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La cucina? Un luogo dove “pasticciare”. La vita?… una “sala d’attesa”…

Inizio dalla cucina, in fondo questo blog è nato per questo, per scrivere di “pasticci” culinari (e non solo ;-) ) ed è con soddisfazione che condivido con voi questa ricetta che ho trovato in un libro di preparazioni dolci e salate con la frutta  (1000 ricette con la frutta (Emma Valli).

L’ideale sarebbe, per me, “inventarmi” tutto ciò che posto, ma questo è impossibile, cerco quindi di testare le ricette che ritengo più “originali” e nello stesso tempo di facile esecuzione.

Amo i “piatti unici”, quelli che racchiudono tutti i “nutrienti” e questo pasticcio è perfetto allo scopo ed è davvero semplice da fare.

Il risultato finale soddisferà i palati di grandi e piccini e se non amate il sapore dolciastro adoperate le mele Granny Smith o gambi di carciofo o topinambour o patate, scegliete voi l’abbinamento, è buonissimo anche mangiato freddo (non di frigo) e presentato in monoporzioni adatto ad un buffet…non è molto “fotogenico” (in questo periodo ho un rapporto contrastato con la mia piccola Lumix :-D ) ma la sua bontà lo rende “bellissimo” ;-)

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io ho usato lo stampo da plum) ed ho fatto “pentendomi” metà dose:

  • 400 g. di pasta sfoglia (ho usato una “leggera”),
  • 1 uovo,
  • 2 petti di pollo doppi (io ho usato 300 g.),
  • 4 pomodori maturi (pomodori pelati),
  • 2 porri,
  • 3/4 mele (2 piccole),
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 manciata di erbe aromatiche fresche (io dragoncello, salvia, rosmarino, timo, santoreggia, maggiorana, origano fresco..tutto “mio”),
  • 1 bicchiere di vino bianco,
  • olio evo,
  • sale e peperoncino (mio).

Come “pasticciare”:

Tagliare a striscioline la carne di pollo e rosolarla in poco olio evo facendola dorare da tutti i lati,  aggiungere i porri tagliati a rondelle e stufarli per qualche minuto, aggiungere le mele sbucciate ed affettate sottilmente ed i pomodori pelati.

Aggiungere l’aglio e le erbe aromatiche tritati finemente, il peperoncino ed aggiustare di sale.

Bagnare con il vino (va bene anche la birra pils), coprire e terminare la cottura…far raffreddare.

Foderare la teglia (o stampo da plum cake) con una parte di pasta sfoglia, riempite con il composto di pollo, coprite con la asfoglia rimanente, spennellare con l’uovo ed infornare a 180°C. per c.ca 40 minuti.

Ora vi parlerò della “sala d’attesa”ovvero quello che è per me la mia vita…una “sala d’attesa”…

Sin da bambina mi sono chiesta il “perchè” del mio esistere e come mai io “mi sentissi io”, chi e perchè avesse deciso di abbinarmi a quei genitori che non mi volevano e per i quali ero soltanto un “problema” e che avrebbero reso “un problema” anche la mia vita.

Chi mi legge sa già un pò della mia “storia” e sa che ero una bambina fisicamente sola ma fortunatamente curiosa ed appassionata della natura, amante degli animali ma…sola, senza riferimenti “umani” e con tanti perchè nella testolina, troppi perchè.

Crescendo e “guardandomi” attorno mi convincevo sempre di più che la vita fosse una “sala d’attesa”, un luogo dove trascorrere al meglio il tempo…leggendo qualche rivista o le locandine appese sulle pareti, chiacchierando col vicino di sedia, osservando gli altri, passeggiando avanti e indietro…un luogo dove fare qualcosa nell’attesa che arrivi la “chiamata”, quella chiamata che, alla fine, ci porterà tutti nello stesso “villaggio”…

Lo so, per me è una riflessione pericolosa perchè mi porterà a poco a poco a vivere nella “rassegnazione” e la rassegnazione toglie motivazione ed entusiasmo ma è così che mi sto sentendo ultimamente, demotivata, rassegnata, senza entusiasmo, incapace di relazionarmi con gli altri.

Quelli della mia generazione avevano un sogno, un obiettivo, c’era ancora tanto da scoprire e da fare, si lavorava per “costruire” un futuro ai figli, comperare una casa ecc.

Esisteva ancora il pranzo della domenica, il vestito buono della festa, le scarpe nuove, i sacrifici per far andare i figli all’università,  tutto dava gioia e ripagava.

Alzarsi la mattina e sapere che sarebbe iniziata un’altra fatica aveva uno scopo, si sapeva che si sarebbe arrivati al traguardo, avevi il figlio “dottore”, proprio tu che avevi le unghie piene di terra, e potevi dire: mio figlio è laureato :-) era meraviglioso.

Com’è cambiato tutto, quanta indifferenza, quanta aridità, quanta ippocrisia, basta fare 4 passi nel web per imbattersi in milioni di “Ma quanto è buona lei”..ma basta farne altri quattro per capire che non è così…io lo noto nella mia “realtà”, tante “chiacchiere”, tante “regole” da seguire ma basta buttare l’occhio nei sacchetti della differenziata per capire che “nonglienefregaanessuno” dell’ambiente, del mondo, della natura, del futuro e di chi si troverà a vivere in questa discarica (in tutti i sensi) mal gestita che sta diventando il mondo.

Quanta incuria in chi dovrebbe proteggerci, tutelarci e dopo aver letto il commento del figlio di Maria nel suo blog (intendo il blog di Maria) e dopo le tragedie delle alluvioni…beh, per me tutto ciò è stato come una raffica di vento che ha spalancato la porta della stanza dove tenevo “segreti” tutti questi miei pensieri” ed un vento freddo mi ha travolta…e mi ha catapultata nuovamente in quella sala d’attesa…ma, mi guardo attorno e non ho riviste da leggere, non ho vicini di sedia, sono sola, sola fisicamente, però c’è ugualmente “qualcuno” che allunga di molto la mia attesa prima di entrare nel “villaggio”…e a quel “qualcuno”  dico grazie…


Oh…mondo “zuccone” :-D…

Mi ha sempre fatto ridere l’esclamazione: “oh…mondo zucchino”, ma ormai la stagione delle zucchine è terminata ed entrano in scena le zucche.

Come non essere sorridenti e gioiosi di fronte ad un carro di zucche? Così colorate, stortignaccole, bitorzolute, così diverse l’una dall’altra, sembra quasi di sentirle “vociare” su quel carro…

Avevo scritto un bel post (l’ultimo) nell’altro blog, mi dispiace non averlo salvato, ma qualcosa ricordo…

Parlavo di una zucca “vanitosa” che ama mettersi in mostra nelle piazze e farsi ammirare, di una zucca generosa che è stata un tempo  la carne dei poveri.

Raccontavo di una zucca disponibile e paziente che si lascia “intagliare” e diventa opera d’arte, una zucca dal carattere docile che ben accetta sia la compagnia salata che dolce ed ama “profumarsi” con aromi speziati.

E poverina, si presta anche ad essere “ingrassata” per partecipare a “gare di zucca”, proprio a Udine, nell’azienda agraria universitaria Antonio Servadei si coltivano zucche giganti ma, attenzione, no OGM ma bensì da incroci di semi di specie diverse.

Sopporta anche di essere “associata” all’ orribile festa di halloween che abbiamo avuto la malaugurata idea d’importare dall’America :-( , ma forse sapere che illumina e colora  una  buia e tenebrosa notte di festa allevia la sua fatica.

Farfalle alla zucca con uova di salmone

Io ho portato la zucca al mare e l’ho abbinata alle uova di salmone, esperimento riuscito, certo le uova di salmone non devono prevalere ma danno alla pasta una sapidità ed un sapore particolare (burro, uova di salmone, saltare assieme alle farfalle…fatto :-) )

Ah le farfalle si fanno pizzicando il centro dei rettangolini ;-)

Ingredienti per la sfoglia alla zucca:

  • 500 g. di farina (ho usato la semola rimacinata),
  • 350 g. di purea di zucca (ottenuta infornando la zucca con la buccia tagliata a fette nella stagnola a 180°C. per c.ca 30 minuti).
  • 1 uovo,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero.

Come fare la sfoglia:

essendo un impasto che va lavorato a lungo ho optato per la macchina del pane, inserendo nel cesto tutti gli ingredienti meno i semi di papavero che ho unito all’ultimo, la purea di zucca va inserita fredda dopo aver eliminato la buccia.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare al fresco per alcune ore (io l’ho preparato la sera per la mattina).

Stenderlo ed ottenere una sfoglia ( il libricino dice non troppo sottile ma io che ho fatto più formati ho diversificato lo spessore) che taglierete a rettangoli irregolari.

Immergerli come sempre in acqua bollente salata e tenerli “a galla” 3 minuti c.ca.

Scolare e condire a piacere: io ho usato questi condimenti:

Porro, pinoli semi di papavero

Ingredienti:

  • 50 g. di burro (di soia),
  • 50 g. di pinoli tostati,
  • rondelline di porro (o 1/2 cipolla),
  • parmigiano.

Come fare:

rosolare le rondelle di porro nel burro senza farle colorare, aggiungere i pinoli ed i semi di papavero, insaporire la pasta nel tegame, servire con una spolverata di parmigiano.

Cuoricini di zucca al gorgonzola

Io sono una grande estimatrice di questo abbinamento, la zucca “dolce”, il gorgonzola “piccante” ed un pò aggressivo, nella vita sarebbe la “coppia perfetta” ;-)   e lo è anche qui..

Far sciogliere il gorgonzola in poco latte, a fuoco dolce (non fate come me che l’ho perso di vista un attimo), deve rimanere cremoso e non deve rilasciare l’unto.

Blecs con burro, salvia e ricotta affumicata

Non riesco ad immaginare condimento più azzeccato, a Roma direbbero: “a morte sua”, ed è vero, il burro fuso (in Carnia lo fanno proprio diventare color bruno), la salvia e la ricotta affumicata sono il condimento perfetto.

Se non gradite l’affumicato va bene anche un Montasio o un parmigiano.

Questo taglio l’ho visto nel libro di Cosetti “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia” (c’è chi ne sa più di me ;-) ) lui fa de triangoli e li piega, proprio come “ho cercato” di fare io :-D


A Friuli Doc alla “Ricerca del Prodotto Perduto” e poi di corsa a casa a preparare la ricetta: “Prima parte”…

Rieste di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”, fatta con cipolle autentiche.

Quest’anno ho deciso di andarci, pur abitando a 2 passi non ci sono mai stata, forse perchè non amo la confusione, l’odore nauseabondo di quelle frittelle cotte in un improbabile olio ammazzafegato, forse perchè in queste manifestazioni s’intrufolano sempre “produttori di nulla” e tutto costa di più che andarlo a comperare sul posto.

Quest’anno però, stimolata dal fatto di essere “Gatta del Fud”, ho dato sfogo alla mia innata curiosità e passione per i prodotti perduti e poi ritrovati, quelli dimenticati e poi ricordati ancora.

Foto inguardabile puramente dimostrativa…sorry :-(

L’obiettivo era un “marchio” famoso dalle nostre parti e seguendo il suggerimento della segretaria di andare sul posto a parlare col “presidente” ho cercato subito lo stand.

La solita premessa che “non si devono dare soldi” non è bastata a farmi ricevere da parte sua una, almeno, educata attenzione e così, dopo aver visto alle sue spalle uno scaffale che conteneva prodotti destinati alla vendita ho capito che il “famoso marchio” serviva più da “specchietto per le allodole”, in quanto, conoscendo la superficie di “quel territorio” sapevo che qualcosa era di troppo (io certamente si ;-) ).

Dopo aver dato un’ultima occhiata quasi di compassione al “president”  mi sono lanciata, anche se claudicante, alla “ricerca del prodotto perduto”.

Ho individuato subito un piccolo stand dove c’erano soltanto “riesti” di cipolla, nè composte, nè creme, nè chutney, nulla, solo delle splendide trecce di cipolla.

A presentarla una bella e gentile signora col marito ed il figlio, ad ogni mia domanda una risposta esaustiva.

Ho chiesto loro di vendermi qualche cipolla ma loro erano lì non per vendere ma per “far conoscere” il prodotto, il frutto di un seme dimenticato.

Mentre fino agli anni 60 questa cipolla è stata una preziosa risorsa per le famiglie, dopo non è più bastata e per poter vivere non era più sufficiente e dopo il terremoto del 1976 la coltivazione destinata alla vendita è stata definitivamente abbandonata…fino a oggi.

Ora va di moda il “prodotto del territorio” e, per fortuna, una volta tanto una moda non rimane tale ma fa sì che stimoli la fantasia e la voglia di tornare indietro a prendere ciò che si stava per perdere.

Così, le persone che, comunque, in questi anni, hanno continuato a coltivare questo ortaggio per il loro uso famigliare, si sono riunite e si sa che in questi casi il detto “l’unione fa la forza” è più azzeccato che mai.

Succede con l’uva da vino, con le olive, con i cereali, ognuno cura al meglio il suo appezzamento di terra ed alla fine si mette tutto assieme in un unica “bottiglia” o in un unico “sacco” (si chiamano solitamente Consorzi ;-) ).

Tante piccole “eccellenze” fanno un grande prodotto di qualità.

Mi piace, mi piace proprio, mi piacciono queste persone che, pur consapevoli che il guadagno vero sarà lontano a venire, non “imbrogliano”, non vendono “aria fritta”, non si fanno scudo del marchio per “vendere”, sempre e comunque, COMPLIMENTI!!!

Ad un certo punto la signora gentile ha sussurrato qualcosa ll’orecchio del marito che è sparito e ritornato con in mano delle cipolle tutte per me :-)

Avevo già in mente una ricetta e così ho ringraziato e, claudicando, sono ripartita alla ricerca di un altro prodotto perduto..e l’ho trovato, ma di questo/i vi parlerò la prossima volta.

Anche se so che il “prodotto denaro” rimane l’unico vero DOP, voglio continuare a credere che ci sia qualcosa che abbia più valore e che questi piccoli produttori continuino ed insistano con la loro ricerca e la loro riscoperta.

Abbiamo bisogno di cose buone, siamo già andati molto avanti, se si fa qualche passo indietro c’ è soltanto da guadagnare.

Detto questo vi presento la  ricetta che ho preparato con le cipolle gentilmente ricevute in dono:

Risotto alla “Veneziana”

L’ho chiamato così perchè l’ho fatto con il fegato alla veneziana che ho preparato con i fegatini di pollo (se il nome fosse “copyright” avvisatemi che cambio e lo chiamo “Risotto for president” ;-) :-D

Questa qualità di cipolla è particolarmente dolce e profumata e ben si è sposata con i fegatini di pollo che, a differenza del fegato di vitello, hanno un retrogusto leggermente amaro (leggermente).

Ho fatto come vedevo fare a mio padre le rare volte che, sporcando un’infinità di padelle, pentole, piatti, cucinava qualcosa per “noi”.

Ricordo che faceva cuocere la cipolla per ore, lentamente, aggiungendo un pò per volta o brodo o acqua, alla fine la cipolla diventava una crema dorata e profumata dove metteva le listarelle di fegato e le faceva cuocere per pochi minuti, “non deve cuocere troppo altrimenti perde la sua morbidezza” diceva, ed aveva ragione, era buonissimo ed alla fine i piatti erano talmente puliti da essere “lustri” (lucidi).

Io ho fatto come lui, mettendo anche delle foglie di salvia (non ricordo se lui la usasse) e, prendendo un pò del fondo di cottura ho fatto tostare il riso (vialone nano), ho sfumato con un pò di prosecco ed ho continuato la cottura allungando con l’acqua bollente.

Ho aggiustato di sale ed alla fine ho aggiunto i fegatini alla veneziana che avevo tenuto in caldo (senza farli cuocere oltre).

Non ho mantecato né con burro, né con olio e niente parmigiano, vi assicuro un piatto da re.

Gli ho dato la forma con un coppapasta a forma di fiore, ho decorato con la salvia e cipolla Rossa di Cavasso Nuovo (d’altra parte è lei la regina del piatto), ancora qualche fegatino, un pò di sughetto e poi mangiare.

Se foste interessati a conoscere questa famosa cipolla, trascorrendo una piacevole domenica di festa in un paese della Pedemontana nel Friuli occidentale, l’appuntamento è la prima domenica di ottobre alla festa di San Remigio, potreste ritornare a casa con una bella “riesti” di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”.

É proprio vero, spesso “i più piccoli sono i più grandi…”, al prossimo prodotto ritrovato :-)


WHB # 291: “raccolto” e mangiato…

É stata una settimana straordinaria, non avrei mai immaginato arrivassero tante persone da diversi posti d’Italia e non solo.

Giornate intense trascorse in campagna, ognuno col suo compito, quello di raccogliere, pensare, inventare qualcosina da mettere sotto i denti la sera, riunite attorno al “fratino” abbiamo assaggiato tutto, ma proprio tutto, lasciando anche qualche briciola per i passerottini.

Emozioni vissute in una vecchia casa di campagna, quelle con i muri “spessi” per intenderci, da dove d’estate il fresco non scappa, arredata in perfetto stile “Shabby shock” che Antonella, architetto di grido ha cercato in tutti i modi di convincermi a “rivedere” :-D

Ma ora salite tutte/i sul cassone dell’autocarro che vi presento ospiti e ricette strada facendo, in ordine sparso senza una logica di menù, CLICCANDO SULLE FOTO DELLE RICETTE ARRIVERETE NEL BLOG DELLA “CUOCA/O”

La prima ad arrivare Astrofiammante  da Verona col suo meraviglioso antipasto, lei adora viaggiare e la sera, sotto il fresco del pergolato ci ha deliziate/i con i suoi racconti di viaggio che troverete dettagliatamente “illustrati” nel suo blog.

Poco dopo arriva anche Graziana, da Acireale e porta con se tutto il suo sapere non solo teorico sulle erbe e sul loro utilizzo in cucina.

Messeguè arrossirebbe di fronte a questo sgombro in salsa di acetosa mentre noi ci siamo leccate i baffi :-D

Ed ecco Maria61 da Bari, la regina delle torte, dopo  suoi ultimi corsi le sue torte sono diventate opere d’arte, per noi ha raccolto le ciliegie e ha fatto questo dolce che abbiamo gustato a colazione per partire con energia :-)

Qui c’è bisogno di un uomo…così ha esordito Max (Nuccio per il popolo di fb ;-) ) da Reggio Calabria..certo abbiamo detto e così la mattina presto saliva sul trattore (seguito dal “folletto” numero uno di Tepperella), lui recalcitrante protestava: uomo di mare sono e allora dopo aver svolto diligentemente il suo lavoro lo “spedivamo” a comperare il pesce che poi cucinava la sera per noi “fanciulle” :-D

Max on de trattor :-D

Tiziana da Imola usciva la mattina all’alba per raccogliere i più bei fiori dalle piante di zucchina per poi riempirli con..ma andate a vedere nel suo blog, ve li farrà “assaggiare”….

A sorpresa arriva anche Eleonora dalla meravigliosa Francia dalla quale sta per trasferirsi in Marocco.

Giornalista, scrittrice, poeta ed “opportunista ed ippocrita” aggiungo io, anche se poco poeticamente ha  “preteso” l’uso esclusivo del cucinino di servizio, quello che non adopero mai, per fare una torta “senza glutine/gluten free”, dedicata a chi non può mangiare tutto senza problemi…come dirle di no ;-) ?

Vi ingolosisco con la fetta ma andate a vedere la torta intera nel suo blog…ne rimarrete incantate/i (è ciò che vuole :-)

Tepperella, da Venessia, però sverna a Milano perchè si sa Milan lè un gran Milan ma d’estate è meglio scappare a gambe levate.

Non vi dico cosa ha combinato in cucina per preparare questo “cheese cake” coadiuvata dai 2 “folletti”, sto ancora pulendo ma vi consiglio di andare a leggere il suo racconto, riderete a crepapelle :-D

“Ocio che rivo”…ecco la voce di Cristina (Tutto a occhio) da Trieste che porta con sé un pò del mio adorato mare in questa insalata di polpo, ed ha portato con se anche Tolomeo che è riuscito a farsi accettare anche dalla “superbina” Perla :-D

Lei è sarta e crea gli abiti per le Barbie che poi espone negli stand delle fiere allestite per l’occasione, ora è anche “mamma” di Tolomeo, un delizioso gattino trovatello che impegna anche l’ultima ora libera che si era ritagliata per sé…ah l’amore :-)

Non so se Sonia sia arrivata di corsa, addirittura dalla Sicilia per il piacere della nostra “compagnia” o perchè aveva saputo della torta di Eleonora, fatto stà che alla vista dei suoi deliziosi petti di pollo abbiamo fatto il “baratto”, la torta senza glutine in cambio del pollo :-)

A svaligiare gli alberi di gocce d’oro (amoli dalle mie parti) ci ha pensato Cinzia che, lasciandoci tutte/i a bocca aperta (in tutti i sensi) ha creato questa tarte con frolla al limone, vi dico soltanto: andate a stamparvi la ricetta correte a cercare un albero e fatela, accendere il forno non vi peserà…

 

Graditissima la presenza di Solema,  soprattutto per i suoi sformatini di melanzane, da lei troverete anche valide e garantite indicazioni sulla panificazione.

Ora ditemi voi se non si evince dal “design” di questa torta salata che Antonella è architetto (da Castellar Ponzano), è una fortuna che in questo periodo sia impegnata a portare in tour il suo “Napoleone” sennò non ce n’era più per nessuno.

Il suo è un blog “colto”, ogni suo post è intriso di cultura reale e non improvvisata, per dirla tutta “sa cosa e di cosa scrive”.

Spesso il suo Napoleone cerca d’intrufolarsi ma la differenza salta subito all’occhio dell’intenditore :-P

La leggenda narra che portare i malli del noce che cresce nel tuo terreno faccia sorgere la casa dei tuoi sogni proprio lì vicino.

Forse è per coronare il suo sogno che Emanuela è arrivata col cesto di malli e la sera tutte assieme l’abbiamo aiutata a fare il nocino.

La sua ricetta magica la trovate nel suo giovane blog, la leggenda l’ho inventata io ma l’augurio che il suo sogno si realizzi è reale…

Terry è arrivata con tanti vasetti di creme per noi, si sa, in campagna d’estate, col sole cocente, la polvere, i pollini, la sera la pelle è sofferente, disidratata e così, una bella doccia ed uno strato di crema sul viso e corpo e si ritorna nuove, belle liscie, profumate..pronte per godersi il fresco in veranda…

Vi renderete conto che dopo una settimana di libagioni e festeggiamenti ci vuole qualcosa per “digerire” vero?

A questo ci ha pensato Tiziana con la tisana allo zenzero che vi insegno a fare ( :-D ) nel mio blog.

L’ha sperimentata anche lo staff de “lerocherhotel” che l’ha promossa a pieni voti…

Etteppareva!!!! Sempre ultima Brii, ma lei è la “capa” e le concediamo tutto :-D d’altronde sarebbe impossibile non farlo di fronte a questo sciroppo che ne pensate?

Beh proprio l’ultima no..perchè il “primato dell’ultimo arrivato” (piaciuto il gioco di parole? :-D ) lo voglio tutto per me :-D

E me lo prendo con la salsa di ribes rosso che troverete accanto al camino ;-)

La raccolta è servita, questa settimana sarà ospitata da Brii, mi raccomando riempitela di ricette, fatela “LAVORARE” che tra scorribande sul Monte Baldo, feste Scolastiche per la bellissima e bravissima figliola, compleanni del bimby (ma cosa s’inventerà mai ? :-D )  di lavurà non se ne parla proprio :-)   :-P

Vi lascio un souvenir, il cestino ed il cappello di paglia che erano in dotazione…..


Per WHB # 286: risotto al trifoglio dei prati….e qualche “biso” ;-)

Ogni volta che mi accingo a preparare una ricetta con fiori o erbe che raccolgo direttamente nei campi penso che quei gesti, che per me sono estasi, divertimento, emozione e desiderio di ritornare al passato, per le nostre nonne sono stati i normali gesti quotidiani dettati dalla “necessità” parola che racchiude molte cose, non soltanto quella “materiale”.

Non si accontentavano di “nutrire e nutrirsi”, ma volevano dare un tocco in più al piatto ed è così che  un risotto con gli spinaci in estate diventava risotto allo sclopit, al tarassaco e, come in questo caso al trifoglio.

In fondo era sempre la “solita minestra” ma lo sapevano solo loro, mentre chi mangiava era convinto  fosse una nuova “prelibatezza”.

Rispondo già ora, come ho fatto nei commenti per la crostatina  a chi mi chiederà di “raccontare” che sapore abbia il trifoglio dei prati:

non è un sapore definito, i petali (mi riferivo al papavero)sanno di erba, come dire, di campagna, il sapore che ti lascia al palato l’assaggio di una foglia o di un fiore mentre sei a spasso.
A volte quando si ha davanti un piatto se ne apprezzano il colore, la presentazione, il significato, la “storia”..ecco, per me questa crostatina “racconta” di una passeggiata nei campi in una splendida e luminosa mattina di maggio……

Trifoglio dei prati

Aggiungo qualche notizia: è denominato anche “rosso”, è solo una delle circa 300 specie di trifolium.

Oltre che importante pianta foraggera, è anche in agraria per l’arricchimento del suolo e, in alcune località, quale unica fonte di nettare e polline per le api nei mesi estivi.

Ingredienti per 4 persone (io metà dose):

  • 300 g. di riso (Vialone nano),
  • 50 g. di burro (uso quello di soia con un filo d’olio evo),
  • 1 cipolla (cipollotto fresco),
  • 1 litro di brodo (ho usato acqua bollente),
  • 2 manciate di trifoglio dei prati,
  • qualche pisello “supestite” della settimana “risiebisi” (mia variante),
  • salvia,
  • grana grattugiato (parmigiano reggiano).

Come fare:

tritare il trifoglio e farlo soffriggere in una padella (come per “risi e bisi” ho usato la mia piccola ma preziosa pentola di rame) con cipolla e burro e la manciatina di piselli (nella mia variante).

Aggiungere il riso e portare a cottura come un normale risotto come siete solite/i fare.

Nel frattempo sciogliete il burro e fatelo insaporire con la salvia.

Quando il riso sarà cotto, mantecarlo a fuoco spento con il burro profumato ed il parmigiano grattugiato, decorare a piacere.

Ecco, anche questa settimana per la raccolta sono tranquilla e..come dice il mio amico: un post al giorno leva il medico di torno :-D però…però..domani mattina si parte per l’Austria, terme, passeggiate, sole (se ci sarà), l’ultimo giorno farò il pieno di fiori ed erbette che qui ormai stanno per finire e così potrò rivivere ancora l’emozione/estasi di ripetere i gesti antichi di chi ci ha lasciato in eredità questo meraviglioso, profumato e salutare patrimonio.

La Raccolta WHB questa settimana è ospitata da “Astrofiammante”, io viaggio con la mente ma lei viaggia a 360 gradi e se leggerete i suoi post vi sembrerà di farlo anche voi.

Per chi “approda” qui per la prima volta e ne vuole sapere di più sul “come-perchè-quando” di questa raccolta vi mando da brii  che, in questo post, vi racconterà e spiegherà ogni cosa.

Grazie Kalyn di Kalyn’s Kitchen

Grazie Haalo, Cook (almost) anything at least once

Vi lascio un pò di musica, cliccare sulla foto…a presto :-)

Altra idea col trifoglio:


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per “Spiedino-Schiscetta Time”…..

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad “illuminarmi” sul significato della parola “Schiscetta”, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di “schisciare” (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto……forse…non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho “immaginato” la mia “schiscetta” ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi……e così è nata la mia “schiscetta” per il contest di Tery e Sara

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc….io l’ho evitato perchè “sporcherebbero” la scrivania :-D

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti…..più semplice di così ;-)

Ed ora, fuori concorso la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:

Questa “Schiscetta” partecipa al contest di Tery e Sara  ci tenevo tanto ad esserci e sono felice che sia stata prolungata di un pò la scadenza.

Ormai è deciso, l’operazione ci sarà venerdì e quindi con questo “pranzetto tascabile” vi saluto e vi abbraccio tutte/i.

Ho vinto :-)


Per WHB #277: Fesa di vitello con Alchechengi..alchechè?

..no..non dite niente..lo so…(ricordate Fiorello in ascensore con gli americani? :-D ) fate conto che io non ci sia…non è ancora “il prossimo mese” ma questa ricettina era lì da un pò che scalpitava per “apparire” nella raccolta WHB che questa settimana viene ospitata nientepopòdimeno da brii diciamo la “Capa” dell’edizione Italiana :-)

Che io rimanga sempre incantata di fronte ai doni che ci offre la natura non è un mistero e quando mi capita di vedere queste meraviglie sui banchi dei negozi sono tentata di comperarle ma..ma poi cosa ne faccio :-( ?

Gli alchechengi/Chichingeri/Phisalis capita di vederli con la bacca a vista e le foglie tirate su a “ciuffo” nelle pasticcerie, sono intinti nello zucchero fondente e poi nel cioccolato, rendono raffinatissime le decorazioni di torte, pasticcini ecc. io li trovo bellissimi.

Spesso li raccolgo durante le mie scorribande “campagnole” verso agosto/settembre ma non sono  questi della foto (Phisalis pubescens) che vengono coltivati appositamente per uso alimentare, hanno la bacca gialla e leggermente più grande degli altri, quello che io chiamo “ciuffo” (calice) è verde a differenza di quello spontaneo che è rosso/arancio.

Vi parlerò della specie spontanea e delle sue proprietà, concentrate esclusivamente nel frutto che, fresco viene usato per vini ecc., mentre essicato (in forno a calore moderato) si usa per infusi.

Le altre parti della pianta NON devono essere utilizzate in quanto contenenti alcaloidi in sensibile quantità.

É ricchissimo di vitamina C  e ne contiene il doppio del limone.

Proprietà: Diuretiche, Depurative, Antiuriche, Antireumatiche, Antiinfiammatorie.

Principi attivi: acido citrico, mucillagini, tannini, principi amari.

Le proprietà diuretiche e depurative sono impiegate soprattutto contro la ritenzione urinaria, nel caso di nefriti, gotta, calcoli renali e vescicali e comunque in tutte le forme cui è interessato l’apparato urinario.

In pratica per tutte le preparazioni erboristiche si uano i frutti essicati.

Uso interno (frutti):

come diuretico, antiurico, depurativo.

Infuso: 3 g. in 100 ml di acqua, 1 tazzina al mattino prima di colazione e la sera.

Tintura vinosa: 3 g.in 100 ml di vino bianco (a acerare per 10 giorni), 1 bicchierino al mattino a digiuno.

Uso esterno (fruttti)

Per pelli arrossate: decotto10 g. in 100 ml d’acqua. Applicare compresse imbevute di decotto sulla parte interessata per 15 minuti.

Quella della foto è la mia proposta “Per uso interno”..già questa “se magna” e che buona :-)

Trovata per caso in un libro che propone piatti dolci e salati con la frutta, svariati tipi di frutta,  è stato amore a prima vista prima e amore al primo boccone poi.

Ingredienti per 1 persona (io):

  • 100 g. di fesa di vitello (3 fettine sottili),
  • 60 g di alchechengi,
  • burro chiarificato (soia),
  • 1 foglia di salvia fresca,
  • 1 piccolo rametto di timo,
  • farina,
  • brodo vegetale,
  • birra boch (o pils),
  • sale, pepe (verde).

Come fare:

battere le fettine di carne, infarinarle leggermente e rosolarle bene da tutti 2 i lati  nel burro chiarificato (io uso il burro di soia).

Salarle, peparle e cospargerle con le erbe tritate, sfumare con la birra (la ricetta prevede brandy, marsala) e farla evaporare brevemente, disporre i frutti degli alchechengi a lato della carne, bagnare col brodo vegetale, coprire e cuocere per 15 minuti.

Io consiglio l’aggiunta degli alchechengi soltanto negli ultimi 10 minuti, il sapore non cambia ma il piatto ne guadagna esteticamente, non so perchè ho messo quel piatto azzurro….. boh!! :-D

Vi chiederete che sapore ha l’alchechengi? Ha un sapore leggermente agrumato, ricorda il succo d’arancia, con la fesa si sposa d’incanto, provate :-)

Questa ricettina contribuisce alla raccolta WHB che, come dicevo prima è ospitata da brii, se voltete vedere le ricette dell’ospitante della settimana scorsa andate da Cindy del blog Cindystar:

Mi sto appassionando a questa raccolta che inizia a raccogliere i suoi “frutti” :-)

Ringrazio, come sempre:

Brii, che me l’ha fatta conoscere e che spero di cooscere prima o poi, voglio che “mi guidi” sul Baldo dove ho vinto la prima gara durissima in MTB  nel lontano 1987, 2 tappe con pernottamento in tenda tra 1 e l’altra e secondo giorno arrivo a Peschiera del Garda…ah bei tempi, ecco quelle sono le emozioni per le quali rivivrei ogni minuto della mia vita con “nessi e connessi” ;-)

Kalyn di Kalyn’s Kitchen

Haalo, Cook (almost) anything at least once

Ci tengo a postare il premio ricevuto da Ale, l’ho gradito particolarmente ( beh Blog versatile..è proprio così :-) ) perchè anche se Ale non è una “girovaga commentatrice di blog” so che c’è sempre, so che mi legge e la stima è reciproca.

Come sono? Dico 7 pregi (se li trovo :-D ) ai difetti ci pensano già gli altri… o no? ;-)

  1. Mi chiamo Libera e credo di essere coerente col mio nome, questo a volte mi “isola” ma lo ritengo 1 pregio.
  2. Amo, anzi adoro gli animali, tutti e spesso mi metto nei guai per dar loro un pò di serenità e garantir loro un sereno futuro.
  3. Mi fido delle persone, subito do il 1000 x 1000, questo mi rende “debole” agli occhi degli altri, ma per me è comunque un pregio, almeno ci batto la “cocozza” presto.
  4. Non amo i compromessi, come dice “ello” non sono “flessibile”, nel senso che non faccio esclusivamente i miei interessi..e questo per me è un pregio.
  5. Sono romantica, passionale, entusiasta, a volte ingenua.
  6. Sono generosa, ho preso spesso le difese dei più deboli (sul lavoro, nello sport, nelle amicizie) prendendola spesso “lì”, ma per me rimane 1 pregio.
  7. So mantenere un segreto, per non “aver parlato” poco tempo fa ho subito un torto enorme, ma il segreto è ancora al sicuro.

Ecco, ora a voi la “parola” ;-)

Solitamente i premi li lascio prendere a chi li desidera, so che postare un premio richiede molto tempo ma oggi mi prendo il mio tempo (piove e la terrazza è impraticabile) e lo faccio.

Solema - La cucina di nonna sole, perchè l’amicizia che si era interrotta (sempre per storie di animali :-) ) ora si è ricongiunta e si riprende un altro tratto di strada assieme.

Kristina – Tutto a occhio, perchè mi porterà sul Carso a raccogliere gli asparagi selvatici :-D

Tiziana – Cucinando assaggiando, perchè il suo blog è come lei, solare, colorato, ricco di cose buone.

Giuliedda – Cosixeddasdetostoina perchè quando entri nel suo blog sei travolto dalla sua allegria, dalla sua sensibilità, dalla sua positività….

Patrizia – due mani, tante zampe, mille passioni, perchè sta attraversando un momentaccio e con questo premio le auguro di “rialzarsi”  al più presto, il premio è esteso alle sue “bestioline” che le stanno dando l’affetto necessario per poterlo fare.

Ecco fatto, è ovvio che la lista sarebbe lunghissima ma sono sicura che queste persone avranno il piacere di condividerlo, bacione.


Semplicemente: le “mie polpette”.

Post “recuperato” dal blog che aveva sostituito questo durante il “problema wordpress”

Cosa c’è di più versatile in cucina di una polpetta? Ditemelo, una pasta? Un risotto? Certo….ma la polpetta? Accontenta tutti, mette d’accordo grandi e bambini, unisce in matrimonio ingredienti a prima vista “incompatibili”…se non ci fosse già avrei intitolato il mio blog: la polpetta perfetta..perchè ogni polpetta è perfetta con qualsiasi ingrediente si faccia.

Queste polpette mi riportano alla mente le domeniche da Nonna Flora che ne preparava padelle intere.

Ecco, queste per me sono le polpette, quelle che mi fanno riaffiorare alla mente cose belle e come non mai è di questo che ora ho bisogno..di coccole e di ricordi belli.

Questo fine settimana “ello” è via per lavoro ed io mi sono, a modo mio, coccolata un pò..con queste semplicissime polpettine, facendo anche una goduriosa “scarpetta” alla fine col sugo rimasto.

Gli ingredienti per queste polpettine sono, come succede spesso, ad “occhio”.

Per l’impasto:

  • 500 g. tritato di carne mista (bovino, suino),
  • 150 g di mortadella,
  • 1 patata grande bollita (avevo soltanto patate viola),
  • 1 manciata di parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaio di cipolla tritata finemente,
  • 1/2 spicchio d’aglio schiacciato,
  • 1 uovo intero,
  • sale,
  • pepe verde macinato.

Come fare:

amalgamare gli ingredienti, prendere dall’impasto ottenuto delle palline del peso di 25 g., arrotolarle ed infarinarle.

In una padella mettere il burro chiarificato con dello scalogno tritato e qualche fogliolina di salvia, unire le polpettine e rosolarle da tutti i lati.

Si possono mangiare così, con il sughetto ottenuto ma io, per non farmi mancare nulla, ho preparato una salsa al pomodoro (fatela come vi piace) e le ho fatte insaporire per qualche minuto.

Al  momento della cena è stata l’apoteosi, mi sono sentita “L’ Uomo di Cro Magnon”, ma che importa, non siamo mica eterni..come insegna lui :-)

Nota bene, né fritte né al forno ;-)


La “quadratura” del cerchio…e il suo contrario…..

Tatin di scalogni caramellati

Crostata di verza

Nel 1882 Ferdinand von Lindemann pubblicò la dimostrazione della trascendenza di pi greco. Precedentemente egli aveva già dimostrato che se pi greco fosse stato trascendente, allora l’antico problema della quadratura del cerchio con riga e compasso sarebbe stato irrisolvibile.

Un cerchio e la sua “quadratura”, hanno la stessa area

Fino a quel momento erano stati innumerevoli i tentativi della quadratura matematica del cerchio, tanto che l’espressione era (ed è) diventata sinonimo di un’impresa vana, senza speranza o priva di un significato concreto.
In senso meramente letterario, l’espressione “quadratura del cerchio”, viene spesso usata per indicare la soluzione perfetta ad un dato problema (anche se, come abbiamo visto, non esiste).

Mi fermo qui, prima di incappare in una figura barbina :-D

Il 31 dicembre per me è stato un giorno di svago e pigro relax, svago perchè mi sono dilettata in cucina sotto lo sguardo affettuoso di “ello” che,  superate le ultime “resistenze”, ha accolto  Perla  sulle sue ginocchia per buona parte del giorno :-) , pigro relax perchè non avendo la voglia/forza di scendere a prendere gli stampi rotondi ho deciso di usare quelli quadrati: ecco la “quadratura del cerchio” :-D

Da dove inizio? Dalla Tatin direi: la “Tarte Tatin”, è risaputo,  nasce da un “errore” (un pò come me ;-) ) di Madame Tatin alla fine dell’800……e meno male :-)

Vi informo che “ello” oltre ogni mia previsione ha gradito molto la tatin, mentre la crostata di verza l’ha trovata troppo “light” :-D . ..ettepareva :-)

Ingredienti per uno stampo quadrato di 20 x 20 o rotondo da 24 (non dovete calcolare l’area ;-) ):

  • 500 g. di scalogni sbucciati (i miei erano grandi, se li trovate piccoli viene più carina),
  • 2/3 fette di prosciutto crudo (Sauris) o speck,
  • una noce di burro di soia,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • foglie di salvia fresca,
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • 1 confezione di pasta brisè (l’avevo in casa, voi potete farla con la vostra ricetta).

Come fare:

scaldare il burro e l’olio in una larga padella e disporre gli scalogni in un unico strato, aggiungere la salvia e spolverizzateli con lo zucchero, a fuoco dolce caramellarli, girandoli, per 5 minuti.

Preriscaldare il forno a 220°C.

Coprirli con acqua bollente e, sempre a fuoco dolce, cuocerli ancora 10 minuti se gli scalogni sono piccoli, 15 se sono come i miei per far evaporare l’acqua ed ottenere una glassa dorata ed appiccicosa.

Ungere lo stampo che avrete scelto, disporvi in un unico strato gli scalogni  e spezzettare sopra il prosciutto (o  speck), coprire con la pasta brisè a formare un coperchio ed infornare per c.ca 15 minuti.

Sfornare e girare la tatin dopo averla fatta riposare, pepare e decorare con foglioline di salvia.

Crostata di verza

Per questa “crostata” ho usato la farina integrale biologica di farro, è una farina che usa molto Antonella guardate nel  tag “farina di farro”  e vi si aprirà un mondo :-)

Ingredienti per uno stampo quadrato 20 x20 o rotondo da 24 cm.  c.s.:

ripieno:

  • 1 verza media (c.ca 600 g.),
  • 2 pomodori maturi e sodi o 2 pelati (ho usato 2 cucchiai di passata bella densa),
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 bella foglia di salvia,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • sale,
  • peperoncino.

Composto da versare prima di infornare:

  • 1 uovo,
  • 1 dl. di acqua, avete letto bene: ACQUA (ho usato quella dove ho sbollentato la verza),
  • sale,
  • pepe verde (potete usare quello normale).

Per la meravigliosa pasta:

  • 200 g. di farina integrale bio di farro,
  • 20 g. di semi di papavero macinati (ideona mia :-) ),
  • 1pizzico di sale,
  • acqua q.b.

Mettiamoci al lavoro e prepariamo la pasta:

setacciare farina e sale in una ciotola, mescolare i semi di papavero e versare al centro l’olio e lavorate con le dita, aggiungere l’acqua un cucchiaio alla volta per ottenere un impasto della consistenza del lobo dell’orecchio.

Avvolgere la pasta nella pellicola o in un panno umido e far riposare per 30 minuti nella parte meno fredda del frigorifero.

Prepariamo il ripieno:

se usate i pomodori, scottateli col taglio a croce, spellateli, eliminate i semi e tritate la polpa.

Eliminare le foglie esterne della verza (non buttatele, usatele per una minestra o per gli involtini), togliere la costa centrale e tagliarla a striscioline che faremo sbollentare in acqua salata per 3 minuti, scolare.

Far appassire la cipolla tritata e l’aglio vestito , aggiungere la salvia e, mescolando, far appassire tutto senza colorire troppo.

Aggiungere la verza, rosolarla per qualche minuto ed aggiungere il pomodoro, il sale ed il peperoncino.

Cuocere a tegame coperto per 30 minuti e lasciar raffreddare.

Preriscaldare il forno a 190°C.

Stendere la pasta ad uno spessore di 273 mm c.ca e foderare lo stampo unto, bucherellare con una forchetta e distribuire il composto di verza.

Stemperare l’uovo ed il sale nell’acqua, pepare e versare sulla verza, decorare a piacere ed infornare per c.ca 30 minuti.

Ed ora arriviamo al “contrario” perchè se la “quadratura del cerchio” non esiste qui il cerchio si sta chiudendo, mancano ancora pochissimi “puntini”  poi sarà “il cerchio perfetto”.


Bocconcini di pollo al pepe rosa…..

Ecco una ricettina veloce, veloce, leggera, leggera e gustosa, gustosa :-)

La faccio spesso, e dopo ver scoperto che “ello” al contrario di quanto aveva sempre detto, il pollo lo gradisce..e se lo gradisce, lo preparo spesso.

È stata la nostra cena di ieri sera ed ho colto l’occasione per fotografare il piatto e spedire la ricetta al concorso Amadori.

Cosa occorre:

  • petto di pollo,
  • salvia,
  • latte di soia,
  • panna di soia,
  • concentrato di pomodoro o passata,
  • pepe rosa in salamoia,
  • sale.

Come si fa:

si possono lasciare le fettine di petto di pollo così come sono (eventualmente le battete un pò per appiattirle) , io ho ritagliato delle striscioline lunghe che ho annodato, i cuoricini (che non si vedono bene lo so :-) ) li ho ritagliati con una formina dopo la prima cottura.

Rosolare  il pollo dopo averlo salato dalle 2 parti, senza grassi, in una pentola antiaderente e metterlo da parte.

Nella stesssa padella mettere il latte di soia e la salvia, cuocere per qualche minuto, aggiungere la panna, il concentrato di pomodoro (o la passata) ed i grani di pepe rosa.

Ridurre la salsina a fuoco lento, aggiungere il pollo e farlo insaporire e servire :-)

Li ho accompagnati a degli spinaci saltati in padella con poco burro di soia.

Per queste preparazioni “pannose” io uso i derivati della soia ma se voi lo gradite potete usare burro e panna, se non usate la panna potete addensare la salsina con la maizena, si può rosolare il pollo nel burro e salvia, insomma si può fare come si desidera :-)

Con questa ricetta ho vinto il Concorso Amadori, cliccare sulla foto per saperne di più (se vi va ;-) )

Buon fine settimana, un pensiero va a quelle persone che lo trascorreranno a spalare  fango e acqua dalle loro case, coraggio……


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