
Considerai il mare
la spuma su gli scogli
le grida dei gabbiani
la scia dei mari
gli orrizzonti e le partenze
e i misteri suoi
e coste attese, bianche di sale e di calcare.
Considerai dunque i monti
sentieri lastricati
di Fatica e di sudore
e cime nascoste
dall’abbagliar del sole
i loro Fianchi crudi
addolciti dal virgineo bianco
che la neve dona
Mi persi quindi nell’universo
troppo grande per terreni sogni
Ma accessibile a menti
capaci di volare
come coperta mi avvolsi
nel notturno cielo
e mille stelle ardenti
scaldarono il mio sonno.
Ma questo non bastava
a spegner l’ansia
a cancellar dal Fondo
l’ombra di nostalgia,
quel velo di tristezza
unica amica mia.
Ma venne un grande sogno
che l’immane arso giardino
di Pioggia benedì
e risorsero Fiori
e l’erba si svegliò
si dipinse di dolce verde il deserto,
sabbia negli occhi miei
Considerai allora l’amore
e Fu mare monti e universo
Fu tristezza e gioia
Fu fiori e pioggia, e sangue e miele
e Libera l’anima mia pianse
tutto il buono che era in lei-
per Libera
che il tuo viaggio sia dolce
come il tuo ritorno – ti amo
Non riuscirò mai a scindere la mia vita, i miei pensieri, le mie emozioni dalla mia cucina e conseguentemente da questo blog, ogni volta che mi metto ai fornelli per preparare qualcosa non so perchè, ma quel qualcosa mi accende un fuoco, non so spiegarlo, qualsiasi cosa io mi accinga a preparare mi fa fare un balzo nel passato.
Sarà che nel mio volutamente solitario modo di vivere i ricordi mi fanno compagnia, ma è per questo che io non mi sento mai sola, da sola…
Questo post nasceva diverso e lo sarebbe stato, forse (d’obbligo), se avessi trovato le castagne secche ma, giustamente, la commessa del negozio mi ha detto: sono appena arrivati i nuovi fichi secchi, per le castagne ci vorrà ancora un po’.
Però se non faccio la ricetta non ho la foto… Già, la foto, ma la foto non serve, secondo me si riesce a vedere di più tra le righe di questo post che in una foto, anche se, appena trovo le castagne secche di questo raccolto la farò.

Foto presa da questo sito (Presidio Slow Food)
Per farla andrò dallo zio e noleggerò il suo spolert, metterò le castagne secche in un tegame di coccio, le coprirò d’acqua fredda, aggiungerò un pizzico di sale, appoggerò il tegame lontano dai cerchi dello spolert, prenderò sulle ginocchia uno dei 3 gatti dello zio (faranno a turno) e aspetterò che siano pronte.
Ci vorranno ore e ore accantoalcamino per avere le castagne perfettamente cotte e asciugate dall’acqua che aggiungerò ogni qualvolta sarà evaporata.
Farò questa operazione finchè non vedrò le castagne diventare di un bel rosso amaranto scuro e quasi trasparenti, allora, ancora bollenti, le metterò in una scodella e le coprirò con il latte freddo, sarà un contrasto gradevolissimo, con la polenta noi facciamo il contrario, polenta fredda, latte bollente.
Questi, secondo me, sono i cibi confortanti, la ricetta l’ho imparata in Piemonte, a Mondovì, da Gianna (che non c’è più) e Piero, gli organizzatori della famosa Trans Alp, gara durissima a tappe in MTB, su e giù per le Alpi Piemontesi e Francesi ascoltando le marmotte.
Ogni anno andavo a svernare qualche giorno da loro, durante una di quelle Trans Alp, avevo conosciuto Giuseppe (il poeta) che veniva a prendermi la mattina per andare a Finale Ligure dove lui arrampicava (a Finale ci sono famose palestre di roccia), portavamo la nostra MTB e facevamo delle enormi “cinghialate” fino a sera, così, giorno dopo giorno è nato un amore, un amore da vivere così, proprio giorno dopo giorno, le nostre case distanti, come le nostre vite.
I suoi nonni gli avevano lasciato una casa in uno sperduto paesino sulle montagne delle Langhe, ed un anno mi portò lassù, ricordo ancora la sfacchinata nella neve per raggiungerlo, con gli zaini pieni di vettovaglie.
Cercando il foglietto con la poesia ho casualmente ritrovato questa foto che mi aveva fatto lui proprio quel giorno, si evince la mia stanchezza? … Mamma quanto sono brutta.

Era un paese di quelli come ce ne sono tanti, abbandonati, ma ora fortunatamente rivalutati dagli amanti della natura (Mauro Corona docet) e fatti rivivere, almeno in estate.
Mi aveva portato nella vecchia soffitta, c’erano enormi e larghissimi cesti con ancora le castagne dentro, delle piccole castagne rimaste lì a testimoniare la povertà e la fatica per mettere assieme il pranzo con la cena.
Le castagne sono state per secoli la sussistenza di quei paesi, era il loro denaro, le castagne e la loro farina venivano portate a valle per scambiarle con altri generi alimentari .
Ora le stesse castagne sono diventate “Presidio Slow Food” e costano un occhio dalla testa…
Anche qui, nelle Valli del Natisone, abbiamo boschi enormi di castagni (ecco perchè i porcini), qualche proprietario li cura ancora, li ripulisce dalle sterpaglie e prepara attorno ad ogni albero un bel prato pulito dove i ricci possano cadere beatamente e le castagne raccogliere comodamente.
Dove vado io solitamente a cercare gli steccherini dorati e i funghi viola i castagni sono tutti ammalati, gli sterpi si stanno impossessando di loro e del bosco circostante dove anche la mia raccolta diventa problematica, difficile riempire il cesto senza che mi riempia di graff.

Castagno ammalato
Ho finito, per me è stata una piacevole seppur faticosa camminata in montagna, un dolce rivivere un amore breve ma intenso, una poesia d’amore, scritta apposta per me mi ha fatto capire che lungo il mio cammino di vita ho lasciato anche qualcosa di buono … La poesia la farò leggere a “ello”