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Zuppa di topinambour, patate viola, yogurt e barbe di porro: il Raccolto per la Raccolta,dalla terra con amore.

Zuppa di topinambour, patate viola, yogurt e barbe di porro.

Eccomi qua :-D , qualche giorno di disintossicazione forzata da pc ed ora  ritorno in postazione, un pò frastornata perchè qualcosa non è esattamente come e dove l’avevo lasciato, nessun virus per fortuna…però mi rendo conto di essere troppo “vecchia” per questi stress, la prossima volta ci lascierò le penne…ehi!!! Vi ho sentiti eh!!! Come sarebbe a dire “magari”, mannaggia, se vi prendo :-D

Comunque sono stata bene, domenica mattina ho preparato dei dolcetti “esclusivi” per ello che sta diventando geloso del blog: fai sempre le ricette per il blog e per me niente :-(

Mi piacerebbe sapere chi le mangia le “ricette per il blog” ;-)

Sono andata in biblioteca, ho fatto qualche ricerca, ho letto, mi sono rilassata, c’è una biblioteca fornitissima qui (ricordate il manuale di Nonna Papera?), pulita, silenziosa, gestita da persone gentili e pazienti (spesso restituisco i libri in ritardo forse perchè so che prendo libri poco “ambiti” ;-) )

Poi ho finalmente preparato una delle ricette che avevo in programma con i topinambur, con quelli che ho raccolto con Annina la vicina, ricordate vero? Mi sono anche emozionata mentre lavavo dalla terra i tuberi bitorzoluti.

Vi sarà certamente capitato, in tarda estate, di vedere delle “macchie gialle” sparpagliate per i campi, vicino al mais o sugli argini dei fiumi ebbene, quelli sono i fiori di topinambour, se vi capita di ripassare in autunno/inverno al loro posto troverete degli sterpi rinsecchiti però, là sotto, scavando  troverete i tuberi, è quello che succede con le patate, fintanto sono in fiore i tuberi non sono maturi poi, quando tutto sembra ormai finito ecco che sotto la terrà crescono i frutti :-)

Dalla “fabbrica al consumatore”.

In questa zuppa ho voluto mettere anche le patate viola che hanno sostituito degnamente quelle  “classiche” legando il tutto senza bisogno di farina, burro o panna, ed hanno regalato alla zuppa una delicata nota rosata, elegante oserei dire, e per non farmi mancare nulla l’ho decorata con le “Barbe Stufe”, idea presa in prestito dal libro di Lisa Casali “La cucina ad impatto (quasi) zero“.

Le barbe stufe altro non sono che le “radici” dei porri o cipollotti cotte.

Ho avuto la fortuna d’”imbattermi” in Milva proprio mentre li stava “decapitando” e ne ho fatto incetta, è proprio il caso di dire, i frutti della terra:

Cassettina di porri.

Topinambour, patate viola, barbe di porro.

Ingredienti per la zuppa (1 persona):

  • 200 g. di topinambour,
  • 2 patate viola,
  • barbe di porro o cipollotto,
  • 1 cucchiaio di yogurt greco,
  • qualche rondella di porro,
  • acqua (o brodo vegetale se preferite),
  • olio evo,
  • sale.

Come fare:

Lavare bene i topinambur e le patate e lessare con la buccia, scolare, tagliare a metà e schiacciare con lo schiacciapatate (le bucce rimangono nell’attrezzo…parola di Anna Moroni e mia :-D )

In una pentola far appassire qualche rondella di porro con poco olio evo, unire la purea, far insaporire e coprire con acqua bollente salata (o brodo vegetale), cuocere per 30 minuti.

Frullare col minipimer, versare nella fondina, aggiungere un cucchiaio di yogurt greco e le barbe di porro stufate (segue ricetta).

Perla al “Controllo Qualità”.

Ingredienti per le “Barbe Stufe” (integralmente trascritta dal libro di Lisa Casali: la cucina ad impatto (quasi) zero) pag. 74:

  • le radici di 4 porri o 6 cipollotti:
  • aceto balsamico,
  • zucchero,
  • olio evo,
  • sale, pepe.

Come fare:

porre sul fuoco una padellina con un cucchiaio di olio, aggiungere le radici e farle saltare per qualche minuto.

unire qualche cucchiaio d’acqua (o brodo se disponibile), sale pepe, lasciar cuocere per 10 minuti.

Quando le radici saranno “stufate” (come voi che state leggendo n.d.r. :-D ), versare qualche goccia di aceto balsamico e poco zucchero., lasciar caramellare per un minuto.

Zuppa e barbe di porro.

Sul topinambur (dalla mia ricerca in biblioteca):

è una pianta di origine nordamericana (Canada), importata in Europa verso il XVI secolo e quivi naturalizzatasi facilmente.

Presenta radici profonde, molto ramificate e tuberi che costituiscono la parte commestibile; la parte epigea è costituita da fusti eretti, tormentosi, con foglie ovate e fiori giallo-dorati riuniti in eleganti corimbi terminali.

Per questo, oltre che farne uso in cucina, la pianta è coltivata anche a scopo ornamentale.

Parente prossimo del girasole, è infatti detta “girasole tuberoso”; per l’aspetto esterno e il colore bruno-rossastrodei suoi tuberi è chiamato anche “tartufo bastardo”.

Nei Paesi Anglosassoni, infine, è conosciuta come “carciofo di Gerusalemme”, i tuberi, infatti, hanno un sapore leggermente dolciastro, un pò simile a quello del carciofo.

Se ne inizia la raccolta verso ottobre, ma si trovano nel mercato tutto l’inverno.

Principali costituenti:

ai topinambur si riconosce un elevato valore nutritivo: sono presenti proteine, glicidi, sali minerali, vitamine A e C.

Per l’elevato contenuto di inulina, sono consigliati nelle diete dei diabetici, e per il valore nutriente ed energetico ed essendo facilmente assimilabili sono indicati nell’alimentazione di bambini, anziani e convalescenti.

Preparazione e utilizzo:

si lavano spazzolandoli, si pelano e s’immergono in acqua acidulata.

Crudi, si gustano tagliati a sottili fette e intinti nella bagnacauda; cotti, si mangiano lessati, conditi semplicemente oppure con salsa verde, trifolati, fritti, anche in pastella.

Si realizzano minestre delicate come la “crema di topinambur”, ottenuta con l’aggiunta di cipolla, cetriolo, prezzemolo, brodo e alla fine panna.

Il loro sapore dolciastro lega bene coi porri, e assieme accompagnano piatti di pesce oppure carni bianche.

Per oggi ho finito, vi ringrazio di essere passati così numerosi qui, accantoalcamino…avevate forse freddo? :-D


Petto d’anatra, qualche idea…..

Petto d’anatra al cioccolato - Petto d’anatra all’aceto balsamico e pinoli

Il petto d’anatra l’ho scoperto qualche anno fa in un noto ristorante di Udine, la versione era quella con i pinoli e aceto balsamico, la stessa versione che ho propinato a ello usando truffaldinamente il tacchino :-D

Anche in questo caso ho voluto raccogliere qui vecchie foto e vecchia ricetta, ho un petto d’anatra in frigorifero ed ho un’altra versione in programma ispirata dalla mia recente vacanza Austriaca.

La versione al cioccolato mi lasciava perplessa ma è stata una sorpresa per tutti due, la fonte è il libro “Golose tentazioni”.

Chiedo scusa per le foto che riconosco non essere di qualità, ma queste ho.

La terza foto, quella “olio e limone” è stata vittima del mio periodo “Picasa grana pellicola” e non avendo l’abitudine di salvare una copia è l’unica superstite…sob :-(

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 petto d’anatra,
  • 50 g cioccolato fondente,
  • 50 g tra pinoli ed uvetta,
  • 1 noce di burro,
  • 1 bicchiere di marsala,
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe.

Come fare:

ammollare l’uvetta, incidere la pelle del petto facendo attenzione a non tagliare la carne, metterlo in una terrina e dopo averlo salato e pepato aggiungere l’olio e 1/2 bicchiere di marsala.

Lasciare nella marinatura per 1 ora mescolando spesso, trascorso il tempo scolarlo e metterlo a cuocere  in una padella antiaderente dalla parte della pelle.

Rosolare a fuoco vivace per c.ca 4 minuti, girare e completare la cottura pe altri 4 minuti, la carne dovrà risultare rosata all’interno, scolarla dal grasso e farla riposare.

Nel frattempo sciogliere a bagnomaria il cioccolato, aggiungere poco burro  ed il marsala rimasto ottenendo una crema.

Tostare i pinoli (tostare anche la quantità per l’altro petto), scolare l’uvetta ed aggiungere tutto al cioccolato.

Affettare il petto e disporlo sul piatto accompagnato dalla salsa.

Per il petto all’aceto balsamico e pinoli ho adoperato ugualmente il petto marinato, solitamente lo cuocio senza averlo marinato.

Dopo il riposo tagliarlo a fettine, metterlo in una padella calda e irrorarlo con l’aceto balsamico, farlo evaporare per qualche secondo, salare, pepare ed aggiungere i pinoli.

Fare a fettine il petto rimasto e condirlo con olio limone sale e pepe.

Petto d’anatra olio e limone

Buona domenica a voi.



Zuppa carote e zenzero e Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Per una bloggherina debilitata quale miglior medicina della cucina? Certo che per sentirmi bene dovrò cucinare ancora per un pò…ma ce la posso fare :-D

Quante zuppe e minestre esistono e quante di queste zuppe e minestre cambiano identità in corso d’opera?

Un pò anche grazie a chi ha inventato il minipimer, a quel sant’ uomo dovrebbero dedicargli una piazza alla Città del Gusto.

Senza far uso di burro, besciamelle e farine varie, drrrrrrrrrrr-drrrrrrrrr ed una minestrina coi tocheti (pezzetti) diventa una vellutata.

Contento ello: (tocheti) ed ella: vellutata.

Occhei, occhei, vado con la/le ricette:

Zuppa di carote, zenzero e quant’altro.

Ingredienti (2 persone):

  • 2 carote,
  • 1 fetta di sedano rapa,
  • 1/2 gambo di sedano costa,
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • radice fresca di zenzero (una grattuggiata c.ca 1/2 cm),
  • sale,
  • sale nero di Cipro (per decorare),
  • olio evo (omesso),
  • pepe verde,
  • pepe nero lungo (facoltativo),
  • 1/4 litro brodo vegetale,
  • succo di mezza arancia,
  • 1 manciata di pistacchi pelati e tostati (sostituibili con pinoli, noci ecc.),
  • 1 cucchiaio di panna acida.

Come fare:

se usate l’olio rosolare la cipolla con l’aglio vestito in una pentola, aggiungere  le verdure tagliate a pezzetti, le carote a rondelle e lo zenzero grattugiato, io ho usato poco brodo vegetale e dopo averlo scaldato bene ho aggiunto l’altro ed il succo d’arancia.

Coprire e  cuocere per mezz’ora a fuoco basso, togliere l’aglio, dividere a metà la zuppa e ridurre a purea una parte.

salare, pepare col pepe verde e riportare a bollore.

Nel mio piatto (zuppa) ho aggiunto la panna acida, i pistacchi, una grattatina di pepe lungo, un pizzico di sale nero di Cipro, e col rigalimoni ho ricavato dalla buccia d’arancia i filetti per la decorazione.

Ed ecco la seconda  zuppa:

Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Per questa ricetta ho preso ispirazione dal libro Sopis e mignestris /Cento e una minestra in Friuli e… dintorni a cura di Germano Pontoni (marito di Bertilla di Lady Chef) e Giorgio Busdon (il creatore di questa zuppa)

Avevo già  delle lenticchie cotte  che, senza saperlo, erano preparate allo stesso modo, una confezione di trota affumicata ed  è stata subito zuppa.

Amo i piatti unici, il piatto completo e questo l’ ho trovato perfetto, non trascurabile il fatto che a noi fanciulle le lenticchie fanno un gran bene :-)

Ho trovato,  questo link che vi racconterà qualcosa in più sulle lenticchie.

Ingredienti:

  • lenticchie secche,
  • 1 spicchio d’ aglio (omesso),
  • 1 piccola cipolla,
  • 1 foglia di alloro,
  • rosmarino,
  • 1 filetto di acciuga (omesso)
  • olio evo (omesso),
  • trota affumicata,
  • aceto balsamico a piacere.

Come sfare (premetto che l’aceto è stata una mia scelta, trovo  stia benissimo con i legumi.):

risciacquare le lenticchie e metterle in un tegame di coccio assieme agli odori coperte con acqua fredda (Busdon scrive 1 litro e 1/2 per 400 g. di lenticchie).

Coprire e cuocere a fuoco basso mantenedo la cottura al dente, salare e pepare.

Se decidete di usare il filetto d’acciuga intanto che cuociono le lenticchie, far imbiondire nell’olio evo lo spicchio d’aglio , eliminarlo e, fuori dal fuoco,  ridurre l’acciuga in poltiglia aiutandosi con una forchetta.

Eliminare dalle lenticchie il rosmarino e l’alloro e frullarne metà, Busdon dice di setecciarle..fate voi.

Se usate l’olio d’acciuga a questo punto unitelo assieme alla trota tagliata a striscioline, io ho condito con una riduzione di aceto balsamico.

E prossimamente:


Vista l’ora vi auguro: buona notte :-)


Chutney….arrivederci zucca!!!!!

Archiviata la parentesi personale me ne ritorno in cucina per archiviare anche l’argomento zucca, ormai la primavera, anche se si nasconde, è arrivata portando con se i nuovi ortaggi e le erbe di campo.

Ho aspettato 2 mesi prima di “assaggiare” il risultato di una preparazione che non conoscevo se non da riviste e libri di conserve.

Per l’esattezza questo chutney l’ho trovata nel libro del Sacher Hotel del quale mi fido essendo sempre rimasta soddisfatta delle ricette provate.

Mi è piaciuto per l’aspetto poco marmellatoso, il sapore delicato e non stucchevole, la speziatura equilibrata.

La consistenza croccante della zucca lo rende adatto ad accompagnare, come contorno, bolliti, pesce e, frullandolo diventa una crema che si sposa splendidamente con formaggi stagionati e saporiti.

Ho preparato dei piccoli vasetti-dono da regalare agli amici!

Per chi la zucca l’avesse ormai dimenticata, può essere un’idea da “rispolverare” per inaugurare l’autunno e, magari, pensare al cesto di Natale  :-D …lo so, lo so.. c’è tempo, c’è tempo…… ;-)

Cosa occorre:

  • 1,5 kg di zucca gialla,
  • 200 g di cipolle (bianche),
  • 150 g di mele (ho usato le cotogne),
  • 50 ml di olio evo,
  • 120 g di zucchero di canna,
  • 60 g di uva di Corinto,
  • 300 ml di succo di mela,
  • 50 g di zenzero grattugiato,
  • 80 ml di aceto di mele balsamico o quello comune di vino,
  • spezie miste: cumino, semi di senape, cannella, chiodi di garofano, foglie di alloro, dosatele a vostro gusto,
  • sale e pepe bianco qb.

Come fare:

sbucciare la zucca e tagliarla a cubetti, metterla in un contenitore ed unire le spezie e lo zenzero, coprire e far riposare una notte.

Il giorno dopo tagliare le cipolle  e le mele a dadini e fatele rosolare in padella con l’olio evo e lo zucchero.

Unire la zucca e l’uvetta, bagnare con il succo di mela e continuare la cottura, coperto, a fiamma bassa per 40 minuti.

Eliminare per quanto possibile le spezie, aromatizzare con l’aceto balsamico, versare in vasi di vetro sterilizzati, chiuderli ermeticamente e sterilizzarli per c.ca 15 minuti.

Conservare in luogo fresco, al riparo dalla luce.

Con questo chutney saluto l’inverno e mi proietto nei colori e nei profumi della primavera…

I pavoni del vicino stanno amoreggiando, il pavone non si è pavoneggiato e non ha aperto la sua splendida coda dai colori straordinari..ma io aspetto..lo tengo d’occhio ;-) .

Per questa foto una reflex ci sarebbe stata proprio bene!!..qualcuno ha sentitooooooooooooooooooooo????? ;-)


Pancetta fresca all’aceto balsamico

Questo è un piatto che faccio raramente, ma quando lo faccio lo mangio di gusto, certo non è dietetico, ma qualche volta fa bene trasgredire.

Non ci sono né dosi  né pesi, servono  solo la pancetta e l’aceto balsamico.

Si prende la pancetta fresca tagliata a fette sottili, la si fa sbollentare per sgrassarla.

Si mette in una pentola antiaderente e si rosola, alla fine  irrorarla con abbondante aceto balsamico,

si fa evaporare ed è pronto il piatto.

Se piace,  salare alla fine.

Quasi quasi mi vergogno a postarla, ma questo è il mio quaderno di ricette..quindi…rischio!