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Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera.

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Non ho la gelatiera, né il Bimby, non ho la planetaria né la Reflex ma ho tanta voglia di fare lo stesso tante cose anche quelle impossibili e ho una grande dote (secondo me), mi accontento e mi ingegno per arrivare alla meta;  non a caso ho sempre praticato sport faticosi.

Ora, vista l’età e gli acciacchi,  non posso più fare le stesse cose ma l’energia la metto nei miei hobbies, una vita spericolata ed emozionante, sempre, anche quando preparo un gelato, senza gelatiera

gelato carota mixer-001

Ingredienti:

  • 200 g. di zucchero,
  • 80 ml. d’acqua (per lo sciroppo)
  • 3 dl di succo di centrifugato di carota,
  • succo di 1  limone,
  • 3 dl di panna fresca da montare,
  • scorza grattugiata di 1/2 lmone,
  • 2 cucchiai di succo al mandarino,
  • 1 cucchiaio e mezzo di glucosio,
  • spicchi di mandarino per decorare (dal barattolo di spicchi al naturale),
  • foglioline di erba Luigia per decorare (o menta o basilico o rosmarino).

centrifugato alla carota-001

Centrifugato di carote.

Come fare:

sciogliere lo zucchero nell’acqua a fuoco dolce mesolando e versare lo sciroppo ottenuto in una ciotola.

Pelare e centrifugare le carote ed unire il succo ottenuto nella ciotola assieme allo sciroppo, il succo di limone e la scorza grattugiata, amalgamare bene e lasciar raffreddare.

Aggiungere il glucosio e lo sciroppo al mandarino, montare la panna ed amalgamarla al composto, coprire e porre nel freezer per 3 ore.

Mescolare bene e lasciare in freezer per tutta la notte.

Il giorno dopo io ho ripetuto l’operazione ogni 3 ore per 2 volte.

Ieri, andando nel blog di Stella ho scoperto che per avere la cremosità simil-gelateria prima di servirlo frullarlo ancora, per dirla tutta, devo ancora migliorare molto.

gelato carota c-001

Versione più cremosa

Questo gelato può diventare anche antipasto, vorrei provare a farlo col rosmarino che, secondo me, si sposa benissimo con le carote.

Quando ho chiesto a ello di assaggiare lui  ha domandato:

non ci saranno mica le carote vero?

No, c’è il mandarino…

Molto buono…

L’avrei scommesso.


Fongi a savore in pentola: cucina Rinascimentale.

ffongii nel coccio-003

Fongi a savore in pentola.

Rp: fongi ben lavati et neti et fane pezi et toli de li pori ben tridi et metteli a cocere ne la pentola con lardo et quando li pori sono mezo cotti butavi dentro li fungi et le specie et zafrano et de le mandole monde et uno poco di petrosemoli et menta ben pisti, quando li metti li fungi, et cotti quando ti parerano menestrali pi et sarano boni (carta 27 v)

Beh,  ieri la preparazione di questo semplice piatto è stato per me un momento solenne.

Per me, che sono appassionata della cucina di un tempo, quella delle nonne, al massimo delle bisnonne, trovarmi di fronte ad una ricetta della cucina rinascimentale è stato emozionante.

La ricetta l’ho presa da un libro che ho comperato a Ferrara su una bancarella.

Questo libro lo trovate in vendita nel web, i prezzo è irrisorio e, se amate la cucina, la sua storia e la sua evoluzione, comperatelo.

Copertina libro

Cliccando sulla foto (presa dal web) qualche informazione sull’epoca del Rinascimento.

Non sono così brava da tradurre l’Italiano Volgare (nel quale riconosco inflessioni Venete e Toscane) e certamente non sarei riuscita a realizzare questa ricetta, a questo ha pensato Maurizio Coreggioli, chef del Ristorante Il Cucco di Ferrara, dosando gli ingredienti a seconda della sua esperienza e adattandola ai gusti attuali ma senza snaturarla.

Il libro riporta delle Curiosità,  una è particolarmente attinente a questa ricetta, e parla dell’uso eccessivo delle spezie nella cucina rinascimentale e che condivido, è questa:

L’uso delle spezie, che caratterizzò larga parte delle ricette medievali, continua ad essere pratica abituale anche nel periodo rinascimentale.

Anche in questo caso veniva considerato un segno di distinzione sociale piuttosto che una necessità di cucina.

È lecito pensare che in molte delle ricette qui presenti l’abbondante uso di cannella, chiodi di garofano, zenzero e noce moscata conferisse ai piatti un sapore stucchevole che copriva le fragranze e i sapori degli ingredienti di base.

A mio modesto parere, i funghi di per sè non necessitano di ulteriori profumi, io ho scelto di adoperare poca noce moscata e zenzero fresco, quest’ultimo già felicemente sperimentato in una zuppa di chiodini e patate, ho cercato di non tralasciare nulla dosando con parsimonia, ho evitato cannella e chiodi di garofano che avrebbero davvero “ammazzato” il sapore di porcini e finferli.

Ora siamo nel XXI° secolo, allora eravamo tra il XIV ed il XVI° e Marco Polo dai suoi viaggi aveva portato le spezie, aprendo la strada ad un nuovo modo di cucinare e regalando agli abbienti la possibilità di arricchire ancor di più la loro tavola, ignari che qualche secolo più tardi noi foodblogger avremmo ripulito molte ricette dagli eccessi, adoperando le spezie per preparazioni esclusive e riuscite per il mio gusto, (un pò perchè fa scic, un pò per avvicnarsi al gotha) ed avremmo iniziato una ricerca per ritornare alla cucina “povera”, quella che un tempo è stata la cucina dei  sudditi, del popolo, di quelli che avrebbero voluto soltanto pane e non brioche

Qui mi torna in mente Maria Luigia che della vita aveva capito tutto e che molti vorrebbero veder reincarnata in qualche nostro governante, lei andava nei campi a trovare i contadini e diceva loro: andiamo a fare “La Torta” (si vocifera che da lì nacque la famosa torta fritta di Parma).

Ecco, questo è il bello della cultura, quella vera (non la mia raffazzonata), quella che possiede la guida Annamaria che mi/ci ha fatto/i innamorare di Parma.

Riuscire a concatenare le epoche e comprenderne le dinamiche, chissà, forse diventerò topo di biblioteca, ne ho una a pochi metri da casa.

Riuscirò ad “acculturarmi” o è meglio che continui a spadellar leggiadra?

Ho capito, allora ecco la ricetta in linguaggio corrente:

Ing fongi a savore-004

Ingredienti (in corsivo le mie scelte):

  • 500 g. di funghi freschi ben nettati (funghi misti come prataioli, porcini, chiodini e finferli),  pioppini),
  • n.1 porro,
  • 60 g. lardo,
  • 30 g. mandorle bianche (senza buccia) tagliate fini mandorle a lamelle,
  • zafferano (pistilli) e spezie a piacere: noce moscata, zenzero fresco,
  • prezzemolo,
  • menta,
  • sale,
  • pepe di Szechuan.
fongi a savore nel coccio piccolo-002

Preparazione:

battere il lardo a coltello e porlo al fuoco in una padella (io ho adoperato il Coccio, anche se nel Rinascimento comparvero le prime pentole di rame); quando comincia a prender colore unire il porro ben tritato e quando sarà mezzo cotto (quasi trasparente ma non colorato) unire i funghi con tutti gli altri ingredienti (se necessario unire un poco di brodo o di acqua).

Finire di cuocere e aggiustare di sale.

Considerazioni personali:

ovviamente buonissimi anche se, ripeto, io i funghi amo mangiarli in purezza ma è un ottimo modo per valorizzare il misto di funghi che i raccoglitori esperti conoscono e nel quale solitamente non entrano i porcini (se non esemplari “vecchi”) perchè quelli meritano una cottura esclusiva.

Finferli, chiodini, pioppini, pleurotus, prataioli, russole, lactarius, anche gli steccherini  previa bollitura.

Ecco, secondo me questa ricetta con spezie e annessi e connessi è perfetta per valorizzare un misto di funghi, perfetto come contorno, come condimento per una tagliatella, per un risotto e perchè no, una lasagna, per non parlare dell’abbinamento con la polenta.

Chi è vegetariano/vegano può tranquillamente sostiuire il lardo con il nostro straordinario olio EVO, la ricetta è anche senza glutine, insomma un altro motivo per provare a cucinare rinascimentale nel secondo millennio.


Coppa Yogurt e albicocche speziate, il sole arriva da lontano…

Oggi il sole è ricomparso ma sembrava si fosse dimenticato di noi, per fortuna venerdì è arrivato dalla Calabria,  travestito da albicocca, ma non era solo, si è fatto accompagnare da splendidi limoni,  nespole, da preziose cipolle di Tropea, e…da un pacco speciale speciale che aspetta il momento di convolare a nozze con qualche specialità della mia terra…

Ci voleva una bella sorpresa per darmi un pò di brio ed il pacco di Max è arrivato al momento giusto :-)

Domenica mi sono accorta che stavano maturando velocemente, era arrivata l’ora di sperimentare la ricetta che mi aveva colpita lo scorso anno, la coppa allo yogurt e albicocche speziate.

Domenica ho fatto anche un dolce da forno per ello ma questa coppa è stata la mia coccola speciale, amo la cannella e la punta piccante del pepe garofanato, ma via con la ricetta.

Ingredienti per 1 persona (quantità variabile a piacere):

  • 250 g. di yogurt greco 0%
  • 4 albicocche sode,
  • 1 cucchiaio di miele di acacia,
  • cannella in polvere,
  • pepe garofanato,
  • foglioline di menta fresca.

Come fare:

lavare, asciugare, snocciolare le albicocche e tagliarle a spicchi (4/6 a seconda della loro grandezza).

Riscaldare a fuoco medio il miele in una padellina antiaderente, unire la cannella, il pepe (io ho grattugiato i grani) e gli spicchi di albicocche.

Alzare la fiamma e cuocere per qualche minuto (per evitare che si spappolino gli spicchi girarli muovendo la padellina), spegnere e far raffreddare.

Mettere lo yogurt nella coppa e disporre sopra le albicocche col loro sugo, decorare con le foglioline di menta…un’estasi, provate, anche cambiando le spezie, la lavanda ci sta bene, il cardamomo pure, ma non fatevi mancare il tocco magico che regala il pepe.

Buona giornata e alla prossima ricetta con le “Albicocche viaggiatrici” ;-)


Cjalzòns cu lis jerbis romatichis (con farina di Kamut).

 

Impastâ uns quatri etos di farine di flôr cun quatri ûs, gramolâ ben a man ma no distirâ cul menarul.

La paste ‘e va fate su a rodul e tajade a tocùz, ch’a van sfracajâz cul cûl di une tace.

Tal ingjâf si met il plen, si tapone il cjalçon cun altre paste, simpri lavorade cemût si à dit.

Cui dêz si cjàlcjn tôr atôr i ôrs dal cjalzon che po, insieme cum chei altris al va butât te aghe bulint, salade.

Une volte cuez, i cjalçons, discotâz, si cuìncin cun spongje  e formadi vecjo, ancje forest.

Il plen si prepare cussì: in tune plàdine sfracajâ pôc su pôc jù dai chilos di patatis cuetis ta l’aghe e scussadis, misclizzâj un eto e

miez di zucar, un eto di canele masenade, savôrs mentegrèe, salvie, basili, garofalât tazâz fins, un freghenin di spongje fate slìdi e

brustulâ cun civole tajade a tocûz (ma no meti la civole tal plen), sal, pevar, un brussul di cognac.

Tra le minestre asciutte, strettamente friulane, vanno collocati i cjalçons, ravioli con vari tipi di ripieno, tra i quali è compreso perfino il cioccolato, oltre a ricotta affumicata, pane nero grattuggiato, zucchero, cannella, uvetta sultanina, frutta e verdure in un miscuglio molto singolare, che nel suo insieme riesce a dare un gusto assai gradevole.

Il termine Cjalçon pare possa farsi risalire alla voce “calisson”, che in turco indica uno strumento simile al liuto, nella cui forma in passato si preparavano alcuni dolcetti di marzapane.

Esiste un documento, del 1377, nel quale si parla proprio di “Pasqua dei cjalçons”, nel quale si fa riferimento a questi dolcetti.

I cjalçons di oggi, comunque, prendono il posto di un primo asciutto: i cjalçons, una volta lessati, vengono scolati e conditi con burro bollente, ricotta affumicata grattugiata, zucchero e cacao.

(Ricetta scritta in lingua friulana dei Cjalçons di Timau tratta da “I sapori del Friuli”, breve cenno storico tratto da “La cucina del Friuli” di Emma Valli).

Non potevo presentare questa ricetta semplicemente menzionando gli ingredienti, vivo in Friuli, amo i cjalçons, quando vado in Carnia ne faccio scorpacciate.

Questa non è una ricetta è “la storia”, le varianti dei cjalçons sono infinite, la pasta ed il ripieno cambiano di famiglia in famiglia perchè, come tutte le ricette antiche nascono dall’esigenza di cucinare con quello che c’è.

Ne ho già parlato in passato dell’arte delle donne di un tempo di creare capolavori culinari con quel poco che avevano a disposizione, la cucina di oggi è senza dubbio figlia della cucina di “quelle” donne, del loro genio, del loro estro, del loro orgoglio.

Io non festeggio mai la festa della donna né la menziono però quest’anno la voglio dedicare proprio a queste donne, donne senza blog, senza reflex, senza hi pod, donne ricche di dignità che ci hanno lasciato in eredità storie di vita, tutte da leggere, imparare a memoria ed imitare.

 

Riporto integralmente la ricetta alla quale mi sono ispirata mettendo tra parentesi le mie sostituzioni e/o omissioni.

Ingredienti per 4 persone (metà dose):

per la pasta:

  • 350 g. di farina (kamut),
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva (evo),
  • 1 pizzico di sale,
  • acqua q.b.

 

Per il ripieno:

  • 2 patate lesse,
  • 1/2 cipolla,
  • 250 g. di foglie di bieta (agretti/barba dei frati),
  • 1 manciata di melissa (1 pizzico di secca),
  • 1 rametto di menta (1 pizzico di secca),
  • qualche cimetta di maggiorana,
  • foglie di basilico,
  • ciuffi di prezzemolo,
  • altre erbe aromatiche (dragoncello secco),
  • 120 g. di ricotta affumicata,
  • 2 cucchiaini di cacao amaro (omesso),
  • buccia di 1 limone,
  • sale (affumicato),
  • pepe,
  • cannella (cardamomo in polvere).

Condimento:

  • 100 g. di burro (chiarificato),
  • ricotta affumicata,
  • zucchero muscovado mescolato alla cannella in polvere,
  • zeste di buccia di limone (pacco Max).

Come fare la pasta:

lavorare a lungo la farina con l’olio, il sale e l’acqua necessaria (ho usato il robot da cucina), formare la palla e farla riposare un paio d’ore o dentro un tovagliolo o sotto una ciotola.

 

Come fare il ripieno:

tritare le foglie di bieta, appena scottate (ho cotto a vapore gli agretti)e mescolarle alle patate lessate e schiacciate, aggiungere un trito di cipolla e di erbe aromatiche (ho usato quelle secche, a parte la maggiorana ed il basilico perchè le altre fresche sono ancora senza profumo), il cacao (no), 1/2 cucchiai di ricotta affumicata, la buccia grattugiata di mezzo limone, sale, pepe, cannella (cardamomo in polvere) e mescolare (alla fine ho frullato il composto col minipimer).

 

Componiamo i cjalçons:

in questa fase mi sono fatta aiutare dalla “tecnologia”, non occorre che vi spieghi come ho fatto perchè le foto sono esaustive non vi pare?

 

Li ho conditi con burro chiarificato, ricotta affumicata, buccia li limone  (come da ricetta pilota) ed ho spolverizzato con zucchero muscovado setacciato con cannella in polvere.

 


Budino yogurt liquirizia.

Foto 2009

Qualcosa di dolce, di fresco, di particolare, il budino allo yogurt e liquirizia che risale (foto comprese) al 2009.

Il suo gusto fresco viene esaltato dalla salsina alla menta che lo accompagna, lo rifarò avendo trovato la liquirizia in polvere e adopererò l’agar agar,vi farò sapere.

Ingredienti x 4 budini monoporzione:

  • 500 g. di yogurt naturale,
  • 1/4 di latte,
  • 150 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 1 scatoletta (27 g) di liquirizia purissima,
  • 20 g. di colla di pesce.

Per la salsina:

  • una manciata di menta fresca,
  • 100 ml panna,
  • 30 g di zucchero.

Come fare il budino:

sciogliere la liquirizia a bagnomaria nel latte, aggiungere lo zucchero, ammollare la colla di pesce nell’acqua fredda, strizzarla, unirla al composto e scioglierla, incorporare lo yogurt e mettere negli stampini, far raffreddare per 2 ore.

Come fare la salsina:

mettere in infusione per 30 minuti nella panna le foglioline di menta ben pulite ed asciutte, filtrare, aggiungere lo zucchero e ridurre la crema sul fuoco.

Sformare i budini, guarniteli con la salsina, una grattugiata di liquirizia e qualche fogliolina di menta.

Foto 2009

Questo budino capita a fagiuolo perchè ho letto nella mia enciclopedia delle erbe che la liquirizia è utile per la tosse, i catarri bronchiali, i bruciori di stomaco, esattamente quello che ho io da 2 giorni (i bruciori allo stomaco per l’aspirina che non tollero)

Foto 2009

Ora però una bruttissima notizia, da pochi minuti ho saputo che il micetto non ce l’ha fatta, una malattia fulminante lo ha fatto addormentare per sempre.


Minipie d’uvaspina.

Uva spina

Trovo che anche questo frutto, come altri, sia uno dei capolavori della natura, m’incanto ogni volta ad osservare questi chicchi da vicino e voi?

Ho preso alcune informazioni da questo sito non avendo trovato nulla nei miei libri.

Nome scentifico: Ribes Grossularia.

Famiglia: Sassifragaceae.

Contiene: levulosio, glucosio, pectine, vitamina C, acidi malico, salicilico e tartarico.

Parti utilizzate: Frutti e foglie.

E’ un’arbusto spinoso, con spine riunite in gruppi di tre, le foglie sono ricoperte da peluria, i fiori sono di colore rossastro e sono solitari o in gruppi di quattro.

Il frutto è di forma sferica, è’ diffuso in quasi tutta l’Europa fino al Caucaso, alla Siberia e alla Manciuria.

In Italia è poco usata e difficile da trovare, perché il degrado ambientale ne ha limitato la diffusione spontanea. (Infatti io l’ho trovata in Austria)

Le foglie hanno proprietà astringenti, antireumatiche e diuretiche; i frutti, ricchi di vitamina C , sono astringenti, diuretici e dissetanti ottimi anche per curare l’artrite e le malattie della pelle.

Uile in caso di: Diarrea, Reumatismi, Ritenzione d’orina, Malattie della pelle, Artrite.

Ingredienti per una pirofila da 20 cm. (io, avendo poca uvaspina ho optato per dei mini pie dimezzando le dosi):

  • 700 g. di uvaspina pulita,
  • 50 g. di zucchero (ho usato fruttosio),
  • 1 cucchiaino di menta fresca tritata,
  • 200 g. di pasta sfoglia,
  • 1 tuorlo per spennellare,
  • zucchero a velo per spolverizzare (ho adoperato quello rosa).

Come fare:

mettere l’uvaspina in una casseruola con lo zucchero (fruttosio), la menta e 3 cucchiai d’acqua.

Cuocere a fuoco dolce per 10 minuti per far ammorbidire l’uvaspina, far raffreddare.

Preriscaldare il forno a 200°C.

Stendere la sfoglia ad uno spessore di 3 mm. c.ca e ricoprire la pirofila, regolare i bordi e dagli scarti ricavare una striscia della misura della pirofila.

Scolare l’uvaspina e mettetela nelguscio di pasta, inumidire il bordo e coprirlo con la striscia, con l’altra pasta formate un coperchio e foratelo al centro per far uscire il vapore durante la cottura.

Decorare a piacere, pennellare la superficie con l’uovo leggermente sbattuto ed infornare per 30/35 minuti fino a doratura della pasta.

Spolverizzarlo con lo zucchero a velo.

Buona domenica.


Pane al melograno, zenzero, cannella e menta, un profumatissimo portafortuna.

 

Finalmente sono riuscita, a casa, a far capire l’importanza della prima colazione, sana abitudine che ho da sempre.

Per me la prima colazione è il momento più intimo della giornata, mi alzo molto presto e spesso preparo i biscotti o il dolce a quell’ora, la casa profuma di buono ed il “suo” risveglio diventa speciale.

Questo come il pane fichi alloro non richiedono l’uso di frullini, impastatrici e quant’altro, hanno un procedimento veloce ed accendere il forno prima delle 7 del mattino fa anche risparmiare energia, il che non guasta.

Il lavoro più lungo è sgranare la melagrana, ma il colore è così bello che per me è un piacere.

melagrana-001
Ingredienti:
  • 220 g farina 00,
  • 10 g lievito in polvere per dolci,
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio,
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere,
  • 1 melagrana media,
  • 100 g di zucchero,
  • 60 g di burro fuso,
  • 2 uova grandi,
  • 2 vasetti di yogurt,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • 1 manciata di foglioline di menta fresca,
  • latte q.b.

 

Come fare:

imburrare o foderare uno stampo da plum cake e accendere il forno a 190°C.

Sgranare la melagrana e mettere i chicchi in una ciotola assieme alla farina mescolata con il lievito ed il bicarbonato, lo zucchero, lo zenzero e la cannella.

In un’altra ciotola sbattere le uova con il burro fuso ed il succo di limone, unire il composto agli ingredienti secchi, mescolare brevemente, il tempo di amalgamare il tutto.

Aggiungere lo yogurt, le foglioline di menta ed il latte necessario a rendere la massa morbida ma non liquida, versare nello stampo ed infornare per 35 minuti (prova stecchino!).

Sfornare ed aspettare 10 minuti prima di metterlo a raffreddare su una gratella.

Questo pane andrebbe servito, per il significato che ha il melagrano  , le mattine di Natale e Capodanno, servito con  miele d’acacia e burro aromatizzato alla menta.

E’ un pane che ho già testato e quindi posso garantire sulla sua bontà e sul suo profumo e, come accade qualche volta faccio di necessità virtù e metto le fotografie di allora.

Buon fine settimana a voi tutti.


Riso venere con fragole e raboso.

 

Ricordo gli anni della moda del risottto con le fragole o le tagliatelle al cacao, era così chic mangiarli.

Mai assaggiati, poi, come tutte le mode che fanno dei giri enormi e poi ritornano (Antonello Venditti) il risotto alle fragole è ricomparso, assieme a quello ai lamponi e affini ed ho voluto provare anch’io.

Non ho le dosi, qui è tutto ad occhio.

Ingredienti:

  • riso venere,
  • fragole,
  • vino Raboso*,
  • cipollotto rosso,
  • foglioline di menta,
  • sale.

*N.B.: per eliminare l’alcol e l’eventuale acidità del vino io lo faccio bollire in un pentolino e lo fiammeggio.

Come fare:

mettere in ammollo la sera prima il riso venere e procedere alla cottura come qui, prolungandola di 5 minuti.

In un tegame far appassire nel burro chiarificato un cipollotto rosso tritato, sfumare con mezzo bicchiere di vino Raboso, unire il riso e qualche fragola ridotta a crema.

Terminare la cottura (considerate che il riso è già precotto) aggiungendo acqua bollente salata.

Mantecare con poco burro chiarificato e fragole tagliate a cubetti e foglioline di menta.

 

Vi auguro un bel fine settimana.


Chutney speziato di frutta.

Ingredienti:

  • 800 g di frutta (mango, papaya, kiwi, pera, mela, banana),
  • 80 g di zucchero di canna (40 g fruttosio),
  • 1/4 di barra di agar agar o 1 foglio colla di pesce (io agar agar),
  • zenzero (polvere o fresco),
  • pepe,
  • foglioline di menta fresca,
  • succo di  lime o limone.

Come fare:

pulire la frutta, tagliarla a cubetti e condirla con il succo di lime (o limone) e le spezie.

Far bollire 200 ml d’acqua con lo zucchero di canna (fruttosio) e l’agar agar, se usate la colla di pesce, ammollarla a freddo ed unirla allo sciroppo caldo.

Unire la gelatina tiepida alla frutta e riporre in frigorifero.

Può essere conservato per più giorni, io lo mangio con lo yogurt greco ed una spolveratina di cocco.


Carpaccio di zucchine.

carpaccio di zucchine nuovo-001

Questo carpaccio di zucchine è quanto di più semplice si possa fare per stare in forma e quando il tempo è tiranno.

Nulla di più facile questo antipasto, chiamarla ricetta sarebbe esagerato.

La prima volta che l’ho visto è stato a Stoccarda, anni fa, era il periodo in cui avevo ancora l’orto e appena ritornata a casa l’ho rifatto con le zucchine fresche.

Per farlo servono delle zucchine piccole e sode, si affettano con il pelapatate e si condiscono con una salsina fatta con:

  • menta fresca,
  • pinoli,
  • olio,
  • succo di limone,
  • sale,
  • pepe.

Io l’ho accompagnato ad una ricottina fatta da me, semplicemente facendo bollire il latte passato, (è la Puina, come la chiamava mia madre).  che lo ha reso piatto unico.

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L’idea del canestro mi è sembrata geniale ma l’aveva già fatta Il cavoletto di Bruxelles.


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