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Grissotti tricolore con lievito madre e non.

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861″.

Sono le parole che si possono leggere nel documento della legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, che fa seguito alla seduta del 14 marzo 1861 della Camera dei Deputati, nella quale è stato votato il progetto di legge approvato dal Senato il 26 febbraio 1861. La legge n. 4671 fu promulgata il 17 marzo 1861 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 18 marzo 1861.

In circa due anni, dalla primavera del 1859 alla primavera del 1861, nacque, da un ‘Italia divisa in sette Stati, il nuovo regno: un percorso che parte dalla vittoria militare degli eserciti franco-piemontesi nel 1859 e dal contemporaneo progressivo sfaldarsi dei vari Stati italiani che avevano legato la loro sorte alla presenza dell’Austria nella penisola e si conclude con la proclamazione di Vittorio Emanuele II re d’Italia.

Tra il 1859 e il 1860 non ci fu un vero scontro tra l’elemento liberale e le vecchie classi dirigenti ma una rassegnata accettazione della nuova realtà da parte di queste ultime. Solo nel regno meridionale si manifestò una qualche resistenza, dopo la perdita della Sicilia e l’ingresso di Garibaldi a Napoli (7 settembre), senza colpo ferire, con la battaglia del Volturno e la difesa di alcune fortezze. Il nuovo Stato non aveva tradizioni politiche univoche (insieme ad un centro nord con tradizioni comunali e signorili, c’era un mezzogiorno con tradizioni monarchiche fortemente accentrate a Napoli) ma si basava su una nazione culturale di antiche origini che costituiva un forte elemento unitario in tutto il paese, uno Stato – come scrisse all’indomani della conclusione della seconda guerra mondiale un illustre storico svizzero, Werner Kaegi – che cinque secoli prima dell’unità aveva “una effettiva coscienza nazionale” anche se priva di forma politica. Nel rapidissimo riconoscimento del regno da parte della Gran Bretagna e della Svizzera il 30 marzo 1861, ad appena due settimane dalla sua proclamazione, seguito da quello degli Stati Uniti d’America il 13 aprile 1861, al di là delle simpatie per il governo liberale di Torino, ci fu anche un disegno, anche se ancora incerto, sul vantaggio che avrebbe tratto il continente europeo dalla presenza del nuovo regno.

Cominciò infatti a diffondersi la convinzione che l’Italia unita avrebbe potuto costituire un elemento di stabilità per l’intero continente. Invece di essere terra di scontro tra potenze decise ad acquistare una posizione egemonica nell’Europa centro-meridionale e nel Mediterraneo, l’Italia unificata, cioè un regno di oltre 22 milioni di abitanti, avrebbe potuto rappresentare un efficace ostacolo alle tendenze espansioniste della Francia da un lato e dell’impero asburgico dall’altro e, grazie alla sua favorevole posizione geografica, inserirsi nel contrasto tra Francia e Gran Bretagna per il dominio del Mediterraneo.

Riporto dal web queste poche righe come contributo a questa giornata in cui si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia.

Ieri sera le iene hanno intervistato i nostri politici che alla domanda: cosa successe il 17 marzo di 150 anni fa hanno rimediato una figura di escremento dribblando la domanda, ridacchiando o addirittura scappando a gambe levate ma, ma questa è l’Italia, anzi questi sono gli Italiani, un popolo che si accontenta che ciclicamente protesta, critica, dimostra, subisce le scelte di altri e spesso quando sarebbe il momento di agire sparisce.

Ho scelto di non parlare MAI di politica in questo blog, un pò perchè non riesco ad entrare nel meccanismo, un pò perchè ho una visione generale del mondo e delle cose che mi porta lontano da tutto e tutti.

Spesso quando parlo con ello (che invece la politica la comprende e ne comprende anche le strategie) e quando gli faccio delle domande o mi stupisco mi risponde:  funziona così, ecco, per questo non voglio parlare di politica perchè non accetto la frase funziona così,  proprio non mi va giù.

Buon compleanno Italia, generosa Italia, meriteresti di più, spero che il futuro ti riservi più rispetto e gratitudine da parte di chi ti abita e gode delle tue bellezze senza rendersi conto che un giorno, continuando così, saranno irrimediabilmente perdute.

Oggi voglio mettere in tavola un pò di tricolore e questi grissotti, che risalgono a tempo fa (fatti e postati),  mi sembrano perfetti.

Ingredienti (10 pezzi), questi li avevo fatti col lievito madre, tra parentesi le indicazioni:

  • 450 g. di farina 00,
  • 200 ml di latte (acqua),
  • 25 g. di lievito di birra (200 g. di lievito madre),
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1 cucchiaino da te di sale.

Per farcire:

  • 1 tazza da te di olive verdi denocciolate,
  • 20 pomodorini ciliegini tagliati a metà,
  • origano,
  • olio evo.

Come fare:

in una ciotola fare la fontana con la farina setacciata, mettere al centro il lievito sciolto in una parte di latte o acqua.

(Ho sciolto il lievito madre e l’ho unito alla farina dopo averlo ben stemperato)

Lavorare bene incorporando la farina partendo dal centro, unire il sale e l’olio e,sulla spianatoia, lavorare energicamente per 10 minuti.

Modellare una sfera e, dopo averla unta metterla in una ciotola, coprire con la pellicola e far lievitare (raddoppio) in luogo tiepido per 1 ora c.ca (2 ore)

A questo punto formare un filoncino e ricavarne 10 pezzi dello stesso peso.

Arrotondarli e, col matterello, schiacciarli allargandoli leggermente (vedi collage), disporli sulla teglia coperta con cartaforno, farcirli alternando oliva/pomodorino  e pennellarli con l’olio, spargere sopra origano (facoltativo).

Lasciarli riposare per 40 minuti (1 ora e 20) ed infornarli a 200°C. (preriscaldare il forno mezz’ora prima) per 25 minuti o fintanto saranno dorati.

Buona giornata a tutti.


Come andò a finire……

(Tratto dal racconto: Il canto di Natale di Charles Dickens)

Si vestì con i suoi abiti migliori e se ne andò per le strade. Proprio allora la gente usciva (…) e, camminando con le mani dietro la schiena, Scrooge guardava ognuno con un sorriso compiaciuto.

Pareva insomma così irresistibilmente gentile che due o tre persone di buon umore gli dissero: “Buongiorno signore! Buon Natale a voi!”, Scrooge affermò spesso in seguito che, di tutti i suoni gioiosi che avesse mai sentito, per le sue orecchie quelli furono i più gioiosi. (…)

Andò in chiesa, e camminò per le strade, e osservò la gente che si affrettava avanti e indietro, e accarezzò la testa ai bimbi, e conversò con i mendicanti, e guardò giù nelle cucine delle case e su alle finestre, e s’accorse che ogni cosa gli poteva far piacere.

Non aveva mai immaginato che una qualsiasi passeggiata – un niente – potesse renderlo tanto felice.

Nel pomeriggio volse i suoi passi verso la casa del nipote.

(…) “Sono io, tuo zio Scrooge, sono venuto a cena, vuoi lasciarmi entrare Fred?”.

Lasciarlo entrare! Fu un miracolo che non gli strappò via il braccio stringendogli la mano.

In cinque minuti si sentì come a casa sua, nulla poteva essere più caloroso. Sua nipote aveva esattamente lo stesso aspetto. Tale e quale era Topper quando arrivò. Tale e quale era la sorella paffuta quando arrivò.

Così erano tutti quando arrivarono. Splendida festa. splendidi giochi. splendido affiatamento, splendida felicità! (…)

Scrooge fece meglio di quanto aveva promesso. Fece tutto, e infinitamente di più, e per Tiny Tim, che non morì, fu un secondo padre.

Divenne un buon amico, un buon padrone, il migliore degli uomini che aveva potuto conoscere quella buona vecchia città, o qualsiasi altra buona vecchia città, paese o borgo nel buon vecchio mondo.

Alcuni risero nel vedere quella sua trasformazione, ma lui li lasciava fare senza curarsene: era abbastanza saggio da sapere che a questo mondo non è mai accaduto nulla di buono che in un primo momento qualcuno non abbia deriso; e sapendo che gente come quella era cieca in ogni caso, pensò che potevano pure strizzare gli occhi in un ghigno, piuttosto che mostrar la loro tara in forme meno piacevoli.

Anche il suo cuore rideva, e ciò gli bastava (…)

Ho seguito la ricetta di Roberto Potito, la trovate qui ma, prima di avventurarvi alla ricerca della pietra verde regalatevi o fatevi regalare una buona impastatrice …oppure, se volete rassodare le braccia, fate a mano come me…. :-)

Buona domenica!


Pane all’uva sultanina delle Simili con LM.

Sembra quasi che il mio Lievito Madre si sia offeso vedendosi mutilato della parte che ho prelevato per trasformarlo in licoli.

Prima batteva la fiacca ed ora non riesco più a trattenerlo, sembra quasi  mi voglia dimostrare qualcosa… così ho deciso: lo metto all’opera.

Sfogliando il libro Pane e roba dolce delle sorelle Simili, a pagina 155 ho trovato questa ricetta che mi ha permesso di utilizzare ben 250 grammi di pasta madre: un pane dolce per  la colazione, era da un pò che ello me lo chiedeva..eccolo accontentato.

La ricetta richiede anche una glassa a base di burro, zucchero e farina ma non volevo caricarlo con altre calorie, alla fine la scriverò per chi volesse provare questo pane com’è in origine.

Ho usato uno stampo da plum cake al posto della teglia da 20 cm. che non ho.

Ingredienti:

  • 250 g. di lievito madre,
  • 160 g. di zucchero (110),
  • 150 g. di uva sultanina,
  • 250 g. di farina 00,
  • 100 g. di latte (kefir),
  • 50 g. di burro morbido (di soia),
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaino colmo (c.ca 10 g.) di lievito chimico (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di sale.

Aggiungo le dosi della glassa:

  • 50 g. di burro freddo,
  • 60 g. di zucchero di canna,
  • 40 g. di farina,
  • cannella.

Come fare:

battere il burro con lo zucchero, unire l’uovo,  il latte, il sale e con questa crema stemperare bene illievito madre, poi unire farina e lievito chimico (cremortartaro).

Battere bene ed unire delicatamente l’uva sultanina, ammollata e strizzata, mettere l’impasto nella teglia da 20 cm. (io stampo plum cake) e far lievitare 3 ore c.ca.

La glassa fatela così:

sfregare il burro freddo spezzettato con zucchero e farina fino ad avere dei grossi grumi ed unire la cannella.

Spargere la glassa sull’impasto ed infornare a 180°C. per 45/50 minuti c.ca.

Giornata di addobbi..ho addobbato anche il panozzo :-D

Come ho scritto ieri, ho riprovato a farlo ma sembra che il mio panettone non voglia saperne di indossare il cappuccio, ora sono in fase di rifiuto  però ho già trovato una ricetta che mi tenta.

A presto.


Fougasse, la ricetta della mia felicità….

……E la tenerezza, lieve come l’acqua e la farina.
E la parola appena incominciata sulle labbra.
……

Così scriveva Pablo Neruda nella sua “Canzone disperata”.

Lieve come l’acqua e la farina, parole che mi ritornano sempre alla mente quando mi accingo a fare il pane.

Ora che ho il lievito madre divento dapprima ansiosa perchè, come succede con un figlio, non so mai se l’ho  “educato” bene, se l’ ho amato abbastanza, se l’ ho reso felice, se farò “la cosa giusta”.

Ogni volta diventa la prima volta ed ogni volta, alla fine sono felice ed emozionata perchè, come dice Paolo con l’ “ingrediente segreto” non sbagli mai.

Per non dilungarmi troppo, se volete saperne di più, e se ne avete voglia, leggete qui

Versione con lievito di birra

Versione con il lievito di birra, ingredienti:

  • 500 g di farina 0 per pane macinata a pietra,
  • 280 ml acqua tiepida,
  • 15 g di lievito di birra,
  • 30 g di zucchero semolato,
  • 1 cucchiano da te di sale,
  • 2 cucchiai di olio evo per la ciotola e per spennellare.

Procedimento versione con lievito di birra:

setacciare a fontana in una ciotola la farina.

sciogliere in 60 ml d’acqua tiepida il lievito con lo zucchero e versare il liquido al centro della fontana.

Aggiungere l’acqua, impastare e sulla tavola impastare energicamente per 10 minuti.

Modellare una sfera, spenellarla con l’olio e metterla in una ciotola a bordi alti unta coperta con pellicola.

Far lievitare 1 ora o fino al raddoppio.

Scoprire e schiacciare il centro con il pugno per far uscire l’aria.

Dividete l’impasto in due parti e modellate due “foglie”.

Partendo dalla base praticare dei tagli sfalsati ed allargarli con le dita per evitare che si chiudano durante la lievitazione.

Sistemate le “foglie sulla teglia rivestita con carta forno e copritele con carta forno bagnata e strizzata.

Lasciar lievitare per 40 minuti iun luogo caldo.

Preriscaldare il forno a 225°C. , spennellare con olio evo ed infornare per 25 minuti fino a leggera doratura.

Io avevo aggiunto nell’impasto aghi di rosmarino in una e semi di papavero nell’altra.

Versione con lievito madre.

Versione con lievito madre ingredienti:

  • 500 g di farina 0 tipo manitoba,
  • 300 g di lievito madre rinfrescato il giorno prima,
  • 250 ml d’acqua,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • olio evo q b. per la ciotola e spennellare.

Procedimento con lievito madre:

setacciare la farina,

sciogliere e stemperare bene il lievito madre nell’acqua tiepida (io lo lavoro con le fruste elettriche),

unirlo alla farina con il sale ed impastare fino ad avere un composto elastico ed omogeneo.

Ungere una ciotola e dopo aver formato una sfera spennellatela con l’olio, coprire con la pellicola e lasciar raddoppiare (c.ca 2 ore).

Sgonfiare l’impasto e procedere come per la versione normale, avendo cura di prolungare la lievitazione.

Dopo aver formato le foglie una l’ho lasciata naturale e l’altra l’ho spennellata d’olio evo, cosparsa di sale ed aghi di rosmarino.

Per la cottura sempre 220°C. 25 minuti.

Io sono felice con poco, ma divento anche infelice con poco….per fortuna che nella mia dispensa c’è sempre “un pacco di farina” :-)


Pane ai mirtilli rossi con lievito madre: una giornata particolare.

Pane delle Simili ai mirtilli rossi

Lo avete visto voi questo film? Io l’ho visto poco tempo fa per la prima volta ed oggi mi è ritornato alla mente, non so perchè ma l’ho abbinato a questo pane, è stato un attimo, una giornata particolare, per i suoi silenzi, le parole non dette, per ciò che si nasconde dietro ad una persona per molti insignificante, per la dolcezza lieve di questa giornata che lascia alla fine l’amaro in bocca.

Venerdì, dopo essere stata quasi inghiottita dal lievito madre che esprimeva tutta la sua voglia di vivere invadendo le pareti ed il fondo del forno l’ho accontentato e mi sono messa a produrre compulsivamente crackers, grissini a volontà, però non finiva mai, ho chiamato in soccorso il libro delle Simili Pane e roba dolce ed ho trovato quello che faceva al caso mio, pane all’uva sultanina che poi è diventato Pane delle Simili ai mirtilli rossi, non vi dico la felicità, un buon pane per la  colazione.

Ingredienti:

  • 250 g di lievito madre,
  • 160 di zucchero (100 di fruttosio),
  • 150 g di uva sultanina (150 g di mirtilli rossi disidratati),
  • 250 g di farina 00,
  • 100 g di latte (latte di soia)
  • 50 g di burro morbido (burro di soia),
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaino colmo/10 g. di lievito chimico (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di sale.

La ricetta prevedeva anche una glassa ma l’ho omessa.

 

Come fare:

sbattere  il burro con lo zucchero, unire l’uovo ed il latte (mi raccomando, non di frigorifero), il sale.

Sciogliere  in questo composto il lievito madre (ho usato il frullino), unire la farina setacciata col lievito e battere bene il composto unendo i mirtilli rossi ammollati e strizzati.

Mettere tutto in uno stampo da plum cake e lasciar lievitare al caldo per 3 ore fino al raddoppi

Infornare a 180°C. per 50 minuti.

 


Pane arabo con Lievito Madre o semplice, per tutti.

Questo cesto con pane arabo, grissini e crakers con il LM mi riporta indietro all’aprile dello scorso anno quando, per distrarmi un pò, a Vicenza ho comperato un libro sul pane.

Mi ero ripromessa, al ritorno, di farmi il mio lievito madre, e così è stato.

Nel libro, questo pane, è fatto con il lievito di birra e lo chiamano pane arabo, io, consigliata nelle dosi da Germana della Terra dei Violini ho fatto l’esperimento.

Un pane leggero, senza grassi, poco cotto, ideale da farcire, nel paese d’origine viene servito col kebab, pomodori, cetrioli ed una salsina allo yogurt.

Io l’ho farcito con della carne trita insaporita con un mix di spezie che mi ricorda il sapore, appunto, del kebab, primo esperimento, senza prove né conferme, un successo, da provare.

Ingredienti: (tra parentesi le mie modifiche)

  • 600 g farina 00 (tipo manitoba),
  • 300 ml acqua (350),
  • 20 g. lievito di birra fresco (200 g. lievito madre, preso dal frigo senza rinfrescarlo),
  • 1 cucchiaino da te raso di sale,
  • 1 cucchiaino da te raso di zucchero semolato,
  • 1 cucchiaio di olio evo per penellare la ciotola,
  • farina di semola per spolverizzare le pagnottelle.

Procedimento:

dopo aver setacciato la farina e formata la fontana, mettere al centro il lievito sciolto in precedenza nell’acqua con lo zucchero (ho fatto lo stesso col mio LM).

Partendo dal centro incorporare la farina un po’ alla volta, unire il sale e lavorare bene per 10 minuti fino ad ottenere un impasto elastico.

Formare una sfera e metterla in una ciotola a bordi alti spennellata d’olio, coprire con la pellicola ed un panno e lasciar riposare per 1 ora (3 ore).

Formare 6 pagnottelle e renderle sottili col mattarello, foderare con carta forno le teglie e cospargete di semola, appoggiare i dischi che avrete ottenuto spolverizzando anche la superficie con la semola.

Coprire con carta forno bagnata e strizzata e lasciar lievitare per 40′ (2 ore), preriscaldare il forno a 250° (statico) e far cuocere il pane per 10′ in modo che sia solo leggermente colorato.

Con questo pane vi auguro una serena domenica!

LIEVITO MADRE – DISPENSA MPB


Pain de campagne.

Non ho trascurato il mio lievito madre..e come potrei? Dopo averlo “risvegliato” con tanto amore che madre sarei?

Dopo aver inflazionato suocera, amica/vicina con grissini e crakers ho rispolverato..foto comprese ;-) questo pane:

è un pane francese dalla crosta croccante e l’interno soffice e l’utilizzo del lievito madre lo rende particolarmente profumato.

Ingredienti:

  • 250 g di lievito madre,
  • 320 g di farina 00,
  • 50 g. di farina di segale,
  • 5 g. di lievito di birra
  • 175 ml di acqua
  • 1 cucchiaino e 1/2 da te di sale.

Come fare:

Per impastare ho usato la MDP.

Mettere il LM assieme alle farine  setacciate, impastare ed aggiungere il sale.

A parte sciogliere il lievito di birra nell’acqua ed unirlo al composto di farina e lievito madre.

Far lavorare per 6 minuti, otterrete un impasto  attaccaticcio.

Formare una sfera,  metterla in una ciotola a bordi alti e  coprirla con la pellicola.

Far lievitare 2 ore.

Quando l’impasto sarà raddoppiato di volume,  sgonfiarlo col pugno (senza lavorarlo!!) e formare la pagnotta.

Coprirla con carta forno bagnata e strizzata e lasciarla lievitare ancora per 1 ora e mezza.

Preriscaldare il forno a 220°.

Raddoppiato nuovamente il volume, fare dei tagli profondi 1/2 cm e  ricoprire la superficie di farina.

Infornare per 1 ora (o fintanto la superficie avrà assunto un bel colore dorato).

Per Tiziana, aspetto luce favorevole per foto della tua ricetta!! (se non mangio tutto prima ;-) )


Vola, colomba, vola.

Quale primo approcio con la realizzazione della colomba ho optato per questa  versione di Papum, consigliata da Maria61 che l’aveva già realizzata con successo.

Mi è sembrata meno articolata della versione delle Simili  (Pane e roba dolce) e più adatta alle mie ancora zoppicanti conoscenze.

Non bastano l’entusiasmo,  la passione e la fortuna del principiante per riuscire a panificare e  fare dolci con il lievito madre, farli bene intendo.

Certo, ho letto, ho guardato nei blog dei maestri però, quando hai le mani in pasta le cose cambiano, non c’è altro da fare che provare, provare ed ancora provare.

Trovo difficili da capire certi procedimenti di chi fa questo mestiere e la mancanza dell’impastatrice mi obbliga a scegliere soluzioni alla mia portata.

Scrivo questo perchè, come facevo io fresca di internet, cercavo nei blog ricette realizzabili e, questa colomba è stata per me una perfetta pista di lancio.

Questa sera inizio un’altra prova,  di sera sì, perchè queste le ho iniziate la mattina, quindi mi sono trovata la sera con  il secondo impasto da fare, troppo stanca per pensare di stare a vegliare le colombe tutta la notte ed ho optato per il riposo in frigorifero.

Altre cose da rivedere qui sotto:

il riposo di 4 ore , nel mio caso, non sono state sufficienti, ma l’arrivo degli ospiti era imminente ed i giochi erano fatti.

La glassa troppa e troppo liquida.

La cottura eccessiva,  e per paura di bruciacchiare la glassa ho infornato nel ripiano appena sotto la metà cuocendo troppo il fondo.

Malgrado tutti questi intoppi le colombine sono volate via, una nelle bocche degli ospiti ed ello ed una è stata donata.

Le foto di rito: colomba tagliata, sezionata e quant’altro, in questo caso non ci sono.

Non mi sembrava educato rivoluzionare un gradevole e sereno pomeriggio in compagnia trasformando il tavolo in set fotografico.

Quello sotto è il mio passo-passo, nel blog di Papum troverete le foto di una produzione più grande quindi non spaventatevi, le dosi indicate bastano per le 2 colombe della foto.

Tra parentesi ho messo le mie piccole varianti, per impastare ho usato la MDP, dopo l’esperienza del pandoro che ho impastato a mano con un risultato mediocre ho preferito delegare.

PRIMO IMPASTO:

  • 135 g di lievito madre (il mio era stato rinfrescato la sera prima),
  • 390 g. farina Manitoba,
  • 155 g. di burro,
  • 105 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 150 g.di acqua g 150 +  50  g. poco per volta.

SECONDO IMPASTO:

  • il primo impasto ( kg 1 circa),
  • g. 85 farina Manitoba,
  • 15 g. miele,
  • 4 g. di sale (omesso perchè ho adoperato il burro salato),
  • 30 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 30 g. di burro fuso g 30 (sostituito con il burro salato),
  • vaniglia q.b. (1 cucchiaino di vaniglia bourbon),
  • scorza d’arancio grattata o aroma arancio q.b (polvere d’arancia),
  • 300 g. di cubetti d’arancio (ho usato 150 g di fette d’arancia disidratata tagliate a cubetti).

PROCEDIMENTO I° IMPASTO:

impastare il lievito con le uova per 5 minuti,

aggiungere lo zucchero sciolto nei 150 gr di acqua, il burro e tutta la farina.

Quando la pasta sarà amalgamata, aggiungere poco per volta l’acqua rimasta ( gr 50 )

Quando ha assorbito tutta l’acqua,

mettere in un recipiente e lasciare lievitare per 12 ore in un posto caldo coperto con un telo.

PROCEDIMENTO 2° IMPASTO:

insieme al primo impasto vanno aggiunti :

farina, miele, sale e zucchero.

quando la pasta si è legata ed ha formato una palla, aggiungere i tuorli 1 alla volta facendo assorbire prima di versare gli altri.
Versare poi il burro fuso (non troppo caldo) in 2 o 3 volte,
quando è tutto amalgamato, aggiungere i  cubetti d’arancio e impastare quel tanto che basta per  incorporarli.

Fare riposare per 1 ora coperto con un panno,

arrotolate la pasta su se stessa ( incartare )

girate il pezzo e incartate ancora

incartate (una volta solo) in modo che il taglio risulti all’interno (per questo procedimento vi rimando al passo passo di Papum)

tagliate il pezzo a metà

con una parte formate le ali

e mettetele nello stampo

formate il corpo

e appoggiatelo sulle ali (povera colomba..mi sembra “stortignaccola” )

mettete a lievitare per 4 ore in ambiente caldo.

Lasciate asciugare leggermente la superficie.

Nel frattempo preparate la:

GLASSA PER COLOMBE:

  • 30 g. di mandorle amare ( armelline ) (omesse),
  • 15 g. di mandorle,
  • 10 g. di pinoli,
  • 225 g. di zucchero,
  • albume q.b.

PROCEDIMENTO:

Tritate tutte le parti secche con lo zucchero.
Aggiungete l’albume fino ad ottenere un impasto morbido da poter spremere con la sacca (l’ho spalmata con un pennello), l’ho fatta troppo liquida ed ho dovuto rimuoverne un po’ (altro punto da rivedere).

le mandorle

la granella di zucchero

lo zucchero a velo

cuocere a 180° per 50 minuti ( regolatevi in base al forno che avete )


Grissini con lievito madre: storia di un risveglio.

Mi piace dare un significato alle cose che mi succedono, trovare attorno ad esse coincidenze che mi fanno sognare e che mi fanno amare ancor di più la vita.

Ho riempito questo post di significati,  per l’imminente Pasqua di Ressurezione,  perchè il mio lievito madre è nato l’anno scorso in un momento particolare e questi grissini sono fatti proprio con lui, sarà perchè a volte credo che sia la fine ed invece non è così,  chiusa una porta si può vedere la luce anche soltanto aprendo una finestra ed il resto verrà col tempo che, sempre e comunque, rimane il nostro più  grande amico!!

Oggi, per me, è proprio una bella domenica!

In autunno avevo messo in congelatore il mio lievito madre, ho fatto dei sacchettini da 200 grammi, 1 da 340 g, ed è proprio quest’ultimo che ho preso tra i tanti e l’ho lasciato scongelare a temperatura ambiente.

L’ho rinfrescato con 340 g di farina unopan, una farina di forza che trovo al mulino qui vicino, ho aggiunto 160 g di acqua (non di rubinetto) ed un cucchiaio di malto d’orzo.

L’ho coperto con un canovaccio umido e l’ho messo in forno che avevo portato alla temperatura di 50°C e poi spento.

La mattina dopo aveva già dato segni di ripresa e, senza buttarne neanche 1 grammo, l’ho rinfrescato di nuovo.

Rispetto l’anno scorso ho preferito diminuire la quantità d’acqua per avere un lievito più sodo e meno blobboso.

Non ho dovuto fare più di 3 rinfreschi per avere quello che vedete qui sotto, lo trovo profumato e per niente acido.

Anche questi grissini sono venuti migliori di quelli fatti l’anno scorso con il lievito nuovo.

Io non ne so molto di lievito madre quindi vi invito a gironzolare per i blog e ne troverete delle belle!!

Ingredienti:

  • 350 lievito naturale,
  • 500 di farina 0 (manitoba),
  • 280/300 di acqua (non di rubinetto),
  • 12 gr di sale,
  • farina di semola rimacinata di grano duro per la lavorazione,
  • 75 gr di olio evo.

Come fare:

formare la fontana, amalgamare al centro tutti gli ingredienti e impastare battendo per 8-10 minuti.

L’impasto non dev’ essere  troppo morbido.

Fare un filone e stenderlo in un rettangolo circa 30×10 mantenendo la forma il più regolare possibile, appoggiarlo su uno strato di semola di grano duro,pennellare abbondantemente con olio d’oliva la superficie ed anche i lati e cospargere tutto con altra semola.

Coprire a campana e far lievitare 50-60 minuti.

Con un coltello a lama alta tagliare dal lato corto dei bastoncini larghi circa un dito e, senza smuovere troppo la pasta, afferrarli al centro con le dita e assottigliarli tirandoli delicatamente e spostando contemporaneamente le dita verso l’esterno man mano che la pasta si assottiglia.

Disporli sulla teglia un poco distanziati e regolarli con le dita per uniformare lo spessore dei grissini.

Se il grissino è troppo lungo per la teglia tagliatelo e mettetelo sulla teglia cosi com’è poichè non è possibile reimpastarlo.

Mettere subito in forno caldo a 200° per 18-20 minuti.

Questo è quello che scrivono le Simili e quello che ho copiato paro paro e se ci sono riuscita io, buoni grissini a tutti.


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