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Brownies con Amarena, in un sol boccone, col tocco Romantico di Francesco Massenz dalla Divina Cucina♥

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Se Dante Alighieri fosse ancora qui, gli commissionerei : La Divina Cucina, senza inferno, né purgatorio, soltanto il Paradiso e gli direi di aggiungere il decimo cielo e lasciarlo scrivere a me per lasciarmi posizionare chi dico io.

Questo nella fantasia ma nella realtà, tra me e me,  io ho già disegnato il decimo cielo della Divina Cucina…

Forse è vero che sono fortunata, perchè non è facile né consueto entrare nelle cucine stellate, conoscere Chef stellati, relazionarsi con loro e, soprattutto imparare da loro, soprattutto per chi, come me, non è nessuno.

Non è consuetudine osservare l’Allegra Brigata al lavoro, forse Allegra Brigata, non suona carino ma, in questo caso credetemi, allegra brigata è perfetto.

Ovvio che i sorrisi, gli scherni, battute e goliardie, al momento del servizio o delle preparazioni, si trasformano in concentrazione, diligenza e attenzione per poi, alla fine, ritornare come prima.

Sarà che io, per tutta la mia vita lavorativa, ho cercato, oltre all’impiego anche una famiglia, credo faccia parte della mia natura, quella sbagliata, lo ammetto, di cercare il rapporto umano sempre e ovunque, senza contare che di me alle persone non poteva (può) fregardemeno e che, evidentemente l’Antipatia è nel mio DNA e chi mi sta intorno percepisce subito.

Credo sia anche per questo che per me andare ai corsi degli Amici di Godia, sembra di entrare in un sogno, fermarmi a parlare con la mamma Yvonne, bravissima, competente e bella come il sole, guardare i “Ragazzi” intenti nelle loro postazioni, ascoltare le battute del neo-papà Raffaello, scambiare quattro chiacchiere con Michela, indaffaratissima e sempre impegnata a far sì che tutto sia perfetto.

Anna e Francesco-002

Anna e Francesco.

Per non parlare di Anna, bellissima, bravissima, discreta, elegante, di quell’ eleganza naturale che non si può improvvisare, sembra quasi che Anna fosse predestinata a far parte dello staff.

Ogni volta, ai corsi, quando passa (non amo la parola serve) per l’assaggio finale, sceglie per me il più fotogenico e questo lo apprezzo molto…

Ricordo che, quando stavo preparando il post per la serata della consegna della seconda stella, ho girellato un pò nel web a cercare informazioni e sono incappata in uno di quei siti nei quali chicchessia si eleva a “giudice” e dice la sua, anche se non sa neanche di cosa, di chi e di dove stia STRaparlando…

Avevano attirato la mia attenzione gli aggettivi: asettico, freddo, impersonale e mi sono stupita.

Forse che il/la scrivente fosse abituato/a a ristoranti tipo la parolaccia di Roma? Dove la pacca sulla spalla e un bel vaffa sono “er più der mejo”?

Io credo invece che, la discrezione, l’eleganza, il minimalismo negli arredi, siano segno di educazione, rispetto, pulizia ed eleganza.

L’aggettivo freddo proprio non appartiene agli Amici di Godia, né negli arredi, né nel servizio, anzi, tra gli arredi si possono intravedere evidenti indizi di attenzione e calore umano.

Un Crocifisso, messo in un punto un pò in disparte per non “offendere” nessuno, né l’ “uno” né l’ “altro” lo trovo segno di grande coraggio e di rispetto per tutti.

Brownies e rosa-001

Ma… come sono arrivata fin qui? Ero partita con un bocconcino delizioso di Brownies con l’amarena e la julienne di petali di rosa.. ah, ecco, i petali di rosa…

petali per decorazione brownies-004

Ingredienti per una teglia rettangolare da 18x25x2:

  • 150 g. di cioccolato fondente al 62%,
  • 125 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero di canna (se adoperate cioccolato bianco ridurre a 70 g.),
  • 100 g. di farina 00,
  • 10 g. di lievito in polvere,
  • 2 uova intere,
  • 60 g. di amarene (Francesco adopera amarene snocciolate fresche decongelate),
  • bacca di vaniglia,
  • 1 pizzico di sale
  • una rosa rubata in un giardino incantato.

Brownies coppati1-002

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C., Francesco consiglia di iniziare con 20°C. maggiori alla temperatura indicata per la ricetta che, sarà abbassata appena inserita la teglia.

Sciogliere il cioccolato ed il burro a bagno maria, aggiungere lo zucchero e l’interno di una bacca di vaniglia o lo zucchero vanigliato ottenuto, seguendo il consiglio di Francesco,  utilizzando una bacca di vaniglia, anche usata, messa nel barattolo con lo zucchero semolato… GIAMMAI LA VANILLINA!!!

Unire le uova intere, mescolare ed aggiungere la farina setacciata con il lievito, amalgamare.

Volendo si possono unire le amarene nell’impasto, in questo caso, essendo un finger sweet food, si metterà l’amarena, assieme alla julienne di petali di rosa, alla fine, come decorazione.

Francesco decora i browniews con le rose-002

Versare il composto nella teglia e procedere alla cottura (sempre valida ed affidabile la prova stecchino) per 15/20 minuti.

Estrarre la teglia, farla raffreddare e porzionare col coppapasta scelto, decorare con i petali di rosa (biologici) tagliati a julienne e un amarena, decongelata.

Vi avevo segnalato l’imminente arrivo del libro di Emanuele Scarello sui fritti? Ecco, è arrivato e, se amate la cucina, quella vera, quella che vi insegna davvero a cucinare e divertirvi, trovate il banner sulla barra a dx.

Non troverete soltanto un elenco di ricette ma una ricetta per ogni tecnica ed ogni grasso, troverete il come ed il perchè; è il libro per chi, come me, non ha bisogno di quantità ma di qualità, è il regalo perfetto per voi e per quelli che, come voi, amano la cucina di qualità.

Sfogliando questo libro, rimarrete ammaliate/i non solo dalle foto straordinarie di Ennio Calice un fotografo che sento anche un pò fradel per le sue origini Triestine, ma anche dalle ambientazioni, dette anche food styling, curate dallo stesso Emanuele che, con un nonnulla crea set irresistibili.

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Vi lascio con l’arcobaleno, la meraviglia che la natura ci regala dopo un temporale.


Crostoli e Fritole: Ciacole no fa fritole, ovvero: Chiacchiere non fanno frittelle.

Crostolo/chiacchiera Carnevale 2010

Anche questo è un modo di dire triestino (lo ammetto, ho nostalgia della mia città).

In questi giorni ne ho viste molte di chiacchiere, d’altronde è carnevale ed i dolci sono sempre gli stessi, quelli della tradizione, quelli che facevano le nonne, le zie, le mamme.

Io non amo molto friggere, non tanto per l’odore ma perchè volente o nolente si sporca  sempre il fornello e l’area circostante.

A niente vale proteggere, la goccia d’olio inevitabilmente scivola via e devi stare attenta a non bagnare nulla sennò gli schizzi partono inesorabili.

Non mi piace anche perchè devo stare sempre là impalata, a girare, a controlare il termometro, alla colorazione, guai ad allontanarsi …insomma friggere è impegnativo però.. però…a carnevale si fa.

D’altronde a quale bambino non piacciono le frittelle? Basta andare alle fiere dove l ‘ olezzo di quell’improbabile olio dove friggono le frittelle non impedisce alle mamme di comperarne una alla loro creatura.

Allora mamme giovani e moderne, a carnevale fate un sacrificio, friggete, lo fate con un olio buono, vi circondate di un’aria festosa, sopportate i fischietti, le serpentine ed i coriandoli in giro per casa.

I coriandoli, che meraviglia, io  li preparavo da sola con la macchinetta che si adopera per bucare i fogli di carta, li mettevo via di volta in volta e li conservavo gelosamente, vuoi mettere la soddisfazione dei coriandoli hand made?

Come sempre mi sono persa in chiacchiere e cocretizzo il mio ciarlare con questa foto che (se volete) potete cliccare ed arrivare alla ricetta dei crostoli che ho pubblicato 2 anni fa, ho dedicato un pomeriggio a crostoli e frittelle di castagne:

Ora, come promesso ieri le Fritole della foto di ieri, anche questa ricetta arriva da Trieste, una mia vicina di casa che ogni tanto (anche se non era carnevale) le faceva e me le portava, un giorno, di corsa ho scritto la ricetta e da quel momento sono diventata “autonoma”.

Queste frittelle sono così semplici da fare che potete farle ogni volta che vi va, l’unica raccomandazione è quella di non farle troppo grandi e di controllare la temperatura dell’olio, il rischio di colorarle troppo e di lasciarle crude all’interno è alto (esperienza personale).

Io tengo l’olio a 170°C. , qualche volta aggiungevo i pinoli ma rimanendo all’esterno alla fine si bruciacchiano, insomma se volete provarle fatele così,  questa volta al posto della buccia di limone ho messo quella d’arancia.

Ingredienti:

  • 1 yogurt compatto (quello nei vasetti di vetro, a Trieste trovavo i San Giusto), questa volta ho messo lo yogurt greco 150 g.
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 7 cucchiai di farina,
  • 1 bustina zucchero vanigliato per spolverizzare (io macino quello semolato con bacello di vaniglia),
  • 1 e 1/2 cucchiaino di lievito,
  • la buccia grattugiata di 1 limone o arancia,
  • uvetta (quantità a piacere),
  • rum (per ammollare l’uvetta),
  • pizzico sale,
  • olio arachidi per friggere.

Come fare:

montare il tuorlo con lo zucchero, aggiungere lo yogurt e via via gli altri ingredienti (l’uvetta strizzata).

Incorporare delicatamente l’albume montato a neve e friggere a cucchiaiate (siate veloci!) nell’olio caldo
cospargerle con lo zucchero a velo e…buon appetito!!

Fritole Istriane

Ieri ho messo le mani avanti riguardo la qualità delle foto (che ho cercato di aggiustare …senza successo però ;-) ), ma vale comunque la pena condividere la ricetta, il link di provenienza è lo stesso di ieri (lo metterò alla fine).

Dimenticavo,avevo tutto il passo passo ma non me la sono sentita…davvero :-(

Trascrivo gli ingredienti originali, dalle quantità vi renderete conto che quando le donne Istriane “decideva de far le fritole” facevano sul serio ;-)

Impasto fritole.

Ingredienti:

  •  1 kg e ½ di mele,
  • ½ kg di uva passa,
  • 1 etto e ½ di pinoli,
  • 1 etto e ½ di cedrini,
  • 2 etti di cioccolato,
  • ¾ di kg di zucchero* (750 g.),
  • farina (il necessario per fare “polenta”),
  • 1 litro di acqua,
  • 2 pizzichi di sale,
  • la scorza grattugiata di 2 arance e 2 limoni,
  • 1 bicchiere da 1 ottavo* di rum,
  • vino o marsala per mettere in ammollo l’uvetta,
  • olio per friggere.

Come fare:

mettere in ammollo l’uva; far bollire l’acqua e versarvi dentro tutti gli ingredienti e poi la farina q.b. per fare tipo polenta (mescolare per 15 minuti).

Stendere il tutto su una tavola e lasciare raffreddare e rapprendere, prendere un po’ di pasta con un cucchiaio, fare una pallina e passarla nella farina e poi friggerla.

Impasto fritole in cottura.

Io avevo fatto 1/4 di dose per prova, non ho messo né la cioccolata né i cedrini, la prossima volta taglierò le mele a pezzetti + piccoli.

Con 1/4 di dose vengono 19 frittelle, la proporzione di farina è proprio 500 g. x 1 litro, io ho messo 125 g. x 1/4 di litro.

*in Istria, Trieste e dintorni è usuale l’unità di misura in quarti e deca, la me daghi 10 deca de coto misto= mi dia un etto di prosciutto cotto misto.

Ecco il link per le fritole e non solo.

E se dopo aver letto tutto questo avete ancora voglia di friggere vi lascio i krapfen del Sacher Hotel, anche loro datati 2010, per me l’ Anno del fritto.


Gugelhupf al vin brûlé del Sacher Hotel, l’ho sempre chiamato Kuguluf.

É il dolce della mia infanzia, delle mie colazioni e merende, il Kuguluf era la normalità, la Signora Gisella lo comperava in una panetteria che ora non esiste più, mi sembra si chiamasse Forcessini, era una panetteria piccola piccola dove andavo a comperarmi il panino con la vaschetta di Nutella per la scuola, 2o Lire il panino, 30 Lire la Nutella, spesso quei soldi, al ritorno da scuola, finivano in Pescheria dove comperavo del pesce per i gatti randagi.

Lì il Kuguluf lo vendevano anche a fette, c’era marmorizzato, alla vaniglia, al cacao, ecc., a me piaceva bianco inzuppato nel te o nel caffèlatte era una goduria, per questo dopo aver visto delle bellissime ricette e fotografie di kuguluf tra le colleghe blogger mi son detta: devo/voglio provarci anch’io, ultimamente adoro tornare indietro nel tempo…

Quale migliore fonte dalla quale attingere se non dal mio amato libro di ricette del Sacher Hotel (Giunti Editore 29 €.), voi sapete che a me non piacciono i cloni ed evito di fare la replicante, così ho scelto questa ricetta col vin brûlé e spezie che adoro.

Il mio stampo è, probabilmente, troppo grande  per questa dose, manca la base, ci sono anche delle bolle la cui causa sia da addebitare al fatto che ho aggiunto gli albumi a neve alla fine (come faccio di solito, dandolo per scontato) mentre la ricetta dice di farlo prima dell’aggiunta della farina, li ho montati senza lo zucchero che senza accorgermi ho messo nell’impasto, forse avrei dovuto battere lo stampo per distribuire bene l’impasto… insomma lo devo dire, se lo volete rifare tenete conto di tutto questo

Oggi la ricetta direttamente dal libro, il vin brûlé lo sapete fare di certo:

come miscela di spezie ho usato del pepe garofanato e fiori di cannella macinati nel macinino da caffè assieme a poco zucchero (Carbellotto Mestre), al posto dello zucchero vanigliato ho aggiunto una puntina di cucchiaino di Vaniglia Bourbon.

Certo che l’estetica lascia un pò a desiderare però a questo c’è rimedio, importanti sono il sapore e la consistenza, su questi non c’è nulla da migliorare, potrebbe essere una buona base per la Krümmeltorte anche se troppo  sostanziosa.

Comunque lo rifarò molto presto, la sfida è aperta.

Ora vi lascio, c’è una fetta di kuguluf che aspetta soltanto di essere pucciata nel te, buona giornata.

Il link vi racconterà un pò di storia.

Perla vuole presentarvi le sue amichette: Holga e Monty sembrano positivo/negativo vero?


The 7 – links project…

Voglio bene a tutti i miei post e mi piacciono tutti indistintamente ma dopo aver “scartabellato” ho scelto questi:

Il mio più bel post:

Fatto col cuore il mio piatto dautore

Il perchè lo dice il titolo: fatto col cuore :-)

Il mio post più popolare:

Torta con farina di castagne pere e cioccolato

Il perchè non lo so, forse perchè digitando il nome su google si arriva dritti qui senza dover lasciare link, però ho anche ricevuto mail da persone che non hanno un blog dicendomi di averla fatta ed essere rimaste soddisfatte o che magari avendola sformata calda si era un pò rotta.

Il mio post più controverso (ma forse lo sono tutti e questo in particolare ;-) ):

Penetration is not isn’t introduction

Il perchè? Perchè tocco un argomento che molti vorrebbero “toccare” ma sono bloccati dalla paura di perdere la popolarità (cosa che io ho già perso da tempo :-D )

Un post il cui successo mi ha sorpresa:

Bocconcini di pollo al pepe rosa

Il perchè si sa, con questa ricetta ho vinto il concorso Amadori.

Ho mandato la ricetta l’ultimo giorno dopo una repentina folgorazione: ho bloccato ello perchè dovevo fare le foto, era sera e tutto giocava a mio sfavore..invece? Invece è andata benissimo :-D

Un mio post che penso non abbia ricevuto l’attenzione che meritava:

Polpo ubriaco e pasta di mais risottata

Perchè probabilmente era uno dei miei primi post e non ero ufficialmente entrata nel “giro”, però è una ricetta che mi piace molto, amando i piatti unici e completi entra spesso nel menù, piace anche a ello che (udite udite) goloso come sempre, non sapendo che i polipetti erano crudi, ne ha mangiato uno direttamente dal frigorifero mentre erano tutti a marinare :-(

Il post che sono orgogliosa di aver fatto:

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Pane fichi e alloro

Questo post significa ed ha significato per me l’”inizio”, sia l’inizio della fine, la fine dell’inizio e l’INIZIO e basta.


Saltimbocca alla ro… binia, ovvero: bicchierini di cioccolato con crema ai fiori d’acacia.

… niente carne, niente prosciutto, niente salvia…questi saltimbocca sono dei semplicissimi pirottini di cioccolato (comperati perchè il temperaggio del cioccolato è nella lista di cose da fare) riempiti con una crema ai fiori di robinia o acacia.

Saltimbocca perchè si mangiano in un sol boccone, dopo aver fatto quella ai fiori di sambuco ho provato con questi, ho fatto il vino ed ho fatto anche le frittelle, però, udite, udite: al forno.

Oggi è domenica, mi sento anche un pò pigra e quindi copio incollo da qui e se vi va di sapere come fare ilvino e le frittele sostituendo i fiori i sambuco con quelli di acacia andate  qui ma invece di friggere mettere i mucchietti d’impasto sulla carta forno ed infornare a 180°C.  pr 30 minuti avendo l’accortezza di girarli a metà cottura.

Ingredienti per i “saltimbocca”:

  • pirottini piccoli di cioccolato,
  • 1 litro di panna fresca (250 panna di soia “Naturasì”),
  • 150 g di zucchero (30 g di fruttosio),
  • sale,
  • 150 g di fiori di sambuco col gambo (acacia 60 g.).

Alberi acacia e sambuchi

Come fare:

scaldare la panna e sciogliere lo zucchero ed un pizzico di sale.

Togliere dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco (robinia/acacia).

Lasciar riposare la crema in frigorifero per una giornata (io l’ho lasciata la notte).

Filtrare e montare la crema con le fruste, fatto.

Alla prossima.

Colgo l’occasione per fare gli auguri a tutte le donne che non hanno potuto, per svariati motivi, diventare mamme e che certamente sarebbero state delle mamme meravigliose.

Io sono una Figlia mancata, sono una Mamma mancata ma, come dice Vasco: io sono ancora qua… e già.

Altre idee con i fiori (cliccare foto per ricetta):

 


La Torta di noci di Carla: a zampine nude nel parco.

………a zampine nude nel parco, è così che mi piacerebbe vedere la randagina adottata da Carla (ora si chiama “Piccola”), ma dopo tanto stress è ancora “nascosta”, accenna a qualche approcio ma ci vorrà ancora tempo a che si lasci andare e che si senta al sicuro.

Per il momento si sta ambientando, anche se questo “esplorar-notturno” ha già decimato vari oggetti-ricordo di Carla che temo mi presenti il conto prima o poi :-D

Chi è Carla? Carla è una professoressa di ginnastica in pensione, vive in una spendida casa con, appunto, un enorme parco che cura tutto da sola.

Carla è minuta, l’apparenza fragile inganna, lei pota, taglia l’erba, coltiva l’orto, fa le marmellate con la frutta dei suoi alberi, raccoglie le sue noci per fare una meravigliosa torta che vi offrirò più tardi, fa parte di una compagnia teatrale al femminile che tratta le varie problematiche di noi donne.

Carla ha accolto la micia “perchè ha bisogno” ma so che le piacerebbe che la sera le salisse sulle ginocchia e facendo le fusa si lasciasse accarezzare…ma aspetta..raccogliendo al mattino i “cocci” lasciati a terra dalle scorribande notturne :-D

Vicino casa sua scorre un canale, quei canali artificiali costruiti nella notte dei tempi dove scorazzano felici delle anatre selvatiche che lei chiama e che corrono a sbeccottare il mangime.

Noi ci aggiorniamo giornalmente, oggi ho saputo che quando lei è assente le anatre vanno a chiedere cibo a casa di Tiziana (vicina di casa e amica)..facendo “qua qua” per sollecitare il pasto :-D

Carla vive in questa grande casa dove hanno abitato i suoi genitori che ora non ci sono più..anche se la casa parla di loro in ogni angolo, oggetti ricchi di storia come gli scopilli fatti a mano dal papà:

Oppure l’arcolaio dove tesseva la mamma e la macchina da cucire (dietro):

O il tavolo da lavoro del papà:

O le scarpe con la suola di legno fatte a mano da lui per lei..non sono le “Tod’s” di oggi..Carla mi ha detto che sembrava di indossare degli strumenti di tortura :-)

E che dire dell’asinello cucito da sua madre per farla giocare?

Come non commuoversi di fronte agli sci indossati dallo zio “Alpino” durante la prima guerra Mondiale?

E come non farlo anche davanti alla picozza dello zio usato nella guerra di Grecia e Albania con tanto di incisioni fatte a mano sulla stessa?

E che dire di tutti gli altri oggetti sparsi per casa?

Dopo averle  lasciato la micia mi ha offerto il pranzo e mi ha regalato un sacchetto della sua lavanda, una confezione di garam masala comperato nel suo ultimo viaggio in India, 1 vasetto di marmellata (che si è pappato “ello” :-D)

Un sacchetto di noci del suo albero che lei ha tostato e che ho usato per fare questa torta con la sua ricetta, quindi questa sarà:

La Torta di noci di Carla

Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:

  • 6 uova,
  • 200 g. di zucchero (150 fruttosio),
  • 250 g. di noci macinate,
  • scorza d’arancia grattugiata,
  • rum (facoltativo, omesso),
  • pizzico di sale per montare gli albumi.

Per la glassa:

  • 150 g. di panna da montare,
  • 150 g. di coccolato fondente.

Come fare:

lavorare i tuorli con lo zucchero, aggiungere poco alla volta le noci macinate (sempre con poco zucchero), la scorza d’arancia grattugiata e, alla fine, gli albumi montati a neve fermissima.

Versare il composto in una teglia apribile da 24 cm. imburrata o rivestita con cartaforno ed infornare a 180° C. per 35 minuti.

Sfornare e far intiepidire, nel frattempo preparare la glassa portando ad ebbollizione la panna liquida ed aggiungendo il cioccolato fondente.

Far affreddare fino alla consistenza desiderata e versarla sulla tort facendola colare (a casaccio) sui lati.

Decorare con alchechengi, buccia d’arancia ottenuta col rigalimoni o a piacere.

Io l’ho replicata con le mandorle, le nocciole, i pistacchi (seguiranno foto) e vi dico: provate, provate, provate!!

Volevo aggiungere che Carla non ha l’età di Matusalemme però, si sa, ultimamente il mondo è andato avanti di corsa..facendo sembrare noi 50 enni delle vecchie babbione demodè, ma non è così…….

Grazie Carla, spero ti piaccia questo post, come hai chiesto, non ti ho fatto “apparire” ma so già che le mie lettrici/lettori ti vogliono già bene, come non volerne ad una persona generosa come te?

Se tu fossi “la svizzera”, non credo sarebbe lo stesso ma il “vicinato” si prende le sue “piccole soddisfazioni” alle riunioni condominiali..peccato ci siano soltanto una volta all’anno :-D

A proposito Carla..domani che Tiziana ed io siamo a pranzo: PORZIONI ABBONDANTI!! :-)


Caprese bianca al profumo di rosa e cardamomo.

Oggi voglio riempire di profumi il mio blog, il profumo del cardamomo ed il profumo di rosa, è primavera non dimentichiamolo, ed ora ne sono ancor più convinta perchè ieri le Cavallette sono volate via e, come ogni anno, so che partono soltanto se sono sicure che il freddo non le fermerà più…..

Mi ero ispirata alla ricetta presa dal blog delle  “cuoche dell’altro mondo” per non copiare proprio tutto ho scelto il cioccolato bianco e l’ho glassata con acqua di rose e cardamomo.

Ingredienti:

  • 150 g. cioccolato bianco di buona qualità,
  • 150 g. burro morbido,
  • 150 zucchero,
  • 5 uova,
  • 300 g. di mandorle pelate tritate finemente,
  • 10 bacche di cardamomo.

Per la glassa:

  • 100 g. di zucchero a velo (io l’ho fatto nel macinino da caffè con qualche seme di cardamomo),
  • 2 cucchiai di acqua di rose.

Come fare:

tritare finemente le mandorle nel robot con un cucchiaio di zucchero, in seguito anche il cioccolato bianco e pestare nel mortaio i semini estratti dalle bacche di cardamomo.

Montare il burro con lo zucchero ottenendo un composto spumoso, aggiungere i tuorli 1 alla volta,  la farina di mandorle, il cioccolato e il cardamomo.

Montare gli albumi a neve ben ferma ed incorporarli delicatamente, versare il composto nella teglia imburrata o ricoperta con carta forno “statico” e cuocere a 160°C. per 40/50 minuti.

Farla raffreddare e nel frattempo preparare la glassa con lo zucchero a velo profumato al cardamomo e l’acqua di rose, ottenere una pastella da versare al centro della torta e  farla colare ai lati.

Gustarla sorseggiando un buon the verde e vivere così un piccolo, dolce,  profumato…momento esotico!!

Vi lascio questi fiori di tarassaco..tutti per voi, ciao e baci :-)


Torta al cocco e giochi di glasse: se la mamma è sempre la mamma..il papà è sempre il papà…

Premetto che per me la Festa del papà fa parte del gruppo di feste commerciali che non amo molto festeggiare ma in questo caso cadendo questa festa il giorno di San Giuseppe (papà simbolo) me la rende più simpatica.

Così ho deciso di festeggiarla recuperando un mio vecchio post, dedicato proprio al mio papà che non c’è più e che ha reso la mia infanzia un alternarsi di serenità e disperazione con la conseguenza che tutta la mia vita è stata ed è così.

Il ricordo che apre il post fa parte dei momenti sereni e spensierati:

**Se ci fosse ancora il mio papà farei questa torta, al cocco, perchè lui ne era ghiotto, a forma di cuore per ovvii motivi, la chiave di Sol perchè la domenica lui suonava la fisarmonica ed io e la mamma ballavamo il walzer.


Questa
è la fonte di questa straordinaria torta (almeno per me che adoro il cocco!)

Ingredienti x 1 stampo (silicone meglio) da 24 cm. (io ho usato quello a cuore):

  • 190 g. di cocco grattugiato,
  • 50 g.di amido di mais (maizena),
  • 3 uova,
  • 3 dl latte,
  • 2 dl panna,
  • 1 lattina latte condensato (397 g.),
  • 2 cucchiai zucchero a velo,

Per la glassa:

  • 100 g. cioccolato fondente,
  • 1 dl panna,
  • cocco per rifinire i bordi.

Procedimento (semplicissimo):

accendere il forno a 170° (io ho usato la funzione ventilato).

In una terrina (che conterrà tutti gli ingredienti) sciogliere la maizena nel latte, aggiungere lo zucchero a velo, il cocco, la panna, le uova ed il latte condensato, mescolare e versare il composto nello stampo e cuocere a bagnomaria per 1 ora e 30 (io ho fatto così).

Per il bagnomaria mettere lo stampo in una teglia che lo contenga comodamente, riempirla di acqua calda fino a 3/4 e coprire con la stagnola.

Se vedete che la torta si crepa non preoccupatevi, lasciar cuocere finchè si è uniformato tutto.

Lasciar raffreddare nello stampo e metterla su una grata per la glassatura che preparerete facendo bollire la panna e, fuori dal fuoco, scioglierete il cioccolato.

Far raffreddare la glassa fintanto avrà raggiunto la consistenza, spatolare  i bordi sui quali farete aderire del cocco grattugiato.

Per la chiave di violino (venuta non benissimo, ma basta il pensiero) ho appoggiato la carta da forno sul disegno e con della cioccolata bianca sciolta a bagnomaria (fuoco basso) messa in una sac a poche ho seguito il disegno, ho messo in frigorifero fino al momento della decorazione, la parte sottile si è rotta ed ho dovuto rimediare a modo mio.

Ecco la fetta.

Avendo usato uno stampo più piccolo è avanzato un pò d’impasto col quale ho fatto dei pasticcini  che ho decorato con delle glasse colorate.

La cioccolata bianca avanzata dal decoro (chiave di violino), l’ho fatta sciogliere nella stessa quantità di panna fatta bollire (vedi glassa sopra), l’ho divisa e colorata con i colori alimentari (liquidi) , per il plum cake ho mescolato alla cioccolata un po’ di caffè solubile.

Siccome non si butta nulla, la glassa avanzato l’ho usata a specchio nel piatto, ho liberato la fantasia ed ho appoggiato sopra i dolcetti al cocco.

Allora buona festa a tutti i papà e fate i bravi.


Torta Caprese di Francesca Riganati: Dio vede e Dio provvede, grazie Animal Care.

Non è mia abitudine “Nominare il nome di Dio invano” però questa è la frase che mi ha detto Tiziana quando le ho raccontato quello che scriverò, allora ho pensato un pò ed ho sentito che da lassù “Qualcuno” aveva capito  che avevo bisogno di aiuto ed ha allungato la mano per farmi una carezza.

Probabilmente non ha voluto che si ripetesse la scena dell’uccisione dei gattini della randagina col forcone da parte del vicino, sarebbe stato troppo per me, ho già da tribolare con la svizzera & C. e quest’anno lo voglio trascorrere in serenità.

E così non avendo più il supporto dell’ENPA ci ho pensato io ed ho portato a sterilizzare la gattina dai miei veterinari che l’hanno accolta qualche ora prima (non è sempre rintracciabile..è furbetta ;-) ) e, sapendo che non avrei potuto tenerla e non poteva stare fuori al freddo dopo l’operazione, l’hanno tenuta 2 giorni al calduccio e mi hanno fatto anche un pò di sconto.

Al momento delle foto un fuggi fuggi generale :-D chissà se nonostante la loro timidezza si sono pappati la torta? ;-)

Giustamente la loro Clinica non è una struttura pubblica, è quella che dovrebbe pensare al problema del randagismo, che spesso (come nel caso dei gatti che gironzolano qui attorno “SIAMO IN CAMPAGNA IS IT?”) sono i “gatti di qualcuno” che ha ancora la convinzione che i gatti si “arrangino da soli” vadano a caccia di topolini e di passerotti..forse hanno visto troppi cartoni animati e non si rendono conto che di topi in giro non ce ne sono poi molti e ci sono le strade, le automobili, ci sono quelli come il vicino, ci sono i cacciatori….e ci sono le svizzere (che non sono le bistecche :-D )

Ora aspetto un’anima buona che l’ adotti, io me lo auguro, è ancora stressata e con le pupille dilatate dalla paura ma passerà e arriveranno anche per lei tempi migliori.

Secondo voi potevo non fare a quegli amori di veterinari un “dolce regalino”?

Questa caprese l’avevo vista fare su Alice anni fa da Francesca Riganati, ora direttrice della Scuola di cucina del Gambero Rosso e giudice del format  “Cucina di classe”, la ricordavo in carne, ora è molto dimagrita ed è splendida e brava.

Ricordo ancora che per far vedere che l’albume è montato della consistenza giusta, ha capovolto la terrina dicendo: fatto :-)

Non avevo ancora internet ma iniziavo i primi passi con Word e salvai subito la ricetta, io ve la “vendo” come l’ho comprata.

So che ci sono più versioni, a me piace questa perchè non ha farina, il cioccolato viene tritato grossolanamente e, quando la mangi lo senti sciogliersi in bocca.

L’ho decorata come aveva fatto lei, appoggiando delle foglie di alloro e spolverizzandola con lo zucchero a velo (ho usato quello giallo che avevo preparato per un altro dolce).

Ingredienti per uno stampo da 24 cm.:

  • 4 uova,
  • 200 g. di burro morbido,
  • 200 g. di zucchero,
  • 200 g. di farina di mandorle (ottenuta tritando le mandorle con poco zucchero),
  • 200 g. di cioccolato fondente tritato a pezzetti,
  • 75 g. di cacao amaro.

Come fare:

preriscaldare il forno a 175°C.

Preparare la farina di mandorle tritandole con poco zucchero, tritare a coltello il cioccolato fondente, montare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una consistenza “spumosa”.

Unire il burro a pomata, amalgamare ed aggiungere poco alla volta il cacao, la farina di mandorle ed il cioccolato tritato.

Mescolare bene e, dopo aver montato gli albumi a neve fermissima incorporarli al composto, essendo un composto abbastanza consistente si puo aggiungere la prima parte di albume mescolando energicamente per ammorbidirlo ed il resto incorporarlo al solito dal basso verso l’alto.

Infornare per 35/40 minuti (forno statico).

Dopo averla fatta intiepidire, sformarla e capovolgerla (per distribuire l’umidità).

Decorarla con lo zucchero a velo dopo fredda, altrimenti tende a “papparsi” tutto lo zucchero.

Come direbbe la Riganati: “fatto” :-)

Non ho fotografato la fetta..non mi sembrava carino chieder loro di tagliarla…..ma oggi la rifaccio per “ello” ed avrete la fetta….

Buona giornata  a voi :-)

Aggiungo il link del sito della Clinica, a chi fosse di Udine e dintorni potrebbe interessare.


Petto d’anatra, qualche idea.

Petto d’anatra al cioccolato - Petto d’anatra all’aceto balsamico e pinoli

Il petto d’anatra l’ho scoperto qualche anno fa in un noto ristorante di Udine, la versione era quella con i pinoli e aceto balsamico, la stessa versione che ho propinato a ello usando truffaldinamente il tacchino :-D

Anche in questo caso ho voluto raccogliere qui vecchie foto e vecchia ricetta, ho un petto d’anatra in frigorifero ed ho un’altra versione in programma ispirata dalla mia recente vacanza Austriaca.

La versione al cioccolato mi lasciava perplessa ma è stata una sorpresa per tutti due, la fonte è il libro “Golose tentazioni”.

Chiedo scusa per le foto che riconosco non essere di qualità, ma queste ho.

La terza foto, quella “olio e limone” è stata vittima del mio periodo “Picasa grana pellicola” e non avendo l’abitudine di salvare una copia è l’unica superstite…sob :-(

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 petto d’anatra,
  • 50 g cioccolato fondente,
  • 50 g tra pinoli ed uvetta,
  • 1 noce di burro,
  • 1 bicchiere di marsala,
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe.

Come fare:

ammollare l’uvetta, incidere la pelle del petto facendo attenzione a non tagliare la carne, metterlo in una terrina e dopo averlo salato e pepato aggiungere l’olio e 1/2 bicchiere di marsala.

Lasciare nella marinatura per 1 ora mescolando spesso, trascorso il tempo scolarlo e metterlo a cuocere  in una padella antiaderente dalla parte della pelle.

Rosolare a fuoco vivace per c.ca 4 minuti, girare e completare la cottura pe altri 4 minuti, la carne dovrà risultare rosata all’interno, scolarla dal grasso e farla riposare.

Nel frattempo sciogliere a bagnomaria il cioccolato, aggiungere poco burro  ed il marsala rimasto ottenendo una crema.

Tostare i pinoli (tostare anche la quantità per l’altro petto), scolare l’uvetta ed aggiungere tutto al cioccolato.

Affettare il petto e disporlo sul piatto accompagnato dalla salsa.

Per il petto all’aceto balsamico e pinoli ho adoperato ugualmente il petto marinato, solitamente lo cuocio senza averlo marinato.

Dopo il riposo tagliarlo a fettine, metterlo in una padella calda e irrorarlo con l’aceto balsamico, farlo evaporare per qualche secondo, salare, pepare ed aggiungere i pinoli.

Fare a fettine il petto rimasto e condirlo con olio limone sale e pepe.

Petto d’anatra olio e limone

Buona domenica a voi.


Torta mousse al cioccolato di Jenna, ovvero: innamorarsi.

Avevo già chiuso “baracca e burattini”  invece ho dovuto riaprire di corsa perchè avevo dimenticato che oggi scade il contest di Sara.

Non me la sentivo di lasciarle soltanto una torta, buona si, ma con un titolo inquietante che ha dovuto modificare e che ho modificato anch’io perchè bisogna essere prudenti a pubblicare cose simili, anche se sono “soltanto” (in questo caso) un gioco ;-)

Avendo ancora da smaltire ancora un pò di “romanticismo” prima della fine dell’anno ecco venirmi in aiuto Jenna che, per celebrare la sua nuova emozione mi ha fatto dono di questa “torta”.

Più che torta è una mousse nel vero senso della parola, da mangiare col cucchiaio e magari, come si fa tra innamorati, imboccandosi a vicenda o incrociando i cucchiaini   (rigorosamente di cioccolato).

Ingredienti:

  • 400 g. di latte condensato,
  • 170 ml. di acqua,
  • 150 g. di zucchero semolato (omesso perchè credo che il latte condensato che intende lei non sia zuccherato),
  • 40 g. di cacao,
  • 20 g. di farina di grano (o maizena)
  • 30 g. di cioccolato,
  • 570 ml di panna montata.

Come “innamorarsi”:

in una larga pentola, mescolare il latte condensato, l’acqua, lo zucchero semolato (omesso), il cacao e la farina di grano (maizena), fino ad ottenere un composto senza grumi.

A fuoco medio, aggiungere il cioccolato, mescolando continuamente, fino ad ottenere un prodotto denso.

Questo passaggio io l’ho eseguito a bagnomaria per evitare che il composto si attaccasse inevitabilmente al fondo della pentola (esperienza docet :-) )

Lasciar raffreddare e poi incorporare parte della panna.

Versare il composto in delle formine e mettere in frigo per 4 ore.

Decorare con la panna e servire.

A questo punto Perla che fino a questo punto era rimasta con noi ha preferito uscire, la discrezione dei gatti ..si sa….

Partecipo con questa mousse tratta dal film Waitress – ricette d’amore al contest di Sara:


Biscottini cioccolato e zenzero per l’ora del te.

Piove….così, per consolarmi un pò (sono appena stata dalla parucchiera :-( ) ho frugato nel cassetto dei ricordi alla ricerca di qualche ricettina golosa  per colorare un pò questo cielo.

Un’ occhiata alle foto, qualche ritocchino qua e là (Picasa) e la scelta è caduta su questi cuoricini al cioccolato e zenzero.

Ho preso la ricetta da una scheda in quelle piccole scatole di latta, solitamente sono scettica perchè alcuni “esperimenti” sono stati tragicomici.

Questa volta è andato tutto liscio, le mie piccole varianti tra parentesi.

Ingredienti per c.ca 60 cuoricini:

  • 100 g di uvetta (60 g albicocche secche),
  • 125 g di cioccolato fondente,
  • 60 g di zenzero fresco,
  • 1 uovo,
  • 60 g di burro ammorbidito (burro di soia),
  • 100 g di zucchero (50 g di fruttosio),
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • 200 g di farina,
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci (cremortartaro).

Per la finitura:

  • cioccolato bianco,
  • granella di nocciole,
  • granella di pistacchio.

Procedimento:

tritare finemente le albicocche secche, tritare il cioccolato fondente, sbucciare lo zenzero e grattugiarlo, sbattere l’uovo.

Montare il burro, lo zucchero e l’estratto di vaniglia, unire un pò alla volta l’uovo che deve legare immediatamente al burro.

Aggiungere la farina, il lievito, le albicocche secche, il cioccolato e lo zenzero fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare per 1 ora in frigorifero.

Accendere il forno a 180°C.

Stendere l’impasto tra 2 fogli di carta forno e ritagliare con le formine che desiderate (l’importante che non superino i 5 cm).

Disporre i biscotti sulla teglia foderata, distanti 2 cm. l’uno dall’altro sul secondo ripiano dal basso del forno e cuocere per 15 minuti (ventilato 160° C. per 14 minuti).

Sfornare e far raffreddare, nel frattempo sciogliere a bagnomaria o nel microonde il cioccolato bianco, intingere la parte che desiderate decorare e cospargerla a piacere con la granella di pistacchio o di nocciole.

Se non li mangiate tutti subito durano 1 settimana :-)



Cheese cake al limone.

Cheesecake al limone intero1

Da un imbarazzante timor reverenziale per mister cheese cake sono passata ad un approcio quasi sfrontato ed ora spavaldamente mi lancio in esperimenti che mi danno e danno grosse soddisfazioni.

Questo cheese nasce dal matrimonio felice di 2 ricette, ho adoperato uno stampo apribile di 18 cm.

Le dosi indicate per la base sono adatte ad una base di 22 cm., se avanza potete conservarla in frigorifero.

Ingredienti per la base:

  • 100 g di nocciole tostate e macinate,
  • 100 g di biscotti al burro sbriciolati (ho usato 50 g di pangrattato home made),
  • 100 g di cioccolato di copertura scuro tritato,
  • 100 g di burro a temperatura ambiente,
  • 50 g di cioccolato al latte fuso.

Come fare la base:

ho mescolato ed amalgamato bene tutti gli ingredienti,

ho preparato già il piatto di portata dove ho appoggiato il cerchio apribile rivestito di pellicola,

ho formato una base di c.ca 1 cm. compattata e livellata e riposta in frigorifero.

Limone Max1

Ingredienti per il ripieno:

  • 300 g di ricotta di pecora (sostituibile con un formaggio cremoso),
  • 250 g di panna acida,
  • 4 fogli di gelatina,
  • 4 cucchiai di zucchero,
  • 3 cucchiaini di scorza di limone grattugiata (ho aggiunto anche arancia),
  • il succo di un limone grande.

Come fare il ripieno:

mettere in ammollo la gelatina in acqua fredda, mescolare la ricotta setacciata con la panna acida, unire lo zucchero, il succo, la scorza di limone e la gelatina strizzata e sciolta in poca acqua calda.

Riempire il cerchio, se vi piace la superficie liscia livellatela, io ho creato un moto ondoso con la punta arrotondata di uno stendiburro.

Riporre in frigorifero per 2/3 ore.

Ho decorato il bordo con delle grandi lenti di zucchero trattenute dal solito nastrino di raso.

Ho spolverizzato la superficie con dello zucchero a velo colorato che ho ottenuto mescolando allo zucchero semolato il colorante in gel per alimenti e macinato nel macina caffè.

La colorazione in origine era pallida ma a contatto con l’umidità della crema il giallo si è intensificato.

cheesecake limone fetta-001

Buon primo maggio!!!


Biscotti al musli, cioccolato e zenzero.

Oggi è una splendida giornata, finalmente, dopo una settimana di pioggia battente, freddo e nebbia autunnale..il sole.

E con il sole riaffiora in me la voglia di uscire, di camminare nel verde, di iniziare ad esplorare la campagna, il mio desiderio ancestrale di natura si fa prepotentemente largo nella mia mente.

Allora un paio di scarpe comode, uno zainetto, una bottiglia d’acqua e….la merenda!!!

Ma quale merenda? Qualcosa che mi dia energia, che sia buono, che appaghi tutti i sensi.

Questi, per me, sono perfetti!!

Quando ho letto: farina di müsli ho pensato, ecco ancora ingredienti introvabili ma, alla fine il consiglio: frullare finemente il müsli ed ottenere una polvere finissima!!

Cosa occorre per questi biscottini:

  • 130 g di farina di musli,
  • 70 g di farina “00″,
  • 50 g di malto di riso (Natura Sì),
  • 35 g di olio di sesamo (Natura Sì),
  • latte q.b.

Per la glassa:

  • cioccolato fondente.

Per decorare:

  • fettine di zenzero candito.

Come fare questi biscottini:

miscelare le 2 farine, aggiungere il malto di riso, l’olio ed il latte necessario ad ottenere un composto morbido e compatto.

Lasciar riposare l’impasto avvolto nella pellicola per 20 minuti, stenderlo,

e formare i biscottini (ho inaugurato gli stampini dell’IKEA!!).

Infornare per c.ca 15 minuti a 180°C.

Quando sono freddi, sciogliere il cioccolato a bagnomaria o nel microonde e decorate a piacere appoggiando sulla glassa lo zenzero candito.

Per candire lo zenzero ed altra frutta vi rimando qui, così faccio anche un omaggio a Nino che è mancato una settimana fa, lasciando un vuoto nel cuore di molte persone che lo conoscevano ed amavano.


Frittelle di castagne al cioccolato.

Finalmente ho finito di friggere, ho accontentato tutti i parenti e soddisfatto i loro palati.

Così ho trascorso il mio sabato….. armata di termometro  e schiumarola.

Dopo aver fritto crostoli,

raddoppiando la solita dose (ricetta in arrivo) ed essendo morta di noia, ho inventato ( licenza poetica) ;-)  ;-) un po’ di forme con l’impasto, placando così la mia voglia di giocare.

Oggi propongo queste frittelline un po’ particolari che ho trovato tempo fa su uno dei miei libri.

Il libro diceva 48 fritelle e 48 sono state.

Ingredienti per l’impasto:

  • 400 g di crema di marroni,
  • 6 cucchiai di crema di cioccolato,
  • 50 g di noci e mandorle tritate,
  • 200 g di pangrattato,
  • 1 uovo.

Per la pastella:

  • 100 g di farina + una manciata per infarinarsi..dice la ricetta, ma l’ impasto è poco appiccicoso e ne serve pochissima.
  • 2 cucchiai di zucchero,
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva,
  • 15 cl di latte,
  • sale q.b.
  • olio di arachidi per friggere,
  • zucchero a velo.

Come fare:

in una terrina mescolare tutti gli ingredienti per l’impasto, coprite e mettere da parte.

In un’altra ciotola setacciare la farina con un pizzico di sale, unire lo zucchero, l’ olio evo, il latte, e i 2 tuorli, sbattere fino ad ottenere una pastella senza grumi.

Scaldare l’olio di arachidi e portare la temperatura a 170°C, se non avete un termometro tuffate un cubetto di pane che deve indorarsi in un minuto.

Con le mani leggermente infarinate dividere il composto di marroni in palline grosse come una noce.

Montare a neve ferma i 2 albumi ed incorporarli alla pastella.

Tuffare le palline e friggerle finchè saranno ben gonfie e dorate, scolarle e metterle sulla carta assorbente, cambiandola spesso.

Metterle nei pirottini e spolverizzatele con lo zucchero a velo.

Queste frittelle sono state accompagnate da un Amarone della Valpolicella

Spero di aver dato ancora un’idea per questi ultimi sprazzi di carnevale.