Archivi tag: Ricotta

Gnochi de Spinaze e Ricotta (Trieste), cucinare Buono in poco tempo.

Gnochi spinaze e ricota pronti n.-001

Sento continuamente parlare di crisi, e la crisi c’è, mancano i soldi e manca il tempo: qui parlo di cucina e delle sue innumerevoli sfaccettature e, per tempo, intendo il tempo per cucinare.

Anni addietro, la crisi si contrastava aguzzando l’ingegno, con la fantasia; ci si organizzava e si risparmiava facendo una spesa intelligente, si riciclava, ma non per una forma di snobbismo ma per necessità, basta sfogliare i vecchi libri e leggere le ricette delle nonne, nonne che lavoravano anche nei campi, nonne che non disponevano di tutta la tecnologia di cui disponiamo noi; a quei tempi la cucina povera non si faceva col bimby.

Ma è anche vero che non è facile regredire, lo spirito di adattamento dell’uomo è grande ma ha difficoltà a fare un passo indietro.

C’è la crisi ma, le rare volte che vado nei centri commerciali della zona, sbircio nei carrelli e vedo cibo inenarrabile, cibi confezionati, surgelati, pronti, basta scartarli, metterli in forno ed impiattarli, mi auguro non in piatti di carta…

Non c’è tempo ed ecco che arrivano in soccorso aziende che propongono risotti da cuocere nelle piramidi, senza possederne il fascino.

Ma non è finita, improbabili casalinghe chiedono aiuto, via Skype, ad un altrettanto improbabile cuoco che, dovendo vivere anche lui (ricordate Rugiati e la coca cola?), propone una splendida vellutata di funghi, in barattolo.

Non ho avuto occasione di controllarlo (non ho tempo), ma immagino il prezzo di questa vellutata, senza calcolare i costi di smaltimento della lattina, non tutti amano “differenziare” e siamo in crisi anche per questo…

Ma, si sa, il mondo è cambiato, oggi il calzino bucato si butta o, nei migliori casi, si riutilizza per dare la cera ai mobili di legno, no? Mi dite che non si fa più? Bene.

Oggi propongo questo piatto, uno di quelli che appartengono alla memoria, uno dei primi piatti che ho fatto appena raggiunta l’autonomia e l’indipendenza: i gnochi de spinaze e ricotta.

Li avevo visti preparare, nel 1974,  dalla mamma di un mio moroso, lei restaurava cornici antiche, lavorando la mattina fuori casa in una soffitta che aveva rimesso apposto quasi tutta da sola, lavorava a maglia, cuciva tutto il guardaroba per la famiglia (marito e figlio), compresi pantaloni, cappotti ecc., lavorava a maglia, è lei che aveva il fornetto per ceramica e mi ha iniziata a quell’arte, frequentandola avevo riportato a galla la mia vena artistica di bambina, avevo iniziato a dipingere anch’io, vendendo, seppur malvolentieri qualche quadro, ricordo il difficile distacco da un Sommaco che avevo dipinto ad olio dal vero.

Faceva anche bomboniere, su ordinazione, e quant’altro, non andava mai a letto senza struccarsi e mettersi la crema nutriente, la prima cosa al mattino un leggero trucco ed una sistemata ai capelli, era sempre perfetta, senza essere inavvicinabile.

Provvedeva da sola a rifare la tappezzeria di divano e poltrone, dipingeva e, d’estate, si metteva in terrazza 1 ora a prendere il sole, le piaceva l’abbronzatura, aveva un gattone, Biri che lei chiamava Birulito, non amava farsi toccare a causa del trauma della sterilizzazione fatta con un’anestesia approsimativa.

Faceva una pizza che non ho mai dimenticato e che non ho mai più rimangiata così buona, era alta, con i bordi croccanti, facevamo a gara a chi arrivava per primo, ma, aimeh, gli angoli erano 4 e noi in 4.

Un giorno si ed uno no, faceva la torta di mele, aveva sempre un’apparenza serena anche se soffriva di fortissime emicranie che la costringevano a letto al buio ed in silenzio per ore.

Non avevo programmato queste righe, sono arrivate così, sull’onda dei ricordi, probabilmente sono partite dal fattore tempo.

Allora non ne sapevo molto di cucina (ora ne so/capisco un pò di più) anche se s’intravedevano già una passione ed un talento da sviluppare; purtroppo, nella mia vita, il grande freno è stato quello, sempre quello: la difficoltà ed incapacità di amalgamarmi al gruppo sennò, credo che sarei riuscita a raggiungere altri traguardi ottenendo grandi soddisfazioni, come ho ottenuto nello sport.

Oggi, con la maggior informazione e conoscenza della cucina regionale italiana, questi potrebbero sembrare la copia degli gnudi toscani ma, allora non conoscevo gli Gnudi che si chiamano così perchè sono il ripieno dei ravioli senza la pasta, gnudi (nudi) appunto, che hanno un’altra forma, più allungata.

Questa è una ricetta senza dosi, come spesso succede nella cucina di casa, si prendono gli ingredienti, si mescolano tra loro ed ogni volta si ottiene un piatto diverso.

Io li faccio così, senza pangrattato e senza farina nell’impasto,  soltanto quella necessaria per avvolgerli prima della cottura; se siete celiaci potete adoperare la vostra.

Un tempo il pangrattato sostituiva la ricotta non sempre disponibile.

Non adopero l’uovo intero ma soltanto l’albume che mi aiuta a legare l’impasto, la totale assenza di farina richiede una perfetta strizzatura degli spinaci e la ricotta del tipo asciutto da scolare ulteriormente.

Se volete Friulanizzare la ricetta ulteriormente, vada per un Montasio stravecchio e una ricotta affumicata per rifinire.

collage gnochi spinaze e ricotta-001

Ingredienti a modo mio:

  • spinaci (io della Milva) lessati (anche un avanzo di spinaci saltati in padella), strizzati benissimo,
  • ricotta, preferibilmente asciutta,
  • Parmigiano Reggiano grattugiato o Padano se lo preferite o Montasio stravecchio o Sbrinz (io lo adoro),
  • sale se necessario (saliamo l’acqua ed aggiungiamo altro formaggio),
  • albume.

Per il Condimento:

  • burro chiarificato o lo chiarificate voi eliminando la caseina che si forma in superficie,
  • salvia fresca,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (cava e meti), io Aglio di Resia, finchè c’è,
  • scaglie di Parmigiano o dei formaggi citati sopra.

Come fare:

in una terrina amalgamare, meglio con le mani, tutti gli ingredienti, meno l’albume che aggiungeremo per ultimo.

Formare delle palline, io le peso, quelle della foto 40 g., quelle che ho fatto ieri sera 50 g., rotolarle nella farina ed immergerle in acqua bollente salata finchè vengono a galla; non contenendo farina all’interno la cottura è brevissima, giusto il tempo che l’albume leghi l’impasto.

Raccoglierli con la schiumarola e metterli nella padella dove avremo fatto rosolare nel burro la salvia e l’aglio vestito.

Senza toccarli, soltanto muovendo la padella, li facciamo insaporire e li impiattiamo servendoli con le scaglie del formaggio che abbiamo scelto.

Gnochi spinaze e ricota pronti1n-001

Per oggi è tutto, prossimamente vi porterò a mangiare la pasta in Giappone, prendete la forchetta ;-)


Torta di Cachi e Ricotta per “Salviamo i Cachi”

torta di cachi fetta n

In questi anni di blog ho imparato molto ed ho affinato la sensibilità indispensabile per poter interpretare una ricetta e permettermi varianti e rivisitazioni.

Sono molto affezionata alla cucina di un tempo e sfoglio con curiosità e nostalgia le vecchie riviste ed i vecchi libri; il libro di cucina rinascimentale lo leggo e rileggo e rimane vivo in me il rammarico di non essere più giovane per potermi dedicare a tempo pieno a questa mia passione, sarà per la prossima vita, aspettatemi ;-)

Questa ricetta, che non è mia ed arriva dal libro che cito e ricito 1000 ricette con la frutta, contempla l’uso di uova, miele, zucchero e latte: ingredienti che ho omesso ottenendo un ottimo risultato.

Così, come mi succede spesso, ho pensato a come sono nate certe ricette, certamente in momenti storici nei quali non c’era l’abbondanza di adesso, le case non erano riscaldate e molti lavori che ora sono affidati alle macchine, allora venivano eseguiti a mano; da qui l’esigenza di assimilare più energia possibile dal cibo.

Assemblare carboidrati, proteine, grassi in una torta era il modo per garantire una buona, sana, nutriente merenda ai propri cari, a chi studiava, a chi lavorava, a chi praticava sport.

In questo periodo ho un trasporto quasi sentimentale verso i cachi, adoperarli nei dolci è stata una piacevole scoperta: non necessitano di aggiunte di nessun genere, la loro dolcezza e consistenza sono sufficenti a garantire un’ottima riuscita, il loro sapore ospita volentieri aromi, spezie, frutta secca, agrumi.

Mi ripeterò ma, in autunno, quando vedrete gli alberi di cachi lasciati a loro stessi, suonate il campanello, lasciate da parte l’orgoglio e fatevene regalare qualcuno.

La mia amica Sabrina, stamattina mi ha svelato il segreto di una signora Slovena che li raccoglie ancora sodi, li taglia a fette e li fa seccare; li adopera durante l’anno come si adopera la frutta disidratata.

Andiamo in cucina, questa è una ricetta perfetta per utilizzare i rotoli di sfoglia che languono in frigorifero, anche se questa nasce con la sfoglia surgelata.

Ingredienti per una teglia di 24 cm. :

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 2 rotoli di pasta sfoglia pronta o 400 g. surgelata (da scongelare per tempo),
  • 50 g. di farina di mandorle ottenuta macinandole,
  • 250 g. di ricotta ben scolata (meglio il tipo asciutto) e setacciata,
  • 1 manciata di noci tritate grossolanamente,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon in polvere,
  • 1 pizzico di sale.

collage torta cachi ricotta

Come fare:

preriscaldare il forno a 220°C.

Foderare la teglia con la pasta sfoglia

Frullare la polpa di cachi assieme alla farina di mandorle, la vaniglia, il sale, unire la ricotta e le noci, amalgamare bene e versare ikl composto nel guscio di sfoglia.

Livellare e ricoprire con l’altra sfoglia, chiudere bene i bordi ed infornare, coprendo con carta forno per 20 minuti ed altri 10 scoperto.

Sfornare e far raffreddare, questa tortada il meglio di se se consumata il giorno dopo, fredda o a temperatura ambiente.

Perla divano-001

♡ L’amore di accantoalcamino♡

Alla prossima.


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

Ricottini mele cestino n

A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

 Panorama-001

Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


Quadri di zucchine, l’artistica e rassicurante cucina di Tiziana.

quadrotti zucchine alto1-001

La cucina è la tela, gli ingredienti i colori, l’amore il pennello, la cucina è arte e, come la musica e la pittura, pochi ingredienti, poche note, pochi colori e si crea l’infinito.

Ma, come per tutte le forme d’arte, anche in cucina  non può mancare la passione perchè è questa che, dopo tanti anni di matrimonio, di pranzi e cene preparati, spesso con marito e figli esigenti,  impedisce di  cadere nella trappola della noia, della monotonia e del “si deve fare”.

Ed è per questo che mi piace condividere le ricette di Tiziana perchè le sue ricette sono arte, come i suoi quadri che, chi mi segue, conosce, anche questi quadri di zucchine sono arte.

Una ricetta da tenere in memoria per quando si avrà, nella prossima stagione, un esubero di zucchine, se ne possono preparare e cuocere più teglie, porzionarle e riporle in congelatore per l’inverno, si possono grigliare le zucchine per ridurre i tempi di cottura.

Chi ha dimestichezza col microonde le può preparare in un battibaleno, si possono presentare a monoporzioni rotonde, appoggiate su un fiore di zucchina aperto.

Si possono ottenere dei finger food avvolgendo la zucchina a mò di pacchero, farcirlo e gratinarlo, oppure, avvicinare questi paccheri l’un l’altro e verticalizzare la preparazione, anche qui la fantasia può esprimersi al meglio.

ingredienti quadrotti zucchine

Ingredienti:

  • 4 zucchine (c.ca g. 500),
  • g. 250 di ricotta,
  • 2 cucchiai di pesto (Tiziana omette l’aglio),
  • 1 cipolla media di Tropea,
  • 3 uova,
  • sale,
  • pepe,
  • Parmigiano Reggiano gratugiato,
  • semi di sesamo.

Quadrotti zucchine strato ricotta

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

lavare, spuntare e tagliare le zucchine nel senso della lunghezza ad uno spessore di c.ca 1/2 cm.

Lavorare la ricotta a crema aggiungendo le uova leggermente sbattute, la cipolla tritata finemente, il pesto, sale e pepe.

quadrotti zucchine da infornare

Bagnare e strizzare la carta forno, stenderla sulla teglia ed iniziare con uno strato di zucchine, stendere il composto di ricotta, uno di zucchine, ancora composto di ricotta e terminare con le zucchine, spolverizzare con il Parmigiano Reggiano mescolato ai semi di sesamo, coprire con la stagnola ed infornare.

quadrotti zucchine forno

Dopo 20 minuti togliere la stagnola e continuare la cottura per altri 25/30 minuti fino ad ottenere una bella crosticina croccante.

quadrotto zucchine pronto

Tutti si sforzano d’interpretare l’arte, di spiegarla, ma soltanto l’artista conosce la vera interpretazione, come nella vita, soltanto noi stessi, sappiamo interpretare quello che gli altri vedono soltanto come scarabocchi.

Buona giornata e grazie Tiziana, stasera questi quadri allieteranno la mia tavola, ello, che mi ha dettato la ricetta, ha dimostrato golosa curiosità.


Mohn -Quarkschnitte: torta con semi di papavero e Quark (fatto in casa).

Mohn-Quarkschnitte

Il giorno in cui siamo andati in battello a Villaco (non ha nulla a che vedere con quello di Most na Soči) ho comperato questo libro, era in offerta a 4 €uro, è scritto in tedesco ma le ricette posso interpretarle senza problemi.

Tra me e questa ricetta è stato amore a prima vista, sono amante dei semi di papavero, da pochi giorni avevo visto da Rosetta questa ricetta , avevo il latte crudo di malga che mi è stato regalato fresco ed ho fatto il Quark, con un litro e mezzo di latte crudo ho ottenuto 250 grammi di Quark, ho aggiunto 250 grammi di quark acquistato in malga.

Ho adoperato anche il burro della stessa malga (ovviamente con l’nconfondibile tocco Austriaco, lo stampo a fiori), il regalo di una splendida Signora che mi ha preparato anche il set fotografico per fermare l’immagine nel caso che durante il viaggio di ritorno si sciogliesse, perdendo il disegno.

Burro malga Bad Bleiberg

Mi soffermo un attimo sull’argomento latte: certo che da noi non sarebbe permesso vendere il burro avvolgendolo soltanto nella stagnola, i nostri malgari dovrebbero comperare la carta adatta, la macchina per le confezioni e per stampare l’etichetta con ingredienti, scadenza ecc.

Si sa, noi Italiani siamo “precisi”, tanto precisi da avere anche le quote latte rendendo così la vita impossibile a chi ancora lavora con i pascoli, costringendoli ad abbandonare la montagna con le conseguenze inevitabili per la stessa che, abbandonata, muore.

In Austria puoi vivere del tuo latte perchè non esistono le quote latte; hai una mucca, 2 mucche, 100 mucche? Bene, tu mungi, metti il latte che non consumi nell’apposito  contenitore, lo porti sul marciapiede, e verrà aspirato dall’autopompa che lo porterà nel caseificio.

Contenitore latte Austria

Ecco fatto (foto del7/01/2011)

Se tutta questa burocrazia e regole italianissime avessero ragione di esistere l’Italia sarebbe il paese più felice, organizzato e perfetto del Mondo, saremmo invidiati ed imitati, invece siamo solo derisi, sarebbe utile, invece, prendere noi esempio dai Paesi che funzionano e perdere meno tempo in sciocchezze…

Spesso mi dite che sono polemica, se per voi essere polemici significa: osservare, confrontare ed esprimere il proprio disappunto, si, sono polemica e continuerò ad esserlo perchè io, in Italia ci vivo e vorrei che l’Italia fosse valorizzata e rispettata e fatta rispettare, iniziando proprio da noi Italiani.

Ricetta libro Quark-schnitte

 

Ingredienti per la base ai semi di papavero:

  • 4 tuorli,
  • 120 di zucchero greggio di canna,
  • 120 ml di acqua,
  • 120 ml di olio di colza (olio di mais),
  • 4 albumi,
  • 80 g di semi di papavero macinati,
  • 200 g di farina di farro integrale,
  • 10 g di carbonato di ammonio (Lo trovate in farmacia, io ho adoperato il Cremortartaro).

Quark fatto in casa

Composto di Quark (o ricotta per chi non lo reperisse ma si può fare in casa come indicato nel link):

  • 100 g di burro (di malga),
  • 80 g di zucchero di canna,
  • 500 g di quark,
  • 4 tuorli,
  • 20 g di fecola di patate,
  • 1/2 cucchiaino da caffè di vaniglia Bourbon (una mia scelta, la ricetta contempla zucchero vanigliato),
  • rum (omesso),
  • 4 albumi.

Composto semi di papavero

Composto base ai semi di papavero

Come preparare la base ai semi di papavero (ho seguito il mio sistema, la traduzione di google non mi convinceva):

battere i tuorli con lo zucchero, l’acqua e l’olio fino ad ottenere un compost chiaro e spumoso.

Unire, poco alla volta, la farina mescolata al lievito e i semi di papavero, aggiungere, alla fine, delicatamente, gli albumi montati a neve.

Composto quark

Come preparare il composto di Quark:

montare burro, zucchero e tuorli fino ad ottenere un composto spumoso, unire il quark, la fecola di patate e la vaniglia.

Aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve.

Completiamo il dolce:

preriscaldare il forno a 200°C.

Foderare una teglia con carta forno, stendere il composto ai semi di papavero e mettere sopra, possibilmente creando una griglia, il composto di Quark.

Questa operazione risulterà perfetta adoperando una sac a poche ed una teglia più grande della mia (30 cm. Ø) meglio se quadrata o rettangolare.

Nel mio caso il composto di quark ha coperto quasi completamente la base, vanificando l’effetto ondeggiante che si vede nella foto del libro.

Infornare e cuocere per circa 50 minuti.

Collage Mohn schnitte-001

Sfornare e far raffreddare, noterete che il composto si “ondula” un pò, quindi, eseguendo alla perfezione la griglia, il dolce sarà bellissimo.

Io l’ho spolverizato con zucchero a velo per ovviare all’aspetto troppo scuro ed uniforme ma è solo una mia scelta.

Note: oltrechè la forma della teglia, la prossima volta ridurrò la cottura di qualche minuto e coprirò la torta con carta forno fino agli ultimi 10 minuti, infatti, la torta della foto è molto più chiara.

Nulla da dire sul sapore e sulla versabilità di questa preparazione; gli amanti dei semi di papavero potranno sbizzarrirsi con le possibili varianti, provate, se vi va.

Insegna Mulino e museo

Vi lascio con questo video, basta cliccare la foto, parla del mulino Wiegele, buona visione e buona domenica.


Ferratelle verdi allo sclopit, crema di ricotta, trota affumicata e aglio orsino, finalmente.

Ferratelle slopit crema ricotta trota affumicaa aglio ursino2-002

Finalmente l’aglio orsino, erano 3 primavere che desideravo trovarlo, nei campi qua intorno non l’ho mai visto, o meglio, ho visto un fiore simile ma non è lui.

Ci voleva lo Chef stellato per realizzare questo mio piccolo/grande sogno, sabato, dopo il corso di cucina tenuto da Raffaello, l’uomo che sussurrava ai Cjarsôns, lo Chef stellato, in ciabatte, e accantoalcamino, in ballerine scamosciate, si sono diretti lungo una stradina costellata di pozzanghere verso il posticino segreto.

Aglio orsino-001

Dopo aver scorribandato per i campi alla scoperta di nuove erbe delle quali parlerò più in là, inzaccherati ma felici siamo ritornati, lo Chef nella Sua meravigliosa cucina ed io, prima a lavare la macchina e poi a casa a sistemare il raccolto.

Le ferratelle erano in programma da tempo, da quando 2 blogger mi avevano spedito i ferri, il ferratell-pensiero ricorreva con scadenza settimanale, ci voleva il contest di Ambra per farmi rompere gli indugi.

La ricetta me l’ha spedita Emanuela e la riporto paro paro compresa la mail di accompagnamento (in grassetto-corsivo verde le mie scelte).

Mi dispiace di non avere un passo-passo completo di inserimento “pizzetta” sul ferro ma, da sola, è complicato gestire macchina fotografica e ferro assieme.

Per quanto riguarda  le ferratelle… la ricetta base, che puoi moltiplicare all’infinito, è :

  • 1  uovo,
  • 50 ml. di olio (d’oliva o di semi…), ho messo l’extravergine,
  • farina qb (circa 80 g), ho messo 80 g. di Farina di Grano Saraceno (senza glutine),
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 1 pizzichino- ino -ino di bicarbonato,
  • 30 g. di sclopit cotto e ben strizzato,
  • qualche piccolo bulbo di aglio orsino.
collage Ferratelle-001
Come fare (da mail):
(io ho frullato lo sclopit con un pò di olio e poi ho unito il resto)
mescoli tutto, scaldi bene il ferro e lo ungi con olio, ricavi delle “pizzette di pasta!” schiacciate e le poni al centro del ferro.

Ci puoi aggiungere, un paio di cucchiai di formaggio grattugiato, il rosmarino tritato, puoi utilizzare la farina che preferisci… insomma, spazio alla tua fantasia!

E’ preferibile secondo me, per le ferratelle salate, utilizzare il ferro che ti ha mandato Ileana, per ottenere delle ferratelle croccanti!

E questo è il mio risultato:

Ferratelle vassoio-001

Ferratelle cestino1-001

Ora l’accompagnamento, nelle mie ricette amo unire tradizioni e prodotti delle varie regioni d’Italia e non solo; questo, con la speranza di non offendere nessuno,  “intrufolarsi” nelle tradizioni trovo sia  segno di profondo rispetto e considerazione.

Ultimamente con internet e i vari libri, ci si può rendere conto dell’infinità di ricette esistenti al mondo, una interminabile carellata di fantasia, creatività, passione, amore per il cibo, ed ogni ricetta è conseguente ad un’altra, da idea nasce idea.

Come dice Raffaello un tempo non c’erano dosi e quantità, la cucina era assemblare ciò che si aveva a disposizione, esempio che calza a penello sono i Cjarsòns.

Amare il cibo e rispettarlo è sintomo di civiltà, siamo in un’epoca dove si tende a tralasciare il dettaglio, ma, se vogliamo rimanere “vivi”, è nella cura dei dettagli che dobbiamo concentrarci, rendere straordinaria la semplicità.

Ferratelle trota affumicata e fiore-001

Ed in questo mio viaggio per l’Italia (mi sento un pò la Bottura de noartri), mi sono fermata a Porcia, dove da anni la Famiglia Del Tedesco alleva la Trota Verace  ed è proprio la loro trota affumicata che entra nella crema di accompagnamento, assieme alla ricotta e l’aglio orsino.

L’ho chiamata crema perchè non saprei come definirla, mousse no, patè neanche, ho voluto lasciare “a vista” sia la trota che l’aglio orsino che la colorano e le regalano un pò di consistenza.

Era la mia prima volta con l’aglio orsino e non volevo fare errori, per questo ho chiesto consiglio a Raffaello che l’aglio orsino lo manipola quasi ogni giorno Agli Amici di Godia, quando è la stagione.

aglio ursino ad asciugare-001

Mi ha detto che, per le preparazioni a freddo, patè, creme, come in questo caso, salse, è sempre meglio dare al prodotto uno shock termico.

Dal momento che avrei adoperato la ricotta mi ha consigliato di riscaldare la panna fino ad una temperatura di 80°C., immergere una buona quantità di foglie di aglio orsino, mescolare velocemente, spegnere il fuoco e frullare.

Nel caso del pesto e/o salsa, scottare le foglie velocemente in acqua, scolare e frullarle con gli altri ingredienti.

Questo composto è perfetto, con una aggiunta di sale e buccia di limone, anche per condire una pasta o mantecare un risotto (n.d.r.), l’importante è dosare l’aglio orsino con cautela per non annullare il sapore degli altri ingredienti.

Ingredienti per la crema di ricotta, trota affumicata e aglio orsino (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • trota affumicata tagliata a pezzetti,
  • composto di panna e aglio orsino,
  • sale se necessario (la trota dà sapidità).
  • Lo Chef consiglia una piccola aggiunta di buccia di limone BIOLOGICO grattugiata.

Ferratelle slopit crema ricotta trota affumicaa aglio ursino pp-001

Come fare:

semplicemente frullare gli ingredienti.

Per oggi è tutto, con l’inaugurazione dei ferri e il ritrovamento dell’aglio orsino mi si è spalancata una porta su uno spazio infinito, ora non mi resta altro che attraversarla e lasciarmi andare…

Ferratelle piatto pesce cestino n

Con questa ricetta partecipo al  contest  di Ambra.

Il premio? Un week end da sogno al Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita gestito da Juri Chiotti dove rilassarsi, riempirsi gli occhi di paesaggi incantevoli e ritornare a casa con un piccolo bagaglio di esperienza in più, perchè avrete l’onore di entrare in cucina ed imparare qualche segreto, non tutti però…

banner ricette spontanee


Soufflè Glacè di Nespole del Giappone.

soufflè glacè nespole alto

L’idea mi è venuta ripensando ai miei gloriosi tempi dell’ mtc, quando, mese dopo mese, in maniera quasi compulsiva da meritarmi l’assistenza psicologica di Padre Amort, sfornavo innumerevoli versioni diverse della stessa ricetta base.

Ricordo ancora i miei innumerevoli soufflè glacè e così mi sono detta: perchè non provare con le nespole del Giappone? Ormai le ho adottate e mi porto avanti per quando inizierà qui la loro stagione, infatti, quelle che vedete arrivano dalla vicina Spagna.

Questa preparazione ha origini francesi, la base è quella del semifreddo e si presta ad un’infinità di varianti, provate, è più semplice di quanto appaia ma ora andiamo in cucina.

Soufflè glacè nespole 2-001

Prima d’iniziare la preparazione, rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 6 cm e fissare con spago da cucina, riporre in frigorifero.

Mettere in congelatore la panna così da montarla più facilmente.

Sbucciare le nespole e, al solito eliminare i semi e lapellicola che li contiene, tagliarle a pezzi piccoli, irrorare con il succo di limone, aggiungere lo zucchero (ho scelto il muscovado perchè le profuma gradevolmente) e porre sul fuoco fino ad ottenere una composta che poi frulleremo; per questo soufflè ne ho adoperati 2 cucchiai, se avanza avrete un altro dessert.

Collage Soufflè Glacè nespole-001

Ingredienti per il soufflè della foto:

  • nespole del Giappone,
  • 2 cucchiai di zucchero muscovado,
  • succo di limone,
  • 100 g. di Topfen (o ricotta o yogurt),
  • 100 g. di panna montata,
  • 4 cucchiai di composta di nespole frullata (2 per il composto e 2 per l’interno).

Ingredienti per la meringa Italiana:

  • 50 g. di albume (pizzichino ino sale e gocce succo limone per montarli),
  • 100 g. di zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, così è davvero senza glutine),
  • 50 ml. di acqua per lo sciroppo.

Come fare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.

Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , facendo sciogliere sul fuoco fino ad ottenere uno sciroppo denso.

Versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati a neve continuando a montare il composto fino a quando non sarà freddo, poi riporre in frigo.

Completiamo la preparazione:

montare la panna, setacciare il Topfen o la ricotta in una terrina, se adoperate quella (per lo yogurt non serve), unire 2 cucchiai di purea di nespole, unire la panna montata ed incorporare gli albumi.

Versare nel contenitore  e mettere in congelatore, quando sarà rappreso, tirarlo fuori , scavare un cratere profondo, spostando il composto ai lati, riempirlo con la purea di nespole, ricoprire con il composto spostato e  rimettere in congelatore per non meno di 6 ore.

Prima di servire rimuovere la carta, se vi va decorate con un cucchiaio di composta di nespole (io non l’ho messa perchè lo zucchero muscovado l’aveva scurita tanto).

soufflè glacè nespole tovagliolo

Buon fine settimana

A proposito di soufflè glacè:

soufflè glacè, carote, tofu rosmarino soufflè glacè effetti-1

soufflè glacè pp soufflè glacè fico

Nutellone con meringa soufflè glacè stracchino, pere e pepe pigna


Tortino di Borragine, Formadi Frant, Aglio selvatico e la Fine del Mondo Storto…

tortino borragine rotondo1-001

Vita Grama.

I primi giorni senza le spinte dei combustibili sono tremendi. Nessuno sa ancora quel che avverrà. Altrimenti, di certo nessuno avrebbe definito quei primi giorni come i più duri della propria vita. Ma andiamo con ordine.

Nelle sere di cuccagna, quando c’erano i propulsori, la gente guardava la televisione. Adesso invece quella se ne sta spenta e silenziosa.

Ma non solo. Senza forza elettrica, niente luci, lampade, lampadine, fari, abat-jour. Muti anche gli aggeggi a motore. Sbattiuova, pelapatate, forni a microonde, aspirapolvere, scope elettriche, frullatori, tritacarne. Tutto fermo…

(Mauro Corona, la fine del mondo storto pag. 19).

Questa introduzione mi è nata spontanea ieri mattina (domenica) quando, alzatami prestissimo come sempre, mi sono messa a stirare in studio guardando la televisione.

Verso le 6 è mancata la corrente;  dopo aver fatto i dovuti controlli ho evinto che il problema era generale, beh, tornerà tra qualche minuto, invece no, la luce è ritornata alle 13 e 45…

C’erano dei cartelli sui pali della luce (1 palo) e, solitamente quando guido non guardo i pali della luce, a meno che non ci  cozzi contro…

Bene, scendo, mi faccio un bel caffè, preparo la moka giro la manopola del gas e schiaccio per accendere, niente, già, manca la corrente. Cerco i fiammiferi, per fortuna che ello, pur non fumando, ne ha una scorta.

Cosa posso fare? Troppo presto per telefonare a qualche amica e, se manca la corrente non funziona neanche il telefono… Vado in garage ad aspirare l’interno della macchina ma… manca la corrente, è vero, vorrà dire che farò le foto del tortino, sperando che non si scarichi la batteria troppo presto.

Insomma, mi sono accorta che davo per scontato ogni gesto e lo collegavo inevitabilmente alla tecnologia e ho ricordato i tempi che furono, quando «se meteva in smoio le strazze» (Si mettevano in ammollo i panni) per facilitare il loro lavaggio il giorno dopo, quando i piatti si lavavano rigorosamente a mano e le pentole si strofinavano con la «paieta de fero».

Parlo dei tempi in cui vivevo con la Signora Gisella e la casa si scaldava con lo sparghert e lo scaldabagno si accendeva il sabato sera per farsi il bagno la domenica mattina prima di mettersi il vestitino buono ed andare alla santa messa perchè si doveva andare a rinnovare e scambiare i pettegolezzi della settimana.

Gli altri giorni «se se lavava a tochi» (ci si lavava a pezzi).

mazzo erbe campo e spighe orzo n-001

Questa è la storia intorno che accompagna questa ricetta, mi sembra adatta dal momento che gli ingredienti sono prodotti che ci regala la natura ed il lavoro dell’uomo: borragine, aglio selvatico, il Formadi Frant un formaggio particolare che nasce dal dover far di necessità virtù di quel popolo straordinario che sono i Carnici.

Loro non avrebbero problemi e, se mancasse la corrente, saprebbero comunque come cavarsela:

In ginocchio.

… Intanto dalle città, uomini magri come fil di ferro continuano a muoversi verso le campagne e i monti in cerca di Contadini. Vogliono imparare da loro a coltivare la terra. Subito. I Contadini rimasti attendono di insegnare. Appena la terra diventerà tenera, e il gelo avrà aperto il pugno e mollato la presa, hanno intenzione di seminare. Dappertutto. Nelle periferie, ai confini delle città, ovunque c’è terreno a perdita d’occhio. Spazi abbandonati, incolti. Terreni che, ai tempi delle vacche grasse, sarebbero diventati selve di palazzi, condomini, banche, supermercati, discoteche. la fine del mondo li ha salvati, adesso i sopravvissuti intendono coltivarli. E di corsa, subito. la fame non aspetta e non dà requie. Occorre far presto…

(Mauro Corona, la fine del mondo storto pagg. 61/62).

tortino borragine rotondopp-001

Ingredienti per 5 tortini di 6 cm. di Ø (alla base):

(indico le dosi che ho adattato alla quantità di foglie di borragine che avevo, scorporandole dalle basi dei soliti tortini salati, per il mezzo uovo ho diviso a metà uno sbattuto, gli ingredienti in verde chiaro/corsivo sono per la cottura della borragine).

  • 130 g. di foglie di borragine,
  • 1 piccolo spicchio d’aglio vestito,
  • 1 cucchiaino d’olio EVO,
  • 1 puntina di sale,
  • 1 uovo e mezzo,
  • 2 cucchiai rasi di Formadi Frant grattugiato (il mio affinato con aglio ed erbe),
  • 30 g. di farina integrale,
  • 10 cl. di latte,
  • 15 g. di burro (per imburrare ge cocottine adopero la carta del burro alla maniera di Nigella),
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • fiori di borragine per decorare.

Ingredienti per il cuore di Formadi Frant:

  • 1 cucchiaio di Formadi Fant grattugiato,
  • 2 cucchiai di ricotta,
  • fili di aglio selvatico tagliati con le forbici.

Ingredienti per la besciamella di accompagnamento:

(in questo caso non ho pesato nulla ma ho fatto ad occhio)

  • il liquido di cottura aromatizzato all’aglio delle foglie di borragine,
  • fecola di patate,
  • un cucchiaino di borragine prelevata da quella per l’impasto,
  • 1 cucchiaio di panna fresca,
  • sale*

*se adoperate il Formadi Frant attenzione a dosare il sale perchè è un formaggio sapido e piccante, non esagerate perchè tenderebbe a sovrastare i sapori mentre deve semplicemente esserne complementare.

Come fare la besciamella di accompagnamento:

sciogliere la fecola, pochissima alla volta nel liquido di cottura della borragine,  far addensare a fuoco bassissimo, unire la panna fesca, se dovesse risultare troppo denso aggiungere latte, completare la besciamella con la borragine frullata.

collage tortini borragine n rid

Come fare il ripieno:

mescolare la ricotta col Formadi Frant e lavorare per amalgamare, unire l’aglio selvatico, formare delle palline (le mie pesavano 7 g., ne vedete 6 (1 per l’assaggio di ello) e riporle in frigorifero.

Come fare i tortini:

dopo aver lavato le foglie di borragine, metterle in un tegame dove avremo messo l’aglio vestito assieme all’olio per insaporire, salare q.b., abbassare il fuoco, coprire e far appassire, togliere l’aglio.

Scaldare il latte con il burro per farlo sciogliere a fuoco bassissimo, nel frattempo, in una terrina sbattere l’uovo e mezzo ed aggiungere un pò alla volta la farina, setacciandola.

Preriscaldare il forno a 210°C.

Scolare bene la borragine schiacciandola in un colino per conservare il liquido con il quale prepareremo la besciamella e metterla nel minipimer aggiungendo un pò alla volta il composto di latte e burro.

Imburrare le cocottine e versare il composto a 3/4, inserire in ogni cocottina una pallina di formaggio ed infornare per 20 minuti.

Sfornare, far intiepidire e sfornarli aiutandosi con una spatolina, versare sul fondo del piatto la besciamella, appoggiare il tortino e decorare con fiori di borragine e fili di aglio selvatico.

tortino borragine rotondo interno-002

Con questa ricetta partecipo al  contest  di Ambra.

Se volete trascorrere un week end, full immersion con erbe spontanee sia fuori che nella cucina del Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita gestito da Juri Chiotti , prendete un cesto e correte a riempirlo di erbe e fiori e cucinate.

banner ricette spontanee


Plum cake all’arancia, ricotta e semi di papavero, sparizioni e prove contrarie.

Plumcake arancia ricotta3-002

Da dove comincio? Comincio dai piccoli misteri di WP: stamane mi sono accorta che era sparito il post su Lucio Dalla, quello del 4 marzo, cerca che ti cerca, era nelle bozze… chi l’ha messo lì? Voi? Perla, Ello? Io? No, non si sa.

Spariscono anche foto, me ne accorgo perchè in bacheca vedo i link che vengono visti, clicco anch’io e spesso le foto non ci sono più, quindi devo risalire al post ed inserirle nuovamente, beh, non è un grande sforzo però è un piccolo fastidio, significa che c’è qualche buon’anima che viene a fare un giretto da queste parti, diciamo che qualcuno ha le chiavi di casa.

Sparizione numero 2, la sera:

fammi una cortesia, non mangiarmi le mandorle che domattina preparo il dolce all’arancia.

 Va bene…

La mattina dopo:

preparo gli ingredienti per fare il dolce, prendo le mandorle, il sacchetto è dimezzato, il sacchetto che la sera prima era sigillato… ora come faccio? Le mandorle sostituiscono la farina, stravolgo la ricetta prendendo spunto da una vista nel web, approfitto anche delle splendide arance spedite da Max, mi metto all’opera, ello, per punizione, ha il compito di scrivere gli ingredienti.

Tutto procede per il meglio, rompo le uova, divido i tuorli dagli albumi: 1, 2, 3, 4..quattro? Al quarto albume mi accorgo che è scappato un pò di tuorlo, come faccio? Ho sempre saputo che l’albume non si monta più se c’è qualche particella di grasso.

Non si butta di certo, non ho però nemmeno voglia di fare frittate fuori programma, io provo ugualmente, aggiungo qualche goccia di limone, un pizzichino di sale e procedo… perfetto, albumi montati e dolce salvo.

Spesso ci blocchiamo di fronte a tanti luoghi comuni, a tante cose che abbiamo sentito dire,  ascoltato, letto ed  assimilato nel tempo e dato per scontato, no, bisogna sempre rischiare, non c’è da perdere ma solo di guadagnare, anche se si tratta soltanto di un dolce.

arance Max1-001

Ingredienti:

  • 300 g. di ricotta (io di kefir per smaltire le scorte ma voi potete adoperare quella che vi piace),
  • 130 g. di fruttosio,
  • 180 g. di mandorle macinate finemente, 50 g. di semi di papavero macinati,
  • 4 uova,
  • succo di un’arancia grande biologica (io di Max),
  • la scorza grattugiata di 2 arance bio (come sopra), succo di limone (per albumi a neve),
  • pizzico di sale (come sopra).

 collage plumcake aranciasi-001

Come fare:

 preriscaldare il forno a 180° C.

Frullare la ricotta con il fruttosio, unire la farina ottenuta dalle mandorle, i semi di papavero, la scorza d’arancia, amalgamare, unire, uno alla volta, i tuorli e alla fine il succo d’arancia.

Aggiungere gli albumi montati a neve, delicatamente dal basso verso l’alto;  ungere uno stampo da plum cake e versare il composto, cuocere per 50 minuti (io mi sono distratta ed è rimasto nel forno ancora 10 minuti, buono ugualmente ma non distraetevi

Bene, qui continua a piovere, il cielo è grigio, mi consolo pensando che quest’acqua fa bene alle colture, ai nuovi germogli e alle riserve idriche…

Vi auguro una bella domenica, vi lascio questa vignetta che ho trovato stamane, mi è piaciuta e mi ha fatto pensare, come tutte le strisce di Linus che hanno accompagnato la mia adolescenza.

snoopy 1


Coupelle ai semi di papavero con Mousse di Salmone e il Silenzio del Capodanno.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmone1n-001

Una Baita in montagna con la neve che fa capolino dalla finestra, un camino acceso,  2 persone e una meravigliosa gattina bianca che si distingue nella neve per il colore dei suoi occhi (Perla).

Potrei scrivere giorni e giorni sul capodanno, cambierebbero gli scenari ma non i protagonisti, gli occhi di Perla si distinguerebbero anche sulla candida sabbia di una spiaggia, penso a Saleccia dove ho avuto la fortuna di andare in barca a vela anni fa e non sarei mai più venuta via:

Saleccia

Foto dal web.

Oppure mi viene in mente la spiaggia dell’Alberese nel parco dell’Uccellina in Toscana, scenario di una bella storia d’amore:

spiaggia_alberese

Foto dal web.

Amo svegliarmi all’alba e coricarmi presto, la mia indole primitiva e selvaggia mi porta a seguire i ritmi del sole, è la luce la mia linfa vitale, della notte amo il silenzio e, purtroppo, per molti  il capodanno è confusione, chiasso, sguaiatezza, bere inconsapevole, spaventare gli animali con quegli inutili e stolti aggeggi che chiamano botti.

A me piacciono quei bastoncini scintillanti che hanno il suono dell’effervescenza, che non fanno male a nessuno e fanno tanta festa, ecco, per me, a mezzanotte (se ci arrivo) è il massimo: un bastoncino scintillante, un brindisi e la consapevolezza che inizia un nuovo anno, un modo per ricominciare, per cambiare, per migliorare.

Ogni primo dell’anno si inizia una dieta, si smette di fare questo o quello; io, nel 1986 alle 19 del 31 dicembre ho fumato la mia ultima sigaretta, già, perchè io fumavo.

Beh, non “tiravo a petto”, però accendevo la sigaretta e facevo fumo, mi toglieva dall’imbarazzo di dove tenere le mani, mi dava un tono.

Ricordo che lo stesso anno, in settembre, vinsi la prima gara in MTB (bici da montagna), appena arrivata mi sedetti sull’erba (ero a Basovizza dove c’è la Foiba) e ho acceso una sigaretta… che grulla.

Da quel 31 dicembre non ho mai più fumato.

Probabilmente la mia idea di capodanno dipende anche dal fatto che non ho avuto una famiglia e non ho, quindi, memoria di feste, di casa invasa dai parenti o amici; anche ora, che una famiglia ce l’ho, la casa si riempie solo a Natale, siamo in 5, come i confetti di nozze.

Mentre sto scrivendo mi ritornano alla mente i miei capodanni, uno a Perteole che, a quei tempi, era il massimo, i triestini partivano a gruppi in macchina, allora si chiamavano “Compagnie”, per raggiungere la sciccosa discoteca nel paese della bassa friulana, il titolare era un famoso e facoltoso imprenditore della sedia di Manzano, accanto a lui sempre splendide donne che lo superavano di almeno 2 spanne in altezza…

Ricordo un cenone deludente, porzioni scarsissime, fredde e sotto ogni aspettativa vista la fama, in conclusione abbiamo patito la fame.

Poi ne ricordo uno con ello, in Croazia, pensate che sono riuscita persino a fargli ballare un valzer, lì non abbiamo patito la fame ma… A proposito di fame, dopo tante chiacchiere, è arrivata l’ora della ricetta che, come la foto, risale al 2009.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmonenpr-001

L’idea delle coupelle me l’aveva data una conoscente di forum, l’aveva fatta in versione dolce, io l’ho trasformata in salata aggiungendo i semi di papavero che adoro.

Le ho riempite con una mousse al salmone alla quale mi ero ispirata da una ricetta di Solema, la sua mousse originale con l’aringa l’avevo preparata seguendo dosi e ingredienti suoi poi l’ho rivisitata col salmone affumicato.

Ingredienti per le coupelle:

  • 50 g.  di farina 00,
  • 50 g. di burro chiarificato,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero macinati,
  • 1 albume,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro per la carta forno.

Come fare le coupelle:

preriscaldare il forno a 220°C., sciogliere il burro, sbattere leggermente l’albume e formare una pastella con tutti gli ingredienti.

Foderare una teglia con carta forno, ungerla con il burro e versare un pò del composto, col dorso di un cucchiaio livellarlo formando dei cerchi sottili, il diametro decidetelo voi a seconda della grandezza desiderata (si possono ottenere anche dei finger food).

Cuocere per pochi minuti, controllando che si cuociano ma non induriscano, sfornare le coupelle, appoggiarle sul rovescio di una coppetta a vostra scelta e farle raffreddare.

Ingredienti per la mousse di salmone:

  • 100 g. di salmone affumicato,
  • 1 piccola patata lessa schiacciata,
  • 1/2 robiola (di quelle piccole),
  • 2 cucchiai di ricotta,
  • 1 cucchiaio di panna acida,
  • bacche di pepe rosa (in salamoia),
  • scorza di limone grattugiata,
  • prezzemolo,
  • pomodori datterini per decorare.

Come fare:

io ho messo nel robot da cucina il salmone, la patata lessa e le bacche di pepe rosa e ho azionato ad intermittenza ottenendo una consistenza rustica, poi ho aggiunto i formaggi che ho lavorato a parte con una spatola, non li ho messi nel robot per non rendere la mousse troppo liquida.

Ho tritato qualche fogliolina di prezzemolo e, sempre alla fine ho aggiunto qualche pezzettino di pomodoro datterino per dare colore qua e là.

Ho riposto in frigorifero per qualche ora e ho servito la mousse nelle coupelle, decorare a piacere.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001

Ora vi presento un panettone speciale, come speciale è lo chef che l’ha ideato, studiato,  preparato e perfezionato.

Per la cottura si è rivolto a un amico che ha un rinomato forno e che voleva convincerlo che il panettone era perfetto così, di non rifarlo ma, si sa, gli chef stellati sono cocciuti e perfezionisti..Sennò che chef stellati sarebbero?

É un panettone da capodanno perchè Emanuele Scarello, per seguire i rinfreschi del lievito madre ha fatto le ore piccole nella sua cucina, come diciamo a trieste: el ga fato notolada… Il risultato? Eccolo qui sotto, un panettone al Picolit e albicocche, ce n’è ancora uno ma quello lo tengo tutto per me, quello me lo mangerò tutto da sola (l’ho nascosto dalle grinfie di ello ) sssssttttt) il gusto? Dovete attendere il nuovo anno…

Ne ha prodotti 80, dagli Amici per gli Amici, Emanuele e Michela consigliano di tostarlo leggermente in forno per far riaffiorare tutti i profumi.

Gli ingredienti del secondo tipo sono stati inseriti in dispersione, significa che non troveremo tra i denti un candito, un’uvetta o quant’altro, il cui sapore prevvarrà in bocca per tutto il tempo della degustazione, nel panettone Scarello ogni boccone vi racconterà qualcosa degli ingredienti, ne parlerà così bene che ve ne innamorerete e non vorrete più lasciarlo ♥

Fetta panettone Amici-001corn

Buona fine e buon principio, vi abbraccio io e  un fusino dalla mia adorata Perla.

perla Auguri n-001


Raffaello Mazzolini, l’uomo che sussurrava ai Cjarsòns.

Raffaello-002

Il Maestro

Torniamo per un attimo nella Carnia dei tempi passati…

«É la festa del S. Patrono: al suono delle campane del paese la piazza si spopola perchè tutti rientrano nelle case per pranzare; li aspetta il piatto tipico carnico: i cjalsòns, preparati con cura dalle mani esperte e pazienti delle donne carniche.

Un unica ricetta non esiste, perchè ogni vallata della Carnia ha la sua, e non solo: in una stessa vallata ci può essere una mamma che festeggia cucinando dei cjalsòns diversi da quelli che sta preparando la vicina, sia nella pasta che nel ripieno.

Ed è proprio questa varietà di preparazione che ha sempre suscitato la mia curiosità e mi ha spinto nel 1973 ad indire un concorso per tutte le donne carniche: tema: «I cjalsòns», risultato: 40 concorrenti con 40 ricette diverse. Questo rispecchia ancora una volta il carattere del carnico: «ognuno per proprio conto». (Tratto dal libro di Ginni Cosetti Cucina di Carnia pag. 72)

Il nostro Maestro non poteva che essere carnico, di Socchieve, e chiamarsi Mazzolini come Fiorindo, il produttore della Polenta Socchievina della quale trovate scheda su GDF, non siamo parenti precisa ma chi può dirlo?

*La cucina della Carnia: tutti i segreti di Cjalsòns salati e dolci, toc’ in braide, affumicatura*, ecco i temi del corso, oggi parlerò dei Cjarsòns, so che molti di voi li conosceranno perchè nel web se n’è parlato e se ne parla spesso, ci sono stati dei contest, sono stati protagonisti di quanti modi di fare e rifare ecc.

Non sempre incontrano i gusti di tutti perchè essendo una preparazione dolce/salata è inconsueta, è un gusto al quale il palato va educato, un pò come per i gnochi de susini Triestini.

E qua ti volevo, quando il Maestro ha saputo che sono di Trieste ha storto il naso dicendo che è stato 3 anni a Trieste e che noi triestini siamo razzisti perchè ce l’abbiamo con gli Sloveni…GIAMMAI!!!

A nulla sono servite le mie rimostranze e, se non bastasse, la mia vicina di banco mi ha raccontato che tanti anni fa era fidanzata con un triestino e che ogni volta che veniva a trovarla, suo padre usciva e tornava quando lui era andato via… Ma allora chi sono i razzisti, i triestini o i friulani?

Quindi capite com’ero messa , ma nulla ha scalfito la mia voglia di imparare, di domandare, di curiosare nelle pentole e di fotografare…

Cjarsons1-003

Cjalsòns o Cjarzòns

Ingredienti per la pasta, versione dolce:

  • 200 g. di patata cotta,
  • 200 g. di Manitoba,
  • 1 cucchiaio di burro sciolto,
  • 1 cucchiaio di olio EVO,
  • acqua q.b.
Collage impasto, ripieno cjarsòns

Ingredienti ripieno versione dolce (versione di Piedim):

  • 60 g. di marmellata di prugna,
  • 100 g. tra nocciole e arachidi,
  • 60 g. di cioccolato grattugiato,
  • 50 g. di noci,
  • 200 g. di ricotta fesca,
  • 100 g. di biscotti secchi,
  • la scorza grattugiata di 1 limone,
  • cannella,
  • 2 cucchiai di rum,
  • 1 cucchiaio di miele fluido,
  • 25 g. di cedri canditi (nella ricetta dal libro di Cosetti).
Collage cjarsòns prima parte

Come fare:

l’impasto è semplicissimo, si mette tutto nel mixer.

Per la pasta, schiacciare la patata a caldo e amalgamarla alla farina, il burro fuso, l’olio, lavorare l’impasto ed aggiungere quel tanto di acqua che lo stesso richiede, dipende dall’umidità che rilascia la patata.

Amalgamare bene la pasta, stenderla in una sfoglia sottile e ritagliare dei cerchi del diametro di 8 cm. , mettere al centro un pò di ripieno (vedi collage), ripiegare la pasta e, usando pollice, indice, medio di ambedue le mani richiuderli dando loro la tipica forma.

Immergerli in acqua bollente salata e portare a cottura, l’acqua deve mantenere un bollore lieve in modo che i cjarsons non si danneggino, controllare la consistenza che deve risultare elastica.

Nel frattempo, in una padella mettere burro, acqua (serve per rendere cremoso il condimento e a non bruciare lo stesso), cannella, se volete una preparazione più dolce aggiungere un pò di zucchero.

Appena sciolto il burro versare i cjarsòns e farli insaporire, servire caldi, volendo con una grattatina di ricotta affumicata.

Collage cjarsòns seconda parte-001

Essendo una preparazione lunga si può approfittare per farne di più e congelarli: si mettono su un vassoio di carta (no carta forno, no stagnola) e si mettono in congelatore, quando sono congelati si ripongono a porzioni nei sacchetti.

Toglierli dal congelatore soltanto un attimo prima di immergerli nell’acqua di cottura, se si scongelano prima si disfano.

Se li dovete consumare in giornata non lasciateli troppo tempo in frigorifero, il ripieno renderebbe umida la pasta e si potrebbero rompere in cottura.

Raffaello ha pensato anche a chi non ama il contrasto dolce/salato e ci ha presentato una versione salata ideata e testata da lui stesso, questa:

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di Manitoba,
  • 50 g. di burro sciolto,
  • 50 g. di acqua,
  • 10 g. di sale.

Ingredienti per il ripieno:

  • 300 g. di patata bollita,
  • 150 g. di mela cotta (lui da intenditore adopera l’Annurca),
  • 100 g. di pane nero grattugiato,
  • 10/15 foglie di melissa,
  • buccia d’arancia*,
  • cardamomo,
  • anice,
  • ricotta.

*si raccomanda di adoperare arance e limoni biologici, la cera che mettono per “far belli” gli agrumi non va via nemmeno col sapone!!!

Come fare:

il procedimento è lo stesso della versione precedente con la differenza che nella padella, assieme a burro e acqua, ci va il sale.

Raffaello1-001

Andate e mangiatene tutti.

Se il “Maestro” o chi per lui mi legge e trova delle inesattezze è pregato di segnalarmele testè, ne va del mio onore, tengo cuore Triestino

frico in bicchiere con chips-001

Prossimamente un’ idea di antipasto per le feste.

Buon fine settimana ♥


Con i Fiori di Sambuco: un cheesecake è per sempre…

L’ho capito subito, appena l’ho visto, ho capito subito che sarebbe stato per sempre, poi l’ho assaggiato, ho chiuso gli occhi per assaporarlo meglio e gli ho sussurrato: tu ed io faremo grandi cose insieme… e così è stato.

Tranquille/i, non voglio annoiarvi con le mie storie d’amore, nè raccontarvi di avventure amorose, sto parlando di un cheesecake, si, proprio quello, quello di Annalisa.

D’altronde l’avevo detto che si prestava ad un’infinità di varianti ed io ho iniziato con questa, con fiori e sciroppo di sambuco.

Scipione è riuscito a surriscaldarmi il cervello e la “Cima” del camino ;-) ma non è riuscito ancora a far sfiorire i fiori di sambuco per trasformarli in bacche e così ho elaborato questa versione profumata che consiglio a tutte/i quelle/i che sono estimatrici/tori di questa pianta.

Ingredienti per una teglia apribile da 18 cm. Ø:

  • 250 gr di ricotta vaccina,
  • 50 ml di panna fresca,
  • 60 gr di zucchero semolato aromatizzato con i fiori di sambuco*,
  • 1 cucchiaio di maizena  (15 g.),
  • 1 cucchiaio di sciroppo di fiori di sambuco per il composto,
  • 2 uova,
  • burro q.b. per la teglia,
  • sciroppo di fiori di sambuco, fiori freschi di sambuco per lo zucchero e per la”lucidatura” finale,
  • sale e succo di limone per montare gli albumi.

*Come preparare lo zucchero:

la sera prima mettere dei fiori freschi nella dose di zucchero che deciderete di adoperare sia per l’impasto che per lo sciroppo, scuotere il barattolo, il giorno dopo eliminare i grappoletti (conservateli per lo sciroppo)lasciando pure tranquillamente i fiori che si saranno scuriti un pò.

Per la glassa lucida, mettere in un pentolino i fiori e lo zucchero preparato la sera prima e acqua q.b. (io ho fatto a occhio ma la proporzione sarebbe 50 zucchero 120 acquase non usaste lo sciroppo al sambuco) , ridurre a fuoco basso, filtrare, aggiungere lo sciroppo di fiori di sambuco in proporzione e ridurre ancora qualche minuto, lasciar raffreddare.

Come fare il cheesecake (il procedimento con il Bimby lo trovate da Annalisa):

preriscaldare il forno a 180° C.

Montare gli albumi, io ho aggiunto sale e succo di limone per non farli smontare dal momento che dovevano “attendere”,

In una terrina ridurre a crema la ricotta con la panna e lo zucchero al sambuco,  aggiungere la fecola e, uno alla volta, i tuorli,  amalgamare ed aggiungere lo sciroppo dei fiori.

Imburrare la teglia e versare il composto ed infornare (ho omesso il passaggio dello zucchero sulla base della teglia) per 40/45 minuti fino a leggera doratura della superficie.

Sfornare, a questo punto, essendo sera dopo un primo raffreddamento ho  capovolto delicatamente il dolce e l’ho riposto in frigorifero “chiuso” con un altro cerchio apribile più piccolo per mantenere la forma, questa mattina sono andata a raccogliere fiori freschi per la decorazione, fiori che ho coperto con la glassa lucida trasparente.

Vi fidate di me? Allora provatela, ve ne innamorerete… A presto (dopo i puntini va lo spazio e la maiuscola, per fortuna che ci sono le professoresse ;-) ) con un’altra versione.

Con questo cheese cake festeggio, cosa? C’è sempre un motivo per festeggiare no? ;-)


POMÌ D’AUTORE: Budino al pomodoro con cuore di burrata, sempre di cuore si parla.

Continua la mia sperimentazione con la passata POMÌ L+, premetto che io la adopererei semplicemente per condire un buon piatto di pasta, ieri sera, per esempio, l’ho aggiunta alla fine sulla mia porzione di pasta con il pesce, un filo d’olio EVO e ho dovuto proteggerla dagli attacchi di ello che non ama il pomodoro .

Dopo i cuoricini e le ciambelline dell’altro post, ho voluto provare con un budino dal cuore goloso, goloso perchè, secondo me, non c’è null’altro al mondo di più godurioso del cuore della burrata, chiamato anche stracciatella.

A proposito di burrata, apro una piccola parentesi per raccontarvi cosa mi ha detto la negoziante dove l’ho acquistata: un cliente ha voluto prendere la burrata, proviamo ha detto ed il giorno dopo l’ha riportata indietro perchè, è andata a male, al centro era tutta cremosa, questo la dice lunga su quanto poco si parli e si informino le persone sulle caratteristiche dei prodotti Italiani d’eccellenza.

La burrata ho avuto la fortuna di incontrarla per la prima volta moltissimi anni fa, lavoravo in un famoso buffet di Trieste, ero addetta al banco salumi e formaggi, quel buffet era famoso perchè negli anni ruggenti della Trieste bene, era tradizione, dopo il Teatro andare lì a mangiare il prosciutto cotto caldo, cotto nel pane, appunto.

Credetemi, se lo provate una volta non lo dimenticate più, e non parliamo della crosta di pane, croccante fuori, morbida, ricca del grasso e del sapore del prosciutto all’interno.

Ritornando alla burrata, arrivava direttamente dalla Puglia, il  fornitore era Gigi Formagin, chiamato così proprio perchè a quei tempi era il fornitore di formaggi e non solo più quotato sulla piazza, grazie a lui Trieste, così lontana dal resto d’Italia, si arricchiva di sapori e profumi, i Triestini sono sempre stati additati dai Friulani in malo modo per la loro natura godereccia ma i Triestini forse hanno capito che qui siamo di passaggio.

Ora io vivo in Friuli e l’episodio della burrata la dice lunga sulla differente mentalità, vi riporto 2 proverbi, uno Friulano ed uno Triestino che tratta lo stesso argomento, il denaro.

I bes bisugne saveju spindi.
(I soldi bisogna saperli spendere.)

Bori sarà che noi no  saremo.                                                                                                                                                                                                       (Soldi ce ne saranno anche quando noi non ci saremo, vale a dire spendili e goditeli finché c’è vita.)

E il divagar m’è dolce in questo blog, ma ora la ricetta:

Ingredienti per il budino:

  • 125 g. di POMÌ L+,
  • 2 g. di agar-agar in polvere,
  • qualche fogliolina di coriandolo fresco (dal vaso della mia terrazza),
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar,
  • sale,
  • peperoncino di Calabria (Garofalo) in polvere.

Ingredienti per il cuore di burrata (le dosi sono ad occhio):

  • stracciatella di burrata scolata dal liquido e strizzata,
  • ricotta,
  • panna fresca,
  • sale.

Come fare il cuore di burrata:

dopo aver eliminato il liquido dalla stracciatella setacciarla con la ricotta ed unire la panna fresca fino ad ottenere un composto cremoso e senza grumi, salare a piacere.

Come fare il budino:

il procedimento è lo stesso dei cuoricini dell’altro post: mettere in infusione nella passata le foglioline di coriandolo a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il coriandolo), amalgamare e versare nello stampo, riempiendolo a metà, mettere al cento un cucchiaino di composto di burrata e ricoprire con altra gelatina, riporre in frigorifero, prima di sformarlo immergerlo in acqua bollente per pochi secondi.

Non fatevi ingannare dall’apparenza “spigolosa”, appena un boccone raggiungerà il palato, come per magia riprenderà la sua rotondità e si scioglierà in bocca.

Se preferite avere un budino più cremoso diminuite la dose di agar agar e seguite le indicazioni descritte qui e, se volete variare potete fare un cuore col pesto o altro, alla fine sarà la salsa dove pucciare il vostro budino.

Buona domenica, col cuore.


Cani e Gatti, così diversi, così adorabili.

Ieri, Annina la vicina, mi telefona: hai tempo 2 minuti che ti leggo una cosa?

Certo, e inizia a leggermi quello che troverete nella foto qui sotto.

Mandamelo via email che lo posto…e così ha fatto.

L’ho trovato divertente e soprattutto “racconta” il cane che (scusa gatto) non è un “ritardato” :-D

Amo tutti gli animali, lo ripeto sempre, la mia scelta nella vita di avere un gatto è proprio perchè ritengo che un cane abbia bisogno di spazio per uscire a fare pipì/popò, per correre, un cane non è un soprammobile e non puoi neanche mettergli il pannolone o insegnarli ad andare nella cassettina, il cane DEVE avere tutto ciò di cui ha bisogno ed in primis l’ AMORE…

Queste considerazioni dovrebbero farle chi decide di “prendere” un cane soltanto perchè ti fa le feste quando arrivi, va a cuccia quando gli dici ” a cuccia!!” che non si arrabbia mai, neanche se lo picchi o se lo tieni legato ad una catena così stretto da farlo sanguinare…l’amore incondizionato quello di un cane, un amore che l’uomo, nessun uomo merita.

Il cane ti adotta ed è lui che ti accetta per quello che sei, che ti perdona tutto, un cane ti fa da mamma, da papà, da fratello e sorella, il cane è il tuo migliore amico e con il suo sguardo ti parla, ti consiglia, di fa domande, molto spesso si fa domande…

Avrei tanti episodi da raccontare di quando facevo volontariato in un canile/gattile, anche ora, mentre scrivo mi si riempiono gli occhi di lacrime..finisco così, per il momento ma so che di volta in volta ve le racconterò…

Voi sapete che c’è la figlia della randagina adottata da Carla che viene a mangiare la notte nel mio garage vero? Non sono mai riuscita a toccarla né a capire se fosse maschio o femmina (soltanto per portarla a sterilizzare).

Ieri mattina non lontano da casa ho visto un gatto nero ranicchiato, morto col musetto insanguinato, è lei ho pensato e non mi sono data pace tutto il giorno, ma l’ avrei  saputo soltanto alla sera non vedendola arrivare.

Tornati dalla cena, ho messo la macchina in garage e appena scesa l’ho vista era all’entrata e mi guardava, le ho riempito la sua ciotolina e l’ho lasciata tranquilla a godersi il suo pasto.

Qui sotto il gattino dello zio che gioca…ce la faccio, no, si che ce la faccio..ce l’ho fatta :-D

Il gattino dello zio che gioca

Ora una ricetta, chiamiamola così, è un mio usuale pasto, la ricotta ottenuta con il latte “passato”, semplicemente facendolo bollire.

Si versa in un colino e se avete quei canestrini di plastica metteteci la vostra ricotta, potete condirla  con erbe o zuccherarla, come vi piace di più io, quando ho voglia di un dolcino la mangio con la marmellata (riminescenza di bambina).

Io qui l’ho lasciata al naturale e me la sono gustata con i chicchi di melagrana che hanno quel significato che ce la fanno amare nonostante i “semini”: porta fortuna, la fortuna che auguro a tutti gli animali del mondo.

Aggiungo questa versione con erbe aromatiche (quelle che vi piacciono) e peperoncino accompagnate da zucchine sott’olio e in agrodolce e peperoncino ripieno (già pubblicato mentre le ricette delle zucchine le metterò quando inizierà la stagione)

Questi 2  sono cani fortunati :-)

P.S. : ho avuto delle richieste sull’esecuzione della ricottine nelle foto, ebbene..ora vi spiego:

quando vi accorgete che avete del latte “andato a male” (tra virgolette ;-) ) NON BUTTATELO!!!

Mettetelo sul fuoco e quando bollirà, vi accorgerete che il siero si separerà dal resto, quando noterete un’evidente separazione, scolate, condite a piacere,  dolce o salato..cannella, basilico, timo..bocca desidera.

Versate nei cestini e consumate quando avrete voglia di cose buone e semplici :-)

So che in rete ci sono tante, tantissime versioni ma questa è quella che ricordo, la faceva mia madre (la chiamava “puina“(..d’altronde a quei tempi non era un vezzo era: FAR DI NECESSITÁ VIRTÚ, ed il “formajo” non c’entra..c’entra solo l’esigenza di NON BUTTARE il latte “andato a male” :-)


Strucul di cavoce (Rotolo di zucca)…

Ieri era giovedì grasso, l’ho saputo per caso parlando con Annina la vicina nel pomeriggio, per dir la verità non ci penso per niente al carnevale, feste che mi passano accanto senza che me ne accorga.

Quando vivevo a Trieste era un pò diverso, lì, anche non volendo, sentivo l’atmosfera nell’aria, vuoi per il Carnevale di Servola, vuoi per quello di Muggia e poi, diciamolo, il triestino è gioioso, compagnone e non è strano incontrare per strada più adulti mascherati e coppie di anziani che bambini.

I friulani, nemici giuratidei Triestini, hanno persino pasticciato la scritta Trieste dai cartelli stradali adiacenti lo Stadio… dicono che siamo chiassosi e superficiali, sarà anche così, ma mai come in questo momento è perfetta la strofa di una canzone triestina: “Sempre alegri, mai passion, viva là e po’ bon!”.

Nell’attesa che mi arrivi l’ispirazione per le fritole, per questo fine settimana vi lascio una ricetta Friulana, il rotolo di zucca, praticamente è simile allo  strucolo de spinaze, una pasta di patate farcita, arrotolata in un tovagliolo e cotta nell’acqua, si taglia a fette e si condisce con burro fuso e pangrattato, nelle trattorie del Carso quello con gli spinaci viene spesso condito con del sugo d’arrosto.

Prima di presentarvi la ricetta volevo parlarvi del Montasio, formaggio che compare quasi sempre nelle ricette Friulane di un tempo.

Il Montasio, prodotto in una zona che comprende il Friuli oltre alle province di Belluno, Treviso, Padova e Venezia, è un formaggio nato nel Medioevo dalle abili mani dei casari dell’Abbazia di Moggio, in Carnia.

(Ora nell’Abbazia ci sono le Clarisse, monache di clausura, se doveste passare da quelle parti vi auguro di riuscire ad ascoltarle mentre fanno le prove di canto, un’emozione indescrivibile per me poi che adoro la musica per organo.)

La sua produzione, pian piano, si allargò a tutto il territorio delle Tre Venezie, fino ad arrivare, ai giorni nostri, a oltre 100.000 quintali.

La preparazione di questo formaggio, che ancora oggi nell’uso regionale comune è più noto con il vecchio nome di Latteria, è una delle vecchie istituzioni friulane.

Si tratta di un formaggio a pasta soda, prodotto con latte di vacca, la cui preparazione è stata tramandata di padre in figlio, fino a quando le nuove generazioni lo hanno trasformato in un prodotto dalle caratteristiche organolettiche ben stabilite e distinte.

Il Montasio è apprezzabile per la presenza di fermenti lattici vivi in numero ancora elevato anche al momento del consumo: una flora lattica che riesce altamente benefica alla digestione e apportatrice di alti valori nutrizionali e di minerali.

Confezionato in forme cilindriche, piatte, di circa 5/9 kg. viemne messo in vendita nei diversi tempi di stagionatura:

  • fresco, stagionato da due a cinque mesi, di gusto delicato (da tavola);
  • mezzano, dopo una stagionatura di 5-12 mesi, a pasta più gustosa e sapida;
  • stravecchio, dopo oltre un anno di stagionatura, ormai a pasta dal gusto piccante (da grattugia)**

**Vi assicuro che quest’ultimo non vi farà rimpiangere il parmigiano!

Ingredienti per 6 persone (ricetta originale):

  • 1/2 kilo di patate,
  • 200 g. di farina,
  • 2 uova,
  • 120 g. di burro (1 cucchiaio è per la pasta di patate) (io ho usato quello di soia),
  • (ricotta affumicata per condire).

Per il ripieno:

  • 750 g. di zucca (io quella della foto),
  • 250 g. di ricotta fresca,
  • 80 g. di Montasio grattugiato,
  • 60 g. di pangrattato,
  • sale e pepe ( omesso il pepe).

Come fare la pasta di patate:

lessare le patate, sbucciarle, schiacciarle e mescolare il cucchiaio di burro morbido, 1 uovo, un pizzico di sale e la farina.

Preparare un panetto che  stenderete su un tovagliolo infarinato (usatene uno che avete lavato senza l’ammorbidente e risciacquato bene).

Come preparare la farcia (la ricetta originale dice di lessare la zucca in acqua salata):

io ho cotto la zucca in forno a 180°C., tagliata a fette che ho avvolto nella stagnola, sono cotte quando cedono alla forchetta.

Raccogliere la polpa in una terrina e mescolarla alla ricotta, al formaggio grattugiatoed il restante uovo sbattuto leggermente con il sale (assaggiate).

Stendere la farcia sulla pasta di patate, arrotolare, legare le estremità ed immergere in una pentola capiente con acqua a bollore per 20 minuti, sgocciolare, far raffreddare e togliere il tovagliolo.

Tagliare il rotolo a fette e condirlo con burro e pangrattato, io ho aggiunto la ricotta affumicata che, ripeto, con la zucca ci sta d’incanto.

Questa è una di quelle preparazioni dalle mille varianti, usando le patate viola l’effetto sarà scenografico, colorando la pasta con lo zafferano e usando per la farcia le quasi-introvabili carote nere si otterrà un giallo/nero elegantissimo, insomma c’è da sbizzarrirsi, considerando che è davvero di semplice esecuzione, provate se vi va.

Qui troverete altre informazioni, più dettagliate sul Montasio ed anche qualche ricetta.


Avanzato il panettone? Avanzato il pandoro? Ricicliamo, ricicliamo, ricicliamo!!!

Vi è avanzata qualche fetta di panettone o di pandoro? Oggi vengono a trovarvi gli amici? Ieri tutti in famiglia, oggi si va in visita e qualcuno arriverà certamente a portarvi i doni tra i quali ci sarà qualche panettone…allora non esitate, “portatevi avanti” e non fatevi “sorprendere” ma “sorprendete” voi gli amici con un dolce costruito sul momento con i seguenti ingredienti:

  • Fette di panettone (o pandoro) tostate in forno,
  • ricotta setacciata (deve diventare cremosa, senza grumi),
  • marron glacè a pezzetti,
  • succo d’arancia,
  • chicchi di melagrana per decorare.

Fate così:

mettete sul fondo delle coppette o, se preferite, in un contenitore unico le fette di panettone tostate e bagnate con del succo d’arancia.

Fate uno strato con un composto fatto di ricotta setacciata e i pezzetti di marron glacè, fate ancora uno strato o più, se vi va, dipende dalla quantità del ripieno.

Terminate con la ricotta e decorate con i chicchi di melagrana e…buona fortuna!!!

coppa riciclo panettone-1

Un’idea per riciclare il pandoro?

Tagliare le fette dalla punta, tostarle e farcire con ricotta setacciata con dello zucchero a velo e aromatizzata con buccia di limone, terminare con zucchero a velo giallo (aggiungere colorante allo zucchero) e decorare con granella di pistacchi.

Se vi piace il liquore bagnate il pandoro con del limoncello.

Altre idee per riciclare pandoro e panettone:

 

 

Altre idee con la melagrana (cliccare foto):

      

Buona giornata :-)


La Magia del Natale e un semifreddo all’improvviso.

Stranamente quest’anno, nonostante sia un anno mal-predisposto, mi sento inaspettatamente avvolta dalla magia del Natale.

Ho addobbato la casa con le luci che la sera creano davvero un’atmosfera rasserenante, l’ho profumata posizionando negli angoli delle arance decorate con i chiodi di garofano (ello mi ha detto che le metterà in un grande pentolone di vino e farà un vin brulè), ho appeso una decorazione anche sulla porta della palazzina.

Ho sempre odiato (è la parola giusta) il Natale e non è difficile immaginare il perchè, è una festa che fa sentire più solo chi è solo, non c’è da stupirsi se le cronache del giorno dopo sono piene di casi di suicidi avvenuti nella notte.

Per fortuna io, che sono sempre stata sola, ho avuto anche la fantasia d’inventarmi qualche diversivo, quando ancora gareggiavo ne approfittavo per fare gli allenamenti lunghi ed era una sensazione bellissima pedalare al centro della strada senza paura di venire travolta, erano tutti a pranzo.

Quando non pedalavo andavo a sciare, fondo o discesa non importava e lì, tra il candore della neve, gli auguri fioccavano da tutte le parti, sulla seggiovia, nel rifugio, alla fine di una diagonale prima della curva, in una pista in mezzo al bosco: Auguri!!! Buon Natale, Buon Natale anche a lei, tutte le voci rompevano il silenzio ovattato, mentre il freddo colorava i nasoni, tutti erano felici, tutti si volevano bene, un pò come succede nel web, ci si vuole tutti bene, siamo tutti belle persone poi, il giorno dopo non ci si vuole più bene e si è diventati di nuovo brutte persone, anche questa è la magia del Natale.

A volte, chi sapeva che ero sola, m’invitava a pranzo, invito che declinavo senza esitare proponendo una mia visita dopo, per un brindisi e per quattro chiacchiere informali.

Per me non c’era cosa più triste dell’invito a pranzo proprio quel giorno, oggi molte famiglie ospitano qualche persona sola, qualche anziano della casa di riposo, qualche senza tetto, qualche bambino dalla casa famiglia.

Ecco, in quel caso l’affetto ed il calore umano possono regalare ore liete a chi non ha nessuno e per chi l’alternativa non sarebbero certo una gita in bicicletta o una giornata sulla neve ma la compagnia di una bottiglia, di una sigaretta e ricordi,tanti ricordi.

Il Natale affina anche l’arte del riciclo e non soltanto il riciclo del cibo che, inevitabilmente (a noi) avanza, ma si riciclano i regali.

Pratica che io personalmente aborro, io amo i regali pensati ad personam, spesso reprimo l’espressione perplessa nel ritrovarmi in mano qualche regalo inadatto a me pensando che basta il pensiero, ma l’idea che mi venga regalato qualcosa di riciclato mi mette più tristezza del famoso invito a pranzo.

Però, aimeh, quest’anno anch’io sono costretta a riciclare, lo so che questo renderà felice i prescelti perchè avranno in dono 3 teglie (35×28) di torta caprese, 3 pani alla birra (1 l’ha mangiato ello), la cassa di cavolo nero l’ho già divisa con Solema.

Collage suonatore Villaco1-1

Collage suonatore Villaco-1

Vi auguro un sereno Natale, da soli o in compagnia ma che sia il Natale perfetto per ognuno di voi.

SORPRESA!!!

Ecco qui, arrivare la parte dolce del post, la parte golosa..una telefonata, l’invio delle foto, la ricetta detta a voce  ed ecco che Tiziana lascia alle lettrici del blog (e anche a me :-D ) questo semifreddo, semplice e d’effetto, ha scelto le formine monoporzione perchè avendo già il “mio” semifreddo ai marroni da affettare farà un piatto di assaggini golosi.

Ingredienti per 15 formine come da foto:

  • 500 g. di ricotta,
  • 2 dl di panna fresca da montare,
  • 100 g. di zucchero semolato (possibilmente quello finissimo),
  • 5 tuorli,
  • uvetta ammollata nel succo d’arancia (se voi  avete ospiti adulti va benissimo il rum),
  • pinoli,
  • la buccia di 1 arancia  e mezza (abbondate pure),
  • marmellata d’arancia per nappare.

Come fare:

setacciare bene la ricotta e lavorarla assieme alla scorza d’arancia, l’uvetta ed i pinoli.

Montare a bagno maria i tuorli con lo zucchero, far raffreddare, unire il composto di ricotta ed alla fine, delicatamente, la panna montata.

Rivestire le formine o, se preferite, uno stampo unico con la pellicola e riporre in freezer.

Prima del servizio riporre in frigorifero, se ci fosse difficoltà nello sformare immergere il fondo per qualche secondo in acqua bollente.

Sciogliere in un pentolino a fuoco bassissimo la marmellata e diluirla poi con il succo fresco o col rum se scegliete quello.

“Nappare” il piatto, appoggiare il semifreddo e…BUON NATALE e..GRAZIE TIZIANA!!

semifreddo ricottaTiziana-2

E con gli albumi che vi sono avanzati fate i biscottini di Nigella.


Torta integrale con zucchine, i loro fiori e ricotta: fior di zucchina si raccoglie alla mattina.

la terra è bassa, quante volte  sento questa frase dai contadini o, semplicemente, da chi ha un pezzetto di terra da coltivare, è faticoso ma la fatica, Lsi sa, non si sente quando c’è la passione..già, gira che ti rigira la passione è il motore che muove il mondo, che mantiene vivo lo spirito delle persone.

Ho provato raramente il senso di vuoto ed inutilità quando stavano scemando in me l’entusiasmo e la passione e ne ho un ricordo sgradevole, per questo m’invento sempre qualcosa, perchè ho bisogno di sapere che davanti a me c’è ancora qualcosa di nuovo da scoprire, e la natura mi regala ogni giorno emozioni nuove e mi permette di sentirmi una persona fortunata.

Per fare la torta che presento ho usato i fiori maschi che sono quelli che crescono alla base della foglia mentre i fiori femmina sono quelli attaccati alla zucchina, si possono comunque usare tutti 2 perchè sono entrambi commestibili.

Ingredienti per una teglia da 24 cm, la pasta:

  • 200 g. di farina integrale,
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 tuorlo d’uovo,
  • acqua tiepida q.b.

Prepariamo la pasta:

setacciare la farina con il sale e disporla a fontana sulla spianatoia.

Porre al centro il tuorlo d’uovo e romperlo, aggiungere l’olio e l’acqua.

Impastare ed eventualmente aggiungere acqua fino ad avere la consistenza giusta.

Avvolgere la pasta in un canovaccio e farla riposare nella parte meno fredda del frigorifero.

Ingredienti per il ripieno:

  • 250 g. di ricotta mista, pecora-mucca (potete usare quella che preferite),
  • 1 uovo (facoltativo),
  • 150 g di fiori di zucchina puliti dal gambo e pistilli,
  • 1 scalogno,
  • basilico o prezzemolo (ho usato il primo),
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • sale,
  • pepe (verde).
  • se vi piace potete mettere nel ripieno un’acciuga o due spezzettata.

Prepariamo il ripieno:

dopo aver lavato ed asciugato delicatamente i fiori, tagliarli grossolanamente lasciandone 5 interi.

Tritare lo scalogno e farlo appassire in un tegame, aggiungere i fiori sia tritati che interi e rosolarli per un minuto c.ca.

In una terrina amalgamare la ricotta col basilico o prezzemolo, l’uovo e le acciughe se le usate.

Completiamo la torta:

preriscaldare il forno a 180°C.

Stendere 2/3 della pasta in uno strato molto sottile e foderare una tortiera unta con olio e infarinata (omesso.

Fare uno strato con la ricotta, coprite con i fiori tritati e coprire con la pasta.

Infornare per 35 minuti, decorare con i fiori interi ebuon appetito.


La “Torta di nonna Aurora”……..

…………………no, non ho tirato fuori dal cilindro nessuna Nonna, quella l’ho prenotata (assieme ad un nonno) per la prossima vita, in lista ho messo anche una mamma ed un papà “normali”, un’infanzia “normale” però ho precisato che io voglio essere assolutamente uguale a come sono, perchè certamente con una buona base “la torta” non crolla e tutti possono ammirarla e complimentarsi (non ho scritto “gustarla” perchè “Google” non si sa mai cosa possa capire ;-) ).

Questa è la torta di nonna Aurora, la nonna di Tiziana, l’altro giorno mentre parlavamo ho sentito uno strano “rumore di fruste”, cosa stai facendo?

Faccio la torta di nonna Aurora, con la ricotta…..sai “ello” (il suo ;-) ) si è lamentato che non gli faccio mai un dolcetto ….(mannaggia..sapeste invece la verità :-D ) …mandami la ricetta..ma non te l’ho già mandata? None :-D

Così il giorno dopo, sempre via mail, mi sono arrivate foto e ricetta di questa torta che,  senza testare condivido con voi, Tiziana è una garanzia..fidatevi…n.b. l’orchidea è sua :-)

Torta di  nonna Aurora

Ingredienti per la pasta : 

  • 300 g. di farina 00,
  • 120 g.  di zucchero,
  • 200 gr. di burro,
  • 1 uovo  intero + 1 tuorlo,
  • 1/2 cucchiaino lievito,
  • buccia d’arancia o limone,
  • 1 pizzico sale,
  • vaniglia.

Per il ripieno : 

  • 350 g. di ricotta,
  • 2 cucchiai rasi  di zucchero,
  • 2 tuorli,
  • 1 manciata  di  pinoli,
  • 1 manciata uvetta,
  • zucchero  a  velo  per spolverizzare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

In una terrina amalgamare bene la ricotta con lo zucchero e le uova,aggiungere i pinoli e l’uvetta e tenere da parte.

Foderare uno stampo apribile da 24 cm. con carta forno inumidita, amalgamare bene e  velocemente gli ingredienti per la pasta ed inserirla sul fondo e bordi dello stampo, premendo un pochino  con i polpastrelli per formare delle piccole conche.

A questo punto aggiungere il ripieno di ricotta avendo cura di livellarlo e,  con una rotellina rifilare la pasta del bordo e ripiegarlo sopra la ricotta.

Infornare  per 30’.

Prima di servire la torta, spolverizzarla con lo zucchero a velo.

Ora voglio farvi vedere cosa fa Tiziana, 2 sabati fa sono stata all’inaugurazione della sua mostra di quadri “Donne con la pipa”……

Se volete vedere altre opere di Tiziana cliccate qui

Prossimamente Tiziana ed io  vi racconteremo la “storia” di alcuni soggetti dei quadri, io mi sono soffermata sui particolari  perchè ritengo che come “drappeggia” lei forse…..il Caravaggio? …dai…..non fate “booooooooooh” scherzavo….ma anche no :-D

E non ho ancora finito, non ho cucinato, ho scritto poco, praticamente ho brillato di luce riflessa devo fare almeno qualcosa..e vi racconterò della mia adorata Perla:

ieri l’ho portata a fare un prelievo di sangue per l’intervento di oggi (pulizia dentini ed estrazione :-( )

Io le sono stata vicina mentre il veterinario procedeva, beh, non un miagolio, non un sussulto, 2 siringhe riempite a stento (non aveva molta pressione), cosa vi devo dire? É digiuna da ieri sera, grida come un’aquilotto, mi fa tanta tenerezza…ah, nella lista per la prossima vita c’è anche un’isola dove accogliere animali abbandonati e “veterinari abbandonati” per vivere tutti assieme felici e contenti :-D ..ma “lei” questo non lo vuole sentire..sapete è un pò “gelosa” :-D


Omelette di ricotta con rabarbaro.

La mia passione per il rabarbaro anni fa ha rischiato di portarmi dritta dritta nelle carceri Germaniche :-D ..perchè?

Perchè nel lontano 1997 con ello siamo andati a Stoccarda dove lavorava lo “zio” (si quello che ora è in pensione e vive qui vicino).

Non sentii ragioni e mi misi già il giorno dopo alla ricerca del rabarbaro nei vari mercati…nulla, era la fine di agosto e di rabarbaro neanche l’ombra :-(

Mi accontentai di mangiare una splendida torta al rabarbaro a Baden Baden ed archiviai il desiderio….ma..ma lo zio volle portarci a visitare il  castello di Ludwigsburg, ne rimasi affascinata (a parte il kitschissimo  gusto di simulare il canto degli uccelli del parco con degli altoparlanti :-( ) e vagando per i giardini arrivai nell’orto/giardino privato del “probabile” custode e..sorpresa, splendide piante di rabarbaro facevano orgogliosamente mostra di se, sfidandomi a raccoglierne le coste rosse e carnose.

Ello..guarda!!!!

Non vorrai mica raccoglierlo, qui ti rinchiudono :-)

Ma dai, non mi vede nessuno, tu coprimi….

No, andiamo via, non fare sciocchezze.

E così la “saggezza” di ello ebbe la meglio ed io me ne tornai in Italia con la voglia di rabarbaro e la decisione di piantarmelo da me..e così feci, anzi, lo seminai nell’orto (quello che ora è dello zio) e lo raccolsi anche ma, aimeh, non possedevo ancor il pc e mai avrei immaginato che avrei aperto questo blog, sennò col cavolo che non l’avrei fotografato ;-) .

Questo è quello che ho ora in terrazza, mi sembra anche stia fiorendo, voi ne capite qualcosa?

Rimango oltre  confine e “rubo” questa ricetta all’Hotel Sacher certa che non mi denunceranno per plagio avendola scritta nel libro: “Sacher il ricettario”.

Non è la prima ricetta che “copio” dal libro, quelle che ho eseguito fin’ora hanno dato ottimi risultati.

Ma è arrivato il momento di condividere la ricetta, non spaventatevi, è noto che le ricette dolci del Sacher Hotel non sono proprio leggerine ma qualche volta si può fare un’eccezione :-)

Ingredienti per 4 omelette:

  • 300 g. di ricotta vaccina,
  • 3 cucchiai di panna acida,
  • 1 cucchiaio di farina setacciata,
  • 1 cucchiaio di maizena,
  • succo e scorza di 1 limone,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 uovo intero,
  • 5 albumi,
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo,
  • 4 cucchiai di zucchero semolato,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato,
  • zucchero a velo per spolverizzare.

Per la salsa al rabarbaro:

  • 6 gambi di rabarbaro (rosso e sottile scrive i libro ma usate quello che avete a disposizione),
  • 250 g. di lamponi,
  • 4 cucchiai di zucchero,
  • 250 ml di succo d’arancia fresco,
  • 1 bacello di vaniglia,
  • 2 fettine di zenzero,
  • maizena quanto basta.

Come fare la salsa al rabarbaro:

pelarlo (conservando le bucce) e tagliarlo trasversalmente in pezzi da 2 cm., far bollire il succo d’arancia con lo zucchero, lo zenzero, la vaniglia e le bucce del rabarbaro, filtrare il tutto, unite i lamponi ed il rabarbaro e riportare a bollore.

Stemperare la maizena in poca acqua, versarla sulla frutta, far addensare e conservare in frigorifero.

Come fare le omelette:

mescolare la ricotta con la panna acida, lo zucchero a velo, il succo e la scorza di limone, i tuorli, l’uovo intero ed il sale.

Incorporare la farina e la fecola, montare a neve semiferma gli albumi e lo zucchero ed unire al composto.

In una padella scaldare un pò di burro e versare 1/4 dell’impasto e farlo gonfiare.

Terminare la cottura in forno (160°C.) per c.ca 10 minuti, rovesciarle nel piatto ripiegandole a metà, spolverizzarle con lo zucchero a velo e servire con la salsa al rabarbaro.


Danubio Salato: variazione di ripieni.

Sì, ora o mai più perchè il Danubio era inserito in quella lista di ricette da guardare e non toccare, era in buona compagnia con l’Angelica ed il Kranz dal quale mi tengo alla larga per l’irreperibilità del malto secco (la ricetta che farei lo richiede).

Ho seguito la ricetta che trovate nel blog di Tery.

Ho scelto di farla con la MDP per questioni di tempo, ma ho seguito alla lettera le indicazioni attenendomi alle esigenze della MDP di inserire prima i liquidi.

La regola è ferrea, l’impasto dev’essere quello, la fantasia si può sbizzarrire nella forma, nei colori, nei ripieni.

La mia idea originale era quella di creare un’ onda con più curve di quella che poi ho fatto .

Ho giocato un pò sui ripieni con i quali sono stata un pò avara ma non avendo esperienza temevo che potessero fuoriuscire.

Ingredienti per 31 e 1/2 palline da 30 g. esatti (il numero che ho ricavato io dall’impasto):

  • 500 g. di farina (300 g. manitoba, 200 g. farina 00),
  • 150 g. di latte (anche 160, 170, regolatevi in base all’assorbimento della farina),
  • 3 tuorli ed 1 uovo intero,
  • 1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr),
  • 10 g. di lievito di birra,
  • 40 g. di zucchero,
  • 1 cucchiaino di miele,
  • 80 g. di strutto,
  • 20 g. di burro.

Come fare con la MDP (Macchina Del Pane):

sciogliere il lievito nel latte tiepido assieme al cucchiaino di miele e versare il composto nella MDP (programma impasto),

aggiungere le uova meno 1 tuorlo (ho rotto i tuorli affinchè non lasciassero puntini gialli), lo zucchero, le farine mescolate e setacciate.

Quando i liquidi saranno assorbiti ed amalgamati aggiungere il tuorlo rimasto con il sale ed  amalgamare completamente l’impasto.

Unire lo strutto ed il burro in 3 tempi facendo assorbire ogni volta completamente i grassi.

Io ho delegato tutto alla MDP ed ho toccato l’impasto, peraltro elastico e soffice come pochi (mi ha ricordato il panettone e la colomba), soltanto per fare la prova “trasparenza” indispensabile per verificare la sua perfetta incordatura.

Formare una palla e mettere a lievitare fino al raddoppio (ho coperto a campana con una grande ciotola).

Trascorso il tempo necessario (circa 2 ore), sgonfiare l’impasto e formare un salsicciotto.

Da questo ricavare tanti pezzetti da circa 30 grammi l’uno (31 e 1/2 i miei, il mezzo per l’assaggio) e schiacciarli con le mani per ottenere dei dischi  ponendo al centro il ripieno, nel mio caso:

zucca, gorgonzola, nociricotta, capperi, filetto d’acciugapeperoni arrostiti, patate, tonno al naturale, origano – prosciutto cotto, crescenzatonno al naturale, pomodori secchi, origano.

Chiudere i dischi sigillandoli sul fondo in modo da formare un paninetto.

Nel sigillare, cercare di stendere la superficie della pasta in modo da non formare grinze e avere un effetto liscio.

Danubio salato n

Per avere un effetto onda  appoggiare le palline su una grande teglia di alluminio e modellare l’alluminio ricavato da un’altra teglia formando degli argini di contenimento.

Far lievitare fino al raddoppio in forno tiepido.

Spennellare con il latte e cospargere con semi di papavero e sesamo.

Infornare  a 220°C. per 10-15 minuti.

È deciso: data la non particolare difficoltà d’esecuzione, il Danubio è stato da me nominato: Pane dell’anno.

E questo è l’interno, qui con tonno e pomodori secchi…

Vista anche la sua versatilità mi divertirò nelle forme e nei ripieni, ieri sera ho visto quello di Stella: il Danubio tricolore, geniale.


Torta ricotta e pere

Di questa torta tanto buona quanto famosa ho scelto questa perchè omette farina e burro nei dischi meringati, usa le pere sciroppate, insomma la sveltisce un pò, quindi grazie Tartetatin.it


Ingredienti per la meringa alle nocciole:

  • 120 g. di albumi (circa 3 uova medie o 4 piccole),
  • 120 g. di nocciole  tritate,
  • 120 g. di zucchero a velo (ottenuto macinando lo zucchero nel macinino del caffè, così è di sicuro senza glutine).

Ingredienti per la crema:

  • 300 g. di ricotta di pecora freschissima,
  • 75 g. di zucchero semolato,
  • 40 g. di albumi (circa 1 medio o 2 piccoli),
  • 250 g. di pere sciroppate,
  • 300 g. di panna,
  • 20 g. di zucchero a velo*come sopra*,
  • 6 g. di colla di pesce (3 fogli) (per i celiaci quella da prontuario oppure l’agar agar).

Prepariamo la meringa:

montare gli albumi con un pizzico di sale e lo zucchero a velo fino a ottenere un composto molto compatto, una volta pronto aggiungere delicatamente le nocciole tritate.

Con una matita disegnare su un foglio di carta da forno due cerchi seguendo il contorno della base di una tortiera a cerniera da 24 centimetri.

Infarinare e imburrare i cerchi, disporre metà del composto in uno dei due livellandolo bene e ripetere per il secondo cerchio.

Appoggiare la carta su una placca da forno e cuocere a 140 °C (statico) per un’ora.

Se sulla stessa placca non c’è spazio per entrambe le meringhe  si possono cuocere contemporaneamente su due ripiani diversi del forno o cuocerle in tempi diversi.

Una volta pronti togliere i dischi dal forno e staccare la carta immediatamente,  controllare che i dischi entrino nella tortiera e se non è così tagliare la parte in eccesso quando la meringa è ancora calda e facile da maneggiare.

Prepariamo la crema:

sciogliere completamente lo zucchero semolato con 30 g di acqua, montare gli albumi a neve ben ferma versando nel frattempo lo sciroppo a filo.

Setacciare  e lavorare la ricotta  rendendola cremosa, aggiungere gli albumi montati, le pere tagliate a piccoli cubetti, la colla di pesce (precedentemente ammollata in acqua fredda e sciolta in un pentolino) ed infine la panna montata assieme allo zucchero a velo.

Componiamo la torta:

mettere uno dei due dischi sul fondo di una tortiera a cerniera da 24 centimetri, coprire con la crema e finire con l’ultimo disco.

Lasciare in frigorifero  per 2 ore, spolverizzare con lo zucchero a velo.

Io ho ricoperto i bordi con la granella di nocciole e decorato con  chicchi di melagrana.

Variante con petali di cioccolato al latte con nocciole.


Soufflè di ricotta di kefir nella mela avvolta in mantello croccante di Ernst Knam.

Sono contraria ai titoli troppo lunghi ma questa volta proprio non sapevo come introdurre questo dessert.

Avvicinarmi per la prima volta ad una nuova ricetta, soprattutto se dolce mi spaventa non poco, il flop è sempre in agguato e, mentre per le ricette salate la fantasia e la fortuna riescono a riparare, per il dolce no, non c’è scampo.

Se questa nuova ricetta poi è un soufflè di formaggio di capra nella mela diventa una bella sfida.

Mai fatto un soufflè, attendevo un afflosciamento immediato, invece la cupoletta è rimasta bella sostenuta ed ho potuto offrirlo a ello con orgoglio e soddisfazione.

È d’obbligo citare la fonte (magari fossi così brava ;-) ) pag. 100 del libro L’ arte del dolce di Ernst Knam, libro comperato a Mestre in una bancarella dell’usato.

Io trascrivo le dosi del libro per 8 mele, io ne ho fatte 2 con i relativi calcoli e lascio a voi la scelta di quante prepararne.

A cose fatte mi rendo sempre conto di cosa avrei dovuto fare invece: non avrei dovuto togliere prima il torsolo ma tagliare la mela in modo da fare una base larga e poi scavarla, non sarebbe cambiato nulla nel sapore ma la mela sarebbe stata meno sbilenca.

Ingredienti per 8 persone:

  • 8 mele Golden,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 3 uova,
  • 20 g. zucchero a velo,
  • 220 g. di formaggio fresco di capra (ricotta di kefir setacciata e leggermente salata),
  • 30 g. di maizena,
  • 100 ml di panna liquida (panna di soia),
  • 60 ml di latte (latte di soia),
  • 1/2 stecca di vaniglia (vaniglia bourbon in polvere),
  • 1/2 limone,
  • 30 g. di zucchero semolato,
  • 150 g. di miele di castagno (miele di grano saraceno),
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per la massa Tulipè (il mantello croccante):

  • 50 ml di latte (latte di soia),
  • 50 g. di farina 00,
  • 50 g. di zucchero semolato.

Qualche parola per la massa tulipè:

il nome della massa tulipè si ispira al tulipano in fiore.

Originariamente questo wafer veniva infatti modellato, ancora caldo e morbido nella coppa di un bicchiere, in modo da assumere la forma “a tazza” di un tulipano aperto.

Preparazione:

accendere il forno a 200° C.

Iniziare preparando la massa tulipè, mescolando bene in una ciotola ampia i 3 ingredienti.

Sbucciare le mele, tagliare la base per renderle stabili e svuotarle con uno scavino lasciando un bordo di 1/2 cm.

Rotolarle  nella massa tulipè,  avvolgerle con le lamelle di mandorle e disporle in una pirofila.

Preparare il ripieno separando i tuorli dagli albumi, montare i tuorli con lo zucchero a velo, incorporare il formaggio di capra (o la ricotta come ho fatto io), la maizena, la panna, il latte, la vaniglia e la scorza grattugiata del limone, io ho salato la ricotta altrimenti va aggiunto un pizzico di sale.

Mescolare bene ed unire delicatamente gli albumi montati a neve, riempire le mele ed infornare per 20 minuti.

A piacere irrorarli col miele, servirli caldi (anche freddi sono buonissimi).


Budino di castagne: è domenica, 4 chiacchere e 1 budino,accantoalcamino.

Prima di offrirvi il budino di castagne vi racconto un’ episodio al quale ho assistito per la prima volta l’altra sera e che ora si ripete regolarmente: ello ha accarezzato Perla, oppure (credo sia così) Perla si è fatta accarezzare da ello.

La scena solitamente era: ello entrava in casa, Perla si dileguava, ello si siedeva sul divano, Perla si alzava e se ne andava.

L’altra sera scendo all’improvviso e li scopro: lei con la testolina appoggiata languidamente sulla gamba di ello che, continuando a fare zapping  l’accarezzava delicatamente.

Ora si diverte a spettinarla, come dice lui, così Perla dopo il trattamento per qualche minuto gira per casa come Woodstock l’amico pennuto di Snoopy.

Foto presa dal web

Lui non ama i gatti mi disse una sua conoscente anni fa ma, dal momento che ello è uomo di poche esternazioni d’affetto credo che questa volta sia nato un nuovo amore e, come dico sempre io: che l’ammmmmooooore trionfi e riscaldi i nostri cuori. THE END.

Budino di castagne.

Cosa occorre per uno stampo ad anello da 1 litro: (tra parentesi le mie varianti)

  • 450 g di castagne fresche (marroni),
  • 1 pizzico di sale,
  • 100 g di zucchero (50 g fruttosio),
  • 50 g di burro (burro di soia),
  • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia,
  • 3 uova (tuorli ed albumi separati),
  • 80 g di gocce di cioccolato o cioccolato fondente grattugiato,
  • ricotta (ho usato quella di kefir di mia produzione),
  • miele di grano saraceno (o di castagno),
  • zucchero a velo rosa (facoltativo),
  • pazienza per sbucciare le castagne :-D

Come fare:

dopo aver lavato le castagne inciderle con un coltellino affilato, mettterle in una pentola ricoperte d’acquae portarla ad ebbolizione,  cuocerle per 3 minuti, scolarle, sbucciarle e liberarle della pellicina  :-(

Rimetteterle in una padella coperte di acqua leggermente salata e portarle a cottura (c.ca 20 minuti), scolarle e passarle allo schiacciapatate.

Preriscaldare il forno a 190° C.

Trasferire la purea in una casseruola ed aggiungere lo zucchero (fruttosio), il burro (di soia) e l’essenza di vaniglia e riscaldare il composto mescolando a fuoco basso per far sciogliere lo zucchero ed amalgamare bene gli ingredienti.

Togliere dal fuoco e far raffreddare per qualche minuto, incorporare, uno alla volta i tuorli ed alla fine il cioccolato.

Montare gli albumi a neve ferma,  incorporarli delicatamente al composto e disporlo nello stampo, batterlo leggermente sul tavolo per eliminare eventuali bolle (il mio stampo è in silicone ed è molto largo e questa operazione non ha facilitato questo passaggio, noterete infatti “vuoti” nel budino).

Mettere lo stampo in una teglia che lo contenga comodamente e riempire d’acqua a coprire per 2/3 lo stampo.

Cuocere per c.ca 1 ora e 1/4, vale la prova stecchino.

Sformare dopo il raffreddmento, io l’ho spolverizzato con zucchero a velo rosa (che ho ottenuto mettendo nel macinino da caffè lo zucchero con un nulla di colore rosso in gel per dolci) ed accompagnato con la  ricotta di kefir e del miele di grano saraceno (regalo di Oxana) che ho fatto sciogliere sul fuoco.

Trovo che la ricotta accompagni bene questo budino, la uso anche per il castagnaccio, provate.

Buona domenica a tutte/i.


Blanca e i suoi pupazzi di neve, dolci e salati.

C’è una cosa che, agli occhi dei  bambini, rende perfetto il Natale, è la neve.

La neve  avvolge tutto come una lieve e candida coltre silenziosa che  soltanto le loro grida di entusiasmo riescono a sollevare.

Chi non ricorda le battaglie a “palle di neve” o i pupazzi fatti in giardino o in mezzo ad un prato?

Tutti a correre dalla mamma a chiedere  carote, carboncini, bottoni, sciarpe, cappelli e tutto ciò che serviva a “vestirlo”.

Bisognava premerla bene la neve per far durare il pupazzo più a lungo possibile e, quando attorno l’erba era già spuntata “lui” resisteva ancora.

Ed è ricordando la neve, il suo pupazzo e la sua gioia che oggi Blanca farà assieme a voi dei pupazzi speciali da guardare e soprattutto da mangiare tutto l’anno.

Per i pupazzi dolci:

  • 250  g. di ricotta,
  • 60 g. farina di cocco,
  • 100 g. d cioccolato bianco,
  • M&Ms,
  • pinoli,
  • caramelle gelatinose,
  • riccioli di cioccolato.

Prepariamo i pupazzi dolci:

sciogliere il cioccolato bianco nel microonde ed aggiungerlo alla ricotta, unire anche la farina di cocco , amalgamare bene il tutto e riporre  in frigo per circa mezz’ora.

Con il composto formare una pallina di circa 5 cm. di diametro…..sovrapporre quindi a questa un’altra pallina più piccola.

Fare gli occhi con due riccioli di cioccolato, il naso con un pinolo, la bocca con un pezzetto di caramella, i bottoni del vestito con altri riccioli di cioccolato, il cappello con un’altra caramella e infine le scarpe con due M&Ms.

Posizionare i pupazzi sul piatto di portata cosparso di farina di cocco.

Fatto!!

Per i pupazzi salati:

  • 150 g. ricotta,
  • 150 g. di formaggio “Kaori” o equivalente,
  • 120 g. di mandorle pelate e tritate finemente,
  • mais,
  • piselli,
  • carote,
  • pinoli,
  • 2 limoni,
  • sale.

Prepariamo i pupazzi salati:

amalgamare bene la ricotta ed il formaggio Kaori con un  pizzico di sale e le mandorle tritate (conservarne 2 cucchiai), riporre in frigo per mezz’ora circa.

Formare ora una pallina di circa 5 cm. di diametro, sovrapporre un’altra pallina più piccola e quindi fare gli occhi con due piselli, il naso con un pinolo, la bocca con metà rotellina di carota, i bottoni del vestito con il mais, il cappello con la parte finale della buccia di limone e infine le scarpe con due mandorle.

Spargere un po’ di mandorle tritate sul piatto, prima di posizionare i pupazzi.

Ed ora qualche fase della preparazione:

Blanca  vuole augurare  a tutti i bambini del mondo  un sereno Natale.

Partecipiamo all’ iniziativa della  Cometa Pasticciona.


Il benvenuto di Heidy per Blanca…

Voi che spesso vi fermate qui “accanto al camino” conoscete già  Tiziana e Blanca.

Sono nonna e nipote….ma non vivono vicine.

Beh, oggi Blanca arriva e Tiziana, lo so già, è agitatissima…mi sembra di vedere quella luce nei suoi occhi.

Blanca è una fan sfegatata di Heidy…..saputo questo, come se avessimo un filo che ci lega maria61m ed io abbiamo avuto la stessa idea:

fare una torta dedicata a Blanca con Heidy :-)

Certo, ho pensato, mi sono messa in un bel guaio, vista l’esperienza dei messicani col sole a picco che scioglieva i mantelli di marzapane, cosa succederà con la torta di Heidy ? :-(

Un breve giro di telefonate con lei ed il mio destino era segnato…….

Non avendo più scampo..ho seguito come una diligente scolaretta “tutte” e dico “tutte” le sue indicazioni arrivate puntualmente via mail:-)

Occorrente per una torta di benvenuto a Blanca:

  • la solita dose di incoscenza e la solita dose di coraggio,
  • una confezione di pan di Spagna già tagliato in tre parti (se sapete farlo fatelo voi),
  • un vaso di amarene sciroppate (io ho usato  quelle in composta senza zucchero),

Ingredienti frolla da utilizzare per i personaggi:

  • 350 g farina 00,
  • 150 g burro,
  • 100 g zucchero a velo,
  • 1 uovo,
  • 1 bustina di vanillina (vaniglia bourbon 1punta di cucchiaino,
  • 1-2 cucchiai di acqua se necessaria x impastare (non usata).

Come fare:

mescolare la farina, lo zucchero a velo e la vaniglia e formare la fontana sulla tavola,

aggiungere al centro il burro e l’uovo leggermente sbattuto.

Impastare e riporre in frigorifero minimo 1/2 ora.

Preriscaldate il forno a 180° C.

Trascorso questo tempo e, dopo aver riprodotto su carta le figure scelte per la torta, stendete la frolla ad un altezza di 8 mm. c.ca.

Appoggiate sulla sfoglia le sagome e ritagliatele con una lama tagliente (ho usato un bisturi).

infilate sul fondo degli stuzzicadenti che vi permetteranno di mettere in “piedi” le vostre sagome.

Infornate per c.ca 15/20 minuti.

Per la farcia:

  • 4oo g. ricotta mista,
  • 200 g. panna fresca,
  • 120 g. zucchero,
  • 2 fogli colla di pesce.

Prepariamo la farcia:

montare ricotta e zucchero, aggiungere la colla di pesce ammollata in acqua fredda, strizzata e sciolta su fuoco dolce con due cucchiai di latte ed infine la panna montata, mescolando delicatamente.

Componiamo la torta:

separare gli strati di pan di Spagna (campione del mondo di calcio :-) ),

prepararli già sul piatto di portata e far posto in frigorifero (passaggio INDISPENSABILE :-) ),

bagnare gli strati di pan di Spagna con lo sciroppo delle amarene diluito con acqua (se usae quello zuccherato), farcirli con la crema, adagiare uno strato di amarene, coprire, farcire un’altra volta con amarene comprese e chiudere.

Stringere la torta con un cerchio richiudibile (quello usato per i cheesecake per intenderci) e riporre in frigorifero.

Trascorse due ore c.ca, prepariamo la crema al burro per glassare la nostra torta e prepararla ad accogliere i nostri personaggi illustri :-)

Seguiamo le indicazioni di Maria per una riuscita perfetta…..:

*Importante per le proporzioni: perche’ la crema riesca bisogna rispettare le proporzioni di 2-4-8, ovvero se 2 e’ il peso degli albumi, va usato il doppio del loro peso di zucchero semolato ed il quadruplo del loro peso di burro.*

Ingredienti (pesati secondo la spiegazione ):

54 g di albumi (circa 2),
108 g di zucchero semolato,
216 g di burro ammorbidito ma non sciolto,
un pizzico di sale,
vanillina (vaniglia bourbon).

Facciamo l’ultimo sforzo..la glassa, la prima parte del lavoro va fatta a bagnomaria:

versare gli albumi con il sale in una ciotola e montarli con una frusta.

Appena gli albumi sono spumosi aggiungere, sempre sul fornello, lo zucchero e continuare a montare per almeno 5 minuti, finche’ la meringa sara’ lucida e lo zucchero completamente sciolto.

Togliere la ciotola dal bagnomaria, aggiungere poca vanillina e continuare a montare finche’ la meringa non si e’ raffreddata.

Aggiungere il burro con la frusta in funzione, un pezzetto alla volta, finche’ la crema sara’ ben montata e spumosa.

A questo punto la crema è pronta all’uso e puo’ anche essere colorata.

Il giudizio dell’ “assaggiatore”: buonissima..ed ha mangiato 4 (quattro) fette……personaggi a parte è una torta da fare anche usando altra frutta….ancora grazie a Maria che mi ha fatto scoprire questa crema/ricotta :-)

Con questa torta partecipo all’iniziativa di Albertone


Fiori di zucchina ripieni, impastellati e cotti al forno.

Il mio primo amore è stato la natura, i suoi colori, i suoi frutti, nei miei post si evince l’amore che nutro per lei, la natura non delude, non ferisce, non tradisce, la natura si da e basta, in cambio chiede solo rispetto ma questa è un’altra storia.

La storia di oggi parla di Milva, la mia  verduriera di fiducia.

Dopo una primavera fredda ed avara per chi coltiva la terra finalmente le prime zucchine, sono capitata lì per caso, per un saluto e me ne sono andata con una cassettina piena di meravigliose, piccole, lucenti zucchine.

Milva è una donna tonica, chi la vede in altra sede può pensare che sia assidua frequentatrice di palestre, invece è assidua frequentatrice di campi, di campi infiniti che, dite, udite, coltiva da sola.

Il marito fa un altro lavoro e l’aiuta nei momenti liberi, i figli studiano all’università e lei, estate, inverno è sempre lì, sorridente, non sembra mai stanca, in più ha conigli, galline con le quali convivono dei fagiani (che moriranno di vecchiaia) in stagione i maiali (che non morirano di vecchiaia), in più due adorabili pastori tedeschi che mi conoscono, non abbaiano più e mi lasciano scorazzare per il cortile, sarà perchè porto loro i vuess (ossi) ?

In attesa che Milva vada a raccogliere altre verdure io vi do la ricettina della cena di ieri:

Fiori di zucca ripieni al forno.

Per 10 fiori:

  • ricotta di pecora,
  • parmigiano grattugiato,
  • 3 zucchine cotte al vapore e schiacciate,
  • 1 scatoletta di tonno al naturale,
  • timo,
  • 1 tuorlo
  • sale affumicato (facoltativo).

Per la pastella:

  • farina di riso,
  • birra ghiacciata,
  • sale,
  • 1 albume montato a neve.

Come fare:

preparare una pastella semi-densa con gli ingredienti, aggiungendo all’ultimo l’albume a neve.

Preriscaldare il forno (ventilato) a 180°C

Aprire i fiori e togliere il pistillo.

In una terrina mescolare gli ingredienti per il ripieno.

Riempire i fiori,

chiuderli, immergerli nella pastella e sistemarli in una teglia coperta con carta forno.

Cuocerli per 20/25 minuti fino a dorarli leggermente.

Ecco l’interno, se vi piace potete metterci la famosa “acciuga”! Smack!


Pasticcio di crespelle con farina di grano arso, zucca, noci..ed autunno sia!!!

Mi sento come quelle “vecchie babbione” che, non avendo nulla da dire, parlano del “tempo” …..

Bella giornata oggi…si però se venisse un po’ di pioggia, non se ne può più di questo caldo….

Basta con ‘sta pioggia…..venisse un po’ di caldo……ed avanti così…..

Diciamo che da questa “parentesi” autunnale…perchè “parentesi” è vero (?)  ;-) ho colto l’occasione per concedermi un “ritorno di fiamma” per la zucca, complice una mail di Tiziana che, conoscendo la mia passione per questo ortaggio mi ha rivelato una sua ricetta.

Per dirla tutta me ne ha rivelata più di una e sono tutte in lista d’attesa :-) .

Io vi do la sua versione, tra parentesi le mie modifiche.

Per 12 crespelle:

  • 120 g di farina ( 80 g di grano arso e 40 farina 00),
  • 3 uova,
  • 250 acqua minerale frizzante,
  • 1 pizzico di sale.
  • Per il ripieno:
  • 300 g. di zucca cotta in forno con la buccia nella stagnola,
  • 100 g di ricotta cremosa (di pecora setacciata),
  • 150 g di noci tritate,
  • io ho aggiunto dello zenzero grattugiato che, con la zucca, ci sta proprio bene!

Come si fa:

dopo aver preparato l’impasto unendo gli ingredienti cuocere le crespelle,

riempirle e piegarle a fazzoletto, disporle in una pirofila imburrata, coprirle

con una leggera besciamella e ricotta affumicata

passarle in forno solo per gratinarle.

Io ho optato per un pasticcio, ho messo sul fondo della pirofila poca besciamella di soia,

ho formato gli stati con  le crespelle aperte, il ripieno, crespella, besciamella di soia ecc.

Ho terminato con ritagli di crespella alternati a besciamella,

un’ultima spolveratina di parmigiano e via in forno!!

Non ho aggiunto la ricotta affumicata perchè la farina di grano arso ha già un sentore di fumo.

Grazie Tiziana, ora ho pronti gli asparagi!!

Buon fine settimana!!


Raviolo con farina di grano arso ripieno di zucca e piccola storia d’amore

Sono ancora sotto l’effetto-Simili ed avendo visto ancora ricette con la zucca ho rispolverato questo raviolo.

E’ fatto con la farina di grano arso, una farina che racconta una storia di fatica  e povertà, di tempi in cui anche i chicchi di grano bruciati avevano un valore.

Oggi è un prodotto di nicchia, proprio come tanti altri prodotti che hanno origine  dalla capacità dell’uomo di far di necessità virtù.

Questa farina mi è molto cara, me l’ha spedita dalla Puglia una conoscente ma la potete trovare in vendita in rete.

Mi piace il suo sapore un po’ amaro ed affumicato, mi piace giocare con il ripieno che dev’essere capace di completarlo regalandogli un po’ di dolcezza.

Ho letto in un blog  (non ricordo quale) che usata in purezza può essere tossica, ma non si presta ad essere consumata in grandi quantità, quindi niente allarmismi.

Ho scelto la zucca, ma potrebbe essere la carota, oppure il topinambour, ma trovo elegante questo effetto cromatico nero-arancione.

Per fare la pasta:

  • acqua e farina.

Per il ripieno:

  • polpa di zucca tagliata a cubetti cotta a vapore lasciandola croccante,
  • polvere di zenzero o zenzero fresco grattugiato,
  • sale.

Per il condimento:

  • ricotta vaccina o di pecora,
  • purea di zucca q.b. a colorare la fonduta,
  • latte q.b.
  • sale.

Per fare la pasta procedete come al solito, trovo l’impasto molto piacevole da lavorare.

Stendete la sfoglia, appoggiate il ripieno, richiudete con l’altra sfoglia e date la forma che preferite.

Cuocete per qualche minuto in abbondante acqua salata.

Scolate e condite con la fonduta ottenuta setacciando la ricotta e la purea di zucca, amalgamate il composto con il latte e fate cuocere fino alla densidà desiderata.

Una sfurfugliata di pepe per decorare il piatto et voilà, les jeux sont fait.

Ed ora una storia d’amore:

video con fotocamera digitale, la qualità non è alta ma c’è tanto, ma tanto sentimento.

Il pavone che corteggia la sua amata che continua a sbeccottare,  viene circuito dalla faraona che vorrebbe le sue attenzioni, tutto accade nell’indifferenza dell’altro pavoncello che aspetta  di compiere i 2 anni per veder, finalmente, crescere la sua splendida coda e diventare, quindi, il suo rivale.

Purtroppo devo fare una triste postilla a questo post:

il padrone di questo (e altri pavoni) ci ha lasciato in ottobre, loro sono stati comperati da un signore che li terrà bene (spero) le faraone saranno già finite in pentola, purtroppo è il loro destino)

Sarà una primavera diversa dalle altre, purtroppo.


Gnocchi di ortiche, ricotta e cus cus di kamut

Se questo fine settimana andate a fare la gita fuori porta portatevi un paio di guantini….per raccogliere le cime di ortica.

A casa le lavate e le scottate in acqua bollente salata per 2 minuti, le scolate e le fate raffreddare.

Io solitamente  faccio ad occhio, ma questa volta ho pesato:

  • 60 g di ortiche cotte,
  • 60 di ricotta (quella che vi piace e che potete mangiare), comunque pari peso,
  • l’albume di un uovo piccolo,
  • 2 cucchiai di parmigiano,
  • 1 cucchiaio di cus cus di kamut al posto del pangrattato,
  • peperoncino in polvere q.b. o pepe,
  • sale.

Per il condimento ai semi di zucca:

  • semi di zucca tritati e tostati,
  • olio di semi di zucca (Naturasì) o e.v.o.,
  • parmigiano,
  • aglio se vi piace (non l’ho usato)

Come si fa:

mescolare tutti gli ingredienti, far riposare affinchè il cus cus assorba il liquido dell’impasto, con le mani bagnate formare delle palline grandi come una noce e cuocerle in acqua bollente salata, quando vengono a galla lasciarle  ancora qualche minuto per “gonfiare” ulteriormente il cus cus.

Condire con il “pesto” ai semi di zucca.

Si possono fare con gli spinaci o erbette ecc., mettere l’uovo intero, condirli con un ragù  e quant’altro, usare il pane grattugiato.

Qualche informazione utile sull’ortica:

Lortica (Urtica Dioica) è una pianta diffusa ovunque ma conosciuta da molti solo per le proprietà urticanti delle foglie, quindi pochi ci si avvicinano e ne conoscono l’ottimo utilizzo in cucina ed in campo erboristico.

L’ortica contiene vitamina A, C, K, è ricchissima di sali minerali quali ferro, fosforo, magnesio, calcio, è abbondante di clorofilla ed ha proprietà depurative, diuretiche, emostatiche, cicatrizzanti, antianemiche, antireumatiche, antiglicemiche.

L’infuso di ortiche è un ottimo depurativo soprattutto in primavera, stagione in cui è bene pulire l’organismo da scorie e tossine accumulate durante l’inverno.

Possiamo utilizzare l’ortica per rinforzare i capelli e prevenirne la caduta, soprattutto in primavera ed autunno.

Si può preparare una tintura rinforzante all’ortica lasciando macerare 10 gr di foglie in 80 ml di alcol etilico a 70° (quello usato anche per liquori) e 20 ml di acqua, per una settimana in un flacone ben chiuso, dopodichè filtrare ed usarla a gocce per fare frizioni e massaggi sul cuoio capelluto, 2/3 volte a settimana per almeno 2 settimane.


Cheese cake fondente all’arancia.

Questa pioggia incessante, le temperature invernali, la neve presente  sulle montagne

dove solitamente cammino in estate (la più alta segnata dalla freccia ha 1709 m!)

mi scombussolano un po’, mi riesce difficile immaginare colombe felici che volano in cielo a portare pace e serenità, me ne accorgo dal comportamento della cavalletta che per il secondo anno sverna sulla mia terrazza e, pur avendo mangiato quasi tutte le mie primule non accenna ad andarsene, se ne sta nascosta dietro al vaso, le manca una zampa ( incidente domestico)

Comunque dentro di me la primavera è arrivata e la festeggio con questo cheese cake.

Ingredienti:

  • 300 g di ricotta,
  • 300 g di yogurt greco
  • 3 uova,
  • 150 g di cioccolato fondente,
  • 40 g di cacao amaro,
  • 100 g di zucchero,
  • 200 g di biscotti digestive al cioccolato,
  • 80 g di burro salato,
  • 1 arancia non trattata.

Come si fa:

sciogliere il burro a bagnomaria, mescolarlo ai biscotti tritati, distribuire il composto sul fondo e sui lati di una tortiera di 22 cm rivestito con cartaforno, schiacciarlo con un cucchiaio e farlo riposare i frigorifero per 1/2 ora.

Tritare il ciocolato escoglierlo a bagnomaria, separare i tuorli dagli albumi, mescolare i primi con lo zucchero ed i secodi con u pizzico di sale.

Mescolare la ricotta setacciata, lo yogurt,  il composto di tuorli, il cioccolato fuso, il cacao, la scorza grattugiata dell’arancia e gli albumi.

versare il composto nello stampo e cuocere a 160°C per 50 miuti.

Sfornarlo, farlo intiepidire e raffreddarlo per almeno 2 ore in frigorifero.

Decorare a piacere.


Sformatini dolci di Radicchio di Treviso con salsa di Zucca

Questo sformatino unisce due prodotti che amo particolarmente e che in cucina danno sempre grandi soddisfazioni.

Leggendo gli ingredienti si può pensare ad un “riciclo”, c’è un po’ di tante cose che solitamente tutti hanno a casa.

Ne è uscito un dolcino delizioso che ho accompagnato con una leggerissima salsa di zucca che ha colorato di sole il piatto.

Cosa occorre:

  • 10 foglie di radicchio rosso tardivo,
  • la mollica di 3 panini o pan carrè,
  • 1 bicchiere di latte,
  • 1 uovo,
  • 80 g di zucchero muscovado,
  • 100 g di ricotta,
  • 20 g di cedro candito,
  • 20 g di uvetta,
  • 5 noci,
  • cannella in polvere,
  • 1 bicchierino di grappa,
  • la buccia di un limone,
  • burro e farina di mandorle per le cocottine.

Per la salsa di zucca:

  • 80 g di polpa di zucca,
  • zucchero a velo,
  • farina di mandorle.

Come fare:

accendere il forno a 180°C, cuocere a vapore la polpa di zucca, far gonfiare l’uvetta nella grappa,

mettere la mollica di pane spezzettata in ammollo nel latte, mescolando di tanto in tanto.

Aggiungere al pane lo zucchero, il radicchio tagliato a piccoli pezzi, la ricotta, l’uovo, i canditi, le noci sminuzzate, un po’ di cannella, e la buccia di limone.

Amalgamare e versare in 6 cocottine da forno imburrate e spolverizzate con la farina di mandorle.

Infornare per 40 minuti.

Frullare la polpa di zucca con lo zucchero a velo e la farina di mandorle e servirla con gli sformatini tiepidi.


Carpaccio di zucchine.

carpaccio di zucchine nuovo-001

Questo carpaccio di zucchine è quanto di più semplice si possa fare per stare in forma e quando il tempo è tiranno.

Nulla di più facile questo antipasto, chiamarla ricetta sarebbe esagerato.

La prima volta che l’ho visto è stato a Stoccarda, anni fa, era il periodo in cui avevo ancora l’orto e appena ritornata a casa l’ho rifatto con le zucchine fresche.

Per farlo servono delle zucchine piccole e sode, si affettano con il pelapatate e si condiscono con una salsina fatta con:

  • menta fresca,
  • pinoli,
  • olio,
  • succo di limone,
  • sale,
  • pepe.

Io l’ho accompagnato ad una ricottina fatta da me, semplicemente facendo bollire il latte passato, (è la Puina, come la chiamava mia madre).  che lo ha reso piatto unico.

carpaccio di zucchine-001

L’idea del canestro mi è sembrata geniale ma l’aveva già fatta Il cavoletto di Bruxelles…


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: