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Zuppa di cozze.

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Ecco un altra ricetta rispolverata, mi è ritornata in mente l’altro giorno quando ho comperato le cozze, quelle nostrane, che profumano di mare; già, per me le cozze rappresentano l’estate, le vacanze, la sera in trattoria vicino al mare; il sogno contempla Stara Baska sull’isola di Veglia (Krk), solo al pensiero mi si stringe il cuore dall’emozione, chissà se un giorno riuscirò a ritrascinarci ello, divenuto ormai stanziale…

É una ricetta semplicissima, se non avete tempo/voglia di scottare i pomodori ecc. potete adoperare un buon pelato italiano

Se le cozze sono fresche bastano pochissimi ingredienti per avere un piatto profumato, altrimenti potrete rinforzarlo aggiungendo altri odori: cipolla, sedano, un brodo di pesce, ed una spruzzata di vino bianco; in questo caso, a parte la puntina di latte che va aggiunta alla fine e l’olio, gli ingredienti sono tutti nella foto.

collage zuppa cozze

Ingredienti:

  • 1 kilo di cozze,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • olio extravergine di oliva,
  • peperoncino,
  • pomodori (o pelati),
  • 1/2 bicchiere di latte (facoltativo),
  • freselle o crostini per servire.

Come fare:

raschiare e lavare le cozze con cura, metterle in un tegame capiente assieme all’olio evo, l’aglio vestito (che poi andremo ad eliminare) ed il peperoncino.

Coprire il tegame ed alzare al massimo la fiamma, tenendo fermo il coperchio scuotere il tegame; quando le cozze saranno aperte unire il prezzemolo, scuotere, spegnere e mantenere al caldo; eliminare le cozze che non si saranno aperte).

Se adoperate i pomodori freschi, fare un taglio a croce su ognuno e sbollentarli finchè i lembi si solleveranno, scolarli, pelarli, tagliarli ed eliminare i semi, spezzettarli

Togliere le cozze dai gusci e tenerle al caldo, filtrare il liquido di cottura.

In un tegame di coccio far rosolare uno spicchio d’aglio vestito, unire i pomodori e far insaporire; unire il liquido di cottura delle cozze e mezzo bicchiere di latte, serve a dare un po’ di cremosità, se non vi piace potete addensare con un po’ di maizena o una patata lessa schiacciata.

La cottura sarà brevissima, alla fine aggiungere le cozze e cuocerle soltanto il tempo di raggiungere la temperatura, spolverizzare con un po’ di prezzemolo e servire con la fresella o un crostone di pane tostato, se vi piace potete sfregare sia la fresella che il crostone con uno spicchio d’aglio.

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Ho scorporato le due ultime ricette per comodità mia e di chi legge, buona settimana.


Polpette di fagioli di montagna.

fagiolo di montagna cucchiaio legno-002       

Fagiolo di Montagna (Coccineus)

Sto cavalcando ancora l’onda dei fagioli di montagna e della loro Valle, la Val Resia, la trovo così affascinante, come quelle persone schive, impenetrabili che tengono lontano il mondo ma soltanto perchè hanno sofferto, e se ti soffermi nel loro sguardo riesci a coglierne l’ inconfessato bisogno d’amore.

Io amo la val Resia, entra nel sangue e, come tutto quello che entra nel sangue, crea dipendenza e così, per sentirla vicina la metto in tavola, a tavola nascono amori, si concludono affari e si riuniscono le famiglie.

Questi giorni ho avuto i pittori ed ho dovuto mettere in pausa la mia creatività e la mia voglia di cucinare, fotografare e scrivere, il mio forno si è acceso soltanto per scaldare dei tranci di pizza che ello, gentilmente, ha portato a casa ed il fornello si è acceso soltanto per offrire il caffè ai pittori.

Ma, mentre io spostavo mobili, svuotavo librerie e credenze, la mia Amica Nannarè cucinava e mangiava per me queste meravigliose polpette perchè appena ricevuta questa ricetta da una signora che a sua volta l’ha avuta da un’altra signora, l’ho inviata a lei con la certezza che si sarebbe messa subito all’opera e così è stato.

E a proposito di queste polpette, Nannarè mi scrive così:

LIBERA CARISSIMA,

HO FATTO LE POLPETTE DI FAGIOLI SIA AL FORNO CHE FRITTE. S T R E P I T O S E  NON SON AVANZATE NEANCHE LE BRICIOLE E MI HAN CHIESTO DI RIFARLE!  !D :/ :)  Grazie, grazie, grazie . 
Ciao <3

Ingredienti:

  • 750 g. c.ca di fagioli  di montagna freschi (Nannarè ha adoperato i Borlotti),
  • 1 uovo sbattuto,
  • prezzemolo tritato ed erba cipollina q.b.,
  • noce moscata,
  • un cucchiaio di olio e.v. di oliva,
  • 6 spicchi di “strok”, l’aglio della Val Resia (Nannarè ha adoperato quello di Sulmona, Nannarè vive da quelle parti),
  • 1 scalogno  tritato finemente,
  • 1 cucchiaio di formaggio Montasio stravecchio grattugiato,
  • 1 cucchiaio di pecorino grattugiato,
  • pane grattato q.b. (una tazza circa),
  • sale,
  • pepe,
  • una foglia di alloro,
  • farina per infarinare,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

sbucciare i fagioli, lavarli e metterli a lessare in una pentola con acqua fredda, una foglia di alloro, un cucchiaio di sale marino e due spicchi d’aglio.

Scolarli e passarli ancora caldi nel passaverdure e ridurli in purea (io gli scarti li ho messi nella minestra).

In una terrina impastare la purea di fagioli con lo scalogno, quattro spicchi di “strok” tritati, l’olio di oliva, i formaggi, il prezzemolo e l’erba cipollina, una grattata di noce moscata.

Unire l’uovo, il pangrattato e pepe nero, amalgamare bene aggiungendo un po’ di pangrattato se il composto non fosse compatto, formare delle polpettine, infarinarle e friggerle in olio fumante.

Sgocciolarle su carta assorbente e servirle ben calde su un letto di insalatina.

N.B.: sostituendo pane grattugiato e farina con prodotti da prontuario, queste polpettine sono perfette per i celiaci.

Io ho già preparato l’impasto ma le cucinerò per cena, in forno, per offrire un’alternativa a chi non può o non vuole mangiare il fritto

Vi auguro un sereno fine settimana, io lo trascorrerò in letizia sistemando librerie, riempiendo credenze e facendo cernite e, dulcis in fundo, mangiando le polpettine.

N.B.: la ricetta mi è stata gentilmente inviata dalla signora D.P.


Bacalà cui sardoncins (Stoccafisso all’acciuga)

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Ingredienti per 4 persone:

  • 800 g. di baccalà ammollato,
  • 1 cipolla (io 2 perchè ho fatto uno strato sul fondo della pirofila),
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 mazzetto di prezzemolo (omesso non ne avevo),
  • 4 acciughe salate (ho usato quelle sott’olio),
  • 1 tazzina d’olio d’oliva,
  • 2 cucchiai di formaggio grattugiato (io parmigiano),
  • 1/2 litro di latte,
  • sale, pepe.

Come fare:

tagliare a pezzi il baccalà e disliscarli, infarinarli e sistemarli, in un unico strato, sul fondo di una teglia (io ho aggiunto un “letto” di anelli di cipolla sul quale ho adagiato il pesce).

Tritare finemente la cipolla, l’aglio, il prezzemolo, e le acciughe; rosolare il trito nell’olio e distribuirlo tutto sul pesce.

Spargere il parmigiano ed una macinata di pepe, versare il latte ed infornare a 150°C. per c.ca 2 ore: buonissimo!!!


Alici marinate al limone perchè oggi è venerdì e venerdì pesce!

alici marinate-001     
Pur essendo donna di mare non mi piace il pesce azzurro, lo scrivo ogni volta ma è così, purtroppo, perchè il pesce azzurro fa bene.
Un tempo aveva anche il pregio di costare poco, ricordo ancora le 5o lire di sardoni per i randagini che comperavo al ritorno da scuola, erano le 50 lire che mi dava la Signora Gisella  per la merenda:  20 una rosetta di pane + 30 una vaschettina di nutella= 50 lire (sarebbero 3 centesimi di €uro), un giorno si e uno no devolvevo i soldini per i mici che mi sentivano arrivare nel cortile ed era una festa, già, ho sempre avuto un rapporto speciale con gli animali, gatti in primis.
Nei fumetti era un classico il gatto spelacchiato con la lisca in bocca no? Torniamo a noi, questa è l’unica maniera in cui mangio le alici, le mangio al ristorante o, raramente, le compero pronte.Non le ho mai preparate e questa ricetta con foto mi è stata gentilmente offerta da gustissimo un portale di cucina, un ricettario on line, ce ne sono molti ma non tutti sono affidabili.

Spesso ho replicato qualche ricetta e spesso sono rimasta delusa;  non c’è modo di comunicare, né di protestare perchè manca un ingrediente o è errato qualche passaggio nel procedimento.

Certo, capita anche a me di andare in cerca di qualche ricetta nel web, per le ricette classiche bisogna avere una base dalla quale partire per poi rivisitare.

Questo è il terzo anno che ricevo a casa la rivista Sale&Pepe e devo dire grazie proprio a Gustissimo che mi ha anche concesso la riproduzione di questa ricetta per cui, quest’anno, un post di ringraziamento ci sta tutto.

Ingredienti per 4 persone:

  • 600 g. di alici,
  • 4 Limoni,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • olio extravergine d’oliva,
  • peperoncino (facoltativo ma consigliato).

Come fare:

pulire le acciughe eliminando testa, coda e lisca, sciacquarle bene e appoggiarle su un tagliere inclinato per farle sgocciolare, asciugarle con un panno per far assorbire anche l’acqua residua.

Spremere i quattro limoni e versare una parte di succo in una pirofila, poi adagiare un primo strato di alici, ripetere l’operazione fino ad esaurimento delle alici facendo attenzione a che il succo le ricopra bene.

Farle marinare in frigorifero per almeno 6 ore, trascorso questo tempo scolare il succo di limone e condire le alici con aglio, olio e prezzemolo.

Accorgimenti:

ricordarsi di pulire le alici appena acquistate e di asciugarle bene sia dall’acqua dopo averle pulite, sia dal succo di limone dopo il riposo in frigorifero.

Idee e varianti:

si può  aggiungere al condimento delle alici marinate al limone anche un peperoncino piccante per dare un tocco di sapore in più a questo piatto fresco.

Vi auguro uno splendido fine settimana.


Coupelle ai semi di papavero con Mousse di Salmone e il Silenzio del Capodanno.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmone1n-001

Una Baita in montagna con la neve che fa capolino dalla finestra, un camino acceso,  2 persone e una meravigliosa gattina bianca che si distingue nella neve per il colore dei suoi occhi (Perla).

Potrei scrivere giorni e giorni sul capodanno, cambierebbero gli scenari ma non i protagonisti, gli occhi di Perla si distinguerebbero anche sulla candida sabbia di una spiaggia, penso a Saleccia dove ho avuto la fortuna di andare in barca a vela anni fa e non sarei mai più venuta via:

Saleccia

Foto dal web.

Oppure mi viene in mente la spiaggia dell’Alberese nel parco dell’Uccellina in Toscana, scenario di una bella storia d’amore:

spiaggia_alberese

Foto dal web.

Amo svegliarmi all’alba e coricarmi presto, la mia indole primitiva e selvaggia mi porta a seguire i ritmi del sole, è la luce la mia linfa vitale, della notte amo il silenzio e, purtroppo, per molti  il capodanno è confusione, chiasso, sguaiatezza, bere inconsapevole, spaventare gli animali con quegli inutili e stolti aggeggi che chiamano botti.

A me piacciono quei bastoncini scintillanti che hanno il suono dell’effervescenza, che non fanno male a nessuno e fanno tanta festa, ecco, per me, a mezzanotte (se ci arrivo) è il massimo: un bastoncino scintillante, un brindisi e la consapevolezza che inizia un nuovo anno, un modo per ricominciare, per cambiare, per migliorare.

Ogni primo dell’anno si inizia una dieta, si smette di fare questo o quello; io, nel 1986 alle 19 del 31 dicembre ho fumato la mia ultima sigaretta, già, perchè io fumavo.

Beh, non “tiravo a petto”, però accendevo la sigaretta e facevo fumo, mi toglieva dall’imbarazzo di dove tenere le mani, mi dava un tono.

Ricordo che lo stesso anno, in settembre, vinsi la prima gara in MTB (bici da montagna), appena arrivata mi sedetti sull’erba (ero a Basovizza dove c’è la Foiba) e ho acceso una sigaretta… che grulla.

Da quel 31 dicembre non ho mai più fumato.

Probabilmente la mia idea di capodanno dipende anche dal fatto che non ho avuto una famiglia e non ho, quindi, memoria di feste, di casa invasa dai parenti o amici; anche ora, che una famiglia ce l’ho, la casa si riempie solo a Natale, siamo in 5, come i confetti di nozze.

Mentre sto scrivendo mi ritornano alla mente i miei capodanni, uno a Perteole che, a quei tempi, era il massimo, i triestini partivano a gruppi in macchina, allora si chiamavano “Compagnie”, per raggiungere la sciccosa discoteca nel paese della bassa friulana, il titolare era un famoso e facoltoso imprenditore della sedia di Manzano, accanto a lui sempre splendide donne che lo superavano di almeno 2 spanne in altezza…

Ricordo un cenone deludente, porzioni scarsissime, fredde e sotto ogni aspettativa vista la fama, in conclusione abbiamo patito la fame.

Poi ne ricordo uno con ello, in Croazia, pensate che sono riuscita persino a fargli ballare un valzer, lì non abbiamo patito la fame ma… A proposito di fame, dopo tante chiacchiere, è arrivata l’ora della ricetta che, come la foto, risale al 2009.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmonenpr-001

L’idea delle coupelle me l’aveva data una conoscente di forum, l’aveva fatta in versione dolce, io l’ho trasformata in salata aggiungendo i semi di papavero che adoro.

Le ho riempite con una mousse al salmone alla quale mi ero ispirata da una ricetta  con l’aringa vista nel web, l’ho rivisitata col salmone affumicato.

Ingredienti per le coupelle:

  • 50 g.  di farina 00,
  • 50 g. di burro chiarificato,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero macinati,
  • 1 albume,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro per la carta forno.

Come fare le coupelle:

preriscaldare il forno a 220°C., sciogliere il burro, sbattere leggermente l’albume e formare una pastella con tutti gli ingredienti.

Foderare una teglia con carta forno, ungerla con il burro e versare un pò del composto, col dorso di un cucchiaio livellarlo formando dei cerchi sottili, il diametro decidetelo voi a seconda della grandezza desiderata (si possono ottenere anche dei finger food).

Cuocere per pochi minuti, controllando che si cuociano ma non induriscano, sfornare le coupelle, appoggiarle sul rovescio di una coppetta a vostra scelta e farle raffreddare.

Ingredienti per la mousse di salmone:

  • 100 g. di salmone affumicato,
  • 1 piccola patata lessa schiacciata,
  • 1/2 robiola (di quelle piccole),
  • 2 cucchiai di ricotta,
  • 1 cucchiaio di panna acida,
  • bacche di pepe rosa (in salamoia),
  • scorza di limone grattugiata,
  • prezzemolo,
  • pomodori datterini per decorare.

Come fare:

io ho messo nel robot da cucina il salmone, la patata lessa e le bacche di pepe rosa e ho azionato ad intermittenza ottenendo una consistenza rustica, poi ho aggiunto i formaggi che ho lavorato a parte con una spatola, non li ho messi nel robot per non rendere la mousse troppo liquida.

Ho tritato qualche fogliolina di prezzemolo e, sempre alla fine ho aggiunto qualche pezzettino di pomodoro datterino per dare colore qua e là.

Ho riposto in frigorifero per qualche ora e ho servito la mousse nelle coupelle, decorare a piacere.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001

Ora vi presento un panettone speciale, come speciale è lo chef che l’ha ideato, studiato,  preparato e perfezionato.

Per la cottura si è rivolto a un amico che ha un rinomato forno e che voleva convincerlo che il panettone era perfetto così, di non rifarlo ma, si sa, gli chef stellati sono cocciuti e perfezionisti..Sennò che chef stellati sarebbero?

É un panettone da capodanno perchè Emanuele Scarello, per seguire i rinfreschi del lievito madre ha fatto le ore piccole nella sua cucina, come diciamo a trieste: el ga fato notolada… Il risultato? Eccolo qui sotto, un panettone al Picolit e albicocche, ce n’è ancora uno ma quello lo tengo tutto per me, quello me lo mangerò tutto da sola (l’ho nascosto dalle grinfie di ello ) sssssttttt) il gusto? Dovete attendere il nuovo anno…

Ne ha prodotti 80, Emanuele e Michela consigliano di tostarlo leggermente in forno per far riaffiorare tutti i profumi.

Gli ingredienti del secondo tipo sono stati inseriti in dispersione, significa che non troveremo tra i denti un candito, un’uvetta o quant’altro, il cui sapore prevvarrà in bocca per tutto il tempo della degustazione, nel panettone Scarello ogni boccone vi racconterà qualcosa degli ingredienti, ne parlerà così bene che ve ne innamorerete e non vorrete più lasciarlo ♥

Fetta panettone Amici-001corn

Buona fine e buon principio, vi abbraccio io e  un fusino dalla mia adorata Perla.

perla Auguri n-001


Collana e conchiglie, pasta di Alga Nori e farina di Kamut.

collana di cuori-001     

Come una bambina mi sono persa tra formine, conchiglie, stampini improvvisati ed avrei continuato all’infinito se… Se ad un certo punto non mi fossi guardata intorno, un’occhiata all’orologio e lo sgomento: ed ora come faccio, devo scrivere il post.

cuoricini di pasta alle alghe, spaghetto formina-001     

Ingredienti per la pasta:

  • 100 g. di Farina di Kamut bio,
  • 3 fogli di alga nori leggermente tostati,
  • 1 cucchiaio di olio EVO,
  • acqua q.b.

collage cuoricini-001     

Come fare:

dopo aver tostato i fogli di alga Nori metterne 1 alla volta, spezzettato, nel macinino da caffè assieme ad un cucchiaio di farina e polverizzarlo, continuare così fino ad esaurimento alga, amalgamare bene la farina e lavorarla assieme all’ olio e l’acqua, aggiungendo quest’ultima poca alla volta fino ad ottenere una consistenza elastica (io ho adoperato il robot storico).

Avvolgerla nella pellicola e riporla in frigorifero per mezz’ora, stenderla (io con la nonna papera) e dare alla sfoglia la forma che vi piace.

Per la collana ho appoggiato la sfoglia su una base a pois in rilievo, coperta con un altro foglio uguale ed ho passato leggermente il matterello per imprimere il disegno su tutti 2 i lati.

Ho fatto delle pile di cuori e li ho forati con uno stecchino da spiedino, ho infilato uno spaghetto grosso (5) ed ho messo nell’acqua bollente salata.

Ho fatto così per evitare che il foro si chiudesse ma lo spaghetto va cotto più a lungo dei cuoricini, deve arrivare a non avere più l’”anima” sennò, asciugando, si spezza, i cuoricini li ho unti affinchè non si attaccassero e li ho infilati comodamente, ho fermato la collana con un cuoricino più piccolo e decorato con dei semi di sesamo.

conchiglie alga nori kamut2-001     

Io, oltre alla collana di cuori ho voluto creare delle conchiglie, ritagliando la sfoglia con un tagliapasta del Ø di cm 3,5 ed appoggiando i cerchi infarinati affinchè non si attacchino alla conchiglia (ho infarinato leggermente anche quella) sul retro di una piccola cappasanta ed ho pizzicato la cima (assomigliano di più a dei ventaglietti).

collage conchiglie kamut alga Nori-001     

Non paga ho voluto fare delle tagliatellone rigate, ma come le rigo? Perchè io le volevo rigate da tutti 2 i lati.

tagliatelle rigate alga kamut1-001     

Non possedendo i rulli di un pastificio ho preso una di quelle scatole rigate, ho aperto fondo e coperchio ed ho messo la sfoglia tra i 2 lati  e, come per i cuori, ho passato il matterello per ottenere la rigatura.

Collage pasta alghe tagliatelle-002     

Voi, a questo punto, vi chiederete: ma con che cosa si condisce? Ma con la Salsa della mamma di Sara       ovvio, io ho omesso le acciughe ed ho adoperato le olive taggiasche.

Io che adoro il parmigiano non l’ho messo, neanche dietro alle quinte ho sparso dei semi di sesamo e dei fiocchi di lievito, ho salato soltanto l’acqua di cottura della pasta perchè capperi e olive danno la giusta sapidità.

Ovviamente il prezzemolo della mia terrazza, stranamente quest’anno ha resistito, eccolo:

il mio prezzemolo-001     

Buona giornata.


Fongi a savore in pentola: cucina Rinascimentale.

ffongii nel coccio-003

Fongi a savore in pentola.

Rp: fongi ben lavati et neti et fane pezi et toli de li pori ben tridi et metteli a cocere ne la pentola con lardo et quando li pori sono mezo cotti butavi dentro li fungi et le specie et zafrano et de le mandole monde et uno poco di petrosemoli et menta ben pisti, quando li metti li fungi, et cotti quando ti parerano menestrali pi et sarano boni (carta 27 v)

Beh,  ieri la preparazione di questo semplice piatto è stato per me un momento solenne.

Per me, che sono appassionata della cucina di un tempo, quella delle nonne, al massimo delle bisnonne, trovarmi di fronte ad una ricetta della cucina rinascimentale è stato emozionante.

La ricetta l’ho presa da un libro che ho comperato a Ferrara su una bancarella.

Questo libro lo trovate in vendita nel web, i prezzo è irrisorio e, se amate la cucina, la sua storia e la sua evoluzione, comperatelo.

Copertina libro

Cliccando sulla foto (presa dal web) qualche informazione sull’epoca del Rinascimento.

Non sono così brava da tradurre l’Italiano Volgare (nel quale riconosco inflessioni Venete e Toscane) e certamente non sarei riuscita a realizzare questa ricetta, a questo ha pensato Maurizio Coreggioli, chef del Ristorante Il Cucco di Ferrara, dosando gli ingredienti a seconda della sua esperienza e adattandola ai gusti attuali ma senza snaturarla.

Il libro riporta delle Curiosità,  una è particolarmente attinente a questa ricetta, e parla dell’uso eccessivo delle spezie nella cucina rinascimentale e che condivido, è questa:

L’uso delle spezie, che caratterizzò larga parte delle ricette medievali, continua ad essere pratica abituale anche nel periodo rinascimentale.

Anche in questo caso veniva considerato un segno di distinzione sociale piuttosto che una necessità di cucina.

È lecito pensare che in molte delle ricette qui presenti l’abbondante uso di cannella, chiodi di garofano, zenzero e noce moscata conferisse ai piatti un sapore stucchevole che copriva le fragranze e i sapori degli ingredienti di base.

A mio modesto parere, i funghi di per sè non necessitano di ulteriori profumi, io ho scelto di adoperare poca noce moscata e zenzero fresco, quest’ultimo già felicemente sperimentato in una zuppa di chiodini e patate, ho cercato di non tralasciare nulla dosando con parsimonia, ho evitato cannella e chiodi di garofano che avrebbero davvero “ammazzato” il sapore di porcini e finferli.

Ora siamo nel XXI° secolo, allora eravamo tra il XIV ed il XVI° e Marco Polo dai suoi viaggi aveva portato le spezie, aprendo la strada ad un nuovo modo di cucinare e regalando agli abbienti la possibilità di arricchire ancor di più la loro tavola, ignari che qualche secolo più tardi noi foodblogger avremmo ripulito molte ricette dagli eccessi, adoperando le spezie per preparazioni esclusive e riuscite per il mio gusto, (un pò perchè fa scic, un pò per avvicnarsi al gotha) ed avremmo iniziato una ricerca per ritornare alla cucina “povera”, quella che un tempo è stata la cucina dei  sudditi, del popolo, di quelli che avrebbero voluto soltanto pane e non brioche

Qui mi torna in mente Maria Luigia che della vita aveva capito tutto e che molti vorrebbero veder reincarnata in qualche nostro governante, lei andava nei campi a trovare i contadini e diceva loro: andiamo a fare “La Torta” (si vocifera che da lì nacque la famosa torta fritta di Parma).

Ecco, questo è il bello della cultura, quella vera (non la mia raffazzonata), quella che possiede la guida Annamaria che mi/ci ha fatto/i innamorare di Parma.

Riuscire a concatenare le epoche e comprenderne le dinamiche, chissà, forse diventerò topo di biblioteca, ne ho una a pochi metri da casa.

Riuscirò ad “acculturarmi” o è meglio che continui a spadellar leggiadra?

Ho capito, allora ecco la ricetta in linguaggio corrente:

Ing fongi a savore-004

Ingredienti (in corsivo le mie scelte):

  • 500 g. di funghi freschi ben nettati (funghi misti come prataioli, porcini, chiodini e finferli),  pioppini),
  • n.1 porro,
  • 60 g. lardo,
  • 30 g. mandorle bianche (senza buccia) tagliate fini mandorle a lamelle,
  • zafferano (pistilli) e spezie a piacere: noce moscata, zenzero fresco,
  • prezzemolo,
  • menta,
  • sale,
  • pepe di Szechuan.
fongi a savore nel coccio piccolo-002

Preparazione:

battere il lardo a coltello e porlo al fuoco in una padella (io ho adoperato il Coccio, anche se nel Rinascimento comparvero le prime pentole di rame); quando comincia a prender colore unire il porro ben tritato e quando sarà mezzo cotto (quasi trasparente ma non colorato) unire i funghi con tutti gli altri ingredienti (se necessario unire un poco di brodo o di acqua).

Finire di cuocere e aggiustare di sale.

Considerazioni personali:

ovviamente buonissimi anche se, ripeto, io i funghi amo mangiarli in purezza ma è un ottimo modo per valorizzare il misto di funghi che i raccoglitori esperti conoscono e nel quale solitamente non entrano i porcini (se non esemplari “vecchi”) perchè quelli meritano una cottura esclusiva.

Finferli, chiodini, pioppini, pleurotus, prataioli, russole, lactarius, anche gli steccherini  previa bollitura.

Ecco, secondo me questa ricetta con spezie e annessi e connessi è perfetta per valorizzare un misto di funghi, perfetto come contorno, come condimento per una tagliatella, per un risotto e perchè no, una lasagna, per non parlare dell’abbinamento con la polenta.

Chi è vegetariano/vegano può tranquillamente sostiuire il lardo con il nostro straordinario olio EVO, la ricetta è anche senza glutine, insomma un altro motivo per provare a cucinare rinascimentale nel terzoo millennio.


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