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Zuppa al vino bianco con trancetti grigliati di Orata.

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Zuppa al vino bianco con trancio di orata grigliata

 Continuo con le ricette del corso di cucina di tempo fa, con la zuppa al vino bianco con trancetti di Orata.

Assoluta novità per me la tostatura dello scalogno senz a olio, tecnica che lo Chef adopera spesso anche per le altre zuppe di verdura.

La tostatura senz a condimenti estrae profumi ed aromi,  il liquido viene aggiunto a tostatura avvenuta.

Lo chef deve assaggiare i suoi piatti-001n

Ingredienti:

  •  2  scalogni tritati,
  • 3  patate medie tagliate sottili con la mandolina,
  • 1/2 litro di vino bianco: Friulano o Pinot Grigio (evitare vini troppo aromatici),
  • cannella in stecca,
  • alloro,
  • anice stellato,
  • chiodi di garofano,
  • 250 g. di crema di latte (panna),
  • brodo vegetale,
  • amido di riso o Maizena (amido di mais),
  • sale,
  • scorza grattugiata di limone bio (Riviera Amalfitana), tranci di orata grigliata per completare il piatto. *

*facoltativo per chi è vegetariano, chi è vegano può sostituire la panna con quella di soia e completare il piatto con tofu affumicato o semplici crostini di pane tostati.

collage zuppa vino1-001n

Come fare:

in un tegame far tostare gli scalogni tritati assieme alle spez ie, fare attenz ione a non bruciare tutto , aggiungere il vino, portarlo a bollore, coprire e a fuoco bassissimo ridurre il vino a metà, ci vorranno c.ca 35 minuti.

Nel frattempo tagliare le patate con la mandolina e rosolarle in poco olio evo, sempre a fuoco bassissimo, devono diventare trasparenti.

Solo a questo punto aggiungere il vino filtrato, riportare a bollore ed aggiungere brodo vegetale, coprire e continuare la cottura.

Sciogliere poco amido di riso in acqua fredda ed unirlo alla zuppa, mescolare lentamente per raggiungere la densità desiderata, unire la panna, aggiustare di sale e frullare.

Completare il piatto con poca buccia di limone grattugiata, una goccia di olio exravergine di oliva e il trancio di orata grigliato.

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Il limone ci sta benissimo, è la marcia in più io, nella mia porzione, ho aggiunto olio di semi di zucca.

zuppa al vino bianco-004

Per oggi è tutto, ci rileggiamo la prossima settimana ♥


Filetto al pepe rosa e verde, Speck di Sauris e panna (di soia).

Filetto pepe pronto-002

Mentre preparavo il post del corso di cucina mi è venuta un’idea e così, intanto che la elaboro e la metto in pratica per poi (se riesce) condividerla ed aggiungerla a quella di Emanuele Scarello e staff,  pubblico una ricettuzza dell’archivio, semplice, versatile, senza glutine, senza lattosio e, tralasciando la sciarpa di Speck di Sauris, come direbbe ello: dietologica .

Anche in questo caso: nulla di nuovo sotto il sole.

Ingredienti:

  • 1 fetta di filetto a persona, spessore 3/4 cm., io lo preferisco così,
  • 1 fetta di speck di Sauris a filetto (si può sostituire con prosciutto, pancetta o anche lasciarlo così),
  • 1 bella manciata di pepe verde e rosa in salamoia,
  • panna di soia o crema di latte, se adoperate quella da cucina diluitela con un pò di latte sennò s’ ammappa,
  • fiocchi di sale, anche affumicato,
  • spago da cucina per la legatura.

filetto al pepe rosa e verde

Come fare:

eliminare dalla carne eventuali residui di grasso, fasciare la circonferenza con una fetta di Speck di Sauris (o altro come nella lista ingredienti), io ho scelto una fetta abbastanza grassa e legare con spago da cucina.

In una pentola di ghisa (adopero questa) o antiaderente sigillare il filetto da ambedue i lati, non aggiungere grassi perchè in cottura lo speck lo rilascerà dando anche sapore alla carne, metterla da parte al caldo (io la vesto con carta forno).

Versare il condimento in un contenitore, pulire la pentola con carta da cucina e mettere i 2 tipi di pepe, scolati dalla salamoia, schiacciarne leggermente qualcuno nel mortaio affinchè rilasci più profumo.

Aggiungere la panna,  amalgamare bene e versare sulla carne, io salo la panna e preferisco mettere al lato del piatto i fiocchi di sale semplici o affumicati che si sciolgono in bocca per salare a proprio gusto la carne.

Anche se il galateo storce il naso, buon appetito e buon fine settimana, con la mia orchideina che, porella, ogni anno mi fa 2 fiori, lo stelo rimane tutto l’anno verde e pieno di gemme ma 2 fiori fa, due…

Non oso tagliarlo e così sono sicura che almeno 2 fiori me li posso guardare per molto tempo.

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Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa.

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Non possiedo una gelatiera che mi sarebbe utile per velocizzare la preparazione senza farmi correre in cantina ogni 2 ore a rimestare ma per il momento va bene così.

Ho trovato questa ricetta in uno dei miei storici fascicoli e venerdì scorso ho preso il coraggio e mi sono messa all’opera. Consigliano questo gelato come antipasto ma con l’aggiunta di sciroppo d’acero e granella di nocciole l’ho trasformato anche in un delizioso dessert .

Ho scelto di adoperare il latte e la panna di soia e di dolcificarlo col fruttosio, non contiene uova e la polpa di avocado conferisce al gelato una consistenza cremosa.

Per la versione antipasto ho adoperato la glassa di aceto balsamico e granella di semi di zucca, ci vedrei bene anche qualche gambero ma non ne avevo a casa, provate se vi piace l’idea, per noi è stata una piacevole sorpresa.

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Versione Antipasto con glassa di aceto balsamico.

Ingredienti per 1/2 kilo di gelato:

  • 225 ml di latte di soia (senza zuccheri aggiunti Naturasì),
  • 40 g. di fruttosio,
  • 2 avocadi maturi,
  • 2 cucchiai di succo d’arancia filtrato,
  • 2 cucchiai di succo di limone filtrato,
  • 1 pizzichino di sale,
  • 225 ml. di panna di soia da montare.

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Per la guarnizione da antipasto:

  • glassa di aceto balsamico,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

Per la guarnizione da dessert:

  • sciroppo d’acero,
  • granella di nocciole tostate.

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Versione Dessert con sciroppo d’acero e granella di nocciole.

Come fare:

far sciogliere in un pentolino con il latte, a fuoco dolce, il fruttosio, spegnere e far raffreddare.

Prelevare la polpa di avocado praticando un taglio orrizzontale o trasversale se volete, come me, presentare il gelato nel guscio a mò di coppetta, eliminate l’osso che useremo per avere una bella pianta in casa (segue indicazione).

Frullare la polpa assieme al succo di limone e arancia, aggiungere il latte ed il pizzichino di sale, amalgamare ed unire la panna montata.

Mettere in congelatore il composto per 4 ore, quando sarà ghiacciato ai bordi frullare e ripetere l’operazione ancora una volta, lasciare in congelatore tutta la notte, io, prima di servirlo l’ho lasciato a temperatura ambiente per un pò e l’ho rifrullato.

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Avocado

A me piace sapere cosa mangio, da dove arriva, quali nutrienti contenga ed ho trovato questo sull’ Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quanttà una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei (gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento, ma vediamo come utilizzare i semi di avocado:

semi avocado ciotola

… Come si fa per le patate americane, s’infilano 4 stuzzicadenti a metà seme, lasciando la parte più rotonda in basso a contatto con l’acqua che dovrà essere rabboccata quotidianamente, prima spunteranno le radici, poi, se sarete/rò fortunati/a nascerà anche il germoglio, dopo di chè si potrà interrare il seme ed attendere al caldo (mi raccomando è una pianta tropicale) che nasca la bella pianta da salotto.

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Altra idea con l’avocado e altri gelati, cliccare sulle foto per le ricette:

Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D

Buona giornata.


Torta di zucchine: solo piccole, freschissime meravigliose zucchine per una torta fantastica.

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Per questa ricetta faccio un copia/incolla del testo, con qualche modifica, dal momento che questa ricetta l’avevo presentata per un concorso nel 2009, ieri l’ho rifatta, complici delle splendide zucchine piccole appena raccolte nel campo di Milva, ieri ho cambiato tipo di formaggio adoperando della Fontina Valdostana (no Fontal) ed ho variato i tempi di cottura avendo, pur con lo stesso peso, un volume più grande.

Il bello di questa torta di zucchine è che non dovete avere pasta sfoglia, brisè o quant’altro…soltanto zucchine e il formaggio che vi piace di più!!

Potrete sgranocchiarla anche in spiaggia, tra un tuffo ed una partita di Beach Volley, senza appesantirvi… Buona estate a tutti!!!

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Ingredienti per una teglia da Ø 24 cm.:

  • 1 kg. di zucchine piccole con i fiori (devono, ovviamente, essere freschissime),
  • 5 cipollotti ( o cipolle bianche),
  • 2 uova,
  • 2 cucchiai di panna o latte se preferite, io ho usato quella di soia,
  • 100 g.di Fontina Valdostana che potete sostituire con il formaggio che vi piace (anche tofu affumicato), nella prima versione ho adoperato della provola affumicata che con le zucchine ci sta proprio bene,
  • semi di zucca tritati per la teglia (se le zucchine sono più grandi adoperate il pane grattugiato che, in cottura, assorbirà il liquido in eccesso),
  • olio EVO,
  • sale affumicato,
  • pepe verde.

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Come fare:

grattugiare con la grattugia grossa il formaggio, tagliare a rondelle sottili le zucchine, io ho adoperato il robot ma va bene anche la mandolina, tagliare a rondelle anche i cipollotti (o cipolle) e, quest’ultimi fateli appassire a fuoco basso in un tegame con olio evo assieme ai fiori delle zucchine (privati del pistillo) sminuzzati grossolanamente e cuocere per c.ca 15 minuti (le cipolle non devono colorarsi), aggiustare di sale e pepe.

Ungere la tortiera e cospargerla con i semi di zucca o, pane grattugiato (se siete celiaci adoperate quello da prontuario), fare uno strato con le zucchine crude e seguire con qualche cucchiaio del composto di cipollotto con i fiori di zucca ed il formaggio, continuare con gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti.

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Infornare a 180° per 30 minuti, dopo questo tempo estraete la torta e cospargerla col composto di panna o latte e uova,  infornare ancora per altri 30 minuti, far intiepidire prima di sformarla, ottima anche mangiata fredda.

Una piccola nota, la prossima volta aumento un pò la cottura ed aggiungo un pò di formaggio nel composto di panna-uova per ottenere una crosticina sempre gradevole agli occhi e al palato.

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Si può accompagnare con una salsina alla menta, fatta usando foglioline di menta fresca, qualche pinolo, poco succo di limone (o lime), olio evo, sale affumicato e pepe, per vederla vi lascio questo mio carpaccio di zucchine, basta cliccare sulla foto:

Torta di zucchine: solo piccole, freschissime meravigliose zucchine per una torta fantastica e… Conta sul mio affetto…


Petto di pollo alle pesche Tabacchiere.

É ancora presto per trovare le Pesche Tabacchiere ma oggi ho cercato qualcosa nel mio archivio per l’ aggiornamento, ieri ho fatto un “reblog” di un post di Fausta, l’ho trovato pacato, ha saputo dire senza dire, dal canto mio ho dovuto subirmi  la parata dove gli sforzi per farla diventare utile ed indispensabile…hanno rasentato il ridicolo, non posso fare a meno di pensare alla frase di  Maria Antonietta: se non hanno pane che mangino le brioche!!

Ma oggi niente brioche, oggi si mangia il Petto di pollo alle pesche tabacchiere o Saturnine, la ricetta trovata sul libro “1000 ricette con la frutta” consiglia le pesche nettarine, in qualsiasi caso devono essere pesche sode.

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 petto di pollo (doppio),
  • 2 pesche Tabacchiere (o nettarine),
  • farina,
  • 1 cucchiaino di miele,
  • 1 cucchiaino di senape al dragoncello (o quella che desiderate purchè sia dolce),
  • qualche cucchiaio di panna (di soia),
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 1 noce di burro (di soia),
  • 1 cucchiaio di aceto di mele,
  • sale,
  • pepe (rosa).

Come fare:

dividere a metà il petto di pollo, strofinare le 2 parti con sale e pepe, infarinare e rosolare in padella con l’olio e burro, appena sarà rosolata una parte, girare ed unire le pesche pelate e tagliate a spicchi, coprir e stufare per una decina di minuti.

Spennellare i petti con la senape e spruzzarli con l’aceto di mele, aggiungere il miele e la panna, coprire e cuocere ancora per 10 minuti.

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida domenica :-)


Riciclare le tagliatelle in un’Italia sottosopra,

3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Catena Musi cime innevate e Monte Chiampon “pulito”.

Tramonto 3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Queste sono le foto che ho fatto ieri dalle mie terrazze e non sono certo come le immagini che ho visto in televisione, è proprio vero che la natura si è “ribaltata” e come sempre nella nostra meravigliosa Italia quello che da altre parti è semplice emergenza di stagione qui diventa “catastrofe”, un Paese bloccato, continuamente, da scioperi, da “lavori in corso”, da alluvioni, da terremoti, ogni evento naturale trova tutti impreparati e mette sempre a dura prova la pazienza degli italiani che, a detta dei “saputelli”, “non sono una razza”,però nessun popolo ha tanta pazienza e capacità di sopportazione, neanche il sale, dico, neanche il  sale sono stati capaci di “posizionare” per tempo.

Il verbo “prevenire” non compare nel dizionario dei nostri “amati governanti”, che filosofeggiano sulla “monotonia”, sulla nostra “incapacità di accettare i cambiamenti”, quando ogni giorno siamo “costretti” a cambiamenti di ogni genere e certamente non ci annoiamo.

Che bello dare consigli e fare programmi avvolti in un caldo piumino, seduti su una comoda poltrona con il riscaldamento pagato dai “poveri diavoli”, permettendo, senza muovere un dito, che persone avvolte nei cartoni muoiano per strada…

Questo è un piccolo sfogo di una “casalinga” semplice e con le normali facoltà d’intendere e di volere, prendetelo così…ecco qui sotto una “soluzione” per l’emergenza ghiaccio in Austria, quando si dice l’organizzazione…

Distributori ghiaia per emergenza ghiaccio posizionati sui marciapiedi di Villaco (Austria).

7 cose di me, ci provo, voglio scrivere quello che mi emoziona, mi piace vivere intensamente tutto, da quando apro gli occhi al mattino a quando li chiudo la sera:

  1. amo il borbottio della caffettiera ed il profumo del caffè che avvolge la casa all’alba;
  2. amo prendere in braccio Perla, baciarla ed osservare i suoi occhi color del cielo e dell’acqua;
  3. amo, all’alba osservare la natura che cambia di giorno in giorno secondo la stagione;
  4. amo osservare di nascosto gli uccellini che mangiano le briciole che butto sul tetto;
  5. amo scoprire che sta arrivando la primavera dal cinguettio degli uccellini sulla mia ringhiera;
  6. amo il profumo del bucato steso al sole e al vento;
  7. amo osservare il mio viso invecchiato dal tempo e dalla vita e vedermi comunque “bella”…

Amo tante altre cose, amo molto la solitudine, quella fisica s’intende, quell’altra l’ho provata proprio qui, nel web, stranamente così “popoloso” ma spesso arido e insensibile…ma ora mi sono “fatta le ossa” e ho fatto tesoro dell’esperienze.

Mi piace anche riciclare il cibo, vestirlo di nuovo, trasformarlo, MAI buttarlo.

Anche per un’amante della pasta come me, le tagliatelle ottenute da 500 g. di farina sono troppe e, concedendomi lo “strappo” con quelle al caffè (che vi consiglio vivamente), le altre le ho riunite in una terrina, le ho “unte” per non farle attaccare ed ho pensato di “pasticciarle” con una besciamella al porro e della pasta di salame (ello me la porta puntualmente a casa :-( )

Besciamella al porro.

La besciamella al porro l’ho ottenuta semplicemente con latte di soia, farina, il tutto nel microonde come Qui, io non ho aggiunto altro al latte e farina considerando che avrei aggiunto il porro brasato e frullato e la pasta di salame sgrassata anche questa in microonde, risciacquata (si, l’ho risciacquata per renderla meno “innoqua”..ello non lo sa ;-) )

L’idea di “condire” la besciamella non è mia, ho visto già qualcosa in giro, certo che è una splendida soluzione per condire senza peccato una lasagna e quant’altro, broccoli, cavoli, verze, carote, barbabietole, zucca e chi più ne ha più ne metta…

Bene, dopo aver mescolato nella terrina gli ingredienti ho fatto uno strato in una pirofila, ho messo qualche fiocchetto di burro di soia (potete usare quello normale) e del parmigiano grattugiato, non molto, ho fatto un altro strato, altri fiocchetti altro parmigiano ed ho infornato a 200°C. per c.ca 15 minuti, altri 3/4 minuti con funzione grill.

Che dire? Se avessi avuto 3 teglie “ello” le avrebbe mangiate tutte :-D

Per oggi è tutto, vi ho sommerso con fotografie, considerazioni, con le mie emozioni e con le mie tagliatelle, penso davvero che possa bastare..fino alla prossima settimana ;-)

Ah no, non ancora, con gli “avanzi” di porro e pasta di salame ho farcito una torta salata, fatta al solito, con panna di soia e uovo, bye :-D


Pumpkin Pie (Torta di zucca)…

Eccomi qui, la mia prima volta a “Rifatte Senza Glutine”..che non è una rubrica di striscia la notizia :-D ma è una cosa seria, molto seria, perchè la celiachia per molto tempo sconosciuta ai più, ora inizia ad avere la “giusta” attenzione, non è ancora presa sul serio da molti ristoratori che sottovalutano la pericolosità della “contaminazione” del cibo glutinoso con quello non glutinoso, mandando a volte le persone all’ospedale :-(

Ed è anche per questo che è importante parlarne, anzi “cucinarne” di cibo senza glutine e se lo fanno anche persone che non sono celiache dimostra che il cibo per celiaci è semplicemente “cibo”, buono, saporito,certo, sarà più complicato “panificare”, impastare perchè le farine senza glutine non “collaborano” in questo senso.

Spesso, mentre preparo qualcosa mi accorgo che cucino senza glutine e non è così difficile ed il sapore è sorprendente.

Così è stato nel preparare questa torta, come farina ho scelto la mia “solita” farina di grano saraceno con spiga di certificazione ovviamente.

Per la ricetta integrale vi mando da lei, nel suo Castello in Giardino.

Ingredienti per la pasta brisè che, non ci crederete, è la prima volta che faccio e se avessi immaginato com’è facile avrei iniziato molto prima ;-) , ho scelto la versione che consiglia Felix (quella con l’uovo):

per una teglia di 14 cm.di diametro:

  • 100 g di farina di grano saraceno,
  • 40 g. di burro di soia,
  • 1/2 uovo,
  • pizzichino-ino di sale,
  • 1 cucchiaino d’acqua.

Come fare:

mettere il sale nella farina e mescolare assieme al burro, aggiungere l’uovo e l’acqua, riporre in frigorifero 2 ore.

Ingredienti per il ripieno:

  • 220 g. di polpa di zucca già asciugata (Butternut), ottenuta mettendo le fette in forno avvolte da stagnola (180°C. x 40 minuti),
  • 100 g. di panna di soia,
  • 50 g. di zucchero Muscovado,
  • 1 uovo,
  • 1/2 Fava Tonka grattugiata (sa di mandorla amara e “simula” gli amaretti che ci stanno benissimo con la zucca),
  • 50 g. di gocce di cioccolato fondente,
  • cioccolato fondente fuso e “bon bon arancioni” per decorare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Setacciare (o frullare come consiglia la “capa”) la polpa della zucca ed unirla agli altri ingredienti, per ultime le gocce di cioccolato.

Versare il composto nella teglia foderata con la pasta brisè ed infornare a 200°C. per 15 minuti, abbassare poi a 180 °C. per 40/45 minuti.

Io, data la grandezza della mia teglia ho variato i tempi in 10 minuti a 200°C. e 35 minuti a 180°C.

Avrete notato che ho “riesumato” la Fava Tonka, perchè noi blogger seguiamo spesso le mode e la povera “Tonkita” dopo mesi di luci della ribalta era finita nel dimenticatoio.

Non sono una fanatica delle mode ma se una cosa mi piace mi piace e basta,  l’aroma di mandorla che rilascia è perfetto per questa torta, avrei voluto “giocare” col rosmarino o rimanere fedele a cannella e zenzero ma volevo cambiare.

Le gocce di cioccolato e l’uso dello zucchero muscovado completano l’opera.

Certamente una torta da “Rifare”…


Ah..non ho messo il nastrino per tenere assieme la torta, sono “crepe di assestamento”, potevo almeno fotografarla dall’altra parte, ma è andata così..è un pò “rustega”..come me what else?

Buona domenica e..alla prossima :-)


Zuppa alla birra, dopo lo “Stollen” rimango in Germania.

Era da un sacco di tempo che avevo in mente di  fare questa zuppa alla birra che mangio spesso in Austria, ne ho “sequestrata una e, scartabellando tra i miei libri “storici”  (questo è del 1978!!)  ho trovato una ricetta per utilizzarla.

Foto dal web

Ingredienti per 4 persone (io ho fatto metà dose ):

  • 1 litro di birra chiara tedesca (io ho usato quella “dark” della foto),
  • 40 g. di burro (burro di soia),
  • 50 g. di farina,
  • 1 pizzico di cannella in polvere,
  • sale (affumicato),
  • pepe,
  • 1 cucchiaio scarso di zucchero (omesso),
  • 1 dl. di panna liquida (di soia),
  • crostini di pane,
  • erba cipollina.

Come fare:

preparare un rue con burro e farina e quando il composto è dorato e liscio versare la birra, mescolare, salare, pepare ed aggiungere la cannella, mettere lo zucchero (se lo adoperate).

Far bolllire qualche minuto, aggiungere la panna (io ne ho lasciata un pò per la decorazione).

Preparare i crostini di pane nel forno (senza burro).

Versare la zuppa nelle tazze da consomme o dove desiderate, riempite una metà della tazza con la panna montata e l’altra metà con i crostini dorati, rifinire con fili d’erba cipollina tagliati con la forbice.

Mahlzeit!!!

P. S. : La birra non dev’essere amara, il sapore è delicato, considerando che l’alcool evapora in cottura.


Insalata di Daikon alla panna di soia

 Daikon (Wikipedia)cos’è? Una radiciona lunga, candida che ha il sapore e …aimeh,  l’odore del ravanello ma anche a questo c’è rimedio quindi, sotto vi spiegherò come apprezzarlo rendendolo digeribile.

Ho “scoperto questa radice in Austria, a pranzo e a cena nel Buffet di verdure, assieme alla “Kartoffelsalat”, è la mia scelta monotematica e quindi, vogliosa di farla anche a casa non ho resistito alla tentazione di “estorcere” la ricetta.

Per non appesantirla troppo, al posto della crema di latte ho usato una panna di soia ed ho aggiunto del sesamo nero

Ingredienti:

  • 1 radice di Daikon,
  • sale,
  • crema di latte freschissima (ho usato la panna di soia),
  • semi di sesamo nero tostati (facoltativi).

Come fare:

pelare la radice di Daikon e grattuggiarla in una misura media, mettere la julienne in uno scolapasta con il sale, mescolare ed appoggiare sopra un peso affinchè perda il liquido di vegetazione (quello è il “colpevole”).

Dopo c.ca 30 minuti risciacquare, strizzare e mettere in una terrina assieme alla crema di latte (o di soia o riso), aggiungere semi di sesamo nero tostai, mescolare e..gustare :-)

Dalla presenza massiccia di “cimici, puzzole, bugege” annidate nelle piante della mia terrazza deduco che l’autunno sia vicino e quindi anche il “cambio di stagione”.

Dal Giappone un sistema per piegare le magliette:

Daikon (Wikipedia)


Crostatina ai fiori di papavero.

Io ci chiacchiero con la natura e maneggio armi profumate e lo faccio in maniera istintiva, è ciò che ho ereditatodall’ infanzia, complice un papà avventuroso, una madre romantica ed una casa situata in un luogo che non forniva alternative circondata com’era da campi sconfinati, un corso d’acqua, il famoso Rio Ospo (che ho nominato da qualche parte), una serena, quanto breve infanzia vissuta in perfetta solitudine, un pò come adesso sulla  via del tramonto……e così, ieri mattina mi sono incamminata verso i campi alla ricerca dei papaveri per fare questa crostata di cui avevo letto ancora anni fa.

I papaveri adorano la compagnia del grano (dopo vi racconterò anche di questo), infatti dov’ero ieri c’erano anche campi d’orzo ma di papaveri nemmeno l’ombra mentre li vedevo fieri ed orgogliosi in mezzo alle spighe di grano e a far da “barriera” all’inizio del campo come a proteggere le spighe dalle trebbiatrici che “passeranno” tra non molto.

Campo di grano e papaveri

Campo d’orzo

Ovviamente ho raccolto anche i fiori di sambuco (per lo sciroppo, naturalmente) e c’era un gran lavoro delle api che volavano da un fiore all’altro della pianta di more di rovo ed impollinavano a più non posso.

Anche questo mi ha confortato, le api ci sono,  qui ci sono, vicino (ma protetto da una barra che non oso oltrepassare) c’è un campo pieno di arnie, dovrò informarmi se vendono il miele.

Eppoi le coccinelle “in amore” che, avvertita la mia presenza,  pudìche hanno cercato di nascondersi, una foto e via ed ho lasciato che trionfasse l’amore :-) …ma 2 assieme mi porteranno ancor più fortuna?  :-)

Con questo quesito mi sono avviata verso casa,  fermandomi anche  davanti alla casa di Danilo (il signore dei pavoni che non c’è più ricordate?) che è curata  da chi gli ha voluto bene, il suo consuocero mi ha regalato qualche rosa, epilogo perfetto per una mattinata piena di luce :-)

Ora qualche informazione sul papavero del quale non immaginavo la commestibilità dei fiori.

Papaver rhoeas:

Papaver sembra di derivazione celtica, in quanto i semi venivano messi nella pappa dei bambini per farli dormire.

Rhoeas viene dal greco “rhein”, che significa “cadere”, per via della caducità dei petali.

Il papavero sembra originario di una zona asiatica che sta tra il Pamir e l’Iran, in quegli altopiani dove, in epoche antichissime, si è differenziato, prima spontaneamente poi con l’aiuto dell’uomo, il “frumento”.

La diffusione del frumento ha portato con sé, in tutto il mondo, anche il papavero, definito pianta sinantropica, cioè che segue l’uomo nei suoi spostamenti e che non si diffonderebbe senza i lavori agricoli, che riportano alla luce i semi sprofondati nel terreno.

Presso i Romani, il papavero era talmente legato alle pratiche agricole che Cerere, divinità delle messi e dell’agricoltura, era raffigurata con spighe e papaveri tra i capelli e tra le braccia.

Foto presa dal web

Nell’alimentazione venivano usati i semi, non solo per via dell’olio che se ne poteva trarre, ma come condimento sui pani e dolci, tradizione sempre continuata, specie nel nord-Europa.

Caratteristiche e proprietà:

è una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Papaveracee.

La “rosetta”, cioè la disposizione delle foglie alla base del fusto, è folta (i famosi “carletti” di cui Terry fa largo uso per le sue ricette di primavera, buttate l’occhio) e da essa si innalzano il gambo e il fiore.

Le foglie sono a forma di penna con incisioni molto irregolari, la punta è acuta e la base ristretta finisce nel gambo.

Il colore è verde deciso e si ha la presenza di peli; il calice del fiore è a due valve pelose che cadono all’aprirsi della corolla formata di quattro petali rossi con macchia nera alla base.

Molto evidenti sia i pistilli che i numerosi stammi neri; il bocciolo è pendulo, il frutto è a forma di capsula porosa contenente numerosi semi neri.

Il papavero è infestante nei campi di cereali, dei prati incolti e dei ruderi, vive fino a 2000 m. e fiorisce da marzo a luglio.

Per far essicare i fiori bisogna esporli al sole, badando che perdano l’umidità nel modo più rapido per impedire che si disperdano i principi attivi.

Anche le capsule contenenti i semi si fanno essicare rapidamente al sole.

Le proprietà del papavero sono concentrate sia nelle foglie che nei petali e hanno effetto emolliente, sudorifero, sedativo e leggermente ipnotico.

Utilizzo:

le rosette basali, anche quando è già presente il piccolo fusto appena accennato, entrano in alcune ricette della cucina Mantovana e dell’ Oltrepò Pavese, vengono usate in frittate, minestre, torte salate e frittelle, i semi sono utilizzati su dolci e pasticceria varia.

Nella medicina popolare si usano i fiori.

Tè al papavero: aggiungere al proprio tè preferito alcuni petali di papavero per beneficiare del suo effetto sedativo.

Infuso: versare in un litro d’acqua bollente 5 g di fiori essicati di papavero, filtrare il liquido, addolcirlo e berlo la sera prima di coricarsi, chi soffre di tosse notturna si assicura così un sonno tranquillo.

Il medesimo infuso sorbito in due volte, il pomeriggio all’ora del tè e la sera prima di coricarsi, calma l’eccitazione nervosa.

Sempre lo stesso infuso, ovviamente non zuccherato, serve a lenire rossori e irritazioni.

E adesso “dulcis in fundo”..la ricetta :-D

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io dimezzata in teglia cm.11):

  • 300 g di pasta frolla  (scegliete voi la ricetta che conoscete, io ho usato quella pronta),
  • fiori di papavero,
  • 100 g di zucchero di canna (40 g di fruttosio),
  • 3 cucchiai di farina 00,
  • 300 g di riso bollito,
  • 2 dl di panna liquida (1 dl panna di soia),
  • cannella in polvere,
  • burro qb (burro di soia),
  • semi di papavero per decorare (scelta personale).

Come fare:

stendere la pasta e foderare la teglia imburrata (omesso), punzecchiare il fondo con i rebbi della forchetta.

Mescolare il riso con lo zucchero, la farina,  la cannella e versare metà dell’impasto sulla pasta, ricoprire con i fiori di papavero (solo i petali) facendo più strati perchè in cottura si riducono molto.

Incorporare la panna nell’impasto rimasto e versare tutto nella tortiera, coprire con i fiori di papavero ed infornare a 220° C. per 15 minuti, togliere dal forno, aggiungere fiocchetti di burro e semi di papavero sulla superficie ed infornare ancora per 5/10 minuti.

In corso d’opera mi è venuta un’idea/riciclosa per la presenza del riso, adoperando una frolla salata alternare a del riso/risotto avanzato erbe di campo ripassate in padella o quant’altro vi piaccia, sarà perchè a me le preparazioni con il riso piacciono molto..infatti sto aspettando la materia prima per una versione di risi e bisi…

Bye, bye..alla prossima :-)


Saltimbocca alla ro… binia, ovvero: bicchierini di cioccolato con crema ai fiori d’acacia.

… niente carne, niente prosciutto, niente salvia…questi saltimbocca sono dei semplicissimi pirottini di cioccolato (comperati perchè il temperaggio del cioccolato è nella lista di cose da fare) riempiti con una crema ai fiori di robinia o acacia.

Saltimbocca perchè si mangiano in un sol boccone, dopo aver fatto quella ai fiori di sambuco ho provato con questi, ho fatto il vino ed ho fatto anche le frittelle, però, udite, udite: al forno.

Oggi è domenica, mi sento anche un pò pigra e quindi copio incollo da qui e se vi va di sapere come fare ilvino e le frittele sostituendo i fiori i sambuco con quelli di acacia andate  qui ma invece di friggere mettere i mucchietti d’impasto sulla carta forno ed infornare a 180°C.  pr 30 minuti avendo l’accortezza di girarli a metà cottura.

Ingredienti per i “saltimbocca”:

  • pirottini piccoli di cioccolato,
  • 1 litro di panna fresca (250 panna di soia “Naturasì”),
  • 150 g di zucchero (30 g di fruttosio),
  • sale,
  • 150 g di fiori di sambuco col gambo (acacia 60 g.).

Alberi acacia e sambuchi

Come fare:

scaldare la panna e sciogliere lo zucchero ed un pizzico di sale.

Togliere dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco (robinia/acacia).

Lasciar riposare la crema in frigorifero per una giornata (io l’ho lasciata la notte).

Filtrare e montare la crema con le fruste, fatto.

Alla prossima.

Colgo l’occasione per fare gli auguri a tutte le donne che non hanno potuto, per svariati motivi, diventare mamme e che certamente sarebbero state delle mamme meravigliose.

Io sono una Figlia mancata, sono una Mamma mancata ma, come dice Vasco: io sono ancora qua… e già.

Altre idee con i fiori (cliccare foto per ricetta):

 


Tagliolini al prosciutto crudo, semi di pavavero e panna di soia: Buon pranzo.

Buongiorno, la Pasqua è passata e le “titole” pappate….e urge cambiare post :-D

Vi lascio questi tagliolini con prosciutto crudo e semi di papavero, mantecati con un pò di panna di soia.

Vi ringrazio per le mail di auguri, spero siano stati giorni di festa per tutti, un bacino :-)


Crema ai fiori di sambuco, dal libro del cuore: non vedevo l’ora.

Trieste siamo più abituati a definirla per esclusione. L’ennesima ultima sigaretta di Zeno, la bora che ti sposta di quattro passi raccontata da Stendhal, il Castello di Duino sospeso nel mare cantato da Rilke, i paesaggi lunari del Carso di Ungaretti dove finisce la cultura dell’olio d’oliva e comincia quella del burro, le geometrie senza struttura di Joyce, che per undici anni in città affinò le idee che cambiarono per sempre la letteratura. Trieste satura del profumo dello stoccafisso, del fumo di ciminiere e del fumo che sa di caffè tostato. Tutte cose eteree, leggere, che poi è l’idea che ognuno ha di Trieste: odori, vento e passaggi, di uomini tra est e ovest durante la Guerra fredda, e la tragedia dei Balcani, di carichi di legname da ovest a est quando la città era il più grande porto commerciale dell’Adriatico.

Foto e testi presi dal web.

Trieste senza passato e per questo votata al futuro. Piena di bar, la densità più alta per chilometro quadrato in Italia, e piena di sapori, ricette, vino. Non è una guida turistica, né un’antologia di racconti, ma è sicuramente una miniera di informazioni Trieste, la città dei venti di Veit Heinichen e Ami Scabar. In effetti, è un ricettario colto. Un piatto, un aspetto di Trieste, un sapore, una storia. Acciughe salate sott’olio, minestra di castagne e porcini, sgombri al forno con crema di ricotta e rafano. Sembra De André, sembra Creuza de mä. Forse non c’è modo migliore per capire un posto, una città.

Cliccare sulla foto per la canzone di De Andrè

Non è un segreto per nessuno il mio amore e l’attaccamento che ho per la mia città natale, Trieste.

Le mie vicissitudini non sono riuscite a strappare le mie radici ed anche se ora vivo lontano da lei io la sento ancora La mia città.

… Non vedevo l’ora, proprio da quel giorno,  che fiorissero i sambuchi.

Ho raccontato nel post precedente che qui la fioritura è un pò in ritardo e durante la mia passeggiata ho potuto raccogliere soltanto pochi ombrelli fioriti, quelli piccoli, esposti al sole, pochi ma sufficienti per realizzare il mio desiderio: la crema ai fiori di sambuco che altro non è che una panna aromatizzata e questa idea mi apre la strada alla sperimentazione, cardamomo, petali di rosa, di gelsomino, pepe, erbe aromatiche e chi più ne ha più ne metta.

Può essere un accompagnamento salato (eliminando lo zucchero) per patate e pesce bolliti, si può anche alleggerire usando la panna di soia (come ho fatto io in questo caso)…beh, se non lo avevate capito questa ricetta mi ha entusiasmato e dato tanti spunti, provateci anche voi.

Emi Scabar la consiglia come accompagnamento per la cioccolata o le frittelle di fiori di sambuco, non avendo trovato i secondi mi sono concessa una coccola cioccolatosa e peccaminosa, d’altronde sono sola soletta (ello è via per lavoro), mi sento debilitata, e me la sono proprio meritata.

La cioccolata l’ho fatta semplicemente facendo sciogliere nel latte di soia del cioccolato fondente e fatto bollire fino al raggiungimento della densità desiderata.

Ingredienti per 6 persone, tra parentesi le mie dosi e varianti:

  • 1 litro di panna fresca (250 panna di soia “Naturasì”),
  • 150 g di zucchero (30 g di fruttosio),
  • sale,
  • 150 g di fiori di sambuco col gambo (40 g.).

Come fare:

scaldare la panna e sciogliere lo zucchero ed un pizzico di sale.

Togliere dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco.

Lasciar riposare la crema in frigorifero per una giornata (io l’ho lasciato la notte).

Filtrare e montare la crema con le fruste, fatto.

Buona giornata a voi.


Vi presento: Sua Maestà la Pitina.

Era da molto tempo che pensavo di riproporre un post che parlasse della Pitina, i filmati raccolgono immagini da me scattate nel 2009 e la ricetta che seguirà appartiene allo stesso anno.

Tramonti di Sopra l’ho scoperta con il mio amico di pedalate che mi  portò a fare una cinghialata indimenticabile, con l’improbabile illuminazione della pila che si applica alle bicicletta abbiamo attraversato una vecchia, interminabile galleria militare: buio, buio pesto, la luce del giorno non s’intravedeva mai ed ho temuto di rimanere lì, ma sono qui e vi racconto le mie solite storie che ruotano attorno alle mie ricette.

Il periodo in cui non riuscivo ad entrare nella mia bacheca è stato particolare, mi sono resa conto che il blog è il mio amico di penna, lo so, leggono tutti ma io non vedo nessuno e quando scrivo lo faccio per me e per coloro che sanno leggere le mie parole.

Forse un blog di cucina dovrebbe essere più leggero, più rilassante per chi legge ma il bello del web è che puoi scegliere di cambiare pagina senza che nessuno se ne accorga e si offenda.

Ma torniamo alla pitina e alla meravigliosa domenica che ho trascorso con ello.

L’intenzione era di andare alla Locanda Vittoria, dove ho mangiato la prima volta i gnocchi viola ma, come racconto nel post quel cuoco che mi ha svelato la ricetta non c’è più.

Allora ci siamo incamminati per il paese e ci siamo imbattuti in un cartello ed abbiamo deciso di andare a provare com’era quel posto.

Siamo stati accolti da due sorelle che gestiscono il ristorante e producono la pitina, nel video vedete l’affumicatore e le pitine già confezionate per la vendita.

Dopo l’affumicatura vengono fatte stagionare stagionare per un mese su una griglia e girate più volte.

Dopo aver degustato la pitina, ci siamo incamminati senza meta per il paese, era da poco che avevo la mia Lumix ed ero desiderosa di fotografare ogni cosa.

Sulle facciate delle case ci sono gli affreschi che riproducono gli antichi mestieri di un tempo:

Gironzoliamo ancora un pò, con un ello stufo di camminare e desideroso di sedersi nella macchinina, ma stavolta vinco io, o vince il mio entusiasmo, fatto sta che riesco a farlo camminare ancora e posso godermi  lo spettacolo della natura, vecchie case abbandonate, una Chiesa Valdese, vicoli, balconi, montagne in lontananza.

Si è fatto tardi (anche se io sarei rimasta lassù tutta la vita :-) ) tornando indietro vedo una coppia che rastrella il fieno, faccio qualche foto, anche un video ma senza esperienza mi accorgo, quando arrivo a casa, che è capovolto (a nulla sono valsi i miei appelli per farmi aiutare a raddrizzarlo :-( ) ma le foto raccontano ugualmente di una coppia di anziani che, la domenica pomeriggio  rastrellano assieme il fieno e a me, che sono una sentimentalona/romanticona questa immagine è piaciuta e, vi dirò, mi ha anche commossa.

Ora vi faccio vedere (ed assaggiare) cosa avevo inventato con le pitine che comperai allora:

Pacchetto di pasta al basilico ripieno di pitina e patate con fonduta di parmigiano.

Per la pasta usate le vostre solite dosi unendo un trito di basilico fresco.

Per il ripieno:

  • 1 pitina,
  • 1/2 patata lessata,
  • ricotta di pecora q.b.,
  • porro,
  • burro di soia,
  • poco parmigiano grattugiato,
  • pepe (verde) q.b.

Per la fonduta:

  • parmigiano grattugiato,
  • pepe (verde) pestato nel mortaio,
  • panna di soia.

Come “impacchettare”:

dopo aver steso la pasta tagliarla a rettangoli e mettere al centro un composto fatto con la pitina sbriciolata, la patata lessata passata in padella col porro precedentemente stufato nel burro di soia e ricotta di pecora e parmigiano grattugiato aggiunti a composto freddo.

Chiudere il pacchettino, legarlo con la foglia di porro precedentemente sbollentata e cuocere in acqua bollente salata per qualche minuto.

Preparare la fonduta facendo sciogliere il parmigiano nella panna di soia, aggiustare di sale e pepe, rosolare in una padella antiaderente qualche briciola di pitina ed usarla come decorazione sulla fonduta…..

Non amo riempire i post di link però vi consiglio di andare a vedere questo , troverete la storia della pitina, la storia di un modo per conservare la carne dettata dalle necessità di quel tempo.

Altre idee con la pitina:


Sformatino di cavolini di Bruxelles e ricotta, Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles: cosa fai per cena? Sono “cavolini” miei ….

Sformatino di cavolini di Bruxelles  e ricotta di Tiziana

Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles

Finalmente dopo tanto tempo sono riuscita a trovare il Cavolo Cinese.

Per essere sincera una volta ho comperato un qualcosa che gli assomigliava ma era il più comune Pan di zucchero, così è finita che mi sono fatta 2 giorni di insalata.

Per completare la  Cavolo’s dinner ho usufruito della ricetta che mi aveva mandato  Tiziana così, la sera prima lo sformatino, ieri sera  la decorazione/aggiunta alla torta salata.

Inizio con lo sformatino che consiglio come piatto unico e completo:

Ingredienti (tra parentesi le mie varianti):

  • gr.250 cavolini di Bruxelles,
  • gr.300 ricotta (ho usato quella di kefir),
  • 5 filetti d’acciuga,
  • 1 spicchio d’aglio tritato finemente (l’ho lasciato vestito e poi tolto),
  • olio evo,
  • pane grattugiato, (semi di zucca tritati),
  • sale e (pepe verde).

Come fare:

pulire i cavolini, sbollentarli in acqua salata per 10 minuti, sgocciolarli e tagliarli a metà.

Terminare la cottura passandoli in una padella con olio evo e l’aglio, non devono sfaldarsi.

Tagliare i filetti d’acciuga (non sminuzzarli), aggiungerli alla ricotta, amalgamare bene con un filo d’olio, unire al composto anche i cavolini (se l’impasto dovesse risultare poco morbido, aggiungere un pò di acqua di cottura dei cavolini).

Mettere il tutto in una pirofila foderata con carta forno e cospargere di pane grattugiato (semi di zucca).

Infornare 180°C.  per 15 minuti circa.

Servire tiepido.

Ed ecco la ricetta della torta salata:

Per fare la base ho fatto, per la prima volta, la pasta brisè, ho scelto una a caso su google, ho fatto doppia dose, avendo una teglia da 26 cm. del Lidl col fondo estraibile in vetro che vi consiglio vivamente..

Ingredienti (io ho usato derivati dalla soia, si può sostituire tutto con prodotti vaccini):

  • base brisè o, a piacere, pasta sfoglia,
  • 600 g. di cavolo cinese al netto,
  • cavolini di Bruxelles cotti come sopra e tagliati a metà,
  • 50 g. burro di soia,
  • 3 uova,
  • 2 dl di panna di soia,
  • 1 manciatina di Cheddar cheese grattugiato,
  • 1 manciatina di emmenthal grattugiato,
  • 1 manciatina di parmigiano grattugiato,
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

preparare la brisè (se la fate voi) altrimenti foderare la teglia con la pasta che avrete scelto.

Sbollentare in acqua leggermente salata le foglie di cavolo cinese, scolarle, tagliarle grossolanamente e farle stufare, coperte, fino ad asciugare il tutto, raffreddare.

Sbattere in una terrina le uova con la panna, aggiungere i formaggi (volendo una parte si può spolverizzare), aggiustare di sale, pepare ed infornare a 180°C. per 10 minuti.

Dopo i 10 minuti, decorare con i cavolini e proseguire la cottura per altri 10/15 minuti.

Fetta torta salata cavolo e cavoletti-001


Soufflè di ricotta di kefir nella mela avvolta in mantello croccante di Ernst Knam.

Sono contraria ai titoli troppo lunghi ma questa volta proprio non sapevo come introdurre questo dessert.

Avvicinarmi per la prima volta ad una nuova ricetta, soprattutto se dolce mi spaventa non poco, il flop è sempre in agguato e, mentre per le ricette salate la fantasia e la fortuna riescono a riparare, per il dolce no, non c’è scampo.

Se questa nuova ricetta poi è un soufflè di formaggio di capra nella mela diventa una bella sfida.

Mai fatto un soufflè, attendevo un afflosciamento immediato, invece la cupoletta è rimasta bella sostenuta ed ho potuto offrirlo a ello con orgoglio e soddisfazione.

È d’obbligo citare la fonte (magari fossi così brava ;-) ) pag. 100 del libro L’ arte del dolce di Ernst Knam, libro comperato a Mestre in una bancarella dell’usato.

Io trascrivo le dosi del libro per 8 mele, io ne ho fatte 2 con i relativi calcoli e lascio a voi la scelta di quante prepararne.

A cose fatte mi rendo sempre conto di cosa avrei dovuto fare invece: non avrei dovuto togliere prima il torsolo ma tagliare la mela in modo da fare una base larga e poi scavarla, non sarebbe cambiato nulla nel sapore ma la mela sarebbe stata meno sbilenca.

Ingredienti per 8 persone:

  • 8 mele Golden,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 3 uova,
  • 20 g. zucchero a velo,
  • 220 g. di formaggio fresco di capra (ricotta di kefir setacciata e leggermente salata),
  • 30 g. di maizena,
  • 100 ml di panna liquida (panna di soia),
  • 60 ml di latte (latte di soia),
  • 1/2 stecca di vaniglia (vaniglia bourbon in polvere),
  • 1/2 limone,
  • 30 g. di zucchero semolato,
  • 150 g. di miele di castagno (miele di grano saraceno),
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per la massa Tulipè (il mantello croccante):

  • 50 ml di latte (latte di soia),
  • 50 g. di farina 00,
  • 50 g. di zucchero semolato.

Qualche parola per la massa tulipè:

il nome della massa tulipè si ispira al tulipano in fiore.

Originariamente questo wafer veniva infatti modellato, ancora caldo e morbido nella coppa di un bicchiere, in modo da assumere la forma “a tazza” di un tulipano aperto.

Preparazione:

accendere il forno a 200° C.

Iniziare preparando la massa tulipè, mescolando bene in una ciotola ampia i 3 ingredienti.

Sbucciare le mele, tagliare la base per renderle stabili e svuotarle con uno scavino lasciando un bordo di 1/2 cm.

Rotolarle  nella massa tulipè,  avvolgerle con le lamelle di mandorle e disporle in una pirofila.

Preparare il ripieno separando i tuorli dagli albumi, montare i tuorli con lo zucchero a velo, incorporare il formaggio di capra (o la ricotta come ho fatto io), la maizena, la panna, il latte, la vaniglia e la scorza grattugiata del limone, io ho salato la ricotta altrimenti va aggiunto un pizzico di sale.

Mescolare bene ed unire delicatamente gli albumi montati a neve, riempire le mele ed infornare per 20 minuti.

A piacere irrorarli col miele, servirli caldi (anche freddi sono buonissimi).


Crumble di salmone e finferli, venerdì pesce….

Forse crumble non è appropriato ma oggi mi va di inglesizzare il titolo, ma crumble o non crumble questo non cambia il risultato: un piatto saporito, sano, leggero, e che permette di “improvvisare” una cena soltanto con quello che avete a disposizione.

La ricetta, che ho trovato su una datata rivista sui funghi prevedeva la passera di mare ma a nessuno a casa Perla (la mia micia) compresa   piace il pesce che sa di pesce e quindi devo trovare mille modi per mangiarlo e farlo mangiare.

Vedo nei blog : pasta con le sarde, le tortiere con le sarde, le sarde ripiene, pesce azzurro che fa tanto bene ma…..a me proprio non  va giù :-(

Qui io ho usato il salmone, abbinato ai finferli che avevo raccolto e congelato ma,  come succede  la ricetta poi viene elaborata e modificata a piacimento ed è questo che mi fa amare tanto la cucina e questo blog che mi fa conoscere altre cucine dandomi l’opportunità di “stupirmi” ad ogni passaggio, a volte non ci si sofferma perchè le foto non sono accattivanti però se “leggi” t’incanti….di fronte alla creatività…..noi donne siamo proprio “speciali” ;-)……..THE END :-D

Elenco ingredienti per 2 persone:

  • non scrivo le dosi del vino e della panna, sono andata ad occhio..
  • 250 g di finferli (funghi a piacere),
  • 500 g di filetto di salmone (filetti pesce a piacere),
  • vino bianco per sfumare q.b.,
  • panna di soia q.b.
  • 2 cucchiai di pangrattato,
  • 3 cucchiai di semi di zucca tritati grossolanamente (la frutta secca che preferite, secondo me ci sta bene tutta),
  • olio evo (extravergine di oliva)
  • sale,
  • pepe verde.

Come si fa:

se usate i finghi congelati saranno già puliti (spero di si;-) ), altrimenti con un panno carta inumidito togliere i residui di terra.

Tagliarli  a lamelle sottili e farli saltare senza condimento in una padella antiaderente per fare asciugare la loro acqua, metterli da parte.

Preriscaldare il forno (funzione grill) a 210°C.

Dividere i filetti del pesce che avrete scelto in 12 parti, io ho cotto il salmone a vapore per qualche minuto, nella ricetta la prima cottura del pesce viene fatta nel burro.

Salare e pepare  il pesce e toglierlo dalla padella.

Nel fondo di cottura unire il vino e fare evaporare l’alcool (io l’ho fatto senza grassi), aggiungere la panna,  pepare e cuocere a fuoco basso, tenere al caldo.

Ungere una pirofila  2 da porzione e fare uno strato di filetti di pesce, un secondo con i funghi.

Ancora uno strato con la panna.

Ricoprire con il pangrattato miscelato ai semi di zucca tritati, finire con fiocchetti di burro (io ho usato l’olio evo)

Infornare per 10 minuti fino ad ottenere una bella crosticina, fotografare velocemente e servire caldo.

Inutile dirvi che ello ha mangiato con soddisfazione…. ;-) buono anche il giorno dopo …….

Mi scuso per le diverse temperature di colore, ma alla sera non riesco proprio ad uscirne fuori.

Buon fine settimana e GRAZIE…………………

Ho appena saputo di aver vinto il Primo Premio del concorso Amadori con questa ricetta.


Posso averne uno anch’io? ……..

È questa la domanda che ho fatto al signor Gigi (nome di fantasia) in un negozio di stoffe a Firenze.

Mi sono incamminata verso il Trippaio di Firenze in via Gioberti perchè avevo promesso a “ello” che gli avrei portato il Lampredotto (cliccare sulla foto per saperne di più ;-) )

per poi avviarmi verso Ponte Vecchio

dove mi  sono commossa vedendo questa nonnina

e questi sposini

e dopo aver scattato  qualche fotografia qua

e  là

ed aver resistito alla tentazione di entrare qui:

di fronte alla  vetrina del cioccolataio Vestri ho ceduto (cliccare sulla foto per conoscerlo):

e lui per confortarmi mi ha offerto  una meravigliosa cioccolata calda.

A questo punto appagata ma con le braccia allungate di qualche centimetro ed i piedi che urlavano per uscire dalle scarpe, raccolte le ultime briciole di energia mi sono incamminata verso la Stazione, non dopo aver chiesto informazioni ad una signora che mi ha fatto sbagliare  strada :-( e finalmente sono arrivata.

sono  salita sul treno e con lo sguardo malinconico ho guardato il paesaggio scorrere veloce davanti a me……

…..e questo è quello che ho preparato col tartufo nero:


….ma di questo vi racconterò domani :-)

Vi ringrazio per i messaggi di ieri ed auguro a tutte/i voi una spendida settimana e, vi do un consiglio: viaggiate da sole…


Bocconcini di pollo al pepe rosa…..

Ecco una ricettina veloce, veloce, leggera, leggera e gustosa, gustosa :-)

La faccio spesso, e dopo ver scoperto che “ello” al contrario di quanto aveva sempre detto, il pollo lo gradisce..e se lo gradisce, lo preparo spesso.

È stata la nostra cena di ieri sera ed ho colto l’occasione per fotografare il piatto e spedire la ricetta al concorso Amadori.

Cosa occorre:

  • petto di pollo,
  • salvia,
  • latte di soia,
  • panna di soia,
  • concentrato di pomodoro o passata,
  • pepe rosa in salamoia,
  • sale.

Come si fa:

si possono lasciare le fettine di petto di pollo così come sono (eventualmente le battete un pò per appiattirle) , io ho ritagliato delle striscioline lunghe che ho annodato, i cuoricini (che non si vedono bene lo so :-) ) li ho ritagliati con una formina dopo la prima cottura.

Rosolare  il pollo dopo averlo salato dalle 2 parti, senza grassi, in una pentola antiaderente e metterlo da parte.

Nella stesssa padella mettere il latte di soia e la salvia, cuocere per qualche minuto, aggiungere la panna, il concentrato di pomodoro (o la passata) ed i grani di pepe rosa.

Ridurre la salsina a fuoco lento, aggiungere il pollo e farlo insaporire e servire :-)

Li ho accompagnati a degli spinaci saltati in padella con poco burro di soia.

Per queste preparazioni “pannose” io uso i derivati della soia ma se voi lo gradite potete usare burro e panna, se non usate la panna potete addensare la salsina con la maizena, si può rosolare il pollo nel burro e salvia, insomma si può fare come si desidera :-)

Con questa ricetta ho vinto il Concorso Amadori.


Ovi in fonghet 2.

Un’idea per inaugurare la mia nuova cocottina e provare un piatto unico, veloce e completo, ho usato il forno ma nulla vieta di usare il microonde nella funzione forno, solitamente l’uovo scoppia e non era quello che volevo.

Ingredienti:

  • finferli o funghi a piacere,
  • scalogno tritato,
  • burro di soia,
  • prezzemolo o coriandolo fresco tritato,
  • brodo vegetale,
  • panna di soia,
  • sale,
  • peperoncino o pepe,
  • ricotta affumicata, o altro formaggio a piacere.

Come fare:

tritare lo scalogno e metterlo in un tegame con il burro, far stufare a fuoco basso, alzare la fiamma ed aggiungere i funghi  lavati e tagliati a pezzi, salare e pepare, bagnare un pò alla volta col brodo vegetale e portare a cottura, alla fine aggiungere poca panna di soia e mantecare.

Metterli in una cocottina, creare  il buco al centro per appoggiare l’uovo, coprire ed infornare fino a farlo rapprendere.

Grattugiare il formaggio scelto e servire.

Ed ora vi faccio vedere il primo “raccolto” del mio lui  che andando ad un appuntamento di lavoro all’andata aveva intravisto una “macchia gialla” sotto un albero…..:-) , al ritorno, incurante che le scarpe non fossero adatte a “cinghialar nei campi” è andato a vedere (munito di coltellino, non si sa mai ;-) ) ..et voilà!!!! Bravo el me omo :-D

Buona domenica a tutte/i.


Clafoutis di nespole.

Erano anni che non le vedevo più, non vedevo neanche più gli alberi che, invece, un tempo facevano bella mostra di sè in ogni giardino.

Noi bambine andavamo sfacciatamente a chiederne qualcuna, «dobbiamo fare un disegno per la scuola» dicevamo serie, chissà se ci hanno mai creduto.

Dentro avevano dei grossi semi lucidi e lisci, io li mettevo nella terra ed ogni volta nasceva una piantina.

L’altro giorno le ho trovate in un supermercato, un supermercato che ha il pregio di comperare dai piccoli produttori della zona, oggi c’erano le ciliegie (bellissime!!) a 2,68€ contro i 6,90€  visti in un altro posto.

Mi sentivo una principessa, chissà perchè mi emozionano queste cose, sono quasi riuscita a dimenticare il grande cako che il mio vicino ha tagliato.

Cosa sono? Chiede lui.

Sono nespole, le conosci?

No, mai mangiate, fammi assaggiare una.

Ti piace?

Mmm buone, dammi un’altra.

Lasciane qualcuna che devo fare una ricetta.

Cosa fai?

Non lo so ancora, devo elaborare.

Così ho elaborato il mio piccolo clafoutis, se lo fanno con quasi tutta la frutta, ho pensato, perchè non con le nespole?

Il Clafoutis  è un dolce originario del Limosino (Limoge è nota a tutti per le pregiate porcellane).

Il nome deriva dall’occitano clafotis, dal verbo “clafir” che significa riempire; secondo Alain Rey il nome del clafoutis proviene dall’incrocio del verbo latino clavum figere che significa conficcare un chiodo nel senso di riempire, e di un derivato in eiz del verbo foutre, mettere, ficcare (fonte Wikipedia).

La ricetta originale prevede le ciliegie nere ma nel tempo sono nate molte varianti, anche salate.

Occorrente per 1 teglia da 18 cm. :

  • nespole, sbucciate,  ripulite della pellicola dura che racchiude i semi, tagliate in 4 pezzi.
  • 3 tuorli piccoli,
  • 75 g di farina,
  • 50 g di fruttosio,
  • 80 cl di panna di soia.

Come si fa:

preriscaldare il forno a 180° C.

Dopo aver preparato le nespole, foderare la vostra teglia con carta forno, adagiare le nespole in maniera da ricoprirne abbondantemente il fondo,

montare i tuorli con il fruttosio, aggiungere la farina e la panna di soia, ottenuto un composto fluido versatelo sulle nespole.

Infornare per 40 minuti.

Da gustare dopo la piscina sorseggiando un buon bicchiere di latte di capra.


Flan di ortiche e ricotta con fonduta di Formadi Frant.

Prima che finisca la stagione un’altra idea con le ortiche.

Ingredienti per 4 flan:

  • 200 g. di ricotta di pecora,
  • 200 g. di ortiche cotte a vapore e frullate,
  • 2 tuorli d’uovo,
  • 2 albumi montati a neve,
  • 50 cc. di panna di soia.

Per la fonduta:

  • latte di soia,
  • formadi frant.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C.

amalgamare bene tutti gli ingredienti ed incorporare gli albumi a neve, versare il composto negli stampini e cuocere in forno, a bagnomaria.

Non contengono farina e i flan saranno cotti quando si saranno gonfiati, il tempo dipende dagli stampini usati.

Come fare la fonduta:

in un pentolino spezzettate il formadi frant e scioglietelo in poco latte di soia.

Quando sarà diventato un composto vellutato versatelo sugli sformatini.

Per me è stato un piatto unico, goloso, leggero e scic.


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