Archivi tag: Latte di soia

Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto uno splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…

P.S.: mi scuso per il post doppio ma ho avuto problemi di aggiornamenti, grazie per la comprensione.

Commenti e risposte sono nel post/doppione sotto…


Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto unùo splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…


Torta Salata con Acetosa e Cipolla.

torta salata acetosa pronta n-002

Il mio approccio con le erbe è lo stesso che ho con i funghi, non avendo fatto corsi né per le une né per gli altri, preferisco andar per gradi ed aggiungere ogni anno un’erba o un fungo diversi.

L’acetosa l’ho conosciuta l’anno scorso e da quel giorno la curiosità di saperne di più mi è rimasta appiccicata addosso, ora, l’averla trovata nei campi vicino casa mi ha rinnovato la voglia di iniziare a sperimentare ricette con lei.

Questa ricetta, l’ho trovata su uno dei due piccoli libricini che mi erano stati regalati: l’erbario in tavola. Li ho trovati anche in rete,la prima parte ad un prezzo irrisorio mentre la seconda, a mio parere, ad un prezzo ingiustificato.

C’è anche in rete, un copia-incolla  ma a me piace provarle le ricette, specie quelle con le erbe che solitamente vedo nei campi ma che non immaginerei mai di poter portare in tavola per mangiarle.

In cucina mi piace essere affidabile, provare, modificare a piacere mio, condividere e spiegare, mi è già capitato che mi domandassero: che sapore ha? E voglio poter rispondere.

In questo caso rispondo prima, questa è una tortina dal sapore particolare, l’erba acetosa, lo dice anche il nome, è aspra e richiede la vicinanza di ingredienti che l’addolciscano un pò, quindi, non fatevi spaventare dalla presenza dello zucchero di canna è, per questa torta, il marito perfetto.

Acetosa foglia-001n

Il suo nome latino è Rumex acetosa, Rumex significa Lancia ed è proprio ad una lancia che assomigliano le foglie; questo vi aiuterà a riconoscerla e non confonderla, nel dubbio assaggiatela ed il suo sapore di aceto vi confermerà che state raccogliendo l’erba giusta.

In Lombardia la chiamano Erba Brusca e nel Milanese le fu dedicata anche una canzone..

L’Acetosa vanta una lunga storia, dal libricino: gli Egizi la raccoglievano in abbondanza e la servivano a fine pasto, come digestivo, persino alla mensa dei Faraoni; anche i Romani ne fecero molto uso, sia in cucina che come medicinale e la si ritrova menzionata da molti autori, fra i quali non manca Virgilio.

Nel Medioevo la si coglieva tenera per farne minestre e salse e per aggiungerla alle insalate, sottolineandone anche il valore medicinale, come in questo passo dei Consulti medici del Cocchi:

“Sia il pranzo consistente in minestra brodosa molto, di carne con pane e paste, e bollitura di lattuga o d’acetosa”

In alcune Regioni dell’Inghilterra veniva usata per sostituire le mele in torte e pasticcini nel periodo «vacante», quando cioè le ultime mele conservate durante l’inverno erano finite ma non era ancora spuntata l’uva spina.

Sul libricino ho trovato anche questa chicca:

Il Cuoco Piemontese, pubblicazione del 1766, riporta questa  Salsa verde all’Acetosa:

“Pestate un pugillo di acetosa in un mortaio, spremetene il sugo, indi passatelo allo staccio; mettetevi dentro del buon butirro maneggiato con farina, sale e pepe grosso, fate legare la salsa sul fuoco e servitene tanto di grasso come di magro”

Assai simile a questa preparazione è un’antica salsa lombarda: quella detta all’ erba brusca.

Ora andiamo in cucina, è da pochissimo che mi sono avvicinata alla pasta brisè ed ho notato che l’aggiunta di farina di tapioca rende l’impasto vellutato e setoso, quindi continuo così.

torta salata acetosa alto n-001

Ingredienti per una teglia da 24 cm.:

Per la Pasta Brisè, mia versione:

  • 150 g. di  farina 00,
  • 70 g. di farina di tapioca,
  • 100 g. di burro freddo tagliato a cubetti (per gli intolleranti al lattosio usare il burro di soia),
  • 1 tuorlo,
  • brodo vegetale freddissimo (al posto dell’acqua),
  • 1 pizzico di sale affumicato.

Ingredienti per il ripieno:

  • 500 g. di foglie di acetosa (io non l’ho pesata ma ne avevo un bel cesto pieno),
  • 2 grandi cipolle (rosse),
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • olio EVO,
  • 1 dl di panna liquida (per gli intoleranti al lattosio adoperare quella di soia o riso),
  • sale affumicato,
  • spalla cotta a pezzetti (facoltativa).

Collage torta acetosa-001n

Come ho fatto la brisè:

ho messo nel robot da cucina (con le lame da impasto in plastica) le 2 farine ed il sale, ho miscelato ed ho aggiunto il burro freddo tagliato a cubetti piccoli.

Ho azionato il robot ad intermittenza fino ad ottenere un composto sbriciolato, ho unito il tuorlo, ho riazionato ed ho aggiunto man mano il brodo vegetale necessario ad ottenere un bel composto vellutato ed omogeneo.

Ho formato una palla e l’ho avvolta nella pellicola, ho riposto in frigorifero per alcune ore.

cipolle affettate n -001

Come ho preparato il ripieno:

ho affettato sottilmente le cipolle, le ho messe in una padella con l’olio e lo zucchero, ho mescolato bene e le ho coperte, a filo, con dell’ acqua e le ho cotte fino a farle diventare trasparenti, se necessario aggiungere acqua bollente.

Appena pronte le ho scolate ed ho messo nella stessa padella l’acetosa ed il sale affumicato, ho coperto e l’ho fatta cuocere nella sua acqua di vegetazione.

Ho scoperto, alzato la fiamma e fatto asciugare il composto, ho tritato finemente ed aggiunto la spalla cotta.

Ho preriscaldato il forno a 180° C.

Ho steso la pasta ed ho foderato la teglia, ne ho bucherellato il fondo ed ho infornato fino a doratura.

Ho sfornato, ho fatto un primo strato con le cipolle, un secondo con l’acetosa, ho versato la panna, ho coperto con la stagnola ed ho infornato abbassando la temperatura a 180° C., per 20 minuti, ho tolto la stagnola ed ho continuato la cottura per altri 15 minuti

la ricetta originale prevede una gratatina di noce moscata sulla panna ma non la ritengo necessaria.

Varianti: si può aggiungere del formaggio a scelta nel composto di acetosa o mettere un tuorlo e parmigiano nel composto di panna, per attenuare il sapore dell’acetosa si possono aggiungere delle patate bollite schiacciate ecc. fate come vi piace.

Torta salata acetosa fetta-002n

Buona domenica, alla prossima ricetta.


Aveyron farçous all’acetosa e borragine.

farçous a cuoricino

Non parlo il francese, purtroppo, come, purtroppo non parlo nessuna lingua, mi arrabatto con lo sloveno, il croato, l’inglese, il tedesco, ma solo per poter “sopravvivere” se mi si ferma la macchina in uno dei paesi nei quali si parla una di queste lingue.

Ma ho la fortuna che, quando si mangia non si parla, è una delle prime cose che mi hanno insegnato da piccola: non parlare con la bocca piena quindi, lasciamo parlare le papille gustative, loro non mentono…

Questa ricetta proviene dall’ Aveyron, una piccola regione della Francia meridionale, è suddivisa in Cantoni, come la Svizzera, per intenderci e prende il nome dal fiume omonimo che la attraversa.

Io amo la Francia, ho avuto la fortuna di andarci negli anni in cui correvo in MTB che, si sa, è la bicicletta da montagna e quindi, i percorsi sono off road ed offrono la possibilità di godere, ovunque tu sia,  di una natura straordinaria.

Ora che ci penso provo ancora l’emozione di quando, in una lontana estate del 1993 corsi in Provenza, i sentieri terrosi e polverosi,  la sensazione di trovarmi nel Grand Canyon.

Il tifo dei Francesi, che nelle occasioni sportive premiano la persona e non la sua provenienza, rendeva sopportabile la fatica e mi regalava l’ energia sufficiente per continuare la gara.

Perdonate questo fuori programma (off topic nel linguaggio del web) ma, mi conoscete ormai, sono fatta così…

Questa ricetta può ricordare i pancake, delle fritelline, o i famosi blinis, in fondo sempre di uova, latte e farina parliamo ed in questo caso la ricetta prevede le erbe, solitamente biete e prezzemolo.

Esiste anche la versione con la carne, prosciutto, pancetta ecc. , io ho optato per tutti e due, così una frittellina o due diventano un pasto unico, basta aggiungere un’insalatina ed il pranzo è pronto, ottimo anche come schiscetta o bento o, come diciamo o a Trieste: ala vecia, in un bussolotto  messo nello zaino e via a far una scarpinada in Val Rosandra

acetosa3-001

Acetosa.

Al posto delle biete e prezzemolo ho messo l’acetosa (foto fatta a marzo), un’erba che si chiama così proprio perchè sa di aceto; mi hanno raccontato che un tempo i bambini, che non stavano davanti al pc ma andavano a giocare nei campi (n.d.r.), ad un certo punto, avendo sete, per calmarla succhiavano le spighe di questa pianta (ne vedete una nella foto del piatto) e riprendevano a giocare.

Le foglioline che vedete nella foto si possono anche mettere crude nelle insalate o nelle frittate, come in questo caso.

La mia borragine-001

La seconda erba che ho scelto è la borragine, questa della foto risale a marzo, quella sotto all’altra sera.

la mia borragine dopo qualche giorno-001

I farçous originali assomigliano come forma a dei piccoli hamburger io, ho fatto, al solito, un cuoricino con quella formina apposita che si adopera per dare una forma all’uovo all’occhio di bue:

formina per farçous-001

Ingredienti:

  • 125 ml di latte (se siete intolleranti va bene anche quello di soia),
  • 50 g. di farina (se siete celiaci va bene una di grano saraceno con spiga, mi raccomando o quella di ceci),
  • 1 mazzetto di foglie di acetosa e di borragine,
  • 1 uovo,
  • 1 piccolo scalogno,
  • pepe verde macinato,
  • 1 fettina di spalla cotta (per i vegetariani omettere),
  • sale affumicato (scelta personale).

Formina per farçous1-001

Come fare:

in una ciotola, sbattere l’uovo, aggiungere la farina setacciata, il sale ed il pepe; aggiungere il latte a poco a poco, amalgamare bene la pastella e riporla in frigo per 1 ora.

Nel frattempo lavare le erbe, asciugarle e tritarle, tritare lo scalogno io, dal momento che va crudo nell’impasto, ho preferito grattugiarlo, ho grattugiato anche la fettina di spalla cotta.

Unire tutto alla pastella, mescolare e versarne 2 cucchiai (per la forma classica) in una padella antiaderente (io di ghisa) leggermente unta d’olio o, come me, in una formina (ce ne sono di vari tipi).

Cuocere 2/3 minuti per lato se li fate piccoli, per il cuore ci sono voluti 6 minuti per lato (va unto anche il bordo interno dello stampino per poterlo sformare e girare).

Ecco il farçous pronto da servire:

Cuore di farçous -001

Buona domenica a tutti:


Soufflè dolce di Avocado al Sesamo e Tahini Senza Glutine e il Valore delle cose.

Soufflè avocado sfornato2

Passare da Snoopy che scorazza felice sul suo carrellino nuovo ad un soufflè mi sembra  di offenderlo, tesoro.

Forse è per questo che spesso dico di aprire un altro blog dove esprimere i miei pensieri che esulano dal cibo e dalla cucina, ma non sarei più io, accantoalcamino: le ricette di ogni giorno con qualche storia intorno.

Chi frequenta questo blog spesso lo fa per leggere le storie intorno oltre chè vedere cosa mi sono inventata oggi.

A me piace così e vorrei piacesse a tutti ma, per fortuna, non siamo tutti uguali ed il web permette di andare, tornare o non tornare più, la libertà, questo è bello e, secondo me è istruttivo, insegna a non essere permalosi, a non prendersela se uno non viene più a commentare o si toglie dai follower.

Io all’inizio ci rimanevo male, lo ritenevo un torto personale ma non è così, in fondo non siamo tutti imparentati e non abbiamo nessun obbligo, per fortuna, non qui almeno

Stamattina, leggendo i nuovi post su WP ho letto questo post  ed ho avuto ancora una volta modo di apprezzare Erri de Luca che, come ho scritto nel commento: è straordinario, riesce, con i suoi scritti, a lacerare i cuori ed entrare nelle anime, a far innamorare della vita e degli altri.

Così, ho cercato un suo scritto che mi aiutasse in questa grigia giornata in attesa della primavera, eccolo:

Orchidea, fioritura 2013-001

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente, e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca (Enrico De Luca)

Ed  ora il soufflè, che certamente non è  l’ideale per una “foodblogger” aspirante simil-fotografa; il soufflè va sfornato e nel giro di un nano secondo, va fotografato, se sei solo hai già perso…

Comunque anche sgonfio, questo soufflè è piaciuto, nonostante il Tahini che ho adoperato al posto del burro e che ha sapore di sesamo.

Per chi volesse fare questo soufflè in maniera tradizionale, tra parentesi metto gli ingredienti.

Composto soufflè avocado1-001

Ingredienti per 6 cocottine in ceramica da 7 cm. :

  • 25 g. di Tahini (burro),
  • 25 g. di farina senza glutine come da prontuarioautolievitante come qui  oppure 15 di maizena, sciolta precedentemente a freddo (farina 00),
  • 150 ml di latte di riso (latte vaccino),
  • 15 g. di fruttosio macinato a velo + 1 cucchiaio per la decorazione finale(20 g. di zucchero, anche di canna),
  • 1 avocado maturo,
  • 2 uova (tuorli separati dagli albumi),
  • semi di sesamo tostati per la superficie (vanno bene anche di papavero, di girasole o zucca tritati).
Soufflè avocado da infornare-002

Come fare:

preriscaldare il forno (statico) a 200°C., ungere le cocottine con il tahini sciolto, tostare i semi di sesamo in un pentolino antiaderente facendo attenzione a non farli bruciare.

Lavorare i tuorli con il fruttosio, unire la farina, il tahini avanzato ed il latte, versare il composto in un pentolino e porlo sul fuoco e a fiamma bassa far addensare, mescolando continuamente  (come si fa con la crema pasticcera), lasciar raffreddare.

Tagliare l’avocado a metà, togliere il nocciolo (se volete farlo germogliare vedi post cheese cake), aiutandosi con un cucchiaio togliere la polpa e frullarla.

Unire la crema ormai raffreddata ed unire gli albumi montati a neve, riempire a 3/4 le cocottine unte, cospargere la superficie del composto con i semi ed infornare per 20 minuti.

Sfornare, cospargere con il fruttosio a velo ed osservare con sconforto il soufflè+ che si sgonfia.. ma non importa… dopotutto, domani è un altro soufflè (Rossella O’Hara docet )

S. Avocado interno-001

Buona giornata a tutte/i, alla prossima ricetta con intorno una storia ♥


Millefoglie di Mela Kanzi, Zucca e Panettone Loison, la dolcezza di un regalo inaspettato…

millefoglie zucca mela kanzi nuovo-001
Nonostante il danno subito in novembre, hanno trovato comunque il tempo di avere un pensiero per chi ci segue con affetto, queste le parole della Signora Eleonora quando ho telefonato per ringraziare.
collage Pacco Loison millefoglie-001
Questo regalo inaspettato mi ha commossa, sono rimasta incantata dall’eleganza e dalla cura della confezione , quel  “diamante” incollato sul coperchio poi, meraviglioso, ditemi voi se non è incantevole…

Loison partnuovo-001

Non era in programma, in questi giorni non so se è il tempo ad essere tiranno o sono io che non so organizzarlo (credo la seconda che ho detto) ma è stata l’occasione perfetta per riunire in una ricetta gli ingredienti che piacciono a me: la Mela Kanzi che ho avuto la fortuna e ribadisco fortuna di scoprire a Identità Golose  che sono diventate le Mie Mele, la zucca, in questo caso la Butternut Rugosa detta anche Zucca Violina, la cannella che mi ha garantito la gioia di assaporare un dessert da sola senza le interferenze di ello e, dulcis in fundo… Briciole di panettone al mandarino contenuto nel pacco Loison che ho tostato in forno.

collage Millefoglie Panettone-001

Ingredienti:

  • 2 mele Kanzi (la ricetta prevede Red Delicius e Granny Smith),
  • la parte più sottile di una Zucca Violina,
  • 200 g. di zucchero,
  • il succo di 1 limone,
  • crema alla cannella (vedi sotto)*,
  • purea di mela ottenuta mettendo le fette di mela in un pentolino con un cucchiaio d’acqua e, se volete, 1 cucchiaio di zucchero (omesso) .

Ingredienti per la crema alla cannella:

  • 250 ml. di latte (anche di soia, riso ecc.),
  • 1 stecca di cannella,
  • 2 tuorli,
  • 60 g. di zucchero,
  • 30 g. di farina (io ho adoperato la farina di tapioca).

Come fare la crema alla cannella:

preriscaldare il forno a 100°C. funzione ventilato.

Tagliare le mele e la zucca a fette di 4 mm., (se avete l’affettatrice il risultato sarà perfetto), irroratele con il succo di limone, disporle su una teglia e spolverizzarle con lo zucchero, (io ho lasciato la buccia alla zucca per una questione “estetica” ma è meglio toglierla se si adopera questo tipo di zucca rugosa).

Infornare per 1 ora, dopo mezz’ora girare le fette, nel frattempo preparare la crema alla cannella mettendo in infusione nel latte caldo la stecca di cannella per il tempo necessario a farlo insaporire, lasciar intiepidire.

Lavorare i tuorli con lo zucchero e renderli spumosi, setacciare nel composto la farina e mescolare, unire il latte a poco a poco e cuocere a fiamma bassa finchè la crema sarà densa.

Comporre il piatto alternando le fette di mela e zucca e tra ogni fetta mettere un cucchiaio di crema alla cannella, uno di purea di mele e briciole di panettone.

Questa ricetta può essere modificata per chi è vegano o celiaco, per i primi basta eliminare i tuorli, la crema non ne risentirebbe e per il latte ho già indicato le sostituzioni, per i celiaci è perfetta così (se si eliminano le briciole di panettone), perchè ho adoperato la farina di tapioca che a sua volta può essere sostituita con le altre farine permesse dal prontuario (informazioni qui)

millefoglie zucca mela kanzi 2 si n-001

Achillea millefoglie e il Sapore dell’ Alpeggio: sinfonia d’autunno.

Gnochi de pan  e cialdine-003

Ha il sapore degli alpeggi: è la descrizione de Le Gruyère DOP, è l’alpeggio che mi ha ispirata per questa ricetta ed è in alpeggio che ho raccolto i suoi protagonisti: l’achillea millefoglie, i chiodini e la santoreggia ma, prima di andare in cucina, vi racconto un storia.

Alpeggio bandiera svizzera

L’autunno arrivò all’Alpeggio, si guardò intorno e divenne malinconico.

Gli avevano raccontato che in quel posto c’è sempre tanta gente, un continuo via vai, un allegro vociare di bambini, l’eco che rimbalza da una montagna all’altra, i campanacci delle mucche, e quelli più piccoli delle pecore, e le malghe in attività.

Gli avevano raccontato del profumo di latte e del profumo dell’erba, profumi che venivano poi custoditi gelosamente nel cuore delle forme di formaggio.

Ma ora che era lì l’autunno non vedeva nulla e non sentiva alcun profumo, le mucche erano già scese a valle, i malgari, non avendo più latte da trasformare, avevano chiuso portando le forme a stagionare altrove.

Vedeva soltanto poche persone, qualcuno camminava per respirare aria buona e godere degli ultimi sprazzi di sole, qualcuno entrava nel bosco in cerca di funghi così, per non pensarci e approfittando della bella giornata, decise di mettersi al lavoro, prese il pennello, i colori ed iniziò, in fondo era lì per colorar d’autunno l’alpeggio.

Una pennellata qua, una pennellata là, ad ogni foglia il suo colore, nulla era lasciato al caso, non aveva fretta, in 3 mesi avrebbe terminato il quadro ed a quel punto sarebbe arrivato l’inverno a ricoprire di bianco tutto il suo lavoro.

Gli stava proprio antipatico quell’ inverno, arrivava, un colpo di vento e metteva tutto in disordine e poi, con poche mani di bianco, copriva tutto, anche i sempreverdi, che lui non era mai riuscito a colorare, facile fare così, son capaci tutti …

Continuò, pensieroso, a dipingere il prato tralasciando i fiori, erano così belli tutti colorati, troppo presto per stingerli.

All’ improvviso la vide, rigogliosa, elegante e superba, nascondeva le sue “millefoglie” nell’erba per non farsi vedere e confidava nei suoi fiori bianchi per sfuggire all’autunno, per lei era ancora primavera…

Achillea prato-001

Ed eccoci finalmente arrivati in cucina, la ricetta è molto più semplice di quel che sembra, è innovativa, e rispetta le tradizioni culinarie sia della mia città natale (Trieste) per quanto riguarda i Gnochi de pan, sia la tradizione del Friuli e della Carnia con le Fueis di formadi.

Dopo aver raccolto qualche chiodino, un pò di foglie di achillea e qualche rametto di santoreggia immaginate di avere una baita sull’alpeggio dove andare a cucinare.

Prendete un pò di pane vecchio, grattugiate un pò di Sbrinz DOP per fare le cialdine con poca farina di polenta (che in montagna non manca mai), grattugiate anche un pò di Gruyère DOP, un pò di latte ed avete tutto per mettervi all’opera.

Cialde sbrinz farina di mais-001

Fueis di formadi (Sfoglie dorate di formaggio)

Ingredienti per le fueis di formadi, dò una dose indicativa ma la proporzione è tot formaggio, tot farina di mais:

  • 100 g. di Sbrinz DOP grattugiato,
  • 100 g. di farina di polenta (io adopero quella grossa ottenuta dal mais di Milva macinata grossa),
  • 1 cucchiaio d’olio per ungere la padella,
  • pepe (la ricetta lo indica facoltativo, io non lo metto).

Come fare le fueis di formadi:

grattugiare il formaggio e mettere sul fondo di una padella (io adopero una in ghisa) un velo di farina di mais e sopra uno strato di formaggio che copra tutto il diametro.

Mettere sul fuoco e lasciar fondere lentamente fino a consolidare la sfoglia, appena è dorata cospargerla con un altro velo di farina di mais e, delicatamente girarla per farla dorare anche dall’altro lato.

Avvertenza: la consistenza che dà la farina di mais non permette di creare una coupelle, la cialda asciuga velocemente rendendola croccante e non malleabile.

É preferibile adoperare un coppapasta per porzionare già da subito le cialdine essendo impossibile alla fine ottenere un buon risultato.

Diversamente, se desiderate ottenere degli snacks cuocetela intera e poi spezzatela a piacere.

**********************************************************************

gnochi de pan Svizzera-001

Descrizione ricetta (cliccare per ingrandire)

Ingredienti per il Gnocco di pane con l’achillea millefoglie (le dosi variano a piacere):

  • 1 mazzetto di foglie di achillea,
  • pane casereccio raffermo (ma non troppo) privato della crosta,
  • acqua di bollitura achillea q.b. per ammollare il pane,
  • 1/2 spicchio d’aglio intero,
  • 1 filo d’olio evo,
  • sale,
  • farina*

Gnocco pane achillea millefoglie-003  gnocco pane achillea millefoglie con ripieno-002

Come fare il gnocco di pane con achillea millefoglie:

lavare bene le foglie di achillea, sbollentarle per qualche minuto in acqua salata, scolarle conservando l’acqua per ammollare il pane e metterle in acqua fredda per conservarne il colore verde brillante.

Achillea millefoglie-002

Con pazienza eliminare la parte centrale (si può fare anche prima ed è più facile ma avevo bisogno dell’acqua molto colorata) e saltarle in padella con un filo d’olio evo e l’aglio, giusto il tempo d’ insaporirle un pò: vi assicuro che le foglie di achillea non sono amare, hanno un sapore particolare che vi piacerà.

Strizzare il pane e metterlo nel mixer assieme all’achillea e frullare bene, ( ho scelto di fare così perchè, volendo degli gnocchi più piccoli dei soliti canederli, avevo bisogno di un impasto liscio per poterlo riempire e richiudere comodamente).

**********************************************************************

Chiodini cestino-001

Ingredienti per il Gnocco di pane con chiodini profumati alla santoreggia:

  • chiodini freschi,
  • pane raffermo (ma non troppo) privato della crosta,
  • qualche fogliolina di santoreggia,
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • olio evo q.b. per cuocere i funghi,
  • sale,
  • farina*

Gnocco pane chiodini santoreggia-001

Come fare il Gnocco di pane con chiodini profumati alla santoreggia:

elminare i gambi dei chiodini, lavarli sotto l’acqua corrente e sbollentarli in acqua salata per 15 minuti.

Insaporirli in padella con l’olio e l’aglio vestito, verso la fine aggiustare di sale ed aggiungere le foglioline di santoreggia, far insaporire ancora qualche minuto.

Eliminare l’aglio, scolare i funghi e strizzarli per eliminare il liquido in eccesso ma non buttarlo, potrà servire nel caso di un pane molto vecchio

Questi sono i due impasti, ora dobbiamo ancora preparare il ripieno.

Ho fatto una fonduta con Lle Gruyère DOP per la nappatura e per l’interno ho aggiunto dello Sbrinz DOP grattugiato finemente, anche in questo caso ho fatto a occhio.

Ho volutamente omesso la panna e ho ottenuto la consistenza vellutata voluta con 1 pizzico di maizena.

Ingredienti per la fonduta di Le Gruyère DOP:

  • 100 g.Gruyère Dop grattugiato,
  • latte a coprire,
  • 1 cucchiaino da caffè di maizena per addensare ed evitare il rassodamento,
  • polvere di porcino per la decorazione del gnocco misto*

Come fare la fonduta di Le Gruyère DOP:

mettere a bagnomaria un pentolino con il formaggio grattugiato e coprire abbondantemente con il latte (2 cm.) , far sciogliere bene il formaggio, a questo punto sciogliere in poco latte freddo la maizena, incorporarla ed addensare mescolando (basterà pochissimo).

Completiamo la preparazione degli gnocchi di pane:

da ogni composto, aiutandovi con un cucchiaio (io ho usato il porzionatore per il gelato) ricavare delle palline di 30 g. di peso, appiattirle e mettere al centro un cucchiaino di fonduta mescolata allo Sbrinz DOP grattugiato.

Chiudere lo gnocco facendo attenzione a non far uscire il ripieno, infarinarli leggermente (vedi farina elenco ingredienti asterisco), immergerli delicatamente con una schiumarola in acqua bollente salata fin quando ritorneranno a galla (tutti gli ingredienti sono già cotti, nell’impasto non c’è né uovo né farina).

Per la presentazione ho fatto un gnocco mescolando i 2 impasti, procedendo allo stesso modo.

Impiattare appoggiando ogni gnocco su una cialdina e nappare con la fonduta, decorarli con l’ingrediente che lo caratterizza, quello con i chiodini la santoreggia, quello misto con della polvere di porcino*, quello con l’achillea con una fogliolina della stessa.

Gnoco de pan ai funghi aperto con fonduta su cialdina di sbrinz e farina di mais-001

Cuore Svizzero

Ed ecco il cuore di fonduta che è all’interno di tutti 3 gli gnocchi, Le Gruyère non lo avevo mai assaggiato, ma sia questo che lo Sbrinz DOP profumavano di latte mentre li grattugiavo.

Ho impiegato più tempo a scrivere il post che a cucinare, in fondo questa è una ricetta semplice, un goloso riciclo, l’achillea millefoglie si può sostituire con bietoline, spinaci, ecc., io ho provato con le barbe di finocchi appena raccolti, una bontà.

Questa ricetta è vegetariana, sostituendo il pane, si ha un prodotto senza glutine, non contiene uova e, qui non dovrei dirlo, ho amiche vegane che non mangiano formaggio alle quali consiglio di adoperare il tofu, quello cremoso affumicato è perfetto.

HO VINTO!


Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggio da riscoprire.

torta salata cavolo rapa-004

Lo chef Carmelo Chiaramonte (che mi piace assai) non approverebbe, lo so, perchè quando  su Sky gli domandano: prodotto detestato, lui, senza esitare risponde: il Cavolo Rapa… Vabbè nessuno è perfetto

Il Cavolo Rapa è un tipino originale, dalla forma stravagante ed il sapore che ricorda la rapa, appunto.

Il sapore della rapa si percepisce ed è certamente la causa dell’impopolarità di questo bellissimo ortaggio.

In Austria, passeggiando,  essendo il cavolo rapa coltivabile tutto l’anno, è facilissimo vederlo  negli orti di casa:

cavolo rapa viola Austria orto.-001

Orto Austria con cavolo rapa viola

Le qualità  e proprietà organolettiche le trovate nel pdf cavolo rapa, oggi, dato che la ricetta è semplicissima e vista la tendenza a volersi ricavare uno spazio per l’orto, scriverò qualcosa su come poterlo coltivare da soli, magari in un’aiuola.

Caratteristica fondamentale di questo ortaggio è quella di evidenziare un ingrossamento anche molto accentuato del fusto o torso (asse epicotile) di forma sferica più o meno regolare in corrispondenza della zona del colletto.

Questa palla globosa di colore verde o violetto più o meno intenso, sulla quale si inseriscono foglie non molto sviluppate in lunghezza ed in numero limitato, rappresenta la parte commestibile.

Il Cavolo Rapa predelige il clima temperato ma in “Famiglia” (Cruciferae) è quello che resiste meglio al freddo.

Non ha preferenze di terreno, l’importante che sia fresco e ben drenato, non ama i ristagni d’acqua.

Si può coltivare tutto l’anno, sia in semenzaio che in campo, nei periodi più freddi è consigliato un riparo ed un terreno “caldo”.

Il seme germoglia in 6/7 giorni, quando ha 2/3 foglie si trapianta facendo attenzione a non superare il colletto perchè la crescita sarebbe compromessa

Quando saranno spuntate altre 2/3 foglie si può metterle definitivamente a dimora alla distanza di 25/30 cm tra piantina e 30/40 tra le file.

Le irrigazioni o, nel nostro caso “casalingo” annaffiature, devono essere regolari, il terreno deve rimanere umido.

Se passa troppo tempo tra un’annaffiatura e l’altra il Cavolo rapa diventa fibroso e riporta spaccature, in questo caso la commestibilità si riduce a cibo per  bestiame (questo succede nelle grandi produzioni).

Si conservano al fresco, in casse con torba o sabbia umida (come si fa con le patate e funziona perchè non germogliano) oppure avvolgendo i Cavoli Rapa in sacchetti di plastica o film di paraffina e posti in frigorifero a 3/4 °C.

In questo modo si conservano per mesi.

Le Cultivar sono 2:

peperoni e cavolorapa

Bianco Delicatezza: torsa o tubero di media dimensione, rotondeggiande, verde biancastra, solida, resistente alle spaccature, con fogliame eretto.

Mezzo-precoce, indicato per colture estive-autunnali.

cavolo rapa viola Austria1-001

Di Vienna Violetto: pianta di taglia media con fogliame viola intenso, torsa o tubero rotondeggiante, appiattito, viola.

Precoce, si adatta alla forzatura in serra o sotto tunnel.

Ora la ricetta, come ho scritto, semplicissima, io ho messo la salsiccia affumicata di Sauris, voi potete aggiungere speck, prosciutto cotto affumicato (l’affumicato ci sta benissimo col Cavolo Rapa), fate come vi piace di pù.

torta salata cavolo rapa da infornare2-001

Ingredienti per una tortiera di Ø 24 cm.:

  • 1 base rotonda di pasta sfoglia (io ho adopoperato quella light),
  • 3 cavoli rapa pelati e tagliati a quadretti,
  • 2 scalogni piccoli,
  • 1 salsiccia affumicata di Sauris,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte di soia (o quello che adoperate al solito),
  • 1 cucchiaio abbondante di panna acida,
  • pepe verde macinato,
  • sale,
  • fili di erba cipollina per decorare.
interno torta salata con cavolo rapa-001

Come fare:

affettare gli scalogni e rosolarli in olio evo, unire i pezzetti di cavolo rapa e far insaporire, aggiungere la salsiccia spezzettata (questa qualità non la sgrasso perchè, essendo più stagionata è più “magra”), mescolare, se vi piace potete sfumare con poco BUON vino bianco (io lo “fiammo”).

Coprire e continuare la cottura, il cavolo deve rimanere croccante, far raffreddare.

Stendere la sfoglia, bucherellarla, ed inserire il ripieno mescolato alle uova sbattute, la panna acida, il pepe, aggiustare di sale se necessario

Se vi piace potete aggiugere parmigiano grattugiato o ricotta affumicata ma sarebbe un di più.

fetta (mangiata) torta salata cavolo rapa-001

Con questa torta salata e con un pò di informazioni sul Cavolo Rapa che o si ama o si odia (spero lo amino più persone possibili perchè tutti i Cavoli fanno bene)

Altre idee col Cavolo Rapa, cliccare sulle foto per le ricette.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350 Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350 Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

 


Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa.

gelato avocado seme e avocado-004

Non possiedo una gelatiera che mi sarebbe utile per velocizzare la preparazione senza farmi correre in cantina ogni 2 ore a rimestare ma per il momento va bene così.

Ho trovato questa ricetta in uno dei miei storici fascicoli e venerdì scorso ho preso il coraggio e mi sono messa all’opera. Consigliano questo gelato come antipasto ma con l’aggiunta di sciroppo d’acero e granella di nocciole l’ho trasformato anche in un delizioso dessert .

Ho scelto di adoperare il latte e la panna di soia e di dolcificarlo col fruttosio, non contiene uova e la polpa di avocado conferisce al gelato una consistenza cremosa.

Per la versione antipasto ho adoperato la glassa di aceto balsamico e granella di semi di zucca, ci vedrei bene anche qualche gambero ma non ne avevo a casa, provate se vi piace l’idea, per noi è stata una piacevole sorpresa.

gelato avocado glassa aceto balsamico-001

Versione Antipasto con glassa di aceto balsamico.

Ingredienti per 1/2 kilo di gelato:

  • 225 ml di latte di soia (senza zuccheri aggiunti Naturasì),
  • 40 g. di fruttosio,
  • 2 avocadi maturi,
  • 2 cucchiai di succo d’arancia filtrato,
  • 2 cucchiai di succo di limone filtrato,
  • 1 pizzichino di sale,
  • 225 ml. di panna di soia da montare.

Gelato avocado da congelare-001

Per la guarnizione da antipasto:

  • glassa di aceto balsamico,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

Per la guarnizione da dessert:

  • sciroppo d’acero,
  • granella di nocciole tostate.

Gelato avocado sciroppo d'acero granella nocciole storto-002

Versione Dessert con sciroppo d’acero e granella di nocciole.

Come fare:

far sciogliere in un pentolino con il latte, a fuoco dolce, il fruttosio, spegnere e far raffreddare.

Prelevare la polpa di avocado praticando un taglio orrizzontale o trasversale se volete, come me, presentare il gelato nel guscio a mò di coppetta, eliminate l’osso che useremo per avere una bella pianta in casa (segue indicazione).

Frullare la polpa assieme al succo di limone e arancia, aggiungere il latte ed il pizzichino di sale, amalgamare ed unire la panna montata.

Mettere in congelatore il composto per 4 ore, quando sarà ghiacciato ai bordi frullare e ripetere l’operazione ancora una volta, lasciare in congelatore tutta la notte, io, prima di servirlo l’ho lasciato a temperatura ambiente per un pò e l’ho rifrullato.

Avocado-001

Avocado

A me piace sapere cosa mangio, da dove arriva, quali nutrienti contenga ed ho trovato questo sull’ Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quanttà una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei (gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento, ma vediamo come utilizzare i semi di avocado:

semi avocado ciotola

… Come si fa per le patate americane, s’infilano 4 stuzzicadenti a metà seme, lasciando la parte più rotonda in basso a contatto con l’acqua che dovrà essere rabboccata quotidianamente, prima spunteranno le radici, poi, se sarete/rò fortunati/a nascerà anche il germoglio, dopo di chè si potrà interrare il seme ed attendere al caldo (mi raccomando è una pianta tropicale) che nasca la bella pianta da salotto.

seme avocado piantine grasse-001

Altra idea con l’avocado e altri gelati, cliccare sulle foto per le ricette:

Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D

Buona giornata.


Io Cucino con i fiori, ma voi andate a raccoglierli.

E dire che Godia è a 15 minuti da casa mia e che il Ristorante agli Amici di Godia ha come Patron nientepopòdimeno Emanuele Scarello, chef stellato, relatore e ospite fisso a Identità Golose.

É corteggiatissimo da varie trasmissioni televisive ma lui dice: Lì sarei soltanto uno con la giacca bianca che cucina…preferiso dedicare tempo, energia ed esperienza alla Mia Cucina, ai ragazzi che lavorano con e per me, ad organizzare corsi per le persone appassionate che vogliono imparare tecniche nuove, voglio svelare qualche segreto…ma il Sorbetto al sambuco no eh? (n.d.r. ;-) )

Non ama il microonde, anzi, lo odia proprio, al punto da ricattare la moglie: se vuoi il Bimby, butta il microonde (inutile dirvi che ha vinto lui..ed anche lei ;-)

Non è favorevole al “riciclo” in cucina e  sono daccordo, chi vorrebbe, in un ristorante, mangiare gli avanzi? Gestire bene il fresco, questo è il suo credo ma in famiglia spesso non si può praticare, specialmente se hai un “ello” che non mangia mai 2 volte la stessa cosa e tu sei una che non ama buttare il cibo.

Per farsi “perdonare” il sorbetto al sambuco ci ha svelato una ricetta che, credetemi, è sublime, a me poi, che amo le pietanze al cucchiaio…mmmmmmmmmmmm!!! Ecco a voi il Cremoso al Grana:

Ingredienti per (non pervenuto):

  • 250 ml di latte di soia,
  • 100 g. di Grana grattugiato,
  • 1 foglio (5 g.) di colla di pesce (è possibile sostituirlo con l’agar agar),
  • fiori commestibili per decorare (acacia, trifoglio, ononis spinosa, salvia, rosmarino ecc. ecc.),
  • crostini di pane tostati,
  • pinoli e mandorle tostati,
  • riduzione di acidulato di lamponi.

Come fare:

ammollare la colla di pesce in acqua fredda, strizzarla e scioglierla nel latte di soia precedentemente riscaldato (non bollire), unire il Grana grattugiato e, sempre a fuoco dolce amalgamarlo al composto.

Far riposare in frigorifero ed al momento del servizio decorarlo con i fiori, la frutta secca e la riduzione di acidulato di lamponi.

Mettetevi comodi e gustatevi la poesia di un piatto Stellato.

Ora c’è la ricetta, se vi va di seguirmi ancora siete i benvenuti sennò fatemi sapere se vi è piaciuta ;-) ..lasciatemene un pò :-)

Vi lascio a mangiare in compagnia di Michela Scarello, lei sta gustando i ravioli allo stinco di vitello, vi assicuro che il profumo regalato dall’aglio ursino (raccolto dal Signore sorridente nella foto) ha reso il piatto straordinario…

Ecco, questo è uno di quei casi in cui vorrei possedere il dono della sintesi ed una Reflex…per la prima non c’è speranza, per la Reflex se ne può parlare.

Mi capita spesso quando faccio esperienze nuove che mi portano altrove, che al momento di dare corpo ai miei pensieri mi blocchi.

Scrivo, rileggo e mi sembra sempre che manchi quel pò del “cuore” che c’era prima di farlo, ma questa volta lo devo fare, magari in più puntate, d’altronde le fotografie che Joel mi ha spedito non possono rimanere in archivio, sono troppo belle, guardate questo “Barba di becco”…non è incantevole?!!?!!

Forse alla fine saranno proprio le foto a parlare al posto mio, forse…non lo so ancora…

E qui dico chi è Joel, è un collaboratore di Emanuele Scarello, potrei dire Cameriere, Dipendente ma non mi va di catalogare, so che lui ama il suo lavoro e la fotografia, discreto, educato, gentile, doti comuni a tutte le altre persone che lavorano Agli Amici.

Spesso se non si ha del personale “speciale” uno chef stellato non basta a rendere “speciale” un ristorante, spesso mi è capitato e sento anche dire: si mangia bene…peccato che il personale…

Ci sono ristoranti nei quali ti “sfami” e ristoranti nei quali ti “nutri”, ecco, Agli Amici ti “nutri”.

Ho apprezzato molto anche l’attenzione che hanno nei confronti delle intolleranze alimentari, la Signora Ivonne, mamma di Michela (la coordinatrice dei corsi n.d.r.) al nostro ritorno, ha “impastellato” per noi i fiori di sambuco ed acacia, pastella fatta rigorosamente ed esclusivamente con farina di riso ed acqua minerale frizzante ghiacciata, ma il “trucco”, per non avere alla fine una “mappazza” sta nello “strizzare” i fiori per eliminare l’eccesso di pastella, non importa se, dopo il trattamento, i fiori saranno avviliti, appena a contatto con l’olio le ombrelle, come per incanto,  ritorneranno ad aprirsi, alla fine una leggera spolverata di sale, io aggiungo sempre lo zucchero e quindi è stata una piacevole e gustosa scoperta.

Grazie Signora Ivonne, questa non la sapevo e credo che molte colleghe-blogger ne faranno tesoro ;-)

Ho omesso la testa soltanto per discrezione ma prometto che la prossima volta la immortalo a mezzo-busto-superiore :-)

All’andata una breve sosta al Mulino di Godia che merita un post a parte per quanto è bello, per quanto sia antica la sua storia, per quanto siano buone le farine che produce, le foto che mi ha spedito Joel mi hanno incantata:

Al ritorno ancora una sosta al mulino per comperare le farine:

Ora capite vero…….? Non siamo ancora partiti ed io sono già al ritorno…ma è così, da pensiero nasce pensiero ed i racconti si legano in maniera naturale ed armoniosa, così dev’ essere, almeno così è per me..ma ora si parte davvero, mettetevi scarpe comode ed armatevi di cesto che si va…

L’andatura da “bersagliere” è la mia…

In primo piano asparago.

Una pausa sotto il Sambuco:

Io sono rimasta affascianata dalla Parietaria che è chiamata anche erba vetriola, un tempo veniva usata per lavare le bottiglie per il suo alto potere abrasivo, dove s’ attacca rimane, peggio dell’edera:

Ringrazio la modella.

All’improvviso si apre davanti a noi una suggestiva distesa di trifoglio in fiore:

Qualcuno ricorderà quando da bambino succhiava i petali zuccherini come fosse un dolcetto, altro che cupcake :

Cammina cammina, di prato in prato, come api curiose:

C’è chi raccoglie qualcosa:

C’è chi mette in bella mostra un giovane topinambour:

E cosa dire dell’erba viperina (mentha Pulegium)? Chissà quante volte l’avete vista durante le vostre passeggiate, mi sono chiesta: ma perchè si chiama così? Ho trovato questo:

In lingua greca echis è il vocabolo che indica la vipera; forse il nome Echium venne dato alla pianta perché il fiore presenta uno stilo biforcuto che ricorda la testa delle serpi, oppure perché per lungo tempo l’ E. vulgare fu erroneamente ritenuto capace di contrastare il veleno iniettato mediante la puntura delle vipere.

Particolare del laboratorio


Rita Levi Montalcini, 103 anni per una donna straordinaria: Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita, lei fa tutte 2 le cose….

Foto dal web

Sono sempre stata affascinata dalla forza  contenuta nelle donne minute, quelle che credi possano cadere al primo soffio di vento e che invece il vento non riesce a spostare, è la loro intelligenza che le sposta, che le porta lontano, alla scoperta di realtà da migliorare, di popoli da aiutare, di nuovi studi da intraprendere, donne instancabili.

Cito Madre Teresa di Calcutta, Coco Chanel, Edith Piaf, e cito anche Antonella di Trisomia 21, donna bellissima, minuta con un’energia che non conosce ostacoli.

Sono donne che potresti sollevare con una mano ed invece sono loro che, ognuna nel loro settore, con diversi obiettivi hanno  un comun denominatore: rendere “visibile” il cervello delle donne, il loro coraggio, e sono determinate a far si che nessuno interrompa questa corsa verso la civiltà, con un dito sollevano il mondo, con forza e decisione e, come dice Rita, con ottimismo.

La frase della Signora Rita riassume il pensiero di molte donne e dovremmo tenerla a portata di mano quando si sta per spegnere quella luce, nutrirsi di essa e ripartire.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Se volete approfondire, Vera ha pubblicato un post che contiene, oltre le frasi significative di Rita anche altri appofondimenti, lei lo fa bene, scrive col cuore usando il cervello.

Chissà se La Signora Rita (faccio difficoltà a darle del tu) gradirebbe una fetta di torta alle fragole, in fondo che compleanno è senza torta? Ci staranno tutte le 103 candeline? Certo che si :-)

Torta di fragole senza glutine

Ieri pomeriggio, mentre ello riposava, ho fatto questa torta, di fragole, nascerebbe ciambella ma nei miei “spostamenti” qualcosa è andato storto, quindi continuo col quadrato.

Questa è una torta di quelle che, hovogliadidolcecosapossofaredibuonoeveloce? Ecco la risposta.

Nel web ho trovato una versione simile con farine differenti, l’olio al posto del burro, oltre le fragole un’aggiunta di pesche, credo davvero che si possa variare come si vuole, il risultato è una torta umida, perfetta per colazione e merenda, una coccola espressa per se e per chi amate.

Io ho adoperato la farina senza glutine del blitz di mele di Felix che è autolievitante, ho aggiunto soltanto una puntina di bicarbonato.

Io vi do le dosi originali e, al solito, le mie varianti tra parentesi.

Ingredienti per uno stampo a ciambella ( nel mio caso quadrato 20×20):

  • 300 g. di farina per dolci (io senza glutine da prontuario autolievitante),
  • 200 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 dl c.ca di latte (di soia),
  • 3 uova,
  • 1 bustina di lievito (puntina bicarbonato),
  • 300 g. di fragole a pezzetti,
  • sale.

Come fare:

accendere il forno a 200°C. e preparate la teglia o imburrandola o rivestendola, come ho fatto io, con carta forno bagnata e strizzata (se la  teglia non è apribile, la carta forno  aiuta nello sformarla).

Sbattere le uova con lo zucchero, unire il burro fuso e, poca alla volta, la farina alternata al latte, alla fine unire il sale, il lievito ed il restante latte, aggiungere le fragole spezzettate (c’è chi le fa macerare nello zucchero e limone ma io ho preferito così), versare il tutto nello stampo ed infornare per 50 minuti abbassando la temperatura a 180°C. per 50 minuti se ciambella, io un’ora.

Per renderla più livellata dopo un pò l’ho capovolta (come si fa con la caprese), avrei voluto decorarla in un altro modo ma, nel frattempo ello si era alzato e voleva la “merenda” :-)

Auguri Rita, 100 di questi anni ancora, c’è bisogno di Lei…


Lasagne (o Pasticcio) con quel che resta della polenta, dalla Puglia con amore.

Lasagne di polenta con besciamella alla zucca.

Ore 4 e 30, l’alba è ancora intrappolata nella buia rete della notte…il trillo del telefono rompe il silenzio, un sussulto:

si?

Sono io, ho la “merce”…

Arrivo…

Sono stanca, temendo di non svegliarmi ho dormito poco, sono emozionata e agitata…quella è “merce” che scotta…

Metto in moto la macchina,  le maglie della buia rete della notte si allargano davanti a me per poi richiudersi al mio passaggio.

Ecco, lo vedo, è laggiù, scendo furtiva dall’auto, mi guardo attorno, via Libera… è arrivato il momento:

ecco la “merce”…

Ecco la mia, mettila in un posto sicuro, potrebbe far gola a qualcuno…

Appena fatto lo scambio ci salutiamo , neanche il tempo per un caffè (il bar è chiuso) e riparto; vorrei guardare nel pacco ma non c’è tempo, mi fido e lui deve fidarsi di me, se non dovesse “filare liscio” so dove trovarlo.

La buia  rete della notte si apre e si richiude al mio passaggio..arrivo a casa, apro… c’è tutto: “Orecchiette” e “Caciocavallo”, ora tutto “filerà” liscio ;-)

Cliccando sulla foto un pò di notizie sul Caciocavallo.

Finalmente ho potuto realizzare la ricetta che avevo in serbo da un pò, aspettavo la “merce”, ed è arrivata, dalla Puglia con furore e, dalla Carnia col trattore ha aggiunto ello in un raro momento di spiritosagginequando, mentre stava mangiando le orecchiette gli ho fatto notare che quello che aveva nel piatto arrivava dalla Puglia, direttamente per lui, con amore.

É il regalo di Maria, le sue orecchiette erano già comparse sulla mia tavola ma il caciocavallo no, mai, quello che mi ha mandato è quello “dolce” e mi ha conquistata al primo assaggio, mi piace la sua storia e linkando sulla foto troverete qualche informazione.

Domenica sera avevo fatto la polenta, rigorosamente con la MDP come sempre da quando Francesco di un forum me l’ha fatta conoscere nel 2009 (avevo messo il link ma ora non esiste più il blog di Francesco, non quello, almeno); troverete le indicazioni qui.

La prima volta che feci la polenta con la MDP non dissi nulla a ello (lui è per metà carnico ) e dopo i suoi complimenti confessai, fino ad allora, ripeto, mescolavo per 40 minuti.

Con gli avanzi si possono fare un sacco di cose, alla fine del post vi lascerò qualche idea.

Anche la besciamella, che prima evitavo perchè i grumi non mi davano tregua ora, con Questa fatta al microonde (anche quella del 2009, che fosse l’anno dei “geni”? ;-) ), per me è diventata un gioco, io non adopero grassi, soltanto latte (di soia) e farina (di riso), alla fine aggiungo qualche verdura ecc. a seconda della ricetta che desidero fare.

Lasagna di polenta da infornare.

Per questa “lasagna” che, come molte delle mie preparazioni nascono per “esigenze di copione” ho adoperato la polpa di zucca che avevo congelato e la polvere di porcini che faccio con i porcini secchi nel macinino da caffè, è comodissima da adoperare, ne basta un pizzico per profumare ed insaporire una pietanza.

Ingredienti per una cocottina 10×10, (è preferibile fare delle mono-porzioni):

  • 4 quadrati di polenta 10×10,
  • funghi porcini o altri a piacere,
  • polpa di zucca cotta,
  • polvere di funghi porcini,
  • caciocavallo grattugiato.

Per la besciamella:

  • 30 g. di farina di riso,
  • 200 ml di latte di soia naturale (senza aromi né zuccheri aggiunti),
  • sale,
  • polpa di zucca (aggiunta dopo),
  • polvere di funghi porcini raccolti da me (aggiunta alla fine).

Come fare:

se l’avete in programma, appena la polenta è pronta prelevarne una parte, lasciarla intiepidire, stenderla con una spatola su carta forno e lasciarla rapprendere, ritagliarne dei quadrati 10×10.

Per la besciamella seguire le  Sue indicazioni, io, ottenuta la densità desiderata (2 cotture di 3+3) ho aggiunto la polpa di zucca e la polvere di porcini, ho controllato la sapidità e ne ho messa un pò sul fondo della cocottina, ho adagiato la lasagna di polenta, altra besciamella, ho aggiunto i porcini tagliuzzati con le forbici (Nigella docet) ed il caciocavallo grattugiato, lasagna, besciamella e via di seguito per 4 strati terminando con besciamella e porcini.

Ho chiuso la cocottina ed infornato a 200°C. per 1/4 d’ora, ho tolto il coperchio, aggiunto il caciocavallo grattugiato e fatto gratinare fino a scioglimento del formaggio evitando la crosticina.

Buona giornata.

Come promesso, altre idee con la polenta MDP:

   


Frullato alla fragola, banana e latte di soia.

Ingredienti:

  • fragole,
  • banana,
  • latte di soia.

Come fare:

frullare e, se desiderate un frullato da “mangiare” ridurre la quantità di latte :-)

Sarà mica una ricetta “quella cosa” lì?

Si Perla lo è, è una ricettina fresca, poco calorica, colorata, è un anticipo di primavera, anche se già da domani le temperature scenderanno nuovamente, d’altronde il proverbio dice: sono marzo pazzerello…

Buon fine settimana a tutti, vi lascio ancora con una canzone di Lucio Dalla, domani ci sarà il funerale a Bologna, i suoi abitanti lo rimpiangono, è stato chiesto alla stampa di non spettacolarizzare la cerimonia funebre…

Vai, vai, vai
Che il tuo cuore non si ferma mai
Vai, vai, va’
Più del vento che ti porterà
In mezzo al cielo tra le stelle,
La tua stella è quella là
La più lucida, la più bella,
È la stella della libertà

Forza, vai,
E dopo il lancio non voltarti mai…
Volerà… oltre l’Everest arriverà
Il traguardo… è la tua vita
Nell’istante che lo supererai
E anche il tempo che ti sfida
Col cuore e la mente lo cancellerai

. . . . . .

Vai, vai, vai
Con il vento che ti porterà…
Ciao, ciao, ciao…
Tu nel sogno resterai
Un uomo solo può vincere il mondo
Se il suo cuore conquisterà
L’ultimo metro, l’ultimo secondo
Il sogno nel sogno…
L’ultimo sogno:
La libertà
La libertà

. . . . . .

Un uomo solo può vincere il mondo
Se il suo cuore conquisterà
L’ultimo metro, l’ultimo secondo
Il sogno nel sogno…
L’ultimo sogno…


Riciclare le tagliatelle in un’Italia sottosopra,

3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Catena Musi cime innevate e Monte Chiampon “pulito”.

Tramonto 3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Queste sono le foto che ho fatto ieri dalle mie terrazze e non sono certo come le immagini che ho visto in televisione, è proprio vero che la natura si è “ribaltata” e come sempre nella nostra meravigliosa Italia quello che da altre parti è semplice emergenza di stagione qui diventa “catastrofe”, un Paese bloccato, continuamente, da scioperi, da “lavori in corso”, da alluvioni, da terremoti, ogni evento naturale trova tutti impreparati e mette sempre a dura prova la pazienza degli italiani che, a detta dei “saputelli”, “non sono una razza”,però nessun popolo ha tanta pazienza e capacità di sopportazione, neanche il sale, dico, neanche il  sale sono stati capaci di “posizionare” per tempo.

Il verbo “prevenire” non compare nel dizionario dei nostri “amati governanti”, che filosofeggiano sulla “monotonia”, sulla nostra “incapacità di accettare i cambiamenti”, quando ogni giorno siamo “costretti” a cambiamenti di ogni genere e certamente non ci annoiamo.

Che bello dare consigli e fare programmi avvolti in un caldo piumino, seduti su una comoda poltrona con il riscaldamento pagato dai “poveri diavoli”, permettendo, senza muovere un dito, che persone avvolte nei cartoni muoiano per strada…

Questo è un piccolo sfogo di una “casalinga” semplice e con le normali facoltà d’intendere e di volere, prendetelo così…ecco qui sotto una “soluzione” per l’emergenza ghiaccio in Austria, quando si dice l’organizzazione…

Distributori ghiaia per emergenza ghiaccio posizionati sui marciapiedi di Villaco (Austria).

7 cose di me, ci provo, voglio scrivere quello che mi emoziona, mi piace vivere intensamente tutto, da quando apro gli occhi al mattino a quando li chiudo la sera:

  1. amo il borbottio della caffettiera ed il profumo del caffè che avvolge la casa all’alba;
  2. amo prendere in braccio Perla, baciarla ed osservare i suoi occhi color del cielo e dell’acqua;
  3. amo, all’alba osservare la natura che cambia di giorno in giorno secondo la stagione;
  4. amo osservare di nascosto gli uccellini che mangiano le briciole che butto sul tetto;
  5. amo scoprire che sta arrivando la primavera dal cinguettio degli uccellini sulla mia ringhiera;
  6. amo il profumo del bucato steso al sole e al vento;
  7. amo osservare il mio viso invecchiato dal tempo e dalla vita e vedermi comunque “bella”…

Amo tante altre cose, amo molto la solitudine, quella fisica s’intende, quell’altra l’ho provata proprio qui, nel web, stranamente così “popoloso” ma spesso arido e insensibile…ma ora mi sono “fatta le ossa” e ho fatto tesoro dell’esperienze.

Mi piace anche riciclare il cibo, vestirlo di nuovo, trasformarlo, MAI buttarlo.

Anche per un’amante della pasta come me, le tagliatelle ottenute da 500 g. di farina sono troppe e, concedendomi lo “strappo” con quelle al caffè (che vi consiglio vivamente), le altre le ho riunite in una terrina, le ho “unte” per non farle attaccare ed ho pensato di “pasticciarle” con una besciamella al porro e della pasta di salame (ello me la porta puntualmente a casa :-( )

Besciamella al porro.

La besciamella al porro l’ho ottenuta semplicemente con latte di soia, farina, il tutto nel microonde come Qui, io non ho aggiunto altro al latte e farina considerando che avrei aggiunto il porro brasato e frullato e la pasta di salame sgrassata anche questa in microonde, risciacquata (si, l’ho risciacquata per renderla meno “innoqua”..ello non lo sa ;-) )

L’idea di “condire” la besciamella non è mia, ho visto già qualcosa in giro, certo che è una splendida soluzione per condire senza peccato una lasagna e quant’altro, broccoli, cavoli, verze, carote, barbabietole, zucca e chi più ne ha più ne metta…

Bene, dopo aver mescolato nella terrina gli ingredienti ho fatto uno strato in una pirofila, ho messo qualche fiocchetto di burro di soia (potete usare quello normale) e del parmigiano grattugiato, non molto, ho fatto un altro strato, altri fiocchetti altro parmigiano ed ho infornato a 200°C. per c.ca 15 minuti, altri 3/4 minuti con funzione grill.

Che dire? Se avessi avuto 3 teglie “ello” le avrebbe mangiate tutte :-D

Per oggi è tutto, vi ho sommerso con fotografie, considerazioni, con le mie emozioni e con le mie tagliatelle, penso davvero che possa bastare..fino alla prossima settimana ;-)

Ah no, non ancora, con gli “avanzi” di porro e pasta di salame ho farcito una torta salata, fatta al solito, con panna di soia e uovo, bye :-D


La passione del riciclo in un Muffin (Farina di Panettone e bucce di Zucca) e già che c’ero ho riciclato anche la carta forno.

Oggi ho una di quelle giornate che io definisco ludico-culinarie, mi sono svegliata ed ho ripreso subito il pensiero che avevo prima di addormentarmi cioè quello di fare una ricetta adoperando la farina di panettone che avevo già utilizzato per fare le lasagne (più sotto c’è il link).

Neanche il tempo muffo è riuscito a smontare il mio entusiasmo e complice una trasferta di lavoro di ello che lo terrà fuori casa fino a sera, io, topolina biricchina sto ballando follemente per la cucina.

Questi muffin nascono da una  serie di combinazioni che conferma la mia (e non solo) tesi che nulla succede per caso.

Tutto ha avuto inizio da 2 boccioni di plastica, si, avete letto bene 2 semplici, insignificanti, odiosissimi boccioni di plastica di ello.

Dovete sapere che mister ello ormai beve acqua soltanto se proviene dal distributore del comune ed è contenuta  in uno dei suoi 2 boccioni che a turno sposta da una macchina all’altra per cui quando è su una i boccioni sono sull’altra e viceversa.

Durante il giorno mi telefona ed io spero sempre che mi dica: amore mi manchi, ti amo ecc., invece mi dice:

dove sono i boccioni?

Amore saranno nell’altra macchina…

Tutti 2?

Non so amore, io non li adopero i tuoi boccioni.

Mah, fai sparire sempre tutto… e chiude la comunicazione.

Ieri mattina, stremata ho deciso di andargliene a comperare uno stock, però non è facile trovare i boccioni di plastica ma soltanto tanichette, o boccioni di vetro che sono anche più igienici.

L’ultima spiaggia è stata (grazie a messer pc) l’ Enologica Friulana che sta dall’altra parte della città.

Cicola e ciacola alla fine il titolare mi dice: le faccio un regalino e mi regala una rivista, l’ho sfogliata e mi si è aperto un mondo:

ma ci sono anche ricette, perfetto, perchè sa, io ho un piccolo blog di cucina.

Ah si? Allora non è un caso se è arrivata fin qui, la invito lunedì alla presentazione di un libro e le presento una persona che fa corsi su come adoperare le erbe e i fiori in cucina, s’intende di funghi e quant’altro.

Evvai!!!

Allora ci vediamo lunedì, mi ha fatto piacere conoscerla.

Anche a me, arrivederci e grazie.

Arrivo alla ricetta però non senza condividere con voi quanto ho trovato sulla storia dei muffin, io non la conoscevo ed ora mi sento molto più informata.

“Il muffin è un dolce simile al plum cake, di forma rotonda con la cima a calotta semisferica senza glassa di rivestimento.

Si possono preparare con ripieno di mirtilli, cioccolato, cetrioli (?), lampone, cannella, zucca, noce, limone, banana, arancia, pesca, fragola, mandorle e carote (e molto altro aggiungo io).

In genere i muffin si tengono in un palmo della mano e si consumano in un sol boccone.

La parola muffin viene citata per la prima volta in Inghilterra nel 1703 con la scritta moofin.

Qualcuno la fa derivare dal francese mouflet, che significa soffice, inteso come il pane, altri dal tedesco muffen che significa piccole torte.

Le prime versioni di muffin erano meno nobili.

Il fornaio di famiglia, inizialmente, cucinava i muffin per la servitù, con i rimasugli del pane del giorno prima e con i rimasugli di lavorazione di biscotti, mescolando il tutto con delle patate schiacciate.

Il tutto veniva fritto facendo divenire il composto così ottenuto leggero e croccante.

Quando questo dolcetto venne scoperto dai signori inglesi dell’epoca diventò l’accompagnaento preferito per l’ora del te.

La ricetta che mi ha ispirato questo riciclo l’ho trovata proprio in quella rivista ed è di un giovane chef che, assieme ad altri 2 giovani gestisce un ristorantino (soltanto per la metratura però) di pesce che ha dato una geniale alternativa alla clientela delle prosciutterie di San Daniele del Friuli.

Dal momento che in 3 non arrivano ai 75 anni voglio fargli un pò di pubblicità, se vi trovate dalle parti di San Daniele del Friuli, frazione Villanova per l’esattezza, andate a trovarli, Giulia, Nicola e Stefano (l’ideatore del muffin) vi accoglieranno in un ambiente informale, accogliente, luminoso, fresco e giovane, mangerete benissimo spendendo il giusto, qui la qualità/prezzo è indiscutibilmente rispettata:

Ristorantino ai Sapori                       Telefono: 0432 95 30 25

Via Giacomo Bernè, 33                             Giorno di chiusura: domenica

Villanova frazione di                                 Coperti: 25-30 (esterni 20)

(San Daniele del Friuli)                             Prezzo medio: 25, 30 €.

Ci siamo, ecco la ricetta originale con tra parentesi le mie varianti:

  • 350 g. di farina (250 g. farina di panettone, 50 g. farina di mandorle, 50 g. farina di castagne),
  • 200 g. di zucca (io (Butternut)gli scarti, buccia e polpa, della pumpkin pie),
  • 60 g. di zucchero bianco (50 g. zucchero aromatizzato alla vaniglia),
  • 60 g. di zucchero di canna (omesso),
  • 3 uova,
  • 150 g. di burro (di soia),
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • 100 ml di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di cannella (fiori di cannella macinati),
  • 3 cucchiaini da caffè di zenzero in polvere (io 1/2 radice di zenzero fresco grattugiato),
  • 1 pò di noce moscata (omessa).

Per fare la farina di panettone, mettere il panettone sbriciolato grossolanamente in forno a 110°C. per 10 minuti poi abbassate a 90°C. muovendo e sbriciolando il panettone,lasciare lo sportello leggermente aperto.

Il procedimento è diverso dal primo (quello dell”insolito menù) ma questa volta le fette erano più grosse, l’importante è non “abbrustolirlo” troppo.

Mettere le briciole ottenute nel robot (io assieme alla farina di mandorle e quella di castagne) e ridurre a farina (vedi collage).

Come fare da ricetta originale tra parentesi le mie varianti:

far asciugare la polpa della zucca in una padella antiaderente per circa 20 minuti

(avevo bucce e polpa già cotte).

Schiacciare la polpa rendendo il composto cremoso.

(ho frullato col minipimer assieme a poco latte di soia).

Far sciogliere il burro e lasciarlo raffreddare, unire lo zucchero e lavorare finchè risulti ben spumoso.

(ho lavorato il burro con lo zucchero ridotto a velo assieme ai fiori di cannella).

Aggiungere le uova ed incorporare nell’ordine: farina, lievito e la polpa di zucca, infine unire il latte e le spezie, mescolando delicatamente.

(soltanto lo zenzero in quanto i fiori di cannella erano già nell’impasto di burro).

Versare il composto nelle formine o in stampino di alluminio e cuocere in forno per circa 25 minuti a 180° C.

Stefano, nella sua ricetta, alla fine scava il muffin al centro ed lo farcisce con della mostarda di zucca (che proverò e condividerò) e lo serve con della crema Chantilly calda.

( io li ho farciti con la  marmellata di zucca fatta da me).

Con questa dose sono venuti 13 muffin che io ho diviso in sacchetti e messi in congelatore (Nigella docet), all’occorrenza tirarli fuori qualche ora prima e, volendo riscaldarli in forno (meglio no MW).

Mentre il panettone si stava asciugando in forno ho preparato gli stampini con la carta forno riciclata, quella dove appoggio il pane a riscaldare per ello.

L’ho stropicciata, l’ho bagnata e strizzata bene, l’ho appoggiata sopra uno stampino rotondo in alluminio ed ho appoggiato sopra un altro stampino per dargli la forma ed ho messo in forno ad asciugare, volevo avessero un aspetto rustico ed il risultato mi ha soddisfatta.

Qui come fare la farina di panettone ed altre ricette e se avete dubbi io sono a disposizione…ah dimenticavo: sono sublimi

Altre informazioni sul muffin qui, certamente il sito più completo, tecnico, esaustivo che esiste in rete (sempre secondo me)

Occhio che Perla vi tiene d’occhio.

P.S.: sapete dov’erano i boccioni? Erano sotto il sedile della macchina, però me l’ha detto stamattina con fare mogio mogio.


Tortino di topinambur e cavolo nero con cuore di crescenza.

Tortino? Flan? Sformatino? Boh, nello sformato forse ci andrebbe la besciamella? Non lo so, non ho trovato risposte.

Rimane il fatto che, per me, queste preparazioni sono un pò come le torte salate e meglio perchè puoi assemblare anche piccoli avanzi: una puntina di formaggio, 1/2 carota, qualche fogliolina di spinaci ecc.

Basta soltanto cercare di far andar daccordo i sapori ed il gioco è fatto, il tortino rende speciale un pasto normale, non hai l’ansia come per il soufflè e puoi sbizzarrirti con le salsine.

Per questo ho adoperato i topinambour ed il cavolo nero.

L’ispirazione arriva da un foglio che mi hanno regalato nel negozio che unisce in cooperativa i piccoli produttori della zona.

Ingredienti per 2 sformatini:

  • 2 topinambour,
  • qualche foglia di cavolo nero sbollentato,
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaio di semi di zucca tostati e tritati,
  • 1 cucchiaino di farina di grano saraceno,
  • latte di soia q.b. per amalgamare,
  • sale.
  • 2 cucchiaini di crescenza per il “cuore”.

Ingredienti per la salsina:

  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 acciuga sott’olio,
  • quanto basta di latte di soia.

Come fare il tortino:

preriscaldare il forno a 180°C.

L’idea in partenza era di “marmorizzare il tortino ma la dose del cavolo nero era troppo scarsa per poter ottenere una crema, se ne fate di più potete farlo, sarà d’effetto.

Cuocere a vapore i topinambour pelati e tagliati a fettine, sbollentate o cuocete al vapore anche il cavolo nero (solo il verde).

Io ho frullato il cavolo nero a parte con poco uovo e latte, il topinambour l’ho frullato assieme agli altri ingredienti, ho unito i 2 composti lasciandoli “a vista”.

Rivestire 2 stampini lisci con la stagnola, riempirli a metà con il composto, inserire la crescenza e chiudere.

Infornare a bagnomaria con due dita d’acqua per c.ca 25/30 minuti.

Come fare la salsina:

sbucciare e tagliare l’aglio a fettine (togliere il cuore verde), farlo cuocere nel latte, a fuoco basso, per 10 minuti.

Frullare il tutto assieme all’acciuga.

Mettere la salsa sul fondo del piatto, appoggiare il tortino e mettere sopra ancora poca salsina.

Tranquille/i l’aglio non lascerà i soliti effetti collaterali.

Può essere un antipasto, un contorno o, come nel mio caso, un piatto unico.

E adesso la mia Perla che osserva il mondo dal suo punto di vista, il divano, rigorosamente protetto dai suoi grattini col solito telo, ma quanto la amo?


Fichi, mandorle, uva fragola per un dessert improvvisato…

…improvvisato perchè “ello” è ritornato dalla visita dallo zio e dal riempimento bottiglie d’acqua di montagna alle 17 e 30 con cesto di fichi…li ho raccolti io… ;-)

Me la fai una crostata?

Crostata?

É nota la mia antipatia nei confronti della frolla e mancava la voglia di farla, allora mi è venuto in soccorso un libro di ricette con la frutta, così, tanto per farmi un’idea…mica sono Montersino io?

É ritornata utilissima anche la mia confettura di uva fragola e mele cotogne che avevo fatto l’anno scorso, occasione buona per assaggiarla finalmente.

Ingredienti per una teglia da 18 cm.:

  • 1/2 kilo di fichi freschi (io verdi e rossi),
  • 40 g. di fruttosio,
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia bourbon,
  • buccia grattugiata di mezzo limone,
  • 150 g. d’acqua,
  • 1 rotolo di sfoglia surgelata da 250 g.,
  • confettura di uva fragola e mele cotogne a piacere,
  • 50 g. di lamelle di mandorle tostate,
  • 1 uovo,
  • 2 cucchiai di latte (di soia),
  • 50 g. di farina di riso.

Come fare:

prendere un tegame nel quale i  fichi stiano stretti uno accanto all’altro col picciolo in alto.

Aggiungere l’acqua dove avremo sciolto il fruttosio (o zucchero), l’essenza di vaniglia e la scorza del limone.

A fiamma alta farli sobbollire in modo che si formi lo sciroppo lasciando i fichi “al dente”, lasciar raffreddare.

Stendere la sfoglia (se ne usate di più potete fare un “coperchio”), appoggiare sopra i fichi freddi e ben scolati, aggiungere la confettura o, come da ricetta originale cioccolato grattugiato e le lamelle di mandorle tostate.

In una terrina sbattere l’uovo con il latte e lo sciroppo ottenuto dalla cottura dei fichi, unire la farina e, dopo aver amalgamato il tutto versare il composto sui fichi.

Ripiegare i lembi di sfoglia oppure il “coperchio”.

Infornare a 200°C. per 40 minuti.

In corso d’opera mi sono resa conto della semplicità di esecuzione e della possibilità di fare dei “fagottini” monoporzione, ho ancora qualche fico ed in settimana provo.


Straccetti al Pomodoro e Basilico e ai Funghi porcini, caprino e dragoncello.

A volte basta davvero uno straccetto di pasta per far tornare alla mente i ricordi, per aver voglia di riassaporare un piatto di pasta, il più amato, quello che fa tanto famiglia, quello che sa di casa, per me tutto questo è la pasta al pomodoro.

La Signora Gisella non era una gran cuoca, diciamo che la cucina non era proprio il suo habitat naturale, cucinava certo, viveva con uno dei figli (l’altro tornava nel fine settimana) e con una piccola ribelle capitata lì all’improvviso (io) e doveva farlo per forza.

Lei viveva di caffè, era magrissima, aveva delle gambe meravigliose, quelle gambe che appartengono ad un’epoca che non c’è più.

Aveva anche delle bellissime mani che curava particolarmente ed io non l’ho mai vista con lo smalto scheggiato (un rosa antico opaco) o con i capelli con la ricrescita o spettinati.

Faceva parte di quelle persone che mai uscire in disordine, mai farsi vedere trascurate.

Quante volte mi ha ripresa perchè non avevo le mani ordinate, ma la forma infelice delle mie unghie non mi ha mai stimolata a tenerle curate.

Riesco a tagliarmi solo quelle della mano sinistra, la destra non riesco proprio, le dicevo.

E lei, per indurmi a farlo mi diceva, chi non riesce a tagliarsi le unghie della mano destra è ladro e bugiardo.

Giammai! Allora facendo enormi contorsioni con la forbicina e con improbabili ritocchi con la lima ce la facevo.

Brava, te vedi che bela che te son desso?

Ritornando in cucina, il menù settimanale doposcuola era pasta al pomodoro o burro/bistecca /insalata/ovi in fonghet/formaggio latteria/frutta di stagione ovviamente non tutto assieme e non nello stesso ordine.

Ed arrivava la domenica, allora la domenica era ancor il dì di festa: vestitino bello, rigoroamente con sotto la sottoveste , scarpe lucide, Santa Messa (che dopo 3 anni di orfanotrofio con le suore era una tortura), sosta obbligata da Mario Pogacini (un pasticcere straordinario) a comprar la guantiera de paste e via a casa (allora vivevo a Ronchi dei Legionari).

Apparecchiavo la tavola in sala,  era domenica: la tovaglia bella, piatti e posate del servizio buono, lo stomaco gorgogliava stimolato dal profumo che arrivava dalla cucina.

Cossa la ga (le ho sempre dato del lei) cusinà oggi? (tanto lo sapevo già)

Go fato la pastasuta, el pollo rosto cole patate, un due bisi e el strucolo de pomi.

Il sugo di cui parlerò tra poco in inverno veniva cotto sullo sparghert ed io vivevo in diretta tutto il procedimento in quanto, essendo la cucina l’unica stanza riscaldata, era lì che facevo i compiti, che guardavo Non è mai troppo tardi ed imitavo il Maestro Manzi cercando di disegnare velocemente come lui e stargli dietro (mai riuscita).

Ingredienti per la pasta al pomodoro della Signora Gisella:

  • pasta corta (ho usato 5 straccetti del pacco della Schiscetta),
  • pomodori pelati,
  • cipolla abbondante,
  • olio di oliva (non ricordo se extravergine o no),
  • basilico,
  • sale,
  • 1 puntina di zucchero (per togliere l’acidità del pomodoro),
  • una noce di burro alla fine,
  • una bela gratada de parmigiano.

Come la vedevo fare a lei:

metteva a scaldare l’olio dove aggiungeva la cipolla tagliata grossolanamente e la faceva diventare trasparente senza colorirla o bruciacchiarla.

A questo punto aggiungeva i pomodori pelati senza romperli, il sale, lo zucchero.

Quando risaliva il bollore, metteva il coperchio, abbassava la fiamma (se usava il fornello a gas) o spostava il tegame lontano dalla fiamma forte (se usava lo sparghert) e lasciava cuocere a lungo, alla fine aggiungeva il basilico fresco o secco a seconda della stagione.

Il suo sugo rimaneva abbastanza acquoso, lei non amava molto le preparazioni unte.

Ora, sempre della serie  Uno straccetto di pasta un’altra ricetta.

Straccetti pacco schiscetta.

Ingredienti:

  • pasta corta a piacere (io straccetti/premio),
  • funghi porcini freschi,
  • burro (di soia) o olio evo,
  • formaggio di capra fresco e tenero,
  • latte di capra q.b. (facoltativo, sostituibile con latte vaccino o di soia),
  • dragoncello fresco,
  • sale,
  • pepe verde macinato.

Come fare:

dopo aver mondato i funghi, tagliarli non troppo sottili e scottarli nel burro o olio per qualche minuto (devono rimanere croccanti), salare e pepare a gusto personale.

In una pentola capiente (dove salteremo la pasta) far scioglier il burro col latte di capra (o vedere ingredienti), spegnere il fuoco ed aggiungere il formaggio fresco di capra, il dragoncello tritato,  versare la pasta e, saltandola,  amalgamare il tutto.

Io non aggiungo il parmigiano.

Straccetti con porcini, caprino e dragoncello.


The 7 – links project…

Voglio bene a tutti i miei post e mi piacciono tutti indistintamente ma dopo aver “scartabellato” ho scelto questi:

Il mio più bel post:

Fatto col cuore il mio piatto dautore

Il perchè lo dice il titolo: fatto col cuore :-)

Il mio post più popolare:

Torta con farina di castagne pere e cioccolato

Il perchè non lo so, forse perchè digitando il nome su google si arriva dritti qui senza dover lasciare link, però ho anche ricevuto mail da persone che non hanno un blog dicendomi di averla fatta ed essere rimaste soddisfatte o che magari avendola sformata calda si era un pò rotta.

Il mio post più controverso (ma forse lo sono tutti e questo in particolare ;-) ):

Penetration is not isn’t introduction

Il perchè? Perchè tocco un argomento che molti vorrebbero “toccare” ma sono bloccati dalla paura di perdere la popolarità (cosa che io ho già perso da tempo :-D )

Un post il cui successo mi ha sorpresa:

Bocconcini di pollo al pepe rosa

Il perchè si sa, con questa ricetta ho vinto il concorso Amadori.

Ho mandato la ricetta l’ultimo giorno dopo una repentina folgorazione: ho bloccato ello perchè dovevo fare le foto, era sera e tutto giocava a mio sfavore..invece? Invece è andata benissimo :-D

Un mio post che penso non abbia ricevuto l’attenzione che meritava:

Polpo ubriaco e pasta di mais risottata

Perchè probabilmente era uno dei miei primi post e non ero ufficialmente entrata nel “giro”, però è una ricetta che mi piace molto, amando i piatti unici e completi entra spesso nel menù, piace anche a ello che (udite udite) goloso come sempre, non sapendo che i polipetti erano crudi, ne ha mangiato uno direttamente dal frigorifero mentre erano tutti a marinare :-(

Il post che sono orgogliosa di aver fatto:

pane fichi alloro1-001

Pane fichi e alloro

Questo post significa ed ha significato per me l’”inizio”, sia l’inizio della fine, la fine dell’inizio e l’INIZIO e basta.


Budino con Bacche e sciroppo di Biancospino.

La stagione ha da venire e quindi potrò ritornare alla ricerca di questo arbusto spinoso e generoso che ho scoperto soltanto l’anno scorso.

Arrivata a casa cercai subito sui miei libri la maniera per conservarle e  feci una marmellata aggiungendo il Macis (l’involucro della noce moscata) perchè il sapore delle bacche è neutro e, secondo me,  si sposano con tutte le spezie.

Ingredienti per la confettura:

le dosi sono controverse perchè dipendono dalla quantità di bacche che trovate, io non amo le confetture troppo dolci e le proporzioni contemplano anche la “zuccherinità” della frutta o, come in questo caso, delle bacche.

  • 1 kilo di polpa di bacche di biancospino,
  • 500 g. di fruttosio,
  • il succo di mezzo limone (per conservare un pò il colore),
  • qualche pezzetto di Macis,
  • acqua.

Come fare:

lavare le bacche e metterle in una pentola (io uso quella di rame) coperte d’acqua a filo.

Farle ammorbidire, coperte, per qualche minuto e passarle al passaverdura poche alla volta per evitare di “schiacciare i noccioli che potrebbero rilasciare l’effetto “legante”.

Pesare la polpa ottenuta e regolarsi con la proporzione di zucchero (io ho usato il fruttosio che dolcifica di più).

Rimettere al fuoco con il succo di limone e le cortecce di macis e raggiungere la densità desiderata.

Invasare bollente nei vasi (io piccoli) precedentemente sterilizzati in forno a 100/120°C. per 20 muinuti o più.

Capovolgerli e lasciarli rasffreddare per ottenere l’effetto sottovuoto.

Alcune bacche le conservai sotto sciroppo aggiungendo una stecca di cannella in cottura.

Ho controllato nel web e c’è la stessa ricetta nel sito di gennarino.org, è esattamente “paro paro” quella che ho nel mio libro: “Sotto vetro” di Gianna Montecucco Rogledi (1973) a pagina 185, d’altronde non credo che, a parte l’aggiunta di qualche profumo si possa fare molto di più, quando si ha lo sciroppo allora ci si può divertire a sperimentarne l’utilizzo.

La bacca di biancospino, per poter essere conservata, deve essere colta dopo i primi freddi, perché é una bacca invernale (noi le abbiamo raccolte al finire dell’autunno ed erano già mature).

Ingredienti:

  • 500 gr di bacche di biancospino,
  •  250 gr di zucchero,
  • 200 gr d’acqua,
  • 1 stecca di cannella

Come fare (così è scritto):

si prendono le bacche migliori, si lavano, si fanno sgocciolare, si mettono al fuoco coperte di acqua tiepida e si fanno bollire per pochi minuti.

Mentre si lasciano scolare, si mette al fuoco l’acqua e lo zucchero (e la stecca di cannella), quando lo sciroppo inizia a bollire si uniscono le bacche, si fanno cuocere, mescolando spesso, finché lo sciroppo sarà ben penetrato.

Si invasa caldo, si copre con un disco di carta imbevuta di rum e, quando il tutto sarà raffreddato, si chiudono ermeticamente i vasi.

 

Dopo averle conservate al fresco e al buio in cantina le ho tirate fuori per l’occasione, devo dire anche con un pò di perplessità..invece quest’anno farò altri vasi e qualcuno andrà a finire nei cesti Natalizi :-) .

Per fare questa coppa ho usato la ricetta del Ferni che avevo visto fare da Laura Ravaioli (alla fine link con variante).

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • sciroppo e bacche di biancospino a piacere.

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero) farlo sciogliere e aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto nelle coppe, far raffereddare un pò, versare lo sciroppo e spingerlo all’interno con uno stecchino, volendo si può anche “marmorizzare” a caldo.

Questi li ho addensati con l’agar agar.

Le bacche del biancospino di cui parlo qui hanno Proprietà antidiarroiche ed astringenti, mentre i fiori  sono utili per l’insonnia, l’ipertensione e le palpitazioni, in poche parole un infuso bevuto la sera prima di coricarsi fatto con:

1 g. di fiori in 100 ml d’acqua

vi aiuterà a riposare bene e svegliarvi rasserenati.

Per gli altri link:

Ricetta Ferni

Ricetta per budini latte soia agar agar


Mini plum cake agli zucchini.

…quante volte ci sentiamo dire, di fronte ad un piatto che abbiamo  preparato amorevolmente :

cos’è “stà roba”?

e tu, candidamente ed ingenuamente, dici la verità:

sono zucchine, e c’è anche la cannella ecc. ecc.

Ah, io non la mangio “stà roba” :-(

Allora t’inventi ed improvvisi un pasto d’emergenza e tu mangi “stà roba” rinunciando alla tua bella pasta col pesto che sognavi da ore…

La mangi ma con un “rancore” che ti accompagnerà fino al momento che gli “propinerai” zucchine e cannella senza che se ne accorga e ti godrai la scena con un’espressione impenetrabile ed un lieve sorriso da Monna Lisa.

Ti piace “amore”?

Buono cos’è?

É un dolce alla banana :-D

Ed è successo proprio così una domenica pomeriggio, ello è andato a trovare lo zio ed è ritornato con tante meravigliose zucchine raccolte 1 ora prima.

Facendo tesoro delle esperienze passate ho evitato il “vapore”, il tegame, il carpaccio ed ho deciso: faccio un dolce.

In Austria mi avevano regalato una dispensa con le ricette “dietetiche” dell’albergo con annesse calorie e proprietà nutrizionali.

Il massimo per “fregarlo”, finalmente, ed in grande stile: una ricetta “dietetica” contenente zucchine e cannella e presentato nientepopòdimenoche a forma di cuore :-D

Una porzione di questo dolce seguendo le indicazioni originali (tra parentesi le mie varianti/sostituzioni) apporta:

  • 185 kcal,
  • 5 g. di proteine,
  • 3 g. di grassi,
  • 34 g. di carboidrati,
  • 4 g. fibre,
  • colesterolo <1 mg.

Ingredienti per 1 stampo da plum cake (io ho usato 3 mini stampini ed uno a cuore):

  • 220 g. di farina integrale di farro,
  • 150 g. di zucchini tritati finemente,
  • 150 g. di zucchero (100 di fruttosio),
  • 40 g. di farina di mandorle,
  • 1 pacchetto di zucchero vanigliato (1/2 cucchiaino di vaniglia bourbon),
  • 1/2 bustina di lievito per dolci (cremortartaro),
  • cannella,
  • 60 g. di latte scremato (di soia),
  • 2 albumi,
  • succo di limone.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina mescolare lo zucchero, la vaniglia, il latte, gli albumi ed il succo di limone, unire la farina mescolata al lievito, la farina di mandorle e gli zucchini.

Amalgamare e versare il composto in uno stampo da plum cake o, come ho fatto io in mini stampini e cuocere per c.ca 35 minuti.

L’imbroglio è servito ;-)

I mini stampini da plum cake sono un gentile omaggio di Lia e Pia del blog  Provare per gustare   Grazie :-)


Tortino agli Asparagi con cuore morbido di salsa olandese.

Vedo campi di asparagi trasformarsi in enormi laghi e milioni di asparagi galleggiare:  Asparagi bianchi da Conche (TV),  Zambana D.C. (TV),  Cimadolmo I.G.P. (TV),   Badoere (TV),  Verona (questo è blasonato in quanto definito Nobile), Bassano del Grappa D.O.P. (DAL 2007) (VI),  Cantello (VA), Mary Washington dal Lazio

Da Altedo (BO) gli Asparagi verdi I.G.P., gli Asparagi Rosa di Mezzago (Monza-Brianza), i Mary Washington (che hanno un nome straniero ma arrvano dal Lazio) ed i Violetti d’Albenga (SV)creano allegre e vivaci macchie di colore sulla superficie di  questi  laghi.

Arrivano anche da Argenteuil (Francia),  da Erfurt (Germania), e chissà da quante altre parti del mondo si sono intrufolati.

Ingredienti per 6 tortini:

  • 100 g di asparagi bianchi cotti (ne ho usati di più, come per le zucchine),
  • 100 g. di salsa olandese già pronta (confezionata o congelata), io vi do la ricetta di quella fatta da me,
  • 2 uova intere + 1 tuorlo,
  • 60 g. di farina setacciata,
  • 20 cl di latte (di soia),
  • 100 g. di parmigiano grattugiato (70 di Gouda),
  • 30 g. di burro + un pò per gli stampini,
  • sale, pepe (verde).
  • 6 punte di asparagi verdi cotte al vapore (variante mia).

Come fare i tortini:

frullare gli asparagi, in una casseruola scaldare il latte con il burro spezzettato, aggiungere il formaggio e farlo sciogliere mescolando rapidamente.

In una terrina sbattere le uova intere col tuorlo, aggiungere un pò per volta la farina e sbattere con la forchetta.

Versare nella terrina il composto di burro e formaggio, amalgamare, aggiungere la purea di asparagi, aggiustare di sale e pepe.

Imburrare gli stampini, appoggiare sul fondo una unta ‘asparago verde, distribuire l’impasto negli stampini e riporre in frigorifero fintanto non saranno pronti i ghiaccioli di salsa olandese.

Preriscaldare il forno a 210°C. , infilare 1 ghiacciolo al centro di ogni tortino (io ho esagerato nella dimensione..del ghiacciolo ed in cottura ne è fuoriuscito un pò)

Infornare per 20/25 minuti, questo è il tempo impiegato dal mio forno ma voi regolatevi col vostro.

Salsa Olandese (ricetta del Sacher Hotel di Vienna) riporto le dosi originali, io ho diviso per 3.

Nel solito negozio dei coltivatori ho comperato le uova, erano cos’ grandi che non stavano nel contenitore, alla mia esclamazione:

che ovoni!! La signora m ha risposto:

sono le uova delle galline nuove, le loro prime uova sono sempre così.

Guardate di seguito che meraviglia, 2 tuorli l’uno.

  • 3 tuorli d’uovo,
  • 300 g. di burro (io ho usato quello chiarificato),
  • sale q.b.,
  • una spruzzata di succo di limone,
  • 3 cucchiai di brodo di manzo (vegetale).

Come fare la salsa olandese:

sciogliere il burro a fuoco moderato e, nel frattempo, in una casseruola a bagnomaria, sbattere i tuorli col sale, il succo d limone, ed il brodo fino a raggiungere una densità schiumosa.

Incorporare a poco a poco il burro fuso, continuando a mescolare.

Farla intiepidire e metterla negli stampi per il ghiaccio e riporre nel congelatore per c.ca 1 ora.

Questa ricetta diventa senza glutine semplicemente sostituendo la farina con una senza glutine come da prontuario.


Tortini alle zucchine con cuore di morbido fiore

Tutte le ricette che vi propongo sono facilissime da realizzare e il segreto della loro riuscita risiede unicamente nel tempo di cottura.

In base alla dimensione degli stampini (mini, piccoli o medi) e al materiale di cui sono fatti (porcellana, vetro, alluminio, silicone…) aumentate o diminuite il tempo di cottura.

E poi, soprattutto, divertitevi e siate creativi, ci sono tante ricette da inventare!

Buon appetito e…impazzite!   (Isabel Brancq-Lepage)

(Dalla prefazione del libro “Tutti pazzi per…I TORTINI SALATI”)

Questo libro l’ho comperato su una bancarella a Mestre mentre gironzolavo aspettando che arrivasse l’ora per ritornare a casa dopo l’incontro della “Ruga bella” col trio Terry/Graziella/Tepperella.

In treno l’avevo sfogliato avidamente e avrei già voluto farne qualcuno subito magari chiedendo  che mi lasciassero mettter mano nella cucina del vagone ristorante….ma non si fa :-)

Dalla mia fornitrice di cose buone ho comperato delle zucchine piccolissime con fiore “allegato” e mi è scattata la molla.

Partendo dalla sua base ora dovevo pensare con che cosa fare il “cuore” ed ho pensato a robiola e i fiori delle  zucchine prelevando soltanto la parte colorata.

Io ho fatto 4 tortini dimezzando le dosi, soltanto le zucchine sono a occhio (forse ne ho messe troppe, i tortini sono risultati morbidissimi..ma buoni).

Ingredienti per 8 tortini :

  • 120 g di zucchine,
  • 2 uova intere + 1 tuorlo,
  • 100 g di groviera grattugiato (ho usato un pecorino medio che avevo in casa),
  • 60 g. di farina,
  • 5 foglie di menta (2 basilico),
  • 20 cl di latte (di soia),
  • 30 g. di burro (di soia),
  • un filo d’olio evo,
  • sale,
  • pepe (verde).
  • robiola (per il cuore)
  • la parte colorata dei fiori di zucchina (per il cuore)

Come fare:

saltare le zucchine tagliate a rondelle con un filo d’olio, sale e pepe, coprire e cuocere 10 minuti.

Frullarle con il basilico e metterle da parte.

Preriscaldare il forno a 210°C.

In una terrina sbattere le uova intere col tuorlo, aggiungere la farina setacciata incorporandola poca alla volta e mescolare bene.

Scaldare il latte col burro ed il formaggio grattugiato, sciogliere mescolando bene.

Versare un pò del composto nella terrina, mescolare e versare il resto, amalgamare ed aggiungere il purè di zucchine.

Distribuire l’impasto negli stampini, adagiare al centro 1 cucchiaio della crema di robiola e fiori di zucchina (che avremo tenuto in frigorifero).

Infornare e cuocere per 20 minuti (25).

Sformarli tiepidi e mangiarli con voluttà :-)


Cavolo rapa ripieno di funghi.

….quanto mi piace il cavolo rapa, anche lui poco conosciuto in Italia ma io confido sempre negli appassionati che decideranno di iniziarne la coltivazione come è già successo nella mia zona col cavolo nero.

Era da un pò che questa ricetta (del Sacher Hotel) era nei miei desideri e, finalmente dopo la gita Austriaca dove li ho trovati freschissimi, ho realizzato il desiderio:-)

Chi avesse difficoltà a reperire il cavolo rapa può sostituirlo con le rape, il matrimonio con gli ingredienti sarà comunque perfetto.

Io ho variato qualcosa che evidenzierò tra parentesi, ho omesso le dosi perchè ho preparato una maggiore quantità di funghi per accompagnare gli ossibuchi della cena.

Ingredienti:

  • 3 cavoli rapa,
  • funghi misti (porcini, finferli dei miei raccolti d’autunno),
  • 1 scalogno + 4 per la guarnizione,
  • 1 uovo piccolo,
  • 1 fetta di pane nero raffermo tagliato a cubetti,
  • 1/2 bicchier di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • cumino tedesco (Kümmel) macinato q.b.,
  • noce moscata grattugiata (omessa),
  • sale,
  • pepe macinato (verde),
  • prezzemolo tritato,
  • brodo vegetale.

Per il pesto:

  • un mazzetto di erbe, data la stagione non ho messo il mio dragoncello perchè ancora “giovane” quindi poco profumato, ho usato rucola e prezzemolo,
  • poco aglio schiacciato,
  • noci,
  • ho aggiunto semi di zucca,
  • parmigiano grattugiato,
  • olio evo (olio di semi di zucca),
  • sale.

Come fare:

eliminare la buccia legnosa dei cavoli rapa, tagliare le calottine e conservarle per utilizzarle come coperchio.

Svuotare la polpa e tritarla finemente, tritare anche gli scalogni ed i funghi, quest’ultimi più grossolanamente.

In una padella antiaderente con 1 cucchiaio di olio far appassir gliscalogni, aggingere i funghi, insaporirli ed aggiungere la polpa dei cavoli, insaporire col cumino, aggiustare di sale e pepe.

In una ciotola ammollare il pane nel latte, a parte sbattere l’uovo con il prezzemolo ed unire al composto di funghi mescolando.

Riempire i cavoli col composto di funghi e chiudere con le calotte.

Appoggiarli in una pirofila unta con olio evo, versare il brodo vegetale (ho unito anche 3 scalogni con la buccia), coprire con una stagnola ed infornare per 30 minuti a 180° C. , scoprire e far gratinare ancora per 5 minuti.

Come fare il pesto:

semplicissimo, tritare tutti gli ingredienti in un mixer.


Ferni alla Lavanda.

Questo bicchiere l’avevo pensato tempo fa, quando nei blog imperversavano lavanda e the matcha, avevo speso una piccola fortuna per comperare qualche grammo di quest’ultimo per cui lo vedrete qui e nella coppa al torrone e yogurt, con il resto mi sono tolta un pò di ruggine facendomi il the (è antiossidante).

L’idea nasce da una crema al cardamomo, il Ferni che avevo visto fare da Laura Rovaioli su sky quando ancora non avevo internet e tantomeno il blog.

Ricordo che impazzii per trovare il cardamomo, girai tutti i negozietti etnici adiacenti alla stazione ed i negozianti mi guardavano come fossi arrivata dalla luna: cardamomo? “No conosco”… mannaggia se non lo conosci tu finchè, girando gli occhi ho visto un piccolo espositore con minuscole bustine con qualche bacca di cardamomo.

Ecco, dissi, questo è il c a r d a m o m o…gli ho risparmiato lo spelling.

E così, iniziò il mio menage a troi: io, Ello e il Cardamomo.

Ello per anni non sopportò la sua presenza ed io gestii la mia relazione con discrezione e garbo finchè glielo propinai nello stufato di pollo e se lo gustò voluttuosamente, ora viviamo tutti 3 felici e contenti.

Di seguito vi indicherò  la mia variante e tra parentesi la ricetta del Ferni che consiglio vivamente alle amanti del cardamomo:

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • fiori essicati di lavanda,
  • 1/2 cucchiaino di the matcha,
  • (acqua di rose),
  • (polvere di cardamomo).

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero), farlo sciogliere e spegnere (prelevare una parte per sciogliere il the matcha),  unire i fiori di lavanda, lasciar macerare per c.ca 30 minuti, filtrare e rimettere al fuoco.

Aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto,filtrandolo, nel contenitore scelto e versare il latte col the, creando un effetto marmorizzato.

Per il ferni:

portare ad ebollizione il latte, quando sarà tiepido unire lo zucchero, farlo sciogliere ed incorporare la maizena, far addensare, mescolando e fuori dal fuoco unire il cardamomo.

Versare, filtrando in una coppa e guarnire con filetti di mandorle o pistacchio.


Coppette di zucca…..

Inizio la settimana con qualcosa di dolce, di leggero, di profumato e di colorato, perchè noi non ci facciamo mancare nulla, siamo  viziati e golosi e, in fondo, ci accontentiamo di poco.

Per fare queste coppette (io ho messo la crema nei bicchierini, ma dopo cotta) servono:

  • 750 g. di zucca,
  • 50 g. di miele,
  • 30 g. di maizena,
  • 500 ml di latte di soia,
  • 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di limone,
  • 1/2 cucchiaino di cannella,
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • chicchi di melagrana per decorare (sostituibili con frutta a piacere).

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver pulito la zucca e tagliata a fette disporle sulla piastra e cuocere per 15 minuti, volendo la potete cuocere al vapore.

Frullare la polpa cotta o passarla nello schiacciapatate e trasferirla in una casseruola.

Unire il miele, lo zenzero, la cannella, la scorza di limone ed il sale, stemperare la maizena nel latte ed unire al composto.

Mescolando portare ad ebbollizione e sobbollire per 5 minuti finchè la crema sarà più asciutta.

Versarla nelle pirofile da porzione ed infornare per 20 minuti, finchè la superficie sarà dorata.

Servire nelle coppette o, come me, travasarle nei bicchieri e decorare.


Torta di pane-ttone e mele profumata al macis, cucina povera?

Questo dolce si fa solitamente con il pane raffermo, sembra banale e scontato però alla fine per me è “il dolce”.

La ricetta ho dovuto quasi strapparla con la forza alla signora  Maria, la mamma di un mio amico con il quale mi allenavo, ricordate “Il tacchino col tappo”? Ecco è lei.

Io l’ho fatta tante volte, è venuta sempre buonissima però..e c’è un però, a me sembra che nella mia manchi sempre qualcosa.

Ricordo  il mio amico che per farmi andare più forte, mentre facevamo le ripetute in salita mi diceva: dai, forza, pedala che la mamma ha fatto la torta che ti piace tanto…allora io pedalavo veloce come il vento pregustando già il sapore di quel dolce.

macis primo piano

Un panettone senza cupola (ricordate i miei vari esperimenti?) stazionava in congelatore, qualche mela grinzosa nel portafrutta, il desiderio di “ello” di avere qualcosa da sbocconcellare al ritorno dal lavoro e così, anche se i blog pullulano di ricette pandoro-panetton/riciclo una in più non guasta e poi l’idea di non sprecare il cibo e di riuscire a trasformarlo in qualcosa di buono mi piace e mi stimola.

Solitamente questa viene definita “cucina povera”..ed inevitabilmente mi viene in mente qul bambino che è morto di fame e freddo nel centro di Bologna ed arrossisco di vergogna :-(

Cambierò qualcosa in questa ricetta: la sostituzione pane/panettone si evince, ometterò lo zucchero e l’uvetta in quanto il panettone contiene già tutto, profumerò la torta col macis per rendere omaggio all’ amica che di ritorno da un viaggio esotico che mi ha portato la noce moscata completa del suo involucro, il macis appunto.

Ingredienti per una teglia da 24 cm. (3 strati):

  • pane raffermo (panettone),
  • 1 kg. mele,
  • 1/2 litro di latte (di soia),
  • 2 uova,
  • zucchero (omesso, solitamente uso il fruttosio),
  • 50 gr. burro (di soia),
  • uvetta (omessa),
  • pinoli a piacere,
  • buccia grattuggiata di 1 limone bio (io un limone di Max),
  • macis (facoltativo),
  • rhum (omesso),
  • estratto di vaniglia.

Collage Torta pane mele passo passo 2009

Come fare:

accendere il forno a 180°C.,  mettere l’uvetta in ammollo nel rhum. (nella versione pane), mettere in infusione il macis nel latte tiepido.

Tagliare il pane a fette di 1/2 cm. (io il panettone), sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e metterle in una terrina con lo zucchero, i pinoli, la vaniglia, la buccia di limone e l’uvetta scolata e strizzata.

Foderare con le fette di pane  (panettone) una teglia imburrata o rivestita con carta forno (io faccio così), fare uno strato con il composto di mele, aggiungere dei fiocchi di burro e ripetere, finire con le mele.

Sbattere le uova ed unire il latte (dopo aver tolto il macis),  versare lentamente sulla torta in modo che il pane (panettone) s’inzuppi uniformemente, aggiungere qualche fioccho di burro ed infornare per 30 minuti coperto con la stagnola (evita la “bruciatura” della superficie), toglierla e continuare la cottura per un’altra mezz’ora  fino a doratura.

Torta pane mele versione 2010

Farla raffreddare o intiepidire prima di sformarla.


Cuore all’arancia di ♥Calabria♥

Lo so, avevo detto che ci saremmo rilette/letti nel 2011 ma non resisto, ha ragione chi dice che il blog crea dipendenza, non potevo aspettare l’anno prossimo per esternare la mia gioia per aver ricevuto un pacco di arance e limoni biologici dalla Calabria, esattamente dalle tenute di Max.

Tutto è nato da un mio commento sul suo blog: voglio anch’io le arance in terrazza!! Dopo pochi minuti la richiesta dell’indirizzo e la spedizione (un pò travagliata, tipica delle nostre efficientissime poste)

Così imparo a fare battute.

Finalmente una bella giornata di sole ed ho avuto anch’io le arance in terrazza.

L’occasione giusta per rifare questo dolce che avevo trovato anni fa con il nome Babà, credo soltanto perchè va intriso con lo sciroppo di succo d’arancia, quella volta l’avevo fatto così, a ciambella:

Questa volta non contaminerò la tradizione partenopea e lo chiamerò :

Cuore all’arancia

Ingredienti per un come questo:

  • 150 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 50 g. di burro (di soia),
  • 1 dl di latte (di soia),
  • 75 g. di zuccchero a velo (ho usato fruttosio macinato nel macina caffè),
  • 1 bustina di lievito per dolci.

Per la bagna:

  • 4 dl di succo d’arancia,
  • 125 g. di zucchero a velo (come sopra),
  • la buccia di 2 arance (solo la parte colorata per evitare l’amaro).

Come fare un così:

accendere il forno a 210°, far sciogliere il burro nel latte e montare  gli albumi a neve.

Lavorare i tuorli con lo zucchero ed aggiungere, alternandoli, la farina setacciata con il lievito ed il latte con il burro.

Imburrare uno stampo ed infornare per 25 minuti.

Nel frattempo preparare la bagna scaldando il succo d’arancia con lo zucchero e le bucce fino a quando lo zucchero sarà sciolto.
spennellare questa bagna abbondantemente sul dolce ancora caldo e, se avete tanta pazienza per sbucciare le arance a vivo e ricavarne sempre a vivo gli spicchi, fate come me oppure guarnire a piacere.

L’ho anche ricoperta con la gelatina chiara in polvere sciolta con acqua e succo d’arancia ma, se avete una buona gelatina d’arancia potete scaldarla leggermente e spennellarla sopra per lucidare gli spicchi.

Bene, è davvero arrivato il momento di farvi gli auguri, oggi è il 30 e devo stilare la lista dei propositi, siccome alcuni devo anche metabolizzarli ci devo lavorare su, oltre ad organizzare una cenetta sfiziosa.

Ello mi ha chiesto i sbeccolezzi, alias tanti piccoli stuzzichini da gustare senza una sequenza logica in maniera informale.

Come ogni anno i nostri occhietti si chiuderanno dal sonno moooolto prima della mezzanotte.

Saremo svegliati dai botti (che detesto), il tempo degli auguri e poi di nuovo a “ronfare” non senza, io, aver fatto gli auguri anche a Perla (sapete già che non sono tutta “giusta” ;-) ).

Adoro svegliarmi presto il primo dell’anno, quando gareggiavo era la mattina ideale per il primo allenamento: le strade deserte, un silenzio rassicurante, i pensieri leggeri come la mia pedalata.

Quest’anno andrò in piscina e ad ogni bracciata scivoleranno via i brutti ricordi degli anni passati lasciando la consapevolezza della bella vita che ho  e vasca dopo vasca mi ricaricherò di energia positiva.

Tra i propositi non c’è quello di scrivere post più corti, non lo posso fare, questo è un blog di ricette ma è anche il mio diario.

Cucino e penso e quando vengo qui oltre agli ingredienti mi viene naturale condire le pietanze con i miei pensieri.

Perla, vuole esserci anche lei a farvi gli auguri, sta guardano l’ anno che sta per arrivare, spero che sia un anno che la faccia uscire sul tetto a godersi il panorama e non a rientrare spaventata, saltando sulla mia scrivania.

Lei mi ha dato tanto affetto, ci sono stati momenti in cui è stata il mio salvavita.

Il mio pensiero va anche ai miei randagi, più sfortunati di lei, l’ENPA che sembrava mi avesse teso una mano l’ha tirata indietro, ma non importa, per quello che potrò li aiuterò io, soltanto che avere al mio fianco un’istituzione, avrebbe fatto desistere certe “persone” (persone è una parola grossa) a fargli del male.

Allora Buon 2011 anche a tutti gli animali del mondo, spero che vi lascino almeno uno scampolo di terra dove correre felici.

Auguri a tutti!!!


Soufflè di ricotta di kefir nella mela avvolta in mantello croccante di Ernst Knam.

Sono contraria ai titoli troppo lunghi ma questa volta proprio non sapevo come introdurre questo dessert.

Avvicinarmi per la prima volta ad una nuova ricetta, soprattutto se dolce mi spaventa non poco, il flop è sempre in agguato e, mentre per le ricette salate la fantasia e la fortuna riescono a riparare, per il dolce no, non c’è scampo.

Se questa nuova ricetta poi è un soufflè di formaggio di capra nella mela diventa una bella sfida.

Mai fatto un soufflè, attendevo un afflosciamento immediato, invece la cupoletta è rimasta bella sostenuta ed ho potuto offrirlo a ello con orgoglio e soddisfazione.

È d’obbligo citare la fonte (magari fossi così brava ;-) ) pag. 100 del libro L’ arte del dolce di Ernst Knam, libro comperato a Mestre in una bancarella dell’usato.

Io trascrivo le dosi del libro per 8 mele, io ne ho fatte 2 con i relativi calcoli e lascio a voi la scelta di quante prepararne.

A cose fatte mi rendo sempre conto di cosa avrei dovuto fare invece: non avrei dovuto togliere prima il torsolo ma tagliare la mela in modo da fare una base larga e poi scavarla, non sarebbe cambiato nulla nel sapore ma la mela sarebbe stata meno sbilenca.

Ingredienti per 8 persone:

  • 8 mele Golden,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 3 uova,
  • 20 g. zucchero a velo,
  • 220 g. di formaggio fresco di capra (ricotta di kefir setacciata e leggermente salata),
  • 30 g. di maizena,
  • 100 ml di panna liquida (panna di soia),
  • 60 ml di latte (latte di soia),
  • 1/2 stecca di vaniglia (vaniglia bourbon in polvere),
  • 1/2 limone,
  • 30 g. di zucchero semolato,
  • 150 g. di miele di castagno (miele di grano saraceno),
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per la massa Tulipè (il mantello croccante):

  • 50 ml di latte (latte di soia),
  • 50 g. di farina 00,
  • 50 g. di zucchero semolato.

Qualche parola per la massa tulipè:

il nome della massa tulipè si ispira al tulipano in fiore.

Originariamente questo wafer veniva infatti modellato, ancora caldo e morbido nella coppa di un bicchiere, in modo da assumere la forma “a tazza” di un tulipano aperto.

Preparazione:

accendere il forno a 200° C.

Iniziare preparando la massa tulipè, mescolando bene in una ciotola ampia i 3 ingredienti.

Sbucciare le mele, tagliare la base per renderle stabili e svuotarle con uno scavino lasciando un bordo di 1/2 cm.

Rotolarle  nella massa tulipè,  avvolgerle con le lamelle di mandorle e disporle in una pirofila.

Preparare il ripieno separando i tuorli dagli albumi, montare i tuorli con lo zucchero a velo, incorporare il formaggio di capra (o la ricotta come ho fatto io), la maizena, la panna, il latte, la vaniglia e la scorza grattugiata del limone, io ho salato la ricotta altrimenti va aggiunto un pizzico di sale.

Mescolare bene ed unire delicatamente gli albumi montati a neve, riempire le mele ed infornare per 20 minuti.

A piacere irrorarli col miele, servirli caldi (anche freddi sono buonissimi).


Bocconcini di pollo al pepe rosa…..

Ecco una ricettina veloce, veloce, leggera, leggera e gustosa, gustosa :-)

La faccio spesso, e dopo ver scoperto che “ello” al contrario di quanto aveva sempre detto, il pollo lo gradisce..e se lo gradisce, lo preparo spesso.

È stata la nostra cena di ieri sera ed ho colto l’occasione per fotografare il piatto e spedire la ricetta al concorso Amadori.

Cosa occorre:

  • petto di pollo,
  • salvia,
  • latte di soia,
  • panna di soia,
  • concentrato di pomodoro o passata,
  • pepe rosa in salamoia,
  • sale.

Come si fa:

si possono lasciare le fettine di petto di pollo così come sono (eventualmente le battete un pò per appiattirle) , io ho ritagliato delle striscioline lunghe che ho annodato, i cuoricini (che non si vedono bene lo so :-) ) li ho ritagliati con una formina dopo la prima cottura.

Rosolare  il pollo dopo averlo salato dalle 2 parti, senza grassi, in una pentola antiaderente e metterlo da parte.

Nella stesssa padella mettere il latte di soia e la salvia, cuocere per qualche minuto, aggiungere la panna, il concentrato di pomodoro (o la passata) ed i grani di pepe rosa.

Ridurre la salsina a fuoco lento, aggiungere il pollo e farlo insaporire e servire :-)

Li ho accompagnati a degli spinaci saltati in padella con poco burro di soia.

Per queste preparazioni “pannose” io uso i derivati della soia ma se voi lo gradite potete usare burro e panna, se non usate la panna potete addensare la salsina con la maizena, si può rosolare il pollo nel burro e salvia, insomma si può fare come si desidera :-)

Con questa ricetta ho vinto il Concorso Amadori.


Zuppa nuova Inghilterra con Mais e Patate.

Zuppa Nuova Inghilterra

Ingredienti per 4 persone:

  • 50 g di pancetta affumicata,
  • 2 cipolle,
  • 300 g di patate,
  • 2 cucchiai di olio evo (extravergine di oliva)
  • 2 dl di latte (soia)
  • 4 cucchiai di mais (io uso quello che sgranato che congelo), va bene anche in scatola,
  • Pane nero tostato per servire,
  • sale.

Come fare:

tagliare la pancetta a listarelle, affettare le cipolle e le patate (vedi collage), portare ad ebbollizione il latte con 6 dl d’acqua.

Cuocere a fuoco basso pancetta e cipolle (io non uso grassi, ma aggiungo poca acqua bollente alla volta), aggiungere le patate e la miscela di latte, cuocere fintanto le patate saranno ammorbidite.

Unire il mais e continuare la cottura per altri 5 minuti, scoperto, per far addensare la minestra.

Tostare le fette di pane, disporle nelle fondine e servire caldo.


Pasticcio, di Verdure: il piatto della domenica.

Pasticcio a Trieste e dintorni sono le lasagne, mi stavo chiedendo in questi giorni il perchè del mio approcio tardivo a questo piatto.

Per me è sempre stato il piatto della festa, della domenica, quando s’invitava qualcuno a pranzo il pasticcio ed il pollo arrosto con le patate erano un must.

Ora le cose sono cambiate, beh..non sono Matusalemme però sono nata qualche mese dopo la televisione ed il salto è stato enorme, credo che i bambini che nascono ora non si accorgeranno di grandi cambiamenti ed evoluzioni, si, forse avranno la casa delle vacanze in multiproprietà sulla luna ma non si stupiranno più di tanto.

Però il pasticcio si tiene al passo con i tempi,  cambia abito, sperimenta nuove tendenze, diventa vegetariano, si mette dietro l’orecchio qualche goccia di profumo di mare o di bosco, fa amicizia con nuove farine, che nuove non sono ma soltanto, al suo contrario,  un pò dimenticate.

Però in una cosa è irremovibile, non vuole stare da solo, lui ama la compagnia, le risate, le grandi tavolate allegre, ama i bambini che si impiastricciano con la besciamella ed il ragù, ama la musica, specialmente la fisarmonica.

Certo che quando diventa raffinato con la polpa di granchio  sta a suo agio anche in un piano bar con jazz in sottofondo e a lume di candela.

Sono felice di aver rotto il ghiaccio,  è veloce da fare, versatile, un pò come le torte salate: apri il frigo, scegli ed è  successo assicurato.

Ed ecco a voi:

LASAGNE CON VERDURE DI TIZIANA

Ingredienti: (tra parentesi le mie modifiche)

  • 400 g di lasagne fresche (ho usato le lasagne secche),
  • 3 zucchine,
  • 1 melanzana,
  • 1 porro
  • 8 pomodorini,
  • 1 cipolla di Tropea,
  • 1 spicchio aglio,
  • olio evo qb,
  • basilico,
  • 100 g di Emmentaler, (parmigiano..non avevo l’emmentaler )
  • sale,
  • peperoncino.

Per la besciamella:

  • 40 g di burro, (omesso)
  • 50  g di farina
  • 750 g di acqua, (latte di soia 1 litro)
  • Sale.

Come fare :

lavare e tagliare a pezzetti non troppo piccoli le zucchine, unire la cipolla tagliata a fette non tanto sottili, il sale, il peperoncino,un filo di olio evo e far appassire il tutto molto velocemente.

Stesso procedimento per la melanzana, l’aglio, 4 pomodorini, sale e un filo d’olio.

Lavare e tagliare il porro, unire gli altri 4 pomodorini, il sale, il peperoncino e un filo d’olio, passarlo velocemente in padella.

Mentre le verdure si raffreddano, preparare una leggera besciamella con il burro, la farina, il sale e circa 750 ml di acqua.

(Io procedo così)

A questo punto, formare il primo strato di pasta, qualche cucchiaio di besciamella, le zucchine e un trito di basilico fresco.

(Io che uso la pasta secca metto sul fondo della teglia un pò di besciamella liquida)

Secondo strato di pasta, besciamella, il porro e qualche dadino di emmental.

Terzo strato di pasta, besciamella e melanzana.

Coprire con l’ultimo strato di pasta e besciamella.

Infornare per 20’ a 200°.

(Ho infornato per 40 minuti + 5 per gratinare)

Io le ho fatte ieri sera al ritorno da una bella, stancante cinghialata per i campi dello zio, nessun’altra foto riuscirebbe a rendere l’idea della bontà di questa lasagna, quindi grazie Tiziana, un fiore tutto per te.


Zucchine e finferli: estate e autunno abbracciati in una lasagna.

“Arieccola” con i suoi titoli stravaganti, gli abbinamenti azzardati……state parlando di me?

Sto scherzando, a volte mi burlo di me stessa, un pò di autoironia non fa male, stempera un pò la vita.

La lasagna, voi mi credete se vi dico che pur adorando le lasagne non le ho mai fatte? Eppure è così :-)

E’ iniziata complice la spesa col mio lui che, incantato davanti allo scaffale delle offerte mi ha detto con candore disarmante:

me le fai le lasagne (sua madre è emiliana..vi suggerisce qualcosa ;-) ?

Ed è stato così che due pacchi di lasagne verdi sono finite nel carrello :-)

Ho tergiversato un pò, poi c’è stata la breve vacanza, al ritorno con il raccolto di funghi, le zucchine dello zio….non avevo più alibi.

A darmi il colpo di grazia la mail di Tiziana con foto e ricetta della sua lasagna che arriverà nei prossimi giorni….

Passo al dunque, mi scuso per l’assenza di indicazioni sul peso degli ingredienti, qui si va proprio ad occhio secondo la disponibilità.

Ingredienti:

  • Lasagne verdi secche,
  • funghi finferli,
  • zucchine,
  • cipollotti,
  • prezzemolo,
  • parmigiano,
  • sale e peperoncino.

Per la besciamella:

io la faccio col latte di soia, in questo caso ho usato anche la farina di soia, non ho aggiunto grassi.

Per il procedimento faccio come Solema, vi mando quindi da lei.

Procedimento:

pulire i funghi e sbollentarli per qualche minuto in acqua bollente salata,

tagliare le zucchine a fiammifero (io le ho fatte sottili),

In due padelle far appassire in olio evo il cipollotto, in una mettere le zucchine, nell’altra i funghi.

Aggiustare di sale, pepare o mettere una puntina di peperoncino.

Preparare la besciamella (io l’ho lasciata un pò più liquida perchè non ho precotto le lasagne) e metterne uno strato sul fondo della teglia, appoggiare le lasagne, e ricoprirle con i finferli mescolati alla besciamella, spolverare abbondantemente con parmigiano.

Secondo strato di lasagne, è il momento delle zucchine sempre amalgamate con la besciamella e spolverate con parmigiano.

Farne un’altro con i finferli e terminare con le zucchine.

Coprire con la stagnola e far cuocere a 200°C: per 30 minuti, scoprire e continuare per altri 10 minuti.


Dopo il salato arriva “quello” dolce…io combino “pasticci” ;-)

Oggi è il nostro anniversario, ricordo ancora quell’incontro “combinato” da un mio carissimo amico (che ora vive felicemente marito e papà in Costa Rica)….ciao Marco ;-)

Arrivarono in ritardo, un ritardo pesante che se fosse durato qualche minuto di più probabilmente avrebbe cambiato il corso della mia vita.

Io credo molto nel “destino”?, Si chiama così?

Quante cose sarebbero cambiate “se” e “se”, è andata così, ed è “andata”.

E’ stata la prima volta che, per me, l’amore è cresciuto a poco a poco, non c’è stata la “fiammata” iniziale, è iniziato tutto lentamente.

Chi legge saprà che la vita a due non è tutta come nelle pubblicità del M.B. però dopo anni l’uno diventa indispensabile all’altro.

Un mio amico di Trieste mi diceva sempre: una dona devi tegnirte caldo (una donna deve tenerti caldo).

Basta col “personale” poi s’innescano strani “meccanismi” perciò ora io festeggio con un bel pasticcio d’uva :-) ..vi unite a me?

E’ una ricetta presa da un vecchio fascicoletto, c’erano le nocciole e così , golosa, ho voluto provarlo, quest’anno ho usato l’uva fragola sia bianca che nera dello zio (nella foto il raccolto di tempo fa, domenica ne ho raccolta altra ;-) )

Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:

  • 500 g di uva moscato molto matura (250 uva fragola bianca, 250 uva fragola nera),
  • 100 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 200 g d farina bianca,
  • 130 g di zucchero,
  • 3 uova,
  • 1/4 di litro di latte di soia,
  • 30 g di burro di soia,
  • la scorza di 1 limone grattugiata,
  • 2 cucchiai di pangrattato (ho usato dei frollini senza zucchero),
  • 2 cucchiai di amaretto di saronno (ho usato la grappa),
  • 1 cucchiaino di lievito (cremortartaro).

Come pasticciare:

Preriscaldare il forno a 150°C.

Lavare ed asciugare l’uva, sgranare gli acini eliminando il peduncolo, disporli in doppio strato uno biaco ed uno nero) sul fondo di una tortiera foderata con carta forno che avrete cosparso con il pangrattato o, come me, con i biscotti.

In una terrina sbattere le uova con lo zucchero, unire la farina setacciata assieme a cremortartaro, il burro fuso, il latte e la scorza di limone.

Condire le nocciole tritate con l’amaretto (grappa) e versarle sull’uva, a seguire la pasta, scuotere bene la teglia per far entrare bene il composto negli interstizi degli acini.

Infornare coperto con la stagnola, dopo 30 minuti togliere la stagnola e far colorire.

Suona il campanello..è venuto a prendermi..mi porta a pranzo fuori :-)


Solstizio d’estate, ci vuole qualcosa di rosso, rosso pomodoro.

Ecco un’altra proposta di Tiziana che, con le sue ricette, sta arricchendo questo blog, non vedevo l’ora di trovare i pomodori giusti per mettermi all’opera (purtroppo non ho trovato i Cuor di bue).

Oggi li ho visti così belli, lucidi, profumati e sodi che ho capito  sarebbero stati la nostracena.

Li ho alleggeriti, anche se non ne avrebbero bisogno.

Tra parentesi, come sempre, le mie piccole modifiche.

Così l’ha scritta lei.

Ingredienti:

  • 5 pomodori “CUOR DI BUE” non troppo maturi, (ramato),
  • gr 70 pane raffermo,
  • latte qb. (latte di soia),
  • 2 uova sode,
  • gr 160 tonno sott’olio (al naturale),
  • aglio,
  • prezzemolo (basilico),
  • 3 cucchiai aceto di mele,
  • 5 olive nere (omesse),
  • 1 cucchiaio maionese (ho fatto una maionese senza uova),
  • olio evo qb. (omesso).

Procedimento:

mettere in una ciotola il pane con il latte, nel frattempo lavare i pomodori,

togliere loro la calotta , la polpa interna e sminuzzarla.

Togliere il pane dal latte e strizzarlo bene , unirlo alla polpa dei pomodori,

aggiungere sale, i 3 cucchiai colmi di aceto, l’aglio, il prezzemolo, il tonno e le uova sode sminuzzate.

Amalgamare bene gli ingredienti aggiungendo un cucchiaio di maionese (solo per legare).

Ora riempire i pomodori con il composto, disporli su un piatto, inserire un’oliva al centro di

ognuno e mettere in frigo.

Al momento di servire aggiungere un po’ d’olio evo se si desidera.

Io ho fatto una maionese  con il latte di soia senza uova che ho trovato qui.

Grazie Tiziana, alla prossima!!


Pane ai mirtilli rossi con lievito madre: una giornata particolare.

Pane delle Simili ai mirtilli rossi

Lo avete visto voi questo film? Io l’ho visto poco tempo fa per la prima volta ed oggi mi è ritornato alla mente, non so perchè ma l’ho abbinato a questo pane, è stato un attimo, una giornata particolare, per i suoi silenzi, le parole non dette, per ciò che si nasconde dietro ad una persona per molti insignificante, per la dolcezza lieve di questa giornata che lascia alla fine l’amaro in bocca.

Venerdì, dopo essere stata quasi inghiottita dal lievito madre che esprimeva tutta la sua voglia di vivere invadendo le pareti ed il fondo del forno l’ho accontentato e mi sono messa a produrre compulsivamente crackers, grissini a volontà, però non finiva mai, ho chiamato in soccorso il libro delle Simili Pane e roba dolce ed ho trovato quello che faceva al caso mio, pane all’uva sultanina che poi è diventato Pane delle Simili ai mirtilli rossi, non vi dico la felicità, un buon pane per la  colazione.

Ingredienti:

  • 250 g di lievito madre,
  • 160 di zucchero (100 di fruttosio),
  • 150 g di uva sultanina (150 g di mirtilli rossi disidratati),
  • 250 g di farina 00,
  • 100 g di latte (latte di soia)
  • 50 g di burro morbido (burro di soia),
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaino colmo/10 g. di lievito chimico (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di sale.

La ricetta prevedeva anche una glassa ma l’ho omessa.

 

Come fare:

sbattere  il burro con lo zucchero, unire l’uovo ed il latte (mi raccomando, non di frigorifero), il sale.

Sciogliere  in questo composto il lievito madre (ho usato il frullino), unire la farina setacciata col lievito e battere bene il composto unendo i mirtilli rossi ammollati e strizzati.

Mettere tutto in uno stampo da plum cake e lasciar lievitare al caldo per 3 ore fino al raddoppi

Infornare a 180°C. per 50 minuti.

 


Rotolini di patate, asparagi e crema di porri, what else?

Per la ricetta saltate a piè pari”e leggete più in basso   :-)

Non so da voi, ma qui si boccheggia, l’altro giorno zombiettavo per casa senza concludere nulla,  ieri sembrava mi fossi iniettata qualcosa e non ero mai stanca, avessi saputo che il passaggio da gentil signora a brutta vecchiaccia fosse così fastidioso (si allarga il giro vita, diventi ipersensibile, le rughe d’espressione diventano semplicemente rughe ecc. ecc. ) sarei scesa alla fermata prima, ma si può fare? No vero?

Allora mi rassegnerò e continuerò a portare a spasso la fanciulla in questo corpicino.

Il mio medico, quando ho portato Gin (per chi non lo sapesse glin è il mio ginocchio traballante) al controllo mi ha detto: noi incominciamo ad invecchiare appena nati.

Benon, ma qualche eccezione?

Non sono certo il tipo che andrà mai a riempirsi lo zigomo che quando rido e parlo lo zigomo rimane lì fermo e si muove tutto il resto, neanche mi tatuerò il contorno labbra per nascondere che il labbro superiore sta rientrando , non andrò a risollevare il gluteo (quello preferisco risollevarlo facendo qualche bella camminata in montagna.

Se sapessi che i risultati fossero quelli non disastrosi del trasformarmi in uno Scaramacai (lo ricordate voi coetanee? ) forse ci farei un pensierino.

Ricordo anni fa sono andata a farmi ricostruire le unghie, io che parlo tanto dovrei parlare anche quando subisco e quindi sono uscita con delle unghie da panterona e quelle unghie mezz’ora dopo erano infilate nella terra, perchèdovevorinvasarelepiante e, dato che quelle unghie non mi appartenevano proprio, sono andata a mollo alle terme finchè si sono definitivamente staccate.

Cosa c’entra tutto ciò con questo piatto?

Oh, gentili lettrici, prima del linciaggio vi dico che non mi sento per nulla una brutta vecchiaccia né ritengo tali le mie coetanee, io mi sono molto simpatica, mi trovo anche carina ed anche intelligente e talentuosa, anche se la signorina Rottermaier mi ha sempre detto che tutta ‘sta intelligenza e ‘sto talento sono mal indirizzati ed ha aggiunto sprecati, ma sono giovane posso ancora imparare.

E mò magnamoci questo rotolino e ridiamoci su:

 

Ingredienti per la pasta di patate (io ho fatto metà dose):

  • 700 g di patate (c.ca 5),
  • 300 g di farina,
  • 3 tuorli,
  • sale,
  • pepe q.b.

Prepariamo la pasta:

lavare le patate e metterle a lessare in acqua fredda salata, scolarle, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate, far raffreddare.

Sulla spianatoia setacciare la farina e mettere al centro le patate, i tuorli, sale, pepe e lavorare fino ad ottenere un impasto consistente.

Stenderlo col mattarello, io l’ho fatto un pò grosso, potete stenderlo più sottile.

Tagliare con la rotella dei quadrati di c.ca 10 cm. di lato.

Ingredienti per il ripieno:

  • calcolate 3 o 4 asparagi a fagottino,
  • burro  per insaporirli (ho usato quello di soia),
  • sale, pepe q.b.

Prepariamo il ripieno:

accendere la vaporiera, pareggiare i gambi degli asparagi e dividerli a metà nel senso della lunghezza,cuocerli a vapore per c.ca 10 minuti (devono rimanere croccanti).

Passarli in padella con il burro o anche olio evo se preferite, aggiustare di sale e pepe, mescolando delicatamente per non romperli.

Appoggiare 3 o 4  mezzi asparagi sul quadrato di patate, chiuderli arrotolando e legare con un filo d’erba cipollina scottata o, come me, con foglia di porro, cuocere a vapore per 10/12 minuti

Ingredienti per la salsa ai porri (la consiglio vivamente perchè è BUONISSIMA):

  • 1 patata cruda,
  • 2 porri,
  • latte di capra (o latte vaccino o di soia),
  • burro di soia (o burro normale),
  • sale, pepe q.b.

Prepariamo la salsa:

pulire i porri, lavarli e tagliarli a rondelle, sbucciare la patata, tagliarla a cubetti e mettete  tutto in una pentola coperto d’acqua.

Salare e portare ad ebbollizione, cuocere a fuoco moderato (coperto) per c.ca 20 minuti.

Unire (se vi va) il condimento, il latte, aggiustare di sale e pepe e frullare col minipimer.

Ottenuta una crema impiattate i vostri rotolini, magnar e morir dicono dalle mie parti.

Con lo stesso impasto io preparo el strucolo de spinazi ma questa è un’altra ricetta.

 


Semifreddo al sambuco.

Dopo aver fatto lo sciroppo, ora devo trovare nuovi modi  di applicazione….questo è un semifreddo di Nigella, lei usa il miele, io l’ho sostituito con lo sciroppo di sambuco.

Ingredienti:

  • 3 dl panna fresca,
  • 100 g. di sciroppo di sambuco (sostituibile a piacere),
  • 1 uovo intero,
  • 4 tuorli,
  • pistacchi tritati,
  • nocciole tritate.

semifreddo sambuco rett1

Procedimento:

montare la panna, scaldare a bagno maria l’uovo intero ed  i tuorli, montare tutto con la frusta, lasciar intiepidire ed incorporare lo sciroppo  e, delicatamente, la panna.

Foderare con la pellicola uno stampo da plum cake o forme diverse da monoporzione come preferite.

Mettere sul fondo nocciole tritate e pistacchi tritati, versare il composto e coprire lo/gli stampi  con la pellicola, mettere nel congelatore per c.ca 3 ore.

Rovesciare su un vassoio o piatti singoli e decorare a piacere.

Buon fine settimana a voi!!


Kanten di Fragole e Kanten di Anguria, il tuo peso vale oro.

Sono uscita un po’ abbacchiata dallo studio medico l’altro giorno.

Gin (il mio ginocchio) ha cercato di consolarmi:

dai, non essere triste, farà bene a tutti 2 un po’ di piscina, io potrò finalmente riposare e tu ti risolleverai il morale, i glutei ed il seno…

Brutto screanzato!! Come ti permetti?

Dai che hai ragione, andiamo!

Così io e Gin ci siamo messi alla ricerca della piscina perfetta.

Abbiamo scelto quella di Feletto, è una piscina  costruita da una Banca  in cambio della  concessione di un terreno  comunale abbandonato ed incolto.

Così, come raramente succede, la logica e la ragione pratica hanno avuto la meglio su inutili lungaggini burocratiche.

Detto fatto, Banca, piscina, albergo tutto in piedi in poco tempo!!

Siamo entrati e nell’attesa la mia attenzione è andata immediatamente su un cartello publicitario:

“IL TUO PESO VALE ORO” per ogni Kg del tuo peso 1 € di sconto

es.: 80 kg di peso= 80 € di sconto!

Allora ho benedetto lo spaghetto mangiato la sera prima e la banana della colazione.

Lei mi pesi ma non mi dica nulla, non so far di conto quindi perfetto così!

Devo dire che lo sconticino è stato bello sostanzioso.

Per immergermi completamente nella fitness-atmosfera ho comperato occhialini e cuffia, e da lunedì metterò in ammollo le mie carni bianche e mollicce, beh, ho esagerato dai.

A Trieste diciamo: non xe mai un mal sensa un ben!

E con questo meraviglioso ottimismo nel vedere sempre il bicchiere mezzo pieno io e Gin siamo tornati a casa a preparare un bel dessert dietetico perchè, chi ben comincia è a metà dell’opera!!

Questa ricetta l’ho vista qui , ed è qui che ho scoperto l’alga kanten, o agar agar e me ne sono innamorata.

Le mie variazioni sono tra parentesi, vi consiglio di visitare il suo blog, ne vale la pena anche se è da un po’ che non è attivo.

fragola zio

Ingredienti:

  • mezzo litro di succo di mela,
  • ½ limone – succo e buccia,
  • 10 o 12 fragole (12),
  • un pizzico di sale integrale,
  • 3 cucchiaini di agar agar in polvere (5 g di barra),
  • 1 cucchiaio di malto di riso (facoltativo), ho usato il fruttosio,
  • una punta di vaniglia in polvere.

Come fare:

mettere  il succo di mela, la barra di kanten, il sale in una pentola d’acciaio, portare ad ebbolizione e bollire per far sciogliere il kanten  mescolando di tanto in tanto per evitare che si attacchi.

Grattugiare il limone e spremerne il succo.

In una terrina di vetro mettere le fragole lavate e tagliate a pezzetti, il succo e la buccia del limone, la vaniglia, il fruttosio.

Appena l’agara agar sarà sciolto versare il succo di mela bollente sulle fragole.

Lasciare raffreddare per un paio d’ore.

Una volta che si sarà formata la gelatina frullare e mettere in fresco in uno o più contenitori alimentari.

Ha la consistenza di una mousse, quindi se volete sformarlo dovete aumentare la dose di agar agar.

Questa scoperta mi è tornata utilissima l’altra estate quando ho aperto un’anguria ed ho scoperto che era troppo matura, perfetta per me ma immangiabile per lui.

Di buttare nell’umido kili di anguria proprio non mi andava giù!!

In questo caso ho sostituito il succo di mela con il succo di anguria che ho ricavato setacciando la polpa in un colino, dopo aver eliminato i semi.

Per non buttare nulla ho messo in frigorifero il succo avanzato  con poco succo di limone, con altro succo ho formato dei ghiacciolini.

succo d'anguria e ghiacciolo-001

Altre varianti con il latte di soia, qui  però volevo una consistenza che mi permettesse di sformare, l’ho ottenuta aumentando la grammatura dell’agar agar a 7 g.

Per lo stampo da budino ho messo in fusione nel latte di soia  il macis (l’involucro della noce moscata),

Per quello piccolo semini di cardamomo pestati,

L’effetto marmorizzato l’ho ottenuto versando lentamente lo sciroppo d’acero.

Se non mi sono spiegata bene chiedete, a volte da cosa nasce cosa, quindi dosi e grammi mi sono ostici!

Vi lascio con la foto di questa meridiana che ho visto domenica, assieme alla donnina sopra, fuori da un’abitazione.


Crespelle e Pasticcio agli asparagi di Tiziana.

Tiziana, ricordate questa ricetta? Beh, proprio lei, riporto la sua ricetta, le mie varianti, tra parentesi in corsivo.

Per 12 crespelle:

  • 120 g di farina (farina di grano saraceno),
  • 3 uova,
  • 250 cc di acqua minerale frizzante,
  • 1 pizzico di sale.

Per il ripieno:

  • 1kg. asparagi bianchi, vanno benissimo anche i verdi (verdi),
  • 1 cipolla piccola,
  • sale,
  • pepe,
  • olio evo.

Come fare:

pulire e pelare gli asparagi,tagliarli a pezzetti mettendo da parte le punte.

Tritare finemente la cipolla, unirla agli asparagi, l’olio e saltare il tutto in padella, a metà cottura aggiungere le punte (se si mettono prima si spappolano) e ultimare aggiungendo sale e pepe.

Far raffreddare il composto e quindi farcire le crespelle, piegarle a fazzoletto e disporle in una pirofila imburrata.

(Ho arrotolato le crespelle, decorate con gli asparagi e coperti con la besciamella di soia e parmigiano).

In questo periodo io uso gli asparagi in tutti i modi, perciò quando li  lesso, conservo l’acqua di cottura con la quale poi faccio la besciamella per coprire le crespelle, grattugio sopra del parmigiano e le passo in forno per gratinare.

Con gli stessi ingredienti faccio anche il pasticcio, aggiungendo però del fontina a dadini fra uno strato e l’altro di asparagi.

Ho riportato fedelmente la sua ricetta, io ho usato il latte di soia per la besciamella omettendo il burro.

Per il pasticcio ho usato le lasagne verdi senza fontina ma abbondando col parmigiano  (per ello).

La mia piccola porzioncina l’ho farcita con il gorgonzola mascarponato.

Buona giornata.


Flan di ortiche e ricotta con fonduta di Formadi Frant.

Prima che finisca la stagione un’altra idea con le ortiche.

Ingredienti per 4 flan:

  • 200 g. di ricotta di pecora,
  • 200 g. di ortiche cotte a vapore e frullate,
  • 2 tuorli d’uovo,
  • 2 albumi montati a neve,
  • 50 cc. di panna di soia.

Per la fonduta:

  • latte di soia,
  • formadi frant.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C.

amalgamare bene tutti gli ingredienti ed incorporare gli albumi a neve, versare il composto negli stampini e cuocere in forno, a bagnomaria.

Non contengono farina e i flan saranno cotti quando si saranno gonfiati, il tempo dipende dagli stampini usati.

Come fare la fonduta:

in un pentolino spezzettate il formadi frant e scioglietelo in poco latte di soia.

Quando sarà diventato un composto vellutato versatelo sugli sformatini.

Per me è stato un piatto unico, goloso, leggero e scic.


Chiocciole al caprino con salsa al limone: Simili seconda parte.

Aspettando il reportage fotografico con resoconto delle mie compagne di corso ieri, con ancora un po’ di nostalgia, ho pensato di mettere in pratica e condividere con voi qualche Simili-insegnamento e ho fatto la “sfoglina imbranata” per un po’.

Così ho preso la farina 0, le 2 uova che mi ha regalato il vicino….chissà perchè le galline “di casa” non fanno le uova della stessa misura :-( …….

Ho setacciato la farina e l’ho allargata formando un cerchio,   all’interno ho messo le uova ed ho incominciato a battere l’albume con la forchetta per renderlo permeabile alla farina.

Ho iniziato ad incorporare la farina un pò alla volta prendendola dall’interno del cerchio.

Quando l’uovo si è amalgamato alla farina, ho ripulito la forchetta, ho coperto con la farina ed ho iniziato a lavorare a mano.

Le sorelle insegnano alla fine, prima del riposo (coperto), di chiudere il “buco” e fare un bottone che, durante il riposo, dovrà rimanere sotto.

Quando la pasta si è riposata incominciare a stenderla…e qui iniziano i dolori!

Questa forma rotonda può, al massimo diventare ovale, non quadrata, triangolare, rettangolare o frastagliata come le coste della Cornovaglia, no, deve rimanere così e per rimanere così ci vuole l’esperienza delle “sfogline”, una grande spianatoia, un mattarello perfettamente diritto, non dev’esserci nessuna “luce” tra lui e la tavola.

La sfoglia vi farà capire dove vuole andare e non tollera pressioni in verticale e desidera essere accarezzata a lungo e girata, non ama le “pinces” ed una cosa che la fa andare in bestia è essere “spinta” con forza nella macchina, saltando le varie tacche, non parliamo poi se la macchina è elettrica.

Insomma la sfoglia vuole essere trattata bene sennò s’intristisce, si chiude in se stessa e si lascia mangiare malvolentieri non dando il meglio di se.

Ecco, questo è quello che mi hanno trasmesso le Sorelle.

La tagliatella se è fatta con l’amore ed i tempi giusti è perfetta condita con solo burro e parmigiano..e per convincerci ci hanno anche offerto un assaggio.

Adesso..ricetta!!

Chiocciole al caprino con salsa al limone (buonissima!!)

Ingredienti per il ripieno:

  • 400 g di caprino,
  • 80 g di parmigiano,
  • 2 uova,
  • sale, pepe, noce moscata.

Per la sfoglia:

  • 300 g di farina 0,
  • 3 uova.

Per la salsa al limone:

  • 30 g di burro,
  • 250 g di panna fresca,
  • 4 limoni biologici, solo la parte gialla,
  • 2 cucchiai di succo di limone filtrato,
  • sale, pepe bianco, parmigiano.

Procedimento:

In una ciotola mescolare il caprino, unire il parmigiano e le uova.

Tirare la sfoglia e tagliare delle strisce di 30×6 cm.

Al centro delle strisce fare un cordone diripieno.

Raccogliere i lati lunghi ed unirli sopra, al centro, chiudendo perfettamente anche i lati.

Cuocere in acqua salata, scolare, immergere in una ciotola d’acqua fredda salata,

stendere su un canovaccio e far asciugare.

Mettere sul fondo di ogni ciotolina un paio di cucchiaiate di salsa, e disporre sopra le strisce arrotolate a chiocciola.

Versare sopra il resto della salsa e cospargere di parmigiano.

Infornare a 180°C per 10/15 minuti.

Per la salsa:

mettere in n tegame il burro e la panna e portare ad ebbollizione.

Salare, pepare, aggiungere il succo di limone e, per ultima, la scorza grattugiata.

Cuocere 2/3 minuti e togliere dal fuoco.

Volendo si possono cuocere le chiocciole tutte assieme in una teglia grande.

Questa è la ricetta originale, io ho voluto provare cn un ripieno al salmone trovato non ricordo dove, per cui non ho riempito troppo le strisce.

Ho fatto le strisce lunghe 24 cm (per problemi di “pentola”).

Per “legare” il ripieno ho usato una finta besciamella fatta al microonde con latte di soia e farina di riso (il mio lui non tollera il latte).

Le ho condite con il porro brasato ridotto in crema mescolato con la besciamella.

Essendomi avanzato il ripieno ho preparato una teglia di tofe (regalo della Voiello alla spaghettata di Milano) che ho messo in congelatore e che scalderò all’occorrenza.

Conchiglie al caprino con salsa al limone.

Un abbraccio!


La Pizza di Pasqua diventa Colomba e vola in Abruzzo.

 Tutto è iniziato leggendo nei blog ed oggi stanno volando verso l’Abruzzo tante, ma tante colombe da formare un’enorme nuvola che non oscura il sole ma lo illumina ancor di più.

Queste colombe sono il pensiero di chi vuole, nel giorno di questo triste anniversario, essere vicino a chi ha perso i suoi cari, la casa, il lavoro ed il sorriso, il loro battito d’ali sarà la colonna sonora di questa giornata e sarà bello, al loro arrivo, riveder sorridere  chi sa di non essere più  solo.

♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥  ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥

Il mio pacco è arrivato tempo fa e le colombe sono volate via subito, ma oggi volevo esserci anch’io e allora ritrovandomi con la Pizza di Pasqua quella che sta preparando la signora nella foto ed i pezzi di cioccolato di un uovo che è stato maltrattato durante il viaggio ho cercato ispirazione qui ed ho fatto un budino.

Ingredienti per 6 stampini piccoli ed uno medio:

  • 250 g di Pizza di Pasqua Sorelle Nurzia
  • cialda di pizza  ritagliata a forma di colomba… e tostata in forno,
  • 1/2 litro di latte di soia,
  • 1 uovo piccolo,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 60 g tra noci e pinoli

Per la glassa al cioccolato:

  • 100 g di cioccolato dell’uovo delle Sorelle Nurzia,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 2 cucchiai d’acqua.

Come ho fatto la cialda:

ho tagliato con l’affettatrice delle fettine sottili di pizza, ho ritagliato una sagoma di colomba compatibile con la grandezza della fetta ed ho sagomato le fette, le ho tostate per qualche minuto nel forno.

Come ho fatto il budino:

ho spezzettato la pizza e l’ho coperta con il latte di soia bollente, quando ha assorbito tutto il liquido ho aggiunto il miele, l’uovo ed ho frullato il composto rendendolo cremoso.

A questo punto ho aggiunto la frutta secca, ho amalgamato ed ho versato negli stampini imburrati.

Ho infornato a 180°C per 35 minuti, lo stampo più grande 45 minuti.

Ho sformato i budini tiepidi e li ho glassati.

Come ho fatto la glassa:

ho sciolto il cioccolato a bagnomaria, ho aggiunto il miele e l’acqua, ho amalgamato il composto e quando è risultato lucido l’ho versato sui budini.

Con le cialde avanzate ho formato una millefoglie farcita con una crema ai semi di papavero e cioccolato bianco e coperta con la glassa al cioccolato.

Per la crema al papavero:

  • 50 g di semi di papavero macinati,
  • 80 g di cioccolato bianco,
  • 300 ml di panna,
  • 150 ml di latte,
  • 1 cucchiaino di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 2 cucchiai di rhum,
  • 3 fogli di gelatina, 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di arancia e limone.

Come fare:

metttere in ammollo la gelatina,

bollire il latte con il papavero, i 2 zuccheri, il rhum, il sale, la scorza degli agrumi.

Spegnere, aggiungere la gelatina scolata e strizzata ed amalgamarla alla crema.

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, incorporarlo al composto, frullare con il mixer ad immersione.

Montare la panna ed unirla alla crema che intanto si è raffreddata.

Riporre in frigorifero per 3 ore.

Comporre il piatto alternando le  cialde  con ciuffetti di crema al papavero e versare la glassa preparata in precedenza.

Vola, colomba, vola.


Torta salata di zucca, gorgonzola e noci.

In attesa del Manuale di nonna papera per iniziare la riproduzone delle sue famose ricette, ed approfittando del freddo che quest’anno non ci vuole lasciare, mi dedico alla ricerca e sperimentazione di ricette con la zucca.

Girando per i blog vedo che molti amiamo la zucca ma, non so perchè, temiamo un po’ la sua dolcezza, almeno nelle ricette salate, allora via con abbinamenti forti:  zenzero, rosmarino (i miei preferiti), feta, salsa di soia e chi più ne ha più ne metta.

A me piace molto questa cosa perchè è uno stimolo continuo a rinnovarsi ed innovarsi, che senso avrebbe sennò un blog?

Avevano ragione  a dirmi che un blog diventa una specie di figlio da accudire, un po’ come il Lievito Madre.

Si cerca di fare ogni cosa per accontentarlo, farlo crescere sano e forte e per renderlo interessante.

Ho sempre avuto la passione per la cucina, anche quando ero una scapolona leggevo con avidità  libri e riviste cercando sempre qualche leccornia da realizzare.

Inventavo aprendo il frigorifero ed i miei ospiti uscivano sempre belli pasciuti e felici.

Ora di pasciuto e felice ne ho uno solo, più una pelosa mai pasciuta e viziatissima.

Sto divagando un po’ troppo, perdonatemi, mi stanno ritornando la voglia ed il piacere di scrivere e di  raccontare, per questo ora vi racconterò la ricetta!

Ingredienti:

  • 300 g di pasta brisè,
  • 500 g di polpa di zucca,
  • 4 cucchiai di farina di grano saraceno,
  • 100 g di gorgonzola al mascarpone,
  • 2 tuorli,
  • 200 g di latte di soia (si può usare quello vaccino),
  • 80 g di noci tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • 2 cucchiai di semi di sesamo,
  • una manciata abbondante di parmigiano grattugiato.

Preparazione:

foderare o imburrare una teglia da forno del diametro di 24 cm, rivestirla con la pasta brisè (io ho usato la sfoglia, ma la brisè non sforma le decorazioni) e mettere in frigorifero.

Pulire e e tagliare a fette la zucca e cuocerla a vapore, eliminare la buccia e ridurre la polpa in purea con il frullino ad immersione.

In una pentola mettete la purea di zucca assieme alla farina ed il latte, quando avrà raggiunto il bollore e la farina sarà cotta, aggiungere un terzo del gorgonzola e farlo sciogliere completamente.

Fuori dal fuoco aggiungere i tuorli e lo zenzero, a parte mescolate le noci tritate, il sesamo,  il parmigiano ed 1 pizzico di sale.

Versare il composto di zucca sulla pasta, cospargere la superficie con la miscela alle noci e completare con il gorgonzola rimasto tagliato a pezzetti, decorare a piacere!!

Vi consiglio di provarla, il gioco di contrasti che ritroverete in questa torta vi daràcertamente spunti per trasformarla anche in qualcosa di dolce, magari con la ricotta e lo zenzero candito.

Ciao a tutti!


Sformatini dolci di Radicchio di Treviso con salsa di Zucca

Questo sformatino unisce due prodotti che amo particolarmente e che in cucina danno sempre grandi soddisfazioni.

Leggendo gli ingredienti si può pensare ad un “riciclo”, c’è un po’ di tante cose che solitamente tutti hanno a casa.

Ne è uscito un dolcino delizioso che ho accompagnato con una leggerissima salsa di zucca che ha colorato di sole il piatto.

Cosa occorre:

  • 10 foglie di radicchio rosso tardivo,
  • la mollica di 3 panini o pan carrè,
  • 1 bicchiere di latte,
  • 1 uovo,
  • 80 g di zucchero muscovado,
  • 100 g di ricotta,
  • 20 g di cedro candito,
  • 20 g di uvetta,
  • 5 noci,
  • cannella in polvere,
  • 1 bicchierino di grappa,
  • la buccia di un limone,
  • burro e farina di mandorle per le cocottine.

Per la salsa di zucca:

  • 80 g di polpa di zucca,
  • zucchero a velo,
  • farina di mandorle.

Come fare:

accendere il forno a 180°C, cuocere a vapore la polpa di zucca, far gonfiare l’uvetta nella grappa,

mettere la mollica di pane spezzettata in ammollo nel latte, mescolando di tanto in tanto.

Aggiungere al pane lo zucchero, il radicchio tagliato a piccoli pezzi, la ricotta, l’uovo, i canditi, le noci sminuzzate, un po’ di cannella, e la buccia di limone.

Amalgamare e versare in 6 cocottine da forno imburrate e spolverizzate con la farina di mandorle.

Infornare per 40 minuti.

Frullare la polpa di zucca con lo zucchero a velo e la farina di mandorle e servirla con gli sformatini tiepidi.


Torta di mele melosa, si può dire?

Fai una torta di mele prima che “partano”, dice lui.

Per usarle tutte devo fare quella che, hai detto, non ti piace molto (?) , dice lei.

Basta che ne fai una, o devo fare domanda in carta bollata? dice lui.

Ok capo!! dice lei.

Così in un freddissimo ma assolato pomeriggio di gennaio lei chiama a raccolta le mele:

1 kilo


Poi prepara sul tavolo:

100 g di farina 00

50 g di zucchero di canna (fruttosio)

2 uova

1/2bustina di lievito in polvere

1/2 bicchiere di latte (di soia)

1 cucchiaio di succo di limone

la buccia del limone

burro per la teglia, o carta forno.

Sbuccia le mele con la mandolina,

le irrora con il succo di limone,

aggiunge la buccia grattugiata,

lo zucchero di canna e mescola.

In una terrina lavora i tuorli ed aggiunge, poco per volta, la farina setacciata con il lievito,

aggiunge il latte ed ottiene una pastella morbida.

Unisce le mele alla pastella.

Dopo aver montato a neve gli albumi li aggiunge al composto,

Versa tutto nella teglia da 24 cm che ha imburrato.

Inforna a 180°C per 45/50 minuti.

La sforna.

la fa raffreddare, la mette nel portatorte dell’IKEA.

Taglia una bella fetta, la spolvera con dello zucchero a velo mescolato alla cannella e…

vissero tutti felici e contenti.


Clafoutis di pere con quelcheresta del pandoro.

Lo chiamerei anche budino, perchè la consistenza  è simile ad un budino di pane, comunque, clafoutis o budino è buonissimo, anche da fare con altra frutta.

Facendo una perquisizione nel congelatore, ho trovato una fetta del pandoro che avevo fatto per Natale anzi…quello di capodanno, perchè ho fatto due esperimenti con la ricetta delle Simili rivisitata da una conoscente.

In frigorifero sostavano da un bel po’ delle piccole pere che noi chiamiamo pettorai, si consumano cotte, sono rarissime e le ho trovate per caso.

Ora passo alla ricetta..

Cosa mi serve:

  • 250 g di pere, all’interno ho usato le Decana, le piccole solo per la decorazione.
  • 100 g di pandoro o pane raffermo,
  • 50 g di zucchero di canna vanigliato,
  • 80 g di cioccolato fondente,
  • 50 g di farina
  • 3 uova,
  • 3 dl di latte (uso il latte di soia)
  • 1 pizzico di sale.

Come ho fatto:

ho imburrato una teglia quadrata di 24 cm. e, dopo aver sbattuto le uova,  ho aggiunto a poco a poco la farina setacciata con lo zucchero ed il sale, ho allungato con il latte e mescolato bene per amalgamare bene tutti gli ingredienti.

Ho tagliato a cubetti il pandoro,  affettato le pere e dopo aver mescolato ho distribuito tutto  sul fondo della teglia.

Ho inserito le piccole pere tra il composto proteggendo il picciolo con la stagnola,

ho cosparso con il cioccolato tagliato grossolanamente,

ed alla fine ho versato il composto di uova e latte.

Ho infornato a 180°C per 45 minuti.

Mangiare tiepido spolverato con cacao, se rimane riscaldarlo in microonde per 1 minuto per sciogliere il cioccolato.


Crema dolce di zucca

crema zucca cardamomo-002

Questo dolce al cucchiaio nella versione che propongo è adatto a questo periodo di buoni propositi, si può mangiare un dolcetto senza sentirsi in colpa….tra poco arriverà il carnevale con le sue frittelle, aiuto!!

Nulla vieta di usare il latte e lo zucchero, mi piace per questo, massima libertà.

Ingredienti:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 50 g. di maizena (amido di mais),
  • 600 ml di latte di soia,
  • 1 tuorlo,
  • 2 cucchiai di fruttosio,
  • 1 albume,
  • scorza di 1 arancia grattugiata,
  • scorza di un’arancia ricavata con il riga-limoni per decorare,
  • il succo di 4 arance,
  • meringhette (se gradite),
  • bacche di cardamomo a piacere.

crema zucca cardamomo3-003

Come fare:
accendere il forno a 190°C, togliere i semi alla zucca, tagliarla a fette non troppo spesse (lasciare la buccia) e avvolgerle nella stagnola ed infornare per c.ca 15/20 minuti.

Sfornare e sbucciare le fette e, dopo aver ridotto la polpa in purea, metterla in un colino per eliminare il liquido in eccesso.

Nel frattempo sbattere il tuorlo con il fruttosio fino a renderlo schiumoso e versare il composto in una casseruola.

Sciogliere la maizena in un po’ di latte, unire il resto del latte di soia e versare tutto nella casseruola con l’uovo.

Riscaldare senza far raggiungere l’ebbollizione mescolando continuamente, unire i semini di cardamomo pestati nel mortaio, spegnere e lasciar raffreddare.

In una ciotola unire il composto ottenuto alla polpa di zucca, la scorza (meno quella a julienne) ed il succo d’arancia, montare l’albume a neve fermissima ed incorporarlo alla crema.

Versare in una coppa unica o porzionarla a piacere, livellare la superficie e riporre in frigorifero per 3 ore.

Decorare con delle piccole meringhe e la scorza d’arancia tagliata a julienne.

crema zucca cardamomo4-002

Se avete ancora qualche zucca che gira per casa provatela!


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: