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Avanzato il panettone? Avanzato il pandoro? Ricicliamo, ricicliamo, ricicliamo!!!

Vi è avanzata qualche fetta di panettone o di pandoro? Oggi vengono a trovarvi gli amici? Ieri tutti in famiglia, oggi si va in visita e qualcuno arriverà certamente a portarvi i doni tra i quali ci sarà qualche panettone…allora non esitate, “portatevi avanti” e non fatevi “sorprendere” ma “sorprendete” voi gli amici con un dolce costruito sul momento con i seguenti ingredienti:

  • Fette di panettone (o pandoro) tostate in forno,
  • ricotta setacciata (deve diventare cremosa, senza grumi),
  • marron glacè a pezzetti,
  • succo d’arancia,
  • chicchi di melagrana per decorare.

Fate così:

mettete sul fondo delle coppette o, se preferite, in un contenitore unico le fette di panettone tostate e bagnate con del succo d’arancia.

Fate uno strato con un composto fatto di ricotta setacciata e i pezzetti di marron glacè, fate ancora uno strato o più, se vi va, dipende dalla quantità del ripieno.

Terminate con la ricotta e decorate con i chicchi di melagrana e…buona fortuna!!!

Un’idea per riciclare il pandoro?

Tagliare le fette dalla punta, tostarle e farcire con ricotta setacciata con dello zucchero a velo e aromatizzata con buccia di limone, terminare con zucchero a velo giallo (aggiungere colorante allo zucchero) e decorare con granella di pistacchi.

Se vi piace il liquore bagnate il pandoro con del limoncello.

Altre idee per riciclare pandoro e panettone:

 

 

Altre idee con la melagrana (cliccare foto):

      

Buona giornata :-)


Budino con Bacche e sciroppo di Biancospino.

La stagione ha da venire e quindi potrò ritornare alla ricerca di questo arbusto spinoso e generoso che ho scoperto soltanto l’anno scorso.

Arrivata a casa cercai subito sui miei libri la maniera per conservarle e  feci una marmellata aggiungendo il Macis (l’involucro della noce moscata) perchè il sapore delle bacche è neutro e, secondo me,  si sposano con tutte le spezie.

Ingredienti per la confettura:

le dosi sono controverse perchè dipendono dalla quantità di bacche che trovate, io non amo le confetture troppo dolci e le proporzioni contemplano anche la “zuccherinità” della frutta o, come in questo caso, delle bacche.

  • 1 kilo di polpa di bacche di biancospino,
  • 500 g. di fruttosio,
  • il succo di mezzo limone (per conservare un pò il colore),
  • qualche pezzetto di Macis,
  • acqua.

Come fare:

lavare le bacche e metterle in una pentola (io uso quella di rame) coperte d’acqua a filo.

Farle ammorbidire, coperte, per qualche minuto e passarle al passaverdura poche alla volta per evitare di “schiacciare i noccioli che potrebbero rilasciare l’effetto “legante”.

Pesare la polpa ottenuta e regolarsi con la proporzione di zucchero (io ho usato il fruttosio che dolcifica di più).

Rimettere al fuoco con il succo di limone e le cortecce di macis e raggiungere la densità desiderata.

Invasare bollente nei vasi (io piccoli) precedentemente sterilizzati in forno a 100/120°C. per 20 muinuti o più.

Capovolgerli e lasciarli rasffreddare per ottenere l’effetto sottovuoto.

Alcune bacche le conservai sotto sciroppo aggiungendo una stecca di cannella in cottura.

Ho controllato nel web e c’è la stessa ricetta nel sito di gennarino.org, è esattamente “paro paro” quella che ho nel mio libro: “Sotto vetro” di Gianna Montecucco Rogledi (1973) a pagina 185, d’altronde non credo che, a parte l’aggiunta di qualche profumo si possa fare molto di più, quando si ha lo sciroppo allora ci si può divertire a sperimentarne l’utilizzo.

La bacca di biancospino, per poter essere conservata, deve essere colta dopo i primi freddi, perché é una bacca invernale (noi le abbiamo raccolte al finire dell’autunno ed erano già mature).

Ingredienti:

  • 500 gr di bacche di biancospino,
  •  250 gr di zucchero,
  • 200 gr d’acqua,
  • 1 stecca di cannella

Come fare (così è scritto):

si prendono le bacche migliori, si lavano, si fanno sgocciolare, si mettono al fuoco coperte di acqua tiepida e si fanno bollire per pochi minuti.

Mentre si lasciano scolare, si mette al fuoco l’acqua e lo zucchero (e la stecca di cannella), quando lo sciroppo inizia a bollire si uniscono le bacche, si fanno cuocere, mescolando spesso, finché lo sciroppo sarà ben penetrato.

Si invasa caldo, si copre con un disco di carta imbevuta di rum e, quando il tutto sarà raffreddato, si chiudono ermeticamente i vasi.

 

Dopo averle conservate al fresco e al buio in cantina le ho tirate fuori per l’occasione, devo dire anche con un pò di perplessità..invece quest’anno farò altri vasi e qualcuno andrà a finire nei cesti Natalizi :-) .

Per fare questa coppa ho usato la ricetta del Ferni che avevo visto fare da Laura Ravaioli (alla fine link con variante).

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • sciroppo e bacche di biancospino a piacere.

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero) farlo sciogliere e aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto nelle coppe, far raffereddare un pò, versare lo sciroppo e spingerlo all’interno con uno stecchino, volendo si può anche “marmorizzare” a caldo.

Questi li ho addensati con l’agar agar.

Le bacche del biancospino di cui parlo qui hanno Proprietà antidiarroiche ed astringenti, mentre i fiori  sono utili per l’insonnia, l’ipertensione e le palpitazioni, in poche parole un infuso bevuto la sera prima di coricarsi fatto con:

1 g. di fiori in 100 ml d’acqua

vi aiuterà a riposare bene e svegliarvi rasserenati.

Per gli altri link:

Ricetta Ferni

Ricetta per budini latte soia agar agar


Sciroppo Vanigliato di Melagrana.

Cosa non si fa per “qualcuno”…….beh… si fanno sciroppi, si legge, si studia, si sperimenta..si imbottiglia, si fotografa (maluccio..ma non sono “momenti” ;-) ) e si posta…

Non mi ero mai avvicinata al mondo degli sciroppi, non ne vado pazza, ma a casa sono graditi, vengono apprezzati e consumati, allora perchè non farli?

Questa volta è toccato alle melagrane, un pò me ne aveva regalate Oxana che a sua volta le aveva ricevute dalla suocera (la “merce” deve girare ;-) ) un pò le ho “rubacchiate” :-D .

Le informazioni che seguono le ho attinte da un mio vecchio libro “datato” e le riporto fedelmente:

Il segreto di un ottimo sciroppo è la fermentazione. Per ottenere glisciroppi si devono schiacciare i frutti e lasciarli diversi giorni nel loro succo.

La fermentazione avverrà in tempi più o meno lunghi, e questo dipenderà dalla quantità di glutine contenuto nella frutta.

Ad esempio per il ribes, che contiene molto glutine, saranno necessari più giorni di fermentazione che non per il lampone che ne contiene molto meno.

Se si dovesse sciogliere dello zucchero nel succo di ribes appena spremuto e lo si mettesse subito al fuoco, non si otterebbe uno sciroppo ma una gelatina.

Quando lo sciroppo avrà terminato di fermentare (bollire) cesserà di levare (alzarsi) e sarà quello il momento di metterlo al fuoco con lo zucchero.

Meglio lasciarlo un giorno in più che uno in meno.

La sua limpidezza si ottiene solo con una lunga fermentazione. Dopo aver passato il succo attraverso un telo, schiacciando bene la frutta per spremerla il più possibile, il liquido va passato attraverso un filtro 2/3 volte, finchè sarà limpidissimo, quindi va messo al fuoco con la quantità di zucchero indicata.

Quando lo sciroppo sarà ancora ben caldo, lo si imbottiglia, o lo si versa nei vasi, ma solo se sarà molto denso; questi recipienti, come si è già detto, dovranno essere precedentemente riscaldati.

Le proporzioni per fare questo sciroppo sono:

lo zucchero è il doppio del peso del succo ottenuto,

io ho usato lo zucchero vanigliato che avevo preparato mettendo nel vaso  una bacca “Bourbon”.

Gli ingredienti:

  • melagrane,
  • zucchero,
  • tanta pazienza :-D


Come fare:

con l’ingrediente principale, la pazienza, sbucciate le melagrane, liberate i chicchi dalla pellicina che li copre.

Io ho messo un pò alla volta i chicchi nello schiacciapatate ed ho ricavato la maggior parte di succo.

Ho trasferito gli “scarti” in un setaccio ed ho premuto con una spatola di legno per ottenere il massimo di succo.

Ho lasciato “fermentare” per 36 ore.

Ho filtrato il succo attraverso un telo e l’ho messo al fuoco.

Ho fatto bollire per 20 minuti ed ho invasato  in vasi e bottiglie caldi sterilizzati nel forno  100°C.

 


Sciroppo di tamarindo.

Ieri ho trovato le bacche di tamarindo, un segno del destino in quanto il mio sciroppo di fiori di sambuco è finito con grande sgomento del mio cliente preferito: ello.

L’ho chiamate impropriamente bacche ma sono dei bacelli che contengono la polpa che viene usata nella preparazione dello sciroppo.

Appena aperto un bacello ho intravisto una specie di lombrico che invece di farmi torcere il naso mi ha stupito, come sempre mi stupisco di fronte all’arte della natura.

Il loro colore è meno rossastro ma ho fotografato al tramonto ed io non sono una gran fotografa.

Le proporzioni per fare lo sciroppo sono:

2 litri d’acqua per 800 g. di polpa di tamarindo, lo zucchero sarà uguale al doppio del peso del liquido che si otterrà dopo aver bollito  la polpa per 1/4 d’ora a fuoco moderato e dopo averla filtrata.

Io non possiedo l’apposito termometro da sciroppo e per verificare la sua esatta consistenza ho preso una goccia di sciroppo tra pollice ed indice bagnati con acqua fredda, aprendo le dita si è formato un filo abbastanza consistente.

Dopo averlo imbottigliato e chiuso ermeticamente l’ho riposto  al fresco.

All’assaggio è risultato gradevole e degno sostituto dello sciroppo di fiori di sambuco.

Provate, se vi va.


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