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Frico Rosa della Val Cosa.

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Un giorno mi chiesero: cosa vuoi fare del tuo blog? Ecco, ora ho la risposta, voglio fare proprio ciò che sto facendo: adoperare i prodotti della mia Regione, il Friuli Venezia Giulia, senza rinunciare alle escursioni in altre Regioni e concedendomi qualche fuga romantica in Europa, in primis in Svizzera, tenutaria di tesori quali il Tete de Moine, lo Sbrinz e le Gruyere.

Per adeguarmi all’ attuale globalizzazione non disdegnerò qualche viaggio intorno al mondo: la cucina etnica non è nelle mie corde ma può darmi qualche  spunto interessante nei momenti di scarsa fantasia.

Ho scelto, anche perchè ho preso coscienza di come sono, del mio carattere e della mia personalità, di ciò che mi rende serena e ciò che mi mette a disagio: non sempre posso esprimere liberamentei miei pensieri, un tempo l’ho fatto ma ho capito che non ne vale la pena.

Fino a poco tempo fa, quand’era possibile, adoperavo un formaggio della Regione, poi, il solito fesso, avido ed ingordo, ne ha imbrattato l’immagine, danneggiando anche i produttori seri ed onesti.

Avendo una valida alternativa, ho cambiato, non per infedeltà, ma per amore della mia terra, soltanto per amore: frequentando il mondo del food ho imparato a guardare oltre l’apparenza e, conoscendo il territorio, a capire chi sta barando per meri interessi personali.

In questo blog voglio parlare di cucina e di amore, delle forme d’amore che conosco e mi appartengono, quello per la Natura, per gli Animali, per la cucina, per le Aziende serie, per i nostri straordinari prodotti: è questa la mia scelta ed è questo il sentiero che voglio percorrere.

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In questo frico ho sostituito le patate con le erbette rosse, quelle di Milva, appena raccolte: in mezzo al mazzo ce n’erano due di quelle rosse rosse e mi è venuta l’idea del frico rosa, abbinando la cipolla rosa della Val Cosa che, oltre al colore aiuta la rima baciata.

Non amo veder languire gli ortaggi sui banchi dei negozi, spesso rimangono lì perchè non si sa mai come utilizzarli: le erbette rosse, per esempio, sono buonissime lessate assieme alle patate e fatte in insalata, ottime al tegame, sempre con le patate o abbinate alle verze; nel blog ho anche una torta fatta con le erbette e nocciole.

Se i prodotti non vengono comperati, alla fine non vengono più coltivati e va a finire che si uniscono agli altri prodotti dimenticati che, tra qualche decenno, qualcuno deciderà di ricoltivare; che dite, andiamo in cucina?

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Ingredienti:

  • strissulis q.b.,
  • 1 cipolla rosa della Val Cosa,
  • 2 erbette rosse scure(io le chiamo barbabietole),
  • olio extravergine d’oliva per ungere la padella,
  • sale,
  • pepe.

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Come fare:

affettare sottilmente la cipolla e farla appassire, con un po’ d’acqua, in una padella unta d’olio; tagliare le erbette con la mandolina ed unirle alla cipolla, salare, mescolare e cuocere per ammorbidirle.

Tagliare a rondelline le strissulis e metterle sul composto, coprire per far sciogliere e poi continuare a mescolare a fuoco forte, girando e rigirando rompendo  ed incorporando la crosticina che si forma.

Quando il composto risulterà ben amalgamato formare lacrosticina sia da un lato che dall’altro: tamponare l’unto in eccesso con carta assorbente e servire caldo, magari con un buon bicchiere di vino Refosco dal peduncolo Rosso.

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Caso in patellecte: si vol magnare dopo pasto et caldo caldo.

Buon fine settimana a tutti

Torta con barbabietole, nocciole e cioccolato bianco

Cipolla rosa slow food

Formaggio di Latteria Turnaria


Fool di Uva Fragola, dolce Fool-lia d’autunno (con e senza agar agar).

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Come dice Terry, bisogna battere il ferro finchè è caldo, tradotto nel “foodblogger’s language” significa che le ricette che contengono prodotti di stagione vanno postate/pubblicate/condivise quando è la loro stagione: in Italia la stagionalità può subire variazioni perchè, come sapete, l’Italia è fatta a forma di stivale e da nord a sud il clima è diverso: in pratica L’Italia è un orto dove la semina a scalare viene gestita dalla Natura.

É la stagione dell’uva fragola, almeno qui, dalle mie parti e quindi vi propongo/propino un’altra ricettina, un Fool che avevo sperimentato nell’anno 2009, ero alle prime armi e seguivo le ricette paro paro, senza fiatare, ma ora che, perdonate la presunzione, ne so qualcosina in più, ho imparato a non adoperare gli albumi crudi, a meno che non siano pastorizzati (si trovano in brik al Despar).

Ho imparato a fare la meringa Italiana, una preparazione che, avendo la stessa consistenza e tenuta della panna montata, permette di ridurne la quantità.

Vi do le due versioni: quella fatta anni fa seguendo fedelmente la ricetta e la variante che ho elaborato con agar agar e meringa italiana, scegliete voi; ovvio che, in mancanza dell’uva fragola, potete adoperare altri tipi di uva nera, per aromatizzarla un po’ potete profumare con cannella, macis, vaniglia, apiacere.

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 Uva fragola.

Ingredienti per la versione originale con la colla di pesce:

  • 1 kg di uva fragola (o uva nera),
  • 150 ml. di panna fresca,
  • 25 g di colla di pesce,
  • 2 albumi freschissimi,
  • 30 g. di zucchero.

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Come fare:

lavare l’uva, sgranarla e mettere gli acini in una casseruola; scaldare a fuoco basso e schiacciare di tanto in tanto con un cucchiaio per far uscire il succo.

Mettere la gelatina in acqua fredda per 10 minuti, strizzarla e scioglierla (senza farla bollire) a fuoco bassissimo.

Quando i chicchi saranno morbidi passarli al setaccio su una terrina, eliminando bucce e semi, montare la panna ed incorporarla;

Versare la gelatina a filo sul composto di uva e panna, sempre mescolando e lasciar riposare.

Montare gli albumi a neve ben ferma con lo zucchero ed incorporare delicatamente, distribuire la mousse in coppette e far raffreddare in frigorifero per 1 ora.

Decorare con ciuffetti di panna montata a piacere.

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Versione con agar agar

Ingredienti per la versione con agar agar e meringa italiana:

  • 1 kg di uva fragola (o uva nera),
  • 100 ml. di panna fresca,
  • 10 g. di agar agar,
  • meringa Italiana.

Ingredienti per la meringa italiana:

per comodità ho preparato la dose che faccio di solito, in questo fool ne ho inserita metà, quella che resta la potete utilizzare per altro.

  • 50 g. di albume (pizzichino ino sale e gocce succo limone per montarli),
  • 100 g. di zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, così è senza glutine),
  • 50 ml. di acqua per lo sciroppo.

meringa italiana

Come fare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima; preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , facendo sciogliere sul fuoco fino ad ottenere uno sciroppo denso.

Versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati a neve continuando a montare il composto fino a quando non sarà freddo, poi riporre in frigo.

Come fare la versione con agar agar:

lavare l’uva, sgranarla e mettere gli acini in una casseruola; scaldare a fuoco basso schiacciando di tanto in tanto con un cucchiaio per far uscire il succo.

Quando i chicchi saranno morbidi passarli al setaccio per eliminare bucce e semi; prelevare una piccola quantità di succo per sciogliere l’agar agar facendo attenzione che non rimangano grumi, mettere in un pentolino e far bollire per 5 minuti.

Unire una parte di succo ed amalgamare, versare il composto di agar agar nel resto del succo e mescolare bene: riporre in frigorifero per addensare.

Quando noterete che il composto sta diventando cremoso, unire la panna montata dove avremo incorporato la meringa italiana, mescolare bene, delicatamente, versare nelle coppette o bicchierini e riporre in frigorifero, decorare a piacere.

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Ho cercato qualche informazione sulle origini del fool che è nato in Inghilterra, ho notato che qualcuno lo fa anche con la crema pasticcera; vi lascio un link dove la sua storia è spiegata bene:

Fool al rabarbaro

Alla prossima


Frico, un cjosul cu lis strissulis.

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Frico con strissulis e patate.

Se c’è una parola della Lingua Friulana che mi piace da matti è proprio Cjosul, che, come ho scritto qui, significa tutto e niente, è la parola salva discorso quando, quella giusta lu ài sot di un dint (sulla punta della lingua).

Devo dire che, nonostante l’ ancestrale disprezzo  che i Friulani nutrono nei confronti dei Triestini io imperterrita, giorno dopo giorno, continuo a Friulanizzarmi.

Ormai è amore, totale, indissolubile, un amore che va oltre la consapevolezza di cozzare contro un Popolo chiuso, diffidente, bastian contrario e poco propenso a coalizzarsi ed unirsi in Comunità, ognuno rema dalla propria parte e la barca rimane immobile in mezzo al mare: mi riferisco principalmente al popolo che ruota attorno alla cucina ed il cibo.

Di seguito  il Frico raccontato da un autorevole cuoco friulano: ho estrapolato qualche frase da un testo che sono stata autorizzata ad utilizzare: nello specifico, si contempla l’uso del formaggio Montasio, che un tempo veniva prodotto con la stessa lavorazione che ancor oggi utilizzano le Latterie Turnarie, ed è con le  strissulis del formaggio delle Latterie Turnarie, presidio Slow Food, che ho fatto questo frico.

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L’ho preparato con le patate kennebec che ho raccolto domenica scorsa nel campo di amici, poco distante da casa; immagino l’emozione di prepararlo con le patate di Godia o le originali patate di di Resia o le rosse/bianche di Cercivento: solo costassero meno ;-)

A PROPOSITO DI FRICO…

In questi giorni sulla stampa internazionale non si fa altro che parlare di Frico con la F maiuscola ma, se andiamo a vedere a ristroso, solamente dopo il 1998 il Frico ha fatto capolino nelle trattorie nostrane, orgogliose di lanciarlo e valorizzarlo (prima era un cibo della tradizione e solo a seconda dei contenuti alla sua origine potevano esserci delle ricette ricche).

Effettuando delle ricerche sul nome, per comprendere se vi fossero piatti simili in giro per l’Italia o nelle Regioni dell’Europa a noi vicine, non venne trovata alcuna traccia ma, chi scrive, oltre alle parole del Presidente dell’Ersa che promuove il prodotto, desidera evidenziare un passaggio dello storico: “cu lis strissulis” il frico è più gustoso.

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La pasta di cacio messa nelle forme (tàlz o fassere in friulano) viene rifilata alla sera. Questi ritagli strissulis o còdis o ritàis, regalano un frico eccezionale. Val la pena di assaggiare un frico di strissulis: se il frico vi piace, vi piacerà ancora di più; se non vi piace e non lo conoscete, diventerete amici. Lo giurava un casaro mio amico di Cavalicco, Angelo Dalla Mora.

Preparazione del frico di strissulis: i ritagli vengono fritti in poco olio e/o burro, pepe, sale, fino alla consistenza voluta. Meglio ancora se i ritagli vengono ammorbiditi in bagno di latte per un paio d’ore o più, dopo di che si mettono in padella nera (fersòrie o frissòrie) col condimento sopraddetto.

E poi via via menzionando i vari Latteria fresco o invecchiato o annunciando ricette arricchite con cipolla, patate crude o cotte, mele, oppure con lo speck… Frico croccante, morbido, a pasta filante ma sempre con formaggi provenienti dalle nostre latterie un tempo turnarie. Poi gli abbinamenti con i vini, bianchi delicati e profumati fino ai rossi corposi per l’abbinamento per il frico con lo speck.

Siamo orgogliosi di questi momenti “frizzanti” legati alla primogenitura del Frico, e siamo altrettanto consapevoli e preoccupati che non basta dichiararsi autorevoli conoscitori del Frico: bisogna esserlo da sempre e con tutti i nostri prodotti, prenderli per mano seguendo le “istruzioni per l’uso” di chi un tempo con fatica e creatività e con il condimento più antico e ricco del mondo, la fame, ce li ha portati in eredità: oggi questi prodotti con qualche innovazione sono diventati i nostri “Prodotti di Eccellenza”.

Germano Pontoni Unione Cuochi FVG

Da Frico e… 30 ricette di frico e più di 60 ricette di cucina dall’antipasto al dessert con il formaggio Montasio, a cura di G. Busdon e G. Pontoni, Edizioni Ribis.

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Strissulis e patata (non quella che ho adoperato, è germogliata!)

Ingredienti:

  • strissulis,
  • patate Kennebec tagliate con la mandolina (le rosse sarebbero perfette),
  • sale,
  • pepe (io l’ho messo),
  • olio per ungere la padella,
  • acqua per aiutare la cottura delle patate.

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Come fare, ricetta di Anute Scaon:

tagliare le patate con la mandolina, quelle che ho adoperato io  erano patate nuove, quindi le ho risciacquate ed asciugate per eliminare l’eccesso di amido che avrebbe reso collosa la preparazione.

Ungere una padella e disporre uno strato di patate, io le ho pepate e salate, aggiungere un po’ acqua per facilitare la cottura (all’inizio io ho coperto), mescolare e, quando saranno rosolate porre sopra, uniformemente a coprire , uno strato di strissulis tagliate a rondelline e far sciogliere a fuoco dolce (anche qui io ho coperto).

Quando le strissulis saranno sciolte e si saranno fuse con le patate, alzare la fiamma per creare la crosticina, rompere la crosticina, mescolare ecc., quando il frico avrà un bel colore dorato non mescolare più e creare una crosticina uniforme da tutti due i lati.

Io l’ho spadellato su carta assorbente, anche se non trasudava grasso, e l’ho affidato, caldo, alle accoglienti fauci di ello :-D che ha esclamato la fatidica frase: da rifare!

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I Friulani DOP/DOCG/IGP abbiano pietà di me ed apprezzino la mia buona volontà, alla prossima con un frico personalizzato all’accantoalcamino♥

P.S.: il frico si fa anche con la cipolla e quale migliore occasione per andare domani a Cavasso Nuovo, alla Festa d’Autunno 2014 per conoscere ed apprezzare la Cipolla Rosa, presidio Slow Food?


Pasticcio di fiori e zucchine pastellati, con la partecipazione straordinaria dei Formaggi delle Latterie Turnarie ed un Concorso davvero interessante.

pasticcetto di zucchine e fiori pastellati piatto

Titolo lungo, lo so, ma ci tengo a sottolineare l’uso, in questa semplice ricetta, preparata in una domenica a grande impatto cucinereccio, dei formaggi delle Latterie Turnarie che desidero fortemente far conoscere alle/ai  mie/miei affezionate/i followers legato ad un concorso intelligente, ideato dall’ Ecomuseo delle Acque, voluto fortemente da una generosa Comunità che vuole andare avanti senza dimenticarsi del passato, prodigandosi per non far dimenticare le nostre tradizioni.

Questa Comunità si prodiga di consolare i piccoli ma testardi produttori e di farli desistere dalla volontà di abbandonare; cerca di sensibilizzare, di stimolare e spronare questa Regione, a volte immeritevole ed un po’ troppo svogliata…

É un concorso intelligente (troverete il link di riferimento in fondo al post) perchè ricetta e fotografia avranno certamente la loro importanza ma non saranno determinanti per la valutazione:  saranno semplicemente la copertina e, come avviene con i libri, la copertina non sempre rispecchia la qualità del contenuto: una copertina bellissima per un contenuto mediocre, una copertina mediocre per un capolavoro.

Quindi, se non avete Reflex&Co. oppure se, la vostra fantasia non va oltre un panino col formaggio, non demordete: sono gli chef stessi che ci insegnano che la difficoltà sta proprio nella semplicità.

Il vostro semplice panino al formaggio potrebbe diventare un capolavoro, raccontando la storia di quel formaggio, della genuinità del latte col quale viene prodotto, dell’erba che nutre le mucche nei pascoli adiacenti la malga, della mungitura, dal giorno della cotta della cagliata che diventa la carta d’identità delle forme.

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Foto Latterie Turnarie, grazie.

Un esempio: tutte le forme di formaggio delle Latterie Turnarie, oltre alle sigle che riportano al produttore ecc., sono marchiate con un numero, è il numero del giorno dell’anno in cui è stata fatta la “cotta”, quindi se ‘è marchiato il numero 245, vorrà dire che quella forma ha una stagionatura di 8 mesi.

Questo concorso, anche se ideato in questa regione,  non contempla soltanto i Formaggi del Friuli Venezia Giulia ma i formaggi di tutta Italia; come ha fatto l’ISIT Istituto Salumi Italiani Tutelati con i salumi, accentrando sempre l’attenzione sui Prodotti e mai sponsorizzando marchi ed  Aziende, ha semplicemente valorizzato il prodotto Italiano: già dal nome Concorso si evince che anche qui si parla un Italiano perfetto.

Secondo me è questa la direzione giusta, certo sarà una strada in salita ma, chi come me, ama sudare, percorrendo sentieri impervi per arrivare in cima, conosce l’emozione che si prova al raggiungimento della vetta…

strada in salita

 Ora passo alla mia ricettina, piccina picciò, la cucina di casa, quella dove viene rispettato il far di necessità virtù: un pasticcetto fatto con i fiori di zucchina pastellati: sarebbe stato un peccato mortale lasciar sfiorire nel cesto cotanta bellezza.

Le dosi sono a vostra discrezione, ho scelto questa tipologia di formaggio perchè, anche quando è giovane, è saporito ed ha una consistenza che permette di grattuggiarlo.

Non mi fa rimpiangere il Parmigiano Reggiano, che rimane unico al mondo e che io continuo ad amare incondizionatamente ma ultimamente lo tradisco volentieri con un formaggio meno famoso ma della mia Regione: anche per cambiare, e gustarmi i sapori ben distinti di ciò che “infilo” nella pirofila dove, spesso, il Parmigiano tende a spadroneggiare ;-)

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Ingredienti, io ho adoperato questo formaggio ma voi potete sperimentare quelli della vostra:

  • fiori di zucchina pastellati,
  • piccole  zucchine tagliate a metà e pastellate,
  • formaggio di Latteria Turnaria, qualsiasi stagionatura va bene,
  • ricotta di Latteria Turnaria,
  • semi di zucca tritati,
  • prosciutto cotto,
  • polvere d’aglio di Resia,
  • sale, io adopero quello affumicato,
  • olio di arachidi per friggere.

Ingredienti per la pastella:

  • farina di riso,
  • acqua minerale frizzante ghiacciata,
  • sale.

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 Come fare:

preparare la pastella al solito e farla riposare in frigorifero; pulire delicatamente i fiori ed eliminare il pistillo (i miei fiori erano femminili, attaccati alla zucchina).

Tagliare a metà le zucchine che devono essere piccole, a scopo decorativo ne potete tagliare qualcuna per la lunghezza con il fiore compreso.

Pastellare e friggere il tutto e mettere da parte, qualche fiore lo potete mangiare in corso d’opera ;-)

Preriscaldare il forno a 200°C.

Amalgamare la ricotta col sale e la polvere d’aglio, spezzettare il prosciutto cotto (lo potete omettere se siete vegetariani), se volete potete amalgamarlo alla ricotta, io l’ho messo tra uno strato e l’altro; grattuggiare il formaggio.

Coprire la base della pirofila con carta forno ed iniziare con uno strato di zucchine, coprirle con il composto di ricotta, pezzetti di prosciutto, formaggio e semi di zucca tritati, continuare con uno strato di soli fiori, composto di ricotta, pezzetti di prosciutto, formaggio e semi di zucca tritati, alternare fiori e zucchine fino a riempire la vostra pirofila.

Terminare con il composto di ricotta ed abbondante formaggio, coprire con la stagnola; infornare per 20 minuti, togliere la stagnola e dorare sotto il grill, se desiderate l’effetto crosticina potete aggiungere al formaggio un po’ di pane grattugiato.

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Per esigenze di copione ho ricavato una monoporzione (fa anche rima :-) ) con un coppapasta e decorato con un fiore di zucchina, ello lo ha mangiato direttamente dalla pirofila.

Latterie

Foto gentilmente concessa dall’ Ecomuseo.

Ho titubato un po’, ma alla fine ho deciso di continuare a parlare e promuovere  quella parte di Friuli Venezia Giulia che stimo ed amo particolarmente.

Perchè titubato? Semplicemente perchè, ultimamente, ho subito una serie di angherie che mi hanno portata a pensare di essere la reincarnazione di Attila: sembra che dove passi io non cresca più l’erba e dove c’è, si secchi e quindi, alla soglia dei 60 (sessanta) anni mi concedo un meritato riposo attivo accantoalcamino: niente corsi di cucina ecc., niente contest, niente raccolte, niente eventi, niente socializzare: continuo a fare ciò che mi piace, come mi piace e con chi mi piace ed a cui piaccio e Viva l’Italia ♥

la più

Ho il periodo degli aforismi, che ci volete fare? Buona giornata ♥

Link utili e di riferimento:

Latterie Turnarie

Ecomuseo delle acque del Gemonese

P.S.: mi scuso per il disguido tecnico, a volte wordpress fa “pasticci”


Marmellata di Pere Cotogne, il corallo in un barattolo.

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Barattoli di marmellata di pere cotogne di Tiziana.

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Cesto pere cotogne.

Ho ricevuto in regalo un bel pò di pere cotogne biologiche, le ho lavate molto bene con il bicarbonato, in questo modo ho tolto tutta la peluria che le ricopriva.

Poi, senza togliere la buccia, le ho tagliate a pezzi e passate in una bacinella piena d’acqua e succo di limone.

A questo punto ho messo le pere in una pentola molto capiente, ho aggiunto mezzo bicchiere d’acqua, ho coperto e fatto andare a fuoco lento finchè la frutta è diventata una purea.

Ho lasciato raffreddare le pere, le ho frullate, le ho pesate e, per ogni chilo di frutta, ho aggiunto 600 gr. di zucchero di canna.

Ho rimesso la pentola sul fuoco, ho fatto riprendere il bollore e, sempre mescolando il composto affinchè non attacchi, l’ho fatto cuocere per circa 15 minuti.

Dopo aver riempito i vasetti con la marmellata li ho sterilizzati.

Mi è piaciuto moltissimo vedere la trasformazione di colore durante la cottura, la polpa bianca di questo frutto è diventata prima rosata e piano piano si è trasformata in uno splendido rosso corallo.

Ciao bella, buonanotte, anzi buongiorno, perchè leggerai domattina. Tiziana.

Infatti, l’ho letta stamane, Tiziana deve aver percepito che ho un periodo di scarso entusiasmo e di svogliatezza generale ed ha pensato bene di rendermi partecipe della sua operatività.

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Albero pere cotogne.

Ho rispolverato le mie vecchie foto, ritrovando anche alcune ricette che, approfittando della stagione giusta, posterò in questi giorni.

La Mela Cotogna, Cydonia vulgaris, della famiglia delle Rosacee è originaria dell’Asia occidentale: questa pianta trova condizioni adatte alla coltura nel bacino del Mediterraneo e nelle zone temperate dell’europa orientale.

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 Pere cotogne.

 Tormentosi, giallastri, di forma irregolare, assai odorosi e con polpa molto coriacea e aspra, i frutti (popolarmente “cotogne”) vengono distinti in due grandi gruppi a seconda se appaiono più simili alle mele o alle pere.

 Si hanno così Mele cotogne, tondeggianti, dette anche Cotogne maschie e Pere cotogne o Cotogne femmine o Cotogne del Portogallo.

 A differenza di altri, a questi frutti non giova il freddo, per cui è bene raccoglierli precocemente, non oltre ottobre, e riporli in luogo adatto giacchè si conservano a lungo: non sono però adatti per il consumo immediato.

 I principali costituenti sono: zuccheri, acidi organici (malico), sali minerali (rame e potassio), Vitamine A e C, tannino, pectina ed un’essenza profumata (donde l’uso vecchissimo di porre qualche mela cotogna tra la biancheria).

 Le cotogne non si consumano allo stato fresco nemmeno dopo qualche mese di conservazione; in cucina vengono abitualmente utilizzate come aggiunta alle normali mele cotte, conferendo un aroma ed un sapore gradevolissimi e particolari.

 Dal punto di vista terapeutico, questo frutto ha notevoli affinità con la sorba e la nespola in quanto è molto attivo sull’apparato gastroenterico.

 Sia dalla buccia che dai semi si ottengono lozioni valide per tutte le forme di infiammazione, avendo azione emolliente e lenitiva, nonchè efficaci per prevenire le rughe. (Fonte:  Frutti della terra Maria Vittoria Divincenzo)

 

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Bene, ed ora gustatevi questa fetta di pane e marmellata di pere cotogne e buon fine settimana

Lasagna di Piattoni, Finferla, la loro salsa e Formaggio Latteria Turnaria, soltanto 3 mesi ma col sapore della maturità.

lasagna di piattoni sfornata tovaglietta-001

Quando parlo di cucina di casa parlo di questa cucina, parlo delle ricette nate dalla casualità: una cassetta di Finferla,  un sacchetto di piattoni che, essendo la prima volta che li vedo, destano la mia curiosità: è proprio vero che non si ha mai finito né d’imparare né di conoscere.

Il mio amico mi racconta che la moglie li conserva in vaso (mi farò spifferare la ricetta), mi dice che sono buonissimi, che non hanno il filo, sono tenerissimi, buoni ed io gli credo, provenendo dalla mia amata Val Resia, avranno certamente qualcosa di magico: sotto lo sguardo amorevole di queste montagne, possono crescere soltanto cose buone e belle.

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Gruppo Monte Canin.

Le dosi sono a vostra discrezione io, considerato che volevo fare una prova, ho scelto una piccola pirofila che potesse contenere una fila di piattoni aperti nella loro lunghezza, se considerate i legumi come il solito rettangolo di sfoglia, decidetene voi la misura.

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Solitamente, fagiolini, tegoline ecc. li faccio bollire senza aver prima eliminato le estremità per evitare che si aprano in cottura e si riempiano di acqua.

Ingredienti per una pirofila rettangolare 14×10:

  • 15 piattoni, possibilmente della stessa lunghezza e larghezza, aperti ma non separati,
  • funghi finferla oppure altri funghi a piacere, trifolati in precedenza con aglio di Resia,
  • formaggio Latteria Turnaria 3 mesi, Presidio Slow Food, sostituibile con un’altra eccellenza Regionale Italiana,
  • pane grattugiato da mescolare col formaggio per la gratinatura dell’ultimo strato,
  • olio extravergine di oliva per irrorare lo strato finale.

collage finferla polvere

Ingredienti perla salsa ai funghi:

non la chiamo besciamella perchè, come il pesto, anche la besciamella ha il suo implicito disciplinare io, per legare le preparazioni faccio cuocere nel microonde (consiglio di una foodblogger della mia regione) variando di volta in volta; raramente adopero il latte, se non quello di soia o riso ecc. comunque senza lattosio: mai il burro, né mascarpone, né yogurt: ho notato che alla fine del risultato ogni eventuale aggiunta risulterebbe ininfluente.

A me la salsa serve soltanto per dare cremosità ed accentuare il sapore degli ingredienti contenuti nella ricetta: se scorrete il blog troverete molte altre idee partite comunque da quella iniziale consigliata da lei.

  • liquido di cottura dei funghi,
  • farina di riso,
  • sale affumicato,
  • polvere d’aglio di Resia,
  • funghi finferla trifolati.

Come fare la salsa ai funghi:

stemperare la farina di riso nel liquido di cottura dei funghi e cuocere in microonde a media potenza per 1 minuto alla volta, dopo il minuto controllare e mescolare.

Regolare di sale ed aggiungere la polvere d’aglio (io di Resia, voi quella che avete: l’Italia è ricca di aglio buono), unire una manciata di funghi trifolati ridotti in crema col minipimer ed amalgamare bene.

 collage lasagna di piattoni

Come fare:

lessare per 7 minuti i piattoni in acqua bollente salata ed immergerli immediatamente in acqua e ghiaccio per mantenerne il colore e la cottura.

Aprirli nel senso della lunghezza senza dividerli e disporli su una base di salsa ai funghi, alternare piattoni, salsa, funghi, formaggio o nell’ordine che preferite: con 15 piattoni si fanno 5 strati, terminare con funghi, formaggio mescolato al pane grattugiato, irrorare con un filo d’olio extravergine d’oliva,coprirecon un foglio di stagnola  ed infornare a 200°C. per 30 minuti,  togliere la stagnola e gratinare sotto al grill per 5/7 minuti fino adoratura, spegnere e lasciar riposare prima di servire.

Non ho fatto la foto dell’interno per via della luce ma garantisco/garantiamo (anche ello) sulla sua bontà.

Perla panchetta io sullo sfondo-002

Garntisco anche sulla bontà di questo batuffolo bianco♥

Link utili:

Formaggio di Latteria Turnaria

Polvere d’aglio di Resia

Vi auguro in anticipo un sereno fine settimana, io devo ancora metabolizzare la morte di Daniza, lo so, vi sembrerò folle ma credetemi lo sono davvero, parola di lupetto ;-)

 Mafalda

 


Aglio di Resia, polvere di stelle.

Polvere e sale all'aglio di Resia eff

Quando, accompagnato dalla frase: non lo regalo mai perchè, per produrlo ci vuole tanto lavoro, ho ricevuto in dono un mazzetto d’aglio di Resia, Presidio Slow Food, ho resistito alla tentazione di non accettarlo e, con in mano un tale tesoro, ho iniziato a pensare a come conservarlo nel modo migliore per più tempo possibile e così, fresca di acquisto di essicatore, ho pensato di farne una polvere che ho chiamato polvere di stelle proprio per valorizzare la storia di quest’aglio straordinario, parlo dell’autentico Aglio di Resia, quello tramandato di famiglia in famiglia, con i semi che danno frutti dopo 7 lunghi anni e con i bulbi.

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Torrente Resia, è la Natura il mio più grande amore…

Chi ha assaggiato quello autentico sente la differenza, la percepisce anche ello che io ho soprannominato il divoratore folle ma che tanto folle non è se se ne accorge: sta a vedere che prima o poi riesco a portare ello al di qua della barricata?

Alla fine vi segnalerò un link che vi indicherà come essicare l’aglio nel forno di casa; il vantaggio di farlo nell’essicatore è la maggiore quantità che si può introdurre e il non correre il pericolo di bruciarlo.

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Foto di archivio, non è l’aglio di Resia anche se il colore è quello.

Ingredienti:

  • aglio di Resia o altro aglio Italiano, tagliato a fettine sottili,
  • fiocchi di sale affumicato (io Falksalt perchè hanno la forma piramidale e sono un’opera d’arte).

collage polvere aglio di Resia

Come fare:

togliere la pellicola dai bulbi d’aglio (conservarla ;-) ) e ritagliarli nel verso della lunghezza a fettine sottili: sarà un lavoro lungo ma verrete ripagati.

Disporre le fettine sulle grate dell’essicatore oppure, se non l’avete, sulla carta forno come indicato nel link alla fine, controllare di tanto in tanto togliendo le fettine che si spaccano e lasciare quelle che sono ancora elastiche.

Alla fine inserire l’aglio essicato nel macinino da caffè per ricavare la polvere: io la preferisco perchè la posso dosare in molte preparazioni senza l’inconveniente (per molti) di trovarsi in bocca scaglie d’aglio anche se, credetemi, l’aglio di Resia non vi remerà mai contro ;-)

Conservarlo in un barattolo di vetro e, se volete preparare il sale mescolare la polvere al sale che preferite: fiocchi, fior di sale, sale iodato, marino ecc. ed aggiungerlo alle preparazioni che prediligono  un leggero, non invasivo sentore d’aglio.

 cuore silenzioso

 Immagine da Pinterest.

Link aglio essicato in forno:

Aglio essiccato in polvere


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