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La leggenda del Lago di Cavazzo e Sformatino di Patate, Porro e Alpentilsiter: antipasto della domenica.

Sformato patate porro e Alpen...-001

Tempo fa avevo pubblicato la leggenda dell’Amariana, oggi vi racconto quella del Lago di Cavazzo che sta proprio sotto il Monte Amariana e il Monte San Simeone, sembra messo lì apposta per dissetare la bella Amariana e l’Orcolat.

Come per tutte le favole o leggende la morale è sempre la stessa, non fare mai del male, perchè prima o poi ti arriva “la bolletta”

Lago di Cavazzo

Il Lago di Cavazzo (Foto dal Web)

Una volta, tanti anni fa, quando il lago di Cavazzo non esisteva, il Signore e San Pietro si trovavano a passare da quelle parti.

Era una calda giornata di piena estate e si sa, cammina cammina, in mezzo a sassi e ai rovi, ai due viandanti era venuta una gran sete.

Allora il Signore si rivolse a San Pietro: “Guarda là, si intravede un casolare, vai a chiedere se ci danno un po’ d’acqua”.

Dall’umile casa si affacciò una vecchia dal volto arcigno, che apostrofò in malo modo San Pietro: “La fonte è lontana, in casa non ho acqua a sufficienza da dispensare a forestieri e pellegrini”. E gli sbattè in faccia il pesante portone.

Costernato, San Pietro ritornò brontolando verso il Signore e gli raccontò l’accaduto.

“Suvvia, Pietro, non ti arrabbiare, guardà là, oltre il cespuglio, c’è un altro fienile. Vai e prova a chiedere a quei contadini, forse avremo più fortuna”

Gesù confidava sempre nel buon cuore degli uomini, ma il suo apostolo ricevette un altro sonoro rifiuto, perciò ritornò sui suoi passi sempre più sconsolato mostrando al Signore le mani vuote e la gola ormai arsa dalla sete.

I due viandanti non si dettero per vinti e bussarono in un’altra casa e in un’altra ancora, ma dagli abitanti di Cavazzo non ricevettero né acqua né ospitalità.

Mancava un’ultima dimora, l’ultima veramente, molto povera, posta alla fine del paese.

Senza più speranza, sfiniti ed assetati, i due pellegrini, con la poca forza che era loro rimasta, bussarono anche in quella casa derelitta.

L’uscio si aprì ed una vecchia gentile li accolse con un sorriso e dette loro tutta l’acqua che chiesero e li invitò pure a fermarsi per la notte, visto che ormai le ombre lunghe del crepuscolo stavano scendendo sulla valle.

Ancora increduli, il Signore e San Pietro ringraziarono commossi.

“Buona donna, non sappiamo come ricambiare la vostra ospitalità, ma non ci scorderemo di voi, potete starne certa; ora dobbiamo riprendere il cammino, il nostro viaggio è ancora molto, molto lungo” dissero infine il Signore e San Pietro, salutandola con profonda gratitudine.

Una volta arrivato in paradiso, il Signore decise di premiare quella benefattrice che li aveva ristorati con tanta premura, mentre per gli altri paesani inospitali bisognava pensare ad una punizione.

“Già, una punizione” andava riflettendo meditabondo il Signore.

“E che sia esemplare!” esclamò alla fine.

Chiamò a se gli angeli del cielo e chiese loro di trasferire la casa della buona donna sopra il paese, osservò che il trasporto fosse completato, poi prese un gran mestolo, ma grande, molto grande, lo riempì d’acqua e lo versò sulla valle dicendo ai suoi abitanti: “Non avevate acqua a sufficienza? Ecco, ora vi accontento, non lamentatevi più!”.

Fu così che nacque il Lago di Cavazzo!

Tutti perirono sotto quel gran diluvio, tutti, eccetto la vecchina generosa che si salvò grazie all’intervento divino e visse ancora tanti, tanti anni nella sua casa in cima al monte e, quando morì, in ricordo e venerazione per quel miracolo ad opera del Signore, fu costruita sul luogo una chiesa dedicata a San Simeone (La buona vecchina era stata spostata proprio sul Monte San Simeone n.d.r.).

Ancora oggi si racconta che durante la notte in cui ricorre la festa dei morti si intravede, su quelle pendici, inerpicarsi una lunga processione di defunti con la candela in mano.

Gli anziani dicono che chi non va a San Simeone da vivo, deve andarci per forza da morto.

Proverbio che sta a ricordare l’antica sacralità del luogo e l’ospitalità premiata.

(Dal libro di Raffaela Cargnelutti: Fiabe e Leggende della Carnia)

Ora la ricetta, io a Pasqua sarò alle Terme, in Austria e quindi la mia trasgressione culinaria sarà doppio tour attorno al buffet delle insalate, tra daikon, germogli e kartoffelsalat.

Quindi, oltre alla certezza che il mio agnellino rimarrà beato sotto la mammella della mamma a ciucciare, la mia Pasqua sarà all’insegna del relax, la cura del corpo e dello spirito e, con questo nuovo, speciale Papa mi sa che mi intrufolerò anche in qualche chiesetta sperduta a pregare, pregherò per me, per quei 4 gatti che mi vogliono bene e per tutti gli animali del mondo che occupano una bella porzione del mio cuore.

Nei prossimi giorni pubblicherò una proposta Pasquale, ispirata da questo sformatino che consiglio a tutti per la versabilità, sia per utilizzo di ingredienti che per le presentazioni.

collage sformatino Alpentilsiter n-001

Ingredienti per 2 sformatini (alcune dosi non sono indicate perchè vanno dosate al momento):

  • 2 patate medie,
  • 1 porro,
  • 50 g. di Alpentiltiser grattugiato finemente,
  • crema di latte e latte,
  • sale,
  • pepe,
  • burro per ungere gli stampini,
  • panna acida e foglia di porro sbollentata per decorare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

sbucciare le patate, lavarle e, con la lama apposita del robot, quella con lo spessore più sottile, tagliarle a fettine.

Sbollentarle per qualche minuto, NON SALARE L’ACQUA sennò si “spatasciano”, devono semplicemente diventare elastiche.

Scolarle ed immergerle in acqua fredda, scolarle nuovamente ed asciugarle bene, farle riposare qualche ora.

Tagliare i porri a rondelle sottili e brasarli fino a farli appassire, intiepidire ed unire il formaggio grattugiato finemente, pepare e, soo ora aggiustare di sale.

Mettere un cerchio di carta forno sulla base delle coccottine ed imburrare bene le pareti, foderarle con le fette di patate,
iniziare con uno strato di porri e formaggio ed alternare patate, porro fino ad esaurimento, io, dopo ogni strato di porro, aggiungo la miscela di crema di latte.

Prima di richiudere con le patate versare ancora un po’ di miscela di crema di latte, coprire con un foglio di stagnola ed infornare per 1 ora.

Eliminare la stagnola e continuare la cottura per altri 20/30 minuti, far raffreddare qualche minuto prima di sformarli.

Decorare a piacere, se vi va, con una fondutina leggera, io ho optato per un cucchiaino di panna acida e una foglia di porro sbollentata usata come sciarpa.. col freddo che fa oggi.

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Buona domenica a voi ♥


Pasta con crema di Peperoni di Elena.

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Simil – Garganelli con farina di grano saraceno e farina di tapioca fatti con le mie manine

Io, pur amando la pasta di mais ho voluto provare a fare da sola una pasta senza glutine, se avessi avuto la farina di riso avrei adoperato quella ma anche la farina di tapioca ha svolto bene il suo compito, temevo una certa “durezza” anche dopo cotta dato lo spessore volutamente grosso per mantenere la forma di simil-garganello.

Consistenza e sapore inaspettatamente perfetti, in bocca la sensazione di mangiare velluto, da rifare, anche semplicemente facendo una tagliatella, dei pizzoccheri ecc.

Ingredienti per 4 persone:

  • 2 spicchi di aglio (1),
  • ½ cipolla bianca (rondelle di porro),
  • 2 peperoni rossi (1 rosso, 1 giallo),
  • 2 pomodori medi maturi(altrimenti una scatola di polpa di pomodoro o pomodoro pelato fatto a pezzi), (1 cucchiaio di concentrato),
  • 1 confezione di panna da cucina ( nel 2012 queste sono senza glutine: yochef Parmalat e Chef Leggera Parmalat) o panna liquida fesca (quella da montare naturale, senza nessuna aggiunta di zucchero) oppure latte (omessa),
  • 1 ciuffo di basilico,
  • sale,
  • pepe (peperoncino),
  • olio e.v.o. quanto basta,
  • 400 g di fettuccine (io ho usato quelle senza glutine della Bioalimenta, buonissime; ne ho messe un po’ di più dato che un po’ squagliano nell’acqua di cottura), (garganelli con farina di grano saraceno e tapioca fatti in casa).

collage garganelli peperoni-001

Ingredienti per i simil-garganelli:

  • 70 g. di farina di grano saraceno con spiga,
  • 30 g. di farina di tapioca con spiga,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 1 pizzichino di sale,
  • acqua q.b. per ottenere un impasto lavorabile.

Come fare i simil-garganelli:

io ho messo le farine, l’olio e il sale nel robot da cucina e ho aggiunto a poco a poco l’acqua necessaria ad ottenere un impasto elastico (ricordiamo che senza glutine è meno facile), ho formato la palla e l’ho messa sotto ad una tazza a riposare una mezz’oretta.

L’ho tirata poi con la nonna papera fino al numero 4, l’ho passata al rigagnocchi, ne ho ricavato dei rettangoli, li ho spennellati con albume (si può usare acqua (per i vegani) e li ho arrotolati diagonalmente.

Li ho cotti, al solito, in acqua bollente salata.

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Come fare la crema di peperoni:

per la ricetta originale vi mando da Elena io, non avendo pomodori freschi né pelati, li ho sostituiti con il concentrato diluito nell’acqua bollente, ho usato il porro al posto della cipolla e sostituito un peperone rosso con uno giallo per schiarire il colore al posto della panna.

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Mi prendo un piccolo spazio privato per fare gli Auguri a Tiziana, una delle mie due Compagne di Merende (l’altra è Solema).

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Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

“Creare una o due ricette inedite, ispirate alla tradizione gastronomica italiana ma reinterpretate con i nostri formaggi”…

Questa una delle regole per partecipare al contest ideato da www.formaggisvizzeri.it ed è per questo che nulla è casuale in questo post.

A monte la scelta del formaggio che avevo assaggiato,  innamorandomene, tanti anni fa, la scelta della ricetta con la quale sposarlo, la semplicità delle foto e delle ambientazioni, il cuore, comune denominatore dei contest ai quali partecipo.

La semplicità, mi hanno insegnato che, quando si hanno a disposizione prodotti eccellenti di qualità, non c’è bisogno di fare grandi cose e dal momento che ho appena finito di “leccarmi i baffi” vi assicuro che, pur non avendone mangiati molti di “frichi”, questo lo rifarò, farò in modo di far avanzare un po’ di Sbrinz per replicarlo.

 Sbrinz: il formaggio più antico d’Europa è particolarmente ricco di tutti gli elementi nutritivi, ma anche e soprattutto digeribili, quindi consigliabile nell’alimentazione di ogni età.

Frico: tipico piatto friulano della provincia di Udine, è di antichissima origine.

Le più antiche ricette di Frico risalgono al 1450 circa, ad opera di Maestro Martino, cuoco del Camerlengo del Patriarca di Aquileia.

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Questa ricetta l’ho trovata in un vecchio libro di ricette della Carnia/Friuli che scrive così:

oggi il piatto viene ancora preparato, con frequenza, anche con “formaggio di malga” stagionato e grattugiato.

A questo intingolo si usa, talvolta, ggiungere, oltre alle patate, anche le cipolle, le erbe selvatiche o delle mele renette locali, grattugiate a scaglie.

La pietanza va consumata da sola o accompagnata con uova strappazzate.

Io ho scelto la versione con patate, arricchita dal porro che, essendo meno “forte” della cipolla, non interferisce e addolcisce la preparazione conferendole dolcezza e profumo.

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Ingredienti per 1 padella in ghisa del Ø di 22 cm.:

  • 250 g. di patate lesse,
  • 200 g. di formaggio Svizzero Sbrinz grattugiato,
  • 30 g. di porro (il bianco) tagliato a rondelle sottili,
  • 1 cucchiaino di burro chiarificato.
  • polenta per comporre gli spiedini.

Come fare:

far rosolare (senza colorirle troppo) nel burro chiarificato le rondelle di porro, aggiungere le patate precedentemente lessate (io le ho cotte a vapore con la buccia), sbucciate e grattugiate e, mescolandole, fatele colorire leggermente.

Aggiungere il formaggio Sbrinz grattugiato e continuare a mescolare per 5/7 minuti, dipende se desiderate un frico morbido o croccante.

Io ho optato per una cottura media, asciutta ma non troppo in modo da poterne ricavarne dei cuoricini con la formina.

Il Frico si può servire come secondo piatto o piatto unico, io ho scelto una moderna versione Finger Food alternando a mo’ di spiedino cuoricini di frico e di polenta (un avanzo che vevo precedentemente steso e livellato)

Alla prossima ricetta, questo è “soltanto” l’ antipasto, vi auguro un sereno fine settimana.


Un Mondo d’orzo e la carezza del vento

(Foto dal web)

♥♥♥

…Trieste ha una scontrosa grazia.

Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.

Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.

Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.”

(Umberto Saba)

Ieri, mentre ritornavo dalla visita a Celeste ho preso la strada secondaria che attraversa le immense campagne circostanti.

Il cielo era limpido e c’era una strana atmosfera nell’aria, quando ho aumentato un pò la velocità il vento è entrato a spettinarmi e rinfrescarmi, ed è allora che è successo qualcosa, quel vento profumava di mare, il mio mare di Trieste, quello che mi fa sentire spesso un’emigrante malinconica in una terra meravigliosa ma che non mi appartiene.

Erano anni che non provavo più quella sensazione di pace e serenità, sentire quel profumo e quella sensazione di calore sulla pelle, è stato come se il mare avesse mandato quel vento a farmi una carezza.

Tortino di orzo mondo con porri e sedano.

Ingredienti per 2 persone:

  • 100 g. di orzo mondo Bio,
  • 1 porro ,
  • 1 bella costa di sedano,
  • 1 cucchiaio di olio EVO,
  • brodo vegetale,
  • parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaio di burro di soia,
  • sale.

Come fare:

controllare che l’orzo non abbia sassolini ecc. lavarlo e metterlo in ammollo per 6 ore.

Metterlo nella pentola a pressione aggiungendo brodo vegetale, dal sibilo cuocere 50 minuti.

Nel frattempo tagliare porro e sedano a rondelle sottili e far stufare in olio EVO per circa 10 minuti, aggiungere l’orzo con poco liquido di cottura, aggiustare di sale e far insaporire per qualche minuto a fuoco vivace.

Versare il composto in una pirofila unta d’olio e spolverizzare con parmigiano grattugiato e fiocchetti di burro di soia, infornare per 30 minuti fino al formarsi della crosticina.

Essendomi avanzato un pò di composto ho preso 2 foglietti di pasta fillo, li ho unti con olio EVO ed ho fatto una tortina salata.

Pensando che ello non si sarebbe neanche avvicinato alla preparazione ho lasciato metà tortino per il giorno dopo ma, ma ello l’ha intercettato e se l’è pappato tutto, compresa la tortina, quasi tutta perchè ho voluto assaggiarla anch’io, mai dare nulla per scontato con ello.

Buona domenica, io aspetterò un’altra carezza del vento


Blecs di riso con pesto di piselli, porri e fiori di “Ononis spinosa”.

Blecs di riso con pesto di piselli, porri e fiori di “Ononis spinosa”♥

“La salute comincia a tavola”…credo sia giunto il momento di rispolverare questo vecchio proverbio e di iniziare a pensare a noi, alla nostra salute, sia fisica che mentale…già minate dalla vita di oggi, dalla mancanza di movimento, dai musi lunghi, dai fast food, dai 4 salti…clacson che suonano all’impazzata, indici alzati, fretta, intolleranza, rancore…

Ecco perchè è arrivato il momento di fare una scelta, scelta che inizia andando a cercare prodotti sani e genuini, spesso le scelte più difficili sono proprio quelle in cui devi eliminare qualcosa e paradossalmente mi accorgo che più diminuiscono i prodotti che desidero nel piatto  più esigente divento ed anche il trasgressivo quadretto di cioccolato dev’essere il migliore che c’è e possibilmente deve provenire dal commercio equo-solidale.

La cucina a questo punto diventa una  Scelta d’Amore, che per me è dettata non dallo stato di salute ma dalla necessità di volermi bene, di coccolarmi…quale coccola migliore di sedersi a tavola e trovarsi davanti un piatto con questi colori, con questa luce, ad ogni boccone senti di addentare la natura, di nutrirti di e con essa.

Io mastico molto lentamente, l’ho sempre fatto ed un piatto me lo godo fino alla fine.

Noi, che scriviamo e leggiamo qui, non mangiamo per fame, noi donne che cuciniamo abbiamo il coltello dalla parte del manico, usiamolo per dare un taglio alle cattive abitudini di chi si siede a tavola con noi, anche imbrogliando  (come faccio io ;-) ), e la Scelta d’Amore sarà fatta.

Ecco, questo è il mio pensiero, ci sono cibi che ci aiutano a stare bene e non solo perchè alla fine, mangiare sano ed in modo naturale diventa uno stile di vita che nel tempo modifica anche certi nostri comportamenti e ci insegna a godere delle piccole cose che ogni giorno ci offre la vita al nostro fortunato risveglio.

Volevo iniziare con le fave che non ho mai adoperato ma ieri non le ho trovate e così ho comperato i piselli ed ho sostituito il sapore delle fave decorando il piatto con i fiori della Ononis Spinosa  che hanno quel sapore ;-)

Una semplice pasta di riso condita con un pesto di piselli e porro, rotelline di porro stufate, olio extravergine di oliva ed i fiori.

Ingredienti per 1 persona (le quantità a vostra discrezione):

  • 50 g. di “blecs” di riso,
  • piselli sbollentati,
  • rondelle di porro,
  • 1 piccolo spicchio d’aglio,
  • olio evo,
  • sale,
  • fiori di Ononis Spinosa.

Come fare:

sbollentare  piselli in acqua salata e metterli in acqua fredda per conservarne il colore, stufare le rondelline di porro in olio evo e acqua di cottura dei piselli, preparare un “pesto” con i piselli, le rondelle di porro, l’aglio senz’ anima, sale ed olio evo.

Scolare la pasta e condirla col pesto ottenuto, decorare con piselli, rondelline di porro ed i fiori, volutamente non ho aggiunto né parmigiano né la sua sostituzione vegana  con fiocchi di lievito e semi di zucca ma voi potete farlo, se vi va :-)


Riciclare le tagliatelle in un’Italia sottosopra,

3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Catena Musi cime innevate e Monte Chiampon “pulito”.

Tramonto 3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Queste sono le foto che ho fatto ieri dalle mie terrazze e non sono certo come le immagini che ho visto in televisione, è proprio vero che la natura si è “ribaltata” e come sempre nella nostra meravigliosa Italia quello che da altre parti è semplice emergenza di stagione qui diventa “catastrofe”, un Paese bloccato, continuamente, da scioperi, da “lavori in corso”, da alluvioni, da terremoti, ogni evento naturale trova tutti impreparati e mette sempre a dura prova la pazienza degli italiani che, a detta dei “saputelli”, “non sono una razza”,però nessun popolo ha tanta pazienza e capacità di sopportazione, neanche il sale, dico, neanche il  sale sono stati capaci di “posizionare” per tempo.

Il verbo “prevenire” non compare nel dizionario dei nostri “amati governanti”, che filosofeggiano sulla “monotonia”, sulla nostra “incapacità di accettare i cambiamenti”, quando ogni giorno siamo “costretti” a cambiamenti di ogni genere e certamente non ci annoiamo.

Che bello dare consigli e fare programmi avvolti in un caldo piumino, seduti su una comoda poltrona con il riscaldamento pagato dai “poveri diavoli”, permettendo, senza muovere un dito, che persone avvolte nei cartoni muoiano per strada…

Questo è un piccolo sfogo di una “casalinga” semplice e con le normali facoltà d’intendere e di volere, prendetelo così…ecco qui sotto una “soluzione” per l’emergenza ghiaccio in Austria, quando si dice l’organizzazione…

Distributori ghiaia per emergenza ghiaccio posizionati sui marciapiedi di Villaco (Austria).

7 cose di me, ci provo, voglio scrivere quello che mi emoziona, mi piace vivere intensamente tutto, da quando apro gli occhi al mattino a quando li chiudo la sera:

  1. amo il borbottio della caffettiera ed il profumo del caffè che avvolge la casa all’alba;
  2. amo prendere in braccio Perla, baciarla ed osservare i suoi occhi color del cielo e dell’acqua;
  3. amo, all’alba osservare la natura che cambia di giorno in giorno secondo la stagione;
  4. amo osservare di nascosto gli uccellini che mangiano le briciole che butto sul tetto;
  5. amo scoprire che sta arrivando la primavera dal cinguettio degli uccellini sulla mia ringhiera;
  6. amo il profumo del bucato steso al sole e al vento;
  7. amo osservare il mio viso invecchiato dal tempo e dalla vita e vedermi comunque “bella”…

Amo tante altre cose, amo molto la solitudine, quella fisica s’intende, quell’altra l’ho provata proprio qui, nel web, stranamente così “popoloso” ma spesso arido e insensibile…ma ora mi sono “fatta le ossa” e ho fatto tesoro dell’esperienze.

Mi piace anche riciclare il cibo, vestirlo di nuovo, trasformarlo, MAI buttarlo.

Anche per un’amante della pasta come me, le tagliatelle ottenute da 500 g. di farina sono troppe e, concedendomi lo “strappo” con quelle al caffè (che vi consiglio vivamente), le altre le ho riunite in una terrina, le ho “unte” per non farle attaccare ed ho pensato di “pasticciarle” con una besciamella al porro e della pasta di salame (ello me la porta puntualmente a casa :-( )

Besciamella al porro.

La besciamella al porro l’ho ottenuta semplicemente con latte di soia, farina, il tutto nel microonde come Qui, io non ho aggiunto altro al latte e farina considerando che avrei aggiunto il porro brasato e frullato e la pasta di salame sgrassata anche questa in microonde, risciacquata (si, l’ho risciacquata per renderla meno “innoqua”..ello non lo sa ;-) )

L’idea di “condire” la besciamella non è mia, ho visto già qualcosa in giro, certo che è una splendida soluzione per condire senza peccato una lasagna e quant’altro, broccoli, cavoli, verze, carote, barbabietole, zucca e chi più ne ha più ne metta…

Bene, dopo aver mescolato nella terrina gli ingredienti ho fatto uno strato in una pirofila, ho messo qualche fiocchetto di burro di soia (potete usare quello normale) e del parmigiano grattugiato, non molto, ho fatto un altro strato, altri fiocchetti altro parmigiano ed ho infornato a 200°C. per c.ca 15 minuti, altri 3/4 minuti con funzione grill.

Che dire? Se avessi avuto 3 teglie “ello” le avrebbe mangiate tutte :-D

Per oggi è tutto, vi ho sommerso con fotografie, considerazioni, con le mie emozioni e con le mie tagliatelle, penso davvero che possa bastare..fino alla prossima settimana ;-)

Ah no, non ancora, con gli “avanzi” di porro e pasta di salame ho farcito una torta salata, fatta al solito, con panna di soia e uovo, bye :-D


Zuppa di topinambour, patate viola, yogurt e barbe di porro: dalla terra con amore.

Zuppa di topinambour, patate viola, yogurt e barbe di porro.

Eccomi qua, qualche giorno di disintossicazione forzata da pc ed ora  ritorno in postazione, un pò frastornata perchè qualcosa non è esattamente come e dove l’avevo lasciato, nessun virus per fortuna, però mi rendo conto di essere troppo vecchia per questi stress, la prossima volta ci lascerò le penne.

Comunque sono stata bene, domenica mattina ho preparato dei dolcetti esclusivi per ello che sta diventando geloso del blog: fai sempre le ricette per il blog e per me niente.

Mi piacerebbe sapere chi le mangia le ricette per il blog.

Sono andata in biblioteca, ho fatto qualche ricerca, ho letto, mi sono rilassata, c’è una biblioteca fornitissima qui (ricordate il manuale di Nonna Papera?), pulita, silenziosa, gestita da persone gentili e pazienti (spesso restituisco i libri in ritardo forse perchè so che prendo libri poco ambiti

Poi ho finalmente preparato una delle ricette che avevo in programma con i topinambur, con quelli che ho raccolto con Annina la vicina, ricordate vero? Mi sono anche emozionata mentre lavavo dalla terra i tuberi bitorzoluti.

Vi sarà certamente capitato, in tarda estate, di vedere delle macchie gialle sparpagliate per i campi, vicino al mais o sugli argini dei fiumi ebbene, quelli sono i fiori di topinambour, se vi capita di ripassare in autunno/inverno al loro posto troverete degli sterpi rinsecchiti però, là sotto, scavando  troverete i tuberi, è quello che succede con le patate, fintanto sono in fiore i tuberi non sono maturi poi, quando tutto sembra ormai finito ecco che sotto la terrà crescono i frutti.

Dalla fabbrica al consumatore.

In questa zuppa ho voluto mettere anche le patate viola che hanno sostituito degnamente quelle  classiche legando il tutto senza bisogno di farina, burro o panna, ed hanno regalato alla zuppa una delicata nota rosata, elegante oserei dire, e per non farmi mancare nulla l’ho decorata con le Barbe Stufe, idea presa in prestito dal libro di Lisa Casali  La cucina ad impatto (quasi) zero.

Le barbe stufe altro non sono che le radici dei porri o cipollotti cotte.

Ho avuto la fortuna d’imbattermi in Milva proprio mentre li stava decapitando e ne ho fatto incetta, è proprio il caso di dire, i frutti della terra:

Cassettina di porri.

Topinambour, patate viola, barbe di porro.

Ingredienti per la zuppa (1 persona):

  • 200 g. di topinambour,
  • 2 patate viola,
  • barbe di porro o cipollotto,
  • 1 cucchiaio di yogurt greco,
  • qualche rondella di porro,
  • acqua (o brodo vegetale se preferite),
  • olio evo,
  • sale.

Come fare:

Lavare bene i topinambur e le patate e lessare con la buccia, scolare, tagliare a metà e schiacciare con lo schiacciapatate (le bucce rimangono nell’attrezzo, parola di Anna Moroni e mia )

In una pentola far appassire qualche rondella di porro con poco olio evo, unire la purea, far insaporire e coprire con acqua bollente salata (o brodo vegetale), cuocere per 30 minuti.

Frullare col minipimer, versare nella fondina, aggiungere un cucchiaio di yogurt greco e le barbe di porro stufate (segue ricetta).

Perla al Controllo Qualità.

Ingredienti per le Barbe Stufe (integralmente trascritta dal libro di Lisa Casali: la cucina ad impatto (quasi) zero) pag. 74:

  • le radici di 4 porri o 6 cipollotti:
  • aceto balsamico,
  • zucchero,
  • olio evo,
  • sale, pepe.

Come fare:

porre sul fuoco una padellina con un cucchiaio di olio, aggiungere le radici e farle saltare per qualche minuto.

unire qualche cucchiaio d’acqua (o brodo se disponibile), sale pepe, lasciar cuocere per 10 minuti.

Quando le radici saranno stufate, versare qualche goccia di aceto balsamico e poco zucchero, lasciar caramellare per un minuto.

Zuppa e barbe di porro.

Sul topinambur (dalla mia ricerca in biblioteca):

è una pianta di origine nordamericana (Canada), importata in Europa verso il XVI secolo e quivi naturalizzatasi facilmente.

Presenta radici profonde, molto ramificate e tuberi che costituiscono la parte commestibile; la parte epigea è costituita da fusti eretti, tormentosi, con foglie ovate e fiori giallo-dorati riuniti in eleganti corimbi terminali.

Per questo, oltre che farne uso in cucina, la pianta è coltivata anche a scopo ornamentale.

Parente prossimo del girasole, è infatti detta “girasole tuberoso”; per l’aspetto esterno e il colore bruno-rossastrodei suoi tuberi è chiamato anche “tartufo bastardo”.

Nei Paesi Anglosassoni, infine, è conosciuta come “carciofo di Gerusalemme”, i tuberi, infatti, hanno un sapore leggermente dolciastro, un pò simile a quello del carciofo.

Se ne inizia la raccolta verso ottobre, ma si trovano nel mercato tutto l’inverno.

Principali costituenti:

ai topinambur si riconosce un elevato valore nutritivo: sono presenti proteine, glicidi, sali minerali, vitamine A e C.

Per l’elevato contenuto di inulina, sono consigliati nelle diete dei diabetici, e per il valore nutriente ed energetico ed essendo facilmente assimilabili sono indicati nell’alimentazione di bambini, anziani e convalescenti.

Preparazione e utilizzo:

si lavano spazzolandoli, si pelano e s’immergono in acqua acidulata.

Crudi, si gustano tagliati a sottili fette e intinti nella bagnacauda; cotti, si mangiano lessati, conditi semplicemente oppure con salsa verde, trifolati, fritti, anche in pastella.

Si realizzano minestre delicate come la crema di topinambur, ottenuta con l’aggiunta di cipolla, cetriolo, prezzemolo, brodo e alla fine panna.

Il loro sapore dolciastro lega bene coi porri, e assieme accompagnano piatti di pesce oppure carni bianche.

Per oggi ho finito, vi ringrazio di essere passati così numerosi qui, accantoalcamino.

 


Quel Baccalà di un cannellone alla Livornese.

La mula de Parenzo leri-lerà
l’hà messo su bottega leri-lerà
e tutto la vendeva
fora ch’el bacalà
perchè non m’ami più.

I veci botegheri di Trieste lo vendevano zà smoià (già ammollato), non era un problema trovare i negozi, bastava seguire l’ olezzo ed arrivavi paro paro sull’uscio.

Oggi il progresso è riuscito anche a fare il baccalà senza olezzo, un tempo era impensabile uscirne indenni.

Spesso per dare del tonto a qualcuno bastava dirgli: te son proprio un bacalà e lo stendevi: così:

Questo filetto è stato 3 giorni a bagno (in terrazza), ho cambiato l’acqua 2 volte al giorno, nel frattempo ho letto bene il regolamento, ho stampato la ricetta di Cristina (poveri ma belli ma buoni) ed ho iniziato a pensare.

Io adoro i piatti unici, quelli che conunaportatamelacavo e così ho fatto, ho creato un piatto unico

Ingredienti (senza dosi):

  • filetto di baccalà,
  • farina di riso,
  • riso bollito,
  • pomodoro ramato,
  • rondelle di porro brasato,
  • il verde del porro per decorare,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • mandorle a lamelle,
  • olio evo.

Come ho fatto:

ho ritagliato dal filetto un rettangolo della grandezza adatta a contenere un ripieno, ho lasciato c.ca 1 cm di spessore ed ho rosolato la parte senza pelle in olio evo e aglio, l’ho arrotolato, legato con lo spago da cucina, l’ho infarinato e fritto in olio evo profondo, ho fritto anche una dadolata di baccalà da inserire nel ripieno.

Prima di riempirlo ho tolto lo spago, il ripieno è composto da riso bollito nel brodo vegetale, una dadolata di baccalà fritto, una dadolata di pomodoro ramato (sbollentato per togliere la buccia) fatta insaporire qualche ora con aglio, sale olio evo, rondelle di porro brasato.

Ho messo un pò di dadolata di pomodoro sul fondo di una cocottina da forno, ho appoggiato il cannellone, ho aggiunto qualche scaglia di mandorla ed ho infornato a 200°C. (funzione grill) fino a doratura.

Ho presentato in un piatto a forma di pesce e decorato con prezzemolo e degli spaghetti di porro  fritti: buono, buono, buonissimo.


Pasticcio di pollo, la cucina? Un luogo dove “pasticciare”. La vita?… una “sala d’attesa”…

Inizio dalla cucina, in fondo questo blog è nato per questo, per scrivere di “pasticci” culinari (e non solo ;-) ) ed è con soddisfazione che condivido con voi questa ricetta che ho trovato in un libro di preparazioni dolci e salate con la frutta  (1000 ricette con la frutta (Emma Valli).

L’ideale sarebbe, per me, “inventarmi” tutto ciò che posto, ma questo è impossibile, cerco quindi di testare le ricette che ritengo più “originali” e nello stesso tempo di facile esecuzione.

Amo i “piatti unici”, quelli che racchiudono tutti i “nutrienti” e questo pasticcio è perfetto allo scopo ed è davvero semplice da fare.

Il risultato finale soddisferà i palati di grandi e piccini e se non amate il sapore dolciastro adoperate le mele Granny Smith o gambi di carciofo o topinambour o patate, scegliete voi l’abbinamento, è buonissimo anche mangiato freddo (non di frigo) e presentato in monoporzioni adatto ad un buffet…non è molto “fotogenico” (in questo periodo ho un rapporto contrastato con la mia piccola Lumix :-D ) ma la sua bontà lo rende “bellissimo” ;-)

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io ho usato lo stampo da plum) ed ho fatto “pentendomi” metà dose:

  • 400 g. di pasta sfoglia (ho usato una “leggera”),
  • 1 uovo,
  • 2 petti di pollo doppi (io ho usato 300 g.),
  • 4 pomodori maturi (pomodori pelati),
  • 2 porri,
  • 3/4 mele (2 piccole),
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 manciata di erbe aromatiche fresche (io dragoncello, salvia, rosmarino, timo, santoreggia, maggiorana, origano fresco..tutto “mio”),
  • 1 bicchiere di vino bianco,
  • olio evo,
  • sale e peperoncino (mio).

Come “pasticciare”:

Tagliare a striscioline la carne di pollo e rosolarla in poco olio evo facendola dorare da tutti i lati,  aggiungere i porri tagliati a rondelle e stufarli per qualche minuto, aggiungere le mele sbucciate ed affettate sottilmente ed i pomodori pelati.

Aggiungere l’aglio e le erbe aromatiche tritati finemente, il peperoncino ed aggiustare di sale.

Bagnare con il vino (va bene anche la birra pils), coprire e terminare la cottura…far raffreddare.

Foderare la teglia (o stampo da plum cake) con una parte di pasta sfoglia, riempite con il composto di pollo, coprite con la asfoglia rimanente, spennellare con l’uovo ed infornare a 180°C. per c.ca 40 minuti.

Ora vi parlerò della “sala d’attesa”ovvero quello che è per me la mia vita…una “sala d’attesa”…

Sin da bambina mi sono chiesta il “perchè” del mio esistere e come mai io “mi sentissi io”, chi e perchè avesse deciso di abbinarmi a quei genitori che non mi volevano e per i quali ero soltanto un “problema” e che avrebbero reso “un problema” anche la mia vita.

Chi mi legge sa già un pò della mia “storia” e sa che ero una bambina fisicamente sola ma fortunatamente curiosa ed appassionata della natura, amante degli animali ma…sola, senza riferimenti “umani” e con tanti perchè nella testolina, troppi perchè.

Crescendo e “guardandomi” attorno mi convincevo sempre di più che la vita fosse una “sala d’attesa”, un luogo dove trascorrere al meglio il tempo…leggendo qualche rivista o le locandine appese sulle pareti, chiacchierando col vicino di sedia, osservando gli altri, passeggiando avanti e indietro…un luogo dove fare qualcosa nell’attesa che arrivi la “chiamata”, quella chiamata che, alla fine, ci porterà tutti nello stesso “villaggio”…

Lo so, per me è una riflessione pericolosa perchè mi porterà a poco a poco a vivere nella “rassegnazione” e la rassegnazione toglie motivazione ed entusiasmo ma è così che mi sto sentendo ultimamente, demotivata, rassegnata, senza entusiasmo, incapace di relazionarmi con gli altri.

Quelli della mia generazione avevano un sogno, un obiettivo, c’era ancora tanto da scoprire e da fare, si lavorava per “costruire” un futuro ai figli, comperare una casa ecc.

Esisteva ancora il pranzo della domenica, il vestito buono della festa, le scarpe nuove, i sacrifici per far andare i figli all’università,  tutto dava gioia e ripagava.

Alzarsi la mattina e sapere che sarebbe iniziata un’altra fatica aveva uno scopo, si sapeva che si sarebbe arrivati al traguardo, avevi il figlio “dottore”, proprio tu che avevi le unghie piene di terra, e potevi dire: mio figlio è laureato :-) era meraviglioso.

Com’è cambiato tutto, quanta indifferenza, quanta aridità, quanta ippocrisia, basta fare 4 passi nel web per imbattersi in milioni di “Ma quanto è buona lei”..ma basta farne altri quattro per capire che non è così…io lo noto nella mia “realtà”, tante “chiacchiere”, tante “regole” da seguire ma basta buttare l’occhio nei sacchetti della differenziata per capire che “nonglienefregaanessuno” dell’ambiente, del mondo, della natura, del futuro e di chi si troverà a vivere in questa discarica (in tutti i sensi) mal gestita che sta diventando il mondo.

Quanta incuria in chi dovrebbe proteggerci, tutelarci e dopo aver letto il commento del figlio di Maria nel suo blog (intendo il blog di Maria) e dopo le tragedie delle alluvioni…beh, per me tutto ciò è stato come una raffica di vento che ha spalancato la porta della stanza dove tenevo “segreti” tutti questi miei pensieri” ed un vento freddo mi ha travolta…e mi ha catapultata nuovamente in quella sala d’attesa…ma, mi guardo attorno e non ho riviste da leggere, non ho vicini di sedia, sono sola, sola fisicamente, però c’è ugualmente “qualcuno” che allunga di molto la mia attesa prima di entrare nel “villaggio”…e a quel “qualcuno”  dico grazie…


Variazioni di Pasta alla Zucca.

Farfalle alla zucca con uova di salmone

Mi ha sempre fatto ridere l’esclamazione: “oh…mondo zucchino”, ma ormai la stagione delle zucchine è terminata ed entrano in scena le zucche.

Come non essere sorridenti e gioiosi di fronte ad un carro di zucche? Così colorate, stortignaccole, bitorzolute, così diverse l’una dall’altra, sembra quasi di sentirle “vociare” su quel carro…

Avevo scritto un bel post (l’ultimo) nell’altro blog, mi dispiace non averlo salvato, ma qualcosa ricordo…

Parlavo di una zucca “vanitosa” che ama mettersi in mostra nelle piazze e farsi ammirare, di una zucca generosa che è stata un tempo  la carne dei poveri.

Raccontavo di una zucca disponibile e paziente che si lascia “intagliare” e diventa opera d’arte, una zucca dal carattere docile che ben accetta sia la compagnia salata che dolce ed ama “profumarsi” con aromi speziati.

E poverina, si presta anche ad essere “ingrassata” per partecipare a “gare di zucca”, proprio a Udine, nell’azienda agraria universitaria Antonio Servadei si coltivano zucche giganti ma, attenzione, no OGM ma bensì da incroci di semi di specie diverse.

Sopporta anche di essere “associata” all’ orribile festa di halloween che abbiamo avuto la malaugurata idea d’importare dall’America :-( , ma forse sapere che illumina e colora  una  buia e tenebrosa notte di festa allevia la sua fatica.

Io ho portato la zucca al mare e l’ho abbinata alle uova di salmone, esperimento riuscito, certo le uova di salmone non devono prevalere ma danno alla pasta una sapidità ed un sapore particolare (burro, uova di salmone, saltare assieme alle farfalle…fatto :-) )

Ah le farfalle si fanno pizzicando il centro dei rettangolini ;-)

Ingredienti per la sfoglia alla zucca:

  • 500 g. di farina (ho usato la semola rimacinata),
  • 350 g. di purea di zucca (ottenuta infornando la zucca con la buccia tagliata a fette nella stagnola a 180°C. per c.ca 30 minuti).
  • 1 uovo,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero.

Come fare la sfoglia:

essendo un impasto che va lavorato a lungo ho optato per la macchina del pane, inserendo nel cesto tutti gli ingredienti meno i semi di papavero che ho unito all’ultimo, la purea di zucca va inserita fredda dopo aver eliminato la buccia.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare al fresco per alcune ore (io l’ho preparato la sera per la mattina).

Stenderlo ed ottenere una sfoglia ( il libricino dice non troppo sottile ma io che ho fatto più formati ho diversificato lo spessore) che taglierete a rettangoli irregolari.

Immergerli come sempre in acqua bollente salata e tenerli “a galla” 3 minuti c.ca.

Scolare e condire a piacere: io ho usato questi condimenti:

Porro, pinoli semi di papavero

Ingredienti:

  • 50 g. di burro (di soia),
  • 50 g. di pinoli tostati,
  • rondelline di porro (o 1/2 cipolla),
  • parmigiano.

Come fare:

rosolare le rondelle di porro nel burro senza farle colorare, aggiungere i pinoli ed i semi di papavero, insaporire la pasta nel tegame, servire con una spolverata di parmigiano.

Cuoricini di zucca al gorgonzola

Io sono una grande estimatrice di questo abbinamento, la zucca “dolce”, il gorgonzola “piccante” ed un pò aggressivo, nella vita sarebbe la “coppia perfetta” ;-)  e lo è anche qui..

Far sciogliere il gorgonzola in poco latte, a fuoco dolce (non fate come me che l’ho perso di vista un attimo), deve rimanere cremoso e non deve rilasciare l’unto.

Blecs con burro, salvia e ricotta affumicata

Non riesco ad immaginare condimento più azzeccato, a Roma direbbero: “a morte sua”, ed è vero, il burro fuso (in Carnia lo fanno proprio diventare color bruno), la salvia e la ricotta affumicata sono il condimento perfetto.

Se non gradite l’affumicato va bene anche un Montasio o un parmigiano.

Questo taglio l’ho visto nel libro di Cosetti “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia” (c’è chi ne sa più di me ;-) ) lui fa de triangoli e li piega, proprio come “ho cercato” di fare io :-D


Salmon en Escabeche, dalla Spagna con sapore e leggerezza, olè!

Aspettavamo da mesi questa ricetta dalla Spagna, finchè Tiziana ha deciso di andarla a prendere di persona.

In realtà è andata a trovare la sua adorata nipotina Blanca, che tutti conoscete per le sue prodezze culinarie.

Dai un bacio a Blanca e non dimenticare la ricetta, ed eccola qui, profumata, appetitosa, e leggera, perfetta per questo venerdì autunnale.

Salmone in marinata (Salmon en escabeche)

Ingredientes: 

  • 500 g. di  salmone  fresco  (senza pelle e senza spine),
  • 2 cipolle,
  • 2 carote piccole,
  • 1 porro,
  • 5 spicchi d’aglio (vestiti),
  • 15 fior di cappero,
  • 1 bicchiere  di aceto di mele,
  • sale e pepe,
  • olio evo.

Cómo preparar la receta:

passare il salmone in una padella con un po’ d’olio molto rapidamente, prima da una parte poi dall’altra e mettere da parte.

Tagliare le cipolle e il porro a julienne e le carote a fettine , mettere in una padella assieme agli spicchi d’aglio, un po’ d’olio e cucinare molto lentamente finchè il composto diventa color miele.

A  questo punto aggiungere l’aceto di mele, il sale, il pepe e il salmone e cuocere ancora per circa 10/15 minuti.

Servire a temperatura ambiente.

Questo piatto  è ancora più saporito se si prepara il giorno precedente.

Su gentile richiesta di Blanca, questa ricetta partecipa al contest Sezione autunno di Una ricettola per la pupattola


Vi presento: Sua Maestà la Pitina.

Era da molto tempo che pensavo di riproporre un post che parlasse della Pitina, i filmati raccolgono immagini da me scattate nel 2009 e la ricetta che seguirà appartiene allo stesso anno.

Tramonti di Sopra l’ho scoperta con il mio amico di pedalate che mi  portò a fare una cinghialata indimenticabile, con l’improbabile illuminazione della pila che si applica alle bicicletta abbiamo attraversato una vecchia, interminabile galleria militare: buio, buio pesto, la luce del giorno non s’intravedeva mai ed ho temuto di rimanere lì, ma sono qui e vi racconto le mie solite storie che ruotano attorno alle mie ricette.

Il periodo in cui non riuscivo ad entrare nella mia bacheca è stato particolare, mi sono resa conto che il blog è il mio amico di penna, lo so, leggono tutti ma io non vedo nessuno e quando scrivo lo faccio per me e per coloro che sanno leggere le mie parole.

Forse un blog di cucina dovrebbe essere più leggero, più rilassante per chi legge ma il bello del web è che puoi scegliere di cambiare pagina senza che nessuno se ne accorga e si offenda.

Ma torniamo alla pitina e alla meravigliosa domenica che ho trascorso con ello.

L’intenzione era di andare alla Locanda Vittoria, dove ho mangiato la prima volta i gnocchi viola ma, come racconto nel post quel cuoco che mi ha svelato la ricetta non c’è più.

Allora ci siamo incamminati per il paese e ci siamo imbattuti in un cartello ed abbiamo deciso di andare a provare com’era quel posto.

Siamo stati accolti da due sorelle che gestiscono il ristorante e producono la pitina, nel video vedete l’affumicatore e le pitine già confezionate per la vendita.

Dopo l’affumicatura vengono fatte stagionare stagionare per un mese su una griglia e girate più volte.

Dopo aver degustato la pitina, ci siamo incamminati senza meta per il paese, era da poco che avevo la mia Lumix ed ero desiderosa di fotografare ogni cosa.

Sulle facciate delle case ci sono gli affreschi che riproducono gli antichi mestieri di un tempo:

Gironzoliamo ancora un pò, con un ello stufo di camminare e desideroso di sedersi nella macchinina, ma stavolta vinco io, o vince il mio entusiasmo, fatto sta che riesco a farlo camminare ancora e posso godermi  lo spettacolo della natura, vecchie case abbandonate, una Chiesa Valdese, vicoli, balconi, montagne in lontananza.

Si è fatto tardi (anche se io sarei rimasta lassù tutta la vita :-) ) tornando indietro vedo una coppia che rastrella il fieno, faccio qualche foto, anche un video ma senza esperienza mi accorgo, quando arrivo a casa, che è capovolto (a nulla sono valsi i miei appelli per farmi aiutare a raddrizzarlo :-( ) ma le foto raccontano ugualmente di una coppia di anziani che, la domenica pomeriggio  rastrellano assieme il fieno e a me, che sono una sentimentalona/romanticona questa immagine è piaciuta e, vi dirò, mi ha anche commossa.

Ora vi faccio vedere (ed assaggiare) cosa avevo inventato con le pitine che comperai allora:

Pacchetto di pasta al basilico ripieno di pitina e patate con fonduta di parmigiano.

Per la pasta usate le vostre solite dosi unendo un trito di basilico fresco.

Per il ripieno:

  • 1 pitina,
  • 1/2 patata lessata,
  • ricotta di pecora q.b.,
  • porro,
  • burro di soia,
  • poco parmigiano grattugiato,
  • pepe (verde) q.b.

Per la fonduta:

  • parmigiano grattugiato,
  • pepe (verde) pestato nel mortaio,
  • panna di soia.

Come “impacchettare”:

dopo aver steso la pasta tagliarla a rettangoli e mettere al centro un composto fatto con la pitina sbriciolata, la patata lessata passata in padella col porro precedentemente stufato nel burro di soia e ricotta di pecora e parmigiano grattugiato aggiunti a composto freddo.

Chiudere il pacchettino, legarlo con la foglia di porro precedentemente sbollentata e cuocere in acqua bollente salata per qualche minuto.

Preparare la fonduta facendo sciogliere il parmigiano nella panna di soia, aggiustare di sale e pepe, rosolare in una padella antiaderente qualche briciola di pitina ed usarla come decorazione sulla fonduta…..

Non amo riempire i post di link però vi consiglio di andare a vedere questo , troverete la storia della pitina, la storia di un modo per conservare la carne dettata dalle necessità di quel tempo.

Altre idee con la pitina:


Polpettine Lenticchie e cavolfiore

Polpettine di lenticchie e cavolfiore

Quante volte ho letto nelle presentazioni dei blog questa frase: questo blog nasce per l’esigenza di raggruppare le mie ricette ..e, aggiungo io, buttare finalmente tutti i “foglietti, ritagli, appunti ecc” che stazionano occupando spazio utile ad altre cose.

Per me è così, a parte lo studio e la particolare attenzione che metto nel preparare una ricetta per un contest “intrigante” il resto delle ricette che trovate qui sono la mia cucina di tutti i giorni ed essendo una “personaggia strana”, anche nella cucina di tutti i giorni mi piace “non annoiarmi”, il tempo che perdo in più per presentare le pietanze in maniera invitante non è poi molto ed ormai “ello” è talmente abituato a questo che (me tapina :-( ) non mi porta più al ristorante: perchè mangio meglio a casa..ecco dove sta “la trappola” ;-)

Noi siamo in due, ed è difficile preparare e consumare tutto in una volta, avanza sempre qualcosa ed allora perchè non pensarci prima e pianificare già il pasto successivo?

Ricordate le mie zuppe? Una nasceva proprio da un “avanzo” di lenticchie..ello mi dice: amore fai le lenticchie che le mangio volentieri…invece quella sera la sua attenzione mangereccia viene catturata da “altro..e le lenticchie rimangono lì :-(

Con una parte di quelle ho fatto delle polpettine col cavolfiore (altro “alimento” a rischio ;-) ) al forno, aggiungendo del parmigiano, un uovo, timo, sale e pepe verde (lo uso sempre, ha un profumo particolare) le ho rotolate nei semi di zucca tritati e tostati (al posto del pane grattugiato) ed infornate a 180°C. per 35 minuti e..fatto:

le ricette delle prime foto partono tutte tre da una base di porri stufati con poco burro di soia e bagnati con l’acqua di cottura delle foglie usate per decorare e dai piselli surgelati sbollentati per 5 minuti e buttati in acqua gelata (per mantenere il colore).

Una parte dei porri è stata usata per un semplice risotto fatto col solito procedimento, modellato in un mini stampo da plum cake ed “infiocchettato” con le foglie dei porri.

La seconda proposta è una torta salata preparata mentre cuoceva il lesso con della pasta brisè (pronta) i porri ed i piselli, 2 uova sbattute con panna di soia, pepe verde, forno a 200°C. per 35 minuti, negli ultimi 5 minuti ho aggiunto del gorgonzola dolce a fiocchetti ed una manciata di piselli (decorazione), ho fatto un fiocco con le foglie del porro, tutto qui.

La minestra è ancora più veloce: PAP (pentola a pressione) porro, piselli, brodo vegetale (ho usato l’acqua di cottura delle foglie di porro e dei piselli) dal sibilo 5 minuti..fatto :-) ho aggiunto un pò di erba cipollina del mio vaso (finchè c’è ;-) )

Vi abbraccio tutte/i


Pasticcio, di Verdure: il piatto della domenica.

Pasticcio a Trieste e dintorni sono le lasagne, mi stavo chiedendo in questi giorni il perchè del mio approcio tardivo a questo piatto.

Per me è sempre stato il piatto della festa, della domenica, quando s’invitava qualcuno a pranzo il pasticcio ed il pollo arrosto con le patate erano un must.

Ora le cose sono cambiate, beh..non sono Matusalemme però sono nata qualche mese dopo la televisione ed il salto è stato enorme, credo che i bambini che nascono ora non si accorgeranno di grandi cambiamenti ed evoluzioni, si, forse avranno la casa delle vacanze in multiproprietà sulla luna ma non si stupiranno più di tanto.

Però il pasticcio si tiene al passo con i tempi,  cambia abito, sperimenta nuove tendenze, diventa vegetariano, si mette dietro l’orecchio qualche goccia di profumo di mare o di bosco, fa amicizia con nuove farine, che nuove non sono ma soltanto, al suo contrario,  un pò dimenticate.

Però in una cosa è irremovibile, non vuole stare da solo, lui ama la compagnia, le risate, le grandi tavolate allegre, ama i bambini che si impiastricciano con la besciamella ed il ragù, ama la musica, specialmente la fisarmonica.

Certo che quando diventa raffinato con la polpa di granchio  sta a suo agio anche in un piano bar con jazz in sottofondo e a lume di candela.

Sono felice di aver rotto il ghiaccio,  è veloce da fare, versatile, un pò come le torte salate: apri il frigo, scegli ed è  successo assicurato.

Ed ecco a voi:

LASAGNE CON VERDURE DI TIZIANA

Ingredienti: (tra parentesi le mie modifiche)

  • 400 g di lasagne fresche (ho usato le lasagne secche),
  • 3 zucchine,
  • 1 melanzana,
  • 1 porro
  • 8 pomodorini,
  • 1 cipolla di Tropea,
  • 1 spicchio aglio,
  • olio evo qb,
  • basilico,
  • 100 g di Emmentaler, (parmigiano..non avevo l’emmentaler )
  • sale,
  • peperoncino.

Per la besciamella:

  • 40 g di burro, (omesso)
  • 50  g di farina
  • 750 g di acqua, (latte di soia 1 litro)
  • Sale.

Come fare :

lavare e tagliare a pezzetti non troppo piccoli le zucchine, unire la cipolla tagliata a fette non tanto sottili, il sale, il peperoncino,un filo di olio evo e far appassire il tutto molto velocemente.

Stesso procedimento per la melanzana, l’aglio, 4 pomodorini, sale e un filo d’olio.

Lavare e tagliare il porro, unire gli altri 4 pomodorini, il sale, il peperoncino e un filo d’olio, passarlo velocemente in padella.

Mentre le verdure si raffreddano, preparare una leggera besciamella con il burro, la farina, il sale e circa 750 ml di acqua.

(Io procedo così)

A questo punto, formare il primo strato di pasta, qualche cucchiaio di besciamella, le zucchine e un trito di basilico fresco.

(Io che uso la pasta secca metto sul fondo della teglia un pò di besciamella liquida)

Secondo strato di pasta, besciamella, il porro e qualche dadino di emmental.

Terzo strato di pasta, besciamella e melanzana.

Coprire con l’ultimo strato di pasta e besciamella.

Infornare per 20’ a 200°.

(Ho infornato per 40 minuti + 5 per gratinare)

Io le ho fatte ieri sera al ritorno da una bella, stancante cinghialata per i campi dello zio, nessun’altra foto riuscirebbe a rendere l’idea della bontà di questa lasagna, quindi grazie Tiziana, un fiore tutto per te.


Zuppa estiva di melone invernale…

Buona settimana!! Eccomi di nuovo in postazione con il mio pc sano e salvo, ma non è ancora lui, stento a riconoscerlo :-( mancano 2 installazioni che mi facilitavano la vita,  sarà la volta buona che imparerò a destreggiarmi un pò di più?

Il tecnico mi ha “pensata”..così ha detto ;-) perchè era quasi ora di cena, lui stava ripristinando i file e gli scorrevano continuamene davanti ricette e foto di cibo e gli era aumentata oltremodo la fame ..beh un bel complimento:-) supportato anche (per modo di dire) dalla frase: brava, è raro che “signore” della sua età si destreggino così bene col pc :-(

Torniamo alla zuppa, il melone invernale si chiama così perchè si conserva a lungo ed è facile trovarlo anche in inverno, ha una polpa soda e croccante ed il sapore delicato assomiglia poco a quello del melone comune (quello che mangiamo col prosciutto per intenderci).

Ho trovato questa ricetta in un libro sulle spezie, a parte il pepe della Giamaica (che ho trovato in un mix di pepi), non richiede l’uso di ingredienti introvabili ai più.

 

Ingredienti per 2:

  • 1/2 melone invernale tagliato e privato dei semi,
  • 1 noce di burro (di soia)
  • 1/2 porro o cipollotto fresco,
  • 1 foglia di alloro,
  • grani di pepe nero macinati a piacere,
  • 2 bacche di pepe di Giamaica macinate,
  • 300 ml d brodo vegetale,
  • 30 g (1 bustina) di pinoli tostati.

Procedimento:

accendere il forno a 190° C. , avvolgere la metà del melone nella stagnola ed infornare per 45 minuti.

Togliere dal forno e con un cucchiaio staccare la polpa dalla buccia.

Sciogliere il burro a fuoco medio ed unire il porro, l’alloro, il pepe e cuocere per ammorbidire il porro,

unire la polpa del melone, il brodo vegetale e regolare la consistenza aggiungendo acqua.

portare ad ebbollizione e continuare la cottura per c.ca 1/4 d’ora.

Eliminare l’alloro e frullate la zuppa col frullatore ad immersione (o nel bicchiere di un frullatore),

aggiungere i pinoli, ottenuta una crema omogenea rimettere la zuppa sul fuoco per riscaldarla (è perfetta anche fredda)

Se la servite calda accompagnatela con crostini di pane.

Ed ora il video che ho fatto sabato in Austria durante una “infruttuosa” passeggiata alla ricerca di funghi :-(

Le api ci sono ancora…. :-)


Pacchettini di salmone al pepe rosa.

Stamattina alle 6 e 30 ero già in piscina, certo con Gin, il mio ginocchio.

Mi sto abituando a questa nuova immagine da sioreta un pò in carne che in costume intero fa ginnastica a bordo piscina attorniata da fustacchioni con stringinaso, occhialini, manopole galleggianti che si allenano per il triatlon.

Gamba su, gamba giù, gamba su, gamba giù poi, all’improvviso, mi trasformo e mi esibisco in una vasca a stile libero simil Pellegrinelli ed i fustacchioni per un attimo guardano allibiti questa anonima sioreta in carne con un fisico pazzesco…

Ieri sono stata in amollo 2 ore, ci sto prendendo gusto, mi da così tanta energia che poi la giornata mi scivola via leggera  senza intoppi.

Questo pacchettino è stato il mio regalino finale, la ciliegina su una giornata già di per se speciale, insomma sto navigando col vento in poppa.

Mi è piaciuto comporlo, fotografarlo e mangiarlo, lo ha gradito anche lui che ripudia ogni cibo che fotografo, chissà perchè poi, invidia? Gelosia? Boh!

Ingredienti per 6 pacchettini:

  • 2 tranci di salmone da 125 g l’uno,
  • 1 porro,
  • aneto, (non ci crederete ma è cresciuto brado in un vaso di tradescanzia detta miseria)
  • pepe rosa,
  • *una stecca di lemongrass,* (facoltativa, ometterla o sostituirla con aromi di vostro gradimento)
  • limone,
  • olio evo,
  • sale affumicato.

Impacchettare:

tagliare i tranci in 3 cubi da c.ca 4 cm. l’uno (6), sbollentare il porro in acqua salata, toglier e le foglie esterne e tagliare a rondelle il cuore.

Disporre a croce le foglie, appoggiare il cubo di salmone dopo aver salato la base col sale affumicato, salare anche la superficie, aggiungere qualche grano di pepe rosa e qualche rondella di porro.

Richiudere e cuocere a vapore per 10 minuti.

Preparare un’emulsione con olio e limone, schiacciare nel mortaio il pepe rosa e tagliare con le forbici l’aneto, mescolare tutto e versare sul pacchettino.

*La stecca di lemongrass la taglio a pezzi e la metto nell’acqua della vaporiera per dare profumo.*

Più bello, dietetico, gustoso, scenografico ed appagante di così, mi è piaciuto così tanto che mi farò spesso un pacchetto così.

Buon fine settimana a tutte/i.


Rotolini di patate, asparagi e crema di porri, what else?

Per la ricetta saltate a piè pari”e leggete più in basso   :-)

Non so da voi, ma qui si boccheggia, l’altro giorno zombiettavo per casa senza concludere nulla,  ieri sembrava mi fossi iniettata qualcosa e non ero mai stanca, avessi saputo che il passaggio da gentil signora a brutta vecchiaccia fosse così fastidioso (si allarga il giro vita, diventi ipersensibile, le rughe d’espressione diventano semplicemente rughe ecc. ecc. ) sarei scesa alla fermata prima, ma si può fare? No vero?

Allora mi rassegnerò e continuerò a portare a spasso la fanciulla in questo corpicino.

Il mio medico, quando ho portato Gin (per chi non lo sapesse glin è il mio ginocchio traballante) al controllo mi ha detto: noi incominciamo ad invecchiare appena nati.

Benon, ma qualche eccezione?

Non sono certo il tipo che andrà mai a riempirsi lo zigomo che quando rido e parlo lo zigomo rimane lì fermo e si muove tutto il resto, neanche mi tatuerò il contorno labbra per nascondere che il labbro superiore sta rientrando , non andrò a risollevare il gluteo (quello preferisco risollevarlo facendo qualche bella camminata in montagna.

Se sapessi che i risultati fossero quelli non disastrosi del trasformarmi in uno Scaramacai (lo ricordate voi coetanee? ) forse ci farei un pensierino.

Ricordo anni fa sono andata a farmi ricostruire le unghie, io che parlo tanto dovrei parlare anche quando subisco e quindi sono uscita con delle unghie da panterona e quelle unghie mezz’ora dopo erano infilate nella terra, perchèdovevorinvasarelepiante e, dato che quelle unghie non mi appartenevano proprio, sono andata a mollo alle terme finchè si sono definitivamente staccate.

Cosa c’entra tutto ciò con questo piatto?

Oh, gentili lettrici, prima del linciaggio vi dico che non mi sento per nulla una brutta vecchiaccia né ritengo tali le mie coetanee, io mi sono molto simpatica, mi trovo anche carina ed anche intelligente e talentuosa, anche se la signorina Rottermaier mi ha sempre detto che tutta ‘sta intelligenza e ‘sto talento sono mal indirizzati ed ha aggiunto sprecati, ma sono giovane posso ancora imparare.

E mò magnamoci questo rotolino e ridiamoci su:

 

Ingredienti per la pasta di patate (io ho fatto metà dose):

  • 700 g di patate (c.ca 5),
  • 300 g di farina,
  • 3 tuorli,
  • sale,
  • pepe q.b.

Prepariamo la pasta:

lavare le patate e metterle a lessare in acqua fredda salata, scolarle, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate, far raffreddare.

Sulla spianatoia setacciare la farina e mettere al centro le patate, i tuorli, sale, pepe e lavorare fino ad ottenere un impasto consistente.

Stenderlo col mattarello, io l’ho fatto un pò grosso, potete stenderlo più sottile.

Tagliare con la rotella dei quadrati di c.ca 10 cm. di lato.

Ingredienti per il ripieno:

  • calcolate 3 o 4 asparagi a fagottino,
  • burro  per insaporirli (ho usato quello di soia),
  • sale, pepe q.b.

Prepariamo il ripieno:

accendere la vaporiera, pareggiare i gambi degli asparagi e dividerli a metà nel senso della lunghezza,cuocerli a vapore per c.ca 10 minuti (devono rimanere croccanti).

Passarli in padella con il burro o anche olio evo se preferite, aggiustare di sale e pepe, mescolando delicatamente per non romperli.

Appoggiare 3 o 4  mezzi asparagi sul quadrato di patate, chiuderli arrotolando e legare con un filo d’erba cipollina scottata o, come me, con foglia di porro, cuocere a vapore per 10/12 minuti

Ingredienti per la salsa ai porri (la consiglio vivamente perchè è BUONISSIMA):

  • 1 patata cruda,
  • 2 porri,
  • latte di capra (o latte vaccino o di soia),
  • burro di soia (o burro normale),
  • sale, pepe q.b.

Prepariamo la salsa:

pulire i porri, lavarli e tagliarli a rondelle, sbucciare la patata, tagliarla a cubetti e mettete  tutto in una pentola coperto d’acqua.

Salare e portare ad ebbollizione, cuocere a fuoco moderato (coperto) per c.ca 20 minuti.

Unire (se vi va) il condimento, il latte, aggiustare di sale e pepe e frullare col minipimer.

Ottenuta una crema impiattate i vostri rotolini, magnar e morir dicono dalle mie parti.

Con lo stesso impasto io preparo el strucolo de spinazi ma questa è un’altra ricetta.

 


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