Già, quelle con la emme maiuscola; ho già parlato e raccontato molto, forse troppo della mia storia, della mia infanzia quasi negata, di mia madre, di mio padre e chi mi legge conosce già i miei pensieri.
Con me il detto: la mamma è sempre la mamma non funziona, la mamma è quella che ti riscalda la vita ed è a quelle madri che dedico questa crostata.
L’avevo preparata anni fa, ero ancora principiante ma l’entusiasmo sempre lo stesso di oggi e le foto che ne ho conservato sono solo quelle che vedete.
A suo tempo avevo notato dei difetti che, fortunatamente, riguardavano soltanto l’estetica; avevo avuto difficoltà nello sformarla ed ho dovuto un pò aggiustarla, forse per lo stampo in silicone, o fose perchè non era ancora completamente raffreddata.
Oggi, questa crostata ve la ripropongo riveduta e corretta, se dovessi rifarla adopererei una semplice pasta frolla o una brisè dolce.
Ingredienti per la pasta sucrèe (alternativa alla frolla):
300 g. farina 00,
100 g. di zucchero (ne andrebbero 150 g.),
150 g. di burro morbido,
6 tuorli (leggermente sbattuti),
1 pizzico di sale.
Come fare la pasta sucrè:
setacciare farina e sale sulla spianatoia, creare la fontana, inserire lo zucchero, il burro , i tuorli.
Dopo aver amalgamato questi ingredienti, incorporare un po’ alla volta la farina e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e setoso, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero per un’ora.
Ingredienti per il ripieno:
750 ml. di latte,
180 g di riso comune per dolci ( a chicco rotondo),
50 g. di zucchero,
100 g. di ciliege candite spezzettate,
2 cucchiai di acqua di rose,
6 albumi montati a neve (quelli avanzati dalla pasta),
1 puntina di stecchino di colorante rosso per dolci o succo concentrato di barbabietola se non adoperate i coloranti.
Come fare:
accendere il forno (non ventilato) a 190° C.
Mettere latte, riso e sale in una casseruola e portare a bollore, sobbollire per c.ca 20 minuti o finchè il riso avrà assorbito il latte.
Versarlo in una terrina, aggiungere lo zucchero, mescolare e far raffreddare.
Unire al composto di riso raffreddato le amarene spezzettate, l’acqua di rose ed il colorante, mescolare bene ed incorporare delicatamente gli albumi.
Stendere la pasta e foderare lo stampo, riempirlo con il composto, decorare a piacere con la pasta avanzata ed infornare per 40 minuti.
L’anno scorso, dopo aver fatto il solito sciroppo e sperimentato torte, ho raccolto gli ultimi fiori per essicarli, con le bacche ho fatto la solita marmellata.
Tutto questo è rimasto al fresco in vasi di vetro aspettando il momento di diventare protagonisti di questa crostata, a lungo pensata e progettata.
Volevo qualcosa che fosse “puro sambuco”, volevo tutto nella ricetta: sciroppo, fiori, bacche ed ora che la crostata è realizzata è con orgoglio che ve la propongo.
Ho elaborato la mia brisè con farina di fiori di sambuco, prendendo un pò qua e un pò là qualche spunto per la base dolce ed arrivando alla scelta, un pò al buio ma ne è valsa la pena, credetemi.
Dopo aver preparato la brisè, durante il lungo riposo in frigorifero (4 ore), sono andata a fare un giretto al mercato, dove ho incontrato l’arrotino che arriva dalla Carnia.
Conoscendo per sentito dire la fama scontrosa dei carnici, ho osato, quasi sussurrando, chiedere a Nando di poter fare una foto al macchinario:
Lui mi ha risposto, lasciandomi a bocca aperta: solo la macchina o anche l’arrotino? É meglio con l’arrotino al lavoro:
Ho girellato qua e là e poi mi sono diretta verso i campi per vedere a che punto era la fioritura dei sambuchi, avrei raccolto qualche fiore per decorare la crostata ma… nulla, un inverno usurpatore di primavere ha rallentato la fioritura e questo è il massimo che ho trovato:
Grappolino boccioli fiori di sambuco (con ragnetto… vedi foglia a sx).
Ho raccolto un cesto di un’erba con la quale preparerò delle ricette in questi giorni e, ritornando a casa ho incontrato due signore che raccoglievano lo sclopit, lui si, rigoglioso e quasi pronto alla fioritura:
Ed ora in cucina.
Ingrediento Brisè dolce al sambuco (io ho adoperato una teglia da 18 cm. l’impasto avanzato l’ho riposto in congelatore):
30 g. di farina di fiori di sambuco secchi, ottenuta macinandoli nel macina caffè,
80 g. di farina di tapioca (mi piace adoperarne una parte perchè regala agli impasti una gradevole consistenza vellutata),
150 g. di farina 00 (per i celiaci è sostituibile con le farine a loro consentite),
200 g. di burro freddo tagliato a dadini,
70 g. di sciroppo di fiori di sambuco freddissimo (l’ho messo in congelatore per 1/4 d’ora),
1 pizzico di sale,
250 g. marmellata di bacche di sambuco per la farcitura.
Come fare:
mettere le farine (compresa quella di fiori di sambuco) nel robot (con le lame da impasto), aggiungere il burro freddo tagliato a cubetti ed azionare, fino ad ottenere un composto sabbioso.
Aggiungere il sale e lo sciroppo di sambuco gelato ed amalgamare il tempo sufficiente ad ottenere una “palla”, dividere il composto e riporlo in frigorifero per 4 ore.
Il colore scuro dipende dalla farina di fiori, forse vi sembrerano pochi 30 grammi ma, credetemi, mentre la crostata sarà in forno, la vostra casa profumerà talmente tanto da farvi immaginare di essere nei campi.
Già così questo impasto sarebbe perfetto per ottenere biscottini profumatissimi ma oggi prepariamo una crostata.
Stendere una parte di impasto e metterla nella teglia, bucherellarla e riporla in frigorifero.
Nel frattempo prepariamo le decorazioni; la mia idea iniziale era quella di adoperare uno stampo a fiore ma non sarebbe stato facile sformarla, quindi ho optato per delle foglioline fantasia e dei fiorellini che ricordano quelli di sambuco adoperando una punta da sac a poche (la vedete nel collage).
Preriscaldare il forno a 200° C.
Fatte le decorazioni, metterle in frigorifero e riempire la crostata con la marmellata di bacche di sambuco, decorare con le foglie, attaccandole ai bordi, appoggiare al centro i fiorellini ed altre foglie, ovvio che le decorazioni sono a gusto personale.
Infornare per 15 minuti a 200° C., abbassare il forno a 180° C. , coprire la teglia con una stagnola e continuare la cottura per 30 minuti, scoprire la teglia e cuocere ancora 15 minuti (io ho fatto ad occhio, regolatevi secondo il vostro forno).
Per oggi è tutto, se l’idea vi piace, potrete raccogliere i fiori, seccarli e conservarli, potrete fare lo sciroppo (si fa anche con le bacche) e con le bacche la marmellata (la ricetta la posterò più in là); ogni volta che vi verrà nostalgia della primavera e dell’estate potrete riportarle accanto a voi con questa crostata o con altre ricette che inventerete di volta in volta.
Buon proseguimento di settimana.
Ho tergiversato un pò, considerati i miei precedenti, ma poi ho deciso ed ho accettato l’invito di Ambra a partecipare al suo contest.
Questa crostata è perfetta, almeno io la adoro, una full immersion nel sambuco: fiori freeschi, secchi, sciroppo, bacche, non manca nulla.
Ho un bellissimo ricordo della Valle Varaita percorsa in MTB durante la mitica Tans Alp nei lontani anni 90, dove andrà il vincitore per una lezione privata ed esclusiva di cucina con le erbe (no show-cooking).
Un week end da sogno al Rifugio Meira Garneriin Valle Varaita gestito da Juri Chiotti giovane Chef piemontese.
Credo che ci siano ancora poche persone che pensano che senza glutine equivale a senza profumi e senza sapori.
A me è stato particolarmente utile ed istruttivo partecipare alle Rifatte senza glutine(il link rimanda al blog di Vale e da lì troverete tutte le informazioni inerenti alla celiachia ed il regolamento per partecipare una volta al mese all’iniziativa).
Questa torta l’ho trovata su un volume dei Buonissimi, li conoscerete certamente, io li consulto spesso e tutte le ricette che ho provato sono riuscite perfettamente, diciamo che sono AFFIDABILI proprio come il blog che cito.
Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:
300 g. di nocciole tostate,
3 arance grandi, succo e scorza (il succo di una per la glassa di copetura)*,
150 g. di zucchero,
6 uova,
zucchero a velo per la glassa di copertura (ottenuto macinando lo zucchero nel macinino da caffè)*,
nocciole intere per la decorazione.
Come fare:
preriscaldare il forno a 180°C.
Tritare le nocciole, prelevarne una parte prima di ridurle a farina ( daranno croccantezza alla torta).
Sbattere i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e soffice ed aggiungere, poca alla volta, la farina di nocciole, il succo e la scorza d’arancia.
Montare a neve ferma gli albumi ed unirli delicatamente al composto e versarlo in una teglia imburrata.
Infornare per 40 minuti.
Sfornare la torta, farla intiepidire e nel frattempo preparare la glassa di copertura.
Come fare la glassa all’arancia:
la ricetta prevedeva semplice zucchero a velo aromatizzato a piacere con un pò di cannella io, avendo ridotto lo zucchero all’interno della torta, ho fatto una glassa, semplicemente sciogliendo lo zucchero a velo nel succo d’arancia caldo ed unendo la granella di nocciole.
Ho fatto ad occhio, senza pesare nulla ma nel web troverete dosi, tempi e modi.
Se dovessi scegliere un aggettivo per questo Aprile, sceglierei: Indeciso, neanche lui sa più cosa fare, a volte, con una raffica di vento gelido, ci riporta nell’inverno, poi ci avvolge nel caldo abbraccio di un raggio di sole e ci porta a vedere i prati coperti di nontiscordardi me, tarassaco, viole, primule e ci dà l’ illusione della primavera, poi scarica dal cielo secchiate d’acqua e ci riporta nell’autunno più malinconico…
Ma non è solo lui l’ indeciso, c’e anche il governo, neanche il governo sa cosa fare e dove andare.
Sapete che non amo scrivere di politica perchè sono ignorante in materia ma da cittadina semplice mi accorgo di vivere in un Italia lasciata al suo destino.
Ma abbiamo i saggi… e sorrido, pensando a Crozza quando, imitando il nostro presidente in vestaglia, ha letto una saggia proposta (finta ovvio): in estate bevete molta acqua e mangiate molta frutta e verdura… e meno male dai che ci sono i saggi, e le sagge? Le sagge sono arrabbiate.
E mentre succede tutto questo in Italia le persone muoiono, in tanti modi ma quella che mi fa più paura è la morte interiore, la voglia di lasciarsi andare, e qui mi fermo e parlo della mia indecisione.
Apro? Non apro? Chiudo? Apro, chiudo? Diciamo che lascio socchiuso, se ci fosse ancora la mia dolce Maria, mi direbbe: questo silenzio è assordante, è vero, non credo che esista nulla di più eloquente del silenzio stesso.
Eloquente perchè il silenzio è chiacchierone , dà infinite possibilità di interpretazione: nei silenzi ognuno di noi può leggervi ciò che vuole, la propria storia, le proprie idee, i propri pensieri, la propria voglia di stare in silenzio.
Il silenzio degli altri lo si può usare per dire le nostre cose, sempre pensate e mai dette, lo si può usare per muovere dei rimproveri, trovo che il silenzio sia un grande mezzo di comunicazione.
Mannaggia, mi sono accorta che sto nuovamente filosofeggiando, e pensare che sono qui per una ricetta, non mia ma di Elga.
Cosa c’entra una torta con questa premessa, vi chiederete voi? C’entra, c’ entra, ieri un mio amico mi ha detto che nulla succede per caso e questa torta mi ricorda i tempi in cui non avevo il blog, i tempi in cui mi stavo approciando al web.
Ero fresca di corso Word, avevo anche un diploma ma non ne capivo nulla. Cercando una ricetta sono capitata in un forum.
In questo forum erano iscritte anche delle Blogger che, per partecipare a qualche contest o raccolta, avevano dovuto iscriversi al forum senza poi partecipare attivamente al forum essendo impegnate col loro blog.
Mi piaceva Elga e, come succede alle principianti, anch’io avevo il mio esempio da seguire, imitare e così, ogni volta che passava a mettere una ricetta, io correvo a guardare e nel dicembre del 2008 decisi di rifare questa sua torta.
Ricordo ancora lo scervellamento per la decorazione, volevo fare colpo, ero una principiante orgoglioa ed ambiziosa.
Timidamente le scrissi e le mandai la foto, è mancato che gliela chiedessi indietro con l’autografo.
Cosa c’entra col post, vi continuerete a chiedere, ora ci arrivo:
mesi fa mi ritornò alla mente questa torta e mi venne voglia di rifarla, digitai su Google il nome del blog: Semi di Papavero e mi comparve la scritta: blog rimosso dall’utente, il nome… non è disponibile bla bla.
E pensai: ma perchè? Io non la seguivo regolarmente però la stimavo e mi piaceva andare a curiosare tra le sue foto, le sue ricette, i suoi racconti di vita che, ultimamente, erano sempre meno sereni.
Peccato che abbia eliminato il blog, pensai, è davvero un peccato e poi pensai di digitare il titolo della torta e la trovai, su un aggregatore e lo benedii.
Spesso mi sono lamentata degli aggregatori, ritenendoli un pò sciacalli ma mi sono ricreduta, e pensate che è soltanto merito di un aggregatore se oggi posso recuperare i miei post andati perduti (si, Paolo, ho tentato anche di salvare il blog ma mi sono ritrovata con dei geroglifici incomprensibili…)
Ci sarà qualcuno al mondo che, ho pensato, avendo voglia di fare una mia ricetta viene qui, la cerca, la stampa e la provi?
Ci sarà tra il mio pubblico anche chi viene per leggere le ricette, prendere spunti e idee?
Torta alla spremuta di arancia
Ingredienti per l’impasto:
230 gr di farina,
230 gr di zucchero,
230 gr di burro,
succo di 1 arancia non trattate,
4 uova,
2 bustine di lievito,
sale.
Come fare:
preriscaldare il forno a 180°C.
montare lo zucchero con le uova finchè non diventano gonfie e chiare, unire il burro sciolto precedentemente a bagnomaria, la farina setacciata a cucchiaiate e il sale.
Sciogliere il lievito nel succo d’arancia e, quando al reazione chimica sarà terminata, aggiungerlo all’impasto.
Versare in una teglia imburrata e infarinata e cuocere per 30 minuti.
Ingredienti per la glassa all’arancia:
succo d’arancia,
zucchero a velo,
acqua,
buccia d’arancia (io l’ho rigata col rigalimoni) .
Ingredienti per la glassa la cioccolato (mia decorazione):
cioccolato fondente,
buccia d’arancia rigata col rigalimoni.
Come fare la glassa all’arancia:
sciogliere lo zucchero a velo con il succo d’arancia sul fuoco, quando si sarà ridotto, versarlo sulla torta raffreddata.
Come fare la glassa al cioccolato:
ai tempi di questa torta non avevo esperienza ed ho semplicemente sciolto il cioccolato a bagnomaria, aggiungendo, alla fine, i filini di scorza d’arancia.
Concludo con un pò di musica, cosa c’è di meglio per rompere il silenzio?
Si definisce una blogger *Old Style*, soltanto perchè in estate le sue foto non hanno sfondi Caraibici o d’inverno le distese innevate dell’Alaska, non sfoggia posate d’argento o porcellane di Limoges appoggiate su antiche tovaglie di lino ricamate dalle mani esperte di ricamatrici assoldate allo scopo da mammà.
Non si dilunga su racconti di vita quotidiana familiare o sui ricordi di quand’era fanciulla, raramente si mette in piazza e quando lo fa ci emoziona raccontando (brevemente) il giorno del suo matrimonio.
Da lei non leggerete mai quando porta *Fufi* al parco a fare la popò (non ha fufi mi sembra ) o che le si è rotta un unghia poco prima di andare a teatro, non vi racconterà di amicizie finite male o di amicizie straordinarie che solo lei ha e le nostre sono solo palliativi
Lei è una donna coraggiosa, senza temere si è lanciata nel cerchio di *Cuochi e Fiamme* sapendo che in caso d’incendio il S.R. avrebbe spento il fuoco con un Canadair di coca-cola…
Ha affrontato anche lo sguardo ‘ssassino del Craco a Masterchef, si è talmente persa nei suoi occhi che nel frattempo l’anatra che doveva preparare è scappata via, correndo all’impazzata per le strade di Milano.
Da me viene a commentare quando i vari impegni glielo concedono, di fretta, non lascia neanche il link in modo che chi mi legge possa andare a curiosare tra i suoi fornelli, e aumentare le visite perchè no
Raramente legge il post, e la capisco, io scrivo molto (n.d.r.) il suo commento tipo da me è: non ho capito molto ma ciao
Ed è per questo che ho scritto quello che penso di lei, tanto so che non lo leggerà
Resta il fatto che io, come si usa scrivere nel web e nei salotti bene: la adoooooooooro, non so se è per il piatto marrone dell’Ikea che sfoggiamo con eleganza ambédue per la mise en place, non lo so ma, come mi capita con tante altre mie ♥ Follower ♥, lei mi mette di buonumore e so che se la incontrassi sarebbe com’è stato con Elena (zibaldone culinario) o la mia *follower without blog* Giuliana, amore a prima vista chissà che prima o poi non accada un altro *Miracolo a Milano*.
Avrete capito tutti di chi parlo, ma parlo di lei la nostra Stella che brilla tra i fornellidel nostro foodblogger-firmamento, unica, inimitabile, straordinaria.
Lei ha vinto il recipetionist di ottobre e mi ha invitata a partecipare, con una sua ricetta al Recipetionist di novembre, non so se il regolamento contempla la partecipazione ad invito ma, vi prego, vi prego, fatemi partcipare, magari fuori concorso, farò la brava, prometto
Ho ancora memoria del suo cheese cake al pistacchio che a suo tempo mi aveva portata ad una produzione seriale così, appena letto il commento d’invito, sono corsa nella sua cucina, ho messo tutto sottosopra cercando la ricetta da fare e dopo un attimo avevo deciso, avrei fatto la sua Pavlova .
Lo stesso giorno, nella cassetta della posta ho trovato l’ultimo sale e pepe… In copertina faceva bella mostra di se proprio una Pavlova, allora è destino, ho pensato, ho fatto la scelta giusta.
Ho pensato come onorare la sua ricetta, mi sono messa al lavoro e questo è il risultato:
Ho cercato in rete una Stella per lo stampo e l’ ho ricalcata a matita su carta forno cercando il più possibile di rimanere nelle proporzioni del cerchio di 20 cm. disegnato da lei, fatto questo ho preparato la meringa come da sue indicazioni.
Ingredienti per la base di meringa:
4 albumi,
16 cucchiai di zucchero (semolato vanigliato con bacca e reso a velo nel macina caffè),
1 cucchiaio di aceto bianco,
2 cucchiai maizena.
Come fare la base di meringa:
preriscaldare il forno a 180°C., montare bene gli albumi a temperatura ambiente evitando che si “rompa”, aggiungere lo zucchero e continuare a montare fino ad ottenere un composto lucido e setoso.
Aggiungere, mescolando a mano 1 cucchiaio di aceto bianco e 2 cucchiai di maizena BEN SETACCIATA.
Adagiare sulla placca la carta forno tenendo il disegno nella parte inferiore, imburrare e, aiutandosi con un cucchiaio, mettere la meringa all’interno della stella, senza debordare (debordera’ un pochino in forno).
Lo strato non deve essere regolarissimo, ne’ sottile, tuttaltro.
Infornare 10 minuti a 180° C. e poi abbassare il forno a 150° C. per circa 45 minuti, aprire il forno e far freddare.
Ingredienti per il Top di Chantilly (Crema pasticcera + panna):
4 tuorli,
4 cucchiai farina (3 di maizena),
4 cucchiai di zucchero (semolato vanigliato con bacca),
5 bicchieri latte (1/2 litro),
2 confezioni panna da montare.
Come fare la crema pasticcera (io l’ho fatta in microonde perchè temo che si attacchi alla pentola):
montare le uova con lo zucchero, aggiungere il latte caldo mescolando e la maizena sciolta in acqua fredda.
Se la preparate sul fuoco far bollire per 3 minuti, al microonde io ho fatto più fasi mescolando ogni 2/3 minuti fino alla densità voluta.
Coprire con la pellicola alimentare toccando la crema in maniera da non creare vapore acqueo ed evitare che si formi la pellicina.
Ingredienti per la guarnizione consigliati da Stella (tra parentesi la mia scelta):
frutta non troppo dolce,
frutti di bosco,
lamponi,
mirtilli,
fragole,
macedonia,
passion fruit,
alchechengi,
caco mela tagliato a fette sottili con l’affettatrice.
Stella consiglia, immediatamente prima di andare in tavola, di preparare la frutta a pezzi (se ce n’ è bisogno), ma non dolcificarla.
Montare la panna ben fredda con un po’ di zucchero (omesso) e mescolarla alla crema pasticcera per ottenere una chantilly con la quale copriremo la base decorando con la frutta scelta.
Questa può essere anche un’idea per un dolce di Natale, con delle decorazioni dorate o argentate (commestibili) oppure si può colorare la meringa di rosso come una stella di Natale.
Si possono fare delle mini pavlove-segnaposto insomma, anche in questo caso Stella mi ha dato il là… Ed ora sono pavlove mie
Caronte ha provato più volte a portare all’inferno l’anima del mio pc ma lui si è difeso fino allo stremo delle forze ed ora è qui, funzionante più che mai.
Scipione ci ha liberati dai Cartaginesi ma non è riuscito a tenere lontana l’ ondata di caldo.
Minosse, visti i tempi che sono cambiati, spera di trovare il cibo per il suo Minotauro tra le vittime della calura.
Non occorreva scomodare la storia e la mitologia per dare il nome alla normale “canicola estiva”, mal sopportata forse perchè preceduta da stagioni anomale che si stanno trasformando da eccezioni in normalità.
Nonostante tutto a casa mia il forno si continua ad accendere, come noto anche in altre cucine del web, eppoi, come scrive Fabiana (Fabipasticcio) io devo stare in cucina, perchè è proprio lì che nascono i miei post, nei gesti antichi di montare gli albumi a neve e domandarmi chi sarà stato a pensarci per primo?
Ho sempre una domanda (senza risposta) per tanti gesti che ormai si danno per scontati, oggi c’è la chimica ma un tempo? Un tempo era l’ingegno umano, l’istinto, la necessità di evolversi, di andare avanti.
Oggi abbiamo la pappa pronta e possediamo un patrimonio storico culinario che ci rende fortunati e ricchi, facciamone tesoro e facciamo sì che anche le generazioni a seguire possano beneficiarne.
Quando andavo a dar da mangiare a Celeste di fronte all’asilo avevo notato un enorme albero ricchissimo di nespole, perfettamente mature e sanissime e mi sono chiesta: perchè le “educatrici” non coinvolgono i bambini e preparano una marmellata assieme?
Certo non mettere i bambini vicino al fornello ma coinvolgerli nella snocciolatura, farli assistere alle prime fasi e poi, le educatrici che si fermano sempre dopo che i bambini sono andati via, terminare la preparazione per poi, l’indomani, offrire una bella merenda a base di pane e marmellata?
Arriviamo alla ricetta, la fonte è sempre il libro di Emilia Valli: 1000 ricette con la frutta, libro supereconomico che veniva anche dato con un quotidiano, io l’ho trovato in quei cestoni al supermercato, €uro 3,90.
Solitamente non modifico le ricette di questo libro ma in questo caso ho dato un bel taglio alla dose di zucchero ed ho adoperato il burro di soia, le ciliege arrivano dalla Grecia e non mi è dispiaciuto contribuire all’economia di quel paese mal governato che, lo ripeto sempre, potrebbe vivere soltanto di turismo e far vivere bene i suoi abitanti punto!
Ingredienti per una teglia quadrata di 21 cm. di lato:
4 uova,
150 g. di farina 00,
250 g. di zucchero (150),
250 g. di burro (200 di soia),
350 g. di ciliegie3 mature (400),
burro per lo stampo,
1 busta di zucchero a velo (io quantità sufficiente a coprire la torta, zucchero a velo ottenuto nel macinacaffè),
sale per gli albumi,
cardamomo,
chiodi di garofano,
cannella.
Come fare:
preriscaldare il forno a 200°C.
Denocciolare le ciliege, io le ho tagliate a metà (rotto dennocciolatore ) e messe con 2 cucchiai di zucchero a macerare.
Lavorare a crema il burro con lo zucchero, incorporare i tuorli uno alla volta ed aggiungere, sempre un pò alla volta la farina col setaccio, aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve col pizzico di sale (io aggiungo, secondo la quantità, un pò di succo di limone che mi aiuta a non farli smontare se li lascio lì).
Versare il composto nello stampo imburrato (o rivestito con carta forno) e livellarlo, disporre le ciliege intere o a metà come me, infornare per c.ca 35 minuti.
Far raffreddare, sformare e spolverizzare con lo zucchero a velo.
L’altra blogger ha adoperato una miscela di fiori io consiglio anche cardamomo, chiodi di garofano, cannella, provate
Sono stata a trovare Celeste nella sua nuova casa, l’ho presa in braccio e mi sono goduta le sue fusa ed il suo sguardo Celeste, ciao.
L’ultimo appuntamento, poi vacanze, fino a ottobre.
Come brave scolarette in questi mesi abbiamo appreso (parlo di noi non celiache) a preparare straordinarie ricette senza glutine, buone, belle da vedere, abbiamo imparato, come ho scritto sempre, a pensare senza glutine e a renderci conto delle difficoltà che incontrano i celiaci nell’approciarsi a ristoranti, pizzerie, pasticcerie e negozi.
Ma abbiamo anche contribuito a far capire e conoscere a chi non capiva e conosceva che la celiachia si può affrontare con serenità, che la celiachia non è “punirsi” mangiando pietanze incolori, insapori e spesso costosissime.
Qualche attenzione in più ci dev’essere, certo, ma tutto si può fare nel migliore dei modi, d’altronde, andando a visitare i blog delle amiche celiache chi non si è reso conto della fantasia, della bravura, della grinta e dell’entusisamo che esprimono?
Per chi si fosse perso qualcosa o non conoscesse ancora questa iniziativa clicchi sul banner
Ed ora la mia ricetta in ritardo all’appuntamento che si rinnova alle ore 9 di ogni 15 del mese, problemi al pc, e molti impegni tra Celeste, ello, casa,terrazze con infiltrazioni, devo dire che questi giorni di “digiuno informatico” sono capitati a fagiuolo e mi hanno fatto bene.
Per quanto riguarda lo splendido dolce di Annalisa, è stata un’altra sorpresa, un dolce che offre la possibilità per un’infinità di varianti, io ho scelto il Lime che ho sciroppato alla fine per decorazione assieme alle zeste, per la ricetta originale vi rimando da lei, io ho fatto metà dose, di seguito i miei ingredienti.
Ingredienti per una teglia da 18 cm Ø:
250 gr di ricotta di pecora,
50 ml di panna fresca,
80 gr di zucchero semolato vanigliato (ne ho adoperato meno perchè ho glassato la torta con lo sciroppo),
1 cucchiaio di maizena come da prontuario (15),
il succo e la buccia di 1 lime,
2 uova,
burro q.b. per la teglia,
zucchero muscovado per il fondo della teglia,
sale e succo di limone per montare gli albumi.
Come fare:
Annalisa indica anche il procedimento per chi possiede il Bimby, io ho usato le fruste elettriche.
Preriscaldare il forno a 180° C.
Montare gli albumi, io ho aggiunto sale e succo di limone per non farli smontare dal momento che dovevano “attendere”,
In una terrina ridurre a crema la ricotta con la panna e lo zucchero con le zeste di lime tritate finemente, aggiungere la fecola e, uno alla volta, i tuorli, amalgamare ed aggiungere il succo di lime.
Imburrare la teglia e cospargere il fondo con lo zucchero, versare il composto ed infornare per 35/40 minuti fino a leggera doratura della superficie.
Sfornare, a questo punto, essendo sera dopo un primo raffreddamento ho riposto la cheese cake in frigorifero fino al mattino, non l’ho capovolta e l’ho decorata con fettine e zeste di lime sciroppate (50 zucchero, 120 acqua, sciogliere e far bollire il lime fin quando sarà trasparente), ho fatto restringere lo sciroppo e, tiepido, l’ho versato sulla torta per lucidarla.
É tutto, ci ritroveremo il 15 ottobre nella cucina di Elena con la sua pasta con crema di peperoni:
Buona giornata a tutte/i e vi ringrazio per la pazienza, ora “scappo” da Celeste, appena ritorno passo a salutarvi, intanto vi mando un bel bacio con schiocco…senza glutine
Oggi siamo nella cucina di Felix, sono al quarto appuntamento con le rifatte senza glutine, un’iniziativa che permette a celiachi e non di testare le ricette di ogni giorno trasformandole in ricette senza glutine.
Da parte mia nessun problema, quelle che ho Rifatto fin’ora mi hanno dato molte soddisfazioni, per questa torta ho voluto provare la farina senza glutine (autolievitante), me l’ha procurata una conoscente.
Non ho notato differenza, né nel sapore né nella resa del dolce stesso, l’unica nota negativa è il costo che è elevato, molto elevato
Ho copia-incollato ingredienti e procedimento dal blog di Felix, tra parentesi le mie varianti.
Per la torta grande ho seguito le sue indicazioni, ho soltanto spolverizzato dello zucchero muscovado prima d’infornare, nella piccola versione a cuore ho inserito nell’impasto poca mela grattugiata, aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino, sulla superficie ho messo delle palline di mela, tutto qui.
Ingredienti:
3 mele medie (io Kanzi),
3 cucchiai di zucchero (io di canna chiaro),
succo di limone.
Tagliare le mele a fettine, spolverizzarle con lo zucchero, bagnarle con il succo di limone e far macerare per 30 minuti.
Ingredienti per l’ impasto:
60 g di burro,
150 g di zucchero,
2 uova,
succo e scorza grattugiata di mezzo limone,
mezza bustina di lievito in polvere (come da prontuario), (omesso perchè già all’interno della farina),
200 g di farina senza glutine (io senza glutine come da prontuario autolievitante),
1 tazzina di latte (io di soia perchè ero senza l’altro ),
2 cucchiai di rum,
3 cucchiai di zucchero a velo vanigliato (io lo ottengo macinando nel macinino da caffè lo zucchero vanigliato fatto da me),
zucchero muscovado per spoverizzare la torta prima d’infornare (mia aggiunta personale),
aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarinoper il cuor di mela (mia aggiunta personale).
Come fare:
montare a crema burro e zucchero e poi, sempre sbattendo, unire i tuorli, il succo e la scorza del limone.
Aggiungere la farina, il lievito il latte e il rum, infine unire gli albumi montati a neve, versare il composto in una tortiera e affondare leggermente le mele, cuocere per 35-40 minuti a 180°C.. (io 1 ora ventilato 160°C., il piccolo blitz cuordi mela 30 minuti)
800 g. di pesche fresche/1 scatola di pesche sciroppate,
100 g. di biscotti secchi sbriciolati,
crema pasticcera (2 dl di latte, 20 g. di maizena, 40 g. di zucchero, 2 tuorli e scorza di limone),
4 cucchiai di miele fluido,
15 mandorle spellate per decorare.
Indicazioni se usate pesche fresche:
immergerle un attimo in acqua bollente, sbucciarle e tagliarle a metà, eliminare il seme/osso.
Se usate le pesche sciroppate scolarle dal liquido di governo, in tutti e 2 i casi tagliate a fettine 2 mezze pesche.
Come fare:
setacciare la farina in una grande ciotola ed aggiungere, mescolando, il lievito, il sale, la noce moscata e lo zucchero, formare la fontana e versare il latte tiepido, l’estratto di vaniglia, 1 uovo intero e 1 tuorlo.
Mescolare bene gli ingredienti fluidi quindi, poco per volta, intridere la farina e lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Stendere sulla spianatoia e distribuire sulla superficie i fiocchetti di burro, ripiegare la pasta ed impastarla, stenderla ancora 1 volta e reimpastarla, formare una palla e metterla in una ciotola unta, coprire con un telo pulito e far riposare in luogo tiepido 2/3 ore.
Tenere da parte una porzione di pasta grande come 1 uovo ed impastare il resto stendendolo poi sulla tavola infarinata.
Ricavarne un disco sufficiente a ricoprire la base ed i bordi, a metà altezza, della teglia.
Distribuire sul fondo della pasta i biscotti sbriciolati e coprire con crema pasticcera livellandola, disporre le fettine di pesca e bagnare con 2 cucchiai di miele.
Stendere il terzo di pasta tenuta da parte ed appoggiarlo sopra la frutta, sigillare i bordi premendo.
Dividere la pasta tenuta da parte (misura uovo) in 6 parti e ricavarne dei rotolini lunghi e sottili, intrecciarne 2 per volta e formarne una spirale.
Distribuire le mezze pesche con il taglio in giù sulla pasta nella teglia e circondarle con le spirali formando un anello chiuso, decorare con le mandorle e lasciar lievitare in luogo tiepido per 1 ora.
Nel frattempo preriscaldare il forno a 190°C., battere l’albume tenuto da parte e penellarlo sulla pasta, infornare per 50 minuti e, quando la corolla sarà dorata, pennellare le pesche con i rimanenti 2 cucchiai di miele.
Questa torta è buonissima però la sua esecuzione mi ha lasciato dei dubbi, io ho seguito le indicazioni senza trasgredire ma credo ci siano dei punti da rivedere, se provate a farla fatemelo sapere e condividete con me (se avrete piacere) le vostre impressioni.
Eccola qui la torta alla cannella, quella del post in Lingua Friulana, avevo percepito in voi una certa perplessità, d’altronde nemmeno io avrei capito cosa c’era scritto se non avessi avuto sottomano la traduzione
Alla traduzione italiana aggiungerò dei dettagli per la comprensione della ricetta in quanto: farina e uova quante ne bastano è davvero difficile da interpretare, d’altronde, come scrivo sempre ora siamo diventati “fiscali” e crediamo che 1 grammo in più o in meno faccia la differenza e, a parte questo, le donne un tempo cucinavano così
La precisione farmaceutica sarà indispensabile per un altro tipo di ”pasticceria” ma in questo caso l’approssimazione è concessa.
Io ho fatto metà dose, ello, è noto, non ama la cannella nè i chiodi di garofano, non ho ancora capito, dopo anni, se è per partito preso o se è davvero così…so soltanto che preparazioni con cannella e chiodi di garofano ne ha ingurgitati un pò
Per metà dose ho adoperato 2 cucchiai di farina (di castagne) e 2 uova + il tuorlo avanzato dall’impasto, ho diminuito la dose di zucchero usando il Muscovado che profuma ulteriormente sia l’impasto che il ripieno.
Ho lavorato tutto con il robot da cucina, l’impasto è davvero “pluitost durute” però si lavora bene col mattarello “aggiustando” i bordi con le dita..
Ho scelto di adoperare una tortiera apribile da 15 cm.
Decidendo per la dose intera e componendo la torta direttamente sulla teglia da forno, si otterrà un bellissimo effetto rustico, anche la miniporzione potrebbe essere un’idea carina, lasciamo spazio alla fantasia.
Questa volta non ho decorato né con lo zucchero a velo né con la glassa, la rifarò senz’altro e la spolverizzerò con zucchero a velo mescolato con cannella oppure con una glassa alla cannella o chissà, vedrò al momento ed ora… per non farmi/vi mancare niente ho anche la versione in inglese
Ho dei “premi da postare, lo so, ma oggi vado di fretta, preparerò prestissimo un post con 7+7 cose da raccontarvi… di me sapete molto ma…non tutto
Un saluto speciale a Daniele che mi ha fatto davvero una bella sorpresa commentando il rotolo ai topinambur.
Luppola ritornaaaaaa!!!! Mettiamo fine alla FUGA DI CERVELLIdal Web