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ISIT: Focaccia di Cipolle di Tropea IGP e Culatello di Zibello DOP, la Merenda parla un Italiano perfetto.

Focaccia cipolla e panino Culatello Zibello c.

Il 10 settembre arriverà in un attimo, è il termine massimo per presentare le due ricette con i salumi dell’I.S.I.T. Istituto Salumi Italiani Tutelati ed io mi voglio portare avanti.

Inizio con il Culatello di Zibello DOP e con una ricetta semplice, voglio prendere confidenza con questo straordinario prodotto che conoscevo di nome ma non di fatto.

Questo salume ha una lunga storia, la prima citazione ufficiale risale al 1735, in seguito divenne goloso argomento letterario per poeti: Giuseppe Callegari e Gabriele D’annunzio, quest’ultimo scambiava opinioni con lo scultore Renato Brozzi; mi piace immaginarli mentre parlano tra una fetta di Culatello di Zibello ed un calice di vino rendendo, man mano la conversazione sempre più accesa :-D

Inutile dirvi che, mentre portavo alle labbra questa bontà, ho espresso un desiderio, l’abitudine fanciullesca tramandata dalle generazioni passate di esprimere un desiderio ogni volta che si mangia qualche cosa per la prima volta, sia nell’anno che nella vita.

Un po’ perchè allora esistevano ancora le stagioni e la stagionalità dei prodotti, un po’ perchè non c’erano tante possibilità econimiche ed ogni piccola cosa assumeva enorme importanza e valore.

Mi piace, e chi mi segue lo sa, unire l’Italia, mi piace farlo in cucina, con le ricette, è piccola cosa ma è pur qualcosa: in questi giorni, finalmente vedo sui banchi dei supermercati fragole Italiane, ciliegie Italiane, verdure Italiane, anche se io rimango fedele a Milva ed attendo ansiosa le sue primizie.

Questa focaccia l’ho fatta la prima ed ultima volta più di vent’anni fa, allora non avevo l’esperienza di adesso e la sua semplicità mi aveva spinta ad osare.

Qui non c’è lievito madre, non ci sono pieghe da fare ed ore trascorse a sbirciare se l’impasto sta scescendo bene ma, se proprio non potete farne a meno ed avete esperienza, potete provare a farla col vostro “bimbo” (L.M.).

collage culatello cipolla

Culatello di Zibello DOP, Cipolla di Tropea IGP.

Ingredienti per una teglia (la mia era di carta) da cm. 22:

  • 200 g. di farina 0,
  • 15 g. di lievito di birra o 4 g. di lievito di birra secco,
  • 1 uovo,
  • 1 bicchiere di latte (dosarlo a poco a poco,
  • 50 g. di Culatello di Zibello DOP tagliato a coriandoli sottili,
  • 2 grosse Cipolle di Tropea IGP (o quelle che avete),
  • 1 cucchiaio di aghi di rosmarino tritati (freschi o secchi),
  • olio extravergine d’oliva,
  • sale q.b.,
  • pepe (facoltativo).

collage focaccia cipolla culatello

Come fare (ho fatto così):

setacciare la farina, unire il lievito (il sale va nelle cipolle e la sapidità la dà anche il Culatello) ed il latte fino ad ottenere un impasto morbido, coprire e lasciar lievitare al caldo (forno con luce accesa) fintanto l’impasto sarà radoppiato.

Nel frattempo preparare le Cipolle di Tropea IGP , tagliarle a fettine sottili e farle appassire in una padella con poco olio evo, bagnandole di tanto in tanto per mantenerle morbide, aggiustare di sale, pepe, se vi va; toglierle dal fuoco e farle raffreddare.

Preriscaldare il forno (statico) a 180°C.

Tagliare una fetta sottile di Culatello di Zibello DOP, grammo più o grammo meno, il peso non è determinante; ricavarne striscioline sottili e poi tagliarla a quadrucci.

Amalgamare nell’impasto, lavorando velocemente, il composto di cipolla, il rosmarino ed i quadrucci di Culatello di Zibello DOP; stendere la focaccia nella teglia, coprirla con un foglio di alluminio o carta forno e cuocere per circa 30/40 minuti, gli ultimi 5 scoprire.

focaccia cipolla culatello panino-001

Far intiepidire la focaccia, tagliarne una fetta a metà ed imbottirla con fette di Culatello di Zibello DOP: il Paradiso può attendere…

Vi auguro un felice fine settimana, alla prossima

 


Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

zuppa lenticchie trota_picnik 

Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Avevo delle lenticchie cotte ed una confezione di trota affumicata ed è stata subito zuppa, amo i piatti unici, il piatto completo e questo l’ ho trovato perfetto, non trascurabile il fatto che a noi fanciulle le lenticchie fanno un gran bene.

Ingredienti:

  • lenticchie secche,
  • 1 piccola cipolla,
  • 1 foglia di alloro,
  • rosmarino,
  • trota affumicata,
  • riduzione di aceto balsamico a piacere.

Come fare:

risciacquare le lenticchie e metterle in un tegame di coccio assieme agli odori coperte con acqua fredda, mettere il coperchio e cuocere a fuoco basso, non importa se si spappolano tanto andranno frullate,  salare e pepare.

Eliminare dalle lenticchie il rosmarino e l’alloro e frullarne metà, se volete un composto vellutato passate nel passaverdure.

Unire la trota tagliata a striscioline, condire con una riduzione di aceto balsamico.

zuppa lenticchie trota 1_picnik 

 


Farinata con Cipolle novelle e Rosmarino, la cucina di casa.

farinata cipolla novella rosmarino1-001 

Vicino casa mia, da pochi anni, hanno aperto un piccolo Despar, io lo chiamo piccolo perchè è ridimensionato rispetto agli Interspar, Eurospar ecc.

Questo negozio ha dato un senso ad un obrobrio edilizio, un rettangolo di cemento brutto, anzi, bruttissimo, costruito così, tanto per togliere un po’ di verde.

La gestione è privata e quindi è possibile reperire prodotti locali, nel caso il Riso Vialone Nano di Domenico Fraccaroli, le farine del mulino Persello di Caporiacco che già da tempi non sospetti completa i suoi sacchetti con le informazioni sulla forza delle farine  .

All’avvicinarsi della scadenza dei prodotti, gli stessi vengono ribassati e messi in cesti appositi; stesso metodo per frutta e verdura e per le “croste di Parmigiano” che, purtroppo in altri supermercati vengono buttate.

Un giorno ho chiesto alla commessa come mai non facessero anche loro le confezioni come i colleghi, non abbiamo tempo, il direttore non vuole, ecco le risposte… Ed io mi continuo a fare la stessa domanda di sempre:  perchènontifaigliaffarituoi? Ma non ottengo risposta…

La signora che gestisce il supermercato arriva dalla scuola di anni di negozio e la politica del risparmio e del non sprecare/buttare il cibo si è ben radicata e per fortuna, nostra e loro.

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Un ampio parcheggio permette la sosta, il martedì e giovedì, ad un camioncino del pesce, arriva da Marano; una signora gentilissima, sempre sorridente, anche quando il termometro segna sotto zero, sfiletta, pulisce, consiglia, riceve ordinazioni.

furgono pescheria maranese-001 

Questa ricetta l’ho trovata proprio su una rivista gratuita che si trova alle casse, si chiama DIVITA MAGAZINE e, credetemi, oltre a dare informazioni sui prodotti, sulle novità ecc. si possono trovare tante ricette corredate ognuna da Pillole di saggezza alimentare.

La Pillola di saggezza alimentare che correda questa ricetta parla dei ceci:

i ceci contengono ferro, magnesio, vitamine del gruppo B e proteine. Come tutti i legumi devono essere abbinati ai cereali integrali per completare l’apporto di aminoacidi (i costituenti delle proteine) essenziali.

Accompagnate la farinata con fettine di pane di farro o di segale leggermente tostate.

Su questa base potete applicare molte varianti, la signora del despar l’ha fatta con le zucchine ma si può preparare con molte altre verdure, l’importante è cuocerle senza rosolarle troppo ed asciugandole bene; inoltre la farina di ceci è, con la dovuta spiga sul pacco, senza glutine e quindi perfetta per gli intolleranti.

Io lo specifico sempre, non per fare audience ma perchè credo sia importante offrire suggerimenti ed alternative; questo, anche se tratta più temi e storie di vita personale, è nato e rimane un blog di cucina, ci tengo a sottolinearlo.

farinata, cipolla novella,rosmarino-002 

Ingredienti per 4 persone:

  • 150 g. di farina di ceci,
  • 3 cipolle novelle (e/0 verdure a scelta),
  • 250 g. di acqua fredda,
  • olio evo solo per ungere la padella e per far appassire le cipolle),
  • sale (nella rivista specificano marino integrale),
  • pepe,
  • aghi di rosmarino tritati (va bene anche la salvia o aromi a piacere).

collage farinata-001 

Come fare:

in una ciotola abbastanza ampia miscelare la farina di ceci, due prese di sale e l’acqua fredda; mescolare bene con una frusta da cucina per eliminare eventuali grumi, far riposare in frigorifero la pastella per almeno 2/3 ore (io l’ho preparata la sera prima).

Tagliare finemente le cipolle e farle appassire in padella con un filo d’olio evo, mezzo bicchiere d’acqua, sale e pepe nero macinato al momento.

Cuocere per 15 minuti a fuoco lento (io ho utilizzato il microonde) e far raffeddare prima di inserire nell’impasto di farina di ceci.

Amalgamare bene dopo aver aggiunto anche il rosmarino.

Io, avendo il forno rotto, ho optato per la cottura in padella (di ghisa); se voi preferite farla nel forno, mettere il composto in una teglia formando uno strato di 1 cm. e 1/2 e cuocere a 220°C. per 25 minuti.

Per la cottura in padella procedere ungendola con olio evo, eliminando l’eccesso con carta da cucina; ripetere l’operazione  per la cottura dall’altro lato della farinata.

Cuocere a fuoco basso e girarla quando la superficie si sarà rassodata, come per la frittata.

farinata cuori sovrapposti-001 

Io ho ottenuto dalla farinata dei cuori di varie misure, può essere un’idea per un buffet: alternando ciliegine di mozzarella, pomodori datterini o quant’altro, si possono ottenere degli spiedini.

Come scrivo sempre, non occorre essere chef per creare piatti sfiziosi, colorati e creativi, anche noi umili casalinghe ce la possiamo fare e ce la facciamo ;-)

Perla dorme-001 

Sssssst… É l’ora della pennichella… Alla prossima ♥

P.S.: visti i precedenti, chiarisco che il su-citato supermercato non sa di questa mia iniziativa e quindi non considerate questo post pubblicitario; grazie per la comprensione…


Patate al Forno con Parmigiano e Rosmarino, gustose e veloci ma che dico veloci, velocissime!!!

patate al forno parmigiano rosmarino cornice-001

Buona domenica a tutte/i, dopo una ricetta  che richiede un quadrimestre di attesa per essere verificata e gustata, oggi una ricetta da fare in 35/40 minuti, d’altronde questa ricetta arriva da qui e quindi non può che essere “Fast&Easy”.

Conosco ed apprezzo la praticità e la fantasia senza fronzoli delle donne americane; non hanno, come noi, una antica tradizione gastronomico-culinaria ed avendo la mente fresca e libera da orpelli storici, sanno entusiasmarsi di fronte a qualsiasi ingrediente e prodotto che ritengono sia commestibile e lo giravoltano all’infinito curiose di scoprire cosa può venirne fuori di buono.

Le americane sono coraggiose, a Trieste diremmo “nolegapelcul”, diciamo che non sono così “sofisteghe” come noi italiane ;-)

Quando sono stata in America per motivi sportivi ho avuto modo di conoscerne qualcuna, Kathy Sessler, che ha gareggiato con me ai mondiali mi ha insegnato a fare il Guacamole e mi ha sconvolto una sera a cena quando assieme ai suoi amici hanno fatto una gara di rutti, si, avete letto bene, io mi sono astenuta ma li ho visti molto divertiti dal “gioco”.

Inga Thompson, mi ha insegnato a fare il Margarita, il fratello faceva la birra in casa e, dopo le escursioni a Reno (Nevada) a cercare invano parmigiano e basilico (scrivo invano perchè era il 1993 e Bastianich non spopolava ancora… ) perchè volevo farle la pasta col pesto, ci consolavamo facendo il bagnetto al suo cane.

Mi ha insegnato a fare il pane integrale del quale possiedo ancora la ricetta in una agenda, prima o poi lo farò.

Avrei avuto l’occasione di andare a vivere lì, mi aveva proposto di andare ad abitare casa dei suoi genitori, in Texas, dove avevano una tenuta; avrei insegnato l’italiano alla sorellina ed avrei cucinato per la famiglia.

Non me la  sentii perchè avevo ancora Lorenzo, il mio adorato gatto e non ebbi il coraggio né di lasciarlo solo né di fargli subire lo stress di un viaggio così lungo, lui che,  se dovevo fare anche un kilometro in macchina per portarlo dal veterinario, impazziva letteralmente.

Chi xe mona qua xe mona anche in America, mi diceva sempre quel mio famoso saggio amico di Trieste che nomino spesso; chissà come sarebbe andata la mia vita se fossi partita, chissà.

La cultura gastronomica americana di cui fui testimone contemplava anche l’apertura di barattoli di chili con fagioli da mangiare direttamente da lì col cucchiaio, questo lo faceva Alison Sydor una biker canadese che andava fortissimo, lei faceva cross country e mi sono sempre chiesta come facesse ad andare così forte mangiando quelle porcherie… Che ci fosse dietro qualche integratore :-D ?

Beh, arriviamo al dunque, le patate arrivano dall’America e quindi questa ricetta è per me: Italo-Americana.

Ingredienti (per una teglia da forno):

  • 4 patate medie,
  • olio extravergine di oliva abbondante,
  • parmigiano reggiano grattugiato abbondante,
  • rosmarino fresco tritato,
  • paprica in polvere, facoltativa (idea personale),
  • sale q.b.

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Come fare:

preriscaldare il forno a 190°C., coprire la teglia con un foglio di carta forno per non sporcarla durante la cottura delle patate che avverrà direttamente sulla grata.

Pelare le patate, tagliarle a spicchi regolari, lavarle, asciugarle ed immergerle nell’olio mescolandole bene affinchè si ungano perfettamente.

Metterle nel piatto dove avrete miscelato abbondante parmigiano, rosmarino e sale a piacere, volendo anche un pò di paprica e rotolarle affinchè il composto aderisca bene.

Appoggiarle sulla grata regolarmente distanziate ed infornare mettendo la grata sopra la teglia, cuocere per 25/30 minuti.

Ve le consiglio e, anche se le mie foto non sono stratosferiche vista l’ora serale, il sapore lo è davvero, provatele ne vale la pena.

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 Buona domenica a voi, alla prossima.

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Lasagna Vegana di Tofu, Ragù di Soia, Zucca e un pò di Storia.

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca cornice

Se in occidente le cucurbitacee possono essere sinonimo di insipida stupidità oppure, come vedremo, contengono le luci tremolanti della notte dei morti e assumono sembianze spaventevoli, in alcuni stati africani i semi prodotti dalla zucca hanno tradizionalmente l’effetto che noi riteniamo proprio del fosforo.

Per il saggio Oriente, infine, le forme rotonde di una generosa zucca richiamano i segni della fertilità, dell’abbondanza, della rinascita.

In Laos, ad esempio, le genti fanno risalire le loro remote origini a delle enormi zucche, appese all’asse del mondo (la grande Liana, come viene chiamata laggiù), da cui nacquero i progenitori degli uomini.

La stessa idea, a ben vedere, l’hanno avuta i Taoisti con le cosidette zucche celesti, grandissime ed esistenti prima del mondo; nella loro pancia, custoditi da millenni, contengono tutti i generi umani, tutte le innumerevoli varietà di riso esistenti sulla Terra e i manuali delle scienze segrete.

L’uomo, il nutrimento, la scienza: tutto ciò che serve al mondo racchiuso in una primordiale zucca, la quale, ovviamente imbandita sulle tavole delle cerimonie e delle grandi occasioni, viene assunta come cibo dell’immortalità.

Cibo, ma anche viatico, ascesi, panciuto contatto tra il cielo e la terra. Il progenitore dei cinesi si chiamava P’an-Ku e un giorno gli fu concesso di sopravvivere ad un grande diluvio.

Se Noè aguzzò l’ingegno con un’enorme zattera, P’an-ku aguzzò l’ingegno con un’enorme zattera, P’an-Ku trovò rifugio in una altrettanto gigantesca zucca.

Da quel giorno, le zucche crescono anche nelle isole degli immortali: procurandosi un passaggio per mezzo di esse, dalla terra ci si può avvicinare al regno dei beati e raggiungere il cielo.

E cosa fare con i semi commestibili, racchiusi nel divino ventre di questo vegetale di passaggio? Si mangiano durante l’equinozio di primavera, giorno del rinnovamento e della rinascita, quando tutta la positività dello yang si sprigiona sulla terra.

Rotonda come solo certe enormi zucche sanno essere: ed infatti nella lingua cinese, che osserva leggi e regole difficilmente comprensibili in Occidente, la parola ′zucca′ designa la circonferenza del nostro pianeta.

Ramusio, nel Sommario delle Indie Orientali, narra di una zucca misteriosa, così grande da poter contenere il figliolo morto di un potente uomo chiamato Jaia: mito cosmogonico con cui i nativi delle Isole spiegavano nientemeno che l’origine dei mari e degli oceani, che fuoriuscirono dal gigantesco ortaggio una volta fatto cadere e frantumato.

Il mito si collega in qualche modo a quello indiano di Brahma, raccontato nei sacri libri di Veda, che racconta di una zucca imperatrice dei vegetali e ′regina del cosmo′.

Agli inizi dei tempi, tutto era immerso nell’oscurità; ′colui che sussiste per se stesso′ creò poi l’universo dalla propria sostanza, facendo sgorgare le acque e piantando un seme che divenne un uovo splendente come il sole.

Dentro l’uovo galleggiante sulle acque nacque Brahma, che vi rimase nascosto per un anno intero.

Brahma divise poi l’uovo in due parti, costruendo il cielo e la terra e lasciandovi in mezzo le acque, le stesse da cui era nato il seme splendente. (La Zucca-Paolo Morganti-Chiara Nardo pagg.58/59)

Quanta storia dietro ad una zucca, l’ho scoperta solo da qualche anno, non appartiene alla cultura gastronomica di Trieste, la mia città; troppo poco lo spazio, troppo ostile la tipologia del terreno, così sassoso, di natura carsica.

La prima cenetta romantica che ho preparato per ello, sono stati proprio degli gnocchi di zucca, conditi con burro, salvia e ricotta affumicata… Solo più tardi scoprii che ad ello la zucca non piaceva, potere dell’ esordiente amore

Oggi ello la zucca la mangia, recalcitra ancora ma più per uno, ormai smascherato orgoglio maschile, che per convinzione.

Pensate che ha persino mangiato questa lasagna di tofu fatta col ragù di soia, besciamella di zucca e parmigiano vegano, ma chi ha detto che le persone non cambiano? Allora ho ancora qualche speranza? Vi voglio bene, siete così pazienti e comprensivi con me ;-)

L’ispirazione è arrivata dopo aver assaggiato, a Trieste, in un ristorante vegano che mi ha fatto conoscere la mia “compagna di San Nicolò”, una lasagna di tofu con ragù di verdure, buonissimo, lo dico senza esitare, uno dei piatti più buoni che abbia mai mangiato e va da sè che, appena uscita dal ristorante il mio neurone curioso abbia iniziato ad attivarsi.

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca pirofila-001

Ingredienti per la lasagna:

  • tofu morbido tagliato a fette sottili,
  • ragù di soia,
  • besciamella di zucca,
  • parmigiano vegano a modo mio,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale affumicato
  • nastri di zucca a vapore per decorare.

Ingredienti per il ragù di soia:

  • granulare di soia,
  • brodo vegetale,
  • rosmarino,
  • sedano,
  • cipolla,
  • aglio,
  • la polpa della zucca ricavata dalla centrifuga,
  • peperoncino fresco,
  • sale.

Come fare il ragù di soia:

per reidratare il granulare di soia seguite le indicazioni sul pacco, io l’ho fatto bollire per 10 minuti in un brodo vegetale preparato al momento, ho spento e lasciato riposare.

Nel frattempo ho rosolato a parte la polpa di zucca in una padella con poco olio extravergine di oliva e uno spicchio d’aglio vestito che poi ho tolto, ho aggiustato di sale, ho profumato con un pò di rosmarino ed ho preparato la besciamella di zucca, anche se il nome è inappropriato, essendo questa besciamella senza latte e senza grassi.

besciamella alla zucca e ragù di soia-001

Ingredienti per la “besciamella di zucca”:

  • 200 ml. di centrifugato fresco di zucca,
  • 20 g. di amido di riso,
  • sale affumicato.

centrifugato di zucca

Centrifugato di zucca, a differenza delle carote, sia il succo che la polpa non ossidano e mantengono il colore.

Come fare la “besciamella di zucca”:

ho sciolto l’amido di riso in una parte di succo, ho mescolato per evitare grumi, ho aggiunto il resto del liquido e salato.

Ho introdotto la ciotolina nel microonde ed ho fatto cuocere a più riprese per pochi secondi, mescolando ogni volta, fino alla consistenza desiderata, ho messo da parte.

Parmigiano Vegano e le altre preparazioni:

il parmigiano vegano a modo mio l’ho preparato utilizzando i fiocchi di lievito che vengono usati nella ricetta classica, del tofu affumicato grattugiato, sale affumicato e un mix di semi tostati, ognuno per conto suo, che mi ha regalato una conoscente.

Per la decorazione ho tagliato con l’affettatrice dei nastri di zucca con la buccia e li ho cotti al vapore in microonde.

Non conoscendo le reazioni del tofu in forno e, temendo uno spatascio, ho preferito cuocere la lasagna in una pirofila con olio evo, olio che poi ho messo da parte per un’altra preparazione; lo spatascio non è avvenuto ed ho trasferito la lasagna nel piatto decorando con i nastri di zucca.

collage lasagna tofu

Spero, fino ad ora, di essere stata esaustiva, queste ricette le sviluppo più con l’ istinto che con la tecnica e la conoscenza, le dosi sono approssimative, se vi avanzano ragù, besciamella, nastri di zucca ecc, potere riutilizzarli per altre preparazioni, diciamo che questa è la cucina di casa.

In questa preparazione compare il sale affumicato, l’ho scelto perchè trovo che l’affumicato si abbini perfettamente alla zucca, regalando alla lasagna un sapore in più ma, se non amate l’affumicato a voi la scelta alternativa.

Assemblare la Lasagna:

io non ho trovato il tofu grande, probabilmente quel ristorante lo produce da se, quindi, ho unito 2 fette a formare una “sfoglia”.

Sulla base della pirofila ho messo un pò di ragù di soia mescolato con poca besciamella, ho posizionato le fette di tofu, ho aggiunto ragù di soia, besciamella, parmigiano vegano, un’ulteriore grattuggiata di tofu affumicato proseguendo per 3 strati.

Ho terminato con ragù, besciamella ed un abbondante strato di parmigiano vegano e tofu affumicato, ho aggiunto un pò di sale affumicato, un filo d’olio evo ed ho infornato, coperto per 10 minuti a 200°C. e, scoperto, sotto il grill per altri 5 minuti.

Ho trasferito la lasagna sul piatto e decorato con nastri di zucca e semini vari, provare per credere… Se lo dice ello ;-)

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca forchetta cornice2

Vi auguro una splendida settimana, splendida come il sole che illumina oggi il cielo di Udine e dintorni, il sole per me è vita.


Pastesùte cu’ la cjâr di purcìt (Pasta con la carne di maiale) e la leggenda di Amariana e l’Orcolat.

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Pastesùte cu’ la cjâr di purcìt (pasta con ragù di maiale)

Era bella come una rosa di maggio. E, nonostante fosse vestita di poveri stracci, la bellezza di Amariana risplendeva ugualmente.

Viveva in una casupola di sassi col tetto in paglia accanto al Fiume e lì spesso Amariana si recava a lavare i panni. Lavava ed intanto cantava, con una voce melodiosa e cristallina, che un giorno giunse alle orecchie dell’ Orcolat.

L’ Orcolat era un essere truce e dall’aspetto pauroso, che viveva in una forra profonda, dove nessuno osava andare. In paese tutti lo temevano.

 L’energumeno a volte compariva all’improvviso nel villaggio e la sua camminata pesante faceva tremare e rotolare a terra ogni cosa. Un vero flagello!

Quella mattina l’Orcolat si era svegliato prima del solito e mentre si stava stiracchiando nel suo giaciglio di pietra gli era giunta all’orecchio quella musica da usignolo, che saliva lenta e lieve dalle rive del fiume.

L’omone era rimasto un pò interdetto, si era stropicciato gli occhi sporgenti e cisposi, poi aveva deciso di andare a scoprire da che parte venisse quel dolce suono, mai udito prima e che aveva fatto vibrare le corde più profonde del suo cuore.

 All’ Orcolat gli si erano inumiditi gli occhi, tanto quel canto misterioso aveva commosso il suo animo, solitamente rude e feroce.

 Per quanto cercasse di resistere, non potè fare a meno di seguire quella voce di miele che lo portò sino alla riva del fiume.

 Per non farsi scorgere, contrariamente al suo solito, cercò di camminare con passi leggeri e, quando arrivò dove Amariana stava lavando i panni, si acquattò dietro un grande sasso e si mise ad osservare.

 L’Orcolat era estasiato, non aveva mai visto una creatura più dolce e delicata. Divenne tutto rosso in viso, il cuore cominciò a battergli a martello, mentre il suo sguardo non si staccava da quella visione celestiale.

 Alla fine era capitato pure a lui: l’ Orcolat si era perdutamente innamorato della fanciulla sconosciuta. Che fare?, cosa non fare?

Il bestione rimase pensieroso, si grattò il capo, poi cercò di farsi coraggio. Riassettò alla meglio i suoi abiti da selvaggio e raccolse una rosa selvatica da un cespuglio lì accanto, che sembrava non aspettasse altro. Infine si presentò alla bella Amariana timido e mansueto come un fanciullo.

“Ah… misericordia! L’ Orcolat…” urlò la fanciulla in preda al panico, appena lo vide. Raccolse in fretta e furia i suoi panni e si mise a correre, scappando più veloce di un fulmine. Quando arrivò a casa, richiuse con due mandate il portone e tenne il fiato sospeso con la speranza che l’energumeno fosse sparito.

L’ Orcolat rimase immobile, come inebetito, mentre la rosa che teneva in mano d’improvviso sfiorì.

“Povero me e ora che faccio?” Si domandò sconsolato. “Non puoi cambiare la natura delle cose. Il tuo cuore non è fatto per amare una creatura umana. Perciò, rassegnati e dimenticala!”. A parlare era stato il Genio el Fiume, ma l’ Orcolat non gli prestò ascolto, abituato com’era a fare ogni cosa di testa sua.

“No, io non mi rassegno. Quella fanciulla dev’essere mia e basta!” Urlò con rabbia al Fiume e al Cielo e se ne tornò con l’umore più cupo del mondo nella sua caverna a studiare un piano per rapire la giovane di cui si era perdutamente innamorato.

Nel frattempo Amariana aveva raccontato ai suoi genitori quanto le era successo al fiume. E loro avevano compreso che c’era sotto qualcosa di strano nel comportamento dell’ Orcolat.

 “Tutti sanno che l’Orcolat non è amico degli uomini. Questa mansuetudine è sospetta! Chissà cosa va cercando quell’energumeno!” osservò la madre di Amariana, che era una donna scaltra e dall’intuito perspicace.

 “Bambina mia, devi andare a chiedere consiglio alla Regina dei Ghiacci. Noi non possiamo aiutarti. Credi a me: non c’è altra scelta!” concluse la donna con espressione assai preoccupata.

Fu così che il mattino seguente, alle prime luci dell’alba, Amariana s’incamminò con passo rapido verso la cima del monte che sovrastava il paese.

Cammina, cammina, ormai il sole era alto nel cielo, ma sula croda dove la giovane si fermò il tepore dei raggi non arrivava mai. E il paesaggio attorno era trasparente, luminoso, nel suo paesaggio di ghiaccio.

 Seppure un pò infreddolita, Amariana si mise fiduciosa ad aspettare, finchè comparve prima una luce intensa, abbagliante, poi una nuvola di neve e alla fine si fece avanti lei: la Regina dei Ghiacci!

“Conosco la pena che pesa che pesa sul tuo cuore, mia cara fanciulla. Quel bestione dell’Orcolat si è innamorato di te e non c’è verso di fargli cambiare idea.

Questa è una sciagura, una vera sciagura, mia dolce Amariana” sentenziò la Regina con la sua voce di neve, raggelando ulteriormente l’animo della povera ragazza.

 “Oh… mia Regina, ti prego, liberami da questo triste destino. Preferisco morire piuttosto che essere la sposa dell’Orcolat” disse la ragazza con un fil di voce, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.

 La Regina rimase silenziosa, poi chiese ad Amariana di avvicinarsi e le sussurrò all’orecchio il suo rimedio.

 “Mi spiace, dolce Amariana, non c’è altra via da seguire” concluse infine rammaricata scomparendo all’ improvviso. Tutt’intorno si fece più freddo ed inospitale che mai. E sul bel volto della fanciulla si spense ogni sorriso.

 Passarono ancora alcuni istanti, dopo di che Amariana cacciò via le lacrime e, con la morte nel cuore, urlò verso le cime: “Regina dei Ghiacci, accetto il mio triste destino. Fai quello che devi. Così sia!” . L’eco di quelle parole risuonò cupa nella valle.

D’improvviso si sollevò un vento di tempesta, che ululò selvaggio tra le gole delle vette. Il viso di Amariana si fece all’istante di pietra, le sue spalle si trasformarono in cime aguzze, i suoi abiti si colorarono col verde dei boschi ed i suoi capelli si sciolsero in torrenti impetuosi.

La bella Amariana aveva accettato l’incantesimo. Pur di non sposare l’Orcolat, si era trasformata nella montagna che da allora porta il suo nome.

amariana

Monte Amariana

 Ma la Regina dei Ghiacci pensò bene di punire anche l’Orcolat, lo richiuse per l’eternità nel vicino monte San Simeone, da dove a volte cerca di fuggire, per raggiungere la sua bella Amariana, e quando si muove sono dolori… La terra 

trema e gli uomini dicono: “Ah… ci risiamo, si è svegliato l’Orcolat!” .

Monte San Simeone

Monte San Simeone e Pioverno dove abita lo Zio che menziono spesso.

Ancora oggi se le nuvole coprono la bella cima dell’Amariana un antico proverbio suggerisce: Quando l’Amariana ha il cappello lascia la falce e prendi il rastrello. E cioè è buona regola interrompere di falciare l’erba e in fretta iniziare a raccoglierla, perché la pioggia è vicina!

Da: Fiabe e leggende della Carnia  di Raffaella Cargnelutti pagine 19/20/21/22.

Un tempo le favole distraevano grandi e piccini dall’appetito, dal freddo dei rigidi inverni, a volte venivano inventate per esorcizzare le paure causate da terremoti, alluvioni ecc.

Le favole e le leggende davano un senso all’ineluttabile ed intanto, mentre qualcuno raccontava le sue storie la cena si cuoceva lentamente sullo spolert, sparghert o sulla stufa, come questo ragù, profumato con cannella,  chiodi di garofano e pepe.

Alla fine, fuori da fuoco va aggiunto l’uovo che rende questo un piatto unico.

Ho riprodotto fedelmente la ricetta originale cedendo al burro che, in questa epoca fatta di case riscaldate e cibo in abbondanz a (non per tutti), viene sostituito dall’olio extravergine di oliva.

Ho scelto come pasta le mezze penne rigate n° 60 della Garofalo che mi ricordano il primo formato che mangiavo da bambina, di allora ricordo rigatoni, spaghetti e pennette, tutti gli altri formati sono arrivati con gli anni.

Ho modernizzato questa ricetta presentando la pasta in un cestino di formaggio Montasio stagionato oltre i 10 mesi, il formaggio, ingrediente principe nelle cucine Friulane e della Carnia.

Ingredienti per 4 persone:

  • 350 g. di pasta (mez z e penne rigate 60 Garofalo), 250 g. di polpa mista di maiale,
  • 30 g. di burro, 2 uova,
  • 2 cucchiai di formaggio grattugiato (Montasio), 1/2 bicchiere di vino bianco,
  • 1/2 cipolla,
  • 1 maz z etto di erbe aromatiche (maggiorana, rosmarino,timo, salvia, alloro),
  • chiodo di garofano in polvere, cannella in polvere,
  • pepe, sale.

Come fare:

tritare finemente la carne e rosolarla nel burro fuso in un tegame di coccio. Rimestare con cura poi, abbassare la fiamma, aggiungere il sale, pepe, chiodo di garofano e cannella, bagnare con il vino e proseguire la cottura.

Far evaporare parte del liquido di fondo a calore moderato quindi aggiungere la cipolla tritata finemente e il maz z etto di erbe aromatiche, coprire e far cuocere, piano e a lungo.

Lessare la pasta, scolarla e buttarla nel tegame assieme al ragù, fuori dal fuoco mescolare ed aggiungere un pò alla volta, le uova sbattute con un pizzico di sale.

Impiattare ed aggiungere il formaggio grattugiato.

Ingredienti per il cestino:

  • formaggio Montasio stagionato grattugiato.

Come fare:

riscaldare una padella di ghisa, toglierla dal fuoco e spargere uno strato di formaggio a coprirne il fondo.

Rimettere sulla fiamma e, a fuoco dolce, far compattare e dorare la cialda, sollevarla con una spatola e modellarla su una ciotola rovesciata, aspettare qualche minuto, sformarla e servire la pasta all’interno.

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Bottoncini di zucca e castagne al rosmarino.

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Bottoncini zucca, castagne e rosmarino. 

Dove c’è da far viaggiare la fantasia bambina io mi trasformo.

Per i bottoncini che vi presenterò tra poco, l’omissione del parmigiano che, per altro adoro, mi turbava ma l’ho sostituito in una maniera talmente gustosa che non ne ho sentito la mancanza.

Ingredienti per i bottoncini:

  • 100 g. di polpa di castagne lessate,
  • 250 g. di polpa di zucca (al netto) già cotta a vapore e asciugata in padella senza condimento,
  • farina integrale d’orzo, biologica macinata a pietra q.b. per legare l’impasto,
  • sale marino integrale.
  • aghi di rosmarino secco tritati.

Come fare i bottoncini:

unire i due impasti, amalgamare il rosmarino tritato, salare e aggiungere la farina.

Non aggiungetene tanta da ottenere un impasto da gnocco, piuttosto infarinare la tavola e stendere l’impasto col mattarello ad un’altezza di 1 cm abbondante.

Ritagliare le formine che desiderate e cuocere i bottoncini in acqua salata io,  affinchè non si attacchino aggiungo un filo d’ olio evo.

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Ingredienti per il condimento:

  • olio extravergine di oliva (io uno Pugliese straordinario, arriva dalla mia adorata Maria),
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • aghi di rosmarino fresco,
  • semi di zucca tostati e tritati,
  • semi di zucca tostati interi,
  • fiocchi di lievito di birra.

Come fare:

mettere in una padella l’olio evo, lo spicchio d’aglio vestito, aggiungere gli aghi di rosmarino e, a fuoco dolcissimo farlo insaporire.

Filtrare l’olio eliminando aglio e rosmarino, rimettere la padella sul fuoco e far saltare i bocconcini assieme ai semi di zucca tritati.

Impiattare, spolverizzare con i fiocchi di lievito di birra e decorare con fiori di rosmarino e semi di zucca interi tostati.

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Ossibuchi nel sacchetto.

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A volte certe pubblicità sono utili, tempo fa il famoso saccoccio mi  incuriosì, l’ acquistai,  funzionò, la seconda volta durante lo sbattacchiamento si ruppe e così decisi di procurarmi i sacchetti e di preparare da me, di volta in volta, il mix di spezie/odori/aromi e quant’altro da introdurvi.

Poi, 2 mesi fa, c’è stato il famoso calendario, 30 giorni, 30 blogger, 3o ricette e  la fantasia che ci contraddistingue (è vero non possiamo negarlo) è riuscita a farci insacchettare di tutto e di più.

Io, avendo ancora a disposizione dei sacchetti, ho continuato la sperimentazione.

Ormai pollo, patate, tranci di pesce, verdure, frutta, ci entrano quasi da soli come in un cartone animato di Walt Disney

Così è arrivato anche il momento degli ossibuchi, tanto amati dal mio ello ma, ma bisogna infarinarli, rosolarli, condirli, girarli, stare attenti che non si attacchino, bagnarli poco alla volta sennò si rischia di lessarli e renderli stopposi, bisogna calcolare i tempi, insomma si deve rimanere nei paraggi del fornello.

Per mettere le mani avanti ho detto a ello che avrei fatto un esperimento e avrei cotto gli ossibuchi nel sacchetto, prova mi ha risposto, a me piace quel metodo di cottura.

Prima che i puristi dell’ossobuco mi maltrattino svelo la frase finale di ello: i più buoni che hai fatto, ciò è quanto.

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Ingredienti :

  • 3 ossibuchi di vitello,
  • olio evo per ungerli,
  • 3 spicchi di aglio vestito,
  • 1 cipolla dorata (la seconda volta ho messo 3 scalogni interi),
  • 1 fogli di alloro,
  • salvia,
  • rosmarino,
  • peperoncino di calabria in polvere,
  • sale.

ossibuchi nel sacchetto1-001 

Come ho fatto:

ho massaggiato con l’olio evo gli ossibuchi e li ho messi in una terrina, ho aggiunto gli spicchi d’aglio vestiti, la cipolla tagliata grossolanamente.

Come ho specificato nella lista degli ingredienti la volta successiva ho omesso la cipolla ed ho inserito 3 scalogni interi con buccia (scalogni dell’orto di un’amica).

Ho spezzettato la foglia di alloro e tritato nel mortaio salvia e rosmarino, ho salato e messo il peperoncino.

Delicatamente ho mescolato affinchè gli ingredienti fossero distribuiti in maniera omogenea sugli ossibuchi, ho coperto con la pellicola ed ho lasciato riposare per mezz’ora.

Nel frattempo ho preriscaldato il forno a 195°C. (statico), ho inserito gli ossibuchi nel sacchetto, l’ho chiuso bene col legaccio che si trova nella confezione e li ho cotti per 1 ora e 15 minuti, senza forare il sacchetto e senza aprirlo 5 minuti prima per ottenere la doratura, si è formata da sè all’interno del sacchetto.

Il condimento che vedete nel piatto è quello del sacchetto, nessun’altra aggiunta di grassi, provate, se vi va.

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P.S.: se doveste adoperare ossibuchi di manzo più grandi, prolungate la cottura.


Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera.

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Non ho la gelatiera, né il Bimby, non ho la planetaria né la Reflex ma ho tanta voglia di fare lo stesso tante cose anche quelle impossibili e ho una grande dote (secondo me), mi accontento e mi ingegno per arrivare alla meta;  non a caso ho sempre praticato sport faticosi.

Ora, vista l’età e gli acciacchi,  non posso più fare le stesse cose ma l’energia la metto nei miei hobbies, una vita spericolata ed emozionante, sempre, anche quando preparo un gelato, senza gelatiera

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Ingredienti:

  • 200 g. di zucchero,
  • 80 ml. d’acqua (per lo sciroppo)
  • 3 dl di succo di centrifugato di carota,
  • succo di 1  limone,
  • 3 dl di panna fresca da montare,
  • scorza grattugiata di 1/2 lmone,
  • 2 cucchiai di succo al mandarino,
  • 1 cucchiaio e mezzo di glucosio,
  • spicchi di mandarino per decorare (dal barattolo di spicchi al naturale),
  • foglioline di erba Luigia per decorare (o menta o basilico o rosmarino).

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Centrifugato di carote.

Come fare:

sciogliere lo zucchero nell’acqua a fuoco dolce mesolando e versare lo sciroppo ottenuto in una ciotola.

Pelare e centrifugare le carote ed unire il succo ottenuto nella ciotola assieme allo sciroppo, il succo di limone e la scorza grattugiata, amalgamare bene e lasciar raffreddare.

Aggiungere il glucosio e lo sciroppo al mandarino, montare la panna ed amalgamarla al composto, coprire e porre nel freezer per 3 ore.

Mescolare bene e lasciare in freezer per tutta la notte.

Il giorno dopo io ho ripetuto l’operazione ogni 3 ore per 2 volte.

Ieri, andando nel blog di Stella ho scoperto che per avere la cremosità simil-gelateria prima di servirlo frullarlo ancora, per dirla tutta, devo ancora migliorare molto.

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Versione più cremosa

Questo gelato può diventare anche antipasto, vorrei provare a farlo col rosmarino che, secondo me, si sposa benissimo con le carote.

Quando ho chiesto a ello di assaggiare lui  ha domandato:

non ci saranno mica le carote vero?

No, c’è il mandarino…

Molto buono…

L’avrei scommesso.


Steccherini dorati sott’olio: preludio d’autunno.

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Io sono già proiettata verso l’ autunno,  Caronte, Scipione, Lucifero e quant’altro sono soltanto un ricordo, sono sopravvissuta e non ho patito grossi disagi, vedremo cosa ci porterà ‘stà Beatrice, e se riuscirà a spegnere gli incendi che dei mentecatti stanno appiccando in ogni dove mettendo a repentaglio la vita delle persone.

E gli animali? Non oso pensare quanti animali siano morti per la demenza umana, piromani? Ecco cosa dice Wiki sulla piromania      , mi sa che qui con la scusa delle patologie e debolezze mentali sia ormai lecito tutto, poverino è malato, ha avuto un’infanzia difficile ecc., vabbeh, stendiamo il solito velo pietoso e, per risollevarci andiamo nel bosco a ritemprare la mente e lo spirito.

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Solitamente al ritorno dal’Austria posto qualche ricettina con i funghi porcini ma stavolta non ho fatto altro che le solite tagliatelle, il solito cartoccio , la solita frittata (più che frittata uova strapazzate con funghi scottati leggermente e lasciati sodi) e il solito misto con mazze di tamburo, finferli, porcini,quelli più vecchi, avevo un fungo viola (trovato da ello), 2 lactarius deliciosus      , una parte l’ho messa già cotta in congelatore ed il resto come contorno.

Mi scuso per la quantità esagerata di link ma quando si parla di funghi è meglio una parola in più che una in meno.

Di funghi steccherini  avevo già parlato in Questo post, essendo un fungo molto consistente è adatto ad essere conservato.

Si raccoglie fino ad ottobre inoltrato, consiglio di pulirlo il più possibile sul posto, io non ho potuto farlo (si evince dalle foto) perchè si trovavano in luogo impervio e ricco di vegetazione tra cui rovi che mi hanno reso difficile l’operazione.

Comunque sia, gli Steccherini sopportano il lavaggio ad immersione senza subire danni.

Prima di sperimentare ho consultato in questo blog       l’articolo come conservare i funghi sott’olio,       peccato che questo blog non sia attivo da molto tempo perchè ha molti spunti per chi ama la natura e i prodotti della terra ed ovviamente i funghi, consultatelo se vi va.

Non ho le dosi esatte, in questo caso mi sono ispirata anche alla ricetta delle zucchine in agrodolce e riporto le dosi necessarie per 1 kilo di prodotto.

Ii funghi che vedete nella foto li ho preparati l’anno scorso ed ho aperto il vaso in questi giorni, sono rimasti sodi e croccanti, davvero una bella sorpresa, la stagione è all’inizio e sarà mia premura raccoglierne anche quest’anno e provare qualche altra conserva.

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Ingredienti per 1 kilo di prodotto:

  • funghi Steccherini dorati,
  • 1 cipolla bianca,
  • 2 rametti di rosmarino,
  • 1/2 litro di aceto di vino bianco,
  • bacche di ginepro (potete sostituirle con chiodi di garofano o altre bacche a piacere),
  • 5 g. di sale per il liquido di cottura più quello per la prima bollitura,
  • 2 dl di olio evo più quello per la copertura finale.

Collage steccherini sott'olio-001     

Come fare:

dopo aver pulito bene i funghi farli bollire in acqua salata per 20 minuti, scolarli e metterli ad asciugare su un telo per tutta la notte.

Il giorno dopo ritagliarli e metterli in una pentola assieme alla cipolla tagliata finemente, il rosmarino tritato (eliminare la parte legnosa), le bacche di ginepro, l’aceto, l’olio ed il sale.

Portare ad ebbollizione, cuocere per 10 minuti e lasciar riposare coperto 24 ore.

Scolare i funghi con la schiumarola e metteterli nei vasi precedentemente sterilizzati, coprire con olio evo, chiudere quando non si vedranno più bolle d’aria.

Conservare in luogo fresco ed asciutto, per un’ottima degustazione non consumare prima di 2 mesi.

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Con questa proposta, preludio d’autunno, accompagnata dal ticchettio della pioggia sull’abbaino, vi auguro una bella settimana.


Bocconcini di pollo al succo d’arancia e il Senso del Giallo.

Bocconcini di pollo al'arancia e rosmarino-001

Ho concluso la settimana col colore giallo e ne inizio un’altra ancora col colore giallo, è stupefacente scoprire quanti significati anche contrapposti possa avere un colore, a me il giallo trasmette gioia, luce, solarità, voglia di vivere e a voi?

SIGNIFICATO DEL GIALLO (Copia-incollato da Questo Sito)

Il giallo corrisponde in modo simbolico al Sole, all’aura dei Santi, alla felicità.

La percezione sensorea legata al giallo è l’acutezza, l’intelligenza.

Infonde un effetto di luce, allegria e ottimismo, a causa delle sue qualità di brillantezza e riflessività.

Rappresenta l’affetto disinibito, l’apertura, il rilassamento (a livello psicologico rilassarsi significa riuscire ad abbandonare problemi, fastidi, restrizioni), il mutamento, la distensione.

E’ legato al sistema nervoso del simpatico e parasimpatico e al plesso solare.

Le sue caratteristiche equilibrate sono: responsabilità, affidabilità, equilibrio, volontà realizzativa, buona autostima, personalità calorosa, fiducia, spontaneità, senso dell’humor, capacità di saper giocare, autodisciplina, senso del proprio potere personale, saper accettare le sfide.

L’orientamento, nel giallo, è riferito all’autodefinizione.

Poichè il giallo rappresenta la spinta ottimistica in avanti, verso il nuovo, verso ciò che deve ancora prendere forma, segnala il desiderio di volersi finalmente rilassare, e quindi la speranza e l’attesa di un momento di maggiore felicità, indicando, nel contempo, la presenza di un conflitto da cui si sente la necessità di liberarsi, un forte desiderio di fuggire dalle difficoltà esistenti, una via d’uscita che porti sollievo.

Inoltre, rappresenta il desiderio di ottenere importanza e un’alta stima da parte degli altri; se il desiderio è intenso potrebbe portare a vivere con sentimenti erronei d’invidia.

La sensazione da sconfiggere, nel giallo, è la vergogna.

Traumi e violenze che portano a disequilibri di giallo (riferibile per l’età infantile): essere spinti a provare vergogna, autoritarismo, situazioni instabili, dominio sulla volontà, abuso fisico, ambiente pericoloso, paura delle punizioni, inganni, manipolazione emotiva, responsabilità eccessive per l’età, senso di vergogna ereditato dai genitori.

Un’eccessiva carenza di giallo può indicare: poca energia, volontà debole, facilità ad essere manipolati, mancanza di autodisciplina, difficoltà nel portare a compimento, scarsa autostima, freddezza emotiva o fisica, digestione difficile, centro del corpo infossato, attrazione per gli stimolanti, mentalità vittimista, attribuzione di colpe agli altri, passività, inaffidabilità.

Un’eccessiva presenza di giallo, può indicare: eccesso di aggressività, dominatore, volontà di controllo, bisogno di avere sempre ragione e di avere l’ultima parola, manipolatore, assetato di potere, traditore, attrazione per i sedativi, attacchi d’ira, esplosioni di violenza, ostinazione, ambizione di comando, competizione, arroganza, iperattività.

Fiori Iperico vaso-001

Le disfunzioni fisiche collegate: disordini dell’alimentazione, disordini digestivi, ulcere, ipoglicemia, diabete, spasmi e disturbi muscolari, stanchezza cronica, ipertensione, disordini di stomaco, pancreas, fegato, calcoli.

Se il giallo, al contrario, provoca un senso di rifiuto o di repulsione, potrebbe indicare una sensazione di vuoto, che si siano perse le speranze, che ci si senta isolati, irritati, scoraggiati e sfiduciati verso gli altri e i loro intenti; rappresenta quindi un tentativo di protezione contro ulteriori perdite o delusioni.

 Ricetta bocconcini Pollo arancia-001

Ecco, oggi sono velocissima, questi bocconcini li ho trovati in una dispensa della Aboca che ho comperato in farmacia,  ho adoperato 300 g. di pollo ed ho modificato un pò il procedimento,  ho fatto così:

in una pentola di ghisa a fuoco alto ho sigillato i bocconcini di pollo su tutti i lati, ho aggiunto il brodo (vegetale) ed il rosmarino, ho aggiustato di sale e portato a cottura, coperto, per 15 minuti, ho scoperto ed ho fatto asciugare il brodo, ho elminato il rosmarino, ho unito il succo d’arancia e, alla fine, ho aggiunto un cucchiaino di olio EVO, ho amalgamato il tutto, fatto!!! Se volete potete aggiungere il pepe.

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Blitz di mele di Felix.

 

Oggi mi intrufolo nella cucina di Felix  , ho copia-incollato ingredienti e procedimento dal suo blog, tra parentesi trovate le mie varianti.

Per la torta grande ho seguito le sue indicazioni, ho soltanto spolverizzato dello zucchero muscovado prima d’infornare, nella piccola versione a cuore ho inserito nell’impasto poca mela grattugiata, aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino, sulla superficie ho messo delle palline di mela, tutto qui.

Ingredienti:

  • 3 mele medie (io Kanzi),
  • 3 cucchiai di zucchero (io di canna chiaro),
  • succo di limone.

Tagliare le mele a fettine, spolverizzarle con lo zucchero, bagnarle con il succo di limone e far macerare per 30 minuti.

Ingredienti per l’ impasto:

  • 60 g di burro,
  • 150 g di zucchero,
  • 2 uova,
  • succo e scorza grattugiata di mezzo limone,
  • mezza bustina di lievito in polvere (come da prontuario), (omesso perchè già all’interno della farina),
  • 200 g di farina senza glutine (io senza glutine come da prontuario autolievitante),
  • 1 tazzina di latte (io di soia perchè ero senza l’altro :-) ),
  • 2 cucchiai di rum,
  • 3 cucchiai di zucchero a velo vanigliato (io lo ottengo macinando nel macinino da caffè lo zucchero vanigliato fatto da me),
  • zucchero muscovado per spoverizzare la torta prima d’infornare (mia aggiunta personale),
  • aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino per il cuor di mela (mia aggiunta personale).

 

Come fare:

montare a crema  burro e zucchero e poi, sempre sbattendo, unire i tuorli, il succo e la scorza del limone.

Aggiungere la farina, il lievito il latte e il rum,  infine unire gli albumi montati a neve, versare il composto in una tortiera e affondare leggermente le mele, cuocere per 35-40 minuti a 180°C.. (io 1 ora ventilato 160°C., il piccolo blitz cuor di mela 30 minuti)

 

Vi auguro una bella domenica.

  Vignetta di PV (Pietro Vanessi) 


Pane azzimo e qualche idea per conservare le zucchine.

   

Oggi un post professionale, solo ricette.

Ricettine che arrivano dal mio archivio, testate e riprodotte regolarmente, comprese le conserve che vi presenterò poi e che non richiedono sterilizzazione.

Se non foste tranquilli sterilizzate pure come fate al solito o cercando nel web informazioni utili.

Inizio dal pane azzimo, nome che deriva dal greco azymos (senza fermenti), quindi senza lievito, di semplice esecuzione e di lunga durata.

Ingredienti x 8 pagnottelle:

  • 300 g. farina 00,
  • 150 g. farina integrale (meglio se biologica),
  • 250 ml di acqua,
  • olio evo (anche per ungere la ciotola),
  • 1 cucchiaino raso da te di sale.

   

Come fare:

setacciare le 2 farine con il sale, formare la fontana ed aggiungere l’acqua un po’ alla volta (l’impasto deve risultare morbido ed elastico).

Ungere una terrina a bordi alti e mettere la pagnotta a riposare dopo averla ben rigirata per ungerla, coprire con pellicola e telo e far riposare per 1 ora.

Accendere il forno a 230°C., rivestire la teglia con carta forno e dividere l’imasto in 8 pagnottelle.

Stenderle ad una ad una col matterello fino ad uno spessore di 1/2 cm., praticare dei forellini con i rebbi della forchetta (io ho usato il mio solito batticarne), spennellare d’olio, infornare per 10′ da una parte, girare e terminare la cottura per atri 10′.

Ora le ricette delle zucchine sott’olio, provatele, sono straordinarie, le mie preferite quelle in agrodolce e quelle Julienne, per la ricottina qui, per i peperoncini qui.

   

Ricottina casalinga con mix di sottoli misti.

Zucchine con alici e capperi:

  • 1 kilo di zucchine piccole e tenere,
  • 30 g. alici sott’olio,
  • 30 g. di capperi sotto sale (risciacquati),
  • 1 litro di aceto di vino bianco,
  • 1 ciuffo di prezzemolo,
  • 50 g. di sale grosso,
  • olio  (evo).

Come fare:

portare ad ebollizione l’aceto con il sale, nel frattempo spuntare le zucchine e tagliarle in 4 in senso verticale (a bastoncino).

Sbollentarle poche alla volta per 4 minuti, scolarle e farle asciugare per 12 ore su un canovaccio.

Adagiarle in vasetti fatti precedentemente sterilizzare in forno a 100° ed alternarle con capperi, prezzemolo tritato finemente e pezzettini di alici.

Premere bene e coprire d’olio, aspettare che l’aria sia uscita e che non ci siano più bolle, chiudere ermeticamente e conservare al fresco.

Tempo di riposo: 20 gg.

Durata 1 anno.

   

Le avevo servite così a ello come spuntino.

Zucchine in agrodolce al rosmarino e cipolla:

  • 1 kilo di zucchine,
  • 2 rametti di rosmarino,
  • 1 cipolla bianca,
  • 1/2 litro di aceto di vino bianco,
  • 2 dl di olio evo,
  • 100 g. di zucchero,
  • 5 g. di sale.

Come fare:

tritare il rosmarino privato della parte legnosa e tritare finemente la cipolla e le zucchine a rondelle sottili  (io uso il robot).

Mettere in una casseruola l’aceto, l’olio, lo zucchero, il sale, il rosmarino, la cipolla e portare ad ebollizione, unire le zucchine, togliere dal fuoco e lasciar riposare 24 ore.

Sgocciolare le zucchine, metterle nei vasi (sterilizzati come sopra), premere leggermente e coprire con la salsa agrodolce.

Chiudere ermeticamente e riporre in luogo fresco ed asciutto.

Riposo 1 mese.

Durata 1 anno.

   

Zucchine in agrodolce.

Zucchine sott’olio:

  • 1 kilo di zucchine piccole,
  • 1 litro di aceto alcune foglie di basilico,
  • pepe in grani,
  • qualche rametto di timo,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 50 g. di sale,
  • olio evo.

Come fare:

spuntare le zucchine lavate precedentemente e tagliarle a rondelle, portare ad ebollizione l’aceto con sale e pepe in grani.

Tuffare le zucchine poche alla volta e cuocerle per 3 minuti, scolarle e metterle tra 2 canovacci ad asciugare per 12 ore.

Inserirle nei vasetti alternandole con l’aglio a fettine, il timo, il basilico e coprire d’olio avendo cura che non si formino bolle d’aria, chiudere ermeticamente e riporre in luogo fresco.

Riposo 20 gg.

Durata 1 anno.

   

Julienne di zucchine sott’olio con timo, capperi e pinoli:

  • 1 kilo di zucchine,
  • 30 g. di capperi,
  • 40 g. di pinoli,
  • alcuni rametti di timo,
  • 1/2 litro di aceto bianco di vino,
  • 1/2 litro di vino bianco,
  • 30 g. sale grosso,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • olio evo.

Come fare:

spuntare le zucchine e tagliarle a julienne con una grattugia a fori larghi o con il robot.

Portare ad ebollizione il vino, l’aceto, il sale e l’aglio, tuffare le zucchine e cuocerle per 2 minuti, scolarle e farle asciugare su un canovaccio per 3 ore.

In una terrina mescolare le zucchine con i capperi, i pinoli ed il timo, invasare e coprire d’olio, con gli stessi accorgimenti delle ricette precedenti.

Riposo 20 gg.

Durata 6 mesi in luogo fresco.

   

Zucchine Julienne timo, pinoli, capperi.

Per maggiori informazioni lascio questo link     che parla del Botulino e vi da indicazioni sulla perfetta conservazione.


Lonza di maiale arrosto alla panna, senza glutine.

Versione decorata.

Ben ritrovate, cosa  pensi della celiachia lo sapete, avendone  io già scritto nelle presentazioni delle mie precedenti partecipazioni.

Quello che mi sta succedendo è la conferma del mio modo di dire: “Pensare senza glutine o “gluten free” per gli stranieri.

Mi capita ogni volta che cucino di sostituire qualche ingrediente nella preparazione per “liberarla dal glutine”.

Per esempio, nel  rotolo di topinambur (dal quale arrivano gli gnocchi di oggi) avrei potuto mettere la farina normale ed invece, soltanto sostituendola con quella di grano saraceno (la mia è come da prontuario) ho trasformato un buon piatto in un buon piatto senza glutine.

Voi sapete che io non sono celiaca, per ora, però non si sa cosa riservi il futuro e mi potrebbe capitare l’occasione di avere un celiaco a pranzo e/o a cena, beh, niente panico, né per me, né soprattutto per lei/lui, nessuna contaminazione, garantito ;-)

Ora immagino già cosa state pensando: “sarà mica un’arrosto alla panna” questo!!!

Lo è, credetemi, avrò tanti difetti ma non vi imbroglio mai, certo, ci vuole un pò d’immaginazione però è lui: l’arrosto alla panna di Sonia.

La mia lonza di maiale  pesava 1200 g. e, dopo averla gustata in purezza la sera per cena, tagliata a fette un pò grosse (come piace a ello :-D  ) ho iniziato a pensare cosa fare della metà avanzata (qui non si mangia mai 2 volte la stessa cosa ;-) ) e così è nato questo piatto unico: quadratini di arrosto alla panna con gnocchi di topimambur (fatti con l’impasto del rotolo dell’altro giorno soltanto con meno farina: di grano saraceno) che mi sono pappata per pranzo il giorno dopo e l’altra parte l’ho tagliata con l’affettatrice, ho fatto una leggera salsa tonnata..insomma, come dire: 3 piccioni con una lonza :-D

Ma andiamo per ordine, di seguito la ricetta originale di Sonia con tra parentesi le mie dosi.

Ingredienti per 6 persone:

  • 1 kg. arrosto di vitello o arista di maiale (1200 g. di lonza),
  • 100 gr. pancetta a fette (speck),
  • 2 rametti di rosmarino fresco (+ fiori decorazione optional),
  • 1 cipolla rossa,
  • olio evo (+ burro chiarificato),
  • brodo di carne (vegetale),
  • 6 cucchiai di aceto di vino bianco (aceto di mele),
  • 200 ml panna da cucina (250 Panna di soia come da prontuario),
  • sale,
  • pepe (peperoncino).

Come fare :

nella mia preparazione cambiano soltanto, avendo sostituito la pancetta con lo speck che è più magro, la  rosolatura della lonza nel burro chiarificato e olio seguita dalla sua legatura nello speck con i rametti di rosmarino a contatto con la carne  (ello non vuole vedere aghi ;-) ).

Ho rimesso la lonza nel tegame e, quando ha ripreso a rosolare ho sfumato con l’aceto di mele, scelta fatta per la minore necessità di “sgrassare” il tutto.

Come ha fatto Sonia, ho aggiunto il brodo (nel mio caso vegetale) caldo, la panna, ho aggiunto il peperoncino, aggiustato di sale, ho mescolato e fatto riprendere il bollore.

Ho coperto, abbassato la fiamma e fatto “andare” per c.ca 1 ora e 1/4.

Ho slegato la lonza, eliminato il rosmarino e, col minipimer ho frullato tutto, compreso lo speck che ha dato alla salsa un colore più  beige-rosato rispetto a quella di Sonia, ho tenuto in caldo la lonza  e fatto ridurre la salsa.

L’arrosto alla panna è piaciuto molto e la frase: da rifare fa ben sperare in un futuro “roseo” ;-)

Versione “semplice”

E qui inizia il divertimento (per me), lonza e rotolo coincidevano e così, ho prelevato dal purè di topinambur una parte per questi gnocchetti, ho aggiunto farina di grano saraceno, uovo, burro, sale, ho fatto delle palline che ho infarinato (sempre con la stessa farina) e ho cotto come al solito.

Ho ritagliato dei quadrotti dalla lonza e li ho fatti “saltare” assieme ai gnocchetti nella salsa.

Ed ora la versione Tonnata, ottenuta affettando sottilmente la lonza (fredda) con l’affettatrice e presentata con una salsa tonnata fatta così:

  • maionese (1 uovo intero, aceto, senape, sale, limone, olio oliva),
  • tonno al naturale,
  • capperi,
  • carota (opzionale),
  • fiori di cappero (cucunci), julienne di zesta limone e carota per decorare.

Non entro nei dettagli della maionese perchè la saprete fare tutti ( io uso sempre l’uovo intero).

Frullare gli altri ingredienti, unire la maionese, arrotolare le fettine di lonza formando dei “cannelloni”, versare la salsa lungo i 2 lati e decorare a piacere.

Lonza in salsa tonnata.

Vi auguro una splendida giornata.


Coniglio all’Amarone cotto nel Coccio.

Da quando è arrivato in casa mia non gli ho più tolto gli occhi di dosso, gli ho girato intorno, l’ho soppesato, l’ ho toccato, l’ho studiato.

Era bellissimo anche così, appoggiato al tavolino e riscaldato dal sole tutto il giorno ma,…ma lo vedevo così scontento, irrealizzato, dovevo fare qualcosa per valorizzarlo.

Tergiverso, lo so…ma mi ero ripromessa di non pubblicare più ricette col coniglio pur continuando a cucinarlo, vivo con un carnivoro amante di questa carne e non ho scelta…eppoi, per un amico questo ed altro no?

Ho voluto inaugurarlo con una ricetta che gli fa onore, non aspettatevi fave tonke, cardamomi e profumi d’oriente, qui l’unico profumo è quello che rilascia la cottura nel coccio e chi la conosce lo sa, da una marcia in più a qualsiasi preparazione ed il profumo che si espande per casa è ineguagliabile, andiamo in cucina va.

Ingredienti:

  • coniglio, io 2 spalle, 2 cosce,
  • 1/4 di vino Amarone,
  • olio evo,
  • rosmarino secco schiacciato nel mortaio,
  • prezzemolo (io gambi interi),
  • 3 spicchi d’aglio,
  • 1 scatola piccola di polpa di pomodoro o passata fatta in casa ecc.
  • peperoncino.

Come fare:

mettere gli spicchi d’aglio interi svestiti  nell’olio e farlo insaporire, unire la carne e rosolarla.

Nel frattempo dealcolizzare il vino fiammandolo e quando il vino è pronto salare, mettere il peperoncino ed il vino in 2 tempi (io faccio così).

Aggiungere il rosmarino secco o fresco se preferite, i gambi di prezzemolo che alla fine toglieremo e la polpa di pomodoro, far riprendere il bollore e coprire (questo coccio non ha il coperchio, io ne ho usato uno di un coccio rotto).

Portare a cottura (c.ca 40 minuti).

Questa è una ricetta semplicissima, niente di complicato, da fare quando si vuole un piatto unico, un contorno di riso ecc., io l’ho servito con la polenta.

Buona settimana a voi, io ascolto ancora LUI, come dice una sua canzone: Tu non mi basti mai


Bruschette: Polenta Zucca Gorgonzola; Cavolo Cinese; Polenta Luganega e Stracchino di Capra.

   

Ce l’ho fatta!!! Finalmente ho “bruschettato” anch’io, per dir la verità non so se sono bruschette, crostini/oni o cosa, io ho “bruscato” la polenta ed il pane, li ho “accarezzati” con un profumatissimo spicchio d’aglio e li ho coperti con ingredienti peccaminosi e no e le foto le ho fatte su un vecchio “comò” (ambarabaciccicoccò) sul quale si era appoggiato un luminosissimo raggio di sole :-)

Da quale parto? Parto da quello più “dieteticamente corretto”, pane nero e pesto di cavolo cinese…ma arrivo al dettaglio.

    Cavolo cinese     (cliccare per informazioni e ricette)

Ingredienti:

  • pane nero,
  • il verde delle foglie di cavolo cinese (Cavolo di Pechino),
  • mandorle,
  • olio di semi di zucca,
  • sale,
  • qualche granello di pepe rosa in salamoia per il pesto e per la decorazione

  Come fare:

tostare il pane nero, profumarlo abbondantemente di aglio, appoggiare una foglia di cavolo e sopra la salsina, decorare con foglia di cavolo sinuzzata e pepe rosa.

    Com’è andata a finire…

 

Polenta, luganega e stracchino di Capra

Quando sono stata a Firenze il 9 ottobre l’ansia da prestazione mi aveva chiuso lo stomaco (averne di queste ansie ogni tanto :-D ) però i crostini con salsiccia e stracchino che aveva preparato Silvia mi sono rimasti nel cuore e così li ho “friulanizzati” (sconfinando un pò in Veneto) con la polenta e la luganega, ho adoperato lo stracchino di capra che ha rinforzato il sapore.

Ingredienti:

  • polenta (anche da riciclare) tagliataa sottile,
  • luganega spellata e sbriciolata,
  • stracchino di capra,
  • aglio,
  • poco origano.

Come fare:

mescolare la luganega con lo stracchino, far abbrustolire la polenta e strofinarla con l’aglio, mettere il composto ed infornare a 180°C. per 10 minuti e poi funzione grill per ottenere la crosticina (andate tranquillamente a occhio, l’importante è che non si secchi).

 

Bruschette polenta da infornare

Ed ecco l’ultima ma non per bontà la bruschetta di polenta con la zucca e gorgonzola.

Ingredienti:

  • polenta (anche da riciclare) tagliata sottile,
  • zucca (per questa ho adoperato la “barucca”,
  • gorgonzola dolce,
  • aglio,
  • aghi di rosmarino.

Come fare:

preparare una dadolata (piccola, piccola) con la zucca, e fatela cuocere in olio evo con l’aglio e qualche ago di rosmarino (deve comunque rimanere croccante).

Nel frattempo abbrustolire la polenta, strofinarla con l’aglio, coprire con la dadolata di zucca e spargere qualche fiocco di gorgonzola, infornare a 200°C. funzione grill per 5 minuti.

   

 


Pasticcio di pollo e la sala d’attesa.

Inizio dalla cucina, questo blog è nato per questo, per scrivere di pasticci culinari e non solo  ed è con soddisfazione che condivido con voi questa ricetta che ho trovato in un libro di preparazioni dolci e salate con la frutta  (1000 ricette con la frutta di Emma Valli).

L’ideale sarebbe, per me, inventarmi tutto ciò che posto, ma questo è impossibile, cerco quindi di testare le ricette che ritengo più originali e nello stesso tempo di facile esecuzione.

Amo i piatti unici, quelli che racchiudono tutti i nutrienti e questo pasticcio è perfetto allo scopo ed è davvero semplice da fare.

Il risultato finale soddisferà i palati di grandi e piccini e se non amate il sapore dolciastro adoperate le mele Granny Smith o gambi di carciofo, topinambour o patate, scegliete voi l’abbinamento.

É buonissimo anche mangiato a temperatura ambiente e presentato in monoporzioni adatto ad un buffet, non è fotogenico ma la sua bontà lo rende bellissimo.

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io ho usato lo stampo da plum) ed ho fatto metà dose:

  • 400 g. di pasta sfoglia (ho usato una leggera),
  • 1 uovo,
  • 2 petti di pollo doppi (io ho usato 300 g.),
  • 4 pomodori maturi (pomodori pelati),
  • 2 porri,
  • 3/4 mele (2 piccole),
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 manciata di erbe aromatiche fresche (io dragoncello, salvia, rosmarino, timo, santoreggia, maggiorana, origano fresco, dalla mia terrazza),
  • 1 bicchiere di vino bianco,
  • olio evo,
  • sale e peperoncino (mio).

Come fare:

Tagliare a striscioline la carne di pollo e rosolarla in poco olio evo facendola dorare da tutti i lati,  aggiungere i porri tagliati a rondelle e stufarli per qualche minuto, aggiungere le mele sbucciate ed affettate sottilmente ed i pomodori pelati.

Aggiungere l’aglio e le erbe aromatiche tritati finemente, il peperoncino ed aggiustare di sale.

Bagnare con il vino (va bene anche la birra pils), coprire e terminare la cottura, far raffreddare.

Foderare la teglia (o stampo da plum cake) con una parte di pasta sfoglia, riempite con il composto di pollo, coprite con la asfoglia rimanente, spennellare con l’uovo ed infornare a 180°C. per c.ca 40 minuti.

Perla pensierosa-1

Ora vi parlerò della sala d’attesa, ovvero quello che è per me la mia vita, una sala d’attesa, appunto.

Sin da bambina mi sono chiesta il perchè del mio esistere e come mai io mi sentissi io, chi e perchè avesse deciso di abbinarmi a quei genitori che non mi volevano e per i quali ero soltanto un problema e che avrebbero reso un problema anche la mia vita.

Chi mi legge sa già un pò della mia storia e sa che ero una bambina fisicamente sola ma fortunatamente curiosa ed appassionata della natura, amante degli animali ma sola, senza riferimenti umani e con tanti perchè nella testolina, troppi perchè.

Crescendo e guardandomi attorno mi convincevo sempre di più che la vita fosse una sala d’attesa, un luogo dove trascorrere al meglio il tempo, leggendo qualche rivista o le locandine appese sulle pareti, chiacchierando col vicino di sedia, osservando gli altri, passeggiando avanti e indietro; un luogo dove fare qualcosa nell’attesa che arrivi la chiamata, quella chiamata che, alla fine, ci porterà tutti nello stesso villaggio.

Lo so, per me è una riflessione pericolosa perchè mi porterà a poco a poco a vivere nella rassegnazione e la rassegnazione toglie motivazione ed entusiasmo ma è così che mi sto sentendo ultimamente, demotivata, rassegnata, senza entusiasmo, incapace di relazionarmi con gli altri.

Quelli della mia generazione avevano un sogno, un obiettivo, c’era ancora tanto da scoprire e da fare, si lavorava per costruire un futuro ai figli, comperare una casa ecc.

Esisteva ancora il pranzo della domenica, il vestito buono della festa, le scarpe nuove, i sacrifici per far andare i figli all’università,  tutto dava gioia e ripagava.

Alzarsi la mattina e sapere che sarebbe iniziata un’altra fatica aveva uno scopo, si sapeva che si sarebbe arrivati al traguardo, avevi il figlio dottore, proprio tu che avevi le unghie piene di terra, e potevi dire: mio figlio è laureato, era meraviglioso.

Com’è cambiato tutto, quanta indifferenza, quanta aridità, quanta ippocrisia, basta fare 4 passi nel web per imbattersi in milioni di Ma quanto è buona lei, ma basta farne altri quattro per capire che non è così, io lo noto nella mia realtà, tante chiacchiere, tante regole da seguire ma basta buttare l’occhio nei sacchetti della differenziata per capire che nonglienefregaanessuno dell’ambiente, del mondo, della natura, del futuro e di chi si troverà a vivere in questa discarica (in tutti i sensi) mal gestita che sta diventando il mondo.

Quanta incuria in chi dovrebbe proteggerci, tutelarci e dopo aver letto il commento del figlio di Maria nel suo  blog e dopo le tragedie delle alluvioni, beh, per me tutto ciò è stato come una raffica di vento che ha spalancato la porta della stanza dove tenevo segreti tutti questi miei pensieri ed un vento freddo mi ha travolta e mi ha catapultata nuovamente in quella sala d’attesa ma, mi guardo attorno e non ho riviste da leggere, non ho vicini di sedia, sono sola, sola fisicamente, però c’è ugualmente qualcuno che allunga di molto la mia attesa prima di entrare nel villaggio e a quel qualcuno  dico grazie.


Cosa fa una Lonza nella lavastoviglie?

Ma si cuoce no?….no, non fate booh, lo so che si può farne a meno e cosa serve mettere da parte la solita pentola?

Ma pensate un momentino, non so voi ma io la lavastoviglie l’accendo la sera o la mattina presto, sono una casalinga e potrei fare  la lonza al latte nella pentola, però, dal momento che mi piace farne tante di cose e arrivo a sera che non le ho mai fatte tutte che meraviglia mettere qualche ingrediente in un vasetto ermetico, infilarlo nella lavastoviglie e, mentre le stoviglie si lavano si cuoce anche il pranzo o la cena.

Per chi lavora è un’ideona oltrechè un risparmio, ritornare dal lavoro ed avere il pranzo o la cena soltanto da riscaldare…

Non l’ho inventato io, magari!!! Tempo fa ho visto un post da Giulia e lei a sua volta citava Lisa Casali che ha pubblicato un libro “Cucinare in lavastoviglie”, io l’ho comperato e mi è subito “caduto l’occhio” sulla lonza al latte, ma ci sono un sacco di ricette e spiegazioni dettagliate su come fare, il lavaggio specifico per ogni preparazione,   il risparmio energetico, senza sottovalutare la cottura in quasi totale assenza di grassi.

 

Ma arriviamo alla ricetta.

Ingredienti per un contenitore a chiusura ermetica della capienza minima di 1,5 l.(anche vasi da conserva con tappo a vite):

  • g.700 di lonza,
  • 1/2 litro di latte,
  • 1 rametto di rosmarino,
  • 1 bacca di ginepro,
  • 1 chiodo di garofano (sostituito con qualche seme di coriandolo),
  • 1 spicchio d’aglio intero leggermente schiacciato,
  • sale,
  • pepe (io pepe verde in grani).
  • 1 cucchiaio di maizena,
  • 1/2 bicchiere di vino bianco,
  • olio extravergine d’oliva (per la rosolatura finale),

Come fare:

legare la lonza assieme al rametto di rosmarino ed inserirla nel vaso (avevo a disposizione uno da 2 litri), aggiungere gli altri ingredienti meno gli ultimi 3 ed inserire il vaso nella lavastoviglie (non da solo ;-) ), avviare il “lavaggio intensivo” ed andare ad occuoparsi di altro.

Terminato il ciclo estrarre il vaso e riporlo in frigorifero fino al momento dell’utilizzo (max 3 giorni).

Al momento del servizio, scolare la lonza e farla rosolare da tutti i lati in una padella con pochissimo olio, nel frattempo filtrare il latte e far addensare la salsa con la maizena, aggiungere il vino bianco e ridurre di quasi la metà.

Per questo passaggio bastano 5 minuti.

Affettare la fesa, “napparla” (che bel termine alla Masterchef ;-) ) con la salsa e servire.

Io l’ho servito con un Chutney di zucca che però non ha la consistenza della marmellata ma si presta ad essere consumato come contorno, nel link troverete la ricetta.

 

Bene, ora per un pò me ne starò al calduccio accantoalcamino a cucinare, a fare esperimenti e ad inventarmi qualcosa di buono e di bello, mi è appena passata l’influenza e se esco rischio di prendere  colpi d’aria, e non è proprio il caso :-)


Gnochi de susini e di albicocche, con zucca e patate viola: dove osano i tordi.

 

Gnoco di zucca con susine e rosmarino.

Avendo già confezionato il modello base, questa volta ho dato qualche pennellata di colore per rallegrare questo anticipo di autunno che da giorni vela l’atmosfera.

E, dopo aver saputo la triste notizia della morte della cagnona adorata di Dauly, sua compagna fedele per 13 anni la mia storia intorno parlerà di animali, di un tordo.

Per una giusta e naturale legge di compensazione la mia intrinseca difficoltà a relazionarmi con le persone ha fatto si che avessi, al suo posto, un rapporto speciale con gli animali.

Tanti anni fa, abitavo ancora a Trieste, stavo facendo la mia solita corsetta sulla Napoleonica, quando volli deviare verso un sentiero interno ed è lì che lo vidi: era senza piume, gli occhi chiusi, mi tolsi la maglietta, lo avvolsi e via di corsa dal mio amico per sapere cosa fare per farlo vivere.

Mah, mi disse, el xe tropo picio (è troppo piccolo), difficile ch’el vivi (difficile che viva).

Ma che specie sarà? Non si può sapere, potrebbe essere un merlo, un tordo, una ghiandaia.

Dopo aver avuto le informazioni su come nutrirlo lo portai a casa (nb, a quel tempo avevo anche Lorenzo, il mio gatto rosso).

Lo chiamai Amore e per un pò di tempo  lo portai di nascosto al lavoro, davo qualche colpo alla scatola,  lui spalancava il becco tutto agitato e col contagocce lo “imbeccavo”.

Pian piano gli crebbero le prime piume, aprì gli occhietti ed incominciammo ad amoreggiare, mi dava bacini col becco mentre Lorenzo guardava immobile e rassegnato.

Lo lasciai a casa, ormai il gatto lo considerava un suo parente e lo osservava un pò indispettito quando Amore andava a farsi il bagnetto nella sua ciotola dell’acqua.

Crebbe bene e sano, 2 volte volò dalla finestra lasciata innavertitamente aperta, ma ormai mi conosceva e se lo chiamavo arrivava anche attratto dal boccone di carne macinata che stringevo tra le dita.

Quando tornavo a casa mi volava direttamente tra i capelli e se ne stava lì tranquillo mentre io facevo le cose.

 

Arrivò il momento che dovetti metterlo in gabbia, una grande gabbia, una voliera, ormai non potevo più lasciarlo libero, la mattina dovevo coprire con un enorme nylon la “sua” stanza e la cosa diventava impegnativa anche per una come me che mette sempre gli animali al primo posto.

Quando lo misi in gabbia mi guardò in un modo che ricordo ancora, oserei dire con odio e da quel momento non mi venne più sulla testa, non mi dette più “bacini” e si limitò a mangiare e a starsene per conto suo.

Ed è allora che presi la decisione di liberarlo.

Una domenica lo misi in una gabbia più piccola e lo portai nel campeggio in Istria (Medulin) dove una mia amica aveva la roulotte e rimaneva lì tutta l’estate.

Arrivati a destinazione, aprii la gabbia e lui volò via, ce n’erano molti di merli e tordi nel campeggio ma lui si riconosceva perchè era un pò più piccolo degli altri ed anche perchè, quando lo chiamavano Amoreee, lui chinava il capino verso il basso e buttava l’occhio.

Non si avvicinò mai a nessuno di loro ed io non lo rividi mai più, là ho avuto la conferma che a volte, anche se è doloroso, devi lasciar andare chi ami.

 

Ingredienti per gli gnocchi (io ho fatto metà dose):

  • 1 kilo di polpa caldissima di zucca,
  • 250 g. di farina (c.ca),
  • 1 tuorlo,
  • 1 cucchiaino di rosmarino secco in polvere (aggiunta personale).

Ingredienti per il ripieno:

  • susine mature snocciolate e tagliate a metà,
  • zucchero quantità a piacere (ho usato il fruttosio),
  • aghi di rosmarino fresco leggermente schiacciati ma lasciati interi.

Ingredienti per il condimento:

  • burro chiarificato o burro (io uso il burro di soia),
  • pane grattugiato,
  • aghi di rosmarino,
  • lo sciroppo della maceratura delle susine.

Prepariamo il ripieno:

mettere tutti gli ingredienti in una terrina e lasciar macerare per qualche ora mescolando di tanto in tanto, nel frattempo prepariamo gli gnocchi.

Come fare gli gnocchi:

Togliere semi e filamenti alla zucca, tagliarla a fette senza sbucciarla, avvolgerle nella stagnola ed infornarle a 180° C. per c.ca 30 minuti (controllare con una forchetta la consistenza della polpa).

Togliere la polpa con un cucchiaio ed aggiungere la proporzione di farina e tuorlo, unire la polvere di rosmarino.

Il composto sarà  molle ma non aggiungere troppa farina, cercare piuttosto di infarinare bene il tavolo e la superficie dell’impasto (nel frattempo l’acqua salata sarà  sul fuoco).

Con un coppapasta o un bicchiere ritagliare dei cerchi che assottiglierete aiutandovi con le mani infarinate, al centro mettere mezza susina, riempire l’incavo del nocciolo con un pò di sciroppo e richiudere, formare delicatamente lo gnocco ed appoggiandolo sulla schiumarola metterlo a bollire e intanto prepariamo il condimento.

Come fare il condimento:

far sciogliere in un padellino il tipo di burro scelto assieme agli aghi di rosmarino “stropicciati” (che poi toglieremo) e far tostare il pane grattugiato, la colorazione è a vostra discrezione, questa volta ho scelto di lasciare il condimento più liquido e chiaro.

Prepariamo il piatto:

scolare lo/gli gnocchi ed irrorarli con il burro e pangrattato, aggiungere a piacere lo sciroppo di maceratura delle susine.

 

Zucca/Rosmarino, Susina/Rosmarino, 2 abbinamenti sperimentati con successo in altre preparazioni ed apprezzate, provate!!

Ecco la seconda versione:

 

Gnocchi di patate viola con albicocche e cardamomo.

Come potete immaginare questi li avevo preparati quando avevo ancora le albicocche fresche dello “zio”, avevo anche le patate viola (sotto, anche se è già stato divulgato, vi darò l’indirizzo mail di una ragazza che le coltiva  e vende in piccole quantità) ed è stata folgorazione.

Ingredienti per gli gnocchi (metto le proporzioni della mia ricetta originale), ho fatto metà dose:

  • 1 Kg di patate kennebek (qui viola),
  • 250 g di farina 00,
  • 1 uovo + 1 tuorlo,
  • sale q.b.

Ingredienti per il ripieno:

  • albicocche fresche dolci,
  • cardamomo in polvere,
  • zucchero (fruttosio).

Ingredienti per il condimento:

  • burro a scelta (vedi ricetta sopra),
  • pane grattugiato (facoltativo, io non l’ho messo),
  • semi di papavero leggermente tostati.
  • sciroppo della maceratura albicocche.

Come fare il ripieno:

snocciolare le albicocche e tagliarle in quarti, zuccherarle ed aggiungere la polvere di cardamomo, lasciar macerare alcune ore mescolando di tanto in tanto.

Come fare gli gnocchi:

in questo caso il procedimento è il solito , essendo un impasto più consistente del primo, per stenderlo, ho usato il mattarello.

Nel frattempo far bolire l’acqua salata per la cottura.

Ritagliare i cerchi,allargarli, appoggiare al centro le albicocche, richiudere e procedere come sopra.

Come fare il condimento:

nello stesso pentolino dove sono stati tostati i semi di papavero, far sciogliere il burro scelto.

Prepariamo il piatto:

Scolare gli gnocchi, irrorarli col burro fuso e semi di papavero, aggiungere lo sciroppo di macerazione e gustare :-)

 


Soufflè glacè alla carota, tofu, rosmarino e top all’ aceto balsamico.

Soufflè glacè alla carota, tofu, rosmarino e top (mini)all’ aceto balsamico.

Ingredienti della ricetta originale, tra parentesi le mie varianti.

  • 250 gr yogurt bianco (120 tofu cremoso),
  • 3 albumi (del peso di circa 100gr) (50 g.),
  • 200 gr zucchero a velo (100 g.),
  • 100 ml acqua per lo sciroppo (70 ml di sciroppo ottenuto dal succo centrifugato di carota e rosmarino),
  • 200 ml panna montata (100 g.),
  • 1 cucchiaio di composta per il tofu (carota grattugiata)+ composta per il ripieno (carotine baby  con top di glassa di aceto balsamico).

Come ho fatto :

ho centrifugato le carote e ho scaldato il succo, senza farlo bollire, assieme al rosmarino, ho filtrato,  pesato ed ho unito la proporzione di zucchero ottenendo lo sciroppo per la meringa italiana.

Nel succo rimasto ho messo delle carote grattugiate, le ho cotte per qualche minuto ed ho ottenuto una purea che ho aggiunto, nella proporzione consigliata, al tofu setacciato.

Per il resto tutto come sempre, ho riempito il lettino con rondelline di carote baby che ho passato velocemente nel burro di soia, rosmarino e una puntina di zucchero per glassarle ed alla fine ho versato qualche goccia di glassa di aceto balsamico.

Per evitare le solite colate gli ho messo la cuffietta della nonna che in realtà è un copritappo di stoffa impermeabile al’interno.


Petto d’anatra in salsa d’arancia e rosmarino.

 

Ogni volta che andiamo in Austria cerco sempre di sbirciare cosa c’è nei piatti che servono a cena, devo dire che essendo un albergo per cure termali l’alimentazione viene trattata con un occhio di riguardo  sia nel contenuto calorico sia nella cura dell’estetica del piatto che, come dico sempre, fa la differenza e coccola ulteriormente.

Mi è piaciuto così tanto questo petto d’anatra che ho deciso di rifarlo prima o poi e come al solito me lo sono studiato per benino cercando di indovinare casa componeva la salsa: arancia, sugo d’arrosto, rosmarino, sì, si può rifare e modificare chissà così, l’altra sera su suggerimento di ello, ho tirato fuori dal congelatore i 2 petti d’anatra e lasciati a scongelare in frigorifero.

 

Ingredienti:

  • 2 petti d’anatra (o uno, come volete),
  • burro chiarificato,
  • rosmarino,
  • succo di 1 arancia grande,
  • 1 birra weißbier (0,33),
  • pepe verde,
  • maizena per addensare (facoltativa).

Come fare:

eliminare i residui di piumaggio dalla pelle, fare delle incisioni cercando di non intaccare la carne e mettere i petti a marinare per 1 ora nella  weißbier con gli aghi di rosmarino spezzettati.

Scolarli (conservare il liquido della marinatura) e rosolarli dalla parte della pelle (senza grassi) fintanto si colorerà, girarli e farli dorare anche sui bordi (10 minuti).

Toglierli ed eliminare il grasso rilasciato dalla pelle, aggiungere nella padella il burro chiarificato, riscaldarlo e mettere i petti, aggiungere il liquido della marinata, far evaporare l’alcool, abbassare la fiamma e continuare la cottura per altri 10 minuti, aggiungere il succo d’arancia, ancora 1 rametto di rosmarino, aggiustare di sale e pepe  e girando i petti terminare la cottura (altri 10 minuti).

Solitamente non li cuocio molto ma, essendo stati congelati, ho preferito fare così, l’interno non è risultato rosato ma la carne non era stopposa ed asciutta e, quello che è importante non aveva il classico sapore di selvatico che ello ed io non gradiamo.

Togliere i petti dala pentola, togliere la pelle (io lo faccio) passare il sugo ottenuto e far ridurre la salsa, aggiungere poca fecola sciolta in acqua fredda se si vuole una salsa più densa.

Scaloppare il petto e servirlo con la salsina all’arancia e rosmarino, uno l’abbiamo mangiato la sera dopo, a temperatura ambiente scaldando soltanto la salsa, un’idea per le calde serate estive, per una cenetta in terrazza.

 

Sapete che ovunque vada, in qualsiasi parte del mondo incontro sempre qualche gatto, è successo anche l’ultima volta in Austria durante una mia cinghialata in montagna:

 

Vi saluto.

 

Buon fine settimana.

Altre idee col petto d’anatra:

 


Crostatine e rotolini alla zucca.

 

Io non amo halloween, se avessi bambini probabilmente si (non potrei mica emarginarli) ma non amo l’halloween degli adulti, quelli che prendono a pretesto questa festa per combinarne di tutti i colori e non sono certo i colori dell’arcobaleno.

Finita l’introduzione passo alla ricetta che, in questo caso accontenterà anche chi è a dieta o preferisce mangiare sano.

Qui non c’è burro che è sostituito dal Tahini, chiamato anche burro di sesamo perchè è ottenuto dai semi di sesamo tostati.

Come sempre vi informerò delle difficoltà incontrate e delle mie soluzioni.

Essendo il ripieno una crema di zucca profumata alla cannella ho diviso il composto, lasciandone uno al naturale, in 4 parti ed ho unito ad una aghi di rosmarino fresco tritato e nell’altra zenzero fresco grattugiato che, come dico sempre, si sposa alla perfezione con la zucca.

  Ingredienti:

  • 300 g. di farina integrale biologica,
  • 1 uovo bio ,
  • 3 cucchiai di olio evo (volendo potete usare quello di sesamo o di mais),
  • 1 cucchiaio di miele,
  • 20 g. di tahini (consiglio di aumentare la dose),
  • 2 cucchiai di kefir (aggiunto da me per ammorbidire l’impasto che non si amalgamava),
  • 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di 1/2 arancia.

Per la farcitura:

  • 500 g. di zucca,
  • 70 g. di zucchero di canna,
  • scorza grattugiata e succo di 1/2 limone,
  • un pizzico di cannella,
  • rosmarino fresco tritato e zenzero fresco grattugiato per variare il ripieno.
  • semi di zucca tritati e tostati.

Come fare:

sulla spianatoia fare la fontana e rompere al centro l’uovo, unire gli altri ingredienti e lavorare per una decina di minuti, avvolgere il composto nella pellicola e riporlo in frigorifero per 1/2 ora.

Accendere il forno a 180°C. ed intanto preparare il ripieno.

Sbucciare la zucca e tagliarla a fette spesse 1cm. , distribuitele sulla piastra forno senza sovrapporle avvolgendole nella stagnola e cuocerle per 1/4 d’ora.

Mettere la polpa di zucca nel robot con gli altri ingredienti (senza le spezie) e ridurla a purea.

Stendere la pasta ad uno spessore di 1/2 cm. e ritagliare dei rettangoli, adesso spetta a voi decidere se farcire tutto con un ripieno o, come me, variare usando l’impasto anche per qualche crostatina.

Stendere il ripieno, se usate i semi di zucca spargeteli sopra e chiudere, arrotolando i rettangoli dalla parte della lunghezza e ritagliarli in tronchetti di 3 cm. , non è un’operazione facile, usare un coltellino affilato e cercare di non premere per non far uscire il ripieno.

Appoggiare i cannoncini e le crostatine sulla piastra, mettere in frigorifero per 1/4 d’ora ed infornare per 30 minuti.

Sapendo che ello non ama la cannella e stranezze ne ho lasciata una parte senza aromi, ricoprendo il ripieno di zucca con i semi tritati e tostati, non occorre dire che ello ha mangiato anche gli altri.

  Buonissima domenica !!


Brasato con polenta e cipolline, Anna, cosa non farei senza di te?

Anna che vive a Fiano Romano, ridente paese del Lazio famoso  per aver dato i natali alla Sabrina nazionale (vedi Ferilli) e non solo, è la coautrice della nostra cena di ieri sera.

Dovete sapere che Nannarè (nome d’arte) ha 2 figlie, Giulia e Noemi, Noemi sta facendo la scuola di cucina, è molto talentuosa e quest’estate è stata presa sotto l’ala amorevole di uno chef che le ha fatto fare pratica nel suo ristorante aumentando così la sua passione e convinzione , finita la scuola, di emigrare per specializzarsi.

Nannarè a questo pensiero è un pò preoccupata (cuore di mamma) ma Noemi sa il fatto suo e, come ho già scritto, sentiremo presto parlare di lei.

Bene, dopo aver violato la privacy di Nannarè arrivo alla ricetta che è su un testo scolastico di Noemi e che ha promosso anche me, superando il giudizio severo del carnivoro di casa.

Le foto? Le foto sono quelle fatte di corsa cercando l’angolo meno infelicemente illuminato, ma d’altronde chi legge spesso non ha un blog e le foto non le vede con occhi da foodblogger, quindi vanno bene così, il profumino? Delizioso. Il sapore? Provate e lo scoprirete.

Perla controllava.

Ingredienti, tra parentesi le mie sostituzioni:

  • 1 kilo di carne (io avevo il girello), consiglierei anche il guanciale di manzo,
  • 100 g di pancetta (speck),
  • 300 funghi champignon (porcini),
  • 150 g di carote tagliate a rondelle (200),
  • 20 cipolline novelle (ne ho usate di più senza contarle, ma vanno bene come contorno),
  • 2 + 1 cucchiai di olio e.v.o.,
  • 1 foglia di alloro,
  • 1 mazzetto di prezzemolo,
  • un mazzetto di basilico,
  • 1 rametto di rosmarino fresco,
  • 1 rametto di timo fresco o secco a piacere,
  • qualche bacca di ginepro,
  • 2 bicchieri di vino rosso (ho usato il raboso…quello avevo),
  • brodo di carne (non ho aggiunto liquidi perchè i funghi hanno rilasciato l’acqua),
  • sale,
  • pepe (peperoncino),
  • se adoperate i funghi champignon dopo averli puliti e tagliati lasciateli in acqua acidulata col succo di limone.

Come brasare:

nella ricetta la carne  andrebbe rosolata nel trito fatto con la pancetta e la cipollina ed i 2 cucchiai d’olio e.v.o., avendo a disposizione lo speck che si sarebbe seccato ho preferito rosolare la carne soltanto nell’olio.

Ho legato la carne e, dopo averla rosolata bene da tutti i lati, l’ho salata,  pepata e tolta dalla brasiera, ho eliminato il grasso ed ho pulito la pentola con la carta cucina.

Ho messo a freddo il cucchiaio d’olio col trito di pancetta e 2 cipolline ed ho fatto stufare, nel frattempo ho preparato il trito con prezzomolo, basilico, timo, rosmarino.

Ho rimesso la carne nella brasiera assieme al trito di erbe, i funghi (puliti e tagliati), le carote tagliate a rondelle, l’alloro stropicciato (evito di sbriciolarlo perchè rimane coriaceo e trovarselo in bocca può essere fastidioso).

Ho aggiunto il vino, ho fatto evaporare l’alcool a fuoco forte, ho coperto, abbassato la fiamma e lasciato cuocere per 2 ore, girandolo di tanto in tanto e bagnandolo col  liquido di cottura.

Ho aggiunto le cipolline che nel frattempo avevo pulito ed ho lasciato cuocere sempre a fuoco dolce per altre 2 ore.

Nel frattempo ho preparato questo “dolcetto scherzetto”:

Prossimamente

Se volete sapere qualcosa in più sul brasare leggete qui e se volete sapere quale taglio di carne adoperare leggete qui .

La polenta, go dimenticà la polenta, meno male che Sara me l’ha ricordata, beh, quella pallina in mezzo al brasato è una pallina di polenta bianca.

Dopo anni di mescolamenti di 40 minuti è arrivata in soccorso la MDP, in un forum lessi la ricetta per fare la polenta express (ci vuole sempre 1 ora e 20, ma nel frattempo potete fare altre cosette).

Vi do la ricetta:

mettere nel cestello 1 litro di acqua bollente  sale a piacere e 300 g di farina di polenta (non quella istantanea please), programma marmellata e via.

Vi assicuro, la prima volta ho fatto la furbetta e non ho svelato l’imbroglio (ello è friulano ), alla sua quinta esclamazione: da rifare! Ecco, allora mi sono confessata.

Bacioni.



Fougasse, con Lievito Madre e Semplice, per tutti.

fougasse farina LM1-001

… E la tenerezza, lieve come l’acqua e la farina.
E la parola appena incominciata sulle labbra.
..

Così scriveva Pablo Neruda nella sua Canzone disperata.

Lieve come l’acqua e la farina, parole che mi ritornano sempre alla mente quando mi accingo a fare il pane.

Ora che ho il lievito madre divento dapprima ansiosa perchè, come succede con un figlio, non so mai se l’ho  educato bene, se l’ ho amato abbastanza, se l’ ho reso felice, se hofatto e farò la cosa giusta.

Ogni volta diventa la prima volta ed ogni volta, alla fine sono felice ed emozionata perchè, con l’ ingrediente segreto che è l’amore, non sbagli mai.

Per non dilungarmi troppo, se volete saperne di più, e se ne avete voglia, leggete qui

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Ingredienti  versione con il lievito di birra:

  • 500 g di farina 0 per pane macinata a pietra,
  • 280 ml acqua tiepida,
  • 15 g di lievito di birra,
  • 30 g di zucchero semolato,
  • 1 cucchiano da te di sale,
  • 2 cucchiai di olio evo per la ciotola e per spennellare.

Procedimento versione con lievito di birra:

setacciare a fontana in una ciotola la farina, sciogliere in 60 ml d’acqua tiepida il lievito con lo zucchero e versare il liquido al centro della fontana.

Aggiungere l’acqua, impastare e, sulla tavola, lavorare energicamente per 10 minuti, modellare una sfera, spenellarla con l’olio e metterla in una ciotola a bordi alti unta coperta con pellicola, far lievitare 1 ora o fino al raddoppio.

Scoprire e schiacciare il centro con il pugno per far uscire l’aria, dividere l’impasto in due parti e modellare due foglie.

Partendo dalla base praticare dei tagli sfalsati ed allargarli con le dita per evitare che si chiudano durante la lievitazione, sistemate le foglie sulla teglia rivestita con carta forno e coprirle con carta forno bagnata e strizzata.

Lasciar lievitare per 40 minuti in un luogo caldo.

Preriscaldare il forno a 225°C. , spennellare con olio evo ed infornare per 25 minuti fino a leggera doratura.

Io avevo aggiunto nell’impasto aghi di rosmarino in una e semi di papavero nell’altra.

collage fougasse

Ingredienti versione con lievito madre:

  • 500 g di farina 0 tipo manitoba,
  • 300 g di lievito madre rinfrescato il giorno prima,
  • 250 ml d’acqua,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • olio evo q b. per la ciotola e spennellare.

Procedimento con lievito madre:

setacciare la farina, sciogliere e stemperare bene il lievito madre nell’acqua tiepida (io lo lavoro con le fruste elettriche), unirlo alla farina con il sale ed impastare fino ad avere un composto elastico ed omogeneo.

Ungere una ciotola e dopo aver formato una sfera spennellarla con l’olio, coprire con la pellicola e lasciar raddoppiare (c.ca 2 ore).

Sgonfiare l’impasto e procedere come per la versione normale, avendo cura di prolungare la lievitazione.

Dopo aver formato le foglie una l’ho lasciata naturale e l’altra l’ho spennellata d’olio evo, cosparsa di sale ed aghi di rosmarino.

Per la cottura sempre 220°C. 25 minuti.

fougasse rosmarino1-001

Versione con rosmarino.

Le foto sono miste, con e senza lievito madre.


Plum cake mele e rosmarino con farina di kamut.

Lui, la mattina mentre sta uscendo: mah…speriamo, stasera, di trovare almeno (almeno???? :-( )un dessert …

Io con gli occhi attoniti: già…speriamo.

Così con malcelata indifferenza ho continuato il mio solito tran tran, però dentro di me era già stato innescato il famoso “senso di colpa” che solo chi ti vive accanto (madri, padri, mariti ecc) riesce a fare così bene, trovando il soggetto adatto s’intende ;-)

Nel pomeriggio ho capitolato…e dessert sia, però a modo mio.

Avevo visto pochi giorni prima in uno di quei “cucina no problem” un cake di mele con il rosmarino..letto e fatto.

Ho pensato: se non piacerà a lui, piacerà a me ed almeno avrò fatto il gesto ;-)

Vi scriverò la ricetta paro-paro, tra parentesi il mio esperimento..come sempre.

Ingredienti:

  • 3 mele (2 Granny Smith ed una golden)
  • 1 rametto di rosmarino,
  • 60 g di farina 00 (farina di kamut),
  • 1/2 cucchiaino di lievito vanigliato per dolci ( 1/2 c. di cremor tartaro e 1 punta di c. di vaniglia bourbon bio),
  • 1 pizzico di sale,
  • 40 g di zucchero di canna  (2 cucchiai di miele di tarassaco),
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di olio di arachidi,
  • 100 g di yogurt magro.

Al posto dello zucchero ho usato il miele di tarassaco  di Terry……se trovate ancora, da qualche parte del mondo i fiori di tarassaco, andate oltre e fate finta di niente se non volete farvi venire un esaurimento..ma si sa Terry è serafica, calma, paziente, solo lei rende semplici anche le cose più complicate.

Come ho fatto:

ho acceso il forno a 180°C

ho tritato finemente gli aghi di rosmarino e li ho mescolati in una terrina assieme a farina, lievito, vaniglia, sale ed il miele di tarassaco.

Ho unito l’uovo, l’olio e lo yogurt.

Ho pelato e tagliato con la mandolina le mele e le ho unite al composto, mescolando.

Ho versato il uno stampo da plu cake da 1 litro foderato con carta forno bagnata e strizzata.

Consigliano 50 minuti, l’ho cotto 1 ora.

Come spesso accade attingendo a libri o riviste qualche indicazione è da “rivedere”.

Con queste dosi userei uno stampo più piccolo, monterei l’albume a neve ed anche se sono riluttante imburrerei lo stampo.

Io avevo fretta ma vi consiglio di lasciarlo raffreddare e se resistete tagliatelo il giorno dopo.

Com’è andata a finire al suo ritorno?

Non lo saprete mai………;-) (..e chissenef….;-) )

Buona domenica con vignetta!!


Pane alla zucca e rosmarino.

 

Domenica, mentre il raggio di sole illuminava il pane mediterraneo, io m’illuminavo sull’uso della mezza zucca che troneggiava sul tavolo.

Il pane con la zucca mi piace molto ma non l’ho mai fatto, così ho scartabellato un po’ ed ho trovato uno che faceva al caso mio.

Sempre orfana del mio lievito madre, che però ieri sera ho risvegliato, nutrito per bene e fatto dormire al calduccio tutta la notte, oggi ho visto che ha dato segni di ripresa , ho optato per il lievito di birra che, compero dal panettiere, ha un profumo ed una consistenza diversa dal “cubetto”.

 

Per fare questo pane occorrono:

400 g di polpa di zucca tagliata a cubetti, aghi di rosmarino tritati.

Per il primo impasto:

  • 300 g di farina ( manitoba),
  • 5 g di lievito di birra,
  • 150 g di acqua.

Per il secondo impasto:

  • 250 g di farina (manitoba),
  • 20 g di lievito di birra,
  • 150 g di acqua,
  • 40 g di olio evo (extravergine di oliva),
  • un pizzico di sale.

Come si fa questo pane:

mescolare tutti gli ingredienti del primo impasto, coprire con un canovaccio umido e lasciar riposare a temperatura ambiente per 18 ore (io l’avevo dimenticato :-(  è rimasto a riposo qualche ora in più ma non è successo nulla).

Mescolare l’acqua la farina ed il lievito del secondo impasto con il primo spezzettato.

Amalgamare il sale e l’olio, impastare bene (lo confesso, ho usato la MDP).

Far lievitare per 1 ora coperto con il canovaccio.

In una terrina mescolare la zucca a cubetti con gli aghi di rosmarino ed un po’ di sale,

Stendere la pasta col mattarello ad un’altezza di 1/2 cm.

 

Coprirla con la miscela di zucca e rosmarino.

 

Arrotolare e dividere in 4 parti.

 

Chiudere bene la parte tagliata e formare dei piccoli “strudel” o delle pagnottelle, volendo si possono formare  dei piccoli panini.

Disporre sulla teglia, distanziando le forme e lasciate lievitare ancora 1 ora.

 

Spennellarlo delicatamente con latte o acqua ed infornare a 200°C per 40 minuti c.ca, se optate per i panini il tempo sarà ridotto.

 

 

 


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