Archivi categoria: Secondi di carne

Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto uno splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…

P.S.: mi scuso per il post doppio ma ho avuto problemi di aggiornamenti, grazie per la comprensione.

Commenti e risposte sono nel post/doppione sotto…


Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto unùo splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…


Filetto al pepe rosa e verde, Speck di Sauris e panna (di soia).

Filetto pepe pronto-002

Mentre preparavo il post del corso di cucina mi è venuta un’idea e così, intanto che la elaboro e la metto in pratica per poi (se riesce) condividerla ed aggiungerla a quella di Emanuele Scarello e staff,  pubblico una ricettuzza dell’archivio, semplice, versatile, senza glutine, senza lattosio e, tralasciando la sciarpa di Speck di Sauris, come direbbe ello: dietologica .

Anche in questo caso: nulla di nuovo sotto il sole.

Ingredienti:

  • 1 fetta di filetto a persona, spessore 3/4 cm., io lo preferisco così,
  • 1 fetta di speck di Sauris a filetto (si può sostituire con prosciutto, pancetta o anche lasciarlo così),
  • 1 bella manciata di pepe verde e rosa in salamoia,
  • panna di soia o crema di latte, se adoperate quella da cucina diluitela con un pò di latte sennò s’ ammappa,
  • fiocchi di sale, anche affumicato,
  • spago da cucina per la legatura.

filetto al pepe rosa e verde

Come fare:

eliminare dalla carne eventuali residui di grasso, fasciare la circonferenza con una fetta di Speck di Sauris (o altro come nella lista ingredienti), io ho scelto una fetta abbastanza grassa e legare con spago da cucina.

In una pentola di ghisa (adopero questa) o antiaderente sigillare il filetto da ambedue i lati, non aggiungere grassi perchè in cottura lo speck lo rilascerà dando anche sapore alla carne, metterla da parte al caldo (io la vesto con carta forno).

Versare il condimento in un contenitore, pulire la pentola con carta da cucina e mettere i 2 tipi di pepe, scolati dalla salamoia, schiacciarne leggermente qualcuno nel mortaio affinchè rilasci più profumo.

Aggiungere la panna,  amalgamare bene e versare sulla carne, io salo la panna e preferisco mettere al lato del piatto i fiocchi di sale semplici o affumicati che si sciolgono in bocca per salare a proprio gusto la carne.

Anche se il galateo storce il naso, buon appetito e buon fine settimana, con la mia orchideina che, porella, ogni anno mi fa 2 fiori, lo stelo rimane tutto l’anno verde e pieno di gemme ma 2 fiori fa, due…

Non oso tagliarlo e così sono sicura che almeno 2 fiori me li posso guardare per molto tempo.

orchidea in boccio 2013 1-001


Bocconcini di pollo al succo d’arancia e il Senso del Giallo…

Bocconcini di pollo al'arancia e rosmarino-001

Ho concluso la settimana col colore giallo e ne inizio un’altra ancora col colore giallo, è stupefacente scoprire quanti significati anche contrapposti possa avere un colore, a me il giallo trasmette gioia, luce, solarità, voglia di vivere e a voi?

SIGNIFICATO DEL GIALLO (Copia-incollato da Questo Sito)

Il giallo corrisponde in modo simbolico al Sole, all’aura dei Santi, alla felicità.

La percezione sensorea legata al giallo è l’acutezza, l’intelligenza.

Infonde un effetto di luce, allegria e ottimismo, a causa delle sue qualità di brillantezza e riflessività.

Rappresenta l’affetto disinibito, l’apertura, il rilassamento (a livello psicologico rilassarsi significa riuscire ad abbandonare problemi, fastidi, restrizioni), il mutamento, la distensione.

E’ legato al sistema nervoso del simpatico e parasimpatico e al plesso solare.

Le sue caratteristiche equilibrate sono: responsabilità, affidabilità, equilibrio, volontà realizzativa, buona autostima, personalità calorosa, fiducia, spontaneità, senso dell’humor, capacità di saper giocare, autodisciplina, senso del proprio potere personale, saper accettare le sfide.

L’orientamento, nel giallo, è riferito all’autodefinizione.

Poichè il giallo rappresenta la spinta ottimistica in avanti, verso il nuovo, verso ciò che deve ancora prendere forma, segnala il desiderio di volersi finalmente rilassare, e quindi la speranza e l’attesa di un momento di maggiore felicità, indicando, nel contempo, la presenza di un conflitto da cui si sente la necessità di liberarsi, un forte desiderio di fuggire dalle difficoltà esistenti, una via d’uscita che porti sollievo.

Inoltre, rappresenta il desiderio di ottenere importanza e un’alta stima da parte degli altri; se il desiderio è intenso potrebbe portare a vivere con sentimenti erronei d’invidia.

La sensazione da sconfiggere, nel giallo, è la vergogna.

Traumi e violenze che portano a disequilibri di giallo (riferibile per l’età infantile): essere spinti a provare vergogna, autoritarismo, situazioni instabili, dominio sulla volontà, abuso fisico, ambiente pericoloso, paura delle punizioni, inganni, manipolazione emotiva, responsabilità eccessive per l’età, senso di vergogna ereditato dai genitori.

Un’eccessiva carenza di giallo può indicare: poca energia, volontà debole, facilità ad essere manipolati, mancanza di autodisciplina, difficoltà nel portare a compimento, scarsa autostima, freddezza emotiva o fisica, digestione difficile, centro del corpo infossato, attrazione per gli stimolanti, mentalità vittimista, attribuzione di colpe agli altri, passività, inaffidabilità.

Un’eccessiva presenza di giallo, può indicare: eccesso di aggressività, dominatore, volontà di controllo, bisogno di avere sempre ragione e di avere l’ultima parola, manipolatore, assetato di potere, traditore, attrazione per i sedativi, attacchi d’ira, esplosioni di violenza, ostinazione, ambizione di comando, competizione, arroganza, iperattività.

Fiori Iperico vaso-001

Le disfunzioni fisiche collegate: disordini dell’alimentazione, disordini digestivi, ulcere, ipoglicemia, diabete, spasmi e disturbi muscolari, stanchezza cronica, ipertensione, disordini di stomaco, pancreas, fegato, calcoli.

Se il giallo, al contrario, provoca un senso di rifiuto o di repulsione, potrebbe indicare una sensazione di vuoto, che si siano perse le speranze, che ci si senta isolati, irritati, scoraggiati e sfiduciati verso gli altri e i loro intenti; rappresenta quindi un tentativo di protezione contro ulteriori perdite o delusioni.

 Ricetta bocconcini Pollo arancia-001

Ecco, oggi sono velocissima, questi bocconcini li ho trovati in una dispensa della Aboca che ho comperato in farmacia,  ho adoperato 300 g. di pollo ed ho modificato un pò il procedimento,  ho fatto così:

in una pentola di ghisa a fuoco alto ho sigillato i bocconcini di pollo su tutti i lati, ho aggiunto il brodo (vegetale) ed il rosmarino, ho aggiustato di sale e portato a cottura, coperto, per 15 minuti, ho scoperto ed ho fatto asciugare il brodo, ho elminato il rosmarino, ho unito il succo d’arancia e, alla fine, ho aggiunto un cucchiaino di olio EVO, ho amalgamato il tutto, fatto!!! Se volete potete aggiungere il pepe.

bocconcini pollo arancia-001

La mia Perla vi augura una splendida settimana.

Perla cappello-001

La Gat-Fatal


Bocconcini di coniglio all’aglio e kümmel.

bocconcini coniglio sacchetto aglio-001

Bocconcini di coniglio all’aglio e semi di kümmel

Un’altra proposta per utilizzare i Sacchetti Cuki ma so che, nella mia cucina, è soltanto iniziata l’ era della sperimentazione e sono curiosissima di scoprire domani cosa avrà preparato la bravissima ed elegantissima  Nadia di ALTE FORCHETTE alla quale passo il testimone di questa golosa staffetta culinaria e ringrazio per la fiducia.

Per vedere tutte le ricette fin’ora proposte potete collegarvi con la Pagina Facebook di Cuki.

Ingredienti per il coniglio all’aglio e kümmel:

  • 200 g. di bocconcini di coniglio,
  • 3 spicchi d’aglio rosso vestiti,
  • 1cucchiaino da caffè di semi di kümmel pestati nel mortaio,
  • olio EVO soltanto per ungere i bocconcini,
  • sale.

Collage Bocconcini coniglio sacchetto-001

Come preparare i bocconcini di coniglio:

preriscaldare il forno a 195°C. (ventilato).

Dopo aver ricavato i bocconcini di coniglio metterli in una terrina, ungerli con l’olio EVO e condirli con i semi di kümmel, il sale e l’aglio, mescolare ed inserire nel sacchetto, chiudere e cuocere per 20 minuti, estrarre e, come per il verzottino, scuotere il sacchetto per uniformare la cottura.

Continuare per altri 15 minuti, ritagliare il sacchetto e rosolare con funzione grill 5 minuti da una parte e 5 dall’altra.

Fidatevi, la carne di coniglio che, se si sbaglia la cottura diventa stopposa, così è risultata, come di dice dalle nostre parti: un burro.


Petto di pollo alle pesche Tabacchiere.

É ancora presto per trovare le Pesche Tabacchiere ma oggi ho cercato qualcosa nel mio archivio per l’ aggiornamento, ieri ho fatto un “reblog” di un post di Fausta, l’ho trovato pacato, ha saputo dire senza dire, dal canto mio ho dovuto subirmi  la parata dove gli sforzi per farla diventare utile ed indispensabile…hanno rasentato il ridicolo, non posso fare a meno di pensare alla frase di  Maria Antonietta: se non hanno pane che mangino le brioche!!

Ma oggi niente brioche, oggi si mangia il Petto di pollo alle pesche tabacchiere o Saturnine, la ricetta trovata sul libro “1000 ricette con la frutta” consiglia le pesche nettarine, in qualsiasi caso devono essere pesche sode.

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 petto di pollo (doppio),
  • 2 pesche Tabacchiere (o nettarine),
  • farina,
  • 1 cucchiaino di miele,
  • 1 cucchiaino di senape al dragoncello (o quella che desiderate purchè sia dolce),
  • qualche cucchiaio di panna (di soia),
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 1 noce di burro (di soia),
  • 1 cucchiaio di aceto di mele,
  • sale,
  • pepe (rosa).

Come fare:

dividere a metà il petto di pollo, strofinare le 2 parti con sale e pepe, infarinare e rosolare in padella con l’olio e burro, appena sarà rosolata una parte, girare ed unire le pesche pelate e tagliate a spicchi, coprir e stufare per una decina di minuti.

Spennellare i petti con la senape e spruzzarli con l’aceto di mele, aggiungere il miele e la panna, coprire e cuocere ancora per 10 minuti.

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida domenica :-)


Bocconcini di vitello alle fragole.

Bocconcini vitello alle fragole

Non ci crederete ma sto ancora preparando il post sulla passeggiata nei campi con annesso laboratorio e degustazione di sabato scorso perchè attendo qualche foto bella fatta da Joel il delizioso cameriere-fotografo del Ristorante agli Amici di Godia

Nel frattempo ho cucinato qualcosina, ho realizzato piatti che da tempo avevo nel cuore e nella mente, ho ascoltato il cuculo, ho dormito poco per il caldo, ho coccolato Perla ed Ello oppure  Ello e Perla ;-)

Tra questo qualcosina ci sono questi bocconcini di vitello alle fragole.

Non mangio molta carne però qualcosina si, però dev’ essere tenera, poca e cucinata in maniera sfiziosa e magari colorata, esattamente così come questa che è anche senza glutine perchè ho infarinato la carne nella farina di riso.

Io ho adoperato il burro di soia ma voi potete usare farina normale, burro chiarificato, olio evo, fate come più vi piace, anche le scaloppine potete lasciarle semplicemente come sono, l’importante è batterle per renderle sottili.

Ingredienti per una persona:

  • 3 bocconcini ricavati con un coppapasta da 2 scaloppine battute col batticarne,
  • farina di riso,
  • burro di soia,
  • porto bianco per sfumare,
  • fragole,
  • sale,
  • pepe verde.

Come fare:

con una parte delle fragole fate una purea che passerete al colino per eliminare i semini.

Dopo aver ricavato dalle scaloppine i bocconcini, infarinarli e rosolarli nel burro (che dev’essere abbondante) da ambo i lati, sfumare con il porto bianco (se preferite vino) e, a fuoco forte far asciugare quasi del tutto il sugo.

Aggiungere la purea di fragole, salare e pepare e lasciare sul fuoco ancora qualche minuto.

Servire decorando con le fragole e buon appetito :-)


Rifatte senza glutine: Arrosto alla panna…

Versione decorata.

Ben ritrovate, cosa  pensi della celiachia lo sapete, avendone  io già scritto nelle presentazioni delle mie precedenti partecipazioni.

Quello che mi sta succedendo è la conferma del mio modo di dire: “Pensare senza glutine o “gluten free” per gli stranieri.

Mi capita ogni volta che cucino di sostituire qualche ingrediente nella preparazione per “liberarla dal glutine”.

Per esempio, nel  rotolo di topinambur (dal quale arrivano gli gnocchi di oggi) avrei potuto mettere la farina normale ed invece, soltanto sostituendola con quella di grano saraceno (la mia è come da prontuario) ho trasformato un buon piatto in un buon piatto senza glutine.

Voi sapete che io non sono celiaca, per ora, però non si sa cosa riservi il futuro e mi potrebbe capitare l’occasione di avere un celiaco a pranzo e/o a cena, beh, niente panico, né per me, né soprattutto per lei/lui, nessuna contaminazione, garantito ;-)

Ora immagino già cosa state pensando: “sarà mica un’arrosto alla panna” questo!!!

Lo è, credetemi, avrò tanti difetti ma non vi imbroglio mai, certo, ci vuole un pò d’immaginazione però è lui: l’arrosto alla panna di Sonia.

La mia lonza di maiale  pesava 1200 g. e, dopo averla gustata in purezza la sera per cena, tagliata a fette un pò grosse (come piace a ello :-D  ) ho iniziato a pensare cosa fare della metà avanzata (qui non si mangia mai 2 volte la stessa cosa ;-) ) e così è nato questo piatto unico: quadratini di arrosto alla panna con gnocchi di topimambur (fatti con l’impasto del rotolo dell’altro giorno soltanto con meno farina: di grano saraceno) che mi sono pappata per pranzo il giorno dopo e l’altra parte l’ho tagliata con l’affettatrice, ho fatto una leggera salsa tonnata..insomma, come dire: 3 piccioni con una lonza :-D

Ma andiamo per ordine, di seguito la ricetta originale di Sonia con tra parentesi le mie dosi.

Ingredienti per 6 persone:

  • 1 kg. arrosto di vitello o arista di maiale (1200 g. di lonza),
  • 100 gr. pancetta a fette (speck),
  • 2 rametti di rosmarino fresco (+ fiori decorazione optional),
  • 1 cipolla rossa,
  • olio evo (+ burro chiarificato),
  • brodo di carne (vegetale),
  • 6 cucchiai di aceto di vino bianco (aceto di mele),
  • 200 ml panna da cucina (250 Panna di soia come da prontuario),
  • sale,
  • pepe (peperoncino).

Come fare :

nella mia preparazione cambiano soltanto, avendo sostituito la pancetta con lo speck che è più magro, la  rosolatura della lonza nel burro chiarificato e olio seguita dalla sua legatura nello speck con i rametti di rosmarino a contatto con la carne  (ello non vuole vedere aghi ;-) ).

Ho rimesso la lonza nel tegame e, quando ha ripreso a rosolare ho sfumato con l’aceto di mele, scelta fatta per la minore necessità di “sgrassare” il tutto.

Come ha fatto Sonia, ho aggiunto il brodo (nel mio caso vegetale) caldo, la panna, ho aggiunto il peperoncino, aggiustato di sale, ho mescolato e fatto riprendere il bollore.

Ho coperto, abbassato la fiamma e fatto “andare” per c.ca 1 ora e 1/4.

Ho slegato la lonza, eliminato il rosmarino e, col minipimer ho frullato tutto, compreso lo speck che ha dato alla salsa un colore più  beige-rosato rispetto a quella di Sonia, ho tenuto in caldo la lonza  e fatto ridurre la salsa.

L’arrosto alla panna è piaciuto molto e la frase: da rifare fa ben sperare in un futuro “roseo” ;-)

Versione “semplice”

E qui inizia il divertimento (per me), lonza e rotolo coincidevano e così, ho prelevato dal purè di topinambur una parte per questi gnocchetti, ho aggiunto farina di grano saraceno, uovo, burro, sale, ho fatto delle palline che ho infarinato (sempre con la stessa farina) e ho cotto come al solito.

Ho ritagliato dei quadrotti dalla lonza e li ho fatti “saltare” assieme ai gnocchetti nella salsa.

Ed ora la versione Tonnata, ottenuta affettando sottilmente la lonza (fredda) con l’affettatrice e presentata con una salsa tonnata fatta così:

  • maionese (1 uovo intero, aceto, senape, sale, limone, olio oliva),
  • tonno al naturale,
  • capperi,
  • carota (opzionale),
  • fiori di cappero (cucunci), julienne di zesta limone e carota per decorare.

Non entro nei dettagli della maionese perchè la saprete fare tutti ( io uso sempre l’uovo intero).

Frullare gli altri ingredienti, unire la maionese, arrotolare le fettine di lonza formando dei “cannelloni”, versare la salsa lungo i 2 lati e decorare a piacere.

Lonza in salsa tonnata.

Vi auguro una splendida giornata.


Coniglio all’Amarone cotto nel Coccio.

Da quando è arrivato in casa mia non gli ho più tolto gli occhi di dosso, gli ho girato intorno, l’ho soppesato, l’ ho toccato, l’ho studiato.

Era bellissimo anche così, appoggiato al tavolino e riscaldato dal sole tutto il giorno ma,…ma lo vedevo così scontento, irrealizzato, dovevo fare qualcosa per valorizzarlo.

Tergiverso, lo so…ma mi ero ripromessa di non pubblicare più ricette col coniglio pur continuando a cucinarlo, vivo con un carnivoro amante di questa carne e non ho scelta…eppoi, per un amico questo ed altro no?

Ho voluto inaugurarlo con una ricetta che gli fa onore, non aspettatevi fave tonke, cardamomi e profumi d’oriente, qui l’unico profumo è quello che rilascia la cottura nel coccio e chi la conosce lo sa, da una marcia in più a qualsiasi preparazione ed il profumo che si espande per casa è ineguagliabile, andiamo in cucina va.

Ingredienti:

  • coniglio, io 2 spalle, 2 cosce,
  • 1/4 di vino Amarone,
  • olio evo,
  • rosmarino secco schiacciato nel mortaio,
  • prezzemolo (io gambi interi),
  • 3 spicchi d’aglio,
  • 1 scatola piccola di polpa di pomodoro o passata fatta in casa ecc.
  • peperoncino.

Come fare:

mettere gli spicchi d’aglio interi svestiti  nell’olio e farlo insaporire, unire la carne e rosolarla.

Nel frattempo dealcolizzare il vino fiammandolo e quando il vino è pronto salare, mettere il peperoncino ed il vino in 2 tempi (io faccio così).

Aggiungere il rosmarino secco o fresco se preferite, i gambi di prezzemolo che alla fine toglieremo e la polpa di pomodoro, far riprendere il bollore e coprire (questo coccio non ha il coperchio, io ne ho usato uno di un coccio rotto).

Portare a cottura (c.ca 40 minuti).

Questa è una ricetta semplicissima, niente di complicato, da fare quando si vuole un piatto unico, un contorno di riso ecc., io l’ho servito con la polenta.

Buona settimana a voi, io ascolto ancora LUI, come dice una sua canzone: Tu non mi basti mai


Cosa fa una Lonza nella lavastoviglie?

Ma si cuoce no?….no, non fate booh, lo so che si può farne a meno e cosa serve mettere da parte la solita pentola?

Ma pensate un momentino, non so voi ma io la lavastoviglie l’accendo la sera o la mattina presto, sono una casalinga e potrei fare  la lonza al latte nella pentola, però, dal momento che mi piace farne tante di cose e arrivo a sera che non le ho mai fatte tutte che meraviglia mettere qualche ingrediente in un vasetto ermetico, infilarlo nella lavastoviglie e, mentre le stoviglie si lavano si cuoce anche il pranzo o la cena.

Per chi lavora è un’ideona oltrechè un risparmio, ritornare dal lavoro ed avere il pranzo o la cena soltanto da riscaldare…

Non l’ho inventato io, magari!!! Tempo fa ho visto un post da Giulia e lei a sua volta citava Lisa Casali che ha pubblicato un libro “Cucinare in lavastoviglie”, io l’ho comperato e mi è subito “caduto l’occhio” sulla lonza al latte, ma ci sono un sacco di ricette e spiegazioni dettagliate su come fare, il lavaggio specifico per ogni preparazione,   il risparmio energetico, senza sottovalutare la cottura in quasi totale assenza di grassi.

 

Ma arriviamo alla ricetta.

Ingredienti per un contenitore a chiusura ermetica della capienza minima di 1,5 l.(anche vasi da conserva con tappo a vite):

  • g.700 di lonza,
  • 1/2 litro di latte,
  • 1 rametto di rosmarino,
  • 1 bacca di ginepro,
  • 1 chiodo di garofano (sostituito con qualche seme di coriandolo),
  • 1 spicchio d’aglio intero leggermente schiacciato,
  • sale,
  • pepe (io pepe verde in grani).
  • 1 cucchiaio di maizena,
  • 1/2 bicchiere di vino bianco,
  • olio extravergine d’oliva (per la rosolatura finale),

Come fare:

legare la lonza assieme al rametto di rosmarino ed inserirla nel vaso (avevo a disposizione uno da 2 litri), aggiungere gli altri ingredienti meno gli ultimi 3 ed inserire il vaso nella lavastoviglie (non da solo ;-) ), avviare il “lavaggio intensivo” ed andare ad occuoparsi di altro.

Terminato il ciclo estrarre il vaso e riporlo in frigorifero fino al momento dell’utilizzo (max 3 giorni).

Al momento del servizio, scolare la lonza e farla rosolare da tutti i lati in una padella con pochissimo olio, nel frattempo filtrare il latte e far addensare la salsa con la maizena, aggiungere il vino bianco e ridurre di quasi la metà.

Per questo passaggio bastano 5 minuti.

Affettare la fesa, “napparla” (che bel termine alla Masterchef ;-) ) con la salsa e servire.

Io l’ho servito con un Chutney di zucca che però non ha la consistenza della marmellata ma si presta ad essere consumato come contorno, nel link troverete la ricetta.

 

Bene, ora per un pò me ne starò al calduccio accantoalcamino a cucinare, a fare esperimenti e ad inventarmi qualcosa di buono e di bello, mi è appena passata l’influenza e se esco rischio di prendere  colpi d’aria, e non è proprio il caso :-)


The 7 – links project…

Voglio bene a tutti i miei post e mi piacciono tutti indistintamente ma dopo aver “scartabellato” ho scelto questi:

Il mio più bel post:

Fatto col cuore il mio piatto dautore

Il perchè lo dice il titolo: fatto col cuore :-)

Il mio post più popolare:

Torta con farina di castagne pere e cioccolato

Il perchè non lo so, forse perchè digitando il nome su google si arriva dritti qui senza dover lasciare link, però ho anche ricevuto mail da persone che non hanno un blog dicendomi di averla fatta ed essere rimaste soddisfatte o che magari avendola sformata calda si era un pò rotta.

Il mio post più controverso (ma forse lo sono tutti e questo in particolare ;-) ):

Penetration is not isn’t introduction

Il perchè? Perchè tocco un argomento che molti vorrebbero “toccare” ma sono bloccati dalla paura di perdere la popolarità (cosa che io ho già perso da tempo :-D )

Un post il cui successo mi ha sorpresa:

Bocconcini di pollo al pepe rosa

Il perchè si sa, con questa ricetta ho vinto il concorso Amadori.

Ho mandato la ricetta l’ultimo giorno dopo una repentina folgorazione: ho bloccato ello perchè dovevo fare le foto, era sera e tutto giocava a mio sfavore..invece? Invece è andata benissimo :-D

Un mio post che penso non abbia ricevuto l’attenzione che meritava:

Polpo ubriaco e pasta di mais risottata

Perchè probabilmente era uno dei miei primi post e non ero ufficialmente entrata nel “giro”, però è una ricetta che mi piace molto, amando i piatti unici e completi entra spesso nel menù, piace anche a ello che (udite udite) goloso come sempre, non sapendo che i polipetti erano crudi, ne ha mangiato uno direttamente dal frigorifero mentre erano tutti a marinare :-(

Il post che sono orgogliosa di aver fatto:

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Pane fichi e alloro

Questo post significa ed ha significato per me l’”inizio”, sia l’inizio della fine, la fine dell’inizio e l’INIZIO e basta.


Da pupattola a pupattola: il Piatto Primavera.


Lo so, siamo in estate (forse) ma con l’atmosfera che si respira in casa “Sapori Divini” mi sa che la primavera sarà la stagione regina per molti anni.

Questo piatto nasce dalla mente fervidamente artistica di Tiziana che me l’ha spedita via mail proprio a primavera ma, sapendo della visita estiva di Blanca abbiamo aspettato il momento giusto per farla assieme.

Al tempo c’erano ancora le cime di rapa che abbiamo (ha) sostituito con un golosissimo pesto di rucola.

Ingredienti:

  • petto di pollo,
  •  zenzero in polvere,
  •  zafferano,
  • vino bianco,
  •  cime di rapa (versione attuale con pesto di rucola)
  •  aglio,
  •  philadelphia,
  •  semi di papavero,
  •  sale
  •  olio evo.
  • peperoni rosso e giallo,
  • striscioline buccia di cetriolo.

Come disegnare il Piatto Primavera:

salare le fettine di pollo, rosolarle in un filo d’olio assieme allo zenzero, sfumare con il vino bianco, aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Togliere il pollo dalla padella, farlo raffreddare per ritagliarlo con le formine ( fiori e farfalle ), tenere da parte il sughetto di cottura.

Lavare le foglie delle cime di rapa, metterle in una padella con un filo d’olio evo, l’aglio tritato, il sale e farle appassire.

Lasciar raffreddare e quindi passarle nel mixer assieme a un cucchiaio di Philadelphia.

Riscaldare la salsina verde, in un’altra padella riscaldare le formine di pollo nel sughetto di cottura , quindi impiattare appoggiando i fiori e le farfalle sulle salsine decorando poi  con i semini di papavero.

Questo succedeva nella ricetta originale ma Blanca ha deciso di fare i fiori con i peperoni rossi e gialli, ha voluto fare i cuoricini, ha voluto fare un cielo.

ogni tanto la nonna” voleva metterci mano.

Alla fine bisogna creare un “set fotografico” ma se nessuno ti dà una mano, anzi, si diverte a farti i “dispetti” come si fa?

Ditemi voi se sono facce da fare ad un’anziana signora che sta  fotografando, mah, valle a capire queste pupattole.

Blanca, la nonna, Perla (deve sempre metterci il nasino ) e l’anziana Signora offrono questo piatto ad Alice Ginevra, la meravigliosa Pupattola del web, non so se Alice vorrà farlo assaggiare a mamma e papà, ma questo lo saprete più in là.

E dopo aver trascorso un meraviglioso pomeriggio con Blanca, la nonna ed il papà di Blanca che, purtroppo ha, nel frattempo, ricevuto una brutta notizia (Enrico un abbraccio affettuoso) me ne sono andata via con una bella zanzarona costruita proprio da Blanca con un palloncino (ma secondo me c’è ancora lo zampino della nonna).

Io le ho lasciato una scatolina/decoupage (finalmente dopo tanto tempo ho ripreso l’attività) dove mettere le sue collane (l’ha detto lei).


Petto d’anatra in salsa d’arancia e rosmarino…..

Ogni volta che andiamo in Austria cerco sempre di “sbirciare” cosa c’è nei piatti che servono a cena, devo dire che essendo un albergo per cure termali l’alimentazione viene trattata con un occhio di riguardo  sia nel contenuto calorico sia nella cura dell’estetica del piatto che, come dico sempre, fa la differenza e “coccola” ulteriormente.

Mi è piaciuto così tanto questo petto d’anatra che ho deciso di rifarlo prima o poi e come al solito me lo sono “studiato” per benino cercando di indovinare casa componeva la salsa: arancia, sugo d’arrosto, rosmarino, sì, si può rifare e modificare chissà…..così l’altra sera su suggerimento di ello ho tirato fuori dal congelatore i 2 petti d’anatra e lasciati a scongelare in frigorifero.

Ingredienti:

  • 2 petti d’anatra (o uno, come volete),
  • burro chiarificato,
  • rosmarino,
  • succo di 1 arancia grande,
  • 1 birra weißbier (0,33),
  • pepe verde,
  • maizena per addensare (facoltativa).

Come fare:

eliminare i residui di “piumaggio” dalla pelle, fare delle incisioni cercando di non intaccare la carne e mettere i petti a marinare per 1 ora nella  weißbier con gli aghi di rosmarino spezzettati.

Scolarli (conservare il liquido della marinatura) e rosolarli dalla parte della pelle (senza grassi) fintanto si colorerà, girarli e farli dorare anche sui bordi (10 minuti).

Toglierli ed eliminare il grasso rilasciato dalla pelle, aggiungere nella padella il burro chiarificato, riscaldarlo e mettere i petti, aggiungere il liquido della marinata, far evaporare l’alcool, abbassare la fiamma e continuare la cottura per altri 10 minuti, aggiungere il succo d’arancia, ancora 1 rametto di rosmarino, aggiustare di sale e pepe  e girando i petti terminare la cottura (altri 10 minuti).

Solitamente non li cuocio molto ma, essendo stati congelati, ho preferito fare così, l’interno non è risultato rosato ma la carne non era stopposa ed asciutta e, quello che è importante non aveva il classico sapore di “selvatico” che ello ed io non gradiamo.

Togliere i petti dala pentola, togliere la pelle (io lo faccio) passare il sugo ottenuto e far ridurre la salsa, aggiungere poca fecola sciolta in acqua fredda se si vuole una salsa più densa.

Scaloppare il petto e servirlo con la salsina all’arancia e rosmarino, uno l’abbiamo mangiato la sera dopo, a temperatura ambiente scaldando soltanto la salsa, un’idea per le calde serate estive, per una cenetta in terrazza…..

Sapete che ovunque vada, in qualsiasi parte del mondo incontro sempre qualche gatto, è successo anche l’ultima volta in Austria durante una mia “cinghialata” in montagna:

Vi saluto…

Buon fine settimana a tutte/i……..la vostra Libera :-D

Altre idee col petto d’anatra:

 


Fesa di vitello con Alchechengi, alchechè?

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Che io rimanga sempre incantata di fronte ai doni che ci offre la natura non è un mistero e quando mi capita di vedere queste meraviglie sui banchi dei negozi sono tentata di comperarle ma poi cosa ne faccio?

Gli alchechengi/Chichingeri/Phisalis capita di vederli con la bacca a vista e le foglie tirate su a ciuffo nelle pasticcerie, sono intinti nello zucchero fondente e poi nel cioccolato, rendono raffinatissime le decorazioni di torte, pasticcini ecc. io li trovo bellissimi.

Spesso li raccolgo durante le mie scorribande campagnole verso agosto/settembre ma non sono  questi della foto (Phisalis pubescens) che vengono coltivati appositamente per uso alimentare, hanno la bacca gialla e leggermente più grande degli altri, quello che io chiamo ciuffo (calice) è verde a differenza di quello spontaneo che è rosso/arancio.

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Vi parlerò della specie spontanea e delle sue proprietà, concentrate esclusivamente nel frutto che, fresco viene usato per vini ecc., mentre essicato (in forno a calore moderato) si usa per infusi.

Le altre parti della pianta NON devono essere utilizzate in quanto contenenti alcaloidi in sensibile quantità.

É ricchissimo di vitamina C  e ne contiene il doppio del limone.

Proprietà: Diuretiche, Depurative, Antiuriche, Antireumatiche, Antiinfiammatorie.

Principi attivi: acido citrico, mucillagini, tannini, principi amari.

Le proprietà diuretiche e depurative sono impiegate soprattutto contro la ritenzione urinaria, nel caso di nefriti, gotta, calcoli renali e vescicali e comunque in tutte le forme cui è interessato l’apparato urinario.

In pratica per tutte le preparazioni erboristiche si uano i frutti essicati.

Uso interno (frutti):

come diuretico, antiurico, depurativo.

Infuso: 3 g. in 100 ml di acqua, 1 tazzina al mattino prima di colazione e la sera.

Tintura vinosa: 3 g.in 100 ml di vino bianco (a acerare per 10 giorni), 1 bicchierino al mattino a digiuno.

Uso esterno (fruttti)

Per pelli arrossate: decotto10 g. in 100 ml d’acqua. Applicare compresse imbevute di decotto sulla parte interessata per 15 minuti.

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Quella della foto è la mia proposta “Per uso interno”, già questa si mangia” e che buona!

Trovata per caso in un libro che propone piatti dolci e salati con la frutta, svariati tipi di frutta,  è stato amore a prima vista prima e amore al primo boccone poi.

Ingredienti per 1 persona (io):

  • 100 g. di fesa di vitello (3 fettine sottili),
  • 60 g di alchechengi,
  • burro chiarificato (soia),
  • 1 foglia di salvia fresca,
  • 1 piccolo rametto di timo,
  • farina,
  • brodo vegetale,
  • birra boch (o pils),
  • sale, pepe (verde).

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Come fare:

battere le fettine di carne, infarinarle leggermente e rosolarle bene da tutti 2 i lati  nel burro chiarificato (io uso il burro di soia).

Salarle, peparle e cospargerle con le erbe tritate, sfumare con la birra (la ricetta prevede brandy, marsala) e farla evaporare brevemente, disporre i frutti degli alchechengi a lato della carne, bagnare col brodo vegetale, coprire e cuocere per 15 minuti.

Io consiglio l’aggiunta degli alchechengi soltanto negli ultimi 10 minuti, il sapore non cambia ma il piatto ne guadagna esteticamente, non so perchè ho messo quel piatto azzurro….. boh!! :-D

Vi chiederete che sapore ha l’alchechengi? Ha un sapore leggermente agrumato, ricorda il succo d’arancia, con la fesa si sposa d’incanto, provate.

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Polpettine al sugo, quelle di nonna Flora.

Cosa c’è di più versatile in cucina di una polpetta? Ditemelo, una pasta? Un risotto? Certo, ma la polpetta? Accontenta tutti, mette d’accordo grandi e bambini, unisce in matrimonio ingredienti a prima vista incompatibili.

Se non ci fosse già avrei intitolato il mio blog: la polpetta perfetta, perchè ogni polpetta è perfetta con qualsiasi ingrediente si faccia.

Queste polpette mi riportano alla mente le domeniche da Nonna Flora che ne preparava padelle intere.

Ecco, queste per me sono le polpette, quelle che mi fanno riaffiorare alla mente cose belle e come non mai è di questo che ora ho bisogno, di coccole e di ricordi belli.

Questo fine settimana ello è via per lavoro ed io mi sono, a modo mio, coccolata un pò, con queste semplicissime polpettine, facendo anche una goduriosa scarpetta alla fine col sugo rimasto.

Gli ingredienti per queste polpettine sono, come succede spesso, ad occhio.

Per l’impasto:

  • 500 g. tritato di carne mista (bovino, suino),
  • 150 g di mortadella,
  • 1 patata grande bollita (avevo soltanto patate viola),
  • 1 manciata di parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaio di cipolla tritata finemente,
  • 1/2 spicchio d’aglio schiacciato,
  • 1 uovo intero,
  • sale,
  • pepe verde macinato.

Come fare:

amalgamare gli ingredienti, prendere dall’impasto ottenuto delle palline del peso di 25 g., arrotolarle ed infarinarle.

In una padella mettere il burro chiarificato con dello scalogno tritato e qualche fogliolina di salvia, unire le polpettine e rosolarle da tutti i lati.

Si possono mangiare così, con il sughetto ottenuto ma io, per non farmi mancare nulla, ho preparato una salsa al pomodoro (fatela come vi piace) e le ho fatte insaporire per qualche minuto.

Nota bene, né fritte né al forno.


Stufato di pollo al tamarindo: nessuno è profeta in Patria? E io cucino etnico.

Ho sempre saputo che nessuno è profeta in Patria, ma la conferma l’ho avuta quando gareggiavo, se in Italia su una dura salita eravamo 5 italiane e 1 americana o francese o comunque straniera il tifo locale (italiano) era tutto per la straniera..mentre in Francia (..strano no? ;-) ) , America, Scozia, insomma all’estero il tifo era diviso equamente tra tutte le atlete che si trovavano a faticare allo stesso modo….ma noi italiani siamo fatti così..e qui mi fermo :-)

Mmmmmmmmmmmmmmm che profumino!!

Ah si, mi sono fatta un pò di pollo per domani.

Ma hai messo il curry?

Si..pochino..ma ti piace il curry?

Si, non mi dispiace.

Ecco il dialogo tra ello e me a tarda sera al suo ritorno.

Nel pomeriggio fedele al proverbio: “quando il gatto non c’è i topi ballano” oltre alla cremina all’arancia mi sono scatenata con questa ricetta che rincorrevo da tempo ma, visti gli ingredienti, non mi ero mai azzardata a fare.

La fonte è un fascicolo sulle erbe in cucina datato credo 1980 e visto che galina vecia fà bon brodo in questo caso ho fatto:

Stufato di pollo al tamarindo.

Ingredienti:

  • 4 sottocosce di pollo,
  • 1 noce di cocco + un barattolino di crema di cocco,
  • 1/2 cucchiaino di semi di cardamomo,
  • 1 peperoncino piccante,
  • 50 g. di arachidi sgusciate,
  • 1 cucchiaino di semi di cardamomo,
  • un pezzetto di stecca di cannella,
  • 200 g. di polpa di tamarindo (100 g.),
  • 1  acciuga sott’olio,
  • 1  cucchiaino di curry in polvere.

Come fare:

sgrassare in un tegame antiaderente le sottocosce dalla parte della pelle, eliminando il grasso e pulendo la padella per alcune volte finchè la pelle risulterà bella croccante.

Coprire la carne con il latte di cocco, quello in barattolo e quello ottenuto dalla noce, unire l’acciuga, le arachidi divise a metà, il peperoncino e coprire.

Cuocere a fuoco bassissimo mescolando di tanto in tanto, quando la carne sarà morbida, scolarla dall’intingolo e far restringere il sugo.

Unire il cardamomo, il curry, la cannella e rimettere il pollo nel tegame, alla fine aggiungere la polpa di tamarindo.

La foto l’ho fatta prima del suo arrivo, il giorno dopo l’ho servito con del riso bollito, non avevo il basmati (sarebbe l’ideale) ho usato un vialone nano.

Com’è andata? Ah si..ora ve lo dico:

cosa mangi per pranzo?

Ma non avevi fatto il pollo?

Si, ma pensavo non ti piacesse col curry.

Dammi dammi che ho appetitone.

……………………………………………………….

Buono, buono, davvero buono, ce n’è ancora un pezzetto?

Si

Ce n’è ancora uno?

Si

Da rifare.

Ovviamente avevo fatto sparire le arachidi e la stecca di cannella ma ello non si è manco accorto del cardamomo e della cannella….che si sia globalizzato anche lui?

Vi auguro uno splendido fine settimana.


Petto d’anatra, qualche idea.

Petto d’anatra al cioccolato - Petto d’anatra all’aceto balsamico e pinoli

Il petto d’anatra l’ho scoperto qualche anno fa in un noto ristorante di Udine, la versione era quella con i pinoli e aceto balsamico, la stessa versione che ho propinato a ello usando truffaldinamente il tacchino :-D

Anche in questo caso ho voluto raccogliere qui vecchie foto e vecchia ricetta, ho un petto d’anatra in frigorifero ed ho un’altra versione in programma ispirata dalla mia recente vacanza Austriaca.

La versione al cioccolato mi lasciava perplessa ma è stata una sorpresa per tutti due, la fonte è il libro “Golose tentazioni”.

Chiedo scusa per le foto che riconosco non essere di qualità, ma queste ho.

La terza foto, quella “olio e limone” è stata vittima del mio periodo “Picasa grana pellicola” e non avendo l’abitudine di salvare una copia è l’unica superstite…sob :-(

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 petto d’anatra,
  • 50 g cioccolato fondente,
  • 50 g tra pinoli ed uvetta,
  • 1 noce di burro,
  • 1 bicchiere di marsala,
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe.

Come fare:

ammollare l’uvetta, incidere la pelle del petto facendo attenzione a non tagliare la carne, metterlo in una terrina e dopo averlo salato e pepato aggiungere l’olio e 1/2 bicchiere di marsala.

Lasciare nella marinatura per 1 ora mescolando spesso, trascorso il tempo scolarlo e metterlo a cuocere  in una padella antiaderente dalla parte della pelle.

Rosolare a fuoco vivace per c.ca 4 minuti, girare e completare la cottura pe altri 4 minuti, la carne dovrà risultare rosata all’interno, scolarla dal grasso e farla riposare.

Nel frattempo sciogliere a bagnomaria il cioccolato, aggiungere poco burro  ed il marsala rimasto ottenendo una crema.

Tostare i pinoli (tostare anche la quantità per l’altro petto), scolare l’uvetta ed aggiungere tutto al cioccolato.

Affettare il petto e disporlo sul piatto accompagnato dalla salsa.

Per il petto all’aceto balsamico e pinoli ho adoperato ugualmente il petto marinato, solitamente lo cuocio senza averlo marinato.

Dopo il riposo tagliarlo a fettine, metterlo in una padella calda e irrorarlo con l’aceto balsamico, farlo evaporare per qualche secondo, salare, pepare ed aggiungere i pinoli.

Fare a fettine il petto rimasto e condirlo con olio limone sale e pepe.

Petto d’anatra olio e limone

Buona domenica a voi.


Terrina di carne con cuore di carciofi: la cultura del riciclo….

Forse il nome terrina è improprio, leggo qua e là che le terrine sono piuttosto da mangiare fredde, questa no, va mangiata calda o tiepida.

Questa estate ne avevo fatta una con il cuore di zucchine,senza formaggio però.

Sono piatti che non hanno una storia, nascono così, da un “avanzo”, un esubero di ripieno, dalla necessità di far mangiare “le verdurine” ai familiari e, oltre al risparmio, permettono anche di non annoiarsi in cucina e  non annoiare i commensali con la “solita minestra”.

È stata l’occasione per inaugurare la mia terrina da forno, dimensioni 28 cm x 5 cm, ed utilizzare al meglio il:

ripieno di carciofi fatto così:

  • 500 g di carne macinata magrissima di manzo,
  • 1 uovo,
  • 1 manciata di parmigiano,
  • timo,
  • fiocchi d’aglio macinati,
  • prezzemolo,
  • semi di zucca tritati (volendo pistacchi),
  • sale affumicato.

Per il cuore:

  • gambi di carciofo tagliati a rondelle e cotti al vapore,
  • tomino piemontese (quello  con la crosticina tipo velluto bianco :-) ), o altro formaggio a piacere.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. , oliare la terrina e spolverizzarla con i semi di zucca tritati (o pangrattato).

Dividere l’impasto in 2 parti e formare il primo strato, appoggiare le fette di formaggio, continuare con i gambi di carciofo, formaggio e chiudere con la carne, premere bene, coprire ed infornare a 180° per c.ca 30 minuti, scoprire, mettere la funzione grill e far dorare per qualche minuto.

Per farla più grande, usare lo stampo da plum cake e foderare tutti i lati con la carne, riempire con quello che vi piace e richiudere con la carne (come la terrina ripiena di zucchine).

Con questo “riciclo d’autore”  vi auguro una bella settimana……

 


Macaróns di Polénte, Cultura Friulana.

Il tema “La polenta” è stato così interpretato da Polentarutti Luigi, classe terza unica, e riportato da Scuola modello 1947.

“A me mi garba molto la polenta. Io la polenta la mangio di  bonora, di mezzogiorno e di cena e anche alle quattro. La polenta se la fa con la farina de panoghie e con l’acqua e si mette anche il sale senò dicono che fa venire la pelagra.
Per fare la polenta si mette l’acqua nella calderia, poi si fa bollire sopra il fuoco e quando si vede le bolle si mette dirento una presa di farina e dopo tutto il  s’çiatulino. Poi si prende il mesculo e si la rompe e si la lascia sçialdare. Poi si mesceda…si mesceda cencia stufarsi fin quando la spussa di cotto. Poi la si giàva e la si buta sul taiere che la fuma.
Ai signori, a loro piace la polenta tenera perchè la mangiano con i luierini, ma a casa mia, la quale siamo poveri, la mangiamo dura senò lo stomaco si delibera subito.
La polenta più dura è quella dei boscadori, che la taiano con la manaria. Anche i pastori mangiano molta polenta nelle casere e prima di buttarla in bocca la stricciano e la folpeano fra le aine perchè diventi più mulisitta.
Io amo la polenta e mangio anche le croste. La polenta, se cade a terra, fa sbrisciare. Mia nonna l’altro ano ha pesçiato un poco di polenta e è colata e ha s’çiarnato un piede che abbiamo squegnuto portarla a Socchieve da quela donna che comedda gli ossi. Evviva la polenta! Anch’io mi chiamo Polentarutti.”

A pagina 106 del libro “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia di Gianni Cosetti” è riportato questo tema, se vi va di scoprire altre storie e leggende di Carnia vi consiglio questo sito.

Come già sapete tengo particolarmente a questo libro, è stato un regalo di “ello”che ha anche avuto la fortuna ed il piacere di conoscere di persona il Signor Gianni e di mangiare nel suo ristorante (ello ha lavorato qualche anno a Tolmezzo)

Il sogno di fare questi “macarons di polente” (gnocchi di polenta) lo coltivavo da un pò ma, anche se la polenta compare spesso sulla mia tavola (mi inginocchio sul sale ma la faccio con la MDP, per sapere come Qui), non avanza, o viene “maltrattata” sul tagliere e quindi non riesco mai a recuperare delle fette intere da poter ritagliare ;-)

Riporto la ricetta originale (pagina 96).

Cosa serve (20 minuti):

  • 3 foglie alloro,
  • 800 g polenta fredda,
  • 100 g ricotta affumicata,
  • 150 g burro,
  • 100 g formaggio di malga fresco.

Come fare:

Tagliate la polenta a cubetti di 1 cm (io ho fatto piccoli cuori), versateli in acqua bollente salata e aromatizzata con alloro; lasciate cuocere per 3-4 minuti.

In una casseruola rosolate il burro fino a renderlo color nocciola, aggiungetevi la polenta ben scolata, cospargete con la ricotta affumicata e il formaggio di malga grattugiati.

Servite il tutto ben caldo.

Gianni Cosetti consiglia di bere un buon Tocai, ora  diventato “Friulano”, cambia il nome ma non la qualità del vino.

Avendo la sera prima fatto il goulash con il guanciale di manzo, una parte l’ho condita con il sugo e qualche pezzetto di carne.

Ve lo consiglio (l’ho già fatto) il guanciale per goulash e spezzatino, mangerete una carne gustosa fuori e dentro e ogni pezzo si scioglierà piacevolmente in bocca.

Il mestolo che vedete nelle foto è quello del nonno di ello..immaginate quanti anni ha, le prime volte l’ho usato anch’io (40 minuti a girare).

Ccon questa ricetta, anche lei “povera”, vi auguro un bel fine settimana.


Brasato con polenta e cipolline, Anna, cosa non farei senza di te?

Anna che vive a Fiano Romano, ridente paese del Lazio famoso  per aver dato i natali alla Sabrina nazionale (vedi Ferilli) e non solo, è la coautrice della nostra cena di ieri sera.

Dovete sapere che Nannarè (nome d’arte) ha 2 figlie, Giulia e Noemi, Noemi sta facendo la scuola di cucina, è molto talentuosa e quest’estate è stata presa sotto l’ala amorevole di uno chef che le ha fatto fare pratica nel suo ristorante aumentando così la sua passione e convinzione , finita la scuola, di emigrare per specializzarsi.

Nannarè a questo pensiero è un pò preoccupata (cuore di mamma) ma Noemi sa il fatto suo e, come ho già scritto, sentiremo presto parlare di lei.

Bene, dopo aver violato la privacy di Nannarè arrivo alla ricetta che è su un testo scolastico di Noemi e che ha promosso anche me, superando il giudizio severo del carnivoro di casa.

Le foto? Le foto sono quelle fatte di corsa cercando l’angolo meno infelicemente illuminato, ma d’altronde chi legge spesso non ha un blog e le foto non le vede con occhi da foodblogger, quindi vanno bene così, il profumino? Delizioso. Il sapore? Provate e lo scoprirete.

Perla controllava.

Ingredienti, tra parentesi le mie sostituzioni:

  • 1 kilo di carne (io avevo il girello), consiglierei anche il guanciale di manzo,
  • 100 g di pancetta (speck),
  • 300 funghi champignon (porcini),
  • 150 g di carote tagliate a rondelle (200),
  • 20 cipolline novelle (ne ho usate di più senza contarle, ma vanno bene come contorno),
  • 2 + 1 cucchiai di olio e.v.o.,
  • 1 foglia di alloro,
  • 1 mazzetto di prezzemolo,
  • un mazzetto di basilico,
  • 1 rametto di rosmarino fresco,
  • 1 rametto di timo fresco o secco a piacere,
  • qualche bacca di ginepro,
  • 2 bicchieri di vino rosso (ho usato il raboso…quello avevo),
  • brodo di carne (non ho aggiunto liquidi perchè i funghi hanno rilasciato l’acqua),
  • sale,
  • pepe (peperoncino),
  • se adoperate i funghi champignon dopo averli puliti e tagliati lasciateli in acqua acidulata col succo di limone.

Come brasare:

nella ricetta la carne  andrebbe rosolata nel trito fatto con la pancetta e la cipollina ed i 2 cucchiai d’olio e.v.o., avendo a disposizione lo speck che si sarebbe seccato ho preferito rosolare la carne soltanto nell’olio.

Ho legato la carne e, dopo averla rosolata bene da tutti i lati, l’ho salata,  pepata e tolta dalla brasiera, ho eliminato il grasso ed ho pulito la pentola con la carta cucina.

Ho messo a freddo il cucchiaio d’olio col trito di pancetta e 2 cipolline ed ho fatto stufare, nel frattempo ho preparato il trito con prezzomolo, basilico, timo, rosmarino.

Ho rimesso la carne nella brasiera assieme al trito di erbe, i funghi (puliti e tagliati), le carote tagliate a rondelle, l’alloro stropicciato (evito di sbriciolarlo perchè rimane coriaceo e trovarselo in bocca può essere fastidioso).

Ho aggiunto il vino, ho fatto evaporare l’alcool a fuoco forte, ho coperto, abbassato la fiamma e lasciato cuocere per 2 ore, girandolo di tanto in tanto e bagnandolo col  liquido di cottura.

Ho aggiunto le cipolline che nel frattempo avevo pulito ed ho lasciato cuocere sempre a fuoco dolce per altre 2 ore.

Nel frattempo ho preparato questo “dolcetto scherzetto”:

Prossimamente

Se volete sapere qualcosa in più sul brasare leggete qui e se volete sapere quale taglio di carne adoperare leggete qui .

La polenta, go dimenticà la polenta, meno male che Sara me l’ha ricordata, beh, quella pallina in mezzo al brasato è una pallina di polenta bianca.

Dopo anni di mescolamenti di 40 minuti è arrivata in soccorso la MDP, in un forum lessi la ricetta per fare la polenta express (ci vuole sempre 1 ora e 20, ma nel frattempo potete fare altre cosette).

Vi do la ricetta:

mettere nel cestello 1 litro di acqua bollente  sale a piacere e 300 g di farina di polenta (non quella istantanea please), programma marmellata e via.

Vi assicuro, la prima volta ho fatto la furbetta e non ho svelato l’imbroglio (ello è friulano ), alla sua quinta esclamazione: da rifare! Ecco, allora mi sono confessata.

Bacioni.



Pollo al forno alla maniera di Nigella, o di Jamie Oliver?

Ingredienti:

  • 4 sovracosce di pollo,
  • patate (a piacere),
  • scalogni o cipolle di Tropea (a piacere),
  • zucca (a piacere),
  • 1 peperone rosso (quello avevo),
  • 1 cucchiaio di olio e.v.o.,
  • aglio,
  • origano,
  • zenzero in polvere,
  • peperoncino,
  • sale.

Come si fa:

lavare le cosce , asciugarle ed adagiarle appoggiate sul lato con la pelle in una teglia foderata con carta forno, salarle, aggiungere gli scalogni  privati soltanto del primo strato di pelle, gli spicchi d’aglio vestiti, il peperoncino e cospargere tutto con l’origano.

Accendere il forno a 200° C.

Sbucciare le patate, lavarle, asciugarle e tagliarle a spicchi, sbucciare la zucca e ricavarne dei cubetti non troppo piccoli, dividere a falde il peperone.

Mettere il tutto in una terrina capiente,  salare, unire un’abbondante spolverata di zenzero in polvere e l’origano.

Aggiungere 1 cucchiaio abbondante di olio evo e mescolare il tutto con le mani,  versare sulla carne coprendola.

Infornare  e rosolare per c.ca 2o minuti, coprire la teglia con la stagnola e continuare la cottura per altri 20 minuti, scoprire nuovamente, girare le cosce con la pelle in alto ed appoggiarle sopra le verdure, alzare la temperatura a 220° C. e lasciare ancora 15 minuti per far sì che la pelle diventi croccante.

In stagione si possono aggiungere altre verdure, oggi ho usato la zucca ma anche  le carote vanno bene, evitere i peperoni verdi perchè li trovo poco carnosi  ed alla fine non rimarrebbe nulla, insomma, spazio alla fantasia, solitamente tolgo la pelle ma in questo caso ho usato pochissimo olio e la carta forno ha assorbito tutto il grasso rilasciato  nella prima fase di cottura.


Bocconcini di pollo al pepe rosa…..

Ecco una ricettina veloce, veloce, leggera, leggera e gustosa, gustosa :-)

La faccio spesso, e dopo ver scoperto che “ello” al contrario di quanto aveva sempre detto, il pollo lo gradisce..e se lo gradisce, lo preparo spesso.

È stata la nostra cena di ieri sera ed ho colto l’occasione per fotografare il piatto e spedire la ricetta al concorso Amadori.

Cosa occorre:

  • petto di pollo,
  • salvia,
  • latte di soia,
  • panna di soia,
  • concentrato di pomodoro o passata,
  • pepe rosa in salamoia,
  • sale.

Come si fa:

si possono lasciare le fettine di petto di pollo così come sono (eventualmente le battete un pò per appiattirle) , io ho ritagliato delle striscioline lunghe che ho annodato, i cuoricini (che non si vedono bene lo so :-) ) li ho ritagliati con una formina dopo la prima cottura.

Rosolare  il pollo dopo averlo salato dalle 2 parti, senza grassi, in una pentola antiaderente e metterlo da parte.

Nella stesssa padella mettere il latte di soia e la salvia, cuocere per qualche minuto, aggiungere la panna, il concentrato di pomodoro (o la passata) ed i grani di pepe rosa.

Ridurre la salsina a fuoco lento, aggiungere il pollo e farlo insaporire e servire :-)

Li ho accompagnati a degli spinaci saltati in padella con poco burro di soia.

Per queste preparazioni “pannose” io uso i derivati della soia ma se voi lo gradite potete usare burro e panna, se non usate la panna potete addensare la salsina con la maizena, si può rosolare il pollo nel burro e salvia, insomma si può fare come si desidera :-)

Con questa ricetta ho vinto il Concorso Amadori.


Peperoni ripieni al vapore: leggerezza tutta da gustare.

Ancora una ricetta di Tiziana, capitata al momento giusto,voglia di sole, di colore,voglia di leggerezza.

Lei la definisce “nulla di nuovo”, per me, invece è nuovissimo, perchè io i peperoni li ho fatti in tutti i modi ma MAI e dico MAI ripieni con la carne e MAI avrei pensato di cuocerli a vapore,quindi per me sono novità assoluta e chissà per quanti di voi, vi consiglio di provarli, io li ho preparati  ieri sera ed oggi li mangiio.

Come sempre vi trascrivo la sua ricetta integrale, le mie varianti sono:  la cottura della patata assieme alla carne,  l’uso del basilico al posto del prezzemolo che non avevo in casa e l’aggiunta di peperoncino perchè a lui piace “picanto”.

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Ingredienti per 4 peperoni:

  • 700 gr. macinato misto ( manzo e maiale ),
  • 2 spicchi d’aglio  tritati finemente (io ne ho messi 3  vestiti , schiacciati e tolti),
  • prezzemolo (basilico),
  • maggiorana,
  • timo,
  • (peperoncino),
  • 1 patata grossa cotta al vapore (rosolata assieme alle patate),
  • 1 manciata di parmigiano grattugiato,
  • sale,
  • olio evo.

Procedimento:

lavare i peperoni , togliere la calotta, togliere anche tutti i semini, salare la parte interna e

appoggiarli su un piatto rovesciati, intanto preparare il ripieno.

Per il ripieno:

rosolare la carne con un poco d’olio e l’aglio il macinato, aggiungere il prezzemolo, la maggiorana, il timo , la patata schiacciata in precedenza con la forchetta (serve a mantenere morbido il ripieno) , il parmigiano e il sale.

Lasciare intiepidire e quindi riempire i peperoni con il composto, coprire ognuno con la propria calotta, sistemarli nella vaporiera per circa 40’.


Se si desidera alla fine aggiungere un filo d’olio evo.

Con lo stesso procedimento preparo anche le melanzane e le zucchine.

UN BUON MISTO!!!!!!

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Grazie Tiziana, ora aspetto di cuocere così anche le altre verdure.

Lo so che oggi è domenica e sarete tutte/i in gita al mare, in montagna, al lago o, come me, finirete di sistemare la cantina per cui non avrete tempo di passare di qua…..ma avevo voglia di postare questa ricetta che mi è piaciuta un sacco.

Buona domenica allora, a presto ed ancora grazie a Tiziana.


Petto di pollo marinato allo yogurt e grigliato.

Beh, ultimamente se le prende le sue rivincite, il pollo, anche per merito delle blogger che gli ridanno lustro vestendolo a festa anche senza immergerlo in teglie unte di burro e olio, gli tolgono delicatamente la pelle e lo massaggiano con latticello, erbe profumate, salsine etniche e yogurt, come in questo caso.

Ci sono preparazioni poco fotogeniche, ma, l’importante è che siano commestibili, e questa lo è, ve l’assicuro.

Pensate che  questo petto di pollo è stato gradito anche dal mio solito commensale che guarda sempre con diffidenza tutto ciò che non ha un aspetto godurioso.

Per fare 2 porzioni:

  • 1/2 petto di pollo,
  • yogurt naturale,
  • coriandolo fresco (lo trovo  alla Metro o al mercato ortofrutticolo) va bene anche il prezzemolo,
  • peperoncino fresco,
  • aglio,
  • qualche semino di cardamomo pestato nel mortaio (facoltativo),
  • scorza grattugiata di lime,
  • succo di lime.

Preparazione:

tagliare a metà, per il lungo, il 1/2 petto di pollo, non batterlo, mettere tutti gli altri ingredienti nel mixer e frullare, aggiustare di sale e trasferire metà della marinata in un piatto, appoggiare la carne e coprire con l’altra metà.

Far riposare al fresco per  1/2 ora.

Scolare la carne dalla marinata ed appoggiarla su una bistecchiera (per non farla attaccare e non sporcare la fodero con la carta forno)

Far cuocere da ambo i lati fino a cottura, io uso una bistecchiera vintage doppia.

Ho accompagnato questa delizia con dei pomodorini ciliegini cotti al forno con aglio, origano, pangrattato mescolato con la farina di mandorle.


Guanciale di bovino brasato e carciofo alla Giudia.

Uso spesso il guanciale, sia di bovino che di maiale, quest’ultimo per il goulash o lo spezzatino.

Ora che questo taglio è stato, fortunatamente, rivalutato, è facilmente reperibile con il pregio di avere un’ ottima resa ed un prezzo contenuto.

Da provare anche nel bollito misto.

Questa preparazione è straordinaria anche con la polenta o con un buon purè.

Non ho aggiunto grassi e questo rende il piatto più leggero di quanto possa apparire.

Cosa mi serve:

  • 1 guancia di manzo,
  • 1 costa di sedano,
  • 1 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • rosmarino,
  • 1 foglia di alloro,
  • vino rosso corposo di buona qualità ( ho usato il Merlot).

Come ho fatto:

ho rosolato in una pentola antiaderente il guanciale, prima dalla parte più grassa, l’ho messo in una pentola di coccio assieme alle verdure tagliate grossolanamente (se avete la carota mettetela), l’ho rosolato per qualche minuto e coperto col vino, evaporato l’alcol ho aggiunto il rosmarino e la foglia di alloro, ho coperto e lasciato sulla fiamma bassa  per 2 ore.

L’ho tolto dalla pentola e passato il sugo nel passaverdure.

Io l’ho servito intero (ho un carnivoro a casa!) ma si può tagliarlo a fette, ho aggiunto il sughetto  ed  ho servito con i vermicelli di riso (o altra pasta a piacere) , che non vanno cotti ma fatti rinvenire in acqua bollente (io prima li lavo in acqua fredda).

Questa è una ricetta che fa parte della “cucina di casa”, quella senza effetti speciali, la cucina delle sere fredde d’inverno, ricette che riscaldano anche il cuore…

Essendo rimasto ancora un certo languorino, ho aggiunto un carciofo alla Giudia, ricetta presa dal mio vecchio Talismano della felicità, che questa volta non mi ha deluso.

Il carciofo era enorme e quindi non ha l’aspetto solito ma, vi garantisco che è stato mooooolto apprezzato.