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Un primo piatto “rosa”: il colore della Prevenzione…

Cliccando sulla foto arriverete al sito dove troverete tutte le informazioni necessarie.

Oggi è il 31 ottobre, è l’ultimo giorno, ma soltanto per aderire alla campagna per la prevenzione contro il tumore al seno, la prevenzione continua, giorno dopo giorno.

In fatto di prevenzione io sono un cattivo esempio, non ho mai amato andare dal medico ed ho spesso sottovalutato i segnali che il mio corpo mandava, ma si sa io sono una “testa dura”, infatti ora mi ritrovo con un ginocchio quasi da rottamare e una spalla “rifatta”, lo so, non sono gran cosa ma se a suo tempo mi fossi “fermata” ora potrei ancora saltellare su per i monti e poter fare una completa circonduzione del braccio.

Questo per dire che la prevenzione dev’essere un modus vivendi, una regola da applicare fin da giovani, certo che ginocchia e spalle si possono aggiustare e ti fanno vivere comunque mentre un tumore no, lui è subdolo, non da sintomi, ti avverte che c’è soltanto quando è convinto che non ci si potrà liberare di lui.

E dalla consapevolezza di questo che scatta la prevenzione.

Io, malgrado la mia incoscienza e la mia “capa tosta” sono anche una donna fortunata perchè ho un medico di base (quelli che di solito senza neanche guardarti negli occhi ti prescrivono medicine..buongiorno e grazie) adorabile e la prima volta che mi ha vista, dopo il cambio di residenza, mi ha chiesto per prima cosa se avessi fatto la mammografia ed il pap test…no, ovviamente e allora lui con un sorriso da papà buono ha fatto una telefonata e dopo una settimana ero sul “Camper” e ci salgo ogni 2 anni (dopo i 50 anni).

Ma la salute non si può e non si deve affidare alla fortuna come ho fatto io…

Anche un’alimentazione sana e controllata aiuta a prevenire, uno stile corretto di vita aiuta ad essere sani, in forma e ci protegge.

Questi “fiocchi rosa” sono fatti soltanto con farina di semola rimacinata, succo centrifugato di barbabietola e poca acqua, è condita con del sanissimo olio d’oliva crudo, semi di papavero tostati e parmigiano.

Più semplice e sano di così;-)

Buona settimana a tutte/i :-)


Oh…mondo “zuccone” :-D…

Mi ha sempre fatto ridere l’esclamazione: “oh…mondo zucchino”, ma ormai la stagione delle zucchine è terminata ed entrano in scena le zucche.

Come non essere sorridenti e gioiosi di fronte ad un carro di zucche? Così colorate, stortignaccole, bitorzolute, così diverse l’una dall’altra, sembra quasi di sentirle “vociare” su quel carro…

Avevo scritto un bel post (l’ultimo) nell’altro blog, mi dispiace non averlo salvato, ma qualcosa ricordo…

Parlavo di una zucca “vanitosa” che ama mettersi in mostra nelle piazze e farsi ammirare, di una zucca generosa che è stata un tempo  la carne dei poveri.

Raccontavo di una zucca disponibile e paziente che si lascia “intagliare” e diventa opera d’arte, una zucca dal carattere docile che ben accetta sia la compagnia salata che dolce ed ama “profumarsi” con aromi speziati.

E poverina, si presta anche ad essere “ingrassata” per partecipare a “gare di zucca”, proprio a Udine, nell’azienda agraria universitaria Antonio Servadei si coltivano zucche giganti ma, attenzione, no OGM ma bensì da incroci di semi di specie diverse.

Sopporta anche di essere “associata” all’ orribile festa di halloween che abbiamo avuto la malaugurata idea d’importare dall’America :-( , ma forse sapere che illumina e colora  una  buia e tenebrosa notte di festa allevia la sua fatica.

Farfalle alla zucca con uova di salmone

Io ho portato la zucca al mare e l’ho abbinata alle uova di salmone, esperimento riuscito, certo le uova di salmone non devono prevalere ma danno alla pasta una sapidità ed un sapore particolare (burro, uova di salmone, saltare assieme alle farfalle…fatto :-) )

Ah le farfalle si fanno pizzicando il centro dei rettangolini ;-)

Ingredienti per la sfoglia alla zucca:

  • 500 g. di farina (ho usato la semola rimacinata),
  • 350 g. di purea di zucca (ottenuta infornando la zucca con la buccia tagliata a fette nella stagnola a 180°C. per c.ca 30 minuti).
  • 1 uovo,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero.

Come fare la sfoglia:

essendo un impasto che va lavorato a lungo ho optato per la macchina del pane, inserendo nel cesto tutti gli ingredienti meno i semi di papavero che ho unito all’ultimo, la purea di zucca va inserita fredda dopo aver eliminato la buccia.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare al fresco per alcune ore (io l’ho preparato la sera per la mattina).

Stenderlo ed ottenere una sfoglia ( il libricino dice non troppo sottile ma io che ho fatto più formati ho diversificato lo spessore) che taglierete a rettangoli irregolari.

Immergerli come sempre in acqua bollente salata e tenerli “a galla” 3 minuti c.ca.

Scolare e condire a piacere: io ho usato questi condimenti:

Porro, pinoli semi di papavero

Ingredienti:

  • 50 g. di burro (di soia),
  • 50 g. di pinoli tostati,
  • rondelline di porro (o 1/2 cipolla),
  • parmigiano.

Come fare:

rosolare le rondelle di porro nel burro senza farle colorare, aggiungere i pinoli ed i semi di papavero, insaporire la pasta nel tegame, servire con una spolverata di parmigiano.

Cuoricini di zucca al gorgonzola

Io sono una grande estimatrice di questo abbinamento, la zucca “dolce”, il gorgonzola “piccante” ed un pò aggressivo, nella vita sarebbe la “coppia perfetta” ;-)   e lo è anche qui..

Far sciogliere il gorgonzola in poco latte, a fuoco dolce (non fate come me che l’ho perso di vista un attimo), deve rimanere cremoso e non deve rilasciare l’unto.

Blecs con burro, salvia e ricotta affumicata

Non riesco ad immaginare condimento più azzeccato, a Roma direbbero: “a morte sua”, ed è vero, il burro fuso (in Carnia lo fanno proprio diventare color bruno), la salvia e la ricotta affumicata sono il condimento perfetto.

Se non gradite l’affumicato va bene anche un Montasio o un parmigiano.

Questo taglio l’ho visto nel libro di Cosetti “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia” (c’è chi ne sa più di me ;-) ) lui fa de triangoli e li piega, proprio come “ho cercato” di fare io :-D


Gnochi de susini…dove osano…i tordi…

Dopo aver saputo la triste notizia della morte della cagnona adorata di Dauly, sua compagna fedele per 13 anni la mia “storia intorno” parlerà di animali, di un tordo.

Per una giusta e naturale “legge di compensazione” la mia intrinseca difficoltà a relazionarmi con le persone ha fatto si che avessi, al suo posto, un rapporto speciale con gli animali.

Tanti anni fa, abitavo ancora a Trieste, stavo facendo la mia solita corsetta sulla Napoleonica, quando volli deviare verso un sentiero interno ed è lì che lo vidi: era senza piume, gli occhi chiusi, mi tolsi la maglietta, lo avvolsi e via di corsa dal mio amico per sapere cosa fare per farlo vivere.

Mah, mi disse, el xe tropo picio (è troppo piccolo), difficile ch’el vivi (difficile che viva).

Ma che specie sarà? Non si può sapere, potrebbe essere un merlo, un tordo, una ghiandaia.

Dopo aver avuto le informazioni su come nutrirlo lo portai a casa (nb, a quel tempo avevo anche Lorenzo, il mio gatto rosso).

Lo chiamai “Amore” e per un pò di tempo  lo portai di nascosto al lavoro, davo qualche colpo alla scatola,  lui spalancava il becco tutto agitato e col contagocce lo “imbeccavo”.

Pian piano gli crebbero le prime piume, aprì gli occhietti ed incominciammo ad amoreggiare, mi dava bacini col becco mentre Lorenzo guardava immobile e rassegnato.

Lo lasciai a casa, ormai il gatto lo considerava un suo parente e lo osservava un pò idispettito quando Amore andava a farsi il bagnetto nella sua ciotola dell’acqua.

Crebbe bene e sano, 2 volte volò dalla finestra lasciata innavertitamente aperta, ma ormai mi conosceva e se lo chiamavo arrivava anche attratto dal boccone di carne macinata che stringevo tra le dita.

Quando tornavo a casa mi volava direttamente tra i capelli e se ne stava lì tranquillo mentre io facevo le cose.

Arrivò il momento che dovetti metterlo in gabbia, una grande gabbia, una voliera, ormai non potevo più lasciarlo libero, la mattina dovevo coprire con un enorme nylon la “sua” stanza e la cosa diventava impegnativa anche per una come me che mette sempre gli animali al primo posto.

Quando lo misi in gabbia mi guardò in un modo che ricordo ancora, oserei dire con odio e da quel momento non mi venne più sulla testa, non mi dette più “bacini” e si limitò a mangiare e a starsene per conto suo.

Ed è allora che presi la decisione di “liberarlo”.

Una domenica lo misi in una gabbia più piccola e lo portai nel campeggio in Istria (Medulin) dove una mia amica aveva la roulotte e rimaneva lì tutta l’estate.

Arrivati a destinazione, aprii la gabbia e lui volò via, ce n’erano molti di merli e tordi nel campeggio ma lui si riconosceva perchè era un pò più piccolo degli altri ed anche perchè, quando lo chiamavano “Amoreee”, lui chinava il capino verso il basso e “buttava l’occhio”.

Non si avvicinò mai a nessuno di loro ed io non lo rividi mai più, là ho avuto la conferma che a volte, anche se è doloroso, devi lasciar andare chi ami.

Ed ecco finalmente le mie “gnoco-rivisitazioni”:

“Gnoco” di zucca con susine e rosmarino.

Ingredienti per gli gnocchi (io ho fatto metà dose):

  • 1 kilo di polpa caldissima di zucca,
  • 250 g. di farina (c.ca),
  • 1 tuorlo,
  • 1 cucchiaino di rosmarino secco in polvere (aggiunta personale).

Ingredienti per il ripieno:

  • susine mature snocciolate e tagliate a metà,
  • zucchero quantità a piacere (ho usato il fruttosio),
  • aghi di rosmarino fresco leggermente schiacciati ma lasciati interi.

Ingredienti per il condimento:

  • burro chiarificato o burro (io uso il burro di soia),
  • pane grattugiato,
  • aghi di rosmarino,
  • lo sciroppo della maceratura delle susine.

Prepariamo il ripieno:

mettere tutti gli ingredienti in una terrina e lasciar macerare per qualche ora mescolando di tanto in tanto, nel frattempo prepariamo gli gnocchi.

Come fare gli gnocchi:

Togliere semi e filamenti alla zucca, tagliarla a fette senza sbucciarla, avvolgerle nella stagnola ed infornarle a 180° C. per c.ca 30 minuti (controllare con una forchetta la consistenza della polpa).

Togliere la polpa con un cucchiaio ed aggiungere la proporzione di farina e tuorlo, unire la polvere di rosmarino.

Il composto sarà  molle ma non aggiungere troppa farina, cercare piuttosto di infarinare bene il tavolo e la superficie dell’impasto (nel frattempo l’acqua salata sarà  sul fuoco).

Con un coppapasta o un bicchiere ritagliare dei cerchi che assottiglierete aiutandovi con le mani infarinate, al centro mettere mezza susina, riempire l’incavo del nocciolo con un pò di sciroppo e richiudere, formare delicatamente lo gnocco ed appoggiandolo sulla schiumarola metterlo a bollire e intanto prepariamo il condimento.

Come fare il condimento:

far sciogliere in un padellino il tipo di burro scelto assieme agli aghi di rosmarino “stropicciati” (che poi toglieremo) e far tostare il pane grattugiato, la colorazione è a vostra discrezione, questa volta ho scelto di lasciare il condimento più liquido e chiaro.

Prepariamo il piatto:

scolare lo/gli gnocchi ed irrorarli con il burro e pangrattato, aggiungere a piacere lo sciroppo di maceratura delle susine.

Zucca/Rosmarino, Susina/Rosmarino, 2 abbinamenti sperimentati con successo in altre preparazioni ed apprezzate, provate!!

Ecco la seconda versione:

Gnocchi di patate viola con albicocche e cardamomo.

Come potete immaginare questi li avevo preparati quando avevo ancora le albicocche fresche dello “zio”, avevo anche le patate viola (sotto, anche se è già stato divulgato, vi darò l’indirizzo mail di una ragazza che le coltiva  e vende in piccole quantità) ed è stata folgorazione.

Ingredienti per gli gnocchi (metto le proporzioni della mia ricetta originale), ho fatto metà dose:

  • 1 Kg di patate kennebek (qui viola),
  • 250 g di farina 00,
  • 1 uovo + 1 tuorlo,
  • sale q.b.

Ingredienti per il ripieno:

  • albicocche fresche dolci,
  • cardamomo in polvere,
  • zucchero (fruttosio).

Ingredienti per il condimento:

  • burro a scelta (vedi ricetta sopra),
  • pane grattugiato (facoltativo, io non l’ho messo),
  • semi di papavero leggermente tostati.
  • sciroppo della maceratura albicocche.

Come fare il ripieno:

snocciolare le albicocche e tagliarle in quarti, zuccherarle ed aggiungere la polvere di cardamomo, lasciar macerare alcune ore mescolando di tanto in tanto.

Come fare gli gnocchi:

in questo caso il procedimento è il solito , essendo un impasto più consistente del primo, per stenderlo, ho usato il mattarello.

Nel frattempo far bolire l’acqua salata per la cottura.

Ritagliare i cerchi,allargarli, appoggiare al centro le albicocche, richiudere e procedere come sopra.

Come fare il condimento:

nello stesso pentolino dove sono stati tostati i semi di papavero, far sciogliere il burro scelto.

Prepariamo il piatto:

Scolare gli gnocchi, irrorarli col burro fuso e semi di papavero, aggiungere lo sciroppo di macerazione e gustare :-)

ricetta originale gnochi de susini

Contatto per eventuali acquisti di patate viola (vi metto anche il testo del commento), lo trovate anche da Terry:

gio
21 agosto 2011 at 07:12modifica

ciao
per caso sono arrivata questo blog …. le patate viola , le vitelotte ,le coltivo da alcuni anni in modo biologico , senza concimi ecc … qualcuno è interessato all’acquisto ? ovviamente in piccole quantità

g.mal2011@libero.it

Io le compererò ;-)


Da pupattola a “pupattola”: il “Piatto Primavera”…


Lo so, siamo in estate (forse) ma con l’atmosfera che si respira in casa “Sapori Divini” mi sa che la primavera sarà la stagione regina per molti anni.

Questo piatto nasce dalla mente “fervidamente artistica” di Tiziana che me l’ha spedita via mail proprio a primavera ma, sapendo della visita estiva di Blanca abbiamo aspettato il momento giusto per farla assieme.

Al tempo c’erano ancora le cime di rapa che abbiamo (ha) sostituito con un golosissimo pesto di rucola.

Ingredienti:

  • petto di pollo,
  •  zenzero in polvere,
  •  zafferano,
  • vino bianco,
  •  cime di rapa (versione attuale con pesto di rucola “booooono”)
  •  aglio,
  •  philadelphia,
  •  semi di papavero,
  •  sale
  •  olio evo.
  • peperoni rosso e giallo,
  • striscioline buccia di cetriolo.

Disegnare il “Piatto Primavera”:

salare le fettine di pollo, rosolarle in un filo d’olio assieme allo zenzero, sfumare con il vino bianco, aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Togliere il pollo dalla padella, farlo raffreddare per ritagliarlo con le formine ( fiori e farfalle ), tenere da parte il sughetto di cottura.

Lavare le foglie delle cime di rapa, metterle in una padella con un filo d’olio evo, l’aglio tritato, il sale e farle appassire.

Lasciar raffreddare e quindi passarle nel mixer assieme a un cucchiaio di Philadelphia.

Riscaldare la salsina verde, in un’altra padella riscaldare le formine di pollo nel sughetto di cottura , quindi impiattare appoggiando i fiori e le farfalle sulle salsine decorando poi  con i semini di papavero.

Questo succedeva nella ricetta originale ma Blanca ha deciso di fare i fiori con i peperoni rossi e gialli, ha voluto fare i cuoricini, ha voluto fare un cielo…

ogni tanto la “nonna” voleva metterci mano :-D

Alla fine bisogna creare un “set fotografico” ma se nessuno ti dà una mano, anzi, si diverte a farti i “dispetti” come si fa?

Ditemi voi se sono “facce” da fare ad un’anziana “signora” che sta  fotografando…mah, valle a capire queste “pupattole” ;-)

Blanca, la nonna, Perla (deve sempre metterci il nasino :-D ) e l’”anziana Signora” offrono questo piatto ad Alice Ginevra, la meravigliosa “Pupattola” del web, non so se Alice vorrà farlo assaggiare a mamma e papà…ma questo lo saprete più in là ;-)

E dopo aver trascorso un meraviglioso pomeriggio con Blanca, la nonna ed il papà di Blanca che, purtroppo ha, nel frattempo, ricevuto una brutta notizia (Enrico un abbraccio affettuoso) me ne sono andata via con una bella zanzarona costruita proprio da Blanca con un palloncino (ma secondo me c’è ancora lo zampino della “nonna” ;-) ).

Io le ho lasciato una scatolina/decoupage (finalmente dopo tanto tempo ho ripreso l’”attività”) dove mettere le sue collane (l’ha detto lei :-) )


Per WHB#284: un post lungo lungo e una “Crostatina ai fiori di papavero”.

Per la ricetta “scendere a valle” :-)

Quando ho letto che la raccolta settimanale veniva ospitata da Terry ho pensato: devo farle qualcosa di “speciale” , chi più di lei sa “maneggiare” le profumate armi floreali? Chi più di lei sa “dialogare” con le erbe spontanee, i tuberi, le piante?

Lei, avendo fatto un corso di erboristeria conosce anche le varie applicazioni di quello che raccoglie, ed il suo sogno è, appunto, quello di aprirne una sua di erboristeria…ed io le auguro che il sogno si avveri..però prima ce n’è un altro ;-)

Beh, anch’io ci chiacchiero con la natura e maneggio armi profumate ma  lo faccio in maniera istintiva, è ciò che ho “ereditato” dall’ infanzia, complice un papà “avventuroso”, una madre “romantica” ed una casa situata in un luogo che non forniva alternative circondata com’era da campi sconfinati, un “Rio”, il famoso “Rio Ospo” (che ho nominato da qualche parte), una serena, quanto breve infanzia vissuta in perfetta solitudine, un pò come adesso sulla  “via del tramonto”……e così, ieri mattina mi sono incamminata verso i campi alla ricerca dei papaveri per fare questa crostata di cui avevo letto ancora anni fa.

I papaveri adorano la compagnia del grano (dopo vi racconterò anche di questo), infatti dov’ero ieri c’erano anche campi d’orzo ma di papaveri nemmeno l’ombra mentre li vedevo fieri ed orgogliosi in mezzo alle spighe di grano e a far da “barriera” all’inizio del campo come a proteggere le spighe dalle trebbiatrici che “passeranno” tra non molto.

Campo di grano e papaveri

Campo d’orzo

Ovviamente ho raccolto anche i fiori di sambuco (per lo sciroppo, naturalmente) e c’era un gran lavoro delle api che volavano da un fiore all’altro della pianta di more di rovo ed impollinavano a più non posso.

Anche questo mi ha confortato, le api ci sono,  qui ci sono, vicino (ma protetto da una barra che non oso oltrepassare) c’è un campo pieno di arnie, dovrò informarmi se vendono il miele.

Eppoi le coccinelle “in amore” che, avvertita la mia presenza,  pudìche hanno cercato di nascondersi, una foto e via ed ho lasciato che trionfasse l’amore :-) …ma 2 assieme mi porteranno ancor più fortuna?  :-)

Con questo quesito mi sono avviata verso casa,  fermandomi anche  davanti alla casa di Danilo (il signore dei pavoni che non c’è più ricordate?) che è curata  da chi gli ha voluto bene, il suo consuocero mi ha regalato qualche rosa, epilogo perfetto per una mattinata piena di luce :-)

Ora qualche informazione sul papavero del quale non immaginavo la commestibilità dei fiori.

Papaver rhoeas:

Papaver sembra di derivazione celtica, in quanto i semi venivano messi nella pappa dei bambini per farli dormire.

Rhoeas viene dal greco “rhein”, che significa “cadere”, per via della caducità dei petali.

Il papavero sembra originario di una zona asiatica che sta tra il Pamir e l’Iran, in quegli altopiani dove, in epoche antichissime, si è differenziato, prima spontaneamente poi con l’aiuto dell’uomo, il “frumento”.

La diffusione del frumento ha portato con sé, in tutto il mondo, anche il papavero, definito pianta sinantropica, cioè che segue l’uomo nei suoi spostamenti e che non si diffonderebbe senza i lavori agricoli, che riportano alla luce i semi sprofondati nel terreno.

Presso i Romani, il papavero era talmente legato alle pratiche agricole che Cerere, divinità delle messi e dell’agricoltura, era raffigurata con spighe e papaveri tra i capelli e tra le braccia.

Foto presa dal web

Nell’alimentazione venivano usati i semi, non solo per via dell’olio che se ne poteva trarre, ma come condimento sui pani e dolci, tradizione sempre continuata, specie nel nord-Europa.

Caratteristiche e proprietà:

è una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Papaveracee.

La “rosetta”, cioè la disposizione delle foglie alla base del fusto, è folta (i famosi “carletti” di cui Terry fa largo uso per le sue ricette di primavera, buttate l’occhio) e da essa si innalzano il gambo e il fiore.

Le foglie sono a forma di penna con incisioni molto irregolari, la punta è acuta e la base ristretta finisce nel gambo.

Il colore è verde deciso e si ha la presenza di peli; il calice del fiore è a due valve pelose che cadono all’aprirsi della corolla formata di quattro petali rossi con macchia nera alla base.

Molto evidenti sia i pistilli che i numerosi stammi neri; il bocciolo è pendulo, il frutto è a forma di capsula porosa contenente numerosi semi neri.

Il papavero è infestante nei campi di cereali, dei prati incolti e dei ruderi, vive fino a 2000 m. e fiorisce da marzo a luglio.

Per far essicare i fiori bisogna esporli al sole, badando che perdano l’umidità nel modo più rapido per impedire che si disperdano i principi attivi.

Anche le capsule contenenti i semi si fanno essicare rapidamente al sole.

Le proprietà del papavero sono concentrate sia nelle foglie che nei petali e hanno effetto emolliente, sudorifero, sedativo e leggermente ipnotico.

Utilizzo:

le rosette basali, anche quando è già presente il piccolo fusto appena accennato, entrano in alcune ricette della cucina Mantovana e dell’ Oltrepò Pavese, vengono usate in frittate, minestre, torte salate e frittelle, i semi sono utilizzati su dolci e pasticceria varia.

Nella medicina popolare si usano i fiori.

Tè al papavero: aggiungere al proprio tè preferito alcuni petali di papavero per beneficiare del suo effetto sedativo.

Infuso: versare in un litro d’acqua bollente 5 g di fiori essicati di papavero, filtrare il liquido, addolcirlo e berlo la sera prima di coricarsi, chi soffre di tosse notturna si assicura così un sonno tranquillo.

Il medesimo infuso sorbito in due volte, il pomeriggio all’ora del tè e la sera prima di coricarsi, calma l’eccitazione nervosa.

Sempre lo stesso infuso, ovviamente non zuccherato, serve a lenire rossori e irritazioni.

E adesso “dulcis in fundo”..la ricetta :-D

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io dimezzata in teglia cm.11):

  • 300 g di pasta frolla  (scegliete voi la ricetta che conoscete, io ho usato quella pronta),
  • fiori di papavero,
  • 100 g di zucchero di canna (40 g di fruttosio),
  • 3 cucchiai di farina 00,
  • 300 g di riso bollito,
  • 2 dl di panna liquida (1 dl panna di soia),
  • cannella in polvere,
  • burro qb (burro di soia),
  • semi di papavero per decorare (scelta personale).

Come fare:

stendere la pasta e foderare la teglia imburrata (omesso), punzecchiare il fondo con i rebbi della forchetta.

Mescolare il riso con lo zucchero, la farina,  la cannella e versare metà dell’impasto sulla pasta, ricoprire con i fiori di papavero (solo i petali) facendo più strati perchè in cottura si riducono molto.

Incorporare la panna nell’impasto rimasto e versare tutto nella tortiera, coprire con i fiori di papavero ed infornare a 220° C. per 15 minuti, togliere dal forno, aggiungere fiocchetti di burro e semi di papavero sulla superficie ed infornare ancora per 5/10 minuti.

Con piacere partecipo alla raccolta settimanale WHB ospitata questa settimana da Terry (aggiungo in maniera “Carrambesca :-D ) che, con il suo blog ha già conquistato metà foodblogger e senza dubbio l’altra metà la conquisterà con questa raccolta..”parola di lupetto” (avete fatto le boy scout? )

E non dimentico di ringraziare  Brii per aver portato in Italia questa raccolta, unendosi alle sue amiche/colleghe:

E  Haalo, Cook (almost) anything at least once

In corso d’opera mi è venuta un’idea/riciclosa per la presenza del riso, adoperando una frolla salata alternare a del riso/risotto avanzato erbe di campo ripassate in padella o quant’altro vi piaccia, sarà perchè a me le preparazioni con il riso piacciono molto..infatti sto aspettando la materia prima per la mia versione di “risi e bisi”…

Bye, bye..alla prossima :-)


Buon pranzo…..

Buongiorno, la Pasqua è passata e le “titole” pappate….e urge cambiare post :-D

Vi lascio questi tagliolini con prosciutto crudo e semi di papavero, mantecati con un pò di panna di soia.

Vi ringrazio per le mail di auguri, spero siano stati giorni di festa per tutti, un bacino :-)


Sono “inc…..ta” nera :-( ma con la crostata passerà….

…..”inc…..ta” sta per incavolata ovviamente ;-)

La farò vedere anche dal medico, aspetti fuori….

Okkei.

Medico: ma la sua è una cataratta complicata, non riusciamo ad operarla oggi, ci vuole più tempo, oggi sono programmate le cataratte semplici.

Ma io “questa” ho sempre avuto, c’ era anche scritto sull’impegnativa che era causata dall’uveite :-( e se aspetto e mi operate  per ultima?

No, è meglio programmarla in un’ altra giornata…..

E così io, la mia borsina ed ello siamo tornati a casa, a Trieste si dice: “son ‘ndada baul e son tornada casson” :-D

E se questa “cataratta complicata” non andasse a buon fine?

Lo saprò venerdì 15 aprile.

Intanto è sfumato il pranzo a Bologna, oggi sarei dovuta essere a Milano con Sabrina e Tery….pazienza ci saranno altre occasioni.

Mi è doveroso ringraziare le persone che mi hanno telefonato, scritto mail, che mi hanno mandato sms di in bocca al lupo, che mi hanno “tenuto la mano”, ringrazio perchè mai e poi mai avrei immaginato questa cosa e mi tengo queste manifestazioni di affetto buone per quel giorno…..grazie ancora.

E adesso vi offro una fetta di crostata.

Come ho già scritto io non faccio mai, o quasi, la pasta frolla, non preparo mai le crostate.

Questo fin quando “ello” mi ha detto:

perchè non mi fai mai la crostata? Hai quelle mele e tutta quella marmellata :-(

Allora ho iniziato ad arrovellarmi: che frolla faccio? Dopo aver escluso varie possibilità mi sono affidata alla ricetta di Ernst Knam, ricordate quello di questa ricetta? Si proprio lui.

La prima volta, probabilmente per il mio voler “far di testa mia” non ho eseguito correttamente le fasi della lavorazione e mi è uscita una frolla poco lavorabile, difficile da stendere e poco “omogenea”.

Risultato? Una crostata buona ma, secondo il mio gusto, la pasta era troppo spessa e di conseguenza non ne era avanzata per la decorazione.

Prima di andare all’ospedale ho voluto rifarla per lasciare a ello qualcosina di dolce da sbocconcellare, questa volta ho seguito le fasi in maniera precisa e la pasta è risultata decisamente più maneggiabile, l’ho stesa con facilità e sono riuscita a fare anche le decorazioni (me n’è avanzato anche un pezzettino che ho congelato).

Diciamo che tra la prima e questa c’è la via di mezzo quindi: base leggermente più spessa..ma sarà per la prossima.

Per farcirla ho utilizzato delle mele e della confettura di susine di mia produzione.

Ingredienti per la frolla (ricetta a pag. 15 “L’arte del dolce” di Ernst Knam):

  • 150 g. di burro,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 1 uovo (o 2 piccole),
  • vaniglia in polvere (bourbon),
  • 6 g. di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 300 g. di farina 00,
  • un pizzico di sale.

Ingredienti per la farcia:

  • mele a piacere (io ne ho adoperate 4),
  • una noce di burro (di soia),
  • 1 cucchiaino di zucchero (fruttosio),
  • semi di papavero,
  • succo e buccia grattugiata di 1 limone bio (quelli di Max),
  • confettura di prugne (o altra a piacere).

Come fare la frolla:

lavorare bene a mano, aiutandosi con una spatola, il burro e lo zucchero, aggiungere l’uovo e lavorare bene.

Io ho preferito setacciare la farina assieme al lievito, il sale e la vaniglia (Ernst Knam sale e vaniglia li aggiunge al composto di burro) ed ho lavorato bene fino ad ottenere una bella pasta omogenea.

Formare una palla e riporla in frigorifero per almeno 4 ore (io l’ho lasciata tutta la notte).

Togliere la pasta dal frigorifero e farla ammorbidire un pò, stenderla col mattarello e ricoprire con la frolla la teglia precedentemente imburrata, spargere sul fondo dei fagioli (o quei “sassolini” appositi), e cuocere a 180°C. per 15 minuti.

Nel frattempo preparare gli ingredienti per la farcia.

Come preparare le mele per la farcia:

dopo aver pelato e tolto il torsolo alle mele tagliarle a spicchi sottili e metterle con il burro, lo zucchero, il succo e buccia di limone ed i semi di papavero in una padella e farle insaporire ed asciugare a fuoco moderato.

Se la vostra confettura dovesse essere troppo solida, ammorbiditela sul fuoco aggiungendo 1 cucchiaio d’acqua.

Comporre la crostata:

dopo aver tolto i fagioli dalla frolla intiepidita, fare uno strato di confettura, disporre poi le mele (potete anche farlo alla rinfusa) e ricoprire con un altro strato di confettura, decorare a piacere con la pasta avanzata,  spolverare con semi di papavero ed infornare, sempre a 180°C. per altri 15 minuti.

Bene, ora vi rinnovo i ringraziamenti e vi auguro una splendida giornata, la vostra “Liberona” :-)

Il ciliegio della foto è un omaggio di Tiziana, grazie Tiziana :-)


Il “Bel Danubio Blu”…ora o mai…

Sì..ora o mai più perchè il Danubio era inserito in quella lista di ricette da “guardare e non toccare”, era in buona compagnia con l’Angelica ed il Kranz dal quale mi tengo alla larga per l’irreperibilità del malto secco (la ricetta che farei lo richiede).

Essendo io una strana “bestiolina” non amo replicare le ricette già abbondantemente “rodate” per cui quando dalla piccola (io la chiamo così) Tery ho letto che aveva fatto il Danubio mi si è aperto il cuore…

Tery, una blogger talentuosa, bella fuori e dentro che, pur possedendo tutti i requisiti per potersela “tirare”,  non se la tira affatto…e non è poco in questo strano mondo ;-)

Dopo questa premessa “promozionale” passo alla ricetta che è esattamente quella che trovate nel blog di Tery.

Ho scelto di farla con la MDP per questioni di tempo, ma ho seguito alla lettera le indicazioni attenendomi alle esigenze della MDP di inserire prima i liquidi.

La regola è ferrea, l’impasto dev’essere quello, la fantasia si può sbizzarrire nella forma, nei colori, nei ripieni.

La mia idea originale era quella di creare un’”onda” con più curve di quella che poi ho fatto (sapete quante volte quelle palline hanno cambiato posto?) ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il…Danubio” :-D

Ho giocato un pò sui ripieni con i quali sono stata un pò avara ma non avendo esperienza temevo che potessero fuoriuscire.

Ingredienti per 31 e 1/2 palline da 30 g. esatti (il numero che ho ricavato io dall’impasto):

  • 500 g. di farina (300 g. manitoba, 200 g. farina 00),
  • 150 g. di latte (anche 160, 170, regolatevi in base all’assorbimento della farina),
  • 3 tuorli ed 1 uovo intero,
  • 1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr),
  • 10 g. di lievito di birra,
  • 40 g. di zucchero,
  • 1 cucchiaino di miele,
  • 80 g. di strutto,
  • 20 g. di burro.

Come fare con la MDP (Macchina Del Pane):

sciogliere il lievito nel latte tiepido assieme al cucchiaino di miele e versare il composto nella MDP (programma impasto),

aggiungere le uova meno 1 tuorlo (ho rotto i tuorli affinchè non lasciassero “puntini gialli), lo zucchero, le farine mescolate e setacciate.

Quando i liquidi saranno assorbiti ed amalgamati aggiungere il tuorlo rimasto con il sale ed  amalgamare completamente l’impasto.

Unire lo strutto ed il burro in 3 tempi facendo assorbire ogni volta completamente i grassi.

Io ho delegato tutto alla MDP ed ho toccato l’impasto, peraltro elastico e soffice come pochi (mi ha ricordato il panettone e la colomba), soltanto per fare la prova “trasparenza” indispensabile per verificare la sua perfetta “incordatura”.

Formare una palla e mettere a lievitare fino al raddoppio (ho coperto a “campana” con una grande ciotola).

Trascorso il tempo necessario (circa 2 ore), sgonfiare l’impasto (basta schiacciarlo con la mano e lui farà “flop”o anche “puff” :-D ) e formare un salsicciotto.

Da questo ricavare tanti pezzetti da circa 30 grammi l’uno (31 e 1/2 i miei, il mezzo per l’assaggio) e schiacciarli con le mani per ottenere dei dischi  ponendo al centro il ripieno, nel mio caso:

zucca, gorgonzola, nociricotta, capperi, filetto d’acciugapeperoni arrostiti, patate, tonno al naturale, origano – prosciutto cotto, crescenzatonno al naturale, pomodori secchi, origano.

Chiudere i dischi sigillandoli sul fondo in modo da formare un paninetto.

Nel sigillare, cercare di stendere la superficie della pasta in modo da non formare grinze e avere un effetto liscio.

Per avere un “effetto onda” (il mio improbabile :-D ) appoggiare le palline su una grande teglia di alluminio e modellare l’alluminio ricavato da un’altra teglia formando degli “argini”.

Far lievitare fino al raddoppio in forno tiepido.

Spennellare con il latte e cospargere con semi di papavero e sesamo.

Infornare  a 220°C. per 10-15 minuti (mi sono scivolati un pò di semini in più non è bruciato ;-) )

È deciso: data la non particolare difficoltà d’esecuzione, il Danubio è stato da me nominato: “Pane dell’anno”.

E questo è l’interno, qui con tonno e pomodori secchi…

Vista anche la sua versatilità mi divertirò nelle forme e nei ripieni, ieri sera ho visto quello di Stella: il Danubio tricolore….direi “geniale”.

Alla prossima.

Lo so che il Danubio ha origini Partenopee ma quando penso al Danubio penso a questo:


Un’ insolito Menù…

Ancora prima di ricevere il pacco da Loison con i panettoni il mio cervellino si era messo in moto ed anche se io facevo e pensavo ad altro lui “elaborava”, così quando ho avuto davanti agli occhi tutto quel bendiddio sapevo già cosa fare.

Per il dolce la fantasia può galoppare senza problemi, se andate nel loro blog trovate anche la crema di panettone in tubetto :-)

Per il salato il discorso si fa più arduo e quindi più intrigante ;-)

I cavolini di Bruxelles,  perfetti!! Hanno sempre un retrogusto amaro e li ho immaginati sposati felicemente col  panettone.

L’idea era partita da un piatto che faccio spesso: cavolini saltati in padella con le acciughe ed il pane grattugiato, perchè non usare le “briciole” di panettone? (idea senza foto :-) )

Allora, per essere sicura del risultato “gustativo” faccio quello che devo fare, non assaggio  ma sarà “ello” il mio “tester” (fa figo..si può dire? ;-) ) (se mi leggete sapete già la difficoltà a far ingurgitare papocchi sconosciuti alle sue prosaiche papille).

E provare a fare una lasagna? Ed anche una tagliatella? Si, però da dove parto? Dalla farina di panettone……what else? :-D

Ingredienti per la pasta:

  • 100 g di farina di panettone  Loison ai marron glassè (ho scelto questo per la non presenza di canditi) ottenuta facendo asciugare in forno (ventilato) 3 fette sottili a 80°C., controllare di tanto in tanto, deve asciugare perfettamente ma non deve tostare.
  • 30 g. di farina 0,
  • 20 g. di farina di semola,
  • 1 uovo intero,
  • 1 albume,
  • qualche goccia d’olio evo (extravergine di oliva :-) )
  • 1 puntina di aceto bianco (segreto di Tiziana per “legare” la pasta).

Come fare la pasta:

macinare nel robot il panettone e ridurlo a farina, aggiungere le altre 2 farine ed amalgamare, unire poco alla volta il resto degli ingredienti e continuare (sempre nel robot) a miscelare, dapprima si formeranno delle grosse briciole ma poi la pasta si compatterà, azionare le lame ancora per qualche secondo poi formare una palla e coprirla a campana (vedi Simili).

Ingredienti per il ripieno della lasagna :

  • cavolini di Bruxelles (non do le dosi vi regolate a piacere),
  • ricotta di kefir (o altra ricotta),
  • panna di soia (o panna) q.b. a rendere cremoso l’impasto),
  • filetti di acciuga,
  • burro di soia (o altro),
  • briciole di panettone .

Come fare:

cuocere i cavolini come al solito in acqua bollente salata (non gettatela) ed immergerli in acqua fredda per conservarne il colore.

Tagliarne qualcuno a metà per la decorazione e  gli altri frullarli col minipimer assieme alla ricotta, l’acciuga spezzettata, se fosse troppo denso diluire con il liquido scelto.

Cuocere le lasagne nell’acqua dei cavolini e scolare.

Comporre la cocottina (la mia 8×8 cm.):

ungere la cocottina con il burro e cospargerla con le briciole di panettone, mettere sul fondo un quadrato di pasta, coprirlo con la crema di cavolini, e continuare fino ad esaurimento (io 4 quadrati di pasta).

Completare  spalmando poca crema, appoggiare i mezzi cavolini, nel centro mettere un filetto d’acciuga intero, spolverare con le briciole di panettone e qualche fiocchetto di burro.

Infornare a 200°C. per 15 minuti c.ca, fino a formare la crosticina.

Arriviamo alle tagliatelle per le quali mi sono ispirata  all’usanza della mia terra che propone spesso l’abbinamento semi di papavero-ricotta affumicata ed anche ai famosi “gnochi de susini” che vengono  proposti come primo piatto.

Io le ho “pensate” come dessert, certo la quantità del piatto è più adatta ad un primo ma voi sapete che qui sono “2 porzioni” ;-)

Per farle ho adoperato la stessa pasta, l’ho stesa ed ho fatto le tagliatelle (con la nonna papera), le ho cotte come al solito e condite con il burro chiarificato ed i semi di papavero leggermente tostati, una spolveratina di ricotta affumicata et voilà!!!


Murrine di verza con cuore di tofu, c’è anche sul libro WOW :-)

Considero già di per sè la verza un’opera d’arte, se potessi ne terrei una come centro  tavola tutto l’anno, mi piace il suo colore, il sapore, la sua versatilità, è un ortaggio molto in uso dalle mie parti ed ho colto al volo l’occasione di partecipare inventandomi qualcosa di goloso, colorato e leggero (mi sa che ho il periodo “colorato” ;-) ), m’intriga molto vedere quante idee, quanti diversi modi d’interpretare un ingrediente, e poi l’appuntamento mensile, quando  ci sentiamo un pò “fiacche” e senza stimoli..ecco che  ci “dobbiamo” tirar su le maniche, indossare il grembiulino e metterci al lavoro.

L’idea delle murrine mi è nata così, per caso, avevo le patate viola, la zucca, una confezione di barbabietole ed avendo (finalmente!!) trovato del tofu che non “suona” sotto i denti ho pensato di farci il cuore (si possono anche usare altri formaggi).

Una ricetta che si “presta” al riciclo,  con gli “avanzi” di purè, di ragù ecc. ci si può veramente sbizzarrire.

La prima volta sembra complicato ma presa “pratica” si naviga a gonfie vele.

Ingredienti:

  • foglie di verza sbollentate per 2 minuti in acqua bollente salata ed immerse in acqua e ghiaccio,
  • tofu arrotolato nei semi di papavero tostati,
  • purè di patate viola salato con sale affumicato,
  • polpa di zucca salata, profumata con lo zenzero ed asciugata in padella,
  • polpa di barbabietola salata ed asciugata in padella con uno spicchio d’aglio vestito (tolto alla fine),
  • olio di olive taggiasche per il passaggio in forno.

Per la salsa:

  • gli “avanzi” delle foglie di verza sbollentate,
  • semi di zucca tostati e tritati,
  • sale affumicato,
  • olio di olive taggiasche,
  • 1 spicchio d’aglio schiacciato col quale profumeremo soltanto le pareti del bicchiere del mixer, senza “attentare” all’alito :-D

Costruiamo le murrine:

dopo aver preparato i vari ripieni,  stendiamo la prima foglia di verza ed appoggiamo sopra il tofu arrotolato nei semi di papavero (possono cambiare i semi, fate voi).

Il secondo passaggio l’ho fatto col purè di patate viola per compattare e dare forma al cuore della murrina.

Stendo la purea di zucca su un foglio di pellicola (per arrotolare meglio), appoggio sopra il rotolo ottenuto in precedenza e chiudo con la verza.

Stesso procedimento con la purea di barbabietola, dopo aver completato con la foglia di verza, avvolgere nella pelicola e mettere in congelatore per c.ca 20 minuti, tagliare il rotolo  a fettine.

Disporle su una pirofila leggermente unta ed infornare a 200° C: per 20 minuti, io non l’ho fatto per non coprire i colori ma si può grattugiare sopra del tofu o parmigiano o ricotta affumicata che con la verza e tutti gli altri ingredienti ci sta benissimo.

Prepariamo la salsa:

mettere nel bicchiere che avremo “profumato” con l’aglio gli avanzi di verza, i semi di zucca, il sale affumicato e l’olio di olive taggiasche, frullare e versare a specchio sul piatto di portata appoggiando le murrine e creando dei raggi con uno stecchino.

Con queste murrine mi gemello con le cupole di verza di Max:


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