Tempo fa avevo pubblicato la leggenda dell’Amariana, oggi vi racconto quella del Lago di Cavazzo che sta proprio sotto il Monte Amariana e il Monte San Simeone, sembra messo lì apposta per dissetare la bella Amariana e l’Orcolat.
Come per tutte le favole o leggende la morale è sempre la stessa, non fare mai del male, perchè prima o poi ti arriva “la bolletta”
Il Lago di Cavazzo (Foto dal Web)
Una volta, tanti anni fa, quando il lago di Cavazzo non esisteva, il Signore e San Pietro si trovavano a passare da quelle parti.
Era una calda giornata di piena estate e si sa, cammina cammina, in mezzo a sassi e ai rovi, ai due viandanti era venuta una gran sete.
Allora il Signore si rivolse a San Pietro: “Guarda là, si intravede un casolare, vai a chiedere se ci danno un po’ d’acqua”.
Dall’umile casa si affacciò una vecchia dal volto arcigno, che apostrofò in malo modo San Pietro: “La fonte è lontana, in casa non ho acqua a sufficienza da dispensare a forestieri e pellegrini”. E gli sbattè in faccia il pesante portone.
Costernato, San Pietro ritornò brontolando verso il Signore e gli raccontò l’accaduto.
“Suvvia, Pietro, non ti arrabbiare, guardà là, oltre il cespuglio, c’è un altro fienile. Vai e prova a chiedere a quei contadini, forse avremo più fortuna”
Gesù confidava sempre nel buon cuore degli uomini, ma il suo apostolo ricevette un altro sonoro rifiuto, perciò ritornò sui suoi passi sempre più sconsolato mostrando al Signore le mani vuote e la gola ormai arsa dalla sete.
I due viandanti non si dettero per vinti e bussarono in un’altra casa e in un’altra ancora, ma dagli abitanti di Cavazzo non ricevettero né acqua né ospitalità.
Mancava un’ultima dimora, l’ultima veramente, molto povera, posta alla fine del paese.
Senza più speranza, sfiniti ed assetati, i due pellegrini, con la poca forza che era loro rimasta, bussarono anche in quella casa derelitta.
L’uscio si aprì ed una vecchia gentile li accolse con un sorriso e dette loro tutta l’acqua che chiesero e li invitò pure a fermarsi per la notte, visto che ormai le ombre lunghe del crepuscolo stavano scendendo sulla valle.
Ancora increduli, il Signore e San Pietro ringraziarono commossi.
“Buona donna, non sappiamo come ricambiare la vostra ospitalità, ma non ci scorderemo di voi, potete starne certa; ora dobbiamo riprendere il cammino, il nostro viaggio è ancora molto, molto lungo” dissero infine il Signore e San Pietro, salutandola con profonda gratitudine.
Una volta arrivato in paradiso, il Signore decise di premiare quella benefattrice che li aveva ristorati con tanta premura, mentre per gli altri paesani inospitali bisognava pensare ad una punizione.
“Già, una punizione” andava riflettendo meditabondo il Signore.
“E che sia esemplare!” esclamò alla fine.
Chiamò a se gli angeli del cielo e chiese loro di trasferire la casa della buona donna sopra il paese, osservò che il trasporto fosse completato, poi prese un gran mestolo, ma grande, molto grande, lo riempì d’acqua e lo versò sulla valle dicendo ai suoi abitanti: “Non avevate acqua a sufficienza? Ecco, ora vi accontento, non lamentatevi più!”.
Fu così che nacque il Lago di Cavazzo!
Tutti perirono sotto quel gran diluvio, tutti, eccetto la vecchina generosa che si salvò grazie all’intervento divino e visse ancora tanti, tanti anni nella sua casa in cima al monte e, quando morì, in ricordo e venerazione per quel miracolo ad opera del Signore, fu costruita sul luogo una chiesa dedicata a San Simeone (La buona vecchina era stata spostata proprio sul Monte San Simeone n.d.r.).
Ancora oggi si racconta che durante la notte in cui ricorre la festa dei morti si intravede, su quelle pendici, inerpicarsi una lunga processione di defunti con la candela in mano.
Gli anziani dicono che chi non va a San Simeone da vivo, deve andarci per forza da morto.
Proverbio che sta a ricordare l’antica sacralità del luogo e l’ospitalità premiata.
(Dal libro di Raffaela Cargnelutti: Fiabe e Leggende della Carnia)
Ora la ricetta, io a Pasqua sarò alle Terme, in Austria e quindi la mia trasgressione culinaria sarà doppio tour attorno al buffet delle insalate, tra daikon, germogli e kartoffelsalat.
Quindi, oltre alla certezza che il mio agnellino rimarrà beato sotto la mammella della mamma a ciucciare, la mia Pasqua sarà all’insegna del relax, la cura del corpo e dello spirito e, con questo nuovo, speciale Papa mi sa che mi intrufolerò anche in qualche chiesetta sperduta a pregare, pregherò per me, per quei 4 gatti che mi vogliono bene e per tutti gli animali del mondo che occupano una bella porzione del mio cuore.
Nei prossimi giorni pubblicherò una proposta Pasquale, ispirata da questo sformatino che consiglio a tutti per la versabilità, sia per utilizzo di ingredienti che per le presentazioni.
Ingredienti per 2 sformatini (alcune dosi non sono indicate perchè vanno dosate al momento):
- 2 patate medie,
- 1 porro,
- 50 g. di Alpentiltiser grattugiato finemente,
- crema di latte e latte,
- sale,
- pepe,
- burro per ungere gli stampini,
- panna acida e foglia di porro sbollentata per decorare.
Come fare:
preriscaldare il forno a 180°C.
sbucciare le patate, lavarle e, con la lama apposita del robot, quella con lo spessore più sottile, tagliarle a fettine.
Sbollentarle per qualche minuto, NON SALARE L’ACQUA sennò si “spatasciano”, devono semplicemente diventare elastiche.
Scolarle ed immergerle in acqua fredda, scolarle nuovamente ed asciugarle bene, farle riposare qualche ora.
Tagliare i porri a rondelle sottili e brasarli fino a farli appassire, intiepidire ed unire il formaggio grattugiato finemente, pepare e, soo ora aggiustare di sale.
Mettere un cerchio di carta forno sulla base delle coccottine ed imburrare bene le pareti, foderarle con le fette di patate,
iniziare con uno strato di porri e formaggio ed alternare patate, porro fino ad esaurimento, io, dopo ogni strato di porro, aggiungo la miscela di crema di latte.
Prima di richiudere con le patate versare ancora un po’ di miscela di crema di latte, coprire con un foglio di stagnola ed infornare per 1 ora.
Eliminare la stagnola e continuare la cottura per altri 20/30 minuti, far raffreddare qualche minuto prima di sformarli.
Decorare a piacere, se vi va, con una fondutina leggera, io ho optato per un cucchiaino di panna acida e una foglia di porro sbollentata usata come sciarpa.. col freddo che fa oggi.
Buona domenica a voi ♥



































































