Credo che ci siano ancora poche persone che pensano che senza glutine equivale a senza profumi e senza sapori.
A me è stato particolarmente utile ed istruttivo partecipare alle Rifatte senza glutine(il link rimanda al blog di Vale e da lì troverete tutte le informazioni inerenti alla celiachia ed il regolamento per partecipare una volta al mese all’iniziativa).
Questa torta l’ho trovata su un volume dei Buonissimi, li conoscerete certamente, io li consulto spesso e tutte le ricette che ho provato sono riuscite perfettamente, diciamo che sono AFFIDABILI proprio come il blog che cito.
Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:
300 g. di nocciole tostate,
3 arance grandi, succo e scorza (il succo di una per la glassa di copetura)*,
150 g. di zucchero,
6 uova,
zucchero a velo per la glassa di copertura (ottenuto macinando lo zucchero nel macinino da caffè)*,
nocciole intere per la decorazione.
Come fare:
preriscaldare il forno a 180°C.
Tritare le nocciole, prelevarne una parte prima di ridurle a farina ( daranno croccantezza alla torta).
Sbattere i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e soffice ed aggiungere, poca alla volta, la farina di nocciole, il succo e la scorza d’arancia.
Montare a neve ferma gli albumi ed unirli delicatamente al composto e versarlo in una teglia imburrata.
Infornare per 40 minuti.
Sfornare la torta, farla intiepidire e nel frattempo preparare la glassa di copertura.
Come fare la glassa all’arancia:
la ricetta prevedeva semplice zucchero a velo aromatizzato a piacere con un pò di cannella io, avendo ridotto lo zucchero all’interno della torta, ho fatto una glassa, semplicemente sciogliendo lo zucchero a velo nel succo d’arancia caldo ed unendo la granella di nocciole.
Ho fatto ad occhio, senza pesare nulla ma nel web troverete dosi, tempi e modi.
Se dovessi scegliere un aggettivo per questo Aprile, sceglierei: Indeciso, neanche lui sa più cosa fare, a volte, con una raffica di vento gelido, ci riporta nell’inverno, poi ci avvolge nel caldo abbraccio di un raggio di sole e ci porta a vedere i prati coperti di nontiscordardi me, tarassaco, viole, primule e ci dà l’ illusione della primavera, poi scarica dal cielo secchiate d’acqua e ci riporta nell’autunno più malinconico…
Ma non è solo lui l’ indeciso, c’e anche il governo, neanche il governo sa cosa fare e dove andare.
Sapete che non amo scrivere di politica perchè sono ignorante in materia ma da cittadina semplice mi accorgo di vivere in un Italia lasciata al suo destino.
Ma abbiamo i saggi… e sorrido, pensando a Crozza quando, imitando il nostro presidente in vestaglia, ha letto una saggia proposta (finta ovvio): in estate bevete molta acqua e mangiate molta frutta e verdura… e meno male dai che ci sono i saggi, e le sagge? Le sagge sono arrabbiate.
E mentre succede tutto questo in Italia le persone muoiono, in tanti modi ma quella che mi fa più paura è la morte interiore, la voglia di lasciarsi andare, e qui mi fermo e parlo della mia indecisione.
Apro? Non apro? Chiudo? Apro, chiudo? Diciamo che lascio socchiuso, se ci fosse ancora la mia dolce Maria, mi direbbe: questo silenzio è assordante, è vero, non credo che esista nulla di più eloquente del silenzio stesso.
Eloquente perchè il silenzio è chiacchierone , dà infinite possibilità di interpretazione: nei silenzi ognuno di noi può leggervi ciò che vuole, la propria storia, le proprie idee, i propri pensieri, la propria voglia di stare in silenzio.
Il silenzio degli altri lo si può usare per dire le nostre cose, sempre pensate e mai dette, lo si può usare per muovere dei rimproveri, trovo che il silenzio sia un grande mezzo di comunicazione.
Mannaggia, mi sono accorta che sto nuovamente filosofeggiando, e pensare che sono qui per una ricetta, non mia ma di Elga.
Cosa c’entra una torta con questa premessa, vi chiederete voi? C’entra, c’ entra, ieri un mio amico mi ha detto che nulla succede per caso e questa torta mi ricorda i tempi in cui non avevo il blog, i tempi in cui mi stavo approciando al web.
Ero fresca di corso Word, avevo anche un diploma ma non ne capivo nulla. Cercando una ricetta sono capitata in un forum.
In questo forum erano iscritte anche delle Blogger che, per partecipare a qualche contest o raccolta, avevano dovuto iscriversi al forum senza poi partecipare attivamente al forum essendo impegnate col loro blog.
Mi piaceva Elga e, come succede alle principianti, anch’io avevo il mio esempio da seguire, imitare e così, ogni volta che passava a mettere una ricetta, io correvo a guardare e nel dicembre del 2008 decisi di rifare questa sua torta.
Ricordo ancora lo scervellamento per la decorazione, volevo fare colpo, ero una principiante orgoglioa ed ambiziosa.
Timidamente le scrissi e le mandai la foto, è mancato che gliela chiedessi indietro con l’autografo.
Cosa c’entra col post, vi continuerete a chiedere, ora ci arrivo:
mesi fa mi ritornò alla mente questa torta e mi venne voglia di rifarla, digitai su Google il nome del blog: Semi di Papavero e mi comparve la scritta: blog rimosso dall’utente, il nome… non è disponibile bla bla.
E pensai: ma perchè? Io non la seguivo regolarmente però la stimavo e mi piaceva andare a curiosare tra le sue foto, le sue ricette, i suoi racconti di vita che, ultimamente, erano sempre meno sereni.
Peccato che abbia eliminato il blog, pensai, è davvero un peccato e poi pensai di digitare il titolo della torta e la trovai, su un aggregatore e lo benedii.
Spesso mi sono lamentata degli aggregatori, ritenendoli un pò sciacalli ma mi sono ricreduta, e pensate che è soltanto merito di un aggregatore se oggi posso recuperare i miei post andati perduti (si, Paolo, ho tentato anche di salvare il blog ma mi sono ritrovata con dei geroglifici incomprensibili…)
Ci sarà qualcuno al mondo che, ho pensato, avendo voglia di fare una mia ricetta viene qui, la cerca, la stampa e la provi?
Ci sarà tra il mio pubblico anche chi viene per leggere le ricette, prendere spunti e idee?
Torta alla spremuta di arancia
Ingredienti per l’impasto:
230 gr di farina,
230 gr di zucchero,
230 gr di burro,
succo di 1 arancia non trattate,
4 uova,
2 bustine di lievito,
sale.
Come fare:
preriscaldare il forno a 180°C.
montare lo zucchero con le uova finchè non diventano gonfie e chiare, unire il burro sciolto precedentemente a bagnomaria, la farina setacciata a cucchiaiate e il sale.
Sciogliere il lievito nel succo d’arancia e, quando al reazione chimica sarà terminata, aggiungerlo all’impasto.
Versare in una teglia imburrata e infarinata e cuocere per 30 minuti.
Ingredienti per la glassa all’arancia:
succo d’arancia,
zucchero a velo,
acqua,
buccia d’arancia (io l’ho rigata col rigalimoni) .
Ingredienti per la glassa la cioccolato (mia decorazione):
cioccolato fondente,
buccia d’arancia rigata col rigalimoni.
Come fare la glassa all’arancia:
sciogliere lo zucchero a velo con il succo d’arancia sul fuoco, quando si sarà ridotto, versarlo sulla torta raffreddata.
Come fare la glassa al cioccolato:
ai tempi di questa torta non avevo esperienza ed ho semplicemente sciolto il cioccolato a bagnomaria, aggiungendo, alla fine, i filini di scorza d’arancia.
Concludo con un pò di musica, cosa c’è di meglio per rompere il silenzio?
Anche questo è un modo di dire triestino (lo ammetto, ho nostalgia della mia città).
In questi giorni ne ho viste molte di chiacchiere, d’altronde è carnevale ed i dolci sono sempre gli stessi, quelli della tradizione, quelli che facevano le nonne, le zie, le mamme.
Io non amo molto friggere, non tanto per l’odore ma perchè volente o nolente si sporca sempre il fornello e l’area circostante.
A niente vale proteggere, la goccia d’olio inevitabilmente scivola via e devi stare attenta a non bagnare nulla sennò gli schizzi partono inesorabili.
Non mi piace anche perchè devo stare sempre là impalata, a girare, a controlare il termometro, alla colorazione, guai ad allontanarsi …insomma friggere è impegnativo però.. però…a carnevale si fa.
D’altronde a quale bambino non piacciono le frittelle? Basta andare alle fiere dove l ‘ olezzo di quell’improbabile olio dove friggono le frittelle non impedisce alle mamme di comperarne una alla loro creatura.
Allora mamme giovani e moderne, a carnevale fate un sacrificio, friggete, lo fate con un olio buono, vi circondate di un’aria festosa, sopportate i fischietti, le serpentine ed i coriandoli in giro per casa.
I coriandoli, che meraviglia, io li preparavo da sola con la macchinetta che si adopera per bucare i fogli di carta, li mettevo via di volta in volta e li conservavo gelosamente, vuoi mettere la soddisfazione dei coriandoli hand made?
Come sempre mi sono persa in chiacchiere e cocretizzo il mio ciarlare con questa foto che (se volete) potete cliccare ed arrivare alla ricetta dei crostoli che ho pubblicato 2 anni fa, ho dedicato un pomeriggio a crostoli e frittelle di castagne:
Ora, come promesso ieri le Fritole della foto di ieri, anche questa ricetta arriva da Trieste, una mia vicina di casa che ogni tanto (anche se non era carnevale) le faceva e me le portava, un giorno, di corsa ho scritto la ricetta e da quel momento sono diventata “autonoma”.
Queste frittelle sono così semplici da fare che potete farle ogni volta che vi va, l’unica raccomandazione è quella di non farle troppo grandi e di controllare la temperatura dell’olio, il rischio di colorarle troppo e di lasciarle crude all’interno è alto (esperienza personale).
Io tengo l’olio a 170°C. , qualche volta aggiungevo i pinoli ma rimanendo all’esterno alla fine si bruciacchiano, insomma se volete provarle fatele così, questa volta al posto della buccia di limone ho messo quella d’arancia.
Ingredienti:
1 yogurt compatto (quello nei vasetti di vetro, a Trieste trovavo i San Giusto), questa volta ho messo lo yogurt greco 150 g.
1 uovo,
3 cucchiai di zucchero,
7 cucchiai di farina,
1 bustina zucchero vanigliato per spolverizzare (io macino quello semolato con bacello di vaniglia),
1 e 1/2 cucchiaino di lievito,
la buccia grattugiata di 1 limone o arancia,
uvetta (quantità a piacere),
rum (per ammollare l’uvetta),
pizzico sale,
olio arachidi per friggere.
Come fare:
montare il tuorlo con lo zucchero, aggiungere lo yogurt e via via gli altri ingredienti (l’uvetta strizzata).
Incorporare delicatamente l’albume montato a neve e friggere a cucchiaiate (siate veloci!) nell’olio caldo
cospargerle con lo zucchero a velo e…buon appetito!!
Fritole Istriane
Ieri ho messo le mani avanti riguardo la qualità delle foto (che ho cercato di aggiustare …senza successo però ), ma vale comunque la pena condividere la ricetta, il link di provenienza è lo stesso di ieri (lo metterò alla fine).
Dimenticavo,avevo tutto il passo passo ma non me la sono sentita…davvero
Trascrivo gli ingredienti originali, dalle quantità vi renderete conto che quando le donne Istriane “decideva de far le fritole” facevano sul serio
Impasto fritole.
Ingredienti:
1 kg e ½ di mele,
½ kg di uva passa,
1 etto e ½ di pinoli,
1 etto e ½ di cedrini,
2 etti di cioccolato,
¾ di kg di zucchero* (750 g.),
farina (il necessario per fare “polenta”),
1 litro di acqua,
2 pizzichi di sale,
la scorza grattugiata di 2 arance e 2 limoni,
1 bicchiere da 1 ottavo* di rum,
vino o marsala per mettere in ammollo l’uvetta,
olio per friggere.
Come fare:
mettere in ammollo l’uva; far bollire l’acqua e versarvi dentro tutti gli ingredienti e poi la farina q.b. per fare tipo polenta (mescolare per 15 minuti).
Stendere il tutto su una tavola e lasciare raffreddare e rapprendere, prendere un po’ di pasta con un cucchiaio, fare una pallina e passarla nella farina e poi friggerla.
Impasto fritole in cottura.
Io avevo fatto 1/4 di dose per prova, non ho messo né la cioccolata né i cedrini, la prossima volta taglierò le mele a pezzetti + piccoli.
Con 1/4 di dose vengono 19 frittelle, la proporzione di farina è proprio 500 g. x 1 litro, io ho messo 125 g. x 1/4 di litro.
*in Istria, Trieste e dintorni è usuale l’unità di misura in quarti e deca, la me daghi 10 deca de coto misto= mi dia un etto di prosciutto cotto misto.
E se dopo aver letto tutto questo avete ancora voglia di friggere vi lascio i krapfen del Sacher Hotel, anche loro datati 2010, per me l’ Anno del fritto.
…Potrei scrivere anche per San Valentino, perchè no, le ho fatte con Amore.
Io li faccio tutto l’anno i cuori, pasta, risotti, biscotti, torte, budini, tutto quello al quale posso dare la forma a cuore è perfetto per le mie preparazioni.
Queste ciambelline le ho fatte una domenica mattina, all’alba, era da un pò che “ello” mi diceva: non mi fai più i biscottini (l’ho già scritto lo so, ma è ormai routine )
Ricetta presa da un volume dei “Buonissimi” (pag. 12), lì il nome è torcetti ma a me piace ciambelline mi sanno più “di casa”
Come faccio sempre la prima volta una ricetta presa da un libro ne faccio metà dose, io vi lascio le dosi complete.
Ingredienti per 16 ciambelline (Con metà dose ne ho fatte 8):
250 g. di farina00,
50 g. di zucchero,
30 g. di burro morbido,
2 uova,
1 dl di latte,
1/2 bustina di lievito in polvere (cremortartaro),
2 cucchiai di Aurum o Grand Marnier, *
1 pizzico di sale,semi di lino, di pavavero, di sesamo, granella di zucchero per decorare se vi va.
Come fare:
preriscaldare il forno a 180° C. (statico).
Setacciare sulla spianatoia la farina col lievito formando la fontana, mettere al centro lo zucchero, 1 uovo, il sale, ed amalgamare con poca farina, unire il burro a pezzetti ed il liquore *se non avete questi liquori che hanno il sapore d’arancia sostituirli con uguale quantità di rum aggiungendo nell’impasto la buccia grattugiata di mezza arancia (funziona), impastare senza lavorare troppo e far riposare per 15 minuti.
Formare dei bastoncini di c.ca 1 cm. e mezzo lunghi 20 cm. e rivoltare le punte a metà premendo per far attaccare (io ho bagnato con acqua..poca).
Adagiarli sulla placca da forno rivestita con la carta (io li ho messi con l’attaccatura al contrario affinchè non si aprissero), pennellarli con l’altro uovo sbattuto, io ho messo sopra semi di papavero, di lino, di sesamo e granella di zucchero per decorare.
Infornare per 10/15 minuti, far raffreddare, metrtere in un bel vassoietto ed attendere che il/i(nel caso di figli) vostro amore/i si svegli per fare la sorpresa.
Ecco, vi auguro uno splendido fine settimana, qui ancora niente neve, il cielo vorrebbe farlo credere da giorni ma niente da fare e mi sento anche un pò in colpa a vedere certe situazioni di disagio in giro per l’Italia, come sempre, anche per il clima niente, mai, viene diviso equamente
Ora, a gentile richiesta la Protagonista di “Casa Ello” miss Perla:
Ora sembra un pò annoiata..valle a capire ‘ste Dive.
Un impasto elastico, facile da lavorare, un fritto asciutto ed ho scoperto alla fine che si possono anche arrotolare per simulare un pò le serpentine di Carnevale.
L’unica variante che ho fatto è l’omissione della vanillina che non adopero mai ma ho usato lo zucchero vanigliato fatto in casa con la stecca Bourbon.
Stranamente quest’anno, nonostante sia un anno mal-predisposto, mi sento inaspettatamente avvolta dalla magia del Natale.
Ho addobbato la casa con le luci che la sera creano davvero un’atmosfera rasserenante, l’ho profumata posizionando negli angoli delle arance decorate con i chiodi di garofano..(ello mi ha detto che le metterà in un grande pentolone di vino e farà un vin brulè…), ho appeso una decorazione anche sulla porta della palazzina e…udite, udite!!! La “svizzera”, si, proprio “lei” per la prima volta ha appeso una decorazione sulla sua porta quindi anche sul mio/nostro pianerottolo finalmente è Natale
Ho sempre odiato (è la parola giusta) il Natale e non è difficile immaginare il perchè…è una festa che fa sentire più solo chi è solo, non c’è da stupirsi se le cronache del “giorno dopo” sono piene di casi di suicidi avvenuti nella notte…
Per fortuna io, che sono sempre stata sola, ho avuto anche la fantasia d’inventarmi qualche diversivo, quando ancora gareggiavo ne approfittavo per fare gli allenamenti lunghi ed era una sensazione bellissima pedalare al centro della strada senza paura di venire travolta, erano tutti a pranzo
Quando non pedalavo andavo a sciare, fondo o discesa non importava e lì, tra il candore della neve, gli auguri fioccavano da tutte le parti, sulla seggiovia, nel rifugio, alla fine di una diagonale prima della curva, in una pista in mezzo al bosco: Auguri!!! Buon Natale, Buon Natale anche a lei, tutte le voci rompevano il silenzio ovattato, mentre il freddo colorava i nasoni (il mio compreso ), tutti erano felici,tutti si volevano bene, un pò come succede nel web, ci si vuole tutti bene, siamo tutti belle persone poi..il giorno dopo non ci si vuole più bene e si è diventati di nuovo brutte persone..anche questa è la magia del Natale.
A volte, chi sapeva che ero sola, m’invitava a pranzo, invito che declinavo senza esitare proponendo una mia visita dopo, per un brindisi e per quattro chiacchiere informali.
Per me non c’era cosa più triste dell’invito a pranzo proprio quel giorno, oggi molte famiglie ospitano qualche persona sola, qualche anziano della casa di riposo, qualche senza tetto, qualche bambino dalla casa famiglia.
Ecco, in quel caso l’affetto ed il calore umano possono regalare ore liete a chi non ha nessuno e per chi l’alternativa non sarebbero certo una gita in bicicletta o una giornata sulla neve ma la compagnia di una bottiglia, di una sigaretta e ricordi…tanti ricordi…
Il Natale affina anche “l’arte del riciclo” e non soltanto il riciclo del cibo che, inevitabilmente (a noi) avanza, ma si riciclano i regali.
Pratica che io personalmente aborro, io amo i regali pensati ad personam, spesso reprimo l’espressione perplessa nel ritrovarmi in mano qualche regalo inadatto a me pensando che “basta il pensiero”, ma l’idea che mi venga regalato qualcosa di riciclato mi mette più tristezza del famoso invito a pranzo.
Però, aimeh, quest’anno anch’io sono costretta a riciclare, lo so che questo renderà felice i prescelti perchè avranno in dono 3 teglie (35×28) di torta caprese, 3 pani alla birra (1 l’ha mangiato ello), la cassa di cavolo nero l’ho già divisa con Solema.
Vi auguro un sereno Natale, da soli o in compagnia ma che sia il Natale perfetto per ognuno di voi…
SORPRESA!!!
Ecco qui, arrivare la parte “dolce” del post, la parte golosa..una telefonata, l’invio delle foto, la ricetta detta a voce ed ecco che Tiziana lascia alle lettrici del blog (e anche a me ) questo semifreddo, semplice e d’effetto, ha scelto le formine monoporzione perchè avendo già il “mio” semifreddo ai marroni da affettare farà un piatto di assaggini golosi.
Ingredienti per 15 formine come da foto:
500 g. di ricotta,
2 dl di panna fresca da montare,
100 g. di zucchero semolato (possibilmente quello finissimo),
5 tuorli,
uvetta ammollata nel succo d’arancia (se voi avete ospiti adulti va benissimo il rum),
pinoli,
la buccia di 1 arancia e mezza (abbondate pure),
marmellata d’arancia per nappare.
Come fare:
setacciare bene la ricotta e lavorarla assieme alla scorza d’arancia, l’uvetta ed i pinoli.
Montare a bagno maria i tuorli con lo zucchero, far raffreddare, unire il composto di ricotta ed alla fine, delicatamente, la panna montata.
Rivestire le formine o, se preferite, uno stampo unico con la pellicola e riporre in freezer.
Prima del servizio riporre in frigorifero, se ci fosse difficoltà nello sformare immergere il fondo per qualche secondo in acqua bollente.
Sciogliere in un pentolino a fuoco bassissimo la marmellata e diluirla poi con il succo fresco o col rum se scegliete quello.
“Nappare” il piatto, appoggiare il semifreddo e…BUON NATALE e..GRAZIE TIZIANA!!
Ogni volta che andiamo in Austria cerco sempre di “sbirciare” cosa c’è nei piatti che servono a cena, devo dire che essendo un albergo per cure termali l’alimentazione viene trattata con un occhio di riguardo sia nel contenuto calorico sia nella cura dell’estetica del piatto che, come dico sempre, fa la differenza e “coccola” ulteriormente.
Mi è piaciuto così tanto questo petto d’anatra che ho deciso di rifarlo prima o poi e come al solito me lo sono “studiato” per benino cercando di indovinare casa componeva la salsa: arancia, sugo d’arrosto, rosmarino, sì, si può rifare e modificare chissà…..così l’altra sera su suggerimento di ello ho tirato fuori dal congelatore i 2 petti d’anatra e lasciati a scongelare in frigorifero.
Ingredienti:
2 petti d’anatra (o uno, come volete),
burro chiarificato,
rosmarino,
succo di 1 arancia grande,
1 birra weißbier (0,33),
pepe verde,
maizena per addensare (facoltativa).
Come fare:
eliminare i residui di “piumaggio” dalla pelle, fare delle incisioni cercando di non intaccare la carne e mettere i petti a marinare per 1 ora nella weißbier con gli aghi di rosmarino spezzettati.
Scolarli (conservare il liquido della marinatura) e rosolarli dalla parte della pelle (senza grassi) fintanto si colorerà, girarli e farli dorare anche sui bordi (10 minuti).
Toglierli ed eliminare il grasso rilasciato dalla pelle, aggiungere nella padella il burro chiarificato, riscaldarlo e mettere i petti, aggiungere il liquido della marinata, far evaporare l’alcool, abbassare la fiamma e continuare la cottura per altri 10 minuti, aggiungere il succo d’arancia, ancora 1 rametto di rosmarino, aggiustare di sale e pepe e girando i petti terminare la cottura (altri 10 minuti).
Solitamente non li cuocio molto ma, essendo stati congelati, ho preferito fare così, l’interno non è risultato rosato ma la carne non era stopposa ed asciutta e, quello che è importante non aveva il classico sapore di “selvatico” che ello ed io non gradiamo.
Togliere i petti dala pentola, togliere la pelle (io lo faccio) passare il sugo ottenuto e far ridurre la salsa, aggiungere poca fecola sciolta in acqua fredda se si vuole una salsa più densa.
Scaloppare il petto e servirlo con la salsina all’arancia e rosmarino, uno l’abbiamo mangiato la sera dopo, a temperatura ambiente scaldando soltanto la salsa, un’idea per le calde serate estive, per una cenetta in terrazza…..
Sapete che ovunque vada, in qualsiasi parte del mondo incontro sempre qualche gatto, è successo anche l’ultima volta in Austria durante una mia “cinghialata” in montagna:
………a zampine nude nel parco, è così che mi piacerebbe vedere la randagina adottata da Carla (ora si chiama “Piccola”), ma dopo tanto stress è ancora “nascosta”, accenna a qualche approcio ma ci vorrà ancora tempo a che si lasci andare e che si senta al sicuro.
Per il momento si sta ambientando, anche se questo “esplorar-notturno” ha già decimato vari oggetti-ricordo di Carla che temo mi presenti il conto prima o poi
Chi è Carla? Carla è una professoressa di ginnastica in pensione, vive in una spendida casa con, appunto, un enorme parco che cura tutto da sola.
Carla è minuta, l’apparenza fragile inganna, lei pota, taglia l’erba, coltiva l’orto, fa le marmellate con la frutta dei suoi alberi, raccoglie le sue noci per fare una meravigliosa torta che vi offrirò più tardi, fa parte di una compagnia teatrale al femminile che tratta le varie problematiche di noi donne.
Carla ha accolto la micia “perchè ha bisogno” ma so che le piacerebbe che la sera le salisse sulle ginocchia e facendo le fusa si lasciasse accarezzare…ma aspetta..raccogliendo al mattino i “cocci” lasciati a terra dalle scorribande notturne
Vicino casa sua scorre un canale, quei canali artificiali costruiti nella notte dei tempi dove scorazzano felici delle anatre selvatiche che lei chiama e che corrono a sbeccottare il mangime.
Noi ci aggiorniamo giornalmente, oggi ho saputo che quando lei è assente le anatre vanno a chiedere cibo a casa di Tiziana (vicina di casa e amica)..facendo “qua qua” per sollecitare il pasto
Carla vive in questa grande casa dove hanno abitato i suoi genitori che ora non ci sono più..anche se la casa parla di loro in ogni angolo, oggetti ricchi di storia come gli scopilli fatti a mano dal papà:
Oppure l’arcolaio dove tesseva la mamma e la macchina da cucire (dietro):
O il tavolo da lavoro del papà:
O le scarpe con la suola di legno fatte a mano da lui per lei..non sono le “Tod’s” di oggi..Carla mi ha detto che sembrava di indossare degli strumenti di tortura
E che dire dell’asinello cucito da sua madre per farla giocare?
Come non commuoversi di fronte agli sci indossati dallo zio “Alpino” durante la prima guerra Mondiale?
E come non farlo anche davanti alla picozza dello zio usato nella guerra di Grecia e Albania con tanto di incisioni fatte a mano sulla stessa?
E che dire di tutti gli altri oggetti sparsi per casa?
Dopo averle lasciato la micia mi ha offerto il pranzo e mi ha regalato un sacchetto della sua lavanda, una confezione di garam masala comperato nel suo ultimo viaggio in India, 1 vasetto di marmellata (che si è pappato “ello” )
Un sacchetto di noci del suo albero che lei ha tostato e che ho usato per fare questa torta con la sua ricetta, quindi questa sarà:
La Torta di noci di Carla
Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:
6 uova,
200 g. di zucchero (150 fruttosio),
250 g. di noci macinate,
scorza d’arancia grattugiata,
rum (facoltativo, omesso),
pizzico di sale per montare gli albumi.
Per la glassa:
150 g. di panna da montare,
150 g. di coccolato fondente.
Come fare:
lavorare i tuorli con lo zucchero, aggiungere poco alla volta le noci macinate (sempre con poco zucchero), la scorza d’arancia grattugiata e, alla fine, gli albumi montati a neve fermissima.
Versare il composto in una teglia apribile da 24 cm. imburrata o rivestita con cartaforno ed infornare a 180° C. per 35 minuti.
Sfornare e far intiepidire, nel frattempo preparare la glassa portando ad ebbollizione la panna liquida ed aggiungendo il cioccolato fondente.
Far affreddare fino alla consistenza desiderata e versarla sulla tort facendola colare (a casaccio) sui lati.
Decorare con alchechengi, buccia d’arancia ottenuta col rigalimoni o a piacere.
Io l’ho replicata con le mandorle, le nocciole, i pistacchi (seguiranno foto) e vi dico: provate, provate, provate!!
Volevo aggiungere che Carla non ha l’età di Matusalemme però, si sa, ultimamente il mondo è andato avanti di corsa..facendo sembrare noi 50 enni delle vecchie babbione demodè, ma non è così…….
Grazie Carla, spero ti piaccia questo post, come hai chiesto, non ti ho fatto “apparire” ma so già che le mie lettrici/lettori ti vogliono già bene, come non volerne ad una persona generosa come te?
Se tu fossi “la svizzera”, non credo sarebbe lo stesso ma il “vicinato” si prende le sue “piccole soddisfazioni” alle riunioni condominiali..peccato ci siano soltanto una volta all’anno
A proposito Carla..domani che Tiziana ed io siamo a pranzo: PORZIONI ABBONDANTI!!
Come promesso oggi inizio la settimana in dolcezza con questa cremina all’arancia, piacevole, delicata ed elegante, si può presentare nell’arancia stessa o in una cocottina (come ho fatto per la mia parte alla quale ho aggiunto una bella spolverata di cannella).
Sono alla costante ricerca di idee per beneficiare di questi agrumi, anche se la classica spremuta sarebbe perfetta e mi darebbe una bella carica di vitamina C, la C di “cuore”, “calore, “conforto”, “complicità”, “comprensione”, la C di Calabria, perchè queste sono arance di Calabria, super-biologiche, raccolte con le manine/one sante di Max
Ecco con questo dolcetto Confortante ho atteso il ritorno di ello sabato sera, ho approfittato anche per fare un “esperimento” con “finale a sorpresa” che ha rinforzato la mia teoria (e non solo mia) che non dobbiamo mai dare nulla per scontato, e non dobbiamo MAI dire MAI..le sorprese sono sempre dietro l’angolo (la ricetta nei prossimi giorni ).
Basta con le chiacchiere (anche se a Carnevale ci stanno di un bene).
Con queste dosi ho riempito 4 arance ed una piccola cocottina, tra parentesi le mie modifiche per “ello”.
Ingredienti:
5 arance (4 da riempire ed una per la buccia e succo),
3 uova,
3 cucchiai rasi di farina (di riso),
3 cucchiai di zucchero (fruttosio),
latte (di riso),
poche gocce di estratto di vaniglia,
cannella (solo nella cocottina).
Come fare:
preriscaldare il forno a 180°C.,
togliere le calottine e conservarle come coperchio, vuotare le arance cercando di non rovinare la buccia, asciugarle con un panno carta e capovolgerle.
Preparare la crema sbattendo i tuorli e lo zucchero rendendo il composto spumoso, aggiungere la farina setacciata e, a poco a poco, il latte bollente fino ad ottenere una crema fluida.
Cuocere a buoco bassissimo per 5 minuti mescolando, togliere dal fuoco, unire la scorza grattugiata, il succo dell’arancia messa da parte e l’estratto di vaniglia.
Montare gli albumi a neve ferma ed incorporarli alla crema, riempire le arance, decorare con i fili di buccia d’arancia ed infornare a 180°C: per 5 minuti.
Questa cremina la dedico al mio “ello” che ultimamente mi sta facendo scoprire un uomo nuovo..pensate che ieri sera, mentre Perla si strusciava sulle sue gambe con un guizzo l’ha afferrata e se l’è stretta al cuore, forse per voi sarà normale ma per me, che conosco ello, è una bellissima scoperta e dopo anni, è bellissimo sapere che vicino a te c’è una persona che ti ama per quello che sei, per quello che fai e ti accorgi che quando tu eri convinta che lui “ignorasse” cosa provavi, lui stava “osservando ed ascoltando”.
Grazie “ello” e grazie Perla io vi amo….
Ho trovato su You tube questa canzone..è stato il primo disco (45 giri) che ho comprato…dopo aver fatto i “compiti” lo mettevo nel “mangiadischi (du iu nou mangiadischi? ) e ballavo..ma quanto ballavo….a presto con le mie “strambellerie”
Lo so, avevo detto che ci saremmo rilette/letti nel 2011 ma non resisto, ha ragione chi dice che il blog crea dipendenza non potevo aspettare l’anno prossimo per esternare la mia gioia per aver ricevuto un pacco di arance e limoni biologici dalla Calabria, esattamente dalle “tenute” di Max.
Tutto è nato da un mio commento sul suo blog: voglio anch’io le arance in terrazza!! Dopo pochi minuti la richiesta dell’indirizzo e la spedizione (un pò travagliata, tipica delle nostre efficientissime poste )
Così imparo a fare “battute”
Finalmente una bella giornata di sole ed ho avuto anch’io “le arance in terrazza”
L’occasione giusta per rifare questo dolce che avevo trovato anni fa con il nome “Babà”, credo soltanto perchè va intriso con lo sciroppo di succo d’arancia, quella volta l’avevo fatto così, a ciambella:
Questa volta non contaminerò la tradizione partenopea e lo chiamerò :
Cuore all’arancia
Ingredienti per un♥ come questo:
150 g. di farina 00,
3 uova,
50 g. di burro (di soia),
1 dl di latte (di soia),
75 g. di zuccchero a velo (ho usato fruttosio macinato nel macina caffè),
1 bustina di lievito per dolci.
Per la bagna:
4 dl di succo d’arancia,
125 g. di zucchero a velo (come sopra),
la buccia di 2 arance (solo la prte colorata per evitare l’amaro).
Come fare un ♥ così:
accendere il forno a 210°, far sciogliere il burro nel latte e montare gli albumi a neve.
Lavorare i tuorli con lo zucchero ed aggiungere, alternandoli, la farina setacciata con il lievito ed il latte con il burro.
Imburrare uno stampo ed infornare per 25 minuti
Nel frattempo preparare la bagna scaldando il succo d’arancia con lo zucchero e le bucce fino a quando lo zucchero sarà sciolto.
spennellare questa bagna abbondantemente sul dolce ancora caldo e, se avete “tanta” pazienza per sbucciare le arance a vivo e ricavarne sempre a vivo gli spicchi, fate come me oppure guarnire a piacere.
L’ho anche ricoperta con la gelatina chiara in polvere sciolta con acqua e succo d’arancia ma, se avete una buona gelatina d’arancia potete scaldarla leggermente e spennellarla sopra per “lucidare” gli spicchi.
Bene, è davvero arrivato il momento di farvi gli auguri, oggi è il 30 e devo stilare la lista dei propositi, siccome alcuni devo anche “metabolizzarli” ci devo lavorare su….oltre ad organizzare una cenetta sfiziosa.
Ello mi ha chiesto i “sbeccolezzi” alias tanti piccoli stuzzichini da gustare senza una sequenza logica in maniera informale.
Come ogni anno i nostri occhietti si chiuderanno dal sonno moooolto prima della mezzanotte.
Saremo svegliati dai “botti” (che detesto ndr ), il tempo degli auguri e poi di nuovo a “ronfare” non senza, io, aver fatto gli auguri anche a Perla (sapete già che non sono tutta “giusta” ).
Adoro svegliarmi presto il primo dell’anno, quando gareggiavo era la mattina ideale per il primo allenamento: le strade deserte, un silenzio rassicurante, i pensieri leggeri come la mia pedalata.
Quest’anno andrò in piscina (si è aperta) e ad ogni bracciata scivoleranno via i brutti ricordi degli anni passati lasciando la consapevolezza della bella vita che ho (ello docet ) e vasca dopo vasca mi ricaricherò di energia positiva.
Tra i propositi “non” c’è quello di scrivere post più corti, non lo posso fare, questo è un blog di ricette ma è anche il mio diario.
Cucino e penso e quando vengo qui oltre agli ingredienti mi viene naturale “condire” le pietanze con i miei pensieri.
Auguri a tutti!!!
Perla, vuole esserci anche lei a farvi gli auguri sta guardano l’ anno che sta per arrivare, spero che sia un anno che la faccia uscire sul tetto a godersi il panorama e non a rientrare spaventata, saltando sulla mia scrivania…
Lei mi ha dato tanto affetto, ci sono stati momenti in cui è stata il mio “salvavita”.
Il mio pensiero va anche ai miei randagi, più sfortunati di lei, l’ENPA che sembrava mi avesse teso una mano l’ha tirata indietro, ma non importa, per quello che potrò li aiuterò io, soltanto che avere al mio fianco un’istituzione, avrebbe fatto desistere “certe persone (è una parola grossa)” a fargli del male.
Allora Buon 2011 anche a tutti gli animali del mondo, spero che vi lascino almeno uno scampolo di terra dove correre felici.