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Zaletti, alla maniera di Mentore.

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Zaletti

“Signore mamme, trastullate i vostri bambini con questi gialletti; ma avvertite di non assaggiarli se non volete sentirli piangere pel caso molto probabile che a loro ne tocchi la minor parte.” (prefazione alla ricetta 591 de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi 1891)

Eccomi con la ricetta facile facile, veloce veloce, tanto facile e veloce che, quando ho telefonato a Tiziana, alla quale avevo mandato poche ore prima la ricetta, per dirle che li stavo facendo, lei mi ha risposto che li aveva già fatti e mangiati :-D

É diversa dalla ricetta dell’Artusi ed anche da quelle che ho visto nel web, strano a dirsi ma non avevo mai assaggiato i Zalletti o Zaeti (in lingua Veneta); questa è molto più semplice ed anche più leggera, contempla meno uova e non c’è il lievito di birra, come ho scritto nel titolo è “alla maniera di Mentore.

Chi è Mentore, chiederete voi: Mentore Valandro è l’insegnante che ha tenuto il corso di pasticceria al quale ho partecipato tempo fa; era proprio nel periodo in cui ero senza forno ed è per questo che ho dovuto aspettare per mettere in pratica i suoi insegnamenti.

Un piacere ascoltarlo e seguirlo, una persona solare, simpatica, ricca di entusiasmo, un uomo d’altri tempi, pochi fronzoli e molta sostanza.

Il corso era stato organizzato dal Mulino Persello, il primo mulino che ho avuto il piacere di conoscere appena arrivata a Udine; il mulino è a Caporiacco; il mulino Persello,  quando ancora la maggior parte delle persone conosceva soltanto la farina zero e doppio zero (io per esempio), già indicava l’indice di forza (e di qualità) sulla confezione dei vari tipi di farina, il W appunto, per facilitare la scelta ai clienti per tutte le loro preparazioni.

Soltanto da poco tempo il Mulino Persello si è messo in evidenza; fortunatamente, le nuove generazioni hanno capito che continuare la tradizione di famiglia sta diventando un valore aggiunto, un arricchimento umano e spirituale: fare il Mugnaio (Mulinàr in Friulano) oggigiorno, secondo me, è essere privilegiati.

Il coraggio di mantenere vivi gli antichi mestieri dev’essere, per i giovani imprenditori di oggi, motivo di orgoglio, sia per le loro famiglie che per se stessi.

Imparato il mestiere dai genitori, si sono resi conto che, per farsi conoscere e valorizzare questa antica arte, bisogna uscire allo scoperto, e quale modo migliore che quello di organizzare corsi, eventi ecc.?

Ma parlerò ancora di mulini, di farine, di belle realtà di questa Regione che qualche idiotello, cerca di screditare con la propria disonestà, voi che leggete i giornali e seguite i telegiornali sapete già di cosa parlo ;-)

Bene, ed io che non sono giornalista e che amo vedere il bicchiere mezzo pieno, parlerò del bello e buono del Friuli Venezia Giulia, di argomenti i quali, spesso, per interessi economici, testate giornalistiche &.Co. evitano di trattare.

Essere foodblogger non è soltanto scrivere ricette ma è anche girarci intorno, parlare del buono che c’è  ma anche di quello che buono non è,  per me è questo, col carattere che mi ritrovo, solo questo posso fare.

Per fortuna ci sono persone che mi danno fiducia e mi parlano, mi è successo proprio ieri ed aspetto con ansia che mi arrivi il materiale per potervi raccontare una bella storia, una storia che parla di natura, animali, di persone semplici ed appassionate, persone che non ci stanno a diventare invisibili.

É proprio grazie al loro lavoro e a quello delle loro generazioni passate che il Friuli Venezia Giulia, così piccolo, ha ben 9 Presidi Slow Food e, si sa, per essere un presidio Slow Food bisogna lavorare bene, seriamente, con la consapevolezza che si diventerà si famosi ma non ricchi…

Ed è proprio a causa di quelli che invece vogliono diventare più ricchi che famosi, che molte realtà faticano a rimanere a galla, c’è sempre quell’enorme piedone che cerca di ricacciarli sott’acqua ma… Chi la dura la vince ;-)

Oh mamma, si è fatto tardi, corriamo in cucina.

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 Zaletti da infornare e sfornati

 Ingredienti (con questa dose ho ottenuto 95 biscotti, 2 teglie da 36 ed 1 da 23, del peso variabile tra i 6/7 grammi:

  • 125 g. farina Persello 0 Italia*,
  • 125 g. farina di mais gialla rustica (io polenta Socchievina di Fiorindo Mazzolini),
  • 125 zucchero di canna,
  • 125 g. burro,
  • 1 uovo,
  • 3 g. di lievito per dolci,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1/2 bacca di vaniglia (1 puntina di vaniglia Bourbon in polvere),
  • la scorza grattugiata di 1/2 limone,
  • 75 g. di uva sultanina,
  • 25 g. di pinoli.

*ITALIA: un’ottima farina di grano tenero Italiano Tipo “0” per un uso quotidiano, adatta sia per panificazione (lievitazioni medio brevi) che per pasticceria (creme e frolle).

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Zaletti da infornare

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. (io statico).

Setacciare la farina per togliere eventualiimpurità e togliere i grumi rendendola puiù facilmente amalgamabile; pesare tutti gli ingredienti e disporli sul tavolo.

Impastare burro, zucchero, scorza di limone, sale ed i semini della bacca di vaniglia (io in polvere); unire l’uovo e per ultime le farine mescolate col lievito.

Aggiungere l’uvetta lavata ed ammollata nella grappa o vino verduzzo (io solo acqua); avvolgere l’impasto e riporlo in frigorifero per 1 ora.

Essendo caldo ho preferito lavorare poco impasto alla volta per evitare che si ammorbidisca troppo, togliendolo, man mano dal frigorifero.

Infarinare leggermente la spianatoia, soltanto per facilitare l’arrotolamento del cilindro di pasta che avrà la dimensione di un migliolo; pizzicare i cilindretti con i pollici/indici (vedi foto) ed infornare per 15/18 minuti o fino a doratura (i miei tra i 13/15).

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 Zaletti

Link di riferimento:

Molino Persello

Polenta Socchievina

Presidi Slow Food del Friuli Venezia Giulia

Un po’ di Storia


Cestini e Millefoglie di Melone con Patè di Avocado e Culatello di Zibello DOP per I.S.I.T.

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Questa ricetta vi sembrerà più complicata della focaccia ma non è così; le uniche difficoltà che ho avuto sono state la scelta del piatto e fotografarla, il patè non consente esposizioni lunghe, ma questo è soltanto un problema da foodblogger ;-)

Se non vi va di tenere acceso il forno a 60° per 3 ore, potete servire questo patè in cestini di Montasio (per i corregionali), di Parmigiano Reggiano o Sbrinz se, come me, lo amate alla follia.

Per la cremosità del patè ho scelto l’avocado che avevo già sperimentato qui, solitamente si adopera burro, ricotta o un formaggio cremoso ma,  l’avocado è ricco di grassi monoinsaturi che fanno bene al cuore, parola dell’ American Heart Association:

♥aiutano a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, riducendo il rischio di malattie cardiache e infarti; inoltre forniscono sostanze nutrienti e aiutano a preservare le cellule del corpo.

I grassi monoinsaturi sono anche solitamente ricchi di vitamina E, un antiossidante di cui gran parte degli americani (e Italiani n.d.r.)ha grande bisogno♥

Il Culatello di Zibello DOP è ricco di proteine e contiene pochi grassi e, insieme con l’avocado diventa un armonia di sapori; un patè ottimo anche semplicemente spalmato su un crostino o in un tramezzino con rucola o insalata; come sempre qui lascio al vostro gusto e alla vostra fantasia.

 millefoglie melone pp e cestino con crema-001

Ingredienti per  la sfoglia di melone:

  • 1/4 di melone (uno medio),
  • 50 g. di riso bollito.

 collage cestini melone

Come fare:

un consiglio, se volete provare, stendete il composto più sottile adoperando una spatola larga, ridurrete i tempi di asciugatura.

Tagliare il melone a pezzetti e metterlo in una casseruola; farlo sobbollire fino a dimezzare la quantità di liquido; unire il riso già cotto (senza sale), mescolare, togliere dal fuoco e frullare.

Stendere il composto su un foglio di silpac o, se non l’avete va bene anche il silicone ed infornare a 60°C. per 3 ore; se volete fare i cestini, dopo 1 ora circa, sfornare e, adoperando un coppapasta, ricavare la forma desiderata: per le millefoglie lasciare così, per i cestini, sollevare i cerchi con una spatola e capovolgerli su un pirottino reso conico con un manico di legno un po’ grosso.

Infornare e terminare l’asciugatura fin quando la sfoglia avrà la trasparenza di una caramella o di un croccante.

collage culatello, avocado, limone

Ingredienti per il patè:

le dosi sono variabili a seconda della quantità che desiderate preparare, l’importante, per l’equilibrio di sapori, mantenere la proporzione 1/1, stesso peso di culatello, stesso peso avocado.

  • culatello tagliato a pezzetti sottili,
  • stesso peso di polpa di avocado maturo,
  • qualche goccia di succo di limone per evitare l’ossidazione dell’avocado e dare freschezza,
  • una puntina di scorza di limone grattugiata (se avete il microplan usatelo).

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Come fare il patè:

mettere nel bicchiere del minipimer il culatello, la polpa di avocado ed azionare fino ad ottenere una crema, unire il limone, succo e scorza, amalgamare.

Inserire il composto in una sac a poche e riporre in frigorifero fino al momento della preparazione.

Preparazione:

per la millefoglie, alternare sfoglie e patè, ultimando con un ricciolino di patè ed un rametto di timo fresco o altra erba aromatica a voi gradita.

Per i cestini, inserire il patè e decorare con un cuoricino ricavato dalla sfoglia di melone; un consiglio, inserite il patè all’ultimo momento, potete mantenerlo in frigorifero ben chiuso.

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Tutto qui, ora, se vi va, sbizzarritevi, io oggi vado a spasso con ello e lo zio, andiamo in Carnia a comperare il miele; auguro a chi mi legge una bella domenica


Shortbread al Sambuco: senza glutine, con Farina di Saraceno e Glasse Floreali ♣

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Ecco, questa è una di quelle ricette che mi riconciliano con la vita; per un attimo avevo temuto di aver perso entusiasmo e fantasia per quanto riguarda la cucina in fiore, pensavo di prendermi una stagione di pausa invece, mumble, mumble, ecco l’idea, ispirata da Terry che mi aveva omaggiata, durante la nostra ultima scorribanda, con i suoi splendidi shortbread            .

Io mi tenevo alla larga, ogni tanto, anche su pinterest, incappavo in qualche ricetta ma a me le cup, le cap, gli spoon &Co. sono ostici e, nonostante alcune foodblogger di tutto rispetto ed affidabilità mi abbiano fornito signore tabelle di conversione, beh, io sono ancora grammo-dipendente :-D

La presenza della farina di riso in un’altra delle sue ricette             mi ha stimolato a volerli fare senza glutine ed ho optato per la farina di grano saraceno (mi raccomando, i celiaci controllino che sul pacco ci sia la spiga), un occhio di riguardo anche per quanto riguarda lo zucchero a velo che può contenere glutine io, per sicurezza (e risparmio) lo faccio macinando lo zucchero nel macinino da caffè).

I fiori di sambuco sono quelli che faccio seccare di anno in anno e che sono continua fonte di ispirazione.

Sono partita dalla sua collaudatissima ricetta base che prevede 1 parte di  zucchero, 2 di burro, 3 di farina.

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Shortbread senza glassa, formato grande.

Ingredienti:

  •  200 g. di farina di grano saraceno,
  •  160 g. di farina di riso,
  •  240 g. di burro a temperatura ambiente,
  • 120 g. di zucchero a velo ottenuto come indicato sopra,
  • 2 cucchiai di fiori di sambuco secchi, 1 macinato assieme allo zucchero, l’altro messo nell’impasto.

Ingredienti per la glassa:

  • zucchero a velo,
  • scorza di limone grattugiata,
  • succo di limone.

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Come fare la glassa:

inserire nello zucchero a velo e la scorza grattugiata, poco alla volta, il succo di limone e mescolare fino ad ottenere una glassa liscia e fluida ma non troppo liquida.

Questa glassa potete arricchirla, di colta in volta con petali o quanto vi piaccia, i biscotti li potete spennellare o intingere.

Per decorare:

  • petali secchi di calendula,
  • fiori freschi di sambuco,
  • petali di papavero tagliuzzati.

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Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Sbattere il burro con lo zucchero a velo (in questo caso con i fiori di sambuco) e quando il composto è ben amalgamato unire, poco alla volta, le farine e il cucchiaio di fiori di sambuco.

Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo (ho adoperato il robot da cucina) e formare un panetto da stendere sulla spianatoia infarinata ad uno spessore di 1 cm o più (in forno gli shortbread si adagiano un pò, almeno i miei si).

Io, non avendo lo stampo apposito ho adoperato dei coppapasta merlati di due misure 6 e 8 cm.

Infornare per circa 10/12 minuti.

Gli shortbread hanno la particolarità di essere pallidi, come le damine del ‘700 ma questi sono della scuola di Chanel che aveva lanciato la moda dell’abbronzatura, fino a quel tempo appannaggio emarginante della Classe Contadina ;-)

 Shortbread fiori sambuco glassa     

Per oggi è tutto, vi auguro un sereno primo maggio.


Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

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Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

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P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Buchteln, con salsa al cardamomo, quando c’è il burro buono.

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Ricetta Cucina Triestina Maria Stelvio (pag 338)

Sono ritornata dall’Austria, da qualche giorno ormai, col burro buono, il latte buono, una rinnovata energia, un ritrovato entusiasmo e una nuova consapevolezza.

Ma di questo parlerò un’altra volta, oggi voglio parlare di Buchtel, della mia prima volta con i Buchtel, una ricetta che mi ha fatto risalire sulla macchina del tempo, diventata ormai il mio mezzo di trasporto preferito.

Su questa macchina trasporto i miei sogni, i miei ricordi ed anche i miei rimpianti, è come vivere due volte, la seconda correggendo gli errori della prima, trasformando i brutti ricordi in bei ricordi e la vita ricomincia.

Nel post dei gnochi de spinaze vi ho raccontato della Signora Lia, ebbene, è proprio lei che me li ha fatti assaggiare la prima volta, li alternava alla torta di mele, avevo quasi vent’anni e da allora non li avevo mai più mangiati.

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Burro Austria, cardamomo.

La scintilla è stato il burro buono e bello, il burro dell’Austria; appena arrivati a casa ello ha voluto che facessi dùspaghi, io non faccio mai la pasta al burro, nella mia infanzia era il piatto must a casa della Signora Gisella, d’altronde, come va di moda dire: i piatti più semplici devono contenere prodotti di straordinaria qualità e questo burro è perfetto, ma volevo di più, volevo fare un dolce dove il burro buono, il latte buono e la farina buona potessero fare la differenza: i Buchteln.

Mentre li preparavo mi hanno ricordato il Danubio che feci tempo fa, già il nome è un indizio, infatti i buchteln altro non sono che i progenitori di quel dolce che a Napoli hanno chiamato Briochina dolce del Danubio, semplificato in Danubio e che poi è stato rivisitato anche in versione salata.

I Buchteln sono focaccine dolci di pasta lievitata, riempite di marmellata e cotte in una pirofila in modo che si attacchino l’una all’altra.

Sono originarie della Boemia, ma hanno un posto di primo piano nella cucina austriaca, nella cucina ungherese (in lingua ungherese bukta) e anche nella cucina ladina.

I Buchteln tradizionali sono riempiti con powidl (confettura di frutta preparata senza aggiungere zucchero) di prugne o coperti di salsa alla vaniglia.

I più famosi Buchteln austriaci vengono serviti nelCafé Hawelka a Vienna, dove sono la specialità della casa e vengono preparati secondo una ricetta di famiglia antichissima e segreta.(Fonte Wikipedia)

In Baviera i Buchteln vengono chiamati Rohrnudeln.

Trieste contempla la tradizione per questo dolce, avendo assorbito influenze Austroungariche per quanto riguarda la gastronomia; si mangiano anche in Alto Adige per la naturale e golosa conseguenza della sua posizione geografica.

Vengono serviti con una salsa alla vaniglia, ho voluto variare questa tradizione con una salsa al cardamomo che ben si sposa con il sapore della confettura di albicocche.

Altre varianti potebbero essere con una salsa alla cannella se la farcitura si fa con una confettura di prugne o di mele, per esempio.

Inizio con la ricetta del Sacher Hotel la quale, secondo me, manca dell’ultima lievitazione che li avrebbe resi più alti e soffici:

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Ricetta Buchteln Sacher Hotel.

collage buchteln Sacher-001

Note: impastare con la planetaria (per chi ce l’ha) sennò, come ho fatto io per la versione della Stelvio, nella macchina del pane (impasto per pasta 9 minuti), fare un’ulteriore lievitazione prima di infornare, curare di più l’esecuzione delle porzioni e la sistemazione in teglia.

Per fare la salsa al cardamomo ho fatto intiepidire il latte ed ho lasciato in infusione i semi di cardamomo leggermente schiacciati per un’ora, riscaldando il latte di tanto in tanto.

L’ho portato ad ebbollizione, ho passato al colino per eliminare i semi ed ho proceduto come da ricetta originale.

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Buchteln con salsa al cardamomo.

Non completamente soddisfatta, sono andata alla ricerca della ricetta sul libro della cucina Triestina di Maria Stelvio (1976), certa di trovarla, essendo, come ho scritto prima, una ricetta della nostra tradizione dolce.

Qui varia la quantità di lievito e, come potete leggere nella foto dell’inizio, variano anche le fasi di lavorazione, di lievitazione e la forma, segno che ognuno le ricette della tradizione le ha interpretate e le interpreta a modo suo senza, alla fine, stravolgere il risultato.

Ho cambiato anch’io la forma, rimamendo sulla forma circolare della ricetta del Sacher, ho solo aumentato il diametro di due cm. ed ho inaugurato la Farina Garofalo, faccio parte di Gente del Fud e spesso l’Azienda ci omaggia con qualche prodotto.

Inoltre ho immerso i buchteln nel burro fuso come nella versione del Sacher ed ho adoperato il latte di malga; per tutte 2 le preparazioni ho adoperato una marmellata di albicocche senza zucchero.

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Le farine sono di tre tipologie: W170 per lievitazioni fino a 8 ore (quella che ho adoperato);  W260 per lievitazioni fino a 24 ore e W350 fino a 48 ore di levitazione.

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Collage Buchteln Maria Stelvio.

Note: distanziare di più i saccottini e curarne di più la forma.

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Se decidete di prepararli, sappiate che potete staccarli e riporli nei sacchetti e congelarli, all’occorrenza una botta di forno e saranno come appena fatti.

Questa è la mia inconsapevole versione salata della ricetta:

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Lascio un link interessante per chi ama, come me, la storia del cibo, buona domenica a voi.

Snoopy e Linus


Pesche e Picolit, ricordi reinterpretati in una goccia di cristallo.

persighi col Picolit1

Persighi col vin,  il dessert estivo più in uso, quando ero fanciulla, a quei tempi, dopo il ghiacciolo era l’altra fonte di refrigerio.

Tornare a casa e trovare in frigorifero una terrina de persighi col vin era la norma, per i bambini il vino era un tabù, per me persighi col sucaro e limon, per i maschi vin coi persighi ed in questa goccia di cristallo c’è tutto questo.

Il primo ed il terzo strato è dedicato agli uomini, il secondo ed il quarto alle donne e l’ultimo ai bambini, in quanto non c’è il vino ma la spugna di agrumi con delle palline di pesca e striscioline di buccia, perchè a me, da bambina, piaceva molto mangiare la buccia delle pesche e quelle che lasciava la Signora Gisella le mangiavo io, mi avevano insegnato che sotto la buccia sono concentrate le vitamine.

Alla base un ramo di dragoncello per la nota di colore, a seguire un’aspic di pesche  nettarine con vino Picolit fatto con:

  • 135 g. di vino Picolit,
  • 50 g. di pesche nettarine, sbucciate e tagliate a piccoli dadini ,
  • 4 g. di colla di pesce.

Gelatina di picolit con le pesche-001

Come ho fatto l’aspic:

non ho aggiunto nè acqua nè zucchero perchè volevo fosse puro Picolit, l’ho riscaldato, senza farlo bollire, ho spento il fuoco e, quando è scesa la temperatura  ho aggiunto la colla di pesce ammollata prima in acqua fredda per 10 minuti e strizzata.

Ho adagiato sopra il dragoncello la dadolata di pesche, lasciandone da parte 1 cucchiaio ed ho versato sopra, delicatamente, il composto diVino, affinchè la dadolata non si scomponesse.

Ho riposto in frigorifero ed il composo di vino avanzato l’ho lasciato a temperatura ambiente per adoperarlo nel terzo strato .

Persighi col Picolit pp-001

Nel frattempo ho preparato la gelatina di pesche al Picolit, ho preparato tutta la dose, adoperandone solo metà come gelatina e lasciando l’altra come semplice crema al cucchiaio, di conseguenza ho dimezzato anche la dose di gelatina che è riportata sulla lista degli ingredienti.

Persighi col Picolit da cmpletare-001

Ho fatto così:

  • 210 g. di vino Picolit,
  • 500 g. di polpa di pesche (io nettarine),
  • 5o g. di zucchero,
  • la scorza grattugiata di 1 limone Bio,
  • 8 g. di colla di pesce.

Come ho fatto la gelatina di pesche:

ho sbucciato le pesche, ho ricavato i 500 g. di polpa e l’ ho frullata, l’ ho versata, assieme al vino e lo zucchero in un pentolino ed ho portato a bollore, ho unito la scorza di limone, ho amalgamato il tutto ed ho diviso il composto a metà.

Nella metà destinata alla preparazione, quando il composto non era più bollente ho unito la gelatina (4 grammi) ammollata e strizzata, l’ho sciolta e, dopo aver verificato che il primo strato di aspic fosse solidificato, ho versato sopra la gelatina di pesche, lasciandone una parte (a temperatura ambiente) per il penultimo strato ed ho riposto la goccia di cristallo in frigorifero.

Dopo un’ora abbondante si era solidificato ed ho aggiunto l’aspic che avevo messo da parte ed ho rimesso ancora in frigorifero.

Questo strato ha solidificato velocemente ed ho aggiunto la gelatina di pesche avanzata.

pesche con Picolit4-001

L’ultimo strato è formato dalla spugna di agrumi che ho fatto così:

la dose è quella che ci è stata data dallo Chef Emanuele Scarello ad un corso di cucina (Michela dice che è il mio pusher di ricette), potete farla e conservarla in frigorifero, al momento del servizio, per decorare qualche preparazione, basta frullarla col minipimer e diventerà chiara e spumosa sennò, lasciandola così, trasparente, potete tagliarla a dadini ed adoperarla come fossero piccoli pezzi di vetro.

Spugna di agrumi prima e dopo-001

Ingredienti per la spugna di agrumi:

  • 220 g. di acqua,
  • 180 g. di zucchero,
  • 200 g. di succo di limone,
  • 16 g. di colla di pesce.

Come fare la spugna di agrumi:

portare ad ebollizione l’acqua assieme allo zucchero ed al succo di limone, unire, quando la temperatura sarà scesa,  la colla di pesce ammollata e strizzata, riporre in frigorifero per una notte.

Come ho scritto prima, al momento del servizio frullare per ottenere l’effeto spugna.

Completiamo la goccia di cristallo:

col riga limoni, ricaviamo delle striscioline di buccia di pesca, con lo scavino apposito otteniamo delle piccole sfere di pesca, questo sarà l’ultimo strato della nostra composizione.

persighi col Picolit alto-001

Ricapitolando:

  1. dragoncello ed aspic di pesche e Picolit,
  2. gelatina di pesche e Picolit,
  3. aspic di pesche e Picolit,
  4. gelatina di pesche e Picolit,
  5. spugna di agrumi,
  6. sfere di pesca e julienne di bucce di pesca.

Più difficile da spiegare che da fare, io amo l’agar agar ma, per questa preparazione avevo bisogno di una consistenza, solida alla vista e al tatto ma, appena in bocca, volevo ritornasse vino: persigni col vin, appunto.

Pesche con Picolit-001

Qualche foto, scattate mentre ero alla ricerca di una corteccia dove appoggiare la goccia di cristallo, poi sostituita con un groviglio di edera che era ancora aggrappata ad un tronco.

Buon fine settimana.


Praline di Trota agli Agrumi con Finferli biscottati, Yogurt Greco, Erba Cipollina, Venerdì pesce.

Pralina trota piatto-001

Riprendo con le ricette del corso, in futuro dovrò scrivere i post nel giro di 2 giorni perchè, anche se prendo appunti, mi accorgo che perdo per strada qualcosa, poi la recupero ma faccio più fatica, in queste preparazioni sono i particolari che contano e fanno la differenza, in poche parole: battere il ferro finchè è caldo.

Abbiamo cotto al forno e fritto nella maniera classica, queste praline di trota vengono cotte in padella con olio evo, non olio profondo, ma quello necessario per ungere la padella.

Sono adattabili a chi è celiaco, non dimentichiamo che la cucina de Agli Amici di Godia, ha sempre un occhio di riguardo verso chi ha intolleranze.

Nel caso delle polpette è semplice farlo, basta sostituire il pane, la farina, con quelli adatti ed ecco la ricetta senza glutine.

Voglio sottolineare che le ricette senza glutine vengono preparate in una ambiente separato dalla solita cucina, proprio per evitare contaminazioni che pregiudicherebbero la salute dell’ospite celiaco.

Queste praline sono state impanate con la farina di mais che le rende particolarmente croccanti, si possono congelare e, all’occorrenza, spadellarle così come stanno.

Vengono servite con dello yogurt greco che, si sa, con trota e salmone ci sta d’incanto ma, se come me, amate la panna acida o la creme fraiche (che non è lo stessa cosa, come leggo spesso in qualche blog), abbinatele pure.

La nota croccante, sempre gradita, viene data dai finferli biscottati che aggiungono gusto e raffinatezza alla preparazione.

Finferli pronti da tostare-002

Finferli da biscottare.

Iniziamo proprio dai finferli che, viste le piogge abbondanti di questo periodo, cresceranno abbondanti, se non affogheranno prima ;-)

Quando ne trovate molti potrete conservarli così, come insegna Raffaello, ovviamente vanno lavati, al contrario dei porcini questi non soffrono un breve lavaggio in acqua corrente.

Le proporzioni di acqua e aceto (senza sale, lo aggiungeremo per le preparazioni finali) per la scottatura sono:

  • 10 litri di acqua,
  • 1 bicchiere di aceto.

Bastano 3 secondi ed asciugarli, allargandoli poi su un canovaccio pulito ad asciugare ed ecco pronta la scorta di finferli da mettere in congelatore.

Prima dell’uso, farli scongelare ed adoperarli come al solito.

Come biscottare i finferli:

semplicemente in padella, olio evo e sale e cuocerli 8/10 minuti a fuoco basso.

composto trota per praline-001

Composto praline trota.

Ingredienti per le praline di trota:

  • 500 g. di trota salmonata peso pulito,
  • 100 g. di patate cotte o alla Raffaello o lessate o come avete al momento,
  • 40 g. di mollica di pane (senza crosta) ammollata in acqua o latte,
  • la scorza di 1 arancia BIO,
  • la scorza di 1 limone BIO,
  • erba cipollina tagliata con le forbici a pezzetti piccolissimi),
  • noce moscata (se gradita),
  • albume rotto (io adopero quello pastorizzato che è già pronto) per la panatura,
  • farina di mais per la panatura.

Ingredienti per l’accompagnamento e decorazione:

  • yogurt greco,
  • erba cipollina,
  • panna acida (mia variante),
  • creme fraiche (mia variante).

Come preparare le praline (20 grammi):

nulla di più semplice, amalgamare bene gli ingredienti e formare delle palline (Raffaello le fa di 20 grammi), passarle prima nell’albume rotto,  e arrotolarle nella farina di mais.

A questo punto potete metterle su vassoi e congelarle, oppure cuocerle in padella con olio evo.

Servirle con yogurt greco, erba cipollina e finferli biscottati.

interno praline di trota-001

Per oggi è tutto,vi auguro un bel fine settimana.


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