Archivi tag: Buccia d’arancia

Torta alla spremuta d’arancia di Elga nell’ Aprile delle indecisioni.

Torta spremuta arancia di Elga-001

Se dovessi scegliere un aggettivo per questo Aprile, sceglierei: Indeciso, neanche lui sa più cosa fare, a volte, con una raffica di vento gelido, ci riporta nell’inverno, poi ci avvolge nel caldo abbraccio di un raggio di sole e ci porta a vedere i prati coperti di nontiscordardi me, tarassaco, viole, primule e ci dà l’ illusione della primavera, poi scarica dal cielo secchiate d’acqua e ci riporta nell’autunno più malinconico…

Ma non è solo lui l’ indeciso, c’e anche il governo, neanche il governo sa cosa fare e dove andare.

Sapete che non amo scrivere di politica perchè sono ignorante in materia ma da cittadina semplice mi accorgo di vivere in un Italia lasciata al suo destino.

Ma abbiamo i saggi… e sorrido,  pensando a Crozza quando, imitando il nostro presidente in vestaglia, ha letto una saggia proposta (finta ovvio): in estate bevete molta acqua e mangiate molta frutta e verdura… e meno male dai che ci sono i saggi, e le sagge? Le sagge sono arrabbiate.

E mentre succede tutto questo in Italia le persone muoiono, in tanti modi ma quella che mi fa più paura è la morte interiore, la voglia di lasciarsi andare, e qui mi fermo e parlo della mia indecisione.

Apro? Non apro? Chiudo? Apro, chiudo? Diciamo che lascio socchiuso, se ci fosse ancora la mia dolce Maria, mi direbbe: questo silenzio è assordante, è vero, non credo che esista nulla di più eloquente del silenzio stesso.

Eloquente perchè il silenzio è chiacchierone , dà infinite possibilità di interpretazione: nei silenzi ognuno di noi può leggervi ciò che vuole, la propria storia, le proprie idee, i propri pensieri, la propria voglia di stare in silenzio.

Il silenzio degli altri lo si può usare per dire le nostre cose,  sempre pensate e mai dette, lo si può usare per muovere dei rimproveri, trovo che il silenzio sia un grande mezzo di comunicazione.

Mannaggia, mi sono accorta che sto nuovamente filosofeggiando, e pensare che sono qui per una ricetta, non mia ma di Elga.

Cosa c’entra una torta con questa premessa, vi chiederete voi? C’entra, c’ entra, ieri un mio amico mi ha detto che nulla succede per caso e questa torta mi ricorda i tempi in cui non avevo il blog, i tempi in cui mi stavo approciando al web.

Ero fresca di corso Word, avevo anche un diploma ma non ne capivo nulla. Cercando una ricetta sono capitata in un forum.

In questo forum erano iscritte anche delle Blogger che, per partecipare a qualche contest o raccolta, avevano dovuto iscriversi al forum senza poi partecipare attivamente al forum essendo impegnate col loro blog.

Mi piaceva Elga e, come succede alle principianti, anch’io avevo il mio esempio da seguire, imitare e così, ogni volta che passava a mettere una ricetta, io correvo a guardare e nel dicembre del 2008 decisi di rifare questa sua torta.

Ricordo ancora lo scervellamento per la decorazione, volevo fare colpo, ero una principiante orgoglioa ed ambiziosa.

Timidamente le scrissi e le mandai la foto, è mancato che gliela  chiedessi indietro con l’autografo.

Cosa c’entra col post, vi continuerete a chiedere, ora ci arrivo:

mesi fa mi ritornò alla mente questa torta e mi venne voglia di rifarla, digitai su Google il nome del blog: Semi di Papavero e mi comparve la scritta: blog rimosso dall’utente, il nome… non è disponibile bla bla.

E pensai: ma perchè? Io non la seguivo regolarmente però la stimavo e mi piaceva andare a curiosare tra le sue foto, le sue ricette, i suoi racconti di vita che, ultimamente, erano sempre meno sereni.

Peccato che abbia eliminato il blog, pensai, è davvero un peccato e poi pensai di digitare il titolo della torta e la trovai, su un aggregatore e lo benedii.

Spesso mi sono lamentata degli aggregatori, ritenendoli un pò sciacalli ma mi sono ricreduta, e pensate che è soltanto merito di un aggregatore se oggi posso recuperare i miei post andati perduti (si, Paolo, ho tentato anche di salvare il blog ma mi sono ritrovata con dei geroglifici incomprensibili…)

Ci sarà qualcuno al mondo che, ho pensato, avendo voglia di fare una mia ricetta viene qui, la cerca, la stampa e la provi?

Ci sarà tra il mio pubblico anche chi viene per leggere le ricette, prendere spunti e idee?

Torta spremuta arancia di Elga lato-001n

Torta alla spremuta di arancia

Ingredienti per l’impasto:

  • 230 gr di farina,
  • 230 gr di zucchero,
  • 230 gr di burro,
  • succo di 1 arancia non trattate,
  • 4 uova,
  • 2 bustine di lievito,
  • sale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

montare lo zucchero con le uova finchè non diventano gonfie e chiare, unire il burro sciolto precedentemente a bagnomaria, la farina setacciata a cucchiaiate e il sale.

Sciogliere il lievito nel succo d’arancia e, quando al reazione chimica sarà terminata, aggiungerlo all’impasto.

Versare in una teglia imburrata e infarinata e cuocere per 30 minuti.

Ingredienti per la glassa all’arancia:

  • succo d’arancia,
  • zucchero a velo,
  • acqua,
  • buccia d’arancia (io l’ho rigata col rigalimoni) .

Ingredienti per la glassa la cioccolato (mia decorazione):

  • cioccolato fondente,
  • buccia d’arancia rigata col rigalimoni.

Come fare la glassa all’arancia:

sciogliere lo zucchero a velo con il succo d’arancia sul fuoco, quando si sarà ridotto, versarlo sulla torta raffreddata.

Come fare la glassa al cioccolato:

ai tempi di questa torta non avevo esperienza ed ho semplicemente sciolto il cioccolato a bagnomaria, aggiungendo, alla fine, i filini di scorza d’arancia.

Concludo con un pò di musica, cosa c’è di meglio per rompere il silenzio?


Plum cake all’arancia, ricotta e semi di papavero, sparizioni e prove contrarie.

Plumcake arancia ricotta3-002

Da dove comincio? Comincio dai piccoli misteri di WP: stamane mi sono accorta che era sparito il post su Lucio Dalla, quello del 4 marzo, cerca che ti cerca, era nelle bozze… chi l’ha messo lì? Voi? Perla, Ello? Io? No, non si sa.

Spariscono anche foto, me ne accorgo perchè in bacheca vedo i link che vengono visti, clicco anch’io e spesso le foto non ci sono più, quindi devo risalire al post ed inserirle nuovamente, beh, non è un grande sforz o però è un piccolo fastidio, significa che c’è qualche buon’anima che viene a fare un giretto da queste parti, diciamo che qualcuno ha le chiavi di casa.

Sparizione numero 2, la sera:

fammi una cortesia, non mangiarmi le mandorle che domattina preparo il dolce all’arancia.

 Va bene…

La mattina dopo:

preparo gli ingredienti per fare il dolce, prendo le mandorle, il sacchetto è dimez z ato, il sacchetto che la sera prima era sigillato… ora come faccio? Le mandorle sostituiscono la farina, stravolgo la ricetta prendendo spunto da una

vista nel web, approfitto anche delle splendide arance spedite da Max, mi metto all’opera, ello, per punizione, ha il compito di scrivere gli ingredienti.

Tutto procede per il meglio, rompo le uova, divido i tuorli dagli albumi: 1, 2, 3, 4..quattro? Al quarto albume mi accorgo che è scappato un pò di tuorlo, come faccio? Ho sempre saputo che l’albume non si monta più se c’è qualche particella di grasso.

Non si butta di certo, non ho però nemmeno voglia di fare frittate fuori programma, io provo ugualmente, aggiungo qualche goccia di limone, un pizzichino di sale e procedo… perfetto, albumi montati e dolce salvo.

Spesso ci blocchiamo di fronte a tanti luoghi comuni, a tante cose che abbiamo sentito dire,  ascoltato, letto ed  assimilato nel tempo e dato per scontato, no, bisogna sempre rischiare, non c’è da perdere ma solo di guadagnare, anche se si tratta soltanto di un dolce.

arance Max1-001

Ingredienti:

  • 300 g. di ricotta (io di kefir per smaltire le scorte ma voi potete adoperare quella che vi piace),
  • 130 g. di fruttosio,
  • 180 g. di mandorle macinate finemente, 50 g. di semi di papavero macinati,
  • 4 uova,
  • succo di un’arancia grande biologica (io di Max),
  • la scorza grattugiata di 2 arance bio (come sopra), succo di limone (per albumi a neve),
  • pizzico di sale (come sopra).

 collage plumcake aranciasi-001

Come fare:

 preriscaldare il forno a 180° C.

Frullare la ricotta con il fruttosio, unire la farina ottenuta dalle mandorle, i semi di papavero, la scorza d’arancia, amalgamare, unire, uno alla volta, i tuorli e alla fine il succo d’arancia.

Aggiungere gli albumi montati a neve, delicatamente dal basso verso l’alto;  ungere uno stampo da plum cake e versare il composto, cuocere per 50 minuti (io mi sono distratta ed è rimasto nel forno ancora 10 minuti, buono ugualmente ma non distraetevi

Bene, qui continua a piovere, il cielo è grigio, mi consolo pensando che quest’acqua fa bene alle colture, ai nuovi germogli e alle riserve idriche…

Vi auguro una bella domenica, vi lascio questa vignetta che ho trovato stamane, mi è piaciuta e mi ha fatto pensare, come tutte le strisce di Linus che hanno accompagnato la mia adolescenza.

snoopy 1


Raffaello Mazzolini, l’uomo che sussurrava ai Cjarsòns…

Raffaello-002

Il Maestro

Torniamo per un attimo nella Carnia dei tempi passati…

«É la festa del S. Patrono: al suono delle campane del paese la piazza si spopola perchè tutti rientrano nelle case per pranzare; li aspetta il piatto tipico carnico: i cjalsòns, preparati con cura dalle mani esperte e pazienti delle donne carniche.

Un unica ricetta non esiste, perchè ogni vallata della Carnia ha la sua, e non solo: in una stessa vallata ci può essere una mamma che festeggia cucinando dei cjalsòns diversi da quelli che sta preparando la vicina, sia nella pasta che nel ripieno.

Ed è proprio questa varietà di preparazione che ha sempre suscitato la mia curiosità e mi ha spinto nel 1973 ad indire un concorso per tutte le donne carniche: tema: «I cjalsòns», risultato: 40 concorrenti con 40 ricette diverse. Questo rispecchia ancora una volta il carattere del carnico: «ognuno per proprio conto». (Tratto dal libro di Ginni Cosetti Cucina di Carnia pag. 72)

Il nostro Maestro non poteva che essere carnico, di Socchieve, e chiamarsi Mazzolini come Fiorindo, il produttore della Polenta Socchievina della quale trovate scheda su GDF, non siamo parenti precisa ma chi può dirlo?

*La cucina della Carnia: tutti i segreti di Cjalsòns salati e dolci, toc’ in braide, affumicatura*, ecco i temi del corso, oggi parlerò dei Cjarsòns, so che molti di voi li conosceranno perchè nel web se n’è parlato e se ne parla spesso, ci sono stati dei contest, sono stati protagonisti di quanti modi di fare e rifare ecc.

Non sempre incontrano i gusti di tutti perchè essendo una preparazione dolce/salata è inconsueta, è un gusto al quale il palato va educato, un pò come per i gnochi de susini Triestini.

E qua ti volevo, quando il Maestro ha saputo che sono di Trieste ha storto il naso dicendo che è stato 3 anni a Trieste e che noi triestini siamo razzisti perchè ce l’abbiamo con gli Sloveni…GIAMMAI!!!

A nulla sono servite le mie rimostranze e, se non bastasse, la mia vicina di banco mi ha raccontato che tanti anni fa era fidanzata con un triestino e che ogni volta che veniva a trovarla, suo padre usciva e tornava quando lui era andato via… Ma allora chi sono i razzisti, i triestini o i friulani?

Quindi capite com’ero messa , ma nulla ha scalfito la mia voglia di imparare, di domandare, di curiosare nelle pentole e di fotografare…

Cjarsons1-003

Cjalsòns o Cjarzòns

Ingredienti per la pasta, versione dolce:

  • 200 g. di patata cotta,
  • 200 g. di Manitoba,
  • 1 cucchiaio di burro sciolto,
  • 1 cucchiaio di olio EVO,
  • acqua q.b.
Collage impasto, ripieno cjarsòns

Ingredienti ripieno versione dolce (versione di Piedim):

  • 60 g. di marmellata di prugna,
  • 100 g. tra nocciole e arachidi,
  • 60 g. di cioccolato grattugiato,
  • 50 g. di noci,
  • 200 g. di ricotta fesca,
  • 100 g. di biscotti secchi,
  • la scorza grattugiata di 1 limone,
  • cannella,
  • 2 cucchiai di rum,
  • 1 cucchiaio di miele fluido,
  • 25 g. di cedri canditi (nella ricetta dal libro di Cosetti).
Collage cjarsòns prima parte

Come fare:

l’impasto è semplicissimo, si mette tutto nel mixer.

Per la pasta, schiacciare la patata a caldo e amalgamarla alla farina, il burro fuso, l’olio, lavorare l’impasto ed aggiungere quel tanto di acqua che lo stesso richiede, dipende dall’umidità che rilascia la patata.

Amalgamare bene la pasta, stenderla in una sfoglia sottile e ritagliare dei cerchi del diametro di 8 cm. , mettere al centro un pò di ripieno (vedi collage), ripiegare la pasta e, usando pollice, indice, medio di ambedue le mani richiuderli dando loro la tipica forma.

Immergerli in acqua bollente salata e portare a cottura, l’acqua deve mantenere un bollore lieve in modo che i cjarsons non si danneggino, controllare la consistenza che deve risultare elastica.

Nel frattempo, in una padella mettere burro, acqua (serve per rendere cremoso il condimento e a non bruciare lo stesso), cannella, se volete una preparazione più dolce aggiungere un pò di zucchero.

Appena sciolto il burro versare i cjarsòns e farli insaporire, servire caldi, volendo con una grattatina di ricotta affumicata.

Collage cjarsòns seconda parte-001

Essendo una preparazione lunga si può approfittare per farne di più e congelarli: si mettono su un vassoio di carta (no carta forno, no stagnola) e si mettono in congelatore, quando sono congelati si ripongono a porzioni nei sacchetti.

Toglierli dal congelatore soltanto un attimo prima di immergerli nell’acqua di cottura, se si scongelano prima si disfano.

Se li dovete consumare in giornata non lasciateli troppo tempo in frigorifero, il ripieno renderebbe umida la pasta e si potrebbero rompere in cottura.

Raffaello ha pensato anche a chi non ama il contrasto dolce/salato e ci ha presentato una versione salata ideata e testata da lui stesso, questa:

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di Manitoba,
  • 50 g. di burro sciolto,
  • 50 g. di acqua,
  • 10 g. di sale.

Ingredienti per il ripieno:

  • 300 g. di patata bollita,
  • 150 g. di mela cotta (lui da intenditore adopera l’Annurca),
  • 100 g. di pane nero grattugiato,
  • 10/15 foglie di melissa,
  • buccia d’arancia*,
  • cardamomo,
  • anice,
  • ricotta.

*si raccomanda di adoperare arance e limoni biologici, la cera che mettono per “far belli” gli agrumi non va via nemmeno col sapone!!!

Come fare:

il procedimento è lo stesso della versione precedente con la differenza che nella padella, assieme a burro e acqua, ci va il sale.

Raffaello1-001

Andate e mangiatene tutti.

Se il “Maestro” o chi per lui mi legge e trova delle inesattezze è pregato di segnalarmele testè, ne va del mio onore, tengo cuore Triestino

frico in bicchiere con chips-001

Prossimamente un’ idea di antipasto per le feste.

Buon fine settimana ♥


Asparagi bianchi al cartoccio, profumatissimi.

Faccio fatica a cambiare post, mi sono affezionata al riccetto meraviglioso  che, per chiarezza, non è mio (magari!!!) e per non perderlo di vista l’ ho messo al sicuro sulla colonna a dx, lì non rischia di essere investito.

Okkei, sistemato il riccio ora vi lascio questa ricetta che ho preso dal libro di ricette dell’Hotel Sacher, loro scrivono “asparagi del Marchenfeld   al forno” ma, credo che “Asparagi al cartoccio” sia perfetto perchè è proprio nel cartoccio che vanno in forno.

Ho fatto una prova, soltanto per me (ello, lo sapete che è riluttante alle cose strane), se avessi saputo ne avrei fatti il doppio, triplo, ma la stagione degli asparagi continua e continuerò anch’io, anche in questo caso le varianti sono infinite.

Il risultato cambia a seconda delle erbe aromatiche che si adoperano, si può anche osare qualche succo diverso, anche della glassa di aceto balsamico, insomma, bocca desidera.

Qualche cenno storico sugli asparagi:

la specie coltivata deriva da una forma spontanea, presente in natura anche attualmente e diffusa in parte dell’Europa, in Africa settentrionale e Asia occidentale.

Tale coltura è assai antica anche nel nostro paese; originario forse della Mesopotamia, l’asparago si sarebbe da qui diffuso in Egitto, Grecia, Ucraina, Italia e della tecnica di coltivazione parla anche Catone nel suo “De Agricoltura”.

Dalle tante notizie si apprende che, sebbene siano trascorsi alcuni millenni essa non è di molto cambiata, un nuovo impulso si è avuto intorno al 1700 con la comparsa della razza olandese dalla quale discendono il precoce e il tardivo francese di Argenteuil e altri tipi più recenti, da allora la coltivazione dell’Asparago si è diffusa in tutta l’ Europa e negli Stati Uniti.

Essendo pianta assai adatta alla forzatura, la sua produzione si spinge molto al di là dei tempi normali (primavera) e perciò la si trova facilmente fuori stagione.

Principali costituenti: oltre al 93% di acqua, nell’asparago sono presenti proteine, zuccheri, sali minerali (manganese, ferro, fosforo (per il cervello ;-) , calcio e magnesio), vitamine A e B e inoltre mucillagini, sostanze amare e asparagina.

Ed ora passiamo alla ricetta, quella del libro è per voi, se volete provare, io vi do le mie dosi e quello che ho aggiunto di mio (pochino ;-) )

Ingredienti per la mia porzione:

  • 4 asparagi bianchi (Veneto Padova),
  • 1 pizzico di zucchero,
  • 1 cucchiaio di burro di soia (potete usare anche l’olio evo),
  • erbe aromatiche (foto): dragoncello, coriandolo, cerfoglio, prezzemolo (produzione propria),
  • succo di 1/2 arancia,
  • scorza d’arancia,
  • sale rosa e sale affumicato.

Perfetti temperatura e tempo di cottura indicati nel libro, provate!!!

Spero di non avervi annoiate/i ma di avervi dato un’idea (anzi il Sacher) per adoperare questo meraviglioso ortaggio.


Croccante alle nocciole.

Terminata la festa della donna che dura 1 giorno, si ritorna a festeggiare l’uomo la cui festa dura 364 giorni, quest’anno che è bisestile 365.

Coccolati, viziati, serviti di barba e capelli e chi più ne ha più ne metta, mea culpa, mea culpa.

Domenica, durante un mio fugace passaggio nell’ open space mi sento chiedere:

mi fai il croccante?  Sì, così, semplicemente come si chiede: me lo fai un caffè?

Io il croccante non l’ho mai fatto, a parte quello ai semi di zucca per la torta austriaca, e già là scrivevo del mio rapporto burrascoso con il caramello.

Dopo un attimo di panico, col sorriso sulle labbra ho risposto:

certo amore, forse amore non l’ho detto , lo vuoi con le noci, mandorle o nocciole?

Con le nocciole…

Ho scoperto anche perchè a me il caramello non riusciva, mescolavo e il caramello non va mescolato.

Ingredienti:

  • 220 g. di zucchero,
  • 125 ml d’acqua,
  • 35 g. di nocciole leggermente tostate, spellate e tritate grossolanamente (50 g.),
  • la scorza di un’arancia tritata fine.

Come fare:

rivestire una teglia  da 30×25 con la carta da forno.

Mescolare lo zucchero e l’acqua in una pentola dal fondo spesso a fuoco medio-alto, mescolare bene finchè lo zucchero si sarà sciolto completamente.

Lasciar cuocere senza rimestare (ecco dove sbagliavo io, mescolavo di tanto in tanto creando escursioni termiche che cristallizzavano lo zucchero), pulendo i bordi della pentola con un pennellino da cucina se necessario, per 10/12 minuti, finchè il composto risulta dorato.

Unire velocemente le nocciole e la scorza d’arancia ed amalgamare, versare tutto velocemente nella teglia, spalmando il composto fino a ricoprire tutta la superficie, lasciar raffreddare.

Rompere il composto in tante scaglie e conservarlo in un vaso a chiusura ermetica.


Frittelle dolci di Topinambur.

Frittelle topinambur vassoio-1

È arrivata la ricetta dolce con i topinambour, l’ispirazione l’ho avuta da una ricetta di frittelle di sedano rapa che ho trovato sullo stesso foglietto delle linguine alla cicoria le ricordate quelle?.

Ho pensato: se si possono fare le frittelle col sedano che ha un sapore importante perchè non farle coi topinambur? Detto, fatto e…udite, udite, sono piaciute anche a ello.

Ingredienti per 1 vassoio di frittelle come da foto:

  • 250 g. di topinambur lessati e pelati,
  • una manciata di uvetta (a piacere) ammollata nel rum,
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado,
  • buccia di mezza arancia e mezzo limone (io quelli di Max superbiologici),
  • 1 cucchiaio di farina di castagne,
  • 3 biscotti secchi pestati nel mortaio,
  • pizzichino-ino di sale,
  • Rum o Brandy,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

Lessare i topinambur con la buccia, pelarli e, metterli, a pezzi  a macerare per una notte nel rum o brandy, lavare l’uvetta, e metterla nel rum o brandy (scegliete voi).

Scolare i topinambur e frullarli, unire lo zucchero, i biscotti, la scorza di limone e arancio, il tuorlo, l’uvetta scolata e ben strizzata e mescolare, unire la farina di castagne, il sale e amalgamare, infine unire l’albume montato a neve.

Nel frattempo l’olio sarà pronto quindi, prendere delle piccole porzioni di composto e buttarle nell’olio (piano mi raccomando ;-) ), girarle  e raggiunta la doratura scolarle e appoggiarle sulla carta assorbente.

Cospargere di zucchero a velo e..gustatele senza problemi, sono buonissime..parola di ello ;-)

Ho ingentilito un pò l’aspetto di queste frittelline mettendole nei pirottini, ne ho fatte di 2 misure  :-)

N.B.: le dosi sono diverse da quelle di sedano, le proverò e poi vi darò la ricetta..sempre che vi interessi ;-)

L’ho saputo pochi minuti fa…tornerò sull’argomento perchè io l’ho visto da bambina, quando cantava “Paff Bum”, gli avevo anche chiesto l’autografo…ciao Lucio…

Metto questa canzone perchè la trovo trasgressiva, divertente e scanzonatoria…


Zuppa carote e zenzero e Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Per una bloggherina debilitata quale miglior medicina della cucina? Certo che per sentirmi bene dovrò cucinare ancora per un pò…ma ce la posso fare :-D

Quante zuppe e minestre esistono e quante di queste zuppe e minestre cambiano identità in corso d’opera?

Un pò anche grazie a chi ha inventato il minipimer, a quel sant’ uomo dovrebbero dedicargli una piazza alla Città del Gusto.

Senza far uso di burro, besciamelle e farine varie, drrrrrrrrrrr-drrrrrrrrr ed una minestrina coi tocheti (pezzetti) diventa una vellutata.

Contento ello: (tocheti) ed ella: vellutata.

Occhei, occhei, vado con la/le ricette:

Zuppa di carote, zenzero e quant’altro.

Ingredienti (2 persone):

  • 2 carote,
  • 1 fetta di sedano rapa,
  • 1/2 gambo di sedano costa,
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • radice fresca di zenzero (una grattuggiata c.ca 1/2 cm),
  • sale,
  • sale nero di Cipro (per decorare),
  • olio evo (omesso),
  • pepe verde,
  • pepe nero lungo (facoltativo),
  • 1/4 litro brodo vegetale,
  • succo di mezza arancia,
  • 1 manciata di pistacchi pelati e tostati (sostituibili con pinoli, noci ecc.),
  • 1 cucchiaio di panna acida.

Come fare:

se usate l’olio rosolare la cipolla con l’aglio vestito in una pentola, aggiungere  le verdure tagliate a pezzetti, le carote a rondelle e lo zenzero grattugiato, io ho usato poco brodo vegetale e dopo averlo scaldato bene ho aggiunto l’altro ed il succo d’arancia.

Coprire e  cuocere per mezz’ora a fuoco basso, togliere l’aglio, dividere a metà la zuppa e ridurre a purea una parte.

salare, pepare col pepe verde e riportare a bollore.

Nel mio piatto (zuppa) ho aggiunto la panna acida, i pistacchi, una grattatina di pepe lungo, un pizzico di sale nero di Cipro, e col rigalimoni ho ricavato dalla buccia d’arancia i filetti per la decorazione.

Ed ecco la seconda  zuppa:

Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Per questa ricetta ho preso ispirazione dal libro Sopis e mignestris /Cento e una minestra in Friuli e… dintorni a cura di Germano Pontoni (marito di Bertilla di Lady Chef) e Giorgio Busdon (il creatore di questa zuppa)

Avevo già  delle lenticchie cotte  che, senza saperlo, erano preparate allo stesso modo, una confezione di trota affumicata ed  è stata subito zuppa.

Amo i piatti unici, il piatto completo e questo l’ ho trovato perfetto, non trascurabile il fatto che a noi fanciulle le lenticchie fanno un gran bene :-)

Ho trovato,  questo link che vi racconterà qualcosa in più sulle lenticchie.

Ingredienti:

  • lenticchie secche,
  • 1 spicchio d’ aglio (omesso),
  • 1 piccola cipolla,
  • 1 foglia di alloro,
  • rosmarino,
  • 1 filetto di acciuga (omesso)
  • olio evo (omesso),
  • trota affumicata,
  • aceto balsamico a piacere.

Come sfare (premetto che l’aceto è stata una mia scelta, trovo  stia benissimo con i legumi.):

risciacquare le lenticchie e metterle in un tegame di coccio assieme agli odori coperte con acqua fredda (Busdon scrive 1 litro e 1/2 per 400 g. di lenticchie).

Coprire e cuocere a fuoco basso mantenedo la cottura al dente, salare e pepare.

Se decidete di usare il filetto d’acciuga intanto che cuociono le lenticchie, far imbiondire nell’olio evo lo spicchio d’aglio , eliminarlo e, fuori dal fuoco,  ridurre l’acciuga in poltiglia aiutandosi con una forchetta.

Eliminare dalle lenticchie il rosmarino e l’alloro e frullarne metà, Busdon dice di setecciarle..fate voi.

Se usate l’olio d’acciuga a questo punto unitelo assieme alla trota tagliata a striscioline, io ho condito con una riduzione di aceto balsamico.

E prossimamente:


Vista l’ora vi auguro: buona notte :-)