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Frico, un cjosul cu lis strissulis.

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Frico con strissulis e patate.

Se c’è una parola della Lingua Friulana che mi piace da matti è proprio Cjosul, che, come ho scritto qui, significa tutto e niente, è la parola salva discorso quando, quella giusta lu ài sot di un dint (sulla punta della lingua).

Devo dire che, nonostante l’ ancestrale disprezzo  che i Friulani nutrono nei confronti dei Triestini io imperterrita, giorno dopo giorno, continuo a Friulanizzarmi.

Ormai è amore, totale, indissolubile, un amore che va oltre la consapevolezza di cozzare contro un Popolo chiuso, diffidente, bastian contrario e poco propenso a coalizzarsi ed unirsi in Comunità, ognuno rema dalla propria parte e la barca rimane immobile in mezzo al mare: mi riferisco principalmente al popolo che ruota attorno alla cucina ed il cibo.

Di seguito  il Frico raccontato da un autorevole cuoco friulano: ho estrapolato qualche frase da un testo che sono stata autorizzata ad utilizzare: nello specifico, si contempla l’uso del formaggio Montasio, che un tempo veniva prodotto con la stessa lavorazione che ancor oggi utilizzano le Latterie Turnarie, ed è con le  strissulis del formaggio delle Latterie Turnarie, presidio Slow Food, che ho fatto questo frico.

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L’ho preparato con le patate kennebec che ho raccolto domenica scorsa nel campo di amici, poco distante da casa; immagino l’emozione di prepararlo con le patate di Godia o le originali patate di di Resia o le rosse/bianche di Cercivento: solo costassero meno ;-)

A PROPOSITO DI FRICO…

In questi giorni sulla stampa internazionale non si fa altro che parlare di Frico con la F maiuscola ma, se andiamo a vedere a ristroso, solamente dopo il 1998 il Frico ha fatto capolino nelle trattorie nostrane, orgogliose di lanciarlo e valorizzarlo (prima era un cibo della tradizione e solo a seconda dei contenuti alla sua origine potevano esserci delle ricette ricche).

Effettuando delle ricerche sul nome, per comprendere se vi fossero piatti simili in giro per l’Italia o nelle Regioni dell’Europa a noi vicine, non venne trovata alcuna traccia ma, chi scrive, oltre alle parole del Presidente dell’Ersa che promuove il prodotto, desidera evidenziare un passaggio dello storico: “cu lis strissulis” il frico è più gustoso.

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La pasta di cacio messa nelle forme (tàlz o fassere in friulano) viene rifilata alla sera. Questi ritagli strissulis o còdis o ritàis, regalano un frico eccezionale. Val la pena di assaggiare un frico di strissulis: se il frico vi piace, vi piacerà ancora di più; se non vi piace e non lo conoscete, diventerete amici. Lo giurava un casaro mio amico di Cavalicco, Angelo Dalla Mora.

Preparazione del frico di strissulis: i ritagli vengono fritti in poco olio e/o burro, pepe, sale, fino alla consistenza voluta. Meglio ancora se i ritagli vengono ammorbiditi in bagno di latte per un paio d’ore o più, dopo di che si mettono in padella nera (fersòrie o frissòrie) col condimento sopraddetto.

E poi via via menzionando i vari Latteria fresco o invecchiato o annunciando ricette arricchite con cipolla, patate crude o cotte, mele, oppure con lo speck… Frico croccante, morbido, a pasta filante ma sempre con formaggi provenienti dalle nostre latterie un tempo turnarie. Poi gli abbinamenti con i vini, bianchi delicati e profumati fino ai rossi corposi per l’abbinamento per il frico con lo speck.

Siamo orgogliosi di questi momenti “frizzanti” legati alla primogenitura del Frico, e siamo altrettanto consapevoli e preoccupati che non basta dichiararsi autorevoli conoscitori del Frico: bisogna esserlo da sempre e con tutti i nostri prodotti, prenderli per mano seguendo le “istruzioni per l’uso” di chi un tempo con fatica e creatività e con il condimento più antico e ricco del mondo, la fame, ce li ha portati in eredità: oggi questi prodotti con qualche innovazione sono diventati i nostri “Prodotti di Eccellenza”.

Germano Pontoni Unione Cuochi FVG

Da Frico e… 30 ricette di frico e più di 60 ricette di cucina dall’antipasto al dessert con il formaggio Montasio, a cura di G. Busdon e G. Pontoni, Edizioni Ribis.

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Strissulis e patata (non quella che ho adoperato, è germogliata!)

Ingredienti:

  • strissulis,
  • patate Kennebec tagliate con la mandolina (le rosse sarebbero perfette),
  • sale,
  • pepe (io l’ho messo),
  • olio per ungere la padella,
  • acqua per aiutare la cottura delle patate.

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Come fare, ricetta di Anute Scaon:

tagliare le patate con la mandolina, quelle che ho adoperato io  erano patate nuove, quindi le ho risciacquate ed asciugate per eliminare l’eccesso di amido che avrebbe reso collosa la preparazione.

Ungere una padella e disporre uno strato di patate, io le ho pepate e salate, aggiungere un po’ acqua per facilitare la cottura (all’inizio io ho coperto), mescolare e, quando saranno rosolate porre sopra, uniformemente a coprire , uno strato di strissulis tagliate a rondelline e far sciogliere a fuoco dolce (anche qui io ho coperto).

Quando le strissulis saranno sciolte e si saranno fuse con le patate, alzare la fiamma per creare la crosticina, rompere la crosticina, mescolare ecc., quando il frico avrà un bel colore dorato non mescolare più e creare una crosticina uniforme da tutti due i lati.

Io l’ho spadellato su carta assorbente, anche se non trasudava grasso, e l’ho affidato, caldo, alle accoglienti fauci di ello :-D che ha esclamato la fatidica frase: da rifare!

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I Friulani DOP/DOCG/IGP abbiano pietà di me ed apprezzino la mia buona volontà, alla prossima con un frico personalizzato all’accantoalcamino♥

P.S.: il frico si fa anche con la cipolla e quale migliore occasione per andare domani a Cavasso Nuovo, alla Festa d’Autunno 2014 per conoscere ed apprezzare la Cipolla Rosa, presidio Slow Food?


Mignestre di cincuantin (Sorc) cu le Pitine, la Minestra de Bobici di una Triestina in Friuli.

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Mignestre di cincuantin cu le Pitine.

Minestra de bobici.

Xe un minestròn istrian, ma anca triestin.

Metè a sofigar int’el butiro     persuto fumigà, taià a tocheti. Zontè brodo de carne e fè cusinar drento un pugno de fasoi novi o veci (in questo caso, lassèli a smoio per tuta la note) e un dò patate taiade a tocheti.

Par finir, butè int’ela tecia i grani de una panocia de formenton ancora no madura (che i granei gabi drento un poco de late).

No dismentigar el sal e ‘l pevere. (Mila Contini- I sapori del Friuli, pag. 74) 

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Mais cincuantino (dopo una grandinata) nel Campo del Progetto dell’ Orto Pecol.

Mentre preparavo questo post, pensavo a quante cose possono esserci dietro ad una ricetta: dietro questa semplice minestra c’è un pò della mia vita, di ricordi della mia infanzia.

Vivevo tra Trieste e Muggia, tanto verde ed ancora tanti Contadini che accoglievano bonariamente il mio entusiasmo fanciullo, i miei salti sui covoni, dai quali uscivo felice e piena di paglia dappertutto.

Quando era la stagione mi regalavano le pannocchie, le chiamavano “Panoce de late” (Pannocchie da latte) che, arrostite o bollite, erano l’ambita merenda di grandi e piccini; io le sgranocchiavo così e venivo redarguita “te vegnarà mal de pansa”.

Le pannocchie della foto, invece, che sono anche quelle che ho adoperato per la minestra, sono di mais cincuantino (con la c perchè nella lingua Friulana non esiste la lettera q) del campo di Gemona che fa parte del Progetto dell’ Orto Pecol.

Orto Pecol si chiama così in memoria ed onore della benefattrice SOFIA PECOL (1875 – 1929) che, lasciò tutto il Suo Patrimonio in beneficenza,  all’ Ospedale  San Michele di Gemona, oltre ad un lascito in denaro, vennero destinati una villa, 37 campi e 3 case Coloniche.

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Il Comune di Gemona del Friuli proprietario dei beni ha ritenuto opportuno riconsegnare parte di quel lascito (circa 1 ettaro) all’Azienda Sanitaria affinché le volontà della benefattrice venissero in qualche modo rispettate e nel 2012 decolla il progetto, nel quale sono anche contemplati il reisenrimento lavorativo di ex degenti del Cim e la realizzazione di una fattoria didattica con il coinvolgimento di scuole e università.

Oggi, come potete vedere nella foto, i campi vengono coltivati dai “Conservatori del seme”, un gruppo di persone che in questi campi, seminano, coltivano, irrobustendo i prodotti a rischio di estinzione.

Si possono comperare i loro prodotti che, inutile dirlo, sono sempre e solo prodotti di stagione coltivati in maniera assolutamente sana e naturale, al Mercato della terra di Gemona, con scadenza quindicinale, che ospita le belle realtà Regionali, Slow Food e oltre: il prossimo appuntamento Venerdì 8 agosto 2014 dalle ore 9 alle 13.

Ho il piacere di condividere alcuni degli obiettivi di questo progetto esemplare, secondo me:

- garantire ( favorire ) l’inclusione sociale di persone con disagio;

- avviare il loro inserimento nel ciclo lavorativo;

- realizzare un laboratorio di restauro e artigianato (collegato ai progetti dell’Ecomuseo);

- creare un luogo di forte aggregazione sociale;

- valorizzare (conservare) i saperi agricoli della tradizione;

- valorizzare il paesaggio agrario;

- coltivare varietà antiche preservandole dall’estinzione;

- produrre cibo di ottima qualità rispettoso dell’ambiente;

- divulgare l’importanza della cultura alimentare (creare spazi di educazione ambientale);

- coinvolgere le scuole in attività educative.

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Pannocchie di mais cincuantino, quello che viene adoperato per il Pan di Sorc, altro presidio Slow Food, fortemente voluto, amato e curato da Etelca&C.

Molti di voi si meraviglieranno di vedere una minestra classica da stufa, in agosto ma è questo il periodo, giorno/settimana più o meno, delle pannocchie da latte e consideriamo che il gas, a quei tempi, non arrivava nelle campagne e la stufa era sempre accesa e sopra si cucinavano lentamente le minestre, si tenevano in caldo le pietanze e si scaldava l’acqua per ogni utilizzo.

Oggi, con il congelatore presente in quasi tutte le case, è possibile conservare i chicchi delle pannocchie, si sgranano e si mettono nei sacchetti, come i fagioli che poi si ritroveranno nel tegame, di coccio, nelle giornate autunnali e invernali.

In questa minestra, la Pitina della val Tramontina, sostituisce degnamente el persuto fumigà; amo la Pitina, chi mi legge lo sa, per fare un’esclamazione alla moda: la adoooooro♥

Ho telefonato alla pro Loco di Tramonti di Sopra per farmi indicare un altro produttore di Pitina da inserire sulla scheda di GDF ed ho avuto una bellissima notizia: c’è un agriturismo, Borgotitol, dove allevano pecore e  mucche, dalle quali ricavano il latte per produrre i formaggi; non dimentichiamo il  Formai dal cit, parente stretto del Formadi Frant.

La posizione geografica, la natura incontaminata di questa Valle non lasciano dubbi sulla genuinità dei prodotti della sua tradizione, il Signor Roberto e sua moglie saranno lieti di farveli degustare contagiandovi col loro entusiasmo e da oggi, 1 agosto 2014, sono disponibili 4 camere  per chi volesse trascorrere qualche giorno in un posto meraviglioso, lo so, sono di parte ♥

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Ingredienti, ho pesato soltanto per fare un favore a Tiziana che, se non scrivo i pesi, mi redarguisce, ma voi potete fare ad occhio :-D:

  • 400 g. di fagioli freschi o 200 g. di secchi ammollati una notte,
  • 400 g. di patate tagliate a dadini,
  • i chicchi di 3 pannocchie da latte, considerate che il mais cincuantino è piccolo,
  • 1 Pitina della Val Tramontina,
  • una noce di burro opure olio extravergine (a quei tempi il burro e lo strutto sostituivano l’olio),
  • sale,
  • peperoncino.

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Come fare:

spezzettare la Pitina e metterla in un tegame di coccio (se l’avete) assieme al burro ed un mestolino di acqua bollente, serve a mantenerla morbida; cuocerla per qualche minuto,  scolarne una parte e conservarla, l’aggiungeremo alla fine così da sentirne tutto il sapore.

Aggiungere al condimento i fagioli, le patate a dadini e coprire abbondantemente con acqua fredda; la ricetta contempla brodo di carne, voi potete adoperare brodo vegetale, io preferisco l’acqua che non mi altera i sapori.

Portare ad ebollizione, coprire e cuocere a fuoco bassissimo fintanto fagioli e patate saranno al dente, unire i chicchi di mais, la pitina e terminare la cottura, basteranno pochi minuti, regolare di sale e pepe o peperoncino.

Inutile dirvi che la minestra riposata è più buona, si addensa e si armonizzano i sapori.

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Link utili, testi presenti nel web e gentilmente segnalati dalla Signora Etelca (Ecomuseo delle Acque di Gemona) e dal Signor Roberto Ferraro per l’Agriturismo:

Agriturismo Borgotitol       

Progetto Pecol       

Sofia Pecol Benefattrice (1875 – 1929)       


Patate al Forno con Parmigiano e Rosmarino, gustose e veloci ma che dico veloci, velocissime!!!

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Buona domenica a tutte/i, dopo una ricetta  che richiede un quadrimestre di attesa per essere verificata e gustata, oggi una ricetta da fare in 35/40 minuti, d’altronde questa ricetta arriva da qui e quindi non può che essere “Fast&Easy”.

Conosco ed apprezzo la praticità e la fantasia senza fronzoli delle donne americane; non hanno, come noi, una antica tradizione gastronomico-culinaria ed avendo la mente fresca e libera da orpelli storici, sanno entusiasmarsi di fronte a qualsiasi ingrediente e prodotto che ritengono sia commestibile e lo giravoltano all’infinito curiose di scoprire cosa può venirne fuori di buono.

Le americane sono coraggiose, a Trieste diremmo “nolegapelcul”, diciamo che non sono così “sofisteghe” come noi italiane ;-)

Quando sono stata in America per motivi sportivi ho avuto modo di conoscerne qualcuna, Kathy Sessler, che ha gareggiato con me ai mondiali mi ha insegnato a fare il Guacamole e mi ha sconvolto una sera a cena quando assieme ai suoi amici hanno fatto una gara di rutti, si, avete letto bene, io mi sono astenuta ma li ho visti molto divertiti dal “gioco”.

Inga Thompson, mi ha insegnato a fare il Margarita, il fratello faceva la birra in casa e, dopo le escursioni a Reno (Nevada) a cercare invano parmigiano e basilico (scrivo invano perchè era il 1993 e Bastianich non spopolava ancora… ) perchè volevo farle la pasta col pesto, ci consolavamo facendo il bagnetto al suo cane.

Mi ha insegnato a fare il pane integrale del quale possiedo ancora la ricetta in una agenda, prima o poi lo farò.

Avrei avuto l’occasione di andare a vivere lì, mi aveva proposto di andare ad abitare casa dei suoi genitori, in Texas, dove avevano una tenuta; avrei insegnato l’italiano alla sorellina ed avrei cucinato per la famiglia.

Non me la  sentii perchè avevo ancora Lorenzo, il mio adorato gatto e non ebbi il coraggio né di lasciarlo solo né di fargli subire lo stress di un viaggio così lungo, lui che,  se dovevo fare anche un kilometro in macchina per portarlo dal veterinario, impazziva letteralmente.

Chi xe mona qua xe mona anche in America, mi diceva sempre quel mio famoso saggio amico di Trieste che nomino spesso; chissà come sarebbe andata la mia vita se fossi partita, chissà.

La cultura gastronomica americana di cui fui testimone contemplava anche l’apertura di barattoli di chili con fagioli da mangiare direttamente da lì col cucchiaio, questo lo faceva Alison Sydor una biker canadese che andava fortissimo, lei faceva cross country e mi sono sempre chiesta come facesse ad andare così forte mangiando quelle porcherie… Che ci fosse dietro qualche integratore :-D ?

Beh, arriviamo al dunque, le patate arrivano dall’America e quindi questa ricetta è per me: Italo-Americana.

Ingredienti (per una teglia da forno):

  • 4 patate medie,
  • olio extravergine di oliva abbondante,
  • parmigiano reggiano grattugiato abbondante,
  • rosmarino fresco tritato,
  • paprica in polvere, facoltativa (idea personale),
  • sale q.b.

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Come fare:

preriscaldare il forno a 190°C., coprire la teglia con un foglio di carta forno per non sporcarla durante la cottura delle patate che avverrà direttamente sulla grata.

Pelare le patate, tagliarle a spicchi regolari, lavarle, asciugarle ed immergerle nell’olio mescolandole bene affinchè si ungano perfettamente.

Metterle nel piatto dove avrete miscelato abbondante parmigiano, rosmarino e sale a piacere, volendo anche un pò di paprica e rotolarle affinchè il composto aderisca bene.

Appoggiarle sulla grata regolarmente distanziate ed infornare mettendo la grata sopra la teglia, cuocere per 25/30 minuti.

Ve le consiglio e, anche se le mie foto non sono stratosferiche vista l’ora serale, il sapore lo è davvero, provatele ne vale la pena.

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 Buona domenica a voi, alla prossima.

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Polpettine di Seppia con Arancia, Curry e Caffè su Rösti e Crema di Zucca e Patate.

Caffè Trieste

Foto da Pinterest

Chi ordina un caffè a Trieste dovrebbe prima imparare lo speciale vocabolario cittadino, perchè ancora una volta qui è tutto diverso rispetto al resto del paese.
É inutile abbozzare uno schema perchè le differenze sono troppo grandi.
Innanzitutto sul bancone di un bar che si rispetti, accanto alla zuccheriera si trova un bricchetto di latte freddo, fatto sconcertante per qualsiasi napoletano.
In secondo luogo vige la regola che più un cliente abita lontano dal centro, più aumentano le probabilità che ordini il caffè in bicchiere invece che in tazzina.
Qualche cameriere-psicologo è convinto che secondo alcuni clienti nel bicchiere ce ne sia di più, il che naturalmente non è affatto vero.
O che magari pensino che sia più semplice scaldarsi le mani attorno a un bicchiere che non attorno a una tazzina.
Inoltre a Trieste un capuccino è ciò che che nel resto d’Italia si chiama “macchiato”, ovvero un cappuccino in tazza piccola; il macchiato a Trieste lo si chiama “capo” quando lo si vuole servito in tazza, “capo in bi” quando lo si desidera nel bicchiere.
Chi desidera quel che nelle altre regioni si chiama capuccino deve ordinare un caffellatte, che a sua volta a Trieste si chiama “latte macchiato”.
E poi esistono innumerevoli varianti, forme raffinate in grado di condurre sull’orlo di una crisi di nervi anche i baristi più navigati, e in alcuni casi solo i più geniali tra loro riescono a decifrare correttamente il desiderio del cliente.
I furbetti ordinano, per esempio, un “capo caldissimo” e lo rabboccano tre volte col bricchetto di latte sul bancone: paghi uno bevi tre.
Il “gocciato” è a tutti gli effetti un macchiato con solo poche gocce di latte leggermente schiumato al centro della tazza.
Alcuni clienti però si sentono davvero “in” solo se fanno un ordinazione particolare con cui pensano di rendersi più interessanti: “un capo in bi chiaro e con le bollicine né troppo grosse né troppo piccole” – quindi, un caffè macchiato in bicchiere, ma chiaro e con bollicine di schiuma di medie dimensioni.
Mio Dio, cosa significa chiaro? Più latte o meno caffè?
Un giorno un giovane con occhiali da sole arancioni alla moda ha ordinato “un marocchino d’orzo scurissimo senza, con acqua calda bollente a parte, dietor e canna” e non ha battuto ciglio quando il barista ha stralunato gli occhi, presubimilmente riflettendo sulla fugace ipotesi di buttarlo fuori dal locale.
lo spaccone voleva solo un caffè d’orzo macchiato scurissimo, con latte senza schiuma acompagnato da un bricco d’acqua bollente, dolcificante e zucchero di canna.
Voleva forse scaldarsi le mani sul bicchiere o allungarsi il caffè fino alle calende greche, riflettendo intanto al bancone, con la testa poggiata sul palmo delle mani su quanto fosse in gamba?Potremmo elencare altri innumerevoli esempi del genere.
Abbiamo provato a calcolare con un l’aiuto di un barman professionista le possibili combinazioni, e alla cinquemilacentottantaquattresima (5.184) variante abbiamo gettato la spugna.
Il barista ha poi calcolato approssimativamente il numero effettivo delle specialità a base di caffè, spaventandosi lui stesso: considerando una presenza media di clienti affetti da sindrome da protagonismo, nel suo bar ne ordinano quotidianamente oltre cinquanta (50).
Ma da dove vengono queste denominazioni così diverse da quelle usate nel resto del paese? Dipende dal fatto che Trieste è la capitale italiana del caffè?
O,come sostengono sprezzanti i campanilisti, sono le loro definizioni quelle vere, mentre nelle altre regioni d’Italia ancora una volta non hanno capito nulla?
(pagg. 122/123 Trieste, la città dei venti di Veit Heinichen – Ami Scabar)
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Anche questa ricetta fa parte di questo splendido libro, l’ho provata nella maniera originale ma avendo dimezzato le dosi ho messo troppo poco curry e troppo caffè (consideriamo che una tazza di espresso zuccherata (a Trieste) consiste in c.ca 2/3 cucchiaini di caffè) quindi, non soddisfatta l’ho rifatta aggiungendo caffè e curry poco alla volta e sostituendo la buccia di limone con quella d’arancia.

L’importante, con gli ingredienti con i quali non abbiamo confidenza nelle preparazioni salate, è provare e riprovare, fino a trovare il giusto equilibrio, che rimane sempre quello gradito al palato di ciascuno di noi.

Essendo polpettine piccole da 15 grammi (arieccolaconigrammi… ) ho pensato di completare la preparazione abbinandole a dei piccoli rösti fatti con una julienne di zucca Butternut e patate e/o in alternativa, una crema fatta con zucca e patate cotte al vapore, succo d’arancia e olio extravergine di oliva.

Può essere un’idea per le feste, potrete farne di diversi tipi, con diversi abbinamenti, variando le spezie, anche sostituendo il caffè per gli irriducibili e amanti del “classico”, provate, in pochi minuti avrete un antipasto originale e profumato.

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Ingredienti:

  • 200 g. di seppia già pulita,
  • scorza di limone grattugiata (arancia),
  • 1 uovo sodo freddo,
  • 1 cucchiaino da caffè di curry,
  • 1 cucchiaino di caffè espresso zuccherato,
  • sale,
  • olio extravergine di oliva.

Ingredienti per i rösti e la crema di zucca e patate:

  • julienne di zucca Butternut ottenuta con la grattugia a fori larghi,
  • julienne di patata ottenuta con la grattugia a fori larghi,
  • albume q. b. per legare,
  • sale.
  • 1 patata piccola,
  • 1 fetta di zucca Butternut,
  • succo d’arancia,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale.

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Come fare le polpettine (15 g.):

preriscaldare il forno a 140°C.

Tritare finemente a coltello la seppia e l’uovo sodo (io ho frullato il tutto col minipimer lasciando qualche pezzettino), unire gli altri ingeredienti ed amalgamare bene.

Formare delle polpettine o,  come ho fatto io, aiutandovi con 2 cucchiaini da the unti d’olio evo, delle piccole quenelles; appoggiarle sulla carta forno e cuocerle per 5 minuti.

Garantisco che non si disfano perchè la seppia ha una consistenza gelatinosa che tiene uniti gli ingredienti.

Si possono servire sia calde che fredde, perfette quindi per un buffet.

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Come fare i rösti e la crema di zucca e patate:

intanto che zucca e patata, tagliate a pezzi, cuociono a vapore (nel microonde alla massima potenza per 4 minuti), grattugiare la quantità di zucca e patate che desiderate (anche se ne fate di più non ve ne pentirete), salare ed aggiungere un pò di albume che servirà, assieme all’amido della patata a tenere uniti gli ingredienti.

Ungere con olio evo una padella di ghisa o antiaderente e cuocete il rösti, io ne ho preparato uno unico e ritagliato irregolarmente con un coppapasta ma se volete potete versare il composto col cucchiaio, schiacciandolo ed arrotondarlo.

Appoggiarne uno alla base di ogni cucchiaio, decorare con buccia d’arancia ottenuta col rigalimoni, se l’avete, un chicco di caffè, io non avendolo ho messo un fagiolino verde e qualche granello di caffè solubile che si è sciolto col calore.

Per la crema schiacciare nello schiacciapatate la polpa di zucca e patata, salare, preparare un’emulsione col succo d’arancia e l’olio evo, mescolare bene e metterne un pò alla base del cucchiaio, appoggiare la polpettina e decorare a piacere.

Auguro a tutti una serena festa e, dal momento che è la festa di tutti i santi, buon onomastico a voi.


Zuppa con chiodini, patate, zenzero e salsa di soia, anticipo d’autunno un pò multietnico.

Zuppa chiodini e zenzero nuova

 

Questa zuppa la faccio ogni anno, questa della foto risale al 2009, eravamo più in là con la stagione, infatti è fotografata assieme alle pere cotogne e le castagne.

La presenza dello zenzero, del coriandolo e della salsa di soia regala a questa zuppa un sapore orientale, gradevole e non invadente, da provare tutto l’anno anche con champignon, funghi secchi e congelati, così vi sembrerà di andar per boschi anche quando la stagione non lo permetterà.

Durante la passeggiata di domenica, dedicata più che altro alla raccolta delle castagne, mi sono imbattuta in 1 porcino e qualche chiodino, quel tanto che mi è bastato a rifare questa zuppa che avevo sperimentato anni fa, in più ho aggiunto il coriandolo fresco trovato al mercato all’ingrosso.

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Ingredienti (le quantità sono quelle da me usate):

  • 1 porcino,
  • chiodini,
  • 1 patata grande,
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 cucchiaino da te di salsa di soia,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1/2 litro di brodo vegetale,
  • coriandolo fresco tritato alla fine (sostituibile con il prezzemolo).

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Procedimento:

pulire i funghi dai residui di terra con uno spazzolino ed immergerli in acqua calda per 1 quarto d’ora, scolarli e tagliarli a fettine sottili.
Sbucciare le patate e tagliarle a cubettini, grattugiare la radice di zenzero.
Rosolare in un tegame di coccio l’aglio nell’olio evo, eliminarlo e far insaporire i funghi con le patate, unire lo zenzero e la salsa di soia, mescolare e coprire con il brodo.
Cuocere per 15 minuti, far riposare la zuppa per 5 minuti e prima di servire cospargerla con il coriandolo tritato.
Buona giornata a tutti, alla prossima.

Crocchetta di patate con cuore di Formaggio Asìno, zuppa fredda di melone e fragole, cose da Chef…

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Ed eccoci all’ultima ricetta del corso, è il momento giusto, è arrivato il caldo, forse troppo e troppo all’improvviso ma non mi lamento.

Anche se non lo menzionassi evincereste che questa ricetta non è farina del mio sacco, l’equilibrato contrasto di sapori, di temperature, di consistenze svelano una tecnica, una conoscenza ed un’esperienza che io non possiedo.

Una ricetta che è un viaggio nell’estasi, attraverso una croccante doppia panatura arriviamo al morbido impasto di patate per affondare poi nel tenero cuore di Formaggio Asìno per poi trovare ulteriore sollievo nella dolce freschezza della zuppa di melone nella quale nuota leggiadra l’acidità della fragola.

Nulla è lasciato al caso e all’immaginazione perchè gli Chef ci svelano tutti i segreti, come sempre, indicando le alternative alla, per loro ormai indispensabile, tecnologia.

Un cenno al Formaggio Asìno che non viene prodotto col latte d’asina (quello lo lasciamo a Poppea per fare i suoi bagni di giovinezza), ma prende il nome dal Paese Asio in Val d’Arzino.

Per chi, come me, amasse la storia e l’origine dei prodotti, consiglio caldamente (è proprio il caso di dirlo ;-) ) di visitare i link che troverete alla fine, ne vale la pena, scoprirete un sacco di cose, storie, aneddoti e ricette.

Se il Friuli Venezia Giulia o il Veneto orientale fosse tra le vostre mete turistiche di quest’anno, non mancate di fare una visita a questi posti e già che ci siete, fate una deviazione in Val tramontina dove assaggerete la mia adorata Pitina..

Val d’Arzino
Val d’Arzino

Questa è una ricetta da meditazione, sia mentre si prepara che mentre si degusta, non è certo la crocchetta che farei ad ello, non la valorizzerebbe, diciamo che non la merita ;-)

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Melone e angurie di Milva (foto 2012)

Sui banchi dei negozi sono arrivate angurie e meloni e, se dovesse capitarvi di aprirne uno e trovarlo poco dolce, ecco il consiglio di Raffaello per utilizzarlo, trasformandolo o in questa zuppa, o in fresca bibita estiva.

Basta frullare la polpa (lui adopera il Bimby ma il minipimer è perfetto) ed aggiungere una parte di sciroppo, Raffaello ci insegna come prepararlo.

Lo sciroppo T.P.T. (Tanto Per Tanto): tanta acqua, tanto zucchero, mettere al fuoco e bollire 3 minuti, far raffeddare ed adoperare all’occorrenza nelle proporzioni desiderate.

Sciroppo agli Agrumi:

  • 1 litro di acqua,
  • 300 g. di zucchero,
  • bucce di arancia,
  • bucce di limone,
  • bacca di vaniglia.

Come fare: come sopra, portare a bollore e far bollire per 3 minuti.

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Fragola dello zio

Raffaello ci da anche un’ idea per conservare le fragole che, si sa, hanno una stagione abbastanza breve e passano velocemente da mature a troppo mature.

Quando le trovate belle e a buon prezzo, lavatele, MAI AD IMMERSIONE E SENZA IL PICCIOLO, asciugatele e tagliatele a metà per il lungo.

Disponetele su dei vassoi, non raggruppatele tutte assieme nei sacchetti perchè il frullatore non riuscirebbe a frantumarle, e mettetele in congelatore (lui adopera l’abbattitore ;-) ).

In estate o quando vorrete stupire gli amici con un sorbetto inaspettato, mettetene una parte nel frullatore assieme ad un pò dello sciroppo d.c.s. (di cui sopra).

Crocchetta di patate ....-001

Ed eccomi alla ricetta, ho tergiversato un pò perchè la crocchetta di per se è semplicissima.

Ingredienti:

  • 500 g. di patate alla Raffaello* (o come  fate di solito, ma vi consiglio di provare il suo metodo),
  • 50 g. di Parmigiano Reggiano o Montasio stagionato o Pecorin0,
  • 50 g. di pancetta cotta (facoltativa),
  • 1 uovo,
  • cubetti di Formaggio Asìno per il cuore,
  • albume rotto (leggermente sbattuto affinchè aderisca bene alla crocchetta),
  • pane grattugiato (per chi fosse celiaco è perfetto quello ottenuto da un pane senza glutine o da prontuario),
  • olio di arachdi profondo per friggere.

Come fare (nella prima parte, colorata in corsivo, come fare le Patate alla Raffaello):

*Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

Amalgamare bene gli ingredienti e formare delle palline di 20 grammi, schiacciarle delicatamente con il pollice ed inserire il cubetto di formaggio Asìno, richiudere e fare la DOPPIA IMPANATURA: albume, pane gattugiato, albume, pane grattugiato, friggere in olio di arachide profondo fino a doratura.

Se si desidera fare un Crostone, ripetere l’operazione 3 volte.

Servire la crocchetta caldissima sulla zuppa di melone freddissima assieme a mezza fragola e un cubetto di Formaggio Asìno.

Per chi non amasse gli abbinamenti insoliti nulla vieta di servire questa crocchetta a piacere.

Raffaello al lavoro-001

Raffaello al lavoro

Questo saltellar da uno Chef all’altro non ha fatto che aumentare la mia passione per la cucina, per i dettagli, i prodotti, per la qualità e questo non può che farmi piacere, spero faccia piacere anche a chi mi segue sempre con interesse e che mi perdona le assenze dal loro modulo commenti, un abbraccio.

Formaggio Asìno

Formaggio Asìno, un’ alchimia perfetta tra sapori e tradizione.

Formaggio Asìno

P.S.: avrei voluto aggiungere anche la scheda di GDF (Gente Del Fud) ma la scheda è praticamente il copia-incolla di un sunto di questi link…


Seppie di seppia e Levistico (Sedano Montano) su crema di patate, e polpetta sia.

polpettina seppia cucchiaio pp-001

Premetto che i titoli delle ricette e le ricette stesse sono frutto della fantasia artistico/culinaria dello Chef.

Ecco la penultima ricetta del corso piovono polpette, dopo aver cotto al forno, fritto, impastellato, oggi cuociamo a vapore.

Per questa preparazione lo Chef ha adoperato il Bimby che è un grande aiuto in cucina, praticamente questo “giocattolo” fa di tutto, gli manca soltanto di rispondere al telefono o di mettere un Mi piace su fb, ma ci arriveremo, ci arriveremo…

Ormai dipendiamo da fb e, tra non molto, se resteremo senza benzina basterà collegarsi alla rete, farsi mettere un Mi piace e via che la macchina riprenderà vigore e ripartirà.

Quando sarete tristi e avrete bisogno di un abbraccio, niente paura, indossate un giubbotto collegato al vostro telefonino, sollecitate un Mi piace dagli “amici” di fb ed ecco che il giubbotto si gonfierà, stringendovi in un “caldo” abbraccio, che meraviglia…

Queste chicche le ho sentite su Radio Montecarlo, il pomeriggio c’è Kay Rush che trova per gli ascoltatori di tutto e di più.

Beh, a me si prospetta un futuro incerto, la mia avversione nei confronti di FB mi ha già relegata ai “margini della società”, per fortuna che sono avanti con gli anni, non mi resta che portare una tanica di benzina sempre con me e la coperta di Linus per un improvviso bisogno di coccole.

Speriamo bene ma, nel frattempo mi consolo in cucina con la ricetta di oggi.

collage

Il Levistico o sedano di montagna che è menzionato nel titolo, era la prima volta che lo vedevo, annusavo e toccavo con mano.

Il nome, sedano di montagna parla da sè e, se vi piace il sapore del sedano e non avete a disposizione il levistico, inserite nelle polpette del sedano, altrimenti potete ometterlo e sostituirlo con prezzemolo, basilico o erbe aromatiche di vostro gusto.

Questo è il momento giusto per raccogliere il levistico in montagna e, se lo trovate, raccoglietene una pianta con tutte le radici.

Il Levistico ama gli orti di casa, li ama così tanto che poi se ne impossessa, è considerata una pianta “infestante”.

Infestante è una parola che non  mi piace però, sillabandola, diventa in festa ed allora, facciamo festa con queste polpettine.

Ingredienti per le polpettine:

  • 300 g. di seppia cruda,
  • sale,
  • 1 albume,
  • levistico (facoltativo).

polpettine alla seppia padella-001

Come fare:

tagliare le seppie, pulite, eviscerate, lavate e tritarle, unire l’albume, il sale e frullare col bimby o con un normale robot da cucina.

Prendere uno stampo in silicone adatto a creare delle piccole sfere e riempitelo con il composto, spatolandone l’eccesso (mi scuso per la carenza fotografica).

Se avete un forno a vapore cuocete per 6/8 minuti, altrimenti inserite nel vostro forno  un pentolone d’acqua, posizionate lo stampo sulla griglia e procedete alla cottura che va controllata.*

Se non vi va di accendere il forno, create una fornetto a vapore sul fornello, magari approfittando di una pentola d’acqua già sul fuoco.

Posizionate una griglia sulla pentola, appoggiate il vostro stampo e create sopra una campana e proseguite con la cottura.*

*Le vostre polpettine saranno pronte quando, al tatto, opporranno resistenza e saranno sode.

Farle raffreddare, sformarle e saltarle in una padella antiaderente con un filo d’olio EVO.

Servirle su una crema di patate che otterrete facendo cuocere patate, porro o cipolla o scalogno e frullando alla fine.

polpettina seppia cucchiaio interno-001

Con questa ricettina vi lascio per il fine settimana, oggi è venerdì e potrete provare a farla, se vi va, noi ci leggeremo presto con l’ultima ricetta della quale vi presento un’anteprima:

Crocchetta di patate ....-001

Baci♥


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