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Torta di Carote Viola, Cocco e Mandorle: cambia il Colore , rimane la Sostanza

torta carote viola fetta cornice 

Al tempo d’oggi Pel di Carota avrebbe una crisi d’identità, o cambiare nome o cambiare di volta in volta colore di capelli o farsi delle meches gialle, arancioni, rosse, viola, bianche ecc.

La carota (Daucus carota) della famiglia delle Umbelliferae è una pianta erbacea  originaria probabilmente dell’Afganistan, terra straordinaria che, almeno io, associavo soltanto a tristi eventi, mentre da ora, ogni qualvolta vedrò e mangerò una carota, penserò all’Afganistan con gratitudine, augurandogli, finalmente un pò di pace…

Sembra che sia nata viola poi, probabilemente per il cambiamento dei terreni dove veniva coltivata ha cambiato colore ma è stato un cambiamento naturale, non forzato, che ha però arricchito la varietà dei valori nutrizionali.

Chi, in estate, per favorire l’abbronzatura, non si è fatto una cura di carote? Le carote viola contengono antiossidanti, utilissimi a rallentare l’invecchiamento delle cellule; ma io non sono né medico né erborista e quindi vi rimando al web per arricchire le vostre conoscenze in fatto di carote.

Questa ricetta è uguale alla torta di carote che avevo fatto anni fa, ho cambiato carote e, al posto del kefir, ho adoperato lo yogurt greco allungato con un pò di latte.

Ho diminuito la dose di zucchero nella torta per via della glassa.

 collage torta carote viola-001  

Ingredienti:

  • 300 g. di carote,
  • 150 g. di farina di cocco,
  • 150 g. di mandorle pelate,
  • 80 g. di zucchero semolato,
  • 3 uova,
  • 150 g. di yogurt greco,
  • latte q.b. per diluire lo yogurt,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga,
  • alchechengi per la decorazione.

Per la glassa,dosi a piacere:

  • centrifugato di carote viola,
  • zucchero a velo (ottenuto macinando lo zucchero semolato).

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle alle carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, lo yogurt diluito, Versare in uno stampo di 24 cm. ed infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

centrifugare le carote, ottenuto il succo versarlo poco a poco sullo zucchero a velo fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Finiamo la torta:

se volete potete decorarla a vostro gusto, io ho adoperato gli alchechengi che amo particolarmente, li ho intinti nella glassa ed ho adoperato le foglie per decorare il bordo.

Diciamo che si può migliorare, altra grande notizia: a parte una fetta per la “giudicessa (me medesima)” il resto è stato mangiato dal buongustaio di casa ello ;-)

torta carote viola cornice-001 

Vi auguro un buon proseguimento di settimana, tornerò presto con la campagna Salviamo i Cachi; questi frutti color del sole hanno contagiato qualche fooblogger e la cosa mi fa un enorme piacere, più se ne parla e più se ne cucina e più questi frutti riavranno la dignità e l’attenzione che meritano.

presepe con pannocchie-002 

Lo so che Natale è passato da un pò, ma volevo farvi vedere il presepe fatto tutto con le pannocchie dell’asilo di Pasian di Prato, quello che ho citato più volte per la faccenda della micia Celeste, poi felicemente addottata che ora vive a Trieste, la mia città natale.

Peccato che le piogge l’abbiano un pò rovinato, io l’ho visto soltanto qualche giorno fa, ma è una bellissima idea, specialmente da condividere con i bambini… peccato che il personale di quell’asilo, nell’occasione di Celeste si sia dimostrato poco coerente con la propria professione…

tappeto volante farfalle-001

farfalle viola ottenute con l’acqua di cottura delle carote viola.


Pasticcini al cocco: un pezzetto di eredità…

cocchetti mamma Franco agenda-001
É una parola che, in qualsiasi caso, ti grava di enormi responsabilità, ti ritrovi all’improvviso “proprietaio” di qualcosa che non hai scelto, al quale non hai mai pensato, qualcosa che rimette in discussione le tue convinzioni, che apre di fronte a te un orrizzonte nuovo, da esplorare.

Un eredità non ti abbandonerà mai, sarà sempre accanto a te e tu, dovrai essere capace di trarne il buono ma questo non è facile, basta guardarsi attorno quando si passeggia per le vie delle città, case splendide avvolte dall’edera, lasciate morire così soltanto perchè qualcuno, per beghe e beghette non è stato capace di condividere un’eredità, esempio recente è l’eredità di Lucio Dalla…

Di fronte ad un’eredità spesso manca il rispetto, il rispetto nei confronti di chi ha costruito quell’ eredità nel corso dell’ intera vita, spesso con enormi sacrifici.

Non entro nel merito e non approfondisco l’argomento riguardante le gravose tasse di successione che renderebbero prosaico questo mio, invece, dolcissimo, post…

Ci sarebbe davvero da scrivere volumi interi sulle varie sfaccettature di questa importante parola, ma io oggi voglio parlarvi della mia eredità, della mia meravigliosa, dolce eredità si, dopo il famoso tavolino con specchio che ho avuto in eredità dalla mia adorata Signora Gisella, sabato ho avuto in eredità le ricette dei dolci della Signora Maria, ricordate la mamma di Franco, il mio amico di gare in MTB, ne ho parlato tempo fa perchè è mancata da pochi mesi.

In fondo troverete i link di 2 ricette che sono riuscita a carpirle in vita, per le altre la risposta era sempre la stessa: quando sarò morta potrete guardare la mia agenda…

Beh, Franco mi ha spedito le foto di tutte le pagine di quell’agenda, tutte le ricette che lei scriveva in bella e leggibile calligrafia e per me è stata un’enorme emozione leggerle, perchè leggendo ho ritrovato i sapori, i gesti di quelle mani, ho rivissuto la tanto attesa apertura del forno dal quale uscivano, avvolgendomi, gli indimenticati profumi, se non è EREDITÁ questa…

Per chi non riuscisse a leggere bene la ricetta la riscrivo e, alla fine vi do alcuni consigli per una perfetta esecuzione.

collage cocchini da infornare-003
  • 500 g. di cocco grattugiato o farina di cocco,
  • 300 g. di zucchero,
  • 4 uova,
  • scorza grattugiata di 1 limone e 1 arancia.

Come fare:

mescolare il cocco, lo zucchero, la scorza grattugiata dell’arancia e del limone, i tuorli e per ultimi gli albumi montati a neve ben ferma.

Ricavare dal composto delle palline delle dimensioni di una noce, disporle su uno stampo coperto con la carta da forno e cuocere a 200°C. per 15 minuti.

Suggerimenti: Tiziana, che si fida delle ricette che pubblico e le testa volentieri, ha fatto questi biscotti ieri ma, mi ha detto, le sono venuti un pò asciutti, già dall’impasto aveva visto che non era morbido.

Come ho riscontrato tutte le volte che ho replicato i biscottini di Nigella e le Favette, le uova non sono più le stesse e, anche se sulle confezioni c’è scritto medie/grandi ecc., le dimensioni cambiano anche da uovo a uovo (le galline di Milva hanno indetto uno sciopero ad oltranza, quindi ) quindi consiglio sempre di mettere gli albumi in una ciotolina e di dosarli un pò alla volta fino ad ottenere la consistenza desiderata.

In questo caso è importante che  la farina di cocco sia il più fresca possibile perchè se adoperate la farina di un pacco già aperto è probabile che sia troppo secca e questo comprometterebbe la perfetta riuscita sia di questi biscotti che di qualsiasi altra preparazione, anche perchè a volte la farina vecchia sa di rancido.

Ho assaggiato gli originali, spesso, la Signora Maria, doveva nasconderli perchè  in un battibaleno, io ripulivo il vassoio, questi sono proprio i cocchetti (da bambina li chiamavo così), forse non ho pubblicato nulla di nuovo ma, pe me, questi sono unici perchè sono i: Pasticcini al cocco della Signora Maria.

Grazie Franco, mi hai fatto proprio un bel regalo di Natale e non solo

biscottini al cocco2 stelle-001

Buona settimana mondo, dopo le mie riflessioni domenicali, inizio la settimana con tanta dolcezza, e non è soltanto la dolcezza di questi biscotti ma è la dolcezza che ci regala ogni giorno la vita, quasi quasi mi dispiace che il 21 finisca tutto.

Le 2 ricette della Signora Maria:

Internet point ed il tacchino col tappo

Torta di pane/ttone e mele profumata al macis, cucina povera?


Tortine con Manioca e Mango (e Cocco) di Sigrid.

dolcetti manioca bicchiere forchetta si

In questi giorni di pioggia e uggia sto facendo un pò di pulizia nelle cartelle delle foto e così ho trovato un sacco di ricette nuove per questo blog, quella che presento oggi non l’avevo mai pubblicata, le foto sono datate 23/10/2009 e sono come sono…

Quante volte ci è capitato di vedere sul banco dei supermercati queste radicione e di chiederci: come si usano, come si cucinano?

Tantissimi anni fa le comperai dopo che la commessa mi disse: sono come le patate e feci degli gnocchi con il goulash (quello col guanciale che trovate nel blog), buonissimi, li ricordo ancora.

Nel 2009 volli replicare ma con qualcosa di diverso ed è così che capitai nel blog di Sigrid e vidi questa ricetta, me ne innamorai e la feci.

L’unica variante che ho fatto è stata l’aggiunta del cocco, ma soltanto perchè, sovrappensiero, ho messo nell’impasto tutti 2 i mango, mentre uno andava per la decorazione, infatti i miei tortini risultano più alti e cicciottelli.

Ho inserito ingredienti e procedimento come dal suo blog.

Collage dolcetti manioca mango

Ingredienti:

  • 1 k. manioca grattugiata,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 g. di burro,
  • 4 uova,
  • 2 mango,
  • 5 cl. di rum (omesso),
  • farina di cocco q.b. per ottenere la giusta consistenza (se, come me, mettete i 2 mango).
dolcetti manioca pronti

Come fare:

lavare e sbucciare le manioche, grattuggiarne la polpa con una grattuggia tipo da parmigiano.

Sbucciare i mango e tagliarne uno (1) a dadini piccolissimi, l’altro, tagliato a fettine, servirà alla decorazione.

Mettere la polpa di manioca in una ciotola piena d’acqua e lasciarla a bagno per 20 minuti, sciacquare, strizzare bene la polpa e rimetterla un’altra volta a bagno per 2o minuti (stare attenti a buttare tutto il deposito bianco che si sarà creato nel fondo della ciotola).

dolcetti manioca pronti1

Aggiungere il burro fuso, le uova, i dadini di mango, lo zucchero e il rum (se volete fare come me aggiungete la farina di cocco), mescolare bene il tutto e versare questo composto in piccole teglie da muffin (meglio se di silicone) e cuocere a 150° C. per circa 40 minuti, finché le tortine saranno belle dorate.

Lasciar raffreddare, spolverare con dello zucchero a velo e decorare con le fettine di mango rimaste prima di servire. (Grazie Sigrid)

dolcetti manioca bicchiere forchetta

Un pò di informazioni sulla manioca e di sicuro vi verrà voglia, la prossima volta che vedrete al mercato queste radicione, di comperarle e cucinarle.

Informazioni da questo Sito.

Manioca radice

La manioca (Manihot esculenta Crantz), anche nota come cassava/casava o yuca/yucca, è una pianta della famiglia delle Euphorbiaceae originaria del Sudamerica e dell’Africa subsahariana.

Ha una radice a tubero commestibile, e per questo motivo è coltivata in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali del mondo.

La radice di manioca è in effetti la terza più importante fonte di carboidrati nell’alimentazione umana mondiale nei Paesi tropicali, assieme all’igname e all’albero del pane, ed è una delle principali fonti di cibo per molte popolazioni africane.

La radice viene preparata e cucinata in moltissimi diversi modi; tra l’altro, se ne ricava una fecola nota come tapioca.

Tutte le varietà moderne di Manioca esculenta sono prodotto dell’addomesticamento e della selezione artificiale da parte dell’uomo.

La radica di manioca è lunga e si assottiglia a una estremità, come una carota; contiene una polpa dura, bianca o giallastra, racchiusa in una scorza spessa pochi millimetri, ruvida e marrone.

Le varietà di manioca coltivate per la commercializzazione possono essere lunghe fino a 80 cm, con un diametro di circa 5 centimetri e un cordone legnoso corre lungo l’asse del tubero.

La manioca viene raccolta a mano, sollevando la parte inferiore del gambo e tirando per estrarre la radice del terreno.

Dopo aver rimosso la radice, i gambi vengono tagliati in pezzi e ripiantati nel terreno prima della stagione umida.

Si ritiene che la manioca moderna derivi dalla sottospecie flabellifolia, proveniente dal Brasile centro-occidentale.

In quest’area la manioca viene coltivata probabilmente da non meno di 10.000 anni.

Il ritrovamento di polline nel sito archeologico di San Andrés dimostra la presenza della manioca nel Golfo del Messico 6.600 anni fa.

La più antica prova certa di coltivazione della manioca è stata trovata nel sito Maya di Joya de Ceren, in Salvador, e risale a 1.400 anni fa.

Merito delle sue proprietà nutrizionali, la manioca divenne una delle coltivazioni principali di diverse popolazioni dell’America Centrale e del Sudamerica settentrionale.

L’importanza della yuca (manioca) presso questi popoli è testimoniata dalle numerose rappresentazioni artistiche di questa pianta nell’arte precolombiana.

I colonizzatori spagnoli e portoghesi nelle Americhe mantennero la produzione di manioca nei territori conquistati. Oggi la produzione di manioca è largamente diffusa, ed uno dei principali produttori mondiali è la Nigeria.


Lasagne di macedonia, i miei favolosi anni 80, di primi amori, e di Tris.

Proprio i miei favolosi anni 80, il più bel decennio della mia vita, durante il quale molte occasioni perdute da cogliere al volo, ma questo è soltanto il “senno di poi” che non conta nulla come tutti i se e tutti i ma.

Gli anni 80, il mio primo grande amore, quello che sapeva leggermi nel pensiero, che arrivava proprio mentre lo stavo pensando, quello che sapeva sorprendermi, farmi battere il cuore all’impazzata, che mi faceva trovare foglietti intrisi d’amore la mattina sul parabrezza del mio vespino, quello che mi regalava libri di poesia, ricordo Pablo Neruda e Paul Eluard dai quali prendevo in prestito le  frasi per i bigliettini che lasciavo io a lui qua e là come fosse una caccia al tesoro.

Lui mi ha insegnato i primi rudimenti per veleggiare in una crociera romantica a due per le coste della  Croazia, quella Croazia che dalla terra s’immagina soltanto, le sue isole, le sue spiagge, i suoi ristorantini con i scampi ala busera , le palacinke con le noci e le magnade de pesse, le atmosfere incantate, i tramonti struggenti.

A distanza di anni, quando riguardo le foto, rivedo quelle spiagge e penso a quei momenti il ricordo sale, come la marea e per un attimo mi travolge per poi lasciarmi andare, è così, com’è finita?

Ricordate la frase finale nel film “La signora della porta accanto?” …..”nè con te né senza di te”?..Ecco :-)

Gli anni 80, quando per caso partecipai ad una gara in MTB che contro ogni aspettativa vinsi, e decisi di fare di quello sport la mia professione per qualche anno, forse, data la mia età (io sono del ’54 fate voi i conti ;-)) una scelta incosciente ma a distanza di anni posso dire di aver viaggiato, conosciuto un pò di mondo, ho “vissuto”…

Gli anni 80, quando decisi di andare in Toscana a vedere che fine avesse fatto quello che si definiva “mio padre” e trovarlo peggio di come lo ricordavo, ma lì  incontrai amici che mi hanno distratta, mi hanno fatto divertire, mi hanno riportata a Punta Ala dove a 16 anni avevo visto la prima alba della mia vita, mi hanno fatto conoscere la spiaggia dell’Alberese, nel famoso parco dell’Uccellina, con i tronchi d’argento lucidati dal vento e dalle maree.

Gli anni 8o, quando, dopo aver chiesto in un negozio di animali se potevo comperare un “gatto persiano” il ragazzo mi disse, e perchè non prende il gatto rosso che abbiamo trovato ieri per strada?

L’ho preso ed è rimasto con me per lunghissimi 17 anni, riempiendomi la vita di affetto e di tenerezza, l’avevo chiamato Lorenzo ed un amico caro quando mi telefonava diceva: “buongiorno, mi passa Lorenzo per favore?”.

Ed arrivo agli anni 80, glianni degli “assaggini”.

Le mie coetanee e non si ricorderanno senz’altro dei Tris, detti anche gli “assaggini”, negli anni 80 nascevano ed imperversavano le spaghettoteche dove, al posto del solitò menù: antipasto/primo/secondo/contorno/dolce/caffè/ammazzacaffè, trovavi i tris.

Forse già a quel tempo covavo la passione della cucina, la cucina che oggi trovate qui, accantoalcamino.

Già allora ero curiosa, chiedevo, scrutavo, cercavo di definire i sapori e mi innamoravo dei modi di presentare il cibo.

Forse questo blog di cucina,  era già stato scritto in quel grande libro dove è scritta tutta  la mia vita, ma io posso voltarne soltanto una pagina al giorno e solo domani saprò cosa c’è scritto oggi.

E come recita Neruda:

E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.

Lasagna di macedonia

Per questa versione ho immaginato una lasagna, ma dovevo decidere a chi e come distribuire i ruoli.

Ho fatto una selezione ed ho scelto i protagonisti:

  • la sfoglia: il melone invernale (baciro) tagliato con l’affettatrice,
  • il ragù: dadolata di fragole marinate nella glassa di aceto balsamico e fruttosio,
  • la besciamella: yogurt greco,
  • il parmigiano: cocco grattugiato,
  • la salsa : gelatina di ribes dello zio direttamente dalle sue piante,
  • il basilico: buccia di lime.

Come  fare:

come la solita lasagna alternando gli strati (vedi collage).

Lasagna esotica

Ingredienti:

  • mango affettato sottile con l’affettatrice,
  • dadolata di kiwi dolcificata con fruttosio per il primo strato,
  • yogurt greco,
  • cocco grattugiato,
  • gelatina di ribes rosso,
  • dadolata di ananas per il secondo strato.

Come fare:

comporre come la solita lasagna.

Cannolo esotico con lamponi.

Ingredienti:

  • mango tagliato sottile con l’affettatrice,
  • mix di dadolata come nella lasagna esotica con l’aggiunta di lamponi per dare colore,
  • yogurt greco,
  • cocco,
  • gelatina di ribes.

Come fare:

appoggiare sulla fetta di mango tagliata sottile il mix di frutta (kiwi, ananas, melone, mango, lampone) con lo yogurt ed arrotolarlo a mò di cannolo.

Fermarlo con uno stecchino e condirlo con la gelatina di ribes e per finire il cocco.

Lasagna d’autunno.

Ingredienti:

  • pera tagliata sottile con l’affettatrice,
  • dadolata di prugne (susine),
  • fruttosio,
  • cannella,
  • cocco.

Come fare:

appoggiare sulla fetta di pera la dadolata di susine fatta macerare nel fruttosio e cannella per mezz’ora, alternare gli strati e solo sull’ultima fetta di pera aggiungere lo yogurt con la dadolata e lo sciroppo ottenuto.

 

 


Torta rosa alla barbabietola e cocco, senza glutine.

torta rosa intera

La torta, in pratica è questa, soltanto un pò modificata perchè la volevo rosa, anche se le barbabietole dopo la cottura hanno cambiato colore.

Ingredienti per uno stampo quadrato di 20×20:

  • 300 g di barbabietole precotte grattugiate  (si ricavano da una confezione da 500 g)
  • 100 g di farina di cocco,
  • 200 g di farina di nocciole (ottenuta tritando nocciole e zucchero),
  • 150 g di zucchero,
  • 3 uova,
  • 150 g di kefir,
  • 1/2 bustina di cremortartaro .

Ingredienti per la glassa:

  • 125 g di cioccolato bianco da copertura,
  • 125 ml di panna fresca,
  • succo della barbabietola q.b. per colorare la glassa.

Ingredienti per la decorazione:

  • marzapane,
  • zucchero a velo (ottenuto col macinino da caffè, quello in vendita può contenere glutine),
  • succo barbabietola come colorante,
  • perline di zucchero argentate.

Come fare la torta:

pelare le barbabietole e grattugiarle, metterle in un colino e premere per far scolare il succo, tritare le nocciole assieme allo zucchero ed unirle alle barbabietole strizzate ulteriormente.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, il kefir, versare il composto nello stampo.

Infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

scaldare a bagnomaria la panna e sciogliere il cioccolato mescolando (attenzione che l’acqua non bolla e che entri in contatto col composto), aggiungere il succo di barbabietola, amalgamare.

Togliere dal fuoco e quando la glassa avrà raggiunto la giusta consistenza versare sulla torta.

Come fare la decorazione:

Lavorare il marzapane con lo zucchero a velo come descritto sulla confezione, colorarlo con il succo e stenderlo col mattarello.

In questo caso ho ritagliato 2 strisce, ho formato il simbolo (potevo fare meglio ;-) ) della prevenzione ed ho bordato con un altra striscia più larga.

Ho decorato con le perline d’argento…..

 


Torta al cocco e giochi di glasse: se la mamma è sempre la mamma, il papà è sempre il papà.

   

Premetto che per me la Festa del papà fa parte del gruppo di feste commerciali che non amo molto festeggiare ma in questo caso cadendo questa festa il giorno di San Giuseppe (papà simbolo) me la rende più simpatica.

Così ho deciso di festeggiarla recuperando un mio vecchio post, dedicato proprio al mio papà che non c’è più e che ha reso la mia infanzia un alternarsi di serenità e disperazione con la conseguenza che tutta la mia vita è stata ed è così.

Il ricordo che apre il post fa parte dei momenti sereni e spensierati:

**Se ci fosse ancora il mio papà farei questa torta, al cocco, perchè lui ne era ghiotto, a forma di cuore per ovvii motivi, la chiave di Sol perchè la domenica lui suonava la fisarmonica ed io e la mamma ballavamo il walzer.

   
Questa    
è la fonte di questa straordinaria torta (almeno per me che adoro il cocco!)

Ingredienti x 1 stampo (silicone meglio) da 24 cm. (io ho usato quello a cuore):

  • 190 g. di cocco grattugiato,
  • 50 g.di amido di mais (maizena),
  • 3 uova,
  • 3 dl latte,
  • 2 dl panna,
  • 1 lattina latte condensato (397 g.),
  • 2 cucchiai zucchero a velo,

Per la glassa:

  • 100 g. cioccolato fondente,
  • 1 dl panna,
  • cocco per rifinire i bordi.

   

Procedimento (semplicissimo):

accendere il forno a 170° (io ho usato la funzione ventilato).

In una terrina (che conterrà tutti gli ingredienti) sciogliere la maizena nel latte, aggiungere lo zucchero a velo, il cocco, la panna, le uova ed il latte condensato, mescolare e versare il composto nello stampo e cuocere a bagnomaria per 1 ora e 30 (io ho fatto così).

Per il bagnomaria mettere lo stampo in una teglia che lo contenga comodamente, riempirla di acqua calda fino a 3/4 e coprire con la stagnola.

Se vedete che la torta si crepa non preoccupatevi, lasciar cuocere finchè si è uniformato tutto.

Lasciar raffreddare nello stampo e metterla su una grata per la glassatura che preparerete facendo bollire la panna e, fuori dal fuoco, scioglierete il cioccolato.

Far raffreddare la glassa fintanto avrà raggiunto la consistenza, spatolare  i bordi sui quali farete aderire del cocco grattugiato.

   

Per la chiave di violino (venuta non benissimo, ma basta il pensiero) ho appoggiato la carta da forno sul disegno e con della cioccolata bianca sciolta a bagnomaria (fuoco basso) messa in una sac a poche ho seguito il disegno, ho messo in frigorifero fino al momento della decorazione, la parte sottile si è rotta ed ho dovuto rimediare a modo mio.

   

Ecco la fetta.

Avendo usato uno stampo più piccolo è avanzato un pò d’impasto col quale ho fatto dei pasticcini  che ho decorato con delle glasse colorate.

La cioccolata bianca avanzata dal decoro (chiave di violino), l’ho fatta sciogliere nella stessa quantità di panna fatta bollire (vedi glassa sopra), l’ho divisa e colorata con i colori alimentari (liquidi) , per il plum cake ho mescolato alla cioccolata un po’ di caffè solubile.

   

Siccome non si butta nulla, la glassa avanzato l’ho usata a specchio nel piatto, ho liberato la fantasia ed ho appoggiato sopra i dolcetti al cocco.   

Allora buona festa a tutti i papà e fate i bravi.


Torta carote, mandorle, cocco, kefir e fava tonka

Non me la sento di anticipare ancora l’autunno con altre ricette di funghi e zucche, anche se la stagione che sto vivendo non posso proprio chiamarla estate.

L’anguria o cocomero immangiabili, suonano bene, sono rosse ma non sanno di niente, neanche i semi sono ben allineati come al solito quindi, per me, estate anomala.

Mi consolo ritornando con la mente all’incontro, anche quello in una giornata autunnale, ma il sole non è mancato comunque, la solarità delle risate, del piacere dello stare assieme, quel piacere naturale, non retorico e di circostanza, il sentirsi bene e desiderose di ripetere l’incontro al più presto.

Terry ed io desiderose di debuttare nella blogger-società acquistando fava tonka e pepe lungo, certo che è una battuta, si gioca un pò, non sarà certo la fava tonka che eleverà di rango una blogger.

Una pioggia torrenziale ci ha accompagnate per tutta la strada, 2 piccoli ombrelli non sono bastati a proteggerci quindi per solidarietà abbiamo dovuto esporre ciascuna una spalla alle intemperie.

Come 4 Alice nel paese delle meraviglie siamo entrate nell’ Antica Drogheria  Carbelotto dalla quale non sarei mai uscita.

Solo le persone in coda che ci guardavano in cagnesco hanno frenato il nostro entusiasmo e dopo aver riempito la borsa con spezie varie, aver rotto confezioni di chinotto, col sollievo del commesso (del titolare no,ho avuto la sensazione che sarebbe stato con noi fino a sera) e della titolare abbiamo pagato e ci siamo dirette verso la seconda tappa obbligata:  da Feltrinelli, libreria con bistrot dove dopo aver sorseggiato le nostre bevande preferite abbiamo sospirato tutte assieme di fronte ai libroni di Nigella, Martha Stewart, Donna Hay, Jamie Oliver, Gordon Ramsey, resistendo alla tentazione di prosciugare il bancomat.

Nel frattempo la pioggia era aumentata, togliendoci il piacere di una passeggiata, di fare qualche foto baciate dai raggi del sole, anche se Terry aveva lasciato a casa la sua Reflex, lasciandomi in balia degli eventi con la mia digitale che, sentendosi sola, non ne ha voluto sapere di fare belle foto.

Puntualmente dopo qualche metro spuntava un venditore ambulante che ci offriva un ombrello, attraversa di qua, corri di là e, finalmente, abbiamo raggiunto la pizzeria dove, lo dico con tutta sincerità, ho mangiato la pizza più buona della mia vita.

Lì abbiamo fatto il giuramento della fava Tonka, con riluttanza ha partecipato anche Tepperella che ha definito la fava tonka: profumatore per  WC ….mah!

Le ore erano trascorse in fretta, il momento dei saluti imminente, sempre accompagnate dalla pioggia siamo arrivate alla macchina, un bacio, un arrivederci, un augurio a Tepperella per il suo imminente parto e via, ognuna nella propria direzione.

E adesso la torta che avevo preparato per il compleanno di Terry, preferendole all’ultimo minuto la mousse.

Torta carote, mandorle, cocco, kefir e fava tonka.

Ingredienti:

  • 300 g di carote,
  • 150 g di farina di cocco,
  • 150 g di mandorle pelate,
  • 150 g di zucchero,
  • 3 uova,
  • 150g di kefir,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga),
  • 1/2 fava tonka grattugiata.

Per la glassa:

  • 125 g di cioccolato fondente,
  • 125 ml di panna fresca.

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle ale carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, il kefir e la fava tonka grattugiata (esalta il sapore delle mandorle).

Versare in uno stampo di 20 cm. (ho usato quello a cuore in silicone).

Infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

scaldare a bagnomaria la panna, e sciogliere il cioccolato mescolando, togliere dal fuoco e quando avrà raggiunto la giusta consisteza glassare la torta.

Sui bordi ho appoggiato cocco a scaglie.

Buon fine settimana.


Blanca e i suoi pupazzi di neve, dolci e salati.

C’è una cosa che, agli occhi dei  bambini, rende perfetto il Natale, è la neve.

La neve  avvolge tutto come una lieve e candida coltre silenziosa che  soltanto le loro grida di entusiasmo riescono a sollevare.

Chi non ricorda le battaglie a “palle di neve” o i pupazzi fatti in giardino o in mezzo ad un prato?

Tutti a correre dalla mamma a chiedere  carote, carboncini, bottoni, sciarpe, cappelli e tutto ciò che serviva a “vestirlo”.

Bisognava premerla bene la neve per far durare il pupazzo più a lungo possibile e, quando attorno l’erba era già spuntata “lui” resisteva ancora.

Ed è ricordando la neve, il suo pupazzo e la sua gioia che oggi Blanca farà assieme a voi dei pupazzi speciali da guardare e soprattutto da mangiare tutto l’anno.

Per i pupazzi dolci:

  • 250  g. di ricotta,
  • 60 g. farina di cocco,
  • 100 g. d cioccolato bianco,
  • M&Ms,
  • pinoli,
  • caramelle gelatinose,
  • riccioli di cioccolato.

Prepariamo i pupazzi dolci:

sciogliere il cioccolato bianco nel microonde ed aggiungerlo alla ricotta, unire anche la farina di cocco , amalgamare bene il tutto e riporre  in frigo per circa mezz’ora.

Con il composto formare una pallina di circa 5 cm. di diametro…..sovrapporre quindi a questa un’altra pallina più piccola.

Fare gli occhi con due riccioli di cioccolato, il naso con un pinolo, la bocca con un pezzetto di caramella, i bottoni del vestito con altri riccioli di cioccolato, il cappello con un’altra caramella e infine le scarpe con due M&Ms.

Posizionare i pupazzi sul piatto di portata cosparso di farina di cocco.

Fatto!!

Per i pupazzi salati:

  • 150 g. ricotta,
  • 150 g. di formaggio “Kaori” o equivalente,
  • 120 g. di mandorle pelate e tritate finemente,
  • mais,
  • piselli,
  • carote,
  • pinoli,
  • 2 limoni,
  • sale.

Prepariamo i pupazzi salati:

amalgamare bene la ricotta ed il formaggio Kaori con un  pizzico di sale e le mandorle tritate (conservarne 2 cucchiai), riporre in frigo per mezz’ora circa.

Formare ora una pallina di circa 5 cm. di diametro, sovrapporre un’altra pallina più piccola e quindi fare gli occhi con due piselli, il naso con un pinolo, la bocca con metà rotellina di carota, i bottoni del vestito con il mais, il cappello con la parte finale della buccia di limone e infine le scarpe con due mandorle.

Spargere un po’ di mandorle tritate sul piatto, prima di posizionare i pupazzi.

Ed ora qualche fase della preparazione:

Blanca  vuole augurare  a tutti i bambini del mondo  un sereno Natale.

Partecipiamo all’ iniziativa della  Cometa Pasticciona.


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