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♥Dolce Povero di Zucca e Bruscolini♥: La Zucca nel Mondo Contadino.

torta zucca mele  alto-001

La ricchezza di una ricetta ♥povera♥ sta proprio nella sua storia, nel suo significato, sta nella fantasia e nell’amore di chi l’ha pensata e preparata, nei pochi ma preziosi ingredienti che si trovavano in dispensa.

Questa racconta di una povertà estrema perchè è senza uova, senza latte, senza burro, senza zucchero (io ho spolverizzato sopra un cucchiaio di zucchero di canna ma si può evitare) ma è anche attuale perchè è senza glutine.

Oggi la scelta del senza è dettata più dalle intolleranze o da scelte di vita che escludono dalla propria alimentazione prodotti provenienti dal mondo animale, piuttosto che dalla necessità, ma un tempo era una scelta obbligata e, come introduzione alla ricetta, voglio condividere queste righe, tratte da un libro che ho da tempo.

zucca

Musquèe de Provence (dal campo di Milva, la mia Contadina di fiducia)

Prima di abbandonare la precarietà della vita contadina, la zucca ha scandito, non diversamente da altre piante alimentari, il ritmo delle stagioni nelle campagne.

La sucàra, o il sucàro, veniva costruito alla meglio vicino alla modesta casa, come riparo per attrezzi e animali; era sufficiente lasciar muovere in libertà, lungo un pergolato, una pianta, oppure usarne le foglie palmate a copertura di un vecchio portico.

“Te si’  sicuro come soto ‘na zucàra” si usava a indicare situazioni di insicurezza: le foglie di queste erbacee, pur robuste, possono offrire ben poca salvezza.

Le abitazioni d’altronde, per molti, non erano in migliori condizioni: “Le par baràche che ghe piove zò da par tuto, come su un sucàro”, cioè ‘sembrano baracche dove piove dentro dappertutto, come una zuccaia’.

Non c’era orto vicino a casa o campo che non ospitasse le piante serpentine e i loro generosi frutti, tanto più se si seguivano i consolidati proverbi: “la prima zobia d’april, metè le zuche che le vien come un baril”, “il primo giovedì d’aprile, piantate le zucche, cosicchè crescano grandi come un barile”, o “suche e fien, in t’un mese le vien”, “zucche e fieno crescono in un mese”.

Ma attenzione però, perchè “Dopo l’Annunziata la zuca sia posta o nata”, e “Da Santa Caterina le zuche le va in farina”.

Con l’arrivo dell’autunno i ritmi della natura, così come quelli della vita contadina; all’imbrunire, dopo una cena modesta, alla ricerca di un luogo caldo dove trascorrere in compagnia le ultime ore prima del riposo, le famiglie venete si riunivano a perpetuare la secolare tradizione del filò, ovvero una delle più antiche e popolari forme di socializzazione, grazie alla quale sono giunte a noi, oralmente, storie e leggende.

Tra il tepore procurato dal respiro degli animali nelle stalle, illuminate dalla tremolante luce di un fuoco o di una lucerna ad olio, le donne ricamavano e rammendavano.

Gli uomini costruivano, sorretti dall’esperienza e dall’ingegno, gli attrezzi necessari al lavoro, i bambini ascoltavano storie straordinarie, se l’annata era stata baciata dalla misericordia divina, a conferire tono ai canti e alle chiacchiere circolava un buon bicchiere di vino, un pò di patate dolci, castagne e zucca cotta e profumata, adattissima a soddisfare per intero molti convenuti o le famiglie più numerose.

Anche arrostita sotto la cenere, veniva offerta ai vicini accorsi in aiuto durante le giornate di lavoro più intenso.

Nelle varietà meno pregiate, la zuca porzeèra (la zucca dei maiali) serviva bene anche all’alimentazione degli animali durante l’inverno.

Anche la pianta della suca dal col o suca bever, che ancora il Boerio definisce “specie di fiasco formato da guscio di zucca che adoprano gli accattoni viandanti e dove portano la loro bevanda” era coltivata, fino a non molto tempo fa, nelle campagne venete; se ne ricavavano borrace e fiaschi da portare appresso, colmi d’acqua fresca o di vino, durante i lavori agricoli, ma in casa serviva anche per sbattere la panna e fare il burro, per conservare lo strutto e trasportare l’acqua dalla fontana.

Zucche di dimensioni più modeste diventavano, invece, vasi per fiori; recisa la parte superiore del collo, la zucca era messa ad essicare in penombra.

Un cucchiaio o un risciacquo con l’acqua serviva a liberarla dalla polpa ormai secca, la corteccia, fattasi sempre più simile al legno, veniva poi fatta impregnare di vino scadente perchè “sazia non assorbisse poi quello buono.

Ortaggio così familiare alla storia contadina, la Cucurbita entra insomma a buon diritto nei proverbi e modi di dire, nelle cantilene per i bimbi e nelle cante che scandivano il duro lavoro quotidiano.

Gli esempi, con variazioni spesso inconsistenti, si raccolgono un po’ in tutte le regioni d’Italia; altre ancora erano solo gustose “conte”, ad uso dei giochi, dal significato lontano ma dal ritmo interminabile o, come nel Veronese, quando le nenie erano null’altro che la cronaca della realtà:

“se magna de genaro
de genaro la se còse par le pute e par le spose
ma la magna anc’el paròn, e mi vago a sbrindolòn
a cercar la carità
gnanca un soldo a mi me dà”
ovvero:
‘la zuca si mangia a gennaio
in gennaio si cuoce
per le ragazze e le spose
ma la mangia anche il padrone,
mentre io vado in giro
a cercare la carità
ma non mi dann neanche un soldo”

Durante le lunghe sere d’inverno, ai bambini irrequieti gli anziani raccontavano storie paurse e fantastiche, sollecitati da qualche insofferente “Contaghe quèa de Barba (zio) Sucon”: qualsiasi storia andava bene, purchè i piccoli stessero tranquilli.

Per i burloni, poi, era sempre uno spasso presentarsi al filò facendosi annunciare da un lungo bastone bardato a dovere con un vecchio lenzuolo e una testa di zucca, a ricordare presenze inquietanti.

E tra un racconto e uno scherzo, ai bambini piaceva riascoltare la storia di Cenerentola e di quella zucca resa nobile e famosa per essersi trasformata in una lussuosa carrozza.

zucca interno1

Zucca Musquèe de Provence interno (sembra una bocca spalancata)

Ingredienti per uno stampo da plum cake da cm. 23P/10L/6h:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 150 g. di farina di grano saraceno,
  • 70 g. di mirtilli rossi disidratati( o uvetta),
  • 2 mele (1 e 1/2 per il composto, mezza per la decorazione),
  • 6 prugne secche o a piacere,
  • un cucchiaino da te di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • semi di zucca tritati o pane grattugiato o biscotti secchi tritati per la teglia,
  • burro di soia o vaccino per la teglia.

vapore microonde LIDL

Foto da qui (il mio era al lavaggio).

Come ho fatto:

ho acceso il forno a 200°C., ho lavato bene sotto l’acqua corrente i mirtilli rossi e li ho messi, coperti con l’acqua, nella parte bassa della”caccavella” nella foto e, nella parte dove vedete le patate, ho messo la polpa di zucca tagliata a pezzi piccoli, ho coperto ed azionato il microonde alla massima potenza (il mio 850) per 10 minuti.

collage

Ho scolato e messo nel bicchiere del minipimer ed ho frullato il tutto (vedi collage) aggiungendo un pizzico di sale e 3 prugne secche (lavate in precedenza, la frutta disidratata, l’uvetta &C. vanno lavati benissimo prima dell’uso).

Ho unito al composto la mela grattugiata a julienne (grossa) ed ho unito la farina amalgamando bene.

Ho unto lo stampo e l’ho spolverizzato con semi di zucca tritati finemente, ho versato il composto, ho decorato con fette rotonde di mela (biologica) e riempito i fori lasciati dal torolo con pezzetti di prugna secca, ho spolverizzato con 1 cucchiaio di zucchero di canna (che si può omettere) ed ho infornato per 45/50 minuti.

Ho sfornato e rovesciato il dolce affinchè non si afflosciasse troppo, l’ho fatto intiepidire e l’ho rirovesciato sul piatto di portata.

Servire tiepido o, dopo averlo ripassato in forno per qualche minuto: consiglio e valutazione di ello ;-)

torta zucca mele fetta

Quelli della mia generazione, forse ricordano i “bruscolini”, semi di zucca tostati e salati che accompagnavano le serate davanti alla tv o la domenica pomeriggio al cinema.

Sono la conferma che della zucca non si butta nulla, come per il maiale, cultura saggia, cultura antica;  della zucca si consumano anche i filamenti (Lisa Casali docet), io li ho conservati per utilizzarli in una prossima preparazione.

bruscolini

Ingredienti per i bruscolini:

  • semi di zucca,
  • sale marino integrale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., rivestire una teglia bassa e larga con carta forno, ripulire bene i semi dai residui dei filamenti, lavarli bene sotto l’acqua corrente, scolarli, tamponarli lasciandoli umidi e, in una terrina farli saltare assieme al sale affinchè ne assorbano una quantità sufficente ma non eccessiva.

Stenderli sulla teglia ed infornare avendo cura di scuotere la teglia di tanto in tanto; saranno sufficenti 15/20 minuti, quando inizieranno a scoppiettare saranno pronti.

Sfornare e gustare, caldi o freddi, il giorno dopo sono ancora più fragranti.

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Tarte Tatin Rustica con Pasta Fillo, di Nespole e Mango, Multietnica ed un pò Friulana.

Tatin di nespole col cuore di mango.-001

Stamattina, incuriosita dalle visite a questo post, sono andata a rileggermelo e mi sono commossa ed ho pensato tra me e me: sei rimasta sempre quella bambina sola, spaurita ed impalata in mezzo all’ atrio, in fondo il mondo è un atrio, dove la gente si incontra e poi sceglie la stanza dove andare e con chi, io da allora sono rimasta lì.

Ma, come non mi perdevo d’animo allora, inventandomi giochi, correndo con la mia biciclettina, andando a raganelle col secchio, giocando col mio gatto Gigi e la mia cagnolina Diana, aiutando papà nell’orto o guardarlo pescare i bisati (anguille) nel Rio Ospo o aiutando la mamma a fare gli gnocchi, nemmeno ora mi perdo d’animo e così, l’altro giorno, mi sono fatta coraggio e sono andata in canonica a chiedere al parroco se potevo raccogliere le nespole dell’asilo (quello della gattina Celeste, ricordate?).

albero di nespole asilo

Era da un pò che le osservavo maturare, ho aspettato troppo ed il raccolto è stato miserello; dalla strada sembravano belle ma erano già troppo avanti.

Le ho subito pelate, ho eliminato la pellicola che contiene i semi, che ho messo a seccare al sole con i quali preparerò il Nespolino (idea regalo per i colleghi/amici di ello per Natale).

noccioli di nespola del Giappone

Le nespole più grandi, volevo dire belle ma non me la sono sentita, le ho messe da parte per questa tatin, con le altre ho preparato una marmellata come si fa di solito, aggiungendo soltanto un pò di macis (l’involucro della noce moscata) per aromatizzarla.

Una tatin multietnica perchè è fatta con le nespole del Giappone, il mango che è originario della Malesia (era il cibo preferito da Sandokan ;-) ),  la tatin della Francia, la pasta fillo della Turchia e, tra un foglio e l’altro di pasta fillo c’è il mais tostato e tritat0 che regala a questa ricetta croccantezza e friulanità, ecco là!

mais tostato e macinato gallina

Mais tostato salato, intero e macinato.

Il tempo fugge e allora ecco la tatin rustica, non so se è bella ma so che è tanto buona, ello l’ha gradita e si è lamentato della quantità e, se piace a ello c’è da fidarsi, sofistego e diffidente com’è…

Ingredienti per una pirofila quadrata di 12 cm. di lato:

  • 16 nespole del giappone, pelate, snocciolate e private della pellicola che li contiene,
  • 16 palline di polpa di mango ricavate con l’apposito scavino,
  • 2 cucchiai rasi di zucchero di canna per la base della pirofila,
  • burro q.b (potete adoperare quello di soia se siete intolleranti al lattosio) per caramellare lo zucchero e per pennellare la pasta fillo,
  • 2 cucchiai di mais totato salato macinato nel frullatore o macinacaffè (lo trovate nel banco degli stuzzichini per aperitivi).
  • 4 fogli quadrati di pasta fillo di 20 cm. di lato + 3 strisce per il bordo,
  • spago da cucina per fermare il bordo.

Come fare:

io ho adoperato la pirofila quadrata di vetro ma, se voi avete una cocottina per tatin o altro, fate pure rivedendo le proporzioni degli ingredienti.

Mettere la pirofila sul fornello sopra una retina spargi fiamma e far sciogliere lo zucchero col burro, adagiare le mezze nespole con il buco verso l’alto e farle caramellare per qualche minuto, mettere al centro di ogni mezza nespola una pallina di polpa di mango e richiudere con l’altra mezza nespola, cospargere con poco zucchero di canna e far cuocere ancora per qualche minuto, spegnere il fuoco e lasciar intiepidire il tutto.

Nel frattempo preriscaldare il forno a 200°C.,  macinare i semi di mais, tagliare i fogli di pasta fillo conservando le strisce che andranno messe dopo la prima cottura.

Spennellare col burro fuso ogni foglio, alternandolo con un sottile strato di mais macinato ed appoggiare tutto sopra la frutta ripiegando i lembi verso la base interna della pirofila, come se doveste rimboccare le coperte al vostro bambino, per intenderci…

Spennellare la superficie con altro burro fuso ed infornare, in questa fase io copro la teglia con carta forno e la scopro dopo 15 minuti, quando abbasso la temperatura a 180°C., sfornare e, senza scottarvi, capovolgere la tatin.

Tatin prima della seconda infornata

Prima dell’ultima infornata.

Prendere le strisce di pasta fillo, senza imburrarle e girarle attorno alla tatin fermandole alla base con lo spago da cucina ed infornare per qualche minuto fin quando vedrete i bordi croccanti e colorati.

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Non temete che la tatin si asciughi troppo perchè la frutta mantiene la preparazione umida e succosa, provate se vi va.

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Per oggi è tutto, vi lascio in compagnia di Perla che vi porterà a fare un giro sul tetto♥

Perla Velux


Straccetti ai funghi Porcini, Caprino e Dragoncello.

straccetti Tery porcini 1-1

Ingredienti:

  • pasta corta a piacere (io straccetti),
  • funghi porcini freschi,
  • burro (di soia) o olio evo,
  • formaggio di capra fresco e tenero,
  • latte di capra q.b. (facoltativo, sostituibile con latte vaccino o di soia),
  • dragoncello fresco,
  • sale,
  • pepe verde macinato.

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Dragoncello

Come fare:

dopo aver mondato i funghi, tagliarli non troppo sottili e scottarli nel burro o olio per qualche minuto (devono rimanere croccanti), salare e pepare a gusto personale.

In una pentola capiente (dove salteremo la pasta) far scioglier il burro col latte di capra (o vedere ingredienti), spegnere il fuoco ed aggiungere il formaggio fresco di capra, il dragoncello tritato,  versare la pasta e, saltandola,  amalgamare il tutto.

Io non aggiungo il parmigiano.

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Torta Salata con Acetosa e Cipolla.

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Il mio approccio con le erbe è lo stesso che ho con i funghi, non avendo fatto corsi né per le une né per gli altri, preferisco andar per gradi ed aggiungere ogni anno un’erba o un fungo diversi.

L’acetosa l’ho conosciuta l’anno scorso e da quel giorno la curiosità di saperne di più mi è rimasta appiccicata addosso, ora, l’averla trovata nei campi vicino casa mi ha rinnovato la voglia di iniziare a sperimentare ricette con lei.

Questa ricetta, l’ho trovata su uno dei due piccoli libricini che mi erano stati regalati: l’erbario in tavola. Li ho trovati anche in rete,la prima parte ad un prezzo irrisorio mentre la seconda, a mio parere, ad un prezzo ingiustificato.

C’è anche in rete, un copia-incolla  ma a me piace provarle le ricette, specie quelle con le erbe che solitamente vedo nei campi ma che non immaginerei mai di poter portare in tavola per mangiarle.

In cucina mi piace essere affidabile, provare, modificare a piacere mio, condividere e spiegare, mi è già capitato che mi domandassero: che sapore ha? E voglio poter rispondere.

In questo caso rispondo prima, questa è una tortina dal sapore particolare, l’erba acetosa, lo dice anche il nome, è aspra e richiede la vicinanza di ingredienti che l’addolciscano un pò, quindi, non fatevi spaventare dalla presenza dello zucchero di canna è, per questa torta, il marito perfetto.

Acetosa foglia-001n

Il suo nome latino è Rumex acetosa, Rumex significa Lancia ed è proprio ad una lancia che assomigliano le foglie; questo vi aiuterà a riconoscerla e non confonderla, nel dubbio assaggiatela ed il suo sapore di aceto vi confermerà che state raccogliendo l’erba giusta.

In Lombardia la chiamano Erba Brusca e nel Milanese le fu dedicata anche una canzone..

L’Acetosa vanta una lunga storia, dal libricino: gli Egizi la raccoglievano in abbondanza e la servivano a fine pasto, come digestivo, persino alla mensa dei Faraoni; anche i Romani ne fecero molto uso, sia in cucina che come medicinale e la si ritrova menzionata da molti autori, fra i quali non manca Virgilio.

Nel Medioevo la si coglieva tenera per farne minestre e salse e per aggiungerla alle insalate, sottolineandone anche il valore medicinale, come in questo passo dei Consulti medici del Cocchi:

“Sia il pranzo consistente in minestra brodosa molto, di carne con pane e paste, e bollitura di lattuga o d’acetosa”

In alcune Regioni dell’Inghilterra veniva usata per sostituire le mele in torte e pasticcini nel periodo «vacante», quando cioè le ultime mele conservate durante l’inverno erano finite ma non era ancora spuntata l’uva spina.

Sul libricino ho trovato anche questa chicca:

Il Cuoco Piemontese, pubblicazione del 1766, riporta questa  Salsa verde all’Acetosa:

“Pestate un pugillo di acetosa in un mortaio, spremetene il sugo, indi passatelo allo staccio; mettetevi dentro del buon butirro maneggiato con farina, sale e pepe grosso, fate legare la salsa sul fuoco e servitene tanto di grasso come di magro”

Assai simile a questa preparazione è un’antica salsa lombarda: quella detta all’ erba brusca.

Ora andiamo in cucina, è da pochissimo che mi sono avvicinata alla pasta brisè ed ho notato che l’aggiunta di farina di tapioca rende l’impasto vellutato e setoso, quindi continuo così.

torta salata acetosa alto n-001

Ingredienti per una teglia da 24 cm.:

Per la Pasta Brisè, mia versione:

  • 150 g. di  farina 00,
  • 70 g. di farina di tapioca,
  • 100 g. di burro freddo tagliato a cubetti (per gli intolleranti al lattosio usare il burro di soia),
  • 1 tuorlo,
  • brodo vegetale freddissimo (al posto dell’acqua),
  • 1 pizzico di sale affumicato.

Ingredienti per il ripieno:

  • 500 g. di foglie di acetosa (io non l’ho pesata ma ne avevo un bel cesto pieno),
  • 2 grandi cipolle (rosse),
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • olio EVO,
  • 1 dl di panna liquida (per gli intoleranti al lattosio adoperare quella di soia o riso),
  • sale affumicato,
  • spalla cotta a pezzetti (facoltativa).

Collage torta acetosa-001n

Come ho fatto la brisè:

ho messo nel robot da cucina (con le lame da impasto in plastica) le 2 farine ed il sale, ho miscelato ed ho aggiunto il burro freddo tagliato a cubetti piccoli.

Ho azionato il robot ad intermittenza fino ad ottenere un composto sbriciolato, ho unito il tuorlo, ho riazionato ed ho aggiunto man mano il brodo vegetale necessario ad ottenere un bel composto vellutato ed omogeneo.

Ho formato una palla e l’ho avvolta nella pellicola, ho riposto in frigorifero per alcune ore.

cipolle affettate n -001

Come ho preparato il ripieno:

ho affettato sottilmente le cipolle, le ho messe in una padella con l’olio e lo zucchero, ho mescolato bene e le ho coperte, a filo, con dell’ acqua e le ho cotte fino a farle diventare trasparenti, se necessario aggiungere acqua bollente.

Appena pronte le ho scolate ed ho messo nella stessa padella l’acetosa ed il sale affumicato, ho coperto e l’ho fatta cuocere nella sua acqua di vegetazione.

Ho scoperto, alzato la fiamma e fatto asciugare il composto, ho tritato finemente ed aggiunto la spalla cotta.

Ho preriscaldato il forno a 180° C.

Ho steso la pasta ed ho foderato la teglia, ne ho bucherellato il fondo ed ho infornato fino a doratura.

Ho sfornato, ho fatto un primo strato con le cipolle, un secondo con l’acetosa, ho versato la panna, ho coperto con la stagnola ed ho infornato abbassando la temperatura a 180° C., per 20 minuti, ho tolto la stagnola ed ho continuato la cottura per altri 15 minuti

la ricetta originale prevede una gratatina di noce moscata sulla panna ma non la ritengo necessaria.

Varianti: si può aggiungere del formaggio a scelta nel composto di acetosa o mettere un tuorlo e parmigiano nel composto di panna, per attenuare il sapore dell’acetosa si possono aggiungere delle patate bollite schiacciate ecc. fate come vi piace.

Torta salata acetosa fetta-002n

Buona domenica, alla prossima ricetta.


Le Nespole del Giappone al rum, smaltiscono la sbornia sotto un Crumble delizioso.

crumble di nespole si-001si

Ho specificato Nespole del Giappone perchè, per me, fino a pochi anni fa, le nespole erano queste:

Nespola libro-001

Mentre, in questa ricetta ci sono queste:

nespola del Giappone-002

Per ingrandire le foto cliccare.

Mi scuso per aver fotografato le pagine ma, credetemi, è scritto talmente in piccolo che avrei dovuto adoperare la lente d’ingrandimento, altre volte l’ho fatto ma ultimamente la vista mi si è abbassata parecchio, a voi basta cliccare l’immagine per leggere agevolmente.

Io provo un affetto quasi materno per questo frutto, come mi è capitato col topinambour e l’avocado.

Mi succede sempre quando vedo languire giorno dopo giorno questi prodotti al reparto frutta e verdura dei supermercati.

Gli alberi di nespole del Giappone capiterà anche a voi di vederli nei giardini, spesso questi frutti vengono lasciati cadere, a nessuno interessano, un pò come succede con i caki, meglio andarli a comperare al supermercato… l’anno scorso parlai in un post di queste nespole dimenticate nei giardini.

Nespolo-001

Nespolo del Giappone.

A differenza della Nespola della prima foto, che sono dolcissime, queste sono un pò aspre e non danno il meglio a crudo, un pò come le mele cotogne.

Quando le ho comperate non sapevo ancora cosa ne avrei fatto, troppo poche per marmellate e gelatine e troppo rischioso prepararle come contorno agrodolce.

Avevo in frigorifero un avanzo di granella delle coppe all’avocado e coccoe il crumble è venuto da sé; la base per i crumble è fatta con farina burro e zucchero alla quale si possono aggiungere, secondo il proprio gusto: fiocchi d’avena, mais, frutta secca ecc.

Avendo un sapore abbastanza neutro, le nespole del Giappone non litigano con spezie e aromi, in questo caso ho scelto il rum, un semplice rum, quello dolce che si adopera per fare il punch.

nespole dietro clafoutis-001

Nespole del Giappone e i loro semi.

Ingredienti:

  • 500 g. di nespole del Giappone, pelate, private dei semi e della pellicola interna che li contiene,
  • 2 cucchiai di zucchero Muscovado,
  • 1/2 bicchiere d’ acqua,
  • 4 cucchiai di rum per punch (se adoperate quello normale aggiungere 1 cucchiaio di zucchero).

Ingredienti per il crumble (copio incollo dal post):

queste sono le dosi per l’altra ricetta, se vi avanza, come nel mio caso, mettere la granella in un vaso di vetro e conservarla in frigorifero.

  • 50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
  • 50 g di fiocchi di mais,
  • 50 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado,
  • (farina di kamut, burro, zucchero di canna, aggiunti per questa ricetta).

collage crumble nespole-001

Come preparare il crumble:

per questa ricetta ho preparato una base con farina di kamut, burro e zucchero ed ho aggiunto la granella che è fatta così (copio-incollo dal post):

far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocch di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.

Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.

Come fare:

mettere le nespole pulite e tagliate a pezzetti in un tegame con lo zucchero e acqua, portare ad ebollizione ed aggiungere il rum, alzare la fiamma per far evaporare l’alcol, mettere il coperchio, abbassare la fiamma e far ammorbidire le nespole.

Imburrare una pirofila da forno, adagiare le nespole e ricoprirle con il crumble.

Infornare a 180°C. per 30/35 minuti.

crumble di nespole2-001

Con i semi, che potete vedere sullo sfondo, si può fare il Liquore Nespolino, troverete le ricette in rete, io ho scelto questa.

Se lo fate potete adoperarlo al posto del rum e magari inserire nel crumble della farina di amaretti, ottenuta macinandoli oppure sbriciolarli grossolanamente, provate.

Un’altra idea con le nespole del Giappone (cliccare sulla foto):


Salsa al Cren.

salsina cren prosciutto finocchi pane nero-001

La foto dà qualche idea per gustare questa salsina al cren, a Trieste, questa radice, viene grattugiata direttamente sul prosciutto cotto caldo, sui bolliti (porcina, lingua ecc.), per me è troppo forte e leggendo qua e là ho estrapolato un pò di informazioni e le ho messe assieme.

L’ho trovata deliziosa con il finocchio, credo che sia perfetta anche con le patate bollite.

Torre delle polveri Bad Bleiberg e rafano-001

In Austria e Slovenia mi capita spesso di trovare la pianta un pò dappertutto, qui, dalle mie parti non mi è mai successo di vederla se non sottovuoto al supermercato.

cren-001

Il Cren è una pianta erbacea perenne originaria del Sud Est europeo, è frequente come specie sia coltivata che spontanea in luoghi freschi, sui bordi delle strade o lungo i corsi d’acqua, negli incolti e vicino alle stalle.

 É diffusa sia in Europa che in Asia occidentale, America settentrionale e Nuova Zelanda. In Italia le forme coltivate, pur arrivando a fioritura, non producono semi; tale sterilità viene ovviata con una propagazione diretta mediante l’utilizzazione di porzioni di radici che, tagliate a pezzi e lasciate asciugare per una miglior cicatrizzazione, vengono interrate in solchi non molto profondi.

Rafano vicino Torre delle polveri Bad Bleiberg-001

 La tecnica culturale del rafano non richiede particolari accorgimenti; al fine di ottenere una radice uniformemente sviluppata si preferisce destinare la pianta a un terreno leggero, fresco e ricco di sostanze organiche.

 Come si è detto, la parte edule è costituita dalla gossa radice a fittone, molto carnosa, di colore bianco- giallastro esternamente e bianco all’interno.

Il suo principale componente aromatico è la sinifrina, un composto solforato che sotto l’az ione di un enz ima libera altri componenti tra cui un olio essenz iale dall’odore e sapore molto intensi e piccanti.

Il rafano è ricco di amminoacidi, glucidi, enz imi, vitamina C, oli essenz iali, sali di potassio, ferro e calcio.

Notizie sull’impiego anche terapeutico del rafano risalgono a qualche secolo fa, l’attività più nota fin dall’antichità dell’estratto delle radici è quello antiscorbutica, attualmente, alle radici sono riconosciute proprietà stimolanti dell’appetito, diuretiche, depurative, sono inoltre efficaci, macerate in vino, latte o birra, nel reumatismo.

Verso la fine dell’estate del secondo anno inizia la raccolta delle radici ma, trattandosi di piante perenni, possono anche essere lasciate nel terreno togliendole al momento dell’uso.

cren radice-001

A Trieste, nelle trattorie, agriturismi e dove viene usata molto, la radice viene conservata in acqua fredda che va cambiata giornalmente, altro metodo di conservazione casalingo è quello di tagliare la radice, tenerla qualche giorno in un panno umido, chiuderla in un panno asciutto e conservarla in frigorifero; la radice così si manterrà per qualche settimana.

 Per una conservazione più lunga grattugiarla e metterla in vasetti di vetro con aceto o limone.

Ingredienti:

  •  100 g. di Cren grattugiata, 50 g. di pane grattugiato, 20 g. di burro (1 noce),
  • 2 cucchiaini di z ucchero,
  • 1/2 cucchiano da caffè di senape in polvere, 2 cucchiai di aceto di mele,
  • 1 mestolino di brodo vegetale,
  • crema di latte (panna fresca) o besciamella per una conservaz ione più lunga.

Come fare:

far rosolare il pane grattugiato nel burro sciolto, abbassare la fiamma ed aggiungere il cren, la senape e lo z ucchero, mescolare bene con un cucchiaio di legno ed aggiungere l’aceto ed il brodo, portare ad ebolliz ione, spegnere il fuoco ed aggiungere la crema di latte, amalgamare bene.

Al posto della crema di latte si può adoperare della besciamella non troppo soda.

salsina al cren,-001

Varianti:

celiaci: sostituire il pane grattugiato con quello da prontuario;

intolleranti al lattosio, vegani : sostituire la crema di latte ed il burro con derivati dalla soia o riso e Tahini.


Fagiolini avvolti in sciarpa croccante di Sbrinz.

fagiolini imbacuccati alto-002

Vi ho parlato spesso di Milva, di quanto lavori e con quanto amore lo faccia.

Sono andata a trovarla  ed ho visto questa cassettina di fagiolini:

fagiolini cassetta Milva-001

e mi è venuta un’idea:

Lampadina impolverata-001

L’idea, per dire la verità l’ho rubata a ello, infatti è lui che mi ha insegnato questa leccornia.

Un giorno mi ha detto: perchè non fai i fagiolini come li facevano a Pioverno (Venzone/Gemona)?

Fai rosolare nel burro un pò di cipolla (lui ha aggiunto anche di bruciacchiare il burro ma io mi sono opposta ) unisci i fagiolini lessati, alla fine aggiungi una bella manciata di formaggio e una grattugiata di pepe.

E così ho fatto (in questo caso ho omesso la cipolla).

Ingredienti:

  • fagiolini a piacere, lessati al dente in acqua salata,
  • burro chiarificato ma potete adoperare anche quello di soia, se vi va,
  • SBRINZ DOP gratuggiato (per chi non l’avesse Parmigiano o formaggio stagionato a piacere) anche per la sciarpa,
  • pepe (verde),
  • sale se occorre.
fagiolini tegame-001
Il procedimento lo trovate sottolineato in corsivo/grassetto più su, io aggiungo quello per la cialdina:

io ho adopero un tegame di ghisa, l’ ho riscaldato bene ed ho  cosparso il fondo con una manciata di SBRINZ DOP grattugiato, ho abbassato la fiamma e l’ho lasciato amalgamare.

Quando la cialda era ancora morbido (in questo caso, senza farina di mais, la cialda è elastica e si riesce a modellare) ne ho ricavato 2 rettangoli che ho avvolto attorno ad un cilindro (quello per i cannoli) e, dopo aver sfilato le “sciarpe le ho riempite con i fagiolini.

Può essere un’idea per un antipasto, per avere un effetto cromatico migliore di questo potete lessare i fagiolini come sopra, metterli in acqua fredda per conservarne il colore e condirli a freddo o tiepido.

Fagiolini vestiti con cialda di Sbrinz brochure-001


Dolce Magiaro di ciliegie (Cyühölcsös Kocka) tra Storia, Metereologia e Mitologia.

Dolce magiaro alle ciliege-002 

Scipione ci ha liberati dai Cartaginesi ma non è riuscito a tenere lontana l’ ondata di caldo.

Minosse, visti i tempi che sono cambiati, spera di trovare il cibo per il suo Minotauro tra le vittime della calura.

Non occorreva scomodare la storia e la mitologia per dare il nome alla normale “canicola estiva”, mal sopportata forse perchè preceduta da stagioni anomale che si stanno trasformando da eccezioni in normalità.

Nonostante tutto a casa mia il forno si continua ad accendere, come noto anche in altre cucine del web, eppoi, come scrive Fabiana (Fabipasticcio) io devo stare in cucina, perchè è proprio lì che nascono i miei post, nei gesti antichi di montare gli albumi a neve e domandarmi chi sarà stato a pensarci per primo?

Ho sempre una domanda (senza risposta) per tanti gesti che ormai si danno per scontati, oggi c’è la chimica ma un tempo? Un tempo era l’ingegno umano, l’istinto, la necessità di evolversi, di andare avanti.

Oggi abbiamo la pappa pronta e possediamo un patrimonio storico culinario che ci rende fortunati e ricchi, facciamone tesoro e facciamo sì che anche le generazioni a seguire possano beneficiarne.

Quando andavo a dar da mangiare a Celeste di fronte all’asilo avevo notato un enorme albero ricchissimo di nespole, perfettamente mature e sanissime e mi sono chiesta: perchè le “educatrici” non coinvolgono i bambini e preparano una marmellata assieme?

Certo non mettere i bambini  vicino al fornello ma coinvolgerli nella snocciolatura, farli assistere alle prime fasi e poi, le educatrici che si fermano sempre dopo che i bambini sono andati via, terminare la preparazione per poi, l’indomani, offrire una bella merenda a base di pane e marmellata?

Arriviamo alla ricetta, la fonte è sempre il libro di Emilia Valli: 1000 ricette con la frutta, libro supereconomico che veniva anche dato con un quotidiano, io l’ho trovato in quei cestoni al supermercato, €uro 3,90.

Solitamente non modifico le ricette di questo libro ma in questo caso ho dato un bel taglio alla dose di zucchero  ed ho adoperato il burro di soia, le ciliege arrivano dalla Grecia e non mi è dispiaciuto contribuire all’economia di quel paese mal governato che, lo ripeto sempre, potrebbe vivere soltanto di turismo e far vivere bene i suoi abitanti punto!

Ingredienti per una teglia quadrata di 21 cm. di lato:

  • 4 uova,
  • 150 g. di farina 00,
  • 250 g. di zucchero (150),
  • 250 g. di burro (200 di soia),
  • 350 g. di ciliegie3 mature (400),
  • burro per lo stampo,
  • 1 busta di zucchero a velo (io quantità sufficiente a coprire la torta, zucchero a velo ottenuto  nel macinacaffè),
  • sale per gli albumi,
  • cardamomo,
  • chiodi di garofano,
  • cannella.

Collage dolce magiaro-001 

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Denocciolare le ciliege, io le ho tagliate a metà (rotto dennocciolatore    ) e messe con 2 cucchiai di zucchero a macerare.

Lavorare a crema il burro con lo zucchero, incorporare i tuorli uno alla volta ed aggiungere, sempre un pò alla volta la farina col setaccio, aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve col pizzico di sale (io aggiungo, secondo la quantità, un pò di succo di limone che mi aiuta a non farli smontare se li lascio lì).

Versare il composto nello stampo imburrato (o rivestito con carta forno) e livellarlo, disporre le ciliege intere o a metà come me, infornare per c.ca 35 minuti.

Far raffreddare, sformare e spolverizzare con lo zucchero a velo.

L’altra blogger ha adoperato una miscela di fiori io consiglio anche cardamomo, chiodi di garofano, cannella, provate

Dolce Magiaro di ciliege fetta-001 

Sono stata a trovare Celeste nella sua nuova casa, l’ho presa in braccio e mi sono goduta le sue fusa ed il suo sguardo Celeste, ciao.


Tortino di orzo mondo con porri, sedano e la carezza del vento.

♥♥♥

…Trieste ha una scontrosa grazia.

Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.

Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.

Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.”

(Umberto Saba)

Mare Trieste

Ieri, mentre ritornavo dalla visita a Celeste ho preso la strada secondaria che attraversa le immense campagne circostanti.

Il cielo era limpido e c’era una strana atmosfera nell’aria, quando ho aumentato un pò la velocità il vento è entrato a spettinarmi e rinfrescarmi, ed è allora che è successo qualcosa, quel vento profumava di mare, il mio mare di Trieste, quello che mi fa sentire spesso un’emigrante malinconica in una terra meravigliosa ma che non mi appartiene.

Erano anni che non provavo più quella sensazione di pace e serenità, sentire quel profumo e quella sensazione di calore sulla pelle, è stato come se il mare avesse mandato quel vento a farmi una carezza.

Tortino di orzo mondo con porri e sedano.

Ingredienti per 2 persone:

  • 100 g. di orzo mondo Bio,
  • 1 porro ,
  • 1 bella costa di sedano,
  • 1 cucchiaio di olio EVO,
  • brodo vegetale,
  • parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaio di burro di soia,
  • sale.

Come fare:

controllare che l’orzo non abbia sassolini ecc. lavarlo e metterlo in ammollo per 6 ore.

Metterlo nella pentola a pressione aggiungendo brodo vegetale, dal sibilo cuocere 50 minuti.

Nel frattempo tagliare porro e sedano a rondelle sottili e far stufare in olio EVO per circa 10 minuti, aggiungere l’orzo con poco liquido di cottura, aggiustare di sale e far insaporire per qualche minuto a fuoco vivace.

Versare il composto in una pirofila unta d’olio e spolverizzare con parmigiano grattugiato e fiocchetti di burro di soia, infornare per 30 minuti fino al formarsi della crosticina.

Essendomi avanzato un pò di composto ho preso 2 foglietti di pasta fillo, li ho unti con olio EVO ed ho fatto una tortina salata.

Pensando che ello non si sarebbe neanche avvicinato alla preparazione ho lasciato metà tortino per il giorno dopo ma, ma ello l’ha intercettato e se l’è pappato tutto, compresa la tortina, quasi tutta perchè ho voluto assaggiarla anch’io, mai dare nulla per scontato con ello.

Buona domenica.


Focaccia dolce con le Albicocche Viaggiatrici (senza glutine)

Nel post precedente ho raccontato del dolce da forno per ello, ed ecco qui cosa ho preparato per lui con le albicocche viaggiatrici.

L’idea iniziale era un clafoutis ma l’impasto necessitava di 1 ora di riposo ed ello non poteva aspettare, la fame incalzava e non concedeva molto tempo.

Spesso, quando cerco una ricetta veloce da fare consulto i miei “I Buonissimi”, ormai tutte le ricette sperimentate sono state un successo e per questo ormai vado a colpo sicuro.

Questa focaccia può essere fatta anche con altra frutta, proverò a sostituire il burro con l’olio di semi (anche se uso sempre il burro di soia), è velocissima da fare ed è favolosa mangiata fredda di frigorifero il giorno dopo, provate.

Vi racconterò qualcosa sulle albicocche.

Le albicocche sono capitate in Italia in epoca romana, partendo dalla Cina ed attraversando, qualche millennio prima di Cristo, l’India, l’Egitto, la Persia e l’Armenia.

Alla diffusione delle albicocche nel bacino del Mediterraneo hanno contribuito gli Arabi, mentre in America e nell’ Africa meridionale le albicocche sono comparse “soltanto” nel XVIII secolo.

Da noi viene coltivata particolarmente in Piemonte, Emilia Romagna, Campania, la maturazione naturale avviene in giugno ed è quindi da imputare a questo lo scarso sapore delle albicocche che troviamo sui banchi dei negozi anzitempo  ;-) (n.d.r.).

Le cultivar più precoci sono “Bulida” diffuse in Spagna e la “Palummella”, popolare in Campania; queste due cultivar maturano in giugno ed offrono frutti grossi, giallo oro, screziati di rosso con la polpa molto profumata.

Più tardive sono la “Reale” e la “Precoce di Imola”, seguite dalla “Paviot” e la “Baracca”, quest’ultima, molto zuccherina è indicata per le marmellate.

É un frutto apprezzato per l’elevato contenuto di vitamina A, contiene sali minerali, soprattutto Potassio, zuccheri, acido pantotenico e carotenoidi che rendono il frutto utilissimo per problemi in campo visivo, indicate per reumatismi e anemia.

In cosmetica viene consigliata una maschera per le pelli grasse, la polpa delle albicocche ridona colorito e morbidezza alla pelle (a questo proposito voglio indicarvi un link che ho scoperto per caso stamane, lì troverete indicazioni per la vostra bellezza usando prodotti naturali: Le pappe cosmetiche.

Ingredienti:

  • 500 g. di albicocche,
  • 90 g. di zucchero (40 di fruttosio),
  • 110 g. di burro morbido (burro di soia),
  • 90 g. di farina bianca (ho adoperato un avanzo di farina senza glutine del blitz di mele di Felix),
  • 2 uova,
  • 1 bustina di cremortartaro (con spiga),
  • sale,
  • zucchero a velo ottenuto macinando il fruttosio nel macinino da caffè.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C.

Lavare le albicocche, snocciolarle e tagliarle a metà, in una terrina mescolare la farina, il sale, lo zucchero, il burro e le uova; a questo punto incorporare il lievito e le albicocche, amalgamare.

Versare il composto nella tortiera ed infornare per 30/35 minuti.

Sfornarlo, farlo raffreddare e servire tiepido o freddo come ho consigliato prima.

Non posso fare a meno di mettere una foto di Celeste che oggi, forse, andrà in una casa piena di amore, ieri all’asilo hanno tappato con dei mattoni il piccolo passaggio che usava Celeste per andare a proteggersi dalla pioggia ed un bambino (sempre quel brutto bambino dell’altra volta) con in mano una scopa la cercava, ma lei era al sicuro vicino a me e, non viste, lo guardavamo col ghigno.


Petto di pollo alle pesche Tabacchiere.

É ancora presto per trovare le Pesche Tabacchiere ma oggi ho cercato qualcosa nel mio archivio per l’ aggiornamento, ieri ho fatto un “reblog” di un post di Fausta, l’ho trovato pacato, ha saputo dire senza dire, dal canto mio ho dovuto subirmi  la parata dove gli sforzi per farla diventare utile ed indispensabile…hanno rasentato il ridicolo, non posso fare a meno di pensare alla frase di  Maria Antonietta: se non hanno pane che mangino le brioche!!

Ma oggi niente brioche, oggi si mangia il Petto di pollo alle pesche tabacchiere o Saturnine, la ricetta trovata sul libro “1000 ricette con la frutta” consiglia le pesche nettarine, in qualsiasi caso devono essere pesche sode.

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 petto di pollo (doppio),
  • 2 pesche Tabacchiere (o nettarine),
  • farina,
  • 1 cucchiaino di miele,
  • 1 cucchiaino di senape al dragoncello (o quella che desiderate purchè sia dolce),
  • qualche cucchiaio di panna (di soia),
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 1 noce di burro (di soia),
  • 1 cucchiaio di aceto di mele,
  • sale,
  • pepe (rosa).

Come fare:

dividere a metà il petto di pollo, strofinare le 2 parti con sale e pepe, infarinare e rosolare in padella con l’olio e burro, appena sarà rosolata una parte, girare ed unire le pesche pelate e tagliate a spicchi, coprir e stufare per una decina di minuti.

Spennellare i petti con la senape e spruzzarli con l’aceto di mele, aggiungere il miele e la panna, coprire e cuocere ancora per 10 minuti.

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida domenica :-)


Risotto con Sclopit e Salamella (Risòt cul sclupit e lujànie).

Ho avuto una settimana Celeste, con qualche pennellata di Rosso, c’è stata anche qualche spruzzata di Grigio ed anche molte secchiate di Nero viste le notizie e le tragedie di un’Italia allo sfascio.

Voglio chiuderla con una nota di Verde, colore della speranza, da non perdere mai anche se un detto Triestino recita: chi vive sperando muore… ma noi speriamo ancora.

É il verde dell’ultimo Sclopit che ha raggiunto la fioritura, quelle che vedete nella foto sono le capsule che contengono i semi, se le stringete tra le dita scoppiano ed è per questo che qui la Silene Vulgaris/Bubbolini/Carletti/Crepaterra/Cuïn/Erba del cucco/Minuto/Schioppettini/Stridoli/Strigoli/Stringoli/Tagliatelle della Madonna/Verzuli/Grisol, prende il nome di Sclopit.

Ho raccolto i germogli che, complice la pioggia che fatto crescere l’erba alta, hanno potuto nascere indisturbati, li ho adoperati per farne un risotto, si lo so, ora direte: ma non c’era bisogno di un altro risotto con lo sclopit, lo conosciamo già, ma io vi sfido: questo non lo conoscete.

Per dirla tutta non avrei avuto neanche bisogno di consultare il libro della cucina di Carnia ma ormai lo sfoglio sempre quando devo mettermi ai fornelli con prodotti regalati dalla natura, al posto della Lujànie ho adoperato la salamella, non la conoscevo, una pasta di salame macinata molto fine che in cottura si divide e si amalgama perfettamente alla preparazione, magra da non aver bisogno di previa sgrassatura, lo sapete, non sono vegetariana e quindi, nel caso lo foste, evitate la salamella e regalatevi pure un leggero scalogno o cipollotto tritati soffritti leggermente, nel burro di soia magari, come faccio sempre anch’io.

Ingredienti per 4 persone (2):

  • 160 g. di riso superfino (100 g. riso Vialone Nano Friulano Domenico Fraccaroli),
  • 400 g. di sclopit (silene) (non l’ho pesato ma era un bel mazzetto),
  • 200 g. di salamella (pasta di salame),
  • 1 l. di brodo (ho adoperato l’acqua leggermente salata dove ho fatto bollire altro sclopit),
  • 1 cucchiaio di burro (burro di soia q.b.),
  • 1 spicchio d’aglio (vestito, messo e tolto),
  • formaggio grattugiato (parmigiano reggiano per ello),
  • sale,
  • pepe (peperoncino di Calabria Garofalo,che è davvero buono).

Come fare:

mondare lo sclopit, spezzettarlo e saltarlo nel burro e l’aglio vestito), farlo appassire e toglierlo e metterlo da parte, sbriciolare la salamella ed unirla al condimento, scottarla leggermente ed aggiungere il riso,. tostarlo e portarlo a cottura come al solito aggiungendo l’acqua di cottura dell’altro sclopit, poco prima di aver raggiunto la cottura unire lo sclopit tenuto da parte, amalgamare e mantecare, fuori dal fuoco, con il parmigiano (questo per ello).

Io ho tolto la mia parte, non ho mantecato e non ho messo il formaggio perchè volevo sentire i sapori in purezza, la mia parte di sclopit, compreso quello cotto per il brodo l’ho frullata con poca acqua di cottura ed olio EVO e l’ho adoperata per la mantecatura che ha insaporito ulteriormente di Verde il mio risotto rendendolo cremoso, provate se vi va.


Bocconcini di vitello alle fragole.

Bocconcini vitello alle fragole

Non ci crederete ma sto ancora preparando il post sulla passeggiata nei campi con annesso laboratorio e degustazione di sabato scorso perchè attendo qualche foto bella fatta da Joel il delizioso cameriere-fotografo del Ristorante agli Amici di Godia

Nel frattempo ho cucinato qualcosina, ho realizzato piatti che da tempo avevo nel cuore e nella mente, ho ascoltato il cuculo, ho dormito poco per il caldo, ho coccolato Perla ed Ello oppure  Ello e Perla ;-)

Tra questo qualcosina ci sono questi bocconcini di vitello alle fragole.

Non mangio molta carne però qualcosina si, però dev’ essere tenera, poca e cucinata in maniera sfiziosa e magari colorata, esattamente così come questa che è anche senza glutine perchè ho infarinato la carne nella farina di riso.

Io ho adoperato il burro di soia ma voi potete usare farina normale, burro chiarificato, olio evo, fate come più vi piace, anche le scaloppine potete lasciarle semplicemente come sono, l’importante è batterle per renderle sottili.

Ingredienti per una persona:

  • 3 bocconcini ricavati con un coppapasta da 2 scaloppine battute col batticarne,
  • farina di riso,
  • burro di soia,
  • porto bianco per sfumare,
  • fragole,
  • sale,
  • pepe verde.

Come fare:

con una parte delle fragole fate una purea che passerete al colino per eliminare i semini.

Dopo aver ricavato dalle scaloppine i bocconcini, infarinarli e rosolarli nel burro (che dev’essere abbondante) da ambo i lati, sfumare con il porto bianco (se preferite vino) e, a fuoco forte far asciugare quasi del tutto il sugo.

Aggiungere la purea di fragole, salare e pepare e lasciare sul fuoco ancora qualche minuto.

Servire decorando con le fragole e buon appetito :-)


Risotto alla Calendula

Risotto alla Calendula.

Ingredienti per 1 persona:

  • 100 g. di riso vialone nano friulano (Domenico Fraccaroli),
  • fiori secchi e freschi di Calendula più foglie,
  • 1 piccolo scalogno,
  • infuso di Calendula,
  • mandorle,
  • fiocchi di lievito,
  • sale,
  • pepe bianco,
  • olio evo,
  • burro di soia.

Come fare:

preparare un infuso di calendula, filtrare e mettere i petali, assieme allo scalogno grattugiato in una pentola con olio evo e burro di soia.

Lasciar cuocere lentamente aggiungendo poco alla volta l’infuso, quando lo scalogno sarà diventato trasparente, frullare e rimettere in pentola.

Aggiungere il riso e farlo tostare, continuare la cottura aggiungendo l’infuso, aggiustare di sale, una grattugiata di pepe bianco e portare a termine la cottura aggiungndo un cucchiaio abbondante di petali freschi.

Nel frattempo sbollentare le foglie di calendula per togliere la punta di amarognolo, frullarle assieme a delle mandorle, olio evo, sale e mettere da parte.

Raggiunta la cottura del riso, spegnere il fuoco e mantecare con la miscela di fiocchi di lievito e mandorle tritate (io ho usato mandorle per non alterare il sapore delicato della calendula).

Impiattare a piacere (o ho adoperato uno stampo a ciambellina), decorare con la salsa ottenuta con le foglie ed un fiore che è commestibile ;-)


Millefoglie alle fragole.

Millefoglie alle fragole.

Ce l’ho fatta, finalmente sono riuscita a sdivanare l’amor-bradipo ed a trascinarlo fuori dalle mura domestiche.

Senza fare Kilometri da queste parti c’è molto da vedere, basta avere voglia di “fare 4 passi”…

Dopo essere stati a mangiare la trota a Cergneu nella solita trattoria all’aperto con le vasche a vista:

breve passeggiata per visitare quel che resta del Castello:

La “bella” Castellana in posa plastica…

*Pare che la personificazione della superbia e della crudeltà, si fossero concretizzate nell’ultimo dei conti di Cergneu Savorgnan Brazzà il quale, tra l’altro, ammazzava personalmente affinché “no restassin al mont a mangiâ di bant” quanti, tra i suoi coloni o servitori, fossero arrivati ai sessant’anni.

Il giorno del suo sessantesimo compleanno, un pover’uomo di Ramandolo cominciò, prima di imboccare la strada del castello di Cergneu, a salutare per l’ultima volta amici e parenti.

Ma il figlio dell’uomo, volendo porre fine a quell’usanza crudele, diede al padre un coltello per uccidere, raccomandandosi a San Giovanni Battista, quel conte sanguinario.

Con il coltello nascosto sotto la camicia, l’uomo si presentò al conte che lo condusse Verso la Val del Montana, dove fu fatto inginocchiare con la testa rivolta verso la fossa.

Giunto il momento d’agire, il poveretto, preso il coltello, si girò verso il conte colpendolo al ventre e, “distirantlu come che al fos stât un purcit”, lo gettò nella fossa a lui destinata.

Il Battista aveva protetto non solo il colono, ma aveva salvato quanti fossero arrivati ai…sessanta.

A questo santo, secondo la tradizione, si deve anche la “salvezza” dell’ala rimasta integra di questo castello.

Cergneu era stato assalito da un nobile che, con i suoi soldati, voleva espugnarlo e, in parte, c’era riuscito.

Da un varco tra le mura che stavano cedendo, uscì con i due figlioletti, la contessa Sigismonda che, in nome di Giovanni Battista da cui affermava discendere, implorò pietà.

La risposta fu che sarebbe stata risparmiata solo se avesse presentato i documenti che certificassero tale parentela.

Così, dopo aver risalito faticosamente quanto restava del castello, la nobildonna ritornò con un rotolo di pergamena che certificava la sua discendenza dal grande santo.

L’assalitore, a questo punto, se ne andò non prima di coprirsi il volto e di stringere con rispetto la mano di Sigismonda lasciando, così, integra l’ultima ala, quella ancora visibile, del castello.*  (Tratto da qui).

Dal 1999 al 2005 ci sono state 5 campagne di scavi archeologici per la messa in sicurezza ed il consolidamento della muratura.

Ed ora arrivo alla ricetta, questo dolcetto l’ho preparato ieri al nostro ritorno, m’incuriosiva molto la “cialda” fatta senza albume e con la passata di fragole, da rifare e da “rivisitare”.

Ingredienti per 12 cialde del diametro di 8 cm. (più avanzi da adoperare per crumble, base cheese cake ecc.):

  • 50 g. di farina,
  • 180 g. di zucchero,
  • 100 g. di farina di mandorle (mandorle tritate finemente),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 100 g. di fragole frullate e setacciate.

Ingredienti per la farcitura  e guarnizione:

  • fragole tagliate a pezzetti piccoli,
  • panna montata (io vegetale),
  • zucchero a piacere.

Come fare le cialde:

impastare la farina con lo zucchero, il passato di fragola, il burro sciolto e la farina di mandorle, far riposare 20 minuti.

Rivestire la teglia del forno con la carta e stendere l’impasto con una spatola formando uno strato sottile (io l’ho volutamente fatto più spesso).

Infornare a 180° C. (ventilato) fino a che la superficie apparirà dorata e croccante (se fate lo strato sottile), sfornare ed attendere qualche minuto affinchè si indurisca ma non troppo, quindi ritagliare 12 dischetti (o forme a piacere).

Preparare la salsa di fragole alla stessa maniera del passato, zuccherandola o facendola bollire assieme ad un bicchierino di distillato se vi piace, io l’ho preparata in purezza.

Comporre la millefoglie su un letto di salsa, alternando la cialda ai pezzettini di fragola e panna,  si possono anche far macerare le fragole con zucchero e foglioline di menta o, con aceto balsamico che con le fragole fa sempre la sua figura .

 


Asparagi bianchi al cartoccio, profumatissimi.

Faccio fatica a cambiare post, mi sono affezionata al riccetto meraviglioso  che, per chiarezza, non è mio (magari!!!) e per non perderlo di vista l’ ho messo al sicuro sulla colonna a dx, lì non rischia di essere investito.

Okkei, sistemato il riccio ora vi lascio questa ricetta che ho preso dal libro di ricette dell’Hotel Sacher, loro scrivono “asparagi del Marchenfeld   al forno” ma, credo che “Asparagi al cartoccio” sia perfetto perchè è proprio nel cartoccio che vanno in forno.

Ho fatto una prova, soltanto per me (ello, lo sapete che è riluttante alle cose strane), se avessi saputo ne avrei fatti il doppio, triplo, ma la stagione degli asparagi continua e continuerò anch’io, anche in questo caso le varianti sono infinite.

Il risultato cambia a seconda delle erbe aromatiche che si adoperano, si può anche osare qualche succo diverso, anche della glassa di aceto balsamico, insomma, bocca desidera.

Qualche cenno storico sugli asparagi:

la specie coltivata deriva da una forma spontanea, presente in natura anche attualmente e diffusa in parte dell’Europa, in Africa settentrionale e Asia occidentale.

Tale coltura è assai antica anche nel nostro paese; originario forse della Mesopotamia, l’asparago si sarebbe da qui diffuso in Egitto, Grecia, Ucraina, Italia e della tecnica di coltivazione parla anche Catone nel suo “De Agricoltura”.

Dalle tante notizie si apprende che, sebbene siano trascorsi alcuni millenni essa non è di molto cambiata, un nuovo impulso si è avuto intorno al 1700 con la comparsa della razza olandese dalla quale discendono il precoce e il tardivo francese di Argenteuil e altri tipi più recenti, da allora la coltivazione dell’Asparago si è diffusa in tutta l’ Europa e negli Stati Uniti.

Essendo pianta assai adatta alla forzatura, la sua produzione si spinge molto al di là dei tempi normali (primavera) e perciò la si trova facilmente fuori stagione.

Principali costituenti: oltre al 93% di acqua, nell’asparago sono presenti proteine, zuccheri, sali minerali (manganese, ferro, fosforo (per il cervello ;-) , calcio e magnesio), vitamine A e B e inoltre mucillagini, sostanze amare e asparagina.

Ed ora passiamo alla ricetta, quella del libro è per voi, se volete provare, io vi do le mie dosi e quello che ho aggiunto di mio (pochino ;-) )

Ingredienti per la mia porzione:

  • 4 asparagi bianchi (Veneto Padova),
  • 1 pizzico di zucchero,
  • 1 cucchiaio di burro di soia (potete usare anche l’olio evo),
  • erbe aromatiche (foto): dragoncello, coriandolo, cerfoglio, prezzemolo (produzione propria),
  • succo di 1/2 arancia,
  • scorza d’arancia,
  • sale rosa e sale affumicato.

Perfetti temperatura e tempo di cottura indicati nel libro, provate!!!

Spero di non avervi annoiate/i ma di avervi dato un’idea (anzi il Sacher) per adoperare questo meraviglioso ortaggio.


Rita Levi Montalcini, 103 anni per una donna straordinaria: Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita, lei fa tutte 2 le cose….

Foto dal web

Sono sempre stata affascinata dalla forza  contenuta nelle donne minute, quelle che credi possano cadere al primo soffio di vento e che invece il vento non riesce a spostare, è la loro intelligenza che le sposta, che le porta lontano, alla scoperta di realtà da migliorare, di popoli da aiutare, di nuovi studi da intraprendere, donne instancabili.

Cito Madre Teresa di Calcutta, Coco Chanel, Edith Piaf, e cito anche Antonella di Trisomia 21, donna bellissima, minuta con un’energia che non conosce ostacoli.

Sono donne che potresti sollevare con una mano ed invece sono loro che, ognuna nel loro settore, con diversi obiettivi hanno  un comun denominatore: rendere “visibile” il cervello delle donne, il loro coraggio, e sono determinate a far si che nessuno interrompa questa corsa verso la civiltà, con un dito sollevano il mondo, con forza e decisione e, come dice Rita, con ottimismo.

La frase della Signora Rita riassume il pensiero di molte donne e dovremmo tenerla a portata di mano quando si sta per spegnere quella luce, nutrirsi di essa e ripartire.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Se volete approfondire, Vera ha pubblicato un post che contiene, oltre le frasi significative di Rita anche altri appofondimenti, lei lo fa bene, scrive col cuore usando il cervello.

Chissà se La Signora Rita (faccio difficoltà a darle del tu) gradirebbe una fetta di torta alle fragole, in fondo che compleanno è senza torta? Ci staranno tutte le 103 candeline? Certo che si :-)

Torta di fragole senza glutine

Ieri pomeriggio, mentre ello riposava, ho fatto questa torta, di fragole, nascerebbe ciambella ma nei miei “spostamenti” qualcosa è andato storto, quindi continuo col quadrato.

Questa è una torta di quelle che, hovogliadidolcecosapossofaredibuonoeveloce? Ecco la risposta.

Nel web ho trovato una versione simile con farine differenti, l’olio al posto del burro, oltre le fragole un’aggiunta di pesche, credo davvero che si possa variare come si vuole, il risultato è una torta umida, perfetta per colazione e merenda, una coccola espressa per se e per chi amate.

Io ho adoperato la farina senza glutine del blitz di mele di Felix che è autolievitante, ho aggiunto soltanto una puntina di bicarbonato.

Io vi do le dosi originali e, al solito, le mie varianti tra parentesi.

Ingredienti per uno stampo a ciambella ( nel mio caso quadrato 20×20):

  • 300 g. di farina per dolci (io senza glutine da prontuario autolievitante),
  • 200 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 dl c.ca di latte (di soia),
  • 3 uova,
  • 1 bustina di lievito (puntina bicarbonato),
  • 300 g. di fragole a pezzetti,
  • sale.

Come fare:

accendere il forno a 200°C. e preparate la teglia o imburrandola o rivestendola, come ho fatto io, con carta forno bagnata e strizzata (se la  teglia non è apribile, la carta forno  aiuta nello sformarla).

Sbattere le uova con lo zucchero, unire il burro fuso e, poca alla volta, la farina alternata al latte, alla fine unire il sale, il lievito ed il restante latte, aggiungere le fragole spezzettate (c’è chi le fa macerare nello zucchero e limone ma io ho preferito così), versare il tutto nello stampo ed infornare per 50 minuti abbassando la temperatura a 180°C. per 50 minuti se ciambella, io un’ora.

Per renderla più livellata dopo un pò l’ho capovolta (come si fa con la caprese), avrei voluto decorarla in un altro modo ma, nel frattempo ello si era alzato e voleva la “merenda” :-)

Auguri Rita, 100 di questi anni ancora, c’è bisogno di Lei…


Strucul di cavoce (Rotolo di zucca)…

Ieri era giovedì grasso, l’ho saputo per caso parlando con Annina la vicina nel pomeriggio, per dir la verità non ci penso per niente al carnevale, feste che mi passano accanto senza che me ne accorga.

Quando vivevo a Trieste era un pò diverso, lì, anche non volendo, sentivo l’atmosfera nell’aria, vuoi per il Carnevale di Servola, vuoi per quello di Muggia e poi, diciamolo, il triestino è gioioso, compagnone e non è strano incontrare per strada più adulti mascherati e coppie di anziani che bambini.

I friulani, nemici giuratidei Triestini, hanno persino pasticciato la scritta Trieste dai cartelli stradali adiacenti lo Stadio… dicono che siamo chiassosi e superficiali, sarà anche così, ma mai come in questo momento è perfetta la strofa di una canzone triestina: “Sempre alegri, mai passion, viva là e po’ bon!”.

Nell’attesa che mi arrivi l’ispirazione per le fritole, per questo fine settimana vi lascio una ricetta Friulana, il rotolo di zucca, praticamente è simile allo  strucolo de spinaze, una pasta di patate farcita, arrotolata in un tovagliolo e cotta nell’acqua, si taglia a fette e si condisce con burro fuso e pangrattato, nelle trattorie del Carso quello con gli spinaci viene spesso condito con del sugo d’arrosto.

Prima di presentarvi la ricetta volevo parlarvi del Montasio, formaggio che compare quasi sempre nelle ricette Friulane di un tempo.

Il Montasio, prodotto in una zona che comprende il Friuli oltre alle province di Belluno, Treviso, Padova e Venezia, è un formaggio nato nel Medioevo dalle abili mani dei casari dell’Abbazia di Moggio, in Carnia.

(Ora nell’Abbazia ci sono le Clarisse, monache di clausura, se doveste passare da quelle parti vi auguro di riuscire ad ascoltarle mentre fanno le prove di canto, un’emozione indescrivibile per me poi che adoro la musica per organo.)

La sua produzione, pian piano, si allargò a tutto il territorio delle Tre Venezie, fino ad arrivare, ai giorni nostri, a oltre 100.000 quintali.

La preparazione di questo formaggio, che ancora oggi nell’uso regionale comune è più noto con il vecchio nome di Latteria, è una delle vecchie istituzioni friulane.

Si tratta di un formaggio a pasta soda, prodotto con latte di vacca, la cui preparazione è stata tramandata di padre in figlio, fino a quando le nuove generazioni lo hanno trasformato in un prodotto dalle caratteristiche organolettiche ben stabilite e distinte.

Il Montasio è apprezzabile per la presenza di fermenti lattici vivi in numero ancora elevato anche al momento del consumo: una flora lattica che riesce altamente benefica alla digestione e apportatrice di alti valori nutrizionali e di minerali.

Confezionato in forme cilindriche, piatte, di circa 5/9 kg. viemne messo in vendita nei diversi tempi di stagionatura:

  • fresco, stagionato da due a cinque mesi, di gusto delicato (da tavola);
  • mezzano, dopo una stagionatura di 5-12 mesi, a pasta più gustosa e sapida;
  • stravecchio, dopo oltre un anno di stagionatura, ormai a pasta dal gusto piccante (da grattugia)**

**Vi assicuro che quest’ultimo non vi farà rimpiangere il parmigiano!

Ingredienti per 6 persone (ricetta originale):

  • 1/2 kilo di patate,
  • 200 g. di farina,
  • 2 uova,
  • 120 g. di burro (1 cucchiaio è per la pasta di patate) (io ho usato quello di soia),
  • (ricotta affumicata per condire).

Per il ripieno:

  • 750 g. di zucca (io quella della foto),
  • 250 g. di ricotta fresca,
  • 80 g. di Montasio grattugiato,
  • 60 g. di pangrattato,
  • sale e pepe ( omesso il pepe).

Come fare la pasta di patate:

lessare le patate, sbucciarle, schiacciarle e mescolare il cucchiaio di burro morbido, 1 uovo, un pizzico di sale e la farina.

Preparare un panetto che  stenderete su un tovagliolo infarinato (usatene uno che avete lavato senza l’ammorbidente e risciacquato bene).

Come preparare la farcia (la ricetta originale dice di lessare la zucca in acqua salata):

io ho cotto la zucca in forno a 180°C., tagliata a fette che ho avvolto nella stagnola, sono cotte quando cedono alla forchetta.

Raccogliere la polpa in una terrina e mescolarla alla ricotta, al formaggio grattugiatoed il restante uovo sbattuto leggermente con il sale (assaggiate).

Stendere la farcia sulla pasta di patate, arrotolare, legare le estremità ed immergere in una pentola capiente con acqua a bollore per 20 minuti, sgocciolare, far raffreddare e togliere il tovagliolo.

Tagliare il rotolo a fette e condirlo con burro e pangrattato, io ho aggiunto la ricotta affumicata che, ripeto, con la zucca ci sta d’incanto.

Questa è una di quelle preparazioni dalle mille varianti, usando le patate viola l’effetto sarà scenografico, colorando la pasta con lo zafferano e usando per la farcia le quasi-introvabili carote nere si otterrà un giallo/nero elegantissimo, insomma c’è da sbizzarrirsi, considerando che è davvero di semplice esecuzione, provate se vi va.

Qui troverete altre informazioni, più dettagliate sul Montasio ed anche qualche ricetta.


Tagliatelle Pasticciate, riciclare con gusto.

 Tagliatelle riciclo sfornate

Anche per un’amante della pasta come me, le tagliatelle ottenute da 500 g. di farina sono troppe e, concedendomi lo strappo con quelle al caffè (che vi consiglio vivamente), le altre le ho riunite in una terrina, le ho unte per non farle attaccare ed ho pensato di pasticciarle con una besciamella al porro e della pasta di salame, prodotto che ello mi porta puntualmente a casa.

Mi piace riciclare il cibo, vestirlo di nuovo, trasformarlo, buttarlo MAI! Ed è così che, dopo i vari esperimenti con le tagliatelle, ho unito tutti gli avanzi in una pirofila, nulla di particolare, ma con la variante della besciamella al porro, questa teglia ha diffuso meravigliosi profumi.

Besciamella al porro.

La besciamella al porro l’ho ottenuta semplicemente con latte di soia, farina, il tutto nel microonde come Qui, io non ho aggiunto altro al latte e farina considerando che avrei aggiunto il porro brasato e frullato e la pasta di salame sgrassata anche questa in microonde, risciacquata, si, l’ho risciacquata per alleggerirla ulteriormente, se siete vegetariani/vegani  potete omettere.

L’idea di condire la besciamella non è mia, ho visto già qualcosa in giro, certo che è una splendida soluzione per condire ed insaporire, senza peccato, una lasagna e quant’altro, broccoli, cavoli, verze, carote, barbabietole, zucca e chi più ne ha più ne metta.

collage tagliatelle riciclo

Bene, dopo aver mescolato nella terrina gli ingredienti ho fatto uno strato in una pirofila, ho messo qualche fiocchetto di burro di soia (potete usare quello normale) e del parmigiano grattugiato (per i vegani il parmigiano vegano ottenuto utilizzando i fiocchi di lievito, del tofu affumicato grattugiato, sale affumicato e un mix di semi tostati) non molto, ho fatto un altro strato, altri fiocchetti altro parmigiano ed ho infornato a 200°C. per c.ca 15 minuti, altri 3/4 minuti con funzione grill.

Che dire? Se avessi avuto 3 teglie ello le avrebbe mangiate tutte, e pure io.

Per oggi è tutto, vi lascio la foto della fettadi torta salata che ho fatto con gli avanzi di porro e pasta di salame, semplicissima.


La passione del riciclo in un Muffin (Farina di Panettone e bucce di Zucca) e già che c’ero ho riciclato anche la carta forno.

Oggi ho una di quelle giornate che io definisco ludico-culinarie, mi sono svegliata ed ho ripreso subito il pensiero che avevo prima di addormentarmi cioè quello di fare una ricetta adoperando la farina di panettone che avevo già utilizzato per fare le lasagne (più sotto c’è il link).

Neanche il tempo muffo è riuscito a smontare il mio entusiasmo e complice una trasferta di lavoro di ello che lo terrà fuori casa fino a sera, io, topolina biricchina sto ballando follemente per la cucina.

Questi muffin nascono da una  serie di combinazioni che conferma la mia (e non solo) tesi che nulla succede per caso.

Tutto ha avuto inizio da 2 boccioni di plastica, si, avete letto bene 2 semplici, insignificanti, odiosissimi boccioni di plastica di ello.

Dovete sapere che mister ello ormai beve acqua soltanto se proviene dal distributore del comune ed è contenuta  in uno dei suoi 2 boccioni che a turno sposta da una macchina all’altra per cui quando è su una i boccioni sono sull’altra e viceversa.

Durante il giorno mi telefona ed io spero sempre che mi dica: amore mi manchi, ti amo ecc., invece mi dice:

dove sono i boccioni?

Amore saranno nell’altra macchina…

Tutti 2?

Non so amore, io non li adopero i tuoi boccioni.

Mah, fai sparire sempre tutto… e chiude la comunicazione.

Ieri mattina, stremata ho deciso di andargliene a comperare uno stock, però non è facile trovare i boccioni di plastica ma soltanto tanichette, o boccioni di vetro che sono anche più igienici.

L’ultima spiaggia è stata (grazie a messer pc) l’ Enologica Friulana che sta dall’altra parte della città.

Cicola e ciacola alla fine il titolare mi dice: le faccio un regalino e mi regala una rivista, l’ho sfogliata e mi si è aperto un mondo:

ma ci sono anche ricette, perfetto, perchè sa, io ho un piccolo blog di cucina.

Ah si? Allora non è un caso se è arrivata fin qui, la invito lunedì alla presentazione di un libro e le presento una persona che fa corsi su come adoperare le erbe e i fiori in cucina, s’intende di funghi e quant’altro.

Evvai!!!

Allora ci vediamo lunedì, mi ha fatto piacere conoscerla.

Anche a me, arrivederci e grazie.

Arrivo alla ricetta però non senza condividere con voi quanto ho trovato sulla storia dei muffin, io non la conoscevo ed ora mi sento molto più informata.

“Il muffin è un dolce simile al plum cake, di forma rotonda con la cima a calotta semisferica senza glassa di rivestimento.

Si possono preparare con ripieno di mirtilli, cioccolato, cetrioli (?), lampone, cannella, zucca, noce, limone, banana, arancia, pesca, fragola, mandorle e carote (e molto altro aggiungo io).

In genere i muffin si tengono in un palmo della mano e si consumano in un sol boccone.

La parola muffin viene citata per la prima volta in Inghilterra nel 1703 con la scritta moofin.

Qualcuno la fa derivare dal francese mouflet, che significa soffice, inteso come il pane, altri dal tedesco muffen che significa piccole torte.

Le prime versioni di muffin erano meno nobili.

Il fornaio di famiglia, inizialmente, cucinava i muffin per la servitù, con i rimasugli del pane del giorno prima e con i rimasugli di lavorazione di biscotti, mescolando il tutto con delle patate schiacciate.

Il tutto veniva fritto facendo divenire il composto così ottenuto leggero e croccante.

Quando questo dolcetto venne scoperto dai signori inglesi dell’epoca diventò l’accompagnaento preferito per l’ora del te.

La ricetta che mi ha ispirato questo riciclo l’ho trovata proprio in quella rivista ed è di un giovane chef che, assieme ad altri 2 giovani gestisce un ristorantino (soltanto per la metratura però) di pesce che ha dato una geniale alternativa alla clientela delle prosciutterie di San Daniele del Friuli.

Dal momento che in 3 non arrivano ai 75 anni voglio fargli un pò di pubblicità, se vi trovate dalle parti di San Daniele del Friuli, frazione Villanova per l’esattezza, andate a trovarli, Giulia, Nicola e Stefano (l’ideatore del muffin) vi accoglieranno in un ambiente informale, accogliente, luminoso, fresco e giovane, mangerete benissimo spendendo il giusto, qui la qualità/prezzo è indiscutibilmente rispettata:

Ristorantino ai Sapori                       Telefono: 0432 95 30 25

Via Giacomo Bernè, 33                             Giorno di chiusura: domenica

Villanova frazione di                                 Coperti: 25-30 (esterni 20)

(San Daniele del Friuli)                             Prezzo medio: 25, 30 €.

Ci siamo, ecco la ricetta originale con tra parentesi le mie varianti:

  • 350 g. di farina (250 g. farina di panettone, 50 g. farina di mandorle, 50 g. farina di castagne),
  • 200 g. di zucca (io (Butternut)gli scarti, buccia e polpa, della pumpkin pie),
  • 60 g. di zucchero bianco (50 g. zucchero aromatizzato alla vaniglia),
  • 60 g. di zucchero di canna (omesso),
  • 3 uova,
  • 150 g. di burro (di soia),
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • 100 ml di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di cannella (fiori di cannella macinati),
  • 3 cucchiaini da caffè di zenzero in polvere (io 1/2 radice di zenzero fresco grattugiato),
  • 1 pò di noce moscata (omessa).

Per fare la farina di panettone, mettere il panettone sbriciolato grossolanamente in forno a 110°C. per 10 minuti poi abbassate a 90°C. muovendo e sbriciolando il panettone,lasciare lo sportello leggermente aperto.

Il procedimento è diverso dal primo (quello dell”insolito menù) ma questa volta le fette erano più grosse, l’importante è non “abbrustolirlo” troppo.

Mettere le briciole ottenute nel robot (io assieme alla farina di mandorle e quella di castagne) e ridurre a farina (vedi collage).

Come fare da ricetta originale tra parentesi le mie varianti:

far asciugare la polpa della zucca in una padella antiaderente per circa 20 minuti

(avevo bucce e polpa già cotte).

Schiacciare la polpa rendendo il composto cremoso.

(ho frullato col minipimer assieme a poco latte di soia).

Far sciogliere il burro e lasciarlo raffreddare, unire lo zucchero e lavorare finchè risulti ben spumoso.

(ho lavorato il burro con lo zucchero ridotto a velo assieme ai fiori di cannella).

Aggiungere le uova ed incorporare nell’ordine: farina, lievito e la polpa di zucca, infine unire il latte e le spezie, mescolando delicatamente.

(soltanto lo zenzero in quanto i fiori di cannella erano già nell’impasto di burro).

Versare il composto nelle formine o in stampino di alluminio e cuocere in forno per circa 25 minuti a 180° C.

Stefano, nella sua ricetta, alla fine scava il muffin al centro ed lo farcisce con della mostarda di zucca (che proverò e condividerò) e lo serve con della crema Chantilly calda.

( io li ho farciti con la  marmellata di zucca fatta da me).

Con questa dose sono venuti 13 muffin che io ho diviso in sacchetti e messi in congelatore (Nigella docet), all’occorrenza tirarli fuori qualche ora prima e, volendo riscaldarli in forno (meglio no MW).

Mentre il panettone si stava asciugando in forno ho preparato gli stampini con la carta forno riciclata, quella dove appoggio il pane a riscaldare per ello.

L’ho stropicciata, l’ho bagnata e strizzata bene, l’ho appoggiata sopra uno stampino rotondo in alluminio ed ho appoggiato sopra un altro stampino per dargli la forma ed ho messo in forno ad asciugare, volevo avessero un aspetto rustico ed il risultato mi ha soddisfatta.

Qui come fare la farina di panettone ed altre ricette e se avete dubbi io sono a disposizione…ah dimenticavo: sono sublimi

Altre informazioni sul muffin qui, certamente il sito più completo, tecnico, esaustivo che esiste in rete (sempre secondo me)

Occhio che Perla vi tiene d’occhio.

P.S.: sapete dov’erano i boccioni? Erano sotto il sedile della macchina, però me l’ha detto stamattina con fare mogio mogio.


Torta di zucca (Pumpkin Pie)

Eccomi qui, a parlare di una cosa seria, molto seria, della celiachia, perchè la celiachia per molto tempo sconosciuta ai più, ora inizia ad avere la giusta attenzione, non è ancora presa sul serio da molti ristoratori che sottovalutano la pericolosità della contaminazione del cibo glutinoso con quello non glutinoso, mandando a volte le persone all’ospedale.

Ed è anche per questo che è importante parlarne, anzi cucinarne di cibo senza glutine e se lo fanno anche persone che non sono celiache dimostra che il cibo per celiaci è semplicemente cibo, buono, saporito,certo, sarà più complicato panificare, impastare perchè le farine senza glutine non collaborano in questo senso.

Spesso, mentre preparo qualcosa mi accorgo che cucino senza glutine e non è così difficile ed il sapore è sorprendente.

Così è stato nel preparare questa torta, come farina ho scelto la mia “solita” farina di grano saraceno con spiga di certificazione ovviamente.

Per la ricetta integrale vi mando da lei, nel suo Castello in Giardino.

Ingredienti per la pasta brisè che, non ci crederete, è la prima volta che faccio e se avessi immaginato com’è facile avrei iniziato molto prima ;-) , ho scelto la versione che consiglia Felix (quella con l’uovo):

per una teglia di 14 cm.di diametro:

  • 100 g di farina di grano saraceno,
  • 40 g. di burro di soia,
  • 1/2 uovo,
  • pizzichino-ino di sale,
  • 1 cucchiaino d’acqua.

Come fare:

mettere il sale nella farina e mescolare assieme al burro, aggiungere l’uovo e l’acqua, riporre in frigorifero 2 ore.

Ingredienti per il ripieno:

  • 220 g. di polpa di zucca già asciugata (Butternut), ottenuta mettendo le fette in forno avvolte da stagnola (180°C. x 40 minuti),
  • 100 g. di panna di soia,
  • 50 g. di zucchero Muscovado,
  • 1 uovo,
  • 1/2 Fava Tonka grattugiata (sa di mandorla amara e “simula” gli amaretti che ci stanno benissimo con la zucca),
  • 50 g. di gocce di cioccolato fondente,
  • cioccolato fondente fuso e “bon bon arancioni” per decorare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Setacciare o frullare la polpa della zucca ed unirla agli altri ingredienti, per ultime le gocce di cioccolato.

Versare il composto nella teglia foderata con la pasta brisè ed infornare a 200°C. per 15 minuti, abbassare poi a 180 °C. per 40/45 minuti.

Io, data la grandezza della mia teglia ho variato i tempi in 10 minuti a 200°C. e 35 minuti a 180°C.

Avrete notato che ho riesumato la Fava Tonka, perchè noi blogger seguiamo spesso le mode e la povera Tonkita dopo mesi di luci della ribalta era finita nel dimenticatoio.

Non sono una fanatica delle mode ma se una cosa mi piace mi piace e basta,  l’aroma di mandorla che rilascia è perfetto per questa torta, avrei voluto giocare col rosmarino o rimanere fedele a cannella e zenzero ma volevo cambiare.

Le gocce di cioccolato e l’uso dello zucchero muscovado completano l’opera.

Certamente una torta da rifare.


Buona domenica.


Panettone di castagne: quando la festa era festa davvero, anche con poco.

“Questo semplice panettone sostituiva il panettone di Natale quando ancora questo non esisteva o quando i contadini non potevano permetterselo”

Chi ha avuto l'”ardire” e la pazienza di seguirmi fin qui saprà quanto io mi emozioni a leggere queste presentazioni nelle ricette.

La mia mente inizia a fantasticare ed immagina e crea gli scenari, vedo mamme che mandano i bambini in cantina a prendere la frutta secca che hanno messo da parte dopo il raccolto, vedo il papà che prende dalla credenza “della festa” la preziosissima bottiglia di rum e ne versa oculatamente la dose necessaria per il dolce (ma vedo anche che ne aprofitta per farsi un “cichettino” ;-) ), vedo la figlia più grande andare nel pollaio a prendere le uova ed il burro ottenuto con la zangola e poi conservato al fresco immerso nell’acqua.

Già che sei là, prendi anche la farina e lo zucchero…

si mamma, quanto ne prendo?

Porta qui i sacchi interi, poi ci penso io…

Scriverei tutto il giorno quello che “vedo” ma lo so che voi, forse, siete curiosi di leggere questa semplice ricetta piena di storia, di semplicità, di amore e di rispetto per i preziosi doni della terra, ed io sono bramosa di scriverla per voi.

La ricetta aveva delle lacune, il burro era tra gli ingredienti ma non nel procedimento, ho improvvisato e, dal momento che lo rifarò per il giorno di Natale (ordine tassativo di “ello”) apporterò alcune modifiche, per esempio monterò a neve ferma gli albumi e l’inserirò all’ultimo (come per la caprese) anche se, essendo l’impasto “pesante” l’albume non avrà la forza per sostenerlo…ma vedremo ;-)

Ingredienti:

  • 250 g. di castagne secche,
  • 100 g. di nocciole sgusciate,
  • 100 g. di gherigli di noci,
  • 100 g. di fichi secchi,
  • 50 g. di una passa (80 amollata nel rum),
  • 250 g. di farina bianca,
  • 250 g. di zucchero (meglio se di canna), io ne ho messi 150 g.
  • 150 g. di burro (io di soia),
  • 4 uova,
  • un bicchiere di rum.

Come fare (la lavorazione l’ho modificata inserendo il burro che mancava nella descrizione):

lessare le castagne ammollate per una notte, passarle al passaverdure (io schiacciapatate).

Lavorare il burro con lo zucchero, aggiungere un uovo alla volta ed amalgamare, unire la purea di castagne, le nocciole, le noci e i fichi secchi tritati, l’uva passa (lavata mi raccomando!!!), che ho ammollato nel rum, il rum stesso ed infine poca alla volta la farina.

Nel libro dicono che l’impasto sarà “molto consistente”, tanto da consigliare di dargli la forma di un salame.

Io ho ottenuto un impasto consistente ma non tanto da poterlo fare ed ho scelto di inaugurare lo stampo a stella regalatomi da Solema.

Infornare “a calore moderato” (io ho messo 165°C.) per 30/40 minuti (io quasi un’ora, per via della forma,credo), dicono di fare la prova stecchino però essendo all’ interno la purea di castagne non uscirà mai asciutto, quindi regolatevi.

Dopo sformato l’ho decorato appoggiando un vecchio centrino e spolverizzato con lo zucchero a velo, ci starebbe bene anche una glassa con all’interno frammenti di marron glacè..ma fate voi.

Consiglio la quantità di zucchero che ho usato io perchè altrimenti il “panettone” sarebbe tropo dolce.

Fetta lunga

Fetta corta, d’altronde come si fa a tagliare una stella? Certo, prima si tagliano le punte poi rimane il cerchio e si tagliano le fette, ma come ho fatto a non capirlo prima? 

Vi consiglio, a proposito di burro di visitare questo sito, è davvero interessante

Vi auguro un bel fine settimana.


Zuppa alla birra.

Era da un sacco di tempo che avevo in mente di  fare questa zuppa alla birra che mangio spesso in Austria, ne ho sequestrata una e, scartabellando tra i miei libri storici  (questo è del 1978)  ho trovato una ricetta per utilizzarla.

Foto dal web

Ingredienti per 4 persone (io ho fatto metà dose ):

  • 1 litro di birra chiara tedesca (io ho usato quella  della foto),
  • 40 g. di burro (burro di soia),
  • 50 g. di farina,
  • 1 pizzico di cannella in polvere,
  • sale (affumicato),
  • pepe,
  • 1 cucchiaio scarso di zucchero (omesso),
  • 1 dl. di panna liquida (di soia),
  • crostini di pane,
  • erba cipollina.

Come fare:

preparare un rue con burro e farina e quando il composto è dorato e liscio versare la birra, mescolare, salare, pepare ed aggiungere la cannella, mettere lo zucchero (se lo adoperate).

Far bolllire qualche minuto, aggiungere la panna (io ne ho lasciata un pò per la decorazione).

Preparare i crostini di pane nel forno (senza burro).

Versare la zuppa nelle tazze da consomme o dove desiderate, riempite una metà della tazza con la panna montata e l’altra metà con i crostini dorati, rifinire con fili d’erba cipollina tagliati con la forbice.

Mahlzeit!!!

P. S. : La birra non dev’essere amara, il sapore è delicato, considerando che l’alcool evapora in cottura.


Variazioni di Pasta alla Zucca.

Farfalle alla zucca con uova di salmone

Come non essere sorridenti e gioiosi di fronte ad un carro di zucche? Così colorate, stortignaccole, bitorzolute, così diverse l’una dall’altra, sembra quasi di sentirle vociare su quel carro.

Avevo scritto un bel post (l’ultimo) nell’altro blog, mi dispiace non averlo salvato, ma qualcosa ricordo.

Parlavo di una zucca vanitosa che ama mettersi in mostra nelle piazze e farsi ammirare, di una zucca generosa che è stata un tempo  la carne dei poveri.

Raccontavo di una zucca disponibile e paziente che si lascia intagliare e diventa opera d’arte, una zucca dal carattere docile che ben accetta sia la compagnia salata che dolce ed ama profumarsi con aromi speziati.

E poverina, si presta anche ad essere ingrassata per partecipare a gare di zucca, proprio a Udine, nell’azienda agraria universitaria Antonio Servadei si coltivano zucche giganti ma, attenzione, no OGM ma bensì da incroci di semi di specie diverse.

Sopporta anche di essere associata all’ orribile festa di halloween che abbiamo avuto la malaugurata idea d’importare dall’America, ma forse sapere che illumina e colora  una  buia e tenebrosa notte di festa allevia la sua fatica.

Io ho portato la zucca al mare e l’ho abbinata alle uova di salmone, esperimento riuscito, certo le uova di salmone non devono prevalere ma danno alla pasta una sapidità ed un sapore particolare (burro, uova di salmone, saltare assieme alle farfalle, fatt0)

Le farfalle si ottengono pizzicando al centro dei rettangolini

Ingredienti per la sfoglia alla zucca:

  • 500 g. di farina (ho usato la semola rimacinata),
  • 350 g. di purea di zucca (ottenuta infornando la zucca con la buccia tagliata a fette nella stagnola a 180°C. per c.ca 30 minuti).
  • 1 uovo,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero.

Come fare la sfoglia:

essendo un impasto che va lavorato a lungo ho optato per la macchina del pane, inserendo nel cesto tutti gli ingredienti meno i semi di papavero che ho unito all’ultimo, la purea di zucca va inserita fredda dopo aver eliminato la buccia.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare al fresco per alcune ore (io l’ho preparato la sera per la mattina).

Stenderlo ed ottenere una sfoglia ( il libricino dice non troppo sottile ma io che ho fatto più formati ho diversificato lo spessore) che taglierete a rettangoli irregolari.

Immergerli come sempre in acqua bollente salata e tenerli a galla 3 minuti c.ca.

Scolare e condire a piacere: io ho usato questi condimenti:

Porro, pinoli semi di papavero

Ingredienti:

  • 50 g. di burro (di soia),
  • 50 g. di pinoli tostati,
  • rondelline di porro (o 1/2 cipolla),
  • parmigiano.

Come fare:

rosolare le rondelle di porro nel burro senza farle colorare, aggiungere i pinoli ed i semi di papavero, insaporire la pasta nel tegame, servire con una spolverata di parmigiano.

Cuoricini di zucca al gorgonzola

Io sono una grande estimatrice di questo abbinamento, la zucca dolce, il gorgonzola piccante ed un pò aggressivo, nella vita sarebbero la coppia perfetta  e lo è anche qui.

Far sciogliere il gorgonzola in poco latte, a fuoco dolce (non fate come me che l’ho perso di vista un attimo), deve rimanere cremoso e non deve rilasciare l’unto.

Blecs con burro, salvia e ricotta affumicata

Non riesco ad immaginare condimento più azzeccato, a Roma direbbero: a morte sua, ed è vero, il burro fuso: in Carnia lo fanno proprio diventare color bruno, lo chiamano ont, la salvia e la ricotta affumicata sono il condimento perfetto.

Se non gradite l’affumicato va bene anche un Montasio o un parmigiano.

Questo taglio l’ho visto nel libro di Cosetti Vecchia e Nuova Cucina di Carnia,lui fa de triangoli e li piega, proprio come ho cercato di fare io.


Gnochi de susini e di albicocche, con zucca e patate viola: dove osano i tordi.

 

Gnoco di zucca con susine e rosmarino.

Avendo già confezionato il modello base, questa volta ho dato qualche pennellata di colore per rallegrare questo anticipo di autunno che da giorni vela l’atmosfera.

E, dopo aver saputo la triste notizia della morte della cagnona adorata di Dauly, sua compagna fedele per 13 anni la mia storia intorno parlerà di animali, di un tordo.

Per una giusta e naturale legge di compensazione la mia intrinseca difficoltà a relazionarmi con le persone ha fatto si che avessi, al suo posto, un rapporto speciale con gli animali.

Tanti anni fa, abitavo ancora a Trieste, stavo facendo la mia solita corsetta sulla Napoleonica, quando volli deviare verso un sentiero interno ed è lì che lo vidi: era senza piume, gli occhi chiusi, mi tolsi la maglietta, lo avvolsi e via di corsa dal mio amico per sapere cosa fare per farlo vivere.

Mah, mi disse, el xe tropo picio (è troppo piccolo), difficile ch’el vivi (difficile che viva).

Ma che specie sarà? Non si può sapere, potrebbe essere un merlo, un tordo, una ghiandaia.

Dopo aver avuto le informazioni su come nutrirlo lo portai a casa (nb, a quel tempo avevo anche Lorenzo, il mio gatto rosso).

Lo chiamai Amore e per un pò di tempo  lo portai di nascosto al lavoro, davo qualche colpo alla scatola,  lui spalancava il becco tutto agitato e col contagocce lo “imbeccavo”.

Pian piano gli crebbero le prime piume, aprì gli occhietti ed incominciammo ad amoreggiare, mi dava bacini col becco mentre Lorenzo guardava immobile e rassegnato.

Lo lasciai a casa, ormai il gatto lo considerava un suo parente e lo osservava un pò indispettito quando Amore andava a farsi il bagnetto nella sua ciotola dell’acqua.

Crebbe bene e sano, 2 volte volò dalla finestra lasciata innavertitamente aperta, ma ormai mi conosceva e se lo chiamavo arrivava anche attratto dal boccone di carne macinata che stringevo tra le dita.

Quando tornavo a casa mi volava direttamente tra i capelli e se ne stava lì tranquillo mentre io facevo le cose.

 

Arrivò il momento che dovetti metterlo in gabbia, una grande gabbia, una voliera, ormai non potevo più lasciarlo libero, la mattina dovevo coprire con un enorme nylon la “sua” stanza e la cosa diventava impegnativa anche per una come me che mette sempre gli animali al primo posto.

Quando lo misi in gabbia mi guardò in un modo che ricordo ancora, oserei dire con odio e da quel momento non mi venne più sulla testa, non mi dette più “bacini” e si limitò a mangiare e a starsene per conto suo.

Ed è allora che presi la decisione di liberarlo.

Una domenica lo misi in una gabbia più piccola e lo portai nel campeggio in Istria (Medulin) dove una mia amica aveva la roulotte e rimaneva lì tutta l’estate.

Arrivati a destinazione, aprii la gabbia e lui volò via, ce n’erano molti di merli e tordi nel campeggio ma lui si riconosceva perchè era un pò più piccolo degli altri ed anche perchè, quando lo chiamavano Amoreee, lui chinava il capino verso il basso e buttava l’occhio.

Non si avvicinò mai a nessuno di loro ed io non lo rividi mai più, là ho avuto la conferma che a volte, anche se è doloroso, devi lasciar andare chi ami.

 

Ingredienti per gli gnocchi (io ho fatto metà dose):

  • 1 kilo di polpa caldissima di zucca,
  • 250 g. di farina (c.ca),
  • 1 tuorlo,
  • 1 cucchiaino di rosmarino secco in polvere (aggiunta personale).

Ingredienti per il ripieno:

  • susine mature snocciolate e tagliate a metà,
  • zucchero quantità a piacere (ho usato il fruttosio),
  • aghi di rosmarino fresco leggermente schiacciati ma lasciati interi.

Ingredienti per il condimento:

  • burro chiarificato o burro (io uso il burro di soia),
  • pane grattugiato,
  • aghi di rosmarino,
  • lo sciroppo della maceratura delle susine.

Prepariamo il ripieno:

mettere tutti gli ingredienti in una terrina e lasciar macerare per qualche ora mescolando di tanto in tanto, nel frattempo prepariamo gli gnocchi.

Come fare gli gnocchi:

Togliere semi e filamenti alla zucca, tagliarla a fette senza sbucciarla, avvolgerle nella stagnola ed infornarle a 180° C. per c.ca 30 minuti (controllare con una forchetta la consistenza della polpa).

Togliere la polpa con un cucchiaio ed aggiungere la proporzione di farina e tuorlo, unire la polvere di rosmarino.

Il composto sarà  molle ma non aggiungere troppa farina, cercare piuttosto di infarinare bene il tavolo e la superficie dell’impasto (nel frattempo l’acqua salata sarà  sul fuoco).

Con un coppapasta o un bicchiere ritagliare dei cerchi che assottiglierete aiutandovi con le mani infarinate, al centro mettere mezza susina, riempire l’incavo del nocciolo con un pò di sciroppo e richiudere, formare delicatamente lo gnocco ed appoggiandolo sulla schiumarola metterlo a bollire e intanto prepariamo il condimento.

Come fare il condimento:

far sciogliere in un padellino il tipo di burro scelto assieme agli aghi di rosmarino “stropicciati” (che poi toglieremo) e far tostare il pane grattugiato, la colorazione è a vostra discrezione, questa volta ho scelto di lasciare il condimento più liquido e chiaro.

Prepariamo il piatto:

scolare lo/gli gnocchi ed irrorarli con il burro e pangrattato, aggiungere a piacere lo sciroppo di maceratura delle susine.

 

Zucca/Rosmarino, Susina/Rosmarino, 2 abbinamenti sperimentati con successo in altre preparazioni ed apprezzate, provate!!

Ecco la seconda versione:

 

Gnocchi di patate viola con albicocche e cardamomo.

Come potete immaginare questi li avevo preparati quando avevo ancora le albicocche fresche dello “zio”, avevo anche le patate viola (sotto, anche se è già stato divulgato, vi darò l’indirizzo mail di una ragazza che le coltiva  e vende in piccole quantità) ed è stata folgorazione.

Ingredienti per gli gnocchi (metto le proporzioni della mia ricetta originale), ho fatto metà dose:

  • 1 Kg di patate kennebek (qui viola),
  • 250 g di farina 00,
  • 1 uovo + 1 tuorlo,
  • sale q.b.

Ingredienti per il ripieno:

  • albicocche fresche dolci,
  • cardamomo in polvere,
  • zucchero (fruttosio).

Ingredienti per il condimento:

  • burro a scelta (vedi ricetta sopra),
  • pane grattugiato (facoltativo, io non l’ho messo),
  • semi di papavero leggermente tostati.
  • sciroppo della maceratura albicocche.

Come fare il ripieno:

snocciolare le albicocche e tagliarle in quarti, zuccherarle ed aggiungere la polvere di cardamomo, lasciar macerare alcune ore mescolando di tanto in tanto.

Come fare gli gnocchi:

in questo caso il procedimento è il solito , essendo un impasto più consistente del primo, per stenderlo, ho usato il mattarello.

Nel frattempo far bolire l’acqua salata per la cottura.

Ritagliare i cerchi,allargarli, appoggiare al centro le albicocche, richiudere e procedere come sopra.

Come fare il condimento:

nello stesso pentolino dove sono stati tostati i semi di papavero, far sciogliere il burro scelto.

Prepariamo il piatto:

Scolare gli gnocchi, irrorarli col burro fuso e semi di papavero, aggiungere lo sciroppo di macerazione e gustare :-)

 


Torta Roja, Buon compleanno Ello♥

Ricordo ancora il primo compleanno trascorso assieme, eravamo in Croazia e stavo iniziando a portarlo dalla mia parte avvicinandolo alla natura, al mare, alle cose che piacciono a me.

Abituato a studiare prima a lavorare poi, aveva perso per strada altre cose, non sarà mai come me ed io non sarò mai come lui, ma il bello di stare insieme negli anni è proprio il fatto di diventare complementari.

Ma torniamo al compleanno, d’accordo col cameriere dell’albergo avevo fatto nascondere in camera la torta con allegate candeline (40 a quei tempi).

Ad un certo punto sono sparita ed ho preparato la scena, ho acceso le candeline, ho spento le luci e sono entrata in camera cantando sottovoce tanti auguri a te.

Ovviamente non se lo sarebbe mai aspettato, più in là mi ha detto: a parte il primo anno non ho mai avuto la torta con le candeline.

Sarò una romanticona o forse perchè non le ho mai avute neanch’io, le torte con le candeline mi emozionano sempre.

Ho cercato informazioni sulla torta Roja, un pò per sapere le sue origini ma non ho trovato nulla a parte una versione da Mammazan.

A me/noi è piaciuta e vi lascio la ricetta, provatela, ricotta e banane, una merenda nutriente e golosa anche per chi ha bambini.

Ingredienti per una tortiera da 32 cm.:

  • 250 g. di farina,
  • 500 g. di ricotta (ho usato la mia ricotta di kefir),
  • 200 g. di zucchero (150 g. di zucchero di canna),
  • 4 uova,
  • la buccia di 1/2 limone,
  • 1 bustina di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 6 banane mature,
  • 60 g. di farina di mandorle (ho usato farina di nocciole),
  • 1 cucchiaio di burro (di soia),
  • cannella,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare:

lavorare a crema i 4 tuorli con 180 g. di zucchero (130 zucchero di canna macinato a velo nel macinino da caffè),

In una ciotola setacciare la ricotta ed unirvi il composto di uova, unire poco alla volta la farina setacciata col lievito, amalgamare bene unendo la buccia di limone, la cannella ed il pizzico di sale.

Incorporare gli albumi e versare la crema ottenuta nella teglia imburrata ed infarinata (io l’ho fatto con la farina di nocciole).

Livellare la superficie e disporre a cerchi concentrici le fette di banana, cospargere con la farina di mandorle (nocciole), il restante zucchero (io di canna), qualche fiocchetto di burro.

Infornare a 180°C. per 40 minuti (io coperta con la stagnola per 30 minuti e 10 scoperta)

Questa torta non ha le candeline, la giornata è appena iniziata e la torta con le candeline arriverà stasera in privato.


Sformatini di melanzane.

Questa è la versione per un buffet, monoporzioni comode anche per un picnik all’aperto.

Questa invece è la versione adulta che ho provato a fare dimezzando le dosi e variando mettendo tra 2 strati di impasto dell’ Halloumi (formaggio greco) grattugiato, tra parentesi le mie dosi.

Ingredienti:

  • 700 g. di melanzane (2 medie),
  • 300 g. di pomodori maturi e sodi (3 San Marzano),
  • 6 cucchiai di parmigiano grattugiato (3),
  • 6 cucchiai di pangrattato (3),
  • 5 uova (2 grandi),
  • 1 mazzetto di basilico,
  • 5 cucchiai di latte (2 di soia),
  • 40 g. di burro (20 di soia),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

tagliare a cubetti le melanzane e metterle sotto sale per un’ora affinchè perdano l’acqua di vegetazione, scottare i pomodori, pelarli, togliere i semi, tagliarli a cubetti e metterli in un colino.

Sbattere leggermente le uova col latte, il formaggio, il pangrattato (lasciando da parte 1 cucchiaio), il basilico tritato, i cubetti di melanzane scolati ed asciugati, i dadini di pomodoro, regolare di sale e pepe ed amalgamare il tutto.

Imburrare la teglia (ho usato una da 18 cm.) cospargerla col pangrattato e versare il composto.

Io tra 2 strati ho messo il formaggio  Halloumi che può essere sostituito col feta, gruviera, fontina, provola ecc. ecc.

Sciogliere il burro e versarlo sulla superficie, infornare a 200°C. per 50 minuti fino a doratura.

Per le miniporzioni a me sono bastati 40 minuti (consideriamo che le melanzane sono crude).


Soufflè glacè alla carota, tofu, rosmarino e top all’ aceto balsamico.

Soufflè glacè alla carota, tofu, rosmarino e top (mini)all’ aceto balsamico.

Ingredienti della ricetta originale, tra parentesi le mie varianti.

  • 250 gr yogurt bianco (120 tofu cremoso),
  • 3 albumi (del peso di circa 100gr) (50 g.),
  • 200 gr zucchero a velo (100 g.),
  • 100 ml acqua per lo sciroppo (70 ml di sciroppo ottenuto dal succo centrifugato di carota e rosmarino),
  • 200 ml panna montata (100 g.),
  • 1 cucchiaio di composta per il tofu (carota grattugiata)+ composta per il ripieno (carotine baby  con top di glassa di aceto balsamico).

Come ho fatto :

ho centrifugato le carote e ho scaldato il succo, senza farlo bollire, assieme al rosmarino, ho filtrato,  pesato ed ho unito la proporzione di zucchero ottenendo lo sciroppo per la meringa italiana.

Nel succo rimasto ho messo delle carote grattugiate, le ho cotte per qualche minuto ed ho ottenuto una purea che ho aggiunto, nella proporzione consigliata, al tofu setacciato.

Per il resto tutto come sempre, ho riempito il lettino con rondelline di carote baby che ho passato velocemente nel burro di soia, rosmarino e una puntina di zucchero per glassarle ed alla fine ho versato qualche goccia di glassa di aceto balsamico.

Per evitare le solite colate gli ho messo la cuffietta della nonna che in realtà è un copritappo di stoffa impermeabile al’interno.


Risotto al trifoglio dei prati e qualche biso.

Ogni volta che mi accingo a preparare una ricetta con fiori o erbe che raccolgo direttamente nei campi penso che quei gesti, che per me sono estasi, divertimento, emozione e desiderio di ritornare al passato, per le nostre nonne sono stati i normali gesti quotidiani dettati dalla necessità parola che racchiude molte cose, non soltanto quella materiale.

Non si accontentavano di nutrire e nutrirsi, ma volevano dare un tocco in più al piatto ed è così che  un risotto con gli spinaci in estate diventava risotto allo sclopit, al tarassaco e, come in questo caso al trifoglio.

In fondo era sempre la solita minestra ma lo sapevano solo loro, mentre chi mangiava era convinto  fosse una nuova prelibatezza.

Rispondo già ora, come ho fatto nei commenti per la crostatina  a chi mi chiederà di raccontare che sapore abbia il trifoglio dei prati:

non è un sapore definito, i petali (mi riferivo al papavero) sanno di erba, come dire, di campagna, il sapore che ti lascia al palato l’assaggio di una foglia o di un fiore mentre sei a spasso.
A volte quando si ha davanti un piatto se ne apprezzano il colore, la presentazione, il significato, la storia..ecco, per me questa crostatina racconta di una passeggiata nei campi in una splendida e luminosa mattina di maggio……

Trifoglio dei prati

Aggiungo qualche notizia: è denominato anche rosso, è solo una delle circa 300 specie di trifolium.

Oltre che importante pianta foraggera, è anche in agraria per l’arricchimento del suolo e, in alcune località, quale unica fonte di nettare e polline per le api nei mesi estivi.

Ingredienti per 4 persone (io metà dose):

  • 300 g. di riso Vialone nano,
  • 50 g. di burro di soia con un filo d’olio evo,
  • 1 cipolla (cipollotto fresco),
  • 1 litro di acqua bollente,
  • 2 manciate di trifoglio dei prati,
  • qualche pisello,
  • salvia,
  • parmigiano reggiano grattugiato.

Come fare:

tritare il trifoglio e farlo soffriggere in pentola di rame (facoltativa) con cipolla e burro e la manciatina di piselli.

Aggiungere il riso e portare a cottura come un normale risotto come siete solite/i fare.

Nel frattempo sciogliete il burro e fatelo insaporire con la salvia.

Quando il riso sarà cotto, mantecarlo a fuoco spento con il burro profumato ed il parmigiano grattugiato, decorare a piacere.

Domani mattina si parte per l’Austria, terme, passeggiate, sole (se ci sarà), l’ultimo giorno farò il pieno di fiori ed erbette che qui ormai stanno per finire e così potrò rivivere ancora l’emozione/estasi di ripetere i gesti antichi di chi ci ha lasciato in eredità questo meraviglioso, profumato e salutare patrimonio

Altra idea col trifoglio:


Tortini alle zucchine con cuore di morbido fiore

Tutte le ricette che vi propongo sono facilissime da realizzare e il segreto della loro riuscita risiede unicamente nel tempo di cottura.

In base alla dimensione degli stampini (mini, piccoli o medi) e al materiale di cui sono fatti (porcellana, vetro, alluminio, silicone…) aumentate o diminuite il tempo di cottura.

E poi, soprattutto, divertitevi e siate creativi, ci sono tante ricette da inventare!

Buon appetito e…impazzite!   (Isabel Brancq-Lepage)

(Dalla prefazione del libro “Tutti pazzi per…I TORTINI SALATI”)

Questo libro l’ho comperato su una bancarella a Mestre mentre gironzolavo aspettando che arrivasse l’ora per ritornare a casa dopo l’incontro della “Ruga bella” col trio Terry/Graziella/Tepperella.

In treno l’avevo sfogliato avidamente e avrei già voluto farne qualcuno subito magari chiedendo  che mi lasciassero mettter mano nella cucina del vagone ristorante….ma non si fa :-)

Dalla mia fornitrice di cose buone ho comperato delle zucchine piccolissime con fiore “allegato” e mi è scattata la molla.

Partendo dalla sua base ora dovevo pensare con che cosa fare il “cuore” ed ho pensato a robiola e i fiori delle  zucchine prelevando soltanto la parte colorata.

Io ho fatto 4 tortini dimezzando le dosi, soltanto le zucchine sono a occhio (forse ne ho messe troppe, i tortini sono risultati morbidissimi..ma buoni).

Ingredienti per 8 tortini :

  • 120 g di zucchine,
  • 2 uova intere + 1 tuorlo,
  • 100 g di groviera grattugiato (ho usato un pecorino medio che avevo in casa),
  • 60 g. di farina,
  • 5 foglie di menta (2 basilico),
  • 20 cl di latte (di soia),
  • 30 g. di burro (di soia),
  • un filo d’olio evo,
  • sale,
  • pepe (verde).
  • robiola (per il cuore)
  • la parte colorata dei fiori di zucchina (per il cuore)

Come fare:

saltare le zucchine tagliate a rondelle con un filo d’olio, sale e pepe, coprire e cuocere 10 minuti.

Frullarle con il basilico e metterle da parte.

Preriscaldare il forno a 210°C.

In una terrina sbattere le uova intere col tuorlo, aggiungere la farina setacciata incorporandola poca alla volta e mescolare bene.

Scaldare il latte col burro ed il formaggio grattugiato, sciogliere mescolando bene.

Versare un pò del composto nella terrina, mescolare e versare il resto, amalgamare ed aggiungere il purè di zucchine.

Distribuire l’impasto negli stampini, adagiare al centro 1 cucchiaio della crema di robiola e fiori di zucchina (che avremo tenuto in frigorifero).

Infornare e cuocere per 20 minuti (25).

Sformarli tiepidi e mangiarli con voluttà :-)


Risi e bisi: una passeggiata nel passato.

risi e bisi n1-001

 

Questa ricetta mi ha catapultata in una vecchia soffitta di fronte alla cassapanca della nonna, quella piena di ricordi, ho chiuso gli occhi e mi sono lasciata trasportare.

Mi sono rivista nell’orto con papà a raccogliere i bisi (piselli) e, di corsa, dalla mamma ad aiutarla a sgranarli, una buona parte finivano nella mia boccuccia incurante del pericolo del grande mal de pansa, altri li adoperavo per fare  collane, per me e per la bambola.

Dopo anni mi sono limitata al portatovagliolo:

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Risi e bisi è stata per me anche una pozione magica quando in collegio, in primavera e autunno, prima di pranzo le suore minacciose mi costringevano a ingurgitare l’odiato cucchiaio di olio di fegato di merluzzo (che fa diventare grandi e forti) .

Quella minestrina mi aiutava a togliere quel saporaccio, il boccone sostava a lungo tra le mie papille offese, e poi ne seguiva un altro ed un altro ancora, fino alla fine del piatto, spesso chiedevo il bis.

Anche la signora Gisella me la faceva spesso, d’altronde anche a Trieste e in Bisiacaria risi e bisi come risi e fasoi o pasta e fasoi erano/sono piatti della tradizione, per cui non me la sono sentita di stravolgerla molto, ho aspettato i bisi della mia fornitrice di fiducia, la carenza di pioggia degli ultimi tempi ne aveva ritardato la maturazione e soltanto ieri mattina sono andata direttamente nel campo a prendermeli.

Tanto lavoro mi ha detto la signora che li stava raccogliendo, per fortuna no mal di schiena, sono straniera e mi piace lavoro, io tanto lavoro.

L’ho fotografata dopo averle promesso che avrei nascosto il viso.

      Io ho scelto di fare una risi e bisi più densa perchè a ello non piacciono le minestre con il riso: fresco, buono, mi ha detto e non si è lamentato della presenza del finocchietto che solitamente non gradisce, va a capirli gli uomini.

   ingredienti risi e bisi-001

Ingredienti per 2 persone:

  • 300 g. di piselli freschi possibilmente col baccello,
  • 250 gr di vialone nano Friulano (Domenico Fraccaroli),
  • 60 gr di burro di soia (facoltativo “di soia”),
  • 50 gr di pancetta affumicata croccante per la decorazione,
  • 1 cipolla bianca piccola novella,
  • 1 ciuffo di finocchietto,
  • Parmigiano Reggiano,
  • sale,
  • pepe nero macinato fresco.

Un segreto: i piselli sgranati devono essere della medesima quantità del riso (o il triplo se con baccello).

Procedimento:

sgranare i piselli separando i semi dai bacelli, conservare entrami e lavarli.

Versare i bacelli in 2 litri di acqua leggermente salata e farli bollire per circa un’ora; passare quindi brodo e bacelli al passaverdura oppure al mixer e poi al setaccio ottenendo un liquido un po’ verde e un po’ denso che sarà il brodo per preparare il risotto, da tenere al caldo a fuoco basso.

Tritare la cipolla e la pancetta e rosolarli insieme con 30 gr di burro in una casseruola di rame (consigliata) per qualche minuto, unire i piselli, versare un mestolo di brodo e cucinare per 5 minuti per pisellini fini e almeno 15 minuti per quelli un po’ più grossi.

Aggiungere il riso, mescolare con un cucchiaio di legno, unire il brodo bollente e mescolare per circa 14 minuti.

Unire il finocchietto e cucinare per altri 2 minuti, togliere dal fuoco, regolare di sale, unire il pepe macinato fresco, il burro rimasto e il parmigiano se vi piace.

Mantecare, far riposare coperto per 2 minuti e servire decorando con pancetta croccante ed una salsa al finocchietto.

Io ho scelto di fare una risi e bisi più densa perchè a ello non piacciono le minestre con il riso: fresco, buono, mi ha detto e non si è lamentato della presenza del finocchietto che solitamente non gradisce, va a capirli gli uomini.

risi e bisi n.-001


Crostatina ai fiori di papavero.

Io ci chiacchiero con la natura e maneggio armi profumate e lo faccio in maniera istintiva, è ciò che ho ereditatodall’ infanzia, complice un papà avventuroso, una madre romantica ed una casa situata in un luogo che non forniva alternative circondata com’era da campi sconfinati, un corso d’acqua, il famoso Rio Ospo (che ho nominato da qualche parte), una serena, quanto breve infanzia vissuta in perfetta solitudine, un pò come adesso sulla  via del tramonto……e così, ieri mattina mi sono incamminata verso i campi alla ricerca dei papaveri per fare questa crostata di cui avevo letto ancora anni fa.

I papaveri adorano la compagnia del grano (dopo vi racconterò anche di questo), infatti dov’ero ieri c’erano anche campi d’orzo ma di papaveri nemmeno l’ombra mentre li vedevo fieri ed orgogliosi in mezzo alle spighe di grano e a far da “barriera” all’inizio del campo come a proteggere le spighe dalle trebbiatrici che “passeranno” tra non molto.

Campo di grano e papaveri

Campo d’orzo

Ovviamente ho raccolto anche i fiori di sambuco (per lo sciroppo, naturalmente) e c’era un gran lavoro delle api che volavano da un fiore all’altro della pianta di more di rovo ed impollinavano a più non posso.

Anche questo mi ha confortato, le api ci sono,  qui ci sono, vicino (ma protetto da una barra che non oso oltrepassare) c’è un campo pieno di arnie, dovrò informarmi se vendono il miele.

Eppoi le coccinelle “in amore” che, avvertita la mia presenza,  pudìche hanno cercato di nascondersi, una foto e via ed ho lasciato che trionfasse l’amore :-) …ma 2 assieme mi porteranno ancor più fortuna?  :-)

Con questo quesito mi sono avviata verso casa,  fermandomi anche  davanti alla casa di Danilo (il signore dei pavoni che non c’è più ricordate?) che è curata  da chi gli ha voluto bene, il suo consuocero mi ha regalato qualche rosa, epilogo perfetto per una mattinata piena di luce :-)

Ora qualche informazione sul papavero del quale non immaginavo la commestibilità dei fiori.

Papaver rhoeas:

Papaver sembra di derivazione celtica, in quanto i semi venivano messi nella pappa dei bambini per farli dormire.

Rhoeas viene dal greco “rhein”, che significa “cadere”, per via della caducità dei petali.

Il papavero sembra originario di una zona asiatica che sta tra il Pamir e l’Iran, in quegli altopiani dove, in epoche antichissime, si è differenziato, prima spontaneamente poi con l’aiuto dell’uomo, il “frumento”.

La diffusione del frumento ha portato con sé, in tutto il mondo, anche il papavero, definito pianta sinantropica, cioè che segue l’uomo nei suoi spostamenti e che non si diffonderebbe senza i lavori agricoli, che riportano alla luce i semi sprofondati nel terreno.

Presso i Romani, il papavero era talmente legato alle pratiche agricole che Cerere, divinità delle messi e dell’agricoltura, era raffigurata con spighe e papaveri tra i capelli e tra le braccia.

Foto presa dal web

Nell’alimentazione venivano usati i semi, non solo per via dell’olio che se ne poteva trarre, ma come condimento sui pani e dolci, tradizione sempre continuata, specie nel nord-Europa.

Caratteristiche e proprietà:

è una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Papaveracee.

La “rosetta”, cioè la disposizione delle foglie alla base del fusto, è folta (i famosi “carletti” di cui Terry fa largo uso per le sue ricette di primavera, buttate l’occhio) e da essa si innalzano il gambo e il fiore.

Le foglie sono a forma di penna con incisioni molto irregolari, la punta è acuta e la base ristretta finisce nel gambo.

Il colore è verde deciso e si ha la presenza di peli; il calice del fiore è a due valve pelose che cadono all’aprirsi della corolla formata di quattro petali rossi con macchia nera alla base.

Molto evidenti sia i pistilli che i numerosi stammi neri; il bocciolo è pendulo, il frutto è a forma di capsula porosa contenente numerosi semi neri.

Il papavero è infestante nei campi di cereali, dei prati incolti e dei ruderi, vive fino a 2000 m. e fiorisce da marzo a luglio.

Per far essicare i fiori bisogna esporli al sole, badando che perdano l’umidità nel modo più rapido per impedire che si disperdano i principi attivi.

Anche le capsule contenenti i semi si fanno essicare rapidamente al sole.

Le proprietà del papavero sono concentrate sia nelle foglie che nei petali e hanno effetto emolliente, sudorifero, sedativo e leggermente ipnotico.

Utilizzo:

le rosette basali, anche quando è già presente il piccolo fusto appena accennato, entrano in alcune ricette della cucina Mantovana e dell’ Oltrepò Pavese, vengono usate in frittate, minestre, torte salate e frittelle, i semi sono utilizzati su dolci e pasticceria varia.

Nella medicina popolare si usano i fiori.

Tè al papavero: aggiungere al proprio tè preferito alcuni petali di papavero per beneficiare del suo effetto sedativo.

Infuso: versare in un litro d’acqua bollente 5 g di fiori essicati di papavero, filtrare il liquido, addolcirlo e berlo la sera prima di coricarsi, chi soffre di tosse notturna si assicura così un sonno tranquillo.

Il medesimo infuso sorbito in due volte, il pomeriggio all’ora del tè e la sera prima di coricarsi, calma l’eccitazione nervosa.

Sempre lo stesso infuso, ovviamente non zuccherato, serve a lenire rossori e irritazioni.

E adesso “dulcis in fundo”..la ricetta :-D

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io dimezzata in teglia cm.11):

  • 300 g di pasta frolla  (scegliete voi la ricetta che conoscete, io ho usato quella pronta),
  • fiori di papavero,
  • 100 g di zucchero di canna (40 g di fruttosio),
  • 3 cucchiai di farina 00,
  • 300 g di riso bollito,
  • 2 dl di panna liquida (1 dl panna di soia),
  • cannella in polvere,
  • burro qb (burro di soia),
  • semi di papavero per decorare (scelta personale).

Come fare:

stendere la pasta e foderare la teglia imburrata (omesso), punzecchiare il fondo con i rebbi della forchetta.

Mescolare il riso con lo zucchero, la farina,  la cannella e versare metà dell’impasto sulla pasta, ricoprire con i fiori di papavero (solo i petali) facendo più strati perchè in cottura si riducono molto.

Incorporare la panna nell’impasto rimasto e versare tutto nella tortiera, coprire con i fiori di papavero ed infornare a 220° C. per 15 minuti, togliere dal forno, aggiungere fiocchetti di burro e semi di papavero sulla superficie ed infornare ancora per 5/10 minuti.

In corso d’opera mi è venuta un’idea/riciclosa per la presenza del riso, adoperando una frolla salata alternare a del riso/risotto avanzato erbe di campo ripassate in padella o quant’altro vi piaccia, sarà perchè a me le preparazioni con il riso piacciono molto..infatti sto aspettando la materia prima per una versione di risi e bisi…

Bye, bye..alla prossima :-)


Risottino asparagi e gamberi e via di corsa a ballare: la cena del sabato sera.

Lo volevo postare domani però approfitto della temporanea singlitudine per dedicare la mia domenica alla ricerca dell’ingrediente perduto per il contest di Kristina :-D così per le fanciulle che stasera vogliono farsi portare al ballo propongo questo risotto agli asparagi  (nel link un’altra golosa proposta) che  ruberà loro poco tempo e potranno farsi belle per il ballo (io ci ho rinunciato da tempo :-D )

Non devo specificare che questa è la stagione degli asparagi né? Ed anche i gamberi sono reperibili sui banchi delle pescherie  is it? ;-)

Ma voglio proprio essere birricchina e non vi darò neanche le dosi, d’altronde neanch’io peso gli ingredienti ma vado a occhio…sarà un caso ma anche Kristina ha chiamato il suo blog Tutto a occhio, a meno che non si sia schiave di qualche sadica dieta o si debbano fare dolci o panificare è difficile che una casalinga pesi…o no, ditemelo voi….

Ingredienti per 2 persone:

  • 5 “pugni” di riso Carnaroli (o vialone nano o quello che vi va),
  • 1 mazzo di asparagi freschi o una busta di quelli surgelati,
  • gamberi freschi o congelati, a piacere,
  • 2 cipollotti freschi,
  • pepe verde,
  • erba cipollina per guarnire,
  • olio evo (burro di soia, burro chiarificato).

M’imbarazza scrivere come fare un risotto, papà Google è a disposizione per un’infinità di varianti ma spesso quando scrivo penso a chi, come me ai primi tempi, non sapeva di blog, di forum e quant’altro e digitava le parole chiave per avere una soluzione ad un pranzo, una cena, una ricetta che la distraesse dalla solita minestra, ed è per questo motivo che proseguo :-D

Come fare (parlo del prodotto fresco):

per prima cosa eliminare la parte coriacea dei gambi degli asparagi, mettere da parte le punte e lessare i gambi  in acqua salata (che  servirà per il risotto).

Pulire i gamberi, eliminare il carapace (se li usate freschi..ma freschi ;-) unire le teste ai gambi e  lessare assieme), eliminare il “budellino”.

Tagliare con le forbici i gamberi, lasciandone qualcuno intero.

Far appassire nel burro di soia (burro chiarificato, olio evo) i cipollotti ed i gambi di asparago tritati finemente, tostare il riso ed allungare con l’acqua dove avete lessato asparagi/teste.

Procedere come per un normale risotto, 5/6 minuti prima unire le code di gamberi e le punte di asparagi aggiustare di sale, pepare.

Terminata la cottura, se vi piace proseguite con la mantecatura classica (burro-parmigiano) altrimenti tagliate  i fili di erba cipollina ed unirli per dare ulteriore profumo.

Tutto qui, buono da mangiare e bello da vedere ma…se siete “pessimisti” potete servirlo su un piatto nero, così scaricherete il vostro pessimismo e andrete serene al ballo :-D

Bye, Bye..alla prossima :-)


Fesa di vitello con Alchechengi, alchechè?

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Che io rimanga sempre incantata di fronte ai doni che ci offre la natura non è un mistero e quando mi capita di vedere queste meraviglie sui banchi dei negozi sono tentata di comperarle ma poi cosa ne faccio?

Gli alchechengi/Chichingeri/Phisalis capita di vederli con la bacca a vista e le foglie tirate su a ciuffo nelle pasticcerie, sono intinti nello zucchero fondente e poi nel cioccolato, rendono raffinatissime le decorazioni di torte, pasticcini ecc. io li trovo bellissimi.

Spesso li raccolgo durante le mie scorribande campagnole verso agosto/settembre ma non sono  questi della foto (Phisalis pubescens) che vengono coltivati appositamente per uso alimentare, hanno la bacca gialla e leggermente più grande degli altri, quello che io chiamo ciuffo (calice) è verde a differenza di quello spontaneo che è rosso/arancio.

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Vi parlerò della specie spontanea e delle sue proprietà, concentrate esclusivamente nel frutto che, fresco viene usato per vini ecc., mentre essicato (in forno a calore moderato) si usa per infusi.

Le altre parti della pianta NON devono essere utilizzate in quanto contenenti alcaloidi in sensibile quantità.

É ricchissimo di vitamina C  e ne contiene il doppio del limone.

Proprietà: Diuretiche, Depurative, Antiuriche, Antireumatiche, Antiinfiammatorie.

Principi attivi: acido citrico, mucillagini, tannini, principi amari.

Le proprietà diuretiche e depurative sono impiegate soprattutto contro la ritenzione urinaria, nel caso di nefriti, gotta, calcoli renali e vescicali e comunque in tutte le forme cui è interessato l’apparato urinario.

In pratica per tutte le preparazioni erboristiche si uano i frutti essicati.

Uso interno (frutti):

come diuretico, antiurico, depurativo.

Infuso: 3 g. in 100 ml di acqua, 1 tazzina al mattino prima di colazione e la sera.

Tintura vinosa: 3 g.in 100 ml di vino bianco (a acerare per 10 giorni), 1 bicchierino al mattino a digiuno.

Uso esterno (fruttti)

Per pelli arrossate: decotto10 g. in 100 ml d’acqua. Applicare compresse imbevute di decotto sulla parte interessata per 15 minuti.

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Quella della foto è la mia proposta “Per uso interno”, già questa si mangia” e che buona!

Trovata per caso in un libro che propone piatti dolci e salati con la frutta, svariati tipi di frutta,  è stato amore a prima vista prima e amore al primo boccone poi.

Ingredienti per 1 persona (io):

  • 100 g. di fesa di vitello (3 fettine sottili),
  • 60 g di alchechengi,
  • burro chiarificato (soia),
  • 1 foglia di salvia fresca,
  • 1 piccolo rametto di timo,
  • farina,
  • brodo vegetale,
  • birra boch (o pils),
  • sale, pepe (verde).

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Come fare:

battere le fettine di carne, infarinarle leggermente e rosolarle bene da tutti 2 i lati  nel burro chiarificato (io uso il burro di soia).

Salarle, peparle e cospargerle con le erbe tritate, sfumare con la birra (la ricetta prevede brandy, marsala) e farla evaporare brevemente, disporre i frutti degli alchechengi a lato della carne, bagnare col brodo vegetale, coprire e cuocere per 15 minuti.

Io consiglio l’aggiunta degli alchechengi soltanto negli ultimi 10 minuti, il sapore non cambia ma il piatto ne guadagna esteticamente, non so perchè ho messo quel piatto azzurro….. boh!! :-D

Vi chiederete che sapore ha l’alchechengi? Ha un sapore leggermente agrumato, ricorda il succo d’arancia, con la fesa si sposa d’incanto, provate.

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Torta con pastinaca.

Venerdì scorso sono stata in Austria e come sempre mi sono persa tra i banchi dei supermercati con il desiderio di comperare tutto, ma proprio tutto quello che qui trovo ancora con difficoltà.

Mi sono limitata al cavolo rapa (ricetta a presto) , la confezione per brodo o minestra, e la pastinaca dentro la cui confezione ho trovato la ricetta che segue (dopo aver tradotto e sistemato un pò il procedimento ;-) )

Terry nel suo blog parla della pastinaca, lei ha la fortuna di avere un rivenditore straordinario che coltiva e vende tutte le primizie.

Foto della parte aerea presa dal web

Proprietà: dietetiche, diuretiche, colagoghe.

Principi attivi: tracce di alcaloidi, vitamina C , oligoelementi, e le foglie sali potassici.

La Pastinaca è nota soprattutto per le  proprietà alimentari delle sue radici che, gradevoli al palato, hanno inoltre un valore dietetico abbastanza simile a quello della patata per il loro contenuto di zuccheri e amidi.

Il tubero della Pastinaca viene impiegato, specialmente nell’Europa del nord, in molte preparazioni alimentari e anche in bevande fermentate (tipo birra).

Alla radice vengono attribuite proprietà digestive e diuretiche; la tradizione popolare ritiene la Pastinaca un cibo utile alle persone deboli, anziane o convalescenti.

Anche la parte aerea della pianta e specialmente le foglie hanno un impiego alimentare, ma sono prese in considerazione soprattutto perchè reputate diuretiche e colagoghe.

La Pastinaca è un’ombrellifera e a questa famiglia appartengono specie molto pericolose: è raccomandabile perciò un’attenta cura nella sua sicura identificazione e nella raccolta delle sue parti, onde evitare di prendere anche piante con generi simili nell’aspetto ma dannose all’organismo umano.

Pagina 465 dell’enciclopedia: Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche.

Io aggiungo che è un modo per far mangiare le verdure a chi non le ama, il sapore assomiglia a quello della carota ma meno amaro, una puntina di sedano, insomma in questa torta ci sta d’incanto.

Ingredienti:

  • 100 g. di burro (di soia),
  • 100 g. di zucchero (80 fruttosio),
  • 4 uova,
  • 50 pangrattato (integrale),
  • 150 g. di pastinaca grattugiata finemente,
  • mandorle a lamelle.
  • burro e farina per la teglia (semi di zucca macinati).

Come fare:

lavorare il burro (di soia) con  70 g di zucchero (50 fruttosio) per qualche minuto, aggiungete i tuorli 1 alla volta ed in seguito la pastinaca ed il pangrattato.

Montare gli albumi con 30 g di zucchero (fruttosio) a neve fermissima ed incorporarli delicatamente al precedente composto.

Versarlo in una teglia imburrata e infarinata(housato i semi di zucca), cospargere la superficie con le mandorle a lamelle e infornare a 180 ° C. (statico)  per 35/40 minuti.

Servire calda con una salsa di frutta o fredda.

 

Vi ricordate questo?

Ora è così:

E se non bastasse a confermarmi che la primavera è arrivata davvero la mia cavalletta Solma (ricordate quella senza la zampina che da 3 anni viene a svernare da me?) è finalmente uscita dal suo nascondiglio con un’amichetta :-)

Ello questa foto non l’ha voluta guardare quindi se anche voi non lo farete io non mi offenderò ;-)


Finti gnocchi alla romana col cavolfiore.

Ricco di vitamina C, potassio, ferro e calcio.

Studi fatti negli ultimi anni hanno messo in evidenza la sua particolare azione protettiva ed arrivando alla conclusione che cavolfiori, cavoli, cavoletti, broccoli ecc. contengono più proprietà anticancro di qualsiasi altro tipo di vegetale.

Il consumo frequente di questo ortaggio riduce fortemente il rischio di cancro, in particolare al seno e colon.

E dopo questa confortante premessa vi do la ricetta: questi finti gnocchi alla Romana altro non sono che lo stesso impasto delle polpette che faccio al forno, cambia soltanto la forma… diciamo per una pubblicità ingannevole ;-)

Anche i più riluttanti a mangiare il cavolo qui capitoleranno.

Ho fotografato anche il cavolo romano (un dubbio mi sorge: che sia il broccolo romano?)

Lo ritengo, assieme al fiore della passiflora, un’opera d’arte… ecco, questi sono i casi in cui mi rammarico di non avere una reflex o di non aver la capacità di usare al meglio la mia digitale..come dice Guerani, se il fotografo vale riesce a fare delle belle foto anche con una digitale.

Ingredienti (dosi a occhio):

  • cimette di cavolfiore,
  • uovo,
  • parmigiano,
  • timo,
  • pane gratttugiato,
  • burro (di soia) o olio evo,
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

cuocere le cimette di cavolfiore a vapore o sbollentarle per qualche minuto in acqua salata, scolarle bene e far raffreddare.

Schiacciare le cimette con una forchetta e ridurle a poltiglia, unire (secondo la quantità 1 uovo o più), una manciata di parmigiano grattugiato, timo, pepe macinato al momento, aggiustare di sale e, se dovesse risultare un composto troppo molle, aggiungere del pane grattugiato.

Se volete fare le quenelle prendere il composto con 2 cucchiai e procedere come al solito.

Se volete fare gli gnocchi stendere il composto sulla carta forno leggermente unta e farlo riposare in frigorifero per un pò, ungere un coppapasta e formare gli gnocchi che  sormonteremo leggermente in una pirofila coperta con carta forno.

Spolverare con poco pane grattugiato, una bella manciata di parmigiano (anche la ricotta affumicata ci sta bene) e qualche fiocchetto di burro o, se preferite un filo d’olio  extravergine di oliva.

Infornare a 200°C. per c.ca 30 minuti, il tempo che si formi una bella e golosa crosticina.

A domani con una storia a lieto fine :-)

Mi è venuta un’idea, si possono fare con gli spinaci, e con altri tipi di verdure, proverò qualche variante ;-)


Torta con barbabietole, nocciole e cioccolato bianco.

Torta con barbabietole e nocciole

Continuo col filone barbabietola, oggi in versione dolce, una torta soffice adatta ad una bella, profumata e sostanziosa colazione o, perchè no…..per il the delle 5 o per un dolce dopocena.

Direttamente dal web vi lascio qualche notizia sulle proprietà della barbabietola, capirete così che non si limita a colorare di rosso le nostre pietanze.

La barbabietola rossa è un alimento che rinfresca e mitiga, lenisce e attenua i processi infiammatori, specialmente quelli a carico dell’apparato digerente, quindi è molto indicata quando vi sono ristagni di cibo o feci, stitichezza ed emorroidi, borbottii e via dicendo.

La barbabietola è un alimento molto ricco di forforo, magnesio, ferro, calcio e potassio, quindi è molto indicata per le persone anemiche, devono stare attenti solo chi soffre di pressione alta (ipertensione) e chi soffre o è soggetto a calcolosi renale in quanto contiene sodio e acido ossalico in quantità non trascurabili.

E molto indicata anche per eliminare elementi tossici dell’apparato digerente e per combattere la stitichezza, inoltre rafforza molto anche il nostro sistema immunitario in quanto è molto ricca di vitamina C.

Contiene una sostanza detta Betaine e acido folico che rinforzano i capillari e in generale mantengono in buona salute tutto il nostro apparato cardiovascolare, previene l’obesità in quanto equilibria i grassi nel nostro corpo e previene anche la formazione di molti tumori maligni, si può consumare sia bollita che frullata, o estraendone il succo.

Foto presa dal web.

Ingredienti per uno stampo da 22 cm.:

  • 200 g. di barbabietole crude,
  • 200 g. di nocciole tostate,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 100 g. di cioccolato bianco,
  • 100 g di burro (di soia),
  • 100 g. di farina (kamut),
  • 4 uova,
  • 2 cucchiai di miele,
  • 2 cucchiai di succo di limone,
  • 2 cucchiai di panna fresca (di soia),
  • 1 bustina di cremortartaro,
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • zucchero a velo per spolverare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C., sbucciare le barbabietole,  tagliarle a dadini e metterle in una casseruola con il miele, 30 g. di zucchero di canna, il succo di limone e 2 cucchiai d’acqua.

Portare ad ebollizione e cuocere per 1/2 ora, coperto a fuoco basso, quando le barbabietole saranno raffreddate frullarle con la panna.

Montare i tuorli con lo zucchero rimasto, aggiungere la farina setacciata, il cremortartaro, il burro e la crema ottenuta con le barbabietole mescolando delicatamente, unire 150 g. di nocciole tritate finemente ed il cioccolato grattugiato.

Montare gli albumi a neve ferma ed incorporarli bene e  delicatamente per non smontarli.

Versare il composto nello stampo imburrato e cosparso con le nocciole tritate, cuocere (forno statico 180°C.) per 45 minuti.

Lasciar raffreddare e cospargere con lo zucchero a velo…buona colazione :-)


Lasagnetta di panettone con cavolini di Bruxelles, tagliatelle di farina di panettone per un Insolito Menù…

Ancora prima di ricevere il pacco da Loison con i panettoni il mio cervello si era messo in moto ed anche se io facevo e pensavo ad altro lui elaborava, così quando ho avuto davanti agli occhi tutto quel bendiddio sapevo già cosa fare.

Per il dolce la fantasia può galoppare senza problemi, se andate nel loro blog trovate anche la crema di panettone in tubetto.

Per il salato il discorso si fa più arduo e quindi più intrigante.

Lasagnetta di panettone con cavolini di Bruxelles.

I cavolini di Bruxelles,  perfetti!! Hanno sempre un retrogusto amaro e li ho immaginati sposati felicemente col  panettone.

L’idea era partita da un piatto che faccio spesso: cavolini saltati in padella con le acciughe ed il pane grattugiato, perchè non usare le briciole di panettone?

E provare a fare una lasagna? Ed anche una tagliatella? Si, però da dove parto? Dalla farina di panettone……what else?

Ingredienti per la pasta:

  • 100 g di farina di panettone  Loison ai marron glassè (ho scelto questo per la non presenza di canditi) ottenuta facendo asciugare in forno (ventilato) 3 fette sottili a 80°C., controllare di tanto in tanto, deve asciugare perfettamente ma non deve tostare.
  • 30 g. di farina 0,
  • 20 g. di farina di semola,
  • 1 uovo intero,
  • 1 albume,
  • qualche goccia d’olio evo (extravergine di oliva :-) )
  • 1 puntina di aceto bianco (segreto di Tiziana per legare la pasta).

Come fare la pasta:

macinare nel robot il panettone e ridurlo a farina, aggiungere le altre 2 farine ed amalgamare, unire poco alla volta il resto degli ingredienti e continuare (sempre nel robot) a miscelare, dapprima si formeranno delle grosse briciole ma poi la pasta si compatterà, azionare le lame ancora per qualche secondo poi formare una palla e coprirla a campana (vedi Simili).

Ingredienti per il ripieno della lasagna :

  • cavolini di Bruxelles (non do le dosi vi regolate a piacere),
  • ricotta di kefir (o altra ricotta),
  • panna di soia (o panna) q.b. a rendere cremoso l’impasto),
  • filetti di acciuga,
  • burro di soia (o altro),
  • briciole di panettone .

Come fare:

cuocere i cavolini come al solito in acqua bollente salata (non gettatela) ed immergerli in acqua fredda per conservarne il colore.

Tagliarne qualcuno a metà per la decorazione e  gli altri frullarli col minipimer assieme alla ricotta, l’acciuga spezzettata, se fosse troppo denso diluire con il liquido scelto.

Cuocere le lasagne nell’acqua dei cavolini e scolare.

Comporre la cocottina (la mia 8×8 cm.):

ungere la cocottina con il burro e cospargerla con le briciole di panettone, mettere sul fondo un quadrato di pasta, coprirlo con la crema di cavolini, e continuare fino ad esaurimento (io 4 quadrati di pasta).

Completare  spalmando poca crema, appoggiare i mezzi cavolini, nel centro mettere un filetto d’acciuga intero, spolverare con le briciole di panettone e qualche fiocchetto di burro.

Infornare a 200°C. per 15 minuti c.ca, fino a formare la crosticina.

Arriviamo alle tagliatelle per le quali mi sono ispirata  all’usanza della mia terra che propone spesso l’abbinamento semi di papavero-ricotta affumicata ed anche ai famosi “gnochi de susini” che vengono  proposti come primo piatto.

Io le ho pensate come dessert, certo la quantità del piatto è più adatta ad un primo ma voi sapete che qui sono 2 porzioni.

Per farle ho adoperato la stessa pasta, l’ho stesa ed ho fatto le tagliatelle (con la nonna papera), le ho cotte come al solito e condite con il burro chiarificato ed i semi di papavero leggermente tostati, una spolveratina di ricotta affumicata et voilà!!!


Torta di pane-ttone e mele profumata al macis, cucina povera?

Questo dolce si fa solitamente con il pane raffermo, sembra banale e scontato però alla fine per me è “il dolce”.

La ricetta ho dovuto quasi strapparla con la forza alla signora  Maria, la mamma di un mio amico con il quale mi allenavo, ricordate “Il tacchino col tappo”? Ecco è lei.

Io l’ho fatta tante volte, è venuta sempre buonissima però..e c’è un però, a me sembra che nella mia manchi sempre qualcosa.

Ricordo  il mio amico che per farmi andare più forte, mentre facevamo le ripetute in salita mi diceva: dai, forza, pedala che la mamma ha fatto la torta che ti piace tanto…allora io pedalavo veloce come il vento pregustando già il sapore di quel dolce.

macis primo piano

Un panettone senza cupola (ricordate i miei vari esperimenti?) stazionava in congelatore, qualche mela grinzosa nel portafrutta, il desiderio di “ello” di avere qualcosa da sbocconcellare al ritorno dal lavoro e così, anche se i blog pullulano di ricette pandoro-panetton/riciclo una in più non guasta e poi l’idea di non sprecare il cibo e di riuscire a trasformarlo in qualcosa di buono mi piace e mi stimola.

Solitamente questa viene definita “cucina povera”..ed inevitabilmente mi viene in mente qul bambino che è morto di fame e freddo nel centro di Bologna ed arrossisco di vergogna :-(

Cambierò qualcosa in questa ricetta: la sostituzione pane/panettone si evince, ometterò lo zucchero e l’uvetta in quanto il panettone contiene già tutto, profumerò la torta col macis per rendere omaggio all’ amica che di ritorno da un viaggio esotico che mi ha portato la noce moscata completa del suo involucro, il macis appunto.

Ingredienti per una teglia da 24 cm. (3 strati):

  • pane raffermo (panettone),
  • 1 kg. mele,
  • 1/2 litro di latte (di soia),
  • 2 uova,
  • zucchero (omesso, solitamente uso il fruttosio),
  • 50 gr. burro (di soia),
  • uvetta (omessa),
  • pinoli a piacere,
  • buccia grattuggiata di 1 limone bio (io un limone di Max),
  • macis (facoltativo),
  • rhum (omesso),
  • estratto di vaniglia.

Collage Torta pane mele passo passo 2009

Come fare:

accendere il forno a 180°C.,  mettere l’uvetta in ammollo nel rhum. (nella versione pane), mettere in infusione il macis nel latte tiepido.

Tagliare il pane a fette di 1/2 cm. (io il panettone), sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e metterle in una terrina con lo zucchero, i pinoli, la vaniglia, la buccia di limone e l’uvetta scolata e strizzata.

Foderare con le fette di pane  (panettone) una teglia imburrata o rivestita con carta forno (io faccio così), fare uno strato con il composto di mele, aggiungere dei fiocchi di burro e ripetere, finire con le mele.

Sbattere le uova ed unire il latte (dopo aver tolto il macis),  versare lentamente sulla torta in modo che il pane (panettone) s’inzuppi uniformemente, aggiungere qualche fioccho di burro ed infornare per 30 minuti coperto con la stagnola (evita la “bruciatura” della superficie), toglierla e continuare la cottura per un’altra mezz’ora  fino a doratura.

Torta pane mele versione 2010

Farla raffreddare o intiepidire prima di sformarla.


Tatin di scalogni e crostata di Verza: la quadratura del cerchio.

Tatin di scalogni caramellati

Crostata di verza

Nel 1882 Ferdinand von Lindemann pubblicò la dimostrazione della trascendenza di pi greco. Precedentemente egli aveva già dimostrato che se pi greco fosse stato trascendente, allora l’antico problema della quadratura del cerchio con riga e compasso sarebbe stato irrisolvibile.

Un cerchio e la sua “quadratura”, hanno la stessa area

Fino a quel momento erano stati innumerevoli i tentativi della quadratura matematica del cerchio, tanto che l’espressione era (ed è) diventata sinonimo di un’impresa vana, senza speranza o priva di un significato concreto.
In senso meramente letterario, l’espressione “quadratura del cerchio”, viene spesso usata per indicare la soluzione perfetta ad un dato problema (anche se, come abbiamo visto, non esiste).

Mi fermo qui, prima di incappare in una figura barbina :-D

Il 31 dicembre per me è stato un giorno di svago e pigro relax, svago perchè mi sono dilettata in cucina sotto lo sguardo affettuoso di “ello” che,  superate le ultime “resistenze”, ha accolto  Perla  sulle sue ginocchia per buona parte del giorno :-), pigro relax perchè non avendo la voglia/forza di scendere a prendere gli stampi rotondi ho deciso di usare quelli quadrati: ecco la “quadratura del cerchio” :-D

Da dove inizio? Dalla Tatin direi: la Tarte Tatin, è risaputo,  nasce da un errore di Madame Tatin alla fine dell’800.

Vi informo che ello oltre ogni mia previsione ha gradito molto la tatin, mentre la crostata di verza l’ha trovata troppo light.

Ingredienti per uno stampo quadrato di 20 x 20 o rotondo da 24 (non dovete calcolare l’area ;-) ):

  • 500 g. di scalogni sbucciati (i miei erano grandi, se li trovate piccoli viene più carina),
  • 2/3 fette di prosciutto crudo (Sauris) o speck,
  • una noce di burro di soia,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • foglie di salvia fresca,
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • 1 confezione di pasta brisè (l’avevo in casa, voi potete farla con la vostra ricetta).

Come fare:

scaldare il burro e l’olio in una larga padella e disporre gli scalogni in un unico strato, aggiungere la salvia e spolverizzateli con lo zucchero, a fuoco dolce caramellarli, girandoli, per 5 minuti.

Preriscaldare il forno a 220°C.

Coprirli con acqua bollente e, sempre a fuoco dolce, cuocerli ancora 10 minuti se gli scalogni sono piccoli, 15 se sono come i miei per far evaporare l’acqua ed ottenere una glassa dorata ed appiccicosa.

Ungere lo stampo che avrete scelto, disporvi in un unico strato gli scalogni  e spezzettare sopra il prosciutto (o  speck), coprire con la pasta brisè a formare un coperchio ed infornare per c.ca 15 minuti.

Sfornare e girare la tatin dopo averla fatta riposare, pepare e decorare con foglioline di salvia.

Crostata di verza

Per questa crostata ho usato la farina integrale biologica di farro.

Ingredienti per uno stampo quadrato 20 x20 o rotondo da 24 cm.  c.s.:

ripieno:

  • 1 verza media (c.ca 600 g.),
  • 2 pomodori maturi e sodi o 2 pelati (ho usato 2 cucchiai di passata bella densa),
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 bella foglia di salvia,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • sale,
  • peperoncino.

Composto da versare prima di infornare:

  • 1 uovo,
  • 1 dl. di acqua, avete letto bene: ACQUA (ho usato quella dove ho sbollentato la verza),
  • sale,
  • pepe verde (potete usare quello normale).

Per la meravigliosa pasta:

  • 200 g. di farina integrale bio di farro,
  • 20 g. di semi di papavero macinati (ideona mia :-) ),
  • 1pizzico di sale,
  • acqua q.b.

Come fare la pasta:

setacciare farina e sale in una ciotola, mescolare i semi di papavero e versare al centro l’olio e lavorate con le dita, aggiungere l’acqua un cucchiaio alla volta per ottenere un impasto della consistenza del lobo dell’orecchio.

Avvolgere la pasta nella pellicola o in un panno umido e far riposare per 30 minuti nella parte meno fredda del frigorifero.

Come fare il ripieno:

preriscaldare il forno a 190°C.

Se adoperate i pomodori, scottateli col taglio a croce, spellateli, eliminate i semi e tritate la polpa.

Eliminare le foglie esterne della verza (non buttatele, usatele per una minestra o per gli involtini), togliere la costa centrale e tagliarla a striscioline che faremo sbollentare in acqua salata per 3 minuti, scolare.

Far appassire la cipolla tritata e l’aglio vestito , aggiungere la salvia e, mescolando, far appassire tutto senza colorire troppo.

Aggiungere la verza, rosolarla per qualche minuto ed aggiungere il pomodoro, il sale ed il peperoncino.

Cuocere a tegame coperto per 30 minuti e lasciar raffreddare.

Preriscaldare il forno a 190°C.

Stendere la pasta ad uno spessore di 273 mm c.ca e foderare lo stampo unto, bucherellare con una forchetta e distribuire il composto di verza.

Stemperare l’uovo ed il sale nell’acqua, pepare e versare sulla verza, decorare a piacere ed infornare per c.ca 30 minuti.


Cuore all’arancia di ♥Calabria♥

Lo so, avevo detto che ci saremmo rilette/letti nel 2011 ma non resisto, ha ragione chi dice che il blog crea dipendenza, non potevo aspettare l’anno prossimo per esternare la mia gioia per aver ricevuto un pacco di arance e limoni biologici dalla Calabria, esattamente dalle tenute di Max.

Tutto è nato da un mio commento sul suo blog: voglio anch’io le arance in terrazza!! Dopo pochi minuti la richiesta dell’indirizzo e la spedizione (un pò travagliata, tipica delle nostre efficientissime poste)

Così imparo a fare battute.

Finalmente una bella giornata di sole ed ho avuto anch’io le arance in terrazza.

L’occasione giusta per rifare questo dolce che avevo trovato anni fa con il nome Babà, credo soltanto perchè va intriso con lo sciroppo di succo d’arancia, quella volta l’avevo fatto così, a ciambella:

Questa volta non contaminerò la tradizione partenopea e lo chiamerò :

Cuore all’arancia

Ingredienti per un come questo:

  • 150 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 50 g. di burro (di soia),
  • 1 dl di latte (di soia),
  • 75 g. di zuccchero a velo (ho usato fruttosio macinato nel macina caffè),
  • 1 bustina di lievito per dolci.

Per la bagna:

  • 4 dl di succo d’arancia,
  • 125 g. di zucchero a velo (come sopra),
  • la buccia di 2 arance (solo la parte colorata per evitare l’amaro).

Come fare un così:

accendere il forno a 210°, far sciogliere il burro nel latte e montare  gli albumi a neve.

Lavorare i tuorli con lo zucchero ed aggiungere, alternandoli, la farina setacciata con il lievito ed il latte con il burro.

Imburrare uno stampo ed infornare per 25 minuti.

Nel frattempo preparare la bagna scaldando il succo d’arancia con lo zucchero e le bucce fino a quando lo zucchero sarà sciolto.
spennellare questa bagna abbondantemente sul dolce ancora caldo e, se avete tanta pazienza per sbucciare le arance a vivo e ricavarne sempre a vivo gli spicchi, fate come me oppure guarnire a piacere.

L’ho anche ricoperta con la gelatina chiara in polvere sciolta con acqua e succo d’arancia ma, se avete una buona gelatina d’arancia potete scaldarla leggermente e spennellarla sopra per lucidare gli spicchi.

Bene, è davvero arrivato il momento di farvi gli auguri, oggi è il 30 e devo stilare la lista dei propositi, siccome alcuni devo anche metabolizzarli ci devo lavorare su, oltre ad organizzare una cenetta sfiziosa.

Ello mi ha chiesto i sbeccolezzi, alias tanti piccoli stuzzichini da gustare senza una sequenza logica in maniera informale.

Come ogni anno i nostri occhietti si chiuderanno dal sonno moooolto prima della mezzanotte.

Saremo svegliati dai botti (che detesto), il tempo degli auguri e poi di nuovo a “ronfare” non senza, io, aver fatto gli auguri anche a Perla (sapete già che non sono tutta “giusta” ;-) ).

Adoro svegliarmi presto il primo dell’anno, quando gareggiavo era la mattina ideale per il primo allenamento: le strade deserte, un silenzio rassicurante, i pensieri leggeri come la mia pedalata.

Quest’anno andrò in piscina e ad ogni bracciata scivoleranno via i brutti ricordi degli anni passati lasciando la consapevolezza della bella vita che ho  e vasca dopo vasca mi ricaricherò di energia positiva.

Tra i propositi non c’è quello di scrivere post più corti, non lo posso fare, questo è un blog di ricette ma è anche il mio diario.

Cucino e penso e quando vengo qui oltre agli ingredienti mi viene naturale condire le pietanze con i miei pensieri.

Perla, vuole esserci anche lei a farvi gli auguri, sta guardano l’ anno che sta per arrivare, spero che sia un anno che la faccia uscire sul tetto a godersi il panorama e non a rientrare spaventata, saltando sulla mia scrivania.

Lei mi ha dato tanto affetto, ci sono stati momenti in cui è stata il mio salvavita.

Il mio pensiero va anche ai miei randagi, più sfortunati di lei, l’ENPA che sembrava mi avesse teso una mano l’ha tirata indietro, ma non importa, per quello che potrò li aiuterò io, soltanto che avere al mio fianco un’istituzione, avrebbe fatto desistere certe “persone” (persone è una parola grossa) a fargli del male.

Allora Buon 2011 anche a tutti gli animali del mondo, spero che vi lascino almeno uno scampolo di terra dove correre felici.

Auguri a tutti!!!


Sformatino di cavolini di Bruxelles e ricotta, Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles: cosa fai per cena? Sono “cavolini” miei ….

Sformatino di cavolini di Bruxelles  e ricotta di Tiziana

Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles

Finalmente dopo tanto tempo sono riuscita a trovare il Cavolo Cinese.

Per essere sincera una volta ho comperato un qualcosa che gli assomigliava ma era il più comune Pan di zucchero, così è finita che mi sono fatta 2 giorni di insalata.

Per completare la  Cavolo’s dinner ho usufruito della ricetta che mi aveva mandato  Tiziana così, la sera prima lo sformatino, ieri sera  la decorazione/aggiunta alla torta salata.

Inizio con lo sformatino che consiglio come piatto unico e completo:

Ingredienti (tra parentesi le mie varianti):

  • gr.250 cavolini di Bruxelles,
  • gr.300 ricotta (ho usato quella di kefir),
  • 5 filetti d’acciuga,
  • 1 spicchio d’aglio tritato finemente (l’ho lasciato vestito e poi tolto),
  • olio evo,
  • pane grattugiato, (semi di zucca tritati),
  • sale e (pepe verde).

Come fare:

pulire i cavolini, sbollentarli in acqua salata per 10 minuti, sgocciolarli e tagliarli a metà.

Terminare la cottura passandoli in una padella con olio evo e l’aglio, non devono sfaldarsi.

Tagliare i filetti d’acciuga (non sminuzzarli), aggiungerli alla ricotta, amalgamare bene con un filo d’olio, unire al composto anche i cavolini (se l’impasto dovesse risultare poco morbido, aggiungere un pò di acqua di cottura dei cavolini).

Mettere il tutto in una pirofila foderata con carta forno e cospargere di pane grattugiato (semi di zucca).

Infornare 180°C.  per 15 minuti circa.

Servire tiepido.

Ed ecco la ricetta della torta salata:

Per fare la base ho fatto, per la prima volta, la pasta brisè, ho scelto una a caso su google, ho fatto doppia dose, avendo una teglia da 26 cm. del Lidl col fondo estraibile in vetro che vi consiglio vivamente..

Ingredienti (io ho usato derivati dalla soia, si può sostituire tutto con prodotti vaccini):

  • base brisè o, a piacere, pasta sfoglia,
  • 600 g. di cavolo cinese al netto,
  • cavolini di Bruxelles cotti come sopra e tagliati a metà,
  • 50 g. burro di soia,
  • 3 uova,
  • 2 dl di panna di soia,
  • 1 manciatina di Cheddar cheese grattugiato,
  • 1 manciatina di emmenthal grattugiato,
  • 1 manciatina di parmigiano grattugiato,
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

preparare la brisè (se la fate voi) altrimenti foderare la teglia con la pasta che avrete scelto.

Sbollentare in acqua leggermente salata le foglie di cavolo cinese, scolarle, tagliarle grossolanamente e farle stufare, coperte, fino ad asciugare il tutto, raffreddare.

Sbattere in una terrina le uova con la panna, aggiungere i formaggi (volendo una parte si può spolverizzare), aggiustare di sale, pepare ed infornare a 180°C. per 10 minuti.

Dopo i 10 minuti, decorare con i cavolini e proseguire la cottura per altri 10/15 minuti.

Fetta torta salata cavolo e cavoletti-001


Pane all’uva sultanina delle Simili con LM.

Sembra quasi che il mio Lievito Madre si sia offeso vedendosi mutilato della parte che ho prelevato per trasformarlo in licoli.

Prima batteva la fiacca ed ora non riesco più a trattenerlo, sembra quasi  mi voglia dimostrare qualcosa… così ho deciso: lo metto all’opera.

Sfogliando il libro Pane e roba dolce delle sorelle Simili, a pagina 155 ho trovato questa ricetta che mi ha permesso di utilizzare ben 250 grammi di pasta madre: un pane dolce per  la colazione, era da un pò che ello me lo chiedeva..eccolo accontentato.

La ricetta richiede anche una glassa a base di burro, zucchero e farina ma non volevo caricarlo con altre calorie, alla fine la scriverò per chi volesse provare questo pane com’è in origine.

Ho usato uno stampo da plum cake al posto della teglia da 20 cm. che non ho.

Ingredienti:

  • 250 g. di lievito madre,
  • 160 g. di zucchero (110),
  • 150 g. di uva sultanina,
  • 250 g. di farina 00,
  • 100 g. di latte (kefir),
  • 50 g. di burro morbido (di soia),
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaino colmo (c.ca 10 g.) di lievito chimico (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di sale.

Aggiungo le dosi della glassa:

  • 50 g. di burro freddo,
  • 60 g. di zucchero di canna,
  • 40 g. di farina,
  • cannella.

Come fare:

battere il burro con lo zucchero, unire l’uovo,  il latte, il sale e con questa crema stemperare bene illievito madre, poi unire farina e lievito chimico (cremortartaro).

Battere bene ed unire delicatamente l’uva sultanina, ammollata e strizzata, mettere l’impasto nella teglia da 20 cm. (io stampo plum cake) e far lievitare 3 ore c.ca.

La glassa fatela così:

sfregare il burro freddo spezzettato con zucchero e farina fino ad avere dei grossi grumi ed unire la cannella.

Spargere la glassa sull’impasto ed infornare a 180°C. per 45/50 minuti c.ca.

Giornata di addobbi..ho addobbato anche il panozzo :-D

Come ho scritto ieri, ho riprovato a farlo ma sembra che il mio panettone non voglia saperne di indossare il cappuccio, ora sono in fase di rifiuto  però ho già trovato una ricetta che mi tenta.

A presto.


Polpettine Lenticchie e cavolfiore

Polpettine di lenticchie e cavolfiore

Quante volte ho letto nelle presentazioni dei blog questa frase: questo blog nasce per l’esigenza di raggruppare le mie ricette ..e, aggiungo io, buttare finalmente tutti i “foglietti, ritagli, appunti ecc” che stazionano occupando spazio utile ad altre cose.

Per me è così, a parte lo studio e la particolare attenzione che metto nel preparare una ricetta per un contest “intrigante” il resto delle ricette che trovate qui sono la mia cucina di tutti i giorni ed essendo una “personaggia strana”, anche nella cucina di tutti i giorni mi piace “non annoiarmi”, il tempo che perdo in più per presentare le pietanze in maniera invitante non è poi molto ed ormai “ello” è talmente abituato a questo che (me tapina :-( ) non mi porta più al ristorante: perchè mangio meglio a casa..ecco dove sta “la trappola” ;-)

Noi siamo in due, ed è difficile preparare e consumare tutto in una volta, avanza sempre qualcosa ed allora perchè non pensarci prima e pianificare già il pasto successivo?

Ricordate le mie zuppe? Una nasceva proprio da un “avanzo” di lenticchie..ello mi dice: amore fai le lenticchie che le mangio volentieri…invece quella sera la sua attenzione mangereccia viene catturata da “altro..e le lenticchie rimangono lì :-(

Con una parte di quelle ho fatto delle polpettine col cavolfiore (altro “alimento” a rischio ;-) ) al forno, aggiungendo del parmigiano, un uovo, timo, sale e pepe verde (lo uso sempre, ha un profumo particolare) le ho rotolate nei semi di zucca tritati e tostati (al posto del pane grattugiato) ed infornate a 180°C. per 35 minuti e..fatto:

le ricette delle prime foto partono tutte tre da una base di porri stufati con poco burro di soia e bagnati con l’acqua di cottura delle foglie usate per decorare e dai piselli surgelati sbollentati per 5 minuti e buttati in acqua gelata (per mantenere il colore).

Una parte dei porri è stata usata per un semplice risotto fatto col solito procedimento, modellato in un mini stampo da plum cake ed “infiocchettato” con le foglie dei porri.

La seconda proposta è una torta salata preparata mentre cuoceva il lesso con della pasta brisè (pronta) i porri ed i piselli, 2 uova sbattute con panna di soia, pepe verde, forno a 200°C. per 35 minuti, negli ultimi 5 minuti ho aggiunto del gorgonzola dolce a fiocchetti ed una manciata di piselli (decorazione), ho fatto un fiocco con le foglie del porro, tutto qui.

La minestra è ancora più veloce: PAP (pentola a pressione) porro, piselli, brodo vegetale (ho usato l’acqua di cottura delle foglie di porro e dei piselli) dal sibilo 5 minuti..fatto :-) ho aggiunto un pò di erba cipollina del mio vaso (finchè c’è ;-) )

Vi abbraccio tutte/i


Crumble di salmone e finferli.

POST IN ALLESTIMENTO.

 


Ovi in fonghet 2.

Un’idea per inaugurare la mia nuova cocottina e provare un piatto unico, veloce e completo, ho usato il forno ma nulla vieta di usare il microonde nella funzione forno, solitamente l’uovo scoppia e non era quello che volevo.

Ingredienti:

  • finferli o funghi a piacere,
  • scalogno tritato,
  • burro di soia,
  • prezzemolo o coriandolo fresco tritato,
  • brodo vegetale,
  • panna di soia,
  • sale,
  • peperoncino o pepe,
  • ricotta affumicata, o altro formaggio a piacere.

Come fare:

tritare lo scalogno e metterlo in un tegame con il burro, far stufare a fuoco basso, alzare la fiamma ed aggiungere i funghi  lavati e tagliati a pezzi, salare e pepare, bagnare un pò alla volta col brodo vegetale e portare a cottura, alla fine aggiungere poca panna di soia e mantecare.

Metterli in una cocottina, creare  il buco al centro per appoggiare l’uovo, coprire ed infornare fino a farlo rapprendere.

Grattugiare il formaggio scelto e servire.

Ed ora vi faccio vedere il primo “raccolto” del mio lui  che andando ad un appuntamento di lavoro all’andata aveva intravisto una “macchia gialla” sotto un albero…..:-) , al ritorno, incurante che le scarpe non fossero adatte a “cinghialar nei campi” è andato a vedere (munito di coltellino, non si sa mai ;-) ) ..et voilà!!!! Bravo el me omo :-D

Buona domenica a tutte/i.


Biscottini cioccolato e zenzero per l’ora del te.

Piove così, per consolarmi un pò ho frugato nel cassetto dei ricordi alla ricerca di qualche ricettina golosa  per colorare un pò questo cielo.

Un’ occhiata alle foto, qualche ritocchino qua e là e la scelta è caduta su questi cuoricini al cioccolato e zenzero.

Ingredienti per c.ca 60 cuoricini:

  • 60 g. di  albicocche secche,
  • 125 g. di cioccolato fondente,
  • 60 g. di zenzero fresco,
  • 1 uovo,
  • 60 g. di burro di soia ammorbidito,
  • 50 g. di fruttosio,
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • 200 g di farina 00,
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci cremortartaro.

Per la finitura:

  • cioccolato bianco,
  • granella di nocciole,
  • granella di pistacchio.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. statico o a 160°C. ventilato.

Tritare finemente le albicocche secche, tritare il cioccolato fondente, sbucciare lo zenzero e grattugiarlo e sbattere l’uovo.

Montare il burro, lo zucchero e l’estratto di vaniglia, unire un pò alla volta l’uovo che deve legare immediatamente al burro.

Aggiungere la farina, il lievito, le albicocche secche, il cioccolato e lo zenzero fino ad ottenere un impasto omogeneo, avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare per 1 ora in frigorifero.

Stendere l’impasto tra 2 fogli di carta forno e ritagliare con le formine che desiderate (l’importante che non superino i 5 cm).

Disporre i biscotti sulla teglia foderata, distanti 2 cm. l’uno dall’altro sul secondo ripiano dal basso del forno e cuocere per 15 minuti (ventilato 160° C. per 14 minuti).

Sfornare e far raffreddare, nel frattempo sciogliere a bagnomaria o nel microonde il cioccolato bianco, intingere la parte che desiderate decorare e cospargerla a piacere con la granella di pistacchio o di nocciole.

Se non li mangiate tutti subito durano 1 settimana :-)



Dopo il salato arriva “quello” dolce…io combino “pasticci” ;-)

Oggi è il nostro anniversario, ricordo ancora quell’incontro “combinato” da un mio carissimo amico (che ora vive felicemente marito e papà in Costa Rica)….ciao Marco ;-)

Arrivarono in ritardo, un ritardo pesante che se fosse durato qualche minuto di più probabilmente avrebbe cambiato il corso della mia vita.

Io credo molto nel “destino”?, Si chiama così?

Quante cose sarebbero cambiate “se” e “se”, è andata così, ed è “andata”.

E’ stata la prima volta che, per me, l’amore è cresciuto a poco a poco, non c’è stata la “fiammata” iniziale, è iniziato tutto lentamente.

Chi legge saprà che la vita a due non è tutta come nelle pubblicità del M.B. però dopo anni l’uno diventa indispensabile all’altro.

Un mio amico di Trieste mi diceva sempre: una dona devi tegnirte caldo (una donna deve tenerti caldo).

Basta col “personale” poi s’innescano strani “meccanismi” perciò ora io festeggio con un bel pasticcio d’uva :-) ..vi unite a me?

E’ una ricetta presa da un vecchio fascicoletto, c’erano le nocciole e così , golosa, ho voluto provarlo, quest’anno ho usato l’uva fragola sia bianca che nera dello zio (nella foto il raccolto di tempo fa, domenica ne ho raccolta altra ;-) )

Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:

  • 500 g di uva moscato molto matura (250 uva fragola bianca, 250 uva fragola nera),
  • 100 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 200 g d farina bianca,
  • 130 g di zucchero,
  • 3 uova,
  • 1/4 di litro di latte di soia,
  • 30 g di burro di soia,
  • la scorza di 1 limone grattugiata,
  • 2 cucchiai di pangrattato (ho usato dei frollini senza zucchero),
  • 2 cucchiai di amaretto di saronno (ho usato la grappa),
  • 1 cucchiaino di lievito (cremortartaro).

Come pasticciare:

Preriscaldare il forno a 150°C.

Lavare ed asciugare l’uva, sgranare gli acini eliminando il peduncolo, disporli in doppio strato uno biaco ed uno nero) sul fondo di una tortiera foderata con carta forno che avrete cosparso con il pangrattato o, come me, con i biscotti.

In una terrina sbattere le uova con lo zucchero, unire la farina setacciata assieme a cremortartaro, il burro fuso, il latte e la scorza di limone.

Condire le nocciole tritate con l’amaretto (grappa) e versarle sull’uva, a seguire la pasta, scuotere bene la teglia per far entrare bene il composto negli interstizi degli acini.

Infornare coperto con la stagnola, dopo 30 minuti togliere la stagnola e far colorire.

Suona il campanello..è venuto a prendermi..mi porta a pranzo fuori :-)


Pappardelle di Kamut con Chiodini e Zucca: andar per funghi terza parte.

chiodini_picnik

Eccomi con la terza parte di quella che è ormai diventata una rubrica, faccio una premessa (che avrei dovuto fare nella prima parte): io non raccolgo tutto quello che vedo nel bosco, raccolgo quello che vedete qui, nel dubbio metto da parte il fungo e lo vado a far analizzare all’ispettorato micologico di zona.

Li pulisco sul posto senza strapparli dalla loro sede (penso agli anni a venire), non ribalto e calpesto tutto ciò che non raccolgo perchè se è lì è senz’altro per un motivo.

Diciamo che anche nel bosco il galateo e le buone maniere sono gradite.

Detto questo parlo di loro, i compagnoni del bosco: i chiodini.

Amano stare in gruppo, si raccolgono sotto  i vecchi ceppi ormai ricoperti di muschio che con la loro legna hanno riscaldato gli inverni di qualche famiglia ed  ascoltano volentieri i loro racconti, a volte mi sembra di sentire il loro vociare, come se intonassero un coro di montagna.

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Chiodini Austria.

Per questa ricetta li ho accompagnati alla zucca, un matrimonio perfetto completato dalle pappardelle con la farina di kamut che mi sono inventata per l’occasione.

Pappardelle di kamut con chiodini e zucca

Pappardelle di kamut con chiodini e zucca.

Ingredienti per le pappardelle:

  • 200 g di farina di kamut,
  • 2 albumi,
  • 50 g di polpa di zucca cotta al vapore,
  • 1 cucchiaino di polvere di fughi porcini (la faccio io macinando i porcini secchi),
  • prezzemolo.

Procedimento per le pappardelle:

questa volta ho usato il robot per amalgamare meglio gli ingredienti, ha fatto tutto lui.

Ho coperto l’impasto e fatto riposare per 30 minuti.

Ingredienti per il condimento:

  • 300 g di chiodini,
  • 250 g di polpa di zucca,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1 noce di burro (burro di soia),
  • 1 scalogno,
  • prezzemolo tritato,
  • parmigiano reggiano,
  • sale e pepe (peperoncino).

Procedimento per il condimento:

pulire i funghi e scottarli in acqua bollente salata, tagliare a dadini la polpa di zucca.

Scaldare in una padella il burro e l’olio e far rosolare leggermente lo scalogno tritato, aggiungere la zucca e i funghi, salare e pepare.

Bagnare con un bicchiere d’acqua bollente e cuocere scoperto ed a fuoco basso per 20 minuti.

Nel frattempo stendere la pasta e ricavarne il formato preferito (io ho usato la rondella dentata), cuocere e saltare nel condimento aggiungendo poca acqua di cottura.

Servire con il parmigiano a scaglie o lamelle.

Alla prossima.


Zuppa estiva di melone invernale…

Buona settimana!! Eccomi di nuovo in postazione con il mio pc sano e salvo, ma non è ancora lui, stento a riconoscerlo :-( mancano 2 installazioni che mi facilitavano la vita,  sarà la volta buona che imparerò a destreggiarmi un pò di più?

Il tecnico mi ha “pensata”..così ha detto ;-) perchè era quasi ora di cena, lui stava ripristinando i file e gli scorrevano continuamene davanti ricette e foto di cibo e gli era aumentata oltremodo la fame ..beh un bel complimento:-) supportato anche (per modo di dire) dalla frase: brava, è raro che “signore” della sua età si destreggino così bene col pc :-(

Torniamo alla zuppa, il melone invernale si chiama così perchè si conserva a lungo ed è facile trovarlo anche in inverno, ha una polpa soda e croccante ed il sapore delicato assomiglia poco a quello del melone comune (quello che mangiamo col prosciutto per intenderci).

Ho trovato questa ricetta in un libro sulle spezie, a parte il pepe della Giamaica (che ho trovato in un mix di pepi), non richiede l’uso di ingredienti introvabili ai più.

 

Ingredienti per 2:

  • 1/2 melone invernale tagliato e privato dei semi,
  • 1 noce di burro (di soia)
  • 1/2 porro o cipollotto fresco,
  • 1 foglia di alloro,
  • grani di pepe nero macinati a piacere,
  • 2 bacche di pepe di Giamaica macinate,
  • 300 ml d brodo vegetale,
  • 30 g (1 bustina) di pinoli tostati.

Procedimento:

accendere il forno a 190° C. , avvolgere la metà del melone nella stagnola ed infornare per 45 minuti.

Togliere dal forno e con un cucchiaio staccare la polpa dalla buccia.

Sciogliere il burro a fuoco medio ed unire il porro, l’alloro, il pepe e cuocere per ammorbidire il porro,

unire la polpa del melone, il brodo vegetale e regolare la consistenza aggiungendo acqua.

portare ad ebbollizione e continuare la cottura per c.ca 1/4 d’ora.

Eliminare l’alloro e frullate la zuppa col frullatore ad immersione (o nel bicchiere di un frullatore),

aggiungere i pinoli, ottenuta una crema omogenea rimettere la zuppa sul fuoco per riscaldarla (è perfetta anche fredda)

Se la servite calda accompagnatela con crostini di pane.

Ed ora il video che ho fatto sabato in Austria durante una “infruttuosa” passeggiata alla ricerca di funghi :-(

Le api ci sono ancora…. :-)


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