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Pomodoro di Pachino IGP: cosa aggiungere all’Eccellenza? Una Cornice e qualche Ricetta.

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Io vivrei di pomodori, in tutte le “salse” (per giocare con le parole), pasta al pomodoro,  crudo o cotto, panzanella, bruschetta, pane olio e pomodoro, con tofu (quello buono), feta,  mozzarella: pensate all’insalata Caprese, cosa sarebbe l’estate senza una Caprese?

Il pomodoro risolve un pasto, si aggiuge una proteina, anche vegetale ed è fatta.

I pomodori fuori stagione li evito ma non per “talebanismo” ma perchè non hanno profumo, sono acquosi e più acidi; mi concedo qualche datterino e Piccadilly che mangio come fossero frutta o caramelle.

Ricevere quella cassettina è stato per me gioia pura, chi mi conosce lo sa, non parlo mai di prodotti che non amo e non m’interessa nemmeno ricevere campionature, qui si tratta di Pomodoro di Pachino IGP, vi rendete conto?

Un prodotto ineguagliabile che tutto il mondo c’invidia, d’altronde chi oltre alla Sicilia ha il Sole della Sicilia? Eppoi, se guardate sulla carta geografica vedrete che Pachino è spaparanzata al sole, dal balcone i Pachinesi vedono l’Isola di Malta, la Tunisia, Libia ed Egitto, che meraviglia!

E da Pachino, come perle di corallo sono rotolati fino a Pasian di Prato (UD) tre varietà di Pomodoro di Pachino IGP: il Ciliegino, Il Costoluto, il Tondo liscio.

Inizio con i Ciliegini di Pachino IPG, sono dei grossi grissini che avevo già fatto col lievito madre anni fa, ho colto l’occasione per rifarli, col lievito di birra, più alla portata di tutti.

Nelle foto vedrete i piccioli, beh, ello ha mangiato anche i piccioli, non dico altro.

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Ingredienti per 8 pezzi (la ricetta dice 10 ma ho voluto farli più grandi):

  • 450 g. di farina 00,
  • 200 ml di latte,
  • 25 g. di lievito di birra,
  • 2 cucchiai di olio evo (ho adoperato quello delle olive taggiasche),
  • 1 cucchiaino da te di sale.

Ingredienti per la farcitura/finitura:

  • 1 tazza da te di olive taggiasche snocciolate,
  • pomodorini ciliegini Ciliegini di Pachino IGP tagliati a metà,
  • olio evo per spennellare.

Volendo potete aggiungere prima d’infornare origano, maggiorana, timo, a piacere, io ho voluto lasciarli così, in purezza.

 

collage grissotti n1

Come fare (io ho adoperato la MDP (macchina del pane):

mettere l’olio nello stampo della MDP, unire la farina setacciata col sale ed aggiungere il lievito sciolto nel latte tiepido.

Azionare la macchina (funzione impasto 15 minuti).

Modellare una sfera, spennellarla con l’olio e metterla in una ciotola, coprire con la pellicola e far lievitare in luogo tiepido per c.ca 1 ora fino al raddoppio.

Unire all’impasto le olive taggiasche spezzettate, amalgamare e formare un filone dal quale ricavare 8 (o 10) pezzi dello stesso peso.

Formare dei filoncini ed appiattirli col matterello allargandoli leggermente, disporli sulla teglia coperta con cartaforno, farcirli alternando olive e pomodorini, spennellarli con l’olio e lasciarli riposare per 40 minuti.

Dopo 30 minuti accendere il forno a 200°C. e, terminato il tempo di riposo, infornare i grissotti cuocendoli per 25 minuti fino a doratura.

grissotti interno-001

Volevo ringraziare il Consorzio per l’omaggio ed aggiungo il ringraziamento a chi ha aderito con entusiasmo al mio appello per salvare il Torrente Resia.

Versione con lievito madre (cliccare sulla foto per ricetta:

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Patate al Forno con Parmigiano e Rosmarino, gustose e veloci ma che dico veloci, velocissime!!!

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Buona domenica a tutte/i, dopo una ricetta  che richiede un quadrimestre di attesa per essere verificata e gustata, oggi una ricetta da fare in 35/40 minuti, d’altronde questa ricetta arriva da qui e quindi non può che essere “Fast&Easy”.

Conosco ed apprezzo la praticità e la fantasia senza fronzoli delle donne americane; non hanno, come noi, una antica tradizione gastronomico-culinaria ed avendo la mente fresca e libera da orpelli storici, sanno entusiasmarsi di fronte a qualsiasi ingrediente e prodotto che ritengono sia commestibile e lo giravoltano all’infinito curiose di scoprire cosa può venirne fuori di buono.

Le americane sono coraggiose, a Trieste diremmo “nolegapelcul”, diciamo che non sono così “sofisteghe” come noi italiane ;-)

Quando sono stata in America per motivi sportivi ho avuto modo di conoscerne qualcuna, Kathy Sessler, che ha gareggiato con me ai mondiali mi ha insegnato a fare il Guacamole e mi ha sconvolto una sera a cena quando assieme ai suoi amici hanno fatto una gara di rutti, si, avete letto bene, io mi sono astenuta ma li ho visti molto divertiti dal “gioco”.

Inga Thompson, mi ha insegnato a fare il Margarita, il fratello faceva la birra in casa e, dopo le escursioni a Reno (Nevada) a cercare invano parmigiano e basilico (scrivo invano perchè era il 1993 e Bastianich non spopolava ancora… ) perchè volevo farle la pasta col pesto, ci consolavamo facendo il bagnetto al suo cane.

Mi ha insegnato a fare il pane integrale del quale possiedo ancora la ricetta in una agenda, prima o poi lo farò.

Avrei avuto l’occasione di andare a vivere lì, mi aveva proposto di andare ad abitare casa dei suoi genitori, in Texas, dove avevano una tenuta; avrei insegnato l’italiano alla sorellina ed avrei cucinato per la famiglia.

Non me la  sentii perchè avevo ancora Lorenzo, il mio adorato gatto e non ebbi il coraggio né di lasciarlo solo né di fargli subire lo stress di un viaggio così lungo, lui che,  se dovevo fare anche un kilometro in macchina per portarlo dal veterinario, impazziva letteralmente.

Chi xe mona qua xe mona anche in America, mi diceva sempre quel mio famoso saggio amico di Trieste che nomino spesso; chissà come sarebbe andata la mia vita se fossi partita, chissà.

La cultura gastronomica americana di cui fui testimone contemplava anche l’apertura di barattoli di chili con fagioli da mangiare direttamente da lì col cucchiaio, questo lo faceva Alison Sydor una biker canadese che andava fortissimo, lei faceva cross country e mi sono sempre chiesta come facesse ad andare così forte mangiando quelle porcherie… Che ci fosse dietro qualche integratore :-D ?

Beh, arriviamo al dunque, le patate arrivano dall’America e quindi questa ricetta è per me: Italo-Americana.

Ingredienti (per una teglia da forno):

  • 4 patate medie,
  • olio extravergine di oliva abbondante,
  • parmigiano reggiano grattugiato abbondante,
  • rosmarino fresco tritato,
  • paprica in polvere, facoltativa (idea personale),
  • sale q.b.

collage patate parmigiano rosmarino-001

Come fare:

preriscaldare il forno a 190°C., coprire la teglia con un foglio di carta forno per non sporcarla durante la cottura delle patate che avverrà direttamente sulla grata.

Pelare le patate, tagliarle a spicchi regolari, lavarle, asciugarle ed immergerle nell’olio mescolandole bene affinchè si ungano perfettamente.

Metterle nel piatto dove avrete miscelato abbondante parmigiano, rosmarino e sale a piacere, volendo anche un pò di paprica e rotolarle affinchè il composto aderisca bene.

Appoggiarle sulla grata regolarmente distanziate ed infornare mettendo la grata sopra la teglia, cuocere per 25/30 minuti.

Ve le consiglio e, anche se le mie foto non sono stratosferiche vista l’ora serale, il sapore lo è davvero, provatele ne vale la pena.

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 Buona domenica a voi, alla prossima.

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A Natale mi faccio un Toast, col merluzzo… Quando uno è Genio.

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Oggi non parlerò dello Chef, parlerò del Genio e del Toast Geniale che ha preparato per noi, alunne diligenti ed attente, questo toast vi lascerà senza parole ma con una gran voglia di rifarlo a casa, quanto prima, magari proprio in occasione delle imminenti Festività Natalizie.

Va da se che il merluzzo debba essere freschissimo, può essere sostituito anche con gamberi, il Genio consiglia di non comperare quelli pregiati, dal momento che poi verranno tritati.

Per noi Triestini va ben anche i moli, che podemo trovar in tute le pescherie a bon prezzo (io li ho ordinati per la prossima settimana).

Per i più raffinati sono perfette le cappesante, ma anche per i triestini le va ben ;-) ma desso ‘ndemo vanti col brum.

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Ingredienti, quantità a piacere:

  • fette di pancarrè private della crosta e tagliate a metà nel senso dello spessore,
  • merluzzo CRUDO o le varianti, CRUDE, indicate sopra, tritate a coltello,
  • sale,
  • pepe,
  • timo,
  • burro per la padella,
  • maionese per accompagnare.

collage Preparazione toast merluzzo-001

Per ingrandire, cliccare sul collage.

Come fare il Toast:

privare il pancarrè dalla crosta e tagliarlo a fette sottili, tritare a coltello il merluzzo o ciò che avete scelto, condire con pepe e sale ed amalgamare bene per far insaporire.

Stendere una parte di composto sul pane, schiacciandolo con una spatola, aromatizzare con foglioline di timo e chiudere con l’altro pane e premere per livellare.

Tagliare il toast in 3 parti se è grande, come in questo caso, se volete una preparazione più sciccosa potete ricavare forme diverse con dei coppapasta ma, secondo il Genio, questa preparazione deve mantenere la sua naturale e raffinata rusticità.

Scaldare una padella antiaderente o di ghisa e sciogliere una noce di burro, sì, avete capito bene: BURRO (se lo dice il Genio ;-) ) e rosolare i toasts, girandoli più volte per uniformare la doratura.

Per fare entrare il calore schiacciare delicatamente con la mano (vedi Genio), quando i toasts avranno assunto una colorazione golosa ed irresistibile appoggiarli belli caldi sui piatti e lasciateli soli a godersi l’ottima compagnia di un ciuffo di maionese che, se fatta da voi sarà quello che Crozza/Briatore chiama “il sciognio”.

Decorazione Natalizia Agli Amici di Godia-001

Il Natale Agli Amici di Godia.

Bene, per oggi è tutto, voglio solo precisare che, quando nomino il Genio, non parlo di me, Mandi Friul ma non solo:

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La Trieste che me piasi a mi.

P.S.: se mi scrivete che questa è “complicata” vengo ad aspettarvi sotto casa :-D


Involtini di Sogliola in Gelatina d’oro e crema di Zucca: Quando uno è Genio.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca cornice

Mentre osservavo Emanuele Scarello e Juja Nitta preparare questa ricetta, mi sono ricordata di un aneddoto che mi raccontò ello (per chi mi leggesse per la prima volta “ello” è la mia dolce metà♥).

Ogni anno la banca organizzava una festa per i figli dei dipendenti ed invitava il Mago Silvan, a quei tempi i bambini credevano ancora alle favole, anche ello e così, dopo uno spettacolo, chiese al padre: ma papà, come riesce quel signore a fare quelle magie?

Il padre, dopo un attimo di esitazione, rispose: quando uno è mago…

Ecco, io, quando osservo Emanuele mi chiedo: ma come fa? Ogni volta la mia risposta è la stessa: quando uno è genio…

Passo a descrivere la ricetta, perfetta per le feste che stanno arrivando, se non avete la polvere d’oro la potete sostituire con:

  • lo zafferano in polvere, i preziosi pistilli usateli per una raffinata decorazione;
  • la curcuma;
  • il succo di barbabietola;
  • l’acqua dove avete cotto le carote viola;
  • l’acqua dove avete cotto il cavolo cappuccio viola per una tonalità più blu.

Queste sono solo alcune varianti, la fantasia ed il gusto personale faranno il resto; inizio con gli involtini che si possono preparare anche il giorno prima perchè vanno immersi nella gelatina freddi.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca involtino rilievo

Ingredienti per gli involtini:

  • filetti di sogliola, da una sogliola se ne ricavano 4, calcolate voi la quantità,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva.

Procedimento per gli involtini:

salare e pepare i filetti di sogliola, arrotolarli e cuocerli con poco olio evo in una padella antiaderente, girandoli da tutti i lati (basta pochissimo).

Metterli in frigorifero, se avete l’abbattitore questa operazione richiederà pochi minuti.

Quando gli involtini saranno freddi inizire a preparare la gelatina.

Ingredienti per la gelatina:

  • 500 ml. di acqua o l’acqua di cottura che avete scelto,
  • 5 g. di agar agar,
  • polvere d’oro alimentare o alternative suggerite.

Come fare la gelatina:

sciogliere l’agar agar in una piccola parte di acqua prelevata dalla dose, mescolare con la frusta per evitare grumi, aggiungere il resto dell’acqua, mettere sul fuoco e portare ad ebbollizione.

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Come finire la preparazione:

immergere velocemente gli involtini nella gelatina, rotearli e riporli in frigorifero, quando il primo strato sarà rassodato ripetere l’operazione, osservando sempre il tempo di solidificazione.

Per questo effetto l’operazione è stata ripetuta per 3 volte.

Finita la “doratura”, preparare la crema di zucca di accompagnamento, sarà questa la nota calda della ricetta, se non vi piace la zucca potete preparare una crema di broccoli, una purea di sedano rapa o di finocchi, perfetto l’abbinamento con una crema di cariofi, un purè di topinambour o di carote viola aromatizzato con rosmarino.

La sogliola, dal gusto delicato, ben si accompagna con tuberi ed ortaggi, la scelta è affidata al gusto personale.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca in rilievo

Ingredienti per la crema di zucca:

  • zucca Violina (questa adopera lo Chef Emanuele Scarello),
  • burro fuso per spennellare prima della cottura (segreto dello Chef c.s.),
  • sale,
  • pepe,
  • brodo vegetale o altro liquido a scelta,
  • olio evo.

collage crema zucca

Come fare la crema di zucca:

tagliare a metà la zucca, eliminare semi e filamenti (conservarli per altri utilizzi), spennellare la polpa con burro fuso, avvolgere le 2 metà nella carta stagnola ed infornare a 160° C. per 1 ora/1 ora e 1/2 a seconda delle dimensioni della zucca.

Sfornare ed estrarre la polpa, frullarla assieme al sale e pepe, regolare la consistenza aggiungendo, all’occorrenza brodo vegetale.

Impiattare gli involtini con la cema di zucca, decorare con un rametto di aneto ma, impiattamento e decorazione li lascio al vostro gusto personale.

Buon proseguimento, ah, dimenticavo, ho riabilitato i commenti, non è giusto che, a causa di qualche IDIOTA io debba privarmi del piacere della presenza dei miei veri amici; è sottinteso che tutti i commenti indesiderati o inopportuni di derivazione black bloc non verranno presi in considerazione ed eliminati a prescindere.

Se questi involtini vi hanno stupito, ebbene, la prossima ricetta vi lascerà senza fiato, parola di accantoalcamino ;-)


Sfogliatelle e Strudel all’Avocado.

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Premetto che questa ricetta non è nata dalla mia fantasia ma appartiene al libro 1000 ricette con la frutta di Emilia Valli, un libro che ho già citato qui e dal quale ho attinto con soddisfazione per altre preparazioni.

É un libro “moderno”, contempla ricette con la frutta che spaziano dall’antipasto al dolce, costa meno di 5 €uro, non ha fotografie ma è affidabile, cosa che di questi tempi non è poco.

L’avocado è un frutto che non appartiene alla nostra tradizione e cultura ma, dal momento che è sempre presente nei nostri negozi, credo sia giusto impedire che, invenduto, venga buttato nella spazzatura, è un frutto interessantissimo, versatile, un amico in cucina, una piacevole sorpresa.

Può sostituire il burro nelle preparazioni, io stessa l’ho adoperato al posto del burro per una pasta brisè.

Ecco alcune informazioni che avevo già scritto:

 Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quantità una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei(gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento.

Sfogliatelle all'avocado piatto pp

Ingredienti:

  • 1 confezione di pasta sfoglia (light),
  • 80 g. di pancetta stufata tritata,
  • la polpa di 2 avocado piccoli o 1 grande,
  • 2 cucchiaini di senape (io al dragoncello),
  • 1 cucchiaio di noci tritate,
  • sale,
  • peperoncino in polvere q.b. (decorazione),
  • semi di papavero (decorazione),
  • semi di sesamo (decorazione),
  • semi di zucca tritati (decorazione),
  • paprica dolce (decorazione)
  • latte per pennellare (o uovo).

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Come fare:

tagliare a metà gli avocado, ruotare e dividerli, eliminare il nocciolo (se si vuole la piantina procedere così) e, aiutandosi con un cucchiaio, togliere la polpa.

Raccoglierla in una ciotola ed amalgamarla alla pancetta tritata, la senape e le noci, aggiustare di sale, pepare (peperoncino), amalgamare fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Stendere la sfoglia e, con 2 coppapasta rotondi di dimensioni una più grande e una più piccola, ritagliare 2 cerchi, porre al centro un cucchiaino di composto e richiudere con il cerchio più grande in maniera che non fuoriesca il ripieno.

Disporre le sfogliatelle su una teglia rivestita di carta forno, spennellare con il latte o l’uovo, se lo preferite, spargere i semini ed infornare a 200°C. per 15 minuti o fino a doratura.

Come fare lo strudel:

reimpastare i ritagli di sfoglia, stenderla, spalmare con il composto di avocado rimasto, arrotolare a mò di spirale e richiudere a cerchio, spennellare come sopra e spargere i semini (io di zucca).

Infornare come sopra, 200°C. per 15/20 minuti.

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Le giornate si sono accorciate e questo strudel ho potuto tagliarlo soltanto all’ora di cena, la foto ne ha pagato le conseguenze ;-)

Questa ricetta apre la porta ad un’infinità di varianti, la pancetta stufata si può sostituire a piacere; l’avocado ha un sapore neutro che ben si presta a qualsiasi abbinamento, sia dolce che salato


Col Fagiolo di Montagna la Polpetta ci guadagna…

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Fagiolo di Montagna (Coccineus)

Sto cavalcando ancora l’onda dei fagioli di montagna e della loro Valle, la Val Resia, la trovo così affascinante, come quelle persone schive, impenetrabili che tengono lontano il mondo ma soltanto perchè hanno sofferto, e se ti soffermi nel loro sguardo riesci a coglierne l’ inconfessato bisogno d’amore.

Io amo la val Resia, entra nel sangue e, come tutto quello che entra nel sangue, crea dipendenza ed ora aspetto ansiosa che arrivi novembre per andare a seminare l’aglio, ma nel frattempo la Val Resia la metto in tavola, a tavola nascono amori, si concludono affari e si riuniscono le famiglie.

Questi giorni ho avuto i pittori ed ho dovuto mettere in pausa la mia creatività e la mia voglia di cucinare, fotografare e scrivere, il mio forno si è acceso soltanto per scaldare dei tranci di pizza che ello, gentilmente, ha portato a casa ed il fornello si è acceso soltanto per offrire il caffè ai pittori.

Ma, mentre io spostavo mobili, svuotavo librerie e credenze, la mia Amica Nannarè cucinava e mangiava per me queste meravigliose polpette perchè appena ricevuta questa ricetta dalla Signora Donatella che a sua volta l’ha avuta da una Sua Cliente, l’ho inviata a lei con la certezza che si sarebbe messa subito all’opera e così è stato.

E a proposito di queste polpette, Nannarè mi scrive così:

LIBERA CARISSIMA,

HO FATTO LE POLPETTE DI FAGIOLI SIA AL FORNO CHE FRITTE. S T R E P I T O S E  NON SON AVANZATE NEANCHE LE BRICIOLE E MI HAN CHIESTO DI RIFARLE!  !D :/ :)  Grazie, grazie, grazie . 
Ciao <3

Ingredienti:

  • 750 g. c.ca di fagioli  di montagna freschi (Nannarè ha adoperato i Borlotti),
  • 1 uovo sbattuto,
  • prezzemolo tritato ed erba cipollina q.b.,
  • noce moscata,
  • un cucchiaio di olio e.v. di oliva,
  • 6 spicchi di “strok”, l’aglio della Val Resia (Nannarè ha adoperato quello di Sulmona, Nannarè vive da quelle parti),
  • 1 scalogno  tritato finemente,
  • 1 cucchiaio di formaggio Montasio stravecchio grattugiato,
  • 1 cucchiaio di pecorino grattugiato,
  • pane grattato q.b. (una tazza circa),
  • sale,
  • pepe,
  • una foglia di alloro,
  • farina per infarinare,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

sbucciare i fagioli, lavarli e metterli a lessare in una pentola con acqua fredda, una foglia di alloro, un cucchiaio di sale marino e due spicchi d’aglio.

Scolarli e passarli ancora caldi nel passaverdure e ridurli in purea (io gli “scarti” li ho messi nella minestra).

In una terrina impastare la purea di fagioli con lo scalogno, quattro spicchi di “strok” tritati, l’olio di oliva, i formaggi, il prezzemolo e l’erba cipollina, una grattata di noce moscata.

Unire l’uovo, il pangrattato e pepe nero, amalgamare bene aggiungendo un po’ di pangrattato se il composto non fosse compatto, formare delle polpettine, infarinarle e friggerle in olio fumante.

Sgocciolarle su carta assorbente e servirle ben calde su un letto di insalatina.

N.B.: sostituendo pane grattugiato e farina con prodotti da prontuario, queste polpettine sono perfette per i celiaci.

Io ho già preparato l’impasto ma le cucinerò per cena, in forno, per offrire un’alternativa a chi non può o non vuole mangiare il fritto.

Vi auguro un sereno fine settimana.


Capocollo DOP di Calabria, Figo Moro di Caneva, Formadi Frant e Miele di Resia: eccellenze a braccetto per l’ISIT

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia

I salumi sono stati spesso demonizzati, a me dicevano che facevano venire i brufoli, oggi ho capito che me lo dicevano affinchè ne lasciassi un pò anche a loro.

Il panino col salame o mortadella, ossocollo (qui il capocollo si chiama così) ecc. era il nostro fast food, la nostra merenda per la scuola, il ristoro dopo una gita o una camminata in montagna.

Come dimenticare il panino con la mortadella e peperoncino sottaceto che mangiavo al giro di boa della gita in bicicletta con le compagne di scuola?

Dalle nostre parti, nelle trattorie, osmize  par le alte (sul Carso) si andava a mangiare il famoso Giardineto, un vassoio con salumi, formaggi, sottoaceti e sottolii, tutto de casa.

Questo de casa poi si è ampliato, aumentata la richiesta, aumentata la produzione e per non disperdere le risorse e garantirsi una tutela sono nati i consorzi dove la qualità è garantita dal tutti per uno, uno per tutti.

Molti di questi salumi de casa, col tempo, l’esperienza e la passione dei produttori, hanno meritato il marchio DOP (DENOMINAZIONE ORIGINE PROTETTA).

DOP è un simbolo di origine che viene riconosciuto a quei prodotti le cui qualità e caratteristiche sono essenzialmente dovute all’ambiente geografico in cui sono prodotti.

Tutta la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del prodotto devono avvenire nell’area geografica delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 14 di questi Prodotti:

Capocollo di Calabria – Coppa Piacentina – Culatello di Zibello – Pancetta di Calabria – Pancetta Piacentina – prosciutto di Modena – Prosciutto di San Daniele – Prosciutto Toscano – Salame Brianza – Salame di Varzi – Salame Piacentino – Salamini Italiani alla Cacciatora – Salsiccia di Calabria – Sopressata di Calabria.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia.1

Altri hanno meritato il marchio IGP (INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA)

IGP è un simbolo di origine che riconosce il valore di una particolare specialità alimentare, dando più peso alle tecniche di produzione rispetto alla materia prima.

Identifica un prodotto originario di un determinato luogo, Regione o Paese le cui qualità, reputazione, o altre caratteristiche si possonio ricondurre all’origine geografica, e di cui almeno una fase della produzione, trasformazione o elaborazione avvenga nell’area delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 6 di questi Prodotti:

Bresaola della Valtellina – Cotechino di Modena – Mortadella di Bologna – Prosciutto di Norcia – Speck Alto Adige – Zampone Modena.

L’ ISIT ha ideato un contest invitando alcune foodblogger a promuovere questi Prodotti Italiani, nostro fiore all’occhiello.

Nessun marchio verrà pubblicizzato ma l’attenzione sarà tutta per il prodotto che verrà valorizzato con ricette esclusive.

Io sono dell’idea che il modo migliore per degustare un salume sia in purezza ma l’impegno che ho preso mi stimola a pensare ad una nuova veste da donare ai due prodotti che ho ricevuto senza snaturarli.

Capocollo di Calabria DOP

Capocollo di Calabria

Il  Capocollo di Calabria DOP è stato una vera e gustosa sorpresa, morbido, senza mancare della giusta stagionatura, il sapore, leggermente piccante regalato dal peperoncino di Calabria che contiene, è delicato e non lascia alcun retrogusto.

Inizio con un antipasto nel quale ho voluto assemblare anche eccellenze della mia regione: il Figo moro di Caneva, il Formadi Frant, ed il Miele di acacia che compero direttamente dal produttore a Coseacco di Resia, la ricetta è semplicissima.

Ecco gli ingredienti:

  • fichi neri o verdi, grandi e non troppo maturi tagliati a fette di 1 cm.,
  • Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo,
  • Formadi Frant o Gorgondola mascarponato o un formaggio che preferite,
  • formaggio fesc cremoso per amalgamare,
  • miele di acacia.

Come fare:

tagliare a fette di c.ca 1 cm. i fichi non troppo maturi o troppo morbidi, alternare Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo, una crema di Formadi Frant ottenuta grattugiando il formaggio ed amalgamandolo con un formaggio cremoso, l’importante è equilibrare la dose di formadi frant o del formaggio che adoperate affinchè non prevalga sul resto, qui, ricordiamolo, è il Capocollo di Calabria il protagonista.

Contiuare alternando capocollo di Calabria e crema di formaggio, terminando con il Capocollo, chiudere e far colare un pò di miele di acacia.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia alto

Alla prossima ricetta e all’approfondimento sulle proprietà nutrizionali dei nostri splendidi salumi Italiani.

Link per il Formadi Frant

Link per il Figo Moro di Caneva


Tartare di Trota marinata al Coriandolo e Zenzero con Chutney di Pesche.

Tartare di trota e chutney di pesca completo-001

É la mia prima volta con il pesce crudo, avevo assaggiato una tartare di trota affumicata con chutney di albicocche e me ne ero innamorata ed ho voluto mettermi alla prova.

Ho comperato una trota freschissima (semplice, né iridea, nè salmonata), da queste parti ci sono molti allevamenti e l’acquisto è sicuro.

Ne ho ricavato 2 filetti e li ho messi in congelatore per 24 ore poi, li ho privati della pelle e delle spine rimaste, li ho tagliati a piccoli cubetti e li ho marinati.

Ingredienti per la tartare di trota:

  • 2 filetti fi trota fresca,
  • 1 cucchiaio raso di sale affumicato,
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna,
  • qualche seme di coriandolo leggermente pestato nel mortaio,
  • 3 cm. di zenzero fresco grattugiato.

Come preparare la tartare di trota:

mettere la tartare in una ciotola, unire tutti gli ingredienti e mescolare bene, coprire con un foglio di pellicola e riporre in frigorifero per tutta la notte.

Trascorso il tempo necessario, risciaquarla e asciugarla tamponandola, la trota non ha perso consistenza ed è rimasta bella soda e profumata..

tartare di trota e chutney di pesche1-001

Ingredienti per il Chutney di pesche:

  • 1 scalogno,
  • 2 pesche a pasta gialla,
  • qualche seme di coriandolo,
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna,
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico ai lamponi.

Come fare il Chutney di Pesche:

affettare finemente lo scalogno e farlo appassire in poco olio, unire le pesche, anch’esse affettate sottilmente, unire i semi di coriandolo, lo zucchero, mescolare ed insaporire, aggiungere l’aceto, farlo evaporare, mescolare ancora e spegnere.

L’aceto balsamico ha colorato la preparazione, se non lo gradite, adoperate il Mirin (aceto di grano) o aceto di mele o di vino bianco.

L’aceto balsamico ai lamponi che ho adoperato ha regalato al chutney un aroma straordinario.

Questa è una ricetta velocissima ed è un ottimo accompagnamento per questo tipo di preparazione, si può variare tipo di frutta e spezie, provate, vi piacerà.

Decorazione:

  • yogurt greco,
  • fettine sottili di pesche nettarine,
  • foglioline di melissa fresca.

Componiamo la coppa:

mettere alla base della coppa Martini la tartare, coprire con un pò di chutney, decorare con  un cucchiano di yogurt greco, fettine sottili di pesca e una fogliolina di melissa.

L’ho assaggiata, un pò titubante perchè non sono abituata a mangiare il pesce crudo, beh, me la sono gustata tutta, fino all’ultimo cubettino, la marinatura aveva rilasciato nella trota tutti i sentori dello zenzero e dei semi di coriandolo che io amo adoperare in molte preparazioni.

Il sale affumicato aveva fatto il resto, la prossima volta sarà la mia prima volta con l’affumicatura casalinga, pentolaccia e terrazza aperta sono pronte ad accogliere i miei prossimi esperimenti.

Con viva e vibrante soddisfazione  vi dico: provate :-D

Tartare di trota e chutney di pesche

Buona serata.


Crocchetta di patate con cuore di Formaggio Asìno, zuppa fredda di melone e fragole, cose da Chef…

crocchetta di patate e asino-005

Ed eccoci all’ultima ricetta del corso, è il momento giusto, è arrivato il caldo, forse troppo e troppo all’improvviso ma non mi lamento.

Anche se non lo menzionassi evincereste che questa ricetta non è farina del mio sacco, l’equilibrato contrasto di sapori, di temperature, di consistenze svelano una tecnica, una conoscenza ed un’esperienza che io non possiedo.

Una ricetta che è un viaggio nell’estasi, attraverso una croccante doppia panatura arriviamo al morbido impasto di patate per affondare poi nel tenero cuore di Formaggio Asìno per poi trovare ulteriore sollievo nella dolce freschezza della zuppa di melone nella quale nuota leggiadra l’acidità della fragola.

Nulla è lasciato al caso e all’immaginazione perchè gli Chef ci svelano tutti i segreti, come sempre, indicando le alternative alla, per loro ormai indispensabile, tecnologia.

Un cenno al Formaggio Asìno che non viene prodotto col latte d’asina (quello lo lasciamo a Poppea per fare i suoi bagni di giovinezza), ma prende il nome dal Paese Asio in Val d’Arzino.

Per chi, come me, amasse la storia e l’origine dei prodotti, consiglio caldamente (è proprio il caso di dirlo ;-) ) di visitare i link che troverete alla fine, ne vale la pena, scoprirete un sacco di cose, storie, aneddoti e ricette.

Se il Friuli Venezia Giulia o il Veneto orientale fosse tra le vostre mete turistiche di quest’anno, non mancate di fare una visita a questi posti e già che ci siete, fate una deviazione in Val tramontina dove assaggerete la mia adorata Pitina..

Val d’Arzino
Val d’Arzino

Questa è una ricetta da meditazione, sia mentre si prepara che mentre si degusta, non è certo la crocchetta che farei ad ello, non la valorizzerebbe, diciamo che non la merita ;-)

angurie melone Milva-1

Melone e angurie di Milva (foto 2012)

Sui banchi dei negozi sono arrivate angurie e meloni e, se dovesse capitarvi di aprirne uno e trovarlo poco dolce, ecco il consiglio di Raffaello per utilizzarlo, trasformandolo o in questa zuppa, o in fresca bibita estiva.

Basta frullare la polpa (lui adopera il Bimby ma il minipimer è perfetto) ed aggiungere una parte di sciroppo, Raffaello ci insegna come prepararlo.

Lo sciroppo T.P.T. (Tanto Per Tanto): tanta acqua, tanto zucchero, mettere al fuoco e bollire 3 minuti, far raffeddare ed adoperare all’occorrenza nelle proporzioni desiderate.

Sciroppo agli Agrumi:

  • 1 litro di acqua,
  • 300 g. di zucchero,
  • bucce di arancia,
  • bucce di limone,
  • bacca di vaniglia.

Come fare: come sopra, portare a bollore e far bollire per 3 minuti.

Fragola zio-001

Fragola dello zio

Raffaello ci da anche un’ idea per conservare le fragole che, si sa, hanno una stagione abbastanza breve e passano velocemente da mature a troppo mature.

Quando le trovate belle e a buon prezzo, lavatele, MAI AD IMMERSIONE E SENZA IL PICCIOLO, asciugatele e tagliatele a metà per il lungo.

Disponetele su dei vassoi, non raggruppatele tutte assieme nei sacchetti perchè il frullatore non riuscirebbe a frantumarle, e mettetele in congelatore (lui adopera l’abbattitore ;-) ).

In estate o quando vorrete stupire gli amici con un sorbetto inaspettato, mettetene una parte nel frullatore assieme ad un pò dello sciroppo d.c.s. (di cui sopra).

Crocchetta di patate ....-001

Ed eccomi alla ricetta, ho tergiversato un pò perchè la crocchetta di per se è semplicissima.

Ingredienti:

  • 500 g. di patate alla Raffaello* (o come  fate di solito, ma vi consiglio di provare il suo metodo),
  • 50 g. di Parmigiano Reggiano o Montasio stagionato o Pecorin0,
  • 50 g. di pancetta cotta (facoltativa),
  • 1 uovo,
  • cubetti di Formaggio Asìno per il cuore,
  • albume rotto (leggermente sbattuto affinchè aderisca bene alla crocchetta),
  • pane grattugiato (per chi fosse celiaco è perfetto quello ottenuto da un pane senza glutine o da prontuario),
  • olio di arachdi profondo per friggere.

Come fare (nella prima parte, colorata in corsivo, come fare le Patate alla Raffaello):

*Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

Amalgamare bene gli ingredienti e formare delle palline di 20 grammi, schiacciarle delicatamente con il pollice ed inserire il cubetto di formaggio Asìno, richiudere e fare la DOPPIA IMPANATURA: albume, pane gattugiato, albume, pane grattugiato, friggere in olio di arachide profondo fino a doratura.

Se si desidera fare un Crostone, ripetere l’operazione 3 volte.

Servire la crocchetta caldissima sulla zuppa di melone freddissima assieme a mezza fragola e un cubetto di Formaggio Asìno.

Per chi non amasse gli abbinamenti insoliti nulla vieta di servire questa crocchetta a piacere.

Raffaello al lavoro-001

Raffaello al lavoro

Questo saltellar da uno Chef all’altro non ha fatto che aumentare la mia passione per la cucina, per i dettagli, i prodotti, per la qualità e questo non può che farmi piacere, spero faccia piacere anche a chi mi segue sempre con interesse e che mi perdona le assenze dal loro modulo commenti, un abbraccio.

Formaggio Asìno

Formaggio Asìno, un’ alchimia perfetta tra sapori e tradizione.

Formaggio Asìno

P.S.: avrei voluto aggiungere anche la scheda di GDF (Gente Del Fud) ma la scheda è praticamente il copia-incolla di un sunto di questi link…


Seppie di seppia e Levistico (Sedano Montano) su crema di patate, e polpetta sia.

polpettina seppia cucchiaio pp-001

Premetto che i titoli delle ricette e le ricette stesse sono frutto della fantasia artistico/culinaria dello Chef.

Ecco la penultima ricetta del corso piovono polpette, dopo aver cotto al forno, fritto, impastellato, oggi cuociamo a vapore.

Per questa preparazione lo Chef ha adoperato il Bimby che è un grande aiuto in cucina, praticamente questo “giocattolo” fa di tutto, gli manca soltanto di rispondere al telefono o di mettere un Mi piace su fb, ma ci arriveremo, ci arriveremo…

Ormai dipendiamo da fb e, tra non molto, se resteremo senza benzina basterà collegarsi alla rete, farsi mettere un Mi piace e via che la macchina riprenderà vigore e ripartirà.

Quando sarete tristi e avrete bisogno di un abbraccio, niente paura, indossate un giubbotto collegato al vostro telefonino, sollecitate un Mi piace dagli “amici” di fb ed ecco che il giubbotto si gonfierà, stringendovi in un “caldo” abbraccio, che meraviglia…

Queste chicche le ho sentite su Radio Montecarlo, il pomeriggio c’è Kay Rush che trova per gli ascoltatori di tutto e di più.

Beh, a me si prospetta un futuro incerto, la mia avversione nei confronti di FB mi ha già relegata ai “margini della società”, per fortuna che sono avanti con gli anni, non mi resta che portare una tanica di benzina sempre con me e la coperta di Linus per un improvviso bisogno di coccole.

Speriamo bene ma, nel frattempo mi consolo in cucina con la ricetta di oggi.

collage

Il Levistico o sedano di montagna che è menzionato nel titolo, era la prima volta che lo vedevo, annusavo e toccavo con mano.

Il nome, sedano di montagna parla da sè e, se vi piace il sapore del sedano e non avete a disposizione il levistico, inserite nelle polpette del sedano, altrimenti potete ometterlo e sostituirlo con prezzemolo, basilico o erbe aromatiche di vostro gusto.

Questo è il momento giusto per raccogliere il levistico in montagna e, se lo trovate, raccoglietene una pianta con tutte le radici.

Il Levistico ama gli orti di casa, li ama così tanto che poi se ne impossessa, è considerata una pianta “infestante”.

Infestante è una parola che non  mi piace però, sillabandola, diventa in festa ed allora, facciamo festa con queste polpettine.

Ingredienti per le polpettine:

  • 300 g. di seppia cruda,
  • sale,
  • 1 albume,
  • levistico (facoltativo).

polpettine alla seppia padella-001

Come fare:

tagliare le seppie, pulite, eviscerate, lavate e tritarle, unire l’albume, il sale e frullare col bimby o con un normale robot da cucina.

Prendere uno stampo in silicone adatto a creare delle piccole sfere e riempitelo con il composto, spatolandone l’eccesso (mi scuso per la carenza fotografica).

Se avete un forno a vapore cuocete per 6/8 minuti, altrimenti inserite nel vostro forno  un pentolone d’acqua, posizionate lo stampo sulla griglia e procedete alla cottura che va controllata.*

Se non vi va di accendere il forno, create una fornetto a vapore sul fornello, magari approfittando di una pentola d’acqua già sul fuoco.

Posizionate una griglia sulla pentola, appoggiate il vostro stampo e create sopra una campana e proseguite con la cottura.*

*Le vostre polpettine saranno pronte quando, al tatto, opporranno resistenza e saranno sode.

Farle raffreddare, sformarle e saltarle in una padella antiaderente con un filo d’olio EVO.

Servirle su una crema di patate che otterrete facendo cuocere patate, porro o cipolla o scalogno e frullando alla fine.

polpettina seppia cucchiaio interno-001

Con questa ricettina vi lascio per il fine settimana, oggi è venerdì e potrete provare a farla, se vi va, noi ci leggeremo presto con l’ultima ricetta della quale vi presento un’anteprima:

Crocchetta di patate ....-001

Baci♥


Arancini di riso con cuore di tartara, pastellati al vino rosso, zuppa al vino bianco e patate, una vittoria e pezzi di puzzle.

arancino riso pronto-004

La mia gita ai Navigli sta rimettendo a posto un pò di tessere del mio puzzle, pensate che lo stesso giorno, a Milano, c’era Taste che, per una foodblogger che si rispetti è il massimo ma fa bene ogni tanto allontanarsi dalla cucina per rientrarci poi ancora più carichi, pieni di idee e voglia di fare.

Mentre stavo scrivendo il post precedente mi è anche giunta la notizia che sono una delle 2 vincitrici del contest di Ambra, con i Fusilli allo sclopit e cozze, un omaggio anche alla mia Lumix che, dopo quelle foto è spirata.

Gli Chef che hanno visionato le ricette ed avendo 2 Location, una in Piemonte ed una in Trentino, hanno deciso di, come dico io, prendere sotto la loro ala per un week end 2 partecipanti: in Piemonte Cinzia ed io in Trentino beh, sono soddisfazioni, ho visto il sito della Location e: guardate un pò:

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Cliccando sulla foto arriverete nel Sito di Villa Berghofer.

Ma ora, dopo aver esternato con “viva e vibrante soddisfazione” (vi piace Crozza?) la vittoria, riprendo con le ricette del corso, impossibile in questo caso stilare una classifica, non c’è n’è una più buona dell’altra, soltanto il gusto personale può deciderlo, l’ideale sarebbe averle tutte nello stesso piatto.

Per la zuppa al vino e patate vi mando qui, un’idea anche per altre basi e/o preparazioni.

Premetto che Agli Amici di Godia NON SI RICICLA NULLA, ci tengo a precisarlo perchè, non si sa mai, ma a casina nostra si può fare e quindi, se vi avanza del risotto (anche l’orzotto secondo me, è che in casa ello non avanza mai nulla per il giorno dopo) ecco pronto un antipasto o finger food delizioso e, se non avete la tartara, potete metterci all’interno altre cose, ed è qui che la fantasia in cucina per le donne impegnate (e non) la fa da padrona, assecondiamola.

tartara per cuore arancino-001

Come fare il cuore di tartara (6/8 g.):

il Ristorante adopera la carne di Pezzata Rossa, voi adoperate la vostra preferita, va tagliata rigorosamente a coltello, lo Chef ci tiene a precisarlo, e condita, a piacere con olio, sale, pepe e le erbe aromatiche che vi piacciono di più, consideriamo che gli arancini sarano già saporiti.

Formare delle palline di 6/8 cm. e metterle in congelatore, al momento della preparazione sarà più facile inserire il cuore nell’arancino.

arancini riso da impastellare-001

Ingredienti base per gli arancini, le altre dosi sono da interpretare al momento:

  • riso cotto,
  • 1/2 uovo,
  • zucchine,
  • erbe aromatiche,
  • piselli,
  • quello che avete in frigorifero,
  • olio di arachidi abbondante per friggere.

Come preparare gli arancini:

mescolare gli ingredienti, formare delle palline di 20 grammi ed inserire il cuore di tartara, richiudere ed immergere nella pastella al vino e friggere a 170°C. in olio di arachide profondo.

arancini friggono-002

Ingredienti per la pastella al vino:

  • 100 g. di farina 00,
  • 100 g. di vino rosso,
  • 3 albumi (60 g.) montati a neve fermissima.

collage pastella al vino-001

Come fare la pastella al vino rosso:

beh, come immaginerete nulla di più semplice, si setaccia la farina e la si amalgama al vino rosso, si montano gli albumi a neve fermissima e si aggiungono al composto.

Completiamo il piatto mettendo sul fondo la zuppa di vino e patate e, dopo 1 minuto di raccoglimento, assaggiamo…

arancino riso interno-003

Forse le foto non rendono merito alla ricetta ma, credetemi, provate, con questa pastella potete impastellare quello che vi piace, verdure, pesce e quant’altro, bocca desidera.

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida giornata, qui il sole si è fatto coraggio ed ogni tanto appare.


Praline di Trota agli Agrumi con Finferli biscottati, Yogurt Greco, Erba Cipollina, Venerdì pesce.

Pralina trota piatto-001

Riprendo con le ricette del corso, in futuro dovrò scrivere i post nel giro di 2 giorni perchè, anche se prendo appunti, mi accorgo che perdo per strada qualcosa, poi la recupero ma faccio più fatica, in queste preparazioni sono i particolari che contano e fanno la differenza, in poche parole: battere il ferro finchè è caldo.

Abbiamo cotto al forno e fritto nella maniera classica, queste praline di trota vengono cotte in padella con olio evo, non olio profondo, ma quello necessario per ungere la padella.

Sono adattabili a chi è celiaco, non dimentichiamo che la cucina de Agli Amici di Godia, ha sempre un occhio di riguardo verso chi ha intolleranze.

Nel caso delle polpette è semplice farlo, basta sostituire il pane, la farina, con quelli adatti ed ecco la ricetta senza glutine.

Voglio sottolineare che le ricette senza glutine vengono preparate in una ambiente separato dalla solita cucina, proprio per evitare contaminazioni che pregiudicherebbero la salute dell’ospite celiaco.

Queste praline sono state impanate con la farina di mais che le rende particolarmente croccanti, si possono congelare e, all’occorrenza, spadellarle così come stanno.

Vengono servite con dello yogurt greco che, si sa, con trota e salmone ci sta d’incanto ma, se come me, amate la panna acida o la creme fraiche (che non è lo stessa cosa, come leggo spesso in qualche blog), abbinatele pure.

La nota croccante, sempre gradita, viene data dai finferli biscottati che aggiungono gusto e raffinatezza alla preparazione.

Finferli pronti da tostare-002

Finferli da biscottare.

Iniziamo proprio dai finferli che, viste le piogge abbondanti di questo periodo, cresceranno abbondanti, se non affogheranno prima ;-)

Quando ne trovate molti potrete conservarli così, come insegna Raffaello, ovviamente vanno lavati, al contrario dei porcini questi non soffrono un breve lavaggio in acqua corrente.

Le proporzioni di acqua e aceto (senza sale, lo aggiungeremo per le preparazioni finali) per la scottatura sono:

  • 10 litri di acqua,
  • 1 bicchiere di aceto.

Bastano 3 secondi ed asciugarli, allargandoli poi su un canovaccio pulito ad asciugare ed ecco pronta la scorta di finferli da mettere in congelatore.

Prima dell’uso, farli scongelare ed adoperarli come al solito.

Come biscottare i finferli:

semplicemente in padella, olio evo e sale e cuocerli 8/10 minuti a fuoco basso.

composto trota per praline-001

Composto praline trota.

Ingredienti per le praline di trota:

  • 500 g. di trota salmonata peso pulito,
  • 100 g. di patate cotte o alla Raffaello o lessate o come avete al momento,
  • 40 g. di mollica di pane (senza crosta) ammollata in acqua o latte,
  • la scorza di 1 arancia BIO,
  • la scorza di 1 limone BIO,
  • erba cipollina tagliata con le forbici a pezzetti piccolissimi),
  • noce moscata (se gradita),
  • albume rotto (io adopero quello pastorizzato che è già pronto) per la panatura,
  • farina di mais per la panatura.

Ingredienti per l’accompagnamento e decorazione:

  • yogurt greco,
  • erba cipollina,
  • panna acida (mia variante),
  • creme fraiche (mia variante).

Come preparare le praline (20 grammi):

nulla di più semplice, amalgamare bene gli ingredienti e formare delle palline (Raffaello le fa di 20 grammi), passarle prima nell’albume rotto,  e arrotolarle nella farina di mais.

A questo punto potete metterle su vassoi e congelarle, oppure cuocerle in padella con olio evo.

Servirle con yogurt greco, erba cipollina e finferli biscottati.

interno praline di trota-001

Per oggi è tutto,vi auguro un bel fine settimana, meglio se.. Senza pioggia…

 


Polpettine di melanzane con cuore di Parmigiana, zuppa di burrata e bucce di melanzana in agrodolce: entriamo nelle pieghe delle ricette.

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana-001

Mi rendo conto che i miei post sono troppo lunghi da leggere per chi passa di qua per un saluto o per la ricetta, ma a me piace così, non riesco a fare diversamente ( se vi incuriosisce la polpettina della foto, tralasciate questa introduzione).

In fondo questo non è semplicemente il “mio ricettario”, non ne ho bisogno, anche perchè, raramente rifaccio due volte la stessa ricetta o, se la rifaccio, la modifico ancora.

Per me la cucina è una passione (se non si fosse capito… ), un hobby, come il ricamo, l’uncinetto, il lavoro a maglia, la pittura, il decoupage ecc. ecc., io dipingo piatti, utilizzo gli ingredienti come fossero colori o fili colorati.

Cucinare mi rilassa, mi appaga, mi da energia positiva, mentre cucino penso, mi piace l’approfondimento di una ricetta, un’amica mi definisce così: «quella  piena di curiosità che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette», e questa definizione trovo mi calzi a pennello.

Raffaello, alla fine del corso mi ha chiesto come mai non sfrutto questa mia passione e magari renderla redditizia… Beh, la risposta, chi mi conosce o chi mi ha frequentata lo sa già, semplicemente perchè io non so relazionarmi con le persone, la gente ed io non ci piacciamo…

La sala dove si svolgono i corsi è uno dei pochi posti dove io non mi senta inadeguata e fuori posto, pur essendoci persone molto diverse e distanti da me sia per ceto sociale che per levatura culturale, su quello sgabello vicino al lavandino da dove mi è permesso fare domande, fotografare, assaggiare e toccare con mano gli ingredienti, io mi sento una principessa… Ormai è un dato di fatto, io sono così: Libera…

Ma ora ritorniamo in cucina e parliamo di polpette, di Signore polpette, le prime che sono state presentate al corso, delle splendide, succulente, goduriose perle di melanzane col cuore di parmigiana e, come se non bastasse, adagiate voluttuosamente su una zuppa di burrata e decorate da una brillante julienne di bucce di melanzane in agrodolce.

bucce dimelanzana caramellate1-001

Iniziamo proprio da queste, dalle bucce di melanzane in agrodolce, un modo raffinato ed elegante per utilizzare le bucce delle melanzane che solitamente scartiamo, anche se, ultimamente l’esigenza del «far di necessità virtù», ha avvicinato tutti alla cultura del “buttiamo via il meno possibile”.

Questa julienne di melanzane può essere conservata ed utilizzata per arricchire più prepaazioni, per decorare piatti semplici che acquisteranno immediatamente un tocco di classe.

Ingredienti per la cottura sottovuoto:

  • 100 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 1 cucchiaio raso di zucchero,
  • 2 cucchiai di aceto rosso (mantiene il colore delle bucce),
  • 1 pizzico di sale,
  • 50 g. di olio Extravergine di oliva.

Come fare la cottura sottovuoto:

unire gli ingredienti in un sacchetto da sottovuoto, sigillarlo e cuocere a vapore o in acqua, importante è mantenere la temperatura 92°C. per 30 minuti, fermare la cottura in acqua e ghiaccio.

Ingredienti per la cottura in pentola:

  • 200 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 300 g. di zucchero,
  • 200 g. di acqua,
  • 500 g. di aceto di vino rosso.

Come fare la cottura in pentola:

con l’acqua e zucchero preparare un caramello biondo, versare, lentamente, l’aceto CALDO, mescolare per amalgamare bene il composto e portare a bollore, unire le bucce, portare nuovamente a bollore, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare le bucce nel liquido.

Raffaello ha dato anche questa dose per ottenere gli scalogni in agrodolce:

Ingredienti per 1 kilo di prodotto:

  • 600 g. di zucchero,
  • 400 g. di acqua,
  • 1 litro di aceto.

Come fare:

procedere come sopra (cottura in pentola), facendo bollire gli scalogni per 3 minuti, fatto.

parmigiana congelata per polpette-002

Ora prepariamo la parmigiana di melanzane dalla quale Raffaello ricava i cuoricini da inserire nelle polpettine.

Lui adopera uno stampo da plum cake in pirex, le melanzane non vengono fritte ma cotte al forno, gli strati vengono ripetuti per 2 volte, dopo cotta, la parmigiana viene messa nel congelatore, il risultato è una “placca” dalla quale si ricaveranno poi i cuori.

Preparazione delle melanzane:

tagliare le melanzane a fette di 5 mm., Raffaello consiglia, se le melanzane non sono freschissime, di salarle per togliere l’amaro,  mezz’ora basta, l’importante è, dopo,  risciacquarle bene e tamponarle con la carta assorbente.

Ungere una placca da forno, appoggiare le fette di melanzane, ungerle con un pennello e salarle, cuoere a 190°C. per 8/12 minuti, dipende dal vostro forno.

Ingredienti per la parmigiana light:

  • melanzane c.s.,
  • salsa di pomodoro (uno strato sottilissimo, va benissimo la salsa che fate di solito),
  • formaggio latteria, va benissimo anche il Pannarello, (evitare la mozzarella che renderebbe “gommosa” la preparazione),
  • Parmigiano Reggiano grattugiato.

Come fare la parmigiana light:

iniziare con uno strato sottile di salsa, melanzane, formaggio, salsa, melanzane, formaggio, cuocere in forno ventilato a 200° C. per 20 minuti (tempo consigliato da Raffaello per i forni di casa).

Sfornare, se avete la fortuna di possedere un abbattitore, inseriteci la parmigiana, altrimenti, dopo che la preparazione sarà fredda mettete in congelatore.

Al momento dell’utilizzo, tirate fuori la vostra parmigiana e dividetela in cubetti che inserirete congelati nelle polpette.

cuoricino parm per polpette-001

Ora passiamo alla preparazione delle polpette.

Ingredienti:

  • 400 g. di polpa di melanzana,
  • 1 uovo intero,
  • 1 tuorlo (l’albume per la panatura),
  • 100 g. di pane secco senza crosta,
  • 100 g. di Parmigiano o Grana o Sbrinz, o Montasio 10 mesi, l’importante che siano stagionati,
  • santoreggia,
  • timo,
  • sale,
  • pane grattugiato per la panatura,
  • olio di arachidi per la frittura.

composto polpettine melanzane1-002

Come fare:

otteniamo la polpa di melanzane: dopo averle pelate (la buccia adoperiamola c.s.), tagliarle a fette di 5 mm., buttarle in acqua bollente salata per 5 minuti, scolarle, farle raffreddare e strizzarle.

Unire la polpa agli altri ingredienti, mescolare, formare, col composto delle palline da 20 grammi, schiacciarle con il pollice, inserire il cuoricino di parmigiana, richiudere, arrotolare, passare nell’albume e nel pane grattugiato.

polpettine melanzane e parmigiana a friggere-001

Friggere le polpettine in profondo olio di arachidi, servirle su una zuppa di burrata preparata calcolando la metà di panna rispetto alla dose di burrata (il metodo per fare la fonduta), portare a 60°C. e frullare il tutto, fatto.

Servire la polpettina sulla zuppa di burrata e decorare con le bucce di melanzana in agrodolce e gustatevi l’estasi…

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana interno-001

É una ricetta semplicissima, mi sono soffermata sui vari passaggi per dovere di precisione ma, alla fine, vi sarete accorti che tralasciando il cuore di parmigiana, la zuppa di burrata, le bucce in agrodolce, queste polpettine sono la cosa più semplice da fare.

Nelle cucine degli Amici di Godia, il riciclo non è contemplato, come non “dovrebbe” essere contemplato nei ristoranti con la erre maiuscola, ma a casina nostra si può e spesso si DEVE fare.

In fondo, le polpette nascono così, dalla necessità di assemblare degli “avanzi”, renderli belli, invitanti e riproporli ai familiari.

Buon proseguimento di giornata, noi ci rileggeremo venerdì.


Ferratelle verdi allo sclopit, crema di ricotta, trota affumicata e aglio orsino, finalmente.

Ferratelle slopit crema ricotta trota affumicaa aglio ursino2-002

Finalmente l’aglio orsino, erano 3 primavere che desideravo trovarlo, nei campi qua intorno non l’ho mai visto, o meglio, ho visto un fiore simile ma non è lui.

Ci voleva lo Chef stellato per realizzare questo mio piccolo/grande sogno, sabato, dopo il corso di cucina tenuto da Raffaello, l’uomo che sussurrava ai Cjarsôns, lo Chef stellato, in ciabatte, e accantoalcamino, in ballerine scamosciate, si sono diretti lungo una stradina costellata di pozzanghere verso il posticino segreto.

Aglio orsino-001

Dopo aver scorribandato per i campi alla scoperta di nuove erbe delle quali parlerò più in là, inzaccherati ma felici siamo ritornati, lo Chef nella Sua meravigliosa cucina ed io, prima a lavare la macchina e poi a casa a sistemare il raccolto.

Le ferratelle erano in programma da tempo, da quando 2 blogger mi avevano spedito i ferri, il ferratell-pensiero ricorreva con scadenza settimanale, ci voleva il contest di Ambra per farmi rompere gli indugi.

La ricetta me l’ha spedita Emanuela e la riporto paro paro compresa la mail di accompagnamento (in grassetto-corsivo verde le mie scelte).

Mi dispiace di non avere un passo-passo completo di inserimento “pizzetta” sul ferro ma, da sola, è complicato gestire macchina fotografica e ferro assieme.

Per quanto riguarda  le ferratelle… la ricetta base, che puoi moltiplicare all’infinito, è :

  • 1  uovo,
  • 50 ml. di olio (d’oliva o di semi…), ho messo l’extravergine,
  • farina qb (circa 80 g), ho messo 80 g. di Farina di Grano Saraceno (senza glutine),
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 1 pizzichino- ino -ino di bicarbonato,
  • 30 g. di sclopit cotto e ben strizzato,
  • qualche piccolo bulbo di aglio orsino.
collage Ferratelle-001
Come fare (da mail):
(io ho frullato lo sclopit con un pò di olio e poi ho unito il resto)
mescoli tutto, scaldi bene il ferro e lo ungi con olio, ricavi delle “pizzette di pasta!” schiacciate e le poni al centro del ferro.

Ci puoi aggiungere, un paio di cucchiai di formaggio grattugiato, il rosmarino tritato, puoi utilizzare la farina che preferisci… insomma, spazio alla tua fantasia!

E’ preferibile secondo me, per le ferratelle salate, utilizzare il ferro che ti ha mandato Ileana, per ottenere delle ferratelle croccanti!

E questo è il mio risultato:

Ferratelle vassoio-001

Ferratelle cestino1-001

Ora l’accompagnamento, nelle mie ricette amo unire tradizioni e prodotti delle varie regioni d’Italia e non solo; questo, con la speranza di non offendere nessuno,  “intrufolarsi” nelle tradizioni trovo sia  segno di profondo rispetto e considerazione.

Ultimamente con internet e i vari libri, ci si può rendere conto dell’infinità di ricette esistenti al mondo, una interminabile carellata di fantasia, creatività, passione, amore per il cibo, ed ogni ricetta è conseguente ad un’altra, da idea nasce idea.

Come dice Raffaello un tempo non c’erano dosi e quantità, la cucina era assemblare ciò che si aveva a disposizione, esempio che calza a penello sono i Cjarsòns.

Amare il cibo e rispettarlo è sintomo di civiltà, siamo in un’epoca dove si tende a tralasciare il dettaglio, ma, se vogliamo rimanere “vivi”, è nella cura dei dettagli che dobbiamo concentrarci, rendere straordinaria la semplicità.

Ferratelle trota affumicata e fiore-001

Ed in questo mio viaggio per l’Italia (mi sento un pò la Bottura de noartri), mi sono fermata a Porcia, dove da anni la Famiglia Del Tedesco alleva la Trota Verace  ed è proprio la loro trota affumicata che entra nella crema di accompagnamento, assieme alla ricotta e l’aglio orsino.

L’ho chiamata crema perchè non saprei come definirla, mousse no, patè neanche, ho voluto lasciare “a vista” sia la trota che l’aglio orsino che la colorano e le regalano un pò di consistenza.

Era la mia prima volta con l’aglio orsino e non volevo fare errori, per questo ho chiesto consiglio a Raffaello che l’aglio orsino lo manipola quasi ogni giorno Agli Amici di Godia, quando è la stagione.

aglio ursino ad asciugare-001

Mi ha detto che, per le preparazioni a freddo, patè, creme, come in questo caso, salse, è sempre meglio dare al prodotto uno shock termico.

Dal momento che avrei adoperato la ricotta mi ha consigliato di riscaldare la panna fino ad una temperatura di 80°C., immergere una buona quantità di foglie di aglio orsino, mescolare velocemente, spegnere il fuoco e frullare.

Nel caso del pesto e/o salsa, scottare le foglie velocemente in acqua, scolare e frullarle con gli altri ingredienti.

Questo composto è perfetto, con una aggiunta di sale e buccia di limone, anche per condire una pasta o mantecare un risotto (n.d.r.), l’importante è dosare l’aglio orsino con cautela per non annullare il sapore degli altri ingredienti.

Ingredienti per la crema di ricotta, trota affumicata e aglio orsino (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • trota affumicata tagliata a pezzetti,
  • composto di panna e aglio orsino,
  • sale se necessario (la trota dà sapidità).
  • Lo Chef consiglia una piccola aggiunta di buccia di limone BIOLOGICO grattugiata.

Ferratelle slopit crema ricotta trota affumicaa aglio ursino pp-001

Come fare:

semplicemente frullare gli ingredienti.

Per oggi è tutto, con l’inaugurazione dei ferri e il ritrovamento dell’aglio orsino mi si è spalancata una porta su uno spazio infinito, ora non mi resta altro che attraversarla e lasciarmi andare…

Ferratelle piatto pesce cestino n

Con questa ricetta partecipo al  contest  di Ambra.

Il premio? Un week end da sogno al Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita gestito da Juri Chiotti dove rilassarsi, riempirsi gli occhi di paesaggi incantevoli e ritornare a casa con un piccolo bagaglio di esperienza in più, perchè avrete l’onore di entrare in cucina ed imparare qualche segreto, non tutti però…

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Aveyron farçous all’acetosa e borragine.

farçous a cuoricino

Non parlo il francese, purtroppo, come, purtroppo non parlo nessuna lingua, mi arrabatto con lo sloveno, il croato, l’inglese, il tedesco, ma solo per poter “sopravvivere” se mi si ferma la macchina in uno dei paesi nei quali si parla una di queste lingue.

Ma ho la fortuna che, quando si mangia non si parla, è una delle prime cose che mi hanno insegnato da piccola: non parlare con la bocca piena quindi, lasciamo parlare le papille gustative, loro non mentono…

Questa ricetta proviene dall’ Aveyron, una piccola regione della Francia meridionale, è suddivisa in Cantoni, come la Svizzera, per intenderci e prende il nome dal fiume omonimo che la attraversa.

Io amo la Francia, ho avuto la fortuna di andarci negli anni in cui correvo in MTB che, si sa, è la bicicletta da montagna e quindi, i percorsi sono off road ed offrono la possibilità di godere, ovunque tu sia,  di una natura straordinaria.

Ora che ci penso provo ancora l’emozione di quando, in una lontana estate del 1993 corsi in Provenza, i sentieri terrosi e polverosi,  la sensazione di trovarmi nel Grand Canyon.

Il tifo dei Francesi, che nelle occasioni sportive premiano la persona e non la sua provenienza, rendeva sopportabile la fatica e mi regalava l’ energia sufficiente per continuare la gara.

Perdonate questo fuori programma (off topic nel linguaggio del web) ma, mi conoscete ormai, sono fatta così…

Questa ricetta può ricordare i pancake, delle fritelline, o i famosi blinis, in fondo sempre di uova, latte e farina parliamo ed in questo caso la ricetta prevede le erbe, solitamente biete e prezzemolo.

Esiste anche la versione con la carne, prosciutto, pancetta ecc. , io ho optato per tutti e due, così una frittellina o due diventano un pasto unico, basta aggiungere un’insalatina ed il pranzo è pronto, ottimo anche come schiscetta o bento o, come diciamo o a Trieste: ala vecia, in un bussolotto  messo nello zaino e via a far una scarpinada in Val Rosandra

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Acetosa.

Al posto delle biete e prezzemolo ho messo l’acetosa (foto fatta a marzo), un’erba che si chiama così proprio perchè sa di aceto; mi hanno raccontato che un tempo i bambini, che non stavano davanti al pc ma andavano a giocare nei campi (n.d.r.), ad un certo punto, avendo sete, per calmarla succhiavano le spighe di questa pianta (ne vedete una nella foto del piatto) e riprendevano a giocare.

Le foglioline che vedete nella foto si possono anche mettere crude nelle insalate o nelle frittate, come in questo caso.

La mia borragine-001

La seconda erba che ho scelto è la borragine, questa della foto risale a marzo, quella sotto all’altra sera.

la mia borragine dopo qualche giorno-001

I farçous originali assomigliano come forma a dei piccoli hamburger io, ho fatto, al solito, un cuoricino con quella formina apposita che si adopera per dare una forma all’uovo all’occhio di bue:

formina per farçous-001

Ingredienti:

  • 125 ml di latte (se siete intolleranti va bene anche quello di soia),
  • 50 g. di farina (se siete celiaci va bene una di grano saraceno con spiga, mi raccomando o quella di ceci),
  • 1 mazzetto di foglie di acetosa e di borragine,
  • 1 uovo,
  • 1 piccolo scalogno,
  • pepe verde macinato,
  • 1 fettina di spalla cotta (per i vegetariani omettere),
  • sale affumicato (scelta personale).

Formina per farçous1-001

Come fare:

in una ciotola, sbattere l’uovo, aggiungere la farina setacciata, il sale ed il pepe; aggiungere il latte a poco a poco, amalgamare bene la pastella e riporla in frigo per 1 ora.

Nel frattempo lavare le erbe, asciugarle e tritarle, tritare lo scalogno io, dal momento che va crudo nell’impasto, ho preferito grattugiarlo, ho grattugiato anche la fettina di spalla cotta.

Unire tutto alla pastella, mescolare e versarne 2 cucchiai (per la forma classica) in una padella antiaderente (io di ghisa) leggermente unta d’olio o, come me, in una formina (ce ne sono di vari tipi).

Cuocere 2/3 minuti per lato se li fate piccoli, per il cuore ci sono voluti 6 minuti per lato (va unto anche il bordo interno dello stampino per poterlo sformare e girare).

Ecco il farçous pronto da servire:

Cuore di farçous -001

Buona domenica a tutti:


Frittelline salate di Zucca e Zafferano.

frittelle zucca pronte2 n.-001

Questa è una di quelle ricettine outfit, termine che va molto di moda e che significa tutto e niente come in Lingua Friulana “ciosul”  (soi stat di ciosul, pasimi al ciosul, finisile di ciosulà).

Frittelline di zucca salate, da rivisitare in 1000 modi, aggiungendo o togliendo, salando, zuccherando o pepando, insomma per rimanere in tema proverbioso/proverbiale: Bocca desidera.

Detto questo vi allieterò la giornata con un breve capitolo tratto dal libro che vanta la paternità di queste fritelline, già, non penserete mica che le ho inventate io?

Copertina libro zucca

Se vi interessa, cliccare la foto

Il libro è questo, la ricetta a pagina 82, il capitolo a pagina 56 ed è intitolato:

Tra una zucca vuota e l’origine del mondo.

A causa del suo esser tonda e vuota, ricca d’acqua se non addirittura puro involucro legnoso e svuotato, la zucca diviene, ben presto, anche sinonimo di scarsa intelligenza.

Il Boerio, ancora una volta, non è secondo a nessuno nelle definizioni: ‘zucca vuota’ sta allora per ‘persona vana, che non ha abilità, disutile’.

Il Veneto da solo vanta un’infinità di espressioni, a volte anche crudeli, a volte solamente affettuose.

Si va dal classico: “Te si un sucòn”, che non ha bisogno di traduzione, al più colorito: “La g’ha una suca che no’ la magna gnanca i porsèi”, espressione più cattivela, atta a indicare che la ‘zucca’ della persona in questione è rifiutata perfino dai maiali, solitamente di bocca buona.

Se ci si sposta in Liguria, una tradizionale favola narra di due fratelli che si chiamavano Zucca e Mattana, che non godevano certo di una buona reputazione, giacchè “se uno era scemo, l’altro era matto…”: una serie di spassose avventure che varrebbe la pena di rispolverare.

La stessa zucca barucca di Chioggia diventa sinonimo di persona poco intelligente, mentre il significato de “l’aver fato solo el giro dela sughera” o “te gh’è girà el mondo come un cào de suca” indica il non essere andati oltre il proprio orto di casa o oltre i confini del proprio paese natale, quindi riferito a una persona con poca dimestichezza con le cose della vita.

Le varianti di sucon, zuka, suca stagna, zucchet, cocuzza, a seconda dei differenti dialetti, non si contano più.

Quell’aver “poco sale in zucca” era occasione di divertimento e di scherno anche trai bambini, e le filastrocche e gli scioglilingue ne portano una nutrita testimonianza: “Zucca pelata/ magna la rapa/ bevi il vino/ spazza camino/ Zucca pelata con cento capelli/ tutta la notte/ ammazza i gilli/se fa ‘na bona magnata/ Zucca pelata, zucca pelata!”

zucche Milva cassetta1-001

Ingredienti:

  • 350 g. di zucca (ho adoperato la Butternut),
  • 3 albumi d’uovo,
  • 1 cucchiaino di farina bianca (ho adoperato quella di tapioca senza glutine),
  • 70 g. di Parmigiano grattugiato,
  • noce moscata (facoltativa),
  • 1 bustina di Zafferano,
  • 1 pizzico di sale fino,
  • pepe,
  • olio di arachidi per friggere.

Collage frittelle di zucca

Come fare:

dopo aver pulito bene la zucca, eliminando buccia,  semi e filamenti, tagliare la polpa a julienne.

A parte, in una terrina, montare leggermente gli albumi ed unire farina,  formaggio, sale, una grattatina di noce moscata e lo zafferano precedentemente sciolto in poca acqua tiepida.

Mescolare bene fino a rendere omogeneo il tutto, unire la julienne di zucca e farla impregnare bene nella pastella.

Aiutandosi con 2 cucchiai prendere il composto e formare delle frittelline ed immergerle in olio di arachide profondo.

Girarle velocemente, scolarle e farle asciugare su carta assorbente, cospargere con sale e pepe se desiderate, servire caldissime.

Si possono fare anche in forno.


Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

“Creare una o due ricette inedite, ispirate alla tradizione gastronomica italiana ma reinterpretate con i nostri formaggi”…

Questa una delle regole per partecipare al contest ideato da www.formaggisvizzeri.it ed è per questo che nulla è casuale in questo post.

A monte la scelta del formaggio che avevo assaggiato,  innamorandomene, tanti anni fa, la scelta della ricetta con la quale sposarlo, la semplicità delle foto e delle ambientazioni, il cuore, comune denominatore dei contest ai quali partecipo.

La semplicità, mi hanno insegnato che, quando si hanno a disposizione prodotti eccellenti di qualità, non c’è bisogno di fare grandi cose e dal momento che ho appena finito di “leccarmi i baffi” vi assicuro che, pur non avendone mangiati molti di “frichi”, questo lo rifarò, farò in modo di far avanzare un po’ di Sbrinz per replicarlo.

 Sbrinz: il formaggio più antico d’Europa è particolarmente ricco di tutti gli elementi nutritivi, ma anche e soprattutto digeribili, quindi consigliabile nell’alimentazione di ogni età.

Frico: tipico piatto friulano della provincia di Udine, è di antichissima origine.

Le più antiche ricette di Frico risalgono al 1450 circa, ad opera di Maestro Martino, cuoco del Camerlengo del Patriarca di Aquileia.

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Questa ricetta l’ho trovata in un vecchio libro di ricette della Carnia/Friuli che scrive così:

oggi il piatto viene ancora preparato, con frequenza, anche con “formaggio di malga” stagionato e grattugiato.

A questo intingolo si usa, talvolta, ggiungere, oltre alle patate, anche le cipolle, le erbe selvatiche o delle mele renette locali, grattugiate a scaglie.

La pietanza va consumata da sola o accompagnata con uova strappazzate.

Io ho scelto la versione con patate, arricchita dal porro che, essendo meno “forte” della cipolla, non interferisce e addolcisce la preparazione conferendole dolcezza e profumo.

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Ingredienti per 1 padella in ghisa del Ø di 22 cm.:

  • 250 g. di patate lesse,
  • 200 g. di formaggio Svizzero Sbrinz grattugiato,
  • 30 g. di porro (il bianco) tagliato a rondelle sottili,
  • 1 cucchiaino di burro chiarificato.
  • polenta per comporre gli spiedini.

Come fare:

far rosolare (senza colorirle troppo) nel burro chiarificato le rondelle di porro, aggiungere le patate precedentemente lessate (io le ho cotte a vapore con la buccia), sbucciate e grattugiate e, mescolandole, fatele colorire leggermente.

Aggiungere il formaggio Sbrinz grattugiato e continuare a mescolare per 5/7 minuti, dipende se desiderate un frico morbido o croccante.

Io ho optato per una cottura media, asciutta ma non troppo in modo da poterne ricavarne dei cuoricini con la formina.

Il Frico si può servire come secondo piatto o piatto unico, io ho scelto una moderna versione Finger Food alternando a mo’ di spiedino cuoricini di frico e di polenta (un avanzo che vevo precedentemente steso e livellato)

Alla prossima ricetta, questo è “soltanto” l’ antipasto, vi auguro un sereno fine settimana.


Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus.

Lactarius crostone-001

Oggi voglio condividere con voi la ricetta di questo crostone fatto con i funghi Lactarius Deliciosus raccolti ieri sull’Altipiano del Montasio.

Ritornerò sull’argomento per raccontarvi tempi, modi e altre ricette.

Era la prima volta che ne vedevo così tanti e, pur conoscendoli, non li avevo mai raccolti, per cui prima di mettermi a spadellar leggiadra mi sono documentata perchè le informazioni, lo scrivo sempre, sui funghi non sono mai troppe.

Come al solito per non rempire il post di link in fondo li indicherò, compreso quello della fonte/ricetta per onor di citazione che va sempre fatta.

Ecco gli ingredienti come da fonte, io non ho pesato nulla e non ho adoperato i pomodori ma la mia solita passata POMÍ che ormai fa parte della famiglia, tra parentesi le mie varianti.

Collage Lactarius bosco

I gambi vanno eliminati, è consigliato in tutte le ricette non perchè siano tossici ma essendo cavi all’interno sono sfilacciosi.

Ingredienti come da fonte:

  • 600 gr. di funghi (non pesati),
  • 400 gr.di pomodori rossi (passata POMÍ),
  • olio di oliva (extravergine),
  • aglio,
  • origano,
  • sale,
  • mozzarella,
  • Parmigiano Reggiano.
Collage lactarius pirofila-001

Come ho fatto:

Ho preriscaldato il forno a 180°C.

Ho disposto i soli cappelli dei funghi  in una pirofila, ho preparato una salsina con l’aglio tritato, la passata Pomì, l’origano, il sale, l’olio e l’ho messa sopra ogni fungo.

Ho coperto la pirofila con la stagnola, ho cotto per 15 minuti, scoperto e alzata la temperatura a 190°C. per 10 minuti, ho aggiunto il parmigiano grattugiato e la mozzarella a dadini piccolissimi, ho reinfornato fino a scioglimento mozzarella.

Dopo aver bruscato il pane l’ho bagnato con il sughetto formato dai funghi (motivo per cui non ho messo il pomodoro fresco, avrebbe rilasciato troppo liquido).

Si possono mangiare anche così, come contorno, rimangono sodi e non sono limacciosi, ricetta da provare anche con gli champignon, mazze di tamburo, pleurotus.

Per la versione Vegana sostituire i formaggi con del Tofu, anche qui non ci sono glutine.

Lactarius_deliciosus (da Wikipedia, digitando il nome troverete altri siti e altre informazioni).
Fonte ricetta (con altre belle idee)

Collage chiodini girasole-001

Buona domenica a tutti.


Fiori di zucchina ripieni impanati e cotti al forno.

fiori zucchina di Milva piatto-001

Milva  mi ha regalato una cassettina di fiori di zucchina (fiori femmina in quanto quelli che spuntano all’estremità delle zucchine).

Si sa che ormai la stagione sta per finire, io la saluto così, con quersta ricetta:

fiori zucchina di Milva1-001

Ingredienti da quantificare a seconda dei fiori che avete:

  • fiori di zucchina (io quelli della cassettina),
  • 350 g. di ricotta vaccina,
  • 1 scatola di tonno al naturale d 160 g.,
  • 1 cucchiaio di capperi dissalati,
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato,
  • 1 tuorlo (l’albume per la panatura),
  • sale,
  • peperoncino di calabria.
  • 1 albume leggermente sbattuto per la panatura,
  • semi di zucca tritati grossolanamente per la panatura.

Collage fiori zucchine ripiene-001

Come fare:

pulire i fiori e, con delicatezza, eliminare i pistillo.

Amagamare gli ingredienti in una terrina e, aiutandovi, se la sapete adoperare, con la sac a poche oppure con un cucchiaino, con pollice e indice chiudere i fiori, passare (solo la parte ripiena) nell’albume e poi nei semi di zucca.

Terminata l’operazione con tutti i fiori, apoggiarli sulla carta forno, versare su ognuno qualche goccia di olio evo ed infornre a 180° per 15 minuti.

Estrarli dal forno e, aiutandovi con una pinza, girarli e terminare la doratura sotto al grill per altri 5 minuti.

fiori zucchina di Milva cotti-002

Buona giornata.


Mazze di tamburo impanate e prezzemolo fritto.

Collage mazze di tamburo-001

Mazze di tamburo freschissime, una chiusa (dalla forma si evince perchè si chiami così) e una aperta.

Aggiungo una foto di un fungo che, se non li conoscete, potreste confondere con la mazza di tamburo: è il Fungo dell’inchiostro (coprinus comatus), è commestibile se fresco, ma ve ne accorgerete perchè con il tempo si deteriora e rilascia un liquido nero che veniva adoperato come inchiostro.

Fungo dell'inchiostro

A sx il fungo giovane a dx il fungo che sta per deteriorarsi.

Non credo che il suo aspetto nella fase di deterioramento potrebbe ingolosire qualcuno però non si sa mai, meglio essere prudenti e dare le informazioni giuste (cliccando sulla foto arriverete al sito dal quale ho preso la foto).

Portiamoci avanti, sì, tra poco andremo in vacanza, chi al mare e chi ai monti (io ai monti) e col fresco e la rugiada del mattino io partirò alla ricerca del fungo perduto che, come spesso mi succede, troverò e porterò in albergo per il consueto trattamento di essicazione e l’ultimo giorno raccolto per il consumo della cena a casa.

Certo che, dopo aver pubblicato dei sanissimi, buonissimi biscotti tutti naturali oggi esco con queste mazze di tamburo impanate e fritte ma, l’avevo detto che non sono né carne né pesce e da me potete aspettarvi di tutto e di più, per non parlare del post che ho in programma, all’occhio

Se siete più virtuose/i di me, potete farle al forno a 180°C. (ventilato) 200°C. statico), impanandole allo stesso modo, appoggiandole su una carta forno che avrete oliato per evitare di ungerle quando le capovolgete, dopo 10 minuti girarle e terminare la cottura fino a doratura, potete farle anche alla griglia e servirle con una salsina all’aglio e prezzemolo o gratinate come si fa con le cappesante o i pomodori, riempite con pangrattato, parmigiano, aglio, prezzemolo.

Ma noi, oggi, andiamo in cucina a friggere.

mazze di tamburo che friggono-001

Io scrivo gli ingredienti ma calcolateli a seconda della quantità di funghi che avrete a disposizione,  io faccio una doppia panatura, quindi l’uovo dovrà essere abbondante in quanto nella seconda fase dell’impanatura verrà assorbito parecchio.

Ingredienti:

  • mazze di tamburo freschissime,
  • farina,
  • uova,
  • pane grattugiato preferibilmente fatto da voi,
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • prezzemolo tritato per la panatura e in foglie per la decorazione fritta,
  • abbondante olio di arachidi per friggere.

mazze di tamburo da friggere-001

Come fare:

eliminare il gambo e pulire delicatamente con  carta da cucina inumidita i funghi e, a seconda della loro grandezza porzionarli.

Passarli nella farina, scuotendoli dall’eccesso, immergerli nell’uovo (io metto sale e pepe già nell’uovo) e nel pane grattugiato al prezzemolo  facendolo aderire bene, ripetere l’operazione e continuare fino ad esaurimento dei funghi (se vi avanza qualcosa potete fare una specie di panella).

Friggere in abbondante olio di arachide, se avete un termometro evitate che l’olio superi i 170°C, girarli una volta ed appoggiarli sulla carta assorbente, se non mettete il sale nell’uovo salate a questo punto.

Come fare il prezzemolo fritto:

potrebbe sembrare semplice ma non lo è o almeno non lo era fintanto sono andata a mangiare in un ristorante a Sauris ed ho avuto la sfacciataggine di chiedere al cuoco il procedimento.

L’avevo sempre visto soltanto a Villaco dove lo presentano assieme al pollo fritto in un cestino di vimini e, pur essendo a pochi kilometri dall’Italia ci fosse un abitante di Villaco che spiaccichi una parola d’italiano.

Il segreto è, lavarlo, asciugarlo bene, metterlo in una schiumarola ed immergerlo il tempo di dire “ti amo” a chi vi sta vicino.

mazze di tamburo impanate prezzemolo-001

Bene, avete preparato panini, tramezzini, casse di birra, brocche di sangria ghiacciata, gelati, giochi per i bambini che non distraggano il tifo?

Avete coperto il pavimento nella sala tv con cuscini comodi da usare anche per il dopo gara per una battaglia a cuscinate?

Io non sono tifosa ma, dal momento che non abbiamo altre soddisfazioni, ben venga un titolo europeo… Donne, mi raccomando non scioglietevi di fronte alla tartaruga del balotell.

N.B.: sostituendo la farina ed il pane grattugiato con prodotti senza glutine questi funghi possono essere gustati anche dalle persone celiache.


POMÌ D’ AUTORE: anche i Vegani mangiano le Polpette col Sugo…

 Fonte ricetta Muscolo di grano: Erzebeth.

Fornitore per il sugo: POMÌ (Pomodoro a cubetti).

Manodopera: chef accantoalcamino.

Assistente in cucina: Perla.

Tipologia Ricetta: Sostenibile/Vegana (basilico, prezzemolo, aglio, tutti a Km.o.)

In questa ricetta le dosi sono da interpretare, chi ama le polpette con molto sugo, ne farà di più tanto, si sa, un buon sugo di pomodoro trova sempre una “sistemazione”.

Lo stesso vale per il muscolo di grano, potete raddoppiare la dose o moltiplicarla a piacere, ne otterrete anche delle scaloppine o un arrosto, si conserva in frigorifero.

Ingredienti per 1 porzione di polpette di muscolo di grano (ma possono diventare 2/3/4 nel caso di antipasto):

  • 500 g. di farina o manitoba,
  • 125 g.di farina di ceci,
  • acqua qb.

Ingredienti per l’ impasto delle polpette:

  • muscolo di grano da cuocere,
  • fiocchi di lievito,
  • aglio grattugiato a piacere,
  • 1 ciuffetto di prezzemolo fresco,
  • sale Grigio di Bretagna o sale marino integrale q.b.

Ingredienti per il sugo al pomodoro (per 4 porzioni):

  • 1 lattina di pomodoro a cubetti POMÌ,
  • basilico fresco,
  • 1 pizzico di peperoncino di Calabria secco o 1/2 fresco,
  • sale Grigio di Bretagna o sale marino integrale q.b.,
  • olio EVO da aggiungere alla fine.

Come fare la salsa:

mettere in un tegame i cubetti di pomodori POMÌ con l’aglio intero e cuocere a fuoco basso, quando all’assaggio risulterà cotto aggiungere il basilico, il peperoncino, il sale e cuocere ancora qualche minuto, alla fine aggiungere olio EVO.

Come fare il muscolo di grano: qui faccio una premessa, potete trovarlo pronto al Natura sì o nei negozi che forniscono prodotti naturali  e biologici (correggetemi se sbaglio) o autoprodurlo facilmente con una farina istantanea per seitan, un riferimento qui, dalla mia amica Saretta.

Le indicazioni che seguono provengono parzialmente dal blog linkato all’inizio:

per fare il muscolo  ho usato lo stesso procedimento per fare il seitan, ho mescolato le farine e l’acqua fino ad ottenere un composto non troppo solido (diciamo pure molle), e l’ho lasciato riposare in frigo almeno un paio d’ore.

L’ho lavato con acqua calda e fredda alternate finchè non è risultata completamente limpida, a questo punto avremo il nostro muscolo (più o meno, è molto simile al seitan, solo più proteico grazie ai ceci).

Qui arrivo io, ottenuto un impasto elastico ho preferito condirlo con gli ingredienti ed amalgamarlo prima della cottura, cottura che ho ottenuto avvolgendo il muscolo (piccolo viste le dosi) in carta stagnola, pellicola, carta stagnola e messo a cuocere nel cestello a vapore sopra la pentola dove cuoceva il sugo.

Quando al tatto ho sentito che il muscolo si era rassodato (si vede che ero una sportiva ;-) ) l’ho lasciato raffreddare, l’ho tagliato con le formine a cuore lasciandone qualcuna rotonda per chi volesse la versione classica, e le ho messe a cuocere ancora qualche minuto nella salsa, esattamente come si fa con le classiche polpette da onnivori;-)

Lo so che non siete abituati ai miei post sintetici ma sono ancora alle prese con Celeste che, alla visita veterinaria è risultata: già sterilizzata, e per di più, oggi, quando sono andata a darle da mangiare nello spazio dell’asilo dove l’ho vista la prima volta, ho trovato i bambini che la mandavano via dicendo: via brutto gatto, e la maestra (più brutta del gatto e dei bambini anche loro brutti ;-) ) fomentava la rivolta dicendo, via, che il gatto graffia.

Quello che ho detto io ve lo risparmio perchè non voglio inquinare questo Post sostenibile, mi pongo , dopo ieri, un’altra domanda, ma sono questi gli insegnanti che preparano i bambini? Sono felice di non avere figli perchè non sopporterei di darli in mano a simili “educatrici”, ma tornerò sull’argomento, vale una riflessione.


Dadi di patè, variazioni sulla scacchiera per un raffinato riciclo.

Dado patè Ribollita ingredienti:

  • cavolo nero lessato,
  • fagioli cannellini,
  • cipolla rossa,
  • peperoncino,
  • olio evo,
  • sale,
  • formaggio morbido di capra per legare.

Come fare:

rosolare la cipolla in poco olio extravergine, unire il cavolo nero già sbollentato e gli altri ingredienti, far insaporire ed asciugare bene.

Frullare e quando il composto sarà freddo unire il formaggio di capra, inserire negli stampini, riporre in congelatore, sformare e servire.

Questa va accompagnata sia con i dadini di pane nero, sia la polenta e sia i dadini di pane casalingo (fatto domenica, semplice pane bianco), se avete pane toscano ancora meglio.

Patè cavolini B. Pollo porri-1

Dado patè aringa affumicata ingredienti:

  • aringa affumicata cotta nel latte e alternata con cipolla stufata (iol’avevo fatta sabato per ello),
  • burro,
  • dadi di polenta,
  • cipolla stufata.

polenta in stampo-1

Polenta avanzata fatta con la MDP

Come fare:

frullare i filetti di aringa assieme al burro senza sale nè pepe perchè c’è già nella preparazione, riporre negli stampini.

Questi, contenendo il burro si rassodano in fretta, io li ho accompagnati con la polenta e la cipolla della preparazione.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

dadi di pane-1

Dadi di pane raffermo(ammollati nel latte, messi negli stampini, fatti asciugare e fritti in olio evo)

Patè cavoletti B stampo-1

Patè cavolini stampo.

Ingredienti per dado cavolini Bruxelles:

  • cavolini Bruxelles  cotti a vapore,
  • acciuga sott’olio,
  • peperoncino in polvere (pacco Garofalo),
  • robiola,
  • pepe verde per “decorazione”.

Come fare:

cuocere a vapore  i cavoletti, frullarli assieme alla polvere di peperoncino, l’acciuga sott’olio e la robiola.

Mettere il composto negli stampini e mettere nel congelatore, decorare con pepe verde.

Ingredienti dado pollo:

  • filetti petto pollo,
  • porro,
  • burro salato,
  • pepe rosa per decorazione.

Come fare:

rosolare i pezzetti di petto di pollo nel burro, unire le rondelle di porro, salare e portare a cottura, frullare, riporre negli stampini e congelare per il tempo necessario, sformare e decorare con grani di pepe rosa.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

Tutti i patè che presento  si possono semplicemente presentare in una ciotola o dare delle forme più grandi e comode da ottenere.


Totani/Calamari ripieni su letto di fagioli di Anna.

Cosa io pensi della necessità di divulgare e far conoscere la celiachia l’ho spiegato nel mio primo Rifatte senza glutine.

Mi sono accorta che, mentre  scelgo gli ingredienti per cucinare spesso penso senza glutine, non che io lo debba fare però mi metto nei panni di chi lo fa ogni giorno perchè in famiglia c’è un celiaco.

Credo sia come quando vuoi imparare una lingua, ti rendi conto che la stai imparando nello stesso momento in cui  pensi in quella lingua, ecco, cucinare per un celiaco è la stessa cosa, devi pensare senza glutine.

Quando sei a casa tutto ciò risulta naturale e (relativamente) facile e scontato, però tutto si complica quando il celiaco ha voglia di mangiarsi una pastarella al bar o in pasticceria, oppure una semplice Pizza Margherita in pizzeria, è lì che iniziano le difficoltà e quello che per tutti è routine per un celiaco diventa problematico e spesso discriminante.

Fidarsi? Non fidarsi? Dove preparano le pastarelle e le pizze senza glutine? Gli ambienti sono predisposti ed incontaminati dal glutine? Non è uno scherzo, l’incuria e la disattenzione possono mettere un celiaco in pericolo di vita.

Ho fatto una piccola ricerca per vedere se a Udine ci fossero ristoranti/pizzerie per celiaci, la scelta non è molta e dalle recensioni dei clienti ho evinto che il celiaco rimane comunque emarginato, ha poca scelta e le attese sono improponibili…

Ora arrivo alla ricetta proposta da Anna, un piatto da fare e rifare, con o senza glutine, con sac a poche o senza sac a poche (come me :-D ), anche “ello” ha detto “da rifare”, quindi rifatelo :-)

Trovare da queste parti i totani è impresa Totanica, quindi ho dovuto ripiegare sui calamari, leggendo da Anna che il pane sostituito dalle patate rendeva il ripieno da leccarsi i baffi, beh, io ho adoperato i topinambour, di seguito la ricetta originale di Anna e, tra parentesi le mie varianti  (senza glutine).

Le mie dosi sono ad occhio, con il ripieno avanzato ho fatto delle polpettine.

Ingredienti per le polpettine:

  • il ripieno avanzato dei calamari,
  • riso Thai bollito,
  • tonno sott’olio,
  • uovo,
  • semi di zucca tritati,
  • olio evo per rosolare.

Come fare:

mescolare gli ingredienti, formare delle palline, arrotolarle nella farina ottenuta dai semi di zucca macinati e rosolare nell’olio EVO girando le polpettine, adagiarle sulla carta assorbente.

Volendo sui possono insaporire nella salsa di pomodoro assieme ai totani oppure sgranocchiare durante il giorno :-)

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Ingredienti per 6 persone:

  • 12 totani di misura media (ma si possono usare anche i calamari), (Calamari)
  • 150 g. di tonno sott’olio,
  • (qualche gambero),
  • 150 g. di polpa di pomodoro,
  • 150 gr di pane*** (meglio se del giorno prima, ed ovviamente per me senza glutine) (Topinambur),
  • vino bianco secco,
  • latte (omesso),
  • prezzemolo (timo e basilico),
  • 2 uova,
  • aglio,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva,
  • (olio di semi di zucca per decorare)

Ingredienti per il letto di fagioli:

  • 400 gr di fagioli cannellini già cotti, vanno bene anche quelli in scatola purché di buona qualità e ben lavati e sgocciolati,
  • (ho adoperato anche fagioli Azuki per colorare),
  • acqua,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva,
  • prezzemolo tritato (basilico).

Come fare:

pulire (lasciandoli interi) i totani, togliere la testa e pulirla dal “becco”.

Scottare i ciuffetti in acqua e sale per 2-3 minuti (io li ho rosolati in olio e aglio per insaporirli) e  preparare il ripieno composto di pane ammollato nel latte, prezzemolo e aglio tritati (omessi, ho messo timo), i ciuffetti dei totani  tritati, il tonno, le uova, il sale, il pepe, se graditi, si possono aggiungere anche gamberetti tritati.

Riempire i totani con l’ausilio di un sac-à-poche (io cucchiaino/dito) senza eccedere e chiuderli con uno stecchino di legno.

Soffriggere uno spicchio d’aglio in olio EVO, aggiungere una spruzzata di vino bianco secco, poi dopo pochi minuti un cucchiaio di polpa di pomodoro a persona (facoltativo, si possono cuocere anche in bianco).

Cuocere per circa dieci minuti. Aggiungere i totani ripieni e seguire per qualche minuto la cottura (tenderanno a gonfiarsi, ed è necessario bucherellarli in vari punti con uno stecchino, facendo così uscire l’aria che si è formata ed evitando che si rompano).

Aggiungere mezzo ramaiolo di brodo di pesce o di acqua calda, salare, pepare, portare il tutto a cottura con il recipiente semicoperto (circa 20, 25 minuti).

Se avanza un po’ di ripieno ci si possono fare delle polpettine (aggiungendo pangrattato), oppure metterlo a cuocere insieme ai totani: si formerà una cremina per accompagnare i totani o per condire la pasta.

La crema di fagioli si prepara semplicemente frullando a lungo i fagioli cotti e acqua quanto basta fino ad ottenere una crema morbida ma non liquida, aggiungere sale e pepe a piacere.

Volendo, i fagioli possono essere sostituiti con dei ceci, io mi preparo in anticipo i piattini versando la crema di fagioli ed adagiandovi due totani ripieni con un po’ di sughetto, cospargo di prezzemolo fresco tritato e verso sul tutto un filo di buon olio e.v. toscano.

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Ecco, questa è la ricetta di Anna, dopo avere state nelle varie cucine di Rifatte senza glutine, uscite a comperare i totani/calamari e mettetevi al lavoro :-)

Purtroppo sui miei calamari il pomodoro non ha attecchito quindi l’effetto è un pò porello ma anche in qusto caso la sostanza vale più dell’apparenza..fidatevi;-)

Alla prossima ricetta senza glutine, vi auguro una splendida giornata.


Una passeggiata nei campi, di scie chimiche, di bacche, di topinambur…poi in cucina a riciclare i cotechini…

Sono 3 mattine che “Annina la vicina” ed io andiamo a camminare per i campi, d’altronde con un cielo così come si fa a rimanere a casa?

Su di me la natura ha un effetto “magico”, mi trasforma, mi rasserena, è come se prendesse i colori dalla sua tavolozza e colorasse i miei pensieri.

Soltanto un’ora ma un’ora importante, direi indispensabile.

Anna è la prima persona con la quale ho interloquito appena arrivata qui in Friuli, notoriamente patria di “orsi” (in senso buono).

Avevo bisogno di un “attrezzo” e sfrontatamente le ho suonato.

Anna è l’Amica…punto, senza ma, senza se, puoi dirle tutto, anche le tue debolezze, le tue “marachelle”, non cambierà di una virgola il suo atteggiamento.

Anna è una di quelle persone che hanno beneficiato della “caprese” e del pane tedesco che avevo preparato in previsione del viaggio a Firenze e forse è mia Amica per quello? Naaaaaaaaaaaaaaaaaa….. :-D

Appena partite, il primo giorno mi ha fatto notare gli “strani incroci delle scie_chimiche delle quali ero completamente all’oscuro, se vi interessa saperne di più cliccate sul link.

Camminando facciamo “strani incontri”, 2 stroppie di mais in una pozzanghera ghiacciata, in piedi come fossero arrivate “balzellando” fin lì dal campo, quasi una “fuga romantica”…:

Poi il primo fiore di tarassaco, piccolo, piccolo, nascosto tra le foglie per non prendere il gelo della notte.

Si nasconde anche questo ciotolo, sotto una “copertina” di muschio, uguale a quello che andavo a raccogliere con papà per mettere nel Presepio:

E poi gemme:

Campi interi seminati a radicchio, quello col “poc”, che diventa tenerissimo dopo aver preso la “gelata”, assomiglia ad una rosa di velluto, meraviglioso…

Poi la scoperta di un campo di topinambour (di nessuno ;-) ) e lì è stata la nostra fine :-D , come 2 cinghialesse abbiamo iniziato a “grufolare”:

Eccoli qua i “tuberi magici”, ma di questi parlerò più avanti, dedicano un post ed una ricetta “speciale”, per la raccolta di Tiziana

Spesso mi rammarico di vivere qui, nell’estremo est, come dico sempre, “fuori dalle rotte”, peccato non vivere a Milano mi sussurro, potrei approfondire la mia passione per la cucina, per la fotografia, potrei partecipare a corsi, eventi e quant’altro, imparerei anche a “socializzare”…(forse) ;-) …ma poi, mentre guardo fuori dalla finestra e vedo tutto questo mi dico: no, il tuo posto è qui, questo è il tuo mondo, soltanto qui puoi essere serena e ritorno alla mia vita…

mentre ora si torna a casa, ancora una pennellata di colore e poi in cucina…non nella mia, io non ho avuto tempo per cucinare, a questo ci ha pensato Tiziana…la necessità di “riciclare tanti cotechini” ha aguzzato il suo ingegno ed ecco il risultato:

Sono così “pigra” che riporto la sua mail, io mi limiterò a raccontare le ricette con le foto, che, ovviamente sono sempre le sue :-D

Avevo tanti cotechini che mi hanno regalato, non ho voluto lasciarli crudi perchè non ho il posto adatto per conservarli, così ho pensato di aprirli e cuocere l’impasto togliendo anche un pò di grasso.

Gli involtini di verza:

li ho fatti con le foglie appena lessate (ho copiato da te) che vedi nelle foto stese sulla carta da cucina, le ho farcite con la pasta dei cotechini, le ho richiuse, messe in una pirofila con un filo d’olio aglio e peperoncino e passate in forno solo ad asciugare, perchè gli ingredienti sono già cotti.

Per i tortini:

ho preparato le verze (come vedi dalla foto) lavate e tagliate sottili, poi ho aggiunto 3 spicchi d’aglio tritato, un pò d’olio evo, sale e peperoncino (consumate piano piano).

Ho foderato gli stampini con la pasta brisè, ho messo uno strato di verze, uno di pasta di cotechino, un’altro di verze, non ho chiuso completamente la pasta brisee e ho infornato a 180°C per circa 30.

Buonissima giornata a tutte/i :-)

Banana rinsecchita :-)

Quasi dimenticavo la “merenda”, si, questa è la merenda che mi ha offerto Annina la vicina quando siamo tornate a casa…non male vero? Quando uno è ospitale e generoso non si smentisce mai :-D ciao Annina la vicina :-D


Tartufini di baccalà.

Erano avanzati dei pezzettini piccini picciò di baccalà, tanto piccini picciò da non poterli usare per altre ricette se non polpettine che però ho già fatto, allora io, che non butto mai via il cibo ho emulato Montersino ed ho creato questi tartufini di baccalà.

Non sembra un gioiellino?

Ingredienti per 2 tartufini (peso finale 20 g. l’uno):

  • avanzi di baccalà ammollato e cotto al vapore,
  • sedano rapa avanzato da un brodo vegetale,
  • prezzemolo fresco tritato,
  • aglio disidratato,
  • sale affumicato,
  • passata di pomodoro (stesa su carta forno e fatta asciugare a 100°C. per ? (controllare),
  • pomodori secchi (per il ripieno e per legare il mazzolino di prezzemolo).

Come fare:

dopo aver cotto al vapore i ritagli di baccalà, metterli sul tagliere assieme agli avanzi di sedano rapa, il prezzemolo tritato, l’aglio disidratato  ed amalgamare, col piatto del coltello schiacciare il tutto, aggiustare di sale (affumicato).

Formare delle palline, schiacciarle ed inserire un pezzettino di pomodoro secco sott’olio , richiudere, riappallottolare e rotolare un tartufino nel prezzemolo essicato e macinato nel macinino da caffè, l’altro nella passata di pomodoro essicata e macinata nel macinino da caffè.

Cosa aggiungere? Che manca l’olio? Che mi è piaciuto questo esperimento? Che avrei voluto amalgamare il baccalà a della ricotta di kefir?


Ambarabaciccicoccò 3 bruschette sul comò…

Ce l’ho fatta!!! Finalmente ho “bruschettato” anch’io, per dir la verità non so se sono bruschette, crostini/oni o cosa, io ho “bruscato” la polenta ed il pane, li ho “accarezzati” con un profumatissimo spicchio d’aglio e li ho coperti con ingredienti peccaminosi e no e le foto le ho fatte su un vecchio “comò” (ambarabaciccicoccò) sul quale si era appoggiato un luminosissimo raggio di sole :-)

Da quale parto? Parto da quello più “dieteticamente corretto”, pane nero e pesto di cavolo cinese…ma arrivo al dettaglio.

Cavolo cinese (cliccare per informazioni e ricette)

Ingredienti:

  • pane nero,
  • il verde delle foglie di cavolo cinese (Cavolo di Pechino),
  • mandorle,
  • olio di semi di zucca,
  • sale,
  • qualche granello di pepe rosa in salamoia per il pesto e per la decorazione

Come fare:

tostare il pane nero, profumarlo abbondantemente di aglio, appoggiare una foglia di cavolo e sopra la salsina, decorare con foglia di cavolo sinuzzata e pepe rosa.

Com’è andata a finire…

Polenta, luganega e stracchino di Capra

Quando sono stata a Firenze il 9 ottobre l’ansia da prestazione mi aveva chiuso lo stomaco (averne di queste ansie ogni tanto :-D ) però i crostini con salsiccia e stracchino che aveva preparato Silvia mi sono rimasti nel cuore e così li ho “friulanizzati” (sconfinando un pò in Veneto) con la polenta e la luganega, ho adoperato lo stracchino di capra che ha rinforzato il sapore.

Ingredienti:

  • polenta (anche da riciclare) tagliataa sottile,
  • luganega spellata e sbriciolata,
  • stracchino di capra,
  • aglio,
  • poco origano.

Come fare:

mescolare la luganega con lo stracchino, far abbrustolire la polenta e strofinarla con l’aglio, mettere il composto ed infornare a 180°C. per 10 minuti e poi funzione grill per ottenere la crosticina (andate tranquillamente a occhio, l’importante è che non si secchi).

Bruschette polenta da infornare

Ed ecco l’ultima ma non per bontà la bruschetta di polenta con la zucca e gorgonzola.

Ingredienti:

  • polenta (anche da riciclare) tagliata sottile,
  • zucca (per questa ho adoperato la “barucca”,
  • gorgonzola dolce,
  • aglio,
  • aghi di rosmarino.

Come fare:

preparare una dadolata (piccola, piccola) con la zucca, e fatela cuocere in olio evo con l’aglio e qualche ago di rosmarino (deve comunque rimanere croccante).

Nel frattempo abbrustolire la polenta, strofinarla con l’aglio, coprire con la dadolata di zucca e spargere qualche fiocco di gorgonzola, infornare a 200°C. funzione grill per 5 minuti.

 


Profiteroles rosa x la prevenzione…mai dire MAI…

Era tutto perfetto: avevo abbattuto le “barriere architettoniche” della mia mente, avevo “familiarizzato” con la pasta choux, avevo addirittura fatto amicizia con la “sac a poche”..beh, non è una novità, anche se avete 100 anni  vi accorgerete che c’è sempre una “prima volta”….si,  anche a 100 anni.

Per i profiteroles (dal libro “Cioccolato passione fantasia”):

  • g.50 di burro,
  • g. 50 di acqua,
  • g.100 di latte (scremato),
  • g.100 di farina 00,
  • 1 cucchiaio di zucchero (pizzico di fruttosio),
  • 3/4 uova (3 uova e 1/2),
  • 1 pizzico di sale (rosa dell’Himalaia).

Come fare i bignè:

far bollire l’acqua , il latte con il burro, lo zucchero, il sale e versare la farina a pioggia, mescolare continuamente fino a quando si sarà formato un composto omogeneo, togliere dal fuoco e far raffreddare, aggiungere le uova una alla volta SOLTANTO DOPO AVER AMALGAMATO BENE IL PRECEDENTE UOVO).

Accendere il forno e portarlo alla temperatura di 200° C.

Sulla teglia rivestita da carta forno formare con la sac a poche delle “noccioline” d’impasto e farle cuocere per c.ca 10 minuti.

Sfornarle, farle raffreddare e, con la siringa o con la bocchetta piccola della sacca farcirle con la mousse di salmone.

Per la mousse di salmone vi mando Qui , al posto dell’aringa ho usato il salmone affumicato.

Per la salsa rosa:

maionese fatta con 1 uovo intero, olio di semi di vinacciolo, sale rosa dell’Himalaia, concentrato di pomodoro, worchestersauce, pepe rosa.

Per decorare:

pepe rosa e uova di salmone.


Quanti modi di fare e rifare i “Koulouria ripieni”con Solema e WBD, abbiniamo anche i vini (pane e vino…vi piace?): e la festa abbia inizio!!!


Di pane si tratta, anche questi Koulouria sono fatti con acqua, farina e lievito e vengono dalla Grecia, paese messo in ginocchio tanto quanto il nostro, con questo post partecipo al World bread day, linkate sulla foto per saperne di più…

Per dirla tutta un modo solo sarebbe bastato..la frase clou di Nonna Sole è stata: “spicciati che sennò fa la crosticina e non lievitano più”, quindi, tutto ciò che vedete è stato fatto con lo stato d’animo di chi rischia di perdere l’aereo :-D

“Col pane non si scherza”, “bisogna rispettare i tempi”..ecc. ecc. ed io, “porella”  che dovevo fare le fotine per il post ero davvero in difficoltà :-D

L’unico vantaggio che ho avuto è la dimenticanza di Nonna Sole di oggetti preziosi per il set fotografico finale e quindi i Kouloria sono rimasti nelle mie mani per finire poi nella mia bocca ed in quella di ello ih.ih.ih.

Eravamo d’accordo di trovarci a casa mia verso le 11 con l’impasto bell’e pronto, lei ha portato gli ingredienti per i ripieni, io avevo preparato i miei però abbiamo dovuto scegliere perchè con quella dose ne sono usciti 7 più il nodo d’amore (vuoto).

Per ingredienti e procedimento originale e modalità di cottura vedere da Ornella delblog Il giardno dei colori e dei sapori.

Ingredienti per l’impasto:

  • 250 gr di farina 0,
  • 100 gr di semola rimacinata di grano duro,
  • 15 g.  lievito di birra,
  • 200 gr di latte parzialmente scremato o acqua,
  • 2 cucchiaini di  malto d’orzo,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • 2 cucchiai di olio di sesamo.

L’impasto richiede una lunga lavorazione ed in mancanza del’impastatrice ho scelto la MDP (macchina del pane) programma impasto di 1 ora e 40 che comprende anche la lievitazione.

Diviso l’impasto in 7 pezzi (1 per il nodo) Solema ha formato delle palline che hanno riposato sotto un telo umido per c.ca 15 minuti.

Se  le avessimo stese subito, le sfoglie si sarebbero “ritirate”, quindi Solema ha seguito il consiglio del grande Bonci che raccomanda di farlo.

Abbiamo steso l’impasto e messo i ripieni (nel collage di seguito una campionatura):

Dopo averli chiusi li abbiamo arrotolati (alla meno peggio :-D ) ed io..svelta svelta sennò fa la crosticina e non lievitano più :-( li ho tagliati, con titubanza perchè non volevo far uscire il ripieno.

Nella foto seguente la teglia con segnati i ripieni:

Infornare a 200° C. per c.ca 25/30 minuti controllando la doratura.

Mi piaceva questa ambientazione con pipe e collane perchè è stato un lavoro a 4 mani e unire 2 anelli di pasta (l’ho chiamato erroneamente “nodo d’amore” ma quello ha un’altra forma) per me simboleggia un’Amicizia che dura nel tempo e che ha superato anche i momenti difficili.

Da oggi, impegni di Elisabetta permettendo, ci sarà un “Regalo”, un tocco di raffinata competenza per quanto concerne l’abbinamento dei vini ai vari piatti che via via presenterò.

Elisabetta l’ho conosciuta a Firenze, ha subito capito che avevo bisogno di una “spinta” ed ha trovato la formula in un fantastico rosato che, dopo un sorso, mi aveva ridato coraggio…

Ed ecco la SORPRESA: gli abbinamenti per i Koulouria, per i diversi ripieni e non solo, potrete prendere spunto da queste note per gli abbinamenti con preparazioni che conterranno questi ingredienti o questi profumi, che ve ne pare?

Non sono meravigliosamente meravigliosa a presentarvi Elisabetta?

Mortadella stracchino  pistacchi :  non possono  mancare le bollicine made in Italy  of course ANTICA FRATTA SATEN Franciacorta: Suadente 100% chardonnay vellutato  morbido con sentori  di  pere e nocciole, elegante e morbido, con perlage fine e persistentente  ti  avvolge con sentori  agrumati..che non ti  abbandonano  mai !! in enoteca costa la bellezza di  25 € se sono  onesti!! Bisogna assolutamente provarlo.

Finocchiona e stracchino :

se la finocchiona è aromatica ma non piccante e  consiglio  vivamente  OTELLO NERO LAMBRUSCO  cantina CECI (che ello conosce ed apprezza, fidatevi ;-) ), considerato  il capolavoro  di  questa cantina, impenetrabile  color porpora con la sua irresistibile spuma, con sentori  di  rose viole ed erbe aromatiche , fantasticamente ricco  di  sapori  fruttati con una garbata acidita’ e vena minerale , di  grande piacevolezza in enoteca solo  € 8.. e qui il detto  che il vino  non e’  poi così dispendioso  come si  crede calza alla perfezione… si  può bere bene anche con cifre modeste.

Speck e Montasio:

CABERNET SAUVIGNON ALTO  ADIGE DOC  cantina Terlano , intenso con sentori di ribes nero, di spezie, rosa appassita, asciutto ed elegante, con tannini morbidi, pieno ed equilibrato, molto persistente, fantastico!

Se l’enoteca non è ” ladra”  con 16 € è vostra,  gran  bel  vino  e soprattutto  grandissima Cantina! ATTENZIONE  se lo  speck  e molto  stagionato  come il  montasio  allora la scelta va su  un blend Cabernet sauvignon  /Merlot  sempre Altoatesino  CABERNET SAUVIGNON BARON SALVADORI  RISERVA  cantina Mals Margreid  per soli  18 € potete mettere in tavola il  trionfo di  more prugne, bacche di  ginepro  genziana e china: tannino  scalpitante.

Pesto e caciotta:

cantina Poggio dei  Gorleri RIVIERA LIGURE DI PONENTE PIGATO ALBIUM , un pigato  100% di colore giallo  paglierino  intenso  con riflessi  verde-oro , puoi  sentirci  dentro  erbe aromatiche tipiche tipiche della liguria , frutti  esotici maturi, nocciola tostata e un accantivante finale minerale , ti  fanno  sentire che lui C’ É!!!

La morbidezza e la sapidità fanno si  che nel  palato  questo  vino  ci  rimanga per moltissimo… mi dilungo  perchè amo  questo  vino !!!
p.s. per quest’abbinamento  vorrei  indicare anche un altro  vino  se la caciotta è di  pecora e quindi  più  grassa: Cantina Giacomelli il vino  è COLLI  DI  LUNI  VERMENTINO BOBOLI, € 18 colore paglierino  con riflessi  verde oro, ci  si  può sentire la mela golden matura, la macchia mediterranea,  miele di  eucalipto, con un finale alquanto minerale.

Ampio volume al  palato , che viene mitigato  da una fantastica sapidità.

Salmone panna acida e aneto :

cantina Jermann  (Lo conosco, è dalle mie partiiii!!!!) VINTAGE TAUNINA 2007  “eccellente” fra gli “eccellenti” : Sauvignon, Chardonnay, Malvasia Istriana, Picolit e Ribolla Gialla: manto  dorato , fantastici  i  profumi  che ti  regala, sempre in punta di  piedi  come se fosse li,  si  fa vedere ma non vuole disturbare.. stile preciso  ed elegante, frutti  esotici, pesca matura, biancospino cedro  e zafferano, con scintille minerali  che impreziosiscono  anche la luce, c’ è la morbidezza al  gusto  bilanciata dalla sua freschezza, la sapidità misurata contribuisce ad ammaliarti  ad ogni  assaggio.

Rimane  nel  palato persistente per lungo  tempo ricordandoti  che è là .. É il campione dei  vini   costo  € 35 ma li  vale tutti!

E, come ha scritto lei: Dulcis in fundooooo…

Cioccolato e cocco:

Cantina Florio MARSALA VERGINE DONNA FRANCA fatto  con uve grillo  , un bianco  liquoroso  dolce € 25,  solo  a vederlo  ti  scalda il cuore, colore dell’ambra testa di  moro  luminoso, ampi  profumi  di  mallo di  noce, cioccolato, tamarindo, fico  secco, ci  accolgono  con tenera eleganza per dirompere  con la sua alcolicità, veicolata con la sua sapidità e dolcezza moderata raggiungendo  il  completo  equilibrio…

Se nell’impasto  predomina la cioccolata a questo  punto  l’abbinamento  sarà BAROLO CHINATO  cantina Schiavenza, da un’antica ricetta di famiglia l’azienda produce questo  vino aromatizzato a base di Barolo con aggiunta di erbe aromatiche tra cui prevale la corteccia di china Calissaia.

Alla degustazione si presenta di colore rosso granato intenso, al naso colpiscono evidenti sentori di spezie ed erbe aromatiche,
al sapore è dolce, vellutato con retrogusto gradevolmente medicinale.

Sulla cioccolata vorrei  fare una premessa:  il  cioccolato  è  praticamente impossibile da togliere nella bocca, rimane lì per ore ed ore, se si  usa un cioccolato  amaro  extra fondente al  60 % o di  più  è consigliabile a quel  punto  usare un Rhum  agricolo, si potrebbe scegliere Rhum  Calvados o  Rhum Zacapa!

Beh, che dire? Io divento piccina picciò…però sono anche orgogliosa di conoscerla e mi piacerebbe la conosceste anche voi :-)


Vesce fritte: E’ tacito, è grigio il mattino, la terra ha un odore di funghi, di gocciole è pieno il giardino.

Così “cantava” Giovanni Pascoli ed è proprio la scena che a ello e me è apparsa di primo mattino nel giardino dell’albergo in Austria.

Non è un segreto che ello non sia proprio un “atleta” e non ci tiene neanche a diventarlo ;-) però, quando andiamo alle terme è il primo ad alzarsi al mattino, mettersi l’accapatoio e scendere in piscina.

Dopo gli esercizi nell’acqua è di rito  la passeggiata a piedi nudi nel prato, che ci sia la neve o la rugiada fa lo stesso e così una mattina di primavera nascoste dai trifogli ed “intrappolate” dall’erba ecco tanti puntini bianchi segnare il cammino ed il suo entusiasmo bambino  svegliarsi all’improvviso:

ma sono funghi!!!

Si, sono vescie.

Ma sono buone?

Certo, se sono bianche e sode sennò diventano palloncini polverosi ed inutilizzabili.

E come si cucinano?

Infarinate e fritte oppure impanate, in agosto/settembre è possibile trovarle grandi, grandi, si tagliano a fette e si cucinano allo stesso modo.

Le raccogliamo?

Se è l’ultimo giorno di solito le raccogliamo sennò è inutile perchè non arriverebbero a casa integre e perchè “raccogliere” qualcosa che poi butti via?

Spesso, camminando nel bosco trovo innumerevoli funghi rovesciati, strappati e lasciati lì, NON SI FA!!!

Se non li conoscete, se non li raccogliete, lasciateli dove sono, avranno il loro perchè vero? ;-)

Ho trovato questo link (dal quale ho attinto la strofa) che “racconta” un pò di storia, è interessante , istruttivo senza essere troppo “tecnico”, leggetelo se vi va.

In cucina:

pulire delicatamente le vescie con un panno carta inumidito, infarinarle e friggerle in olio (ho usato quello di oliva) profondo.

Scolarle, salarle e servirle.

Volendo dare più sapore si possono polverizzare delle erbe a vostra scelta e miscelarle alla farina.

Se trovate quelle grandi, tagliatele a fette spesse 1 cm, friggetele come sopra o impanatele alla maniera della cotoletta, non ho provato a grigliarle, lo farò

Buona giornata a voi :-)


Le polpette col nasino si trasformano in fiore :-D

Lo sappiamo bene noi “grandi” quanto importanti siano le coccole e la presenza di qualcuno accanto che ci distragga quando siamo ammalati.

Ma quanto siamo noiosi noi “grandi”?

Basta un piccolo raffreddore, una linea di febbre, una distorsione, un callo, un graffio, una piccola scottatura e siamo perduti, iniziamo a piagnucolare, chiediamo questo e quello e subito sennò diventiamo anche  maleducati: non vedi che sono ammalata/o, non hai pietà per me che sto male….e così via…

Eppoi ci sono i bambini, quei bambini ammalati davvero che però non lo sanno, perchè non hanno il raffereddore, non hanno la febbre alta, riescono a correre, giocare, parlare, cantare..ma sono ammalati, molto ammalati e si chiedono come mai siano chiusi lì, in quel posto e si chiedono come mai non possano dormire nel loro lettino e mangiare a tavola con mamma e papà e i fratellini e le sorelline.

Ma nessuno glielo dice, nessuno vuol dir loro che forse da quel posto non usciranno più, come si fa? Come si fa a dire ad un bambino che tempo prima, alla tua domanda cosa farai da grande ti aveva risposto: un campione olimpico, un dottore, un avvocato, un ingegnere..ecc. ecc. ecc., che non diventerà nulla di tutto questo perchè la vita, il destino, la malattia hanno scelto per lui una strada diversa, una strada che percorreranno loro malgrado e che non li porterà a realizzare i loro sogni?

Ma per fortuna questa è soltanto una piccola parte, perchè molti di questi bambini guariranno e ritorneranno a casa e potranno raccontare agli amichetti che sono stati in un posto fantastico con tante persone fantastiche che li hanno fatti tanto ridere, con quei vestiti ridicoli, i nomi buffi e quei nasi rossi, grandi come palline da ping pong :-D

Sai, racconteranno un domani anche ai loro figli:

c’era il dottor Baciccia, era cicciottello e per questo lo chiamavano così, lui si arrabbiava molto :-D ,per non parlare del dottor Clüney, si sentiva così bello e si dava un sacco di arie, camminava con quel buffo naso rosso  voltato all’insù e noi gli facevamo sempre tanti complimenti, ma per finta ;-).

Poi c’era la  dottoressa Bonsai, portava con se piccoli alberi, certi avevano anche la frutta, piccola piccola e ce la faceva assaggiare, lei diceva sempre al dottor Nasello di non avvicinarsi troppo perchè l’odore di pesce rovinava il profumodelle sue piante…(valle a capire queste dottore :-D )

Ma lui non si perdeva d’animo ed andava a giocare con il dottor Otto che gli raccontava sempre la storia della sua Anna (Otto era il papà di Anna Franck) e lui non si stancava mai di ascoltarlo, un giorno dottor Otto raccontò anche a noi la storia della sua Anna e della sua famiglia, era una storia molto triste però a noi sarebbe piaciuto conoscere Anna, era una bambina così sensibile e non è stata fortunata come noi :-(

Ma la tristezza svaniva appena entrava il dottor Pelosone, lui aveva molti cani e gatti ma, anche se noi lo tormentavamo affinchè li portasse con se, lui non poteva perchè il pelo avrebbe potuto darci allergia,  però ci raccontava tante storie e ci ha insegnato il rispetto per gli animali che sono come noi bambini, indifesi e bisognosi di affetto, protezione e cure.

Nel frattempo si era fatto tardi, era ora di pranzo ed arrivava portando con se un grande pentolone di pasta il dottor Ragù, e per noi bambini era una festa, anche quelli che mangiavano poco alla fine avevano sempre i baffoni sporchi di sugo.

Dopo il riposino arrivava lui, il dottor Strettoscopio, era pieno di fili, aggeggi, macchinari strani e ci misurava questo e quello e noi facevamo tante domande: a cosa serve questo? A cosa serve quello? ma lui era “geloso” del suo sapere e ci raccontava sempre un sacco di storie :-D

Dopo tutta questa tecnologia avevamo bisogno di essere rimessi un pò in ordine e così arrivava il dottor Stropiccio che ci sistemava i vestitini che, dopo il suo passagio non erano più “stropicciati” ma arrivava, scettico come sempre il dottor Supergiù che aveva sempre qualcosa da dire, supergiù di qua, supergiù di là, noi ormai lo conoscevamo e non lo badavamo più di tanto perchè, subito dopo, arrivava la dottoressa Flora che ci portava a giocare in giardino, in mezzo ai fiori che conosceva per nome, erano nomi difficili e noi bambini non sapevamo ripetere i nomi in latino ma lei ce li lasciava raccogliere e noi preparavamo un bel mazzo per la dottoressa Irina Pirina che era sempre allegra e ci voleva tanto bene, lei veniva dalla Russia dove aveva lasciato la sua famiglia e noi sapevamo che ogni tanto aveva nostalgia di casa e le regalavamo dei fiori e lei dopo era felice.

Le piaceva dividere i fiori e fare altri 2 mazzetti che regalava alla dottoressa Peppa e alla dottoressa Piperita.

Sono guarito, sono guarito, strepitava il dottor Garibaldi, ma era ammalato? Chiedevamo noi, si sono stato ferito ad una gamba, mentre comandavo il “battaglion” e cominciava a cantare:

Garibaldi fu ferito, fu ferito a una gamba, Garibaldi che comanda che comanda il battaglion… e poi incominciava a ridere  a crepapelle  e noi capivamo che ci aveva presi in giro e lo rincorrevamo per tutto il corridoio…riuscivamo sempre a prenderlo ma ora penso che era lui che si lasciava prendere :-D

Questi “personaggi” sono reali, fanno parte dell’equipe di ARTISTI PROFESSIONISTI che dedicano la loro vita a rendere piacevole  la permanenza de bambini negli ospedali e se volete vedere le loro “buffe” facce cliccate, cliccate, cliccate :-D

Oh mondo zucchino, come si è fatto tardi, dovevo fare le polpette, vorrà dire che le faccio per merenda, vi va bambini?

Ingredienti per 15 polpettine:

  • 1/2 kilo di piccole zucchine,
  • 1 uovo intero,
  • 2 cucchiai di pane grattugiato,
  • 1 cucchiaio di farina integrale,
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato,
  • 1 spicchio d’aglio (io lo schiaccio con lo schiaccia aglio),
  • prezzemolo,
  • sale e pepe (solo per i grandi),
  • farina per infarinare le polpette,
  • semi di zucca tritati per impanare (mia variante facoltativa).

Come fare:

grattugiare le zucchine con la grattugia grossa, salarle e farle perdere l’acqua di vegetazione per  c.ca 40 minuti.

Strizzrle bene e metterle poche alla volta nello schiacciapatate per far perder loro tutta l’acqua.

In una terrina unire tutti gli ngredienti, comprese le zucchine, amalgamare e lasciar riposare per c.ca mezz’ora.

Formare le polpettine con le mani bagnate, infarinarle e farle cuocere in una larga padella con pochissimo olio, girandole prima da una parte poi dall’altra.

Io ho fatto l’impanatura con i semi di zucca tritati e al osto del prezzemolo ho usato il coriandolo fresco però ha un sapore particolare quindi per i vostri bambini consiglio il “solito” prezzemolo :-)

É dificile dare le dosi esatte degli ingredienti, perchè dipende dalla qualità delle zucchine utilizzate. per verificare la consistenza, prima di formare le polpette, mettere un pò d’impasto nel palmo della mano, chiudere il pugno con forza e tornare a riaprirlo; l’impasto dovrà risultare compatto, non sbriciolato e neanche troppo bagnato.

Se si sbriciola, unire ancora un pò di uovo, se troppo umido altra farina o pangrattato.

Una nota gastronomico-culturale del Friuli Venezia Giulia: queste polpette in alcune zone del Friuli vengono chiamate: “Bistechis di ort” (bistecche dell’orto).

Ettepareva che Perla non volesse mettersi in mezzo :-D , mentre scrivevo lei era accanto a me, ad un certo punto mi sussurra all’orecchio: “posso fare anch’io una cosina per quei bambini? Ed ecco il risultato, anche lei col nasino rosso, però a forma di cuore, l’ho sempre detto che è una gattina vanitosa :-D

Queste polpettine, questo post, il contributo di Perla, tutto ciò, spero riesca a far sorridere tutti i bambini che si trovano negli ospedali e che per merito della FONDAZIONE THEODORA  dimenticano di essere dei bambini ammalati.

Dopo aver chiesto a Tania ho il piacere di aggiungere queste polpettine al libro di ricette di Alice Ginevra, fra un pò di tempo gliele preparerà la mamma (ed anche il papà), poi le prepareranno assieme e spero sia ogni volta un divertimento cucinare assieme.


Soufflè glacè alla caponata.

Mi frullava nel cervello la versione salata, meglio dire agrodolce di questo soufflè glacè perchè la meringa italiana non permetteva grandi deviazioni.

Così mi sono ricordata della Pavlova che ha all’interno l’aceto ed il resto è arrivato da sè.

D’estate faccio spesso la caponata, alla fine si aggiunge lo zucchero sciolto nell’aceto..ecco fatto, la difficoltà stava nello sviluppo dell’idea, si sa io sono “istintiva” e mi manca certamente la tecnica però ce l’ho fatta e l’assaggio mi ha soddisfatta, io ho usato una coppa per motivi di presentazione, l’ideale sarebbe servirlo in  bicchierini o coppe piccolissime e servire questo soufflè come stuzzichino.

Dal blogdi mammà (la cucina di mamma), tra parentesi le mie varianti:

  • 250 gr yogurt bianco (125 formaggio spalmabile di capra),
  • 3 albumi (del peso di circa 100gr) (50 g.)
  • 200 gr zucchero a velo (100),
  • 100 ml acqua per lo sciroppo (50 ml di aceto bianco),
  • 200 ml panna montata (100),
  • un cucchiaio di composta per lo yogurt + composta per il ripieno.
  • (basilico).

Rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 5 cm e fissare con spago da cucina.
Mettere al fresco.

Preparare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.
Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , far sciogliere sul fuoco fino ad avere uno sciroppo piuttosto denso.

Versare lo sciroppo negli albumi montati a neve continuando a sbattere il composto fino a quando non sarà freddo, poi passare in frigo.

Montare la panna.
Versare lo yogurt in un recipiente, unire un cucchiaio di composta ai frutti di bosco e la panna montata, incorporare gli albumi.
Versare nei contenitori  e mettere in freezer , dopo circa un’ora (o non appena saranno rappresi) tirarli fuori , prelevare due cucchiaini di composto dal centro, in modo da creare un piccolo buco, rimettere in freezer per almeno 6 ore.
Prima di servire rimuovere la carta, riempire il soufflé gelato con due cucchiaini di composta ai frutti di bosco e servire.

Io ho fatto così:

ho messo le foglie di basilico intere in fusione nella panna per tutta la notte, e foglie di basilico tritato nel formaggio di capra e lasciato in frigorifero tutta la notte, ho seguito le regole della ricetta originale per l’assemblamento).

Ho preparato una caponata, per la ricetta ho fritto sia il sedano che le melanzane tagliando tutto a piccolissimi dadi, ho appassito la cipolla di Tropea ed ho aggiunto i pomodorini datterini della mia pianta,una puntina di concentrato, capperi, olive verdi, basilico, per ultimo ho inserito sedano e melanzane, ho fatto insaporire e non ho fatto l’aggiunta agrodolce.


Spiedino di feta in tenpura: prove di kaki-age.

Come si dice: da cosa nasce cosa, e così, avendo questo mese l’importante impegno col kaki-age Giapponese ho voluto sperimentare se il mio ambizioso “progetto” potrà andare in porto.

Secondo me  la cucina Giapponese è un progetto, va pensata, studiata, va fatta la bozza, corretta, rifatta e, quando si crede di essere pronti, costruire.

Nel mio caso la non conoscenza si trasformerà in una consapevole, garbata e rispettosa “approssimazione”.

Secondo me certi piatti sono inimitabili o meglio, per farli bisogna creare la giusta atmosfera, partendo dalla “testa”,  il “cuore” e poi il resto: stanza,  arredi, luci, colori, piatti, posate, ciotole, bevande, le culture così diverse dalla nostra vanno fatte entrare in noi un pò alla volta, lentamente, fintanto si sarà creato fuori e dentro  uno spazio accogliente ed ospitale.

Con la proposta di Acquaviva, come succede ogni mese, o per una ricetta o per l’altra, le persone si sentono particolarmente coinvolte ed è stupefacente leggere le varie interpretazioni, così diverse, così motivate, così intense.

Ma cosa c’entra tutto questo discorso con lo spiedino per Ornella? C’entra, c’entra perchè?…

Perchè alla fine del “progetto” mi è avanzata la pastella ed una pastella così (neanche le altre né? ) non si può buttare.

Dopo aver calcolato le dosi giuste di acqua e farina nelle trasparenze dei bicchieri,  dopo aver mescolato  con i bastoncini, con gesti ampi e lenti, dopo aver atteso il suo “riposo”..no, non si butta ma…si apre il frigorifero e si studia e si sceglie cosa “impastellare”.

É stato quando ho visto la feta che mi si è accesa la lampadina, Ornella, ho pensato, creo qualcosa per lei.

Per la pastella vi mando da Acquaviva

Gli  ingredienti per lo spiedino:

  • cubetti di feta,
  • quadrotti di pasta cotta (farina di grano arso) da un’idea di Tery),
  • pomodori datterini dai miei vasi,
  • foglie di basilico dai miei vasi.

Ingredienti per la salsina:

  • panna acida,
  • aceto di riso,
  • basilico tritato,
  • aglio schiacciato, passato sul fondo del calice per l’aroma e tolto,
  • sale nero di cipro.

Come fare:

infarinare leggermente gli ingredienti, immergerli nella pastella e friggerli  (170°C. ho usatoil termometro) olio di arachidi profondo profumato (come consiglia Acquaviva) con qualche goccia di olio di sesamo.

Iniziare dal basilico per qualche secondo, poi con i quadrotti di pasta, i pomodorini ed infine i cubetti di feta per qualche secondo in più.

Appoggiare delicatamente sulla carta assorbente e far asciugare, anche se questa pastella regala un fritto croccante ed asciutto.

Preparare la salsina amalgamando tutti gli ingredienti meno il sale che  lasceremo in vista.

Versare la salsina sul fondo del calice aromatizzato con l’aglio, infilare delicatamente  gli ingredienti sullo spiedino, alternandoli (vedi foto), completare con un lungo cucchiaio per “tirar su”, alla fine, anche l’ultimo pezzettino di questa bontà..


Tortini alle zucchine con cuore di morbido fiore

Tutte le ricette che vi propongo sono facilissime da realizzare e il segreto della loro riuscita risiede unicamente nel tempo di cottura.

In base alla dimensione degli stampini (mini, piccoli o medi) e al materiale di cui sono fatti (porcellana, vetro, alluminio, silicone…) aumentate o diminuite il tempo di cottura.

E poi, soprattutto, divertitevi e siate creativi, ci sono tante ricette da inventare!

Buon appetito e…impazzite!   (Isabel Brancq-Lepage)

(Dalla prefazione del libro “Tutti pazzi per…I TORTINI SALATI”)

Questo libro l’ho comperato su una bancarella a Mestre mentre gironzolavo aspettando che arrivasse l’ora per ritornare a casa dopo l’incontro della “Ruga bella” col trio Terry/Graziella/Tepperella.

In treno l’avevo sfogliato avidamente e avrei già voluto farne qualcuno subito magari chiedendo  che mi lasciassero mettter mano nella cucina del vagone ristorante….ma non si fa :-)

Dalla mia fornitrice di cose buone ho comperato delle zucchine piccolissime con fiore “allegato” e mi è scattata la molla.

Partendo dalla sua base ora dovevo pensare con che cosa fare il “cuore” ed ho pensato a robiola e i fiori delle  zucchine prelevando soltanto la parte colorata.

Io ho fatto 4 tortini dimezzando le dosi, soltanto le zucchine sono a occhio (forse ne ho messe troppe, i tortini sono risultati morbidissimi..ma buoni).

Ingredienti per 8 tortini :

  • 120 g di zucchine,
  • 2 uova intere + 1 tuorlo,
  • 100 g di groviera grattugiato (ho usato un pecorino medio che avevo in casa),
  • 60 g. di farina,
  • 5 foglie di menta (2 basilico),
  • 20 cl di latte (di soia),
  • 30 g. di burro (di soia),
  • un filo d’olio evo,
  • sale,
  • pepe (verde).
  • robiola (per il cuore)
  • la parte colorata dei fiori di zucchina (per il cuore)

Come fare:

saltare le zucchine tagliate a rondelle con un filo d’olio, sale e pepe, coprire e cuocere 10 minuti.

Frullarle con il basilico e metterle da parte.

Preriscaldare il forno a 210°C.

In una terrina sbattere le uova intere col tuorlo, aggiungere la farina setacciata incorporandola poca alla volta e mescolare bene.

Scaldare il latte col burro ed il formaggio grattugiato, sciogliere mescolando bene.

Versare un pò del composto nella terrina, mescolare e versare il resto, amalgamare ed aggiungere il purè di zucchine.

Distribuire l’impasto negli stampini, adagiare al centro 1 cucchiaio della crema di robiola e fiori di zucchina (che avremo tenuto in frigorifero).

Infornare e cuocere per 20 minuti (25).

Sformarli tiepidi e mangiarli con voluttà :-)


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per Spiedino-Schiscetta Time.

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad illuminarmi sul significato della parola Schiscetta, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di schisciare (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto, forse, non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho immaginato la mia schiscetta ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi, e così è nata la mia schiscetta.

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc., io l’ho evitato perchè sporcherebbero la scrivania.

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti, più semplice di così.

Ed ora,  la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:


Grissotti tricolore con lievito madre e non.

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861″.

Sono le parole che si possono leggere nel documento della legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, che fa seguito alla seduta del 14 marzo 1861 della Camera dei Deputati, nella quale è stato votato il progetto di legge approvato dal Senato il 26 febbraio 1861. La legge n. 4671 fu promulgata il 17 marzo 1861 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 18 marzo 1861.

In circa due anni, dalla primavera del 1859 alla primavera del 1861, nacque, da un ‘Italia divisa in sette Stati, il nuovo regno: un percorso che parte dalla vittoria militare degli eserciti franco-piemontesi nel 1859 e dal contemporaneo progressivo sfaldarsi dei vari Stati italiani che avevano legato la loro sorte alla presenza dell’Austria nella penisola e si conclude con la proclamazione di Vittorio Emanuele II re d’Italia.

Tra il 1859 e il 1860 non ci fu un vero scontro tra l’elemento liberale e le vecchie classi dirigenti ma una rassegnata accettazione della nuova realtà da parte di queste ultime. Solo nel regno meridionale si manifestò una qualche resistenza, dopo la perdita della Sicilia e l’ingresso di Garibaldi a Napoli (7 settembre), senza colpo ferire, con la battaglia del Volturno e la difesa di alcune fortezze. Il nuovo Stato non aveva tradizioni politiche univoche (insieme ad un centro nord con tradizioni comunali e signorili, c’era un mezzogiorno con tradizioni monarchiche fortemente accentrate a Napoli) ma si basava su una nazione culturale di antiche origini che costituiva un forte elemento unitario in tutto il paese, uno Stato – come scrisse all’indomani della conclusione della seconda guerra mondiale un illustre storico svizzero, Werner Kaegi – che cinque secoli prima dell’unità aveva “una effettiva coscienza nazionale” anche se priva di forma politica. Nel rapidissimo riconoscimento del regno da parte della Gran Bretagna e della Svizzera il 30 marzo 1861, ad appena due settimane dalla sua proclamazione, seguito da quello degli Stati Uniti d’America il 13 aprile 1861, al di là delle simpatie per il governo liberale di Torino, ci fu anche un disegno, anche se ancora incerto, sul vantaggio che avrebbe tratto il continente europeo dalla presenza del nuovo regno.

Cominciò infatti a diffondersi la convinzione che l’Italia unita avrebbe potuto costituire un elemento di stabilità per l’intero continente. Invece di essere terra di scontro tra potenze decise ad acquistare una posizione egemonica nell’Europa centro-meridionale e nel Mediterraneo, l’Italia unificata, cioè un regno di oltre 22 milioni di abitanti, avrebbe potuto rappresentare un efficace ostacolo alle tendenze espansioniste della Francia da un lato e dell’impero asburgico dall’altro e, grazie alla sua favorevole posizione geografica, inserirsi nel contrasto tra Francia e Gran Bretagna per il dominio del Mediterraneo.

Riporto dal web queste poche righe come contributo a questa giornata in cui si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia.

Ieri sera le iene hanno intervistato i nostri politici che alla domanda: cosa successe il 17 marzo di 150 anni fa hanno rimediato una figura di escremento dribblando la domanda, ridacchiando o addirittura scappando a gambe levate ma, ma questa è l’Italia, anzi questi sono gli Italiani, un popolo che si accontenta che ciclicamente protesta, critica, dimostra, subisce le scelte di altri e spesso quando sarebbe il momento di agire sparisce.

Ho scelto di non parlare MAI di politica in questo blog, un pò perchè non riesco ad entrare nel meccanismo, un pò perchè ho una visione generale del mondo e delle cose che mi porta lontano da tutto e tutti.

Spesso quando parlo con ello (che invece la politica la comprende e ne comprende anche le strategie) e quando gli faccio delle domande o mi stupisco mi risponde:  funziona così, ecco, per questo non voglio parlare di politica perchè non accetto la frase funziona così,  proprio non mi va giù.

Buon compleanno Italia, generosa Italia, meriteresti di più, spero che il futuro ti riservi più rispetto e gratitudine da parte di chi ti abita e gode delle tue bellezze senza rendersi conto che un giorno, continuando così, saranno irrimediabilmente perdute.

Oggi voglio mettere in tavola un pò di tricolore e questi grissotti, che risalgono a tempo fa (fatti e postati),  mi sembrano perfetti.

Ingredienti (10 pezzi), questi li avevo fatti col lievito madre, tra parentesi le indicazioni:

  • 450 g. di farina 00,
  • 200 ml di latte (acqua),
  • 25 g. di lievito di birra (200 g. di lievito madre),
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1 cucchiaino da te di sale.

Per farcire:

  • 1 tazza da te di olive verdi denocciolate,
  • 20 pomodorini ciliegini tagliati a metà,
  • origano,
  • olio evo.

Come fare:

in una ciotola fare la fontana con la farina setacciata, mettere al centro il lievito sciolto in una parte di latte o acqua.

(Ho sciolto il lievito madre e l’ho unito alla farina dopo averlo ben stemperato)

Lavorare bene incorporando la farina partendo dal centro, unire il sale e l’olio e,sulla spianatoia, lavorare energicamente per 10 minuti.

Modellare una sfera e, dopo averla unta metterla in una ciotola, coprire con la pellicola e far lievitare (raddoppio) in luogo tiepido per 1 ora c.ca (2 ore)

A questo punto formare un filoncino e ricavarne 10 pezzi dello stesso peso.

Arrotondarli e, col matterello, schiacciarli allargandoli leggermente (vedi collage), disporli sulla teglia coperta con cartaforno, farcirli alternando oliva/pomodorino  e pennellarli con l’olio, spargere sopra origano (facoltativo).

Lasciarli riposare per 40 minuti (1 ora e 20) ed infornarli a 200°C. (preriscaldare il forno mezz’ora prima) per 25 minuti o fintanto saranno dorati.

Buona giornata a tutti.


Cetrioli ripieni, pomodorini e peperoni, freschezza d’estate.

Questa ricetta risale all’anno scorso e la tenevo gelosamente in archivio, un idea utile per quest’estate, magari per far mangiare le verdurine a tutti.

Dalla mia enciclopedia qualche nome.

Liguria: Sitrullo, Cugoemau – Piemonte: Cocumer – Lombardia: Coecoemer – Veneto: Zerumolo, Cogumero.

Emilia: Zedron, Cucomber – Toscana: Citriuolo, Treciolo – Abruzzo: Melangula – Campania: Citrulo – Calabria: Verdinasce, Citrolu (max docet)

Sicilia: Citrulo virdi – Sardegna: Cuggumera

Friuli: Codumar :-D

Probabilmente è originario dell’India, ora si trova dappertutto con vari cultivar  che li differenziano nella forma e nel colore.

Si raccoglie in luglio/agosto prima della maturazione.

Molti hanno difficoltà a digerirlo, si può ovviare eliminando il liquido di vegetazione.

Io li taglio con la mandolina, li salo e li metto in uno scolapasta, li risciaquo e li scolo bene e, come mi ha insegnato una signora Slovena, li condisco con  panna acida e  finocchietto, provare per credere..

Ora dalla mia enciclopedia, pagina 191.

Proprietà:

vermifughe, diuretiche, antiinfiammatorie, emollienti, antipruriginose.

Principi attivi: tracce di olio essenziale, aminoacidi, vitamina C e carotene, sostanze pectiche.

Il comune Cetriolo ha proprietà diverse a seconda della parte che viene usata.

I semi si usano come vermifughi efficaci, sorattutto nei confronti della tenia, benchè questa affezione, con le migliorate condizioni igienico-alimentari, sia diventata rara.

Il frutto fresco ha buone proprietà diuretichee depurative che possono essere utilmente sfruttate bevendone direttamente il succo o consumato crudo in insalata.

Uso cosmetico:

la polpa del cetriolo ha la proprietà di schiarire, decongestionare ed idratare la pelle, si può applicare su viso e corpo come maschera o impacco, mantenendo l’applicazione per almeno 1 quarto d’ora.

E adesso andiamo in cucina, le dosi sono ad occhio, considerate che vanno fatti e mangiati per mantenere la croccantezza del cetriolo.

Ingredienti:

  • 2 cetrioli grossi (io uso 1 lungo Olandese),
  • 1 scatola di tonno al naturale (quelle da 160 g.),
  • 2 uova (1 per il ripieno l’altro per decorare),
  • 1 cucchiaino da the di capperi,
  • 2 filetti d’acciuga,
  • prezzemolo,
  • olio,
  • aceto (di mele),
  • sale,
  • pepe verde.

Come fare:

far rassodare le uova e lasciarle raffreddare.

Nel frattempo con un rigalimoni decorare la buccia dei cetrioli o, semplicemente, sbucciarli.

Tagliarli in parti uguali e con uno scavino eliminare l’interno lasciando uno spessore di 1 cm, salarli all’interno e metterli in piedi in uno scolapasta il tempo di preparare il ripieno mettendo nel frullatore 1 tuorlo, il tonno, i capperi, l’acciuga a pezzetti, il prezzemolo, l’aceto, l’olio, il sale ed il pepe.

Finire di amalgamare in una terrina fino ad ottenere un composto morbido ma non troppo liquido.

Inserire il ripieno nei cannelloni di cetriolo, decorare con la mimosa d’uovo dell’altro uovo e buona estate.

I pomodorini ed i rotolini di peperone li ho farciti con della ricotta di kefir (se non l’avete va bene un’altra, l’importante è setacciarla più volte per renderla cremosa) amalgamata con poco aglio schiacciato, basilico (origano se lo preferite), un’acciuga sott’olio, sale e pepe (verde).


Cuore di erbette rosse con tahin e kefir…

Oggi propongo questa ricetta, la posso chiamare ricetta? È la cosa più semplice che si possa fare, uno spuntino leggero, un antipasto, adatto anche a chi è vegetariano.

A casa mia c’è sempre una confezione di erbette rosse precotte, le uso per colorare la pasta, per colorare le glasse, le mangio tagliate a fettine che faccio marinare nell’olio, sale ed aglio (come mi ha insegnato Piero), io le adoro e  mi piace da matti il colore.

Nei miei periodi piemontesi a Mondovì Piero  di lunedì mi portava al mercato dove le vendevano arrostite alla brace, una bontà, mai viste dalle mie parti.

Non voglio addentrarmi in un campo a me sconosciuto  ma ho letto che la barbabietola  aiuta a combattere l’ipertensione, è ricca di antiossidanti, troverete nel web molte indicazioni su come mangiarla e su come ottenere da lei qualche rimedio per la salute.

Preparare la salsina con:

  • tahin chiaro (burro di sesamo),
  • kefir (yogurt),
  • olio evo,
  • aglio schiacciato e passato sulle pareti della ciotola per profumare,
  • fiocchi di fior di sale (o sale marino, meglio integrale),
  • aneto o l’erba che preferite.

Come fare:

prendere una confezione di erbette rosse (barbabietole), tagliarle a fette e ricavare dei cuori, preparare la salsina amalgamando gli ingredienti, metterla in una ciotola ed appoggiarvi sopra il cuore: fatto.

Con questi cuoricini vi lascio ad un fine settimana rilassante, il mio lo sarà, un abbraccio amiche/amici :-)



Tatin di scalogni e crostata di Verza: la quadratura del cerchio.

Tatin di scalogni caramellati

Crostata di verza

Nel 1882 Ferdinand von Lindemann pubblicò la dimostrazione della trascendenza di pi greco. Precedentemente egli aveva già dimostrato che se pi greco fosse stato trascendente, allora l’antico problema della quadratura del cerchio con riga e compasso sarebbe stato irrisolvibile.

Un cerchio e la sua “quadratura”, hanno la stessa area

Fino a quel momento erano stati innumerevoli i tentativi della quadratura matematica del cerchio, tanto che l’espressione era (ed è) diventata sinonimo di un’impresa vana, senza speranza o priva di un significato concreto.
In senso meramente letterario, l’espressione “quadratura del cerchio”, viene spesso usata per indicare la soluzione perfetta ad un dato problema (anche se, come abbiamo visto, non esiste).

Mi fermo qui, prima di incappare in una figura barbina :-D

Il 31 dicembre per me è stato un giorno di svago e pigro relax, svago perchè mi sono dilettata in cucina sotto lo sguardo affettuoso di “ello” che,  superate le ultime “resistenze”, ha accolto  Perla  sulle sue ginocchia per buona parte del giorno :-), pigro relax perchè non avendo la voglia/forza di scendere a prendere gli stampi rotondi ho deciso di usare quelli quadrati: ecco la “quadratura del cerchio” :-D

Da dove inizio? Dalla Tatin direi: la Tarte Tatin, è risaputo,  nasce da un errore di Madame Tatin alla fine dell’800.

Vi informo che ello oltre ogni mia previsione ha gradito molto la tatin, mentre la crostata di verza l’ha trovata troppo light.

Ingredienti per uno stampo quadrato di 20 x 20 o rotondo da 24 (non dovete calcolare l’area ;-) ):

  • 500 g. di scalogni sbucciati (i miei erano grandi, se li trovate piccoli viene più carina),
  • 2/3 fette di prosciutto crudo (Sauris) o speck,
  • una noce di burro di soia,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • foglie di salvia fresca,
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • 1 confezione di pasta brisè (l’avevo in casa, voi potete farla con la vostra ricetta).

Come fare:

scaldare il burro e l’olio in una larga padella e disporre gli scalogni in un unico strato, aggiungere la salvia e spolverizzateli con lo zucchero, a fuoco dolce caramellarli, girandoli, per 5 minuti.

Preriscaldare il forno a 220°C.

Coprirli con acqua bollente e, sempre a fuoco dolce, cuocerli ancora 10 minuti se gli scalogni sono piccoli, 15 se sono come i miei per far evaporare l’acqua ed ottenere una glassa dorata ed appiccicosa.

Ungere lo stampo che avrete scelto, disporvi in un unico strato gli scalogni  e spezzettare sopra il prosciutto (o  speck), coprire con la pasta brisè a formare un coperchio ed infornare per c.ca 15 minuti.

Sfornare e girare la tatin dopo averla fatta riposare, pepare e decorare con foglioline di salvia.

Crostata di verza

Per questa crostata ho usato la farina integrale biologica di farro.

Ingredienti per uno stampo quadrato 20 x20 o rotondo da 24 cm.  c.s.:

ripieno:

  • 1 verza media (c.ca 600 g.),
  • 2 pomodori maturi e sodi o 2 pelati (ho usato 2 cucchiai di passata bella densa),
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 bella foglia di salvia,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • sale,
  • peperoncino.

Composto da versare prima di infornare:

  • 1 uovo,
  • 1 dl. di acqua, avete letto bene: ACQUA (ho usato quella dove ho sbollentato la verza),
  • sale,
  • pepe verde (potete usare quello normale).

Per la meravigliosa pasta:

  • 200 g. di farina integrale bio di farro,
  • 20 g. di semi di papavero macinati (ideona mia :-) ),
  • 1pizzico di sale,
  • acqua q.b.

Come fare la pasta:

setacciare farina e sale in una ciotola, mescolare i semi di papavero e versare al centro l’olio e lavorate con le dita, aggiungere l’acqua un cucchiaio alla volta per ottenere un impasto della consistenza del lobo dell’orecchio.

Avvolgere la pasta nella pellicola o in un panno umido e far riposare per 30 minuti nella parte meno fredda del frigorifero.

Come fare il ripieno:

preriscaldare il forno a 190°C.

Se adoperate i pomodori, scottateli col taglio a croce, spellateli, eliminate i semi e tritate la polpa.

Eliminare le foglie esterne della verza (non buttatele, usatele per una minestra o per gli involtini), togliere la costa centrale e tagliarla a striscioline che faremo sbollentare in acqua salata per 3 minuti, scolare.

Far appassire la cipolla tritata e l’aglio vestito , aggiungere la salvia e, mescolando, far appassire tutto senza colorire troppo.

Aggiungere la verza, rosolarla per qualche minuto ed aggiungere il pomodoro, il sale ed il peperoncino.

Cuocere a tegame coperto per 30 minuti e lasciar raffreddare.

Preriscaldare il forno a 190°C.

Stendere la pasta ad uno spessore di 273 mm c.ca e foderare lo stampo unto, bucherellare con una forchetta e distribuire il composto di verza.

Stemperare l’uovo ed il sale nell’acqua, pepare e versare sulla verza, decorare a piacere ed infornare per c.ca 30 minuti.


Blanca e i suoi pupazzi di neve, dolci e salati.

C’è una cosa che, agli occhi dei  bambini, rende perfetto il Natale, è la neve.

La neve  avvolge tutto come una lieve e candida coltre silenziosa che  soltanto le loro grida di entusiasmo riescono a sollevare.

Chi non ricorda le battaglie a “palle di neve” o i pupazzi fatti in giardino o in mezzo ad un prato?

Tutti a correre dalla mamma a chiedere  carote, carboncini, bottoni, sciarpe, cappelli e tutto ciò che serviva a “vestirlo”.

Bisognava premerla bene la neve per far durare il pupazzo più a lungo possibile e, quando attorno l’erba era già spuntata “lui” resisteva ancora.

Ed è ricordando la neve, il suo pupazzo e la sua gioia che oggi Blanca farà assieme a voi dei pupazzi speciali da guardare e soprattutto da mangiare tutto l’anno.

Per i pupazzi dolci:

  • 250  g. di ricotta,
  • 60 g. farina di cocco,
  • 100 g. d cioccolato bianco,
  • M&Ms,
  • pinoli,
  • caramelle gelatinose,
  • riccioli di cioccolato.

Prepariamo i pupazzi dolci:

sciogliere il cioccolato bianco nel microonde ed aggiungerlo alla ricotta, unire anche la farina di cocco , amalgamare bene il tutto e riporre  in frigo per circa mezz’ora.

Con il composto formare una pallina di circa 5 cm. di diametro…..sovrapporre quindi a questa un’altra pallina più piccola.

Fare gli occhi con due riccioli di cioccolato, il naso con un pinolo, la bocca con un pezzetto di caramella, i bottoni del vestito con altri riccioli di cioccolato, il cappello con un’altra caramella e infine le scarpe con due M&Ms.

Posizionare i pupazzi sul piatto di portata cosparso di farina di cocco.

Fatto!!

Per i pupazzi salati:

  • 150 g. ricotta,
  • 150 g. di formaggio “Kaori” o equivalente,
  • 120 g. di mandorle pelate e tritate finemente,
  • mais,
  • piselli,
  • carote,
  • pinoli,
  • 2 limoni,
  • sale.

Prepariamo i pupazzi salati:

amalgamare bene la ricotta ed il formaggio Kaori con un  pizzico di sale e le mandorle tritate (conservarne 2 cucchiai), riporre in frigo per mezz’ora circa.

Formare ora una pallina di circa 5 cm. di diametro, sovrapporre un’altra pallina più piccola e quindi fare gli occhi con due piselli, il naso con un pinolo, la bocca con metà rotellina di carota, i bottoni del vestito con il mais, il cappello con la parte finale della buccia di limone e infine le scarpe con due mandorle.

Spargere un po’ di mandorle tritate sul piatto, prima di posizionare i pupazzi.

Ed ora qualche fase della preparazione:

Blanca  vuole augurare  a tutti i bambini del mondo  un sereno Natale.

Partecipiamo all’ iniziativa della  Cometa Pasticciona.


Il prato di Blanca…..

Per ottenere questo bel prato fiorito occorrono:

pesto fatto con:

  • basilico,
  • parmigiano,
  • pinoli,
  • olio evo.
  • sale.

**********************************

  • Sfoglia di mozzarella (possono  andar bene anche galbanino o sottilette).
  • Carote  al vapore,
  • Pane per tramezzini.

Costruiamo il prato:

lavare e pelare le carote, cuocerle al vapore lasciandole un po’ al dente,

quando si saranno raffreddate tagliarle a rotelline.

Ritagliare dal pane da tramezzini dei quadrati di circa 5 cm. di lato e spalmarli con il pesto.

Dalla sfoglia di mozzarella ottenere con uno stampino dei fiorellini che andranno posizionati al centro del quadrato di pane.

Cliccare sulle foto per ingrandirle.

Dalle rotelline di carota, con uno stampino rotondo più piccolo del fiorellino,

ottenere dei bottoncini che si posizioneranno al centro di ogni fiore.

IL PRATO E’ FIORITO!!!!!!!!!! ED ORA SI MANGIAAAAAAAA :-)

Con questo prato Blanca da il suo contributo alla COMETA PASTICCIONA.

E…e….e…? E ha vintooooooo, brava Blanca e brava la nonna Tiziana, io ho fatto solo da ambasciatrice :-)

Voglio regalare questo prato a lei, al suo bambino ed a tutti i bambini che la mattina dicono:

“Io non ci voglio andare a fisioterapia, basta sono stufo”



Foglie di salvia ripiene, per la serie: Sorvegliata speciale con licenza di… friggere.

Che bello, la casa nuova, l’ Open Space  che hai tanto ammirato e sognato sfogliando le riviste di arredamento finalmente è tuo.

Con una piccola differenza, che in quelli delle riviste non si cucina mentre nel tuo si.

Allora il bel divano lungo lungo, largo largo si trasforma in pianta carnivora ed inghiotte la tua dolce metà che è costretta all’immobilità per tutto il tempo che rimane a casa.

Solo il capino e gli occhietti si muovono, e si spostano ritmicamente dallo schermo LCD ultrapiatto che per la 100.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000a volta su History channel trasmette la vita di Adolf  a te che ti stai inventando qualcosa da cucinare nel tuo sfavillante angolo cottura.

Amore mettimi qualcosa di romantico o qualche programma di cucina che m’ispiro.

Ammmoooorrreeeeee ma è  storia!!

Lo so ammmooooorrreeeeeeee, ma la sappiamo a memoria.

Un ripasso non fa male, eppoi io sono in relax.

Allora pensi a qualcosa che lo costringa a liberarsi dalla morsa del divano e a darsela a gambe, ma quando mai, anzi, più friggi e più il suo sguardo attento indugia su di te e Adolf passa in secondo piano ma non si cambia canale no, perchè è la storia.

Finte sarde e finte orate ripiene fritte e finte fritte, sembra tutto finto..invece è tutto vero.

Ingredienti:

  • foglie grandi di salvia  dello zio in numero pari,
  • prosciutto cotto,
  • parmigiano a scaglie,
  • farina,
  • uovo,
  • pane grattugiato.
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

lavare le foglie e farle asciugare, appoggiare sul rovescio della foglia prosciutto cotto, scaglie di parmigiano prosciutto cotto e coprire con il rovescio dell’altra foglia.

Procedere all’impanatura nel  solito modo:

farina, uovo, pane grattugiato.

A questo punto se volete friggere scaldate abbondante olio di arachidi e fatelo, tanto lui lì rimane.

Se non volete friggere, foderate il fondo di una pirofila con carta forno, appoggiate le vostre sarde/orate, versate sopra ognuna qualche goccia d’olio evo ed infornate a 180°C. per 15 minuti, trascorso questo tempo giratele e cuocetele altri 15 minuti.

Al forno.

Fritta.

A questo punto lui sarà riuscito a divincolarsi ed in men che non si dica ecco:

Versione con foglie dello zio (sarde) 2009.

Mi scuso per le tante foto e poco testo, ma in questo caso “la foto fa testo” …oh mamma cosa mi sono bevuta stamattina ;-)


E per tetto un cielo di stelle..le stelline di Blanca …..

Stanno venendo proprio bene!! :-)

..Blanca è la nipotina di Tiziana, la mia fornitrice di ricette via mail che, dopo aver visto il bannerino,  mi ha mandato  le foto e la ricetta.

Blanca ha 5 anni e promette davvero bene :-)

Ho accettato volentieri…per un giorno avrò anch’io una nipotina :-)

Occorrente:

  • polenta già cotta e fatta con la farina di “polenta socchievina”,
  • sottilette,
  • una cuoca creativa in ginocchio sulla sedia.

Non disturbare, cuoca concentratissima!!

Come si fa:

si fa una bella polentina, si livella in una teglia, si fa raffreddare.

Si prendono le formine a forma di stella più una a forma di luna (nel nostro cielo non manca nulla :-) )

Si ritagliano sia la polenta che le sottilette, si sovrappongono e si passano in forno il tempo necessario per far aderire la sottiletta alla polenta.

Ora alzate gli occhi al cielo: le stelle e la luna brillano per voi!!

 

Con questo cielo Blanca e Tiziana partecipano alla raccolta di Albertone

Stavo guardando la foto nel banner..la “linguetta” fuori è proprio indice di “concentrazione” nei bambini!! :-)


Taralli napoletani delle Simili, li conoscete?

……..io no, non conoscevo…. almeno fino a quel pomeriggio, quando il destino ha messo sulla mia strada le Sorelle Simili che a loro volta erano incappate nel fornaio napoletano al quale hanno estorto la ricetta.

Nessuna difficoltà nel farli, nessun rischio che si sgonfi l’impasto, soltanto la cottura in tre tempi vi impedirà di “distrarvi”, al limite portatevi il timer “appresso”.

Mi piace molto questa ricetta, trovo che sia versatile e si presti ad essere “rivisitata” senza “offendersi”, i prossimi li farò con i pomodori secchi e origano, che ve ne pare?

Ingredienti:

  • 500 g di farina 00,
  • 150 g di strutto, ho usato 100 g di olio e.v.o.
  • 200 g di mandorle scure tritate grossolanamente,
  • 4/5 g di pepe nero macinato,
  • 15 g di lievito di birra,
  • 15 g di sale,
  • 230/250 g di acqua.

Come si fanno:

s’impastano tutti gli ingredienti, ultime le mandorle, si forma una palla e si copre lasciandola riposare per mezz’ora.

Si formano dei filoncini dello spessore di 2/3 cm e si schiacciano con le dita formando una striscia larga 5 cm dello spessore di 1 cm.

Si ritagliano delle striscioline di 1 cm c.ca, si torcono leggermente e si dispongono sulla teglia, non occorre distanziarli molto.

Si infornano a 200°C per 15 minuti (io ho usato il forno statico).

Quando saranno cotti si dispongono in una o più teglie (ho usato una) e si fanno tostare a 160°C per 10/15 minuti (15) si abbassa la temperatura a 130/140° (140°C) e si tostano ancora per 20/30 minuti (30).

Prima dell’ultima infornata li ho girati per dorarli uniformemente, tra parentesi le temperature ed i tempi che ho applicato io.

Questa volta ho usato l’olio di oliva ma lo strutto li avrebbe resi più friabili, ho voluto provarli così perchè so che molti..anzi moltissimi  non lo gradiscono.


Cuoricini di sedano fritti a San Valentino? Perchè no…

Polpettine da gustare 22-02-2010

Credo che l’amore stia anche nel rispetto per il cibo e nella fantasia nell’ utilizzarlo al meglio e mai sprecarlo.

A me succede con il sedano, ne compero sempre troppo, dimentico di congelarlo e lo ritrovo un po’ triste nel frigorifero.

Questa idea “salva-sedano” l’ho presa da un libro di Bigazzi ed ora la tengo cara,  una proposta semplice, straordinaria…

Ingredienti:

  • foglie di sedano e gambi liberati dai filamenti,
  • 1 uovo,
  • farina 00 per infarinare le polpettine o di riso senza glutine,
  • sale,
  • olio evo per friggere.

Come fare:

dopo aver pulito e lavato il sedano, sbollentarlo in acqua salata per sfibrarlo ed ammorbidirlo.

Dopo averlo scolato, strizzato e tritato ricavare  delle polpettine che  dapprima passerete nella farina,
nell’uovo ed ancora nella farina.

Inserirle delicatamente nel tagliapasta a forma di cuore, friggerle in olio evo profondo e servire con una salsa di pomodoro piccante.

polpettine di sedano da friggere-001

Sostituendo la farina conquella di riso, avrete una ricetta senza glutine.


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