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Alici marinate al limone perchè oggi è venerdì e… Venerdì pesce!

alici marinate-001

Giovedì gnocchi e venerdì pesce, questi erano i ritmi della settimana.

Pur essendo donna di mare non mi piace il pesce azzurro, lo scrivo ogni volta ma è così, purtroppo, perchè il pesce azzurro fa bene.

Un tempo aveva anche il pregio di costare poco, ricordo ancora le 5o lire di sardoni per i randagini che comperavo al ritorno da scuola, erano le 50 lire che mi dava la Signora Gisella  per la merenda:  20 una rosetta di pane + 30 una vaschettina di nutella= 50 lire (sarebbero 3 centesimi di €uro), un giorno si e uno no devolvevo i soldini per i mici che mi sentivano arrivare nel cortile ed era una festa, già, ho sempre avuto un rapporto speciale con gli animali, gatti in primis ♥

Nei fumetti era un classico il gatto spelacchiato con la lisc in bocca no?

Torniamo a noi, questa è l’unica maniera in cui mangio le alici, le mangio al ristorante o, raramente, le compero pronte.

Non le ho mai preparate e questa ricetta con foto mi è stata gentilmente offerta da gustissimo un portale di cucina, un ricettario on line, ce ne sono molti ma non tutti sono affidabili.

Spesso ho replicato qualche ricetta e spesso sono rimasta delusa;  non c’è modo di comunicare, né di “protestare” perchè manca un ingrediente o è errato qualche passaggio nel procedimento.

Certo, capita anche a me di andare in cerca di qualche ricetta nel web, per le ricette classiche bisogna avere una base dalla quale partire per poi rivisitare.

Questo è il terzo anno che ricevo a casa la rivista Sale&Pepe e devo dire grazie proprio a Gustissimo che mi ha anche concesso la riproduzione di questa ricetta per cui, quest’anno, un post di ringraziamento ci sta tutto.

Ingredienti per 4 persone:

  • 600 g. di alici,
  • 4 Limoni,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • olio extravergine d’oliva,
  • peperoncino (facoltativo ma consigliato).

Come fare:

pulire le acciughe eliminando testa, coda e lisca, sciacquarle bene e appoggiarle su un tagliere inclinato per farle sgocciolare, asciugarle con un panno per far assorbire anche l’acqua residua.

Spremere i quattro limoni e versare una parte di succo in una pirofila, poi adagiare un primo strato di alici, ripetere l’operazione fino ad esaurimento delle alici facendo attenzione a che il succo le ricopra bene.

Farle marinare in frigorifero per almeno 6 ore, trascorso questo tempo scolare il succo di limone e condire le alici con aglio, olio e prezzemolo.

Accorgimenti:

ricordarsi di pulire le alici appena acquistate e di asciugarle bene sia dall’acqua dopo averle pulite, sia dal succo di limone dopo il riposo in frigorifero.

Idee e varianti:

si può  aggiungere al condimento delle alici marinate al limone anche un peperoncino piccante per dare un tocco di sapore in più a questo piatto fresco.

Vi auguro uno splendido fine settimana.


Zuppa di indivia riccia e pastinaca: c’è qualcosa di nuovo oggi nel…Coccio, anzi d’antico.

Non me ne voglia Giovanni Pascoli se ho trasformato una sua strofa in titolo ma ho voglia di poesia, di sognare, di fermarmi a contemplare, ho voglia di trasformare ogni mio piccolo gesto quotidiano, voglio cogliere la poesia che c’è nelle cose che mi circondano, ne ho bisogno…per vivere, io non voglio sopravvivere ma “vivere”.

Non so se mi piace vivere in questo “nuovo” mondo d’oggi, mi accorgo che ci sono state in questi ultimi anni 2 forti accelerazioni che hanno spinto di forza quelli della mia generazione in una dimensione sconosciuta, persone che in un’età nella quale dovrebbero aver imparato quasi tutto, devono ricominciare a “studiare” per non sentirsi inadeguati.

Penso ai nostri anziani quasi obbligati ad avere un conto corrente o costretti (con la loro pensione) a fare corsi di computer per poter pagare le bollette online, con conseguente allacciamento della linea telefonica…sono perplessa ed esterefatta…

Ho pensato a questo ieri, dopo essere andata nel blog di Benedetta ed aver letto nella sua bellissima introduzione ad una mousse questa frase “Poi una canzone vai in loop… mi alzo per andare a sbloccare groveshark…” e lì mi è preso lo sconforto, mi sono sentita ignorante ed inadeguata.

Io ricordo che, ai tempi del vinile,  saltava la puntina :-( o s’ incantava il disco…si, mi sento inadeguata, poco preparata ma anche poco (niente) interessata ad imparare , preferisco l’ inadeguatezza, non ho tempo ed anche se imparassi  non avrei interlocutori/trici con cui sfoggiare il mio sapere se non Perla, ello ne sa meno di me ed ama scrivere ancora con la penna stilografica…questo mondo di hiphone, ipod, touch screen non fa per me…, io continuo a giocare da sola in cucina e contemplare la natura intorno casa, sarà poco, ma a me basta.

L’insalata della foto è la gentile.

Ed eccoci arrivati alla ricetta, una zuppa cotta nel coccio dove le cotture sono silenziose, lente, non richiedono attenzione e regalano profumi, l’ideale per un’ anima maledetta come la mia.

Se la cucina già di per se è la mia terapia, la cottura nel coccio è la mia cura d’urto, quella che si fa a primavera per “sistemare” le vitamine ed i sali minerali che i raggi caldi del sole d’estate faranno evaporare.

L’ho trovata tempo fa su una scheda cucina e l’ho vista anche nel web, esattamente com’è scritta, ed è per questo che ho voluto rinnovarla e rinfrescarla, una zuppa così merita attenzione.

Ho aggiunto la pastinaca ed ho adoperato la farina socchievina che, con la sua consistenza farinosa ha regalato a questa zuppa una nota vellutata, accentuata anche dall’aver frullato il tutto, cosa che nella ricetta originale non c’è.

Consigliato il crostino di pane tostato che ho sostituito con delle chips di pastinaca che hanno dato ulteriore gusto e croccantezza alla zuppa…’na botta de vita…provatela, se vi va, anche con la pentola normale ;-)

Ingredienti per 2 persone (4):

  • 1 cespo di indivia riccia,
  • 1 radice di pastinaca,
  • 1 scalogno,
  • 1 cucchiaio di farina di mais Socchievina,
  • 1 cucchiaio di olio evo ,
  • acqua di cottura della pastinaca ed indivia a coprire,
  • sale affumicato (lo adoro),
  • peperoncino in polvere q.b.(Garofalo).

Ingredienti per le chips di pastinaca (copio incollo dal blog di riferimento, io ho dosato ad occhio ed ho tagliato le fette troppo sottili ):

  • 2 grosse pastinache affettate a mano (non uniformi),
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva,
  • ho omesso la salamoia secca che indica nel blog adoperando soltanto  sale e polvere di peperoncino.

Come fare la zuppa:

pelare la radice di pastinaca, tagliarla a pezzi grossolani e farla cuocere in acqua salata (partire da freddo), nel frattenpo lavare l’indivia riccia e quando la pastinaca sarà tenera sbollentarla per qualche minuto.

Considerando che il tutto andrà frullato non occorre tritare finemente, fatelo se desiderate un’altra consistenza.

Versate il composto nel vostro tegame (di coccio o no) dove avrete fatto imbiondire lo scalogno in poco olio evo, far insaporire per una decina di minuti (la pastinaca schiacciatela con una forchetta), se allungate con brodo vegetale senza sale aggiustare la sapidità, io ho allungato con l’acqua di cottura già salata.

Portare lentamente ad ebollizione, versare setacciando, la farina e mescolare senza formare grumi, mettere il coperchio e continuare la cottura per 30 minuti.

La ricetta consiglia, a questo punto, di aggiungere il parmigiano, mescolare e versare su crostoni di pane raffermo, io ho preferito aggiungere le chips di pastinaca fatte come spiegato sotto, la ricetta l’ho trovata nel blog che cito, peccato che da quasi 1 anno non sia stato aggiornato, so che le Amiche vegane, vegetariane e quelle che amano la cucina sana e naturale andranno a prendere spunti.

Come fare le chips di pastinaca (dal blog di riferimento):

accendere il forno a 200°C (ventilato), (per me la temperatura è risultata eccessiva ma voi regolatevi con il vostro forno).

Condire le fettine di pastinaca con olio, sale e gli aromi che preferite,  infornare per 10/15 minuti.

Ecco fatto, ne ho data una fondina alla mia vicina (non la “svizzera” ;-) ) ed è passata a dirmi che quando la rifaccio la rivuole :-D ..ello? Ello ha soltanto detto: io non mangio “quella roba verde” :-( ..peggio per lui :-D

Ed ora vi presento la farfalla che martedì era intrappolata nella pioggia, così l’ho “invitata” a salire su una foglia e l’ho portata in casa (consigliata dalla mia “interlocutrice” telefonica), dove è rimasta fino al giorno dopo, poi quando si è alzato il sole si è appoggiata alla parete della terrazza ad aspettare che si asciugassero le ali e poi…è volata via.

E come spesso e ancora ed ancora per molto tempo mi succederà, quando vedo una farfalla mi viene in mente la canzone di Lucio dalla (Cara), se la volete ascoltare cliccate sulla foto, vi auguro una bellissima giornata, come la mia.

…Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano…


Mi congedo dalla Pasqua con “Il Cavallo nel pozzo” e dall’inverno con una calda insalata d’orzo e cime di rapa (di Tiziana).

Il cavallo fuori dal pozzo :-D

Un giorno, il cavallo di un contadino cadde in un pozzo, non riportò alcuna ferita, ma non poteva uscire da lì con le sue proprie forze.

Per molte ore l’animale nitrì fortemente, disperato, mentre il contadino pensava a cosa avrebbe potuto fare e finalmente il contadino prese una decisione crudele: pensò che il cavallo era già molto vecchio e non serviva più a niente, e anche il pozzo ormai era secco ed aveva bisogno di essere chiuso in qualche maniera.

Così non valeva la pena sprecare energie per tirarlo fuori dal pozzo, allora chiamò i suoi vicini perchè lo aiutassero a interrare vivo il cavallo.

Ciascuno di essi prese una pala e cominciò a gettare della terra dentro il pozzo, tuttavia, con sorpresa di tutti, dopo che ebbero gettato molte palate di terra, il cavallo si calmò.

Il contadino guardò in fondo al pozzo e con sorpresa vide che ad ogni palata di terra che cadeva sopra la schiena, il cavallo la scuoteva, salendo sopra la stessa terra che cadeva ai suoi piedi. Così, in poco tempo, tutti videro come il cavallo riuscì ad arrivare alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire da lì, trottando felice.

La vita ti getta addosso molta terra, tutti i tipi di terra, soprattutto se tu sei già dentro un pozzo.

Il segreto per uscire dal pozzo è scrollarsi la terra che portiamo sulle spalle e salire sopra di essa.

Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima.

Possiamo uscire dai buchi più profondi se non ci daremo per vinti.

Adoperiamo la terra che ci tirano per fare un passo verso l’alto !

Ricordati delle 5 regole per essere felice:

1 – Libera il cuore dall’odio.
2 – Libera la mente dalle eccessive preoccupazioni.
3 – Semplifica la tua vita.
4 – Dà in misura maggiore e coltiva meno aspettative.
5 – Ama di più e … accetta la terra che ti tirano, poichè essa può essere la soluzione e non il problema.

Chi ha la fortuna (?) di conoscere ello saprà già perchè sabato mattina ho riso quando mi ha letto questo racconto “augurale” speditogli da un suo cliente.

Cliente che è stato apostrofato con epiteti vari, in quanto ello non brilla per romanticismo ed “inutili” moralismi e filosofeggiamenti.

Più io dicevo: ma è stato carino e gentile più lui sottolineava che era stata un’idea “……”, e dal momento che a me, al contrario,  piacciono i racconti con una morale e mi piace filosofeggiare, ho cercato il racconto nel web, trovandolo e lo condivido volentieri con i tanti “cavalli” che ora si trovano nel pozzo e che stanno per essere ricoperti di terra, in fondo il mondo è pieno di “contadini” (nel senso dispregiativo che usa la gente ignorante) e di “vicini” pronti con la pala in mano ;-)

Insalata calda d’orzo e cime di rapa di Tiziana.

Ed ecco la ricettina, arrivata fresca, fresca via mail da una Tiziana che vuole farmi tornare la voglia di cucinare e che la smetta di “filosofeggiare” :-D

Ingredienti (non ha messo le dosi ma so essere per 2 persone):

  • orzo lessato in acqua salata,
  • cime di rapa tritate finemente (non sbollentate),
  • 1 spicchio d’aglio tritato (si può metterlo vestito e togliero se non si desidera mangiarlo),
  • peperoncino,
  • olio EVO.

Come fare:

lessare l’orzo in acqua bollente salata e nel frattempo saltare in padella con l’olio, l’aglio ed il peperoncino le cime di rapa (crude) tritate finemente, portare a cottura ed unire l’orzo con poca acqua, amalgamare fino a far assorbire il liquido.

Impiattare con un coppapasta a forma di fiore, decorare con delle viole mammole, salutare l’inverno e servire la primavera in tavola.

Nevicata di Pasqua.
La nevicata di Pasqua e la risposta di ello al SMS:
Ricambio i tuoi auguri “equini” con affetto e cordialità :-D

Non c’è nulla da fare vero? É irrecuparabile  :-(


Rifatte senza glutine: Arrosto alla panna…

Versione decorata.

Ben ritrovate, cosa  pensi della celiachia lo sapete, avendone  io già scritto nelle presentazioni delle mie precedenti partecipazioni.

Quello che mi sta succedendo è la conferma del mio modo di dire: “Pensare senza glutine o “gluten free” per gli stranieri.

Mi capita ogni volta che cucino di sostituire qualche ingrediente nella preparazione per “liberarla dal glutine”.

Per esempio, nel  rotolo di topinambur (dal quale arrivano gli gnocchi di oggi) avrei potuto mettere la farina normale ed invece, soltanto sostituendola con quella di grano saraceno (la mia è come da prontuario) ho trasformato un buon piatto in un buon piatto senza glutine.

Voi sapete che io non sono celiaca, per ora, però non si sa cosa riservi il futuro e mi potrebbe capitare l’occasione di avere un celiaco a pranzo e/o a cena, beh, niente panico, né per me, né soprattutto per lei/lui, nessuna contaminazione, garantito ;-)

Ora immagino già cosa state pensando: “sarà mica un’arrosto alla panna” questo!!!

Lo è, credetemi, avrò tanti difetti ma non vi imbroglio mai, certo, ci vuole un pò d’immaginazione però è lui: l’arrosto alla panna di Sonia.

La mia lonza di maiale  pesava 1200 g. e, dopo averla gustata in purezza la sera per cena, tagliata a fette un pò grosse (come piace a ello :-D   ) ho iniziato a pensare cosa fare della metà avanzata (qui non si mangia mai 2 volte la stessa cosa ;-) ) e così è nato questo piatto unico: quadratini di arrosto alla panna con gnocchi di topimambur (fatti con l’impasto del rotolo dell’altro giorno soltanto con meno farina: di grano saraceno) che mi sono pappata per pranzo il giorno dopo e l’altra parte l’ho tagliata con l’affettatrice, ho fatto una leggera salsa tonnata..insomma, come dire: 3 piccioni con una lonza :-D

Ma andiamo per ordine, di seguito la ricetta originale di Sonia con tra parentesi le mie dosi.

Ingredienti per 6 persone:

  • 1 kg. arrosto di vitello o arista di maiale (1200 g. di lonza),
  • 100 gr. pancetta a fette (speck),
  • 2 rametti di rosmarino fresco (+ fiori decorazione optional),
  • 1 cipolla rossa,
  • olio evo (+ burro chiarificato),
  • brodo di carne (vegetale),
  • 6 cucchiai di aceto di vino bianco (aceto di mele),
  • 200 ml panna da cucina (250 Panna di soia come da prontuario),
  • sale,
  • pepe (peperoncino).

Come fare :

nella mia preparazione cambiano soltanto, avendo sostituito la pancetta con lo speck che è più magro, la  rosolatura della lonza nel burro chiarificato e olio seguita dalla sua legatura nello speck con i rametti di rosmarino a contatto con la carne  (ello non vuole vedere aghi ;-) ).

Ho rimesso la lonza nel tegame e, quando ha ripreso a rosolare ho sfumato con l’aceto di mele, scelta fatta per la minore necessità di “sgrassare” il tutto.

Come ha fatto Sonia, ho aggiunto il brodo (nel mio caso vegetale) caldo, la panna, ho aggiunto il peperoncino, aggiustato di sale, ho mescolato e fatto riprendere il bollore.

Ho coperto, abbassato la fiamma e fatto “andare” per c.ca 1 ora e 1/4.

Ho slegato la lonza, eliminato il rosmarino e, col minipimer ho frullato tutto, compreso lo speck che ha dato alla salsa un colore più  beige-rosato rispetto a quella di Sonia, ho tenuto in caldo la lonza  e fatto ridurre la salsa.

L’arrosto alla panna è piaciuto molto e la frase: da rifare fa ben sperare in un futuro “roseo” ;-)

Versione “semplice”

E qui inizia il divertimento (per me), lonza e rotolo coincidevano e così, ho prelevato dal purè di topinambur una parte per questi gnocchetti, ho aggiunto farina di grano saraceno, uovo, burro, sale, ho fatto delle palline che ho infarinato (sempre con la stessa farina) e ho cotto come al solito.

Ho ritagliato dei quadrotti dalla lonza e li ho fatti “saltare” assieme ai gnocchetti nella salsa.

Ed ora la versione Tonnata, ottenuta affettando sottilmente la lonza (fredda) con l’affettatrice e presentata con una salsa tonnata fatta così:

  • maionese (1 uovo intero, aceto, senape, sale, limone, olio oliva),
  • tonno al naturale,
  • capperi,
  • carota (opzionale),
  • fiori di cappero (cucunci), julienne di zesta limone e carota per decorare.

Non entro nei dettagli della maionese perchè la saprete fare tutti ( io uso sempre l’uovo intero).

Frullare gli altri ingredienti, unire la maionese, arrotolare le fettine di lonza formando dei “cannelloni”, versare la salsa lungo i 2 lati e decorare a piacere.

Lonza in salsa tonnata.

Vi auguro una splendida giornata.


Coniglio all’Amarone cotto nel Coccio.

Da quando è arrivato in casa mia non gli ho più tolto gli occhi di dosso, gli ho girato intorno, l’ho soppesato, l’ ho toccato, l’ho studiato.

Era bellissimo anche così, appoggiato al tavolino e riscaldato dal sole tutto il giorno ma,…ma lo vedevo così scontento, irrealizzato, dovevo fare qualcosa per valorizzarlo.

Tergiverso, lo so…ma mi ero ripromessa di non pubblicare più ricette col coniglio pur continuando a cucinarlo, vivo con un carnivoro amante di questa carne e non ho scelta…eppoi, per un amico questo ed altro no?

Ho voluto inaugurarlo con una ricetta che gli fa onore, non aspettatevi fave tonke, cardamomi e profumi d’oriente, qui l’unico profumo è quello che rilascia la cottura nel coccio e chi la conosce lo sa, da una marcia in più a qualsiasi preparazione ed il profumo che si espande per casa è ineguagliabile, andiamo in cucina va.

Ingredienti:

  • coniglio, io 2 spalle, 2 cosce,
  • 1/4 di vino Amarone,
  • olio evo,
  • rosmarino secco schiacciato nel mortaio,
  • prezzemolo (io gambi interi),
  • 3 spicchi d’aglio,
  • 1 scatola piccola di polpa di pomodoro o passata fatta in casa ecc.
  • peperoncino.

Come fare:

mettere gli spicchi d’aglio interi svestiti  nell’olio e farlo insaporire, unire la carne e rosolarla.

Nel frattempo dealcolizzare il vino fiammandolo e quando il vino è pronto salare, mettere il peperoncino ed il vino in 2 tempi (io faccio così).

Aggiungere il rosmarino secco o fresco se preferite, i gambi di prezzemolo che alla fine toglieremo e la polpa di pomodoro, far riprendere il bollore e coprire (questo coccio non ha il coperchio, io ne ho usato uno di un coccio rotto).

Portare a cottura (c.ca 40 minuti).

Questa è una ricetta semplicissima, niente di complicato, da fare quando si vuole un piatto unico, un contorno di riso ecc., io l’ho servito con la polenta.

Buona settimana a voi, io ascolto ancora LUI, come dice una sua canzone: Tu non mi basti mai


Dadi di patè, variazioni sulla scacchiera.

Mi sarebbe piaciuto per Bucci fare un bel patè classico, di fegato, avvolto da un lucido velo di gelatina, quello che si taglia a fette ma, per il motivo di cui nel post di ieri, avrei dovuto mangiare patè per molti giorni, Annina la vicina è a dieta e non posso condividere con lei le mie delizie culinarie.

Per dirla tutta avevo in programma anche il dado di gelatina, avevo pensato ad un Chianti da abbinare al “Ribollita-patè” e altri vini da abbinare ai vari dadi ma vi assicuro già fare questi è stata un’ impresa, l’incognita dello stampo,si staccano? Non si staccano?

Diciamo che non è proprio un riciclo della serie oratifrullogliavanzieilpranzoèpronto, no, però sono così belli non vi pare?

E sono buoni, tutti indistintamente, ed ora che Bucci mi ha dato il là pateizzerò tutto trasgredendo alla ferrea regola del “grasso” come legante.

Lo sostituirò (come consigliato da Annina la vicina) una patata bollita, della mollica di pane ammollata e quello che capiterà al momento.

Dado Ribollita-patè ingredienti:

  • cavolo nero lessato,
  • fagioli cannellini,
  • cipolla rossa,
  • peperoncino,
  • olio evo,
  • sale,
  • formaggio morbido di capra per legare.

Come fare:

rosolare la cipolla in poco olio extravergine, unire il cavolo nero già sbollentato e gli altri ingredienti, far insaporire ed asciugare bene.

Frullare e quando il composto sarà freddo unire il formaggio di capra, inserire negli stampini, riporre in congelatore, sformare e servire.

Questa va accompagnata sia con i dadini di pane nero, sia la polenta e sia i dadini di pane casalingo (fatto domenica, semplice pane bianco), se avete pane toscano ancora meglio.

Tutti i patè che presento  si possono semplicemente presentare in una ciotola o dare delle forme più grandi e comode da ottenere.

Nel post precedente c’è lo stampo che ho adoperato in questo caso.

Dado patè aringa affumicata ingredienti:

  • aringa affumicata cotta nel latte e alternata con cipolla stufata (iol’avevo fatta sabato per ello),
  • burro,
  • dadi di polenta,
  • cipolla stufata.

Come fare:

frullare i filetti di aringa assieme al burro senza sale nè pepe perchè c’è già nella preparazione, riporre negli stampini.

Questi, contenendo il burro si rassodano in fretta, io li ho accompagnati con la polenta e la cipolla della preparazione.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

Grazie Bucci


Tagliatelle al caffè con panna e zafferano e non solo.

Tagliatelle al caffè con panna e zafferano.

Le ho condite semplicemente con una riduzione di panna e zafferano dell’Aquila, gentile omaggio di Emanuela che ringrazio di cuore, ha avuto davvero un bellissimo pensiero.

Ingredienti:

  • 90 g. di farina 00,
  • 10 g. di caffè macinato,
  • 1 uovo intero + 1 cucchiaino di uovo sbattuto (il caffè ne ha assorbito di più,
  • pizzichino-ino di sale.

Come fare:

per la pasta procedete alla vostra maniera, per il condimento ho riscaldato la panna ed ho messo in fusione i pistilli, le ho trovate divine, temevo fossero amare invece no, il sentore di caffè unito allo zafferano è sublime, è nato un amore :-)

Tagliatelle alla curcuma su crema di cannellini e cappesante.

Ingredienti per la pasta:

  • 97 g. di farina 00,
  • 3 g. di curcuma in polvere,
  • 1 uovo,
  • pizzichino-ino di sale.
  • 1 cucchiaino di curcuma per colorare l’acqua di cottura.

Ingredienti per il condimento:

  • fagioli cannellini lessati o in scatola,
  • brodo vegetale dei cannellini sono in scatola,
  • cappesante,
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe verde macinato.

Come fare:

per la pasta il solito procedimento, per il condimento, frullare i fagioli con poca acqua di cottura (se usate quelli in scatola risciacquateli ed aggiungete brodo vegetale), olio evo, sale, pepe.

In una padella antiaderente scottare le cappesante sopra e sotto.

Io ho impiattato così per far vedere le tagliatelle ma le cappesante si possono tagliare a metà, unirle alla crema di cannellini.

Tagliatelle al radicchio rosso tardivo di Treviso.

Ingredienti per la pasta:

  • 110 g. di farina 00,
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaio di succo di barbabietola,
  • 1 pizzichino-ino di sale.
  • 1 barbabietola per colorare l’acqua di cottura.

Ingredienti per il condimento:

  • radicchio tardivo di Treviso (solo la parte più colorata),
  • succo di barbabietola caldo,
  • olio evo caldo,
  • sale q.b.,
  • pepe verde macinato q.b.

Come fare:

per la pasta al solito, per il condimento scaldare il succo di barbabietola con l’olio evo (non far friggere) ed unirlo al radicchio, frullare e ridurre a crema, aggiustare di sale e pepe.

Il colore della pasta, nonostante la barbabietola è rimasto chiaro, volevo ottenere soltanto una tonalità tono su tono.

Tagliatelle al pomodoro e basilico.

Per me rimangono “le tagliatelle”, le preferisco a quelle al ragù e anche se l’ho messa per ultima è stata la prima (anche per una questione di colori), le tagliatelle sono venute un pò larghe, quasi quasi pappardelle :-(

Ingredienti per la pasta:

  • 80 g. di farina 00,
  • 20 g. di semola,
  • 1 uovo,
  • 1 pizzichino-ino di sale.

Ingredienti per il condimento:

  • passata di pomodoro,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • basilico.
  • olio evo,
  • sale,
  • peperoncino.

Come fare:

è un semplice sugo al pomodoro, ho messo in un tegame senza olio, il pomodoro, l’aglio, sale e peperoncino, ho cotto lentamente e fatto asciugare, ho tolto l’aglio e messo il basilico gli ultimi 5 minuti, ho aggiunto un filo d’olio a crudo, in questo caso ho messo il parmigiano.


Una passeggiata nei campi, di scie chimiche, di bacche, di topinambur…poi in cucina a riciclare i cotechini…

Sono 3 mattine che “Annina la vicina” ed io andiamo a camminare per i campi, d’altronde con un cielo così come si fa a rimanere a casa?

Su di me la natura ha un effetto “magico”, mi trasforma, mi rasserena, è come se prendesse i colori dalla sua tavolozza e colorasse i miei pensieri.

Soltanto un’ora ma un’ora importante, direi indispensabile.

Anna è la prima persona con la quale ho interloquito appena arrivata qui in Friuli, notoriamente patria di “orsi” (in senso buono).

Avevo bisogno di un “attrezzo” e sfrontatamente le ho suonato.

Anna è l’Amica…punto, senza ma, senza se, puoi dirle tutto, anche le tue debolezze, le tue “marachelle”, non cambierà di una virgola il suo atteggiamento.

Anna è una di quelle persone che hanno beneficiato della “caprese” e del pane tedesco che avevo preparato in previsione del viaggio a Firenze e forse è mia Amica per quello? Naaaaaaaaaaaaaaaaaa….. :-D

Appena partite, il primo giorno mi ha fatto notare gli “strani incroci delle scie_chimiche delle quali ero completamente all’oscuro, se vi interessa saperne di più cliccate sul link.

Camminando facciamo “strani incontri”, 2 stroppie di mais in una pozzanghera ghiacciata, in piedi come fossero arrivate “balzellando” fin lì dal campo, quasi una “fuga romantica”…:

Poi il primo fiore di tarassaco, piccolo, piccolo, nascosto tra le foglie per non prendere il gelo della notte.

Si nasconde anche questo ciotolo, sotto una “copertina” di muschio, uguale a quello che andavo a raccogliere con papà per mettere nel Presepio:

E poi gemme:

Campi interi seminati a radicchio, quello col “poc”, che diventa tenerissimo dopo aver preso la “gelata”, assomiglia ad una rosa di velluto, meraviglioso…

Poi la scoperta di un campo di topinambour (di nessuno ;-) ) e lì è stata la nostra fine :-D , come 2 cinghialesse abbiamo iniziato a “grufolare”:

Eccoli qua i “tuberi magici”, ma di questi parlerò più avanti, dedicano un post ed una ricetta “speciale”, per la raccolta di Tiziana

Spesso mi rammarico di vivere qui, nell’estremo est, come dico sempre, “fuori dalle rotte”, peccato non vivere a Milano mi sussurro, potrei approfondire la mia passione per la cucina, per la fotografia, potrei partecipare a corsi, eventi e quant’altro, imparerei anche a “socializzare”…(forse) ;-) …ma poi, mentre guardo fuori dalla finestra e vedo tutto questo mi dico: no, il tuo posto è qui, questo è il tuo mondo, soltanto qui puoi essere serena e ritorno alla mia vita…

mentre ora si torna a casa, ancora una pennellata di colore e poi in cucina…non nella mia, io non ho avuto tempo per cucinare, a questo ci ha pensato Tiziana…la necessità di “riciclare tanti cotechini” ha aguzzato il suo ingegno ed ecco il risultato:

Sono così “pigra” che riporto la sua mail, io mi limiterò a raccontare le ricette con le foto, che, ovviamente sono sempre le sue :-D

Avevo tanti cotechini che mi hanno regalato, non ho voluto lasciarli crudi perchè non ho il posto adatto per conservarli, così ho pensato di aprirli e cuocere l’impasto togliendo anche un pò di grasso.

Gli involtini di verza:

li ho fatti con le foglie appena lessate (ho copiato da te) che vedi nelle foto stese sulla carta da cucina, le ho farcite con la pasta dei cotechini, le ho richiuse, messe in una pirofila con un filo d’olio aglio e peperoncino e passate in forno solo ad asciugare, perchè gli ingredienti sono già cotti.

Per i tortini:

ho preparato le verze (come vedi dalla foto) lavate e tagliate sottili, poi ho aggiunto 3 spicchi d’aglio tritato, un pò d’olio evo, sale e peperoncino (consumate piano piano).

Ho foderato gli stampini con la pasta brisè, ho messo uno strato di verze, uno di pasta di cotechino, un’altro di verze, non ho chiuso completamente la pasta brisee e ho infornato a 180°C per circa 30.

Buonissima giornata a tutte/i :-)

Banana rinsecchita :-)

Quasi dimenticavo la “merenda”, si, questa è la merenda che mi ha offerto Annina la vicina quando siamo tornate a casa…non male vero? Quando uno è ospitale e generoso non si smentisce mai :-D ciao Annina la vicina :-D


Linguine alla cicoria e taleggio: veloci, gustose, sorprendenti…è arrivata la variante..

…peccato che non le abbia “pensate” io, la ricetta è saltata fuori mentre sistemavo le “scartoffie”, le solite pagine di giornale saccheggiate nella sala d’attesa del medico o dalla parucchiera ma comunque sempre con autorizzazione :-D

Era da un pò che ci giravo intorno, è da tempo ormai che non mangio più cicoria, e dire che mi piace molto.

Da “ragazza” facevo pentoloni enormi e mi bevevo perfino l’acqua di cottura..mi avevano detto che faceva tanto bene.

É buonissima anche cruda, le foglioline tenere in insalata, di seguito vi metterò il link di una zuppa strepitosa ed ora che ho provato questo condimento non lo mollo più.

Mi ritorna in mente mio padre, grande mangiatore di cicoria anche lui (DNA?), ricordo che  riempiva un’enorme piàdina (terrina) aggiungendo anche abbondante’acqua di cottura, condiva con solito olio e aceto e alla fine, mangiata la verdura, aggiungeva un pò di vino rosso e beveva voluttuosamente tutto il liquido (io non ho mai avuto il coraggio di provare).

Ingredienti (da ricetta originale), tra parentesi le mie varianti):

  • 2 cespi di cicoria (1: soltanto il verde),
  • 1 cipolla (1/2),
  • 2 cucchiai di latte (1 di soia),
  • 50 g. di taleggio (30),
  • 8 foglie di basilico (4),
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva (2 per la cipolla, 1 per il condimento) (1 e 1/2),
  • sale,
  • pepe (peperoncino).
  • linguine a piacere.

Come fare:

lavare e tagliare finemente la cicoria (io ho adoperato il verde), far appassire la cipolla nell’olio ed aggiungere la cicoria, il sale, il peperoncino, far insaporire per 10 minuti.

Frullare assieme al basilico, al latte, al taleggio e l’olio, aggiustare di sale se necessario, scolare la pasta lasciandola bagnata, unirla alla salsa, mescolare, mangiare e..fare il bis!!!

Altra ricetta con la cicoria (cliccare foto):

Buona giornata, io esco, vado con la vicina ad “estrarre” topinambur…dalla fabbrica al consumatore ;-)

Mi scrive Tiziana:

aggiungendo alla tua ricetta del condimento con la cicoria per le linguine:

  •   1 uovo,
  • 6 cucchiai di farina,
  • 6 cucchiai di montasio stravecchio grattugiato (non avevo taleggio),

ho fatto questi gnocchetti, che “qualcuno” ha definito “deliziosi”, li ho conditi con un pò di burro fuso e con 2 dei 6 cucchiai di montasio, provate gente, provate :-)


Zuppa di fave e cavolo nero alla maniera di Bigazzi.

Come è successo a molte, la passione per la cucina che era latente in noi è esplosa con la prova del cuoco, evolvendosi poi con Alice ed il Gambero Rosso, Nigella, Jamie Oliver, Gordon Ramsay, Bill Granger ecc. ecc. fonti d’ispirazione… ma torniamo alla prova del cuoco.

Beppe Bigazzi, diciamolo pure: un rompi….. però uno così ci dev’essere, uno attento a conservare le tradizioni, a difendere la genuinità dei prodotti, prodigo nel farli conoscere (non parliamo dei suoi riscontri economici, rimaniamo, per una volta, romantici ;-) )  io non avrei conosciuto tanti nostri prodotti d’eccellenza senza le sue polemiche.

Poi si sa che non è  alla portata di tutti reperire materie prime d’eccellenza, anche perchè non tutti ci possiamo permettere di acquistarle.

Fortunatamente oggi, quasi tutte le città hanno dei punti vendita (cooperative) dove i produttori di zona mettono a disposizione i loro prodotti, garantendo  freschezza,  genuinità ed importantissima la stagionalità.

Per me scoprire che non è più impresa titanica reperire: cavolo nero, cavolo rapa e quant’altro è stata una piacevole scoperta ed ho subito approfittato per attingere dal libro di Bigazzi la ricetta di questa zuppa che è diventata assidua frequentatrice dela nostra tavola.

Avendo anche a disposizione delle fave secche speciali arrivate dalla Puglia mi sono data alla pazza gioia.

Fave secche con buccia e sbucciate.

Così Bigazzi intoduce questa zuppa nel suo libro: la Natura come Chef:

la transumanza delle greggi di pecore fu un fenomeno d grande importanza fino agli anni della seconda guerra mondiale.

Rimagono ormai solo i traturi, le leggi, i paesi interessati al passaggio delle greggi, gli scambi culturali fra le varie regioni, romanzi e raccolte di lettere, poesie, ballate.

A questi scambi si deve un piatto che per la presenza del cavolo nero possiamo definire toscano, ma anche per la presenza delle fave si sposta verso sud.

Cavolo nero.

Ingredienti (riporto la ricetta originale):

  • 300 g. di fave secche,
  • 2 belle manciate di ributtini di cavolo nero,
  • 2/3 patate,
  • 2 cipolle rosse,
  • 1/2 carote,
  • 3/4 pomodorini invernali (ho messo 2 pelati :-( ),
  • 3/4 costole di sedano,
  • 1 bella fetta di lardo (omessa, ho aggiunto nel piatto olio evo (extraverg……),
  • 1 peperoncino (produzione propria),
  • timo (produzione propria),
  • alloro (del vicino),
  • sale,
  • pepe (omesso).

Come fare:

lavare le fave e porle in ammollo per c.ca 24 ore, cambiando l’acqua  almeno 3/4 volte, se hanno la buccia sbucciarle e porle a bollire in acqua fredda (io uso la pentola di coccio) a fuoco lento, aggiungere le patate tagliate a fette e continuare la cottura per 3 ore.

Nel frattempo porre in un tegame con un cucchiaio di olio evo le cipolle affettate, il sedano e le carote tagliati a pezzetti ed i pomodorini (pelati), far insaporire ed aggiungere il cavolo nero spezzettato con le mani, il timo, l’alloro ed il peperoncino.

Aggiustare di sale e versare tutto nella pentola con le fave e patate e continuare la cottura per 1 ora, se dovesse addensarsi troppo allungare con acqua bollente.

Servire su crostone di pane tostato con un giro d’olio extravergine di oliva.

Un mio pensiero va al Giappone: