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Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto unùo splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…

P.S.: mi scuso per il post doppio ma ho avuto problemi di aggiornamenti, grazie per la comprensione.

Commenti e risposte sono nel post/doppione sotto…


Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto unùo splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…


Torta Salata con Acetosa e Cipolla.

torta salata acetosa pronta n-002

Il mio approccio con le erbe è lo stesso che ho con i funghi, non avendo fatto corsi né per le une né per gli altri, preferisco andar per gradi ed aggiungere ogni anno un’erba o un fungo diversi.

L’acetosa l’ho conosciuta l’anno scorso e da quel giorno la curiosità di saperne di più mi è rimasta appiccicata addosso, ora, l’averla trovata nei campi vicino casa mi ha rinnovato la voglia di iniziare a sperimentare ricette con lei.

Questa ricetta, l’ho trovata su uno dei due piccoli libricini che mi erano stati regalati: l’erbario in tavola. Li ho trovati anche in rete,la prima parte ad un prezzo irrisorio mentre la seconda, a mio parere, ad un prezzo ingiustificato.

C’è anche in rete, un copia-incolla  ma a me piace provarle le ricette, specie quelle con le erbe che solitamente vedo nei campi ma che non immaginerei mai di poter portare in tavola per mangiarle.

In cucina mi piace essere affidabile, provare, modificare a piacere mio, condividere e spiegare, mi è già capitato che mi domandassero: che sapore ha? E voglio poter rispondere.

In questo caso rispondo prima, questa è una tortina dal sapore particolare, l’erba acetosa, lo dice anche il nome, è aspra e richiede la vicinanza di ingredienti che l’addolciscano un pò, quindi, non fatevi spaventare dalla presenza dello zucchero di canna è, per questa torta, il marito perfetto.

Acetosa foglia-001n

Il suo nome latino è Rumex acetosa, Rumex significa Lancia ed è proprio ad una lancia che assomigliano le foglie; questo vi aiuterà a riconoscerla e non confonderla, nel dubbio assaggiatela ed il suo sapore di aceto vi confermerà che state raccogliendo l’erba giusta.

In Lombardia la chiamano Erba Brusca e nel Milanese le fu dedicata anche una canzone..

L’Acetosa vanta una lunga storia, dal libricino: gli Egizi la raccoglievano in abbondanza e la servivano a fine pasto, come digestivo, persino alla mensa dei Faraoni; anche i Romani ne fecero molto uso, sia in cucina che come medicinale e la si ritrova menzionata da molti autori, fra i quali non manca Virgilio.

Nel Medioevo la si coglieva tenera per farne minestre e salse e per aggiungerla alle insalate, sottolineandone anche il valore medicinale, come in questo passo dei Consulti medici del Cocchi:

“Sia il pranzo consistente in minestra brodosa molto, di carne con pane e paste, e bollitura di lattuga o d’acetosa”

In alcune Regioni dell’Inghilterra veniva usata per sostituire le mele in torte e pasticcini nel periodo «vacante», quando cioè le ultime mele conservate durante l’inverno erano finite ma non era ancora spuntata l’uva spina.

Sul libricino ho trovato anche questa chicca:

Il Cuoco Piemontese, pubblicazione del 1766, riporta questa  Salsa verde all’Acetosa:

“Pestate un pugillo di acetosa in un mortaio, spremetene il sugo, indi passatelo allo staccio; mettetevi dentro del buon butirro maneggiato con farina, sale e pepe grosso, fate legare la salsa sul fuoco e servitene tanto di grasso come di magro”

Assai simile a questa preparazione è un’antica salsa lombarda: quella detta all’ erba brusca.

Ora andiamo in cucina, è da pochissimo che mi sono avvicinata alla pasta brisè ed ho notato che l’aggiunta di farina di tapioca rende l’impasto vellutato e setoso, quindi continuo così.

torta salata acetosa alto n-001

Ingredienti per una teglia da 24 cm.:

Per la Pasta Brisè, mia versione:

  • 150 g. di  farina 00,
  • 70 g. di farina di tapioca,
  • 100 g. di burro freddo tagliato a cubetti (per gli intolleranti al lattosio usare il burro di soia),
  • 1 tuorlo,
  • brodo vegetale freddissimo (al posto dell’acqua),
  • 1 pizzico di sale affumicato.

Ingredienti per il ripieno:

  • 500 g. di foglie di acetosa (io non l’ho pesata ma ne avevo un bel cesto pieno),
  • 2 grandi cipolle (rosse),
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • olio EVO,
  • 1 dl di panna liquida (per gli intoleranti al lattosio adoperare quella di soia o riso),
  • sale affumicato,
  • spalla cotta a pezzetti (facoltativa).

Collage torta acetosa-001n

Come ho fatto la brisè:

ho messo nel robot da cucina (con le lame da impasto in plastica) le 2 farine ed il sale, ho miscelato ed ho aggiunto il burro freddo tagliato a cubetti piccoli.

Ho azionato il robot ad intermittenza fino ad ottenere un composto sbriciolato, ho unito il tuorlo, ho riazionato ed ho aggiunto man mano il brodo vegetale necessario ad ottenere un bel composto vellutato ed omogeneo.

Ho formato una palla e l’ho avvolta nella pellicola, ho riposto in frigorifero per alcune ore.

cipolle affettate n -001

Come ho preparato il ripieno:

ho affettato sottilmente le cipolle, le ho messe in una padella con l’olio e lo zucchero, ho mescolato bene e le ho coperte, a filo, con dell’ acqua e le ho cotte fino a farle diventare trasparenti, se necessario aggiungere acqua bollente.

Appena pronte le ho scolate ed ho messo nella stessa padella l’acetosa ed il sale affumicato, ho coperto e l’ho fatta cuocere nella sua acqua di vegetazione.

Ho scoperto, alzato la fiamma e fatto asciugare il composto, ho tritato finemente ed aggiunto la spalla cotta.

Ho preriscaldato il forno a 180° C.

Ho steso la pasta ed ho foderato la teglia, ne ho bucherellato il fondo ed ho infornato fino a doratura.

Ho sfornato, ho fatto un primo strato con le cipolle, un secondo con l’acetosa, ho versato la panna, ho coperto con la stagnola ed ho infornato abbassando la temperatura a 180° C., per 20 minuti, ho tolto la stagnola ed ho continuato la cottura per altri 15 minuti

la ricetta originale prevede una gratatina di noce moscata sulla panna ma non la ritengo necessaria.

Varianti: si può aggiungere del formaggio a scelta nel composto di acetosa o mettere un tuorlo e parmigiano nel composto di panna, per attenuare il sapore dell’acetosa si possono aggiungere delle patate bollite schiacciate ecc. fate come vi piace.

Torta salata acetosa fetta-002n

Buona domenica, alla prossima ricetta.


Aveyron farçous all’acetosa e borragine.

farçous a cuoricino

É valsa la pena spingersi nei campi a raccogliere l’acetosa da unire alla mia borragine per creare una petite recette per lei.

Ci voleva la sua solarità contagiosa per farmi riaccendere la luce ed evitare la pericolosa eutanasia di questa mia passione per la cucina, la mia voglia di sperimentare, giocare con gli ingredienti…. ah l’amour!!!

Non parlo il francese, purtroppo, come, purtroppo non parlo nessuna lingua, mi arrabatto con lo sloveno, il croato, l’inglese, il tedesco, ma solo per poter “sopravvivere” se mi si ferma la macchina in uno dei paesi nei quali si parla una di queste lingue.

Ma ho la fortuna che, quando si mangia non si parla, è una delle prime cose che mi hanno insegnato da piccola: non parlare con la bocca piena quindi, lasciamo parlare le papille gustative, loro non mentono…

Questa ricetta proviene dall’ Aveyron, una piccola regione della Francia meridionale, è suddivisa in Cantoni, come la Svizzera, per intenderci e prende il nome dal fiume omonimo che la attraversa.

Io amo la Francia, ho avuto la fortuna di andarci negli anni in cui correvo in MTB che, si sa, è la bicicletta da montagna e quindi, i percorsi sono off road ed offrono la possibilità di godere, ovunque tu sia,  di una natura straordinaria.

Ora che ci penso provo ancora l’emozione di quando, in una lontana estate del 1993 corsi in Provenza, i sentieri terrosi e polverosi,  la sensazione di trovarmi nel Grand Canyon.

Il tifo dei Francesi, che nelle occasioni sportive premiano la persona e non la sua provenienza, rendeva sopportabile la fatica e mi regalava l’ energia sufficiente per continuare la gara.

Perdonate questo fuori programma (off topic nel linguaggio del web) ma, mi conoscete ormai, sono fatta così…

Questa ricetta può ricordare i pancake, delle fritelline, o i famosi blinis, in fondo sempre di uova, latte e farina parliamo ed in questo caso la ricetta prevede le erbe, solitamente biete e prezzemolo.

Esiste anche la versione con la carne, prosciutto, pancetta ecc. , io ho optato per tutti e due, così una frittellina o due diventano un pasto unico, basta aggiungere un’insalatina ed il pranzo è pronto, ottimo anche come schiscetta o bento o, come diciamo o a Trieste: ala vecia, in un bussolotto  messo nello zaino e via a far una scarpinada in Val Rosandra

acetosa3-001

Acetosa.

Al posto delle biete e prezzemolo ho messo l’acetosa (foto fatta a marzo), un’erba che si chiama così proprio perchè sa di aceto; mi hanno raccontato che un tempo i bambini, che non stavano davanti al pc ma andavano a giocare nei campi (n.d.r.), ad un certo punto, avendo sete, per calmarla succhiavano le spighe di questa pianta (ne vedete una nella foto del piatto) e riprendevano a giocare.

Le foglioline che vedete nella foto si possono anche mettere crude nelle insalate o nelle frittate, come in questo caso.

La mia borragine-001

La seconda erba che ho scelto è la borragine, questa della foto risale a marzo, quella sotto all’altra sera.

la mia borragine dopo qualche giorno-001

I farçous originali assomigliano come forma a dei piccoli hamburger io, ho fatto, al solito, un cuoricino con quella formina apposita che si adopera per dare una forma all’uovo all’occhio di bue:

formina per farçous-001

Ingredienti:

  • 125 ml di latte (se siete intolleranti va bene anche quello di soia),
  • 50 g. di farina (se siete celiaci va bene una di grano saraceno con spiga, mi raccomando o quella di ceci),
  • 1 mazzetto di foglie di acetosa e di borragine,
  • 1 uovo,
  • 1 piccolo scalogno,
  • pepe verde macinato,
  • 1 fettina di spalla cotta (per i vegetariani omettere),
  • sale affumicato (scelta personale).

Formina per farçous1-001

Come fare:

in una ciotola, sbattere l’uovo, aggiungere la farina setacciata, il sale ed il pepe; aggiungere il latte a poco a poco, amalgamare bene la pastella e riporla in frigo per 1 ora.

Nel frattempo lavare le erbe, asciugarle e tritarle, tritare lo scalogno io, dal momento che va crudo nell’impasto, ho preferito grattugiarlo, ho grattugiato anche la fettina di spalla cotta.

Unire tutto alla pastella, mescolare e versarne 2 cucchiai (per la forma classica) in una padella antiaderente (io di ghisa) leggermente unta d’olio o, come me, in una formina (ce ne sono di vari tipi).

Cuocere 2/3 minuti per lato se li fate piccoli, per il cuore ci sono voluti 6 minuti per lato (va unto anche il bordo interno dello stampino per poterlo sformare e girare).

Ecco il farçous pronto da servire:

Cuore di farçous -001

Buona domenica a tutti:

Questa ricettina tutta primaverile è per l’ Abbecedario Culinario della Comunità Europea ospitato da Elena fino alle 24 di oggi.

ABC_CE


Soufflè dolce di Avocado al Sesamo e Tahini Senza Glutine e il Valore delle cose.

Soufflè avocado sfornato2

Passare da Snoopy che scorazza felice sul suo carrellino nuovo ad un soufflè mi sembra  di offenderlo, tesoro.

Forse è per questo che spesso dico di aprire un altro blog dove esprimere i miei pensieri che esulano dal cibo e dalla cucina, ma non sarei più io, accantoalcamino: le ricette di ogni giorno con qualche storia intorno.

Chi frequenta questo blog spesso lo fa per leggere le storie intorno oltre chè vedere cosa mi sono inventata oggi.

A me piace così e vorrei piacesse a tutti ma, per fortuna, non siamo tutti uguali ed il web permette di andare, tornare o non tornare più, la libertà, questo è bello e, secondo me è istruttivo, insegna a non essere permalosi, a non prendersela se uno non viene più a commentare o si toglie dai follower.

Io all’inizio ci rimanevo male, lo ritenevo un torto personale ma non è così, in fondo non siamo tutti imparentati e non abbiamo nessun obbligo, per fortuna, non qui almeno

Stamattina, leggendo i nuovi post su WP ho letto questo post  ed ho avuto ancora una volta modo di apprezzare Erri de Luca che, come ho scritto nel commento: è straordinario, riesce, con i suoi scritti, a lacerare i cuori ed entrare nelle anime, a far innamorare della vita e degli altri.

Così, ho cercato un suo scritto che mi aiutasse in questa grigia giornata in attesa della primavera, eccolo:

Orchidea, fioritura 2013-001

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente, e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca (Enrico De Luca)Ed  ora il soufflè, che certamente non è  l’ideale per una “foodblogger” aspirante simil-fotografa; il soufflè va sfornato e nel giro di un nano secondo, va fotografato, se sei solo hai già perso…

Comunque anche sgonfio, questo soufflè è piaciuto, nonostante il Tahini che ho adoperato al posto del burro e che ha sapore di sesamo.

Per chi volesse fare questo soufflè in maniera tradizionale, tra parentesi metto gli ingredienti.

Composto soufflè avocado1-001

Ingredienti per 6 cocottine in ceramica da 7 cm. :

  • 25 g. di Tahini (burro),
  • 25 g. di farina senza glutine come da prontuarioautolievitante come qui  oppure 15 di maizena, sciolta precedentemente a freddo (farina 00),
  • 150 ml di latte di riso (latte vaccino),
  • 15 g. di fruttosio macinato a velo + 1 cucchiaio per la decorazione finale(20 g. di zucchero, anche di canna),
  • 1 avocado maturo,
  • 2 uova (tuorli separati dagli albumi),
  • semi di sesamo tostati per la superficie (vanno bene anche di papavero, di girasole o zucca tritati).
Soufflè avocado da infornare-002

Come fare:

preriscaldare il forno (statico) a 200°C., ungere le cocottine con il tahini sciolto, tostare i semi di sesamo in un pentolino antiaderente facendo attenzione a non farli bruciare.

Lavorare i tuorli con il fruttosio, unire la farina, il tahini avanzato ed il latte, versare il composto in un pentolino e porlo sul fuoco e a fiamma bassa far addensare, mescolando continuamente  (come si fa con la crema pasticcera), lasciar raffreddare.

Tagliare l’avocado a metà, togliere il nocciolo (se volete farlo germogliare vedi post cheese cake), aiutandosi con un cucchiaio togliere la polpa e frullarla.

Unire la crema ormai raffreddata ed unire gli albumi montati a neve, riempire a 3/4 le cocottine unte, cospargere la superficie del composto con i semi ed infornare per 20 minuti.

Sfornare, cospargere con il fruttosio a velo ed osservare con sconforto il soufflè+ che si sgonfia.. ma non importa… dopotutto, domani è un altro soufflè (Rossella O’Hara docet )

S. Avocado interno-001

Buona giornata a tutte/i, alla prossima ricetta con intorno una storia ♥


Achillea millefoglie e il Sapore dell’ Alpeggio: sinfonia d’autunno…

Gnochi de pan  e cialdine-003

Ha il sapore degli alpeggi: è la descrizione de Le Gruyère DOP, ed è anche la descrizione della seconda ricetta che presento per il contest La Svizzera nel piatto ideato da Tery (che lo ospita), assieme a www.formaggisvizzeri.it

É l’alpeggio che mi ha ispirata e in alpeggio ho raccolto i suoi protagonisti: l’achillea millefoglie, i chiodini e la santoreggia ma, prima di andare in cucina, vi racconto un storia…

Alpeggio bandiera svizzera

L’autunno arrivò all’Alpeggio, si guardò intorno e divenne malinconico.

Gli avevano raccontato che in quel posto c’è sempre tanta gente, un continuo via vai, un allegro vociare di bambini, l’eco che rimbalza da una montagna all’altra, i campanacci delle mucche, e quelli più piccoli delle pecore, e le malghe in attività.

Gli avevano raccontato del profumo di latte e del profumo dell’erba, profumi che venivano poi custoditi gelosamente nel cuore delle forme di formaggio.

Ma ora che era lì l’autunno non vedeva nulla e non sentiva alcun profumo, le mucche erano già scese a valle, i malgari, non avendo più latte da trasformare, avevano chiuso portando le forme a stagionare altrove.

Vedeva soltanto poche persone, qualcuno camminava per respirare aria buona e godere degli ultimi sprazzi di sole, qualcuno entrava nel bosco in cerca di funghi così, per non pensarci e approfittando della bella giornata, decise di mettersi al lavoro, prese il pennello, i colori ed iniziò, in fondo era lì per colorar d’autunno l’alpeggio.

Una pennellata qua, una pennellata là, ad ogni foglia il suo colore, nulla era lasciato al caso, non aveva fretta, in 3 mesi avrebbe terminato il quadro ed a quel punto sarebbe arrivato l’inverno a ricoprire di bianco tutto il suo lavoro.

Gli stava proprio antipatico quell’ inverno, arrivava, un colpo di vento e metteva tutto in disordine e poi, con poche mani di bianco, copriva tutto, anche i sempreverdi, che lui non era mai riuscito a colorare, facile fare così, son capaci tutti …

Continuò, pensieroso, a dipingere il prato tralasciando i fiori, erano così belli tutti colorati, troppo presto per stingerli.

All’ improvviso la vide, rigogliosa, elegante e superba, nascondeva le sue “millefoglie” nell’erba per non farsi vedere e confidava nei suoi fiori bianchi per sfuggire all’autunno, per lei era ancora primavera…

Achillea prato-001

Ed eccoci finalmente arrivati in cucina, la ricetta è molto più semplice di quel che sembra, è innovativa, e rispetta le tradizioni culinarie sia della mia città natale (Trieste) per quanto riguarda i Gnochi de pan, sia la tradizione del Friuli e della Carnia con le Fueis di formadi.

Dopo aver raccolto qualche chiodino, un pò di foglie di achillea e qualche rametto di santoreggia immaginate di avere una baita sull’alpeggio dove andare a cucinare.

Prendete un pò di pane vecchio, grattugiate un pò di Sbrinz DOP per fare le cialdine con poca farina di polenta (che in montagna non manca mai), grattugiate anche un pò di Gruyère DOP, un pò di latte ed avete tutto per mettervi all’opera.

Cialde sbrinz farina di mais-001

Fueis di formadi (Sfoglie dorate di formaggio)

Ingredienti per le fueis di formadi, dò una dose indicativa ma la proporzione è tot formaggio, tot farina di mais:

  • 100 g. di Sbrinz DOP grattugiato,
  • 100 g. di farina di polenta (io adopero quella grossa ottenuta dal mais di Milva macinata grossa),
  • 1 cucchiaio d’olio per ungere la padella,
  • pepe (la ricetta lo indica facoltativo, io non lo metto).

Come fare le fueis di formadi:

grattugiare il formaggio e mettere sul fondo di una padella (io adopero una in ghisa) un velo di farina di mais e sopra uno strato di formaggio che copra tutto il diametro.

Mettere sul fuoco e lasciar fondere lentamente fino a consolidare la sfoglia, appena è dorata cospargerla con un altro velo di farina di mais e, delicatamente girarla per farla dorare anche dall’altro lato.

Avvertenza: la consistenza che dà la farina di mais non permette di creare una coupelle, la cialda asciuga velocemente rendendola croccante e non malleabile.

É preferibile adoperare un coppapasta per porzionare già da subito le cialdine essendo impossibile alla fine ottenere un buon risultato.

Diversamente, se desiderate ottenere degli snacks cuocetela intera e poi spezzatela a piacere.

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gnochi de pan Svizzera-001

Descrizione ricetta (cliccare per ingrandire)

Ingredienti per il Gnocco di pane con l’achillea millefoglie (le dosi variano a piacere):

  • 1 mazzetto di foglie di achillea,
  • pane casereccio raffermo (ma non troppo) privato della crosta,
  • acqua di bollitura achillea q.b. per ammollare il pane,
  • 1/2 spicchio d’aglio intero,
  • 1 filo d’olio evo,
  • sale,
  • farina*

Gnocco pane achillea millefoglie-003  gnocco pane achillea millefoglie con ripieno-002

Come fare il gnocco di pane con achillea millefoglie:

lavare bene le foglie di achillea, sbollentarle per qualche minuto in acqua salata, scolarle conservando l’acqua per ammollare il pane e metterle in acqua fredda per conservarne il colore verde brillante.

Achillea millefoglie-002

Con pazienza eliminare la parte centrale (si può fare anche prima ed è più facile ma avevo bisogno dell’acqua molto colorata) e saltarle in padella con un filo d’olio evo e l’aglio, giusto il tempo d’ insaporirle un pò: vi assicuro che le foglie di achillea non sono amare, hanno un sapore particolare che vi piacerà.

Strizzare il pane e metterlo nel mixer assieme all’achillea e frullare bene, ( ho scelto di fare così perchè, volendo degli gnocchi più piccoli dei soliti canederli, avevo bisogno di un impasto liscio per poterlo riempire e richiudere comodamente).

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Chiodini cestino-001

Ingredienti per il Gnocco di pane con chiodini profumati alla santoreggia:

  • chiodini freschi,
  • pane raffermo (ma non troppo) privato della crosta,
  • qualche fogliolina di santoreggia,
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • olio evo q.b. per cuocere i funghi,
  • sale,
  • farina*

Gnocco pane chiodini santoreggia-001

Come fare il Gnocco di pane con chiodini profumati alla santoreggia:

elminare i gambi dei chiodini, lavarli sotto l’acqua corrente e sbollentarli in acqua salata per 15 minuti.

Insaporirli in padella con l’olio e l’aglio vestito, verso la fine aggiustare di sale ed aggiungere le foglioline di santoreggia, far insaporire ancora qualche minuto.

Eliminare l’aglio, scolare i funghi e strizzarli per eliminare il liquido in eccesso ma non buttarlo, potrà servire nel caso di un pane molto vecchio

Questi sono i due impasti, ora dobbiamo ancora preparare il ripieno.

Ho fatto una fonduta con Lle Gruyère DOP per la nappatura e per l’interno ho aggiunto dello Sbrinz DOP grattugiato finemente, anche in questo caso ho fatto a occhio.

Ho volutamente omesso la panna e ho ottenuto la consistenza vellutata voluta con 1 pizzico di maizena.

Ingredienti per la fonduta di Le Gruyère DOP:

  • 100 g.Gruyère Dop grattugiato,
  • latte a coprire,
  • 1 cucchiaino da caffè di maizena per addensare ed evitare il rassodamento,
  • polvere di porcino per la decorazione del gnocco misto*

Come fare la fonduta di Le Gruyère DOP:

mettere a bagnomaria un pentolino con il formaggio grattugiato e coprire abbondantemente con il latte (2 cm.) , far sciogliere bene il formaggio, a questo punto sciogliere in poco latte freddo la maizena, incorporarla ed addensare mescolando (basterà pochissimo).

Completiamo la preparazione degli gnocchi di pane:

da ogni composto, aiutandovi con un cucchiaio (io ho usato il porzionatore per il gelato) ricavare delle palline di 30 g. di peso, appiattirle e mettere al centro un cucchiaino di fonduta mescolata allo Sbrinz DOP grattugiato.

Chiudere lo gnocco facendo attenzione a non far uscire il ripieno, infarinarli leggermente (vedi farina elenco ingredienti asterisco), immergerli delicatamente con una schiumarola in acqua bollente salata fin quando ritorneranno a galla (tutti gli ingredienti sono già cotti, nell’impasto non c’è né uovo né farina).

Per la presentazione ho fatto un gnocco mescolando i 2 impasti, procedendo allo stesso modo.

Impiattare appoggiando ogni gnocco su una cialdina e nappare con la fonduta, decorarli con l’ingrediente che lo caratterizza, quello con i chiodini la santoreggia, quello misto con della polvere di porcino*, quello con l’achillea con una fogliolina della stessa.

Gnoco de pan ai funghi aperto con fonduta su cialdina di sbrinz e farina di mais-001

Cuore Svizzero

Ed ecco il cuore di fonduta che è all’interno di tutti 3 gli gnocchi, Le Gruyère non lo avevo mai assaggiato, ma sia questo che lo Sbrinz DOP profumavano di latte mentre li grattugiavo.

Ho impiegato più tempo a scrivere il post che a cucinare, in fondo questa è una ricetta semplice, un goloso riciclo, l’achillea millefoglie si può sostituire con bietoline, spinaci, ecc., io ho provato con le barbe di finocchi appena raccolti, una bontà.

Questa ricetta è vegetariana, sostituendo il pane, si ha un prodotto senza glutine, non contiene uova e, qui non dovrei dirlo, ho amiche vegane che non mangiano formaggio alle quali consiglio di adoperare il tofu, quello cremoso affumicato è perfetto.


Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

Ci sono ortaggi che, non facendo parte della nostra tradizione, vengono spesso trascurati, vedi il topinambour che per fortuna sta entrando nelle nostre cucine, ed il Cavolo Rapa.

Lo chef Carmelo Chiaramonte (che mi piace assai) non approverebbe, lo so, perchè quando  su Sky gli domandano: prodotto detestato, lui, senza esitare risponde: il Cavolo Rapa… Vabbè nessuno è perfetto

Il Cavolo Rapa è un tipino originale, dalla forma stravagante ed il sapore che ricorda la rapa, appunto.

Il sapore della rapa si percepisce ed è certamente la causa dell’impopolarità di questo bellissimo ortaggio.

In Austria, passeggiando,  essendo il cavolo rapa coltivabile tutto l’anno, è facilissimo vederlo  negli orti di casa:

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

Orto Austria con cavolo rapa viola

Le qualità  e proprietà organolettiche le trovate nel pdf cavolo rapa, oggi, dato che la ricetta è semplicissima e vista la tendenza a volersi ricavare uno spazio per l’orto, scriverò qualcosa su come poterlo coltivare da soli, magari in un’aiuola.

Caratteristica fondamentale di questo ortaggio è quella di evidenziare un ingrossamento anche molto accentuato del fusto o torso (asse epicotile) di forma sferica più o meno regolare in corrispondenza della zona del colletto.

Questa palla globosa di colore verde o violetto più o meno intenso, sulla quale si inseriscono foglie non molto sviluppate in lunghezza ed in numero limitato, rappresenta la parte commestibile.

Il Cavolo Rapa predelige il clima temperato ma in “Famiglia” (Cruciferae) è quello che resiste meglio al freddo.

Non ha preferenze di terreno, l’importante che sia fresco e ben drenato, non ama i ristagni d’acqua.

Si può coltivare tutto l’anno, sia in semenzaio che in campo, nei periodi più freddi è consigliato un riparo ed un terreno “caldo”.

Il seme germoglia in 6/7 giorni, quando ha 2/3 foglie si trapianta facendo attenzione a non superare il colletto perchè la crescita sarebbe compromessa

Quando saranno spuntate altre 2/3 foglie si può metterle definitivamente a dimora alla distanza di 25/30 cm tra piantina e 30/40 tra le file.

Le irrigazioni o, nel nostro caso “casalingo” annaffiature, devono essere regolari, il terreno deve rimanere umido.

Se passa troppo tempo tra un’annaffiatura e l’altra il Cavolo rapa diventa fibroso e riporta spaccature, in questo caso la commestibilità si riduce a cibo per  bestiame (questo succede nelle grandi produzioni).

Si conservano al fresco, in casse con torba o sabbia umida (come si fa con le patate e funziona perchè non germogliano) oppure avvolgendo i Cavoli Rapa in sacchetti di plastica o film di paraffina e posti in frigorifero a 3/4 °C.

In questo modo si conservano per mesi.

Le Cultivar sono 2:

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

Bianco Delicatezza: torsa o tubero di media dimensione, rotondeggiande, verde biancastra, solida, resistente alle spaccature, con fogliame eretto.

Mezzo-precoce, indicato per colture estive-autunnali.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

Di Vienna Violetto: pianta di taglia media con fogliame viola intenso, torsa o tubero rotondeggiante, appiattito, viola.

Precoce, si adatta alla forzatura in serra o sotto tunnel.

Ora la ricetta, come ho scritto, semplicissima, io ho messo la salsiccia affumicata di Sauris, voi potete aggiungere speck, prosciutto cotto affumicato (l’affumicato ci sta benissimo col Cavolo Rapa), fate come vi piace di pù.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

Ingredienti per una tortiera di Ø 24 cm.:

  • 1 base rotonda di pasta sfoglia (io ho adopoperato quella light),
  • 3 cavoli rapa pelati e tagliati a quadretti,
  • 2 scalogni piccoli,
  • 1 salsiccia affumicata di Sauris,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte di soia (o quello che adoperate al solito),
  • 1 cucchiaio abbondante di panna acida,
  • pepe verde macinato,
  • sale,
  • fili di erba cipollina per decorare.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

Come fare:

affettare gli scalogni e rosolarli in olio evo, unire i pezzetti di cavolo rapa e far insaporire, aggiungere la salsiccia spezzettata (questa qualità non la sgrasso perchè, essendo più stagionata è più “magra”), mescolare, se vi piace potete sfumare con poco BUON vino bianco (io lo “fiammo”).

Coprire e continuare la cottura, il cavolo deve rimanere croccante, far raffreddare.

Stendere la sfoglia, bucherellarla, ed inserire il ripieno mescolato alle uova sbattute, la panna acida, il pepe, aggiustare di sale se necessario

Se vi piace potete aggiugere parmigiano grattugiato o ricotta affumicata ma sarebbe undi più.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

Con questa torta salata e con un pò di informazioni sul Cavolo Rapa che o si ama o si odia (spero lo amino più persone possibili perchè tutti i Cavoli fanno bene)

Altre idee col Cavolo Rapa, cliccare sulle foto per le ricette.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350 Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350 Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

 


Io Cucino con i fiori…ma voi andate a raccoglierli…

E dire che Godia è a 15 minuti da casa mia e che il Ristorante agli Amici di Godia ha come Patron nientepopòdimeno Emanuele Scarello, chef stellato, relatore e ospite fisso a Identità Golose.

É corteggiatissimo da varie trasmissioni televisive ma lui dice: Lì sarei soltanto uno con la giacca bianca che cucina…preferiso dedicare tempo, energia ed esperienza alla Mia Cucina, ai ragazzi che lavorano con e per me, ad organizzare corsi per le persone appassionate che vogliono imparare tecniche nuove, voglio svelare qualche segreto…ma il Sorbetto al sambuco no eh? (n.d.r. ;-) )

Non ama il microonde, anzi, lo odia proprio, al punto da ricattare la moglie: se vuoi il Bimby, butta il microonde (inutile dirvi che ha vinto lui..ed anche lei ;-)

Non è favorevole al “riciclo” in cucina e  sono daccordo, chi vorrebbe, in un ristorante, mangiare gli avanzi? Gestire bene il fresco, questo è il suo credo ma in famiglia spesso non si può praticare, specialmente se hai un “ello” che non mangia mai 2 volte la stessa cosa e tu sei una che non ama buttare il cibo.

Per farsi “perdonare” il sorbetto al sambuco ci ha svelato una ricetta che, credetemi, è sublime, a me poi, che amo le pietanze al cucchiaio…mmmmmmmmmmmm!!! Ecco a voi il Cremoso al Grana:

Ingredienti per (non pervenuto):

  • 250 ml di latte di soia,
  • 100 g. di Grana grattugiato,
  • 1 foglio (5 g.) di colla di pesce (è possibile sostituirlo con l’agar agar),
  • fiori commestibili per decorare (acacia, trifoglio, ononis spinosa, salvia, rosmarino ecc. ecc.),
  • crostini di pane tostati,
  • pinoli e mandorle tostati,
  • riduzione di acidulato di lamponi.

Come fare:

ammollare la colla di pesce in acqua fredda, strizzarla e scioglierla nel latte di soia precedentemente riscaldato (non bollire), unire il Grana grattugiato e, sempre a fuoco dolce amalgamarlo al composto.

Far riposare in frigorifero ed al momento del servizio decorarlo con i fiori, la frutta secca e la riduzione di acidulato di lamponi.

Mettetevi comodi e gustatevi la poesia di un piatto Stellato.

Ora c’è la ricetta, se vi va di seguirmi ancora siete i benvenuti sennò fatemi sapere se vi è piaciuta ;-) ..lasciatemene un pò :-)

Vi lascio a mangiare in compagnia di Michela Scarello, lei sta gustando i ravioli allo stinco di vitello, vi assicuro che il profumo regalato dall’aglio ursino (raccolto dal Signore sorridente nella foto) ha reso il piatto straordinario…

Ecco, questo è uno di quei casi in cui vorrei possedere il dono della sintesi ed una Reflex…per la prima non c’è speranza, per la Reflex se ne può parlare.

Mi capita spesso quando faccio esperienze nuove che mi portano altrove, che al momento di dare corpo ai miei pensieri mi blocchi.

Scrivo, rileggo e mi sembra sempre che manchi quel pò del “cuore” che c’era prima di farlo, ma questa volta lo devo fare, magari in più puntate, d’altronde le fotografie che Joel mi ha spedito non possono rimanere in archivio, sono troppo belle, guardate questo “Barba di becco”…non è incantevole?!!?!!

Forse alla fine saranno proprio le foto a parlare al posto mio, forse…non lo so ancora…

E qui dico chi è Joel, è un collaboratore di Emanuele Scarello, potrei dire Cameriere, Dipendente ma non mi va di catalogare, so che lui ama il suo lavoro e la fotografia, discreto, educato, gentile, doti comuni a tutte le altre persone che lavorano Agli Amici.

Spesso se non si ha del personale “speciale” uno chef stellato non basta a rendere “speciale” un ristorante, spesso mi è capitato e sento anche dire: si mangia bene…peccato che il personale…

Ci sono ristoranti nei quali ti “sfami” e ristoranti nei quali ti “nutri”, ecco, Agli Amici ti “nutri”.

Ho apprezzato molto anche l’attenzione che hanno nei confronti delle intolleranze alimentari, la Signora Ivonne, mamma di Michela (la coordinatrice dei corsi n.d.r.) al nostro ritorno, ha “impastellato” per noi i fiori di sambuco ed acacia, pastella fatta rigorosamente ed esclusivamente con farina di riso ed acqua minerale frizzante ghiacciata, ma il “trucco”, per non avere alla fine una “mappazza” sta nello “strizzare” i fiori per eliminare l’eccesso di pastella, non importa se, dopo il trattamento, i fiori saranno avviliti, appena a contatto con l’olio le ombrelle, come per incanto,  ritorneranno ad aprirsi, alla fine una leggera spolverata di sale, io aggiungo sempre lo zucchero e quindi è stata una piacevole e gustosa scoperta.

Grazie Signora Ivonne, questa non la sapevo e credo che molte colleghe-blogger ne faranno tesoro ;-)

Ho omesso la testa soltanto per discrezione ma prometto che la prossima volta la immortalo a mezzo-busto-superiore :-)

All’andata una breve sosta al Mulino di Godia che merita un post a parte per quanto è bello, per quanto sia antica la sua storia, per quanto siano buone le farine che produce, le foto che mi ha spedito Joel mi hanno incantata:

Al ritorno ancora una sosta al mulino per comperare le farine:

Ora capite vero…….? Non siamo ancora partiti ed io sono già al ritorno…ma è così, da pensiero nasce pensiero ed i racconti si legano in maniera naturale ed armoniosa, così dev’ essere, almeno così è per me..ma ora si parte davvero, mettetevi scarpe comode ed armatevi di cesto che si va…

L’andatura da “bersagliere” è la mia…

In primo piano asparago.

Una pausa sotto il Sambuco:

Io sono rimasta affascianata dalla Parietaria che è chiamata anche erba vetriola, un tempo veniva usata per lavare le bottiglie per il suo alto potere abrasivo, dove s’ attacca rimane, peggio dell’edera:

Ringrazio la modella.

All’improvviso si apre davanti a noi una suggestiva distesa di trifoglio in fiore:

Qualcuno ricorderà quando da bambino succhiava i petali zuccherini come fosse un dolcetto, altro che cupcake :

Cammina cammina, di prato in prato, come api curiose:

C’è chi raccoglie qualcosa:

C’è chi mette in bella mostra un giovane topinambour:

E cosa dire dell’erba viperina (mentha Pulegium)? Chissà quante volte l’avete vista durante le vostre passeggiate, mi sono chiesta: ma perchè si chiama così? Ho trovato questo:

In lingua greca echis è il vocabolo che indica la vipera; forse il nome Echium venne dato alla pianta perché il fiore presenta uno stilo biforcuto che ricorda la testa delle serpi, oppure perché per lungo tempo l’ E. vulgare fu erroneamente ritenuto capace di contrastare il veleno iniettato mediante la puntura delle vipere.

Particolare del laboratorio


Rita Levi Montalcini, 103 anni per una donna straordinaria: Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita, lei fa tutte 2 le cose….

Foto dal web

Sono sempre stata affascinata dalla forza  contenuta nelle donne minute, quelle che credi possano cadere al primo soffio di vento e che invece il vento non riesce a spostare, è la loro intelligenza che le sposta, che le porta lontano, alla scoperta di realtà da migliorare, di popoli da aiutare, di nuovi studi da intraprendere, donne instancabili.

Cito Madre Teresa di Calcutta, Coco Chanel, Edith Piaf, e cito anche Antonella di Trisomia 21, donna bellissima, minuta con un’energia che non conosce ostacoli.

Sono donne che potresti sollevare con una mano ed invece sono loro che, ognuna nel loro settore, con diversi obiettivi hanno  un comun denominatore: rendere “visibile” il cervello delle donne, il loro coraggio, e sono determinate a far si che nessuno interrompa questa corsa verso la civiltà, con un dito sollevano il mondo, con forza e decisione e, come dice Rita, con ottimismo.

La frase della Signora Rita riassume il pensiero di molte donne e dovremmo tenerla a portata di mano quando si sta per spegnere quella luce, nutrirsi di essa e ripartire.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Se volete approfondire, Vera ha pubblicato un post che contiene, oltre le frasi significative di Rita anche altri appofondimenti, lei lo fa bene, scrive col cuore usando il cervello.

Chissà se La Signora Rita (faccio difficoltà a darle del tu) gradirebbe una fetta di torta alle fragole, in fondo che compleanno è senza torta? Ci staranno tutte le 103 candeline? Certo che si :-)

Torta di fragole senza glutine

Ieri pomeriggio, mentre ello riposava, ho fatto questa torta, di fragole, nascerebbe ciambella ma nei miei “spostamenti” qualcosa è andato storto, quindi continuo col quadrato.

Questa è una torta di quelle che, hovogliadidolcecosapossofaredibuonoeveloce? Ecco la risposta.

Nel web ho trovato una versione simile con farine differenti, l’olio al posto del burro, oltre le fragole un’aggiunta di pesche, credo davvero che si possa variare come si vuole, il risultato è una torta umida, perfetta per colazione e merenda, una coccola espressa per se e per chi amate.

Io ho adoperato la farina senza glutine del blitz di mele di Felix che è autolievitante, ho aggiunto soltanto una puntina di bicarbonato.

Io vi do le dosi originali e, al solito, le mie varianti tra parentesi.

Ingredienti per uno stampo a ciambella ( nel mio caso quadrato 20×20):

  • 300 g. di farina per dolci (io senza glutine da prontuario autolievitante),
  • 200 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 dl c.ca di latte (di soia),
  • 3 uova,
  • 1 bustina di lievito (puntina bicarbonato),
  • 300 g. di fragole a pezzetti,
  • sale.

Come fare:

accendere il forno a 200°C. e preparate la teglia o imburrandola o rivestendola, come ho fatto io, con carta forno bagnata e strizzata (se la  teglia non è apribile, la carta forno  aiuta nello sformarla).

Sbattere le uova con lo zucchero, unire il burro fuso e, poca alla volta, la farina alternata al latte, alla fine unire il sale, il lievito ed il restante latte, aggiungere le fragole spezzettate (c’è chi le fa macerare nello zucchero e limone ma io ho preferito così), versare il tutto nello stampo ed infornare per 50 minuti abbassando la temperatura a 180°C. per 50 minuti se ciambella, io un’ora.

Per renderla più livellata dopo un pò l’ho capovolta (come si fa con la caprese), avrei voluto decorarla in un altro modo ma, nel frattempo ello si era alzato e voleva la “merenda” :-)

Auguri Rita, 100 di questi anni ancora, c’è bisogno di Lei…


Lasagne (o Pasticcio) con quel che resta della polenta…dalla Puglia con amore.

Lasagne di polenta con besciamella alla zucca.

Ore 4 e 30, l’alba è ancora intrappolata nella buia rete della notte…il trillo del telefono rompe il silenzio, un sussulto:

si?

Sono io, ho la “merce”…

Arrivo…

Sono stanca, temendo di non svegliarmi ho dormito poco, sono emozionata e agitata…quella è “merce” che scotta…

Metto in moto la macchina,  le maglie della buia rete della notte si allargano davanti a me per poi richiudersi al mio passaggio.

Ecco, lo vedo, è laggiù, scendo furtiva dall’auto, mi guardo attorno, via Libera… è arrivato il momento:

ecco la “merce”…

Ecco la mia, mettila in un posto sicuro, potrebbe far gola a qualcuno…

Appena fatto lo scambio ci salutiamo , neanche il tempo per un caffè (il bar è chiuso ;-) ) e riparto…vorrei guardare nel pacco ma non c’è tempo, mi fido e lui deve fidarsi di me, se non dovesse “filare liscio” so dove trovarlo.

La buia  rete della notte si apre e si richiude al mio passaggio..arrivo a casa, apro… c’è tutto: “Orecchiette” e “Caciocavallo”, ora tutto “filerà” liscio ;-)

Cliccando sulla foto un pò di notizie sul Caciocavallo.

Finalmente ho potuto realizzare la ricetta che avevo in serbo da un pò, aspettavo la “merce”, ed è arrivata, dalla Puglia con furore e….dalla Carnia col trattore ha aggiunto “ello” in un raro momento di “spiritosaggine”quando, mentre stava mangiando le orecchiette gli ho fatto notare che quello che aveva nel piatto arrivava dalla Puglia, direttamente per lui, con amore :-D

É il regalo di Maria, le sue orecchiette erano già comparse sulla mia tavola ma il caciocavallo no, mai, quello che mi ha mandato è quello “dolce” e mi ha conquistata al primo assaggio, mi piace la sua storia e linkando sulla foto troverete qualche informazione.

Domenica sera avevo fatto la polenta, rigorosamente con la MDP come sempre da quando Francesco 330 me l’ha fatta conoscere nel 2009, Francesco è un esperto conoscitore della MDP e se andate nel suo blog troverete molte ricette facili da replicare e di sicura riuscita.

La prima volta che feci la polenta con la MDP non dissi nulla a “ello” (lui è per metà carnico ;-) ) e dopo i suoi complimenti “confessai”, fino ad allora, ripeto, mescolavo per 40 minuti ;-)

Con gli “avanzi” si possono fare un sacco di cose, alla fine del post vi lascerò qualche idea.

Anche la besciamella, che prima evitavo perchè i grumi non mi davano tregua ora, con Questa fatta al microonde (anche quella del 2009, che fosse l’anno dei “geni”? ;-) ), per me è diventata un gioco, io non adopero grassi, soltanto latte (di soia) e farina (di riso), alla fine aggiungo qualche verdura ecc. a seconda della ricetta che desidero fare.

Lasagna di polenta da infornare.

Per questa “lasagna” che, come molte delle mie preparazioni nascono per “esigenze di copione” ho adoperato la polpa di zucca che avevo congelato e la polvere di porcini che faccio con i porcini secchi nel macinino da caffè, è comodissima da adoperare, ne basta un pizzico per profumare ed insaporire una pietanza.

Ingredienti per una cocottina 10×10, (è preferibile fare delle mono-porzioni):

  • 4 quadrati di polenta 10×10,
  • funghi porcini o altri a piacere,
  • polpa di zucca cotta,
  • polvere di funghi porcini,
  • caciocavallo grattugiato.

Per la besciamella:

  • 30 g. di farina di riso,
  • 200 ml di latte di soia naturale (senza aromi né zuccheri aggiunti),
  • sale.

Come fare:

se l’avete in programma, appena la polenta è pronta prelevarne una parte, lasciarla intiepidire, stenderla con una spatola su carta forno e lasciarla rapprendere, ritagliarne dei quadrati 10×10.

Per la besciamella seguire le  Sue indicazioni, io, ottenuta la densità desiderata (2 cotture di 3+3) ho aggiunto la polpa di zucca e la polvere di porcini, ho controllato la sapidità e ne ho messa un pò sul fondo della cocottina, ho adagiato la lasagna di polenta, altra besciamella, ho aggiunto i porcini tagliuzzati con le forbici (Nigella docet) ed il caciocavallo grattugiato, lasagna, besciamella e via di seguito per 4 strati terminando con besciamella e porcini.

Ho chiuso la cocottina ed infornato a 200°C. per 1/4 d’ora, ho tolto il coperchio, aggiunto il caciocavallo grattugiato e fatto gratinare fino a scioglimento del formaggio evitando la crosticina.

Buona giornata.

Come promesso, altre idee con la polenta MDP: