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Un’Italia sottosopra, “giovani” premi e come ti riciclo le tagliatelle…

3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Catena Musi cime innevate e Monte Chiampon “pulito”.

Tramonto 3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Queste sono le foto che ho fatto ieri dalle mie terrazze e non sono certo come le immagini che ho visto in televisione, è proprio vero che la natura si è “ribaltata” e come sempre nella nostra meravigliosa Italia quello che da altre parti è semplice emergenza di stagione qui diventa “catastrofe”, un Paese bloccato, continuamente, da scioperi, da “lavori in corso”, da alluvioni, da terremoti, ogni evento naturale trova tutti impreparati e mette sempre a dura prova la pazienza degli italiani che, a detta dei “saputelli”, “non sono una razza”,però nessun popolo ha tanta pazienza e capacità di sopportazione, neanche il sale, dico, neanche il  sale sono stati capaci di “posizionare” per tempo.

Il verbo “prevenire” non compare nel dizionario dei nostri “amati governanti”, che filosofeggiano sulla “monotonia”, sulla nostra “incapacità di accettare i cambiamenti”, quando ogni giorno siamo “costretti” a cambiamenti di ogni genere e certamente non ci annoiamo.

Che bello dare consigli e fare programmi avvolti in un caldo piumino, seduti su una comoda poltrona con il riscaldamento pagato dai “poveri diavoli”, permettendo, senza muovere un dito, che persone avvolte nei cartoni muoiano per strada…

Questo è un piccolo sfogo di una “casalinga” semplice e con le normali facoltà d’intendere e di volere, prendetelo così…ecco qui sotto una “soluzione” per l’emergenza ghiaccio in Austria, quando si dice l’organizzazione…

Distributori ghiaia per emergenza ghiaccio posizionati sui marciapiedi di Villaco (Austria).

Ed ora passiamo ai premi, ricevuti da 2 giovani blogger emergenti Lalina, la “sorellina di Tiziana che vive e studia in Scozia e per sentirsi più vicina alla famiglia ed ai sapori dell’inimitabile cibo italiano ha creato un bel blog, “tradita” da Blogger è passata a WordPress diventando così una mia “collega di piattafoma” :-D

Stesso premio ma “senza glutine” da Micol, inizia a cucinare senza glutine per amore e continua per piacere creando ricette speciali e golose tanto da volersi “convertire”.

Ora devo dire 7 cose di me, ma cosa dire e scrivere che non sia già stato detto e scritto?

Ci provo, voglio scrivere quello che mi emoziona, mi piace vivere intensamente tutto, da quando apro gli occhi almattino a quando li chiudo la sera:

  1. amo il borbottio della caffettiera ed il profumo del caffè che avvolge la casa all’alba;
  2. amo prendere in braccio Perla, baciarla ed osservare i suoi occhi color del cielo e dell’acqua;
  3. amo, all’alba osservare la natura che cambia di giorno in giorno secondo la stagione;
  4. amo osservare di nascosto gli uccellini che mangiano le briciole che butto sul tetto;
  5. amo scoprire che sta arrivando la primavera dal cinguettio degli uccellini sulla mia ringhiera;
  6. amo il profumo del bucato steso al sole e al vento;
  7. amo osservare il mio viso invecchiato dal tempo e dalla vita e vedermi comunque “bella”…

Amo tante altre cose, amo molto la solitudine, quella fisica s’intende, quell’altra l’ho provata proprio qui, nel web, stranamente così “popoloso” ma spesso arido e insensibile…ma ora mi sono “fatta le ossa” e ho fatto tesoro dell’esperienze.

Mi piace anche riciclare il cibo, vestirlo di nuovo, trasformarlo, MAI buttarlo ed è capitato così anche per le tagliatelle dell’MTC.

Anche per un’amante della pasta come me, le tagliatelle ottenute da 500 g. di farina sono troppe e, concedendomi lo “strappo” con quelle al caffè (che vi consiglio vivamente), le altre le ho riunite in una terrina, le ho “unte” per non farle attaccare ed ho pensato di “pasticciarle” con una besciamella al porro e della pasta di salame (ello me la porta puntualmente a casa :-( )

Besciamella al porro.

La besciamella al porro l’ho ottenuta semplicemente con latte di soia, farina, il tutto nel microonde come da ricetta di Solema, io non ho aggiunto altro al latte e farina considerando che avrei aggiunto il porro brasato e frullato e la pasta di salame sgrassata anche questa in microonde, risciacquata (si, l’ho risciacquata per renderla meno “innoqua”..ello non lo sa ;-) )

L’idea di “condire” la besciamella non è mia, ho visto già qualcosa in giro, certo che è una splendida soluzione per condire senza peccato una lasagna e quant’altro, broccoli, cavoli, verze, carote, barbabietole, zucca e chi più ne ha più ne metta…

Bene, dopo aver mescolato nella terrina gli ingredienti ho fatto uno strato in una pirofila, ho messo qualche fiocchetto di burro di soia (potete usare quello normale) e del parmigiano grattugiato, non molto, ho fatto un altro strato, altri fiocchetti altro parmigiano ed ho infornato a 200°C. per c.ca 15 minuti, altri 3/4 minuti con funzione grill.

Che dire? Se avessi avuto 3 teglie “ello” le avrebbe mangiate tutte :-D

Per oggi è tutto, vi ho sommerso con fotografie, considerazioni, con le mie emozioni e con le mie tagliatelle, penso davvero che possa bastare..fino alla prossima settimana ;-)

Ah no, non ancora, con gli “avanzi” di porro e pasta di salame ho farcito una torta salata, fatta al solito, con panna di soia e uovo, bye :-D


Rifatte Senza Glutine: Pumpkin Pie (Torta di zucca)…

Eccomi qui, la mia prima volta a “Rifatte Senza Glutine”..che non è una rubrica di striscia la notizia :-D ma è una cosa seria, molto seria, perchè la celiachia per molto tempo sconosciuta ai più, ora inizia ad avere la “giusta” attenzione, non è ancora presa sul serio da molti ristoratori che sottovalutano la pericolosità della “contaminazione” del cibo glutinoso con quello non glutinoso, mandando a volte le persone all’ospedale :-(

Ed è anche per questo che è importante parlarne, anzi “cucinarne” di cibo senza glutine e se lo fanno anche persone che non sono celiache dimostra che il cibo per celiaci è semplicemente “cibo”, buono, saporito,certo, sarà più complicato “panificare”, impastare perchè le farine senza glutine non “collaborano” in questo senso.

Spesso, mentre preparo qualcosa mi accorgo che cucino senza glutine e non è così difficile ed il sapore è sorprendente.

Così è stato nel preparare questa torta, come farina ho scelto la mia “solita” farina di grano saraceno con spiga di certificazione ovviamente.

Per la ricetta integrale vi mando da lei, nel suo Castello in Giardino.

Ingredienti per la pasta brisè che, non ci crederete, è la prima volta che faccio e se avessi immaginato com’è facile avrei iniziato molto prima ;-) , ho scelto la versione che consiglia Felix (quella con l’uovo):

per una teglia di 14 cm.di diametro:

  • 100 g di farina di grano saraceno,
  • 40 g. di burro di soia,
  • 1/2 uovo,
  • pizzichino-ino di sale,
  • 1 cucchiaino d’acqua.

Come fare:

mettere il sale nella farina e mescolare assieme al burro, aggiungere l’uovo e l’acqua, riporre in frigorifero 2 ore.

Ingredienti per il ripieno:

  • 220 g. di polpa di zucca già asciugata (Butternut), ottenuta mettendo le fette in forno avvolte da stagnola (180°C. x 40 minuti),
  • 100 g. di panna di soia,
  • 50 g. di zucchero Muscovado,
  • 1 uovo,
  • 1/2 Fava Tonka grattugiata (sa di mandorla amara e “simula” gli amaretti che ci stanno benissimo con la zucca),
  • 50 g. di gocce di cioccolato fondente,
  • cioccolato fondente fuso e “bon bon arancioni” per decorare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Setacciare (o frullare come consiglia la “capa”) la polpa della zucca ed unirla agli altri ingredienti, per ultime le gocce di cioccolato.

Versare il composto nella teglia foderata con la pasta brisè ed infornare a 200°C. per 15 minuti, abbassare poi a 180 °C. per 40/45 minuti.

Io, data la grandezza della mia teglia ho variato i tempi in 10 minuti a 200°C. e 35 minuti a 180°C.

Avrete notato che ho “riesumato” la Fava Tonka, perchè noi blogger seguiamo spesso le mode e la povera “Tonkita” dopo mesi di luci della ribalta era finita nel dimenticatoio.

Non sono una fanatica delle mode ma se una cosa mi piace mi piace e basta,  l’aroma di mandorla che rilascia è perfetto per questa torta, avrei voluto “giocare” col rosmarino o rimanere fedele a cannella e zenzero ma volevo cambiare.

Le gocce di cioccolato e l’uso dello zucchero muscovado completano l’opera.

Certamente una torta da “Rifare”…


Ah..non ho messo il nastrino per tenere assieme la torta, sono “crepe di assestamento”, potevo almeno fotografarla dall’altra parte, ma è andata così..è un pò “rustega”..come me what else?

Buona domenica e..alla prossima :-)

Il 15 febbraio da Anna con i suoi totani ripieni, vedrò cosa saprò fare :-)


Dopo lo “Stollen” rimango in Germania: zuppa alla birra…

Era da un sacco di tempo che avevo in mente di  fare questa zuppa alla birra che mangio spesso in Austria, sto facendo i pani alla birra per portare a Firenze a Vinellando e così ne ho “sequestrata una e, scartabellando i miei libri “storici”  (questo è del 1978!!)  ho trovato una ricetta.

Foto dal web

Ingredienti per 4 persone (io ho fatto metà dose ):

  • 1 litro di birra chiara tedesca (io ho usato quella “dark” della foto),
  • 40 g. di burro (burro di soia),
  • 50 g. di farina,
  • 1 pizzico di cannella in polvere,
  • sale (affumicato),
  • pepe,
  • 1 cucchiaio scarso di zucchero (omesso),
  • 1 dl. di panna liquida (di soia),
  • crostini di pane,
  • erba cipollina.

Come fare:

preparare un rue con burro e farina e quando il composto è dorato e liscio versare la birra, mescolare, salare, pepare ed aggiungere la cannella, mettere lo zucchero (se lo adoperate).

Far bolllire qualche minuto, aggiungere la panna (io ne ho lasciata un pò per la decorazione).

Preparare i crostini di pane nel forno (senza burro).

Versare la zuppa nelle tazze da consomme o dove desiderate, riempite una metà della tazza con la panna montata e l’altra metà con i crostini dorati, rifinire con fili d’erba cipollina tagliati con la forbice.

Mahlzeit!!!

P. S. : La birra non dev’essere amara, il sapore è delicato, considerando che l’alcool evapora in cottura.


Insalata di Daikon alla panna di soia

 Daikon (Wikipedia)cos’è? Una radiciona lunga, candida che ha il sapore e …aimeh,  l’odore del ravanello ma anche a questo c’è rimedio quindi, sotto vi spiegherò come apprezzarlo rendendolo digeribile.

Ho “scoperto questa radice in Austria, a pranzo e a cena nel Buffet di verdure, assieme alla “Kartoffelsalat”, è la mia scelta monotematica e quindi, vogliosa di farla anche a casa non ho resistito alla tentazione di “estorcere” la ricetta.

Per non appesantirla troppo, al posto della crema di latte ho usato una panna di soia ed ho aggiunto del sesamo nero

Ingredienti:

  • 1 radice di Daikon,
  • sale,
  • crema di latte freschissima (ho usato la panna di soia),
  • semi di sesamo nero tostati (facoltativi).

Come fare:

pelare la radice di Daikon e grattuggiarla in una misura media, mettere la julienne in uno scolapasta con il sale, mescolare ed appoggiare sopra un peso affinchè perda il liquido di vegetazione (quello è il “colpevole”).

Dopo c.ca 30 minuti risciacquare, strizzare e mettere in una terrina assieme alla crema di latte (o di soia o riso), aggiungere semi di sesamo nero tostai, mescolare e..gustare :-)

Dalla presenza massiccia di “cimici, puzzole, bugege” annidate nelle piante della mia terrazza deduco che l’autunno sia vicino e quindi anche il “cambio di stagione”.

Dal Giappone un sistema per piegare le magliette:

Daikon (Wikipedia)


Per WHB#284: un post lungo lungo e una “Crostatina ai fiori di papavero”.

Per la ricetta “scendere a valle” :-)

Quando ho letto che la raccolta settimanale veniva ospitata da Terry ho pensato: devo farle qualcosa di “speciale” , chi più di lei sa “maneggiare” le profumate armi floreali? Chi più di lei sa “dialogare” con le erbe spontanee, i tuberi, le piante?

Lei, avendo fatto un corso di erboristeria conosce anche le varie applicazioni di quello che raccoglie, ed il suo sogno è, appunto, quello di aprirne una sua di erboristeria…ed io le auguro che il sogno si avveri..però prima ce n’è un altro ;-)

Beh, anch’io ci chiacchiero con la natura e maneggio armi profumate ma  lo faccio in maniera istintiva, è ciò che ho “ereditato” dall’ infanzia, complice un papà “avventuroso”, una madre “romantica” ed una casa situata in un luogo che non forniva alternative circondata com’era da campi sconfinati, un “Rio”, il famoso “Rio Ospo” (che ho nominato da qualche parte), una serena, quanto breve infanzia vissuta in perfetta solitudine, un pò come adesso sulla  “via del tramonto”……e così, ieri mattina mi sono incamminata verso i campi alla ricerca dei papaveri per fare questa crostata di cui avevo letto ancora anni fa.

I papaveri adorano la compagnia del grano (dopo vi racconterò anche di questo), infatti dov’ero ieri c’erano anche campi d’orzo ma di papaveri nemmeno l’ombra mentre li vedevo fieri ed orgogliosi in mezzo alle spighe di grano e a far da “barriera” all’inizio del campo come a proteggere le spighe dalle trebbiatrici che “passeranno” tra non molto.

Campo di grano e papaveri

Campo d’orzo

Ovviamente ho raccolto anche i fiori di sambuco (per lo sciroppo, naturalmente) e c’era un gran lavoro delle api che volavano da un fiore all’altro della pianta di more di rovo ed impollinavano a più non posso.

Anche questo mi ha confortato, le api ci sono,  qui ci sono, vicino (ma protetto da una barra che non oso oltrepassare) c’è un campo pieno di arnie, dovrò informarmi se vendono il miele.

Eppoi le coccinelle “in amore” che, avvertita la mia presenza,  pudìche hanno cercato di nascondersi, una foto e via ed ho lasciato che trionfasse l’amore :-) …ma 2 assieme mi porteranno ancor più fortuna?  :-)

Con questo quesito mi sono avviata verso casa,  fermandomi anche  davanti alla casa di Danilo (il signore dei pavoni che non c’è più ricordate?) che è curata  da chi gli ha voluto bene, il suo consuocero mi ha regalato qualche rosa, epilogo perfetto per una mattinata piena di luce :-)

Ora qualche informazione sul papavero del quale non immaginavo la commestibilità dei fiori.

Papaver rhoeas:

Papaver sembra di derivazione celtica, in quanto i semi venivano messi nella pappa dei bambini per farli dormire.

Rhoeas viene dal greco “rhein”, che significa “cadere”, per via della caducità dei petali.

Il papavero sembra originario di una zona asiatica che sta tra il Pamir e l’Iran, in quegli altopiani dove, in epoche antichissime, si è differenziato, prima spontaneamente poi con l’aiuto dell’uomo, il “frumento”.

La diffusione del frumento ha portato con sé, in tutto il mondo, anche il papavero, definito pianta sinantropica, cioè che segue l’uomo nei suoi spostamenti e che non si diffonderebbe senza i lavori agricoli, che riportano alla luce i semi sprofondati nel terreno.

Presso i Romani, il papavero era talmente legato alle pratiche agricole che Cerere, divinità delle messi e dell’agricoltura, era raffigurata con spighe e papaveri tra i capelli e tra le braccia.

Foto presa dal web

Nell’alimentazione venivano usati i semi, non solo per via dell’olio che se ne poteva trarre, ma come condimento sui pani e dolci, tradizione sempre continuata, specie nel nord-Europa.

Caratteristiche e proprietà:

è una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Papaveracee.

La “rosetta”, cioè la disposizione delle foglie alla base del fusto, è folta (i famosi “carletti” di cui Terry fa largo uso per le sue ricette di primavera, buttate l’occhio) e da essa si innalzano il gambo e il fiore.

Le foglie sono a forma di penna con incisioni molto irregolari, la punta è acuta e la base ristretta finisce nel gambo.

Il colore è verde deciso e si ha la presenza di peli; il calice del fiore è a due valve pelose che cadono all’aprirsi della corolla formata di quattro petali rossi con macchia nera alla base.

Molto evidenti sia i pistilli che i numerosi stammi neri; il bocciolo è pendulo, il frutto è a forma di capsula porosa contenente numerosi semi neri.

Il papavero è infestante nei campi di cereali, dei prati incolti e dei ruderi, vive fino a 2000 m. e fiorisce da marzo a luglio.

Per far essicare i fiori bisogna esporli al sole, badando che perdano l’umidità nel modo più rapido per impedire che si disperdano i principi attivi.

Anche le capsule contenenti i semi si fanno essicare rapidamente al sole.

Le proprietà del papavero sono concentrate sia nelle foglie che nei petali e hanno effetto emolliente, sudorifero, sedativo e leggermente ipnotico.

Utilizzo:

le rosette basali, anche quando è già presente il piccolo fusto appena accennato, entrano in alcune ricette della cucina Mantovana e dell’ Oltrepò Pavese, vengono usate in frittate, minestre, torte salate e frittelle, i semi sono utilizzati su dolci e pasticceria varia.

Nella medicina popolare si usano i fiori.

Tè al papavero: aggiungere al proprio tè preferito alcuni petali di papavero per beneficiare del suo effetto sedativo.

Infuso: versare in un litro d’acqua bollente 5 g di fiori essicati di papavero, filtrare il liquido, addolcirlo e berlo la sera prima di coricarsi, chi soffre di tosse notturna si assicura così un sonno tranquillo.

Il medesimo infuso sorbito in due volte, il pomeriggio all’ora del tè e la sera prima di coricarsi, calma l’eccitazione nervosa.

Sempre lo stesso infuso, ovviamente non zuccherato, serve a lenire rossori e irritazioni.

E adesso “dulcis in fundo”..la ricetta :-D

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io dimezzata in teglia cm.11):

  • 300 g di pasta frolla  (scegliete voi la ricetta che conoscete, io ho usato quella pronta),
  • fiori di papavero,
  • 100 g di zucchero di canna (40 g di fruttosio),
  • 3 cucchiai di farina 00,
  • 300 g di riso bollito,
  • 2 dl di panna liquida (1 dl panna di soia),
  • cannella in polvere,
  • burro qb (burro di soia),
  • semi di papavero per decorare (scelta personale).

Come fare:

stendere la pasta e foderare la teglia imburrata (omesso), punzecchiare il fondo con i rebbi della forchetta.

Mescolare il riso con lo zucchero, la farina,  la cannella e versare metà dell’impasto sulla pasta, ricoprire con i fiori di papavero (solo i petali) facendo più strati perchè in cottura si riducono molto.

Incorporare la panna nell’impasto rimasto e versare tutto nella tortiera, coprire con i fiori di papavero ed infornare a 220° C. per 15 minuti, togliere dal forno, aggiungere fiocchetti di burro e semi di papavero sulla superficie ed infornare ancora per 5/10 minuti.

Con piacere partecipo alla raccolta settimanale WHB ospitata questa settimana da Terry (aggiungo in maniera “Carrambesca :-D ) che, con il suo blog ha già conquistato metà foodblogger e senza dubbio l’altra metà la conquisterà con questa raccolta..”parola di lupetto” (avete fatto le boy scout? )

E non dimentico di ringraziare  Brii per aver portato in Italia questa raccolta, unendosi alle sue amiche/colleghe:

E  Haalo, Cook (almost) anything at least once

In corso d’opera mi è venuta un’idea/riciclosa per la presenza del riso, adoperando una frolla salata alternare a del riso/risotto avanzato erbe di campo ripassate in padella o quant’altro vi piaccia, sarà perchè a me le preparazioni con il riso piacciono molto..infatti sto aspettando la materia prima per la mia versione di “risi e bisi”…

Bye, bye..alla prossima :-)


Saltimbocca alla ro…..binia….

…niente carne, niente prosciutto, niente salvia…questi “saltimbocca” sono dei semplicissimi “pirottini” di cioccolato (comperati perchè il temperaggio del cioccolato è nella lista di cose da fare) riempiti con una crema ai fiori di robinia o acacia o quel che è :-D

Saltimbocca perchè si mangiano in un sol boccone, dopo aver fatto quella ai fiori di sambuco ho “provato” con questi, ho fatto il vino ed ho fatto anche le frittelle..però..udite, udite al forno…

Oggi è domenica, mi sento anche un pò pigra e quindi copio incollo da qui e se vi va di sapere come fare il vino e le frittele sostituendo i fiori i sambuco con quelli di acacia andate  qui ma invece di friggere mettere i mucchietti d’impasto sulla carta forno ed infornare a 180°C.  pr 30 minuti avendo l’accortezza di girarli a metà cottura.

Ingredienti per i “saltimbocca”:

  • pirottini piccoli di cioccolato,
  • 1 litro di panna fresca (250 panna di soia “Naturasì”),
  • 150 g di zucchero (30 g di fruttosio),
  • sale,
  • 150 g di fiori di sambuco col gambo (acacia 60 g.).

Alberi acacia e sambuchi

Come fare:

scaldare la panna e sciogliere lo zucchero ed un pizzico di sale.

Togliere dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco (robinia/acacia).

Lasciar riposare la crema in frigorifero per una giornata (io l’ho lasciata la notte).

Filtrare e montare la crema con le fruste…fatto :-)

Alla prossima :-)

Colgo l’occasione per fare gli auguri a tutte le donne che non hanno potuto, per svariati motivi, diventare mamme e che certamente sarebbero state delle mamme meravigliose…..

Io sono una “Figlia mancata”, sono una “Mamma mancata” ma, come dice Vasco: io sono ancora qua…..e già :-D

Altre idee con i fiori (cliccare foto per ricetta):

 


Buon pranzo…..

Buongiorno, la Pasqua è passata e le “titole” pappate….e urge cambiare post :-D

Vi lascio questi tagliolini con prosciutto crudo e semi di papavero, mantecati con un pò di panna di soia.

Vi ringrazio per le mail di auguri, spero siano stati giorni di festa per tutti, un bacino :-)


Non “vedevo” l’ora….dal libro del cuore: crema ai fiori di sambuco….

Trieste siamo più abituati a definirla per esclusione. L’ennesima ultima sigaretta di Zeno, la bora che ti sposta di quattro passi raccontata da Stendhal, il Castello di Duino sospeso nel mare cantato da Rilke, i paesaggi lunari del Carso di Ungaretti dove finisce la cultura dell’olio d’oliva e comincia quella del burro, le geometrie senza struttura di Joyce, che per undici anni in città affinò le idee che cambiarono per sempre la letteratura. Trieste satura del profumo dello stoccafisso, del fumo di ciminiere e del fumo che sa di caffè tostato. Tutte cose eteree, leggere, che poi è l’idea che ognuno ha di Trieste: odori, vento e passaggi, di uomini tra est e ovest durante la Guerra fredda, e la tragedia dei Balcani, di carichi di legname da ovest a est quando la città era il più grande porto commerciale dell’Adriatico.

Foto e testi presi dal web.

Trieste senza passato e per questo votata al futuro. Piena di bar, la densità più alta per chilometro quadrato in Italia, e piena di sapori, ricette, vino. Non è una guida turistica, né un’antologia di racconti, ma è sicuramente una miniera di informazioni Trieste, la città dei venti di Veit Heinichen e Ami Scabar. In effetti, è un ricettario colto. Un piatto, un aspetto di Trieste, un sapore, una storia. Acciughe salate sott’olio, minestra di castagne e porcini, sgombri al forno con crema di ricotta e rafano. Sembra De André, sembra Creuza de mä. Forse non c’è modo migliore per capire un posto, una città.

Cliccare sulla foto per la canzone di De Andrè

Non è un segreto per nessuno il mio amore e l’attaccamento che ho per la mia città natale, Trieste.

Le mie vicissitudini non sono riuscite a strappare le mie radici ed anche se ora vivo lontano da lei io la “sento” ancora “La mia città” e questo Sabrina lo ha capito ed in occasione del nostro consueto incontro Natalizio mi ha regalato questo libro che consiglio a tutti, Triestini e non.

…..Non “vedevo” l’ora, proprio da quel giorno,  che fiorissero i sambuchi.

Ho raccontato nel post precedente che qui la fioritura è un pò in ritardo e durante la mia passeggiata ho potuto raccogliere soltanto pochi ombrelli fioriti, quelli piccoli, esposti al sole, pochi ma sufficienti per realizzare il mio desiderio: la crema ai fiori di sambuco che altro non è che una panna aromatizzata e questa idea mi apre la strada alla sperimentazione, cardamomo, petali di rosa, di gelsomino, pepe, erbe aromatiche e chi più ne ha più ne metta.

Può essere un accompagnamento “salato” (eliminando lo zucchero) per patate e pesce bolliti, si può anche alleggerire usando la panna di soia (come ho fatto io in questo caso)…beh, se non lo avevate capito questa ricetta mi ha entusiasmato e dato tanti spunti, provateci anche voi ;-)

Emi Scabar la consiglia come accompagnamento per la cioccolata o le frittelle di fiori di sambuco, non avendo trovato i secondi mi sono concessa una “coccola cioccolatosa e peccaminosa”..d’altronde sono sola soletta (ello è via per lavoro), mi sento debilitata, e me la sono proprio meritata.

La cioccolata l’ho fatta semplicemente facendo sciogliere nel latte di soia del cioccolato fondente e fatto bollire fino al raggiungimento della densità desiderata.

Ingredienti per 6 persone, tra parentesi le “mie” dosi e varianti:

  • 1 litro di panna fresca (250 panna di soia “Naturasì”),
  • 150 g di zucchero (30 g di fruttosio),
  • sale,
  • 150 g di fiori di sambuco col gambo (40 g.).

Come fare:

scaldare la panna e sciogliere lo zucchero ed un pizzico di sale.

Togliere dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco.

Lasciar riposare la crema in frigorifero per una giornata (io l’ho lasciato la notte).

Filtrare e montare la crema con le fruste…fatto :-)

Buona giornata a voi…..


Vi presento: Sua maestà la “Pitina”…

Era da molto tempo che pensavo di riproporre un post che parlasse della Pitina, i filmati raccolgono immagini da me scattate nel 2009 e la ricetta che seguirà appartiene allo stesso anno.

Tramonti di Sopra l’ho scoperta con il mio amico di pedalate che mi  portò a fare una cinghialata indimenticabile..con l’improbabile illuminazione della pila che si applica alle bicicletta abbiamo attraversato una vecchia, interminabile galleria militare….buio, buio pesto, la luce del giorno non s’intravedeva mai ed ho temuto di rimanere lì…ma sono qui :-D e vi racconto le mie solite storie che ruotano attorno alle mie ricette.

Il periodo in cui non riuscivo ad entrare nella mia bacheca è stato particolare, mi sono resa conto che il blog è il “mio amico di penna”, lo so, leggono tutti ma io non “vedo” nessuno e quando scrivo lo faccio per me e per coloro che sanno leggere le mie parole.

Forse un blog di cucina dovrebbe essere più leggero, più rilassante per chi legge ma il bello del web è che puoi scegliere di cambiare pagina senza che nessuno se ne accorga e si offenda……

Ma torniamo alla pitina e alla meravigliosa domenica che ho trascorso con “ello”.

L’intenzione era di andare alla “Locanda Vittoria”, dove ho mangiato la prima volta i gnocchi viola ma, come racconto nel post quel cuoco che mi ha svelato la ricetta non c’è più :-( .

Allora ci siamo incamminati per il paese e ci siamo imbattuti in un cartello ed abbiamo deciso di andare a provare com’era quel posto.

Siamo stati accolti da due sorelle che gestiscono il ristorante e producono la pitina, nel video vedete l’affumicatore e le pitine già confezionate per la vendita.

Dopo l’affumicatura vengono fatte stagionare stagionare per un mese su una griglia e girate più volte.

Dopo aver degustato la pitina, ci siamo incamminati senza meta per il paese, era da poco che avevo la mia Lumix ed ero desiderosa di fotografare ogni cosa.

Sulle facciate delle case ci sono gli affreschi che riproducono gli antichi mestieri di un tempo:

Io sono l’utente e non ho disattivato nulla, se vi interessa potete guardarlo da youtube, un bacio :-)

Gironzoliamo ancora un pò..con un ello “stufo” di camminare e desideroso di sedersi nella macchinina :-( …..ma stavolta vinco io, o vince il mio entusiasmo, fatto sta che riesco a farlo camminare ancora e posso godermi  lo spettacolo della natura, vecchie case abbandonate, una Chiesa Valdese, vicoli, balconi, montagne in lontananza.

Si è fatto tardi (anche se io sarei rimasta lassù tutta la vita :-) ) tornando indietro vedo una coppia che rastrella il fieno, faccio qualche foto, anche un video ma senza esperienza mi accorgo, quando arrivo a casa, che è capovolto (a nulla sono valsi i miei appelli per farmi aiutare a raddrizzarlo :-( ) ma le foto raccontano ugualmente di una coppia di anziani che, la domenica pomeriggio  rastrellano assieme il fieno e a me, che sono una sentimentalona/romanticona questa immagine è piaciuta e..vi dirò che mi ha anche commossa…..

Ora vi faccio vedere (ed assaggiare) cosa avevo inventato con le pitine che comperai allora:

Pacchetto di pasta al basilico ripieno di pitina e patate con fonduta di parmigiano.

Per la pasta usate le vostre solite dosi unendo un trito di basilico fresco.

Per il ripieno:

  • 1 pitina,
  • 1/2 patata lessata,
  • ricotta di pecora q.b.,
  • porro,
  • burro di soia,
  • poco parmigiano grattugiato,
  • pepe (verde) q.b.

Per la fonduta:

  • parmigiano grattugiato,
  • pepe (verde) pestato nel mortaio,
  • panna di soia.

Come “impacchettare”:

dopo aver steso la pasta tagliarla a rettangoli e mettere al centro un composto fatto con la pitina sbriciolata, la patata lessata passata in padella col porro precedentemente stufato nel burro di soia e ricotta di pecora e parmigiano grattugiato aggiunti a composto freddo.

Chiudere il pacchettino, legarlo con la foglia di porro precedentemente sbollentata e cuocere in acqua bollente salata per qualche minuto.

Preparare la fonduta facendo sciogliere il parmigiano nella panna di soia, aggiustare di sale e pepe, rosolare in una padella antiaderente qualche briciola di pitina ed usarla come decorazione sulla fonduta…..

Non amo riempire i post di link però vi consiglio di andare a vedere questo , troverete la storia della pitina, la storia di un modo per conservare la carne dettata dalle necessità di quel tempo.

Ed ora un pò di musica per augurarvi uno splendido fine settimana, qui con uno splendido sole….

Altre idee con la pitina:


Cosa fai per cena? …Sono “cavolini” miei ….

Sformatino di cavolini di Bruxelles  e ricotta di Tiziana

Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles

Finalmente dopo tanto tempo sono riuscita a trovare il Cavolo Cinese (vi consiglio di andare a vedere perchè ci sono ricettine interessanti, oltre ad indicazioni sulle sue proprietà).

Per essere sincera una volta ho comperato un “qualcosa” che gli assomigliava (o almeno credevo)… ma era il più comune “Pan di zucchero” :-D così è finita che mi sono fatta 2 giorni di insalata :-(

Per completare la  “Cavolo’s dinner” ho usufruito della ricetta che mi aveva mandato  Tiziana così, la sera prima lo sformatino, ieri sera  la decorazione/aggiunta alla torta salata.

Inizio con lo sformatino che consiglio come piatto unico e completo:

Ingredienti (tra parentesi le mie varianti):

  • gr.250 cavolini di Bruxelles,
  • gr.300 ricotta (ho usato quella di kefir),
  • 5 filetti d’acciuga,
  • 1 spicchio d’aglio tritato finemente (l’ho lasciato “vestito” e poi tolto),
  • olio evo,
  • pane grattugiato, (semi di zucca tritati),
  • sale e (pepe verde).

Come fare:

pulire i cavolini, sbollentarli in acqua salata per 10 minuti, sgocciolarli e tagliarli a metà.

Terminare la cottura passandoli in una padella con olio evo e l’aglio, non devono sfaldarsi.

Tagliare i filetti d’acciuga (non sminuzzarli), aggiungerli alla ricotta, amalgamare bene con un filo d’olio, unire al composto anche i cavolini (se l’impasto dovesse risultare poco morbido, aggiungere un pò di acqua di cottura dei cavolini).

Mettere il tutto in una pirofila foderata con carta forno e cospargere di pane grattugiato (semi di zucca).

Infornare 180°C.  per 15 minuti circa.

Servire tiepido.

Ed ecco la ricetta della torta salata:

Per fare la base ho fatto, per la prima volta, la pasta brisè, ho scelto una a caso su google, questa, ho fatto doppia dose, avendo una teglia da 26 cm. del Lidl col fondo estraibile in vetro che vi consiglio vivamente.. (non sono sponsorizzata ;-) )

Ingredienti (io ho usato derivati dalla soia, si può sostituire tutto con prodotti vaccini):

  • base brisè o, a piacere, pasta sfoglia,
  • 600 g. di cavolo cinese al netto,
  • cavolini di Bruxelles cotti come sopra e tagliati a metà,
  • 50 g. burro di soia,
  • 3 uova,
  • 2 dl di panna di soia,
  • 1 manciatina di Cheddar cheese grattugiato,
  • 1 manciatina di emmenthal grattugiato,
  • 1 manciatina di parmigiano grattugiato,
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

preparare la brisè (se la fate voi) altrimenti foderare la teglia con la pasta che avrete scelto.

Sbollentare in acqua leggermente salata le foglie di cavolo cinese, scolarle, tagliarle grossolanamente e farle stufare, coperte, fino ad asciugare il tutto, raffreddare.

Sbattere in una terrina le uova con la panna, aggiungere i formaggi (volendo una parte si può spolverizzare), aggiustare di sale, pepare ed infornare a 180°C. per 10 minuti.

Dopo i 10 minuti, decorare con i cavolini e proseguire la cottura per altri 10/15 minuti.

Partecipo alla raccolta di Veronica:

Ed anche alla raccolta di stagione de: La mia dispensa

Ed ora un pò di “ritmo” …..lo so, sono un pò “crazy” ;-)


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