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Mignestre di cincuantin (Sorc) cu le Pitine, la Minestra de Bobici di una Triestina in Friuli.

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Mignestre di cincuantin cu le Pitine.

Minestra de bobici.

Xe un minestròn istrian, ma anca triestin.

Metè a sofigar int’el butiro     persuto fumigà, taià a tocheti. Zontè brodo de carne e fè cusinar drento un pugno de fasoi novi o veci (in questo caso, lassèli a smoio per tuta la note) e un dò patate taiade a tocheti.

Par finir, butè int’ela tecia i grani de una panocia de formenton ancora no madura (che i granei gabi drento un poco de late).

No dismentigar el sal e ‘l pevere. (Mila Contini- I sapori del Friuli, pag. 74) 

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Mais cincuantino (dopo una grandinata) nel Campo del Progetto dell’ Orto Pecol.

Mentre preparavo questo post, pensavo a quante cose possono esserci dietro ad una ricetta: dietro questa semplice minestra c’è un pò della mia vita, di ricordi della mia infanzia.

Vivevo tra Trieste e Muggia, tanto verde ed ancora tanti Contadini che accoglievano bonariamente il mio entusiasmo fanciullo, i miei salti sui covoni, dai quali uscivo felice e piena di paglia dappertutto.

Quando era la stagione mi regalavano le pannocchie, le chiamavano “Panoce de late” (Pannocchie da latte) che, arrostite o bollite, erano l’ambita merenda di grandi e piccini; io le sgranocchiavo così e venivo redarguita “te vegnarà mal de pansa”.

Le pannocchie della foto, invece, che sono anche quelle che ho adoperato per la minestra, sono di mais cincuantino (con la c perchè nella lingua Friulana non esiste la lettera q) del campo di Gemona che fa parte del Progetto dell’ Orto Pecol.

Orto Pecol si chiama così in memoria ed onore della benefattrice SOFIA PECOL (1875 – 1929) che, lasciò tutto il Suo Patrimonio in beneficenza,  all’ Ospedale  San Michele di Gemona, oltre ad un lascito in denaro, vennero destinati una villa, 37 campi e 3 case Coloniche.

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Il Comune di Gemona del Friuli proprietario dei beni ha ritenuto opportuno riconsegnare parte di quel lascito (circa 1 ettaro) all’Azienda Sanitaria affinché le volontà della benefattrice venissero in qualche modo rispettate e nel 2012 decolla il progetto, nel quale sono anche contemplati il reisenrimento lavorativo di ex degenti del Cim e la realizzazione di una fattoria didattica con il coinvolgimento di scuole e università.

Oggi, come potete vedere nella foto, i campi vengono coltivati dai “Conservatori del seme”, un gruppo di persone che in questi campi, seminano, coltivano, irrobustendo i prodotti a rischio di estinzione.

Si possono comperare i loro prodotti che, inutile dirlo, sono sempre e solo prodotti di stagione coltivati in maniera assolutamente sana e naturale, al Mercato della terra di Gemona, con scadenza quindicinale, che ospita le belle realtà Regionali, Slow Food e oltre: il prossimo appuntamento Venerdì 8 agosto 2014 dalle ore 9 alle 13.

Ho il piacere di condividere alcuni degli obiettivi di questo progetto esemplare, secondo me:

- garantire ( favorire ) l’inclusione sociale di persone con disagio;

- avviare il loro inserimento nel ciclo lavorativo;

- realizzare un laboratorio di restauro e artigianato (collegato ai progetti dell’Ecomuseo);

- creare un luogo di forte aggregazione sociale;

- valorizzare (conservare) i saperi agricoli della tradizione;

- valorizzare il paesaggio agrario;

- coltivare varietà antiche preservandole dall’estinzione;

- produrre cibo di ottima qualità rispettoso dell’ambiente;

- divulgare l’importanza della cultura alimentare (creare spazi di educazione ambientale);

- coinvolgere le scuole in attività educative.

l'agricoltura cambia faccia alla tua vita1-001

Pannocchie di mais cincuantino, quello che viene adoperato per il Pan di Sorc, altro presidio Slow Food, fortemente voluto, amato e curato da Etelca&C.

Molti di voi si meraviglieranno di vedere una minestra classica da stufa, in agosto ma è questo il periodo, giorno/settimana più o meno, delle pannocchie da latte e consideriamo che il gas, a quei tempi, non arrivava nelle campagne e la stufa era sempre accesa e sopra si cucinavano lentamente le minestre, si tenevano in caldo le pietanze e si scaldava l’acqua per ogni utilizzo.

Oggi, con il congelatore presente in quasi tutte le case, è possibile conservare i chicchi delle pannocchie, si sgranano e si mettono nei sacchetti, come i fagioli che poi si ritroveranno nel tegame, di coccio, nelle giornate autunnali e invernali.

In questa minestra, la Pitina della val Tramontina, sostituisce degnamente el persuto fumigà; amo la Pitina, chi mi legge lo sa, per fare un’esclamazione alla moda: la adoooooro♥

Ho telefonato alla pro Loco di Tramonti di Sopra per farmi indicare un altro produttore di Pitina da inserire sulla scheda di GDF ed ho avuto una bellissima notizia: c’è un agriturismo, Borgotitol, dove allevano pecore e  mucche, dalle quali ricavano il latte per produrre i formaggi; non dimentichiamo il  Formai dal cit, parente stretto del Formadi Frant.

La posizione geografica, la natura incontaminata di questa Valle non lasciano dubbi sulla genuinità dei prodotti della sua tradizione, il Signor Roberto e sua moglie saranno lieti di farveli degustare contagiandovi col loro entusiasmo e da oggi, 1 agosto 2014, sono disponibili 4 camere  per chi volesse trascorrere qualche giorno in un posto meraviglioso, lo so, sono di parte ♥

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Ingredienti, ho pesato soltanto per fare un favore a Tiziana che, se non scrivo i pesi, mi redarguisce, ma voi potete fare ad occhio :-D:

  • 400 g. di fagioli freschi o 200 g. di secchi ammollati una notte,
  • 400 g. di patate tagliate a dadini,
  • i chicchi di 3 pannocchie da latte, considerate che il mais cincuantino è piccolo,
  • 1 Pitina della Val Tramontina,
  • una noce di burro opure olio extravergine (a quei tempi il burro e lo strutto sostituivano l’olio),
  • sale,
  • peperoncino.

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Come fare:

spezzettare la Pitina e metterla in un tegame di coccio (se l’avete) assieme al burro ed un mestolino di acqua bollente, serve a mantenerla morbida; cuocerla per qualche minuto,  scolarne una parte e conservarla, l’aggiungeremo alla fine così da sentirne tutto il sapore.

Aggiungere al condimento i fagioli, le patate a dadini e coprire abbondantemente con acqua fredda; la ricetta contempla brodo di carne, voi potete adoperare brodo vegetale, io preferisco l’acqua che non mi altera i sapori.

Portare ad ebollizione, coprire e cuocere a fuoco bassissimo fintanto fagioli e patate saranno al dente, unire i chicchi di mais, la pitina e terminare la cottura, basteranno pochi minuti, regolare di sale e pepe o peperoncino.

Inutile dirvi che la minestra riposata è più buona, si addensa e si armonizzano i sapori.

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Link utili, testi presenti nel web e gentilmente segnalati dalla Signora Etelca (Ecomuseo delle Acque di Gemona) e dal Signor Roberto Ferraro per l’Agriturismo:

Agriturismo Borgotitol       

Progetto Pecol       

Sofia Pecol Benefattrice (1875 – 1929)       


Zuppa di cozze.

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Ecco un altra ricetta rispolverata, mi è ritornata in mente l’altro giorno quando ho comperato le cozze, quelle nostrane, che profumano di mare; già, per me le cozze rappresentano l’estate, le vacanze, la sera in trattoria vicino al mare; il sogno contempla Stara Baska sull’isola di Veglia (Krk), solo al pensiero mi si stringe il cuore dall’emozione, chissà se un giorno riuscirò a ritrascinarci ello, divenuto ormai stanziale…

É una ricetta semplicissima, se non avete tempo/voglia di scottare i pomodori ecc. potete adoperare un buon pelato italiano

Se le cozze sono fresche bastano pochissimi ingredienti per avere un piatto profumato, altrimenti potrete rinforzarlo aggiungendo altri odori: cipolla, sedano, un brodo di pesce, ed una spruzzata di vino bianco; in questo caso, a parte la puntina di latte che va aggiunta alla fine e l’olio, gli ingredienti sono tutti nella foto.

collage zuppa cozze

Ingredienti:

  • 1 kilo di cozze,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • olio extravergine di oliva,
  • peperoncino,
  • pomodori (o pelati),
  • 1/2 bicchiere di latte (facoltativo),
  • freselle o crostini per servire.

Come fare:

raschiare e lavare le cozze con cura, metterle in un tegame capiente assieme all’olio evo, l’aglio vestito (che poi andremo ad eliminare) ed il peperoncino.

Coprire il tegame ed alzare al massimo la fiamma, tenendo fermo il coperchio scuotere il tegame; quando le cozze saranno aperte unire il prezzemolo, scuotere, spegnere e mantenere al caldo; eliminare le cozze che non si saranno aperte).

Se adoperate i pomodori freschi, fare un taglio a croce su ognuno e sbollentarli finchè i lembi si solleveranno, scolarli, pelarli, tagliarli ed eliminare i semi, spezzettarli

Togliere le cozze dai gusci e tenerle al caldo, filtrare il liquido di cottura.

In un tegame di coccio far rosolare uno spicchio d’aglio vestito, unire i pomodori e far insaporire; unire il liquido di cottura delle cozze e mezzo bicchiere di latte, serve a dare un po’ di cremosità, se non vi piace potete addensare con un po’ di maizena o una patata lessa schiacciata.

La cottura sarà brevissima, alla fine aggiungere le cozze e cuocerle soltanto il tempo di raggiungere la temperatura, spolverizzare con un po’ di prezzemolo e servire con la fresella o un crostone di pane tostato, se vi piace potete sfregare sia la fresella che il crostone con uno spicchio d’aglio.

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Ho scorporato le due ultime ricette per comodità mia e di chi legge, buona settimana.


Vellutata con Fiori di zucca, Piselli e Menta, indizi d’estate.

Crema di fiori di zucca e piselli alto multicolor

Vellutata effetto pois multicolor (non sono Smarties ;-) )

La primavera ha capito che l’estate è in viaggio ed è il momento di fare le valigie e lasciarle il Campo; giusto il tempo di sistemare gli ultimi fiori, le gemme e i boccioli, poi sarà l’estate a trasformarli in buon cibo sano.

A dir la verità, in questi ultimi anni è diventata più capricciosa e svogliata, è stanca di vedersi portare via il lavoro dall’autunno e dall’inverno, senza parlare delle primavere di tutto il mondo che arrivano tutto l’anno con brutte copie di fiori e frutti senza profumo e sapore.

Non si sente più la protagonista, sono lontani i tempi in cui tutti l’aspettavano impazienti, quanti desideri espressi mangiando la prima fragola, la prima ciliegia, quanti mazzi di fiori colorati, quanti sguardi meravigliati osservavano spuntare le prime viole, ma forse c’è ancora una speranza, è ottimista; l’uomo ha bisogno di lei e capirà.

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Fiore di pisello.

Ieri mattina sono andata da Milva, la mia adorata contadina di fiducia, per vedere cosa c’era di buono; stava ritornando dal campo con un secchio di piselli.

Sono i primi, hanno appena iniziato, mi ha detto, li ho raccolti per una signora ma se ne vuoi un po’ te li do; non me lo sono fatta ripetere, erano bellissimi, ancora caldi di sole, come non prenderli?

Nel suo stanzino c’ era anche una cassetta piena di fiori di zucchina: la gente non li vuole e così li tolgo e li do a chi li vuole,  io li voglio, ho esclamato, prendili, te li regalo!

Era da un pò che pensavo di utilizzarli in una vellutata, avevo già fatto un pesto per condire la pasta ed un cuore morbido per un tortino; ora avevo anche i piselli freschi, è fatta, ho pensato, non mi resta che andare in cucina, ma non prima di aver fatto una capatina nel campo a fare qualche fotografia e raccogliere un fiore.

piselli freschi Milva     

Le dosi sono a piacere, è una ricetta versatile che si presta a molte varianti.

Ingredienti per 2 :

  • piselli freschi,
  • fiori di zucchina,
  • 2 cucchiai di panna acida o yogurt greco,
  • menta fresca,
  • 1 grano di pepe della Jamaica (o pepe a piacere),
  • acqua di cottura dei piselli,
  • sale.

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  Come fare:

togliere il pistillo dai fiori di zucchina e lavarli sotto l’acqua corrente; cuocerli a vapore, io li cuocio in microonde nell’apposito contenitore a 600W per 4/5 minuti: in questo modo mantengono il colore e sapore.

Cuocere i piselli in acqua salata, la stessa acqua servirà per allungare la vellutata; scolarli e metterli in acqua fredda, sempre per mantenere il colore brillante; conservarne qualcuno per la decorazione.

Trasferire fiori e piselli nel bicchiere del minipimer, frullare ed aggiungere man mano l’acqua di cottura fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Aggiungere la panna acida e le foglioline di menta, aggiustare di sale e versare nelle fondine.

Grattugiare il pepe, io ho adoperato quello della Jamaica che ha un profumo delizioso ma potete adoperare quello che avete, la mia scelta è un vezzo da foodblogger ;-)

Decorare con i piselli e le foglioline di menta, ottima, è piaciuta anche a ello, diciamo che l’ha mangiata quasi tutta lui ;-) , si può servire con crostini di pane all’aglio.

Crema di fiori di zucca e piselli basso     

Vellutata con fiori di zucchina, piselli feschi e menta.

Se siete vegani sostituite la panna acida con la stessa quantità di polpa di avocado maturo.

Se siete intolleranti al lattosio adoperate i prodotti consentiti, anche una ricotta di capra o yogurt di capra sono perfetti e regalano un sapore in più.

Se volete aumentare l’apporto proteico potete aggiungere polvere di prosciutto o striscioline di bresaola; insomma, fate voi, sbizzarritevi.

Crema di fiori di zucca e piselli metà1     

 


Crema di Tarassaco e Pitina, in barba alla Primavera e benvenuta Sara Maria♥

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Ho saputo ora che Raffaello Mazzolini (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) è diventato papà di Sara Maria e, se il detto “sposa bagnata, sposa fortunata” vale anche per ” genitori bagnati, genitori fortunati”, allora siamo a cavallo…

Benvenuta Sara Maria e congratulazioni a Mamma e Papà

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Nonostante una primavera burlona che ci sorprende e confonde con i suoi continui travestimenti, nel web, tra le foodblogger, la primavera è protagonista assoluta, con le sue erbe e con i suoi fiori.

Poco importa che sia soltanto la moda del momento, ogni moda lascia sempre qualcosa in eredità che diventa parte integrante dei nostri usi e costumi.

Si aprono nuovi orrizzonti, troviamo un motivo per fare una passeggiata, per respirare aria pulita, per riassaporare il silenzio della Natura così ricca di suoni, ci riempiamo di energia, scopriamo nuovi ed insoliti ingredienti da portare in cucina dove la fantasia fa il resto.

Si può girare attorno ad una ricetta all’infinito e cambiarla d’abito ogni volta che si desidera, basta aggiungere, togliere, sostituire, ogni volta sarà una ricetta diversa,  questa crema, per esempio, si presta a più varianti con diversi ingredienti.

A suo tempo avevo adoperato la cicoria di Milva, fresca, giovane, tenera e per nulla amara (quella che viene chiamata Catalogna), avevo aggiunto della pancetta dolce e mi era piaciuta così tanto che ho voluto replicarla con il Tarassaco, la Pitina, ed il Montasio stravecchio, così ho Friulanizzato la ricetta (importante tenere sotto controllo il sale).

Dove è possibile, io adopero i prodotti tipici della mia Regione, per farli conoscere ed aiutare così la divulgazione delle nostre eccellenze.

Avrei voluto trovare dei bei fiori di tarassaco per la decorazione ma la pioggia li ha resi impresentabili ed ho dovuto ripiegare sui fiori striminziti della mia erba cipolina, ma vi regalo questi, raccolti 2 anni fa per preparare il miele di tarassaco (c’è anche un piccolo insetto che non è finito nel miele, l’ho fatto volare via)

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Per poter gustare questo piatto tutto l’anno, consiglio di raccogliere, quando è il momento giusto, una bella quantità di foglie giovani di tarassaco (non sono amare), le tagliate a pezzetti e le lessate in acqua leggermente salata, le scolate e le mettete in congelatore, nei sacchetti o negli  appositi contenitori; vi consiglio di filtrare l’acqua e conservarla in congelatore, servirà per allungare la crema al posto del brodo vegetale.

La base di questa ricetta l’ho trovata sul volume Erbe in cucina dell’enciclopedia a fascicoli che ho raccolto anni fa, l’ho citata spesso  nel blog ed è una fonte inesauribili di informazioni su tutte le erbe, sia quelle da raccogliere che quelle da non toccare.

Scriverò anche la ricetta originale, per chi volesse provarla così come l’ho trovata, l’aggiunta dell’uovo e formaggio alla fine la rende un delizioso e nutriente piatto unico; ricetta da provare e rifare, credetemi.

Ingredienti della ricetta originale, tra parentesi le mie varianti/sostituzioni:

  • 600 g. di cicoria di campo (io non ho pesato il mio quantitativo),
  • 70 g. di pancetta o lardo (50 g. di Pitina, metà polpetta),
  • 50 g. di pecorino grattugiato (2 cucchiai di Montasio stravecchio),
  • 3 uova (1 uovo),
  • 1 cipolla (1 scalogno),
  • olio d’oliva (1 cucchiaio di burro chiarificato),
  • 1 litro e 1/2 di brodo di carne o di gallina (l’acqua di cottura del tarassaco),
  • sale (omesso).

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Come fare (la mia versione):

lavare bene il tarassaco (o la verdura da voi scelta), lasciare da parte le foglie più grandi (si possono utilizzare saltandole in padella con aglio e peperoncino) e lessarle, non l’ho salata perchè ci sono pitina e formaggio che danno sapidità).

Tenere sul fuoco, quasi a bollore, l’acqua di cottura del tarassaco che servirà calda fino alla fine della ricetta.

In un tegame sciogliere il burro chiarificato, aggiungere lo scalogno, farlo appassire leggermente ed unire la pitina sbriciolata.

Continuare la cottura a fiamma bassa, aggiungendo un pò di acqua di cottura del tarassaco per mantenere morbida la pitina e farle sprigionare tutto il sapore ed il profumo.

Unire la verdura e far insaporire, cuocere ancora per qualche minuto e frullare, mantenere al caldo.

A parte sbattere l’uovo col formaggio e versare l’acqua di cottura bollente, unire alla crema, mescolare bene, decorare con fiori di tarassaco, se li avete o con altri fiori commestibili, ci staranno sempre e comunque d’incanto, servire.

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Ecco fatto, ora vi lascio con il panorama che offre la primavera:

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 Buon fine settimana, alla prossima ricetta.


Crema fredda di Avocado al Kefir e fiocchi di sale affumicato.

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Può essere elegante il sale ? Secondo me si, basta soffermarsi ad osservare queste piramidi ed avere la fortuna di poterne sciogliere una tra le labbra, se non fosse già in uso scriverei “scioglievolezza”.

Pensiamo all’energia che trasmettono le piramidi, al loro fascino misterioso, appena ho visto questi fiocchi ne sono rimasta attratta, oserei dire magnetizzata.

Ma è sale, direte voi, già è sale ma pensiamo a quanto sia stato importante il sale nella storia dell’uomo, utilizzato come moneta, come merce di scambio,  per conservare gli alimenti oltrechè per aromatizzarli.

Quante volte sentiamo dire o diciamo: è il sale della vita?

Come per tutte le cose belle e buone anche l’uso del sale dev’essere equilibrato, ma con i fiocchi di sale non si corre il rischio di eccedere, per me è così…

Questo sale arriva da Cipro, isola che amo e che conosco, motivo in più per considerare questo sale un gioiello prezioso.

Di seguito ho fatto un copia-incolla da questo sito , dove troverete anche le indicazioni di utilizzo dei vari aromi, sempre naturali, che valorizzeranno le vostre pietanze.

Questi fiocchi vanno aggiunti alla fine, così ne apprezzerete la consistenza, l’aroma e la sapidità.

Fiocchi di sale affumicato Falksalt-003

Come vengono prodotti questi cristalli di sale? L’acqua del mar Mediterraneo viene convogliata in apposite vasche dove il naturale processo del sole e del vento scalda lentamente l’acqua fino al punto in cui si formano i fiocchi di sale a forma piramidale.

Queste piccole piramidi croccanti, vengono poi aromatizzate con appetitose spezie.

Falksalt produce i fiocchi di sale nelle saline di Cipro attraverso un metodo di produzione molto antico fatto completamente a mano.

Il fiocco di sale è un prodotto 100% naturale, ricco di minerali, magnesio e calcio e non contiene additivi per evitare che si agglomeri, a differenza di altri sali.

Delicati e dal gusto leggero, i fiocchi vengono usati per condire le pietanze a fine cottura o appena prima di servire per dargli modo di sciogliersi lentamente e di rimanere ancora con una “croccantezza” in bocca.

Utilizzando i fiocchi di sale, in particolare quelli aromatizzati, si usa meno sale per condire i cibi e si riduce il consumo quotidiano.

Di questi “fiocchi di sale” ce ne sono 9 qualità diverse compreso quello naturale di colore bianco.

Si, perché il piacere non è solo gustativo nel momento dell’assaggio ma anche visivo per la vasta gamma di colori, olfattivo per i vari aromi che li contraddistinguono, e anche tattile perché i grani sono molto più grandi del solito e la forma ricorda proprio quella di una piccola piramide vuota.

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Per questa crema ho adoperato i fiocchi di sale affumicato, essendo una crema senza cottura ne ho pestati alcuni al mortaio e li ho aggiunti prima di frullare l’avogado e alla fine per decorare.

Questa ricetta l’ho trovata su un ritaglio di giornale e c’è anche in rete con delle varianti: yogurt, burro, brodo di pollo, brodo vegetale ecc.

Io ho preferito mantenere il sapore dell’avogado, ho aggiunto il kefir in quantità moderata perchè a me piace densa, ma se volete potete renderla più liquida anche soltanto con acqua.

Ccon il latte di soia, riso o mandorla la renderete vegana, anche in questo caso spazio alla fantasia e porte aperte alla sperimentazione, ci vedrei bene anche i fiocchi aromatizzati al limone, all’aglio, al peperoncino e, perchè no, ai funghi porcini.

Questa crema l’ho preparata prima della partenza non avendo ancora a disposizione i funghi, la rifarò aggiungendoli alla fine leggermente scottati in padella, secondo me si stanno benissimo, provate anche voi.

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 avogado maturo,
  • succo di mezzo limone,
  • kefir q.b. ad ottenere la consistenza desiderata,
  • fiocchi di sale affumicato Falksalt,
  • erba cipollina fresca (dalla mia terrazza).

Come fare:

tagliare a metà l’avogado ed estrarne la polpa con un cucchiaio, frullarla assieme al succo di limone ed il sale (io ho prima frantumato i fiocchi nel mortaio), aggiungere il kefir (o il liquido che avete scelto) e frullate ancora fino ad ottenere una crema omogenea.

Riporre in frigorifero per 1 ora (potete anche gustarla a temperatura ambiente), al momento di servire aggiungere un cucchiaio di kefir (o yogurt o panna acida) per ottenere un effetto marmorizzato (se vi va), l’erba cipollina tagliuzzata con le forbici e qualche fiocco di sale che darà un tocco elegante alla vostra semplicissima crema.

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Ed ora “la storia intorno” che, per rimanere in tema, parlerà dell’Eleganza del riccio, libro che ho portato in Austria ed ho terminato ieri sera.

Per una signora demodè e romantica come me ci sarebbe voluto il lieto fine ma probabilmente il libro non avrebbe avuto il successo che ha avuto e non ne avrebbero fatto un film.

Io immagino Renè che prende in braccio Lev il gattone obeso, chiude dietro di se la porta della guardiola e si dirige verso l’appartamento del quarto piano, dove Kakuro Ozu ogni mattina le porterà la colazione a letto e non le farà mai mancare una camelia assieme al the al gelsomino.

Mi sono innamorata anch’io di Kakuro, dev’essere meraviglioso trovare una persona che senza preconcetti, senza paura, riesca a vedere cosa c’è di bello nel tuo cuore, oltre l’apparenza, ma questa è la favola, la realtà non va mai nella direzione dei nostri sogni, sennò non sarebbero sogni…


Zuppa di Bacche di Sambuco (Sùf di Pomule di Savut)

Un tale ordinò all’oste di portargli da mangiare e da bere, facendo nel contempo un patto:se avesse cantato una canzone

che gli piacesse, non avrebbe pagato niente.

Il padrone non ebbe difficoltà ad accettare, ma poi nessuna canzone gli andava bene.

Alla fine il furbo cantò: “Tasca di dietro viene avanti, che l’oste vuole soldi e non canti!”

Questo piacque all’oste e…il furbo non pagò.

(Lenzone)

Questo è uno dei tanti racconti popolari carnici che si trovano ad intercalare le ricette del libro di Gianni Cosetti: Vecchia e Nuova Cucina di Carnia.

Questo libro è in mostra nella mia cucina da anni, da quando l’ho visto in una vetrina  a Feletto, non avevo ancora il pc, nè un blog, nè mai avrei immaginato di scrivere qui oggi.

In quel tempo avevo  soltanto una grande passione per la cucina, per tutto ciò che offriva la natura  ed un “moroso” friulano..e per una triestina come me era tutto un programma.

Coincidenza anche il fatto che ora io abiti nel paese dove è stato stampato il libro.

Purtroppo non ho avuto la fortuna di assaggiare le ricette fatte con le sue mani ma il suo libro è per me grande fonte d’ispirazione.

Questa zuppa l’ho fatta l’anno scorso, avendo a disposizione campi ricchi di sambuco, ieri sono andata a raccogliene altri di grappoli per rifarla usando latte di soia, burro di soia e farina di riso (il mio lui è intollerante al lattosio).

Ingredienti (1/2 dose):

  • 400 g. di bacche di sambuco mature,
  • 1/4 litro di latte,
  • 20 g. di burro,
  • 50 g. di farina00,
  • sale q.b.

Procedimento:

passare le bacche al passaverdura, bollire il succo ottenuto assieme al latte e burro.

Salare e versare la farina mescolando con la frusta facendo attenzione che non si formino grumi.

Cuocere a fuoco basso finchè si formerà una crema.

Servirla così o con dei crostini di pane, (io ho aggiunto la ricotta affumicata che adoro)

Questa ricetta mi è particolarmente cara, essendo una zuppa originale della cucina Carnica, racconta una storia di povertà ma anche di ricchezza, la ricchezza d’animo e di fantasia di chi trovava sempre e comunque qualcosa da presentare in tavola e questo mi emoziona sempre.

Buona giornata a voi.


Zuppa estiva di melone invernale.

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Buona settimana!! Eccomi di nuovo in postazione con il mio pc sano e salvo, ma non è ancora lui, stento a riconoscerlo :-( mancano 2 installazioni che mi facilitavano la vita,  sarà la volta buona che imparerò a destreggiarmi un pò di più?

Il tecnico mi ha pensata, così ha detto, perchè era quasi ora di cena: lui stava ripristinando i file e gli scorrevano continuamene davanti ricette e foto di cibo e gli era aumentata oltremodo la fame, beh un bel complimento, supportato anche (per modo di dire) dalla frase: brava, è raro che signore della sua età si destreggino così bene col pc.

Torniamo alla zuppa, il melone invernale si chiama così perchè si conserva a lungo ed è facile trovarlo anche in inverno, ha una polpa soda e croccante ed il sapore delicato assomiglia poco a quello del melone comune, quello che mangiamo col prosciutto per intenderci.

Ho trovato questa ricetta in un libro sulle spezie, a parte il pepe della Giamaica, che ho trovato in un mix, non richiede l’uso di ingredienti introvabili.

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Ingredienti per 2:

  • 1/2 melone invernale tagliato e privato dei semi,
  • 1 noce di burro di soia,
  • 1/2 porro o cipollotto fresco,
  • 1 foglia di alloro,
  • grani di pepe nero macinati a piacere,
  • 2 bacche di pepe di Giamaica macinate,
  • 300 ml. di brodo vegetale,
  • 30 g. di pinoli tostati.

Come fare:

accendere il forno a 190° C. , avvolgere la metà del melone nella stagnola ed infornare per 45 minuti, sfornare e, con un cucchiaio, staccare la polpa dalla buccia.

Sciogliere il burro a fuoco medio ed unire il porro, l’alloro, il pepe e cuocere per ammorbidire il porro, unire la polpa del melone, il brodo vegetale e regolare la consistenza aggiungendo acqua; portare ad ebbollizione e continuare la cottura per c.ca 1/4 d’ora.

Eliminare l’alloro e frullare la zuppa col frullatore ad immersione, aggiungere i pinoli, ottenuta una crema omogenea rimettere la zuppa sul fuoco per riscaldarla (è perfetta anche fredda).

Se la servite calda accompagnatela con crostini di pane.

zuppa melone invernale1-001

 


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