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Crostoli e Fritole: Ciacole no fa fritole, ovvero: Chiacchiere non fanno frittelle.

Crostolo/chiacchiera Carnevale 2010

Anche questo è un modo di dire triestino (lo ammetto, ho nostalgia della mia città).

In questi giorni ne ho viste molte di chiacchiere, d’altronde è carnevale ed i dolci sono sempre gli stessi, quelli della tradizione, quelli che facevano le nonne, le zie, le mamme.

Io non amo molto friggere, non tanto per l’odore ma perchè volente o nolente si sporca  sempre il fornello e l’area circostante.

A niente vale proteggere, la goccia d’olio inevitabilmente scivola via e devi stare attenta a non bagnare nulla sennò gli schizzi partono inesorabili.

Non mi piace anche perchè devo stare sempre là impalata, a girare, a controlare il termometro, alla colorazione, guai ad allontanarsi …insomma friggere è impegnativo però.. però…a carnevale si fa.

D’altronde a quale bambino non piacciono le frittelle? Basta andare alle fiere dove l ‘ olezzo di quell’improbabile olio dove friggono le frittelle non impedisce alle mamme di comperarne una alla loro creatura.

Allora mamme giovani e moderne, a carnevale fate un sacrificio, friggete, lo fate con un olio buono, vi circondate di un’aria festosa, sopportate i fischietti, le serpentine ed i coriandoli in giro per casa.

I coriandoli, che meraviglia, io  li preparavo da sola con la macchinetta che si adopera per bucare i fogli di carta, li mettevo via di volta in volta e li conservavo gelosamente, vuoi mettere la soddisfazione dei coriandoli hand made?

Come sempre mi sono persa in chiacchiere e cocretizzo il mio ciarlare con questa foto che (se volete) potete cliccare ed arrivare alla ricetta dei crostoli che ho pubblicato 2 anni fa, ho dedicato un pomeriggio a crostoli e frittelle di castagne:

Ora, come promesso ieri le Fritole della foto di ieri, anche questa ricetta arriva da Trieste, una mia vicina di casa che ogni tanto (anche se non era carnevale) le faceva e me le portava, un giorno, di corsa ho scritto la ricetta e da quel momento sono diventata “autonoma”.

Queste frittelle sono così semplici da fare che potete farle ogni volta che vi va, l’unica raccomandazione è quella di non farle troppo grandi e di controllare la temperatura dell’olio, il rischio di colorarle troppo e di lasciarle crude all’interno è alto (esperienza personale).

Io tengo l’olio a 170°C. , qualche volta aggiungevo i pinoli ma rimanendo all’esterno alla fine si bruciacchiano, insomma se volete provarle fatele così,  questa volta al posto della buccia di limone ho messo quella d’arancia.

Ingredienti:

  • 1 yogurt compatto (quello nei vasetti di vetro, a Trieste trovavo i San Giusto), questa volta ho messo lo yogurt greco 150 g.
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 7 cucchiai di farina,
  • 1 bustina zucchero vanigliato per spolverizzare (io macino quello semolato con bacello di vaniglia),
  • 1 e 1/2 cucchiaino di lievito,
  • la buccia grattugiata di 1 limone o arancia,
  • uvetta (quantità a piacere),
  • rum (per ammollare l’uvetta),
  • pizzico sale,
  • olio arachidi per friggere.

Come fare:

montare il tuorlo con lo zucchero, aggiungere lo yogurt e via via gli altri ingredienti (l’uvetta strizzata).

Incorporare delicatamente l’albume montato a neve e friggere a cucchiaiate (siate veloci!) nell’olio caldo
cospargerle con lo zucchero a velo e…buon appetito!!

Fritole Istriane

Ieri ho messo le mani avanti riguardo la qualità delle foto (che ho cercato di aggiustare …senza successo però ;-) ), ma vale comunque la pena condividere la ricetta, il link di provenienza è lo stesso di ieri (lo metterò alla fine).

Dimenticavo,avevo tutto il passo passo ma non me la sono sentita…davvero :-(

Trascrivo gli ingredienti originali, dalle quantità vi renderete conto che quando le donne Istriane “decideva de far le fritole” facevano sul serio ;-)

Impasto fritole.

Ingredienti:

  •  1 kg e ½ di mele,
  • ½ kg di uva passa,
  • 1 etto e ½ di pinoli,
  • 1 etto e ½ di cedrini,
  • 2 etti di cioccolato,
  • ¾ di kg di zucchero* (750 g.),
  • farina (il necessario per fare “polenta”),
  • 1 litro di acqua,
  • 2 pizzichi di sale,
  • la scorza grattugiata di 2 arance e 2 limoni,
  • 1 bicchiere da 1 ottavo* di rum,
  • vino o marsala per mettere in ammollo l’uvetta,
  • olio per friggere.

Come fare:

mettere in ammollo l’uva; far bollire l’acqua e versarvi dentro tutti gli ingredienti e poi la farina q.b. per fare tipo polenta (mescolare per 15 minuti).

Stendere il tutto su una tavola e lasciare raffreddare e rapprendere, prendere un po’ di pasta con un cucchiaio, fare una pallina e passarla nella farina e poi friggerla.

Impasto fritole in cottura.

Io avevo fatto 1/4 di dose per prova, non ho messo né la cioccolata né i cedrini, la prossima volta taglierò le mele a pezzetti + piccoli.

Con 1/4 di dose vengono 19 frittelle, la proporzione di farina è proprio 500 g. x 1 litro, io ho messo 125 g. x 1/4 di litro.

*in Istria, Trieste e dintorni è usuale l’unità di misura in quarti e deca, la me daghi 10 deca de coto misto= mi dia un etto di prosciutto cotto misto.

Ecco il link per le fritole e non solo.

E se dopo aver letto tutto questo avete ancora voglia di friggere vi lascio i krapfen del Sacher Hotel, anche loro datati 2010, per me l’ Anno del fritto.


Xe un dolce de casa…

La ricetta di queste (che non è nel link) domani!

Inizia così una filastrocca istriana riferita alle “Fritole”.

Nel 2008 appena avuta la connessione ad internet (prima credevo ancora a Babbo Natale ;-) ), per prima cosa  andai alla ricerca di 2 ricette a me care il cui ricordo mi accompagnava dall’infanzia: le fritole istriane e la Gibanica (Ghibaniza).

Le fritole istriane erano quelle che hanno deliziato i miei carnevali da bambina, la consistenza delle mele nell’impasto, il loro sapore le rendevano uniche.

A quei tempi ero troppo piccola per chiedere la ricetta, poi, più grandicella le mie richieste ottennero soltanto parziali ed incomplete risposte per cui rimasi con il mio punto di domanda..fino, appunto al 2008 alla veneranda età di 54 anni.

Si sa che l’uomo, oltre ad avere una memoria da elefante ha anche tanta pazienza e finalmente con la tecnologia ho potuto esaudire il mio desiderio, lo so, sono frittelle però per me non sono soltanto frittelle sono qualcosa di più…

Io oggi vi lascio un link, link dal quale avevo copiato la filastrocca che allora era ancora “sconosciuta” alle food-blogger.

La potrete leggere anche lì ma io la voglio riproporre, quando la pubblicai nel 2009 nel “forum” lasciò tutti indifferenti…io rimasi perplessa perchè trovo questa filastrocca molto tenera e leggendola si riesce a “vedere” la scena della madre/nonna che prepara le fritole mentre i bambini gioiosi non aspettano altro che “rubarle” appena appoggiate sulla carta-paglia (a quei tempi non c’era ancora la “scottex” ;-) )

Xe un dolce de casa, più vecio del cuco
   nissun mamaluco pol dirme de no.
Non ocori risele, non ocori programa
qualunque sia mama, le sa preparar.
Ua passa e farina, pignoi e sedrini,
e veci e bambini le brama de ver.
Ne l’oio ben caldo rotonde sgionfete
par tante balele che nuda sul mar.

Traduzione:

É un dolce di casa, più vecchio del cuco (sembra riferirsi alla longevità del cuculo)

nessun mammalucco può dirmi di no.

Non occorrono ricette, non occorre un programma

chiunque sia mamma le sa preparare.

Uvetta e farina, pinoli e cedrini,

e vecchi e bambini bramano di averle.

Nell’olio ben caldo, rotonde e cicciottelle

sembrano tante balene che nuotano nel mare.

Domani arriveranno anche le mie ricette, comprese le fritole istriane che feci nel gennaio del 2009, allora fotografavo ancora col Samsung che volò dalla finestra assieme alle briciole nella tovaglia :-(

Buona domenica a tutti voi :-)

Il video che segue non ha nulla a vedere col carnevale però con l’Istria si, molti Triestini hanno origini Istriane, mia madre è/era (?) di Rovigno (chi l’ha visitata sa di che meraviglia parlo), quindi anch’io ho origini Istriane.

A volte anche una “festa” aiuta a non dimenticare, a me hanno raccontato “qualcosa”, in questa occasione questi ricordi sono ricomparsi più nitidi che mai, li condividerò se vi farà piacere, ciao e divertitevi..e fate divertire i bambini, in fondo è la loro festa :-D

 


Pasticcio di pollo, la cucina? Un luogo dove “pasticciare”. La vita?… una “sala d’attesa”…

Inizio dalla cucina, in fondo questo blog è nato per questo, per scrivere di “pasticci” culinari (e non solo ;-) ) ed è con soddisfazione che condivido con voi questa ricetta che ho trovato in un libro di preparazioni dolci e salate con la frutta  (1000 ricette con la frutta (Emma Valli).

L’ideale sarebbe, per me, “inventarmi” tutto ciò che posto, ma questo è impossibile, cerco quindi di testare le ricette che ritengo più “originali” e nello stesso tempo di facile esecuzione.

Amo i “piatti unici”, quelli che racchiudono tutti i “nutrienti” e questo pasticcio è perfetto allo scopo ed è davvero semplice da fare.

Il risultato finale soddisferà i palati di grandi e piccini e se non amate il sapore dolciastro adoperate le mele Granny Smith o gambi di carciofo o topinambour o patate, scegliete voi l’abbinamento, è buonissimo anche mangiato freddo (non di frigo) e presentato in monoporzioni adatto ad un buffet…non è molto “fotogenico” (in questo periodo ho un rapporto contrastato con la mia piccola Lumix :-D ) ma la sua bontà lo rende “bellissimo” ;-)

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io ho usato lo stampo da plum) ed ho fatto “pentendomi” metà dose:

  • 400 g. di pasta sfoglia (ho usato una “leggera”),
  • 1 uovo,
  • 2 petti di pollo doppi (io ho usato 300 g.),
  • 4 pomodori maturi (pomodori pelati),
  • 2 porri,
  • 3/4 mele (2 piccole),
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 manciata di erbe aromatiche fresche (io dragoncello, salvia, rosmarino, timo, santoreggia, maggiorana, origano fresco..tutto “mio”),
  • 1 bicchiere di vino bianco,
  • olio evo,
  • sale e peperoncino (mio).

Come “pasticciare”:

Tagliare a striscioline la carne di pollo e rosolarla in poco olio evo facendola dorare da tutti i lati,  aggiungere i porri tagliati a rondelle e stufarli per qualche minuto, aggiungere le mele sbucciate ed affettate sottilmente ed i pomodori pelati.

Aggiungere l’aglio e le erbe aromatiche tritati finemente, il peperoncino ed aggiustare di sale.

Bagnare con il vino (va bene anche la birra pils), coprire e terminare la cottura…far raffreddare.

Foderare la teglia (o stampo da plum cake) con una parte di pasta sfoglia, riempite con il composto di pollo, coprite con la asfoglia rimanente, spennellare con l’uovo ed infornare a 180°C. per c.ca 40 minuti.

Ora vi parlerò della “sala d’attesa”ovvero quello che è per me la mia vita…una “sala d’attesa”…

Sin da bambina mi sono chiesta il “perchè” del mio esistere e come mai io “mi sentissi io”, chi e perchè avesse deciso di abbinarmi a quei genitori che non mi volevano e per i quali ero soltanto un “problema” e che avrebbero reso “un problema” anche la mia vita.

Chi mi legge sa già un pò della mia “storia” e sa che ero una bambina fisicamente sola ma fortunatamente curiosa ed appassionata della natura, amante degli animali ma…sola, senza riferimenti “umani” e con tanti perchè nella testolina, troppi perchè.

Crescendo e “guardandomi” attorno mi convincevo sempre di più che la vita fosse una “sala d’attesa”, un luogo dove trascorrere al meglio il tempo…leggendo qualche rivista o le locandine appese sulle pareti, chiacchierando col vicino di sedia, osservando gli altri, passeggiando avanti e indietro…un luogo dove fare qualcosa nell’attesa che arrivi la “chiamata”, quella chiamata che, alla fine, ci porterà tutti nello stesso “villaggio”…

Lo so, per me è una riflessione pericolosa perchè mi porterà a poco a poco a vivere nella “rassegnazione” e la rassegnazione toglie motivazione ed entusiasmo ma è così che mi sto sentendo ultimamente, demotivata, rassegnata, senza entusiasmo, incapace di relazionarmi con gli altri.

Quelli della mia generazione avevano un sogno, un obiettivo, c’era ancora tanto da scoprire e da fare, si lavorava per “costruire” un futuro ai figli, comperare una casa ecc.

Esisteva ancora il pranzo della domenica, il vestito buono della festa, le scarpe nuove, i sacrifici per far andare i figli all’università,  tutto dava gioia e ripagava.

Alzarsi la mattina e sapere che sarebbe iniziata un’altra fatica aveva uno scopo, si sapeva che si sarebbe arrivati al traguardo, avevi il figlio “dottore”, proprio tu che avevi le unghie piene di terra, e potevi dire: mio figlio è laureato :-) era meraviglioso.

Com’è cambiato tutto, quanta indifferenza, quanta aridità, quanta ippocrisia, basta fare 4 passi nel web per imbattersi in milioni di “Ma quanto è buona lei”..ma basta farne altri quattro per capire che non è così…io lo noto nella mia “realtà”, tante “chiacchiere”, tante “regole” da seguire ma basta buttare l’occhio nei sacchetti della differenziata per capire che “nonglienefregaanessuno” dell’ambiente, del mondo, della natura, del futuro e di chi si troverà a vivere in questa discarica (in tutti i sensi) mal gestita che sta diventando il mondo.

Quanta incuria in chi dovrebbe proteggerci, tutelarci e dopo aver letto il commento del figlio di Maria nel suo blog (intendo il blog di Maria) e dopo le tragedie delle alluvioni…beh, per me tutto ciò è stato come una raffica di vento che ha spalancato la porta della stanza dove tenevo “segreti” tutti questi miei pensieri” ed un vento freddo mi ha travolta…e mi ha catapultata nuovamente in quella sala d’attesa…ma, mi guardo attorno e non ho riviste da leggere, non ho vicini di sedia, sono sola, sola fisicamente, però c’è ugualmente “qualcuno” che allunga di molto la mia attesa prima di entrare nel “villaggio”…e a quel “qualcuno”  dico grazie…


Macedonia con yogurt, müsli e alchechengi…

La primavera non è ancora esplosa del tutto, le montagne attorno a casa  sono imbiancate di fresco, l’aria del mattino e della sera è ancora frizzantina ed il piumone troneggia  sul lettone però dentro di me è primavera inoltrata e questo m’invoglia a cercare la “leggerezza” e la “freschezza”….

Ma mi porta anche a pensare che potrebbe “sparire” tutto in un attimo e non potremmo più attingere da una natura comunque generosa ma “ammalata”.

Le recenti cronache ci hanno aperto gli occhi e l’idea di avere a pochi kilometri da casa una centrale che da un momento all’altro potrebbe toglierci il sorriso e la voglia di vivere ci spingeranno il 12 giugno a votare SI.

Io lo farò, perchè non riesco ad immaginare una vita senza fiori e senza la “libertà” di poterli raccogliere, di annusarli, di respirarli.

Per questo ho racchiuso in questo bicchiere la vita, la salute, la genuinità, la freschezza, i colori, la speranza.

Ingredienti( non do le dosi, regolatevi a vostro gusto):

  • yogurt greco,
  • alchechengi,
  • fragole,
  • banane,
  • mele,
  • pere,
  • mirtilli,
  • mandarini o arance,
  • succo di limone,
  • müsli,
  • miele,
  • cannella in povere,
  • frutta secca a piacere.

Come fare:

mettere in una terrina lo yogurt, il miele e la cannella e mescolare.

Sbucciare le mele, le pere, tagliare a fette le banane ed irrorare con succo di limone.

Preparare l’altra frutta ed unire llo yogurt, far riposare , coperto con pellicola, in frigorifero per c.ca 30 minuti.

Servire in bicchieri o coppette spolverizzando con müsli e la frutta secca.

Cliccare la foto per ascoltare Elisa: musica e buoi dei paesi tuoi ;-)

Con questo bicchiere partecipo al “NO-Contest”  del blog “L’omin di Panpepato”, fatelo anche voi per stimolare chi ci governa a regalarci un futuro sereno…le “esplosioni” lasciamole qui, nel mio blog, fanno polvere ma non uccidono nessuno ;-)


Crostata con frolla di Knam con mele e confettura casalinga di susine.

Come ho già scritto io non faccio mai, o quasi, la pasta frolla, non preparo mai le crostate.

Questo fin quando ello mi ha detto:

perchè non mi fai mai la crostata? Hai quelle mele e tutta quella marmellata.

Allora ho iniziato ad arrovellarmi: che frolla faccio? Dopo aver escluso varie possibilità mi sono affidata alla ricetta di Ernst Knam, ricordate quello di questa ricetta? Si proprio lui.

La prima volta, probabilmente per il mio voler far di testa mia non ho eseguito correttamente le fasi della lavorazione e mi è uscita una frolla poco lavorabile, difficile da stendere e poco omogenea.

Risultato? Una crostata buona ma, secondo il mio gusto, la pasta era troppo spessa e di conseguenza non ne era avanzata per la decorazione.

Questa volta ho seguito le fasi in maniera precisa e la pasta è risultata decisamente più maneggiabile, l’ho stesa con facilità e sono riuscita a fare anche le decorazioni (me n’è avanzato anche un pezzettino che ho congelato).

Diciamo che tra la prima e questa c’è la via di mezzo quindi: base leggermente più spessa..ma sarà per la prossima.

Per farcirla ho utilizzato delle mele e della confettura di susine di mia produzione.

Ingredienti per la frolla (ricetta a pag. 15 “L’arte del dolce” di Ernst Knam):

  • 150 g. di burro,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 1 uovo (o 2 piccole),
  • vaniglia in polvere (bourbon),
  • 6 g. di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 300 g. di farina 00,
  • un pizzico di sale.

Ingredienti per la farcia:

  • mele a piacere (io ne ho adoperate 4),
  • una noce di burro (di soia),
  • 1 cucchiaino di zucchero (fruttosio),
  • semi di papavero,
  • succo e buccia grattugiata di 1 limone bio (quelli di Max),
  • confettura di prugne (o altra a piacere).

Come fare la frolla:

lavorare bene a mano, aiutandosi con una spatola, il burro e lo zucchero, aggiungere l’uovo e lavorare bene.

Io ho preferito setacciare la farina assieme al lievito, il sale e la vaniglia (Ernst Knam sale e vaniglia li aggiunge al composto di burro) ed ho lavorato bene fino ad ottenere una bella pasta omogenea.

Formare una palla e riporla in frigorifero per almeno 4 ore (io l’ho lasciata tutta la notte).

Togliere la pasta dal frigorifero e farla ammorbidire un pò, stenderla col mattarello e ricoprire con la frolla la teglia precedentemente imburrata, spargere sul fondo dei fagioli (o quei “sassolini” appositi), e cuocere a 180°C. per 15 minuti.

Nel frattempo preparare gli ingredienti per la farcia.

Come preparare le mele per la farcia:

dopo aver pelato e tolto il torsolo alle mele tagliarle a spicchi sottili e metterle con il burro, lo zucchero, il succo e buccia di limone ed i semi di papavero in una padella e farle insaporire ed asciugare a fuoco moderato.

Se la vostra confettura dovesse essere troppo solida, ammorbiditela sul fuoco aggiungendo 1 cucchiaio d’acqua.

Comporre la crostata:

dopo aver tolto i fagioli dalla frolla intiepidita, fare uno strato di confettura, disporre poi le mele (potete anche farlo alla rinfusa) e ricoprire con un altro strato di confettura, decorare a piacere con la pasta avanzata,  spolverare con semi di papavero ed infornare, sempre a 180°C. per altri 15 minuti.

Vi auguro una splendida giornata.

Il ciliegio della foto è un omaggio di Tiziana, grazie Tiziana.


Torta di pane-ttone e mele profumata al macis, cucina povera?

Questo dolce si fa solitamente con il pane raffermo, sembra banale e scontato però alla fine per me è “il dolce”.

La ricetta ho dovuto quasi strapparla con la forza alla signora  Maria, la mamma di un mio amico con il quale mi allenavo, ricordate “Il tacchino col tappo”? Ecco è lei.

Io l’ho fatta tante volte, è venuta sempre buonissima però..e c’è un però, a me sembra che nella mia manchi sempre qualcosa.

Ricordo  il mio amico che per farmi andare più forte, mentre facevamo le ripetute in salita mi diceva: dai, forza, pedala che la mamma ha fatto la torta che ti piace tanto…allora io pedalavo veloce come il vento pregustando già il sapore di quel dolce.

macis primo piano

Un panettone senza cupola (ricordate i miei vari esperimenti?) stazionava in congelatore, qualche mela grinzosa nel portafrutta, il desiderio di “ello” di avere qualcosa da sbocconcellare al ritorno dal lavoro e così, anche se i blog pullulano di ricette pandoro-panetton/riciclo una in più non guasta e poi l’idea di non sprecare il cibo e di riuscire a trasformarlo in qualcosa di buono mi piace e mi stimola.

Solitamente questa viene definita “cucina povera”..ed inevitabilmente mi viene in mente qul bambino che è morto di fame e freddo nel centro di Bologna ed arrossisco di vergogna :-(

Cambierò qualcosa in questa ricetta: la sostituzione pane/panettone si evince, ometterò lo zucchero e l’uvetta in quanto il panettone contiene già tutto, profumerò la torta col macis per rendere omaggio all’ amica che di ritorno da un viaggio esotico che mi ha portato la noce moscata completa del suo involucro, il macis appunto.

Ingredienti per una teglia da 24 cm. (3 strati):

  • pane raffermo (panettone),
  • 1 kg. mele,
  • 1/2 litro di latte (di soia),
  • 2 uova,
  • zucchero (omesso, solitamente uso il fruttosio),
  • 50 gr. burro (di soia),
  • uvetta (omessa),
  • pinoli a piacere,
  • buccia grattuggiata di 1 limone bio (io un limone di Max),
  • macis (facoltativo),
  • rhum (omesso),
  • estratto di vaniglia.

Collage Torta pane mele passo passo 2009

Come fare:

accendere il forno a 180°C.,  mettere l’uvetta in ammollo nel rhum. (nella versione pane), mettere in infusione il macis nel latte tiepido.

Tagliare il pane a fette di 1/2 cm. (io il panettone), sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e metterle in una terrina con lo zucchero, i pinoli, la vaniglia, la buccia di limone e l’uvetta scolata e strizzata.

Foderare con le fette di pane  (panettone) una teglia imburrata o rivestita con carta forno (io faccio così), fare uno strato con il composto di mele, aggiungere dei fiocchi di burro e ripetere, finire con le mele.

Sbattere le uova ed unire il latte (dopo aver tolto il macis),  versare lentamente sulla torta in modo che il pane (panettone) s’inzuppi uniformemente, aggiungere qualche fioccho di burro ed infornare per 30 minuti coperto con la stagnola (evita la “bruciatura” della superficie), toglierla e continuare la cottura per un’altra mezz’ora  fino a doratura.

Torta pane mele versione 2010

Farla raffreddare o intiepidire prima di sformarla.


Soufflè di ricotta di kefir nella mela avvolta in mantello croccante di Ernst Knam.

Sono contraria ai titoli troppo lunghi ma questa volta proprio non sapevo come introdurre questo dessert.

Avvicinarmi per la prima volta ad una nuova ricetta, soprattutto se dolce mi spaventa non poco, il flop è sempre in agguato e, mentre per le ricette salate la fantasia e la fortuna riescono a riparare, per il dolce no, non c’è scampo.

Se questa nuova ricetta poi è un soufflè di formaggio di capra nella mela diventa una bella sfida.

Mai fatto un soufflè, attendevo un afflosciamento immediato, invece la cupoletta è rimasta bella sostenuta ed ho potuto offrirlo a ello con orgoglio e soddisfazione.

È d’obbligo citare la fonte (magari fossi così brava ;-) ) pag. 100 del libro L’ arte del dolce di Ernst Knam, libro comperato a Mestre in una bancarella dell’usato.

Io trascrivo le dosi del libro per 8 mele, io ne ho fatte 2 con i relativi calcoli e lascio a voi la scelta di quante prepararne.

A cose fatte mi rendo sempre conto di cosa avrei dovuto fare invece: non avrei dovuto togliere prima il torsolo ma tagliare la mela in modo da fare una base larga e poi scavarla, non sarebbe cambiato nulla nel sapore ma la mela sarebbe stata meno sbilenca.

Ingredienti per 8 persone:

  • 8 mele Golden,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 3 uova,
  • 20 g. zucchero a velo,
  • 220 g. di formaggio fresco di capra (ricotta di kefir setacciata e leggermente salata),
  • 30 g. di maizena,
  • 100 ml di panna liquida (panna di soia),
  • 60 ml di latte (latte di soia),
  • 1/2 stecca di vaniglia (vaniglia bourbon in polvere),
  • 1/2 limone,
  • 30 g. di zucchero semolato,
  • 150 g. di miele di castagno (miele di grano saraceno),
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per la massa Tulipè (il mantello croccante):

  • 50 ml di latte (latte di soia),
  • 50 g. di farina 00,
  • 50 g. di zucchero semolato.

Qualche parola per la massa tulipè:

il nome della massa tulipè si ispira al tulipano in fiore.

Originariamente questo wafer veniva infatti modellato, ancora caldo e morbido nella coppa di un bicchiere, in modo da assumere la forma “a tazza” di un tulipano aperto.

Preparazione:

accendere il forno a 200° C.

Iniziare preparando la massa tulipè, mescolando bene in una ciotola ampia i 3 ingredienti.

Sbucciare le mele, tagliare la base per renderle stabili e svuotarle con uno scavino lasciando un bordo di 1/2 cm.

Rotolarle  nella massa tulipè,  avvolgerle con le lamelle di mandorle e disporle in una pirofila.

Preparare il ripieno separando i tuorli dagli albumi, montare i tuorli con lo zucchero a velo, incorporare il formaggio di capra (o la ricotta come ho fatto io), la maizena, la panna, il latte, la vaniglia e la scorza grattugiata del limone, io ho salato la ricotta altrimenti va aggiunto un pizzico di sale.

Mescolare bene ed unire delicatamente gli albumi montati a neve, riempire le mele ed infornare per 20 minuti.

A piacere irrorarli col miele, servirli caldi (anche freddi sono buonissimi).


Un pò di the..un pò di me..un pò di relax….

Da quando ho “riaperto” il blog, finalmente senza intoppi “tecnologici”, ho avuto già delle belle soddisfazioni.

Per carattere tendo a sminuire i miei successi  ma oggi, in questa splendida giornata soleggiata e ventosa, mi voglio dedicare a me stessa ed a quelle persone che hanno dato fiducia al mio impegno….

Inizio con la vittoria del Prato di Blanca alla Cometa Pasticciona(a lei dedicherò un post tutto speciale), poi una sorpresa essere  nella top ten del contest“La torta della bontà”, con la generosità della dittaLoison, ed infine il contest di Lucy (qui la fortuna più della bravura) che mi ha premiato con questa serie di tisane della Pompadour, prodotti che conosco e che uso apprezzandone la qualità.

Ecco, tutto qui, grazie a voi io, nel mio piccolo, vi offro una fetta di torta, è la melosa soltanto con un procedimento diverso:

si tagliano le mele a spicchi, l’impasto, compresi gli albumi, viene fatto a parte ed alternato nella teglia alle mele.

Prima della cottura ho spolverizzato con dello zucchero caramellato alla vaniglia.

Guardate una versione anche qui.


Chutney di frutta e…due calzini ….

…no, niente bucato né cambi di stagione, né riordino dei cassetti, oggi mi sento io come due calzini ( il lupo di balla coi lupi).

L’uomo è un animale sociale mi dicevano sempre, non può stare da solo.

Io, invece, mi sono sempre sentita un lupo solitario, con una gran voglia di stare in mezzo al branco ed allo stesso tempo una gran voglia di scappar via.

Un senso di inadeguatezza, e l’incapacità di amalgamarmi al gruppo mi ha sempre portata a fugaci e disastrose apparizioni nel branco, ed ora più passano gli anni più questa mia voglia di solitudine diventa forte.

Vi lascio, ritorno nel bosco e….nell’attesa di diventare Alzata con pugno aspetterò  il tenente Dumbar in sella  a Cisco e….. dopo vivremo tutti felici e contenti :-)

Vi va di venire con me in terrazza a mangiare il chutney di 2 calzini? :-)

Ingredienti:

  • 800 g di frutta (mango, papaya, kiwi, pera, mela, banana),
  • 80 g di zucchero di canna (40 g fruttosio),
  • 1/4 di barra di agar agar o 1 foglio colla di pesce (io agar agar),
  • zenzero (polvere o fresco),
  • pepe,
  • foglioline di menta fresca,
  • succo di  lime o limone.

Come fare:

pulire la frutta, tagliarla a cubetti e condirla con il succo di lime (o limone) e le spezie.

Far bollire 200 ml d’acqua con lo zucchero di canna (fruttosio) e l’agar agar.

Se usate la colla di pesce, ammollarla a freddo ed unirla allo sciroppo caldo.

Unire la gelatina tiepida alla frutta e riporre in frigorifero.

Può essere conservato per più giorni, io lo mangio con lo yogurt greco ed una spolveratina di cocco.

Per alleggerire l’atmosfera ;-)


Torta di mele melosa, si può dire?

Fai una torta di mele prima che “partano”, dice lui.

Per usarle tutte devo fare quella che, hai detto, non ti piace molto (?) , dice lei.

Basta che ne fai una, o devo fare domanda in carta bollata? dice lui.

Ok capo!! dice lei.

Così in un freddissimo ma assolato pomeriggio di gennaio lei chiama a raccolta le mele:

1 kilo


Poi prepara sul tavolo:

100 g di farina 00

50 g di zucchero di canna (fruttosio)

2 uova

1/2bustina di lievito in polvere

1/2 bicchiere di latte (di soia)

1 cucchiaio di succo di limone

la buccia del limone

burro per la teglia, o carta forno.

Sbuccia le mele con la mandolina,

le irrora con il succo di limone,

aggiunge la buccia grattugiata,

lo zucchero di canna e mescola.

In una terrina lavora i tuorli ed aggiunge, poco per volta, la farina setacciata con il lievito,

aggiunge il latte ed ottiene una pastella morbida.

Unisce le mele alla pastella.

Dopo aver montato a neve gli albumi li aggiunge al composto,

Versa tutto nella teglia da 24 cm che ha imburrato.

Inforna a 180°C per 45/50 minuti.

La sforna.

la fa raffreddare, la mette nel portatorte dell’IKEA.

Taglia una bella fetta, la spolvera con dello zucchero a velo mescolato alla cannella e…

vissero tutti felici e contenti.