in eredità dalla mia adorata Signora Gisella, sabato ho avuto in eredità le ricette dei dolci della Signora Maria, ricordate la mamma di Franco, il mio amico di gare in MTB, ne ho parlato tempo fa perchè è mancata da pochi mesi.

In fondo troverete i link di 2 ricette che sono riuscita a carpirle in vita, per le altre la risposta era sempre la stessa: quando sarò morta potrete guardare la mia agenda…

Beh, Franco mi ha spedito le foto di tutte le pagine di quell’agenda, tutte le ricette che lei scriveva in bella e leggibile calligrafia e per me è stata un’enorme emozione leggerle, perchè leggendo ho ritrovato i sapori, i gesti di quelle mani, ho rivissuto la tanto attesa apertura del forno dal quale uscivano, avvolgendomi, gli indimenticati profumi, se non è EREDITÁ questa…

Per chi non riuscisse a leggere bene la ricetta la riscrivo e, alla fine vi do alcuni consigli per una perfetta esecuzione.

collage cocchini da infornare-003
  • 500 g. di cocco grattugiato o farina di cocco,
  • 300 g. di zucchero,
  • 4 uova,
  • scorza grattugiata di 1 limone e 1 arancia.

Come fare:

mescolare il cocco, lo zucchero, la scorza grattugiata dell’arancia e del limone, i tuorli e per ultimi gli albumi montati a neve ben ferma.

Ricavare dal composto delle palline delle dimensioni di una noce, disporle su uno stampo coperto con la carta da forno e cuocere a 200°C. per 15 minuti.

Suggerimenti: Tiziana, che si fida delle ricette che pubblico e le testa volentieri, ha fatto questi biscotti ieri ma, mi ha detto, le sono venuti un pò asciutti, già dall’impasto aveva visto che non era morbido.

Come ho riscontrato tutte le volte che ho replicato i biscottini di Nigella e le Favette, le uova non sono più le stesse e, anche se sulle confezioni c’è scritto medie/grandi ecc., le dimensioni cambiano anche da uovo a uovo (le galline di Milva hanno indetto uno sciopero ad oltranza, quindi ) quindi consiglio sempre di mettere gli albumi in una ciotolina e di dosarli un pò alla volta fino ad ottenere la consistenza desiderata.

In questo caso è importante che  la farina di cocco sia il più fresca possibile perchè se adoperate la farina di un pacco già aperto è probabile che sia troppo secca e questo comprometterebbe la perfetta riuscita sia di questi biscotti che di qualsiasi altra preparazione, anche perchè a volte la farina vecchia sa di rancido.

Ho assaggiato gli originali, spesso, la Signora Maria, doveva nasconderli perchè  in un battibaleno, io ripulivo il vassoio, questi sono proprio i cocchetti (da bambina li chiamavo così), forse non ho pubblicato nulla di nuovo ma, pe me, questi sono unici perchè sono i: Pasticcini al cocco della Signora Maria.

Grazie Franco, mi hai fatto proprio un bel regalo di Natale e non solo

biscottini al cocco2 stelle-001

Buona settimana mondo, dopo le mie riflessioni domenicali, inizio la settimana con tanta dolcezza, e non è soltanto la dolcezza di questi biscotti ma è la dolcezza che ci regala ogni giorno la vita, quasi quasi mi dispiace che il 21 finisca tutto.

Le 2 ricette della Signora Maria:

Internet point ed il tacchino col tappo

Torta di pane/ttone e mele profumata al macis, cucina povera?


Alla Lavazza con lo Scuola – Cappuccino Bus e poi tutti da Bottura in una T(i)erra inesplorata: l’Italia

Non conosco modo migliore e più esaustivo per descrivere il mio Lavazza-pensiero.

Lo so che apparirò a voi come l’ultimo spettatore che, a sipario calato e luci spente, si ostina a rimanere seduto sulla sua poltrona in ultima fila… Ma è proprio così, il Salone del Gusto è stato descritto da molte blogger, certamente più preparate di me, l’hanno fatto con dovizia di particolari e con racconti fotografici come io non avrei potuto certamente fare (l’Ufficio Stampa che ha curato questo evento nell’evento ci ha mandato qualche fotografia, grazie davvero).

Non sono giornalista e non ne ho velleità (per buona pace di colei che ha esternato il suo disappunto verso il mondo delle incompetenti/foodblogger) per cui rimango ancorata al mio stile rustico-casalingo per raccontare gli eventi che vivo di persona.

Questo post è tutto per la Lavazza che, ogni mattina dell’evento, ha mandato uno Scuola- cappuccino bus davanti ad ogni albergo a prelevare un gruppo di blogger entusiaste che, appena raggiunto Settimo Torinese, sono state liberate e lasciate scorazzare felici per le aree consentite controllate a vista da un austero Luigi Lavazza il Fondatore dell’Azienda:

Lavazza, entrata Azienda 

Dopo aver attraversato un lungo corridoio con una splendida esposizione storica e non di tazzine (infotografabile per me a causa del vetro :-( ), arriviamo al Bar dove facevano bella mostra di se le prime macchine da caffè.

Lavazza, vecchie macchine da caffè 

Un caffè da mescolare rigorosamente con questo cucchiaino, chiamato Espoon e progettato da Davide Oldani per Lavazza:

Espoon Oldani per Lavazza 

Io ne possiedo uno (non Oldani), non l’ho trafugato sia ben chiaro!!! Vi chiederete a cosa serve, serve a sciogliere lo zucchero senza danneggiare la cremina, insomma, roba da intenditori.

Dopo aver bevuto il caffè, il responsabile … (chi conoscesse il suo nome è pregato di dirmelo) ci ha riuniti a cerchio, ha cercato di farci sentire in colpa per delle improbabili levatacce sue e dello staff per accoglierci e offrirci la colazione e ci ha anticipato il programma.

Responsabile Lavazza 

Siamo state omaggiate di uno splendido grembiule color caffè, ci hanno accompagnte in aula, ci siamo sistemate a 2 a 2 dietro le macchine ed è iniziata la lezione:

Lavazza, a scuola di cappuccino 

Mentre noi studentesse/studenti diligenti ascoltavamo:

Lavazza scuola di cappuccino 

I coffee Boys ci strabiliavano con i loro virtuosismi:

Lavazza, capuccin-virtuosismi 

Cappuccino con dedica.

Lavazza, capuccino solido sifone 

Capuccino solido Lavazza 

Cappuccino solido col sifone.

Lavazza, caviale di caffè 

Caviale di caffè.

Lavazza,non si butta nulla 

Mangia e bevi (da una foto all’interno dell’Azienda).

Anch’io ho cercato di fare del mio meglio e ne è uscita, involontariamente, una mela.

Lavazza, il mio capuccino 

Ci salutiamo, saliamo sullo Scuola-Cappuccino bus per vivere un’altra avventura nella T(i)erra Lavazza assieme a Massimo Bottura e Giuseppe Lavazza.

Massimo Bottura e Giuseppe Lavazza 

Vieni in Italia con me (noi).

Non scriverò molto, mi limiterò a descrivere con immagini questo viaggio.

In questo viaggio saremo accompagnati da un caffè straodinario, lo posso dire perchè lo bevo ogni mattina e da  brava Triestina me ne intendo di caffè, è questo:

tierra-progetto-caffe 

Foto dal web.

Vieni in Italia con noi è il nome del nuovo menù degustazione ideato da Massimo Bottura.

Bottura, fasi preparazione granita 

Un omaggio all’Italia che inizia dalla Sicilia con una granita straordinaria:

Granita Bottura 

Dopo aver centellinato ogni piccolo boccone alla ricerca dei sapori ed aver indugiato con la lingua sul palato mi sono librata in volo, ho cercato di vedere con gli occhi suoi i paesaggi che gli hanno ispirato questo piatto:

Bottura Think Green 

Non è stata una buona stagione per i tartufi ma a Torino è arrivato comunque un “cercator cortese” che ha portato a Bottura l’ingrediente per completare la sua tavolozza d’ autunno:

Bottura Think Greenpp 

Mentre stavo assaporando  Think Green la brigata di Bottura “sporcava” l’anguilla:

Bottura, brigata al lavoro, tocca all'anguilla sporca. 

Ma questo piatto ve lo faccio raccontare da chi l’ha descritto in  modo irresistibile (troverete il link alla fine):

Bottura anguilla sporca 

**L’ultimo piatto assaggiato, “Anguilla sporca”, è dedicato a una vicenda storica: il viaggio degli Estensi da Ferrara a Modena.
   Risalendo un fiume, l’anguilla si sposta e trova nuovi ingredienti come la polenta, la mela campanina, il mosto cotto (saba), il
   caffé per poi sporcarsi con una polvere di carota, sedano e alloro.
   E io che non ho mai amato questo pesce grasso e un po’ viscido, l’ho apprezzato finalmente in modo diverso.**
 
Bottura anguilla sporca interno  

Nella nostra fila eravamo convinte che stessero fotografando noi, invece no… eravamo sedute ad un passo da Yoshihiro Narisawa

Alla Lavazza con lo Scuola di Cappuccino Bus e poi tutti da Bottura in una T(i)erra inesplorata…

Alla Lavazza con lo Scuola di Cappuccino Bus e poi tutti da Bottura in una T(i)erra inesplorata…Alla Lavazza con lo Scuola di Cappuccino Bus e poi tutti da Bottura in una T(i)erra inesplorata…

E davanti a me Francesca Riganati la direttrice della scuola di cucina del Gambero Rosso (ormai la sua caprese a casa mia è un must)

Alla Lavazza con lo Scuola di Cappuccino Bus e poi tutti da Bottura in una T(i)erra inesplorata…

Concludo questa passeggiata gastronomico-artistica entrando nel bosco, un habitat a me amico… Come la lepre che mi capita spesso di veder correre all’impazzata per i campi qui attorno…

Alla Lavazza con lo Scuola di Cappuccino Bus e poi tutti da Bottura in una T(i)erra inesplorata…

Non ho fatto in tempo a fotografare il quadro integro…

Non mi è piaciuto il sapore,  non ho avuto il tempo di comprenderlo. Un piatto che andava osservato a lungo e poi assaporato in maniera primordiale leccandolo o con le dita, ma il “quadro” girava per i banchi senza darmi la possibilità di monopoizzarlo per qualche minuto.

Bottura mi piace e se dovessi andare a mangiare nel suo ristorante non andrei certo per “sfamarmi”, c’è nel mondo chi ancora ha fame ma non credo sia il caso nostro o di quelli che vogliono per forza dare un senso alla fantasia e la creatività…

Bottura la lepre nel bosco 

Andrei a mangiare da Bottura come se andassi a vedere una mostra di Picasso, citazione non a caso dal momento che è stato Picasso ad ispirare il suo ultimo piatto/quadro ed alternava la spiegazione del piatto a letture appassionate di brani tratti dal libro Picasso di Gertrude Stein.

Bottura legge Picasso 

Un contenitore di idee e di emozioni…


POMÌ: stregata dagli Strozzapreti.

Solo pochi secondi di video (possiamo chiamarlo così?) per darvi l’idea della velocità che la Signora Nuccia ha nel preparare Tortelli, Anolini, Strozzapreti e quant’altro.

Ero riluttante a scrivere questo post perchè ho l’orgoglio ferito, vedere la mia prova di tortello venire accartocciata e messa in un angolo, è stato umiliante.

Ero emozionata come una bimba che vuole far vedere alla mamma com’è brava, ma la mamma scuote il capo sconsolata…

A scuola di tortello-002

A scuola i tortello.

Durante la lavorazione ci sono stati svelati i segreti e noi, diligentemente, abbiamo preso nota.

Ingredienti per la sfoglia:

  • 1 kilo di farina 0,
  • 8 uova intere,
  • acqua per raggiungere la consistenza.

la prova dito della consistenza-002

Consistenza impasto.

Ingredienti per il ripieno ricotta spinaci:

  • 1 kilo ricotta vaccina,
  • 200 g. di spinaci lessati, strizzati, tritati,
  • 1 uovo intero,
  • 300 g. di Parmigiano Reggiano 24 mesi,
  • sale q.b.

ParmigianoReggiano 24 mesi per ripieno e condimento-001

Ingredienti ripieno con la zucca:

  • 1 kilo di polpa di una zucca messa intera in forno a 180°C.,
  • 400 g. di amaretti,
  • 200 g. di Parmigiano Reggiano 24 mesi.

pomì stampini, rotelle-001

Mi astengo dallo spiegarvi il procedimento in toto, dico soltanto che dopo aver posizionato il ripieno, la sfoglia va ripiegata sullo stesso dal basso verso l’alto (io lo facevo a contrario), una mano va appoggiata di taglio tra le porzioni e con il mignolo dell’altra si elimina l’aria.

Se li cuocete subito bastano 3 minuti dal bollore, in frigorifero si conservano per 3 giorni, è possibile congelarli su un vassoio vassoio e poi raccoglierli in sacchetti, non scongelarli prima di cuocerli perchè in cottura si rovinerebbero.

strozzapreti-001

Strozzapreti

Ed ecco gli Strozzapreti, semplicemente farina, acqua, olio e sale, perfetti per coinvolgere i bambini nella preparazione, si divertiranno un mondo ad arrotolare la pasta tra le dita, i loro saranno più piccoli e li riconosceranno perchè lo Strozzaprete va spezzato alla larghezza di 4 dita.

Ingredienti:

  • 1 kilo di farina 0,
  • 500 acqua,
  • 1 filo d’olio,
  • sale.

Nuccia-001

Nuccia, la Maestra.

Come fare:

dopo aver amalgamato gli ingredienti si stende la sfoglia sottile e si ritagliano delle strisce di c.ca 3/4 cm., si pizzicano in cima e si rotola velocemente la pasta tra le dita, si spezzano quando lo strozzaprete (l’ho scritto prima) arriva al quarto dito, si continua così fino ad esaurimento strisce.

Abbiamo preparato anche gli gnocchi, non ho “testimonianza” fotografica ma voi fidatevi, per tagliarli ho FINAMENTE capito dove sta il segreto per manovrare il coltelo alla maniera dei cuochi, ora mi manca solo tanta pratica perchè la grammatica c’è.

Ingredienti:

  • 1 kilo di patate lessate con la buccia,
  • 200 g. di farina 00,
  • 1 uovo,
  • sale,
  • farina per la spianatoia.

Come fare:

non mi direte mica che non sapete fare gli gnocchi vero? L’importante è schiacciare le patate calde (io lo faccio con la buccia per fare prima, tranquille/i, la buccia rimane nello schiacciapatate) per il resto fate come fate sempre, anche in questo caso si possono congelare ed utilizzare al bisogno.

Queste ed altre ricette sono quelle della nonna, ed arrivano da questo splendido quaderno che Massimo, gentilmente ha sfogliato per noi.

il prezioso quaderno della nonna di Massimo1-001

Il prezioso quaderno della nonna di Massimo

Abbiamo fatto anche gli anolini con la stessa sfoglia dei tortelli, abbiamo mangiato tutto la sera stessa, gli anolini sono stati cotti in un brodo celestiale che non dmentcherò mai, se siete da quelle parti andate a trovare Massimo ed il suo staff, Le Tre Ville usa ancora in cucina ed in sala l’ingrediente segreto, la passione.

Ora vi lascio col sorriso di Linda, Nuccia ed il nostro Luca, er mejo!!! Mancava Simone che stremato era con la mamma a fare il pisolotto.

relax in cucina e il ripieno per gli anolini-001

Linda, Luca e Nuccia

Vi lascio con la maestosa opera del Correggio, la Cupola di San Giovanni che ho fotografato distesa sul pavimento, ditemi voi se non ne è valsa la pena:

Cupola di San Giovanni1-001

A presto.


Stroncatura con cozze, non tutte le stroncature vengono per nuocere.

Coccio stroncatura-001
Mi è successo tanti anni fa con la Pitina della Val Tramontina, e anni dopo con la Farina di Grano arso; un grande rispetto per l’ingegno umano ed un grande rispetto per noi “foodblogger” che, con la nostra curiosità, la nostra voglia di inventarci sempre qualcosa di nuovo,  stiamo contribuendo a riportare a galla ciò che rischiava di rimanere sepolto sotto strati di polvere.

Posso anche accettare, fino ad un certo punto però, una strumentalizzazione ma, in questi casi il detto: basta che ne parlino, è perfetto.

E così, appena aperto il pacco del mio Amico Max, i miei occhioni di bambina che fa oooooohhhhhhhhhhh si sono spalancati: nascosto tra nespole, albicocche, limoni c’era un sacchetto con la Stroncatura Calabrese, tipico formato di pasta prodotta soltanto nella provincia di Reggio Calabria e precisamente nella Piana di Gioia Tauro (alla fine troverete un link).

Veniva fatta con  le “scopature di magazzino”, resti di farina e crusca che rimanevano sul pavimento dopo la macinatura dei cereali.

Un tempo era la norma “Far di necessità virtù” e, se ci fate caso, la maggior parte dei prodotti di nicchia di oggi che vengono venduti a caro prezzo sono nati dalla necessità di sopravvivere nelle cucine dei Poveri di un tempo.

Per gustarla ho atteso il momento giusto, la ricetta tradizionale della Stroncatura richiede le alici salate ma, aimeh, le alici sono  uno dei pochi cibi che non riesco a mandar giù,ma non ho voluto comunque privarla del sapore del mare e, non essendo arrivati gli Scampi che avevo ordinato,  (l’idea era di farla con gli Scampi alla Busara (la ricetta che avrei fatto)), ho ripiegato, per modo di dire, su dei freschissimi, ciccioni Pedoci (cozze) nostrani, testati la settimana prima.

Per questa ricetta ho voluto unire con un filo invisibile la mia Trieste alla Calabria, attraversando il Territorio POMÍ, con una sosta a Sorrento ma andiamo in cucina a vedere cosa ho preparato.

coccio ingr stroncature-001

Ingredienti per 2 persone (la quantità che ho adoperato io):

  • 500 g. di Stroncatura,
  • 1 kilo e mezzo di cozze,
  • 200 g (1 brick) di passata di pamodoro POMÍ,
  • 4 spicchi d’aglio vestiti,
  • prezzemolo, gambi compresi,
  • 4 cucchiai di olio EVO,
  • 1 bicchiere di vino bianco (Friulano),
  • peperoncino di Calabria (Garofalo),
  • 1 coccio di Calabria per cucinare.
cozze1-001

Come fare:

per prima cosa lavare e spazzolare le cozze eliminando la barba e, se ci sono, i denti di cane, aiutandovi con una lama.

Metterle in un tegame capiente assieme all’olio EVO, gli spicchi d’aglio, il prezzemolo, coprire e far cuocere a fuoco alto scuotendo il tegame dal basso verso l’alto per far prendere il calore alle cozze in maniera omogenea e completa.

Quando le cozze saranno aperte (quelle chiuse eliminarle) sfumare con il vino bianco e far evaporare, togliere le cozze dal guscio e metterle da parte, filtrare il liquido rilasciato (che profuma irresistibilmente di mare).

Riscaldare il coccio e versare una parte di liquido di cottura delle cozze, portare a bollore ed aggiungere la stroncatura cruda e trattarla come fosse riso, procedendo con una cottura Risottata.

Man mano che la pasta si ammorbidirà, unire altro liquido che avrete mantenuto bollente, soltanto a questo punto aggiungere la passata di pomodoro anche lei bollente ed il peperoncino in polvere.

Non salare perchè l’acqua che rilasciano le cozze è già salata, aggiungendo sale rovinereste la preparazione.

Continuare la cottura, dopo 10 minuti assaggiare per testarne la consistenza e, soltanto poco prima della fine aggiungere le cozze, amalgamare e servire, io non ho messo formaggio.

stroncature con cozze-001

Con questo piatto ringrazio POMÍ per avermi dato la possibilità di giocare con i loro prodotti che trovo, indipendentemente dal concorso o dal pacco ricevuto, prodotti di qualità, presentati e promossi con eleganza.


Celeste ha trovato casa e festeggia facendo Pilates.

Celeste fa Pilates-001

É proprio quello che ho pensato quando ho scaricato questa foto, mi ricordava un esercizio di Pilates, qui si vedono benissimo i suoi spelendidi occhi “Celeste”, un pò strabici, che le danno un’aria quasi da nobil-gatta.

Celeste gli occhi 1-001

Appena entrata nella clinica con le sue scatolette preferite e con addosso sempre quel senso di colpa nei confronti dello staff che ha avuto giorni pieni, le gabbie non erano sufficenti per tutti i gatti in cura, senza contare che nel frattempo erano arrivati altri 2 trovatelli (una da oggi è già nella nuova casa), più piccoli, ma gli Angeli dell’Animal Care non hanno fatto una piega e non mi hanno mai fatto sentire a disagio, neanche per un attimo, il Dottor Monino mi dice:

ciao, stavo proprio cercando il tuo numero di telefono per chiamarti.

É successo qualcosa?

Si, ma qualcosa di bello, Celeste oggi pomeriggio va nella nuova casa ma preferivo avvisarti prima.

E così, in un lampo mi sono scivolate via la preoccupazione e l’ansia che mi hanno accompagnato sin dalla prima volta che la vidi nel cortile dell’ asilo.

Devo essere sincera, mi mancherà, è normale, ma saperla amata, coccolata e serena è per me un grande sollievo.

Celeste la gatta strabica più adorabile del mondo-001

Ciao piccola Celeste, questa gabbia ti ha salvata ma ora che sei uscita, vai libera e, come dicono qui, nel mondo virtuale: Buona Vita Celeste mia adorata…


Vellutata di malva e un rinnovato GRAZIE ad Animal Care di Martignacco…

 

Cliccando sulla foto conoscerete l’adorabile staff della Clinica.

Prima di passare alla ricetta mi soffermo per ringraziare ancora una volta la clinica Animal Care di Martignacco   che, senza avere contributi dallo stato né dal comune, mi ha sempre aiutata quando ho avuto bisogno di curare qualche gatto abbandonato, senza dimenticare che sono i medici della mia adorata Perla.

Approfondirò domenica, in uno speciale (come in tv ;-) ) post gli ultimi accadimenti ed aggiornamenti su Celeste che ora, per merito dell’interesse e dell’amore dello staff della clinica è invilleggiatura, infatti, così c’è scritto sulla tabella davanti al suo alloggio: sana, in villeggiatura.

Vi dirò che oggi, per la prima volta, l’ho sentita fare le fusa, le vogliono tutti bene e ci sono molte persone che si stanno muovendo per trovarle una casa.

Io ringrazio tutti, davvero, col cuore…è proprio vero il detto triestino: Non xe mai un mal sensa un ben…ma ora qualche notizia sulla malva, regina indiscussa di questa ricetta ricca di colore e di amore per la natura:

 

Malva deriva dal greco, con significato di molle, emolliente; sylvestris perchè cresce nei luoghi selvatici.

Questa pianta, di origine mediterranea, è stata decantata già nel VIII secolo a.C. quando i germogli venivano presentati sulle mense dei dignitari ed era ben nota anche ai Romani perchè le cronache ricordano che Catone ne era ghiottissimo, che Cicerone ne faceva addirittura indigestione e che Marziale, oltre a usarla come antidoto alle sue notti brave, la consigliava a un certo Febo che aveva problemi di stitichezza.

Orazio la accompagna alla cicoria nei suoi Carmina e Apicio, dal canto suo, la consacra nella cucina ricca, pur essendo cibo contadino e popolano, dedicandole due ricette: Malva minore: in salsa acida di vino con salsa di pesce, olio e aceto e Malva maggiore: in salsa acida di vino, pepe, salsa di pesce, vino dolce cotto o passito.

La ritroviamo nei secoli successivi, la Scuola Salernitana la lodava perchè risana e scioglie il corpo e durante il Medioevo era comunemente coltivata negli orti.

Nel 1614 il Castelvetro, naturalista, accennando ai prodotti primaverili, scriveva: “Abbiamo ancora in questo medesimo tempo le cime della malva, anzi che comincino a fiorire.

Si tagliano adunque lunghe un palmo, tagliando tutte le foglie eccetto una o due piccole, che cingono i bottoncini su l’ultima parte di quelle; co’ predetti bottoncini suon buone.

Si cuocono poi e si acconciano come i lupuli (luppolo) e senza noia veruna lubricano il corpo e non poco contro i dolori dell’orina giovano”.

Nella nostra tradizione popolare la malva rappresenta l’amore materno sempre sollecito, pronto e disponibile ad aiutare in ogni momento in modo deciso ma al tempo stesso delicato.

 

Ingredienti per una persona:

  • 100 g. di foglie e fiori di malva,
  • 1 cucchiaino di burro,
  • 1 piccolo cipollotto,
  • 1 cucchiaino di farina di grano saraceno,
  • 1 cucchiaino di farina di riso,
  • maggiorana,
  • 300 ml di brodo vegetale,
  • panna acida,
  • sale.

Come fare:

rosolare il cipollotto tritato finemente nel burro, unire la farina di grano saraceno e far insaporire, allungare col brodo vegetale bollente ed aggiungere la farina di riso e la malva tritata, mescolare con una frusta per eliminare eventuali grumi e continuare la cottura per 20 minuti.

Aggiustare di sale e frullare col minipimer, profumare con maggiorana e decorare con panna acida.

 


Cuore all’arancia di ♥Calabria♥

Lo so, avevo detto che ci saremmo rilette/letti nel 2011 ma non resisto, ha ragione chi dice che il blog crea dipendenza, non potevo aspettare l’anno prossimo per esternare la mia gioia per aver ricevuto un pacco di arance e limoni biologici dalla Calabria, esattamente dalle tenute di Max.

Tutto è nato da un mio commento sul suo blog: voglio anch’io le arance in terrazza!! Dopo pochi minuti la richiesta dell’indirizzo e la spedizione (un pò travagliata, tipica delle nostre efficientissime poste)

Così imparo a fare battute.

Finalmente una bella giornata di sole ed ho avuto anch’io le arance in terrazza.

L’occasione giusta per rifare questo dolce che avevo trovato anni fa con il nome Babà, credo soltanto perchè va intriso con lo sciroppo di succo d’arancia, quella volta l’avevo fatto così, a ciambella:

Questa volta non contaminerò la tradizione partenopea e lo chiamerò :

Cuore all’arancia

Ingredienti per un come questo:

  • 150 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 50 g. di burro (di soia),
  • 1 dl di latte (di soia),
  • 75 g. di zuccchero a velo (ho usato fruttosio macinato nel macina caffè),
  • 1 bustina di lievito per dolci.

Per la bagna:

  • 4 dl di succo d’arancia,
  • 125 g. di zucchero a velo (come sopra),
  • la buccia di 2 arance (solo la parte colorata per evitare l’amaro).

Come fare un così:

accendere il forno a 210°, far sciogliere il burro nel latte e montare  gli albumi a neve.

Lavorare i tuorli con lo zucchero ed aggiungere, alternandoli, la farina setacciata con il lievito ed il latte con il burro.

Imburrare uno stampo ed infornare per 25 minuti.

Nel frattempo preparare la bagna scaldando il succo d’arancia con lo zucchero e le bucce fino a quando lo zucchero sarà sciolto.
spennellare questa bagna abbondantemente sul dolce ancora caldo e, se avete tanta pazienza per sbucciare le arance a vivo e ricavarne sempre a vivo gli spicchi, fate come me oppure guarnire a piacere.

L’ho anche ricoperta con la gelatina chiara in polvere sciolta con acqua e succo d’arancia ma, se avete una buona gelatina d’arancia potete scaldarla leggermente e spennellarla sopra per lucidare gli spicchi.

Bene, è davvero arrivato il momento di farvi gli auguri, oggi è il 30 e devo stilare la lista dei propositi, siccome alcuni devo anche metabolizzarli ci devo lavorare su, oltre ad organizzare una cenetta sfiziosa.

Ello mi ha chiesto i sbeccolezzi, alias tanti piccoli stuzzichini da gustare senza una sequenza logica in maniera informale.

Come ogni anno i nostri occhietti si chiuderanno dal sonno moooolto prima della mezzanotte.

Saremo svegliati dai botti (che detesto), il tempo degli auguri e poi di nuovo a “ronfare” non senza, io, aver fatto gli auguri anche a Perla (sapete già che non sono tutta “giusta” ;-) ).

Adoro svegliarmi presto il primo dell’anno, quando gareggiavo era la mattina ideale per il primo allenamento: le strade deserte, un silenzio rassicurante, i pensieri leggeri come la mia pedalata.

Quest’anno andrò in piscina e ad ogni bracciata scivoleranno via i brutti ricordi degli anni passati lasciando la consapevolezza della bella vita che ho  e vasca dopo vasca mi ricaricherò di energia positiva.

Tra i propositi non c’è quello di scrivere post più corti, non lo posso fare, questo è un blog di ricette ma è anche il mio diario.

Cucino e penso e quando vengo qui oltre agli ingredienti mi viene naturale condire le pietanze con i miei pensieri.

Perla, vuole esserci anche lei a farvi gli auguri, sta guardano l’ anno che sta per arrivare, spero che sia un anno che la faccia uscire sul tetto a godersi il panorama e non a rientrare spaventata, saltando sulla mia scrivania.

Lei mi ha dato tanto affetto, ci sono stati momenti in cui è stata il mio salvavita.

Il mio pensiero va anche ai miei randagi, più sfortunati di lei, l’ENPA che sembrava mi avesse teso una mano l’ha tirata indietro, ma non importa, per quello che potrò li aiuterò io, soltanto che avere al mio fianco un’istituzione, avrebbe fatto desistere certe “persone” (persone è una parola grossa) a fargli del male.

Allora Buon 2011 anche a tutti gli animali del mondo, spero che vi lascino almeno uno scampolo di terra dove correre felici.

Auguri a tutti!!!


Grazie e buon fine settimana.

L’ aforisma che segue l’ho ricevuto ieri da Tiziana (la mia dispensatrice di ricette), mi piace tenermelo qui, in bella vista, per venirmelo a leggere di tanto in tanto.

È anche la mia maniera per ringraziare chi è passato a farmi gli auguri, chi me li ha mandati per sms, chi, in maniera riservata,  me li ha spediti via mail, chi è passato in silenzio e chi passerà.

Grazie allora, a presto.

LIMITARSI A VIVERE NON E’ ABBASTANZA.

C’E’ BISOGNO ANCHE DEL SOLE, DELLA LIBERTÀ E DI “UN PICCOLO FIORE”.

H.C.Andersen.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: