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Fiori d’Aglio di Resia in Agrodolce, come suggellare un giovane amore.

Fiori d’aglio di Resia in agrodolce.

É giovane l’amore che mi lega alla Val Resia ma forte come quello che mi lega alla Val Tramontina: due Valli, una di fronte all’altra, tutte due depositarie delle mie emozioni, dei miei ricordi, dei miei pensieri più intimi.

Dico sempre le stesse cose, lo so, ma non sono reportage, questa è la mia vita, il mio mondo, questa sono io; le persone vanno, i ricordi restano.

Non si può fermare il tempo però, conservando frutta e verdura è possibile: basterà aprire un vaso e ne usciranno scorci di stagioni ormai lontane.

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Val Resia da Malga Coot.

Tempo fa, dopo aver fatto la vellutata, mi erano avanzati fiori d’aglio di Resia, con tutta la fatica ed i sacrifici che fanno i produttori per coltivarlo, sarebbe un peccato mortale sprecarli, vanno utilizzati subito.

Volevo conservare un pezzetto di Valle e qualche ricordo  e sono andata sul sicuro con la ricetta che è una certezza, solitamente conservo così le zucchine, l’ho anche sperimentata con successo per conservare i funghi steccherini dorati.

Io scrivo la dose per 1 kilo di fiori, poi ci si regola secondo la quantità a disposizione; si possono adoperare tutti i tipi di fiori d’aglio, l’Italia è piena di buon aglio, noi qui abbiamo quello di Resia, teniamolo da conto e valorizziamolo.

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Fiori d’aglio di Resia.

Ingredienti:

  • 1 kilo di fiori d’aglio, Italiano, è più buono :-),
  • 3/4 di aceto di vino bianco,
  • 3 dl di olio evo,
  • 120 g. di zucchero,
  • 6 g. di sale.

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Come fare:

lavare ed asciugare i fiori d’aglio, tagliarli a pezzetti di c.ca 3 cm.: fare come per gli asparagi, provare con le dita fin dove si spezzano; io che sono un po’ maniaca vado oltre e poi elimino i filamenti coriacei; non andrebbe messo il bocciolo ma io l’ho messo e non ha reso amara lapreparazione che, a detta di tutti quelli che li hanno assaggiati (ello in primis), sono strepitosi.

Mettere in una casseruola l’aceto, l’olio, lo zucchero, il sale e portare ad ebollizione, unire i fiori d’aglio e cuocere per 20 minuti, togliere dal fuoco, coprire e lasciar riposare 24 ore.

Scolare i fiori, metterli nei vasi sterilizzati, battere il fondo col palmo della mano per livellarli ed eliminare più aria possibile, appoggiare il pressino in pastica.

Rimetteresul fuoco l’agrodolce e farlo ridurre fino ad ottenere una specie di sciroppo; versarlo caldo sui fiori a coprirli, battere leggermentei vasi sul piano per eliminare eventuali bolle d’aria, io solitamente appoggio sopra il coperchio e chiudo ermeticamente dopo qualche ora.

Conservare in luogo fresco ed asciutto, far riposare un mese; durata 1 anno.

Non ho mai sterilizzato la preparazione ma, se non avete pratica, alla fine metterò un link dove troverete degli ottimi consigli per conservare in sicurezza.

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Torrente Resia.

Buon fine settimana, alla prossima gita♣

Link:

Zucchine al rosmarino in agrodolce

Conservare in sicurezza.


Pasticcio di Fiori di Zucchina ripieni: la Cucina di Casa.

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Inizio questa settimana d’agosto  con una ricetta semplice con i fiori di zucchina; chi possiede un orto o un campo lo sa, arriva un punto in cui zucchine e fiori invadono ogni spazio e, se non si vuole buttare il cibo, bisogna aguzzare ingegno e fantasia.

I fiori hanno una vita brevissima ed anche quando non sono più rigogliosi, possono essere utilissimi e versatili in cucina: in questo breve periodo di assenza ho avuto modo di sperimentare molti modi di utilizzarli, merito anche della generosità di Milva che mi ha omaggiata con abbondanti fiori, quelli femmina, attaccati alla zucchina che lei stacca, perchè i sui clienti temono che gravino sul costo finale.

Parto da questo, chiamamolo, pasticcio con fiori ripieni adagiati su uno strato di besciamella in coordinato (fiori e zucchine spadellati e tritati),  il tutto rifinito con pennellate di besciamella, una bella manciata di pane grattugiato mescolato al Formaggio stagionato di Latteria Turnaria, che ha sostituito degnamente il mitico Parmigiano Reggiano e abbondanti fiocchi di burro.

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Prima di scrivere gli ingredienti specifico che, essendo una ricetta di casa, questi fiori accolgono felicemente qualsiasi ripieno, sta solo a noi scegliere quale, e se la scelta cade su quello che abbiamo in casa, la soddisfazione è doppia e l’economia di casa salva.

Ingredienti peri fiori:

  • 24 fiori di zucchina privati del pistillo (per la pirofila che vedete in foto),
  • ricotta*,
  • tonno al naturale*,
  • 1 cucchiaio del composto fiori/zucchina per la besciamella,
  • qualche cappero dissalato,
  • 1 filetto di acciuga*,
  • poco aglio schiacciato (io quello di Resia che è digeribilissimo e non lascia traccia),
  • burro*,
  • pane grattugiato (se siete celiaci con spiga di certificazione),
  • basilico fresco,
  • peperoncino,
  • sale affumicato o semplice q.b.(io adopero l’affumicato perchè si sposa bene con le zucchine),*

Ingredienti per la besciamella:

  • latte di soia o di riso,
  • farina di riso o amido di mais,
  • zucchine e fiori spadellati con cipollotto,
  • olio al basilico,
  • sale affumicato*,
  • peperoncino.

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Come fare la besciamella:

stemperare la farina di riso nel latte, sbattere con la frusta e cuocere nel microonde per 1 minuto alla volta (io faccio così), per tenere sotto controllo la consistenza; mescolare bene ogni volta.

Quando la besciamella raggiungerà la consistenza desiderata, aggiustare di sale e pepe, unire il composto fiori/zucchine e un giro d’olio al basilico; io l’ho tenuta più liquida perchè avevo bisogno di umidità per la cottura dei fiori, era un esperimento e dovevo andare ad istinto.

Per la besciamella adopero sempre latte vegetale e non adopero il burro che preferisco metter sopra per la doratura.

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Come comporre il Pasticcio:

preriscaldare il forno a 180°C.

Pulire delicatamente i fiori di zucchina e privarli del pistillo interno, aprirli delicatamente e riempirli, aiutandovi con una sac a poche, col ripieno preparato amalgamando gli ingredienti.

Mettere alla base della pirofila uno strato di besciamella, disporre sopra i fiori ripieni, mettere un po’ di besciamella negli spazi, spolverizzare con abbondante formaggio e pane grattugiato, completare con il burro o, se preferite, olio extravergine, perfetto anche quello aromatizzato al basilico, ottenuto mettendo a macerare nell’olio evo, per qualche giorno, foglie pulite ed asciutte di basilico fresco.

Coprire con la stagnola per 20 minuti, scoprire, continuare la cottura per altri 15 minuti e completare con la funzione grill fino a doratura, provate se vi va.

*Questa ricetta, con le dovute sostituzioni e/o omissioni: la ricotta con tofu, formaggio grattugiato con semi di sesamo tostati o nocciole/mandorle ed il burro con quello di soia, diventa perfetta per i vegani.

Se adoperate il pane grattugiato consentito, è anche senza glutine, infatti la besciamella è fatta con farina di riso o amido di mais e, a proposito di mais, ideale la sua farina per sostituire il pane grattugiato o per aggiungere croccantezza alla preparazione .

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Al momento dell’assaggio io sembravo un’ape, ed ello un calabrone, svolazzavamo di fiore in fiore, contendendoci ogni boccone.

Buonissimo anche il giorno dopo, a temperatura ambiente, buona settimana

 collage debbie

Vi presento Debbie, ci siamo conosciute ieri.


Mignestre di cincuantin (Sorc) cu le Pitine, la Minestra de Bobici di una Triestina in Friuli.

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Mignestre di cincuantin cu le Pitine.

Minestra de bobici.

Xe un minestròn istrian, ma anca triestin.

Metè a sofigar int’el butiro     persuto fumigà, taià a tocheti. Zontè brodo de carne e fè cusinar drento un pugno de fasoi novi o veci (in questo caso, lassèli a smoio per tuta la note) e un dò patate taiade a tocheti.

Par finir, butè int’ela tecia i grani de una panocia de formenton ancora no madura (che i granei gabi drento un poco de late).

No dismentigar el sal e ‘l pevere. (Mila Contini- I sapori del Friuli, pag. 74) 

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Mais cincuantino (dopo una grandinata) nel Campo del Progetto dell’ Orto Pecol.

Mentre preparavo questo post, pensavo a quante cose possono esserci dietro ad una ricetta: dietro questa semplice minestra c’è un pò della mia vita, di ricordi della mia infanzia.

Vivevo tra Trieste e Muggia, tanto verde ed ancora tanti Contadini che accoglievano bonariamente il mio entusiasmo fanciullo, i miei salti sui covoni, dai quali uscivo felice e piena di paglia dappertutto.

Quando era la stagione mi regalavano le pannocchie, le chiamavano “Panoce de late” (Pannocchie da latte) che, arrostite o bollite erano l’ambita merenda di grandi e piccini; io le sgranocchiavo così e venivo redarguita “te vegnarà mal de pansa”.

Le pannocchie della foto, invece, che sono anche quelle che ho adoperato per la minestra, sono di mais cincuantino (con la c perchè nella lingua Friulana non esiste la lettera q) del campo di Gemona che fa parte del Progetto dell’ Orto Pecol.

Orto Pecol si chiama così in memoria ed onore della benefattrice SOFIA PECOL (1875 – 1929) che, lasciò tutto il Suo Patrimonio in beneficenza,  all’ Ospedale  San Michele di Gemona, oltre ad un lascito in denaro, vennero destinati una villa, 37 campi e 3 case Coloniche.

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Il Comune di Gemona del Friuli proprietario dei beni ha ritenuto opportuno riconsegnare parte di quel lascito (circa 1 ettaro) all’Azienda Sanitaria affinché le volontà della benefattrice venissero in qualche modo rispettate e nel 2012 decolla il progetto, nel quale sono anche contemplati il reisenrimento lavorativo di ex degenti del Cim e la realizzazione di una fattoria didattica con il coinvolgimento di scuole e università.

Oggi, come potete vedere nella foto, i campi vengono coltivati dai “Conservatori del seme”, un gruppo di persone che in questi campi, seminano, coltivano, irrobustendo i prodotti a rischio di estinzione.

Si possono comperare i loro prodotti che, inutile dirlo, sono sempre e solo prodotti di stagione coltivati in maniera assolutamente sana e naturale, al Mercato della terra di Gemona, con scadenza quindicinale, che ospita le belle realtà Regionali, Slow Food e oltre: il prossimo appuntamento Venerdì 8 agosto 2014 dalle ore 9 alle 13.

Ho il piacere di condividere alcuni degli obiettivi di questo progetto esemplare, secondo me:

- garantire ( favorire ) l’inclusione sociale di persone con disagio;

- avviare il loro inserimento nel ciclo lavorativo;

- realizzare un laboratorio di restauro e artigianato (collegato ai progetti dell’Ecomuseo);

- creare un luogo di forte aggregazione sociale;

- valorizzare (conservare) i saperi agricoli della tradizione;

- valorizzare il paesaggio agrario;

- coltivare varietà antiche preservandole dall’estinzione;

- produrre cibo di ottima qualità rispettoso dell’ambiente;

- divulgare l’importanza della cultura alimentare (creare spazi di educazione ambientale);

- coinvolgere le scuole in attività educative.

l'agricoltura cambia faccia alla tua vita1-001

Pannocchie di mais cincuantino, quello che viiene adoperato per il Pan di Sorc, altro presidio Slow Food, fortemente voluto, amato e curato da Etelca&C.

Molti di voi si meraviglieranno di vedere una minestra classica da stufa, in agosto ma è questo il periodo, giorno/settimana più o meno, delle pannocchie da latte e consideriamo che il gas, a quei tempi, non arrivava nelle campagne e la stufa era sempre accesa e sopra si cucinavano lentamente le minestre, si tenevano in caldo le pietanze e si scaldava l’acqua per ogni utilizzo.

Oggi, con il congelatore presente in quasi tutte le case, è possibile conservare i chicchi delle pannocchie, si sgranano e si mettono nei sacchetti, come i fagioli che poi si ritroveranno nel tegame, di coccio, nelle giornate autunnali e invernali.

In questa minestra, la Pitina della val Tramontina, sostituisce degnamente el persuto fumigà; amo la Pitina, chi mi legge lo sa, per fare un’esclamazione alla moda: la adoooooro♥

Ho telefonato alla pro Loco di Tramonti di Sopra per farmi indicare un altro produttore di Pitina da inserire sulla scheda di GDF ed ho avuto una bellissima notizia: c’è un agriturismo, Borgotitol, dove allevano pecore e  mucche, dalle quali ricavano il latte per produrre i formaggi; non dimentichiamo il  Formai dal cit, parente stretto del Formadi Frant.

La posizione geografica, la natura incontaminata di questa Valle non lasciano dubbi sulla genuinità dei prodotti della sua tradizione, il Signor Roberto e sua moglie saranno lieti di farveli degustare contagiandovi col loro entusiasmo e da oggi, 1 agosto 2014, sono disponibili 4 camere  per chi volesse trascorrere qualche giorno in un posto meraviglioso, lo so, sono di parte ♥

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Ingredienti, ho pesato soltanto per fare un favore a Tiziana che, se non scrivo i pesi, mi redarguisce, ma voi potete fare ad occhio :-D:

  • 400 g. di fagioli freschi o 200 g. di secchi ammollati una notte,
  • 400 g. di patate tagliate a dadini,
  • i chicchi di 3 pannocchie da latte, considerate che il mais cincuantino è piccolo,
  • 1 Pitina della Val Tramontina,
  • una noce di burro opure olio extravergine (a quei tempi il burro e lo strutto sostituivano l’olio),
  • sale,
  • peperoncino.

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Come fare:

spezzettare la Pitina e metterla in un tegame di coccio (se l’avete) assieme al burro ed un mestolino di acqua bollente, serve a mantenerla morbida; cuocerla per qualche minuto,  scolarne una parte e conservarla, l’aggiungeremo alla fine così da sentirne tutto il sapore.

Aggiungere al condimento i fagioli, le patate a dadini e coprire abbondantemente con acqua fredda; la ricetta contempla brodo di carne, voi potete adoperare brodo vegetale, io preferisco l’acqua che non mi altera i sapori.

Portare ad ebollizione, coprire e cuocere a fuoco bassissimo fintanto fagioli e patate saranno al dente, unire i chicchi di mais, la pitina e terminare la cottura, basteranno pochi minuti, regolare di sale e pepe o peperoncino.

Inutile dirvi che la minestra riposata è più buona, si addensa e si armonizzano i sapori.

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Linki utili, testi presenti nel web e gentilmente segnalati dalla Signora Etelca (Ecomuseo delle Acque di Gemona) e dal Signor Roberto Ferraro per l’Agriturismo:

Agriturismo Borgotitol       

Progetto Pecol       

Sofia Pecol Benefattrice (1875 – 1929)       


Caponata, per Vincenzo Nibali che ha colorato di Giallo Tour de France la nostra Italia.

Riapro i battenti, in anticipo sulla tabella di marcia, ma non posso perdere l’occasione per celebrare la splendida vittoria di questo uomo che è riuscito a farci rinnamorare dell’Italia.

E pazienza se, dopo anni, ai francesi, come canta Paolo Conte, … le balle ancora gli girano…

E quale occasione migliore per presentare umilmente la caponata che faccio da anni e che non  ero mai riuscita a fotografare? Consideriamo che la caponata, come spezzatini, ragù ecc. non è proprio fotogenica e non è facile equiparare la bellezza alla bontà, perchè la caponata è davvero buona.

Amore al primo assaggio, tantissimi anni fa, ad uno dei soliti pranzi della domenica da Nonna Flora che, aveva vissuto a Lampedusa per seguire la carriera militare del marito.

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Già allora avevo chiesto la ricetta e nel corso della vita, quando era tempo di melanzane, la replicavo; Nonna Flora friggeva anche il sedano ma, anni fa, ad una puntata della prova del cuoco arrivò un signore siciliano che preparò questa ricetta, che contempla il sedano sbollentato ma, credetemi, non si sente la differenza anche perchè il sedano mantiene comunque sapore e croccantezza.

Anche oggi mi intrufolo nelle cucine altrui ma sempre col solito rispetto, l’attrazione fatale che provo nei confronti delle ricette della tradizione, quelle che hanno una storia, le ricette che fanno intravedere la passione di chi le ha accompagnate amorevolmente fino ai giorni nostri, lasciandole in eredità a chi ne avrà la stessa cura, è la molla che mi convince, giorno dopo giorno, a continuare a scrivere qui.

Ogni giorno imparo qualcosa, scopro qualcosa, dietro queste ricette c’è un mondo da scoprire, i popoli e le loro usanze, queste ricette ci aiutano ad imparare, a conoscere, queste ricette sono cultura vera.

Come faccio quando ne ho l’occasione, unisco le regioni, adoperando i prodotti di casa mia e delle case altrui: la ricetta contempla le cipolle rosse, quindi ognuno può personalizzare questa caponata, chi con le cipolle rosse di Tropea, io ho scelto le cipolle Rosa della Val Cosa, Presidio Slow Food del Friuli Venezia Giulia che ho acquistato al Mercato della terra di Gemona; la signora aveva portato le cipolle sciolte per fare la dimostrazione come intrecciarle e formare le Resti (trecce) ma quel venerdì c’era poca gente in giro, peccato, sarà per la prossima volta.

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Le prime melanzane lunghe dello zio e i primi pomodori di Milva, stagionalità a kilometro zero.

Ingredienti, copio dal mio foglio vissuto, nel link sotto al post troverete la storia e la ricetta:

  • 1 kilo di melanzane lunghe,
  • 500 g. di gambi di sedano,
  • 250 g. di cipolle rosse (io la rosa della Val Cosa),
  • 250 g. di pomodori rossi, ramati, San Marzano ecc. oppure una salsa già preparata in precedenza, in questo caso si velocizza la preparazione,
  • 150 g. di concentrato di pomodoro,
  • 150 g. di capperi sotto sale,
  • 200 g. di olive verdi in salamoia, piccole se col nocciolo, grandi se snocciolate,
  • basilico fresco a piacere,
  • olio extra vergine di oliva,
  • olio di semi di arachide per una frittura più neutra,
  • 1 bicchiere di aceto di vino
  • 40 g. di zucchero.

cipolla di Cavasso e della ValCosa-001

Come fare:

lavare le melanzane, tagliarle a dadini, salarle e metterle in un scolapasta, con un peso sopra affinchè perdano l’acqua di vegetazione che potrebbe risultare amarognola; se le melanzane, come nel mio caso, sono freschissime basta 1 ora, sennò prolungare.

Dissalare i capperi sotto acqua fredda corrente e mettere da parte, sciacquare le olive (io lo faccio sempre) e, se scegliete quelle snocciolate, tagliarle a fette; io preferisco quelle col nocciolo, le trovo più saporite.

Sciogliere il concentrato di pomodoro in poca acqua calda; togliere i filamenti dai gambi di sedano e tagliarli a pezzetti, farli sbollentare in acqua bollente salata per qualche minuto e scolarli, mettere da parte.

Se adoperate i pomodori freschi, lavarli, fare una croce sulla buccia e sbollentarli per poter eliminare la pellicina con facilità, eliminare i semi e tritare la polpa.

Nel frattempo le melanzane saranno pronte, solitamente io le risciacquo e le asciugo, voi fate come al solito; friggerle in olio profondo e scolarle.

In un tegame capiente far rosolare in olio extravergine d’oliva, a fuoco lento, le cipolle tagliate a fette sottili fino a farle diventare trasparenti, unire la polpa di pomodoro ed asciugare, aggiungere le melanzane, il sedano, le olive, i capperi, il concentrato di pomodoro, le foglie di basilico, mescolare bene, aggiustare di sale e mescolare.

Unire l’aceto dove avrete fatto sciogliere lo zucchero, mescolare bene e continuare la cottura, scoperto e a fuoco dolce fintanto i sapori si saranno amalgamati perfettamente.

Ormai tutti sanno che la caponata è più buona dopo aver riposato un giorno; si può anche conservare (nel link che trovate sotto ci sono le indicazioni), io ho provato a farlo più volte ma i vasi venivano aperti nel giro di una settimana al massimo ;-)

Ottima anche per condire una pasta, provate a farla, se vi va, investite un pomeriggio, insieme con i vostri cari, sarà un pomeriggio indimenticabile per tutti.

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Buona settimana

Link utili:

Cipolla di Cavasso e della Val Cosa

Caponata


Torta marmorizzata con farina di grano arso, finferli, formaggio di capra, è tempo di funghi.

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♣ Li si trova all’improvviso, nei boschi autunnali, a volte così raggruppati da sembrare un lacero scialle dorato caduto tra le foglie e i rametti morti ♣

Così descrive Dorothy Hartley nel suo libro Food in England la ricerca dei Funghi Finferli, lei parla di autunno ma dalle nostre parti è possibile trovarli già da luglio fino a dicembre.

Il loro colore ed il loro profumo di frutta li rendono, praticamente, inconfondibili ma, se non siete esperti, fate comunque sempre controllare il vostro raccolto all’ASL che ha un ufficio competente allo scopo.

Io ho imparato molto andando da loro ed ho anche conosciuto altri tipi di funghi buoni che fino ad allora avevo ignorato, concentrandomi su porcini e mazze di tamburo.

In questa torta c’è un altro ingrediente che amo, la farina di grano arso che, col suo sapore affumicato rende particolare ogni preparazione in cui è presente.

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Farina di Grano Arso.

Ingredienti per la pasta:

  • 50 g. di farina 0,
  • 50 g. di farina di grano arso,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 1 cucchiaino di strutto (rende la pasta più vellutata),
  • 50 ml. di acqua tiepida,
  • 1 pizzico di sale.

collage torta salata farina grano arso finferli

Come fare la pasta:

dividere a metà gli ingredienti e distribuirli equamente nelle farine formando due panetti separati e farli riposare per un’ora.

 Dopo il riposo mescolare i due impasti a caso, creando un effetto marmorizzato.

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Ingredienti per il ripieno:

  • funghi finferli,
  • 1 cipollotto,
  • timo,
  • formaggio di capra spalmabile a piacere,
  • brodo vegetale q.b.,
  • olio evo o burro chiarificato,
  • sale,
  • pepe.

Come fare:

rosolare nel burro chiarificato oppure olio evo se preferite il cipollotto, aggiungere i funghi puliti e tagliati, aggiungere poco brodo vegetale, sale, pepe ed il timo, coprire e far stufare a fuoco medio, i funghi dovranno rimanere croccanti.

Quando il composto sarà raffreddato unire del formaggio tenero di capra a fiocchi, senza mescolare.

Stendere la pasta in maniera irregolare e coprire una teglia apribile (la mia è da 18 cm), riempire con i funghi e richiudere così come viene.

Infornare per 35 minuti.

torta farina grano arso finferli interno-001

Interno.

Per questa settimana è tutto, sto ancora sistemando il blog, questa ricetta, infatti, era abbinata ad un’altra e trovo che meriti di brillare di bontà propria.

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Perla, amore della mamma.

Ecco la mia dolce Perla che soffre di artrosi al gomito della zampina anteriore destra; la diagnosi ieri, dopo il secondo episodio di zoppia in una settimana.


Straccetti al Pomodoro e Basilico.

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Straccetti al Pomodoro e Basilico.

A volte basta davvero uno straccetto di pasta per far tornare alla mente i ricordi, per aver voglia di riassaporare un piatto di pasta, il più amato, quello che fa tanto famiglia, quello che sa di casa, per me tutto questo è la pasta al pomodoro.

La Signora Gisella non era una gran cuoca, diciamo che la cucina non era proprio il suo habitat naturale, cucinava certo, viveva con uno dei figli (l’altro tornava nel fine settimana) e con una piccola ribelle capitata lì all’improvviso (io) e doveva farlo per forza.

Lei viveva di caffè, era magrissima, aveva delle gambe meravigliose, quelle gambe che appartengono ad un’epoca che non c’è più.

Aveva anche delle bellissime mani che curava particolarmente ed io non l’ho mai vista con lo smalto scheggiato (un rosa antico opaco) o con i capelli con la ricrescita o spettinati.

Faceva parte di quelle persone che mai uscire in disordine, mai farsi vedere trascurate.

Quante volte mi ha ripresa perchè non avevo le mani ordinate, ma la forma infelice delle mie unghie non mi ha mai stimolata a tenerle curate.

Riesco a tagliarmi solo quelle della mano sinistra, la destra non riesco proprio, le dicevo.

E lei, per indurmi a farlo mi diceva, chi non riesce a tagliarsi le unghie della mano destra è ladro e bugiardo.

Giammai! Allora facendo enormi contorsioni con la forbicina e con improbabili ritocchi con la lima ce la facevo.

Brava, te vedi che bela che te son desso?

Ritornando in cucina, il menù settimanale doposcuola era pasta al pomodoro o burro/bistecca /insalata/ovi in fonghet/formaggio latteria/frutta di stagione ovviamente non tutto assieme e non nello stesso ordine.

Ed arrivava la domenica, allora la domenica era ancor il dì di festa: vestitino bello, rigorosamente con sotto la sottoveste , scarpe lucide, Santa Messa (che dopo 3 anni di orfanotrofio con le suore era una tortura), sosta obbligata da Mario Pogacini (un pasticcere straordinario) a comprar la guantiera de paste e via a casa (allora vivevo a Ronchi dei Legionari).

Apparecchiavo la tavola in sala,  era domenica: la tovaglia bella, piatti e posate del servizio buono, lo stomaco gorgogliava stimolato dal profumo che arrivava dalla cucina.

Cossa la ga (le ho sempre dato del lei) cusinà oggi? (tanto lo sapevo già).

Go fato la pastasuta, el pollo rosto cole patate, un due bisi e el strucolo de pomi.

Il sugo di cui parlerò tra poco in inverno veniva cotto sullo sparghert ed io vivevo in diretta tutto il procedimento in quanto, essendo la cucina l’unica stanza riscaldata, era lì che facevo i compiti, che guardavo Non è mai troppo tardi ed imitavo il Maestro Manzi cercando di disegnare velocemente come lui e stargli dietro: non ci sono mai riuscita…

Ingredienti per la pasta al pomodoro della Signora Gisella:

  • pasta corta (io gli straccetti),
  • pomodori pelati,
  • cipolla abbondante,
  • olio di oliva (non ricordo se extravergine o no),
  • basilico,
  • sale,
  • 1 puntina di zucchero (per togliere l’acidità del pomodoro),
  • una noce di burro alla fine,
  • una bela gratada de parmigiano.

Come la vedevo fare a lei:

metteva a scaldare l’olio dove aggiungeva la cipolla tagliata grossolanamente e la faceva diventare trasparente senza colorirla o bruciacchiarla.

A questo punto aggiungeva i pomodori pelati senza romperli, il sale, lo zucchero.

Quando risaliva il bollore, metteva il coperchio, abbassava la fiamma (se usava il fornello a gas) o spostava il tegame lontano dalla fiamma forte (se usava lo sparghert) e lasciava cuocere a lungo, alla fine aggiungeva il basilico fresco o secco a seconda della stagione.

Il suo sugo rimaneva abbastanza acquoso, lei non amava le preparazioni unte.

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Buona giornata amici, ho chiuso momentaneamente il blog, un po’ per una delusione che passerà presto ed approfitto per fare le modifiche che avevo in mente da un po': sto finendo lo spazio e devo ridurre la grandezza delle foto dei primi tempi quando non avevo ancora esperienza ;-) Vi abbraccio forte


Zuppa di cozze.

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Ecco un altra ricetta rispolverata, mi è ritornata in mente l’altro giorno quando ho comperato le cozze, quelle nostrane, che profumano di mare; già, per me le cozze rappresentano l’estate, le vacanze, la sera in trattoria vicino al mare; il sogno contempla Stara Baska sull’isola di Veglia (Krk), solo al pensiero mi si stringe il cuore dall’emozione, chissà se un giorno riuscirò a ritrascinarci ello, divenuto ormai stanziale…

É una ricetta semplicissima, se non avete tempo/voglia di scottare i pomodori ecc. potete adoperare un buon pelato italiano

Se le cozze sono fresche bastano pochissimi ingredienti per avere un piatto profumato, altrimenti potrete rinforzarlo aggiungendo altri odori: cipolla, sedano, un brodo di pesce, ed una spruzzata di vino bianco; in questo caso, a parte la puntina di latte che va aggiunta alla fine e l’olio, gli ingredienti sono tutti nella foto.

collage zuppa cozze

Ingredienti:

  • 1 kilo di cozze,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • olio extravergine di oliva,
  • peperoncino,
  • pomodori (o pelati),
  • 1/2 bicchiere di latte (facoltativo),
  • freselle o crostini per servire.

Come fare:

raschiare e lavare le cozze con cura, metterle in un tegame capiente assieme all’olio evo, l’aglio vestito (che poi andremo ad eliminare) ed il peperoncino.

Coprire il tegame ed alzare al massimo la fiamma, tenendo fermo il coperchio scuotere il tegame; quando le cozze saranno aperte unire il prezzemolo, scuotere, spegnere e mantenere al caldo; eliminare le cozze che non si saranno aperte).

Se adoperate i pomodori freschi, fare un taglio a croce su ognuno e sbollentarli finchè i lembi si solleveranno, scolarli, pelarli, tagliarli ed eliminare i semi, spezzettarli

Togliere le cozze dai gusci e tenerle al caldo, filtrare il liquido di cottura.

In un tegame di coccio far rosolare uno spicchio d’aglio vestito, unire i pomodori e far insaporire; unire il liquido di cottura delle cozze e mezzo bicchiere di latte, serve a dare un po’ di cremosità, se non vi piace potete addensare con un po’ di maizena o una patata lessa schiacciata.

La cottura sarà brevissima, alla fine aggiungere le cozze e cuocerle soltanto il tempo di raggiungere la temperatura, spolverizzare con un po’ di prezzemolo e servire con la fresella o un crostone di pane tostato, se vi piace potete sfregare sia la fresella che il crostone con uno spicchio d’aglio.

zuppa cozze-002

Ho scorporato le due ultime ricette per comodità mia e di chi legge, buona settimana.


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