Archivi tag: Fruttosio

Crema di Avocado, Cocco, Arancia: se la primavera mi dà un dito, io mi prendo un braccio…

Crema avocado cocco-001

Già, dopo una notte buia e tempestosa, finalmente sabato mattina è ricomparsa la primavera e mi è venuto in mente Giacomo Leopardi che, con la sua sensibilità malinconica, scrive la sua poesia, imparata a memoria e recitata più volte in classe e a casa, con la Signora Gisella che mi ascoltava attenta e severa.

L’ ho immaginato dietro ad una finestra, di quelle alte, enormi, contornate da pesanti tende di velluto scuro, tanto scuro da non dare speranza alla luce di illuminare né la stanza né l’anima del Poeta.

L’ ho immaginato osservare le gocce  cadere dal tetto  sfiorando il davanzale e l’ ho visto dirigersi pensieroso (o pensoso) verso la scrivania ed iniziare i suoi versi:

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra

… Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo à suoi studi intende?
O torna all’opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

prati stabili P.d.P.jRovere di Slavonia.1-001

Non mi sono accontentata di rimanere qui, nella nostra meravigliosa ed assolata Italia (allo sfascio) ma ho voluto andare anche un pò lontano, incamminarmi verso altri mondi.

Ieri sera ho visto su Gambero Rosso Sky uno splendido documentario che parlava dell’ amara/dolcezza del cioccolato, mostrandone le varie sfaccettatura, dallo scultore-amante del cioccolato Patrick Roger che mi ha conquistata col suo gorilla a grandezza naturale (sono innamorata di Dian Fossey… ); pensate che i BAMBINI che lavorano nelle piantagioni di cacao non hanno la minima idea né di dove vadano le fave né cosa ne facciano… alla fine lo assaggiano e dicono: buono, è davvero buono…

Cosa c’entra il cioccolato qui? Nulla,è tanto per parlare :-D

Noi-001

Noi

Ed ora passo alla ricetta, non so se a Giacomo (confidenziale) sarebbe piaciuto questo dessert, non lo immagino mangione godurioso ma io ed ello invece lo siamo ed abbiamo apprezzato molto.

La ricetta arriva dalla mia solita datata dispensa a schede, alla ricetta, che non prevedeva zucchero, ho aggiunto del fruttosio ed ho sostituito le noci con le nocciole tritate che erano avanzate dalla precedente torta.

Crema avocado cocco-004

Quando ho letto la ricetta mi sono spaventata, è più il tempo di raffreddamento che quello di esecuzione? Nessun problema, sto diventando pratica e dopo 3 anni abbondanti di blog e web ho imparato ad interpretare le ricette.

Una cara persona ha scritto questo, parlando di me, della Libera di “prima”, prima che iniziasse a vagabondare nella solitudine dei campi e dei boschi:  “che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette”, beh, quella Libera ritornerà, prima o poi… promesso♥

Ingredienti per il bicchiere nella foto e un’altra coppa grande:

  • 2 avocadi maturi,
  • 150 g di crema di polpa di cocco (NaturaSì),
  • 150 ml. di succo d’ arancia,
  • 2 cucchiai di fruttosio,
  • 150 g di yogurt greco,
  • 1 cucchiaio abbondante di scorza d’arancia gratuggiata,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • farina di cocco e scorza d’arancia per decorare (o come vi piace).

Ingredienti per la granella/crumble:

  • 50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
  • 50 g di fiocchi di mais,
  • 50 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado.

Il procedimento per la granella lo trovate in grassetto/corsivo.

collage crema avocado crumble-001

Come fare:

mettere il succo d’arancia, il fruttosio e la crema di polpa di cocco in un pentolino, mescolare e riscaldare (non bollire!) il composto per amalgamarlo.

Spegnere e versare in una terrina, far raffreddare e mettere in frigo per far addensare.

Nel frattempo tagliare a metà gli avocado, eliminare il nocciolo (non gettarlo, vedere qui) e, con un cucchiaio estrarre lapolpa.

Ritirare dal frigorifero la crema di cocco, unire la polpa di avocado, lo yogurt, la scorza d’arancia ed il succo di limone e riporre ancora la terrina, coperta con la pellicola, in frigorifero per far addensare (io, per motivi di tempistica, l’ho lasciato tutta la notte).

Al momento di preparare le coppe o bicchieri, come volete, far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocchi di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.

Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.

crema avocado cocco4-001n

Presentazione:

questo dessert può essere servito in coppette, io ho scelto per voi il bicchiere che evidenzia il “crumble” (perchè di crumble si tratta) che è perfetto in questo dessert, per la croccantezza, il profumo e la consistenza e se vi avanza potete utilizzarlo per altre preparazioni.

Alternare gli strati di crema e crumble terminando con la crema, la decorazione è a gusto personale, io ho scelto una farina di cocco e una piccolissima julienne di scorza d’arancia che fa sempre la sua bella figura.

crema avocado cocco4-001

Comunicazione di sevizio: ho completato il recupero dei miei post persi per il malfunzionamento (o mia inesperienza) del PDF, questo comporta che gli iscritti via email non verranno subissati di email.


Soufflè dolce di Avocado al Sesamo e Tahini Senza Glutine e il Valore delle cose.

Soufflè avocado sfornato2

Passare da Snoopy che scorazza felice sul suo carrellino nuovo ad un soufflè mi sembra  di offenderlo, tesoro.

Forse è per questo che spesso dico di aprire un altro blog dove esprimere i miei pensieri che esulano dal cibo e dalla cucina, ma non sarei più io, accantoalcamino: le ricette di ogni giorno con qualche storia intorno.

Chi frequenta questo blog spesso lo fa per leggere le storie intorno oltre chè vedere cosa mi sono inventata oggi.

A me piace così e vorrei piacesse a tutti ma, per fortuna, non siamo tutti uguali ed il web permette di andare, tornare o non tornare più, la libertà, questo è bello e, secondo me è istruttivo, insegna a non essere permalosi, a non prendersela se uno non viene più a commentare o si toglie dai follower.

Io all’inizio ci rimanevo male, lo ritenevo un torto personale ma non è così, in fondo non siamo tutti imparentati e non abbiamo nessun obbligo, per fortuna, non qui almeno

Stamattina, leggendo i nuovi post su WP ho letto questo post  ed ho avuto ancora una volta modo di apprezzare Erri de Luca che, come ho scritto nel commento: è straordinario, riesce, con i suoi scritti, a lacerare i cuori ed entrare nelle anime, a far innamorare della vita e degli altri.

Così, ho cercato un suo scritto che mi aiutasse in questa grigia giornata in attesa della primavera, eccolo:

Orchidea, fioritura 2013-001

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente, e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca (Enrico De Luca)

Ed  ora il soufflè, che certamente non è  l’ideale per una “foodblogger” aspirante simil-fotografa; il soufflè va sfornato e nel giro di un nano secondo, va fotografato, se sei solo hai già perso…

Comunque anche sgonfio, questo soufflè è piaciuto, nonostante il Tahini che ho adoperato al posto del burro e che ha sapore di sesamo.

Per chi volesse fare questo soufflè in maniera tradizionale, tra parentesi metto gli ingredienti.

Composto soufflè avocado1-001

Ingredienti per 6 cocottine in ceramica da 7 cm. :

  • 25 g. di Tahini (burro),
  • 25 g. di farina senza glutine come da prontuarioautolievitante come qui  oppure 15 di maizena, sciolta precedentemente a freddo (farina 00),
  • 150 ml di latte di riso (latte vaccino),
  • 15 g. di fruttosio macinato a velo + 1 cucchiaio per la decorazione finale(20 g. di zucchero, anche di canna),
  • 1 avocado maturo,
  • 2 uova (tuorli separati dagli albumi),
  • semi di sesamo tostati per la superficie (vanno bene anche di papavero, di girasole o zucca tritati).
Soufflè avocado da infornare-002

Come fare:

preriscaldare il forno (statico) a 200°C., ungere le cocottine con il tahini sciolto, tostare i semi di sesamo in un pentolino antiaderente facendo attenzione a non farli bruciare.

Lavorare i tuorli con il fruttosio, unire la farina, il tahini avanzato ed il latte, versare il composto in un pentolino e porlo sul fuoco e a fiamma bassa far addensare, mescolando continuamente  (come si fa con la crema pasticcera), lasciar raffreddare.

Tagliare l’avocado a metà, togliere il nocciolo (se volete farlo germogliare vedi post cheese cake), aiutandosi con un cucchiaio togliere la polpa e frullarla.

Unire la crema ormai raffreddata ed unire gli albumi montati a neve, riempire a 3/4 le cocottine unte, cospargere la superficie del composto con i semi ed infornare per 20 minuti.

Sfornare, cospargere con il fruttosio a velo ed osservare con sconforto il soufflè+ che si sgonfia.. ma non importa… dopotutto, domani è un altro soufflè (Rossella O’Hara docet )

S. Avocado interno-001

Buona giornata a tutte/i, alla prossima ricetta con intorno una storia ♥


Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa.

gelato avocado seme e avocado-004

Non possiedo una gelatiera che mi sarebbe utile per velocizzare la preparazione senza farmi correre in cantina ogni 2 ore a rimestare ma per il momento va bene così.

Ho trovato questa ricetta in uno dei miei storici fascicoli e venerdì scorso ho preso il coraggio e mi sono messa all’opera. Consigliano questo gelato come antipasto ma con l’aggiunta di sciroppo d’acero e granella di nocciole l’ho trasformato anche in un delizioso dessert .

Ho scelto di adoperare il latte e la panna di soia e di dolcificarlo col fruttosio, non contiene uova e la polpa di avocado conferisce al gelato una consistenza cremosa.

Per la versione antipasto ho adoperato la glassa di aceto balsamico e granella di semi di zucca, ci vedrei bene anche qualche gambero ma non ne avevo a casa, provate se vi piace l’idea, per noi è stata una piacevole sorpresa.

gelato avocado glassa aceto balsamico-001

Versione Antipasto con glassa di aceto balsamico.

Ingredienti per 1/2 kilo di gelato:

  • 225 ml di latte di soia (senza zuccheri aggiunti Naturasì),
  • 40 g. di fruttosio,
  • 2 avocadi maturi,
  • 2 cucchiai di succo d’arancia filtrato,
  • 2 cucchiai di succo di limone filtrato,
  • 1 pizzichino di sale,
  • 225 ml. di panna di soia da montare.

Gelato avocado da congelare-001

Per la guarnizione da antipasto:

  • glassa di aceto balsamico,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

Per la guarnizione da dessert:

  • sciroppo d’acero,
  • granella di nocciole tostate.

Gelato avocado sciroppo d'acero granella nocciole storto-002

Versione Dessert con sciroppo d’acero e granella di nocciole.

Come fare:

far sciogliere in un pentolino con il latte, a fuoco dolce, il fruttosio, spegnere e far raffreddare.

Prelevare la polpa di avocado praticando un taglio orrizzontale o trasversale se volete, come me, presentare il gelato nel guscio a mò di coppetta, eliminate l’osso che useremo per avere una bella pianta in casa (segue indicazione).

Frullare la polpa assieme al succo di limone e arancia, aggiungere il latte ed il pizzichino di sale, amalgamare ed unire la panna montata.

Mettere in congelatore il composto per 4 ore, quando sarà ghiacciato ai bordi frullare e ripetere l’operazione ancora una volta, lasciare in congelatore tutta la notte, io, prima di servirlo l’ho lasciato a temperatura ambiente per un pò e l’ho rifrullato.

Avocado-001

Avocado

A me piace sapere cosa mangio, da dove arriva, quali nutrienti contenga ed ho trovato questo sull’ Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quanttà una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei (gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento, ma vediamo come utilizzare i semi di avocado:

semi avocado ciotola

… Come si fa per le patate americane, s’infilano 4 stuzzicadenti a metà seme, lasciando la parte più rotonda in basso a contatto con l’acqua che dovrà essere rabboccata quotidianamente, prima spunteranno le radici, poi, se sarete/rò fortunati/a nascerà anche il germoglio, dopo di chè si potrà interrare il seme ed attendere al caldo (mi raccomando è una pianta tropicale) che nasca la bella pianta da salotto.

seme avocado piantine grasse-001

Altra idea con l’avocado e altri gelati, cliccare sulle foto per le ricette:

Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D

Buona giornata.


Focaccia dolce con le Albicocche Viaggiatrici (senza glutine)

Nel post precedente ho raccontato del dolce da forno per ello, ed ecco qui cosa ho preparato per lui con le albicocche viaggiatrici.

L’idea iniziale era un clafoutis ma l’impasto necessitava di 1 ora di riposo ed ello non poteva aspettare, la fame incalzava e non concedeva molto tempo.

Spesso, quando cerco una ricetta veloce da fare consulto i miei “I Buonissimi”, ormai tutte le ricette sperimentate sono state un successo e per questo ormai vado a colpo sicuro.

Questa focaccia può essere fatta anche con altra frutta, proverò a sostituire il burro con l’olio di semi (anche se uso sempre il burro di soia), è velocissima da fare ed è favolosa mangiata fredda di frigorifero il giorno dopo, provate.

Vi racconterò qualcosa sulle albicocche.

Le albicocche sono capitate in Italia in epoca romana, partendo dalla Cina ed attraversando, qualche millennio prima di Cristo, l’India, l’Egitto, la Persia e l’Armenia.

Alla diffusione delle albicocche nel bacino del Mediterraneo hanno contribuito gli Arabi, mentre in America e nell’ Africa meridionale le albicocche sono comparse “soltanto” nel XVIII secolo.

Da noi viene coltivata particolarmente in Piemonte, Emilia Romagna, Campania, la maturazione naturale avviene in giugno ed è quindi da imputare a questo lo scarso sapore delle albicocche che troviamo sui banchi dei negozi anzitempo  ;-) (n.d.r.).

Le cultivar più precoci sono “Bulida” diffuse in Spagna e la “Palummella”, popolare in Campania; queste due cultivar maturano in giugno ed offrono frutti grossi, giallo oro, screziati di rosso con la polpa molto profumata.

Più tardive sono la “Reale” e la “Precoce di Imola”, seguite dalla “Paviot” e la “Baracca”, quest’ultima, molto zuccherina è indicata per le marmellate.

É un frutto apprezzato per l’elevato contenuto di vitamina A, contiene sali minerali, soprattutto Potassio, zuccheri, acido pantotenico e carotenoidi che rendono il frutto utilissimo per problemi in campo visivo, indicate per reumatismi e anemia.

In cosmetica viene consigliata una maschera per le pelli grasse, la polpa delle albicocche ridona colorito e morbidezza alla pelle (a questo proposito voglio indicarvi un link che ho scoperto per caso stamane, lì troverete indicazioni per la vostra bellezza usando prodotti naturali: Le pappe cosmetiche.

Ingredienti:

  • 500 g. di albicocche,
  • 90 g. di zucchero (40 di fruttosio),
  • 110 g. di burro morbido (burro di soia),
  • 90 g. di farina bianca (ho adoperato un avanzo di farina senza glutine del blitz di mele di Felix),
  • 2 uova,
  • 1 bustina di cremortartaro (con spiga),
  • sale,
  • zucchero a velo ottenuto macinando il fruttosio nel macinino da caffè.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C.

Lavare le albicocche, snocciolarle e tagliarle a metà, in una terrina mescolare la farina, il sale, lo zucchero, il burro e le uova; a questo punto incorporare il lievito e le albicocche, amalgamare.

Versare il composto nella tortiera ed infornare per 30/35 minuti.

Sfornarlo, farlo raffreddare e servire tiepido o freddo come ho consigliato prima.

Non posso fare a meno di mettere una foto di Celeste che oggi, forse, andrà in una casa piena di amore, ieri all’asilo hanno tappato con dei mattoni il piccolo passaggio che usava Celeste per andare a proteggersi dalla pioggia ed un bambino (sempre quel brutto bambino dell’altra volta) con in mano una scopa la cercava, ma lei era al sicuro vicino a me e, non viste, lo guardavamo col ghigno.


Rita Levi Montalcini, 103 anni per una donna straordinaria: Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita, lei fa tutte 2 le cose….

Foto dal web

Sono sempre stata affascinata dalla forza  contenuta nelle donne minute, quelle che credi possano cadere al primo soffio di vento e che invece il vento non riesce a spostare, è la loro intelligenza che le sposta, che le porta lontano, alla scoperta di realtà da migliorare, di popoli da aiutare, di nuovi studi da intraprendere, donne instancabili.

Cito Madre Teresa di Calcutta, Coco Chanel, Edith Piaf, e cito anche Antonella di Trisomia 21, donna bellissima, minuta con un’energia che non conosce ostacoli.

Sono donne che potresti sollevare con una mano ed invece sono loro che, ognuna nel loro settore, con diversi obiettivi hanno  un comun denominatore: rendere “visibile” il cervello delle donne, il loro coraggio, e sono determinate a far si che nessuno interrompa questa corsa verso la civiltà, con un dito sollevano il mondo, con forza e decisione e, come dice Rita, con ottimismo.

La frase della Signora Rita riassume il pensiero di molte donne e dovremmo tenerla a portata di mano quando si sta per spegnere quella luce, nutrirsi di essa e ripartire.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Se volete approfondire, Vera ha pubblicato un post che contiene, oltre le frasi significative di Rita anche altri appofondimenti, lei lo fa bene, scrive col cuore usando il cervello.

Chissà se La Signora Rita (faccio difficoltà a darle del tu) gradirebbe una fetta di torta alle fragole, in fondo che compleanno è senza torta? Ci staranno tutte le 103 candeline? Certo che si :-)

Torta di fragole senza glutine

Ieri pomeriggio, mentre ello riposava, ho fatto questa torta, di fragole, nascerebbe ciambella ma nei miei “spostamenti” qualcosa è andato storto, quindi continuo col quadrato.

Questa è una torta di quelle che, hovogliadidolcecosapossofaredibuonoeveloce? Ecco la risposta.

Nel web ho trovato una versione simile con farine differenti, l’olio al posto del burro, oltre le fragole un’aggiunta di pesche, credo davvero che si possa variare come si vuole, il risultato è una torta umida, perfetta per colazione e merenda, una coccola espressa per se e per chi amate.

Io ho adoperato la farina senza glutine del blitz di mele di Felix che è autolievitante, ho aggiunto soltanto una puntina di bicarbonato.

Io vi do le dosi originali e, al solito, le mie varianti tra parentesi.

Ingredienti per uno stampo a ciambella ( nel mio caso quadrato 20×20):

  • 300 g. di farina per dolci (io senza glutine da prontuario autolievitante),
  • 200 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 dl c.ca di latte (di soia),
  • 3 uova,
  • 1 bustina di lievito (puntina bicarbonato),
  • 300 g. di fragole a pezzetti,
  • sale.

Come fare:

accendere il forno a 200°C. e preparate la teglia o imburrandola o rivestendola, come ho fatto io, con carta forno bagnata e strizzata (se la  teglia non è apribile, la carta forno  aiuta nello sformarla).

Sbattere le uova con lo zucchero, unire il burro fuso e, poca alla volta, la farina alternata al latte, alla fine unire il sale, il lievito ed il restante latte, aggiungere le fragole spezzettate (c’è chi le fa macerare nello zucchero e limone ma io ho preferito così), versare il tutto nello stampo ed infornare per 50 minuti abbassando la temperatura a 180°C. per 50 minuti se ciambella, io un’ora.

Per renderla più livellata dopo un pò l’ho capovolta (come si fa con la caprese), avrei voluto decorarla in un altro modo ma, nel frattempo ello si era alzato e voleva la “merenda” :-)

Auguri Rita, 100 di questi anni ancora, c’è bisogno di Lei…


Risolatte a modo mio.

Gruppo di risolatte in un interno.

Amo il risolatte, forse perchè mi ricorda tante cene di bambina, un tempo era normale cenare con la tazza di latte e biscotti, o polenta e latte o, come in questo caso, riso col latte.

Poi c’è stata l’evoluzione della specie e il risolatte è diventato cibo da ricchi, trovarlo al supermercato in vaschette costosissime lo ha reso cibo esclusivo.

Ma, come spesso accade, ecco arrivare in soccorso il web che riporta il risolatte ad “altezza uomo” e permette di profumarlo, colorarlo ed idratarlo con il latte che si vuole e che si può mangiare.

La mia idea iniziale (che sto elaborando) era un’altra poi, da cosa è nata cosa, ed è cambiata in corso d’opera.

Volevo fare un risolatte vegano, colorato, leggero (starebbe per “light”), profumato, per sfatare la leggenda che anche noi “onnivori” (ma di questo parlerò in un post divertente a parte ;-) ) possiamo  fare “magie” col cibo ;-)

In Austria mi sono pesata…me tapina :-( e così per non immaginare il mio futuro a pomodoro/mozzarella ecc. ecc…ho pensato ad un dessert perfetto anche da trasportare, è saziante (per la presenza dell’ agar agar che lo rende “consistente”), leggero, per la presenza del fruttosio, equilibrato nei grassi per la presenza dei pinoli tostati (segreto carpito al Craco..tostarli e conservarli tranquillamnente) e dei semi di zucca tritati e tostati (sostituibili per la nota di colore con i pistacchi, per la perfezione, meglio di Bronte ;-) )

Risolatte da asporto.

Ingredienti:

  • 2 pugnetti di riso originario,
  • succo di amarene senza zucchero q.b. da coprire il riso,
  • sale in proporzione,
  • 1 cucchiaio di fruttosio,
  • 100 ml. di latte di riso,
  • 1/2 cucchiaino da caffè di agar agar in polvere (Rapunzel),
  • semi di zucca tostati e tritati,
  • pinoli tostati,
  • cannella in polvere,
  • amarene in composta (per decorare).

Come fare:

dopo averlo risciacquato, far bollire il riso nel succo di amarena con il sale, a metà cottura aggiungere il fruttosio e completare l’ idratazione del riso.

Sciogliere nel latte di riso l’agar agar e farlo bollire per 5 minuti, dividere il composto di riso colorato ed amalgamare in una parte il latte con l’agar agar.

Comporre a piacere, mettendo sul fondo del bicchiere/ciotola le amarene e/o i pinoli/semi di zucca/nocciole/mandorle.

Profumare a piacere con cardamomo/cannella/macis…bocca desidera.

Io amo complicarmi la vita ma voi che so essere più “semplici” di me potete mettere tutto assieme in una ciotola, mangiare caldo, tiepido o, dopo averlo tenuto in frigorifero sformarlo come più vi piace in un piatto da portata.


Budino yogurt liquirizia.

Foto 2009

Qualcosa di dolce, di fresco, di particolare, il budino allo yogurt e liquirizia che risale (foto comprese) al 2009.

Il suo gusto fresco viene esaltato dalla salsina alla menta che lo accompagna, lo rifarò avendo trovato la liquirizia in polvere e adopererò l’agar agar,vi farò sapere.

Ingredienti x 4 budini monoporzione:

  • 500 g. di yogurt naturale,
  • 1/4 di latte,
  • 150 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 1 scatoletta (27 g) di liquirizia purissima,
  • 20 g. di colla di pesce.

Per la salsina:

  • una manciata di menta fresca,
  • 100 ml panna,
  • 30 g di zucchero.

Come fare il budino:

sciogliere la liquirizia a bagnomaria nel latte, aggiungere lo zucchero, ammollare la colla di pesce nell’acqua fredda, strizzarla, unirla al composto e scioglierla, incorporare lo yogurt e mettere negli stampini, far raffreddare per 2 ore.

Come fare la salsina:

mettere in infusione per 30 minuti nella panna le foglioline di menta ben pulite ed asciutte, filtrare, aggiungere lo zucchero e ridurre la crema sul fuoco.

Sformare i budini, guarniteli con la salsina, una grattugiata di liquirizia e qualche fogliolina di menta.

Foto 2009

Questo budino capita a fagiuolo perchè ho letto nella mia enciclopedia delle erbe che la liquirizia è utile per la tosse, i catarri bronchiali, i bruciori di stomaco, esattamente quello che ho io da 2 giorni (i bruciori allo stomaco per l’aspirina che non tollero)

Foto 2009

Ora però una bruttissima notizia, da pochi minuti ho saputo che il micetto non ce l’ha fatta, una malattia fulminante lo ha fatto addormentare per sempre.


Macedonia per Asporto.

Mi piace cucinare, mi piace mangiare però non amo i kili di troppo, la sgradevole sensazione del pantalone che non si chiude, il bottone della camicia che rischia di esplodere al primo respiro allora, allora per bloccare la mucca prima che sia scappata dalla stalla periodicamente mi concedo qualcosa di buono,  sostanzioso ma che sia anche consistente sotto i dentini, come dice ello: che ci sia da masticare.

Ed ecco che arriva in aiuto il mio adorato agar agar, che ha il potere di fare la magia, ha il potere di rendere solida anche l’acqua.

Qui però c’è il succo di mela ottenuto dalla centrifugazione di mele Jonathan ed ho usato il kanten in fiocchi nelle dosi di 7/8 grammi per litro di liquido.

Ho sciolto i fiocchi nel succo di mela ed ho fatto bollire per 15 minuti, ho aggiunto anche un pò di fruttosio, ho versato sulla frutta ed ho riposto in frigorifero.

Ho messo fragole e mirtilli e decorato con foglioline di menta, tutto qui.

La macedonia per asporto la posso portare con me, aprire il vaso quando ho il languorino e consolarmi con una fragola o un mirtillo che fa bene anche alla vista e alla circolazione.


Fichi, mandorle, uva fragola per un dessert improvvisato…

…improvvisato perchè “ello” è ritornato dalla visita dallo zio e dal riempimento bottiglie d’acqua di montagna alle 17 e 30 con cesto di fichi…li ho raccolti io… ;-)

Me la fai una crostata?

Crostata?

É nota la mia antipatia nei confronti della frolla e mancava la voglia di farla, allora mi è venuto in soccorso un libro di ricette con la frutta, così, tanto per farmi un’idea…mica sono Montersino io?

É ritornata utilissima anche la mia confettura di uva fragola e mele cotogne che avevo fatto l’anno scorso, occasione buona per assaggiarla finalmente.

Ingredienti per una teglia da 18 cm.:

  • 1/2 kilo di fichi freschi (io verdi e rossi),
  • 40 g. di fruttosio,
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia bourbon,
  • buccia grattugiata di mezzo limone,
  • 150 g. d’acqua,
  • 1 rotolo di sfoglia surgelata da 250 g.,
  • confettura di uva fragola e mele cotogne a piacere,
  • 50 g. di lamelle di mandorle tostate,
  • 1 uovo,
  • 2 cucchiai di latte (di soia),
  • 50 g. di farina di riso.

Come fare:

prendere un tegame nel quale i  fichi stiano stretti uno accanto all’altro col picciolo in alto.

Aggiungere l’acqua dove avremo sciolto il fruttosio (o zucchero), l’essenza di vaniglia e la scorza del limone.

A fiamma alta farli sobbollire in modo che si formi lo sciroppo lasciando i fichi “al dente”, lasciar raffreddare.

Stendere la sfoglia (se ne usate di più potete fare un “coperchio”), appoggiare sopra i fichi freddi e ben scolati, aggiungere la confettura o, come da ricetta originale cioccolato grattugiato e le lamelle di mandorle tostate.

In una terrina sbattere l’uovo con il latte e lo sciroppo ottenuto dalla cottura dei fichi, unire la farina e, dopo aver amalgamato il tutto versare il composto sui fichi.

Ripiegare i lembi di sfoglia oppure il “coperchio”.

Infornare a 200°C. per 40 minuti.

In corso d’opera mi sono resa conto della semplicità di esecuzione e della possibilità di fare dei “fagottini” monoporzione, ho ancora qualche fico ed in settimana provo.


Gnochi de susini e di albicocche, con zucca e patate viola: dove osano i tordi.

Gnoco di zucca con susine e rosmarino.

Avendo già confezionato il modello base, questa volta ho dato qualche pennellata di colore per rallegrare questo anticipo di autunno che da giorni vela l’atmosfera.

E, dopo aver saputo la triste notizia della morte della cagnona adorata di Dauly, sua compagna fedele per 13 anni la mia storia intorno parlerà di animali, di un tordo.

Per una giusta e naturale legge di compensazione la mia intrinseca difficoltà a relazionarmi con le persone ha fatto si che avessi, al suo posto, un rapporto speciale con gli animali.

Tanti anni fa, abitavo ancora a Trieste, stavo facendo la mia solita corsetta sulla Napoleonica, quando volli deviare verso un sentiero interno ed è lì che lo vidi: era senza piume, gli occhi chiusi, mi tolsi la maglietta, lo avvolsi e via di corsa dal mio amico per sapere cosa fare per farlo vivere.

Mah, mi disse, el xe tropo picio (è troppo piccolo), difficile ch’el vivi (difficile che viva).

Ma che specie sarà? Non si può sapere, potrebbe essere un merlo, un tordo, una ghiandaia.

Dopo aver avuto le informazioni su come nutrirlo lo portai a casa (nb, a quel tempo avevo anche Lorenzo, il mio gatto rosso).

Lo chiamai Amore e per un pò di tempo  lo portai di nascosto al lavoro, davo qualche colpo alla scatola,  lui spalancava il becco tutto agitato e col contagocce lo “imbeccavo”.

Pian piano gli crebbero le prime piume, aprì gli occhietti ed incominciammo ad amoreggiare, mi dava bacini col becco mentre Lorenzo guardava immobile e rassegnato.

Lo lasciai a casa, ormai il gatto lo considerava un suo parente e lo osservava un pò indispettito quando Amore andava a farsi il bagnetto nella sua ciotola dell’acqua.

Crebbe bene e sano, 2 volte volò dalla finestra lasciata innavertitamente aperta, ma ormai mi conosceva e se lo chiamavo arrivava anche attratto dal boccone di carne macinata che stringevo tra le dita.

Quando tornavo a casa mi volava direttamente tra i capelli e se ne stava lì tranquillo mentre io facevo le cose.

Arrivò il momento che dovetti metterlo in gabbia, una grande gabbia, una voliera, ormai non potevo più lasciarlo libero, la mattina dovevo coprire con un enorme nylon la “sua” stanza e la cosa diventava impegnativa anche per una come me che mette sempre gli animali al primo posto.

Quando lo misi in gabbia mi guardò in un modo che ricordo ancora, oserei dire con odio e da quel momento non mi venne più sulla testa, non mi dette più “bacini” e si limitò a mangiare e a starsene per conto suo.

Ed è allora che presi la decisione di liberarlo.

Una domenica lo misi in una gabbia più piccola e lo portai nel campeggio in Istria (Medulin) dove una mia amica aveva la roulotte e rimaneva lì tutta l’estate.

Arrivati a destinazione, aprii la gabbia e lui volò via, ce n’erano molti di merli e tordi nel campeggio ma lui si riconosceva perchè era un pò più piccolo degli altri ed anche perchè, quando lo chiamavano Amoreee, lui chinava il capino verso il basso e buttava l’occhio.

Non si avvicinò mai a nessuno di loro ed io non lo rividi mai più, là ho avuto la conferma che a volte, anche se è doloroso, devi lasciar andare chi ami.

Ingredienti per gli gnocchi (io ho fatto metà dose):

  • 1 kilo di polpa caldissima di zucca,
  • 250 g. di farina (c.ca),
  • 1 tuorlo,
  • 1 cucchiaino di rosmarino secco in polvere (aggiunta personale).

Ingredienti per il ripieno:

  • susine mature snocciolate e tagliate a metà,
  • zucchero quantità a piacere (ho usato il fruttosio),
  • aghi di rosmarino fresco leggermente schiacciati ma lasciati interi.

Ingredienti per il condimento:

  • burro chiarificato o burro (io uso il burro di soia),
  • pane grattugiato,
  • aghi di rosmarino,
  • lo sciroppo della maceratura delle susine.

Prepariamo il ripieno:

mettere tutti gli ingredienti in una terrina e lasciar macerare per qualche ora mescolando di tanto in tanto, nel frattempo prepariamo gli gnocchi.

Come fare gli gnocchi:

Togliere semi e filamenti alla zucca, tagliarla a fette senza sbucciarla, avvolgerle nella stagnola ed infornarle a 180° C. per c.ca 30 minuti (controllare con una forchetta la consistenza della polpa).

Togliere la polpa con un cucchiaio ed aggiungere la proporzione di farina e tuorlo, unire la polvere di rosmarino.

Il composto sarà  molle ma non aggiungere troppa farina, cercare piuttosto di infarinare bene il tavolo e la superficie dell’impasto (nel frattempo l’acqua salata sarà  sul fuoco).

Con un coppapasta o un bicchiere ritagliare dei cerchi che assottiglierete aiutandovi con le mani infarinate, al centro mettere mezza susina, riempire l’incavo del nocciolo con un pò di sciroppo e richiudere, formare delicatamente lo gnocco ed appoggiandolo sulla schiumarola metterlo a bollire e intanto prepariamo il condimento.

Come fare il condimento:

far sciogliere in un padellino il tipo di burro scelto assieme agli aghi di rosmarino “stropicciati” (che poi toglieremo) e far tostare il pane grattugiato, la colorazione è a vostra discrezione, questa volta ho scelto di lasciare il condimento più liquido e chiaro.

Prepariamo il piatto:

scolare lo/gli gnocchi ed irrorarli con il burro e pangrattato, aggiungere a piacere lo sciroppo di maceratura delle susine.

Zucca/Rosmarino, Susina/Rosmarino, 2 abbinamenti sperimentati con successo in altre preparazioni ed apprezzate, provate!!

Ecco la seconda versione:

Gnocchi di patate viola con albicocche e cardamomo.

Come potete immaginare questi li avevo preparati quando avevo ancora le albicocche fresche dello “zio”, avevo anche le patate viola (sotto, anche se è già stato divulgato, vi darò l’indirizzo mail di una ragazza che le coltiva  e vende in piccole quantità) ed è stata folgorazione.

Ingredienti per gli gnocchi (metto le proporzioni della mia ricetta originale), ho fatto metà dose:

  • 1 Kg di patate kennebek (qui viola),
  • 250 g di farina 00,
  • 1 uovo + 1 tuorlo,
  • sale q.b.

Ingredienti per il ripieno:

  • albicocche fresche dolci,
  • cardamomo in polvere,
  • zucchero (fruttosio).

Ingredienti per il condimento:

  • burro a scelta (vedi ricetta sopra),
  • pane grattugiato (facoltativo, io non l’ho messo),
  • semi di papavero leggermente tostati.
  • sciroppo della maceratura albicocche.

Come fare il ripieno:

snocciolare le albicocche e tagliarle in quarti, zuccherarle ed aggiungere la polvere di cardamomo, lasciar macerare alcune ore mescolando di tanto in tanto.

Come fare gli gnocchi:

in questo caso il procedimento è il solito , essendo un impasto più consistente del primo, per stenderlo, ho usato il mattarello.

Nel frattempo far bolire l’acqua salata per la cottura.

Ritagliare i cerchi,allargarli, appoggiare al centro le albicocche, richiudere e procedere come sopra.

Come fare il condimento:

nello stesso pentolino dove sono stati tostati i semi di papavero, far sciogliere il burro scelto.

Prepariamo il piatto:

Scolare gli gnocchi, irrorarli col burro fuso e semi di papavero, aggiungere lo sciroppo di macerazione e gustare :-)


Meline selvatiche speziate in agrodolce.

Durante le mie scorribande montagnole/campagnole mi sono imbattuta in qualche alberello di meline selvatiche, non ce n’erano molte ma sufficienti per pensare di farne qualcosa, d’altronde stanno diventando così rare.

Non trovando nulla nei miei libri che contemplano sopratutto le mele, quelle comuni, ho gironzolato nel web ed ho preso spunto dal sito di Donna Moderna, una ricetta di meline in agrodolce da adoperare come accompagnamento a carni, pesci affumicati o formaggi stagionati.

Ormai, è risaputo che diventa tappa obbligata, quando si inizia a far parte delle web-cucine l’affacciarsi al mondo delle spezie e si scopre piacevolmente che i piatti possono trasformarsi da piatti normali a piatti da gourmet con la semplice aggiunta di una spezia o di un’erba aromatica.

Una semplice marmellata di prugne o di arance o quant’altro diventano quasi  pozioni magiche con l’aggiunta di fava tonka, zenzero, macis ecc.

Si avvolgono di note piccanti e si trasformano in chutney aggiungendo pepe, peperoncino ecc.

Per me maestra fu, prima della mia entrata in questo mondo, Nigella col cardamomo che per me è diventato quasi una carezza, la mattina quando lo metto nel caffè, o quando profumo budini e biscotti, persino ello ha imparato ad amarlo… d’altronde non siamo tutti uguali e per alcuni ci vuole più tempo per avvicinarsi alle cose.

Per queste meline che, nella ricetta originale, prevedono l’uso dei soliti cannella e chiodi di garofano, ho optato per il Pepe di Szechuan (Zanthoxylum piperitum) le cui caratteristiche copio direttamente dal libro: Spezie da tutto il mondo di Manisha Gambhir Harkins De Vecchi editore.

Foto presa dal web (io ne avevo pochino :-( )

Nativo della Cina. Sono le bacche rosso mattone del frassino. E’ meglio tostarle prima di usarle. É un elemento chiave nella realizzazione della miscela cinese di 5 spezie. É usato anche per le stagionature sotto sale. Ha un sapore legnoso e pepato.

Io confermai la mia passione per l’aggiunta di pepe nelle preparazioni vedendo Moreno Cedroni su Sky che stava preparando un gelato usando questo pepe.

Adoro il modo quieto, preciso ed appassionato che Moreno Cedroni  ha nello spiegare le sue ricette, credo che fatta da lui anche una patata bollita diventi qualcosa di unico, di irresistibile..questione di stile, di carisma, o c’è o non c’è ed esco  un attimo dalla cucina per menzionare Vittorio Sgarbi, un altro personaggio che  quando parla di Arte (la sua materia)  mi coinvolge allo stesso modo, l’ascolterei per ore…peccato che poi scivoli indignitosamente…ma lasciamo perdere ;-)

Io vi lascio la ricetta con le proporzioni originali, evidenziando tra parentesi le mie varianti, per il peso fate le proporzioni secondo il prodotto che avete a disposizione.

Ingredienti per 4 vasetti (proporzioni originali):

  • 1 kg di meline selvatiche,
  • 250 g di zucchero (200fruttosio),
  • 1 litro di aceto di mele,
  • *mezzo cucchiaino di chiodi di garofano,
  • mezzo cucchiaino di zenzero macinato,
  • *mezzo cucchiaino di cannella.
  • * sostituito con pezzetti di macis e Pepe di Szechuan (Zanthoxylum piperitum), quest’ultimo, come consigliato, fatto tostare leggermente.

Come si fa:

in una pentola capiente scaldare l’aceto e sciogliere lo zucchero, quindi unire le spezie che avete scelto e lo zenzero e lasciar sobbollire 10 minuti.

Punzecchiare le meline con un ago,immergerle nell’agrodolce e far cuocere a fuoco dolce sino a che le mele non saranno tenere, ma senza che si rompano.

Spegnere, e travasare in vasi da conserva, chiudere ermeticamente e rovesciare i vasi a testa in giu lasciando raffreddare.

Conservare al fresco, consumare le mele dopo 1 settimana.

A me così piace la vita, un pò aspra un pò dolce, un pò pepata ed un pò speziata,  ed è anche così che mi piacciono le persone, mi piacciono ricche di sapori autentici, decisi anche un pò selvatici come queste meline che senza lamentarsi si sono immerse in questo liquido che pullula di vita.


Budino con Bacche e sciroppo di Biancospino.

La stagione ha da venire e quindi potrò ritornare alla ricerca di questo arbusto spinoso e generoso che ho scoperto soltanto l’anno scorso.

Arrivata a casa cercai subito sui miei libri la maniera per conservarle e  feci una marmellata aggiungendo il Macis (l’involucro della noce moscata) perchè il sapore delle bacche è neutro e, secondo me,  si sposano con tutte le spezie.

Ingredienti per la confettura:

le dosi sono controverse perchè dipendono dalla quantità di bacche che trovate, io non amo le confetture troppo dolci e le proporzioni contemplano anche la “zuccherinità” della frutta o, come in questo caso, delle bacche.

  • 1 kilo di polpa di bacche di biancospino,
  • 500 g. di fruttosio,
  • il succo di mezzo limone (per conservare un pò il colore),
  • qualche pezzetto di Macis,
  • acqua.

Come fare:

lavare le bacche e metterle in una pentola (io uso quella di rame) coperte d’acqua a filo.

Farle ammorbidire, coperte, per qualche minuto e passarle al passaverdura poche alla volta per evitare di “schiacciare i noccioli che potrebbero rilasciare l’effetto “legante”.

Pesare la polpa ottenuta e regolarsi con la proporzione di zucchero (io ho usato il fruttosio che dolcifica di più).

Rimettere al fuoco con il succo di limone e le cortecce di macis e raggiungere la densità desiderata.

Invasare bollente nei vasi (io piccoli) precedentemente sterilizzati in forno a 100/120°C. per 20 muinuti o più.

Capovolgerli e lasciarli rasffreddare per ottenere l’effetto sottovuoto.

Alcune bacche le conservai sotto sciroppo aggiungendo una stecca di cannella in cottura.

Ho controllato nel web e c’è la stessa ricetta nel sito di gennarino.org, è esattamente “paro paro” quella che ho nel mio libro: “Sotto vetro” di Gianna Montecucco Rogledi (1973) a pagina 185, d’altronde non credo che, a parte l’aggiunta di qualche profumo si possa fare molto di più, quando si ha lo sciroppo allora ci si può divertire a sperimentarne l’utilizzo.

La bacca di biancospino, per poter essere conservata, deve essere colta dopo i primi freddi, perché é una bacca invernale (noi le abbiamo raccolte al finire dell’autunno ed erano già mature).

Ingredienti:

  • 500 gr di bacche di biancospino,
  •  250 gr di zucchero,
  • 200 gr d’acqua,
  • 1 stecca di cannella

Come fare (così è scritto):

si prendono le bacche migliori, si lavano, si fanno sgocciolare, si mettono al fuoco coperte di acqua tiepida e si fanno bollire per pochi minuti.

Mentre si lasciano scolare, si mette al fuoco l’acqua e lo zucchero (e la stecca di cannella), quando lo sciroppo inizia a bollire si uniscono le bacche, si fanno cuocere, mescolando spesso, finché lo sciroppo sarà ben penetrato.

Si invasa caldo, si copre con un disco di carta imbevuta di rum e, quando il tutto sarà raffreddato, si chiudono ermeticamente i vasi.

 

Dopo averle conservate al fresco e al buio in cantina le ho tirate fuori per l’occasione, devo dire anche con un pò di perplessità..invece quest’anno farò altri vasi e qualcuno andrà a finire nei cesti Natalizi :-) .

Per fare questa coppa ho usato la ricetta del Ferni che avevo visto fare da Laura Ravaioli (alla fine link con variante).

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • sciroppo e bacche di biancospino a piacere.

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero) farlo sciogliere e aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto nelle coppe, far raffereddare un pò, versare lo sciroppo e spingerlo all’interno con uno stecchino, volendo si può anche “marmorizzare” a caldo.

Questi li ho addensati con l’agar agar.

Le bacche del biancospino di cui parlo qui hanno Proprietà antidiarroiche ed astringenti, mentre i fiori  sono utili per l’insonnia, l’ipertensione e le palpitazioni, in poche parole un infuso bevuto la sera prima di coricarsi fatto con:

1 g. di fiori in 100 ml d’acqua

vi aiuterà a riposare bene e svegliarvi rasserenati.

Per gli altri link:

Ricetta Ferni

Ricetta per budini latte soia agar agar


Confettura con corniolo, more, uva, susine: un pò di poesia sottovetro.

Mi sono spesso lamentata dello stato di abbandono di certi appezzamenti di terreno, spesso  trasformati in giungle difficilmente esplorabili ma…giorni fa ne sono stata felice perchè avendo visto il post di Cristina sulla sua confettura di corniolo e trovandomi a casa dello “zio” sono andata a vedere a che punto era il vecchio corniolo del nonno.

Consapevole che la natura non aveva aspettato me non ero molto speranzosa di trovare ancora qualche frutto ma, ma invece nel groviglio di rami, rovi e sterpi ho intravisto un giovane corniolo con ancora qualche bacca, l’ho scosso delicatamente e ne ho raccolto una manciata, ancora qualche passo verso il vecchio, ancora qualche perla rossa e via, verso gli alberi di susine che avevo intravisto poco prima.

Se avessero ripulito quel piccolo bosco probabilmente i cornioli non ci sarebbero più e nello spazio occupato dai vecchi alberi di susine ci sarebbero dei sacchi di cemento e pile di mattoni.

E qui il detto: “non xe mai un mal senza un ben” calza alla perfezione.

Sulla via del ritorno qualche mora, un piccolo grappolo d’uva, una mela, poco di tutto per fare un pò di marmellata.

La sapete fare tutte/i la marmellata vero? O ve lo devo insegnare io? Se avete il Bimby la farete in un momento, va bene anche la Macchina del Pane ma dovrete fare un pò di attenzione ed attenervi alle istruzioni.

Io solitamente metto la frutta con lo zucchero a macerare per una notte e la mattina la cuocio.

Anche questa volta ho fatto così, ho soltanto prima “disossato” previa breve cottura le bacche di corniolo e poi ho messo tutto in una terrina col fruttosio (si, fruttosio), il peso totale della frutta era c.ca 500 grammi e ne ho usato 200 grammi.

L’anno scorso avevo unito alle bacche i petali di rosa, questa volta per non far loro sentire la mancanza ho aggiunto a fine cottura 1 cucchiaio di sciroppo di rose, ho riempito 2 vasetti (sterilizzati in forno a 100°C. per 20/30 minuti).

Preferisco i vasi piccoli perchè zuccherando poco posso metterli in frigorifero e poi se decido di regalarne qualcuno li trovo più graziosi, ma mai come questi mici dello zio♥

Poesia sottovetro 2010

Sciroppo di rose


Crostatina ai fiori di papavero.

Io ci chiacchiero con la natura e maneggio armi profumate e lo faccio in maniera istintiva, è ciò che ho ereditatodall’ infanzia, complice un papà avventuroso, una madre romantica ed una casa situata in un luogo che non forniva alternative circondata com’era da campi sconfinati, un corso d’acqua, il famoso Rio Ospo (che ho nominato da qualche parte), una serena, quanto breve infanzia vissuta in perfetta solitudine, un pò come adesso sulla  via del tramonto……e così, ieri mattina mi sono incamminata verso i campi alla ricerca dei papaveri per fare questa crostata di cui avevo letto ancora anni fa.

I papaveri adorano la compagnia del grano (dopo vi racconterò anche di questo), infatti dov’ero ieri c’erano anche campi d’orzo ma di papaveri nemmeno l’ombra mentre li vedevo fieri ed orgogliosi in mezzo alle spighe di grano e a far da “barriera” all’inizio del campo come a proteggere le spighe dalle trebbiatrici che “passeranno” tra non molto.

Campo di grano e papaveri

Campo d’orzo

Ovviamente ho raccolto anche i fiori di sambuco (per lo sciroppo, naturalmente) e c’era un gran lavoro delle api che volavano da un fiore all’altro della pianta di more di rovo ed impollinavano a più non posso.

Anche questo mi ha confortato, le api ci sono,  qui ci sono, vicino (ma protetto da una barra che non oso oltrepassare) c’è un campo pieno di arnie, dovrò informarmi se vendono il miele.

Eppoi le coccinelle “in amore” che, avvertita la mia presenza,  pudìche hanno cercato di nascondersi, una foto e via ed ho lasciato che trionfasse l’amore :-) …ma 2 assieme mi porteranno ancor più fortuna?  :-)

Con questo quesito mi sono avviata verso casa,  fermandomi anche  davanti alla casa di Danilo (il signore dei pavoni che non c’è più ricordate?) che è curata  da chi gli ha voluto bene, il suo consuocero mi ha regalato qualche rosa, epilogo perfetto per una mattinata piena di luce :-)

Ora qualche informazione sul papavero del quale non immaginavo la commestibilità dei fiori.

Papaver rhoeas:

Papaver sembra di derivazione celtica, in quanto i semi venivano messi nella pappa dei bambini per farli dormire.

Rhoeas viene dal greco “rhein”, che significa “cadere”, per via della caducità dei petali.

Il papavero sembra originario di una zona asiatica che sta tra il Pamir e l’Iran, in quegli altopiani dove, in epoche antichissime, si è differenziato, prima spontaneamente poi con l’aiuto dell’uomo, il “frumento”.

La diffusione del frumento ha portato con sé, in tutto il mondo, anche il papavero, definito pianta sinantropica, cioè che segue l’uomo nei suoi spostamenti e che non si diffonderebbe senza i lavori agricoli, che riportano alla luce i semi sprofondati nel terreno.

Presso i Romani, il papavero era talmente legato alle pratiche agricole che Cerere, divinità delle messi e dell’agricoltura, era raffigurata con spighe e papaveri tra i capelli e tra le braccia.

Foto presa dal web

Nell’alimentazione venivano usati i semi, non solo per via dell’olio che se ne poteva trarre, ma come condimento sui pani e dolci, tradizione sempre continuata, specie nel nord-Europa.

Caratteristiche e proprietà:

è una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Papaveracee.

La “rosetta”, cioè la disposizione delle foglie alla base del fusto, è folta (i famosi “carletti” di cui Terry fa largo uso per le sue ricette di primavera, buttate l’occhio) e da essa si innalzano il gambo e il fiore.

Le foglie sono a forma di penna con incisioni molto irregolari, la punta è acuta e la base ristretta finisce nel gambo.

Il colore è verde deciso e si ha la presenza di peli; il calice del fiore è a due valve pelose che cadono all’aprirsi della corolla formata di quattro petali rossi con macchia nera alla base.

Molto evidenti sia i pistilli che i numerosi stammi neri; il bocciolo è pendulo, il frutto è a forma di capsula porosa contenente numerosi semi neri.

Il papavero è infestante nei campi di cereali, dei prati incolti e dei ruderi, vive fino a 2000 m. e fiorisce da marzo a luglio.

Per far essicare i fiori bisogna esporli al sole, badando che perdano l’umidità nel modo più rapido per impedire che si disperdano i principi attivi.

Anche le capsule contenenti i semi si fanno essicare rapidamente al sole.

Le proprietà del papavero sono concentrate sia nelle foglie che nei petali e hanno effetto emolliente, sudorifero, sedativo e leggermente ipnotico.

Utilizzo:

le rosette basali, anche quando è già presente il piccolo fusto appena accennato, entrano in alcune ricette della cucina Mantovana e dell’ Oltrepò Pavese, vengono usate in frittate, minestre, torte salate e frittelle, i semi sono utilizzati su dolci e pasticceria varia.

Nella medicina popolare si usano i fiori.

Tè al papavero: aggiungere al proprio tè preferito alcuni petali di papavero per beneficiare del suo effetto sedativo.

Infuso: versare in un litro d’acqua bollente 5 g di fiori essicati di papavero, filtrare il liquido, addolcirlo e berlo la sera prima di coricarsi, chi soffre di tosse notturna si assicura così un sonno tranquillo.

Il medesimo infuso sorbito in due volte, il pomeriggio all’ora del tè e la sera prima di coricarsi, calma l’eccitazione nervosa.

Sempre lo stesso infuso, ovviamente non zuccherato, serve a lenire rossori e irritazioni.

E adesso “dulcis in fundo”..la ricetta :-D

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io dimezzata in teglia cm.11):

  • 300 g di pasta frolla  (scegliete voi la ricetta che conoscete, io ho usato quella pronta),
  • fiori di papavero,
  • 100 g di zucchero di canna (40 g di fruttosio),
  • 3 cucchiai di farina 00,
  • 300 g di riso bollito,
  • 2 dl di panna liquida (1 dl panna di soia),
  • cannella in polvere,
  • burro qb (burro di soia),
  • semi di papavero per decorare (scelta personale).

Come fare:

stendere la pasta e foderare la teglia imburrata (omesso), punzecchiare il fondo con i rebbi della forchetta.

Mescolare il riso con lo zucchero, la farina,  la cannella e versare metà dell’impasto sulla pasta, ricoprire con i fiori di papavero (solo i petali) facendo più strati perchè in cottura si riducono molto.

Incorporare la panna nell’impasto rimasto e versare tutto nella tortiera, coprire con i fiori di papavero ed infornare a 220° C. per 15 minuti, togliere dal forno, aggiungere fiocchetti di burro e semi di papavero sulla superficie ed infornare ancora per 5/10 minuti.

In corso d’opera mi è venuta un’idea/riciclosa per la presenza del riso, adoperando una frolla salata alternare a del riso/risotto avanzato erbe di campo ripassate in padella o quant’altro vi piaccia, sarà perchè a me le preparazioni con il riso piacciono molto..infatti sto aspettando la materia prima per una versione di risi e bisi…

Bye, bye..alla prossima :-)


Crema tana con frutta, anche il mondo è incominciato con un peccato di gola.

 Oggi delego, delego la ricetta, il racconto, la musica, tutto rigorosamente farina di un altro sacco, quello di Luisanna Messeri, mie soltanto le foto ed oggi ne metterò tante perchè ho voglia di colore, di freschezza, di profumi  di cose ed anche parole buone.

Appena fatto l’abbonamento  Sky, la disputa iniziale per l’acquisizione del telecomando comprendeva essenzialmente 2 canali, per me Alice/Gamberorosso per ello History channel.

Ed è stato durante una delle mie rare vittorie che ho conosciuto quella simpaticona di Luisanna Messeri che ora (poverina) ha il suo bel daffare a domare  B.B. (no, non Brigitte Bardot ma Beppe Bigazzi :-D ) e vittima anch’io della pubblicità ho comperato il suo libro che oltre ad essere un prezioso ricettario è anche utile fonte di aneddoti, racconti, di episodi e personaggi  per un motivo o per l’altro legati  alla buona tavola vista come occasione di condivisione, aggregazione, allegria, ed alla fine di ogni racconto consiglia una musica che certamente renderà la vostra ricetta ancor più gustosa, parola di Luisanna.

Ingredienti:

  • 1 litro d’acqua,
  • 4/5 limoni non trattati,
  • 4 etti di zucchero (3 etti fruttosio),
  • 60 g. di maizena,
  • 4 uova intere,
  • frutta mista a piacere, colorata, a seconda della stagione (Luisanna suggerisce che non dovrebbe mancare l’ananas), io non l’ho messo.

Come fare (da pag. 100 del libro Il club delle cuoche):

una volta lavati ed asciugati, grattugia la buccia dei limoni, ma gratta solo il giallo perchè il bianco è amaro, i limoni quindi devono essere, per forza, biologici.

La leggenda che gli alimenti biologici siano carissimi non è vera, certo costano un pò di più ma li valgono tutti, in salute intendo.

Se proprio non li hai, quelli “trattati” vanno lavati a fondo con il sapone (quello dei piatti va benissimo) proprio come fano nei film americani, o meglio ancora con il bicarbonato di sodio.

Grande il bicarbonato, serve ad un sacco di funzioni casalinghe: provare per credere!

In una pentola mescola le uova intere, lo zucchero (fruttosio) e il succo dei limoni; aggiungi l’acqua nella quale hai disciolto a freddo l’amido di mais (maizena) e le bucce grattugiate.

Metti la pentola sul fuoco, basso, e gira sempre con un mestolo, appena giunge a bollore tutto si addensa, leva dal fuoco e lascialo raffreddare.

Intanto la frutta va pulita e tagliata a pezzetti: fragole, kiwi, banane, uva..va bene tutta la frutta di stagione e quella che ci piace di più.

Mescola la frutta alla crema ormai raffreddata e sistemala in una zuppiera di vetro che, in trasparenza, lascerà vedere l’arcobaleno dei colori della frutta mescolato al giallo-giallo della crema.

Decora la superficie con pezzetti di frutta sistemandola col tuo estro e mettila in frigorifero un paio d’ore prima di servire.

A fine pasto questa macedonia con crema è squisita e leggera.

Non contenendo grassi, né latte né burro, oserei dire che è dietetico, volendo si può diminuire lo zucchero occorrente, ma rimane lo stesso un dolce goloso.

Auguro a tutte/i voi un fine settimana ricco di colore come questo dolcino, un abbraccio :-)

Ma voi avete un’aiutante come Perla che vi aiuta a disfare il lettone?


Crema ai fiori di sambuco, dal libro del cuore: non vedevo l’ora.

Trieste siamo più abituati a definirla per esclusione. L’ennesima ultima sigaretta di Zeno, la bora che ti sposta di quattro passi raccontata da Stendhal, il Castello di Duino sospeso nel mare cantato da Rilke, i paesaggi lunari del Carso di Ungaretti dove finisce la cultura dell’olio d’oliva e comincia quella del burro, le geometrie senza struttura di Joyce, che per undici anni in città affinò le idee che cambiarono per sempre la letteratura. Trieste satura del profumo dello stoccafisso, del fumo di ciminiere e del fumo che sa di caffè tostato. Tutte cose eteree, leggere, che poi è l’idea che ognuno ha di Trieste: odori, vento e passaggi, di uomini tra est e ovest durante la Guerra fredda, e la tragedia dei Balcani, di carichi di legname da ovest a est quando la città era il più grande porto commerciale dell’Adriatico.

Foto e testi presi dal web.

Trieste senza passato e per questo votata al futuro. Piena di bar, la densità più alta per chilometro quadrato in Italia, e piena di sapori, ricette, vino. Non è una guida turistica, né un’antologia di racconti, ma è sicuramente una miniera di informazioni Trieste, la città dei venti di Veit Heinichen e Ami Scabar. In effetti, è un ricettario colto. Un piatto, un aspetto di Trieste, un sapore, una storia. Acciughe salate sott’olio, minestra di castagne e porcini, sgombri al forno con crema di ricotta e rafano. Sembra De André, sembra Creuza de mä. Forse non c’è modo migliore per capire un posto, una città.

Cliccare sulla foto per la canzone di De Andrè

Non è un segreto per nessuno il mio amore e l’attaccamento che ho per la mia città natale, Trieste.

Le mie vicissitudini non sono riuscite a strappare le mie radici ed anche se ora vivo lontano da lei io la sento ancora La mia città.

… Non vedevo l’ora, proprio da quel giorno,  che fiorissero i sambuchi.

Ho raccontato nel post precedente che qui la fioritura è un pò in ritardo e durante la mia passeggiata ho potuto raccogliere soltanto pochi ombrelli fioriti, quelli piccoli, esposti al sole, pochi ma sufficienti per realizzare il mio desiderio: la crema ai fiori di sambuco che altro non è che una panna aromatizzata e questa idea mi apre la strada alla sperimentazione, cardamomo, petali di rosa, di gelsomino, pepe, erbe aromatiche e chi più ne ha più ne metta.

Può essere un accompagnamento salato (eliminando lo zucchero) per patate e pesce bolliti, si può anche alleggerire usando la panna di soia (come ho fatto io in questo caso)…beh, se non lo avevate capito questa ricetta mi ha entusiasmato e dato tanti spunti, provateci anche voi.

Emi Scabar la consiglia come accompagnamento per la cioccolata o le frittelle di fiori di sambuco, non avendo trovato i secondi mi sono concessa una coccola cioccolatosa e peccaminosa, d’altronde sono sola soletta (ello è via per lavoro), mi sento debilitata, e me la sono proprio meritata.

La cioccolata l’ho fatta semplicemente facendo sciogliere nel latte di soia del cioccolato fondente e fatto bollire fino al raggiungimento della densità desiderata.

Ingredienti per 6 persone, tra parentesi le mie dosi e varianti:

  • 1 litro di panna fresca (250 panna di soia “Naturasì”),
  • 150 g di zucchero (30 g di fruttosio),
  • sale,
  • 150 g di fiori di sambuco col gambo (40 g.).

Come fare:

scaldare la panna e sciogliere lo zucchero ed un pizzico di sale.

Togliere dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco.

Lasciar riposare la crema in frigorifero per una giornata (io l’ho lasciato la notte).

Filtrare e montare la crema con le fruste, fatto.

Buona giornata a voi.


Torta con pastinaca.

Venerdì scorso sono stata in Austria e come sempre mi sono persa tra i banchi dei supermercati con il desiderio di comperare tutto, ma proprio tutto quello che qui trovo ancora con difficoltà.

Mi sono limitata al cavolo rapa (ricetta a presto) , la confezione per brodo o minestra, e la pastinaca dentro la cui confezione ho trovato la ricetta che segue (dopo aver tradotto e sistemato un pò il procedimento ;-) )

Terry nel suo blog parla della pastinaca, lei ha la fortuna di avere un rivenditore straordinario che coltiva e vende tutte le primizie.

Foto della parte aerea presa dal web

Proprietà: dietetiche, diuretiche, colagoghe.

Principi attivi: tracce di alcaloidi, vitamina C , oligoelementi, e le foglie sali potassici.

La Pastinaca è nota soprattutto per le  proprietà alimentari delle sue radici che, gradevoli al palato, hanno inoltre un valore dietetico abbastanza simile a quello della patata per il loro contenuto di zuccheri e amidi.

Il tubero della Pastinaca viene impiegato, specialmente nell’Europa del nord, in molte preparazioni alimentari e anche in bevande fermentate (tipo birra).

Alla radice vengono attribuite proprietà digestive e diuretiche; la tradizione popolare ritiene la Pastinaca un cibo utile alle persone deboli, anziane o convalescenti.

Anche la parte aerea della pianta e specialmente le foglie hanno un impiego alimentare, ma sono prese in considerazione soprattutto perchè reputate diuretiche e colagoghe.

La Pastinaca è un’ombrellifera e a questa famiglia appartengono specie molto pericolose: è raccomandabile perciò un’attenta cura nella sua sicura identificazione e nella raccolta delle sue parti, onde evitare di prendere anche piante con generi simili nell’aspetto ma dannose all’organismo umano.

Pagina 465 dell’enciclopedia: Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche.

Io aggiungo che è un modo per far mangiare le verdure a chi non le ama, il sapore assomiglia a quello della carota ma meno amaro, una puntina di sedano, insomma in questa torta ci sta d’incanto.

Ingredienti:

  • 100 g. di burro (di soia),
  • 100 g. di zucchero (80 fruttosio),
  • 4 uova,
  • 50 pangrattato (integrale),
  • 150 g. di pastinaca grattugiata finemente,
  • mandorle a lamelle.
  • burro e farina per la teglia (semi di zucca macinati).

Come fare:

lavorare il burro (di soia) con  70 g di zucchero (50 fruttosio) per qualche minuto, aggiungete i tuorli 1 alla volta ed in seguito la pastinaca ed il pangrattato.

Montare gli albumi con 30 g di zucchero (fruttosio) a neve fermissima ed incorporarli delicatamente al precedente composto.

Versarlo in una teglia imburrata e infarinata(housato i semi di zucca), cospargere la superficie con le mandorle a lamelle e infornare a 180 ° C. (statico)  per 35/40 minuti.

Servire calda con una salsa di frutta o fredda.

 

Vi ricordate questo?

Ora è così:

E se non bastasse a confermarmi che la primavera è arrivata davvero la mia cavalletta Solma (ricordate quella senza la zampina che da 3 anni viene a svernare da me?) è finalmente uscita dal suo nascondiglio con un’amichetta :-)

Ello questa foto non l’ha voluta guardare quindi se anche voi non lo farete io non mi offenderò ;-)


Ferni alla Lavanda.

Questo bicchiere l’avevo pensato tempo fa, quando nei blog imperversavano lavanda e the matcha, avevo speso una piccola fortuna per comperare qualche grammo di quest’ultimo per cui lo vedrete qui e nella coppa al torrone e yogurt, con il resto mi sono tolta un pò di ruggine facendomi il the (è antiossidante).

L’idea nasce da una crema al cardamomo, il Ferni che avevo visto fare da Laura Rovaioli su sky quando ancora non avevo internet e tantomeno il blog.

Ricordo che impazzii per trovare il cardamomo, girai tutti i negozietti etnici adiacenti alla stazione ed i negozianti mi guardavano come fossi arrivata dalla luna: cardamomo? “No conosco”… mannaggia se non lo conosci tu finchè, girando gli occhi ho visto un piccolo espositore con minuscole bustine con qualche bacca di cardamomo.

Ecco, dissi, questo è il c a r d a m o m o…gli ho risparmiato lo spelling.

E così, iniziò il mio menage a troi: io, Ello e il Cardamomo.

Ello per anni non sopportò la sua presenza ed io gestii la mia relazione con discrezione e garbo finchè glielo propinai nello stufato di pollo e se lo gustò voluttuosamente, ora viviamo tutti 3 felici e contenti.

Di seguito vi indicherò  la mia variante e tra parentesi la ricetta del Ferni che consiglio vivamente alle amanti del cardamomo:

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • fiori essicati di lavanda,
  • 1/2 cucchiaino di the matcha,
  • (acqua di rose),
  • (polvere di cardamomo).

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero), farlo sciogliere e spegnere (prelevare una parte per sciogliere il the matcha),  unire i fiori di lavanda, lasciar macerare per c.ca 30 minuti, filtrare e rimettere al fuoco.

Aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto,filtrandolo, nel contenitore scelto e versare il latte col the, creando un effetto marmorizzato.

Per il ferni:

portare ad ebollizione il latte, quando sarà tiepido unire lo zucchero, farlo sciogliere ed incorporare la maizena, far addensare, mescolando e fuori dal fuoco unire il cardamomo.

Versare, filtrando in una coppa e guarnire con filetti di mandorle o pistacchio.


Gli avanzi del 2010

E sì, si dice anno nuovo vita nuova, c’è chi butta dalla finestra i robi vecchi  NONSIFA!!

C’è chi ha iniziato a scrivere sull’agenda nuova che profuma di tipografia, c’è chi si è messo a dieta (quello non può leggere oltre ) , chi va a correre ogni mattina, chi, come me, va in piscina tutti i giorni e torna a casa con un certo languorino, c’è chi si è portato dietro dall’anno scorso questa cantilenante preghiera:

Ella fammi il panettone con la crema all’ananas :-(

Te lo farò ello te lo farò…

E così l’ho fatto.

Dei 2 panettoni con cupola del 2010 era avanzato 1/4, l’ho tagliato a fette, con un coppapasta ho ritagliato dei cerchi, con un più piccolo ho accennato un cerchio che ho scavato leggermente ed ho messo a tostare in forno a 180°C.

Per la crema all’ananas farò un copia incolla dal blog di riferimento tra parentesi le mie modifiche.

Ingredienti per la crema all’ananas:

  • 400 gr fette d’ ananas (io ho usato quello sciroppato senza zucchero),
  • 150 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 30 g. di  amido di mais (maizena),
  • 1 dl di latte (di riso),
  • 3 tuorli,
  • 1 uovo intero.

Come fare:

tagliare a pezzetti le fettine d’ananas e frullare,  versare il composto in una pentola con fondo spesso, aggiungere il latte e portare a bollore sul fornello più piccolo, a fiamma bassa.

Nel frattempo, in una ciotola capiente, sbattere per un minuto a velocità minima i tuorli e l’uovo con lo zucchero e l’amido di mais, unire i due composti e sbattere ancora per un minuto.

Versare  tutto in una casseruola e mettere sul fuoco e far addensare.

Una volta ottenuta la consistenza desiderata, mettere a raffreddare in una ciotola, mescolando di tanto in tanto.

Componiamo le torrette:

mettere negli incavi del panettone abbondante crema e sovrapporre, appoggiare una fetta d’ananas e riempire il foro con un pò di crema che andremo a spolverizzare con briciole di pane tostato.

Il piatto di portata è una mia creazione

Facciamo in modo che tutto ciò che ci siamo portate/i dietro dal 2010 sia così dolce.


Cuore all’arancia di ♥Calabria♥

Lo so, avevo detto che ci saremmo rilette/letti nel 2011 ma non resisto, ha ragione chi dice che il blog crea dipendenza, non potevo aspettare l’anno prossimo per esternare la mia gioia per aver ricevuto un pacco di arance e limoni biologici dalla Calabria, esattamente dalle tenute di Max.

Tutto è nato da un mio commento sul suo blog: voglio anch’io le arance in terrazza!! Dopo pochi minuti la richiesta dell’indirizzo e la spedizione (un pò travagliata, tipica delle nostre efficientissime poste)

Così imparo a fare battute.

Finalmente una bella giornata di sole ed ho avuto anch’io le arance in terrazza.

L’occasione giusta per rifare questo dolce che avevo trovato anni fa con il nome Babà, credo soltanto perchè va intriso con lo sciroppo di succo d’arancia, quella volta l’avevo fatto così, a ciambella:

Questa volta non contaminerò la tradizione partenopea e lo chiamerò :

Cuore all’arancia

Ingredienti per un come questo:

  • 150 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 50 g. di burro (di soia),
  • 1 dl di latte (di soia),
  • 75 g. di zuccchero a velo (ho usato fruttosio macinato nel macina caffè),
  • 1 bustina di lievito per dolci.

Per la bagna:

  • 4 dl di succo d’arancia,
  • 125 g. di zucchero a velo (come sopra),
  • la buccia di 2 arance (solo la parte colorata per evitare l’amaro).

Come fare un così:

accendere il forno a 210°, far sciogliere il burro nel latte e montare  gli albumi a neve.

Lavorare i tuorli con lo zucchero ed aggiungere, alternandoli, la farina setacciata con il lievito ed il latte con il burro.

Imburrare uno stampo ed infornare per 25 minuti.

Nel frattempo preparare la bagna scaldando il succo d’arancia con lo zucchero e le bucce fino a quando lo zucchero sarà sciolto.
spennellare questa bagna abbondantemente sul dolce ancora caldo e, se avete tanta pazienza per sbucciare le arance a vivo e ricavarne sempre a vivo gli spicchi, fate come me oppure guarnire a piacere.

L’ho anche ricoperta con la gelatina chiara in polvere sciolta con acqua e succo d’arancia ma, se avete una buona gelatina d’arancia potete scaldarla leggermente e spennellarla sopra per lucidare gli spicchi.

Bene, è davvero arrivato il momento di farvi gli auguri, oggi è il 30 e devo stilare la lista dei propositi, siccome alcuni devo anche metabolizzarli ci devo lavorare su, oltre ad organizzare una cenetta sfiziosa.

Ello mi ha chiesto i sbeccolezzi, alias tanti piccoli stuzzichini da gustare senza una sequenza logica in maniera informale.

Come ogni anno i nostri occhietti si chiuderanno dal sonno moooolto prima della mezzanotte.

Saremo svegliati dai botti (che detesto), il tempo degli auguri e poi di nuovo a “ronfare” non senza, io, aver fatto gli auguri anche a Perla (sapete già che non sono tutta “giusta” ;-) ).

Adoro svegliarmi presto il primo dell’anno, quando gareggiavo era la mattina ideale per il primo allenamento: le strade deserte, un silenzio rassicurante, i pensieri leggeri come la mia pedalata.

Quest’anno andrò in piscina e ad ogni bracciata scivoleranno via i brutti ricordi degli anni passati lasciando la consapevolezza della bella vita che ho  e vasca dopo vasca mi ricaricherò di energia positiva.

Tra i propositi non c’è quello di scrivere post più corti, non lo posso fare, questo è un blog di ricette ma è anche il mio diario.

Cucino e penso e quando vengo qui oltre agli ingredienti mi viene naturale condire le pietanze con i miei pensieri.

Perla, vuole esserci anche lei a farvi gli auguri, sta guardano l’ anno che sta per arrivare, spero che sia un anno che la faccia uscire sul tetto a godersi il panorama e non a rientrare spaventata, saltando sulla mia scrivania.

Lei mi ha dato tanto affetto, ci sono stati momenti in cui è stata il mio salvavita.

Il mio pensiero va anche ai miei randagi, più sfortunati di lei, l’ENPA che sembrava mi avesse teso una mano l’ha tirata indietro, ma non importa, per quello che potrò li aiuterò io, soltanto che avere al mio fianco un’istituzione, avrebbe fatto desistere certe “persone” (persone è una parola grossa) a fargli del male.

Allora Buon 2011 anche a tutti gli animali del mondo, spero che vi lascino almeno uno scampolo di terra dove correre felici.

Auguri a tutti!!!


Zuppa di Prugne.

Zuppa di prugne

Fino a pochi giorni fa a quest’ora (06 am :-) ) la notte aveva già alzato il sipario lasciando la scena ad un nuovo giorno, oggi il cambio di scena è molto lento, l’autunno, ancora comparsa, non ha imparato bene la parte e maldestramente recita a sprazzi.

Ha accorciato le giornate, ha rinfrescato l’aria, sta guardando negli armadi cosa tenere ancora e cosa riporre, osserva l’uva che, in ritardo,  sta maturando, il mais nei campi aspetta rassegnato che enormi macchinari rumorosi vengano a prenderlo per trasformarlo.

Io amo i cambi di scena, sono stimolanti, arrivano sempre nei momenti di stallo, quando manca qualcosa.

Questa zuppa? Il compromesso, mangiata calda o fredda o freddissima (come ha fatto il mio lui) è un perfetto dessert alternativo.

Ho colto l’occasione per inaugurare i fiori di cannella comperati a Mestre.

Ingredienti:

  • 500 g di prugne (ho usato quelle dello zio non trattate),
  • 40 g di fruttosio,
  • 2 chiodi di garofano,
  • 5 fiori di cannella (sostituibili con un pezzetto di stecca), i fiori li ho schiacciati nel mortaio.
  • la buccia (solo il giallo) ed il succo di 1/2 limone,
  • 1 bicchiere di vino rosso (ho usato la Bonarda).

Preparazione:

lavare e snocciolare le prugne, metterle in una casseruola assieme a tutti gli ingredienti, coprire a filo con acqua e. mescolando di tanto in tanto far ridurre lo sciroppo e spappolare le prugne.

Passare al setaccio dopo aver eliminato la buccia di limone, i chiodi di garofano (e la stecca di cannella).

Servire calda con dei crostini di pane o fredda con granella di mandorle o nocciole.

Buon sabato a tutte/i voi.


Pane ai mirtilli rossi con lievito madre: una giornata particolare.

Pane delle Simili ai mirtilli rossi

Lo avete visto voi questo film? Io l’ho visto poco tempo fa per la prima volta ed oggi mi è ritornato alla mente, non so perchè ma l’ho abbinato a questo pane, è stato un attimo, una giornata particolare, per i suoi silenzi, le parole non dette, per ciò che si nasconde dietro ad una persona per molti insignificante, per la dolcezza lieve di questa giornata che lascia alla fine l’amaro in bocca.

Venerdì, dopo essere stata quasi inghiottita dal lievito madre che esprimeva tutta la sua voglia di vivere invadendo le pareti ed il fondo del forno l’ho accontentato e mi sono messa a produrre compulsivamente crackers, grissini a volontà, però non finiva mai, ho chiamato in soccorso il libro delle Simili Pane e roba dolce ed ho trovato quello che faceva al caso mio, pane all’uva sultanina che poi è diventato Pane delle Simili ai mirtilli rossi, non vi dico la felicità, un buon pane per la  colazione.

Ingredienti:

  • 250 g di lievito madre,
  • 160 di zucchero (100 di fruttosio),
  • 150 g di uva sultanina (150 g di mirtilli rossi disidratati),
  • 250 g di farina 00,
  • 100 g di latte (latte di soia)
  • 50 g di burro morbido (burro di soia),
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaino colmo/10 g. di lievito chimico (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di sale.

La ricetta prevedeva anche una glassa ma l’ho omessa.

 

Come fare:

sbattere  il burro con lo zucchero, unire l’uovo ed il latte (mi raccomando, non di frigorifero), il sale.

Sciogliere  in questo composto il lievito madre (ho usato il frullino), unire la farina setacciata col lievito e battere bene il composto unendo i mirtilli rossi ammollati e strizzati.

Mettere tutto in uno stampo da plum cake e lasciar lievitare al caldo per 3 ore fino al raddoppi

Infornare a 180°C. per 50 minuti.

 


Confettura di Fragole e Rose: quando la fragola incontra una rosa…

… la seduce,  la spoglia delicatamente, petalo dopo petalo, la cosparge di zucchero e si corica con lei fondendosi in un abbraccio profumato lungo un giorno, così nasce la confettura di fragole e petali di rose.

Mi piace emozionarmi, in questo momento della mia vita ancor di più, è l’età del tirar le somme e se ti ritrovi con pochi numeri da incolonnare la somma è presto fatta, allora decidi di vivere una vita che ti metta a disposizione per il futuro altri numeri da incolonnare.

Questi numeri, per me, sono le emozioni, le emozioni che cerco anche nelle più piccole e scontate azioni della giornata.

Allora il caffè alla mattina, con qualche goccia di acqua di rose o un pizzico di cardamomo, versato nella tazza di Gisella (la mia adorata quasi mamma) diventa un gesto confortante.

Bagnare i fiori in terrazza, controllare la crescita dei datterini, del rabarbaro, accarezzare la mia gattina che mi segue attenta strusciandosi (avrà fame?),  prenderla in braccio e dirle ti amo!

L’ emozione più grande me la da la natura, la gita fuori porta (Austria) mi ha fatto tornare indietro di un mese, lì i sambuchi, le robinie e/o acacie sono in piena fioritura.

Al ritorno tappa obbligata dallo zio, lui ha una pianta di rose centenaria che ha sradicato da Pioverno per portarla a Stoccarda (era l’epoca dell ‘emigrante), ora che è in pensione lui e la pianta hanno rimesso le loro radici qui, nel paese dove sono nati.

Erano anni che non sentivo più le rose profumare così.

Posso prenderne qualcuna che provo a fare una ricetta?

Mi ha guardata un pò torvo ma poi ha acconsentito… gli ho pur scelto le stoffe per ricoprire il divano e le poltrone, ora gli sceglierò le tende, un pò di gratitudine no?

Cos’ il mio cesto già colmo di robinia/acacia (ditemi la differenza vi prego) , di sambuco, fiori di trifoglio, ha accolto anche i petali di rose.

Con la macchina piena di profumi contrastanti (lui si è comperato i wurstel) siamo tornati a casa.

Ed è allora che le fragole hanno perso la testa per le rose innamorandosene perdutamente.

I protagonisti della storia d’amore sono:

  • 800 g. di fragole stortignaccole della contadina,
  • 100 g. di petali di rose profumatissime e non trattate dello zio,
  • 200 g di fruttosio,
  • un pizzico di pazienza (il lungo abbraccio profumato)
  • 2 vasetti da 250 g.  sterilizzati in forno a 100°C

L’evoluzione della storia d’amore:

lavare le fragole, senza togliere il picciolo e non ad immersione, staccare i petali delle rose.

Mettere tutto in una boule di vetro con il fruttosio, mescolare, coprire (per la privacy ) e lasciar riposare per minimo 12 ore.

Trascorso il tempo versare tutto in un tegame di acciaio e far bollire per 20/30 minuti.

Preriscaldare il forno a 100°C  e sterilizzare vasi e tappi.

Raggiunta la consistenza desiderata invasare caldo, capovolgere i vasi e lasciar raffreddare la vostra profumatissima storia d’amore.

Avvolta dal profumo di questa confettura vi abbraccio augurandovi un indimenticabile fine settimana.


Clafoutis di nespole.

Erano anni che non le vedevo più, non vedevo neanche più gli alberi che, invece, un tempo facevano bella mostra di sè in ogni giardino.

Noi bambine andavamo sfacciatamente a chiederne qualcuna, «dobbiamo fare un disegno per la scuola» dicevamo serie, chissà se ci hanno mai creduto.

Dentro avevano dei grossi semi lucidi e lisci, io li mettevo nella terra ed ogni volta nasceva una piantina.

L’altro giorno le ho trovate in un supermercato, un supermercato che ha il pregio di comperare dai piccoli produttori della zona, oggi c’erano le ciliegie (bellissime!!) a 2,68€ contro i 6,90€  visti in un altro posto.

Mi sentivo una principessa, chissà perchè mi emozionano queste cose, sono quasi riuscita a dimenticare il grande cako che il mio vicino ha tagliato.

Cosa sono? Chiede lui.

Sono nespole, le conosci?

No, mai mangiate, fammi assaggiare una.

Ti piace?

Mmm buone, dammi un’altra.

Lasciane qualcuna che devo fare una ricetta.

Cosa fai?

Non lo so ancora, devo elaborare.

Così ho elaborato il mio piccolo clafoutis, se lo fanno con quasi tutta la frutta, ho pensato, perchè non con le nespole?

Il Clafoutis  è un dolce originario del Limosino (Limoge è nota a tutti per le pregiate porcellane).

Il nome deriva dall’occitano clafotis, dal verbo “clafir” che significa riempire; secondo Alain Rey il nome del clafoutis proviene dall’incrocio del verbo latino clavum figere che significa conficcare un chiodo nel senso di riempire, e di un derivato in eiz del verbo foutre, mettere, ficcare (fonte Wikipedia).

La ricetta originale prevede le ciliegie nere ma nel tempo sono nate molte varianti, anche salate.

Occorrente per 1 teglia da 18 cm. :

  • nespole, sbucciate,  ripulite della pellicola dura che racchiude i semi, tagliate in 4 pezzi.
  • 3 tuorli piccoli,
  • 75 g di farina,
  • 50 g di fruttosio,
  • 80 cl di panna di soia.

Come si fa:

preriscaldare il forno a 180° C.

Dopo aver preparato le nespole, foderare la vostra teglia con carta forno, adagiare le nespole in maniera da ricoprirne abbondantemente il fondo,

montare i tuorli con il fruttosio, aggiungere la farina e la panna di soia, ottenuto un composto fluido versatelo sulle nespole.

Infornare per 40 minuti.

Da gustare dopo la piscina sorseggiando un buon bicchiere di latte di capra.


Fiori di Glicine pastellati per: e il dessert?

Questa richiesta accorata usciva, domenica sera alle 21, dalla bocca ancora sporca di cibo del mio lupo siberiano.

Chi mi conosce sa che domenica bestiale è stata domenica, per fortuna la gita nei campi mi ha distratta un po’.

Le pioggie incessanti dei giorni precedenti avevano annullato la splendida fioritura del glicine che vedete in fotografia.

Raccogli pure, senza probemi mi dice Annina la vicina.

Va bene Anna, vengo domani con calma, NO, non rimandate mai a domani!

Per fortuna a Pioverno (Venzone) ho scoperto un pergolato coperto, ho fatto gli occhioni dolci e mi hanno fatto raccogliere qualche grappolino.

Alla richiesta un lampo, si, i fiori di glicine pastellati!!

Li faceva sempre in primavera la mamma di un mio amico, che bei tempi!

Ho optato per una pastella leggera, croccante e adatta a chi è intollerante.

A volte mi sento in colpa per non postare mai nulla per chi non è così fortunato da poter mangiare tutto.

Ingredienti:

  • grappoli di fiori di glicine puliti, possibilmente raccolti in posti lontani dal traffico e zone industriali,
  • olio di arachidi per friggere,
  • fruttosio macinato nel macicinino da caffè per renderlo a velo.

Ingredienti per una pastella croccante ed asciutta:

  • farina di riso,
  •  acqua minerale frizzante e ghiacciata,
  • un pizzico di sale.

Friggere i grappoli in olio di aachidi profondo mantenendo la temperatura a 160°C.

Spolverizzarlii con il fruttosio a velo.

Risultato?

Mmm, buoni; e che bella consistenza!

Un’altra vittoria, un’altra piccola soddisfazione.

Con lo stesso procedimento si possono friggere anche i fiori d’acacia e di sambuco.


Torta di mele melosa, si può dire?

Fai una torta di mele prima che “partano”, dice lui.

Per usarle tutte devo fare quella che, hai detto, non ti piace molto (?) , dice lei.

Basta che ne fai una, o devo fare domanda in carta bollata? dice lui.

Ok capo!! dice lei.

Così in un freddissimo ma assolato pomeriggio di gennaio lei chiama a raccolta le mele:

1 kilo


Poi prepara sul tavolo:

100 g di farina 00

50 g di zucchero di canna (fruttosio)

2 uova

1/2bustina di lievito in polvere

1/2 bicchiere di latte (di soia)

1 cucchiaio di succo di limone

la buccia del limone

burro per la teglia, o carta forno.

Sbuccia le mele con la mandolina,

le irrora con il succo di limone,

aggiunge la buccia grattugiata,

lo zucchero di canna e mescola.

In una terrina lavora i tuorli ed aggiunge, poco per volta, la farina setacciata con il lievito,

aggiunge il latte ed ottiene una pastella morbida.

Unisce le mele alla pastella.

Dopo aver montato a neve gli albumi li aggiunge al composto,

Versa tutto nella teglia da 24 cm che ha imburrato.

Inforna a 180°C per 45/50 minuti.

La sforna.

la fa raffreddare, la mette nel portatorte dell’IKEA.

Taglia una bella fetta, la spolvera con dello zucchero a velo mescolato alla cannella e…

vissero tutti felici e contenti.


Crema dolce di zucca

crema zucca cardamomo-002

Questo dolce al cucchiaio nella versione che propongo è adatto a questo periodo di buoni propositi, si può mangiare un dolcetto senza sentirsi in colpa….tra poco arriverà il carnevale con le sue frittelle, aiuto!!

Nulla vieta di usare il latte e lo zucchero, mi piace per questo, massima libertà.

Ingredienti:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 50 g. di maizena (amido di mais),
  • 600 ml di latte di soia,
  • 1 tuorlo,
  • 2 cucchiai di fruttosio,
  • 1 albume,
  • scorza di 1 arancia grattugiata,
  • scorza di un’arancia ricavata con il riga-limoni per decorare,
  • il succo di 4 arance,
  • meringhette (se gradite),
  • bacche di cardamomo a piacere.

crema zucca cardamomo3-003

Come fare:
accendere il forno a 190°C, togliere i semi alla zucca, tagliarla a fette non troppo spesse (lasciare la buccia) e avvolgerle nella stagnola ed infornare per c.ca 15/20 minuti.

Sfornare e sbucciare le fette e, dopo aver ridotto la polpa in purea, metterla in un colino per eliminare il liquido in eccesso.

Nel frattempo sbattere il tuorlo con il fruttosio fino a renderlo schiumoso e versare il composto in una casseruola.

Sciogliere la maizena in un po’ di latte, unire il resto del latte di soia e versare tutto nella casseruola con l’uovo.

Riscaldare senza far raggiungere l’ebbollizione mescolando continuamente, unire i semini di cardamomo pestati nel mortaio, spegnere e lasciar raffreddare.

In una ciotola unire il composto ottenuto alla polpa di zucca, la scorza (meno quella a julienne) ed il succo d’arancia, montare l’albume a neve fermissima ed incorporarlo alla crema.

Versare in una coppa unica o porzionarla a piacere, livellare la superficie e riporre in frigorifero per 3 ore.

Decorare con delle piccole meringhe e la scorza d’arancia tagliata a julienne.

crema zucca cardamomo4-002

Se avete ancora qualche zucca che gira per casa provatela!


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: