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Torta di Carote Viola, Cocco e Mandorle: cambia il Colore , rimane la Sostanza

torta carote viola fetta cornice

Al tempo d’oggi Pel di Carota avrebbe una crisi d’identità, o cambiare nome o cambiare di volta in volta colore di capelli o farsi delle meches gialle, arancioni, rosse, viola, bianche ecc.

La carota (Daucus carota) della famiglia delle Umbelliferae è una pianta erbacea  originaria probabilmente dell’Afganistan, terra straordinaria che, almeno io, associavo soltanto a tristi eventi, mentre da ora, ogni qualvolta vedrò e mangerò una carota, penserò all’Afganistan con gratitudine, augurandogli, finalmente un pò di pace…

Sembra che sia nata viola poi, probabilemente per il cambiamento dei terreni dove veniva coltivata ha cambiato colore ma è stato un cambiamento naturale, non forzato, che ha però arricchito la varietà dei valori nutrizionali.

Chi, in estate, per favorire l’abbronzatura, non si è fatto una cura di carote? Le carote viola contengono antiossidanti, utilissimi a rallentare l’invecchiamento delle cellule; ma io non sono né medico né erborista e quindi vi rimando al web per arricchire le vostre conoscenze in fatto di carote.

Questa ricetta è uguale alla torta di carote che avevo fatto anni fa, ho cambiato carote e, al posto del kefir, ho adoperato lo yogurt greco allungato con un pò di latte.

Ho diminuito la dose di zucchero nella torta per via della glassa.

 collage torta carote viola-001

Ingredienti:

  • 300 g. di carote,
  • 150 g. di farina di cocco,
  • 150 g. di mandorle pelate,
  • 80 g. di zucchero semolato,
  • 3 uova,
  • 150 g. di yogurt greco,
  • latte q.b. per diluire lo yogurt,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga,
  • alchechengi per la decorazione.

Per la glassa,dosi a piacere:

  • centrifugato di carote viola,
  • zucchero a velo (ottenuto macinando lo zucchero semolato).

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle alle carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, lo yogurt diluito, Versare in uno stampo di 24 cm. ed infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

centrifugare le carote, ottenuto il succo versarlo poco a poco sullo zucchero a velo fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Finiamo la torta:

se volete potete decorarla a vostro gusto, io ho adoperato gli alchechengi che amo particolarmente, li ho intinti nella glassa ed ho adoperato le foglie per decorare il bordo.

Diciamo che si può migliorare, altra grande notizia: a parte una fetta per la “giudicessa (me medesima)” il resto è stato mangiato dal buongustaio di casa ello ;-)

torta carote viola cornice-001

Vi auguro un buon proseguimento di settimana, tornerò presto con la campagna Salviamo i Cachi; questi frutti color del sole hanno contagiato qualche fooblogger e la cosa mi fa un enorme piacere, più se ne parla e più se ne cucina e più questi frutti riavranno la dignità e l’attenzione che meritano.

presepe con pannocchie-002

Lo so che Natale è passato da un pò, ma volevo farvi vedere il presepe fatto tutto con le pannocchie dell’asilo di Pasian di Prato, quello che ho citato più volte per la faccenda della micia Celeste, poi felicemente addottata che ora vive a Trieste, la mia città natale.

Peccato che le piogge l’abbiano un pò rovinato, io l’ho visto soltanto qualche giorno fa, ma è una bellissima idea, specialmente da condividere con i bambini… peccato che il personale di quell’asilo, nell’occasione di Celeste si sia dimostrato poco coerente con la propria professione…

tappeto volante farfalle-001

farfalle viola ottenute con l’acqua di cottura delle carote viola.


Calgionetti Fritti, Bolliti, Al Forno: prove tecniche di Calgionetto perchè… Un Calgionetto è per sempre…

Cagionetti fritti piatton-001
Non paga di emozionarmi al cospetto delle tradizioni del mio Friuli Venezia Giulia, ho anche il coraggio di intromettermi nelle tradizioni altrui… Chiedo venia se, ignorando tempi e modi, oso giocare con le vostre ricette, se mi permetto di aggiungere, togliere, modificare.

É lo stesso che accade quando rotoliamo un tartufino di cioccolato in qualche ingrediente, mentre rotola si ricopre di cocco, cacao, zucchero ecc.

Questa ricetta, che mi ha inviato l’amica Anna (quella dei bisottini al mosto cotto), la facevano sua nonna e le sue zie (ultranovantenni) che vivono nella Sabina.

É originaria dell’ Abruzzo ed io, proprio come un tartufino l’ho fatta rotolare un pò qua e un pò là ed è arrivata sul piatto arricchita di variegati sapori, c’è un pò di sud, un pò di nord, c’è un pò di impero austro ungarico,  è avvolta di ingredienti preziosi:  l’amicizia, di Anna, di Maria.

Ferri per ferratelle-001

Ho voluto inaugurarli assieme, il primo giorno dell’anno e… Se vale il proverbio «quello che fai il primo dell’anno lo fai tutto l’anno» io ho già messo una bella ipoteca sul futuro: cagionetti e ferratelle fino a dicembre e, come ho scritto l’anno scorso: io speriamo che me la cavo.

collage Cagionetti bolliti-001

Avevo preparato il ripieno, che si conserva perfettamente in congelatore, tempo fa, la ricetta risale invece a molti mesi prima ma, per questo tipo di ricette sono il tempo e la pazienza gli ingredienti indispensabili e quindi, ho dovuto attendere di avere a disposizione tutti e 2.

La pasta l’ho preparata il giorno prima ed è proprio la pasta, che per altro non conoscevo ad essere una piacevole scoperta, forse è l’ averla fatta riposare ma l’ho trovata particolarmente malleabile, elastica, Anna mi aveva detto essere una pasta soggetta a rompersi, a me non è successo.

Ho voluto provare a fere le 3 versioni, fritti perchè la ricetta nasce così, al forno perchè Anna, per la famiglia, vorrebbe evitare le fritture ed infine bolliti perchè mi piacciono molto gli Strucchi bolliti.

Ho adoperato, per tutte 3 le versioni la pasta con uguale spessore, sottile (penultima tacca della nonna papera).

Ho fatto metà dose e non l’ho adoperata tutta quindi, se volete mangiare qualcosa di sublime (alla Bigazzi), prendetevi, magari a carnevale, un intero pomeriggio, coinvolgete parenti e amici e datevi alla sfrenata produzione di calgionetti (Anna li chiama così).

La ricetta, come quella per i biscottini al mosto cotto di giorni fa è copia-incollata dalla mail di Anna, con lo stesso stile gajardo che perdurerà anche per tutto il 2013, contempla la versione originale, cioè calgionetti fritti.

collage pasta cagionetti-001

Ingredienti per la pasta:

  • gr. 250 olio evo finissimo,
  • gr. 250 vino bianco secco,
  • farina bianca quanta ne occorre per un impasto sodo.

Ripieno cagionetti-001

Ingredienti per il ripieno:

  • un litro di mosto cotto,
  • gr. 300 mandorle,
  • gr. 100 zucchero semolato,
  • gr.100 cedro candito,
  • gr. 100 gherigli di noce,
  • cannella in polvere,
  • castagne (o ceci)  lessate.

Ingredienti vari:  

  • olio d’oliva x friggere (olio semi di arachide),
  • zucchero semolato o vanigliato,
  • cannella in polvere.

collage cagionetti forme-001

Come fare:

scottare in acqua bollente le mandorle e le noci, pelarle e farle tostare nel forno, poi tritarle finemente.

Versare in una casseruola il mosto cotto e porla sul fuoco: quando il liquido sarà ben caldo aggiungere le mandorle, le noci e un pizzico di cannella.

Mescolare bene, poi unire tante castagne lessate e schiacciate (o ceci), quante ne occorrono per ottenere una crema densa; levarla allora
dal fuoco, unire lo zucchero ed il cedro tagliuzzato.

Mescolare accuratamente e porre il recipiente in frigorifero x qlche ora, affinchè il composto indurisca bene.

Versare in una capace ciotola l’olio e il vino aggiungere la farina bianca tanta quanta ne occorre per ottenere un impasto sodo.

Mettere il composto sulla spianatoia e lavorare a lungo la pasta senza più aggiungere farina (io ho adoperato il robot da cucina) stendere quindi con il matterello un sfoglia sottile (ho adoperato la nonna papera manuale).

Sistemare sulla sfoglia tanti mucchietti di ripieno e fare i calgionetti, cioè a forma di tortelli rettangolari (qui io ho giocato con le forme e con i ferri da ferratelle).

Cagionetto bollito piatto-001

Calgionetto bollito condito con burro chiarificato, semi di papavero, zucchero a velo e cannella.

Friggerli in buon olio d’oliva (di arachide) nn troppo bollente senza farli colorire. Scolarli ed adagiarli su carta assorbente. Quando saranno tutti pronti collocarli su di 1 piatto di portata e cospargerli di zucchero e canellla in polvere.

Si servono sia caldi, tiepidi o freddi.

collage cagionetto al forno-001

Versione al forno: 180°C. per 20/25 minuti, spolverizzato zucchero a velo e cannella..

Variante: si preparano anche con ripieno di cioccolato usando gr 200 di cioccolato sciolto in acqua – gr. 150 di mandorle tostate e tritate finemente, scorza d’arancia a pezzetti , marmellata di uva, mossto cotto e cannella in polvere.

Far gelare il ripieno prima di usarlo, proseguendo cm indicato nella ricetta.

(Che ne dici? Laboriosa ma …. mmmhhh!!! Pregusto mentalmente …) Anna sono FAVOLOSI!!

A Viterbo si fa il Pan del Vescovo e questa già te la inviai x ora vado che è tardi.

Tornero con il Pan Giallo …

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Non so se è esatto chiamarli calgionetti ma Anna scrive così e io posso modificare qualcosina ma non stravolgere il nome.

Vi saluto, tra poco partiamo per qualche giorno, l’Austria ci attende, Perla avrà un’adorabile Cat-Sitter che la accudirà amorevolmente, a presto.

Piscina Bad Bleiberg-001


Fongi a savore in pentola: cucina Rinascimentale.

ffongii nel coccio-003

Fongi a savore in pentola.

Rp: fongi ben lavati et neti et fane pezi et toli de li pori ben tridi et metteli a cocere ne la pentola con lardo et quando li pori sono mezo cotti butavi dentro li fungi et le specie et zafrano et de le mandole monde et uno poco di petrosemoli et menta ben pisti, quando li metti li fungi, et cotti quando ti parerano menestrali pi et sarano boni (carta 27 v)

Beh,  ieri la preparazione di questo semplice piatto è stato per me un momento solenne.

Per me, che sono appassionata della cucina di un tempo, quella delle nonne, al massimo delle bisnonne, trovarmi di fronte ad una ricetta della cucina rinascimentale è stato emozionante.

La ricetta l’ho presa da un libro che ho comperato a Ferrara su una bancarella.

Questo libro lo trovate in vendita nel web, i prezzo è irrisorio e, se amate la cucina, la sua storia e la sua evoluzione, comperatelo.

Copertina libro

Cliccando sulla foto (presa dal web) qualche informazione sull’epoca del Rinascimento.

Non sono così brava da tradurre l’Italiano Volgare (nel quale riconosco inflessioni Venete e Toscane) e certamente non sarei riuscita a realizzare questa ricetta, a questo ha pensato Maurizio Coreggioli, chef del Ristorante Il Cucco di Ferrara, dosando gli ingredienti a seconda della sua esperienza e adattandola ai gusti attuali ma senza snaturarla.

Il libro riporta delle Curiosità,  una è particolarmente attinente a questa ricetta, e parla dell’uso eccessivo delle spezie nella cucina rinascimentale e che condivido, è questa:

L’uso delle spezie, che caratterizzò larga parte delle ricette medievali, continua ad essere pratica abituale anche nel periodo rinascimentale.

Anche in questo caso veniva considerato un segno di distinzione sociale piuttosto che una necessità di cucina.

È lecito pensare che in molte delle ricette qui presenti l’abbondante uso di cannella, chiodi di garofano, zenzero e noce moscata conferisse ai piatti un sapore stucchevole che copriva le fragranze e i sapori degli ingredienti di base.

A mio modesto parere, i funghi di per sè non necessitano di ulteriori profumi, io ho scelto di adoperare poca noce moscata e zenzero fresco, quest’ultimo già felicemente sperimentato in una zuppa di chiodini e patate, ho cercato di non tralasciare nulla dosando con parsimonia, ho evitato cannella e chiodi di garofano che avrebbero davvero “ammazzato” il sapore di porcini e finferli.

Ora siamo nel XXI° secolo, allora eravamo tra il XIV ed il XVI° e Marco Polo dai suoi viaggi aveva portato le spezie, aprendo la strada ad un nuovo modo di cucinare e regalando agli abbienti la possibilità di arricchire ancor di più la loro tavola, ignari che qualche secolo più tardi noi foodblogger avremmo ripulito molte ricette dagli eccessi, adoperando le spezie per preparazioni esclusive e riuscite per il mio gusto, (un pò perchè fa scic, un pò per avvicnarsi al gotha) ed avremmo iniziato una ricerca per ritornare alla cucina “povera”, quella che un tempo è stata la cucina dei  sudditi, del popolo, di quelli che avrebbero voluto soltanto pane e non brioche

Qui mi torna in mente Maria Luigia che della vita aveva capito tutto e che molti vorrebbero veder reincarnata in qualche nostro governante, lei andava nei campi a trovare i contadini e diceva loro: andiamo a fare “La Torta” (si vocifera che da lì nacque la famosa torta fritta di Parma).

Ecco, questo è il bello della cultura, quella vera (non la mia raffazzonata), quella che possiede la guida Annamaria che mi/ci ha fatto/i innamorare di Parma.

Riuscire a concatenare le epoche e comprenderne le dinamiche, chissà, forse diventerò topo di biblioteca, ne ho una a pochi metri da casa.

Riuscirò ad “acculturarmi” o è meglio che continui a spadellar leggiadra?

Ho capito, allora ecco la ricetta in linguaggio corrente:

Ing fongi a savore-004

Ingredienti (in corsivo le mie scelte):

  • 500 g. di funghi freschi ben nettati (funghi misti come prataioli, porcini, chiodini e finferli),  pioppini),
  • n.1 porro,
  • 60 g. lardo,
  • 30 g. mandorle bianche (senza buccia) tagliate fini mandorle a lamelle,
  • zafferano (pistilli) e spezie a piacere: noce moscata, zenzero fresco,
  • prezzemolo,
  • menta,
  • sale,
  • pepe di Szechuan.
fongi a savore nel coccio piccolo-002

Preparazione:

battere il lardo a coltello e porlo al fuoco in una padella (io ho adoperato il Coccio, anche se nel Rinascimento comparvero le prime pentole di rame); quando comincia a prender colore unire il porro ben tritato e quando sarà mezzo cotto (quasi trasparente ma non colorato) unire i funghi con tutti gli altri ingredienti (se necessario unire un poco di brodo o di acqua).

Finire di cuocere e aggiustare di sale.

Considerazioni personali:

ovviamente buonissimi anche se, ripeto, io i funghi amo mangiarli in purezza ma è un ottimo modo per valorizzare il misto di funghi che i raccoglitori esperti conoscono e nel quale solitamente non entrano i porcini (se non esemplari “vecchi”) perchè quelli meritano una cottura esclusiva.

Finferli, chiodini, pioppini, pleurotus, prataioli, russole, lactarius, anche gli steccherini  previa bollitura.

Ecco, secondo me questa ricetta con spezie e annessi e connessi è perfetta per valorizzare un misto di funghi, perfetto come contorno, come condimento per una tagliatella, per un risotto e perchè no, una lasagna, per non parlare dell’abbinamento con la polenta.

Chi è vegetariano/vegano può tranquillamente sostiuire il lardo con il nostro straordinario olio EVO, la ricetta è anche senza glutine, insomma un altro motivo per provare a cucinare rinascimentale nel secondo millennio.


Io Cucino con i fiori, ma voi andate a raccoglierli.

E dire che Godia è a 15 minuti da casa mia e che il Ristorante agli Amici di Godia ha come Patron nientepopòdimeno Emanuele Scarello, chef stellato, relatore e ospite fisso a Identità Golose.

É corteggiatissimo da varie trasmissioni televisive ma lui dice: Lì sarei soltanto uno con la giacca bianca che cucina…preferiso dedicare tempo, energia ed esperienza alla Mia Cucina, ai ragazzi che lavorano con e per me, ad organizzare corsi per le persone appassionate che vogliono imparare tecniche nuove, voglio svelare qualche segreto…ma il Sorbetto al sambuco no eh? (n.d.r. ;-) )

Non ama il microonde, anzi, lo odia proprio, al punto da ricattare la moglie: se vuoi il Bimby, butta il microonde (inutile dirvi che ha vinto lui..ed anche lei ;-)

Non è favorevole al “riciclo” in cucina e  sono daccordo, chi vorrebbe, in un ristorante, mangiare gli avanzi? Gestire bene il fresco, questo è il suo credo ma in famiglia spesso non si può praticare, specialmente se hai un “ello” che non mangia mai 2 volte la stessa cosa e tu sei una che non ama buttare il cibo.

Per farsi “perdonare” il sorbetto al sambuco ci ha svelato una ricetta che, credetemi, è sublime, a me poi, che amo le pietanze al cucchiaio…mmmmmmmmmmmm!!! Ecco a voi il Cremoso al Grana:

Ingredienti per (non pervenuto):

  • 250 ml di latte di soia,
  • 100 g. di Grana grattugiato,
  • 1 foglio (5 g.) di colla di pesce (è possibile sostituirlo con l’agar agar),
  • fiori commestibili per decorare (acacia, trifoglio, ononis spinosa, salvia, rosmarino ecc. ecc.),
  • crostini di pane tostati,
  • pinoli e mandorle tostati,
  • riduzione di acidulato di lamponi.

Come fare:

ammollare la colla di pesce in acqua fredda, strizzarla e scioglierla nel latte di soia precedentemente riscaldato (non bollire), unire il Grana grattugiato e, sempre a fuoco dolce amalgamarlo al composto.

Far riposare in frigorifero ed al momento del servizio decorarlo con i fiori, la frutta secca e la riduzione di acidulato di lamponi.

Mettetevi comodi e gustatevi la poesia di un piatto Stellato.

Ora c’è la ricetta, se vi va di seguirmi ancora siete i benvenuti sennò fatemi sapere se vi è piaciuta ;-) ..lasciatemene un pò :-)

Vi lascio a mangiare in compagnia di Michela Scarello, lei sta gustando i ravioli allo stinco di vitello, vi assicuro che il profumo regalato dall’aglio ursino (raccolto dal Signore sorridente nella foto) ha reso il piatto straordinario…

Ecco, questo è uno di quei casi in cui vorrei possedere il dono della sintesi ed una Reflex…per la prima non c’è speranza, per la Reflex se ne può parlare.

Mi capita spesso quando faccio esperienze nuove che mi portano altrove, che al momento di dare corpo ai miei pensieri mi blocchi.

Scrivo, rileggo e mi sembra sempre che manchi quel pò del “cuore” che c’era prima di farlo, ma questa volta lo devo fare, magari in più puntate, d’altronde le fotografie che Joel mi ha spedito non possono rimanere in archivio, sono troppo belle, guardate questo “Barba di becco”…non è incantevole?!!?!!

Forse alla fine saranno proprio le foto a parlare al posto mio, forse…non lo so ancora…

E qui dico chi è Joel, è un collaboratore di Emanuele Scarello, potrei dire Cameriere, Dipendente ma non mi va di catalogare, so che lui ama il suo lavoro e la fotografia, discreto, educato, gentile, doti comuni a tutte le altre persone che lavorano Agli Amici.

Spesso se non si ha del personale “speciale” uno chef stellato non basta a rendere “speciale” un ristorante, spesso mi è capitato e sento anche dire: si mangia bene…peccato che il personale…

Ci sono ristoranti nei quali ti “sfami” e ristoranti nei quali ti “nutri”, ecco, Agli Amici ti “nutri”.

Ho apprezzato molto anche l’attenzione che hanno nei confronti delle intolleranze alimentari, la Signora Ivonne, mamma di Michela (la coordinatrice dei corsi n.d.r.) al nostro ritorno, ha “impastellato” per noi i fiori di sambuco ed acacia, pastella fatta rigorosamente ed esclusivamente con farina di riso ed acqua minerale frizzante ghiacciata, ma il “trucco”, per non avere alla fine una “mappazza” sta nello “strizzare” i fiori per eliminare l’eccesso di pastella, non importa se, dopo il trattamento, i fiori saranno avviliti, appena a contatto con l’olio le ombrelle, come per incanto,  ritorneranno ad aprirsi, alla fine una leggera spolverata di sale, io aggiungo sempre lo zucchero e quindi è stata una piacevole e gustosa scoperta.

Grazie Signora Ivonne, questa non la sapevo e credo che molte colleghe-blogger ne faranno tesoro ;-)

Ho omesso la testa soltanto per discrezione ma prometto che la prossima volta la immortalo a mezzo-busto-superiore :-)

All’andata una breve sosta al Mulino di Godia che merita un post a parte per quanto è bello, per quanto sia antica la sua storia, per quanto siano buone le farine che produce, le foto che mi ha spedito Joel mi hanno incantata:

Al ritorno ancora una sosta al mulino per comperare le farine:

Ora capite vero…….? Non siamo ancora partiti ed io sono già al ritorno…ma è così, da pensiero nasce pensiero ed i racconti si legano in maniera naturale ed armoniosa, così dev’ essere, almeno così è per me..ma ora si parte davvero, mettetevi scarpe comode ed armatevi di cesto che si va…

L’andatura da “bersagliere” è la mia…

In primo piano asparago.

Una pausa sotto il Sambuco:

Io sono rimasta affascianata dalla Parietaria che è chiamata anche erba vetriola, un tempo veniva usata per lavare le bottiglie per il suo alto potere abrasivo, dove s’ attacca rimane, peggio dell’edera:

Ringrazio la modella.

All’improvviso si apre davanti a noi una suggestiva distesa di trifoglio in fiore:

Qualcuno ricorderà quando da bambino succhiava i petali zuccherini come fosse un dolcetto, altro che cupcake :

Cammina cammina, di prato in prato, come api curiose:

C’è chi raccoglie qualcosa:

C’è chi mette in bella mostra un giovane topinambour:

E cosa dire dell’erba viperina (mentha Pulegium)? Chissà quante volte l’avete vista durante le vostre passeggiate, mi sono chiesta: ma perchè si chiama così? Ho trovato questo:

In lingua greca echis è il vocabolo che indica la vipera; forse il nome Echium venne dato alla pianta perché il fiore presenta uno stilo biforcuto che ricorda la testa delle serpi, oppure perché per lungo tempo l’ E. vulgare fu erroneamente ritenuto capace di contrastare il veleno iniettato mediante la puntura delle vipere.

Particolare del laboratorio


Presnitz: il Dolce di Sissi (Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach), Sissijina Slaščica, Der Sissi-Kuchen

Non ho fatto un corso accelerato per imparare le lingue ma, ho avuto la fortuna di trovare una rivista che tratta di turismo con le sue varie sfaccettature, itinerari, guide,  ristoranti, eventi, prodotti tipici e quant’altro possa interessare il turista d’oltreconfine che si trovi dalle parti di Trieste tutto corredato da cenni storici, piccoli “segreti”e molte informazioni interessanti.

Ogni articolo è scritto in lingua Italiana,  Lingua Slovena e Lingua Tedesca.

Sono le  lingue che accomunano 3 culture tra loro diverse ma anche molto vicine…

La storia del Presnitz è già nel web ma la voglio scrivere ugualmente perchè questa ricetta l’ho fatta ieri, così com’ è descritta ed è diversa da altre versioni, alla fine questi dolci tipici cambiavano a seconda di chi li preparava e di quello che era a disposizione.

Aggiungendo, togliendo o sostituendo qualche ingrediente si rendeva, alla fine, il prodotto unico e “personale”.

L’avevo fatto soltanto una volta adoperando la solita pasta sfoglia ma questa pasta mi ha incuriosita, è un pò/molto ricca e, credo si possa modificare  per alleggerirla, ma ho voluto farla esattamente com’è scritta, si ridorme col piumone quindi le calorie sono gradite, e poi, io non l’ho mangiato perchè ello l’ha portato dallo zio…comunque al ritorno si è sprecato con i complimenti, “da rifare”  e con questo è detto tutto ;-) ed ora il racconto, ricetta, storia ed abbinamento vini consigliati in tutte le 3 lingue.

All’ inizio dell’ottocento, tutta la città di Trieste si mise in movimento per accogliere l’Imperatrice d’Austria e Ungheria.

Una città in festa, spettacoli, gare e concorsi d’arte, artigianato e gastronomia.

Per l’occasione, una pasticceria del centro, creò un dolce, tipo ciambella con uvetta, pinoli e mandorle che portava la scritta: “se giri il mondo ritorna qui”.

Fu conferito a questo dolce il titolo di “Preis Prinzessin”, ovvero Premio Principessa, i triestini lo chiamarono subito “PRESNITZ” e restò il dolce tipico della città.

Gli ingredienti sono: frutta, noci, nocciole, mandorle, uvetta. pinoli, liquore, avvolti in un sottile strato di sfoglia.

Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. farina 00,
  • 250 g. di burro fuso,
  • 90 g. di zucchero,
  • 3 uova,
  • 1/2 bicchiere di rum,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per il ripieno:

  • 60 g di zucchero vanigliato,
  • 60 g. di uvetta ammollata in acqua tiepida, asciugata e leggermente infarinata,
  • 60 g. di noci,
  • 60 g. di mandorle,
  • 50 g. di canditi,
  • 30 g. di pinoli,
  • 35 g. di burro fuso.

Preparazione (tra parentesi le mie note personali):

impastare assieme la farina, il burro fuso, lo zucchero, il rum, il sale e, una alla volta, le uova.

(Al secondo uovo avrete la sensazione che possa bastare ma continuando ad impastare verrà assorbito tutto ed accoglierà anche il terzo uovo senza dover aggiungere altra farina.)

Formare la palla, coprirla con un tovagliolo  e farla riposare in un luogo tiepido.

Nel frattempo preparare il ripieno, tritando finemente la frutta secca ed amalgamate tutti gli ingredienti col burro fuso.

Stendere la pasta all’altezza di 1 cm. arrotolarla ed avvolgerla a spirale (consiglio di stenderla su un tovagliolo e renderla ancora più sottile, il tovagliolo vi agevolerà nell’arrotolare il dolce, piegarlo ed appoggiarlo sulla teglia senza che si rompa.)

Spennellare la superficie con uovo sbattuto ed infornare a 180°C. per 1 ora (forno statico)

Nota personale, il mio è un pò troppo “cicciottello”, il Presnitz si distingue dalla Gubana e Putizza sia per la pasta che non ha lievito e per la forma,  molto più sottile, allungata ed arrotolata a spirale…sarà per il prossimo ;-)

Abbinamenti con il vino:

suggerito l’abbinamento con la grappa di prugne o con un Colli Orientali del Friuli Verduzzo di Ramandolo o Verduzzo Spumante amabile, Recioto di Soave, Picolit (Collio Goriziano o Colli Orientali del Friuli).

Cenni storici e geografici:

il Presnitz assomiglia alla GUBANA per il ripieno fatto con uva passa e frutta secca.

É un dolce tradizionale del periodo pasquale, la cui forma a corona richiama quella di spine che cinge il capo di Cristo.

Sissijina Slaščica (Slovenska različica)

Celo mesto Trst se je na začetku devetnajstega stoletja vneto pripravljalo na obisk cesarice Avstrije in Madžarske.

Mesto je praznovalo, vrvelo od prireditev in umetniških, obrtnih kulinaričnih tekmovanj.

Da bi počastila visoki obisk, je neka slaščičarna v središču mesta ustvarila slaščico okrogle oblike z rozinami, pinjolami in mandeljni, na kateri je pisalo: “če bošobkrožil svet, se vrni sem”.

Slaščici so podelili priznanje Preis Prinzessin-Princesina nagrada.

Tržačani so slaščico takoj poimenovali “PRESNITZ” in postala je tipična za mesto.

Sestavine so: sadje, orehi, lešniki, mandeljni, rozine, pinjole, liker, vse skupaj pa je ovito v tanko plast testa.

Sestavine za testo:

  • 500 gramov moke,
  • 250 gramov masla,
  • 90 gramov sladkorja,
  • 3 jajca,
  • pol kozarca ruma,
  • sol.

Sestavine za nadev:

  • 60 gramov vanilijevega sladkorja,
  • 60 gramov rozin, ki smo jih predhodno namočili v mlačni vodi, osušili in rahlo omokali,
  • 60 gramov mandeljni,
  • 60 gramov orehov,
  • 60 gramov lešnikov,
  • 50 gramov kandiranega sadja,
  • 30 gramov pinjol,
  • 35 gramov masla.

Priprava:

zamesimo skupaj moko, stopljeno maslo, sladkor, rum in sol in nazadnje tudi jajca, eno po eno.

Testo naj počiva na toplem, pokrito s platneno krpo.

Medtem združite na drobno narezano sadje s stoplijenim maslom in rozinami ter polijte dobljeno maso na približno centimeter debelo, razvaljano testo.

Zavijte slaščico in jo oblikujte v spiralo,  jo na skrbno namaščenem in pomokanem pecaču položite v na 180°C. stopinj Celzija segreto pečico in pecite približno eno uro.

Še preden Presnitz date v pe pečico, ga lahko namažete s stepenim jajcem.

Seznanjanje vino:

predlagamo slivovko ali vina z vzhodnih Furlanskih gričev, kot so Verduzzo di Ramandolo, Verduzzo Spumante amabile, Recioto di Soave, Picolit – (Goriška brda ali vzhodni Furlanski griči).

Zgodovinski in gografski podatki:

Presnitz je podoben klasični GUBANI, zaradi nadeva iz rozin in suhega sadja, tradicionalno pa je na tržaških mizah okrog Velike noči, kajtinjegova oblila spominja na Kristusovo krono.

Der Sissi-Kuchen (Deutsch Version)

Zu Begin des 19. Jahrunderts setzte sich die gesamte Stadt Triest in Bewegung un die Kaiserin von Österreich und Ungarn zu empfagen.

Eine ganz Stadt in Festlaune, Vorstellungen, Wettewerbe und Kunstbewerbe, Handerwerk und Gastronomie wurden geboten.

Eine Konditorei im Zentrum erfand anlässich diese Besuches einen Kuchen, ähnlich eines Kranzkuchens mit Rosinen, Pinienkernen und Mandeln und der Aufschrift  “Wenn du die Welt umreist, komm hierher zurück”.

Die Triestiner nannten ihn sofort “PRESNITZ” und er ist noch heute der typische Kuchen dieses Stadt.

Die Zutaten sind: Früchte, Nüsse, Mandeln, Rosinen, Pinienkernen, Likör, all das von einem dünnen Blätterteig umhüllt.

Zutaten für den Teig:

  • 500 Gramm Mehl,
  • 250 Gramm Butter,
  • 90 Gramm Zucker,
  • 3 Eier,
  • 1/2 Becher Rum,
  • Salz.

Für die Füllung:

  • 60 Gramm Vanillezucker,
  • 60 Gramm Rosinen, die zuvor in warmes Wassereingeweicht, abgetrocknet und leicht in Mehl gewaltz wurden,
  • 60 Gramm Walnüsse,
  • 60 Gramm Haselnüsse,
  • 60 Gramm Mandeln,
  • 50 Gramm kandierte Früchte,
  • 30 Gramm Pinienkerne,
  • 35 Gramm Butter.

Zubereitung:

Mehl, weiche Butter, Zucker, Rum, Salz und die Eier zu einem Teig kneten.

Den Teig an einem warmen Ort rasten lassen.

Die zerkleinerten Frückte mit der flüssigen Butter und den Rosinen mischen und alles auf den ausgerolten ca,. 1 cm dicken Teig geben.

Den Teig einrollen und zu einer Spirale wickeln.

Bevor man den Presnitz in den Ofen schiebt (180°C.), die Oberfläche mit einem gequirlten Ei bestreichen.

Weinbegleitung:

eine Empfehlung ist der Pflaumengrappa oder ein Verduzzo der Colli Orientali del Friuli von Ramandolo oder ein lieblicher Spumante Verduzzo, Recioto di Soave, Picolit (Collio Goriziano oder Colli Orientali del Friuli).

Historische und geografische Hinweise:

Er ähnelt wegen der Füllung mit Rosinen und den Trockenfrüchten dem klassschen Gubana (friulaner Reinling).

Es ist ein traditioneller Kuchen für die Osterzeit, dessen kronenförmige Art an die Dornenkrone Christus’ erinnert.

É stato impegnativo, più scrivere il post, che fare il dolce ma ne è valsa la pena e sono soddisfatta, unico rammarico di non conoscere realmente le lingue che mi proietterebbero completamente nei luoghi e nelle tradizioni che tanto amo.


Risotto alla Calendula

Risotto alla Calendula.

Ingredienti per 1 persona:

  • 100 g. di riso vialone nano friulano (Domenico Fraccaroli),
  • fiori secchi e freschi di Calendula più foglie,
  • 1 piccolo scalogno,
  • infuso di Calendula,
  • mandorle,
  • fiocchi di lievito,
  • sale,
  • pepe bianco,
  • olio evo,
  • burro di soia.

Come fare:

preparare un infuso di calendula, filtrare e mettere i petali, assieme allo scalogno grattugiato in una pentola con olio evo e burro di soia.

Lasciar cuocere lentamente aggiungendo poco alla volta l’infuso, quando lo scalogno sarà diventato trasparente, frullare e rimettere in pentola.

Aggiungere il riso e farlo tostare, continuare la cottura aggiungendo l’infuso, aggiustare di sale, una grattugiata di pepe bianco e portare a termine la cottura aggiungndo un cucchiaio abbondante di petali freschi.

Nel frattempo sbollentare le foglie di calendula per togliere la punta di amarognolo, frullarle assieme a delle mandorle, olio evo, sale e mettere da parte.

Raggiunta la cottura del riso, spegnere il fuoco e mantecare con la miscela di fiocchi di lievito e mandorle tritate (io ho usato mandorle per non alterare il sapore delicato della calendula).

Impiattare a piacere (o ho adoperato uno stampo a ciambellina), decorare con la salsa ottenuta con le foglie ed un fiore che è commestibile ;-)


Millefoglie alle fragole, a spasso con ello: oh che bel castello marcondiro ndiro ndello…

Millefoglie alle fragole (per la ricetta più sotto)

Ce l’ho fatta…finalmente, sono riuscita a “sdivanare” l’amor-bradipo ed a trascinarlo fuori dalle mura domestiche.

Senza fare Kilometri da queste parti c’è molto da vedere, basta avere voglia di “fare 4 passi”…

Dopo essere stati a mangiare la trota a Cergneu nella solita trattoria all’aperto con le vasche a vista:

breve passeggiata per visitare quel che resta del Castello:

La “bella” Castellana in posa plastica…

*Pare che la personificazione della superbia e della crudeltà, si fossero concretizzate nell’ultimo dei conti di Cergneu Savorgnan Brazzà il quale, tra l’altro, ammazzava personalmente affinché “no restassin al mont a mangiâ di bant” quanti, tra i suoi coloni o servitori, fossero arrivati ai sessant’anni.

Il giorno del suo sessantesimo compleanno, un pover’uomo di Ramandolo cominciò, prima di imboccare la strada del castello di Cergneu, a salutare per l’ultima volta amici e parenti.

Ma il figlio dell’uomo, volendo porre fine a quell’usanza crudele, diede al padre un coltello per uccidere, raccomandandosi a San Giovanni Battista, quel conte sanguinario.

Con il coltello nascosto sotto la camicia, l’uomo si presentò al conte che lo condusse Verso la Val del Montana, dove fu fatto inginocchiare con la testa rivolta verso la fossa.

Giunto il momento d’agire, il poveretto, preso il coltello, si girò verso il conte colpendolo al ventre e, “distirantlu come che al fos stât un purcit”, lo gettò nella fossa a lui destinata.

Il Battista aveva protetto non solo il colono, ma aveva salvato quanti fossero arrivati ai…sessanta.

A questo santo, secondo la tradizione, si deve anche la “salvezza” dell’ala rimasta integra di questo castello.

Cergneu era stato assalito da un nobile che, con i suoi soldati, voleva espugnarlo e, in parte, c’era riuscito.

Da un varco tra le mura che stavano cedendo, uscì con i due figlioletti, la contessa Sigismonda che, in nome di Giovanni Battista da cui affermava discendere, implorò pietà.

La risposta fu che sarebbe stata risparmiata solo se avesse presentato i documenti che certificassero tale parentela.

Così, dopo aver risalito faticosamente quanto restava del castello, la nobildonna ritornò con un rotolo di pergamena che certificava la sua discendenza dal grande santo.

L’assalitore, a questo punto, se ne andò non prima di coprirsi il volto e di stringere con rispetto la mano di Sigismonda lasciando, così, integra l’ultima ala, quella ancora visibile, del castello.*  (Tratto da qui).

Dal 1999 al 2005 ci sono state 5 campagne di scavi archeologici per la messa in sicurezza ed il consolidamento della muratura.

Ed ora arrivo alla ricetta, questo dolcetto l’ho preparato ieri al nostro ritorno, m’incuriosiva molto la “cialda” fatta senza albume e con la passata di fragole, da rifare e da “rivisitare”.

Ingredienti per 12 cialde del diametro di 8 cm. (più avanzi da adoperare per crumble, base cheese cake ecc.):

  • 50 g. di farina,
  • 180 g. di zucchero,
  • 100 g. di farina di mandorle (mandorle tritate finemente),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 100 g. di fragole frullate e setacciate.

Ingredienti per la farcitura  e guarnizione:

  • fragole tagliate a pezzetti piccoli,
  • panna montata (io vegetale),
  • zucchero a piacere.

Come fare le cialde:

impastare la farina con lo zucchero, il passato di fragola, il burro sciolto e la farina di mandorle, far riposare 20 minuti.

Rivestire la teglia del forno con la carta e stendere l’impasto con una spatola formando uno strato sottile (io l’ho volutamente fatto più spesso).

Infornare a 180° C. (ventilato) fino a che la superficie apparirà dorata e croccante (se fate lo strato sottile), sfornare ed attendere qualche minuto affinchè si indurisca ma non troppo, quindi ritagliare 12 dischetti (o forme a piacere).

Preparare la salsa di fragole alla stessa maniera del passato, zuccherandola o facendola bollire assieme ad un bicchierino di distillato se vi piace, io l’ho preparata in “purezza”.

Comporre la millefoglie su un letto di salsa, alternando la cialda ai pezzettini di fragola e panna,  si possono anche far macerare le fragole con zucchero e foglioline di menta o, con aceto balsamico che con le fragole fa sempre la sua p…a figura ;-) .

Il pezzo col sax è suonato da Lucio Dalla, è scritto sotto al video, non è un caso?

 


“Corolla di pesche e mandorle”

torta alle pesche-001

Ingredienti per una teglia di 26 cm.:

  • 500 g. di farina 00,
  • 1 bustina di lievito di birra secco PA,
  • 1 pizzico sale,
  • 1 grattatina di noce moscata,
  • 100 g. di zucchero,
  • 2 dl di latte tiepido,
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • 2 uova,
  • 150 g. di burro a fiocchetti,
  • 800 g. di pesche fresche/1 scatola di pesche sciroppate,
  • 100 g. di biscotti secchi sbriciolati,
  • crema pasticcera (2 dl di latte, 20 g. di maizena, 40 g. di zucchero, 2 tuorli e scorza di limone),
  • 4 cucchiai di miele fluido,
  • 15 mandorle spellate per decorare.

Indicazioni se usate pesche fresche:

immergerle un attimo in acqua bollente, sbucciarle e tagliarle a metà, eliminare il seme/osso.

Se usate le pesche sciroppate scolarle dal liquido di governo, in tutti e 2 i casi tagliate a fettine 2 mezze pesche.

Come fare:

setacciare la farina in una grande ciotola ed aggiungere, mescolando, il lievito, il sale, la noce moscata e lo zucchero, formare la fontana e versare il latte tiepido, l’estratto di vaniglia, 1 uovo intero e 1 tuorlo.

Mescolare bene gli ingredienti fluidi quindi, poco per volta, intridere la farina e lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Stendere sulla spianatoia e distribuire sulla superficie i fiocchetti di burro, ripiegare la pasta ed impastarla, stenderla ancora 1 volta e reimpastarla, formare una palla e metterla in una ciotola unta, coprire con un telo pulito e far riposare in luogo tiepido 2/3 ore.

Tenere da parte una porzione di pasta grande come 1 uovo ed impastare il resto stendendolo poi sulla tavola infarinata.

Ricavarne un disco sufficiente a ricoprire la base ed i bordi, a metà altezza, della teglia.

Distribuire sul fondo della pasta i biscotti sbriciolati e coprire con crema pasticcera livellandola, disporre le fettine di pesca e bagnare con 2 cucchiai di miele.

Stendere il terzo di pasta tenuta da parte ed appoggiarlo sopra la frutta, sigillare i bordi premendo.

Dividere la pasta tenuta da parte (misura uovo) in 6 parti e ricavarne dei rotolini lunghi e sottili, intrecciarne 2 per volta e formarne una spirale.

Distribuire le mezze pesche con il taglio in giù sulla pasta nella teglia e circondarle con le spirali formando un anello chiuso, decorare con le mandorle e lasciar lievitare in luogo tiepido per 1 ora.

Nel frattempo preriscaldare il forno a 190°C., battere l’albume tenuto da parte e penellarlo sulla pasta, infornare per 50 minuti e, quando la corolla sarà dorata, pennellare le pesche con i rimanenti 2 cucchiai di miele.

Questa torta è buonissima però la sua esecuzione mi ha lasciato dei dubbi, io ho seguito le indicazioni senza trasgredire ma credo ci siano dei punti da rivedere, se provate a farla fatemelo sapere e condividete con me (se avrete piacere) le vostre impressioni.


Cronaca di una torta annunciata: Torta di Cannella…

Eccola qui la torta alla cannella, quella del post in Lingua Friulana, avevo percepito in voi una certa perplessità, d’altronde nemmeno io avrei capito cosa c’era scritto se non avessi avuto sottomano la traduzione :-)

Alla traduzione italiana aggiungerò dei dettagli per la comprensione della ricetta in quanto: farina e uova quante ne bastano è davvero difficile da interpretare, d’altronde, come scrivo sempre ora siamo diventati “fiscali” e crediamo che 1 grammo in più o in meno faccia la differenza e, a parte questo, le donne un tempo cucinavano così ;-)

La precisione farmaceutica sarà indispensabile per un altro tipo di “pasticceria” ma in questo caso l’approssimazione è concessa.

Io ho fatto metà dose, ello, è noto, non ama la cannella nè i chiodi di garofano, non ho ancora capito, dopo anni, se è per partito preso o se è davvero così…so soltanto che preparazioni con cannella e chiodi di garofano ne ha ingurgitati un pò ;-)

Per metà dose ho adoperato 2 cucchiai di farina (di castagne) e 2 uova + il tuorlo avanzato dall’impasto, ho diminuito la dose di zucchero usando il Muscovado che profuma ulteriormente sia l’impasto che il ripieno.

Ho lavorato tutto con il robot da cucina, l’impasto è davvero “pluitost durute” però si lavora bene  col mattarello “aggiustando” i bordi con le dita..

Ho scelto di adoperare una tortiera apribile da 15 cm.

Decidendo per la dose intera  e componendo la torta direttamente sulla teglia da forno,  si otterrà  un bellissimo effetto rustico, anche  la miniporzione potrebbe essere un’idea carina, lasciamo spazio alla fantasia.

Questa volta non ho decorato né con lo zucchero a velo né con la glassa, la rifarò senz’altro e la spolverizzerò con zucchero a velo mescolato con cannella oppure con una glassa alla cannella o chissà, vedrò al momento ed ora… per non farmi/vi mancare niente ho anche la versione in inglese :-)

Ho dei “premi da postare, lo so, ma oggi vado di fretta, preparerò prestissimo un post con 7+7 cose da raccontarvi… di me sapete molto ma…non tutto ;-)

Un saluto speciale a Daniele che mi ha fatto davvero una bella sorpresa commentando il rotolo ai topinambur.

Luppola ritornaaaaaa!!!!  Mettiamo fine alla FUGA DI CERVELLI dal Web :-D


Tortine ai Cachi: la terra dei Cachi, tutti giù per terra.

Kaki vaniglia o mela

Quando arriva la stagione dei cachi arrivano anche i ricordi legati a questo frutto generoso color del sole al tramonto, quand’ero bambina significava l’inizio di “incursioni” nei giardini e negli orti.

Con la scusa del solito disegno per la scuola, riuscivo sempre, assieme alle amichette a farmene regalare un pò.

Il massimo del divertimento arrivava quando li prendevamo a morsi e trovavamo i semi, li aprivamo a metà e vinceva chi trovava il set completo di posate: cucchiaio, coltello, forchetta, no, non sono impazzita era proprio così :-D

Foto dal web

Ecco cosa trovavamo all’interno dei semi, il cucchiaio che spesso, con la fantasia,  si trasformava  in coltello o forchetta.

Anche questo era un modo di giocare e giocando si imparava a conoscere la natura e i suoi frutti; provate ad aprire un seme di kako ai vostri bambini, sarà divertente scoprire cosa vedranno.

Ora li associo anche allo spreco del cibo, cosa che io non amo fare e questo è ormai  noto.

Non lascio mai nulla nel piatto, cerco per questo di non riempirlo troppo, eccezion fatta per il pasticcio della suocera che per Natale diventa pura trasgressione goduriosa e peccaminosa.

Sarà perchè da bambina mi dicevano che lasciare il cibo nel piatto è maleducazione, ma è più forte di me, non riesco ad avanzare nulla, ricordo che una conoscente un giorno mi disse che era più elegante lasciare sempre qualcosa nel piatto, punti di vista (so anche di blogger che buttano il cibo che vediamo fotografato meravigliosamente nei loro post perchè, riso e pasta cotti al punto giusto non sono fotogenici, ma questa è un’altra storia.

Quando ripulisco la dispensa, farine, granaglie & affini vanno tutti da Milva per le galline, gli ossi e le verdure del brodo vegetale se non le mangio vanno ai cani di Milva, anche gli avanzi della principessina Perla non vanno buttati ma vanno ai randagini meno fortunati di lei.

Ma perchè scrivo questo? Non certo per ergermi a bella, brava persona ma semplicemente perchè i protagonisti di questo post sono i Cachi, quei meravigliosi frutti che sono lì, generosi per far sì che la frutta non manchi d’inverno e che spesso chi li ha non li raccoglie, li lascia avvizzire sull’albero e finiscono inevitabilmente sul terreno.

Per questo vengono spesso tagliati, perchè sporcano…

Vicino a casa mia ci sono molte case che hanno in giardino un albero di kaki, li vedo verdi in primavera, gialli in autunno, arancioni in inverno, rinsecchiti o sfracellati sul terreno in febbraio.

Quante volte sarei tentata di andare a chiederne qualcuno, anche pagando, ma si sa, le persone preferiscono buttare via la roba piuttosto che darla via, dal momento che le chiedi, le cose diventano improvvisamente preziose e chi le possiede se le tiene… sull’albero, forse se fossi ancora bambina…

E dire che  i cachi andrebbero raccolti molto prima della maturazione (così non sporcherebbero) e messi nelle cassette in un unico strato gestendo la loro maturazione a scalare semplicemente aggiungendo qua e là delle mele.

L’altra frutta che viene raccolta in anticipo e che per praticità e per regole di mercato  viene spinta a maturare nelle casse, non riesce mai ad avere la dolcezza ed il profumo della frutta appena raccolta, ma il kako si, aumenta la sua dolcezza man mano matura.

In negozio sono carissimi, anche lì, spesso schiacciati, le confezioni buttate una sull’altra, la gente che ci infila le dita per tastare se sono maturi e poi comunque lasciarli lì con la loro impronta digitale.

L’ultima volta che sono stata dallo zio sono tornata a casa con una bella cassetta di kaki che ho aggiunto all’altra avuta tempo prima.

Io li mangerei tutti, uno dietro l’altro ma, si sa, non è il caso, visto gli effetti collaterali, così per smaltire un pò di scorta ho preparato questo dolce che ello ha gradito, anzi ha molto gradito.

Tortine ai cachi

Il dolce nasce rettangolare (teglia 22/32), io, non avendo la teglia rettangolare ne ho usata una quadrata della stessa capacità e da quella ho ricavato le forme, ovali, rettangolari (senza foto), con i ritagli ho preparato una specie di tiramisù.

Ingredienti per la pasta:

  • 60 g. di farina autolievitante,
  • 20 g. di cacao in polvere,
  • 40 g. di farina di mandorle,
  • 3 uova,
  • 80 g. di zucchero.

Ingredienti per la crema di cachi:

  • 5 cachi maturi  teneri,
  • 1 caco mela,
  • 300 dl di panna da montare,
  • 30 g. di mandorle pelate, tostate e tritate.

Come fare la pasta:

accendere il forno a 200°C.

Setacciare le farina con quella di mandorle ed il cacao, sbattere le uova con lo zucchero fino a rendere il composto denso, unire delicatamente le farine, distribuire il composto nella teglia, livellarlo ed infornare per 12/15 minuti.

Sfornarlo e, quando al tatto sartà sodo ed elastico sformarlo e girarlo su una griglia, farlo raffreddare bene.

Rifinire i bordi e dividerlo orrizzontalmente in 3 parti, se, come me, fate le tortine, prima ritagliarle e poi dividerle.

Come fare la crema di cachi:

con un cucchiaio ricavare la polpa dei cachi e frullarla.

Tagliate il caco mela a dadini piccoli e lasciare qualche fetta sottile per la decorazione.

Montare la panna, lasciarne da parte qualche cucchiaio ed il resto unitelo alla polpa dei caci e alle mandorle tostate e tritate.

Assemblare il dolce:

spalmareil primo strato di pasta con la crema di cachi, distribuire una parte dei dadini, appoggiare il secondo strato di pasta, coprirlo con il resto della crema.

Fare un l’ultimo strato di pasta, decorare con la panna montata, i dadini/fettine di caco mela e qualche goccia di polpa di cachi.

Volendo si può fare una crema al cucchiaio aggiungendo l’agar agar sciolto a caldo in una parte di polpa, provatela se vi va.

Link interessante sui Cachi


Stollen: un “Concerto di Natale” a 4 mani…

Beh, forse abbiamo esagerato però è stato davvero un concerto di Natale a 4 mani,  perchè? Perchè lo Stollen è un dolce tipico Natalizio e, com’era già successo per i Kouloria, ho cucinato con Solema.

Per dirla tutta c’è stata qualche “stecca” ma poi le note sono tornate tutte al loro posto sullo spartito e ne è uscita una musica “dolce” e davvero tutta “da mangiare”.

Copio-incollo dal blog di Solema, la mia ormai nota “compagna di merende”, man mano in corsivo sottolineato metterò le variazioni “obbligate” (a causa di una lievitazione inaspettatamente precoce e generosa) e le nostre considerazioni e consigli sul cosa NON fare.

Abbiamo pensato, dal momento che lo Stollen non si presta a molte varianti, di giocare un pò con le forme e colori.

Abbiamo colorato il marzapane e lo zucchero a velo creando così gli “Stollen multicolor”.

Ci saranno molte foto, per il procedimento fa riferimento il post originale di Solema che è già stato modificato.

 Ingredienti x 3 stollen (ne abbiamo fatti 1 grande 3 midi 2 mini):

  • 750 gr. di farina forte,
  • 200 gr. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito secco liofilizzato (25 gr di lievito di birra),
  • 280 gr. di latte tiepido**,
  • 250 gr. di burro morbido,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 1 cucchiaino di cardamomo,
  • 160 gr. uvetta,
  • 100 gr. di mandorle con la buccia,
  • 40 gr. di canditi misti,
  • 40 gr. di zenzero candito,
  • 80 gr. di albicocche secche morbide,
  • Rum q.b,
  • 2 uova,
  • Sale 5 gr.

Per spennellare:

  • 30 gr. circa di burro
  • Zucchero semolato q.b
  • Zucchero a velo q.b

In questa foto è suggestivo il “raggio” però la forma degli Stollen non è quella che dovrebbe essere, questo per il motivo che abbiamo specificato, lo stollen deve “allargarsi” anzi “spaparanzarsi” come dice la mia “Stollen-socia”

Procedimento:

fare il lievitino con 130 gr. di farina, 80 gr. di latte, 1 uovo e il lievito.

Sciogliere il lievito con 2 cucchiai di latte, a parte battere leggermente l’uovo, aggiungere il resto del latte, la farina, deve risultare una crema densa (come da foto da Solema).

Coprire e mettere a lievitare in luogo tiepido, fino al raddoppio, solitamente ci mette circa 40 minuti, questa volta ci sono volute 2 ore (il mio 35 minuti)

A questo punto, nell’impastatrice (ho usato la MDP) mettere il resto della farina, lo zucchero, la cannella, il cardamomo e il lievitino, dare una giratina e mettere il latte gradatamente (forse non serve tutto), deve risultare un impasto molto sodo (mi sono aiutata anche a mano).

Rimettere in funzione l’impastatrice, aggiungere il sale e l’uovo sbattuto leggermente e, quando questo sarà amalgamato, iniziare ad incorporare il burro, un pò alla volta, sempre con l’impastatrice in azione.

Quando tutto sarà ben “incordato”, mettere l’impasto in una terrina unta di burro, coprire e lasciar lievitare fino al raddoppio, ci sono volute 12 ore.   Ho messo a lievitare alle 20 e ripreso in mano la mattina dopo alle 8 circa.

Io ho messo a lievitare alle 23 e alle 5 di mattina usciva già dalla terrina, quindi ho messo l’impasto in frigorifero per fermare la lievitazione.

Sgonfiare delicatamente l’impasto e incorporare i canditi, le uvette, le albicocche che avrete messo in bagno nel rum la sera precedente tagliate in 4 o 5 pezzi, sgocciolati bene e all’occorrenza anche asciugati, incorporare anche le mandorle intere e dividere l’impasto in tre parti.

A questo punto con Solema abbiamo deciso di farli di diverse misure, io ho optato per 1 grande e 2 mini-stollen che ho infornato nello stampino da plum cake, lei con la sua metà (senza cardamomo) ne ha fatti 5 midi.

Sulla spianatoia infarinata iniziare a lavorarli uno alla volta, arrotolarli con le mani fino ad avere un cilindro, spianarne metà con il matterello e nel pezzo più grosso appoggiare il marzapane, che avrete preparato anzitempo o, come NOI acquistato :-)

Arrotolare anche il pezzo che  abbiamo spianato fino a coprire il marzapane.

Mettere gli stollen sulla teglia ricoperta di carta forno e dividerli con la stessa, appoggiare il mattarello sulla chiusura per sigillare al meglio.

Abbiamo notato alla fine che non va bene metterne tanti nella stessa teglia perchè, anche se divisi dalla carta, tendono a “sformarsi” , si allargano fino ad un certo punto e poi lievitano in verticale diventando una specie di Plum cake (buonissimi comunque ma l’ estetica non è il massimo)

Coprire con la pellicola (Solema mette un sacchetto per sotto vuoto aperto) e con una copertina e lasciare riposare anche qui fino al raddoppio. Ci sono volute circa 4 ore. Faccio lievitare nel forno spento con la luce accesa, ma riscaldato anticipatamente a 30°. (Noi ce la siamo cavata in meno di 2 ore)

Far cuocere nel forno preriscaldato a 170°C. x 15 minuti , a 160° per circa 40 minuti.

Appena cotti spennellarli abbondantemente di burro fuso, sempre abbondantemente spolverarli di zucchero semolato e subito dopo di zucchero a velo.

Stollen grande

Lasciar raffreddare e avvolgerli nella carta di alluminio, la ricetta originale vorrebbe, appunto, un riposo di almeno 2 settimane, ma ripeto, dopo aver fatto più prove, preferisco farli maturare per non più di 2 giorni.

Stollen Midi

La lavorazione sembra complicata ma non lo è, si può fare anche a mano, visto che a metà lavorazione l’impastatrice di Solema l’ ha abbandonata!!!

Con l’olio di gomito, tutto riesce…;-) …però con l’olio di 4 gomiti è meglio :-D

Aggiungiamo 2 foto, quelle dello Stollen grande (quello classico con anche il cuore di marzapane naturale),  prima dell’ultima lievitazione e prima di essere infornato.

Stollen ultima lievitazione.

Stollen da infornare.

Questo è il mini-stollen (nel mini stampino da plum cake) che abbiamo “infiocchettato” con un nastrino di marzapane…ce n’erano 2 ma 1 è stato mangiato di nascosto da un “topolino” di casa :-(


Ambarabaciccicoccò 3 bruschette sul comò…

Ce l’ho fatta!!! Finalmente ho “bruschettato” anch’io, per dir la verità non so se sono bruschette, crostini/oni o cosa, io ho “bruscato” la polenta ed il pane, li ho “accarezzati” con un profumatissimo spicchio d’aglio e li ho coperti con ingredienti peccaminosi e no e le foto le ho fatte su un vecchio “comò” (ambarabaciccicoccò) sul quale si era appoggiato un luminosissimo raggio di sole :-)

Da quale parto? Parto da quello più “dieteticamente corretto”, pane nero e pesto di cavolo cinese…ma arrivo al dettaglio.

Cavolo cinese (cliccare per informazioni e ricette)

Ingredienti:

  • pane nero,
  • il verde delle foglie di cavolo cinese (Cavolo di Pechino),
  • mandorle,
  • olio di semi di zucca,
  • sale,
  • qualche granello di pepe rosa in salamoia per il pesto e per la decorazione

Come fare:

tostare il pane nero, profumarlo abbondantemente di aglio, appoggiare una foglia di cavolo e sopra la salsina, decorare con foglia di cavolo sinuzzata e pepe rosa.

Com’è andata a finire…

Polenta, luganega e stracchino di Capra

Quando sono stata a Firenze il 9 ottobre l’ansia da prestazione mi aveva chiuso lo stomaco (averne di queste ansie ogni tanto :-D ) però i crostini con salsiccia e stracchino che aveva preparato Silvia mi sono rimasti nel cuore e così li ho “friulanizzati” (sconfinando un pò in Veneto) con la polenta e la luganega, ho adoperato lo stracchino di capra che ha rinforzato il sapore.

Ingredienti:

  • polenta (anche da riciclare) tagliataa sottile,
  • luganega spellata e sbriciolata,
  • stracchino di capra,
  • aglio,
  • poco origano.

Come fare:

mescolare la luganega con lo stracchino, far abbrustolire la polenta e strofinarla con l’aglio, mettere il composto ed infornare a 180°C. per 10 minuti e poi funzione grill per ottenere la crosticina (andate tranquillamente a occhio, l’importante è che non si secchi).

Bruschette polenta da infornare

Ed ecco l’ultima ma non per bontà la bruschetta di polenta con la zucca e gorgonzola.

Ingredienti:

  • polenta (anche da riciclare) tagliata sottile,
  • zucca (per questa ho adoperato la “barucca”,
  • gorgonzola dolce,
  • aglio,
  • aghi di rosmarino.

Come fare:

preparare una dadolata (piccola, piccola) con la zucca, e fatela cuocere in olio evo con l’aglio e qualche ago di rosmarino (deve comunque rimanere croccante).

Nel frattempo abbrustolire la polenta, strofinarla con l’aglio, coprire con la dadolata di zucca e spargere qualche fiocco di gorgonzola, infornare a 200°C. funzione grill per 5 minuti.

 


Quel Baccalà di un cannellone alla Livornese.

La mula de Parenzo leri-lerà
l’hà messo su bottega leri-lerà
e tutto la vendeva
fora ch’el bacalà
perchè non m’ami più.

I veci botegheri di Trieste lo vendevano zà smoià (già ammollato), non era un problema trovare i negozi, bastava seguire l’ olezzo ed arrivavi paro paro sull’uscio.

Oggi il progresso è riuscito anche a fare il baccalà senza olezzo, un tempo era impensabile uscirne indenni.

Spesso per dare del tonto a qualcuno bastava dirgli: te son proprio un bacalà e lo stendevi: così:

Questo filetto è stato 3 giorni a bagno (in terrazza), ho cambiato l’acqua 2 volte al giorno, nel frattempo ho letto bene il regolamento, ho stampato la ricetta di Cristina (poveri ma belli ma buoni) ed ho iniziato a pensare.

Io adoro i piatti unici, quelli che conunaportatamelacavo e così ho fatto, ho creato un piatto unico

Ingredienti (senza dosi):

  • filetto di baccalà,
  • farina di riso,
  • riso bollito,
  • pomodoro ramato,
  • rondelle di porro brasato,
  • il verde del porro per decorare,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • mandorle a lamelle,
  • olio evo.

Come ho fatto:

ho ritagliato dal filetto un rettangolo della grandezza adatta a contenere un ripieno, ho lasciato c.ca 1 cm di spessore ed ho rosolato la parte senza pelle in olio evo e aglio, l’ho arrotolato, legato con lo spago da cucina, l’ho infarinato e fritto in olio evo profondo, ho fritto anche una dadolata di baccalà da inserire nel ripieno.

Prima di riempirlo ho tolto lo spago, il ripieno è composto da riso bollito nel brodo vegetale, una dadolata di baccalà fritto, una dadolata di pomodoro ramato (sbollentato per togliere la buccia) fatta insaporire qualche ora con aglio, sale olio evo, rondelle di porro brasato.

Ho messo un pò di dadolata di pomodoro sul fondo di una cocottina da forno, ho appoggiato il cannellone, ho aggiunto qualche scaglia di mandorla ed ho infornato a 200°C. (funzione grill) fino a doratura.

Ho presentato in un piatto a forma di pesce e decorato con prezzemolo e degli spaghetti di porro  fritti: buono, buono, buonissimo.


Quanti modi di fare e rifare i “Koulouria ripieni”con Solema e WBD, abbiniamo anche i vini (pane e vino…vi piace?): e la festa abbia inizio!!!


Di pane si tratta, anche questi Koulouria sono fatti con acqua, farina e lievito e vengono dalla Grecia, paese messo in ginocchio tanto quanto il nostro, con questo post partecipo al World bread day, linkate sulla foto per saperne di più…

Per dirla tutta un modo solo sarebbe bastato..la frase clou di Nonna Sole è stata: “spicciati che sennò fa la crosticina e non lievitano più”, quindi, tutto ciò che vedete è stato fatto con lo stato d’animo di chi rischia di perdere l’aereo :-D

“Col pane non si scherza”, “bisogna rispettare i tempi”..ecc. ecc. ed io, “porella”  che dovevo fare le fotine per il post ero davvero in difficoltà :-D

L’unico vantaggio che ho avuto è la dimenticanza di Nonna Sole di oggetti preziosi per il set fotografico finale e quindi i Kouloria sono rimasti nelle mie mani per finire poi nella mia bocca ed in quella di ello ih.ih.ih.

Eravamo d’accordo di trovarci a casa mia verso le 11 con l’impasto bell’e pronto, lei ha portato gli ingredienti per i ripieni, io avevo preparato i miei però abbiamo dovuto scegliere perchè con quella dose ne sono usciti 7 più il nodo d’amore (vuoto).

Per ingredienti e procedimento originale e modalità di cottura vedere da Ornella delblog Il giardno dei colori e dei sapori.

Ingredienti per l’impasto:

  • 250 gr di farina 0,
  • 100 gr di semola rimacinata di grano duro,
  • 15 g.  lievito di birra,
  • 200 gr di latte parzialmente scremato o acqua,
  • 2 cucchiaini di  malto d’orzo,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • 2 cucchiai di olio di sesamo.

L’impasto richiede una lunga lavorazione ed in mancanza del’impastatrice ho scelto la MDP (macchina del pane) programma impasto di 1 ora e 40 che comprende anche la lievitazione.

Diviso l’impasto in 7 pezzi (1 per il nodo) Solema ha formato delle palline che hanno riposato sotto un telo umido per c.ca 15 minuti.

Se  le avessimo stese subito, le sfoglie si sarebbero “ritirate”, quindi Solema ha seguito il consiglio del grande Bonci che raccomanda di farlo.

Abbiamo steso l’impasto e messo i ripieni (nel collage di seguito una campionatura):

Dopo averli chiusi li abbiamo arrotolati (alla meno peggio :-D ) ed io..svelta svelta sennò fa la crosticina e non lievitano più :-( li ho tagliati, con titubanza perchè non volevo far uscire il ripieno.

Nella foto seguente la teglia con segnati i ripieni:

Infornare a 200° C. per c.ca 25/30 minuti controllando la doratura.

Mi piaceva questa ambientazione con pipe e collane perchè è stato un lavoro a 4 mani e unire 2 anelli di pasta (l’ho chiamato erroneamente “nodo d’amore” ma quello ha un’altra forma) per me simboleggia un’Amicizia che dura nel tempo e che ha superato anche i momenti difficili.

Da oggi, impegni di Elisabetta permettendo, ci sarà un “Regalo”, un tocco di raffinata competenza per quanto concerne l’abbinamento dei vini ai vari piatti che via via presenterò.

Elisabetta l’ho conosciuta a Firenze, ha subito capito che avevo bisogno di una “spinta” ed ha trovato la formula in un fantastico rosato che, dopo un sorso, mi aveva ridato coraggio…

Ed ecco la SORPRESA: gli abbinamenti per i Koulouria, per i diversi ripieni e non solo, potrete prendere spunto da queste note per gli abbinamenti con preparazioni che conterranno questi ingredienti o questi profumi, che ve ne pare?

Non sono meravigliosamente meravigliosa a presentarvi Elisabetta?

Mortadella stracchino  pistacchi :  non possono  mancare le bollicine made in Italy  of course ANTICA FRATTA SATEN Franciacorta: Suadente 100% chardonnay vellutato  morbido con sentori  di  pere e nocciole, elegante e morbido, con perlage fine e persistentente  ti  avvolge con sentori  agrumati..che non ti  abbandonano  mai !! in enoteca costa la bellezza di  25 € se sono  onesti!! Bisogna assolutamente provarlo.

Finocchiona e stracchino :

se la finocchiona è aromatica ma non piccante e  consiglio  vivamente  OTELLO NERO LAMBRUSCO  cantina CECI (che ello conosce ed apprezza, fidatevi ;-) ), considerato  il capolavoro  di  questa cantina, impenetrabile  color porpora con la sua irresistibile spuma, con sentori  di  rose viole ed erbe aromatiche , fantasticamente ricco  di  sapori  fruttati con una garbata acidita’ e vena minerale , di  grande piacevolezza in enoteca solo  € 8.. e qui il detto  che il vino  non e’  poi così dispendioso  come si  crede calza alla perfezione… si  può bere bene anche con cifre modeste.

Speck e Montasio:

CABERNET SAUVIGNON ALTO  ADIGE DOC  cantina Terlano , intenso con sentori di ribes nero, di spezie, rosa appassita, asciutto ed elegante, con tannini morbidi, pieno ed equilibrato, molto persistente, fantastico!

Se l’enoteca non è ” ladra”  con 16 € è vostra,  gran  bel  vino  e soprattutto  grandissima Cantina! ATTENZIONE  se lo  speck  e molto  stagionato  come il  montasio  allora la scelta va su  un blend Cabernet sauvignon  /Merlot  sempre Altoatesino  CABERNET SAUVIGNON BARON SALVADORI  RISERVA  cantina Mals Margreid  per soli  18 € potete mettere in tavola il  trionfo di  more prugne, bacche di  ginepro  genziana e china: tannino  scalpitante.

Pesto e caciotta:

cantina Poggio dei  Gorleri RIVIERA LIGURE DI PONENTE PIGATO ALBIUM , un pigato  100% di colore giallo  paglierino  intenso  con riflessi  verde-oro , puoi  sentirci  dentro  erbe aromatiche tipiche tipiche della liguria , frutti  esotici maturi, nocciola tostata e un accantivante finale minerale , ti  fanno  sentire che lui C’ É!!!

La morbidezza e la sapidità fanno si  che nel  palato  questo  vino  ci  rimanga per moltissimo… mi dilungo  perchè amo  questo  vino !!!
p.s. per quest’abbinamento  vorrei  indicare anche un altro  vino  se la caciotta è di  pecora e quindi  più  grassa: Cantina Giacomelli il vino  è COLLI  DI  LUNI  VERMENTINO BOBOLI, € 18 colore paglierino  con riflessi  verde oro, ci  si  può sentire la mela golden matura, la macchia mediterranea,  miele di  eucalipto, con un finale alquanto minerale.

Ampio volume al  palato , che viene mitigato  da una fantastica sapidità.

Salmone panna acida e aneto :

cantina Jermann  (Lo conosco, è dalle mie partiiii!!!!) VINTAGE TAUNINA 2007  “eccellente” fra gli “eccellenti” : Sauvignon, Chardonnay, Malvasia Istriana, Picolit e Ribolla Gialla: manto  dorato , fantastici  i  profumi  che ti  regala, sempre in punta di  piedi  come se fosse li,  si  fa vedere ma non vuole disturbare.. stile preciso  ed elegante, frutti  esotici, pesca matura, biancospino cedro  e zafferano, con scintille minerali  che impreziosiscono  anche la luce, c’ è la morbidezza al  gusto  bilanciata dalla sua freschezza, la sapidità misurata contribuisce ad ammaliarti  ad ogni  assaggio.

Rimane  nel  palato persistente per lungo  tempo ricordandoti  che è là .. É il campione dei  vini   costo  € 35 ma li  vale tutti!

E, come ha scritto lei: Dulcis in fundooooo…

Cioccolato e cocco:

Cantina Florio MARSALA VERGINE DONNA FRANCA fatto  con uve grillo  , un bianco  liquoroso  dolce € 25,  solo  a vederlo  ti  scalda il cuore, colore dell’ambra testa di  moro  luminoso, ampi  profumi  di  mallo di  noce, cioccolato, tamarindo, fico  secco, ci  accolgono  con tenera eleganza per dirompere  con la sua alcolicità, veicolata con la sua sapidità e dolcezza moderata raggiungendo  il  completo  equilibrio…

Se nell’impasto  predomina la cioccolata a questo  punto  l’abbinamento  sarà BAROLO CHINATO  cantina Schiavenza, da un’antica ricetta di famiglia l’azienda produce questo  vino aromatizzato a base di Barolo con aggiunta di erbe aromatiche tra cui prevale la corteccia di china Calissaia.

Alla degustazione si presenta di colore rosso granato intenso, al naso colpiscono evidenti sentori di spezie ed erbe aromatiche,
al sapore è dolce, vellutato con retrogusto gradevolmente medicinale.

Sulla cioccolata vorrei  fare una premessa:  il  cioccolato  è  praticamente impossibile da togliere nella bocca, rimane lì per ore ed ore, se si  usa un cioccolato  amaro  extra fondente al  60 % o di  più  è consigliabile a quel  punto  usare un Rhum  agricolo, si potrebbe scegliere Rhum  Calvados o  Rhum Zacapa!

Beh, che dire? Io divento piccina picciò…però sono anche orgogliosa di conoscerla e mi piacerebbe la conosceste anche voi :-)


Fichi, mandorle, uva fragola per un dessert improvvisato…

…improvvisato perchè “ello” è ritornato dalla visita dallo zio e dal riempimento bottiglie d’acqua di montagna alle 17 e 30 con cesto di fichi…li ho raccolti io… ;-)

Me la fai una crostata?

Crostata?

É nota la mia antipatia nei confronti della frolla e mancava la voglia di farla, allora mi è venuto in soccorso un libro di ricette con la frutta, così, tanto per farmi un’idea…mica sono Montersino io?

É ritornata utilissima anche la mia confettura di uva fragola e mele cotogne che avevo fatto l’anno scorso, occasione buona per assaggiarla finalmente.

Ingredienti per una teglia da 18 cm.:

  • 1/2 kilo di fichi freschi (io verdi e rossi),
  • 40 g. di fruttosio,
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia bourbon,
  • buccia grattugiata di mezzo limone,
  • 150 g. d’acqua,
  • 1 rotolo di sfoglia surgelata da 250 g.,
  • confettura di uva fragola e mele cotogne a piacere,
  • 50 g. di lamelle di mandorle tostate,
  • 1 uovo,
  • 2 cucchiai di latte (di soia),
  • 50 g. di farina di riso.

Come fare:

prendere un tegame nel quale i  fichi stiano stretti uno accanto all’altro col picciolo in alto.

Aggiungere l’acqua dove avremo sciolto il fruttosio (o zucchero), l’essenza di vaniglia e la scorza del limone.

A fiamma alta farli sobbollire in modo che si formi lo sciroppo lasciando i fichi “al dente”, lasciar raffreddare.

Stendere la sfoglia (se ne usate di più potete fare un “coperchio”), appoggiare sopra i fichi freddi e ben scolati, aggiungere la confettura o, come da ricetta originale cioccolato grattugiato e le lamelle di mandorle tostate.

In una terrina sbattere l’uovo con il latte e lo sciroppo ottenuto dalla cottura dei fichi, unire la farina e, dopo aver amalgamato il tutto versare il composto sui fichi.

Ripiegare i lembi di sfoglia oppure il “coperchio”.

Infornare a 200°C. per 40 minuti.

In corso d’opera mi sono resa conto della semplicità di esecuzione e della possibilità di fare dei “fagottini” monoporzione, ho ancora qualche fico ed in settimana provo.


Torta di pere allo zenzero e sciroppo di rose.

Attingendo dalla mia solita fonte Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche, da pagina 683 riporto qualche notizia sullo Zenzero,  questo rizoma che viene usato sia fresco sia essicato.

É originario dell’Asia e delle isole del Pacifico e viene coltivato in tutte le regioni tropicali con frammenti di rizoma poichè le piante coltivate difficilmente producono semi.

Proprietà:

aromatizzanti, aperitive, digestive, carminative, stimolanti, revulsive, antireumatiche.

Principi attivi:

olio essenziale, gingerina, zingerone, resine, mucillagini.

Lo Zenzero, pur originario dell’Estremo Oriente, era noto ai romani che ne conoscevano sia le proprietà aromatiche che salutari.

La droga, costituita dal rizoma, ha un aroma penetrante, caldo e pungente, tipico delle spezie.

Nei tempi passati, per conservarne le proprietà durante il trasporto, si usava ricoprirla con sciroppi di zucchero o con miele che risultavano aromatizzati e dai quali si ricavavano delle bevande rinfrescanti.

Questa consuetudine è rimasta fino ai nostri giorni e lo Zenzero o”ginger”, è largamente diffuso per aromatizzare in modo caratteristico liquori, aromi, birre e bibite analcoliche.

Oltre che come bevanda, lo Zenzero polverizzato è molto usato nei popoli orientali e da quelli di lingua inglese in condimenti (curry), salse e dolciumi.

Sotto il profilo salutare lo Zenzero è soprattutto un gradevole stimolante delle funzioni digestive e un buon carminativo; la tradizione anglosassone lo reputa utile in caso di raffreddore e soprattutto nelle dispepsie e nei disturbi digestivi dovuti ad eccesso di alcool.

Per uso esterno lo Zenzero è un moderato revulsivo che entra a far parte dei preparati antireumatici.

Per favorire la digestione:

Infuso: 100 ml di acqua, una tazzina dopo i pasti.

Passo alla ricetta, semplicisima, l’unica cosa che ho trovato difficile il taglio delle pere, infatti ho fatto a modo mio.

Per l’esattezza andrebbero tagliate a ventaglio ma le pere Abate che ho usato  non si prestano a questo taglio, o meglio sono io un’ “incapace” :-(

Ingredienti:

  • 500 g. di pere già sbucciate ed affettate,
  • 50 g. di zucchero semolato,
  • 80 g. di zucchero di canna,
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 uova battute,
  • 100 g. di farina di farro,
  • 4 g. di cremortartaro,
  • 2 cucchiaini colmi di zenzero in polvere.

Per coprire:

  • 150 g. di yogurt naturale (greco),
  • 2 cucchiai di sciroppo di zenzero (autoprodotto),
  • 1 cucchiaio di sciroppo di rose (autoprodotto),
  • lo sciroppo di cottura delle pere,
  • 50 g. di mandorle a lamelle.

Come fare:

accendere il forno a 180°C.

Disporre le pere preparate in una casseruola con i 50 g. di zucchero semolato e 4 cucchiai d’acqua, far prendere il bollore, abbassare il fuoco e far sobbolire per 8/10 minuti, il tempo di ammorbidirle ma non disfarle.

Macinare nel macinacaffè lo zucchero di canna e ridurlo a velo, unirlo al burro morbido e lavorarlo a crema, unire poco alla volta le uova battute.

Setacciare assieme alla farina il cremortartaro (si può usare la farina autolievitante), lo zenzero in polvere ed unire al composto.

Versare nella tortiera e, dopo aver scolato le pere distribuirle sulla superficie.

Mescolare lo yogurt con gli sciroppi, versare sulle pere uniformemente e coprire con le mandorle a lamelle.

Infornare per 40/45 minuti (regolatevi con il vostro forno).


Caprese bianca al profumo di rosa e cardamomo.

Oggi voglio riempire di profumi il mio blog, il profumo del cardamomo ed il profumo di rosa, è primavera non dimentichiamolo, ed ora ne sono ancor più convinta perchè ieri le Cavallette sono volate via e, come ogni anno, so che partono soltanto se sono sicure che il freddo non le fermerà più…..

Mi ero ispirata alla ricetta presa dal blog delle  “cuoche dell’altro mondo” per non copiare proprio tutto ho scelto il cioccolato bianco e l’ho glassata con acqua di rose e cardamomo.

Ingredienti:

  • 150 g. cioccolato bianco di buona qualità,
  • 150 g. burro morbido,
  • 150 zucchero,
  • 5 uova,
  • 300 g. di mandorle pelate tritate finemente,
  • 10 bacche di cardamomo.

Per la glassa:

  • 100 g. di zucchero a velo (io l’ho fatto nel macinino da caffè con qualche seme di cardamomo),
  • 2 cucchiai di acqua di rose.

Come fare:

tritare finemente le mandorle nel robot con un cucchiaio di zucchero, in seguito anche il cioccolato bianco e pestare nel mortaio i semini estratti dalle bacche di cardamomo.

Montare il burro con lo zucchero ottenendo un composto spumoso, aggiungere i tuorli 1 alla volta,  la farina di mandorle, il cioccolato e il cardamomo.

Montare gli albumi a neve ben ferma ed incorporarli delicatamente, versare il composto nella teglia imburrata o ricoperta con carta forno “statico” e cuocere a 160°C. per 40/50 minuti.

Farla raffreddare e nel frattempo preparare la glassa con lo zucchero a velo profumato al cardamomo e l’acqua di rose, ottenere una pastella da versare al centro della torta e  farla colare ai lati.

Gustarla sorseggiando un buon the verde e vivere così un piccolo, dolce,  profumato…momento esotico!!

Vi lascio questi fiori di tarassaco..tutti per voi, ciao e baci :-)


Torta con pastinaca.

Venerdì scorso sono stata in Austria e come sempre mi sono persa tra i banchi dei supermercati con il desiderio di comperare tutto, ma proprio tutto quello che qui trovo ancora con difficoltà.

Mi sono limitata al cavolo rapa (ricetta a presto) , la confezione per brodo o minestra, e la pastinaca dentro la cui confezione ho trovato la ricetta che segue (dopo aver tradotto e sistemato un pò il procedimento ;-) )

Terry nel suo blog parla della pastinaca, lei ha la fortuna di avere un rivenditore straordinario che coltiva e vende tutte le primizie.

Foto della parte aerea presa dal web

Proprietà: dietetiche, diuretiche, colagoghe.

Principi attivi: tracce di alcaloidi, vitamina C , oligoelementi, e le foglie sali potassici.

La Pastinaca è nota soprattutto per le  proprietà alimentari delle sue radici che, gradevoli al palato, hanno inoltre un valore dietetico abbastanza simile a quello della patata per il loro contenuto di zuccheri e amidi.

Il tubero della Pastinaca viene impiegato, specialmente nell’Europa del nord, in molte preparazioni alimentari e anche in bevande fermentate (tipo birra).

Alla radice vengono attribuite proprietà digestive e diuretiche; la tradizione popolare ritiene la Pastinaca un cibo utile alle persone deboli, anziane o convalescenti.

Anche la parte aerea della pianta e specialmente le foglie hanno un impiego alimentare, ma sono prese in considerazione soprattutto perchè reputate diuretiche e colagoghe.

La Pastinaca è un’ombrellifera e a questa famiglia appartengono specie molto pericolose: è raccomandabile perciò un’attenta cura nella sua sicura identificazione e nella raccolta delle sue parti, onde evitare di prendere anche piante con generi simili nell’aspetto ma dannose all’organismo umano.

Pagina 465 dell’enciclopedia: Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche.

Io aggiungo che è un modo per far mangiare le verdure a chi non le ama, il sapore assomiglia a quello della carota ma meno amaro, una puntina di sedano, insomma in questa torta ci sta d’incanto.

Ingredienti:

  • 100 g. di burro (di soia),
  • 100 g. di zucchero (80 fruttosio),
  • 4 uova,
  • 50 pangrattato (integrale),
  • 150 g. di pastinaca grattugiata finemente,
  • mandorle a lamelle.
  • burro e farina per la teglia (semi di zucca macinati).

Come fare:

lavorare il burro (di soia) con  70 g di zucchero (50 fruttosio) per qualche minuto, aggiungete i tuorli 1 alla volta ed in seguito la pastinaca ed il pangrattato.

Montare gli albumi con 30 g di zucchero (fruttosio) a neve fermissima ed incorporarli delicatamente al precedente composto.

Versarlo in una teglia imburrata e infarinata(housato i semi di zucca), cospargere la superficie con le mandorle a lamelle e infornare a 180 ° C. (statico)  per 35/40 minuti.

Servire calda con una salsa di frutta o fredda.

 

Vi ricordate questo?

Ora è così:

E se non bastasse a confermarmi che la primavera è arrivata davvero la mia cavalletta Solma (ricordate quella senza la zampina che da 3 anni viene a svernare da me?) è finalmente uscita dal suo nascondiglio con un’amichetta :-)

Ello questa foto non l’ha voluta guardare quindi se anche voi non lo farete io non mi offenderò ;-)


Biscotti di Londra, Stelle ripiene ed auguri di fine anno ….

BISCOTTI di LONDRA

Questi biscotti fanno parte dei regali ricevuti per Il mio grosso grasso Natale 2010 da Tiziana.

É una ricetta della suocera che li ha sempre chiamati così: Biscotti di Londra non chiedete il perchè….

Ingredienti primo strato:

  • 200  g. di farina 00,
  • 150 g. di burro,
  • 40 g. di zucchero,
  • 2  tuorli.

Ingredienti secondo strato:

  • 200 g. di mandorle o nocciole,
  • 100 g. di zucchero,
  • 3 albumi a neve.

Come fare:

impastare gli ingredienti del primo strato e stenderlo su uno stampo basso (30×30), tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unire gli albumi a neve mescolando lentamente dal basso verso l’alto, stendere  questo composto sul primo strato.

Infornare a 180° per 20’ circa.

Togliere dal forno e, prima che si raffreddi completamente, tagliare prima in senso verticale ogni 4 cm. e poi partendo da un angolo tagliare in senso obliquo, formando così delle losanghe.

Quando i biscottini saranno completamente raffreddati imbiancarli con un po’ di zucchero a velo.

Stelle ripiene

Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. di farina 00,
  • 200 g. di burro,
  • 2 tuorli,
  • 200 g. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • la buccia di 1 limone e di 1 arancia,
  • 1pizzico sale,
  • latte tiepido q.b. a rendere morbido l’impasto.

Ingredienti per il ripieno:

  • amaretti sbriciolati,
  • confettura di prugne (se fosse  troppo liquida  aggiungere qualche biscotto secco).

Come fare:

amalgamare gli ingredienti e stendere la pasta (non tanto sottile).

Ricavate delle stelle con 2 stampini, 1 più grande ed 1 leggermente più piccolo, al centro del più piccolo mettere un cucchiaino di ripieno e quindi chiudere con la stella più grande ( si possono ottenere anche delle mezze lune ripiegando un cerchio di pasta di 6 cm. premendo bene i bordi ripassandoli con la rotellina).

infornare a 200° per 15-20 minuti, devono rimanere piuttosto bianchi senza prendere  colore.

Cospargere  con lo zucchero a velo.


Quadrotti di Stollen al papavero, un dolce modo per utilizzare questi splendidi semini….

Mi sono accorta di contribuire poco col mio blogghino alla cena della Vigilia o al pranzo di Natale.

Io ne avrei di idee, e che gustose e che scenografiche ma…. qui la serata della vigilia scorre come sempre, cena prestissimo, un pò di  divano, qualche sbadiglio e poi a nanna.

Ma insomma (direte voi) che vita grama :-(

No, non è così, ello lavora tutto il giorno e parla, parla, parla, bla bla bla…..la sera quando ritorna ha  perso l’uso della favella.

Io, essendo sola a casa e non praticando il soliloquio quando lui ritorna ho perso anch’io l’uso della favella così ci scambiamo qualche battuta senza senso e dopo una bella sonora risata ci guardiamo negli occhi e ci diciamo, quasi contemporaneamente: siamo proprio 2 dementi :-D

Ecco spiegato il motivo di questo mio “silenzio” gastronomico/natalizio.

Poi arriva il giorno di Natale, ello va a prendere lo “zio”, la suocera col cognato arrivano indipendenti (sempre in anticipo ed io sono ancora “grembiulata”  :-( ) ed il menù è sempre lo stesso:

Grande teglia di pasticcio fatto dalla suocera Emiliana (che vi assicuro è un delirio di sapori), zampone, cotechino, bondiola, lenticchie in abbondanza (lo zio porta via sempre una pentola, ma l’ho già detto), quest’anno lo zio che è rimasto orfano del suo “sparghert” ha sussurrato “me la fa la brovada?”

Così quest’anno il menù sarà più ricco.

Il panettone? Beh,  ho abbondantemente parlato del panettone vero? ;-) Ora devo solo aspettare il responso parentale.

Intanto lei dorme…..

Sono riuscita, nonostante la frenesia di questi giorni a fare questi “cubotti di Stollen” che mi avevano incuriosito sopratutto per la farcitura di pasta di semi di papavero che per me è una novità, anche per l’uso del preparato per budino che noi italiani sfruttiamo pochissimo.

Spesso questi semi finiscono negli e sugli impasti dolci e salati, tostati col burro fuso o usati come condimento su dolce e salato ecc.

Inizio con questa:

Pasta di papavero

Ingredienti:

  • 250 g. di semi di papavero macinati (o li macinate voi),
  • 375 ml. di latte.
  • 1 busta di preparato per budino alla vaniglia non zuccherato,
  • 125 ml. di latte,
  • 1 cucchiaio di burro morbido,
  • 1 tuorlo,
  • 100 g. di zucchero.

Come fare:

portare a bollore i 375 ml di latte con i 250 g. di semi di papavero che avrete macinato (se non li trovate già pronti).

Sciogliere il preparato per budino nei 125 ml. di latte, unire il burro, il tuorlo e lo zucchero, amalgamare bene,  unire al composto di papavero e portare ad ebollizione.

Far raffreddare.

Quella che avanzerà conservala in frigorifero ed usarla per farcire altri dolci a piacere.

E adesso:

Quadrotti di Stollen

Lo Stollen è un dolce Natalizio tipico della Germania che trovo facilmente anche dalle mie parti.

In fondo sono fortunata a vivere “incuneata” tra Slovenia e Austria, certo sono tagliata fuori dalle rotte che mi avvicinerebbero di più ad amici blogger e ad  eventi culinari importanti ed interessanti, ma non si può avere tutto quindi, io mi godo i mercatini di Natale dell’Austria e della Slovenia che mi permettono di acquistare ingredienti spesso introvabili in Italia tra questi, appunto, i semi di papavero, macinati e non, in grande quantità e a prezzi ridicoli :-)

Barattolo con mini-Stollen per il “Maestro”

La sera prima mettere in una ciotola:

  • 40 g di scorza d’arancia candita,
  • 40 g. di scorza di limone candita,
  • 100 g. di uvetta,
  • 50 g. di mandorle tritate,
  • i semini contenuti in un bacello di vaniglia,
  • 1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata,
  • 2 cucchiai di rum (omesso e sostituito da una fialetta aroma alchermes)
  • 2 cucchiai d’acqua (3)

quindi tritare i canditi, le mandorle, unire tutto agli ingredienti succitati e lasciar macerare tutta la notte.

Ingredienti per lo Stollen (teglia quadrata 20×20):

  • 300 g. di farina 00,
  • 7 . di lievito di birra secco,
  • 40 g. di zucchero a velo,
  • 100 ml. di latte,
  • 1 tuorlo,
  • 150 g. di burro,
  • sale,
  • 250 g. di pasta di papavero per farcire.

Come fare:

vi consiglio di mettere tutti gli ingredienti meno la pasta di papavero in un robot da cucina non con la lama tagliente (io ho il vecchio Braun ed uso la paletta di plastica) e di amalgamare bene tutto, unire il composto preparato la sera prima ed amalgamarlo.

Mettere in una ciotola, coprire con la pelicola e far lievitare al caldo per 40 minuti.

Dividere l’impasto a metà e stenderne una parte nella teglia (unta), fare uno strato con la pasta di papavero e chiudere con l’altra metà dell’impasto (che avrete steso sulla tavola infarinata) appoggiando la parte infarinata sulla crema al papavero.

Lievitare ancora 1/4 d’ora ed infornare nel ripiano centrale a 180°C.  per c.ca 35 minuti (se usate una teglia più grande  lo stollen sarà più basso, basteranno 25 minuti)

Sfornare ed immediatamente ricoprire con 50 g. di burro fuso e  spolverizzare con 20 g. di zucchero a velo.

Far raffreddare e ritagliare a cubetti di c.ca 2,5 cm. di lato.


Curambiè, sull’onda dei ricordi…

17 gennaio 2009, fotografavo ancora con un telefonino che, inavvertitamente era rimasto dentro alla tovaglia che ho poi sbattuto fuori dalla finestra assieme alle  briciole ..con le conseguenze che potete immaginare: telefonino intatto ma privo di vita, io abbacchiata e costernata :-(

Poi è arrivato San Valentino e con lui la mia piccola adorata digitale.

A causa di dispute sui “diritti d’autore” delle ricette, gli amministratori del forum desideravano che si citasse la loro fonte ed io così ho pensato di fotografare questo foglietto che era sopravvissuto a tutti i miei spostamenti su e giù per l’Italia.

Questo foglietto ha quasi 40 anni, questi “curambiè” che forse si chiamano più precisamente “curabiè” li ho fatti soltanto una volta, quel remoto 17 gennaio del 2009 ed io ve li offro oggi, col cuore, come sempre……

Ingredienti:

  • 200 g. mandorle pelate
  • 250 g. farina 00
  • 200 g. burro
  • 80 g. zucchero
  • 1 pizzico di sale sciolto in un cucchiaio di acqua tiepida.

Procedimento:

Ammorbidire un po’ il burro col cucchiaio, mescolare lo zucchero, le mandorle grattuggiate (io le ho messe con un po’ di zucchero nel mixer, senza però farle diventare farina, la mandorla si deve sentire sotto i denti!) la farina ed il sale.

Lavorare poco ed appena la pasta sarà sufficentemente amalgamata, formare dei piccoli chiffeletti e cuocerli in forno appena caldo (io ho usato il ventilato a 150° controllando sempre) per 25 – 30′.

Devono rimanere bianchi sopra, un po’ coloriti sotto, coprire ancora caldi di zucchero a velo vanigliato.

Ps: se durante la lavorazione l’impasto s’ammorbidisse troppo, lavorare metà impasto alla volta (l’altro metterlo in frigorifero).

Con una metà io ho fatto 15 pezzi, con l’altra metà li farò più piccoli.


Soufflè di ricotta di kefir nella mela avvolta in mantello croccante di Ernst Knam.

Sono contraria ai titoli troppo lunghi ma questa volta proprio non sapevo come introdurre questo dessert.

Avvicinarmi per la prima volta ad una nuova ricetta, soprattutto se dolce mi spaventa non poco, il flop è sempre in agguato e, mentre per le ricette salate la fantasia e la fortuna riescono a riparare, per il dolce no, non c’è scampo.

Se questa nuova ricetta poi è un soufflè di formaggio di capra nella mela diventa una bella sfida.

Mai fatto un soufflè, attendevo un afflosciamento immediato, invece la cupoletta è rimasta bella sostenuta ed ho potuto offrirlo a ello con orgoglio e soddisfazione.

È d’obbligo citare la fonte (magari fossi così brava ;-) ) pag. 100 del libro L’ arte del dolce di Ernst Knam, libro comperato a Mestre in una bancarella dell’usato.

Io trascrivo le dosi del libro per 8 mele, io ne ho fatte 2 con i relativi calcoli e lascio a voi la scelta di quante prepararne.

A cose fatte mi rendo sempre conto di cosa avrei dovuto fare invece: non avrei dovuto togliere prima il torsolo ma tagliare la mela in modo da fare una base larga e poi scavarla, non sarebbe cambiato nulla nel sapore ma la mela sarebbe stata meno sbilenca.

Ingredienti per 8 persone:

  • 8 mele Golden,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 3 uova,
  • 20 g. zucchero a velo,
  • 220 g. di formaggio fresco di capra (ricotta di kefir setacciata e leggermente salata),
  • 30 g. di maizena,
  • 100 ml di panna liquida (panna di soia),
  • 60 ml di latte (latte di soia),
  • 1/2 stecca di vaniglia (vaniglia bourbon in polvere),
  • 1/2 limone,
  • 30 g. di zucchero semolato,
  • 150 g. di miele di castagno (miele di grano saraceno),
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per la massa Tulipè (il mantello croccante):

  • 50 ml di latte (latte di soia),
  • 50 g. di farina 00,
  • 50 g. di zucchero semolato.

Qualche parola per la massa tulipè:

il nome della massa tulipè si ispira al tulipano in fiore.

Originariamente questo wafer veniva infatti modellato, ancora caldo e morbido nella coppa di un bicchiere, in modo da assumere la forma “a tazza” di un tulipano aperto.

Preparazione:

accendere il forno a 200° C.

Iniziare preparando la massa tulipè, mescolando bene in una ciotola ampia i 3 ingredienti.

Sbucciare le mele, tagliare la base per renderle stabili e svuotarle con uno scavino lasciando un bordo di 1/2 cm.

Rotolarle  nella massa tulipè,  avvolgerle con le lamelle di mandorle e disporle in una pirofila.

Preparare il ripieno separando i tuorli dagli albumi, montare i tuorli con lo zucchero a velo, incorporare il formaggio di capra (o la ricotta come ho fatto io), la maizena, la panna, il latte, la vaniglia e la scorza grattugiata del limone, io ho salato la ricotta altrimenti va aggiunto un pizzico di sale.

Mescolare bene ed unire delicatamente gli albumi montati a neve, riempire le mele ed infornare per 20 minuti.

A piacere irrorarli col miele, servirli caldi (anche freddi sono buonissimi).


Favette Triestine, aspettando novembre.

Ho ricevuto da parte di Lia&Pina del blog Provare per gustare l’invito a partecipare alla loro prima raccolta, allora ho pensato un pò e, come mi succede a volte, ho rispolverato questa ricetta del cuore, che mi ricorda i sapori della mia città (si, perchè anche se ormai abito qui, non significa che io non sia più Triestina, anzi, forse lo sono ancor di più ;-) )

Copio/incollo la ricetta così com’era, a suo tempo sono rimasta stupita di averla trovata e l’idea di poterla fare e, quindi, riassaporare i ricordi mi aveva emozionata.

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Queste “favette” si mangiano a Trieste (e non solo!!) a novembre, per questo vengono, immeritatamente, chiamate: “favette dei morti”.

Perfette per un’idea regalo e per coccolarsi un po’ durante il giorno rubandone una ogni tanto dal bel vaso di vetro che avrete riempito.

Facilissime da fare, provatele.

Ingredienti per 600 g. di favette:

  • 250 g. di mandorle pelate,
  • 50 g. di pinoli,
  • 400 g. di zucchero,
  • *2 albumi*,
  • 1 cucchiaino di alcool a 95° ,
  • 15 g. di cacao,
  • aroma di rosa,
  • colorante alimentare rosso liquido (volendo Alchermes).

Procedimento:

macinare nel mixer o frullatore la frutta secca con un cucchiaio di zucchero e ridurla a farina.

Unire il restante zucchero, *gli albumi *, l’alcool ed impastare fino a rendere il composto omogeneo e “lavorabile”, non troppo asciutto, non troppo molle: *vi consiglio di dosare un po’ alla volta gli albumi, il cacao tende ad asciugare l’impasto, colorante ed aroma lo rendono più morbido.*

Quindi:

nella prima fase aggiungerne 1, dividere il composto in 3 parti, una  lasciarla naturale, l’altra  rimetterla nel mixer, aggiungere qualche goccia di aroma ed il colorante (poco), fino a raggiungere la colorazione che vedete nella foto.

Alla terza parte aggiungere il cacao e, se risultasse troppo asciutto aggiungere un po’ di albume.

I miei sono molto scuri perchè ho seguito la dose della ricetta (30 g.), buonissimi, però quelle originali sono meno “marroni”.

Fare con gli impasti 3 cordoncini del diametro di 2 cm (come per gli gnocchi).

Tagliarli a pezzi di 3 cm. c.ca e formare delle palline.

Disporre le favette sulla teglia da forno rivestita con la carta ed infornare a 170°C  STATICO per 10 minuti.

Controllate la cottura, non devono scurirsi ma conservare la delicatezza dei colori.

Partecipo alla raccolta di “Provare per gustare”



Torta carote, mandorle, cocco, kefir e fava tonka

Non me la sento di anticipare ancora l’autunno con altre ricette di funghi e zucche, anche se la stagione che sto vivendo non posso proprio chiamarla estate.

L’anguria o cocomero immangiabili, suonano bene, sono rosse ma non sanno di niente, neanche i semi sono ben allineati come al solito quindi, per me, estate anomala.

Mi consolo ritornando con la mente all’incontro, anche quello in una giornata autunnale, ma il sole non è mancato comunque, la solarità delle risate, del piacere dello stare assieme, quel piacere naturale, non retorico e di circostanza, il sentirsi bene e desiderose di ripetere l’incontro al più presto.

Terry ed io desiderose di debuttare nella blogger-società acquistando fava tonka e pepe lungo, certo che è una battuta, si gioca un pò, non sarà certo la fava tonka che eleverà di rango una blogger.

Una pioggia torrenziale ci ha accompagnate per tutta la strada, 2 piccoli ombrelli non sono bastati a proteggerci quindi per solidarietà abbiamo dovuto esporre ciascuna una spalla alle intemperie.

Come 4 Alice nel paese delle meraviglie siamo entrate nell’ Antica Drogheria  Carbelotto dalla quale non sarei mai uscita.

Solo le persone in coda che ci guardavano in cagnesco hanno frenato il nostro entusiasmo e dopo aver riempito la borsa con spezie varie, aver rotto confezioni di chinotto, col sollievo del commesso (del titolare no,ho avuto la sensazione che sarebbe stato con noi fino a sera) e della titolare abbiamo pagato e ci siamo dirette verso la seconda tappa obbligata:  da Feltrinelli, libreria con bistrot dove dopo aver sorseggiato le nostre bevande preferite abbiamo sospirato tutte assieme di fronte ai libroni di Nigella, Martha Stewart, Donna Hay, Jamie Oliver, Gordon Ramsey, resistendo alla tentazione di prosciugare il bancomat.

Nel frattempo la pioggia era aumentata, togliendoci il piacere di una passeggiata, di fare qualche foto baciate dai raggi del sole, anche se Terry aveva lasciato a casa la sua Reflex, lasciandomi in balia degli eventi con la mia digitale che, sentendosi sola, non ne ha voluto sapere di fare belle foto.

Puntualmente dopo qualche metro spuntava un venditore ambulante che ci offriva un ombrello, attraversa di qua, corri di là e, finalmente, abbiamo raggiunto la pizzeria dove, lo dico con tutta sincerità, ho mangiato la pizza più buona della mia vita.

Lì abbiamo fatto il giuramento della fava Tonka, con riluttanza ha partecipato anche Tepperella che ha definito la fava tonka: profumatore per  WC ….mah!

Le ore erano trascorse in fretta, il momento dei saluti imminente, sempre accompagnate dalla pioggia siamo arrivate alla macchina, un bacio, un arrivederci, un augurio a Tepperella per il suo imminente parto e via, ognuna nella propria direzione.

E adesso la torta che avevo preparato per il compleanno di Terry, preferendole all’ultimo minuto la mousse.

Torta carote, mandorle, cocco, kefir e fava tonka.

Ingredienti:

  • 300 g di carote,
  • 150 g di farina di cocco,
  • 150 g di mandorle pelate,
  • 150 g di zucchero,
  • 3 uova,
  • 150g di kefir,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga),
  • 1/2 fava tonka grattugiata.

Per la glassa:

  • 125 g di cioccolato fondente,
  • 125 ml di panna fresca.

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle ale carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, il kefir e la fava tonka grattugiata (esalta il sapore delle mandorle).

Versare in uno stampo di 20 cm. (ho usato quello a cuore in silicone).

Infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

scaldare a bagnomaria la panna, e sciogliere il cioccolato mescolando, togliere dal fuoco e quando avrà raggiunto la giusta consisteza glassare la torta.

Sui bordi ho appoggiato cocco a scaglie.

Buon fine settimana.


Blanca e i suoi pupazzi di neve, dolci e salati.

C’è una cosa che, agli occhi dei  bambini, rende perfetto il Natale, è la neve.

La neve  avvolge tutto come una lieve e candida coltre silenziosa che  soltanto le loro grida di entusiasmo riescono a sollevare.

Chi non ricorda le battaglie a “palle di neve” o i pupazzi fatti in giardino o in mezzo ad un prato?

Tutti a correre dalla mamma a chiedere  carote, carboncini, bottoni, sciarpe, cappelli e tutto ciò che serviva a “vestirlo”.

Bisognava premerla bene la neve per far durare il pupazzo più a lungo possibile e, quando attorno l’erba era già spuntata “lui” resisteva ancora.

Ed è ricordando la neve, il suo pupazzo e la sua gioia che oggi Blanca farà assieme a voi dei pupazzi speciali da guardare e soprattutto da mangiare tutto l’anno.

Per i pupazzi dolci:

  • 250  g. di ricotta,
  • 60 g. farina di cocco,
  • 100 g. d cioccolato bianco,
  • M&Ms,
  • pinoli,
  • caramelle gelatinose,
  • riccioli di cioccolato.

Prepariamo i pupazzi dolci:

sciogliere il cioccolato bianco nel microonde ed aggiungerlo alla ricotta, unire anche la farina di cocco , amalgamare bene il tutto e riporre  in frigo per circa mezz’ora.

Con il composto formare una pallina di circa 5 cm. di diametro…..sovrapporre quindi a questa un’altra pallina più piccola.

Fare gli occhi con due riccioli di cioccolato, il naso con un pinolo, la bocca con un pezzetto di caramella, i bottoni del vestito con altri riccioli di cioccolato, il cappello con un’altra caramella e infine le scarpe con due M&Ms.

Posizionare i pupazzi sul piatto di portata cosparso di farina di cocco.

Fatto!!

Per i pupazzi salati:

  • 150 g. ricotta,
  • 150 g. di formaggio “Kaori” o equivalente,
  • 120 g. di mandorle pelate e tritate finemente,
  • mais,
  • piselli,
  • carote,
  • pinoli,
  • 2 limoni,
  • sale.

Prepariamo i pupazzi salati:

amalgamare bene la ricotta ed il formaggio Kaori con un  pizzico di sale e le mandorle tritate (conservarne 2 cucchiai), riporre in frigo per mezz’ora circa.

Formare ora una pallina di circa 5 cm. di diametro, sovrapporre un’altra pallina più piccola e quindi fare gli occhi con due piselli, il naso con un pinolo, la bocca con metà rotellina di carota, i bottoni del vestito con il mais, il cappello con la parte finale della buccia di limone e infine le scarpe con due mandorle.

Spargere un po’ di mandorle tritate sul piatto, prima di posizionare i pupazzi.

Ed ora qualche fase della preparazione:

Blanca  vuole augurare  a tutti i bambini del mondo  un sereno Natale.

Partecipiamo all’ iniziativa della  Cometa Pasticciona.


Crumble di rabarbaro e ciliegie: Crumble, Crumble, fortissimamente Crumble…

Perchè questo titolo? Perchè è come scrivere “Volli – Volli – fortissimamente Volli.

Al terzo tentativo ci sono riuscita, in questo caso non sono stata assistita dal protettore dei principianti :-(

Il primo (soltanto rabarbaro) non mi è piaciuto per la consistenza “polverosa” della crosta, per il secondo flop devo fare il mea culpa ….. presa dall’entusiasmo e, probabilmente inebriata dai profumi della frutta, non mi sono accorta di aver preso il barattolo del…udite, udite  “brodo granulare” :-(.

Metto un pò di zucchero di canna, ho pensato, no, non lo peso, lo metto così, direttamente dal barattolo…..

Via in forno e poi..uno strano odore mi ha insospettita e..già era successo l’irreparabile.

Irreparabile perchè il brodo granulare si era sciolto ed aveva insaporito tutto, ma proprio tutto.

Invani i miei tentativi di salvare almeno la frutta….nulla da fare :-(

Così, con una gran voglia di rinunciare (però lo avevo promesso a Francesca e ci tenevo a farlo) ed un pizzico di riluttanza ho ricominciato.

Perla che esplora, controlla, osserva il rabarbaro….tranquilli l’ho lavato bene ;-)

Un pò di queste meravigliose ciliegie di un produttore locale sono finite nella differenziata :-(

Ingredienti per la base di frutta questa volta metto tra parentesi le dosi “normali”:

  • 200 g di ciliegie snocciolate (ovviamente sul più bello si è rotto lo snocciolatore :-( ),
  • 200 g di rabarbaro pelato e tagliato a losanghe di c.ca 2 cm.,
  • zenzero fresco grattugiato a piacere,
  • 80 g di fruttosio (100 di zucchero),
  • acqua q.b.

Preparo la base di frutta:

metto il rabarbaro e le ciliegie in un pentolino assieme al fruttosio, lo zenzero e pochissima acqua.

Copro e faccio cuocere finchè la frutta sarà ammorbidita.

Scolo la frutta e la metto nella pirofila.

Accendo il forno a 220°C.

Ingredienti per la crosta croccante:

  • 80 g di farina di kamut (farina 00),
  • 40 g di burro di soia morbido (burro normale),
  • 30 g di fiocchi d’avena tostati,
  • 30 g. di mandorle a lamelle tostate,
  • 20 g di semi di zucca macinati tostati (facoltativo),
  • zenzero in polvere a piacere,
  • una spolverata di zucchero di canna (mi raccomando NO BRODO GRANULARE).

Faccio la crosta per il crumble:

in una ciotola setaccio la farina, unisco il burro e “pizzico” con le dita fino a formare dei granelli di sabbia (così mi sento in spiaggia ;-) ).

aggiungo i fiocchi d’avena, le lamelle di mandorle, i semi di zucca, lo zenzero e lo zucchero di canna.

Copro la frutta con questa miscela ed incrocio le dita :-) .

L’ho infornato a 220°C. per 30 minuti, forse troppo per il colore ma il risultato è stato più che soddisfacente….sennòilpostcolcavolochelomettevo ;-)


Crostata del cid …

E’ arrivata l’ora…Nonna Papera parte, torna a Paperopoli, doveva già partire alla fine di aprile ma faceva ancora troppo freddo…..

Volevo salutarla  così la mamma ieri pomeriggio mi ha preparato un cestino con le uova, le mandorle e la marmellata  e sono partita pedalando a tutta forza verso casa sua.

E’ stata felice di vedermi:

Nonna: quanto tempo tesoro!

Io: lo so, avrei voluto venire prima ma la scuola mi ha impegnato molto, sai che per la mamma la scuola viene prima   di  tutto..ma ora sono qua per salutarti e…..indovina!!!

Nonna:  vuoi fare una torta :-)

Io: si :-)

Nonna: quale torta vuoi fare?

Io: la crostata del cid, quella a pagina 114

Nonna: ma non ho le mandorle :-(

Io.: non importa, la mamma ti ha preparato un cestino con l’occorrente :-D , però la marmellata di ciliege l’aveva finita,  ma ti ha mandato una che ha preparato questo autunno con l’uva fragola e le pere cotogne.

Nonna: va benissimo, noi faremo “finta” che sia di ciliege ;-) , però prima aiutami a chiudere le valige.

Io: ma nonna!!! Quante cose hai messo dentro, dai che mi siedo sopra sennò chi le chiude :-D

Nonna: finisce sempre così, dico sempre di portare meno roba….ok.. fatto, andiamo tesoro, lavati le mani.

Che cosa occorre:

  • gr 400 di zucchero;  (300)
  • gr 270 di mandorle;
  • gr 250 di farina 00;
  • gr 225 di burro;
  • 6 uova;
  • un limone;
  • una bustina di vanillina; (1/2 cucchiaino di vaniglia bourbon)
  • marmellata di ciliegie; (uva fragola e pere cotogne)
  • qualche pistacchio; (granella di nocciole e mandorle a lamelle)
  • sale.

Come si procede:

sbucciate le mandorle e mettetele in forno ad asciugare, ma senza farle colorire; poi mettetele da parte.

(io le ho lasciate con la buccia).

Intanto preparate la pasta con:

  • 125 gr di zucchero (100), la farina,la scorza grattugiata di mezzo limone
  • 1 uovo intero, 1 tuorlo (ricordatevi di mettere da parte tutti gli albumi)
  • e 140 gr di burro.

Lavorate solo quanto basta per amalgamare gli ingredieni, e fate una palla che metterete nel frigorifero, avvolta in carta oleata, per circa un’ora.

Pestate nel mortaio gr 170 di mandorle e 170 di zucchero (140) (unito un cucchiaio alla volta) setacciando la polveree ripestando le briciole che restano nel setaccio (robot!).

Unite alla polvere, sempre pestando, un uovo intero e tre tuorli, poi la vanillina.

Fate sciogliere gr 80 di burro in un pentolino e lasciatelo raffreddare.

Imburrate ed impanate una tortiera (circa cm 24).

Togliete la palla dal frigorifero e stendetela in un disco grande abbastanza da coprire fondo e bordi della tortiera, rimboccando la pasta agli orli e sforacchiandola sul fondo con una forchetta.

Stendeteci sopra uno strato di marmellata.

Montate tre albumi e unitevi le mandorle e il burro sciolto.

Versate tutto sopra la marmellata, livellate, e mettete in forno già caldo (170°) per 40 minuti.

Intanto che la torta cuoce, pestate il resto delle mandorle e dello zucchero al solito modo, e unite la scorzagrattugiata dell’altro mezzo limone e il quarto albume, fino a ottenere una specie di purè.

Scaldate in un pentolino un pò di marmellata, in modo che si sciolga bene.

Pelate i pistacchi.

Quando la crostata si sarà raffreddata, mettete in una siringa la pasta di mandorle, e disegnate un reticolato sulla superficie; sempre con la siringa riempite di marmellata i quadretti.Guarnite con i pistacchi…e finalmente la torta è pronta!

Sarà meglio però farla riposare al fresco ancora un paio d’ore.

Io: nonna, non la so usare la siringa..e l’impasto è così duro, posso fare dei rotolini?

Nonna: ho visto, potevamo aggiungere un albume, ma va bene così, fai tu, vediamo cosa combini :-D

Io: ti piace?

Nonna: si è fatto tardi, ti metto la torta in una tortiera e la porti a casa…domani quando la mangerete mi penserete ……

Io: non possiamo assaggiarla adesso?

Nonna: no, è troppo tenera ancora…domani sarà più buona.

Io: spero di non rovinarla :-(

Nonna: dai, vieni qui che ti abbraccio :-) ma, ma..cosa vedo, una lacrimuccia?

Io: no, ho il raffreddore :-)

Così Nonna Papera mi strinse forte forte, ho visto che anche lei aveva una lacrima ma non le ho detto nulla.

Nonna: ciao tesoro, vai piano!

Io: fai buon viaggio e saluta zio Paperone e Pluto ….

Ciao Nonna Papera, mi mancherai..e mi mancherà anche il manuale, oggi lo riporto in biblioteca, assieme ai miei sogni di bambina.


Pastine nuova delizia.

Si preparano tempi nuovi, tempi “illuminati” e quindi “uomini” illuminati: come Rousseau, convinto assertore del concetto che “L’uomo è, per natura, buono!”. Folgorata dal concetto, Nonna Papera ha lasciato al buon… Ezechiele la scelta di questa ricetta!

E’ trascorso molto tempo da quel bellissimo pomeriggio trascorso con Nonna Papera, ricordate la torta al limone?  Quella con l’errore sulla dose del burro?

Mi sono molto divertita ad “immaginare” un pomeriggio con lei, per essere sincera ne ho immaginati altri, ho dato un seguito alla storia, ma oggi non voglio annoiarvi.

L’ho sfogliato parecchie volte il manuale per cercare la ricetta che, com’è successo l’altra volta, fosse “un colpo di fulmine”, non doveva avere particolari caratteristiche, doveva farmi innamorare alla prima letta…, così stamattina all’alba l’ho sfogliato ancora una volta e la mia attenzione  è caduta sulla pagina 217.

Eccola, è lei, ho pensato e mi sono messa subito al lavoro.

Che cosa occorre:

  • gr. 200 farina bianca;
  • un cucchiaino di lievito;
  • gr. 80 zucchero (50 zucchero muscovado);
  • 2 tuorli d’uovo;
  • gr. 140 burro (100 + 20 di burro salato);
  • la scorza grattugiata di 1 limone:

Per la decorazione:

20 mandorle;

una quindicina di ciliegie candite.

Come si procede:

*fate la pasta (vedi pag. 225)…………………

APERTA PARENTESI:

LA PASTAFROLLA

Molti dolci si preparano facendo prima “la pasta”; per prepararla, usando gli ingredienti nelle dosi indicate dalle singole ricette, si procede così:

mescolate insieme la farina e il lievito e, passandola attraverso un setaccio, versatela sul tavolo ben pulito “a fontana”: formate cioè un monticello in mezzo a cui farete un buco col dito.

Mettete le uova nel buco e impastate ben bene con le mani: poi sbriciolate il burro, e impastate: poi unite lo zucchero, e impastate nuovamente!

A questo punto il più è fatto: non vi resta che aggiungere gli altri ingredienti (se ce ne sono) e impastare (avete capito che è la cosa fondamentale!) fino a ottenere una pala della consistenza voluta.

Non sempre la pasta va usata subito: a volte va lasciata riposare: è indispensabile seguire i tempi di riposo indicati nella ricetta.

Per spianare meglio la pasta all’altezza voluta, senza che si attacchi, infarinate leggermente sia il piano del tavolo sia il matterello.

Se dovete ritagliare la pasta con gli stampini, ricordatevi di impastare i ritagli per utilizzare tutta la pasta.

Basta.

**********************************

*………………..lavoratela velocemente formando una palla e lasciatela riposare al fresco per mezz’ora.

Sbucciate le mandorle e dividetele a metà, come pure le ciliegie (ho usato mandorle già pelate, intere).

Con la pasta, fate delle palline grosse come una noce (ho pesato 20 grammi l’una :-) ) e schiacciate al centro: sarà il “nido” in cui collocare la ciliegina o la mandorla.

Imburrate la lastra del forno (ho usato un foglio di silicone),

spennellate di albume i pasticcini


e cuoceteli a forno caldo per 20 minuti (180°C per 30 minuti).

Con questa dose sono venute 21 pastine, deliziose, semplici, sono piaciute tanto allo zio che nel frattempo che noi 2 eravamo ad “erbe” se l’ è pappate tutte…buone, buone, assomigliano ai biscotti che mangiavo in Germania….. credetemi, è un GRAN COMPLIMENTO!!!



Taralli napoletani delle Simili, li conoscete?

……..io no, non conoscevo…. almeno fino a quel pomeriggio, quando il destino ha messo sulla mia strada le Sorelle Simili che a loro volta erano incappate nel fornaio napoletano al quale hanno estorto la ricetta.

Nessuna difficoltà nel farli, nessun rischio che si sgonfi l’impasto, soltanto la cottura in tre tempi vi impedirà di “distrarvi”, al limite portatevi il timer “appresso”.

Mi piace molto questa ricetta, trovo che sia versatile e si presti ad essere “rivisitata” senza “offendersi”, i prossimi li farò con i pomodori secchi e origano, che ve ne pare?

Ingredienti:

  • 500 g di farina 00,
  • 150 g di strutto, ho usato 100 g di olio e.v.o.
  • 200 g di mandorle scure tritate grossolanamente,
  • 4/5 g di pepe nero macinato,
  • 15 g di lievito di birra,
  • 15 g di sale,
  • 230/250 g di acqua.

Come si fanno:

s’impastano tutti gli ingredienti, ultime le mandorle, si forma una palla e si copre lasciandola riposare per mezz’ora.

Si formano dei filoncini dello spessore di 2/3 cm e si schiacciano con le dita formando una striscia larga 5 cm dello spessore di 1 cm.

Si ritagliano delle striscioline di 1 cm c.ca, si torcono leggermente e si dispongono sulla teglia, non occorre distanziarli molto.

Si infornano a 200°C per 15 minuti (io ho usato il forno statico).

Quando saranno cotti si dispongono in una o più teglie (ho usato una) e si fanno tostare a 160°C per 10/15 minuti (15) si abbassa la temperatura a 130/140° (140°C) e si tostano ancora per 20/30 minuti (30).

Prima dell’ultima infornata li ho girati per dorarli uniformemente, tra parentesi le temperature ed i tempi che ho applicato io.

Questa volta ho usato l’olio di oliva ma lo strutto li avrebbe resi più friabili, ho voluto provarli così perchè so che molti..anzi moltissimi  non lo gradiscono.


Vola, colomba, vola.

Quale primo approcio con la realizzazione della colomba ho optato per questa  versione di Papum, consigliata da Maria61 che l’aveva già realizzata con successo.

Mi è sembrata meno articolata della versione delle Simili  (Pane e roba dolce) e più adatta alle mie ancora zoppicanti conoscenze.

Non bastano l’entusiasmo,  la passione e la fortuna del principiante per riuscire a panificare e  fare dolci con il lievito madre, farli bene intendo.

Certo, ho letto, ho guardato nei blog dei maestri però, quando hai le mani in pasta le cose cambiano, non c’è altro da fare che provare, provare ed ancora provare.

Trovo difficili da capire certi procedimenti di chi fa questo mestiere e la mancanza dell’impastatrice mi obbliga a scegliere soluzioni alla mia portata.

Scrivo questo perchè, come facevo io fresca di internet, cercavo nei blog ricette realizzabili e, questa colomba è stata per me una perfetta pista di lancio.

Questa sera inizio un’altra prova,  di sera sì, perchè queste le ho iniziate la mattina, quindi mi sono trovata la sera con  il secondo impasto da fare, troppo stanca per pensare di stare a vegliare le colombe tutta la notte ed ho optato per il riposo in frigorifero.

Altre cose da rivedere qui sotto:

il riposo di 4 ore , nel mio caso, non sono state sufficienti, ma l’arrivo degli ospiti era imminente ed i giochi erano fatti.

La glassa troppa e troppo liquida.

La cottura eccessiva,  e per paura di bruciacchiare la glassa ho infornato nel ripiano appena sotto la metà cuocendo troppo il fondo.

Malgrado tutti questi intoppi le colombine sono volate via, una nelle bocche degli ospiti ed ello ed una è stata donata.

Le foto di rito: colomba tagliata, sezionata e quant’altro, in questo caso non ci sono.

Non mi sembrava educato rivoluzionare un gradevole e sereno pomeriggio in compagnia trasformando il tavolo in set fotografico.

Quello sotto è il mio passo-passo, nel blog di Papum troverete le foto di una produzione più grande quindi non spaventatevi, le dosi indicate bastano per le 2 colombe della foto.

Tra parentesi ho messo le mie piccole varianti, per impastare ho usato la MDP, dopo l’esperienza del pandoro che ho impastato a mano con un risultato mediocre ho preferito delegare.

PRIMO IMPASTO:

  • 135 g di lievito madre (il mio era stato rinfrescato la sera prima),
  • 390 g. farina Manitoba,
  • 155 g. di burro,
  • 105 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 150 g.di acqua g 150 +  50  g. poco per volta.

SECONDO IMPASTO:

  • il primo impasto ( kg 1 circa),
  • g. 85 farina Manitoba,
  • 15 g. miele,
  • 4 g. di sale (omesso perchè ho adoperato il burro salato),
  • 30 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 30 g. di burro fuso g 30 (sostituito con il burro salato),
  • vaniglia q.b. (1 cucchiaino di vaniglia bourbon),
  • scorza d’arancio grattata o aroma arancio q.b (polvere d’arancia),
  • 300 g. di cubetti d’arancio (ho usato 150 g di fette d’arancia disidratata tagliate a cubetti).

PROCEDIMENTO I° IMPASTO:

impastare il lievito con le uova per 5 minuti,

aggiungere lo zucchero sciolto nei 150 gr di acqua, il burro e tutta la farina.

Quando la pasta sarà amalgamata, aggiungere poco per volta l’acqua rimasta ( gr 50 )

Quando ha assorbito tutta l’acqua,

mettere in un recipiente e lasciare lievitare per 12 ore in un posto caldo coperto con un telo.

PROCEDIMENTO 2° IMPASTO:

insieme al primo impasto vanno aggiunti :

farina, miele, sale e zucchero.

quando la pasta si è legata ed ha formato una palla, aggiungere i tuorli 1 alla volta facendo assorbire prima di versare gli altri.
Versare poi il burro fuso (non troppo caldo) in 2 o 3 volte,
quando è tutto amalgamato, aggiungere i  cubetti d’arancio e impastare quel tanto che basta per  incorporarli.

Fare riposare per 1 ora coperto con un panno,

arrotolate la pasta su se stessa ( incartare )

girate il pezzo e incartate ancora

incartate (una volta solo) in modo che il taglio risulti all’interno (per questo procedimento vi rimando al passo passo di Papum)

tagliate il pezzo a metà

con una parte formate le ali

e mettetele nello stampo

formate il corpo

e appoggiatelo sulle ali (povera colomba..mi sembra “stortignaccola” )

mettete a lievitare per 4 ore in ambiente caldo.

Lasciate asciugare leggermente la superficie.

Nel frattempo preparate la:

GLASSA PER COLOMBE:

  • 30 g. di mandorle amare ( armelline ) (omesse),
  • 15 g. di mandorle,
  • 10 g. di pinoli,
  • 225 g. di zucchero,
  • albume q.b.

PROCEDIMENTO:

Tritate tutte le parti secche con lo zucchero.
Aggiungete l’albume fino ad ottenere un impasto morbido da poter spremere con la sacca (l’ho spalmata con un pennello), l’ho fatta troppo liquida ed ho dovuto rimuoverne un po’ (altro punto da rivedere).

le mandorle

la granella di zucchero

lo zucchero a velo

cuocere a 180° per 50 minuti ( regolatevi in base al forno che avete )


Frittelle di castagne al cioccolato.

Finalmente ho finito di friggere, ho accontentato tutti i parenti e soddisfatto i loro palati.

Così ho trascorso il mio sabato….. armata di termometro  e schiumarola.

Dopo aver fritto crostoli,

raddoppiando la solita dose (ricetta in arrivo) ed essendo morta di noia, ho inventato ( licenza poetica) ;-)  ;-) un po’ di forme con l’impasto, placando così la mia voglia di giocare.

Oggi propongo queste frittelline un po’ particolari che ho trovato tempo fa su uno dei miei libri.

Il libro diceva 48 fritelle e 48 sono state.

Ingredienti per l’impasto:

  • 400 g di crema di marroni,
  • 6 cucchiai di crema di cioccolato,
  • 50 g di noci e mandorle tritate,
  • 200 g di pangrattato,
  • 1 uovo.

Per la pastella:

  • 100 g di farina + una manciata per infarinarsi..dice la ricetta, ma l’ impasto è poco appiccicoso e ne serve pochissima.
  • 2 cucchiai di zucchero,
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva,
  • 15 cl di latte,
  • sale q.b.
  • olio di arachidi per friggere,
  • zucchero a velo.

Come fare:

in una terrina mescolare tutti gli ingredienti per l’impasto, coprite e mettere da parte.

In un’altra ciotola setacciare la farina con un pizzico di sale, unire lo zucchero, l’ olio evo, il latte, e i 2 tuorli, sbattere fino ad ottenere una pastella senza grumi.

Scaldare l’olio di arachidi e portare la temperatura a 170°C, se non avete un termometro tuffate un cubetto di pane che deve indorarsi in un minuto.

Con le mani leggermente infarinate dividere il composto di marroni in palline grosse come una noce.

Montare a neve ferma i 2 albumi ed incorporarli alla pastella.

Tuffare le palline e friggerle finchè saranno ben gonfie e dorate, scolarle e metterle sulla carta assorbente, cambiandola spesso.

Metterle nei pirottini e spolverizzatele con lo zucchero a velo.

Queste frittelle sono state accompagnate da un Amarone della Valpolicella

Spero di aver dato ancora un’idea per questi ultimi sprazzi di carnevale.


Biscotti alle mandorle di Nigella.

Sono innamorata di questi biscottini,  ed è dopo averli visti fare da Nigella che è iniziata la mia caccia al cardamomo e la conseguente dipendenza.

Sono sublimi anche con le nocciole e le noci.

Ingredienti:

  • 200 g di mandorle pelate,
  • 200 g di zucchero,
  • 2 albumi: inserirne prima uno e poi, se necessario, aggiungerne altro  poco a poco, i composto dev’essere sodo e compatto altrimenti i biscotti in forno si “spatasciano” :-D
  • 4/5 bacche di cardamomo,
  • acqua di rose o di fiori d’arancio (variazione sul tema)

Come fare:

macinare nel robot da cucina le mandorle con lo zucchero, pestare nel mortaio i semi di cardamomo.

Aggiungere i 2 albumi non montati.

Bagnarsi le mani con l’acqua di rose.

Formare con l’impasto delle piccole noci ed adagiarle distanziate sulla carta forno.

Appoggiare al centro una mandorla, premendo leggermente.

Infornare a 200°C per 10 minuti.


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