Archivi tag: Scorza di Limone

Zuppa al vino bianco con trancetti grigliati di Orata.

zuppa vino bianco cucchiaio finito-001

Zuppa al vino bianco con trancio di orata grigliata

 Continuo con le ricette del corso di cucina di tempo fa, con la zuppa al vino bianco con trancetti di Orata.

Assoluta novità per me la tostatura dello scalogno senz a olio, tecnica che lo Chef adopera spesso anche per le altre zuppe di verdura.

La tostatura senz a condimenti estrae profumi ed aromi,  il liquido viene aggiunto a tostatura avvenuta.

Lo chef deve assaggiare i suoi piatti-001n

Ingredienti:

  •  2  scalogni tritati,
  • 3  patate medie tagliate sottili con la mandolina,
  • 1/2 litro di vino bianco: Friulano o Pinot Grigio (evitare vini troppo aromatici),
  • cannella in stecca,
  • alloro,
  • anice stellato,
  • chiodi di garofano,
  • 250 g. di crema di latte (panna),
  • brodo vegetale,
  • amido di riso o Maizena (amido di mais),
  • sale,
  • scorza grattugiata di limone bio (Riviera Amalfitana), tranci di orata grigliata per completare il piatto. *

*facoltativo per chi è vegetariano, chi è vegano può sostituire la panna con quella di soia e completare il piatto con tofu affumicato o semplici crostini di pane tostati.

collage zuppa vino1-001n

Come fare:

in un tegame far tostare gli scalogni tritati assieme alle spez ie, fare attenz ione a non bruciare tutto , aggiungere il vino, portarlo a bollore, coprire e a fuoco bassissimo ridurre il vino a metà, ci vorranno c.ca 35 minuti.

Nel frattempo tagliare le patate con la mandolina e rosolarle in poco olio evo, sempre a fuoco bassissimo, devono diventare trasparenti.

Solo a questo punto aggiungere il vino filtrato, riportare a bollore ed aggiungere brodo vegetale, coprire e continuare la cottura.

Sciogliere poco amido di riso in acqua fredda ed unirlo alla zuppa, mescolare lentamente per raggiungere la densità desiderata, unire la panna, aggiustare di sale e frullare.

Completare il piatto con poca buccia di limone grattugiata, una goccia di olio exravergine di oliva e il trancio di orata grigliato.

collage zuppa al vino-001n

Il limone ci sta benissimo, è la marcia in più io, nella mia porzione, ho aggiunto olio di semi di zucca.

zuppa al vino bianco-004

Per oggi è tutto, ci rileggiamo la prossima settimana ♥


Prekmurska Gibanica STG (Specialità Tradizionale Garantita), cucina senza frontiere, prima prova.

Gibanica libro-002

Sarebbe buona regola documentasi prima di approciarsi ad una ricetta che appartiene ad un altro Paese e che ha una sua storia, ma era troppa la voglia di preparare la Gibanica, erano anni che attendevo la ricetta giusta, quella che mi avrebbe riportato alla memoria, mia e del mio palato, il gusto di quel dolce che era diventato il mio lasciapassare per la Slovenia, eppoi, diciamolo, anche in cucina *vale più la pratica che la grammatica* e qui di pratica ne dovrò fare ancora molta, per buona pace dei palati mio e di ello…

Non mancavo mai di fermarmi, appena dopo il confine, nella Gostilna, e prenderne un pezzo, ricordo enormi teglie, sia di strudel che di gibanica, un anno me ne feci preparare una di strudel per il mio compleanno.

Gli Sloveni sono imbattibili, sia per i dolci che per le minestre, amo la loro cucina, amo meno quando vogliono “italianizzarsi” per accontentare il turista…

Assieme alle Fritole Istriane, la gibanica (pronuncia Ghibanizza) è stata la prima parola che ho digitato su Google nel 2008, per le fritole mi ritenni pienamente soddisfatta da subito, per la gibanica ho dovuto attendere il link di Sabrina.

gibanica teglia-001

Faccio copia-incolla dal sito, tra parentesi le mie varianti.

Ingredienti per una teglia rettangolare da 45 x 35: Impasto per il fondo dello stampo:

  • 300 g di farina,
  • 1,5 dl di latte,
  • 1 tuorlo,
  • 2-3 cucchiai di burro fuso,
  • un pizzico di sale.

Impasto per la pasta degli strati intermedi e finale:

  • 500 g di farina (350 00, 150 integrale, avevo finito la farina),
  • 1 uovo,
  • acqua tiepida,
  • 2/3 cucchiai di burro fuso,
  • il succo di un limone,
  • un pizzico di sale.

Primo ripieno (questo preparato ai semi di papavero è perfetto per preparare altri dolci tipo lo strudel ai semi di papavero):

  • 150 g di semi di papavero tritati,
  • 50 g di zucchero o 80 di miele (ho messo miele di acacia),
  • una bustina di zucchero vanillinato (omesso, ho aggiunto una puntina di vaniglia bourbon in polvere),
  • 1dl di latte,
  • 3 cucchiai di burro fuso.

Secondo strato:

  • 500 g di ricotta fresca (ho adoperato la Skuta che è una ricotta più acida e più consistente della nostra, per chi non trovasse una ricotta simile consiglio un tipo asciutto con l’aggiunta di panna acida),
  • 1dl di panna liquida (se adoperate la ricotta sostituitela con la panna acida),
  • 100 g di zucchero,
  • 2 tuorli,
  • una manciata di uvetta.

Terzo strato:

  • 250 g di noci tritate fini,
  • 50 g di zucchero o 80 di miele (ho adoperato miele di acacia),
  • una bustina di zucchero vanillinato (omesso, ho aggiunto una puntina di vaniglia bourbon in polvere),
  • un cucchiaino di cannella,
  • un dl di latte.

Quarto strato:

  • 500 g di mele (renette),
  • 30 g di zucchero,
  • la scorza grattuggiata di un limone,
  • un cucchiaino di cannella,
  • mezza tazza di burro fuso per ungere le sfoglie.

Preparazione:impastate tutti gli ingredienti del primo impasto, lasciarlo riposare per un’ora, dopodichè tirarlo bene col mattarello e foderate il fondo di uno stampo imburrato con questa base.

Amalgamate bene gli ingredienti del secondo impasto e farne un panetto di consistenza abbastanza soda, dividerlo in 5 parti e lasciar riposare un’ora, nel frattempo preparare i ripieni.

collage ripieni gibanica-001

(il ripieno e lo strato di mele non l’ho fotografato)

Primo strato:

versate sui semi di papavero abbastanza latte bollente da ottenere una massa di consistenza cremosa, lo zucchero e lo zucchero vanillinato, mescolare bene e lasciar riposare, quando si sarà intiepidito, aggiungere i tre cucchiai di burro fuso.

Secondo strato:

mescolare le noci, lo zucchero, la cannella e lo zucchero vanillinato finchè il composto non risulterà abbastanza morbido da poter essere spalmato.

Terzo strato:

pelare e grattuggiare le mele, aggiungere gli altri ingredienti e mescolare bene.

Quarto strato:

con una frusta ammorbidire bene la ricotta, aggiungere i tuorli, la panna, lo zucchero ed infine l’uvetta.

collage strati gibanica-001

A questo punto tirare col mattarello i 5 panetti fino a farli diventare piuttosto sottili e larghi abbastanza per coprire lo stampo.

Sul primo strato (che abbiamo già sistemato sulla base della teglia) spalmare il composto di semi di papavero, coprirlo con una sfoglia e spennellarla di burro fuso.

Versare sopra questo strato il ripieno di ricotta e livellarlo, continuare alternando una sfoglia spennellata di burro, l’impasto di noci, di nuovo una sfoglia, il ripieno di mele e concludere con due sfoglie ben spennellate di burro.

Infornare a 180°C. per un’ora abbondante, tagliare il dolce a quadroni, spolverarlo di zucchero e servire tiepido.

Gibanica libro aperto cannella-001

La sequenza degli ingredienti non rispetta poi la sequenza di esecuzione, questa versione  va perfezionata, sia per le dosi della pasta che sono sproporzionate rispetto alle quantità di ripieno.

La pasta, che oggi è spesso sostituita dalla pasta fillo per velocizzare una preparazione che, se fatta con tutti i crismi, richiede un’intera giornata di lavoro (me l’ha detto una signora conosciuta ieri al corso di cucina (non vedo l’ora di raccontarvelo) è quella originale e da il meglio di se se tirata sottilissima, coa che io non sono riuscita a fare.

Navigando un pò, alla ricerca di informazioni storiche, ho trovato anche una variante con albicocche secche e lamponi in conserva, no, quella non passerebbe l’”esame” perchè,  la Premurska gibanica STG, per poter essere definita così, deve rispettare queste regole:

*può avere forma tonda o rettangolare.

Il ripieno, che non deve fuoriuscire, deve essere chiaramente separato dagli altri.

Una fetta, dunque, deve mostrare distintamente *otto strati d’identico spessore e deve avere una struttura tenera, soavemente liscia e morbida.

PrekmurskaGibanica1

Foto dal web (8 strati).

Sempre la signora conosciuta al corso mi ha detto che anche 4 strati vanno bene, io ne ho fatti 4 ma, sempre per le dosi che ho seguito, gli strati non sono regolari e, alla vista risulta asciutta ma, per fortuna non al palato.

Modifiche future:

  1. mantenere le dosi di pasta ma aumentare quelle del ripieno, soprattutto delle mele che servono anche a dare la giusta umidità al dolce;
  2. tirare di più la pasta per renderla il più sottile possibile;
  3. frullare la skuta (quella che adopero io e che è molto granulosa) per renderla più cremosa e, quindi, più facile da spalmare (se notate il mio strato di skuta (ricotta) risulta molto irregolare;
  4. lasciare i ripieni più liquidi in maniera che in cottura non si asciughino troppo;
  5. tentare gli 8 strati, proverò ad adoperare una pirofila in pirex per vedere la preparazione in corso d’opera;

*(fonte testo: Prekmurska Gibanica)

gibanica1-002

L’ho spolverizzata con zucchero a velo e cannella.

La Prekmurska gibanica è stata scelta per rappresentare la Slovenia al Café Europa, iniziativa della presidenza austriaca dell’Unione europea  sulla Giornata dell’Europa 2006.

Nel marzo 2010, la Prekmurska gibanica ha ricevuto dall’ Unione europea la denominazione STG (Specialità Tradizionali Garantite).

(Fonte Wikipedia).

Se ci fosse qualche esperta/o di gibanica può lasciarmi consigli e suggerimenti, sono ben accetti ♥

zuppa verdure gelato agrumi-001

Un’anteprima dei prossimi post: il corso di cucina, tutti i segreti e trucchi dell Chef Emanuele Scarello per trasformare minestre, zuppe, creme in estasi per le papille gustative…


Coupelle ai semi di papavero con Mousse di Salmone e il Silenzio del Capodanno.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmone1n-001

Una Baita in montagna con la neve che fa capolino dalla finestra, un camino acceso,  2 persone e una meravigliosa gattina bianca che si distingue nella neve per il colore dei suoi occhi (Perla).

Potrei scrivere giorni e giorni sul capodanno, cambierebbero gli scenari ma non i protagonisti, gli occhi di Perla si distinguerebbero anche sulla candida sabbia di una spiaggia, penso a Saleccia dove ho avuto la fortuna di andare in barca a vela anni fa e non sarei mai più venuta via:

Saleccia

Foto dal web.

Oppure mi viene in mente la spiaggia dell’Alberese nel parco dell’Uccellina in Toscana, scenario di una bella storia d’amore:

spiaggia_alberese

Foto dal web.

Amo svegliarmi all’alba e coricarmi presto, la mia indole primitiva e selvaggia mi porta a seguire i ritmi del sole, è la luce la mia linfa vitale, della notte amo il silenzio e, purtroppo, per molti  il capodanno è confusione, chiasso, sguaiatezza, bere inconsapevole, spaventare gli animali con quegli inutili e stolti aggeggi che chiamano botti.

A me piacciono quei bastoncini scintillanti che hanno il suono dell’effervescenza, che non fanno male a nessuno e fanno tanta festa, ecco, per me, a mezzanotte (se ci arrivo) è il massimo: un bastoncino scintillante, un brindisi e la consapevolezza che inizia un nuovo anno, un modo per ricominciare, per cambiare, per migliorare.

Ogni primo dell’anno si inizia una dieta, si smette di fare questo o quello; io, nel 1986 alle 19 del 31 dicembre ho fumato la mia ultima sigaretta, già, perchè io fumavo.

Beh, non “tiravo a petto”, però accendevo la sigaretta e facevo fumo, mi toglieva dall’imbarazzo di dove tenere le mani, mi dava un tono.

Ricordo che lo stesso anno, in settembre, vinsi la prima gara in MTB (bici da montagna), appena arrivata mi sedetti sull’erba (ero a Basovizza dove c’è la Foiba) e ho acceso una sigaretta… che grulla.

Da quel 31 dicembre non ho mai più fumato…

Probabilmente la mia idea di capodanno dipende anche dal fatto che non ho avuto una famiglia e non ho, quindi, memoria di feste, di casa invasa dai parenti o amici; anche ora, che una famiglia ce l’ho, la casa si riempie solo a Natale, siamo in 5, come i confetti di nozz.

Mentre sto scrivendo mi ritornano alla mente i miei capodanni, uno a Perteole che, a quei tempi, era il massimo, i triestini partivano a gruppi in macchina, allora si chiamavano “Compagnie”, per raggiungere la sciccosa discoteca nel paese della bassa friulana, il titolare era un famoso e facoltoso imprenditore della sedia di Manzano, accanto a lui sempre splendide donne che lo superavano di almeno 2 spanne in altezza…

Ricordo un cenone deludente, porzioni scarsissime, fredde e sotto ogni aspettativa vista la fama, in conclusione abbiamo patito la fam.

Poi ne ricordo uno con ello, in Croazia, pensate che sono riuscita persino a fargli ballare un valzer, lì non abbiamo patito la fame ma… A proposito di fame, dopo tante chiacchiere, è arrivata l’ora della ricetta che, come la foto, risale al 2009.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmonenpr-001

L’idea delle coupelle me l’aveva data una conoscente di forum, l’aveva fatta in versione dolce, io l’ho trasformata in salata aggiungendo i semi di papavero che adoro.

Le ho riempite con una mousse al salmone alla quale mi ero ispirata da una ricetta di Solema, la sua mousse originale con l’aringa l’avevo preparata seguendo dosi e ingredienti suoi poi l’ho rivisitata col salmone affumicato.

Ingredienti per le coupelle:

  • 50 g.  di farina 00,
  • 50 g. di burro chiarificato,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero macinati,
  • 1 albume,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro per la carta forno.

Come fare le coupelle:

preriscaldare il forno a 220°C., sciogliere il burro, sbattere leggermente l’albume e formare una pastella con tutti gli ingredienti.

Foderare una teglia con carta forno, ungerla con il burro e versare un pò del composto, col dorso di un cucchiaio livellarlo formando dei cerchi sottili, il diametro decidetelo voi a seconda della grandezza desiderata (si possono ottenere anche dei finger food).

Cuocere per pochi minuti, controllando che si cuociano ma non induriscano, sfornare le coupelle, appoggiarle sul rovescio di una coppetta a vostra scelta e farle raffreddare.

Ingredienti per la mousse di salmone:

  • 100 g. di salmone affumicato,
  • 1 piccola patata lessa schiacciata,
  • 1/2 robiola (di quelle piccole),
  • 2 cucchiai di ricotta,
  • 1 cucchiaio di panna acida,
  • bacche di pepe rosa (in salamoia),
  • scorza di limone grattugiata,
  • prezzemolo,
  • pomodori datterini per decorare.

Come fare:

io ho messo nel robot da cucina il salmone, la patata lessa e le bacche di pepe rosa e ho azionato ad intermittenza ottenendo una consistenza rustica, poi ho aggiunto i formaggi che ho lavorato a parte con una spatola, non li ho messi nel robot per non rendere la mousse troppo liquida.

Ho tritato qualche fogliolina di prezzemolo e, sempre alla fine ho aggiunto qualche pezzettino di pomodoro datterino per dare colore qua e là.

Ho riposto in frigorifero per qualche ora e ho servito la mousse nelle coupelle, decorare a piacere.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001

Ora vi presento un panettone speciale, come speciale è lo chef che l’ha ideato, studiato,  preparato e perfezionato.

Per la cottura si è rivolto a un amico che ha un rinomato forno e che voleva convincerlo che il panettone era perfetto così, di non rifarlo ma, si sa, gli chef stellati sono cocciuti e perfezionisti..Sennò che chef stellati sarebbero?

É un panettone da capodanno perchè Emanuele Scarello, per seguire i rinfreschi del lievito madre ha fatto le ore piccole nella sua cucina, come diciamo a trieste: el ga fato notolada… Il risultato? Eccolo qui sotto, un panettone al Picolit e albicocche, ce n’è ancora uno ma quello lo tengo tutto per me, quello me lo mangerò tutto da sola (l’ho nascosto dalle grinfie di ello ) sssssttttt) il gusto? Dovete attendere il nuovo anno…

Ne ha prodotti 80, dagli Amici per gli Amici, Emanuele e Michela consigliano di tostarlo leggermente in forno per far riaffiorare tutti i profumi.

Gli ingredienti del secondo tipo sono stati inseriti in dispersione, significa che non troveremo tra i denti un candito, un’uvetta o quant’altro, il cui sapore prevvarrà in bocca per tutto il tempo della degustazione, nel panettone Scarello ogni boccone vi racconterà qualcosa degli ingredienti, ne parlerà così bene che ve ne innamorerete e non vorrete più lasciarlo ♥

Fetta panettone Amici-001corn

Buona fine e buon principio, vi abbraccio io e  un fusino dalla mia adorata Perla.


Pasticcini al cocco: un pezzetto di eredità…

cocchetti mamma Franco agenda-001

Eredità, pensiamo all’immenso significato di questa parola: EREDITÁ, può cambiarti la vita, può ridarti la vita e, aimeh può rovinarti la vita…

É una parola che, in qualsiasi caso, ti grava di enormi responsabilità, ti ritrovi all’improvviso “proprietaio” di qualcosa che non hai scelto, al quale non hai mai pensato, qualcosa che rimette in discussione le tue convinzioni, che apre di fronte a te un orrizzonte nuovo, da esplorare.

Un eredità non ti abbandonerà mai, sarà sempre accanto a te e tu, dovrai essere capace di trarne il buono ma questo non è facile, basta guardarsi attorno quando si passeggia per le vie delle città, case splendide avvolte dall’edera, lasciate morire così soltanto perchè qualcuno, per beghe e beghette non è stato capace di condividere un’eredità, esempio recente è l’eredità di Lucio Dalla…

Di fronte ad un’eredità spesso manca il rispetto, il rispetto nei confronti di chi ha costruito quell’ eredità nel corso dell’ intera vita, spesso con enormi sacrifici.

Non entro nel merito e non approfondisco l’argomento riguardante le gravose tasse di successione che renderebbero prosaico questo mio, invece, dolcissimo, post…

Ci sarebbe davvero da scrivere volumi interi sulle varie sfaccettature di questa importante parola, ma io oggi voglio parlarvi della mia eredità, della mia meravigliosa, dolce eredità si, dopo il famoso tavolino con specchio che ho avuto in eredità dalla mia adorata Signora Gisella, sabato ho avuto in eredità le ricette dei dolci della Signora Maria, ricordate la mamma di Franco, il mio amico di gare in MTB, ne ho parlato tempo fa perchè è mancata da pochi mesi.

In fondo troverete i link di 2 ricette che sono riuscita a carpirle in vita, per le altre la risposta era sempre la stessa: quando sarò morta potrete guardare la mia agenda…

Beh, Franco mi ha spedito le foto di tutte le pagine di quell’agenda, tutte le ricette che lei scriveva in bella e leggibile calligrafia e per me è stata un’enorme emozione leggerle, perchè leggendo ho ritrovato i sapori, i gesti di quelle mani, ho rivissuto la tanto attesa apertura del forno dal quale uscivano, avvolgendomi, gli indimenticati profumi, se non è EREDITÁ questa…

Per chi non riuscisse a leggere bene la ricetta la riscrivo e, alla fine vi do alcuni consigli per una perfetta esecuzione.

collage cocchini da infornare-003

Ingredienti (io ho fatto metà dose ed ho ottenuto 23 biscotti):

  • 500 g. di cocco grattugiato o farina di cocco,
  • 300 g. di zucchero,
  • 4 uova,
  • scorza grattugiata di 1 limone e 1 arancia.

Come fare:

mescolare il cocco, lo zucchero, la scorza grattugiata dell’arancia e del limone, i tuorli e per ultimi gli albumi montati a neve ben ferma.

Ricavare dal composto delle palline delle dimensioni di una noce, disporle su uno stampo coperto con la carta da forno e cuocere a 200°C. per 15 minuti.

Suggerimenti: Tiziana, che si fida delle ricette che pubblico e le testa volentieri, ha fatto questi biscotti ieri ma, mi ha detto, le sono venuti un pò asciutti, già dall’impasto aveva visto che non era morbido.

Come ho riscontrato tutte le volte che ho replicato i biscottini di Nigella e le Favette, le uova non sono più le stesse e, anche se sulle confezioni c’è scritto medie/grandi ecc., le dimensioni cambiano anche da uovo a uovo (le galline di Milva hanno indetto uno sciopero ad oltranza, quindi ) quindi consiglio sempre di mettere gli albumi in una ciotolina e di dosarli un pò alla volta fino ad ottenere la consistenza desiderata.

In questo caso è importante che  la farina di cocco sia il più fresca possibile perchè se adoperate la farina di un pacco già aperto è probabile che sia troppo secca e questo comprometterebbe la perfetta riuscita sia di questi biscotti che di qualsiasi altra preparazione, anche perchè a volte la farina vecchia sa di rancido.

Ho assaggiato gli originali, spesso, la Signora Maria, doveva nasconderli perchè  in un battibaleno, io ripulivo il vassoio, questi sono proprio i cocchetti (da bambina li chiamavo così), forse non ho pubblicato nulla di nuovo ma, pe me, questi sono unici perchè sono i: Pasticcini al cocco della Signora Maria.

Grazie Franco, mi hai fatto proprio un bel regalo di Natale e non solo

biscottini al cocco2 stelle-001

Buona settimana mondo, dopo le mie riflessioni domenicali, inizio la settimana con tanta dolcezza, e non è soltanto la dolcezza di questi biscotti ma è la dolcezza che ci regala ogni giorno la vita, quasi quasi mi dispiace che il 21 finisca tutto.

Le 2 ricette della Signora Maria:

Internet point ed il tacchino col tappo

Torta di pane/ttone e mele profumata al macis, cucina povera?


Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera.

Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera ma… Con l’ “attrezzino magico”.

Non ho la gelatiera, né il Bimby, non ho la planetaria né la Reflex ma ho tanta voglia di fare lo stesso tante cose anche quelle impossibili e ho una grande dote (secondo me), mi accontento e mi ingegno per arrivare alla meta;  non a caso ho sempre praticato sport faticosi.

Ora, vista l’età e gli acciacchi,  non posso più fare le stesse cose ma l’energia la metto nei miei hobbies, una vita spericolata ed emozionante, sempre, anche quando preparo un gelato… Senza gelatiera

Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera ma… Con l’ “attrezzino magico”.

Ah, dimenticavo, non ho tutte le cose che ho elencato prima ma ho “l’attrezzino magico” dono della  youredo.it, per pelare carote, cetrioli, pastinache ecc. , per l’esattezza questo che, secondo me ha un prezzo contenuto ed è garantito 3 anni (quante carote possiamo sbucciare in 3 anni?).

Con poche passate e senza staccare l’attrezzino dall’ortaggio si ottimizza il risultato, senza contare che non si corre il rischio di sbucciarsi qualche unghia, specialmente se gli ortaggi sono sottili.

Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera ma… Con l’ “attrezzino magico”.

Ingredienti:

  • 200 g. di zucchero,
  • 80 ml. d’acqua (per lo sciroppo)
  • 3 dl di succo di carota (centrifugato),
  • succo di 1  limone,
  • 3 dl di panna fresca da montare,
  • scorza grattugiata di 1/2 lmone,
  • 2 cucchiai di succo al mandarino,
  • 1 cucchiaio e mezzo di glucosio,
  • spicchi di mandarino per decorare (dal barattolo di spicchi al naturale),
  • foglioline di erba Luigia per decorare (o menta o basilico o rosmarino).

Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera ma… Con l’ “attrezzino magico”.

Come fare:

sciogliere lo zucchero nell’acqua a fuoco dolce mesolando e versare lo sciroppo ottenuto in una ciotola.

Pelare e centrifugare le carote ed unire il succo ottenuto nella ciotola assieme allo sciroppo, il succo di limone e la scorza grattugiata, amalgamare bene e lasciar raffreddare.

Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera ma… Con l’ “attrezzino magico”.

Aggiungere il glucosio e lo sciroppo al mandarino, montare la panna ed amalgamarla al composto, coprire e porre nel freezer per 3 ore.

Mescolare bene e lasciare in freezer per tutta la notte.

Il giorno dopo io ho ripetuto l’operazione ogni 3 ore per 2 volte.

Ieri, andando nel blog di Stella ho scoperto che per avere la cremosità “simil-gelateria” prima di servirlo frullarlo ancora, per dirla tutta, devo ancora migliorare molto.

Gelato alla carota profumato al mandarino, senza gelatiera ma… Con l’ “attrezzino magico”.

Versione più cremosa

Questo gelato può diventare anche antipasto, vorrei provare a farlo col rosmarino che, secondo me, si sposa benissimo con le carote.

Quando ho chiesto a “ello” di assaggiare lui  ha domandato:

non ci saranno mica le carote vero?

No, c’è il mandarino…

Molto buono…

L’avrei scommesso.


Pudding e Buon Natale.

Da “Canto di Natale” di Charles Dickens.

…..ma ora, mentre la signorina Belinda cambiava i piatti, la signora Cratchit lasciò da sola la stanza (era troppo nervosa per sopportare dei testimoni) per prendere il pudding e portarlo in tavola.

E se non fosse stato abbastanza cotto? E se si fosse rotto nel tirarlo fuori? E se qualcuno avesse scalato il muro del retro e l’avesse rubato mentre loro facevan la festa all’oca?……Una supposizione di fronte alla quale i due Cratchit più piccoli si fecero lividi!

Venne formulata tutta una serie di terrificanti ipotesi. Ecco! Una gran quantità di vapore! Il pudding era fuori dal catino.

Un odore come quello dei giorni di bucato! Questo era il panno. Un odore come di una trattoria porta a porta con una pasticceria, e con accanto una lavanderia! Questo era il pudding!

Dopo mezzo minuto entrò la signora Cratchit, rossa in viso ma sorridendo orgogliosa, con il pudding che pareva una palla di cannone chiazzata, tanto era duro e sodo, fiammante in un mezzo quartino di brandy cui era stato dato fuoco, e ornato in cima da un rametto di agrifoglio natalizio.

Oh, un pudding stupendo! Bob Cratchit affermò, e in tutta calma, che quello era il più grande successo che la signora Cratchit avesse realizzato dal giorno del loro matrimonio.

La signora Cratchit disse di dover ammettere, che ora che non era più preoccupata, di essere stata incerta fino all’ultimo sul dosaggio della farina.

Tutti avevano da dire qualcosa in proposito, ma nessuno pensò o disse che quello era un pudding piccolo per una famiglia numerosa.

Sarebbe stata una vera eresia e chiunque, tra i Cratchit, sarebbe arrossito al minimo accenno a una cosa simile.

Alla fine il pranzo si concluse, la tavola fu sparecchiata, fu ripulito il camino e acceso il fuoco. Venne assaggiata la miscela nella caraffa, e giudicata ottima, arance e mele furono poste sul tavolo e un’intera palata di castagne nel fuoco.

Poi tutta la famiglia Cratchit si raccolse attorno al focolare in quello che Bob chiamò un “circolo”, intendendo un semicerchio.

Al fianco di Bob Cratchit c’era tutta la scorta di bicchieri della famiglia: due bicchieri per acqua e una coppetta per la crema senza manico.

Eppure accolsero il liquido caldo versato dalla caraffa come se fossero calici d’oro.

Bob lo servì con sorrisi radiosi, mentre le castagne crepitavano e scoppiettavano rumorosamente (…)


Ho fatto il pudding l’anno scorso, questo, il più semplice dei tanti, realizzato con pochi ingredienti e cotto sul fornello ma, se voi l’avete, cuocetelo  sulla vecchia, cara e amata “stufa”.

Ingredienti:

  • 100 g di pangrattato (ho usato dei digestive rotti)
  • 80 g di farina autolievitante
  • 80 g di strutto o burro
  • 50 g di zucchero (omesso per la presenza dei biscotti)
  • 200 g di uvetta
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 3 cucchiai di latte.

Come si fa:

unire in una ciotola tutti gli ingredienti (meno il latte) e mescolare bene.

Aggiungere un po’ alla volta il latte fino a rendere il composto soffice ma non appiccicoso. Lavorarlo sulla spianatoia infarinata e modellarlo in un cilindro lungo 15 cm.

Avvolgerlo in una carta forno e successivamente nella stagnola formando una caramella.

Riempire una casseruola a metà con acqua e portare ad ebbollizione.

Immergere la caramella, coprire e far sobbollire per 2 ore, aggiungendo acqua se necessario, scolare e lasciar riposare qualche minuto per eliminare completamente l’acqua.

Tagliare il pudding a fette e servire con panna o crema pasticciera.

Se avete fretta usate il microonde (la signora Scratchit non lo farebbe mai ;-) ):

mettere l’impasto in un contenitore adatto al microonde, coprire con la carta forno e cuocere alla massima potenza per 4/5 minuti (valida la prova stecchino).


I Krapfen di carnevale alla Sacher…

Ebbene si, ho dovuto capitolare!!

Prima o poi doveva succedere, era imminente, dovevo friggere, e quale migliore occasione per inaugurare il mio nuovo libro di ricette dell’Hotel Sacher di Vienna?

Finalmente mi sono cimentata nella preparazione dei krapfen.

Da buona Triestina avrei dovuto incominciare a farli molto tempo fa  ma, chissà perchè, mi sembrava un’ impresa titanica.

Non mi fido mai, al primo colpo, delle ricette di libri che non conosco, ed essendo una preparazione particolare temevo il flop  ma,  per fortuna,  l’unica inesattezza ha riguardato il numero di krapfen:  16 contro i miei 29…..meglio così!!:-)

Ingredienti:

  • 330 g di farina setacciata,
  • 80 ml di latte,
  • 30 g di lievito di birra,
  • 1 uovo intero,
  • 3 tuorli d’uovo,
  • 1 pizzico di sale,
  • 40 g di zucchero a velo,
  • 1/2 bustina di zucchero vanigliato (il mio),
  • la scorza di 1 limone non trattato,
  • 2 cl di rhum,
  • 80 g di burro fuso.
  • Per farcire:
  • confettura di albicocche mescolata con poco rhum (omesso)
  • farina per la spianatoia,
  • olio di arachide per friggere,
  • zucchero a velo per spolverizzare.

Preparazione preimpasto:

stemperare il lievito di birra in 2 cucchiai di latte tiepido ed incorporare un po’ di farina per ottenere un composto piuttosto denso.

Spolverizzare di farina, coprire con un panno e lasciar lievitare al caldo 28/30°C fino a quando il volume sarà aumentato e la superficie sarà screpolata.

Mettere nel robot da cucina l’uovo intero, i tuorli, il sale, lo zucchero a velo, lo zucchero vanigliato, la scorza di limone grattugiata, il resto del latte intiepidito e il rhum.

Amalgamare con il burro, aggiungere la farina,  il preimpasto e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido, coprire con un panno e far lievitare per un’ora a temperatura ambiente.

Lavorare nuovamente l’impasto sulla spianatoia, ricavare dei panetti di c.ca 20  g. l’uno (la grandezza di una noce) e formare delle palline, appoggiarle su una teglia coperta con carta forno, schiacciarle leggermente e spolverizzarle con la farina, far lievitare al caldo.

Mettere abbondante olio di arachidi in una pentola e portare la temperatura a 160°C., friggerli da ambo le parti finchè non saranno belli dorati, toglierli con una schiumarola e farli scolare su una grata, metterli poi sulla carta assorbente.

Mettere nella sac  à poche la confettura di albicocche e farcire i krapfen, spolverizzarli con lo zucchero a velo.