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Koulouria ripieni con Solema e WBD 2011

                             

Di pane si tratta, anche questi Koulouria sono fatti con acqua, farina e lievito e vengono dalla Grecia, paese messo in ginocchio tanto quanto il nostro, con questo post partecipo al World bread day, linkate sulla foto per saperne di più…

Per dirla tutta un modo solo sarebbe bastato..la frase clou di Nonna Sole è stata: “spicciati che sennò fa la crosticina e non lievitano più”, quindi, tutto ciò che vedete è stato fatto con lo stato d’animo di chi rischia di perdere l’aereo :-D

“Col pane non si scherza”, “bisogna rispettare i tempi”..ecc. ecc. ed io, “porella”  che dovevo fare le fotine per il post ero davvero in difficoltà :-D

L’unico vantaggio che ho avuto è la dimenticanza di Nonna Sole di oggetti preziosi per il set fotografico finale e quindi i Kouloria sono rimasti nelle mie mani per finire poi nella mia bocca ed in quella di ello ih.ih.ih.

Eravamo d’accordo di trovarci a casa mia verso le 11 con l’impasto bell’e pronto, lei ha portato gli ingredienti per i ripieni, io avevo preparato i miei però abbiamo dovuto scegliere perchè con quella dose ne sono usciti 7 più il nodo d’amore (vuoto).

Ingredienti per l’impasto:

  • 250 gr di farina 0,
  • 100 gr di semola rimacinata di grano duro,
  • 15 g.  lievito di birra,
  • 200 gr di latte parzialmente scremato o acqua,
  • 2 cucchiaini di  malto d’orzo,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • 2 cucchiai di olio di sesamo.

L’impasto richiede una lunga lavorazione ed in mancanza del’impastatrice ho scelto la MDP (macchina del pane) programma impasto di 1 ora e 40 che comprende anche la lievitazione.

Diviso l’impasto in 7 pezzi (1 per il nodo) Solema ha formato delle palline che hanno riposato sotto un telo umido per c.ca 15 minuti.

Se  le avessimo stese subito, le sfoglie si sarebbero “ritirate”, quindi Solema ha seguito il consiglio del grande Bonci che raccomanda di farlo.

Abbiamo steso l’impasto e messo i ripieni (nel collage di seguito una campionatura):

Dopo averli chiusi li abbiamo arrotolati (alla meno peggio :-D ) ed io..svelta svelta sennò fa la crosticina e non lievitano più :-( li ho tagliati, con titubanza perchè non volevo far uscire il ripieno.

Nella foto seguente la teglia con segnati i ripieni:

Infornare a 200° C. per c.ca 25/30 minuti controllando la doratura.

Mi piaceva questa ambientazione con pipe e collane perchè è stato un lavoro a 4 mani e unire 2 anelli di pasta (l’ho chiamato erroneamente “nodo d’amore” ma quello ha un’altra forma) per me simboleggia un’Amicizia che dura nel tempo e che ha superato anche i momenti difficili.

Vi saluto così….senza però non dirvi che questa ricetta è di proprietà di ornella del “Giardino dei sapori e dei colori”, che troverete sul suo blog.


Il diavolo “non” veste Prada…

…no, no…perchè da questo mese è avvolto nell’ elegante, raffinato, seducente, accattivante, irresistibile mantello dell’ MTC.

Da quando l’ha indossato, con la sua solita andatura a balzelli, salta di blog in blog, di cucina in cucina a lasciare la sua “zampata”.

Appena vede che qualcuno è appagato e soddisfatto del suo soufflè ritorna per insinuare nella mente del malcapitato un’altra idea e poi un’altra ed un’altra ancora.

É riuscito a far tralasciare importanti impegni, a far ritardare le vacanze di qualche giorno, anche a farle anticipare per l’”ansia” da sbattitore, perchè il re di luglio è proprio lui lo sbattitore o la “frusta” per chi ne fosse sprovvisto.

C’è il “premio” sussurra nell’orecchio, non smettere che c’è il premio (non c’è pericolo, dico io, sono ancora una matricola ;-) ).

Ma soltanto un diavoletto dispettoso premia lo “stress” con altrettanto stress: hai poche ore per pensare, per decidere la ricetta da proporre che dev’essere eseguibile da tutti, con ingredienti reperibili da tutti, dev’essere versatile, dev’essere come una donna che può  cambiare abito, scarpe, pettinatura, colore di capelli, rifarsi naso, seno, glutei ecc. ecc. però l’ “anima” rimane quella, deve rimanere quella, non c’è scampo.

E, come dice Alessandra, non è un treno sul quale sali e ti fai portare nel gotha dei blogger, chi partecipa all’ MTC lo fa soltanto per “passione”, tutto il resto è…gioia :-D

Ecco,  questo (per me) è l’MTC e questa è la mia nuova proposta: soufflè glacè alla maniera del “borsch”.

Comunque, io la sera un “dessert” lo devo, si, lo devo presentare a ello che tollera di buon grado la solita tiritera del set fotografico perchè, ed ora l’avranno capito tutti, il soufflè glacè gli piace proprio tanto.

Ieri sera ha guardato con sospetto quella colata rosso rubino che imbrattava il bicchiere ma poi, all’assaggio, il volto si è disteso ed io ho tirato un sospiro di sollievo :-D

Ho mantenuto le regole base perchè, come ho già scritto non m’intendo molto di pasticceria e non me la sono sentita di  sperimentare come avrei voluto e mi sono limitata a sostituire il “cuore” e lo yogurt con altri  ingredienti “compatibili”.

  • 250 gr yogurt bianco (120 panna acida),
  • 3 albumi (del peso di circa 100gr) (50 g.),
  • 200 gr zucchero a velo (100 g.),
  • 100 ml acqua per lo sciroppo (50 ml di sciroppo ottenuto dal succo centrifugato di barbabietola rossa precotta).
  • 200 ml panna montata (100 g.),
  • 1 cucchiaio di composta per lo yogurt (barabietola grattugiata)+ composta per il ripieno (composta  di barbabietola rossa).

Ieri ho visto questa Balilla, non è meravigliosa? É targata RC…non sarà mica di Max/Nuccio ;-) )

MTC ? Si, ancora MTC


Spiedino di feta in tenpura: prove di kaki-age.

Come si dice: da cosa nasce cosa, e così, avendo questo mese l’importante impegno col kaki-age Giapponese ho voluto sperimentare se il mio ambizioso “progetto” potrà andare in porto.

Secondo me  la cucina Giapponese è un progetto, va pensata, studiata, va fatta la bozza, corretta, rifatta e, quando si crede di essere pronti, costruire.

Nel mio caso la non conoscenza si trasformerà in una consapevole, garbata e rispettosa “approssimazione”.

Secondo me certi piatti sono inimitabili o meglio, per farli bisogna creare la giusta atmosfera, partendo dalla “testa”,  il “cuore” e poi il resto: stanza,  arredi, luci, colori, piatti, posate, ciotole, bevande, le culture così diverse dalla nostra vanno fatte entrare in noi un pò alla volta, lentamente, fintanto si sarà creato fuori e dentro  uno spazio accogliente ed ospitale.

Con la proposta di Acquaviva, come succede ogni mese, o per una ricetta o per l’altra, le persone si sentono particolarmente coinvolte ed è stupefacente leggere le varie interpretazioni, così diverse, così motivate, così intense.

Ma cosa c’entra tutto questo discorso con lo spiedino per Ornella? C’entra, c’entra perchè?…

Perchè alla fine del “progetto” mi è avanzata la pastella ed una pastella così (neanche le altre né? ) non si può buttare.

Dopo aver calcolato le dosi giuste di acqua e farina nelle trasparenze dei bicchieri,  dopo aver mescolato  con i bastoncini, con gesti ampi e lenti, dopo aver atteso il suo “riposo”..no, non si butta ma…si apre il frigorifero e si studia e si sceglie cosa “impastellare”.

É stato quando ho visto la feta che mi si è accesa la lampadina, Ornella, ho pensato, creo qualcosa per lei.

Per la pastella vi mando da Acquaviva

Gli  ingredienti per lo spiedino:

  • cubetti di feta,
  • quadrotti di pasta cotta (farina di grano arso) da un’idea di Tery),
  • pomodori datterini dai miei vasi,
  • foglie di basilico dai miei vasi.

Ingredienti per la salsina:

  • panna acida,
  • aceto di riso,
  • basilico tritato,
  • aglio schiacciato, passato sul fondo del calice per l’aroma e tolto,
  • sale nero di cipro.

Come fare:

infarinare leggermente gli ingredienti, immergerli nella pastella e friggerli  (170°C. ho usatoil termometro) olio di arachidi profondo profumato (come consiglia Acquaviva) con qualche goccia di olio di sesamo.

Iniziare dal basilico per qualche secondo, poi con i quadrotti di pasta, i pomodorini ed infine i cubetti di feta per qualche secondo in più.

Appoggiare delicatamente sulla carta assorbente e far asciugare, anche se questa pastella regala un fritto croccante ed asciutto.

Preparare la salsina amalgamando tutti gli ingredienti meno il sale che  lasceremo in vista.

Versare la salsina sul fondo del calice aromatizzato con l’aglio, infilare delicatamente  gli ingredienti sullo spiedino, alternandoli (vedi foto), completare con un lungo cucchiaio per “tirar su”, alla fine, anche l’ultimo pezzettino di questa bontà..


Oggi “sono nero” disse il pacchero al tortino…..

Foto per concorso Agnese

…..ho trovato un bel mazzo di asparagi ed ho pensato di fare un altro 2 x 1 per Kristina: il “solito” tortino, questa volta col salmone affumicato ed un pacchero fatto con la farina di grano arso, usata in purezza sostituendo il salmone affumicato con quello fresco.

Ingredienti per il pacchero:

  • farina di grano arso,
  • acqua,
  • punte d’asparagi cotte e tritate.

Per il ripieno:

  • ricotta (ho usato quela di kefir),
  • salmone fresco cotto al vapore,
  • punte di asparagi cotte al vapore,
  • sale,
  • pepe verde,
  • aneto.

Ingredienti per la salsa d’asparagi:

  • punte di asparagi cotte al vapore,
  • olio extravergine di oliva,
  • panna acida,
  • poca lecitina di soia (per emulsionare)

In questa foto il classico esempio di “Fotografia da principiante”..ma quanti colori ha questo “pacchero nero”?

Come fare:

preparare la pasta con farina e acqua, lavorarla bene, avvolgerla nella pellicola e riporla in frigorifero, nel frattempo preparare il ripieno lavorando a crema col minipimer  la ricotta, il salmone, le punte d’asparagi, l’aneto il  sale e pepe.

Stendere la pasta, tagliare dei rettangoli, unirli al lato, infilarli in un attrezzo per mantenerne la rotondità (io ho usato il manico di un colapasta).

Scolare il pacchero ed appoggiarlo sulla salsa ottenuta sempre frullando col minipimer tutti gli ingredienti.

Riempirlo con la sac a poche, decorare infilando una punta d’asparago e pezzetti di salmone.

Ingredienti per il tortino (per 6 stampini io ne ho fatti 2 dividendo per 3):

  • 20 cl di latte,
  • 30 g. di burro + poco per gli stampini,
  • 100 g di gruviera grattugiat0 (emmenthaler),
  • 100 g di salmone affumicato,
  • 3 uova, 60 g. di farina di grano saraceno setacciata,
  • vellutata di asparagi per il cuore (ho usato gli asparagi cotti, 1 piccola patata bollita, salsa olandese e aneto).
  • pepe (verde).

Come fare:

mettere la vellutata nelle formine per il ghiaccio e mettere in congelatore per 1 ora (io ne faccio di più, poi quando sono pronti li metto in un sacchetto e li conservo per un’altra volta).

Tagliare il salmone a pezzettini.

In una casseruola scaldare il latte con il burro a pezzetti, aggiungere il formaggio e scioglierlo, fuori dal fuoco incorporare il salmone.

In una terrina sbattere le uova, aggiungere la farina poca alla volta e mescolare bene, unire il composto di formaggio e salmone, aggiustare di sale e pepare.

Distribuire negli stampini imburrati e metterli in frigorifero finchè saranno pronti i cuoricini.

Preriscaldare il forno a 210°C. , infilare 1 cuoricino di vellutata in ogni tortino ed infornare per 18/20 minuti.

Sformare tiepidi.

Con queste ricette partecipo al contest di Kristina:

E con la foto del “Pacchero” al concorso di Agnese, c’è tempo fino a domenica, se avete qualche foto che non “digerite” proprio approfittate :-)


Omelette di ricotta con rabarbaro.

La mia passione per il rabarbaro anni fa ha rischiato di portarmi dritta dritta nelle carceri Germaniche :-D ..perchè?

Perchè nel lontano 1997 con ello siamo andati a Stoccarda dove lavorava lo “zio” (si quello che ora è in pensione e vive qui vicino).

Non sentii ragioni e mi misi già il giorno dopo alla ricerca del rabarbaro nei vari mercati…nulla, era la fine di agosto e di rabarbaro neanche l’ombra :-(

Mi accontentai di mangiare una splendida torta al rabarbaro a Baden Baden ed archiviai il desiderio….ma..ma lo zio volle portarci a visitare il  castello di Ludwigsburg, ne rimasi affascinata (a parte il kitschissimo  gusto di simulare il canto degli uccelli del parco con degli altoparlanti :-( ) e vagando per i giardini arrivai nell’orto/giardino privato del “probabile” custode e..sorpresa, splendide piante di rabarbaro facevano orgogliosamente mostra di se, sfidandomi a raccoglierne le coste rosse e carnose.

Ello..guarda!!!!

Non vorrai mica raccoglierlo, qui ti rinchiudono :-)

Ma dai, non mi vede nessuno, tu coprimi….

No, andiamo via, non fare sciocchezze.

E così la “saggezza” di ello ebbe la meglio ed io me ne tornai in Italia con la voglia di rabarbaro e la decisione di piantarmelo da me..e così feci, anzi, lo seminai nell’orto (quello che ora è dello zio) e lo raccolsi anche ma, aimeh, non possedevo ancor il pc e mai avrei immaginato che avrei aperto questo blog, sennò col cavolo che non l’avrei fotografato ;-) .

Questo è quello che ho ora in terrazza, mi sembra anche stia fiorendo, voi ne capite qualcosa?

Rimango oltre  confine e “rubo” questa ricetta all’Hotel Sacher certa che non mi denunceranno per plagio avendola scritta nel libro: “Sacher il ricettario”.

Non è la prima ricetta che “copio” dal libro, quelle che ho eseguito fin’ora hanno dato ottimi risultati.

Ma è arrivato il momento di condividere la ricetta, non spaventatevi, è noto che le ricette dolci del Sacher Hotel non sono proprio leggerine ma qualche volta si può fare un’eccezione :-)

Ingredienti per 4 omelette:

  • 300 g. di ricotta vaccina,
  • 3 cucchiai di panna acida,
  • 1 cucchiaio di farina setacciata,
  • 1 cucchiaio di maizena,
  • succo e scorza di 1 limone,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 uovo intero,
  • 5 albumi,
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo,
  • 4 cucchiai di zucchero semolato,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato,
  • zucchero a velo per spolverizzare.

Per la salsa al rabarbaro:

  • 6 gambi di rabarbaro (rosso e sottile scrive i libro ma usate quello che avete a disposizione),
  • 250 g. di lamponi,
  • 4 cucchiai di zucchero,
  • 250 ml di succo d’arancia fresco,
  • 1 bacello di vaniglia,
  • 2 fettine di zenzero,
  • maizena quanto basta.

Come fare la salsa al rabarbaro:

pelarlo (conservando le bucce) e tagliarlo trasversalmente in pezzi da 2 cm., far bollire il succo d’arancia con lo zucchero, lo zenzero, la vaniglia e le bucce del rabarbaro, filtrare il tutto, unite i lamponi ed il rabarbaro e riportare a bollore.

Stemperare la maizena in poca acqua, versarla sulla frutta, far addensare e conservare in frigorifero.

Come fare le omelette:

mescolare la ricotta con la panna acida, lo zucchero a velo, il succo e la scorza di limone, i tuorli, l’uovo intero ed il sale.

Incorporare la farina e la fecola, montare a neve semiferma gli albumi e lo zucchero ed unire al composto.

In una padella scaldare un pò di burro e versare 1/4 dell’impasto e farlo gonfiare.

Terminare la cottura in forno (160°C.) per c.ca 10 minuti, rovesciarle nel piatto ripiegandole a metà, spolverizzarle con lo zucchero a velo e servire con la salsa al rabarbaro.


2 piccioni con una”zuppa”…….

Per una bloggherina debilitata quale miglior medicina della cucina? Certo che per sentirmi bene dovrò cucinare ancora per un pò…ma ce la posso fare :-D

Quante zuppe e minestre esistono e quante di queste zuppe e minestre cambiano identità in corso d’opera?

Un pò anche grazie a chi ha inventato il “minipimer”, a quel “santo uomo” dovrebbero dedicargli una piazza alla “città del gusto” :-D

Senza far uso di burro, besciamelle e farine varie, drrrrrrrrrrr-drrrrrrrrr ed una minestrina “coi tocheti” (pezzetti) diventa una vellutata, per questo 2 piccioni con una zuppa.

Contento “ello”: (tocheti) ed ella: vellutata.

Occhei, occhei, vado con la/le ricette:

Zuppa di carote, zenzero e quant’altro.

Ingredienti (2 persone):

  • 2 carote,
  • 1 fetta di sedano rapa,
  • 1/2 gambo di sedano costa,
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • radice fresca di zenzero (una grattuggiata c.ca 1/2 cm),
  • sale,
  • sale nero di Cipro (per decorare),
  • olio evo (omesso),
  • pepe verde,
  • pepe nero lungo (facoltativo),
  • 1/4 litro brodo vegetale,
  • succo di mezza arancia,
  • 1 manciata di pistacchi pelati e tostati (sostituibili con pinoli, noci ecc.),
  • 1 cucchiaio di panna acida.

Come si fa:

se usate l’olio rosolate la cipolla con l’aglio vestito in una pentola, aggiungete poi le verdure tagliate a pezzetti,le carote a rondelle e lo zenzero grattugiato, io ho usato poco brodo vegetale e dopo averlo scaldato bene ho aggiunto l’altro ed il succo d’arancia.

Ho coperto e fatto cuocere per mezz’ora a fuoco basso, ho tolto l’aglio, ho diviso a metà la zuppa ed ho ridotto a purea la mia parte.

Ho salato, pepato col pepe verde e riportato a bollore.

Nel “mio” piatto (zuppa) ho aggiunto la panna acida, i pistacchi, una grattatina di pepe lungo, un pizzico di sale nero di Cipro, e col rigalimoni ho ricavato dalla buccia d’arancia i filetti per la decorazione.

Ed ecco la seconda  zuppa:

Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Per questa ricetta ho preso ispirazione dal libro “Sopis e mignestris Cento e una minestra in Friuli e… dintorni” a cura di Germano Pontoni (marito di Bertilla di Lady Chef) e Giorgio Busdon (il creatore di questa zuppa)

Avevo già  delle lenticchie cotte  che, senza saperlo, erano preparate allo stesso modo, una confezione di trota affumicata ed  è stata subito zuppa.

Amo i piatti unici, il “piatto completo” e questo l’ ho trovato perfetto, non trascurabile il fatto che a noi “fanciulle” le lenticchie fanno un gran bene :-)

Ho trovato,  questo link che vi racconterà qualcosa in più sulle lenticchie.

Ingredienti:

  • lenticchie secche,
  • 1 spicchio d’ aglio (omesso),
  • 1 piccola cipolla,
  • 1 foglia di alloro,
  • rosmarino,
  • 1 filetto di acciuga (omesso)
  • olio evo (omesso),
  • trota affumicata,
  • aceto balsamico a piacere.

Come si fa: (premetto che l’aceto è stata una mia scelta, trovo  stia benissimo con i legumi.)

risciacquare le lenticchie e metterle in un tegame di coccio assieme agli odori coperte con acqua fredda (Busdon scrive 1 litro e 1/2 per 400 g. di lenticchie).

Coprire e cuocere a fuoco basso mantenedo la cottura al dente, salare e pepare.

Se decidete di usare il filetto d’acciuga intanto che cuociono le lenticchie, far imbiondire nell’olio evo lo spicchio d’aglio , eliminarlo e, fuori dal fuoco,  ridurre l’acciuga in poltiglia aiutandosi con una forchetta.

Eliminare dalle lenticchie il rosmarino e l’alloro e frullarne metà, “lui” dice di setecciarle..fate voi.

Se usate l’olio d’acciuga a questo punto unitelo assieme alla trota tagliata a striscioline, io ho “condito” con una riduzione di aceto balsamico.

E prossimamente:


Vista l’ora vi auguro: buona notte :-)


Goulash suppe di finferli e premio :-)

Oggi ricettina veloce, sperimentata e fotografata lo scorso anno, ora aspetto il nuovo raccolto per replicarla, ne vale davvero la pena :-) , la scrivo “paro paro”:

Questa zuppa me l’ha “passata” una signora austriaca che ho incontrato su un sentiero di montagna in Austria, appunto.

Mi ha “svelato” i suoi “posti segreti” dove raccogliere i funghi e questa ricetta che io, volentieri condivido con voi.
I finferli si trovano anche al supermercato in questo periodo, chi non avesse il modo e tempo di andar per boschi ecco qua.

Le dosi le decidete voi in base ai funghi che decidete di cuocere, questi gli ingredienti:

  • finferli,
  • cipollotto o cipolla bianca,
  • vino bianco,
  • paprica dolce,
  • panna acida,
  • sale, pepe q.b.

Procedimento:

tritare finemente la cipolla o cipollotto, farla appassire in un tegame con poco burro ed olio evo,

sfumarla col vino bianco e renderla cremosa.

Unire i finferli tagliati a pezzi non troppo piccoli e cuocerli aggiungendo all’occorrenza acqua bollente o, se preferite, brodo

vegetale, sciogliere la paprica in poca acqua calda ed unirla alla zuppa, regolate di sale e pepate se vi piace, cuocere per c.ca 10 minuti.

Spolverizzare con poca farina e far addensare per qualche minuto.

Servire la zuppa con un cucchiaio di panna acida e crostini all’aglio o quadretti di polenta.

E adesso il premio ricevuto da Sabrina&Luca che a mia volta dono a chi mi legge, un grazie ed un abbraccio :-)

Buona domenica a tutte/i :-)

Ricetta gemellata.


Perla sul tetto che ancora non scotta ….e zuppetta!

Il buongiorno di Perla sul tetto che ancora non scotta…sono le 6 di mattina, una giornata luminosa, oggi m’incontro con una blogger….incrocio le dita ;-) , L’incontro non è andato a buon fine, la “blogger” non mi è piaciuta ed io non sono piaciuta a lei, pazienza, me ne farò una ragione…anzi me la sono già fatta ;-)

Finalmente mi avvicino alla mia adorata Trieste, il mio Carso (non proprio mio eh!!), era da dicembre scorso che non mi spingevo da quelle parti, e dire che non sono così distante…..che bello… una giornata tutta per me.

Nooooo, noi non mangeremo questa ma domani, per “smaltire”, forse si..

In questo periodo in cui il rapporto col cibo è conflittuale…ci vuole un compromesso, un colpo al cerchio ed uno alla botte…

Questa zuppetta può riappacificare la coscienza, sazia, è fresca e ci fa sentire in pace con il nostro giro vita.

Ingredienti:

  • 1 cetriolo lungo olandese (ma anche quelli nostrani vanno bene!),
  • erba cipollina,
  • finocchietto selvatico,
  • brodo vegetale,
  • sale (uso l’afffumicato),
  • yogurt o panna acida o olio evo, e…… dulcis in fundo il nostro minipimer o robot….

Come fare:

mettiamo nel robot 3/4 di cetriolo (sbucciato) col brodo vegetale e l’erba cipollina tagliata con le fobici,

riduciamo a crema e versiamo nel nostro piatto o zuppiera, tagliamo a cubetti piccoli il cetriolo rimasto,

tagliamo con le forbici il finocchietto ed aggiungiamo lo yogurt o panna acida o l’olio!! Fatto!!!!

Ora vado a prepararmi…devo fare la mia p…..figura ;-) .


Cum grano salis? No…cum grano arso:-)

In  quasi totale assenza di vento l’altro giorno “navigavo” a caso per i blog quando mi sono imbattuta in una torta salata fatta con la  farina di grano arso, quella blogger aveva fatto un esperimento unendo in matrimonio bottarga ed asparagi.

A me la bottarga non piace proprio, però l’idea della torta con quella farina mi “sconfinferava”.

Riluttante ho acceso il motore e rompendo il silenzio sono andata da Terry, ricordandomi dell’ impasto di una sua torta che mi aveva colpita.

Per le dosi, quindi, vi mando da lei :-D ed io vi racconterò cosa e come ho fatto.

Ho semplicemente diviso a metà gli ingredienti e li ho distribuiti equamente nelle farine formando due panetti.

Dopo il riposo li ho presi ed li ho mescolati a caso, creando un effetto “marmorizzato”, questa scelta per la torta con i finferli.

Per la tortina piccola, ho fatto base e bordi con l’impasto scuro, e l’ho coperta con l’impasto chiaro a righe.

Ora passo ai ripieni, non ci sono dosi precise, un ripieno di funghi o verdura se avanza trova altri utilizzi.

Per la torta marmorizzata:

  • funghi finferli,
  • 1 cipollotto,
  • timo
  • formaggio di capra spalmabile a piacere,
  • brodo vegetale q.b.
  • sale, pepe.

Come si fa:

rosolare nel burro chiarificato oppure olio evo se preferite il cipollotto,

aggiungere i funghi puliti e tagliati, aggiungere poco brodo vegetale, sale, pepe ed il timo,

coprire e far stufare a fuoco medio, i funghi dovranno rimanere croccanti.

Quando il composto sarà raffreddato unire del formaggio tenero di capra a fiocchi, senza mescolare.

Stendere la pasta in maniera irregolare e coprire una teglia apribile (la mia è da 18 cm),

riempire con i funghi e richiudere così come viene.

Ho infornato per 35 minuti.

Per la torta piccola:

  • 2 cavoli rapa,
  • 2 peperoni verdi dolci.

  • 1 cipollotto,
  • prosciutto crudo di Sauris a striscioline,
  • 1 cucchiaio di panna acida.
  • brodo vegetale,
  • olio evo,
  • sale, pepe.

Come si fa:

rosolare il cipollotto in olio evo, pelare il cavolo rapa, tagliare a rondelle i peperoni ed aggiungerle al cipollotto.

Allungare con poco brodo vegetale e portare a cottura (anche qui le verdure devono rimanere croccanti).

Far raffreddare ed unire la panna acida ed il prosciutto crudo.

Preparare la teglia come spiegato, riempire con il con le verdure e ricoprire.

Infornare per 30 minuti.

Ora vado dal medico…incrocio le dita, se il responso è quello che temo..io e Gin per un pò non andiamo in piscina :-(

Io e Gin andremo in Piscina!!! Dobbiamo solo metterci l’olietto magico che ci ha consigliato Terry che, per festeggiare ci ha regalato  questo!!

Vi metto questo link che avevo trovato sulle farine e non solo.

Questa ricetta ho avuto il piacere di gemellarla con Antonella che, essendo architetto, quando è a casa continua il suo lavoro  cucinando :-)


Rotolini di trota affumicata alla mela verde e premietti!!!

L’anno scorso ho sperimentato questi rotolini mangiati in un ristorante, ero riuscita a “strappare” la ricetta ad un titolare riluttante…..

Erano venuti buonissimi però..però qualcosa non mi aveva convinto, troppa differenza di consistenza, anche se avevo fatto sgocciolare le mele grattugiate così, visto che la trota affumicata entra spesso a casa mia ho riprovato a farli.

Le dosi sono incomplete perchè il ripieno lo faccio a “occhio”.

Ingredienti:

  • trota affumicata a fette,
  • 1 mela Granny Smith,
  • mascarpone, panna acida.
  • rucola
  • riduzione di aceto balsamico (glassa)
  • sale e pepe (se gradito).

**Foto dell’anno scorso**

Come fare:

sbucciare la mela, tagliarla a julienne finissima, salarla e metterla in un colino,

mescolare la panna acida con il mascarpone nella percentuale 1 a 2, mettere in frigorifero.

Quando la mela avrà perso il liquido, strizzarla delicatamente, asciugarla con un panno carta ed unirla al composo di panna e mascarpone, pepate se gradite.

Riporre nuovamente in frigorifero.

Stendere le fette di trota, disporre al centro un po’ di composto, formare i rotolini ed appoggiarli su foglie di rucola che avrete condito in precedenza.

Irrorate con la riduzione di aceto balsamico.

Ed ora i premi di Max: grazie, grazie!!!!

Se vi piacciono potete prenderli, io li trovo originali..perfetti!!

Con questa ricettina partecipo alla raccolta di Manuela



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