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Fettucce Garofalo con Salsa di Aglio Orsino e Avocado: Coincidenze Fortuite.

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Molte delle mie ricette nascono da una serie di fortuite coincidenze, questa è una di quelle.

Un sabato piovoso, il repentino abbassamento della temperatura mi hanno costretta a rinunciare alla mia quotidiana passeggiata nel verde e così mi sono infilata in macchina con ello e siamo andati in Slovenia.

Il pieno di benzina, sempre conveniente, tanto conveniente che, facendo i dovuti calcoli, con la differenza, si riesce sempre a fare una ricca spesa: pane a volontà, pane che congelo e inforno prima dell’ultilizzo rendendolo croccante e fragrante come appena sfornato; non vale la pena farlo a casa, anche se preparare il pane ha sempre un suo fascino ed anche un effetto terapeutico.

Io sono piombata al reparto frutta e verdura; ho fatto scorta di mango a €. 0,99 l’uno (in Italia lo stesso peso €. 1,98), avocado  (in Italia fluttua da €. 1, 68 a 1, 98), taccole, da noi introvabili a meno che non si vada alla Metro a pagarle a peso d’oro.

Ho continuato con lo zenzero col 50% di sconto ed ho messo nel carrello anche 2 vaschette contenenti delle belle foglie a me sconosciute, la scritta in tedesco e sloveno (Bärlauch Divji česen) non mi dicevano nulla, ed arrivata a casa papà Google che mi ha illuminata: Aglio Orsino, si proprio lui.

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Aglio Orsino raccolto da me l’anno scorso.

Come dice Ennio Furlan, se voi non avete esperienza o non vivete vicino ai luoghi dove raccogliere le erbe, compratele pure; da un pò di tempo ci sono i G.A.S. (gruppi di acquisto solidale), la cui lista completa ed aggiornata è nei link in coda al post.

Di certo nell’elenco troverete qualche gruppo vicino casa vostra, potrete così permettervi di mangiare frutta e verdura di stagione a kilometri zero o quasi zero, prodotti dalla freschezza garantita, ci sono molte amiche blogger che lo fanno.

Può essere un primo passo per aiutare a salvare l’economia di casa nostra e di permettere ai caparbi e straordinari piccoli produttori  di continuare a coltivare i loro campi e le loro passioni e vivere con il proprio lavoro.

Mi piace l’utilizzo dell’avocado in cucina, quando seguivo la dieta zona era uno dei grassi favorevoli, l’ho sperimentato in un patè e in una brisè al posto del burro e ieri, finalmente, dopo aver visto girare per mesi su Pinterest piatti di pasta conditi con l’avocado, mi sono buttata anch’io nell’impresa… Chissà se Michelle ha l’aglio orsino nel suo orto ;-)

L’utilizzo della polpa di avocado limita di molto l’uso dell’olio; alla fine l’aggiunta di un pò di acqua di cottura della pasta rende la salsa più fluida senza destrutturarla.

Ho volutamente pesato gli ingredienti per dare un’idea a chi volesse provarla, comunque, prese le misure si può tranquillamente fare a occhio, l’unico consiglio, se si adopera l’aglio orsino, di mantenere le proporzioni 1 parte di foglie 2 parti di polpa di avocado.

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Ingredienti:

  • 500 g. di Fettucce Garofalo n.15 (o guaglione), io ho adoperato questa,
  • 40 g. di foglie di aglio orsino ben lavate ed asciugate,
  • 80 g. di polpa di avocado, il peso del mezzo avocado che ho adoperato,
  • 30 g. di pistacchi non salati,
  • 10 g. di pinoli,
  • 30 g. di Parmigiano Reggiano grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 cucchiaio di olio extravergine di oliva,
  • acqua di cottura alla fine fino q.b. per la densità desiderata.

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Come fare:

introdurre nel bicchierone le foglie di aglio orsino spezzettate con le dita, la polpa dell’avocado (i foodblogger conservino il guscio per la presentazione) e tutti gli altri ingredienti.

Azionare il minipimer ad intermittenza fino ad ottenere una crema, se non potete rinunciare al mortaio, adoperatelo.

Se preparate la salsa per consumarla subito diluitela con l’acqua della pasta, se volete utilizzarla in seguito copritela con olio evo e conservatela in frigorifero.

Io ho preparato anche una salsa tritando grossolanamente le foglie rimaste assieme a sale e poco olio evo; l’ho messa in un vasetto sterilizzato ricoprendola bene con altro olio evo; all’occorrenza la potrete utilizzare per aromatizzare risotti, carne, minestre, tutto quello che vi pare e, se vi ho incuriosito, potrete aggiungere l’avocado e fare come ho fatto io, provate, ve lo consiglio vivamente.

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Non vi sembra una chiocciolina?

Link interessanti:

Aglio Orsino (anche ricette, da vedere)

Ennio Furlan

GAS GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE1

GAS GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE2

P.S.: qualcuno penserà che ho sbagliato la dose di pasta no, ve l’assicuro, io ho mangiato quella che vedete nella foto, ello il resto, in due manches però :-D Buona settimana a tutti/e.


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

Ricottini mele cestino n

A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

 Panorama-001

Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


Torta di mele, ma anche di uva fragola, di mango e altra frutta, quella che avete.

torta di mele, maionese mirtilli rossi alto-001

Mentre, per la … esima volta stavo preparando questa torta e rileggevo gli ingredienti sulla pagina che ho trovato durante la mia cernita e che risale ancora agli anni in cui vivevo a Trieste (non rammento chi me l’abbia data), mi sono ricordata dello scalpore che avevano fatto i biscottini alla maionese pubblicati da Stefania (l’Araba Felice).

Stupore ed interesse comprensibili, in quanto la maionese la immaginiamo in una bella insalata russa, in un’insalata capricciosa, come ghirigoro su un pesce bollito e quant’altro ma, se ci pensiamo bene, la maionese è un emulsione e, oltre alle altre possibilità, quella che conosciamo ed adoperiamo sempre  è fatta con uova, olio, sale e limone e/o aceto, ingredienti che ritroviamo spesso nei dolci.

I biscottini di Stefania contemplavano anche il burro che in questa torta non c’è, io ho voluto provare ed ho modificato la ricetta originale che è questa:

Ricetta torta mele foglio

Igredienti per una tortiera da 32 cm. per avere una torta bassa, da 24 per avere una torta più alta:

  • 4 uova intere,
  • 250 g. di zucchero (in questa ho messo 120 g. di zucchero di canna e 60 di muscovado, infatti il composto è scuro),
  • 1 pizzico di sale,
  • buccia d’arancia e limone grattugiata,
  • 250 g. di farina (io questa volta di Kamut),
  • 125 ml di olio, metà semi (di mais), metà extravergine di oliva,
  • uvetta (io mirtilli rossi disidratati),
  • pinoli,
  • 1 kg. di mele (questa volta ne avevo 800 g. di quelle di Pantianicco (Beano) che trovo in uno spaccio vicino casa),
  • 1 bustina di lievito (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di vanilla bourbon in polvere.

collage

Come fare (io ho fatto così ma voi potete seguire le indicazioni):

accendere il forno a 175° C. (io metto sempre 10° in più per poi, appena infornato riportare alla temperatura indicata).

Mettere nel robot da cucina 2 uova intere e i 2 albumi, lo zucchero e sbattere bene; unire la buccia grattugiata degli agrumi.

Preparare la maionese con i tuorli, il pizzico di sale e i due tipi d’olio, aggiunngerla al composto ed unire la farina setacciata col lievito e la vaniglia bourbon.

Grattugiare con la grattugia a fori larghi le mele, mescolare assieme i mirtilli rossi (che regalano alla preparazione una gradevole nota acidula), lavati ma non ammollati perchè assorbiranno l’umidità della frutta, i pinoli e distribuire uniformemente nell’impasto.

Ungere una teglia apribile, scegliendo tra le due misure a seconda di come desiderate la torta ed infornare per 1 ora.

Farla raffreddare, sformarla e decorare a piacere, io ho adoperato un centrino che poi ho tolto aiutata da ello (credo solo perchè aveva voglia di assaggiarla ;-) )

Non so se è l’effetto placebo ma ello ha detto: la più buona che hai fatto ma, dal momento che lo dice ogni volta non so se è merito della “maionese” o della sua golosità.

Come anticipato nel titolo, questa torta si può fare con la frutta che avete a casa o che vi piace, io l’ho fatta con le pesche che ello mi aveva portato a casa a fine ottobre… , con il mango, con l’uva fragola, con le pere.

Se avete le pere o mele cotogne, secondo me ci stanno bene, comunque procediate questa torta è una garanzia, se vi piacciono le torte “umide”, questa fa per voi.

Se vi avventurate fatemi sapere, intanto vi metto un link interessante sulla maionese, troverete anche un PDF con varie ricette, quello non è gratis ma il prezzo è piccolo ed il ricettario vale la spesa: La chimica della maionese

torta mele maionese mirtilli rossi fetta1

Alla prossima.


Pinza Friulana dell’Epifania, della Nonna di Pietro: l’amore per la tradizione non è soltanto una moda…

Pinza Epifania fetta-002

Voi  sapete che, nonostante mi descriva come una specie di orso asociale e grezzo, io amo parlare con le persone, specialmente se condividono uno spazio o qualcosa con me o se percepisco un qualcosa che mi spinge verso di loro, ed è così che il signor Pietro ed io siamo diventati amici.

Mi piaceva, quando aveva terminato il suo lavoro, invitarlo a bere un caffè o un the, lo sapevo solo e mi faceva piacere parlare con lui, di sua figlia che amava andare a cavallo e lo faceva un pò tribolare con la scuola e del ballo liscio, la sua passione.

Così, forse per sdebitarsi, un giorno mi portò  questo dolce da assaggiare col the, me ne innamorai e, ovviamente, gli chiesi la ricetta.

Per un pò resistette: è una ricetta di mia nonna, ne era gelosa, rispondeva ogni qualvolta  gliela chiedevo… ma poi cedette, la mia sincera passione lo convinse.

Ora il signor Pietro è molto ammalato, ricordo che l’ultima volta che venne a lavorare non si reggeva in piedi, lo rimandai a casa e le scale, finchè non trovammo chi lo sostituisse, le pulii io.

Ultimamente, più che una moda, il desiderio di conservare le tradizioni, credo sia diventata una necessità, sia per non staccarsi da un passato che, in fondo in fondo, non era poi male, sia per prendere le distanze da un futuro che non promette bene e ci rende così preoccupati e arrabbiati che non siamo più capaci di cogliere ed apprezzare le piccole cose.

Come ho già scritto, questo tipo di ricette, nasce dalla necessità di mettere assieme poche cose e, mi ripeto, la frutta secca, un tempo era alla portata di tutti mentre oggi, una torta di noci, anche fatta in casa, viene a costare un occhio dalla testa.

Basta leggere gli ingredienti di questi dolci poveri, sempre gli stessi, noci, fichi secchi, uvetta, qui ci sono anche i pinoli ma il signor Pietro mi disse: la nonna li metteva raramente, quando poteva permetterseli.

Mi scuso per le fotografie, non sono recenti, fotografavo ancora con il telefonino, sono foto sfocate, con esposizioni errate, per fortuna che ora ne capisco un pò di più del 2008 e ho cercato di sistemarle meglio che potevo (purtroppo non ho photoshop).

Era il tempo che fotografavo gli ingredienti, avevo ancora così tanto entusiasmo…

Ingredienti pinza epifania Pietro1-001

Ingredienti per una teglia rettangolare da 45 x 35:

  • 300 g. di farina gialla di mais (anche istantanea),
  • 700 g. di farina 00,
  • 1 litro di latte,
  • 2 uova,
  • 100 g. di zucchero,
  • 150 g. di lievito di birra fresco (o 2 fustine liofilizzato + 1 lievito in polvere,
  • 400 g fichi secchi tagliati a pezzetti,
  • 250 g. di uvetta,
  • 1 bustina di pinoli tostati,
  • 200 g. di noci tritate grossolanamente,
  • 2 cucchiai di strutto (o burro),
  • buccia di limone gratuggiata,
  • sale.
collage pinza epifania-002

Come fare:

portare il latte a bollore con il sale, tagliare i fichi a pezzetti, tostare i pinoli, tritare le noci grossolanamente e sciogliere a bagno maria lo strutto o il burro.

Lavare l’uvetta e farla gonfiare nell’acqua calda,  scolarla e metterla nel rum o grappa, versare il latte sopra la farina di mais e lasciare  che lo assorba.

Sbattere leggermente le uova e aggiungerle all’impasto assieme allo strutto o burro, unire anche la frutta, compresa l’uvetta scolata, lo zucchero e la buccia di limone.

Sciogliere il lievito in un po’ d’acqua tiepida, versarlo nell’impasto ed unire, un po’ alla volta, la farina ( io la setaccio).

Versare nella teglia foderata con la carta da forno (o imburrata) ed infornare nel forno preriscaldato a 180° C. x 40 minuti.

Controllare che la preparazione non asciughi troppo, sfornare la pinza e, quando è intiepidita voltarla sottosopra affinchè l’umidità non rimanga nel fondo.

Cospargere di zucchero a velo decorando a piacere,  la potete anche porzionare e mettere in congelatore per le emergenze della colazione e merende.

Pinza Epifania pronta-001

Per oggi è tutto, grazie signor Piero e grazie a voi di avermi letta fin qui…

Il Signor Pietro è venuto a mancare in ottobre…


Biscottini al mosto cotto, senza uova, senza lattosio, senza glutine ma con tanto tanto sapore… Un pensiero per Maria ♥

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Non so se è merito dei Maya che, con le loro profezie hanno comunque mosso qualcosa in ognuno di noi, non so se è perchè dai e dai le cose cambiano, non so se, finalmente, mi sono incamminata sulla strada giusta… Fatto sta che ho trascorso uno splendido Natale, direi sereno, si, sereno è la parola giusta.

La venuta della suocera&Co. non mi ha agitata, sono riuscita ad organizzare tutto per benino e nei tempi giusti, voi direte: cosa sarà mai organizzare un pranzo di Natale per 5.. Beh, per me, che non ho mai ospiti a casa, è un bel impegno, quando manca la pratica non basta la grammatica no?

Come già sapete il mio menù di Natale non è stupefacente ma è il solito: lasagne portate dalla suocera, zampone, lenticchie a volontà, brovada.

Quest’anno l’ho arricchito con 2 stinchi di maiale al forno, Lambrusco, coca cola per il cognato (ORRORE!!!) comperata da ello che, dopo aver notato il mio disappunto ha detto saggiamente: bisogna adeguarsi agli ospiti, panettone ai marron glacè gentilmente offerti da Loison, spumante per il brindisi, caffè, ammazzacaffè per lo zio: una grappa che gli ha fatto strabuzzare gli occhi per quanto era forte…

Tutto qui, qualche chiacchera, una breve comparsa di Perla che è venuta a salutare “la nonna” e dopo aver sberlato per qualche minuto è tornata a dormire e poi, tutti a casa, ello ad accompagnare lo zio (che mi ha regalato del buonissimo miele di acacia che ho adoperato per i biscottini) e così, rimasta sola mi sono messa a fare questi biscottini.

Ci tenevo a farli per Natale, un omaggio a Maria, è lei che mi aveva mandato il mosto cotto: adoperalo, mi diceva, ma non voglio finirlo, rispondevo, dai che te ne mando ancora… invece non c’è stato più tempo, purtroppo…

Questa ricettina mi è arrivata via mail da Nannarè, una delle Amiche di forum di un tempo, è una delle tante ricette che mi ha mandato, sono di sua nonna o di “nonnine”, come le chiama lei e per me sono perfette.

Appena la sento le chiedo delucidazioni sulla provenienza di questi “Biscottini al mosto cotto”, se hanno un nome definito o si chiamano soltanto così.

Io ho preferito lasciarli naturali, senza spezie, un pò perchè a ello non piacciono un pò perchè coprirebbero il sapore della frutta secca, rimane comunque il fatto che sono molto versatili e, da questa base, se ne possono elaborare un’infinità, mi sono limitata a modificare il tipo di farina perchè, essendo questi biscotti, già senza lattosio e senza uova, volevo farli anche senza glutine.

Copio incollo la ricetta così come è arrivata, con lo stile gajardo de Anna (si chiama così), le sue abbreviazioni da sms, credo assimilate dalle 2 figlie adolescenti, qualche doppia di troppo, ma è perfetta così, la adoro ♥

Per facilitare la lettura ho evidenziato gli ingredienti, mentre le mie varianti e il mio procedimento sono inseriti tra gli asterischi.

collage biscottini mosto cotto-001

Si lavorano degli ingredienti sullla spianatoia mettendone  ad occhio

circa 300 grammi fra nocciole, noci, pinoli, (xchè no, qualche mandorla) spezzettati grossolanamente
(Se vuoi anche tostati ma nn è necessario)
500 grammi di farina (da nn usare tutta insieme, che so iniziare con 250/300 gr. ed aggiungere quella che occorre man mano) *farina di grano saraceno e tapioca*
1 bicchiere circa di ottimo olio evo o strutto *olio evo (Pugliese)*
un pò di zucchero e miele * solo miele*
mosto cotto (o vino) q.b.
poco + della metà di una bustina di lievito x dolci
( Eventualmente Vanillina o spezie facoltative ed a piacere del proprio gusto) *estratto di vaniglia*
Non ci vanno le uova ma c’è anche chi ne mette *omesse*.
Zucchero a velo x spolverizzare , facoltativo *omesso*.

Mettere, la farina a fontana con tutti gli ingredienti dentro (la mi mama talvolta mette anche un po’ di buon cacao in polvere, ma ciò è una cosa del tutto personale), lavorare raggruppando per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una “massa” omogenea, formare un filoncino
un “pò piatto” e tagliare a forma di losanga (qsta è la tradizione) oppure stendere e dare la forma ai biscotti che andranno su una teglia con
carta forno.

*Io ho mescolato la frutta secca con 250 g. di farina (proporzione 350 farina di grano saraceno, 150 farina di tapioca), ho aggiunto il bicchiere d’olio, 3 cucchiai abbondanti di miele, ho amalgamato, ho unito il resto della farina e poi ho aggiunto a poco a poco il mosto cotto fino al raggiungimento della “massa” omogenea (come scrive Anna), ho formato il filoncino un “pò piatto” e, come da tradizione, ho formato le losanghe*

Naturalmente infornare con forno già caldo a ca. 180 gradi finchè nn saranno coloriti e cotti (forse 20 min. o poco+)
Si possono servire ed intingere con buon bicchiere di vino bianco, marsala o …

Semplici, ma “fanno famiglia” e Natale magari apprezzati accanto al camino acceso …??! (A Perla falli assaggiare senza inzuppo nel vino mi raccomando …!!! Alle gattine di buona famiglia si bagna soltanto dietro l’orecchio con una goccia di Champagne, la notte di Capodanno, cm fossse Chanel N° 5 – insieme ad un assaggio di Pandoro).
Cuore

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Buongiorno mondo.


Farfalle viola con salsa di zucca e pesto di verza per colorare queste grigie giornate.

farfalle viola con crema di zucca2-001
Ingredienti:
  • pasta formato tipo farfalle a piacere,
  • polpa di zucca cotta a vapore o al forno,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale marino integrale,
  • pinoli tostati,
  • foglie di porro per la decorazione (facoltativa)
Ingredienti per la versione con verza:
  • pasta come sopra,
  • foglie fresche dal cuore di verza (la mia superbiologica),
  • uno spicchio d’aglio soltanto per profumare il recipiente per il pesto,
  • olio extravergine di oliva,
  • pinoli tostati,
  • sale marino integrale,
  • foglia di verza per la presentazione (facoltativa).

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Come fare:
lessare la pasta nell’acqua di cottura delle carote viola e,  nel frattempo preparare le 2 salse inserendo nel bicchiere del frullatore gli ingredienti,
(separatamente per le 2 preparazioni) e frullare fino alla consistenza voluta.
Servire le farfalle con salsa di zucca in una zucca svuotata e decorata con foglia di porro a fiocco, mentre quelle con la crema di verza in una foglia.
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È anche una bella e buona idea per far mangiare sano ai bambini che solitamente disdegnano le verdure, magari evitando il profumo d’aglio.

Rotolo e gnocchi con Polenta e Pitina: un riciclo Slow Food-Dop Italo-Svizzero.

Rotolo e gnocchi di polenta e pitina con fonduta-001

Mi sono sentita coccolata, i vostri commenti, gli sms, le telefonate, le mail sono stati i regali più belli.

Anche ello si è alzato  con la febbre e così, tutti e 2 abbiamo trascorso la giornata tra camomille, aspirine, sonnellini e sbadigli.

Colonna sonora il ticchettio incessante della pioggia sul vetro dell’abbaino per ciò anche se fossimo stati sani non ci sarebbe venuta voglia di uscire.

Ancora grazie a chi si è affacciato a questa finestra ed io ritorno accantoalcamino per presentarvi una ricetta che avevo preparato per il contest  scartandolo per la fotografia, il lungo tempo di posa aveva dato al formaggio un aspetto plasticoso e non rendeva giustizia alla preparazione che è, credetemi, da urlo.

L’ho definito riciclo slow food perchè è nato dal recupero della polenta e dell’avanzo di Pitina adoperata per sperimentare la ricetta al Salone del Gusto.

Con Dauly ci eravamo consultate a lungo, se andate nel suo blog troverete la versione che aveva preparato prima di partire con broccoli e pancetta.

Nel dubbio che i broccoli non fossero graditi a tutti, abbiamo optato per le bietoline che poi, in corso d’opera, a Torino, sono diventate spinaci.

Dovendola rifare cercherei il Canestrato di Castel del Monte (presentato da Fedora) e seguirei il consiglio dell’adorabile chef Carlo di rendere il condimento più cremoso facendo una fondutina con i 2 formaggi.

Non era facile sposare i 3 Slow Food, una Pitina prepotente, un Parmigiano di vacche rosse sublime (come direbbe Bigazzi), un Canestrato di Castel del Monte di carattere ma non invadente.

Preziosissimo il consiglio del nostro Friulanissimo Chef stellato Emanuele Scarello, che ho interpellato prima di partire, di non far rosolare la pitina ma di “ammorbidirla”  con burro e alla fine aggiungere un pò d’acqua di cottura della pasta.

Ecco la foto del mio esperimento con le dosi nella versione pitina rosolata (poco) e senza canestrato che compare però nella lista, non ho adoperato il parmigiano se non per la decorazione, infatti la salsa risulta molto verde:

Radiatori pesto bietoline, pitina e parmigiano-002

Ingredienti:

  • radiatori g.40 (in questa ciotolina),
  • il verde di un mazzetto di bietoline scottate in acqua salata, buttate in acqua fredda e strizzate,
  •  pinoli a occhio (non avevo pinoli ho adoperato mandorle),
  • parmigiano reggiano di vacche rosse,
  •  olio evo.
  • 20 g. di pitina sbriciolata,
  • canestrato di Castel del Monte,
  • pinoli per decorare.

Altro consiglio che però avrebbe escluso l’uso del Parmigiano, tagliare le bietoline a Julienne ed aggiungerle alla pasta un attimo prima di scolarla.

Grazie Emanuele e grazie Michela, noi ci vediamo in dicembre al corso della Cucina di Carnia ♥♥♥

Detto questo torniamo sulla ricetta di oggi che prevede anche l’utilizzo dell’Achillea millefoglie, ingrediente di uno dei 2 gnocchi di pane, sempre per il contest di Tery.

Collage rotolo polenta pitina e f. Svizzeri-001

Ingredienti a seconda della quantità degli ingredienti da riciclare:

  • polenta,
  • pitina della Val Tramontina,
  • achillea millefoglie sbollentata ed insaporita con olio evo e cipollotto (si possono adoperare  verdure a piacere),
  • Sbrinz Dop grattugiato,
  • Gruyère Dop grattugiato.

Anche per i formaggi scegliete secondo la disponibilità.

Ingredienti per la fonduta:

  • 100 g. Gruyère Dop grattugiato,
  • latte a coprire,
  • 1 cucchiaino da caffè di maizena per addensare ed evitare il rassodamento.

Come fare la fonduta (copio-incollo dal post):

mettere a bagnomaria un pentolino con il formaggio grattugiato e coprire abbondantemente con il latte (2 cm.) , far sciogliere bene il formaggio, a questo punto sciogliere in poco latte freddo la maizena, incorporarla  ed addensare mescolando (basterà pochissimo).

Rotolo e gnocchi di polenta e pitina da infornare-001

Rotolo e gnocchi prima d’infornare

Come fare:

mettere nel robot da cucina la polenta e la pitina e frullare, stendere l’impasto ottenuto tra 2 fogli di carta forno  spennellati con poco olio evo e ricavarne un rettangolo alto c.ca mezzo cm., con quello che rimane formare degli gnocchi grandi come una noce.

Dopo aver insaporito la verdura che avete scelto (io avevo l’achillea) stenderla sul rettangolo di polenta, spolverizzare con i 2 formaggi grattugiati (anche in questo caso adoperate i formaggi che avete a disposizione) ed aiutandovi con la carta forno o il tovagliolo (quello che avete scelto come base) arrotolate il tutto, richiudete i bordi e fate cuocere a vapore per c.c 20 miunuti.

Ho scelto la cottura a vapore perchè non essendoci nell’impasto l’uovo o altri elementi leganti temevo la rottura.

Per il rotolo, si può scegliere di cuocerlo in acqua avvolto dal tovagliolo.

Preriscaldare il forno a 180°C., tagliare il rotolo a fette spesse 2/3 cm, adagiarle (io in questo caso assieme agli gnocchi) sul piatto o pirofila, spolverizzare con il formaggio ed infornare fino al suo scioglimento.

Prima di servire nappare con la fonduta, io ho decorato con i fiori di achillea.


Brisè all’Avocado per una tortina salata con pomodorini ripieni.

torta salata pomodori gialli ripieni.2-001

Quando mi fisso su qualcosa non mollo, mi affeziono, soffro della sindrome della crocerossina e mi prendo a cuore la sorte di  qualche prodotto bistrattato o lasciato  deperire sui banchi dei negozi, inizio ad occuparmene e ad utilizzarlo in maniera compulsiva, è toccato al topinambur ed ora è il momento dell’Avocado.

Il suo sapore neutro che sposa in maniera ottimale sia il dolce che il salato, la sua consistenza soda che diventa all’occorrenza cremosa  lo rende, secondo me, particolarmente versatile.

Ultimamente mi confronto spesso con la cucina vegana, vegetariana e senza glutine, in questa riceta il glutine c’è ma adoperando un’altra farina specifica lo diventa.

Spesso la dose eccessiva di burro nei dolci mi blocca, proverò a fare dei biscotti o un plum cake adoperando l’avocado che, anche a livello economico conviene, certo la fragranza del burro mancherà ma si può sostituire con aromi naturali quali la vaniglia bourbon o la buccia di agrumi o spezie tipo macis, cardamomo ecc.

Dopo il gelato e il capriccio ho pensato di utilizzare l’Avocado in sostituzione del burro in una brisè ed ho fatto bene perchè chi oltre a me l’ha assaggiata ha gradito molto e mi è stato chiesto il bis

La ricetta che mi ha ispirata l’ho vista su un sale e pepe dell’anno scorso, non so come mai mi fosse sfuggita perchè mi ha stregata, vuoi per la foto che trovo bellissima (secondo me e per il mio gusto, le foto di Sale e Pepe sono le migliori) vuoi per la semplicità di realizzazione, vuoi per la presenza del pesto che metterei dappertutto, fatto stà che sono andata in terrazza a raccogliere i pomodorini, il basilico e mi sono messa all’opera.

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Più sotto troverete la ricetta originale che ho replicato in versione mini con i pomodori Piccadily essendo i perini, da Milva, ancora indietro con la maturazione.

Ingredienti per la Brisè all’Avocado (teglia quadrata di 20 cm Ø):

  • 150 g. di farina,
  • 8o g. di polpa di Avocado,
  • acqua fredda q.b.,
  • 1 pizzico di sale affumicato.

Ingredienti per la tortina (le dosi esatte le trovate sotto, qui ho fatto a occhio):

  • pomodori ciliegini gialli e rossi,
  • quartirolo,
  • parmigiano grattugiato,
  • casatella trevigiana,
  • pesto sia per la base della pasta che per la farcia (basilico, aglio, sale, pinoli, parmigiano, olio evo).

Brisè all’Avocado per una tortina salata con pomodorini ripieni .

Versione originale (senza foto finale)

Come fare la brisè all’Avocado:

solitamente la brisè andrebbe lavorata con le punte delle dita ma la polpa di Avocado non si scioglie e per amalgamare bene l’impasto ho adoperato il robot da cucina aggiungendo l’acqua a poco a poco fino ad ottenere la giusta consistenza.

Ho fatto riposare in frigorifero (ma probabilmente non serviva), l’ho stesa e adagiata sulla teglia rivestita di carta forno, l’ho farcita con i pomodorini ai quali ho inciso la buccia,  li ho scottati in acqua bollente salata per 30 secondi, tagliati a metà, svuotati dei semini e messi ad asciugare (come spiegato nella ricetta originale),  ho acceso il forno a 200°C.

Ho riempito i pomodorini con il composto di formaggi, non ho messo l’origano per non interferire col basilico e li ho disposti sulla base di brisè all’Avocado spalmata con il pesto.

Ho infornato per 35 minuti.

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Versione originale (senza origano) con decorazione pesto e pinoli)

ricetta sfoglia pomodori

Mi scuso per la patacca sulla ricetta.

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Buona settimana a tutte/i.


Sformatini multicolor di zucchine, melanzane, carote.

Sformatino di verdure e zucchine-001

Ingredienti per uno sformatino:

  • 3 zucchine piccole frschissime,
  • 1 melanzana piccola,
  • 1 carota piccola,
  • 3 pomodori rossi maturi,
  • foglioline di basilico fresco,
  • 1 spicchio d’aglio (metà per la melanzana, metà per le zucchine),
  • pinoli tostati,
  • fiocchi di lievito di birra,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • olio EVO.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Incidere a croce la buccia dei pomodori e sbollentarli per pochi secondi in acqua bollente, pelarli, eliminare i semi e l’acqua di vegetazione, tritare la polpa.

Sbucciare le melanzane con il pelapatate ed ottenere dalla buccia delle striscioline che sbollenteremo (per ultime!!!) in acqua salata per la decorazione.

verdure per sformatini-001

Tagliare la polpa della melanzana a cubetti piccolissimi (se le melanzane sono fresche non necessitano del solito riposo sotto sale) e cuocerla in un tegame con l’olio, mezzo spicchio d’aglio (che poi toglieremo) la polpa di pomodoro, aggiungere qualche fogliolina di basilico spezzettato, cuocere a fuoco vivace per qualche minuto, salare e pepare.

Togliere le melanzane e mettere nello stesso tegame aggiungendo un filo d’olio e il mezzo spicchio d’aglio avanzato, le zucchine pelate (come si è fatto per le melanzane, conservare le striscioline di buccia  più qualche strisciolina di polpa e sbollentarle per 1 minuto per renderle elastiche e tagliarle a rondelle sottili, aggiungere le foglioline di basilico e rosolare per pochi minuti, devono rimanere croccanti, aggiustare di sale e pepe.

sformatino di verdure da infornare-001

Ricavare dalla carota altre striscioline per la decorazione, queste richiedono qualche minuto in più di sbollentatura.

Man mano che avrete sbollentato le striscioline di verdura appoggiarle su una carta assorbente, ungere lo stampino e formare una corolla alternando i colori a piacere, fare uno strato con le melanzane, uno con le zucchine, qualche pinolo ed una spolverata di fiocchi di lievito, continuare alternando e terminare con le zucchine, qualche pinolo.

Cuocere in forno a bagnomaria a 180°C. per 30 minuti. sfornare, lasciar intiepidire e sformare su un piatto, condire con un filo d’olio EVO e spolverizzare con i fiocchi di lievito, una bontà.

sformatino verdure zucchine interno-002


Tagliolini/tagliatelle di farro alle zucchine con pesto di zucchine nelle zucchine…

Collage tagliolini taglliatelle zucchine-001

Dopo che ho mangiato questa prelibatezza mi sono accorta che avevo dimenticato di appoggiare i coperchietti sulle zucchine

Queste sono le ricette per le quali vorrei la reflex o qualche fotografo a mia disposizione, pazienza…

Queste tagliatelle/tagliolini li avevo in mente da qualche giorno, la zucchina, attrice versatile e adatta a molti ruoli, sa trasformarsi da salato in dolce, diventa salsa, insomma ne fa di tutte le forme e colori.

zucchine rotonde scavate e pasta sfondo-001

Non so se avete mai fatto caso che dopo aver manipolato le zucchine vi rimangono le mani un pò appiccicose? Benissimo, il loro centrifugato è perfetto per fare la pasta evitando l’albume, provate.

ingredienti pasta zucchine-001

Ingredienti (verde chiaro pasta, verde scuro pesto):

  • 150 g. di farina integrale di farro,
  • centrifugato fresco di zucchine (devono essere frschissime e piccolissime),
  • i cucchiaino di olio di semi di zucca,
  • sale affumicato.
  • bucce (solo verde) di zucchina sbollentate 1 minuto in acqua salata,
  • basilico fresco,
  • pinoli,
  • fiocchi di lievito,
  • olio EVO,
  • sale affumicato.
  • 2 zucchine rotonde sode e della stessa misura.
  • 1 spicchio d’aglio da sfregare all’interno.
sfoglia pasta zucchine-001

Come fare la pasta:

ve lo dico sinceramente, metto tutti gli ingredienti nel robot da cucina e procedo aggiungendo liquido se necessario, l’impasto è pronto quando si compatta e continuando ad azionare il robot la palla rimane unita.

Lasciar riposare sotto una ciotola per 30 minuti, tiratela a mano o con la nonna papera nel formato che desiderate, cuocere per pochi secondi in acqua bollente salata, conditela con il pesto ed inserirla nella zucchina svuotata, decorare con pinoli e, se vi ricordate, appoggiate accanto il coperchietto.

Nel frattempo che riposa la pasta preparare le zucchine rotonde,  lavarle e tagliare il coperchietto, scavarne l’interno e cuocerle a vapore per 15 minuti, scolarle su un panno carta, asciugare l’interno e strofinatelo con lo spicchio d’aglio.

 

collage pasta zucchine-001

Come fare il pesto:

mettere nel bicchiere gli ingredienti e frullarli.

ingredienti pesto zucchine-001

Ecco fatto, spero di essere stata chiara, una considerazione a posteriori, ho tirato la sfoglia troppo sottile, la prossima volta mi blocco alla tacca inferiore.

Per qualsiasi dubbio o domanda eccomi qui.

tagliolini tagliatelle zucchina coppia-001


Biscotti con farina d’orzo, uvetta e pinoli, come un volo di falene.

Biscotti farfalla2-001

Se le va un’altra cena quando volano le falene, venga stasera dopo il lavoro qualsiasi ora andrà bene.

Ho iniziato questo post ieri sera tardi ed è così che queste farfalle sono diventate falene e non ho potuto fare a meno di collegare le falene  alla frase del biglietto che Francesca (Mery Streep) aveva lasciato sul ponte  a Robert (Clint Eastwood) nel film I ponti di Madison County.

Sono una sentimentale lo so, io sarei partita con lui ma forse Francesca non aveva torto scrivendo dopo anni: Quello che io e Robert avevamo avuto non sarebbe potuto continuare se fossimo rimasti insieme e quello che io e Richard avevamo sarebbe svanito se ci fossimo separati.

A volte mi sforzo di essere moderna però non ci riesco, tra Avatar e Heidy, preferisco quest’ ultima e chissà se a Heidy piacerebbero questi biscottini, lei adora le farfalle.

biscotti farfalla formina1-001

Ingredienti per 35 biscotti:

  • 200 g. di farina di orzo integrale biologica macinata a pietra,
  • 50 g. di uvetta biologica lavata (accuratamente), asciugata e frullata,
  • 3 cucchiai di olio EVO,
  • 4 cucchiai di succo di succo centrifugato di mela,
  • 30 g. di pinoli,
  • un piccolo pizzico di macis macinato al momento.

Collage biscotti farfalla

Come fare:

preriscaldare il forno (io statico) a 180°C.

In una terrina formare la fontana con la farina setacciata con la polvere di macis (l’involucro della noce moscata) lasciandone un pò per stendere la pasta.

Mettere al centro l’ uvetta frullata, il miele, l’olio e l’acqua e lavorare fin ad ottenere un impasto omogeneo, incorporare i pinoli.

Stendere la pasta col matterello in uno spessore di c.ca 1/2 centimetro e, con una formina a piacere ritagliare i biscotti, adagiartli su una placca da forno rivestita con l’apposita carta ed infornare per c.ca 15/20 minuti.

Gustarli in terrazza con un bicchiere di sciroppo di fiori di sambuco aromatizzato con foglie di menta fresca, però non oggi, domani.

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Vi auguro un sereno fine settimana.


Crumble di Asparagi, Crumble di zucchine: sotto i Crumble un mondo.

collage crumble asparagi canestro-001

Volevo farne uno un pò scenografico ma dal momento che alla fine viene tutto coperto non vale la pena ingegnarsi.

Per chi ama le sorprese il crumble è perfetto.

I due crumble che presento oggi li ho trovati su quelle schede del giornale Elle (quelle che mi mette da parte la mia parrucchiera ), solitamente sono la presentazione di qualche libro e le foto sempre meravigliose,  asparagi e zucchine sembrano crudi (e forse lo erano) ma sono esigenze di copione.

Un  appunto devo farlo per quanto riguarda il procedimento sulle briciole di quello agli asparagi, io ho risolto a modo mio ma credo ci sia qualche inesattezza.*

Iniziamo proprio da quello agli asparagi che avevo fatto tempo addietro con degli asparagi raccolti la mattina stessa da una contadina.

crumble asparagi prosciutto pronto-001

Ingredienti per 2 persone:

  • 300 grammi di asparagi verdi,
  • 2 fette di prosciutto di Sauris,
  • olio EVO,
  • sale.
asparagi verdi nel cit-001

i miei asparagi, essendo sottili e freschissimi non li ho pelati, ho eliminato soltanto la parte finale e li ho cotti nell’asparagera per 5 minuti (se sono più grossi 8/10).

Scolarli ed appoggiarli sulla carta assorbente, ungere un piatto o una pirofila da forno, disporre il prosciutto tra gli asparagi, spennellare con l’olio e disporre le briciole, infornare per 5/10 minuti (io 10).

asparagi verdi-001

  • 40 g. di mollica di pane ai cereali raffermo,
  • 30 g. di burro,
  • 40 g. di parmigiano reggiano grattugiato,
  • 1 cucchiaio di olio EVO.

Come preparare le briciole:

scaldare il forno a 180°C. e rivestire una teglia con la carta forno, tritare la mollica con il robot, unire il parmigiano, il burro a pezzetti e l’olio.

Mescolare con la punta delle dita e stendere il composto sulla teglia, infornare e cuocere per 10 minuti.

crumble asparagi prosciutto da infornare-002

Qui la mia osservazione: il calore del forno scioglie il burro e il parmigiano e si forma in pratica una cialda compatta.

*Io ho fatto raffreddare tutto, ho spezzato la cialda e l’ho rimessa nel robot assieme ad altro pane raffermo ed ho ottenuto le briciole, ho ottenuto un buon risultato ugualmente ma mi sfugge qualcosa, avete un’idea per migliorare il procedimento?

crumble zucchine da infornare-002

Crumble di zucchine e formaggio di capra.

Ingredienti per 2 persone:

  • 400 g. di zucchine piccole,
  • 2 cucchiai di basilico fresco tritato,
  • formaggio fresco di capra a piacere,
  • olio EVO,
  • sale (affumicato),
  • pepe verde.

Come preparare le zucchine:

dopo aver lavato e asciugato le zucchine, eliminare le estremità e tagliarle a rondelle.

Ungere il piatto o la pirofila da forno, disporre le zucchine, il formaggio, se lo adoperate, e cospargere con il basilico tritato.

Salare, pepare e coprire con le briciole, infornare per 20/25 minuti.

Ingredienti per le briciole:

  • 40 g. di burro,
  • 50 g. di farina,
  • 2 cucchiai di pane grattugiato,
  • 30 g. di pinoli,
  • 1 cucchiaio di olio EVO,
  • sale q.b.

Come preparare le briciole:

in una ciotola mescolare il pane grattugiato, la farina e il sale, incorporare il burro tagliato a pezzetti e l’olio, mescolare con la punta delle dita ed aggiungere i pinoli.

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Buona giornata a tutte/i


Io Cucino con i fiori, ma voi andate a raccoglierli.

E dire che Godia è a 15 minuti da casa mia e che il Ristorante agli Amici di Godia ha come Patron nientepopòdimeno Emanuele Scarello, chef stellato, relatore e ospite fisso a Identità Golose.

É corteggiatissimo da varie trasmissioni televisive ma lui dice: Lì sarei soltanto uno con la giacca bianca che cucina…preferiso dedicare tempo, energia ed esperienza alla Mia Cucina, ai ragazzi che lavorano con e per me, ad organizzare corsi per le persone appassionate che vogliono imparare tecniche nuove, voglio svelare qualche segreto…ma il Sorbetto al sambuco no eh? (n.d.r. ;-) )

Non ama il microonde, anzi, lo odia proprio, al punto da ricattare la moglie: se vuoi il Bimby, butta il microonde (inutile dirvi che ha vinto lui..ed anche lei ;-)

Non è favorevole al “riciclo” in cucina e  sono daccordo, chi vorrebbe, in un ristorante, mangiare gli avanzi? Gestire bene il fresco, questo è il suo credo ma in famiglia spesso non si può praticare, specialmente se hai un “ello” che non mangia mai 2 volte la stessa cosa e tu sei una che non ama buttare il cibo.

Per farsi “perdonare” il sorbetto al sambuco ci ha svelato una ricetta che, credetemi, è sublime, a me poi, che amo le pietanze al cucchiaio…mmmmmmmmmmmm!!! Ecco a voi il Cremoso al Grana:

Ingredienti per (non pervenuto):

  • 250 ml di latte di soia,
  • 100 g. di Grana grattugiato,
  • 1 foglio (5 g.) di colla di pesce (è possibile sostituirlo con l’agar agar),
  • fiori commestibili per decorare (acacia, trifoglio, ononis spinosa, salvia, rosmarino ecc. ecc.),
  • crostini di pane tostati,
  • pinoli e mandorle tostati,
  • riduzione di acidulato di lamponi.

Come fare:

ammollare la colla di pesce in acqua fredda, strizzarla e scioglierla nel latte di soia precedentemente riscaldato (non bollire), unire il Grana grattugiato e, sempre a fuoco dolce amalgamarlo al composto.

Far riposare in frigorifero ed al momento del servizio decorarlo con i fiori, la frutta secca e la riduzione di acidulato di lamponi.

Mettetevi comodi e gustatevi la poesia di un piatto Stellato.

Ora c’è la ricetta, se vi va di seguirmi ancora siete i benvenuti sennò fatemi sapere se vi è piaciuta ;-) ..lasciatemene un pò :-)

Vi lascio a mangiare in compagnia di Michela Scarello, lei sta gustando i ravioli allo stinco di vitello, vi assicuro che il profumo regalato dall’aglio ursino (raccolto dal Signore sorridente nella foto) ha reso il piatto straordinario…

Ecco, questo è uno di quei casi in cui vorrei possedere il dono della sintesi ed una Reflex…per la prima non c’è speranza, per la Reflex se ne può parlare.

Mi capita spesso quando faccio esperienze nuove che mi portano altrove, che al momento di dare corpo ai miei pensieri mi blocchi.

Scrivo, rileggo e mi sembra sempre che manchi quel pò del “cuore” che c’era prima di farlo, ma questa volta lo devo fare, magari in più puntate, d’altronde le fotografie che Joel mi ha spedito non possono rimanere in archivio, sono troppo belle, guardate questo “Barba di becco”…non è incantevole?!!?!!

Forse alla fine saranno proprio le foto a parlare al posto mio, forse…non lo so ancora…

E qui dico chi è Joel, è un collaboratore di Emanuele Scarello, potrei dire Cameriere, Dipendente ma non mi va di catalogare, so che lui ama il suo lavoro e la fotografia, discreto, educato, gentile, doti comuni a tutte le altre persone che lavorano Agli Amici.

Spesso se non si ha del personale “speciale” uno chef stellato non basta a rendere “speciale” un ristorante, spesso mi è capitato e sento anche dire: si mangia bene…peccato che il personale…

Ci sono ristoranti nei quali ti “sfami” e ristoranti nei quali ti “nutri”, ecco, Agli Amici ti “nutri”.

Ho apprezzato molto anche l’attenzione che hanno nei confronti delle intolleranze alimentari, la Signora Ivonne, mamma di Michela (la coordinatrice dei corsi n.d.r.) al nostro ritorno, ha “impastellato” per noi i fiori di sambuco ed acacia, pastella fatta rigorosamente ed esclusivamente con farina di riso ed acqua minerale frizzante ghiacciata, ma il “trucco”, per non avere alla fine una “mappazza” sta nello “strizzare” i fiori per eliminare l’eccesso di pastella, non importa se, dopo il trattamento, i fiori saranno avviliti, appena a contatto con l’olio le ombrelle, come per incanto,  ritorneranno ad aprirsi, alla fine una leggera spolverata di sale, io aggiungo sempre lo zucchero e quindi è stata una piacevole e gustosa scoperta.

Grazie Signora Ivonne, questa non la sapevo e credo che molte colleghe-blogger ne faranno tesoro ;-)

Ho omesso la testa soltanto per discrezione ma prometto che la prossima volta la immortalo a mezzo-busto-superiore :-)

All’andata una breve sosta al Mulino di Godia che merita un post a parte per quanto è bello, per quanto sia antica la sua storia, per quanto siano buone le farine che produce, le foto che mi ha spedito Joel mi hanno incantata:

Al ritorno ancora una sosta al mulino per comperare le farine:

Ora capite vero…….? Non siamo ancora partiti ed io sono già al ritorno…ma è così, da pensiero nasce pensiero ed i racconti si legano in maniera naturale ed armoniosa, così dev’ essere, almeno così è per me..ma ora si parte davvero, mettetevi scarpe comode ed armatevi di cesto che si va…

L’andatura da “bersagliere” è la mia…

In primo piano asparago.

Una pausa sotto il Sambuco:

Io sono rimasta affascianata dalla Parietaria che è chiamata anche erba vetriola, un tempo veniva usata per lavare le bottiglie per il suo alto potere abrasivo, dove s’ attacca rimane, peggio dell’edera:

Ringrazio la modella.

All’improvviso si apre davanti a noi una suggestiva distesa di trifoglio in fiore:

Qualcuno ricorderà quando da bambino succhiava i petali zuccherini come fosse un dolcetto, altro che cupcake :

Cammina cammina, di prato in prato, come api curiose:

C’è chi raccoglie qualcosa:

C’è chi mette in bella mostra un giovane topinambour:

E cosa dire dell’erba viperina (mentha Pulegium)? Chissà quante volte l’avete vista durante le vostre passeggiate, mi sono chiesta: ma perchè si chiama così? Ho trovato questo:

In lingua greca echis è il vocabolo che indica la vipera; forse il nome Echium venne dato alla pianta perché il fiore presenta uno stilo biforcuto che ricorda la testa delle serpi, oppure perché per lungo tempo l’ E. vulgare fu erroneamente ritenuto capace di contrastare il veleno iniettato mediante la puntura delle vipere.

Particolare del laboratorio


Pane azzimo e qualche idea per conservare le zucchine…

Oggi un post “professionale”, solo ricette..ed un pò di musica alla fine :-)

Ricettine che arrivano dal mio archivio, testate e riprodotte regolarmente, comprese le conserve che vi presenterò poi e che non richiedono sterilizzazione.

Se non foste tranquilli sterilizzate pure come fate al solito o cercando nel web informazioni utili.

Inizio dal pane azzimo, nome che deriva dal greco azymos (senza fermenti), quindi senza lievito, di semplice esecuzione e di lunga durata…

Ingredienti x 8 pagnottelle:

  • 300 g. farina 00,
  • 150 g. farina integrale (meglio se biologica),
  • 250 ml di acqua,
  • olio evo (anche per ungere la ciotola),
  • 1 cucchiaino raso da te di sale.

Come fare:

setacciare le 2 farine con il sale, formare la fontana ed aggiungere l’acqua un po’ alla volta (l’impasto deve risultare morbido ed elastico).

Ungere una terrina a bordi alti e mettere la pagnotta a riposare dopo averla ben rigirata per ungerla, coprire con pellicola e telo e far riposare per 1 ora.

Accendere il forno a 230°C., rivestire la teglia con carta forno e dividere l’imasto in 8 pagnottelle.

Stenderle ad una ad una col matterello fino ad uno spessore di 1/2 cm., praticare dei forellini con i rebbi della forchetta (io ho usato il mio solito batticarne), spennellare d’olio, infornare per 10′ da una parte, girare e terminare la cottura per atri 10′.

Ora le ricette delle zucchine sott’olio, provatele, sono straordinarie, le mie preferite quelle in agrodolce e quelle Julienne, per la ricottina qui, per i peperoncini qui.

Ricottina casalinga con mix di sottoli misti.

Zucchine con alici e capperi:

  • 1 kilo di zucchine piccole e tenere,
  • 30 g. alici sott’olio,
  • 30 g. di capperi sotto sale (risciacquati),
  • 1 litro di aceto di vino bianco,
  • 1 ciuffo di prezzemolo,
  • 50 g. di sale grosso,
  • olio  (evo).

Come fare:

portare ad ebbollizione l’aceto con il sale, nel frattempo spuntare le zucchine e tagliarle in 4 in senso verticale (a bastoncino).

Sbollentarle poche alla volta per 4 minuti, scolarle e farle asciugare per 12 ore su un canovaccio.

Adagiarle in vasetti fatti precedentemente sterilizzare in forno a 100° ed alternarle con capperi, prezzemolo tritato finemente e pezzettini di alici.

Premere bene e coprire d’olio, aspettare che l’aria sia uscita e che non ci siano più bolle, chiudere ermeticamente e conservare al fresco.

Tempo di riposo: 20 gg.

Durata 1 anno.

Le avevo servite così a “ello” come spuntino.

Zucchine in agrodolce al rosmarino e cipolla:

  • 1 kilo di zucchine,
  • 2 rametti di rosmarino,
  • 1 cipolla bianca,
  • 1/2 litro di aceto di vino bianco,
  • 2 dl di olio evo,
  • 100 g. di zucchero,
  • 5 g. di sale.

Come fare:

tritare il rosmarino privato della parte legnosa e tritare finemente la cipolla e le zucchine a rondelle sottili  (io uso il robot).

Mettere in una casseruola l’aceto, l’olio, lo zucchero, il sale, il rosmarino, la cipolla e portare ad ebollizione, unire le zucchine, togliere dal fuoco e lasciar riposare 24 ore.

Sgocciolare le zucchine, metterle nei vasi (sterilizzati come sopra), premere leggermente e coprire con la salsa agrodolce.

Chiudere ermeticamente e riporre in luogo fresco ed asciutto.

Riposo 1 mese.

Durata 1 anno.

Zucchine in agrodolce.

Zucchine sott’olio:

  • 1 kilo di zucchine piccole,
  • 1 litro di aceto alcune foglie di basilico,
  • pepe in grani,
  • qualche rametto di timo,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 50 g. di sale,
  • olio evo.

Come fare:

spuntare le zucchine lavate precedentemente e tagliarle a rondelle, portare ad ebollizione l’aceto con sale e pepe in grani.

Tuffare le zucchine poche alla volta e cuocerle per 3 minuti, scolarle e metterle tra 2 canovacci ad asciugare per 12 ore.

Inserirle nei vasetti alternandole con l’aglio a fettine, il timo, il basilico e coprire d’olio avendo cura che non si formino bolle d’aria, chiudere ermeticamente e riporre in luogo fresco.

Riposo 20 gg.

Durata 1 anno.

Julienne di zucchine sott’olio con timo, capperi e pinoli:

  • 1 kilo di zucchine,
  • 30 g. di capperi,
  • 40 g. di pinoli,
  • alcuni rametti di timo,
  • 1/2 litro di aceto bianco di vino,
  • 1/2 litro di vino bianco,
  • 30 g. sale grosso,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • olio evo.

Come fare:

spuntare le zucchine e tagliarle a julienne con una grattugia a fori larghi o con il robot.

Portare ad ebollizione il vino, l’aceto, il sale e l’aglio, tuffare le zucchine e cuocerle per 2 minuti, scolarle e farle asciugare su un canovaccio per 3 ore.

In una terrina mescolare le zucchine con i capperi, i pinoli ed il timo, invasare e coprire d’olio, con gli stessi accorgimenti delle ricette precedenti.

Riposo 20 gg.

Durata 6 mesi in luogo fresco.

Zucchine Julienne timo, pinoli, capperi.

Ed ora vi saluto, vi auguro un bel fine settimana, qui piove ma non importa,  il sole c’è sempre, basta saperlo “vedere” tra le nuvole, se vi va di ascoltare un pò di musica cliccare sulla foto della mia adorata Perla.

Per maggiori informazioni lascio questo link che parla del Botulino e vi da indicazioni sulla perfetta conservazione.


Crostoli e Fritole: Ciacole no fa fritole, ovvero: Chiacchiere non fanno frittelle.

Crostolo/chiacchiera Carnevale 2010

Anche questo è un modo di dire triestino (lo ammetto, ho nostalgia della mia città).

In questi giorni ne ho viste molte di chiacchiere, d’altronde è carnevale ed i dolci sono sempre gli stessi, quelli della tradizione, quelli che facevano le nonne, le zie, le mamme.

Io non amo molto friggere, non tanto per l’odore ma perchè volente o nolente si sporca  sempre il fornello e l’area circostante.

A niente vale proteggere, la goccia d’olio inevitabilmente scivola via e devi stare attenta a non bagnare nulla sennò gli schizzi partono inesorabili.

Non mi piace anche perchè devo stare sempre là impalata, a girare, a controlare il termometro, alla colorazione, guai ad allontanarsi …insomma friggere è impegnativo però.. però…a carnevale si fa.

D’altronde a quale bambino non piacciono le frittelle? Basta andare alle fiere dove l ‘ olezzo di quell’improbabile olio dove friggono le frittelle non impedisce alle mamme di comperarne una alla loro creatura.

Allora mamme giovani e moderne, a carnevale fate un sacrificio, friggete, lo fate con un olio buono, vi circondate di un’aria festosa, sopportate i fischietti, le serpentine ed i coriandoli in giro per casa.

I coriandoli, che meraviglia, io  li preparavo da sola con la macchinetta che si adopera per bucare i fogli di carta, li mettevo via di volta in volta e li conservavo gelosamente, vuoi mettere la soddisfazione dei coriandoli hand made?

Come sempre mi sono persa in chiacchiere e cocretizzo il mio ciarlare con questa foto che (se volete) potete cliccare ed arrivare alla ricetta dei crostoli che ho pubblicato 2 anni fa, ho dedicato un pomeriggio a crostoli e frittelle di castagne:

Ora, come promesso ieri le Fritole della foto di ieri, anche questa ricetta arriva da Trieste, una mia vicina di casa che ogni tanto (anche se non era carnevale) le faceva e me le portava, un giorno, di corsa ho scritto la ricetta e da quel momento sono diventata “autonoma”.

Queste frittelle sono così semplici da fare che potete farle ogni volta che vi va, l’unica raccomandazione è quella di non farle troppo grandi e di controllare la temperatura dell’olio, il rischio di colorarle troppo e di lasciarle crude all’interno è alto (esperienza personale).

Io tengo l’olio a 170°C. , qualche volta aggiungevo i pinoli ma rimanendo all’esterno alla fine si bruciacchiano, insomma se volete provarle fatele così,  questa volta al posto della buccia di limone ho messo quella d’arancia.

Ingredienti:

  • 1 yogurt compatto (quello nei vasetti di vetro, a Trieste trovavo i San Giusto), questa volta ho messo lo yogurt greco 150 g.
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 7 cucchiai di farina,
  • 1 bustina zucchero vanigliato per spolverizzare (io macino quello semolato con bacello di vaniglia),
  • 1 e 1/2 cucchiaino di lievito,
  • la buccia grattugiata di 1 limone o arancia,
  • uvetta (quantità a piacere),
  • rum (per ammollare l’uvetta),
  • pizzico sale,
  • olio arachidi per friggere.

Come fare:

montare il tuorlo con lo zucchero, aggiungere lo yogurt e via via gli altri ingredienti (l’uvetta strizzata).

Incorporare delicatamente l’albume montato a neve e friggere a cucchiaiate (siate veloci!) nell’olio caldo
cospargerle con lo zucchero a velo e…buon appetito!!

Fritole Istriane

Ieri ho messo le mani avanti riguardo la qualità delle foto (che ho cercato di aggiustare …senza successo però ;-) ), ma vale comunque la pena condividere la ricetta, il link di provenienza è lo stesso di ieri (lo metterò alla fine).

Dimenticavo,avevo tutto il passo passo ma non me la sono sentita…davvero :-(

Trascrivo gli ingredienti originali, dalle quantità vi renderete conto che quando le donne Istriane “decideva de far le fritole” facevano sul serio ;-)

Impasto fritole.

Ingredienti:

  •  1 kg e ½ di mele,
  • ½ kg di uva passa,
  • 1 etto e ½ di pinoli,
  • 1 etto e ½ di cedrini,
  • 2 etti di cioccolato,
  • ¾ di kg di zucchero* (750 g.),
  • farina (il necessario per fare “polenta”),
  • 1 litro di acqua,
  • 2 pizzichi di sale,
  • la scorza grattugiata di 2 arance e 2 limoni,
  • 1 bicchiere da 1 ottavo* di rum,
  • vino o marsala per mettere in ammollo l’uvetta,
  • olio per friggere.

Come fare:

mettere in ammollo l’uva; far bollire l’acqua e versarvi dentro tutti gli ingredienti e poi la farina q.b. per fare tipo polenta (mescolare per 15 minuti).

Stendere il tutto su una tavola e lasciare raffreddare e rapprendere, prendere un po’ di pasta con un cucchiaio, fare una pallina e passarla nella farina e poi friggerla.

Impasto fritole in cottura.

Io avevo fatto 1/4 di dose per prova, non ho messo né la cioccolata né i cedrini, la prossima volta taglierò le mele a pezzetti + piccoli.

Con 1/4 di dose vengono 19 frittelle, la proporzione di farina è proprio 500 g. x 1 litro, io ho messo 125 g. x 1/4 di litro.

*in Istria, Trieste e dintorni è usuale l’unità di misura in quarti e deca, la me daghi 10 deca de coto misto= mi dia un etto di prosciutto cotto misto.

Ecco il link per le fritole e non solo.

E se dopo aver letto tutto questo avete ancora voglia di friggere vi lascio i krapfen del Sacher Hotel, anche loro datati 2010, per me l’ Anno del fritto.


La Magia del Natale e un semifreddo all’improvviso.

Stranamente quest’anno, nonostante sia un anno mal-predisposto, mi sento inaspettatamente avvolta dalla magia del Natale.

Ho addobbato la casa con le luci che la sera creano davvero un’atmosfera rasserenante, l’ho profumata posizionando negli angoli delle arance decorate con i chiodi di garofano (ello mi ha detto che le metterà in un grande pentolone di vino e farà un vin brulè), ho appeso una decorazione anche sulla porta della palazzina.

Ho sempre odiato (è la parola giusta) il Natale e non è difficile immaginare il perchè, è una festa che fa sentire più solo chi è solo, non c’è da stupirsi se le cronache del giorno dopo sono piene di casi di suicidi avvenuti nella notte.

Per fortuna io, che sono sempre stata sola, ho avuto anche la fantasia d’inventarmi qualche diversivo, quando ancora gareggiavo ne approfittavo per fare gli allenamenti lunghi ed era una sensazione bellissima pedalare al centro della strada senza paura di venire travolta, erano tutti a pranzo.

Quando non pedalavo andavo a sciare, fondo o discesa non importava e lì, tra il candore della neve, gli auguri fioccavano da tutte le parti, sulla seggiovia, nel rifugio, alla fine di una diagonale prima della curva, in una pista in mezzo al bosco: Auguri!!! Buon Natale, Buon Natale anche a lei, tutte le voci rompevano il silenzio ovattato, mentre il freddo colorava i nasoni, tutti erano felici, tutti si volevano bene, un pò come succede nel web, ci si vuole tutti bene, siamo tutti belle persone poi, il giorno dopo non ci si vuole più bene e si è diventati di nuovo brutte persone, anche questa è la magia del Natale.

A volte, chi sapeva che ero sola, m’invitava a pranzo, invito che declinavo senza esitare proponendo una mia visita dopo, per un brindisi e per quattro chiacchiere informali.

Per me non c’era cosa più triste dell’invito a pranzo proprio quel giorno, oggi molte famiglie ospitano qualche persona sola, qualche anziano della casa di riposo, qualche senza tetto, qualche bambino dalla casa famiglia.

Ecco, in quel caso l’affetto ed il calore umano possono regalare ore liete a chi non ha nessuno e per chi l’alternativa non sarebbero certo una gita in bicicletta o una giornata sulla neve ma la compagnia di una bottiglia, di una sigaretta e ricordi,tanti ricordi.

Il Natale affina anche l’arte del riciclo e non soltanto il riciclo del cibo che, inevitabilmente (a noi) avanza, ma si riciclano i regali.

Pratica che io personalmente aborro, io amo i regali pensati ad personam, spesso reprimo l’espressione perplessa nel ritrovarmi in mano qualche regalo inadatto a me pensando che basta il pensiero, ma l’idea che mi venga regalato qualcosa di riciclato mi mette più tristezza del famoso invito a pranzo.

Però, aimeh, quest’anno anch’io sono costretta a riciclare, lo so che questo renderà felice i prescelti perchè avranno in dono 3 teglie (35×28) di torta caprese, 3 pani alla birra (1 l’ha mangiato ello), la cassa di cavolo nero l’ho già divisa con Solema.

Collage suonatore Villaco1-1

Collage suonatore Villaco-1

Vi auguro un sereno Natale, da soli o in compagnia ma che sia il Natale perfetto per ognuno di voi.

SORPRESA!!!

Ecco qui, arrivare la parte dolce del post, la parte golosa..una telefonata, l’invio delle foto, la ricetta detta a voce  ed ecco che Tiziana lascia alle lettrici del blog (e anche a me :-D ) questo semifreddo, semplice e d’effetto, ha scelto le formine monoporzione perchè avendo già il “mio” semifreddo ai marroni da affettare farà un piatto di assaggini golosi.

Ingredienti per 15 formine come da foto:

  • 500 g. di ricotta,
  • 2 dl di panna fresca da montare,
  • 100 g. di zucchero semolato (possibilmente quello finissimo),
  • 5 tuorli,
  • uvetta ammollata nel succo d’arancia (se voi  avete ospiti adulti va benissimo il rum),
  • pinoli,
  • la buccia di 1 arancia  e mezza (abbondate pure),
  • marmellata d’arancia per nappare.

Come fare:

setacciare bene la ricotta e lavorarla assieme alla scorza d’arancia, l’uvetta ed i pinoli.

Montare a bagno maria i tuorli con lo zucchero, far raffreddare, unire il composto di ricotta ed alla fine, delicatamente, la panna montata.

Rivestire le formine o, se preferite, uno stampo unico con la pellicola e riporre in freezer.

Prima del servizio riporre in frigorifero, se ci fosse difficoltà nello sformare immergere il fondo per qualche secondo in acqua bollente.

Sciogliere in un pentolino a fuoco bassissimo la marmellata e diluirla poi con il succo fresco o col rum se scegliete quello.

“Nappare” il piatto, appoggiare il semifreddo e…BUON NATALE e..GRAZIE TIZIANA!!

semifreddo ricottaTiziana-2

E con gli albumi che vi sono avanzati fate i biscottini di Nigella.


Variazioni di Pasta alla Zucca.

Farfalle alla zucca con uova di salmone

Mi ha sempre fatto ridere l’esclamazione: “oh…mondo zucchino”, ma ormai la stagione delle zucchine è terminata ed entrano in scena le zucche.

Come non essere sorridenti e gioiosi di fronte ad un carro di zucche? Così colorate, stortignaccole, bitorzolute, così diverse l’una dall’altra, sembra quasi di sentirle “vociare” su quel carro…

Avevo scritto un bel post (l’ultimo) nell’altro blog, mi dispiace non averlo salvato, ma qualcosa ricordo…

Parlavo di una zucca “vanitosa” che ama mettersi in mostra nelle piazze e farsi ammirare, di una zucca generosa che è stata un tempo  la carne dei poveri.

Raccontavo di una zucca disponibile e paziente che si lascia “intagliare” e diventa opera d’arte, una zucca dal carattere docile che ben accetta sia la compagnia salata che dolce ed ama “profumarsi” con aromi speziati.

E poverina, si presta anche ad essere “ingrassata” per partecipare a “gare di zucca”, proprio a Udine, nell’azienda agraria universitaria Antonio Servadei si coltivano zucche giganti ma, attenzione, no OGM ma bensì da incroci di semi di specie diverse.

Sopporta anche di essere “associata” all’ orribile festa di halloween che abbiamo avuto la malaugurata idea d’importare dall’America :-( , ma forse sapere che illumina e colora  una  buia e tenebrosa notte di festa allevia la sua fatica.

Io ho portato la zucca al mare e l’ho abbinata alle uova di salmone, esperimento riuscito, certo le uova di salmone non devono prevalere ma danno alla pasta una sapidità ed un sapore particolare (burro, uova di salmone, saltare assieme alle farfalle…fatto :-) )

Ah le farfalle si fanno pizzicando il centro dei rettangolini ;-)

Ingredienti per la sfoglia alla zucca:

  • 500 g. di farina (ho usato la semola rimacinata),
  • 350 g. di purea di zucca (ottenuta infornando la zucca con la buccia tagliata a fette nella stagnola a 180°C. per c.ca 30 minuti).
  • 1 uovo,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero.

Come fare la sfoglia:

essendo un impasto che va lavorato a lungo ho optato per la macchina del pane, inserendo nel cesto tutti gli ingredienti meno i semi di papavero che ho unito all’ultimo, la purea di zucca va inserita fredda dopo aver eliminato la buccia.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare al fresco per alcune ore (io l’ho preparato la sera per la mattina).

Stenderlo ed ottenere una sfoglia ( il libricino dice non troppo sottile ma io che ho fatto più formati ho diversificato lo spessore) che taglierete a rettangoli irregolari.

Immergerli come sempre in acqua bollente salata e tenerli “a galla” 3 minuti c.ca.

Scolare e condire a piacere: io ho usato questi condimenti:

Porro, pinoli semi di papavero

Ingredienti:

  • 50 g. di burro (di soia),
  • 50 g. di pinoli tostati,
  • rondelline di porro (o 1/2 cipolla),
  • parmigiano.

Come fare:

rosolare le rondelle di porro nel burro senza farle colorare, aggiungere i pinoli ed i semi di papavero, insaporire la pasta nel tegame, servire con una spolverata di parmigiano.

Cuoricini di zucca al gorgonzola

Io sono una grande estimatrice di questo abbinamento, la zucca “dolce”, il gorgonzola “piccante” ed un pò aggressivo, nella vita sarebbe la “coppia perfetta” ;-)  e lo è anche qui..

Far sciogliere il gorgonzola in poco latte, a fuoco dolce (non fate come me che l’ho perso di vista un attimo), deve rimanere cremoso e non deve rilasciare l’unto.

Blecs con burro, salvia e ricotta affumicata

Non riesco ad immaginare condimento più azzeccato, a Roma direbbero: “a morte sua”, ed è vero, il burro fuso (in Carnia lo fanno proprio diventare color bruno), la salvia e la ricotta affumicata sono il condimento perfetto.

Se non gradite l’affumicato va bene anche un Montasio o un parmigiano.

Questo taglio l’ho visto nel libro di Cosetti “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia” (c’è chi ne sa più di me ;-) ) lui fa de triangoli e li piega, proprio come “ho cercato” di fare io :-D


Da pupattola a pupattola: il Piatto Primavera.


Lo so, siamo in estate (forse) ma con l’atmosfera che si respira in casa “Sapori Divini” mi sa che la primavera sarà la stagione regina per molti anni.

Questo piatto nasce dalla mente fervidamente artistica di Tiziana che me l’ha spedita via mail proprio a primavera ma, sapendo della visita estiva di Blanca abbiamo aspettato il momento giusto per farla assieme.

Al tempo c’erano ancora le cime di rapa che abbiamo (ha) sostituito con un golosissimo pesto di rucola.

Ingredienti:

  • petto di pollo,
  •  zenzero in polvere,
  •  zafferano,
  • vino bianco,
  •  cime di rapa (versione attuale con pesto di rucola)
  •  aglio,
  •  philadelphia,
  •  semi di papavero,
  •  sale
  •  olio evo.
  • peperoni rosso e giallo,
  • striscioline buccia di cetriolo.

Come disegnare il Piatto Primavera:

salare le fettine di pollo, rosolarle in un filo d’olio assieme allo zenzero, sfumare con il vino bianco, aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Togliere il pollo dalla padella, farlo raffreddare per ritagliarlo con le formine ( fiori e farfalle ), tenere da parte il sughetto di cottura.

Lavare le foglie delle cime di rapa, metterle in una padella con un filo d’olio evo, l’aglio tritato, il sale e farle appassire.

Lasciar raffreddare e quindi passarle nel mixer assieme a un cucchiaio di Philadelphia.

Riscaldare la salsina verde, in un’altra padella riscaldare le formine di pollo nel sughetto di cottura , quindi impiattare appoggiando i fiori e le farfalle sulle salsine decorando poi  con i semini di papavero.

Questo succedeva nella ricetta originale ma Blanca ha deciso di fare i fiori con i peperoni rossi e gialli, ha voluto fare i cuoricini, ha voluto fare un cielo.

ogni tanto la nonna” voleva metterci mano.

Alla fine bisogna creare un “set fotografico” ma se nessuno ti dà una mano, anzi, si diverte a farti i “dispetti” come si fa?

Ditemi voi se sono facce da fare ad un’anziana signora che sta  fotografando, mah, valle a capire queste pupattole.

Blanca, la nonna, Perla (deve sempre metterci il nasino ) e l’anziana Signora offrono questo piatto ad Alice Ginevra, la meravigliosa Pupattola del web, non so se Alice vorrà farlo assaggiare a mamma e papà, ma questo lo saprete più in là.

E dopo aver trascorso un meraviglioso pomeriggio con Blanca, la nonna ed il papà di Blanca che, purtroppo ha, nel frattempo, ricevuto una brutta notizia (Enrico un abbraccio affettuoso) me ne sono andata via con una bella zanzarona costruita proprio da Blanca con un palloncino (ma secondo me c’è ancora lo zampino della nonna).

Io le ho lasciato una scatolina/decoupage (finalmente dopo tanto tempo ho ripreso l’attività) dove mettere le sue collane (l’ha detto lei).


Cucina l’arte: Torretta di Polipo 6P….

Combattuta fino all’ultimo minuto, Mediterraneo o mare? Mare o Mediterraneo?  Il dado è tratto: Mediterraneo…..

Ormai per me la cucina è diventata arte (non me la sto “tirando” né? ;-) ) mi appaga, mi diverte, mi affascina, m’intriga, mi emoziona.

La stessa emozione che provo guardando il mare al quale sono legata a doppio-triplo-quadrupolo filo e la stessa che provo osservando i colori della natura, dei prodotti che questa nostra terra Mediterranea ci regala sempre, ad ogni stagione, non la ferma neanche il freddo, la neve, il ghiaccio, generosa, caparbia, tenace proprio come le genti che ci vivono.

Ecco il perchè della mia indecisione e la mia difficoltà a strappare questo polipo dal quadro che  Roberto Bixio ha realizzato per Costa Crociere..perchè anche lui fa parte del Mediterraneo, proprio come i Pomodorini, le Patate, il Pesto che guarda caso è fatto  con i Pinoli, il Parmigiano, già…questo piatto non può essere che  Mediterraneo ed il quadro di Roberto Bixio lo racconta tutto.

Se volete saperne di più di questo “Artista” andate a  leggere sul post che apre questa splendida sfida alla quale non potrete resistere :-)

Torretta 6 P

Come fare il polipo in bottiglia:

ci sono molti modi ma io ho scelto e faccio sempre questa ricetta di Piera54  (vedi gz) che copio-incollo paro paro:

“una mia amica mi ha dato questa ricetta. Prendete un polpo mettetelo a bollire in una pentola d’acqua con 1 carota 1 sedano e 1 cipolla per 1 ora poi spegnete e lo lasciate rafreddare per 1 ora. Intanto prendete 1 bottiglia di plastica la tagliate a metà e quando il polpo è freddo lo infilate nella bottiglia e comprimere buttando l’acqua che si forma poi lo coprite con un peso io ho messo un vasetto pieno d’acqua poi metterlo in frigo fino al giorno dopo. Si toglie dalla bottiglia e si affetta con l’affettatrice poi si condisce.”   (Grazie Piera :-) )

Ingredienti per la torretta:

  • fettine di Polipo,
  • Patate lesse,
  • Pomodori datterini,
  • Pesto fatto con: basilico, aglio, Pinoli, Parmigiano, olio extravergine di oliva, sale.

Come fare:

affettare il polipo ed aiutandovi con un coppapasta formare gli strati alternandolo a fette di patate, pomodorini, pesto.

Mi faccio prendere la mano e metto ancora una foto un pò più “marina”:

Con questa torretta piena di Passione partecipo al contest di Antonella del Luppolo selvatico che collabora con:

Buona Arte a tutti!!


La “Torta di nonna Aurora”……..

…………………no, non ho tirato fuori dal cilindro nessuna Nonna, quella l’ho prenotata (assieme ad un nonno) per la prossima vita, in lista ho messo anche una mamma ed un papà “normali”, un’infanzia “normale” però ho precisato che io voglio essere assolutamente uguale a come sono, perchè certamente con una buona base “la torta” non crolla e tutti possono ammirarla e complimentarsi (non ho scritto “gustarla” perchè “Google” non si sa mai cosa possa capire ;-) ).

Questa è la torta di nonna Aurora, la nonna di Tiziana, l’altro giorno mentre parlavamo ho sentito uno strano “rumore di fruste”, cosa stai facendo?

Faccio la torta di nonna Aurora, con la ricotta…..sai “ello” (il suo ;-) ) si è lamentato che non gli faccio mai un dolcetto ….(mannaggia..sapeste invece la verità :-D ) …mandami la ricetta..ma non te l’ho già mandata? None :-D

Così il giorno dopo, sempre via mail, mi sono arrivate foto e ricetta di questa torta che,  senza testare condivido con voi, Tiziana è una garanzia..fidatevi…n.b. l’orchidea è sua :-)

Torta di  nonna Aurora

Ingredienti per la pasta : 

  • 300 g. di farina 00,
  • 120 g.  di zucchero,
  • 200 gr. di burro,
  • 1 uovo  intero + 1 tuorlo,
  • 1/2 cucchiaino lievito,
  • buccia d’arancia o limone,
  • 1 pizzico sale,
  • vaniglia.

Per il ripieno : 

  • 350 g. di ricotta,
  • 2 cucchiai rasi  di zucchero,
  • 2 tuorli,
  • 1 manciata  di  pinoli,
  • 1 manciata uvetta,
  • zucchero  a  velo  per spolverizzare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

In una terrina amalgamare bene la ricotta con lo zucchero e le uova,aggiungere i pinoli e l’uvetta e tenere da parte.

Foderare uno stampo apribile da 24 cm. con carta forno inumidita, amalgamare bene e  velocemente gli ingredienti per la pasta ed inserirla sul fondo e bordi dello stampo, premendo un pochino  con i polpastrelli per formare delle piccole conche.

A questo punto aggiungere il ripieno di ricotta avendo cura di livellarlo e,  con una rotellina rifilare la pasta del bordo e ripiegarlo sopra la ricotta.

Infornare  per 30’.

Prima di servire la torta, spolverizzarla con lo zucchero a velo.

Ora voglio farvi vedere cosa fa Tiziana, 2 sabati fa sono stata all’inaugurazione della sua mostra di quadri “Donne con la pipa”……

Se volete vedere altre opere di Tiziana cliccate qui

Prossimamente Tiziana ed io  vi racconteremo la “storia” di alcuni soggetti dei quadri, io mi sono soffermata sui particolari  perchè ritengo che come “drappeggia” lei forse…..il Caravaggio? …dai…..non fate “booooooooooh” scherzavo….ma anche no :-D

E non ho ancora finito, non ho cucinato, ho scritto poco, praticamente ho brillato di luce riflessa devo fare almeno qualcosa..e vi racconterò della mia adorata Perla:

ieri l’ho portata a fare un prelievo di sangue per l’intervento di oggi (pulizia dentini ed estrazione :-( )

Io le sono stata vicina mentre il veterinario procedeva, beh, non un miagolio, non un sussulto, 2 siringhe riempite a stento (non aveva molta pressione), cosa vi devo dire? É digiuna da ieri sera, grida come un’aquilotto, mi fa tanta tenerezza…ah, nella lista per la prossima vita c’è anche un’isola dove accogliere animali abbandonati e “veterinari abbandonati” per vivere tutti assieme felici e contenti :-D ..ma “lei” questo non lo vuole sentire..sapete è un pò “gelosa” :-D


Pappardelle allo sclopit.

Quanto tempo perso, lo so, ora ci sono i 6 salti in padella, il brodo in scatola, un dessert pronto in 1 minuto, tutto, abbiamo tutto.

Le donne ormai sono tutto il giorno fuori casa, ed il loro impegno rimane comunque quello di una casalinga perchè l’uomo (non tutti lo so)  non ha ancora capito che una casalinga non è una che non fa niente tutto il giorno.

Poi, a complicarti la vita arriva il blog, luogo di sfogo per molte di noi, donne piene di risorse un pò (tanto) incomprese, donne creative e fantasiose.

Il blog, croce e delizia, ed ecco i protagonisti di questo post: lo sclopit, il trifoglio.

Ingredienti per la pasta (io l’ho fatta così ma potete usare la vostra ricetta):

premetto che per l’acqua dovete regolarvi secondo l’assorbimento della vostra farina.

  • 200 g di farina 00 (la marca che vi piace):
  • 1 uovo + 1 tuorlo,
  • 2 mezzi gusci d’acqua,
  • 1/2 guscio d’olio evo,
  • 1 pizzico di sale affumicato,
  • foglie di sclopit da inserire all’interno.

Come fare la pasta:

io metto tutti gli ingredienti nel robot da cucina, voi potete fare la pasta nella vostra maniera.

Avvolgere la pasta nella pellicola e lasciarla riposare minimo 1/2 ora.

Stenderla con la Nonna Papera, ricavare delle strisce, disporre longitudinalmente le foglie di sclopit, richiudere e tirare fino alla penultima tacca.

Per i fazzoletti col trifoglio usare lo stesso procedimento.

Cuocere brevemente in abbondante acqua salata.

Ingredienti per il ripieno dei fazzoletti (senza dosi):

  • ricotta (di kefir),
  • pomodori secchi sott’olio tritati grossolanamente,
  • salsa allo sclopit.

Come fare:

setacciare la ricotta ed amalgamarla con gli altri ingredienti, appoggiare sul  fazzoletto un pò del ripieno, coprire col secondo fazzoletto, condire con la salsa allo sclopit, spolverizzare con formaggio a piacere.

Ingredienti per la salsa allo sclopit:

  • foglie di sclopit,
  • parmigiano grattugiato,
  • pinoli,
  • sale affumicato,
  • olio evo,
  • aglio per profumare (io lo schiaccio, lo passo sui bordi del bicchiere e lo tolgo),
  • 1 pizzico di lecitina di soia (per emulsionare, facoltativa).

Come fare:

unire tutti gli ingredienti nel bicchiere e frullare, fatto.

Io non ho spolverizzato col formaggio (per non nascondere la decorazione) ma lo consiglio vivamente.


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per Spiedino-Schiscetta Time.

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad illuminarmi sul significato della parola Schiscetta, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di schisciare (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto, forse, non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho immaginato la mia schiscetta ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi, e così è nata la mia schiscetta.

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc., io l’ho evitato perchè sporcherebbero la scrivania.

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti, più semplice di così.

Ed ora,  la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:


Petto d’anatra, qualche idea.

Petto d’anatra al cioccolato - Petto d’anatra all’aceto balsamico e pinoli

Il petto d’anatra l’ho scoperto qualche anno fa in un noto ristorante di Udine, la versione era quella con i pinoli e aceto balsamico, la stessa versione che ho propinato a ello usando truffaldinamente il tacchino :-D

Anche in questo caso ho voluto raccogliere qui vecchie foto e vecchia ricetta, ho un petto d’anatra in frigorifero ed ho un’altra versione in programma ispirata dalla mia recente vacanza Austriaca.

La versione al cioccolato mi lasciava perplessa ma è stata una sorpresa per tutti due, la fonte è il libro “Golose tentazioni”.

Chiedo scusa per le foto che riconosco non essere di qualità, ma queste ho.

La terza foto, quella “olio e limone” è stata vittima del mio periodo “Picasa grana pellicola” e non avendo l’abitudine di salvare una copia è l’unica superstite…sob :-(

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 petto d’anatra,
  • 50 g cioccolato fondente,
  • 50 g tra pinoli ed uvetta,
  • 1 noce di burro,
  • 1 bicchiere di marsala,
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe.

Come fare:

ammollare l’uvetta, incidere la pelle del petto facendo attenzione a non tagliare la carne, metterlo in una terrina e dopo averlo salato e pepato aggiungere l’olio e 1/2 bicchiere di marsala.

Lasciare nella marinatura per 1 ora mescolando spesso, trascorso il tempo scolarlo e metterlo a cuocere  in una padella antiaderente dalla parte della pelle.

Rosolare a fuoco vivace per c.ca 4 minuti, girare e completare la cottura pe altri 4 minuti, la carne dovrà risultare rosata all’interno, scolarla dal grasso e farla riposare.

Nel frattempo sciogliere a bagnomaria il cioccolato, aggiungere poco burro  ed il marsala rimasto ottenendo una crema.

Tostare i pinoli (tostare anche la quantità per l’altro petto), scolare l’uvetta ed aggiungere tutto al cioccolato.

Affettare il petto e disporlo sul piatto accompagnato dalla salsa.

Per il petto all’aceto balsamico e pinoli ho adoperato ugualmente il petto marinato, solitamente lo cuocio senza averlo marinato.

Dopo il riposo tagliarlo a fettine, metterlo in una padella calda e irrorarlo con l’aceto balsamico, farlo evaporare per qualche secondo, salare, pepare ed aggiungere i pinoli.

Fare a fettine il petto rimasto e condirlo con olio limone sale e pepe.

Petto d’anatra olio e limone

Buona domenica a voi.


Torta di pane-ttone e mele profumata al macis, cucina povera?

Questo dolce si fa solitamente con il pane raffermo, sembra banale e scontato però alla fine per me è “il dolce”.

La ricetta ho dovuto quasi strapparla con la forza alla signora  Maria, la mamma di un mio amico con il quale mi allenavo, ricordate “Il tacchino col tappo”? Ecco è lei.

Io l’ho fatta tante volte, è venuta sempre buonissima però..e c’è un però, a me sembra che nella mia manchi sempre qualcosa.

Ricordo  il mio amico che per farmi andare più forte, mentre facevamo le ripetute in salita mi diceva: dai, forza, pedala che la mamma ha fatto la torta che ti piace tanto…allora io pedalavo veloce come il vento pregustando già il sapore di quel dolce.

macis primo piano

Un panettone senza cupola (ricordate i miei vari esperimenti?) stazionava in congelatore, qualche mela grinzosa nel portafrutta, il desiderio di “ello” di avere qualcosa da sbocconcellare al ritorno dal lavoro e così, anche se i blog pullulano di ricette pandoro-panetton/riciclo una in più non guasta e poi l’idea di non sprecare il cibo e di riuscire a trasformarlo in qualcosa di buono mi piace e mi stimola.

Solitamente questa viene definita “cucina povera”..ed inevitabilmente mi viene in mente qul bambino che è morto di fame e freddo nel centro di Bologna ed arrossisco di vergogna :-(

Cambierò qualcosa in questa ricetta: la sostituzione pane/panettone si evince, ometterò lo zucchero e l’uvetta in quanto il panettone contiene già tutto, profumerò la torta col macis per rendere omaggio all’ amica che di ritorno da un viaggio esotico che mi ha portato la noce moscata completa del suo involucro, il macis appunto.

Ingredienti per una teglia da 24 cm. (3 strati):

  • pane raffermo (panettone),
  • 1 kg. mele,
  • 1/2 litro di latte (di soia),
  • 2 uova,
  • zucchero (omesso, solitamente uso il fruttosio),
  • 50 gr. burro (di soia),
  • uvetta (omessa),
  • pinoli a piacere,
  • buccia grattuggiata di 1 limone bio (io un limone di Max),
  • macis (facoltativo),
  • rhum (omesso),
  • estratto di vaniglia.

Collage Torta pane mele passo passo 2009

Come fare:

accendere il forno a 180°C.,  mettere l’uvetta in ammollo nel rhum. (nella versione pane), mettere in infusione il macis nel latte tiepido.

Tagliare il pane a fette di 1/2 cm. (io il panettone), sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e metterle in una terrina con lo zucchero, i pinoli, la vaniglia, la buccia di limone e l’uvetta scolata e strizzata.

Foderare con le fette di pane  (panettone) una teglia imburrata o rivestita con carta forno (io faccio così), fare uno strato con il composto di mele, aggiungere dei fiocchi di burro e ripetere, finire con le mele.

Sbattere le uova ed unire il latte (dopo aver tolto il macis),  versare lentamente sulla torta in modo che il pane (panettone) s’inzuppi uniformemente, aggiungere qualche fioccho di burro ed infornare per 30 minuti coperto con la stagnola (evita la “bruciatura” della superficie), toglierla e continuare la cottura per un’altra mezz’ora  fino a doratura.

Torta pane mele versione 2010

Farla raffreddare o intiepidire prima di sformarla.


Favette Triestine, aspettando novembre.

Ho ricevuto da parte di Lia&Pina del blog Provare per gustare l’invito a partecipare alla loro prima raccolta, allora ho pensato un pò e, come mi succede a volte, ho rispolverato questa ricetta del cuore, che mi ricorda i sapori della mia città (si, perchè anche se ormai abito qui, non significa che io non sia più Triestina, anzi, forse lo sono ancor di più ;-) )

Copio/incollo la ricetta così com’era, a suo tempo sono rimasta stupita di averla trovata e l’idea di poterla fare e, quindi, riassaporare i ricordi mi aveva emozionata.

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Queste “favette” si mangiano a Trieste (e non solo!!) a novembre, per questo vengono, immeritatamente, chiamate: “favette dei morti”.

Perfette per un’idea regalo e per coccolarsi un po’ durante il giorno rubandone una ogni tanto dal bel vaso di vetro che avrete riempito.

Facilissime da fare, provatele.

Ingredienti per 600 g. di favette:

  • 250 g. di mandorle pelate,
  • 50 g. di pinoli,
  • 400 g. di zucchero,
  • *2 albumi*,
  • 1 cucchiaino di alcool a 95° ,
  • 15 g. di cacao,
  • aroma di rosa,
  • colorante alimentare rosso liquido (volendo Alchermes).

Procedimento:

macinare nel mixer o frullatore la frutta secca con un cucchiaio di zucchero e ridurla a farina.

Unire il restante zucchero, *gli albumi *, l’alcool ed impastare fino a rendere il composto omogeneo e “lavorabile”, non troppo asciutto, non troppo molle: *vi consiglio di dosare un po’ alla volta gli albumi, il cacao tende ad asciugare l’impasto, colorante ed aroma lo rendono più morbido.*

Quindi:

nella prima fase aggiungerne 1, dividere il composto in 3 parti, una  lasciarla naturale, l’altra  rimetterla nel mixer, aggiungere qualche goccia di aroma ed il colorante (poco), fino a raggiungere la colorazione che vedete nella foto.

Alla terza parte aggiungere il cacao e, se risultasse troppo asciutto aggiungere un po’ di albume.

I miei sono molto scuri perchè ho seguito la dose della ricetta (30 g.), buonissimi, però quelle originali sono meno “marroni”.

Fare con gli impasti 3 cordoncini del diametro di 2 cm (come per gli gnocchi).

Tagliarli a pezzi di 3 cm. c.ca e formare delle palline.

Disporre le favette sulla teglia da forno rivestita con la carta ed infornare a 170°C  STATICO per 10 minuti.

Controllate la cottura, non devono scurirsi ma conservare la delicatezza dei colori.

Partecipo alla raccolta di “Provare per gustare”



Zuppa estiva di melone invernale…

Buona settimana!! Eccomi di nuovo in postazione con il mio pc sano e salvo, ma non è ancora lui, stento a riconoscerlo :-( mancano 2 installazioni che mi facilitavano la vita,  sarà la volta buona che imparerò a destreggiarmi un pò di più?

Il tecnico mi ha “pensata”..così ha detto ;-) perchè era quasi ora di cena, lui stava ripristinando i file e gli scorrevano continuamene davanti ricette e foto di cibo e gli era aumentata oltremodo la fame ..beh un bel complimento:-) supportato anche (per modo di dire) dalla frase: brava, è raro che “signore” della sua età si destreggino così bene col pc :-(

Torniamo alla zuppa, il melone invernale si chiama così perchè si conserva a lungo ed è facile trovarlo anche in inverno, ha una polpa soda e croccante ed il sapore delicato assomiglia poco a quello del melone comune (quello che mangiamo col prosciutto per intenderci).

Ho trovato questa ricetta in un libro sulle spezie, a parte il pepe della Giamaica (che ho trovato in un mix di pepi), non richiede l’uso di ingredienti introvabili ai più.

 

Ingredienti per 2:

  • 1/2 melone invernale tagliato e privato dei semi,
  • 1 noce di burro (di soia)
  • 1/2 porro o cipollotto fresco,
  • 1 foglia di alloro,
  • grani di pepe nero macinati a piacere,
  • 2 bacche di pepe di Giamaica macinate,
  • 300 ml d brodo vegetale,
  • 30 g (1 bustina) di pinoli tostati.

Procedimento:

accendere il forno a 190° C. , avvolgere la metà del melone nella stagnola ed infornare per 45 minuti.

Togliere dal forno e con un cucchiaio staccare la polpa dalla buccia.

Sciogliere il burro a fuoco medio ed unire il porro, l’alloro, il pepe e cuocere per ammorbidire il porro,

unire la polpa del melone, il brodo vegetale e regolare la consistenza aggiungendo acqua.

portare ad ebbollizione e continuare la cottura per c.ca 1/4 d’ora.

Eliminare l’alloro e frullate la zuppa col frullatore ad immersione (o nel bicchiere di un frullatore),

aggiungere i pinoli, ottenuta una crema omogenea rimettere la zuppa sul fuoco per riscaldarla (è perfetta anche fredda)

Se la servite calda accompagnatela con crostini di pane.

Ed ora il video che ho fatto sabato in Austria durante una “infruttuosa” passeggiata alla ricerca di funghi :-(

Le api ci sono ancora…. :-)


Blanca e i suoi pupazzi di neve, dolci e salati.

C’è una cosa che, agli occhi dei  bambini, rende perfetto il Natale, è la neve.

La neve  avvolge tutto come una lieve e candida coltre silenziosa che  soltanto le loro grida di entusiasmo riescono a sollevare.

Chi non ricorda le battaglie a “palle di neve” o i pupazzi fatti in giardino o in mezzo ad un prato?

Tutti a correre dalla mamma a chiedere  carote, carboncini, bottoni, sciarpe, cappelli e tutto ciò che serviva a “vestirlo”.

Bisognava premerla bene la neve per far durare il pupazzo più a lungo possibile e, quando attorno l’erba era già spuntata “lui” resisteva ancora.

Ed è ricordando la neve, il suo pupazzo e la sua gioia che oggi Blanca farà assieme a voi dei pupazzi speciali da guardare e soprattutto da mangiare tutto l’anno.

Per i pupazzi dolci:

  • 250  g. di ricotta,
  • 60 g. farina di cocco,
  • 100 g. d cioccolato bianco,
  • M&Ms,
  • pinoli,
  • caramelle gelatinose,
  • riccioli di cioccolato.

Prepariamo i pupazzi dolci:

sciogliere il cioccolato bianco nel microonde ed aggiungerlo alla ricotta, unire anche la farina di cocco , amalgamare bene il tutto e riporre  in frigo per circa mezz’ora.

Con il composto formare una pallina di circa 5 cm. di diametro…..sovrapporre quindi a questa un’altra pallina più piccola.

Fare gli occhi con due riccioli di cioccolato, il naso con un pinolo, la bocca con un pezzetto di caramella, i bottoni del vestito con altri riccioli di cioccolato, il cappello con un’altra caramella e infine le scarpe con due M&Ms.

Posizionare i pupazzi sul piatto di portata cosparso di farina di cocco.

Fatto!!

Per i pupazzi salati:

  • 150 g. ricotta,
  • 150 g. di formaggio “Kaori” o equivalente,
  • 120 g. di mandorle pelate e tritate finemente,
  • mais,
  • piselli,
  • carote,
  • pinoli,
  • 2 limoni,
  • sale.

Prepariamo i pupazzi salati:

amalgamare bene la ricotta ed il formaggio Kaori con un  pizzico di sale e le mandorle tritate (conservarne 2 cucchiai), riporre in frigo per mezz’ora circa.

Formare ora una pallina di circa 5 cm. di diametro, sovrapporre un’altra pallina più piccola e quindi fare gli occhi con due piselli, il naso con un pinolo, la bocca con metà rotellina di carota, i bottoni del vestito con il mais, il cappello con la parte finale della buccia di limone e infine le scarpe con due mandorle.

Spargere un po’ di mandorle tritate sul piatto, prima di posizionare i pupazzi.

Ed ora qualche fase della preparazione:

Blanca  vuole augurare  a tutti i bambini del mondo  un sereno Natale.

Partecipiamo all’ iniziativa della  Cometa Pasticciona.


Penne quadrate al pesto e gamberi

Io adoro il pesto, è un amore antico, nato quand’ero fanciulla quando, per ragrannellare il soldino, d’estate andai a lavorare in un bar/ristorante vicino alla spiaggia gestito da una famiglia di Genova.

No, non lo faceva col mortaio, ma col frullatore e, quando sentivo il rumore tipico, mi armavo di cucchiaino e fetta di pane e correvo con occhio seduttore da lui che non resisteva al mio fascino e mi preparava una tartina.

Mi sarebbe piaciuto partecipare a gare di pesto,  solo per imparare ad usare il mortaio, quando lo vedo fare agli altri sembra un gioco da ragazzi: questo basilico che si frantuma in un attimo, il mio rimane lì, non collabora, ed io, famelica, lo trasferisco, riluttante, nel frullatore, ma l’appetito è appetito.

Ingredienti:

  • pesto fatto con basilico, pinoli, aglio, parmigiano, olio evo.
  • Pasta (il formato che preferite),
  • patate tagliate a cubetti,
  • fagiolini lessati a parte,
  • gamberi cotti al vapore.

Procedimento:

preparare il pesto, cuocere la pasta assieme alle patate, calcolando i tempi per mantenere i cubetti sodi.

Scolarla, ungerla con olio evo affinchè non si attacchi e farla raffreddare.

Unire tutti gli ingredienti, mescolare e mangiare voluttuosamente.


Il prato di Blanca…..

Per ottenere questo bel prato fiorito occorrono:

pesto fatto con:

  • basilico,
  • parmigiano,
  • pinoli,
  • olio evo.
  • sale.

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  • Sfoglia di mozzarella (possono  andar bene anche galbanino o sottilette).
  • Carote  al vapore,
  • Pane per tramezzini.

Costruiamo il prato:

lavare e pelare le carote, cuocerle al vapore lasciandole un po’ al dente,

quando si saranno raffreddate tagliarle a rotelline.

Ritagliare dal pane da tramezzini dei quadrati di circa 5 cm. di lato e spalmarli con il pesto.

Dalla sfoglia di mozzarella ottenere con uno stampino dei fiorellini che andranno posizionati al centro del quadrato di pane.

Cliccare sulle foto per ingrandirle.

Dalle rotelline di carota, con uno stampino rotondo più piccolo del fiorellino,

ottenere dei bottoncini che si posizioneranno al centro di ogni fiore.

IL PRATO E’ FIORITO!!!!!!!!!! ED ORA SI MANGIAAAAAAAA :-)

Con questo prato Blanca da il suo contributo alla COMETA PASTICCIONA.

E…e….e…? E ha vintooooooo, brava Blanca e brava la nonna Tiziana, io ho fatto solo da ambasciatrice :-)

Voglio regalare questo prato a lei, al suo bambino ed a tutti i bambini che la mattina dicono:

“Io non ci voglio andare a fisioterapia, basta sono stufo”



La Pizza di Pasqua diventa Colomba e vola in Abruzzo.

 Tutto è iniziato leggendo nei blog ed oggi stanno volando verso l’Abruzzo tante, ma tante colombe da formare un’enorme nuvola che non oscura il sole ma lo illumina ancor di più.

Queste colombe sono il pensiero di chi vuole, nel giorno di questo triste anniversario, essere vicino a chi ha perso i suoi cari, la casa, il lavoro ed il sorriso, il loro battito d’ali sarà la colonna sonora di questa giornata e sarà bello, al loro arrivo, riveder sorridere  chi sa di non essere più  solo.

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Il mio pacco è arrivato tempo fa e le colombe sono volate via subito, ma oggi volevo esserci anch’io e allora ritrovandomi con la Pizza di Pasqua quella che sta preparando la signora nella foto ed i pezzi di cioccolato di un uovo che è stato maltrattato durante il viaggio ho cercato ispirazione qui ed ho fatto un budino.

Ingredienti per 6 stampini piccoli ed uno medio:

  • 250 g di Pizza di Pasqua Sorelle Nurzia
  • cialda di pizza  ritagliata a forma di colomba… e tostata in forno,
  • 1/2 litro di latte di soia,
  • 1 uovo piccolo,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 60 g tra noci e pinoli

Per la glassa al cioccolato:

  • 100 g di cioccolato dell’uovo delle Sorelle Nurzia,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 2 cucchiai d’acqua.

Come ho fatto la cialda:

ho tagliato con l’affettatrice delle fettine sottili di pizza, ho ritagliato una sagoma di colomba compatibile con la grandezza della fetta ed ho sagomato le fette, le ho tostate per qualche minuto nel forno.

Come ho fatto il budino:

ho spezzettato la pizza e l’ho coperta con il latte di soia bollente, quando ha assorbito tutto il liquido ho aggiunto il miele, l’uovo ed ho frullato il composto rendendolo cremoso.

A questo punto ho aggiunto la frutta secca, ho amalgamato ed ho versato negli stampini imburrati.

Ho infornato a 180°C per 35 minuti, lo stampo più grande 45 minuti.

Ho sformato i budini tiepidi e li ho glassati.

Come ho fatto la glassa:

ho sciolto il cioccolato a bagnomaria, ho aggiunto il miele e l’acqua, ho amalgamato il composto e quando è risultato lucido l’ho versato sui budini.

Con le cialde avanzate ho formato una millefoglie farcita con una crema ai semi di papavero e cioccolato bianco e coperta con la glassa al cioccolato.

Per la crema al papavero:

  • 50 g di semi di papavero macinati,
  • 80 g di cioccolato bianco,
  • 300 ml di panna,
  • 150 ml di latte,
  • 1 cucchiaino di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 2 cucchiai di rhum,
  • 3 fogli di gelatina, 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di arancia e limone.

Come fare:

metttere in ammollo la gelatina,

bollire il latte con il papavero, i 2 zuccheri, il rhum, il sale, la scorza degli agrumi.

Spegnere, aggiungere la gelatina scolata e strizzata ed amalgamarla alla crema.

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, incorporarlo al composto, frullare con il mixer ad immersione.

Montare la panna ed unirla alla crema che intanto si è raffreddata.

Riporre in frigorifero per 3 ore.

Comporre il piatto alternando le  cialde  con ciuffetti di crema al papavero e versare la glassa preparata in precedenza.

Vola, colomba, vola.


Vola, colomba, vola.

Quale primo approcio con la realizzazione della colomba ho optato per questa  versione di Papum, consigliata da Maria61 che l’aveva già realizzata con successo.

Mi è sembrata meno articolata della versione delle Simili  (Pane e roba dolce) e più adatta alle mie ancora zoppicanti conoscenze.

Non bastano l’entusiasmo,  la passione e la fortuna del principiante per riuscire a panificare e  fare dolci con il lievito madre, farli bene intendo.

Certo, ho letto, ho guardato nei blog dei maestri però, quando hai le mani in pasta le cose cambiano, non c’è altro da fare che provare, provare ed ancora provare.

Trovo difficili da capire certi procedimenti di chi fa questo mestiere e la mancanza dell’impastatrice mi obbliga a scegliere soluzioni alla mia portata.

Scrivo questo perchè, come facevo io fresca di internet, cercavo nei blog ricette realizzabili e, questa colomba è stata per me una perfetta pista di lancio.

Questa sera inizio un’altra prova,  di sera sì, perchè queste le ho iniziate la mattina, quindi mi sono trovata la sera con  il secondo impasto da fare, troppo stanca per pensare di stare a vegliare le colombe tutta la notte ed ho optato per il riposo in frigorifero.

Altre cose da rivedere qui sotto:

il riposo di 4 ore , nel mio caso, non sono state sufficienti, ma l’arrivo degli ospiti era imminente ed i giochi erano fatti.

La glassa troppa e troppo liquida.

La cottura eccessiva,  e per paura di bruciacchiare la glassa ho infornato nel ripiano appena sotto la metà cuocendo troppo il fondo.

Malgrado tutti questi intoppi le colombine sono volate via, una nelle bocche degli ospiti ed ello ed una è stata donata.

Le foto di rito: colomba tagliata, sezionata e quant’altro, in questo caso non ci sono.

Non mi sembrava educato rivoluzionare un gradevole e sereno pomeriggio in compagnia trasformando il tavolo in set fotografico.

Quello sotto è il mio passo-passo, nel blog di Papum troverete le foto di una produzione più grande quindi non spaventatevi, le dosi indicate bastano per le 2 colombe della foto.

Tra parentesi ho messo le mie piccole varianti, per impastare ho usato la MDP, dopo l’esperienza del pandoro che ho impastato a mano con un risultato mediocre ho preferito delegare.

PRIMO IMPASTO:

  • 135 g di lievito madre (il mio era stato rinfrescato la sera prima),
  • 390 g. farina Manitoba,
  • 155 g. di burro,
  • 105 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 150 g.di acqua g 150 +  50  g. poco per volta.

SECONDO IMPASTO:

  • il primo impasto ( kg 1 circa),
  • g. 85 farina Manitoba,
  • 15 g. miele,
  • 4 g. di sale (omesso perchè ho adoperato il burro salato),
  • 30 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 30 g. di burro fuso g 30 (sostituito con il burro salato),
  • vaniglia q.b. (1 cucchiaino di vaniglia bourbon),
  • scorza d’arancio grattata o aroma arancio q.b (polvere d’arancia),
  • 300 g. di cubetti d’arancio (ho usato 150 g di fette d’arancia disidratata tagliate a cubetti).

PROCEDIMENTO I° IMPASTO:

impastare il lievito con le uova per 5 minuti,

aggiungere lo zucchero sciolto nei 150 gr di acqua, il burro e tutta la farina.

Quando la pasta sarà amalgamata, aggiungere poco per volta l’acqua rimasta ( gr 50 )

Quando ha assorbito tutta l’acqua,

mettere in un recipiente e lasciare lievitare per 12 ore in un posto caldo coperto con un telo.

PROCEDIMENTO 2° IMPASTO:

insieme al primo impasto vanno aggiunti :

farina, miele, sale e zucchero.

quando la pasta si è legata ed ha formato una palla, aggiungere i tuorli 1 alla volta facendo assorbire prima di versare gli altri.
Versare poi il burro fuso (non troppo caldo) in 2 o 3 volte,
quando è tutto amalgamato, aggiungere i  cubetti d’arancio e impastare quel tanto che basta per  incorporarli.

Fare riposare per 1 ora coperto con un panno,

arrotolate la pasta su se stessa ( incartare )

girate il pezzo e incartate ancora

incartate (una volta solo) in modo che il taglio risulti all’interno (per questo procedimento vi rimando al passo passo di Papum)

tagliate il pezzo a metà

con una parte formate le ali

e mettetele nello stampo

formate il corpo

e appoggiatelo sulle ali (povera colomba..mi sembra “stortignaccola” )

mettete a lievitare per 4 ore in ambiente caldo.

Lasciate asciugare leggermente la superficie.

Nel frattempo preparate la:

GLASSA PER COLOMBE:

  • 30 g. di mandorle amare ( armelline ) (omesse),
  • 15 g. di mandorle,
  • 10 g. di pinoli,
  • 225 g. di zucchero,
  • albume q.b.

PROCEDIMENTO:

Tritate tutte le parti secche con lo zucchero.
Aggiungete l’albume fino ad ottenere un impasto morbido da poter spremere con la sacca (l’ho spalmata con un pennello), l’ho fatta troppo liquida ed ho dovuto rimuoverne un po’ (altro punto da rivedere).

le mandorle

la granella di zucchero

lo zucchero a velo

cuocere a 180° per 50 minuti ( regolatevi in base al forno che avete )


Cake con pere secche e semi di zucca.

Questo dolce, in realtà, si chiama “sella di capriolo” per la forma dello stampo, io ne ho usato uno simile, in alternativa   uno stampo da plum cake va benissimo.

Finalmente sono riuscita ad utilizzare le “pere secche” che trovo in Austria, sono buonissime anche mangiate così ma ho sempre pensato che avessero un loro perchè utilizzate in cucina.

Eccole qua sotto….  lo so…sono bruttine :-(

Quando ho letto questa ricetta sul  libro  dell’Hotel Sacher mi è sembrata complicata, invece è semplicissima!

L’unica difficoltà sta nel reperire le pere secche ma,  si possono usare anche albicocche secche,  prugne ecc.

Non so perchè ma questo dolce mi fa pensare ad una donna che si deve inventare qualcosa di “speciale” usando le poche cose che ha in casa.

Col tempo sarà stato arricchito fino ad arrivare all’ Hotel Sacher e messo nel menù  (chissà se la “signora” l’avesse immaginato  :-) )

Ingredienti:

  • 6 pere secche messe in ammollo 2 giorni nel succo di mela,
  • 100 g di farina 00 setacciata,
  • 80 g di amido di mais (maizena),
  • 5 uova,
  • 2 tuorli,
  • 100 g di zucchero a velo,
  • essenza di vaniglia (ho usato un pizzico di polvere bourbon),
  • scorza grattugiata di limone non trattato (ho usato il cedro),
  • 100 g di semi di zucca tritati e tostati,
  • 70 g di burro fuso,
  • 150 g di confettura di ribes (fatta da me)
  • 1 quadrotto di cioccolato fondente da copertura,
  • pinoli  e semi di zucca tostati per decorare.

Preparazione:

accendere il forno a 180°C,

scolare le pere,

asciugarle, eliminare il picciolo ed eventuali semi, tagliarle a cubetti.

Setacciare la farina con la maizena.

Sbattere a crema le uova, i tuorli, lo zucchero a velo, la vaniglia e la scorza di limone (cedro),

incorporare i semi di zucca e le pere, la farina ed il burro fuso caldo.

Imburrare ed infarinare uno stampo (ho adoperato uno in silicone), e versare il composto.

Cuocere a 180°C per 45 minuti, sfornare e rovesciare lo stampo, lasciar riposare 10 minuti e sollevarlo.

Riscaldare la confettura di ribes, setacciarla e pennellarla sul dolce,

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria (ho usato il microonde data la minima quantità),

formare una sac a poche con la carta forno e decorare a piacere spargendo sopra i pinoli ed i semi di zucca tostati.

 

 

 

 


Terrina di zucca e verza.

Continua il tormentone: zucca, zucca, fortissimamente zucca…ma sta finendo, un po’ mi mancherà….a voi un po’ meno vero? ;-)

Per il cavolo verza ho copiato da Wiky!! ;-)

Da quando uso la zucca ho imparato a sostituire il pepe con lo zenzero, la sua nota piccante mi piace ed arrichisce di sapore la “sunnominata” !!

Sapete già che a pranzo faccio “mordi e fuggi”, cerco comunque di fare un pasto equilibrato e completo e questa terrina, secondo me, è adatta a questo scopo.

L’aggiunta dei pinoli da una piacevole nota croccante, si possono sostituire con noci, mandorle ecc.

Sappiamo già che in corso d’opera nascono nuove idee, basta solo provare.

Gli ingredienti sono:

  • 1 cavolo verza,
  • 800 g di zucca pulita,

  • 2 spicchi d’aglio,
  • 100 g di pinoli,
  • 100 g di scamorza affumicata,
  • 100 g di parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaino raso di zenzero in polvere (sostituisco il pepe),
  • sale a discrezione.

Come si fa:

sbollentare le foglie di verza lavate in abbondante acqua salata per 5 minuti,

scolarle e metterle ad asciugare su un canovaccio.

In una padella rosolare in poco burro chiarificato l’aglio (vestito) con i pinoli, aggiungere la zucca tagliata a pezzetti, coprire con poca acqua calda, aggiungere lo zenzero coprire e portare a cottura.

Togliere l’aglio, schiacciare la polpa di zucca rendendola una purea, amalgamare il formaggio grattugiato, lasciandone un po’ per la copertura.

Tagliare a fette sottilissime la scamorza (se avete l’affettatrice usatela).

Foderare  uno stampo da plumcake con le foglie di verza.

Fare uno strato con la polpa di zucca.

Coprire con uno strato di scamorza.

Ripetere il procedimento formando 2 o 3 strati (dipende dalla grandezza dello stampo).

Finire ripiegando  le foglie di verza a chiudere la terrina, spolverare con il rimanente parmigiano ed un filo d’olio extravergine d’oliva.

Infornare per c.ca 40 minuti a 180°C.

Sfornare la terrina e lasciarla intiepidire, capovolgerla su un piatto da portata.

Il cavolo da energia fisica attraverso i suoi glucidi e protidi. Rinforza le difese immunitarie, ha una funzione preventiva nei confronti di molti tumori, combatte l’ulcera gastrica, l’ulcera duodenale e le ulcere intestinali; svolge una funzione depurativa dell’organismo, è un antianemico, molto utile contro bronchiti, coliti, congiuntivite, contusioni, sinusite, diabete, diarree e dissenterie, dolori gastrici ed intestinali, dolori muscolari e reumatici e influenza. La ricchezza del cavolo in zolfo, arsenico, calcio, fosforo, rame, iodio può spiegare le sue virtù digestive, rimineralizzanti e ricostituente cerebrale – 1 kg di cavolo da un apporto di 2,5 gr di fosforo -. Grazie al suo contenuto di vitamina B1, è un fattore di equilibrio nervoso. Sciacqui con il succo di cavolo curano l’afonia. Sempre con il succo si cura la sordità. I cavoletti di Bruxelles sono ricchi di vitamina C – ne contengono il doppio delle arance -. C’è un antico proverbio che dice “i cavoli sono sempre in mezzo”.

Auguro a tutte/i una splendida settimana..alla prossima zucca!! :-D


Carpaccio di zucchine.

carpaccio di zucchine nuovo-001

Questo carpaccio di zucchine è quanto di più semplice si possa fare per stare in forma e quando il tempo è tiranno.

Nulla di più facile questo antipasto, chiamarla ricetta sarebbe esagerato.

La prima volta che l’ho visto è stato a Stoccarda, anni fa, era il periodo in cui avevo ancora l’orto e appena ritornata a casa l’ho rifatto con le zucchine fresche.

Per farlo servono delle zucchine piccole e sode, si affettano con il pelapatate e si condiscono con una salsina fatta con:

  • menta fresca,
  • pinoli,
  • olio,
  • succo di limone,
  • sale,
  • pepe.

Io l’ho accompagnato ad una ricottina fatta da me, semplicemente facendo bollire il latte passato, (è la Puina, come la chiamava mia madre).  che lo ha reso piatto unico.

carpaccio di zucchine-001

L’idea del canestro mi è sembrata geniale ma l’aveva già fatta Il cavoletto di Bruxelles…


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