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Sambuco, acacia, vino e frittelle….a spasso con Rilke…..

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Dopo Pasqua Rilke ricevette infine una visita di Marie von Thurn und Taxis, che naturalmente aveva al seguito il suo cuoco personale.

Il 6 aprile 1912, sabato santo, appena un paio di giorni prima dell’arrivo della sua mecenate, il poeta tedesco scrive:

“Sistiana brulica già di villeggianti, oltre cinquanta. Ieri ho bevuto del tè, lì, sulla terrazza; ma la meraviglia è arrivata dopo, sul pendio, nei piccoli sentieri tra i prati.

Conosce anche lei ciò di cui sto parlando: un cielo coperto all’imbrunire, l’erba verde, gli alberi in fiore, in parte sin da prima, in parte nell’aria grigia e silenziosa?

Attimi che sento appartenere a una memoria eterna: alberi in fiore, senza sole, e la pioggia imminente, di cui il cinguettio isolato degli uccelli già preannuncia l’arrivo.

Oh, se anche dentro di me fosse tutto com’è in natura, non chiaro, ma calmo e proteso verso il futuro”

(Trieste, la città dei venti pagina 90)

Sorprendentemente, nelle sue lettere Rilke non si lamentava più del cibo già da molto tempo. Forse la cuoca gli aveva procurato il tartufo d’Istria che, tra l’altro, non ha nulla da invidiare al suo parente piemontese. E, dopo i mesi invernali, sicuramente l’orto principesco aveva cominciato a produrre in maggior quantità ciò che piaceva al poeta tedesco.

E magari la cuoca gli aveva indicato cosa poteva raccogliere durante le sue passeggiate lungo la stradina costiera che oggi porta il suo nome – sentiero Rilke- e inizia proprio all’uscita del paese di Duino.

Una passeggiata idilliaca, di una mezz’oretta buona, tra rocce grigie ormai erose, il profumo della macchia mediterranea, e giù in basso il mare e un panorama che sembra non finire mai.

Certamente l’autore delle Elegie andava a passeggio anche nel boschetto della Cernizza, tra il castello di Duino e la foce del fiume Timavo.

Chissà se davvero si chinava a raccogliere piante o se volgeva sempre il suo sguardo verso gli angeli.

Probabilmente era la cuoca stessa che si metteva a raccogliere i bruscandoli, asparagi selvatici grandi a malapena quanto una matita, che crescono nella terra povera del Carso tra le pietre calcaree levigate dalla pioggia e che, sminuzzati e saltati nell’olio con un pizzico d’aglio, servono a preparare frittate e omelette.

E se è sbocciato anche il sambuco, il palato può davvero far festa: Rilke avrebbe dedicato un’undicesima elegia esclusivamente a quei fiori, se la cuoca lo avesse spedito a cercarli.

Il sambuco permette di realizzare ricette divine, che superano persino i piatti di carne, e magnifici dessert, che tuttavia per la loro preparazione richiedono un pizzico di tempo in iù.

(Trieste, la città dei venti pagine 90/91).


Ieri, tornando a casa ho pensato che se un “creatore di profumi” mi chiedesse di scegliere dei fiori per fare un profumo tutto per me gli avrei detto senza esitare: sambuco e robinia.

Non li avevo mai uniti in un unico cesto e, diciamolo, il sambuco da solo ha un profumo..come dire…se si può dire, ma si…. lo dico..sa di “pipì di gatto”, non fate quella faccia, è vero.

Allora mi direte: ma ci regali tutte queste ricette con i suoi fiori per poi dirci questo?

Certo, perchè “quel” sentore svanisce, rimane il fatto che i fiori di sambuco o piacciono o non piacciono..a me piacciono e uniti ai fiori di acacia creano un profumo irresistibile e così, giunta a casa mi sono data alla sperimentazione.


Vino ai fiori di sambuco.

La ricetta per questo “vino” aromatizzato l’ho presa dal  libro che ho citato qui, richiede qualche giorno prima di poter essere usato e lo potete conservare in frigorifero, le dosi sono per 1 litro di vino, io ne ho fatta la metà.

Inredienti per il vino ai fiori di sambuco:

  • 1 l. di vino (1/2 litro Prosecco),
  • 50 g. di zucchero (25 g. di fruttosio),
  • 100 g di fiori di sambuco (50 g.),
  • 1 cucchiaino di sale(1/2).

Come fare:

scaldare il vino assieme allo zucchero ed il sale, mescolare, togliere la petola dal fuoco e, dopo che il vino si è raffreddato unire i fiori.

Far riposare in luogo fresco per 3/4 giorni (se avete un “ello” curioso e goloso” mettetelo fuori dalla sua portata ;-) ).

Filtrare e conservare in frigorifero.

Questo vino viene usato al posto del latte per fare le frittelle ai fiori di sambuco.

Frittelle di fiori di sambuco.

Ingredienti:

  • una buona dose di pazienza per “sgranare” i fiori :-D ,
  • 2 uova,
  • 1 bustina lievito,
  • 150 ml di vino ai fiori di sambuco,
  • 200 g. di fiori di sambuco freschi,
  • 9 cucchiai di farina,
  • sale (indispensabile)
  • 1 l. olio di semi di arachide per friggere.

Come fare:

amalgamare tutti gli ingredienti e lasciar riposare per un paio d’ore.

portare l’olio alla temperatura di 160°C.

Con 2 cucchiai formare le frittelle ed mmergerle nell’olio, scolarle e spolverarle con dello zucchero a velo.

Lo so, lo so..non ho “sperimentato” nulla, ho “copiato”, si, avete ragione :-D ma l’esperimento è “a riposo” in frigorifero e fra qualche giorno, se sarà “commestibile” lo condividerò con voi…non volete mica che faccia delle figuracce vero? ;-)

Ed ora qualche idea per utilizzare il sambuco, fiori, sciroppo, bacche….

Clicca la foto..scopri la ricetta :-)

                          

     

 


Non “vedevo” l’ora….dal libro del cuore: crema ai fiori di sambuco….

Trieste siamo più abituati a definirla per esclusione. L’ennesima ultima sigaretta di Zeno, la bora che ti sposta di quattro passi raccontata da Stendhal, il Castello di Duino sospeso nel mare cantato da Rilke, i paesaggi lunari del Carso di Ungaretti dove finisce la cultura dell’olio d’oliva e comincia quella del burro, le geometrie senza struttura di Joyce, che per undici anni in città affinò le idee che cambiarono per sempre la letteratura. Trieste satura del profumo dello stoccafisso, del fumo di ciminiere e del fumo che sa di caffè tostato. Tutte cose eteree, leggere, che poi è l’idea che ognuno ha di Trieste: odori, vento e passaggi, di uomini tra est e ovest durante la Guerra fredda, e la tragedia dei Balcani, di carichi di legname da ovest a est quando la città era il più grande porto commerciale dell’Adriatico.

Foto e testi presi dal web.

Trieste senza passato e per questo votata al futuro. Piena di bar, la densità più alta per chilometro quadrato in Italia, e piena di sapori, ricette, vino. Non è una guida turistica, né un’antologia di racconti, ma è sicuramente una miniera di informazioni Trieste, la città dei venti di Veit Heinichen e Ami Scabar. In effetti, è un ricettario colto. Un piatto, un aspetto di Trieste, un sapore, una storia. Acciughe salate sott’olio, minestra di castagne e porcini, sgombri al forno con crema di ricotta e rafano. Sembra De André, sembra Creuza de mä. Forse non c’è modo migliore per capire un posto, una città.

Cliccare sulla foto per la canzone di De Andrè

Non è un segreto per nessuno il mio amore e l’attaccamento che ho per la mia città natale, Trieste.

Le mie vicissitudini non sono riuscite a strappare le mie radici ed anche se ora vivo lontano da lei io la “sento” ancora “La mia città” e questo Sabrina lo ha capito ed in occasione del nostro consueto incontro Natalizio mi ha regalato questo libro che consiglio a tutti, Triestini e non.

…..Non “vedevo” l’ora, proprio da quel giorno,  che fiorissero i sambuchi.

Ho raccontato nel post precedente che qui la fioritura è un pò in ritardo e durante la mia passeggiata ho potuto raccogliere soltanto pochi ombrelli fioriti, quelli piccoli, esposti al sole, pochi ma sufficienti per realizzare il mio desiderio: la crema ai fiori di sambuco che altro non è che una panna aromatizzata e questa idea mi apre la strada alla sperimentazione, cardamomo, petali di rosa, di gelsomino, pepe, erbe aromatiche e chi più ne ha più ne metta.

Può essere un accompagnamento “salato” (eliminando lo zucchero) per patate e pesce bolliti, si può anche alleggerire usando la panna di soia (come ho fatto io in questo caso)…beh, se non lo avevate capito questa ricetta mi ha entusiasmato e dato tanti spunti, provateci anche voi ;-)

Emi Scabar la consiglia come accompagnamento per la cioccolata o le frittelle di fiori di sambuco, non avendo trovato i secondi mi sono concessa una “coccola cioccolatosa e peccaminosa”..d’altronde sono sola soletta (ello è via per lavoro), mi sento debilitata, e me la sono proprio meritata.

La cioccolata l’ho fatta semplicemente facendo sciogliere nel latte di soia del cioccolato fondente e fatto bollire fino al raggiungimento della densità desiderata.

Ingredienti per 6 persone, tra parentesi le “mie” dosi e varianti:

  • 1 litro di panna fresca (250 panna di soia “Naturasì”),
  • 150 g di zucchero (30 g di fruttosio),
  • sale,
  • 150 g di fiori di sambuco col gambo (40 g.).

Come fare:

scaldare la panna e sciogliere lo zucchero ed un pizzico di sale.

Togliere dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco.

Lasciar riposare la crema in frigorifero per una giornata (io l’ho lasciato la notte).

Filtrare e montare la crema con le fruste…fatto :-)

Buona giornata a voi…..


Curd con bacche di sambuco…

Il nome “curd” si riferisce alle genti curde, popolo di pastori,che usavano conservare in questo modo la polpa ed il succo di alcuni frutti che poi consumavano durante i loro viaggi ed all’occorrenza barattavano con altri prodotti.

Quando, l’anno scorso ho letto da qualche parte queste righe, è crollata la mia certezza che il curd si facesse soltanto con gli agrumi.

Ho visto questa con i lamponi, trovate un’altra versione da Terry

(Foto e ricetta 2009)

Ingredienti:

  • 450 g. di lamponi,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 230 g. di zucchero semolato,
  • 100 g. di burro morbido a pezzetti,
  • 3 uova.

Procedimento:

mettere i vasi nel forno freddo e portare alla temperatura di 100°C. (per sterilizzarli).

Cuocere a fiamma bassa i lamponi con il succo di limone per 5 minuti fino ad ammorbidirli,

versare il composto ottenuto in una casseruola adatta al bagnomaria ed aggiungere il burro e lo zucchero,  mescolare fintanto saranno sciolti, sbattere le uova e versarle nel composto.

Mescolare bene e cuocere fino a raggiungere una densità cremosa.

Versare nei vasi caldi, pulire il bordo se necessario, chiudete ermeticamente e conservate in frigorifero.

Con lo stesso procedimento ho “improvvisato” il curd con le bacche di sambuco, con l’unica variante che ho messo le bacche sul fuoco col succo di limone  e le ho fatte ammorbidire, le ho passate nel passaverdure ed ho ottenuto il peso necessario per procedere come per quello ai lamponi.

Buon fine settimana!


Sùf di pomule di savut (zuppa di bacche di Sambuco)

Un tale ordinò all’oste di portargli da mangiare e da bere,

facendo nel contempo un patto:se avesse cantato una canzone

che gli piacesse, non avrebbe pagato niente.

Il padrone non ebbe difficoltà ad accettare,

ma poi nessuna canzone gli andava bene.

Alla fine il furbo cantò:

“Tasca di dietro viene avanti, che l’oste vuole soldi e non canti!”

Questo piacque all’oste e…il furbo non pagò.

(Lenzone)

Questo è uno dei tanti racconti popolari carnici che si trovano ad intercalare le ricette del libro di Gianni Cosetti: Vecchia e Nuova Cucina di Carnia.

Questo libro è in mostra nella mia cucina da anni, da quando l’ho visto in una vetrina  a Feletto, non avevo ancora il pc, nè un blog, nè mai avrei immaginato di scrivere qui oggi.

In quel tempo avevo  soltanto una grande passione per la cucina, per tutto ciò che offriva la natura  ed un “moroso” friulano..e per una triestina come me era tutto un programma.

Coincidenza anche il fatto che ora io abiti nel paese dove è stato stampato il libro.

Purtroppo non ho avuto la fortuna di assaggiare le ricette fatte con le sue mani ma il suo libro è per me grande fonte d’ispirazione.

Questa zuppa l’ho fatta l’anno scorso, avendo a disposizione campi ricchi di sambuco, ieri sono andata a raccogliene altri di grappoli per rifarla usando latte di soia, burro di soia e farina di riso (il mio lui è intollerante al lattosio), aggiungerò foto e considerazioni.

Ingredienti (1/2 dose):

  • 400 g. di bacche di sambuco mature,
  • 1/4 litro di latte,
  • 20 g. di burro,
  • 50 g. di farina00,
  • sale q.b.

Procedimento:

passare le bacche al passaverdura, bollire il succo ottenuto assieme al latte e burro.

Salare e versare la farina mescolando con la frusta facendo attenzione che non si formino grumi.

Cuocere a fuoco basso finchè si formerà una crema.

Servirla così o con dei crostini di pane, (io ho aggiunto la ricotta affumicata che adoro)

Questa ricetta mi è particolarmente cara, essendo una zuppa originale della cucina Carnica, racconta una storia di povertà ma anche di ricchezza, la ricchezza d’animo e di fantasia di chi trovava sempre e comunque “qualcosa” da presentare in tavola..e questo mi emoziona sempre.

Buona giornata a voi.


Prima che l’estate li trasformi in bacche…….

…………lunedì mattina sono andata a cercare le ultime piante fiorite di sambuco, le piante più giovani e quelle nascoste nell’ombra regalano ancora il profumo dei loro  candidi ombrelli.

Li ho fatti seccare per 3 giorni e ieri ho preparato questi biscottoni.

Vi do subito la ricetta.

Ingredienti per 12 biscottoni:

  • 1 cubetto di lievito di birra (25 g.),
  • 3 cucchiai di latte tiepido,
  • 200 g di burro (150),
  • 150 g di semolino,
  • 230 g di farina “0″,
  • 100 g. di farina gialla,
  • 150 g di zucchero,
  • un pizzico di sale,
  • 3 cucchiai di fiori di sambuco secchi,
  • 2 uova,
  • zucchero vanigliato (fatto in casa e macinato col macinacaffè).

Procedimento:

sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido,

fondere il burro a bagnomaria,

sbattere le uova,

setacciare in una ciotola le farine, aggiungere lo zucchero, il sale e 2 cucchiai di fiori secchi.

Fare la fontana e versare all’interno il lievito, il burro fuso e le uova mescolando.

Lavorare l’impasto sulla spianatoia infarinata per 10 minuti (sarà un impasto molle ma non appicicoso).

Formare una palla e metterla in una ciotola unta e coprire con un canovaccio umido.

Far riposare fino al raddoppio (2 ore).

Accendere il forno a 190°C.

Lavorare energicamente l’impasto e ricavarne 12 pezzi.

Formare delle palline e mettererle ben distanziate sulla teglia coperta con carta forno,

appiattirle e spolverizzarle con i fiori di sambuco avanzati e lo zucchero vanigliato.

Infornare per 30 minuti fino a doratura.

Far raffreddare su una griglia.

Ora, se avete un pò di tempo vi porto a spasso con…… me nei campi :-)

Vi aspetto nel pomeriggio per sorseggiare un te assieme….. rigorosamente freddo :-)


Semifreddo al sambuco …..

Dopo aver fatto lo sciroppo, ora devo trovare nuovi modi  di applicazione….questo è un semifreddo di Nigella, lei usa il miele, io l’ho sostituito con lo sciroppo di sambuco.

Ingredienti:

  • 3 dl panna fresca,
  • 100 g. di sciroppo di sambuco (sostituibile a piacere),
  • 1 uovo intero,
  • 4 tuorli,
  • pistacchi tritati,
  • nocciole tritate.

Procedimento:

montare la panna,

scaldare a bagno maria l’uovo intero ed  i tuorli,

montare tutto con la frusta,

lasciar intiepidire ed incorporare lo sciroppo  e, delicatamente, la panna.

Foderare con la pellicola uno stampo da plum cake o forme diverse da monoporzione come preferite.

Mettere sul fondo nocciole tritate e pistacchi tritati,

versare il composto e coprire lo/gli stampi  con la pellicola, mettere nel congelatore per c.ca 3 ore.

Rovesciare su un vassoio o piatti singoli e decorare a piacere.

Buon fine settimana a voi!!


“Personal pitta cu maju” (fiori di sambuco)……

……..si…”personal”, perchè l’idea mi è venuta da una ricetta che Jole mi ha dato lo scorso anno.

Mi raccontava che  le donne di Calabria, a maggio (maju), raccolgono i fiori di sambuco, li stendono, allargandoli, su un telo e li coprono con un altro telo.

Li fanno seccare girandoli ed arieggiandoli per qualche giorno, li salano e li mettono sott’olio.

Quando fanno la “pitta” (pizza) aggiungono nell’impasto un po’ di “maju”.

Mi stupisco sempre, e lo dico, della fantasia delle donne che riescono a fare” magie” in cucina, a volte mi chiedo se le “donne di un tempo” avessero un blog :-) ci farebbero arrossire.

Quando scrivo di queste cose non finirei mai, più in là vi racconterò della ricetta carpita ieri ad una signora di 94 anni che ho incontrato

mentre fotografavo un campo di papaveri.

L’altra mattina, in un’alba splendida, accompagnata dal canto di passerotti, rondini, gazze e…cornacchie :-( me ne sono andata a spasso per i campi.

Ogni tanto un trattore intento ad allenarsi per qualche rally mi scuoteva dall’estasi facendomi sobbalzare e velocemente  spostare sul ciglio estremo della strada, chissà cosa avrà pensato di quella “fanciulla” a quell’ora per i campi..mah!!! :-)

Tra una foto, qualche puntina di ortica, qualche grande sospirone ho messo nel cestino  fiori di sambuco….. qualcosa farò, ho pensato..così, pensa che ti ripensa ne è uscita questa “pitta”, focaccia, pizza? Comunque chi mi guardava con sospetto mentre “elaboravo” se l’è pappata tutta, lasciando lì il pane che avevo fatto apposta per lui :-( .

La frase esatta è questa:

cosa stai facendo?

Sto facendo un esperimento ……

perchè non fai un pane “normale”?

Perchè il “pane normale” è già in forno :-) , non preoccuparti, questa la mangio io :-D

Va sempre a finire così !!

Ingredienti per una “personal pitta”:

  • 250 g di farina manitoba,
  • 1 bella manciata di fiori di sambuco (nel mio caso freschi)
  • 1 bustina di lievito di birra secco (mezzo di birra fresco),
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1 puntina di cucchiaino di malto d’orzo,
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 125 g di acqua.

Per la farcitura della “personal pitta”:

  • pomodorini Piccadilly o quelli che preferite,
  • poco aglio,
  • sale,
  • zucchero a velo,
  • fiori di sambuco.

Io ho fatto l’impasto nella MDP, ho formato una palla e l’ho fatta lievitare, coperta, per 2 ore in una terrina unta d’olio.

Nel frattempo ho preparato i pomodorini, tagliandoli a metà.

Li ho messi in una teglia foderata con carta forno, spolverati con poco zucchero a velo e salati.

Li ho infornati a 160°C, verso la fine ho aggiunto una bella manciata di fiori di sambuco, poco aglio, ho mescolato ed ho continuato la cottura.

Raddoppiato l’impasto, l’ho steso, coperto con carta forno bagnata e strizzata e l’ho fatto riposare per 1 ora.

Ho preriscaldato il forno a 240°C, ho farcito la “pitta” con i pomodorini edinfornata per 20 minuti.

L’anno scorso l’avevo fatta con il LM senza farcitura, era venuta più alta e l’ho farcita con del meraviglioso prosciutto di Sauris!!

Mi scuso per errori ed omissioni, ben vengano delucidazioni e “rinfreschi di memoria”.


Torta di semolino allo sciroppo di sambuco e ciliegie.

Finalmente è arrivato il momento!!!

La torta del “finalmente” ….finalmente lo sciroppo di sambuco, finalmente le ciliegie :-( che prezzi!! , finalmente un fiore “vero” per decorarla e..finalmente assaggiare questa torta  particolare ed inusuale qui da noi.

Il mio “degustatore” e collaboratore per il travaso dello sciroppo ha così esclamato: la più buona che hai fatto fin’ora :-)

Ed ora mi prendo il mio tempo perchè è “lunghetta” , lo è sempre la prima volta, leggi, prepari gli ingredienti, calcoli i tempi per montare gli albumi e la panna in modo che nulla “smonti”, la volta dopo è già più semplice, sempre che non venga l’idea di “provarne” un’altra.

Sarà che le ricette del Hotel Sacher sono così, un po’ articolate ma, alla fine, ne vale sempre la “pena”.

La ricetta originale da gli ingredienti per uno stampo da 22 cm,  io ho usato uno stampo da 18 cm, tra parentesi le mie modifiche.

Per lo sciroppo di zucchero dove ho sbollentato le fette di limone ho usato le proporzioni di Stefania.

La base è la stessa che ho usato qui, le dosi sono sufficienti per 2 teglie da 18.

  • 100 g di nocciole tostate e macinate,
  • 100 g di biscotti al burro sbriciolati (ho usato 50 g di pangrattato home made),
  • 100 g di cioccolato di copertura scuro tritato,
  • 100 g di burro a temperatura ambiente,
  • 50 g di cioccolato al latte fuso.

Preparazione della base:

ho mescolato ed amalgamato bene tutti gli ingredienti,

ho rivestito di pellicola il cerchio apribile,

ho formato una base di c.ca 1 cm. compattata e livellata e riposta in frigorifero.

Per il ripieno di semolino:

  • 60 g di zucchero,
  • 80 ml di sciroppo di fiori di sambuco,
  • 200 ml di latte,
  • 100 ml di vino bianco,
  • l’interno di un bacello di vaniglia,
  • 1 pizzico di sale,
  • 100 g di semolino di grano duro,
  • succo di 1 limone,
  • 400 ml di panna montata,
  • 3 fogli di gelatina (proverò la versione con l’agar-agar),
  • 3 albumi montati a neve con 2 cucchiai di zucchero vanigliato (fatto in casa),
  • 300 g di ciliegie snocciolate (ne ho usati 200 g).

Procedimento per il ripieno:

ammorbidire la gelatina in acqua fredda.

In una pentola capiente portate ad ebbollizione il latte, il vino, lo sciroppo di sambuco, lo zucchero, la vaniglia ed il sale.

Versate a pioggia il semolino e mescolate fino ad ottenere un impasto denso.

Togliete dal fuoco ed incorporate la gelatina strizzata con il succo di limone.

Fate raffreddare mescolando spesso con una frusta.

Montate a neve ferma gli albumi con lo zucchero vanigliato.

Montate la panna.

Unite al composto di semolino prima gli albumi ed in ultimo la panna.

Stendete uno strato di composto sulla base che avete preparato prima,

appoggiate qualche ciliegia snocciolata, coprite con un altro strato di semolino, ancora ciliegie e finite con il composto di semolino (ho fatto più strati perchè ho usato lo stampo piccolo ma la ricetta  prevede soltanto 1 di ciliegie).

Mettete in frigorifero per 30 minuti.

Ingredienti per la gelatina di sambuco:

  • 100 ml di sciroppo di fiori di sambuco,
  • 100 ml di acqua,
  • 3 fogli di gelatina,
  • il succo di 1/2 limone.

Procedimento per la gelatina:

fate ammorbidire in acqua fredda i fogli di gelatina,

strizzateli e scioglierli in acqua tiepida.

unite lo sciroppo di sambuco ed il succo di limone e fate raffreddare.

Nel frattempo  sbollentate nello sciroppo di zucchero le fette di limone, scolatele e fatele raffreddare.

Appoggiatele sopra la torta e ricopritele con la gelatina.

Ponete la torta in frigorifero per altre 2 ore.

Sformatela e decoratela a piacere.


 

 

 


Sciroppo di fiori di sambuco.

Tornando dal solito giro mattutino di commissioni, approfittando che non piove da 3 ore e gentili raffiche di vento hanno asciugato foglie e fiori, prendete la strada dei campi.

Incuranti di indossare gli stivaletti con tacco(neri!) e di esservi appena lisciate i capelli, con aria da furfante vi inoltrate nella macchia…..

Raccogliete 25 bei grappoli di fiori di sambuco, li mettete nel cesto e ve ne tornate a casa dopo esservi pulite le scarpe con le foglie d’erba :-)

Prendete un bel contenitore capiente adatto agli alimenti, versate 4 litri d’acqua, 4 kili di zucchero, spremete 6 limoni (biologici!) e tagliate altri 4 a pezzi.

Fate macerare per 48 ore, mescolando di tanto in tanto.

Trascorso questo tempo chiamate una persona di fiducia che vi tenga il colino ;-) e filtrate il tutto.

Aggiungete 100 g di acido citrico (in farmacia), mescolate ancora e, sempre con l’aiuto della persona di fiducia, imbottigliate!!

Se poi, come me, amate il cardamomo, pestatene qualche seme ed inseritelo in una bella bottiglia di cristallo, fate riposare,diluite e sorseggiate con voluttà!

Questa è la ricetta che faccio ogni anno, me l’ha data la nonna di una mia amica e me ne sono innamorata (della ricetta ;-) ).

Ci sono molte versioni , ma io preferisco questa perchè è semplice, non richiede sterilizzazione ed attenzioni particolari, l’unico accorgimento: conservatela in frigorifero, l’ultimo “goccetto” l’ho bevuto dopo Pasqua ed era ancora buonissimo.

In un lampo di genio il mio aiutante ne ha versato un po’ nel te, mmmmmmmmmmmmm!!!

Buona giornata!! :-D

Mi raccomando..non andate per i campi con i tacchi, specialmente se hanno appena seminato e la terra è soffice ed anche bagnata….l’ho fatto io, ma io sono una “mattacchiona” ;-)

Questo sciroppo partecipa al contest di Antonella:

 


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