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POMÌ D’AUTORE: Budino al pomodoro con cuore di burrata…sempre di “cuore” si parla.

Continua la mia sperimentazione con la passata POMÌ L+, premetto che io la adopererei semplicemente per condire un buon piatto di pasta, ieri sera, per esempio, l’ho aggiunta alla fine sulla mia porzione di pasta con il pesce, un filo d’olio EVO e ho dovuto proteggerla dagli attacchi di “ello” che …non ama il pomodoro ;-)

Dopo i cuoricini e le ciambelline dell’altro post, ho voluto provare con un budino dal cuore goloso, goloso perchè, secondo me, non c’è null’altro al mondo di più godurioso del cuore della burrata, chiamato anche stracciatella.

A proposito di burrata, apro una piccola parentesi per raccontarvi cosa mi ha detto la negoziante dove l’ho acquistata: un cliente ha voluto prendere la burrata, proviamo ha detto ed il giorno dopo l’ha riportata indietro perchè…è andata a male, al centro era tutta cremosa… :-( questo la dice lunga su quanto poco si parli e si informino le persone sulle caratteristiche dei prodotti Italiani d’eccellenza.

La burrata ho avuto la fortuna di incontrarla per la prima volta moltissimi anni fa, lavoravo in un famoso buffet di Trieste, ero addetta al banco salumi e formaggi, quel buffet era famoso perchè negli anni ruggenti della “Trieste bene”, era tradizione, dopo il Teatro andare lì a mangiare il prosciutto cotto caldo, cotto nel pane, appunto.

Credetemi, se lo provate una volta non lo dimenticate più, e non parliamo della crosta di pane, croccante fuori, morbida, ricca del grasso e del sapore del prosciutto all’interno.

Ritornando alla burrata, arrivava direttamente dalla Puglia, il  fornitore era “Gigi Formagin”, chiamato così proprio perchè a quei tempi era il fornitore di formaggi e non solo più quotato sulla piazza, grazie a lui Trieste, così lontana dal resto d’Italia, si arricchiva di sapori e profumi, i Triestini sono sempre stati additati dai Friulani in malo modo per la loro natura godereccia ma i Triestini forse hanno capito che qui siamo di passaggio ;-)

Ora io vivo in Friuli e l’episodio della burrata la dice lunga sulla differente mentalità, vi riporto 2 proverbi, uno Friulano ed uno Triestino che tratta lo stesso argomento, il denaro.

I bes bisugne saveju spindi.
(I soldi bisogna saperli spendere.)

Bori sarà che noi no  saremo.                                                                                                                                                                                                       (Soldi ce ne saranno anche quando noi non ci saremo, vale a dire spendili e goditeli finché c’è vita.)

E il divagar m’è dolce in questo blog…ma ora la ricetta:

Ingredienti per il budino:

  • 125 g. di POMÌ L+,
  • 2 g. di agar-agar in polvere,
  • qualche fogliolina di coriandolo fresco (dal vaso della mia terrazza),
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar,
  • sale,
  • peperoncino di Calabria (Garofalo) in polvere.

Ingredienti per il cuore di burrata (le dosi sono ad occhio):

  • stracciatella di burrata scolata dal liquido e strizzata,
  • ricotta,
  • panna fresca,
  • sale.

Come fare il cuore di burrata:

dopo aver eliminato il liquido dalla stracciatella setacciarla con la ricotta ed unire la panna fresca fino ad ottenere un composto cremoso e senza grumi, salare a piacere.

Come fare il budino:

il procedimento è lo stesso dei cuoricini dell’altro post: mettere in infusione nella passata le foglioline di coriandolo a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il coriandolo), amalgamare e versare nello stampo, riempiendolo a metà, mettere al cento un cucchiaino di composto di burrata e ricoprire con altra gelatina, riporre in frigorifero, prima di sformarlo immergerlo in acqua bollente per pochi secondi.

Non fatevi ingannare dall’apparenza “spigolosa”, appena un boccone raggiungerà il palato, come per magia riprenderà la sua rotondità e si scioglierà in bocca.

Se preferite avere un budino più cremoso diminuite la dose di agar agar e seguite le indicazioni descritte qui e, se volete variare potete fare un “cuore”col pesto o altro, alla fine sarà la salsa dove pucciare il vostro budino…

Buona domenica..col cuore…

Adoro Cesare Cremonini

 


Cani e Gatti, così diversi, così adorabili…

Ieri, Annina la vicina, mi telefona: hai tempo 2 minuti che ti leggo una cosa?

Certo, e inizia a leggermi quello che troverete nella foto qui sotto.

Mandamelo via email che lo posto…e così ha fatto.

L’ho trovato divertente e soprattutto “racconta” il cane che (scusa gatto) non è un “ritardato” :-D

Amo tutti gli animali, lo ripeto sempre, la mia scelta nella vita di avere un gatto è proprio perchè ritengo che un cane abbia bisogno di spazio per uscire a fare pipì/popò, per correre, un cane non è un soprammobile e non puoi neanche mettergli il pannolone o insegnarli ad andare nella cassettina, il cane DEVE avere tutto ciò di cui ha bisogno ed in primis l’ AMORE…

Queste considerazioni dovrebbero farle chi decide di “prendere” un cane soltanto perchè ti fa le feste quando arrivi, va a cuccia quando gli dici ” a cuccia!!” che non si arrabbia mai, neanche se lo picchi o se lo tieni legato ad una catena così stretto da farlo sanguinare…l’amore incondizionato quello di un cane, un amore che l’uomo, nessun uomo merita.

Il cane ti adotta ed è lui che ti accetta per quello che sei, che ti perdona tutto, un cane ti fa da mamma, da papà, da fratello e sorella, il cane è il tuo migliore amico e con il suo sguardo ti parla, ti consiglia, di fa domande, molto spesso si fa domande…

Avrei tanti episodi da raccontare di quando facevo volontariato in un canile/gattile, anche ora, mentre scrivo mi si riempiono gli occhi di lacrime..finisco così, per il momento ma so che di volta in volta ve le racconterò…

Voi sapete che c’è la figlia della randagina adottata da Carla che viene a mangiare la notte nel mio garage vero? Non sono mai riuscita a toccarla né a capire se fosse maschio o femmina (soltanto per portarla a sterilizzare).

Ieri mattina non lontano da casa ho visto un gatto nero ranicchiato, morto col musetto insanguinato, è lei ho pensato e non mi sono data pace tutto il giorno, ma l’ avrei  saputo soltanto alla sera non vedendola arrivare.

Tornati dalla cena, ho messo la macchina in garage e appena scesa l’ho vista era all’entrata e mi guardava, le ho riempito la sua ciotolina e l’ho lasciata tranquilla a godersi il suo pasto.

Qui sotto il gattino dello zio che gioca…ce la faccio, no, si che ce la faccio..ce l’ho fatta :-D

Il gattino dello zio che gioca

Ora una ricetta, chiamiamola così, è un mio usuale pasto, la ricotta ottenuta con il latte “passato”, semplicemente facendolo bollire.

Si versa in un colino e se avete quei canestrini di plastica metteteci la vostra ricotta, potete condirla  con erbe o zuccherarla, come vi piace di più io, quando ho voglia di un dolcino la mangio con la marmellata (riminescenza di bambina).

Io qui l’ho lasciata al naturale e me la sono gustata con i chicchi di melagrana che hanno quel significato che ce la fanno amare nonostante i “semini”: porta fortuna, la fortuna che auguro a tutti gli animali del mondo.

Aggiungo questa versione con erbe aromatiche (quelle che vi piacciono) e peperoncino accompagnate da zucchine sott’olio e in agrodolce e peperoncino ripieno (già pubblicato mentre le ricette delle zucchine le metterò quando inizierà la stagione)

Questi 2  sono cani fortunati :-)

P.S. : ho avuto delle richieste sull’esecuzione della ricottine nelle foto, ebbene..ora vi spiego:

quando vi accorgete che avete del latte “andato a male” (tra virgolette ;-) ) NON BUTTATELO!!!

Mettetelo sul fuoco e quando bollirà, vi accorgerete che il siero si separerà dal resto, quando noterete un’evidente separazione, scolate, condite a piacere,  dolce o salato..cannella, basilico, timo..bocca desidera.

Versate nei cestini e consumate quando avrete voglia di cose buone e semplici :-)

So che in rete ci sono tante, tantissime versioni ma questa è quella che ricordo, la faceva mia madre (la chiamava “puina“(..d’altronde a quei tempi non era un vezzo era: FAR DI NECESSITÁ VIRTÚ, ed il “formajo” non c’entra..c’entra solo l’esigenza di NON BUTTARE il latte “andato a male” :-)


Strucul di cavoce (Rotolo di zucca)…

Ieri era giovedì grasso, l’ho saputo per caso parlando con Annina la vicina nel pomeriggio, per dir la verità non ci penso per niente al carnevale, feste che mi passano accanto senza che me ne accorga.

Quando vivevo a Trieste era un pò diverso, lì, anche non volendo, sentivo l’atmosfera nell’aria, vuoi per il Carnevale di Servola, vuoi per quello di Muggia e poi, diciamolo, il triestino è gioioso, compagnone (a parte me ;-) ) e non è strano incontrare per strada più adulti mascherati e coppie di anziani che bambini.

I friulani (nemici giurati…hanno persino pasticciato la scritta Trieste dai cartelli stradali adiacenti lo Stadio :-D ) dicono che siamo chiassosi e superficiali…sarà anche così…ma mai come in questo momento è perfetta la strofa di una canzone triestina: “Sempre alegri, mai passion, viva là e po’ bon!”.

Nell’attesa che mi arrivi l’ispirazione per le “fritole”, per questo fine settimana vi lascio una ricetta Friulana, il rotolo di zucca, praticamente è simile allo  “strucolo de spinaze”, una pasta di patate farcita, arrotolata in un tovagliolo e cotta nell’acqua, si taglia a fette e si condisce con burro fuso e pangrattato, nelle trattorie del Carso quello con gli spinaci viene spesso condito con del sugo d’arrosto.

Prima di presentarvi la ricetta volevo parlarvi del Montasio, formaggio che compare quasi sempre nelle ricette Friulane di un tempo.

Il Montasio, prodotto in una zona che comprende il Friuli oltre alle province di Belluno, Treviso, Padova e Venezia, è un formaggio nato nel Medioevo dalle abili mani dei casari dell’Abbazia di Moggio, in Carnia.

(Ora nell’Abbazia ci sono le Clarisse, monache di clausura, se doveste passare da quelle parti vi auguro di riuscire ad ascoltarle mentre fanno le prove di canto, un’emozione indescrivibile per me poi che adoro la musica per organo.)

La sua produzione, pian piano, si allargò a tutto il territorio delle Tre Venezie, fino ad arrivare, ai giorni nostri, a oltre 100.000 quintali.

La preparazione di questo formaggio, che ancora oggi nell’uso regionale comune è più noto con il vecchio nome di Latteria, è una delle vecchie istituzioni friulane.

Si tratta di un formaggio a pasta soda, prodotto con latte di vacca, la cui preparazione è stata tramandata di padre in figlio, fino a quando le nuove generazioni lo hanno trasformato in un prodotto dalle caratteristiche organolettiche ben stabilite e distinte.

Il Montasio è apprezzabile per la presenza di fermenti lattici vivi in numero ancora elevato anche al momento del consumo: una flora lattica che riesce altamente benefica alla digestione e apportatrice di alti valori nutrizionali e di minerali.

Confezionato in forme cilindriche, piatte, di circa 5/9 kg. viemne messo in vendita nei diversi tempi di stagionatura:

  • fresco, stagionato da due a cinque mesi, di gusto delicato (da tavola);
  • mezzano, dopo una stagionatura di 5-12 mesi, a pasta più gustosa e sapida;
  • stravecchio, dopo oltre un anno di stagionatura, ormai a pasta dal gusto piccante (da grattugia)**

**Vi assicuro che quest’ultimo non vi farà rimpiangere il parmigiano!

Ingredienti per 6 persone (ricetta originale):

  • 1/2 kilo di patate,
  • 200 g. di farina,
  • 2 uova,
  • 120 g. di burro (1 cucchiaio è per la pasta di patate) (io ho usato quello di soia),
  • (ricotta affumicata per condire).

Per il ripieno:

  • 750 g. di zucca (io quella della foto),
  • 250 g. di ricotta fresca,
  • 80 g. di Montasio grattugiato,
  • 60 g. di pangrattato,
  • sale e pepe ( omesso il pepe).

Come fare la pasta di patate:

lessare le patate, sbucciarle, schiacciarle e mescolare il cucchiaio di burro morbido, 1 uovo, un pizzico di sale e la farina.

Preparare un panetto che  stenderete su un tovagliolo infarinato (usatene uno che avete lavato senza l’ammorbidente e risciacquato bene).

Come preparare la farcia (la ricetta originale dice di lessare la zucca in acqua salata):

io ho cotto la zucca in forno a 180°C., tagliata a fette che ho avvolto nella stagnola, sono cotte quando cedono alla forchetta.

Raccogliere la polpa in una terrina e mescolarla alla ricotta, al formaggio grattugiato,ed il restante uovo sbattuto leggermente con il sale (assaggiate).

Stendere la farcia sulla pasta di patate, arrotolare, legare le estremità ed immergere in una pentola capiente con acqua a bollore per 20 minuti, sgocciolare, far raffreddare e togliere il tovagliolo.

Tagliare il rotolo a fette e condirlo con burro e pangrattato, io ho aggiunto la ricotta affumicata che, ripeto, con la zucca ci sta d’incanto.

Questa è una di quelle preparazioni dalle mille varianti, usando le patate viola l’effetto sarà scenografico, colorando la pasta con lo zafferano e usando per la farcia le quasi-introvabili carote nere si otterrà un giallo/nero elegantissimo, insomma c’è da sbizzarrirsi, considerando che è davvero di semplice esecuzione, provate se vi va :-)

Qui troverete altre informazioni, più dettagliate sul Montasio ed anche qualche ricetta.

E per finire un pò di musica..poco carnevalesca ma rilassante:


Avanzato il panettone? Avanzato il pandoro? Ricicliamo, ricicliamo, ricicliamo!!!

Vi è avanzata qualche fetta di panettone o di pandoro? Oggi vengono a trovarvi gli amici? Ieri tutti in famiglia, oggi si va in visita e qualcuno arriverà certamente a portarvi i doni tra i quali ci sarà qualche panettone…allora non esitate, “portatevi avanti” e non fatevi “sorprendere” ma “sorprendete” voi gli amici con un dolce costruito sul momento con i seguenti ingredienti:

  • Fette di panettone (o pandoro) tostate in forno,
  • ricotta setacciata (deve diventare cremosa, senza grumi),
  • marron glacè a pezzetti,
  • succo d’arancia,
  • chicchi di melagrana per decorare.

Fate così:

mettete sul fondo delle coppette o, se preferite, in un contenitore unico le fette di panettone tostate e bagnate con del succo d’arancia.

Fate uno strato con un composto fatto di ricotta setacciata e i pezzetti di marron glacè, fate ancora uno strato o più, se vi va, dipende dalla quantità del ripieno.

Terminate con la ricotta e decorate con i chicchi di melagrana e…buona fortuna!!!

Un’idea per riciclare il pandoro?

Tagliare le fette dalla punta, tostarle e farcire con ricotta setacciata con dello zucchero a velo e aromatizzata con buccia di limone, terminare con zucchero a velo giallo (aggiungere colorante allo zucchero) e decorare con granella di pistacchi.

Se vi piace il liquore bagnate il pandoro con del limoncello.

Altre idee per riciclare pandoro e panettone:

 

 

Altre idee con la melagrana (cliccare foto):

      

Buona giornata :-)


La “Magia” del Natale…e un semifreddo all’improvviso…

Stranamente quest’anno, nonostante sia un anno “mal-predisposto”, mi sento “inaspettatamente” avvolta dalla magia del Natale.

Ho addobbato la casa con le luci che la sera creano davvero un’atmosfera rasserenante, l’ho profumata posizionando negli angoli delle arance decorate con i chiodi di garofano..(ello mi ha detto che le metterà in un grande pentolone di vino e farà un vin brulè…), ho appeso una decorazione anche sulla porta della palazzina e…udite, udite!!! La “svizzera”, si, proprio “lei” per la prima volta ha appeso una decorazione sulla sua porta quindi anche sul mio/nostro pianerottolo finalmente è Natale ;-)

Ho sempre odiato (è la parola giusta) il Natale e non è difficile immaginare il perchè…è una festa che fa sentire più “solo” chi è solo, non c’è da stupirsi se le cronache del “giorno dopo” sono piene di casi di suicidi avvenuti nella notte…

Per fortuna io, che sono sempre stata “sola”, ho avuto anche la fantasia d’inventarmi qualche diversivo, quando ancora gareggiavo ne approfittavo per fare gli allenamenti lunghi ed era una sensazione bellissima pedalare al centro della strada senza paura di venire travolta, erano tutti a pranzo ;-)

Quando non pedalavo andavo a sciare, fondo o discesa non importava e lì, tra il candore della neve, gli auguri fioccavano da tutte le parti, sulla seggiovia, nel rifugio, alla fine di una “diagonale” prima della curva, in una pista in mezzo al bosco: Auguri!!! Buon Natale, Buon Natale anche a lei, tutte le voci rompevano il silenzio ovattato, mentre il freddo colorava i nasoni (il mio compreso :-D ), tutti erano felici,tutti si volevano bene, un pò come succede nel web, ci si vuole tutti bene, siamo tutti belle persone poi..il giorno dopo non ci si vuole più bene e si è diventati di nuovo brutte persone..anche questa è la magia del Natale.

A volte, chi sapeva che ero sola, m’invitava a pranzo, invito che declinavo senza esitare proponendo una mia visita “dopo”, per un brindisi e per quattro chiacchiere informali.

Per me non c’era cosa più triste dell’invito a pranzo proprio quel giorno, oggi molte famiglie ospitano qualche persona sola, qualche anziano della casa di riposo, qualche senza tetto, qualche bambino dalla casa famiglia.

Ecco, in quel caso l’affetto ed il calore umano possono regalare ore liete a chi non ha nessuno e per chi l’alternativa non sarebbero certo una gita in bicicletta o una giornata sulla neve ma la compagnia di una bottiglia, di una sigaretta e ricordi…tanti ricordi…

Il Natale affina anche “l’arte del riciclo” e non soltanto il riciclo del cibo che, inevitabilmente (a noi) avanza, ma si riciclano i regali.

Pratica che io personalmente aborro, io amo i regali pensati ad personam, spesso reprimo l’espressione perplessa nel ritrovarmi in mano qualche regalo inadatto a me pensando che “basta il pensiero”, ma l’idea che mi venga regalato qualcosa di riciclato mi mette più tristezza del famoso invito a pranzo.

Però, aimeh, quest’anno anch’io sono costretta a riciclare, lo so che questo renderà felice i prescelti perchè avranno in dono 3 teglie (35×28) di torta caprese, 3 pani alla birra (1 l’ha mangiato ello), la cassa di cavolo nero l’ho già divisa con Solema.

Vi auguro un sereno Natale, da soli o in compagnia ma che sia il Natale perfetto per ognuno di voi…

SORPRESA!!!

Ecco qui, arrivare la parte “dolce” del post, la parte golosa..una telefonata, l’invio delle foto, la ricetta detta a voce  ed ecco che Tiziana lascia alle lettrici del blog (e anche a me :-D ) questo semifreddo, semplice e d’effetto, ha scelto le formine monoporzione perchè avendo già il “mio” semifreddo ai marroni da affettare farà un piatto di assaggini golosi.

Ingredienti per 15 formine come da foto:

  • 500 g. di ricotta,
  • 2 dl di panna fresca da montare,
  • 100 g. di zucchero semolato (possibilmente quello finissimo),
  • 5 tuorli,
  • uvetta ammollata nel succo d’arancia (se voi  avete ospiti adulti va benissimo il rum),
  • pinoli,
  • la buccia di 1 arancia  e mezza (abbondate pure),
  • marmellata d’arancia per nappare.

Come fare:

setacciare bene la ricotta e lavorarla assieme alla scorza d’arancia, l’uvetta ed i pinoli.

Montare a bagno maria i tuorli con lo zucchero, far raffreddare, unire il composto di ricotta ed alla fine, delicatamente, la panna montata.

Rivestire le formine o, se preferite, uno stampo unico con la pellicola e riporre in freezer.

Prima del servizio riporre in frigorifero, se ci fosse difficoltà nello sformare immergere il fondo per qualche secondo in acqua bollente.

Sciogliere in un pentolino a fuoco bassissimo la marmellata e diluirla poi con il succo fresco o col rum se scegliete quello.

“Nappare” il piatto, appoggiare il semifreddo e…BUON NATALE e..GRAZIE TIZIANA!!

E con gli albumi che vi sono avanzati fatte i biscottini di Nigella, Tiziana e Solema li stanno producendo senza sosta…mah!!!


Fior di zucchina si raccoglie alla mattina…..

…….la terra è bassa, quante volte  sento questa frase dai contadini o, semplicemente, da chi ha un pezzetto di terra da coltivare, è faticoso ma la fatica, si sa, non si sente quando c’è la passione..già, gira che ti rigira la passione è il motore che muove il mondo, che mantiene vivo lo spirito delle persone.

Ho provato raramente il senso di vuoto ed inutilità quando stavano scemando in me l’entusiasmo e la passione e ne ho un ricordo sgradevole, per questo m’invento sempre qualcosa, perchè ho bisogno di sapere che davanti a me c’è ancora qualcosa di nuovo da scoprire, e la natura mi regala ogni giorno emozioni nuove e mi permette di sentirmi una persona fortunata…..

Per fare la torta che presento ho usato i fiori maschi che sono quelli che crescono alla base della foglia mentre i fiori femmina sono quelli attaccati alla zucchina, si possono comunque usare tutti 2 perchè sono entrambi commestibili.

Ingredienti per una teglia da 24 cm, la pasta:

  • 200 g. di farina integrale,
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 tuorlo d’uovo,
  • acqua tiepida q.b.

Prepariamo la pasta:

setacciare la farina con il sale e disporla a fontana sulla spianatoia.

Porre al centro il tuorlo d’uovo e romperlo, aggiungere l’olio e l’acqua.

Impastare ed eventualmente aggiungere acqua fino ad avere la consistenza giusta.

Avvolgere la pasta in un canovaccio e farla riposare nella parte meno fredda del frigorifero.

Ingredienti per il ripieno:

  • 250 g. di ricotta mista, pecora-mucca (potete usare quella che preferite),
  • 1 uovo (facoltativo),
  • 150 g di fiori di zucchina puliti dal gambo e pistilli,
  • 1 scalogno,
  • basilico o prezzemolo (ho usato il primo),
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • sale,
  • pepe (verde).
  • se vi piace potete mettere nel ripieno un’acciuga o due spezzettata.

Prepariamo il ripieno:

dopo aver lavato ed asciugato delicatamente i fiori, tagliarli grossolanamente lasciandone 5 interi.

Tritare lo scalogno e farlo appassire in un tegame, aggiungere i fiori sia tritati che interi e rosolarli per un minuto c.ca.

In una terrina amalgamare la ricotta col basilico o prezzemolo, l’uovo e le acciughe se le usate.

Completiamo la torta:

preriscaldare il forno a 180°C.

Stendere 2/3 della pasta in uno strato molto sottile e foderare una tortiera unta con olio e infarinata (omesso.

Fare uno strato con la ricotta, coprite con i fiori tritati e coprire con la pasta.

Infornare per 35 minuti, decorare con i fiori interi e…buon appetito :-)

Con questa torta partecipo alla raccolta del Giardino degli aromi:


La “Torta di nonna Aurora”……..

…………………no, non ho tirato fuori dal cilindro nessuna Nonna, quella l’ho prenotata (assieme ad un nonno) per la prossima vita, in lista ho messo anche una mamma ed un papà “normali”, un’infanzia “normale” però ho precisato che io voglio essere assolutamente uguale a come sono, perchè certamente con una buona base “la torta” non crolla e tutti possono ammirarla e complimentarsi (non ho scritto “gustarla” perchè “Google” non si sa mai cosa possa capire ;-) ).

Questa è la torta di nonna Aurora, la nonna di Tiziana, l’altro giorno mentre parlavamo ho sentito uno strano “rumore di fruste”, cosa stai facendo?

Faccio la torta di nonna Aurora, con la ricotta…..sai “ello” (il suo ;-) ) si è lamentato che non gli faccio mai un dolcetto ….(mannaggia..sapeste invece la verità :-D ) …mandami la ricetta..ma non te l’ho già mandata? None :-D

Così il giorno dopo, sempre via mail, mi sono arrivate foto e ricetta di questa torta che,  senza testare condivido con voi, Tiziana è una garanzia..fidatevi…n.b. l’orchidea è sua :-)

Torta di  nonna Aurora

Ingredienti per la pasta : 

  • 300 g. di farina 00,
  • 120 g.  di zucchero,
  • 200 gr. di burro,
  • 1 uovo  intero + 1 tuorlo,
  • 1/2 cucchiaino lievito,
  • buccia d’arancia o limone,
  • 1 pizzico sale,
  • vaniglia.

Per il ripieno : 

  • 350 g. di ricotta,
  • 2 cucchiai rasi  di zucchero,
  • 2 tuorli,
  • 1 manciata  di  pinoli,
  • 1 manciata uvetta,
  • zucchero  a  velo  per spolverizzare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

In una terrina amalgamare bene la ricotta con lo zucchero e le uova,aggiungere i pinoli e l’uvetta e tenere da parte.

Foderare uno stampo apribile da 24 cm. con carta forno inumidita, amalgamare bene e  velocemente gli ingredienti per la pasta ed inserirla sul fondo e bordi dello stampo, premendo un pochino  con i polpastrelli per formare delle piccole conche.

A questo punto aggiungere il ripieno di ricotta avendo cura di livellarlo e,  con una rotellina rifilare la pasta del bordo e ripiegarlo sopra la ricotta.

Infornare  per 30’.

Prima di servire la torta, spolverizzarla con lo zucchero a velo.

Ora voglio farvi vedere cosa fa Tiziana, 2 sabati fa sono stata all’inaugurazione della sua mostra di quadri “Donne con la pipa”……

Se volete vedere altre opere di Tiziana cliccate qui

Prossimamente Tiziana ed io  vi racconteremo la “storia” di alcuni soggetti dei quadri, io mi sono soffermata sui particolari  perchè ritengo che come “drappeggia” lei forse…..il Caravaggio? …dai…..non fate “booooooooooh” scherzavo….ma anche no :-D

E non ho ancora finito, non ho cucinato, ho scritto poco, praticamente ho brillato di luce riflessa devo fare almeno qualcosa..e vi racconterò della mia adorata Perla:

ieri l’ho portata a fare un prelievo di sangue per l’intervento di oggi (pulizia dentini ed estrazione :-( )

Io le sono stata vicina mentre il veterinario procedeva, beh, non un miagolio, non un sussulto, 2 siringhe riempite a stento (non aveva molta pressione), cosa vi devo dire? É digiuna da ieri sera, grida come un’aquilotto, mi fa tanta tenerezza…ah, nella lista per la prossima vita c’è anche un’isola dove accogliere animali abbandonati e “veterinari abbandonati” per vivere tutti assieme felici e contenti :-D ..ma “lei” questo non lo vuole sentire..sapete è un pò “gelosa” :-D


Omelette di ricotta con rabarbaro.

La mia passione per il rabarbaro anni fa ha rischiato di portarmi dritta dritta nelle carceri Germaniche :-D ..perchè?

Perchè nel lontano 1997 con ello siamo andati a Stoccarda dove lavorava lo “zio” (si quello che ora è in pensione e vive qui vicino).

Non sentii ragioni e mi misi già il giorno dopo alla ricerca del rabarbaro nei vari mercati…nulla, era la fine di agosto e di rabarbaro neanche l’ombra :-(

Mi accontentai di mangiare una splendida torta al rabarbaro a Baden Baden ed archiviai il desiderio….ma..ma lo zio volle portarci a visitare il  castello di Ludwigsburg, ne rimasi affascinata (a parte il kitschissimo  gusto di simulare il canto degli uccelli del parco con degli altoparlanti :-( ) e vagando per i giardini arrivai nell’orto/giardino privato del “probabile” custode e..sorpresa, splendide piante di rabarbaro facevano orgogliosamente mostra di se, sfidandomi a raccoglierne le coste rosse e carnose.

Ello..guarda!!!!

Non vorrai mica raccoglierlo, qui ti rinchiudono :-)

Ma dai, non mi vede nessuno, tu coprimi….

No, andiamo via, non fare sciocchezze.

E così la “saggezza” di ello ebbe la meglio ed io me ne tornai in Italia con la voglia di rabarbaro e la decisione di piantarmelo da me..e così feci, anzi, lo seminai nell’orto (quello che ora è dello zio) e lo raccolsi anche ma, aimeh, non possedevo ancor il pc e mai avrei immaginato che avrei aperto questo blog, sennò col cavolo che non l’avrei fotografato ;-) .

Questo è quello che ho ora in terrazza, mi sembra anche stia fiorendo, voi ne capite qualcosa?

Rimango oltre  confine e “rubo” questa ricetta all’Hotel Sacher certa che non mi denunceranno per plagio avendola scritta nel libro: “Sacher il ricettario”.

Non è la prima ricetta che “copio” dal libro, quelle che ho eseguito fin’ora hanno dato ottimi risultati.

Ma è arrivato il momento di condividere la ricetta, non spaventatevi, è noto che le ricette dolci del Sacher Hotel non sono proprio leggerine ma qualche volta si può fare un’eccezione :-)

Ingredienti per 4 omelette:

  • 300 g. di ricotta vaccina,
  • 3 cucchiai di panna acida,
  • 1 cucchiaio di farina setacciata,
  • 1 cucchiaio di maizena,
  • succo e scorza di 1 limone,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 uovo intero,
  • 5 albumi,
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo,
  • 4 cucchiai di zucchero semolato,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato,
  • zucchero a velo per spolverizzare.

Per la salsa al rabarbaro:

  • 6 gambi di rabarbaro (rosso e sottile scrive i libro ma usate quello che avete a disposizione),
  • 250 g. di lamponi,
  • 4 cucchiai di zucchero,
  • 250 ml di succo d’arancia fresco,
  • 1 bacello di vaniglia,
  • 2 fettine di zenzero,
  • maizena quanto basta.

Come fare la salsa al rabarbaro:

pelarlo (conservando le bucce) e tagliarlo trasversalmente in pezzi da 2 cm., far bollire il succo d’arancia con lo zucchero, lo zenzero, la vaniglia e le bucce del rabarbaro, filtrare il tutto, unite i lamponi ed il rabarbaro e riportare a bollore.

Stemperare la maizena in poca acqua, versarla sulla frutta, far addensare e conservare in frigorifero.

Come fare le omelette:

mescolare la ricotta con la panna acida, lo zucchero a velo, il succo e la scorza di limone, i tuorli, l’uovo intero ed il sale.

Incorporare la farina e la fecola, montare a neve semiferma gli albumi e lo zucchero ed unire al composto.

In una padella scaldare un pò di burro e versare 1/4 dell’impasto e farlo gonfiare.

Terminare la cottura in forno (160°C.) per c.ca 10 minuti, rovesciarle nel piatto ripiegandole a metà, spolverizzarle con lo zucchero a velo e servire con la salsa al rabarbaro.


Il “Bel Danubio Blu”…ora o mai…

Sì..ora o mai più perchè il Danubio era inserito in quella lista di ricette da “guardare e non toccare”, era in buona compagnia con l’Angelica ed il Kranz dal quale mi tengo alla larga per l’irreperibilità del malto secco (la ricetta che farei lo richiede).

Essendo io una strana “bestiolina” non amo replicare le ricette già abbondantemente “rodate” per cui quando dalla piccola (io la chiamo così) Tery ho letto che aveva fatto il Danubio mi si è aperto il cuore…

Tery, una blogger talentuosa, bella fuori e dentro che, pur possedendo tutti i requisiti per potersela “tirare”,  non se la tira affatto…e non è poco in questo strano mondo ;-)

Dopo questa premessa “promozionale” passo alla ricetta che è esattamente quella che trovate nel blog di Tery.

Ho scelto di farla con la MDP per questioni di tempo, ma ho seguito alla lettera le indicazioni attenendomi alle esigenze della MDP di inserire prima i liquidi.

La regola è ferrea, l’impasto dev’essere quello, la fantasia si può sbizzarrire nella forma, nei colori, nei ripieni.

La mia idea originale era quella di creare un’”onda” con più curve di quella che poi ho fatto (sapete quante volte quelle palline hanno cambiato posto?) ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il…Danubio” :-D

Ho giocato un pò sui ripieni con i quali sono stata un pò avara ma non avendo esperienza temevo che potessero fuoriuscire.

Ingredienti per 31 e 1/2 palline da 30 g. esatti (il numero che ho ricavato io dall’impasto):

  • 500 g. di farina (300 g. manitoba, 200 g. farina 00),
  • 150 g. di latte (anche 160, 170, regolatevi in base all’assorbimento della farina),
  • 3 tuorli ed 1 uovo intero,
  • 1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr),
  • 10 g. di lievito di birra,
  • 40 g. di zucchero,
  • 1 cucchiaino di miele,
  • 80 g. di strutto,
  • 20 g. di burro.

Come fare con la MDP (Macchina Del Pane):

sciogliere il lievito nel latte tiepido assieme al cucchiaino di miele e versare il composto nella MDP (programma impasto),

aggiungere le uova meno 1 tuorlo (ho rotto i tuorli affinchè non lasciassero “puntini gialli), lo zucchero, le farine mescolate e setacciate.

Quando i liquidi saranno assorbiti ed amalgamati aggiungere il tuorlo rimasto con il sale ed  amalgamare completamente l’impasto.

Unire lo strutto ed il burro in 3 tempi facendo assorbire ogni volta completamente i grassi.

Io ho delegato tutto alla MDP ed ho toccato l’impasto, peraltro elastico e soffice come pochi (mi ha ricordato il panettone e la colomba), soltanto per fare la prova “trasparenza” indispensabile per verificare la sua perfetta “incordatura”.

Formare una palla e mettere a lievitare fino al raddoppio (ho coperto a “campana” con una grande ciotola).

Trascorso il tempo necessario (circa 2 ore), sgonfiare l’impasto (basta schiacciarlo con la mano e lui farà “flop”o anche “puff” :-D ) e formare un salsicciotto.

Da questo ricavare tanti pezzetti da circa 30 grammi l’uno (31 e 1/2 i miei, il mezzo per l’assaggio) e schiacciarli con le mani per ottenere dei dischi  ponendo al centro il ripieno, nel mio caso:

zucca, gorgonzola, nociricotta, capperi, filetto d’acciugapeperoni arrostiti, patate, tonno al naturale, origano – prosciutto cotto, crescenzatonno al naturale, pomodori secchi, origano.

Chiudere i dischi sigillandoli sul fondo in modo da formare un paninetto.

Nel sigillare, cercare di stendere la superficie della pasta in modo da non formare grinze e avere un effetto liscio.

Per avere un “effetto onda” (il mio improbabile :-D ) appoggiare le palline su una grande teglia di alluminio e modellare l’alluminio ricavato da un’altra teglia formando degli “argini”.

Far lievitare fino al raddoppio in forno tiepido.

Spennellare con il latte e cospargere con semi di papavero e sesamo.

Infornare  a 220°C. per 10-15 minuti (mi sono scivolati un pò di semini in più non è bruciato ;-) )

È deciso: data la non particolare difficoltà d’esecuzione, il Danubio è stato da me nominato: “Pane dell’anno”.

E questo è l’interno, qui con tonno e pomodori secchi…

Vista anche la sua versatilità mi divertirò nelle forme e nei ripieni, ieri sera ho visto quello di Stella: il Danubio tricolore….direi “geniale”.

Alla prossima.

Lo so che il Danubio ha origini Partenopee ma quando penso al Danubio penso a questo:


Intramontabile Torta ricotta e pere per un contest “Astrologico” :-D

Se tra i propositi del nuovo anno c’è quello della “Dieta” beh, cambiate canale, ed andate da Sara per un divertente e veritiero test (provare per credere).

Io l’ho fatto anche a ello ed anche lui che è scettico  è rimasto sbalordito nel riconoscersi.

É risultato anche che c’è una perfetta affinità di coppia: lui è risultato “alcolico” (non alcolizzato o alcolista :-D ) io “salata”, l’importante è non essere “acida” …….. ;-)

Tra le mie scelte possibili c’è la panna montata, la frutta secca croccante, spero di aver capito bene, se Sara mi bacchetterà vorrà dire che dovrò studiare qualcos’altro :-)

Ho scelto la Torta ricotta e pere, questa torta risale a tempo fa, ed ho scelto, tra le tante questa perchè omette farina e burro nei dischi meringati, usa le pere sciroppate, insomma la sveltisce un pò, quindi grazie Tartetatin.it


Ingredienti per la meringa alle nocciole:

  • 120 g. di albumi (circa 3 uova medie o 4 piccole),
  • 120 g. di nocciole  tritate,
  • 120 g. di zucchero a velo.

Ingredienti per la crema:

  • 300 g. di ricotta di pecora freschissima,
  • 75 g. di zucchero semolato,
  • 40 g. di albumi (circa 1 medio o 2 piccoli),
  • 250 g. di pere sciroppate,
  • 300 g. di panna,
  • 20 g. di zucchero a velo,
  • 6 g. di colla di pesce (3 fogli).

Prepariamo la meringa:

montare gli albumi con un pizzico di sale e lo zucchero a velo fino a ottenere un composto molto compatto, una volta pronto aggiungere delicatamente le nocciole tritate.

Con una matita disegnare su un foglio di carta da forno due cerchi seguendo il contorno della base di una tortiera a cerniera da 24 centimetri.

Infarinare e imburrare i cerchi, disporre metà del composto in uno dei due livellandolo bene e ripetere per il secondo cerchio.

Appoggiare la carta su una placca da forno e cuocere a 140 °C (statico) per un’ora.

Se sulla stessa placca non c’è spazio per entrambe le meringhe  si possono cuocere contemporaneamente su due ripiani diversi del forno o cuocerle in tempi diversi.

Una volta pronti togliere i dischi dal forno e staccare la carta immediatamente,  controllare che i dischi entrino nella tortiera e se non è così tagliare la parte in eccesso quando la meringa è ancora calda e facile da maneggiare.

Prepariamo la crema:

sciogliere completamente lo zucchero semolato con 30 g di acqua, montare gli albumi a neve ben ferma versando nel frattempo lo sciroppo a filo.

Setacciare  e lavorare la ricotta  rendendola cremosa, aggiungere gli albumi montati, le pere tagliate a piccoli cubetti, la colla di pesce (precedentemente ammollata in acqua fredda e sciolta in un pentolino) ed infine la panna montata assieme allo zucchero a velo.

Componiamo la torta:

mettere uno dei due dischi sul fondo di una tortiera a cerniera da 24 centimetri, coprire con la crema e finire con l’ultimo disco.

Lasciare in frigorifero  per 2 ore, spolverizzare con lo zucchero a velo.

Io ho ricoperto i bordi con la granella di nocciole e decorato con  chicchi di melagrana.

Variante con petali di cioccolato al latte con nocciole.

Questa ricetta è per il contest di Sara:


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