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Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

Perla limoni-001

Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

Linus-biblioteca_bordo

Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

mini plum cake al limone-001

P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Sfogliatelle e Strudel all’Avocado.

Sfogliatelle all'avocado piatto 3-001

Premetto che questa ricetta non è nata dalla mia fantasia ma appartiene al libro 1000 ricette con la frutta di Emilia Valli, un libro che ho già citato qui e dal quale ho attinto con soddisfazione per altre preparazioni.

É un libro “moderno”, contempla ricette con la frutta che spaziano dall’antipasto al dolce, costa meno di 5 €uro, non ha fotografie ma è affidabile, cosa che di questi tempi non è poco.

L’avocado è un frutto che non appartiene alla nostra tradizione e cultura ma, dal momento che è sempre presente nei nostri negozi, credo sia giusto impedire che, invenduto, venga buttato nella spazzatura, è un frutto interessantissimo, versatile, un amico in cucina, una piacevole sorpresa.

Può sostituire il burro nelle preparazioni, io stessa l’ho adoperato al posto del burro per una pasta brisè.

Ecco alcune informazioni che avevo già scritto:

 Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quantità una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei(gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento.

Sfogliatelle all'avocado piatto pp

Ingredienti:

  • 1 confezione di pasta sfoglia (light),
  • 80 g. di pancetta stufata tritata,
  • la polpa di 2 avocado piccoli o 1 grande,
  • 2 cucchiaini di senape (io al dragoncello),
  • 1 cucchiaio di noci tritate,
  • sale,
  • peperoncino in polvere q.b. (decorazione),
  • semi di papavero (decorazione),
  • semi di sesamo (decorazione),
  • semi di zucca tritati (decorazione),
  • paprica dolce (decorazione)
  • latte per pennellare (o uovo).

collage

Come fare:

tagliare a metà gli avocado, ruotare e dividerli, eliminare il nocciolo (se si vuole la piantina procedere così) e, aiutandosi con un cucchiaio, togliere la polpa.

Raccoglierla in una ciotola ed amalgamarla alla pancetta tritata, la senape e le noci, aggiustare di sale, pepare (peperoncino), amalgamare fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Stendere la sfoglia e, con 2 coppapasta rotondi di dimensioni una più grande e una più piccola, ritagliare 2 cerchi, porre al centro un cucchiaino di composto e richiudere con il cerchio più grande in maniera che non fuoriesca il ripieno.

Disporre le sfogliatelle su una teglia rivestita di carta forno, spennellare con il latte o l’uovo, se lo preferite, spargere i semini ed infornare a 200°C. per 15 minuti o fino a doratura.

Come fare lo strudel:

reimpastare i ritagli di sfoglia, stenderla, spalmare con il composto di avocado rimasto, arrotolare a mò di spirale e richiudere a cerchio, spennellare come sopra e spargere i semini (io di zucca).

Infornare come sopra, 200°C. per 15/20 minuti.

strudel avocado interno-001

Le giornate si sono accorciate e questo strudel ho potuto tagliarlo soltanto all’ora di cena, la foto ne ha pagato le conseguenze ;-)

Questa ricetta apre la porta ad un’infinità di varianti, la pancetta stufata si può sostituire a piacere; l’avocado ha un sapore neutro che ben si presta a qualsiasi abbinamento, sia dolce che salato


Mohn -Quarkschnitte: torta con semi di papavero e Quark (fatto in casa).

Mohn-Quarkschnitte

Il giorno in cui siamo andati in battello a Villaco (non ha nulla a che vedere con quello di Most na Soči) ho comperato questo libro, era in offerta a 4 €uro, è scritto in tedesco ma le ricette posso interpretarle senza problemi.

Tra me e questa ricetta è stato amore a prima vista, sono amante dei semi di papavero, da pochi giorni avevo visto da Rosetta questa ricetta , avevo il latte crudo di malga che mi è stato regalato fresco ed ho fatto il Quark, con un litro e mezzo di latte crudo ho ottenuto 250 grammi di Quark, ho aggiunto 250 grammi di quark acquistato in malga.

Ho adoperato anche il burro della stessa malga (ovviamente con l’nconfondibile tocco Austriaco, lo stampo a fiori), il regalo di una splendida Signora che mi ha preparato anche il set fotografico per fermare l’immagine nel caso che durante il viaggio di ritorno si sciogliesse, perdendo il disegno.

Burro malga Bad Bleiberg

Mi soffermo un attimo sull’argomento latte: certo che da noi non sarebbe permesso vendere il burro avvolgendolo soltanto nella stagnola, i nostri malgari dovrebbero comperare la carta adatta, la macchina per le confezioni e per stampare l’etichetta con ingredienti, scadenza ecc.

Si sa, noi Italiani siamo “precisi”, tanto precisi da avere anche le quote latte rendendo così la vita impossibile a chi ancora lavora con i pascoli, costringendoli ad abbandonare la montagna con le conseguenze inevitabili per la stessa che, abbandonata, muore.

In Austria puoi vivere del tuo latte perchè non esistono le quote latte; hai una mucca, 2 mucche, 100 mucche? Bene, tu mungi, metti il latte che non consumi nell’apposito  contenitore, lo porti sul marciapiede, e verrà aspirato dall’autopompa che lo porterà nel caseificio.

Contenitore latte Austria

Ecco fatto (foto del7/01/2011)

Se tutta questa burocrazia e regole italianissime avessero ragione di esistere l’Italia sarebbe il paese più felice, organizzato e perfetto del Mondo, saremmo invidiati ed imitati, invece siamo solo derisi, sarebbe utile, invece, prendere noi esempio dai Paesi che funzionano e perdere meno tempo in sciocchezze…

Spesso mi dite che sono polemica, se per voi essere polemici significa: osservare, confrontare ed esprimere il proprio disappunto, si, sono polemica e continuerò ad esserlo perchè io, in Italia ci vivo e vorrei che l’Italia fosse valorizzata e rispettata e fatta rispettare, iniziando proprio da noi Italiani.

Ricetta libro Quark-schnitte

 

Ingredienti per la base ai semi di papavero:

  • 4 tuorli,
  • 120 di zucchero greggio di canna,
  • 120 ml di acqua,
  • 120 ml di olio di colza (olio di mais),
  • 4 albumi,
  • 80 g di semi di papavero macinati,
  • 200 g di farina di farro integrale,
  • 10 g di carbonato di ammonio (Lo trovate in farmacia, io ho adoperato il Cremortartaro).

Quark fatto in casa

Composto di Quark (o ricotta per chi non lo reperisse ma si può fare in casa come indicato nel link):

  • 100 g di burro (di malga),
  • 80 g di zucchero di canna,
  • 500 g di quark,
  • 4 tuorli,
  • 20 g di fecola di patate,
  • 1/2 cucchiaino da caffè di vaniglia Bourbon (una mia scelta, la ricetta contempla zucchero vanigliato),
  • rum (omesso),
  • 4 albumi.

Composto semi di papavero

Composto base ai semi di papavero

Come preparare la base ai semi di papavero (ho seguito il mio sistema, la traduzione di google non mi convinceva):

battere i tuorli con lo zucchero, l’acqua e l’olio fino ad ottenere un compost chiaro e spumoso.

Unire, poco alla volta, la farina mescolata al lievito e i semi di papavero, aggiungere, alla fine, delicatamente, gli albumi montati a neve.

Composto quark

Come preparare il composto di Quark:

montare burro, zucchero e tuorli fino ad ottenere un composto spumoso, unire il quark, la fecola di patate e la vaniglia.

Aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve.

Completiamo il dolce:

preriscaldare il forno a 200°C.

Foderare una teglia con carta forno, stendere il composto ai semi di papavero e mettere sopra, possibilmente creando una griglia, il composto di Quark.

Questa operazione risulterà perfetta adoperando una sac a poche ed una teglia più grande della mia (30 cm. Ø) meglio se quadrata o rettangolare.

Nel mio caso il composto di quark ha coperto quasi completamente la base, vanificando l’effetto ondeggiante che si vede nella foto del libro.

Infornare e cuocere per circa 50 minuti.

Collage Mohn schnitte-001

Sfornare e far raffreddare, noterete che il composto si “ondula” un pò, quindi, eseguendo alla perfezione la griglia, il dolce sarà bellissimo.

Io l’ho spolverizato con zucchero a velo per ovviare all’aspetto troppo scuro ed uniforme ma è solo una mia scelta.

Note: oltrechè la forma della teglia, la prossima volta ridurrò la cottura di qualche minuto e coprirò la torta con carta forno fino agli ultimi 10 minuti, infatti, la torta della foto è molto più chiara.

Nulla da dire sul sapore e sulla versabilità di questa preparazione; gli amanti dei semi di papavero potranno sbizzarrirsi con le possibili varianti, provate, se vi va.

Insegna Mulino e museo

Vi lascio con questo video, basta cliccare la foto, parla del mulino Wiegele, buona visione e buona domenica.


Pan di pesche.

pane di Giulio con le pesche

Ho fatto macerare le pesche nettarine con lo zucchero di canna e foglioline di erba Luigia per una notte ed ho adoperato il succo ottenuto come liquido per impastare il pane cosicchè questo pane è pura pesca a 360°.

Ingredienti pan di pesca

Ingredienti Pan di Pesche.

Ingredienti Ricetta originale di Giulio (senza pesche), tra parentesi le mie varianti:

  • 200 gr di  farina,
  • 192 gr di acqua tiepida (g. 116 di succo ottenuto dalla macerazione delle pesche + 76 g. di acqua calda per intiepidire il tutto),
  • 4 gr di miele (omesso),
  • 5 gr di sale (3 g.),
  • 4 gr di lievito secco.

Pesche ed erba Luigia.

Ingredienti per il ripieno:

  • 250 g. di cubetti di pesche nettarine,
  • 50 g. di zucchero di canna,
  • foglioline di Erba Luigia.

Per rifinire:

  • latte,
  • semi di papavero.

collage

Come fare:

mescolare il lievito e il sale con la farina.

Stemperare nell’acqua il miele e aggiungere al mix di farina il succo delle pesche.

Mescolare con una leccapiatti “la pastella” con movimenti regolari dal basso verso l’alto.

Far riposare per 20 minuti, e ripetere l’operazione per 3 volte ( d’estate) 4 per l’inverno (io l’ho fatto per 4 volte).

Trascorso il tempo si può infornare direttamente in una placca con carta forno a 230°C per 14 minuti, oppure versare la pastella in una spianatoia piena di farina e piegare come un fagottino per tutti e 4 i lati , lasciare riposare ancora per 20 minuti e infornare.

Io ho messo l’impasto sulla spianatoia infarinata, l’ho allargata ed ho messo sopra le pesche ben scolate, ho piegato a fagottino, ho rispianato ed ho ripiegato per far sì che le pesche si distribuissero meglio nell’impasto.

Ho fatto lievitare ancora 20 minuti, ho spennellato con il latte, ho cosparso la superficie con semi di papavero ed ho infornato per 25 minuti, ho tolto la pagnottella dalla teglia e l’ho messa su una griglia a raffreddare.

(La pagnottella che vedete nel collage accanto a questa è il pane senza pesche, buonissimo, ello ne ha mangiate 3 fette con i cipollotti, come diciamo noi a Trieste: “Magnar pan e zivola”).

pan di pesca interno1

Per oggi è tutto.


Plum cake all’arancia, ricotta e semi di papavero, sparizioni e prove contrarie.

Plumcake arancia ricotta3-002

Da dove comincio? Comincio dai piccoli misteri di WP: stamane mi sono accorta che era sparito il post su Lucio Dalla, quello del 4 marzo, cerca che ti cerca, era nelle bozze… chi l’ha messo lì? Voi? Perla, Ello? Io? No, non si sa.

Spariscono anche foto, me ne accorgo perchè in bacheca vedo i link che vengono visti, clicco anch’io e spesso le foto non ci sono più, quindi devo risalire al post ed inserirle nuovamente, beh, non è un grande sforzo però è un piccolo fastidio, significa che c’è qualche buon’anima che viene a fare un giretto da queste parti, diciamo che qualcuno ha le chiavi di casa.

Sparizione numero 2, la sera:

fammi una cortesia, non mangiarmi le mandorle che domattina preparo il dolce all’arancia.

 Va bene…

La mattina dopo:

preparo gli ingredienti per fare il dolce, prendo le mandorle, il sacchetto è dimezzato, il sacchetto che la sera prima era sigillato… ora come faccio? Le mandorle sostituiscono la farina, stravolgo la ricetta prendendo spunto da una vista nel web, approfitto anche delle splendide arance spedite da Max, mi metto all’opera, ello, per punizione, ha il compito di scrivere gli ingredienti.

Tutto procede per il meglio, rompo le uova, divido i tuorli dagli albumi: 1, 2, 3, 4..quattro? Al quarto albume mi accorgo che è scappato un pò di tuorlo, come faccio? Ho sempre saputo che l’albume non si monta più se c’è qualche particella di grasso.

Non si butta di certo, non ho però nemmeno voglia di fare frittate fuori programma, io provo ugualmente, aggiungo qualche goccia di limone, un pizzichino di sale e procedo… perfetto, albumi montati e dolce salvo.

Spesso ci blocchiamo di fronte a tanti luoghi comuni, a tante cose che abbiamo sentito dire,  ascoltato, letto ed  assimilato nel tempo e dato per scontato, no, bisogna sempre rischiare, non c’è da perdere ma solo di guadagnare, anche se si tratta soltanto di un dolce.

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Ingredienti:

  • 300 g. di ricotta (io di kefir per smaltire le scorte ma voi potete adoperare quella che vi piace),
  • 130 g. di fruttosio,
  • 180 g. di mandorle macinate finemente, 50 g. di semi di papavero macinati,
  • 4 uova,
  • succo di un’arancia grande biologica (io di Max),
  • la scorza grattugiata di 2 arance bio (come sopra), succo di limone (per albumi a neve),
  • pizzico di sale (come sopra).

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Come fare:

 preriscaldare il forno a 180° C.

Frullare la ricotta con il fruttosio, unire la farina ottenuta dalle mandorle, i semi di papavero, la scorza d’arancia, amalgamare, unire, uno alla volta, i tuorli e alla fine il succo d’arancia.

Aggiungere gli albumi montati a neve, delicatamente dal basso verso l’alto;  ungere uno stampo da plum cake e versare il composto, cuocere per 50 minuti (io mi sono distratta ed è rimasto nel forno ancora 10 minuti, buono ugualmente ma non distraetevi

Bene, qui continua a piovere, il cielo è grigio, mi consolo pensando che quest’acqua fa bene alle colture, ai nuovi germogli e alle riserve idriche…

Vi auguro una bella domenica, vi lascio questa vignetta che ho trovato stamane, mi è piaciuta e mi ha fatto pensare, come tutte le strisce di Linus che hanno accompagnato la mia adolescenza.

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Prekmurska Gibanica STG (Specialità Tradizionale Garantita), cucina senza frontiere, prima prova.

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Sarebbe buona regola documentasi prima di approciarsi ad una ricetta che appartiene ad un altro Paese e che ha una sua storia, ma era troppa la voglia di preparare la Gibanica, erano anni che attendevo la ricetta giusta, quella che mi avrebbe riportato alla memoria, mia e del mio palato, il gusto di quel dolce che era diventato il mio lasciapassare per la Slovenia, eppoi, diciamolo, anche in cucina *vale più la pratica che la grammatica* e qui di pratica ne dovrò fare ancora molta, per buona pace dei palati mio e di ello…

Non mancavo mai di fermarmi, appena dopo il confine, nella Gostilna, e prenderne un pezzo, ricordo enormi teglie, sia di strudel che di gibanica, un anno me ne feci preparare una di strudel per il mio compleanno.

Gli Sloveni sono imbattibili, sia per i dolci che per le minestre, amo la loro cucina, amo meno quando vogliono “italianizzarsi” per accontentare il turista…

Assieme alle Fritole Istriane, la gibanica (pronuncia Ghibanizza) è stata la prima parola che ho digitato su Google nel 2008, per le fritole mi ritenni pienamente soddisfatta da subito, per la gibanica ho dovuto attendere.

gibanica teglia-001

Faccio copia-incolla dal sito, tra parentesi le mie varianti.

Ingredienti per una teglia rettangolare da 45 x 35: Impasto per il fondo dello stampo:

  • 300 g di farina,
  • 1,5 dl di latte,
  • 1 tuorlo,
  • 2-3 cucchiai di burro fuso,
  • un pizzico di sale.

Impasto per la pasta degli strati intermedi e finale:

  • 500 g di farina (350 00, 150 integrale, avevo finito la farina),
  • 1 uovo,
  • acqua tiepida,
  • 2/3 cucchiai di burro fuso,
  • il succo di un limone,
  • un pizzico di sale.

Primo ripieno (questo preparato ai semi di papavero è perfetto per preparare altri dolci tipo lo strudel ai semi di papavero):

  • 150 g di semi di papavero tritati,
  • 50 g di zucchero o 80 di miele (ho messo miele di acacia),
  • una bustina di zucchero vanillinato (omesso, ho aggiunto una puntina di vaniglia bourbon in polvere),
  • 1dl di latte,
  • 3 cucchiai di burro fuso.

Secondo strato:

  • 500 g di ricotta fresca (ho adoperato la Skuta che è una ricotta più acida e più consistente della nostra, per chi non trovasse una ricotta simile consiglio un tipo asciutto con l’aggiunta di panna acida),
  • 1dl di panna liquida (se adoperate la ricotta sostituitela con la panna acida),
  • 100 g di zucchero,
  • 2 tuorli,
  • una manciata di uvetta.

Terzo strato:

  • 250 g di noci tritate fini,
  • 50 g di zucchero o 80 di miele (ho adoperato miele di acacia),
  • una bustina di zucchero vanillinato (omesso, ho aggiunto una puntina di vaniglia bourbon in polvere),
  • un cucchiaino di cannella,
  • un dl di latte.

Quarto strato:

  • 500 g di mele (renette),
  • 30 g di zucchero,
  • la scorza grattuggiata di un limone,
  • un cucchiaino di cannella,
  • mezza tazza di burro fuso per ungere le sfoglie.

Preparazione:impastate tutti gli ingredienti del primo impasto, lasciarlo riposare per un’ora, dopodichè tirarlo bene col mattarello e foderate il fondo di uno stampo imburrato con questa base.

Amalgamate bene gli ingredienti del secondo impasto e farne un panetto di consistenza abbastanza soda, dividerlo in 5 parti e lasciar riposare un’ora, nel frattempo preparare i ripieni.

collage ripieni gibanica-001

(il ripieno e lo strato di mele non l’ho fotografato)

Primo strato:

versate sui semi di papavero abbastanza latte bollente da ottenere una massa di consistenza cremosa, lo zucchero e lo zucchero vanillinato, mescolare bene e lasciar riposare, quando si sarà intiepidito, aggiungere i tre cucchiai di burro fuso.

Secondo strato:

mescolare le noci, lo zucchero, la cannella e lo zucchero vanillinato finchè il composto non risulterà abbastanza morbido da poter essere spalmato.

Terzo strato:

pelare e grattuggiare le mele, aggiungere gli altri ingredienti e mescolare bene.

Quarto strato:

con una frusta ammorbidire bene la ricotta, aggiungere i tuorli, la panna, lo zucchero ed infine l’uvetta.

collage strati gibanica-001

A questo punto tirare col mattarello i 5 panetti fino a farli diventare piuttosto sottili e larghi abbastanza per coprire lo stampo.

Sul primo strato (che abbiamo già sistemato sulla base della teglia) spalmare il composto di semi di papavero, coprirlo con una sfoglia e spennellarla di burro fuso.

Versare sopra questo strato il ripieno di ricotta e livellarlo, continuare alternando una sfoglia spennellata di burro, l’impasto di noci, di nuovo una sfoglia, il ripieno di mele e concludere con due sfoglie ben spennellate di burro.

Infornare a 180°C. per un’ora abbondante, tagliare il dolce a quadroni, spolverarlo di zucchero e servire tiepido.

Gibanica libro aperto cannella-001

La sequenza degli ingredienti non rispetta poi la sequenza di esecuzione, questa versione  va perfezionata, sia per le dosi della pasta che sono sproporzionate rispetto alle quantità di ripieno.

La pasta, che oggi è spesso sostituita dalla pasta fillo per velocizzare una preparazione che, se fatta con tutti i crismi, richiede un’intera giornata di lavoro (me l’ha detto una signora conosciuta ieri al corso di cucina (non vedo l’ora di raccontarvelo) è quella originale e da il meglio di se se tirata sottilissima, cosa che io non sono riuscita a fare.

Navigando un pò, alla ricerca di informazioni storiche, ho trovato anche una variante con albicocche secche e lamponi in conserva, no, quella non passerebbe l’”esame” perchè,  la Premurska gibanica STG, per poter essere definita così, deve rispettare queste regole:

*può avere forma tonda o rettangolare.

Il ripieno, che non deve fuoriuscire, deve essere chiaramente separato dagli altri.

Una fetta, dunque, deve mostrare distintamente *otto strati d’identico spessore e deve avere una struttura tenera, soavemente liscia e morbida*.

PrekmurskaGibanica1

Foto dal web (8 strati).

Sempre la signora conosciuta al corso mi ha detto che anche 4 strati vanno bene, io ne ho fatti 4 ma, sempre per le dosi che ho seguito, gli strati non sono regolari e, alla vista risulta asciutta ma, per fortuna non al palato.

Modifiche future:

  1. mantenere le dosi di pasta ma aumentare quelle del ripieno, soprattutto delle mele che servono anche a dare la giusta umidità al dolce;
  2. tirare di più la pasta per renderla il più sottile possibile;
  3. frullare la skuta (quella che adopero io e che è molto granulosa) per renderla più cremosa e, quindi, più facile da spalmare (se notate il mio strato di skuta (ricotta) risulta molto irregolare;
  4. lasciare i ripieni più liquidi in maniera che in cottura non si asciughino troppo;
  5. tentare gli 8 strati, proverò ad adoperare una pirofila in pirex per vedere la preparazione in corso d’opera;

*(fonte testo: Prekmurska Gibanica)-

Riporto il testo dal sito per facilitare la lettura di chi fosse interessato a fare questo straordinario dolce:

La Prekmurska Gibanica STG è un dolce composto da una base di pasta frolla con ripieno a strati di semi di papavero, formaggio bianco, noci e mele, disposti secondo un ordine preciso e separati da pasta filo.

Questo ripieno va poi ripetuto una seconda volta.

L’ultimo strato di pasta filo viene ricoperto da panna acida o dolce con l’aggiunta finale di un tuorlo d’uovo o di un rivestimento di grasso.

Metodo di lavorazione:

La base di pasta frolla deve essere preparata fresca amalgamando gli ingredienti specifici fino ad ottenere una pasta liscia alla quale si darà forma rettangolare o tonda che non superi i 5 mm di altezza.

La pasta filo, scarsa di grassi, una volta pronta, va suddivisa in 10 o 11 parti, che andranno poi utilizzati per separare i vari ripieni.

Il nappage di uova e panna acida o dolce utilizzato sarà maggiore per i ripieni di semi di papavero e di noci, inferiore per il ripieno di ricotta e minore o nullo per il ripieno di mele.

Vanno utilizzate quantità uguali se il nappage da versare su ciascuno strato è a base di grasso vegetale o burro.

Terminati i suddetti processi di elaborazione, la Prekmurska Gibanica STG, fresca o congelata e precedentemente bucherellata da cima a fondo, viene infornata inizialmente a 200°C per un’ora ed in seguito, per un’altra ora, ad una temperatura che oscilla tra i 170 e i 180°C.

Se precedentemente si è rivestita solo di nappage di grasso deve essere spruzzata con panna acida.

Una volta cotta, può essere lasciata raffreddare a temperatura ambiente per qualche ora e solo dopo potrà essere tagliata a fette che verranno spolverizzate con zucchero a velo.

Aspetto e Sapore

La Prekmurska Gibanica STG può avere forma tonda o rettangolare. Il ripieno, che non deve fuoriuscire, deve essere chiaramente separato dagli altri.

Una fetta, dunque, deve mostrare distintamente otto strati d’identico spessore e deve avere una struttura tenera, soavemente liscia e morbida.

Il suo aroma riflette il tipico gusto e fragranza dei semi di papavero freschi, della ricotta, delle noci e delle mele lievemente acidule.

La Prekmurska Gibanica STG si presenta perciò molto succulenta, ma non troppo grassa e dolce al punto giusto.

Zona di Produzione

Il territorio della tradizione della Prekmurska Gibanica STG ha origine nella regione del Prekmurje. La fama del prodotto si è via via estesa su tutto il territorio sloveno.

Storia

Tra le numerose fonti scritte che attestano l’origine della Prekmurska Gibanica STG nella regione del Prekmurje, la più antica risale al 1828 ad opera di Jozef Koziè, nella quale troviamo l’elenco dei prodotti più utilizzati cento anni prima proprio nei villaggi di questa regione e, tra questi, la gibanica spiccava come dolce immancabile nei matrimoni.

Ma fu solo in due opere culinarie, una a cura del Prof. Vilko Novak del 1947 e una del 1964 di Andreja Grum ed Ivan Vozelj che se ne descrisse in maniera dettagliata la ricetta.

Troviamo citazioni sulla gibanica anche in Povest o dobrih ljudeh Storia di brava gente del più importante scrittore del Prekmurje e in numerosi scritti degli ultimi quindici anni.

Gastronomia

Come ogni dolce a base d’uova ed ingredienti facilmente degradabili, la Prekmurska Gibanica STG si conserva in frigo.

Si consuma fresca come dessert, già dopo qualche ora dalla cottura.

Il Riesling renano di vendemmia tardiva, un vino bianco fruttato dal sapore secco e gradevolmente fresco, talvolta vivace o frizzante, accompagna bene questo tipo di dolce.

Commercializzazione

Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Prekmurska Gibanica STG, accompagnato dalla menzione Proizvedeno na tradicionalen slovenski nacin (prodotto in base al metodo tradizionale sloveno) tradotta nella lingua del paese nel quale il prodotto viene preparato e commercializzato.

È commercializzato intero o a fette triangolari o rettangolari di spessore compreso tra i 5 e i 7 cm e con peso non superiore ai 250 gr.

Per quanto riguarda la produzione industriale, lo spessore rimane invariato ma il peso non deve superare i 200 gr.

Nota distintiva

La Prekmurska Gibanica STG ha un sapore e una consistenza del tutto caratteristiche che le vengono conferite dalla combinazione fra la pasta frolla e la pasta filo, insieme ai quattro ripieni dosati in maniera scrupolosa e disposti in base ad un ordine ben preciso ripetuto due volte.

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L’ho spolverizzata con zucchero a velo e cannella.

La Prekmurska gibanica è stata scelta per rappresentare la Slovenia al Café Europa, iniziativa della presidenza austriaca dell’Unione europea  sulla Giornata dell’Europa 2006.

Nel marzo 2010, la Prekmurska gibanica ha ricevuto dall’ Unione europea la denominazione STG (Specialità Tradizionali Garantite).

(Fonte Wikipedia).


Coupelle ai semi di papavero con Mousse di Salmone e il Silenzio del Capodanno.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmone1n-001

Una Baita in montagna con la neve che fa capolino dalla finestra, un camino acceso,  2 persone e una meravigliosa gattina bianca che si distingue nella neve per il colore dei suoi occhi (Perla).

Potrei scrivere giorni e giorni sul capodanno, cambierebbero gli scenari ma non i protagonisti, gli occhi di Perla si distinguerebbero anche sulla candida sabbia di una spiaggia, penso a Saleccia dove ho avuto la fortuna di andare in barca a vela anni fa e non sarei mai più venuta via:

Saleccia

Foto dal web.

Oppure mi viene in mente la spiaggia dell’Alberese nel parco dell’Uccellina in Toscana, scenario di una bella storia d’amore:

spiaggia_alberese

Foto dal web.

Amo svegliarmi all’alba e coricarmi presto, la mia indole primitiva e selvaggia mi porta a seguire i ritmi del sole, è la luce la mia linfa vitale, della notte amo il silenzio e, purtroppo, per molti  il capodanno è confusione, chiasso, sguaiatezza, bere inconsapevole, spaventare gli animali con quegli inutili e stolti aggeggi che chiamano botti.

A me piacciono quei bastoncini scintillanti che hanno il suono dell’effervescenza, che non fanno male a nessuno e fanno tanta festa, ecco, per me, a mezzanotte (se ci arrivo) è il massimo: un bastoncino scintillante, un brindisi e la consapevolezza che inizia un nuovo anno, un modo per ricominciare, per cambiare, per migliorare.

Ogni primo dell’anno si inizia una dieta, si smette di fare questo o quello; io, nel 1986 alle 19 del 31 dicembre ho fumato la mia ultima sigaretta, già, perchè io fumavo.

Beh, non “tiravo a petto”, però accendevo la sigaretta e facevo fumo, mi toglieva dall’imbarazzo di dove tenere le mani, mi dava un tono.

Ricordo che lo stesso anno, in settembre, vinsi la prima gara in MTB (bici da montagna), appena arrivata mi sedetti sull’erba (ero a Basovizza dove c’è la Foiba) e ho acceso una sigaretta… che grulla.

Da quel 31 dicembre non ho mai più fumato.

Probabilmente la mia idea di capodanno dipende anche dal fatto che non ho avuto una famiglia e non ho, quindi, memoria di feste, di casa invasa dai parenti o amici; anche ora, che una famiglia ce l’ho, la casa si riempie solo a Natale, siamo in 5, come i confetti di nozze.

Mentre sto scrivendo mi ritornano alla mente i miei capodanni, uno a Perteole che, a quei tempi, era il massimo, i triestini partivano a gruppi in macchina, allora si chiamavano “Compagnie”, per raggiungere la sciccosa discoteca nel paese della bassa friulana, il titolare era un famoso e facoltoso imprenditore della sedia di Manzano, accanto a lui sempre splendide donne che lo superavano di almeno 2 spanne in altezza…

Ricordo un cenone deludente, porzioni scarsissime, fredde e sotto ogni aspettativa vista la fama, in conclusione abbiamo patito la fame.

Poi ne ricordo uno con ello, in Croazia, pensate che sono riuscita persino a fargli ballare un valzer, lì non abbiamo patito la fame ma… A proposito di fame, dopo tante chiacchiere, è arrivata l’ora della ricetta che, come la foto, risale al 2009.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmonenpr-001

L’idea delle coupelle me l’aveva data una conoscente di forum, l’aveva fatta in versione dolce, io l’ho trasformata in salata aggiungendo i semi di papavero che adoro.

Le ho riempite con una mousse al salmone alla quale mi ero ispirata da una ricetta  con l’aringa vista nel web, l’ho rivisitata col salmone affumicato.

Ingredienti per le coupelle:

  • 50 g.  di farina 00,
  • 50 g. di burro chiarificato,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero macinati,
  • 1 albume,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro per la carta forno.

Come fare le coupelle:

preriscaldare il forno a 220°C., sciogliere il burro, sbattere leggermente l’albume e formare una pastella con tutti gli ingredienti.

Foderare una teglia con carta forno, ungerla con il burro e versare un pò del composto, col dorso di un cucchiaio livellarlo formando dei cerchi sottili, il diametro decidetelo voi a seconda della grandezza desiderata (si possono ottenere anche dei finger food).

Cuocere per pochi minuti, controllando che si cuociano ma non induriscano, sfornare le coupelle, appoggiarle sul rovescio di una coppetta a vostra scelta e farle raffreddare.

Ingredienti per la mousse di salmone:

  • 100 g. di salmone affumicato,
  • 1 piccola patata lessa schiacciata,
  • 1/2 robiola (di quelle piccole),
  • 2 cucchiai di ricotta,
  • 1 cucchiaio di panna acida,
  • bacche di pepe rosa (in salamoia),
  • scorza di limone grattugiata,
  • prezzemolo,
  • pomodori datterini per decorare.

Come fare:

io ho messo nel robot da cucina il salmone, la patata lessa e le bacche di pepe rosa e ho azionato ad intermittenza ottenendo una consistenza rustica, poi ho aggiunto i formaggi che ho lavorato a parte con una spatola, non li ho messi nel robot per non rendere la mousse troppo liquida.

Ho tritato qualche fogliolina di prezzemolo e, sempre alla fine ho aggiunto qualche pezzettino di pomodoro datterino per dare colore qua e là.

Ho riposto in frigorifero per qualche ora e ho servito la mousse nelle coupelle, decorare a piacere.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001

Ora vi presento un panettone speciale, come speciale è lo chef che l’ha ideato, studiato,  preparato e perfezionato.

Per la cottura si è rivolto a un amico che ha un rinomato forno e che voleva convincerlo che il panettone era perfetto così, di non rifarlo ma, si sa, gli chef stellati sono cocciuti e perfezionisti..Sennò che chef stellati sarebbero?

É un panettone da capodanno perchè Emanuele Scarello, per seguire i rinfreschi del lievito madre ha fatto le ore piccole nella sua cucina, come diciamo a trieste: el ga fato notolada… Il risultato? Eccolo qui sotto, un panettone al Picolit e albicocche, ce n’è ancora uno ma quello lo tengo tutto per me, quello me lo mangerò tutto da sola (l’ho nascosto dalle grinfie di ello ) sssssttttt) il gusto? Dovete attendere il nuovo anno…

Ne ha prodotti 80, Emanuele e Michela consigliano di tostarlo leggermente in forno per far riaffiorare tutti i profumi.

Gli ingredienti del secondo tipo sono stati inseriti in dispersione, significa che non troveremo tra i denti un candito, un’uvetta o quant’altro, il cui sapore prevvarrà in bocca per tutto il tempo della degustazione, nel panettone Scarello ogni boccone vi racconterà qualcosa degli ingredienti, ne parlerà così bene che ve ne innamorerete e non vorrete più lasciarlo ♥

Fetta panettone Amici-001corn

Buona fine e buon principio, vi abbraccio io e  un fusino dalla mia adorata Perla.

perla Auguri n-001


Un primo piatto “rosa”: il colore della Prevenzione…

Cliccando sulla foto arriverete al sito dove troverete tutte le informazioni necessarie.

Oggi è il 31 ottobre, è l’ultimo giorno, ma soltanto per aderire alla campagna per la prevenzione contro il tumore al seno, la prevenzione continua, giorno dopo giorno.

In fatto di prevenzione io sono un cattivo esempio, non ho mai amato andare dal medico ed ho spesso sottovalutato i segnali che il mio corpo mandava, ma si sa io sono una “testa dura”, infatti ora mi ritrovo con un ginocchio quasi da rottamare e una spalla “rifatta”, lo so, non sono gran cosa ma se a suo tempo mi fossi “fermata” ora potrei ancora saltellare su per i monti e poter fare una completa circonduzione del braccio.

Questo per dire che la prevenzione dev’essere un modus vivendi, una regola da applicare fin da giovani, certo che ginocchia e spalle si possono aggiustare e ti fanno vivere comunque mentre un tumore no, lui è subdolo, non da sintomi, ti avverte che c’è soltanto quando è convinto che non ci si potrà liberare di lui.

E dalla consapevolezza di questo che scatta la prevenzione.

Io, malgrado la mia incoscienza e la mia “capa tosta” sono anche una donna fortunata perchè ho un medico di base (quelli che di solito senza neanche guardarti negli occhi ti prescrivono medicine..buongiorno e grazie) adorabile e la prima volta che mi ha vista, dopo il cambio di residenza, mi ha chiesto per prima cosa se avessi fatto la mammografia ed il pap test…no, ovviamente e allora lui con un sorriso da papà buono ha fatto una telefonata e dopo una settimana ero sul “Camper” e ci salgo ogni 2 anni (dopo i 50 anni).

Ma la salute non si può e non si deve affidare alla fortuna come ho fatto io…

Anche un’alimentazione sana e controllata aiuta a prevenire, uno stile corretto di vita aiuta ad essere sani, in forma e ci protegge.

Questi “fiocchi rosa” sono fatti soltanto con farina di semola rimacinata, succo centrifugato di barbabietola e poca acqua, è condita con del sanissimo olio d’oliva crudo, semi di papavero tostati e parmigiano.

Più semplice e sano di così;-)

Buona settimana a tutte/i :-)


Variazioni di Pasta alla Zucca.

Farfalle alla zucca con uova di salmone

Come non essere sorridenti e gioiosi di fronte ad un carro di zucche? Così colorate, stortignaccole, bitorzolute, così diverse l’una dall’altra, sembra quasi di sentirle vociare su quel carro.

Avevo scritto un bel post (l’ultimo) nell’altro blog, mi dispiace non averlo salvato, ma qualcosa ricordo.

Parlavo di una zucca vanitosa che ama mettersi in mostra nelle piazze e farsi ammirare, di una zucca generosa che è stata un tempo  la carne dei poveri.

Raccontavo di una zucca disponibile e paziente che si lascia intagliare e diventa opera d’arte, una zucca dal carattere docile che ben accetta sia la compagnia salata che dolce ed ama profumarsi con aromi speziati.

E poverina, si presta anche ad essere ingrassata per partecipare a gare di zucca, proprio a Udine, nell’azienda agraria universitaria Antonio Servadei si coltivano zucche giganti ma, attenzione, no OGM ma bensì da incroci di semi di specie diverse.

Sopporta anche di essere associata all’ orribile festa di halloween che abbiamo avuto la malaugurata idea d’importare dall’America, ma forse sapere che illumina e colora  una  buia e tenebrosa notte di festa allevia la sua fatica.

Io ho portato la zucca al mare e l’ho abbinata alle uova di salmone, esperimento riuscito, certo le uova di salmone non devono prevalere ma danno alla pasta una sapidità ed un sapore particolare (burro, uova di salmone, saltare assieme alle farfalle, fatt0)

Le farfalle si ottengono pizzicando al centro dei rettangolini

Ingredienti per la sfoglia alla zucca:

  • 500 g. di farina (ho usato la semola rimacinata),
  • 350 g. di purea di zucca (ottenuta infornando la zucca con la buccia tagliata a fette nella stagnola a 180°C. per c.ca 30 minuti).
  • 1 uovo,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero.

Come fare la sfoglia:

essendo un impasto che va lavorato a lungo ho optato per la macchina del pane, inserendo nel cesto tutti gli ingredienti meno i semi di papavero che ho unito all’ultimo, la purea di zucca va inserita fredda dopo aver eliminato la buccia.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare al fresco per alcune ore (io l’ho preparato la sera per la mattina).

Stenderlo ed ottenere una sfoglia ( il libricino dice non troppo sottile ma io che ho fatto più formati ho diversificato lo spessore) che taglierete a rettangoli irregolari.

Immergerli come sempre in acqua bollente salata e tenerli a galla 3 minuti c.ca.

Scolare e condire a piacere: io ho usato questi condimenti:

Porro, pinoli semi di papavero

Ingredienti:

  • 50 g. di burro (di soia),
  • 50 g. di pinoli tostati,
  • rondelline di porro (o 1/2 cipolla),
  • parmigiano.

Come fare:

rosolare le rondelle di porro nel burro senza farle colorare, aggiungere i pinoli ed i semi di papavero, insaporire la pasta nel tegame, servire con una spolverata di parmigiano.

Cuoricini di zucca al gorgonzola

Io sono una grande estimatrice di questo abbinamento, la zucca dolce, il gorgonzola piccante ed un pò aggressivo, nella vita sarebbero la coppia perfetta  e lo è anche qui.

Far sciogliere il gorgonzola in poco latte, a fuoco dolce (non fate come me che l’ho perso di vista un attimo), deve rimanere cremoso e non deve rilasciare l’unto.

Blecs con burro, salvia e ricotta affumicata

Non riesco ad immaginare condimento più azzeccato, a Roma direbbero: a morte sua, ed è vero, il burro fuso: in Carnia lo fanno proprio diventare color bruno, lo chiamano ont, la salvia e la ricotta affumicata sono il condimento perfetto.

Se non gradite l’affumicato va bene anche un Montasio o un parmigiano.

Questo taglio l’ho visto nel libro di Cosetti Vecchia e Nuova Cucina di Carnia,lui fa de triangoli e li piega, proprio come ho cercato di fare io.


Gnochi de susini e di albicocche, con zucca e patate viola: dove osano i tordi.

 

Gnoco di zucca con susine e rosmarino.

Avendo già confezionato il modello base, questa volta ho dato qualche pennellata di colore per rallegrare questo anticipo di autunno che da giorni vela l’atmosfera.

E, dopo aver saputo la triste notizia della morte della cagnona adorata di Dauly, sua compagna fedele per 13 anni la mia storia intorno parlerà di animali, di un tordo.

Per una giusta e naturale legge di compensazione la mia intrinseca difficoltà a relazionarmi con le persone ha fatto si che avessi, al suo posto, un rapporto speciale con gli animali.

Tanti anni fa, abitavo ancora a Trieste, stavo facendo la mia solita corsetta sulla Napoleonica, quando volli deviare verso un sentiero interno ed è lì che lo vidi: era senza piume, gli occhi chiusi, mi tolsi la maglietta, lo avvolsi e via di corsa dal mio amico per sapere cosa fare per farlo vivere.

Mah, mi disse, el xe tropo picio (è troppo piccolo), difficile ch’el vivi (difficile che viva).

Ma che specie sarà? Non si può sapere, potrebbe essere un merlo, un tordo, una ghiandaia.

Dopo aver avuto le informazioni su come nutrirlo lo portai a casa (nb, a quel tempo avevo anche Lorenzo, il mio gatto rosso).

Lo chiamai Amore e per un pò di tempo  lo portai di nascosto al lavoro, davo qualche colpo alla scatola,  lui spalancava il becco tutto agitato e col contagocce lo “imbeccavo”.

Pian piano gli crebbero le prime piume, aprì gli occhietti ed incominciammo ad amoreggiare, mi dava bacini col becco mentre Lorenzo guardava immobile e rassegnato.

Lo lasciai a casa, ormai il gatto lo considerava un suo parente e lo osservava un pò indispettito quando Amore andava a farsi il bagnetto nella sua ciotola dell’acqua.

Crebbe bene e sano, 2 volte volò dalla finestra lasciata innavertitamente aperta, ma ormai mi conosceva e se lo chiamavo arrivava anche attratto dal boccone di carne macinata che stringevo tra le dita.

Quando tornavo a casa mi volava direttamente tra i capelli e se ne stava lì tranquillo mentre io facevo le cose.

 

Arrivò il momento che dovetti metterlo in gabbia, una grande gabbia, una voliera, ormai non potevo più lasciarlo libero, la mattina dovevo coprire con un enorme nylon la “sua” stanza e la cosa diventava impegnativa anche per una come me che mette sempre gli animali al primo posto.

Quando lo misi in gabbia mi guardò in un modo che ricordo ancora, oserei dire con odio e da quel momento non mi venne più sulla testa, non mi dette più “bacini” e si limitò a mangiare e a starsene per conto suo.

Ed è allora che presi la decisione di liberarlo.

Una domenica lo misi in una gabbia più piccola e lo portai nel campeggio in Istria (Medulin) dove una mia amica aveva la roulotte e rimaneva lì tutta l’estate.

Arrivati a destinazione, aprii la gabbia e lui volò via, ce n’erano molti di merli e tordi nel campeggio ma lui si riconosceva perchè era un pò più piccolo degli altri ed anche perchè, quando lo chiamavano Amoreee, lui chinava il capino verso il basso e buttava l’occhio.

Non si avvicinò mai a nessuno di loro ed io non lo rividi mai più, là ho avuto la conferma che a volte, anche se è doloroso, devi lasciar andare chi ami.

 

Ingredienti per gli gnocchi (io ho fatto metà dose):

  • 1 kilo di polpa caldissima di zucca,
  • 250 g. di farina (c.ca),
  • 1 tuorlo,
  • 1 cucchiaino di rosmarino secco in polvere (aggiunta personale).

Ingredienti per il ripieno:

  • susine mature snocciolate e tagliate a metà,
  • zucchero quantità a piacere (ho usato il fruttosio),
  • aghi di rosmarino fresco leggermente schiacciati ma lasciati interi.

Ingredienti per il condimento:

  • burro chiarificato o burro (io uso il burro di soia),
  • pane grattugiato,
  • aghi di rosmarino,
  • lo sciroppo della maceratura delle susine.

Prepariamo il ripieno:

mettere tutti gli ingredienti in una terrina e lasciar macerare per qualche ora mescolando di tanto in tanto, nel frattempo prepariamo gli gnocchi.

Come fare gli gnocchi:

Togliere semi e filamenti alla zucca, tagliarla a fette senza sbucciarla, avvolgerle nella stagnola ed infornarle a 180° C. per c.ca 30 minuti (controllare con una forchetta la consistenza della polpa).

Togliere la polpa con un cucchiaio ed aggiungere la proporzione di farina e tuorlo, unire la polvere di rosmarino.

Il composto sarà  molle ma non aggiungere troppa farina, cercare piuttosto di infarinare bene il tavolo e la superficie dell’impasto (nel frattempo l’acqua salata sarà  sul fuoco).

Con un coppapasta o un bicchiere ritagliare dei cerchi che assottiglierete aiutandovi con le mani infarinate, al centro mettere mezza susina, riempire l’incavo del nocciolo con un pò di sciroppo e richiudere, formare delicatamente lo gnocco ed appoggiandolo sulla schiumarola metterlo a bollire e intanto prepariamo il condimento.

Come fare il condimento:

far sciogliere in un padellino il tipo di burro scelto assieme agli aghi di rosmarino “stropicciati” (che poi toglieremo) e far tostare il pane grattugiato, la colorazione è a vostra discrezione, questa volta ho scelto di lasciare il condimento più liquido e chiaro.

Prepariamo il piatto:

scolare lo/gli gnocchi ed irrorarli con il burro e pangrattato, aggiungere a piacere lo sciroppo di maceratura delle susine.

 

Zucca/Rosmarino, Susina/Rosmarino, 2 abbinamenti sperimentati con successo in altre preparazioni ed apprezzate, provate!!

Ecco la seconda versione:

 

Gnocchi di patate viola con albicocche e cardamomo.

Come potete immaginare questi li avevo preparati quando avevo ancora le albicocche fresche dello “zio”, avevo anche le patate viola (sotto, anche se è già stato divulgato, vi darò l’indirizzo mail di una ragazza che le coltiva  e vende in piccole quantità) ed è stata folgorazione.

Ingredienti per gli gnocchi (metto le proporzioni della mia ricetta originale), ho fatto metà dose:

  • 1 Kg di patate kennebek (qui viola),
  • 250 g di farina 00,
  • 1 uovo + 1 tuorlo,
  • sale q.b.

Ingredienti per il ripieno:

  • albicocche fresche dolci,
  • cardamomo in polvere,
  • zucchero (fruttosio).

Ingredienti per il condimento:

  • burro a scelta (vedi ricetta sopra),
  • pane grattugiato (facoltativo, io non l’ho messo),
  • semi di papavero leggermente tostati.
  • sciroppo della maceratura albicocche.

Come fare il ripieno:

snocciolare le albicocche e tagliarle in quarti, zuccherarle ed aggiungere la polvere di cardamomo, lasciar macerare alcune ore mescolando di tanto in tanto.

Come fare gli gnocchi:

in questo caso il procedimento è il solito , essendo un impasto più consistente del primo, per stenderlo, ho usato il mattarello.

Nel frattempo far bolire l’acqua salata per la cottura.

Ritagliare i cerchi,allargarli, appoggiare al centro le albicocche, richiudere e procedere come sopra.

Come fare il condimento:

nello stesso pentolino dove sono stati tostati i semi di papavero, far sciogliere il burro scelto.

Prepariamo il piatto:

Scolare gli gnocchi, irrorarli col burro fuso e semi di papavero, aggiungere lo sciroppo di macerazione e gustare :-)

 


Da pupattola a pupattola: il Piatto Primavera.


Lo so, siamo in estate (forse) ma con l’atmosfera che si respira in casa “Sapori Divini” mi sa che la primavera sarà la stagione regina per molti anni.

Questo piatto nasce dalla mente fervidamente artistica di Tiziana che me l’ha spedita via mail proprio a primavera ma, sapendo della visita estiva di Blanca abbiamo aspettato il momento giusto per farla assieme.

Al tempo c’erano ancora le cime di rapa che abbiamo (ha) sostituito con un golosissimo pesto di rucola.

Ingredienti:

  • petto di pollo,
  •  zenzero in polvere,
  •  zafferano,
  • vino bianco,
  •  cime di rapa (versione attuale con pesto di rucola)
  •  aglio,
  •  philadelphia,
  •  semi di papavero,
  •  sale
  •  olio evo.
  • peperoni rosso e giallo,
  • striscioline buccia di cetriolo.

Come disegnare il Piatto Primavera:

salare le fettine di pollo, rosolarle in un filo d’olio assieme allo zenzero, sfumare con il vino bianco, aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Togliere il pollo dalla padella, farlo raffreddare per ritagliarlo con le formine ( fiori e farfalle ), tenere da parte il sughetto di cottura.

Lavare le foglie delle cime di rapa, metterle in una padella con un filo d’olio evo, l’aglio tritato, il sale e farle appassire.

Lasciar raffreddare e quindi passarle nel mixer assieme a un cucchiaio di Philadelphia.

Riscaldare la salsina verde, in un’altra padella riscaldare le formine di pollo nel sughetto di cottura , quindi impiattare appoggiando i fiori e le farfalle sulle salsine decorando poi  con i semini di papavero.

Questo succedeva nella ricetta originale ma Blanca ha deciso di fare i fiori con i peperoni rossi e gialli, ha voluto fare i cuoricini, ha voluto fare un cielo.

ogni tanto la nonna” voleva metterci mano.

Alla fine bisogna creare un “set fotografico” ma se nessuno ti dà una mano, anzi, si diverte a farti i “dispetti” come si fa?

Ditemi voi se sono facce da fare ad un’anziana signora che sta  fotografando, mah, valle a capire queste pupattole.

Blanca, la nonna, Perla (deve sempre metterci il nasino ) e l’anziana Signora offrono questo piatto ad Alice Ginevra, la meravigliosa Pupattola del web, non so se Alice vorrà farlo assaggiare a mamma e papà, ma questo lo saprete più in là.

E dopo aver trascorso un meraviglioso pomeriggio con Blanca, la nonna ed il papà di Blanca che, purtroppo ha, nel frattempo, ricevuto una brutta notizia (Enrico un abbraccio affettuoso) me ne sono andata via con una bella zanzarona costruita proprio da Blanca con un palloncino (ma secondo me c’è ancora lo zampino della nonna).

Io le ho lasciato una scatolina/decoupage (finalmente dopo tanto tempo ho ripreso l’attività) dove mettere le sue collane (l’ha detto lei).


Crostatina ai fiori di papavero.

Io ci chiacchiero con la natura e maneggio armi profumate e lo faccio in maniera istintiva, è ciò che ho ereditatodall’ infanzia, complice un papà avventuroso, una madre romantica ed una casa situata in un luogo che non forniva alternative circondata com’era da campi sconfinati, un corso d’acqua, il famoso Rio Ospo (che ho nominato da qualche parte), una serena, quanto breve infanzia vissuta in perfetta solitudine, un pò come adesso sulla  via del tramonto……e così, ieri mattina mi sono incamminata verso i campi alla ricerca dei papaveri per fare questa crostata di cui avevo letto ancora anni fa.

I papaveri adorano la compagnia del grano (dopo vi racconterò anche di questo), infatti dov’ero ieri c’erano anche campi d’orzo ma di papaveri nemmeno l’ombra mentre li vedevo fieri ed orgogliosi in mezzo alle spighe di grano e a far da “barriera” all’inizio del campo come a proteggere le spighe dalle trebbiatrici che “passeranno” tra non molto.

Campo di grano e papaveri

Campo d’orzo

Ovviamente ho raccolto anche i fiori di sambuco (per lo sciroppo, naturalmente) e c’era un gran lavoro delle api che volavano da un fiore all’altro della pianta di more di rovo ed impollinavano a più non posso.

Anche questo mi ha confortato, le api ci sono,  qui ci sono, vicino (ma protetto da una barra che non oso oltrepassare) c’è un campo pieno di arnie, dovrò informarmi se vendono il miele.

Eppoi le coccinelle “in amore” che, avvertita la mia presenza,  pudìche hanno cercato di nascondersi, una foto e via ed ho lasciato che trionfasse l’amore :-) …ma 2 assieme mi porteranno ancor più fortuna?  :-)

Con questo quesito mi sono avviata verso casa,  fermandomi anche  davanti alla casa di Danilo (il signore dei pavoni che non c’è più ricordate?) che è curata  da chi gli ha voluto bene, il suo consuocero mi ha regalato qualche rosa, epilogo perfetto per una mattinata piena di luce :-)

Ora qualche informazione sul papavero del quale non immaginavo la commestibilità dei fiori.

Papaver rhoeas:

Papaver sembra di derivazione celtica, in quanto i semi venivano messi nella pappa dei bambini per farli dormire.

Rhoeas viene dal greco “rhein”, che significa “cadere”, per via della caducità dei petali.

Il papavero sembra originario di una zona asiatica che sta tra il Pamir e l’Iran, in quegli altopiani dove, in epoche antichissime, si è differenziato, prima spontaneamente poi con l’aiuto dell’uomo, il “frumento”.

La diffusione del frumento ha portato con sé, in tutto il mondo, anche il papavero, definito pianta sinantropica, cioè che segue l’uomo nei suoi spostamenti e che non si diffonderebbe senza i lavori agricoli, che riportano alla luce i semi sprofondati nel terreno.

Presso i Romani, il papavero era talmente legato alle pratiche agricole che Cerere, divinità delle messi e dell’agricoltura, era raffigurata con spighe e papaveri tra i capelli e tra le braccia.

Foto presa dal web

Nell’alimentazione venivano usati i semi, non solo per via dell’olio che se ne poteva trarre, ma come condimento sui pani e dolci, tradizione sempre continuata, specie nel nord-Europa.

Caratteristiche e proprietà:

è una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Papaveracee.

La “rosetta”, cioè la disposizione delle foglie alla base del fusto, è folta (i famosi “carletti” di cui Terry fa largo uso per le sue ricette di primavera, buttate l’occhio) e da essa si innalzano il gambo e il fiore.

Le foglie sono a forma di penna con incisioni molto irregolari, la punta è acuta e la base ristretta finisce nel gambo.

Il colore è verde deciso e si ha la presenza di peli; il calice del fiore è a due valve pelose che cadono all’aprirsi della corolla formata di quattro petali rossi con macchia nera alla base.

Molto evidenti sia i pistilli che i numerosi stammi neri; il bocciolo è pendulo, il frutto è a forma di capsula porosa contenente numerosi semi neri.

Il papavero è infestante nei campi di cereali, dei prati incolti e dei ruderi, vive fino a 2000 m. e fiorisce da marzo a luglio.

Per far essicare i fiori bisogna esporli al sole, badando che perdano l’umidità nel modo più rapido per impedire che si disperdano i principi attivi.

Anche le capsule contenenti i semi si fanno essicare rapidamente al sole.

Le proprietà del papavero sono concentrate sia nelle foglie che nei petali e hanno effetto emolliente, sudorifero, sedativo e leggermente ipnotico.

Utilizzo:

le rosette basali, anche quando è già presente il piccolo fusto appena accennato, entrano in alcune ricette della cucina Mantovana e dell’ Oltrepò Pavese, vengono usate in frittate, minestre, torte salate e frittelle, i semi sono utilizzati su dolci e pasticceria varia.

Nella medicina popolare si usano i fiori.

Tè al papavero: aggiungere al proprio tè preferito alcuni petali di papavero per beneficiare del suo effetto sedativo.

Infuso: versare in un litro d’acqua bollente 5 g di fiori essicati di papavero, filtrare il liquido, addolcirlo e berlo la sera prima di coricarsi, chi soffre di tosse notturna si assicura così un sonno tranquillo.

Il medesimo infuso sorbito in due volte, il pomeriggio all’ora del tè e la sera prima di coricarsi, calma l’eccitazione nervosa.

Sempre lo stesso infuso, ovviamente non zuccherato, serve a lenire rossori e irritazioni.

E adesso “dulcis in fundo”..la ricetta :-D

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io dimezzata in teglia cm.11):

  • 300 g di pasta frolla  (scegliete voi la ricetta che conoscete, io ho usato quella pronta),
  • fiori di papavero,
  • 100 g di zucchero di canna (40 g di fruttosio),
  • 3 cucchiai di farina 00,
  • 300 g di riso bollito,
  • 2 dl di panna liquida (1 dl panna di soia),
  • cannella in polvere,
  • burro qb (burro di soia),
  • semi di papavero per decorare (scelta personale).

Come fare:

stendere la pasta e foderare la teglia imburrata (omesso), punzecchiare il fondo con i rebbi della forchetta.

Mescolare il riso con lo zucchero, la farina,  la cannella e versare metà dell’impasto sulla pasta, ricoprire con i fiori di papavero (solo i petali) facendo più strati perchè in cottura si riducono molto.

Incorporare la panna nell’impasto rimasto e versare tutto nella tortiera, coprire con i fiori di papavero ed infornare a 220° C. per 15 minuti, togliere dal forno, aggiungere fiocchetti di burro e semi di papavero sulla superficie ed infornare ancora per 5/10 minuti.

In corso d’opera mi è venuta un’idea/riciclosa per la presenza del riso, adoperando una frolla salata alternare a del riso/risotto avanzato erbe di campo ripassate in padella o quant’altro vi piaccia, sarà perchè a me le preparazioni con il riso piacciono molto..infatti sto aspettando la materia prima per una versione di risi e bisi…

Bye, bye..alla prossima :-)


Tagliolini al prosciutto crudo, semi di pavavero e panna di soia: Buon pranzo.

Buongiorno, la Pasqua è passata e le “titole” pappate….e urge cambiare post :-D

Vi lascio questi tagliolini con prosciutto crudo e semi di papavero, mantecati con un pò di panna di soia.

Vi ringrazio per le mail di auguri, spero siano stati giorni di festa per tutti, un bacino :-)


Crostata con frolla di Knam con mele e confettura casalinga di susine.

Come ho già scritto io non faccio mai, o quasi, la pasta frolla, non preparo mai le crostate.

Questo fin quando ello mi ha detto:

perchè non mi fai mai la crostata? Hai quelle mele e tutta quella marmellata.

Allora ho iniziato ad arrovellarmi: che frolla faccio? Dopo aver escluso varie possibilità mi sono affidata alla ricetta di Ernst Knam, ricordate quello di questa ricetta? Si proprio lui.

La prima volta, probabilmente per il mio voler far di testa mia non ho eseguito correttamente le fasi della lavorazione e mi è uscita una frolla poco lavorabile, difficile da stendere e poco omogenea.

Risultato? Una crostata buona ma, secondo il mio gusto, la pasta era troppo spessa e di conseguenza non ne era avanzata per la decorazione.

Questa volta ho seguito le fasi in maniera precisa e la pasta è risultata decisamente più maneggiabile, l’ho stesa con facilità e sono riuscita a fare anche le decorazioni (me n’è avanzato anche un pezzettino che ho congelato).

Diciamo che tra la prima e questa c’è la via di mezzo quindi: base leggermente più spessa..ma sarà per la prossima.

Per farcirla ho utilizzato delle mele e della confettura di susine di mia produzione.

Ingredienti per la frolla (ricetta a pag. 15 “L’arte del dolce” di Ernst Knam):

  • 150 g. di burro,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 1 uovo (o 2 piccole),
  • vaniglia in polvere (bourbon),
  • 6 g. di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 300 g. di farina 00,
  • un pizzico di sale.

Ingredienti per la farcia:

  • mele a piacere (io ne ho adoperate 4),
  • una noce di burro (di soia),
  • 1 cucchiaino di zucchero (fruttosio),
  • semi di papavero,
  • succo e buccia grattugiata di 1 limone bio (quelli di Max),
  • confettura di prugne (o altra a piacere).

Come fare la frolla:

lavorare bene a mano, aiutandosi con una spatola, il burro e lo zucchero, aggiungere l’uovo e lavorare bene.

Io ho preferito setacciare la farina assieme al lievito, il sale e la vaniglia (Ernst Knam sale e vaniglia li aggiunge al composto di burro) ed ho lavorato bene fino ad ottenere una bella pasta omogenea.

Formare una palla e riporla in frigorifero per almeno 4 ore (io l’ho lasciata tutta la notte).

Togliere la pasta dal frigorifero e farla ammorbidire un pò, stenderla col mattarello e ricoprire con la frolla la teglia precedentemente imburrata, spargere sul fondo dei fagioli (o quei “sassolini” appositi), e cuocere a 180°C. per 15 minuti.

Nel frattempo preparare gli ingredienti per la farcia.

Come preparare le mele per la farcia:

dopo aver pelato e tolto il torsolo alle mele tagliarle a spicchi sottili e metterle con il burro, lo zucchero, il succo e buccia di limone ed i semi di papavero in una padella e farle insaporire ed asciugare a fuoco moderato.

Se la vostra confettura dovesse essere troppo solida, ammorbiditela sul fuoco aggiungendo 1 cucchiaio d’acqua.

Comporre la crostata:

dopo aver tolto i fagioli dalla frolla intiepidita, fare uno strato di confettura, disporre poi le mele (potete anche farlo alla rinfusa) e ricoprire con un altro strato di confettura, decorare a piacere con la pasta avanzata,  spolverare con semi di papavero ed infornare, sempre a 180°C. per altri 15 minuti.

Vi auguro una splendida giornata.

Il ciliegio della foto è un omaggio di Tiziana, grazie Tiziana.


Danubio Salato: variazione di ripieni.

Sì, ora o mai più perchè il Danubio era inserito in quella lista di ricette da guardare e non toccare, era in buona compagnia con l’Angelica ed il Kranz dal quale mi tengo alla larga per l’irreperibilità del malto secco (la ricetta che farei lo richiede).

Ho seguito la ricetta che trovate nel blog di Tery.

Ho scelto di farla con la MDP per questioni di tempo, ma ho seguito alla lettera le indicazioni attenendomi alle esigenze della MDP di inserire prima i liquidi.

La regola è ferrea, l’impasto dev’essere quello, la fantasia si può sbizzarrire nella forma, nei colori, nei ripieni.

La mia idea originale era quella di creare un’ onda con più curve di quella che poi ho fatto .

Ho giocato un pò sui ripieni con i quali sono stata un pò avara ma non avendo esperienza temevo che potessero fuoriuscire.

Ingredienti per 31 e 1/2 palline da 30 g. esatti (il numero che ho ricavato io dall’impasto):

  • 500 g. di farina (300 g. manitoba, 200 g. farina 00),
  • 150 g. di latte (anche 160, 170, regolatevi in base all’assorbimento della farina),
  • 3 tuorli ed 1 uovo intero,
  • 1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr),
  • 10 g. di lievito di birra,
  • 40 g. di zucchero,
  • 1 cucchiaino di miele,
  • 80 g. di strutto,
  • 20 g. di burro.

Come fare con la MDP (Macchina Del Pane):

sciogliere il lievito nel latte tiepido assieme al cucchiaino di miele e versare il composto nella MDP (programma impasto),

aggiungere le uova meno 1 tuorlo (ho rotto i tuorli affinchè non lasciassero puntini gialli), lo zucchero, le farine mescolate e setacciate.

Quando i liquidi saranno assorbiti ed amalgamati aggiungere il tuorlo rimasto con il sale ed  amalgamare completamente l’impasto.

Unire lo strutto ed il burro in 3 tempi facendo assorbire ogni volta completamente i grassi.

Io ho delegato tutto alla MDP ed ho toccato l’impasto, peraltro elastico e soffice come pochi (mi ha ricordato il panettone e la colomba), soltanto per fare la prova “trasparenza” indispensabile per verificare la sua perfetta incordatura.

Formare una palla e mettere a lievitare fino al raddoppio (ho coperto a campana con una grande ciotola).

Trascorso il tempo necessario (circa 2 ore), sgonfiare l’impasto e formare un salsicciotto.

Da questo ricavare tanti pezzetti da circa 30 grammi l’uno (31 e 1/2 i miei, il mezzo per l’assaggio) e schiacciarli con le mani per ottenere dei dischi  ponendo al centro il ripieno, nel mio caso:

zucca, gorgonzola, nociricotta, capperi, filetto d’acciugapeperoni arrostiti, patate, tonno al naturale, origano – prosciutto cotto, crescenzatonno al naturale, pomodori secchi, origano.

Chiudere i dischi sigillandoli sul fondo in modo da formare un paninetto.

Nel sigillare, cercare di stendere la superficie della pasta in modo da non formare grinze e avere un effetto liscio.

Danubio salato n

Per avere un effetto onda  appoggiare le palline su una grande teglia di alluminio e modellare l’alluminio ricavato da un’altra teglia formando degli argini di contenimento.

Far lievitare fino al raddoppio in forno tiepido.

Spennellare con il latte e cospargere con semi di papavero e sesamo.

Infornare  a 220°C. per 10-15 minuti.

È deciso: data la non particolare difficoltà d’esecuzione, il Danubio è stato da me nominato: Pane dell’anno.

E questo è l’interno, qui con tonno e pomodori secchi…

Vista anche la sua versatilità mi divertirò nelle forme e nei ripieni, ieri sera ho visto quello di Stella: il Danubio tricolore, geniale.


Lasagnetta di panettone con cavolini di Bruxelles, tagliatelle di farina di panettone per un Insolito Menù…

Ancora prima di ricevere il pacco da Loison con i panettoni il mio cervello si era messo in moto ed anche se io facevo e pensavo ad altro lui elaborava, così quando ho avuto davanti agli occhi tutto quel bendiddio sapevo già cosa fare.

Per il dolce la fantasia può galoppare senza problemi, se andate nel loro blog trovate anche la crema di panettone in tubetto.

Per il salato il discorso si fa più arduo e quindi più intrigante.

Lasagnetta di panettone con cavolini di Bruxelles.

I cavolini di Bruxelles,  perfetti!! Hanno sempre un retrogusto amaro e li ho immaginati sposati felicemente col  panettone.

L’idea era partita da un piatto che faccio spesso: cavolini saltati in padella con le acciughe ed il pane grattugiato, perchè non usare le briciole di panettone?

E provare a fare una lasagna? Ed anche una tagliatella? Si, però da dove parto? Dalla farina di panettone……what else?

Ingredienti per la pasta:

  • 100 g di farina di panettone  Loison ai marron glassè (ho scelto questo per la non presenza di canditi) ottenuta facendo asciugare in forno (ventilato) 3 fette sottili a 80°C., controllare di tanto in tanto, deve asciugare perfettamente ma non deve tostare.
  • 30 g. di farina 0,
  • 20 g. di farina di semola,
  • 1 uovo intero,
  • 1 albume,
  • qualche goccia d’olio evo (extravergine di oliva :-) )
  • 1 puntina di aceto bianco (segreto di Tiziana per legare la pasta).

Come fare la pasta:

macinare nel robot il panettone e ridurlo a farina, aggiungere le altre 2 farine ed amalgamare, unire poco alla volta il resto degli ingredienti e continuare (sempre nel robot) a miscelare, dapprima si formeranno delle grosse briciole ma poi la pasta si compatterà, azionare le lame ancora per qualche secondo poi formare una palla e coprirla a campana (vedi Simili).

Ingredienti per il ripieno della lasagna :

  • cavolini di Bruxelles (non do le dosi vi regolate a piacere),
  • ricotta di kefir (o altra ricotta),
  • panna di soia (o panna) q.b. a rendere cremoso l’impasto),
  • filetti di acciuga,
  • burro di soia (o altro),
  • briciole di panettone .

Come fare:

cuocere i cavolini come al solito in acqua bollente salata (non gettatela) ed immergerli in acqua fredda per conservarne il colore.

Tagliarne qualcuno a metà per la decorazione e  gli altri frullarli col minipimer assieme alla ricotta, l’acciuga spezzettata, se fosse troppo denso diluire con il liquido scelto.

Cuocere le lasagne nell’acqua dei cavolini e scolare.

Comporre la cocottina (la mia 8×8 cm.):

ungere la cocottina con il burro e cospargerla con le briciole di panettone, mettere sul fondo un quadrato di pasta, coprirlo con la crema di cavolini, e continuare fino ad esaurimento (io 4 quadrati di pasta).

Completare  spalmando poca crema, appoggiare i mezzi cavolini, nel centro mettere un filetto d’acciuga intero, spolverare con le briciole di panettone e qualche fiocchetto di burro.

Infornare a 200°C. per 15 minuti c.ca, fino a formare la crosticina.

Arriviamo alle tagliatelle per le quali mi sono ispirata  all’usanza della mia terra che propone spesso l’abbinamento semi di papavero-ricotta affumicata ed anche ai famosi “gnochi de susini” che vengono  proposti come primo piatto.

Io le ho pensate come dessert, certo la quantità del piatto è più adatta ad un primo ma voi sapete che qui sono 2 porzioni.

Per farle ho adoperato la stessa pasta, l’ho stesa ed ho fatto le tagliatelle (con la nonna papera), le ho cotte come al solito e condite con il burro chiarificato ed i semi di papavero leggermente tostati, una spolveratina di ricotta affumicata et voilà!!!


Murrine di verza con cuore di tofu.

Considero già di per sè la verza un’opera d’arte, se potessi ne terrei una come centro  tavola tutto l’anno, mi piace il suo colore, il sapore, la sua versatilità, è un ortaggio molto in uso dalle mie parti ed ho colto al volo l’occasione di partecipare inventandomi qualcosa di goloso, colorato e leggero, m’intriga molto vedere quante idee, quanti diversi modi d’interpretare un ingrediente, e poi l’appuntamento mensile, quando  ci sentiamo un pò fiacche e senza stimoli, ecco che  ci dobbiamo tirar su le maniche, indossare il grembiulino e metterci al lavoro.

L’idea delle murrine mi è nata così, per caso, avevo le patate viola, la zucca, una confezione di barbabietole ed avendo finalmente trovato del tofu che non suona sotto i denti ho pensato di farci il cuore (si possono anche usare altri formaggi).

Una ricetta che si presta al riciclo,  con gli avanzi di purè, di ragù ecc. ci si può veramente sbizzarrire.

La prima volta sembra complicato ma presa pratica si naviga a gonfie vele.

Ingredienti:

  • foglie di verza sbollentate per 2 minuti in acqua bollente salata ed immerse in acqua e ghiaccio,
  • tofu arrotolato nei semi di papavero tostati,
  • purè di patate viola salato con sale affumicato,
  • polpa di zucca salata, profumata con lo zenzero ed asciugata in padella,
  • polpa di barbabietola salata ed asciugata in padella con uno spicchio d’aglio vestito (tolto alla fine),
  • olio di olive taggiasche per il passaggio in forno.

Per la salsa:

  • gli avanzi delle foglie di verza sbollentate,
  • semi di zucca tostati e tritati,
  • sale affumicato,
  • olio di olive taggiasche,
  • 1 spicchio d’aglio schiacciato col quale profumeremo soltanto le pareti del bicchiere del mixer.

Costruiamo le murrine:

dopo aver preparato i vari ripieni,  stendiamo la prima foglia di verza ed appoggiamo sopra il tofu arrotolato nei semi di papavero (possono cambiare i semi, fate voi).

Il secondo passaggio l’ho fatto col purè di patate viola per compattare e dare forma al cuore della murrina.

Stendo la purea di zucca su un foglio di pellicola (per arrotolare meglio), appoggio sopra il rotolo ottenuto in precedenza e chiudo con la verza.

Stesso procedimento con la purea di barbabietola, dopo aver completato con la foglia di verza, avvolgere nella pelicola e mettere in congelatore per c.ca 20 minuti, tagliare il rotolo  a fettine.

murrine da tagliare

Disporle su una pirofila leggermente unta ed infornare a 200° C: per 20 minuti, io non l’ho fatto per non coprire i colori ma si può grattugiare sopra del tofu o parmigiano o ricotta affumicata che con la verza e tutti gli altri ingredienti ci sta benissimo.

Prepariamo la salsa:

mettere nel bicchiere che avremo profumato con l’aglio gli avanzi di verza, i semi di zucca, il sale affumicato e l’olio di olive taggiasche, frullare e versare a specchio sul piatto di portata appoggiando le murrine e creando dei raggi con uno stecchino.


Tatin di scalogni e crostata di Verza: la quadratura del cerchio.

Tatin di scalogni caramellati

Crostata di verza

Nel 1882 Ferdinand von Lindemann pubblicò la dimostrazione della trascendenza di pi greco. Precedentemente egli aveva già dimostrato che se pi greco fosse stato trascendente, allora l’antico problema della quadratura del cerchio con riga e compasso sarebbe stato irrisolvibile.

Un cerchio e la sua “quadratura”, hanno la stessa area

Fino a quel momento erano stati innumerevoli i tentativi della quadratura matematica del cerchio, tanto che l’espressione era (ed è) diventata sinonimo di un’impresa vana, senza speranza o priva di un significato concreto.
In senso meramente letterario, l’espressione “quadratura del cerchio”, viene spesso usata per indicare la soluzione perfetta ad un dato problema (anche se, come abbiamo visto, non esiste).

Mi fermo qui, prima di incappare in una figura barbina :-D

Il 31 dicembre per me è stato un giorno di svago e pigro relax, svago perchè mi sono dilettata in cucina sotto lo sguardo affettuoso di “ello” che,  superate le ultime “resistenze”, ha accolto  Perla  sulle sue ginocchia per buona parte del giorno :-), pigro relax perchè non avendo la voglia/forza di scendere a prendere gli stampi rotondi ho deciso di usare quelli quadrati: ecco la “quadratura del cerchio” :-D

Da dove inizio? Dalla Tatin direi: la Tarte Tatin, è risaputo,  nasce da un errore di Madame Tatin alla fine dell’800.

Vi informo che ello oltre ogni mia previsione ha gradito molto la tatin, mentre la crostata di verza l’ha trovata troppo light.

Ingredienti per uno stampo quadrato di 20 x 20 o rotondo da 24 (non dovete calcolare l’area ;-) ):

  • 500 g. di scalogni sbucciati (i miei erano grandi, se li trovate piccoli viene più carina),
  • 2/3 fette di prosciutto crudo (Sauris) o speck,
  • una noce di burro di soia,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • foglie di salvia fresca,
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • 1 confezione di pasta brisè (l’avevo in casa, voi potete farla con la vostra ricetta).

Come fare:

scaldare il burro e l’olio in una larga padella e disporre gli scalogni in un unico strato, aggiungere la salvia e spolverizzateli con lo zucchero, a fuoco dolce caramellarli, girandoli, per 5 minuti.

Preriscaldare il forno a 220°C.

Coprirli con acqua bollente e, sempre a fuoco dolce, cuocerli ancora 10 minuti se gli scalogni sono piccoli, 15 se sono come i miei per far evaporare l’acqua ed ottenere una glassa dorata ed appiccicosa.

Ungere lo stampo che avrete scelto, disporvi in un unico strato gli scalogni  e spezzettare sopra il prosciutto (o  speck), coprire con la pasta brisè a formare un coperchio ed infornare per c.ca 15 minuti.

Sfornare e girare la tatin dopo averla fatta riposare, pepare e decorare con foglioline di salvia.

Crostata di verza

Per questa crostata ho usato la farina integrale biologica di farro.

Ingredienti per uno stampo quadrato 20 x20 o rotondo da 24 cm.  c.s.:

ripieno:

  • 1 verza media (c.ca 600 g.),
  • 2 pomodori maturi e sodi o 2 pelati (ho usato 2 cucchiai di passata bella densa),
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 bella foglia di salvia,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • sale,
  • peperoncino.

Composto da versare prima di infornare:

  • 1 uovo,
  • 1 dl. di acqua, avete letto bene: ACQUA (ho usato quella dove ho sbollentato la verza),
  • sale,
  • pepe verde (potete usare quello normale).

Per la meravigliosa pasta:

  • 200 g. di farina integrale bio di farro,
  • 20 g. di semi di papavero macinati (ideona mia :-) ),
  • 1pizzico di sale,
  • acqua q.b.

Come fare la pasta:

setacciare farina e sale in una ciotola, mescolare i semi di papavero e versare al centro l’olio e lavorate con le dita, aggiungere l’acqua un cucchiaio alla volta per ottenere un impasto della consistenza del lobo dell’orecchio.

Avvolgere la pasta nella pellicola o in un panno umido e far riposare per 30 minuti nella parte meno fredda del frigorifero.

Come fare il ripieno:

preriscaldare il forno a 190°C.

Se adoperate i pomodori, scottateli col taglio a croce, spellateli, eliminate i semi e tritate la polpa.

Eliminare le foglie esterne della verza (non buttatele, usatele per una minestra o per gli involtini), togliere la costa centrale e tagliarla a striscioline che faremo sbollentare in acqua salata per 3 minuti, scolare.

Far appassire la cipolla tritata e l’aglio vestito , aggiungere la salvia e, mescolando, far appassire tutto senza colorire troppo.

Aggiungere la verza, rosolarla per qualche minuto ed aggiungere il pomodoro, il sale ed il peperoncino.

Cuocere a tegame coperto per 30 minuti e lasciar raffreddare.

Preriscaldare il forno a 190°C.

Stendere la pasta ad uno spessore di 273 mm c.ca e foderare lo stampo unto, bucherellare con una forchetta e distribuire il composto di verza.

Stemperare l’uovo ed il sale nell’acqua, pepare e versare sulla verza, decorare a piacere ed infornare per c.ca 30 minuti.


Quadrotti di Stollen al papavero, un dolce modo per utilizzare questi splendidi semini….

Mi sono accorta di contribuire poco col mio blogghino alla cena della Vigilia o al pranzo di Natale.

Io ne avrei di idee, e che gustose e che scenografiche ma…. qui la serata della vigilia scorre come sempre, cena prestissimo, un pò di  divano, qualche sbadiglio e poi a nanna.

Ma insomma (direte voi) che vita grama :-(

No, non è così, ello lavora tutto il giorno e parla, parla, parla, bla bla bla…..la sera quando ritorna ha  perso l’uso della favella.

Io, essendo sola a casa e non praticando il soliloquio quando lui ritorna ho perso anch’io l’uso della favella così ci scambiamo qualche battuta senza senso e dopo una bella sonora risata ci guardiamo negli occhi e ci diciamo, quasi contemporaneamente: siamo proprio 2 dementi :-D

Ecco spiegato il motivo di questo mio “silenzio” gastronomico/natalizio.

Poi arriva il giorno di Natale, ello va a prendere lo “zio”, la suocera col cognato arrivano indipendenti (sempre in anticipo ed io sono ancora “grembiulata”  :-( ) ed il menù è sempre lo stesso:

Grande teglia di pasticcio fatto dalla suocera Emiliana (che vi assicuro è un delirio di sapori), zampone, cotechino, bondiola, lenticchie in abbondanza (lo zio porta via sempre una pentola, ma l’ho già detto), quest’anno lo zio che è rimasto orfano del suo “sparghert” ha sussurrato “me la fa la brovada?”

Così quest’anno il menù sarà più ricco.

Il panettone? Beh,  ho abbondantemente parlato del panettone vero? ;-) Ora devo solo aspettare il responso parentale.

Intanto lei dorme…..

Sono riuscita, nonostante la frenesia di questi giorni a fare questi “cubotti di Stollen” che mi avevano incuriosito sopratutto per la farcitura di pasta di semi di papavero che per me è una novità, anche per l’uso del preparato per budino che noi italiani sfruttiamo pochissimo.

Spesso questi semi finiscono negli e sugli impasti dolci e salati, tostati col burro fuso o usati come condimento su dolce e salato ecc.

Inizio con questa:

Pasta di papavero

Ingredienti:

  • 250 g. di semi di papavero macinati (o li macinate voi),
  • 375 ml. di latte.
  • 1 busta di preparato per budino alla vaniglia non zuccherato,
  • 125 ml. di latte,
  • 1 cucchiaio di burro morbido,
  • 1 tuorlo,
  • 100 g. di zucchero.

Come fare:

portare a bollore i 375 ml di latte con i 250 g. di semi di papavero che avrete macinato (se non li trovate già pronti).

Sciogliere il preparato per budino nei 125 ml. di latte, unire il burro, il tuorlo e lo zucchero, amalgamare bene,  unire al composto di papavero e portare ad ebollizione.

Far raffreddare.

Quella che avanzerà conservala in frigorifero ed usarla per farcire altri dolci a piacere.

E adesso:

Quadrotti di Stollen

Lo Stollen è un dolce Natalizio tipico della Germania che trovo facilmente anche dalle mie parti.

In fondo sono fortunata a vivere “incuneata” tra Slovenia e Austria, certo sono tagliata fuori dalle rotte che mi avvicinerebbero di più ad amici blogger e ad  eventi culinari importanti ed interessanti, ma non si può avere tutto quindi, io mi godo i mercatini di Natale dell’Austria e della Slovenia che mi permettono di acquistare ingredienti spesso introvabili in Italia tra questi, appunto, i semi di papavero, macinati e non, in grande quantità e a prezzi ridicoli :-)

Barattolo con mini-Stollen per il “Maestro”

La sera prima mettere in una ciotola:

  • 40 g di scorza d’arancia candita,
  • 40 g. di scorza di limone candita,
  • 100 g. di uvetta,
  • 50 g. di mandorle tritate,
  • i semini contenuti in un bacello di vaniglia,
  • 1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata,
  • 2 cucchiai di rum (omesso e sostituito da una fialetta aroma alchermes)
  • 2 cucchiai d’acqua (3)

quindi tritare i canditi, le mandorle, unire tutto agli ingredienti succitati e lasciar macerare tutta la notte.

Ingredienti per lo Stollen (teglia quadrata 20×20):

  • 300 g. di farina 00,
  • 7 . di lievito di birra secco,
  • 40 g. di zucchero a velo,
  • 100 ml. di latte,
  • 1 tuorlo,
  • 150 g. di burro,
  • sale,
  • 250 g. di pasta di papavero per farcire.

Come fare:

vi consiglio di mettere tutti gli ingredienti meno la pasta di papavero in un robot da cucina non con la lama tagliente (io ho il vecchio Braun ed uso la paletta di plastica) e di amalgamare bene tutto, unire il composto preparato la sera prima ed amalgamarlo.

Mettere in una ciotola, coprire con la pelicola e far lievitare al caldo per 40 minuti.

Dividere l’impasto a metà e stenderne una parte nella teglia (unta), fare uno strato con la pasta di papavero e chiudere con l’altra metà dell’impasto (che avrete steso sulla tavola infarinata) appoggiando la parte infarinata sulla crema al papavero.

Lievitare ancora 1/4 d’ora ed infornare nel ripiano centrale a 180°C.  per c.ca 35 minuti (se usate una teglia più grande  lo stollen sarà più basso, basteranno 25 minuti)

Sfornare ed immediatamente ricoprire con 50 g. di burro fuso e  spolverizzare con 20 g. di zucchero a velo.

Far raffreddare e ritagliare a cubetti di c.ca 2,5 cm. di lato.


Fougasse, con Lievito Madre e Semplice, per tutti.

fougasse farina LM1-001

… E la tenerezza, lieve come l’acqua e la farina.
E la parola appena incominciata sulle labbra.
..

Così scriveva Pablo Neruda nella sua Canzone disperata.

Lieve come l’acqua e la farina, parole che mi ritornano sempre alla mente quando mi accingo a fare il pane.

Ora che ho il lievito madre divento dapprima ansiosa perchè, come succede con un figlio, non so mai se l’ho  educato bene, se l’ ho amato abbastanza, se l’ ho reso felice, se hofatto e farò la cosa giusta.

Ogni volta diventa la prima volta ed ogni volta, alla fine sono felice ed emozionata perchè, con l’ ingrediente segreto che è l’amore, non sbagli mai.

Per non dilungarmi troppo, se volete saperne di più, e se ne avete voglia, leggete qui

fougasse gelsomino-001

Ingredienti  versione con il lievito di birra:

  • 500 g di farina 0 per pane macinata a pietra,
  • 280 ml acqua tiepida,
  • 15 g di lievito di birra,
  • 30 g di zucchero semolato,
  • 1 cucchiano da te di sale,
  • 2 cucchiai di olio evo per la ciotola e per spennellare.

Procedimento versione con lievito di birra:

setacciare a fontana in una ciotola la farina, sciogliere in 60 ml d’acqua tiepida il lievito con lo zucchero e versare il liquido al centro della fontana.

Aggiungere l’acqua, impastare e, sulla tavola, lavorare energicamente per 10 minuti, modellare una sfera, spenellarla con l’olio e metterla in una ciotola a bordi alti unta coperta con pellicola, far lievitare 1 ora o fino al raddoppio.

Scoprire e schiacciare il centro con il pugno per far uscire l’aria, dividere l’impasto in due parti e modellare due foglie.

Partendo dalla base praticare dei tagli sfalsati ed allargarli con le dita per evitare che si chiudano durante la lievitazione, sistemate le foglie sulla teglia rivestita con carta forno e coprirle con carta forno bagnata e strizzata.

Lasciar lievitare per 40 minuti in un luogo caldo.

Preriscaldare il forno a 225°C. , spennellare con olio evo ed infornare per 25 minuti fino a leggera doratura.

Io avevo aggiunto nell’impasto aghi di rosmarino in una e semi di papavero nell’altra.

collage fougasse

Ingredienti versione con lievito madre:

  • 500 g di farina 0 tipo manitoba,
  • 300 g di lievito madre rinfrescato il giorno prima,
  • 250 ml d’acqua,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • olio evo q b. per la ciotola e spennellare.

Procedimento con lievito madre:

setacciare la farina, sciogliere e stemperare bene il lievito madre nell’acqua tiepida (io lo lavoro con le fruste elettriche), unirlo alla farina con il sale ed impastare fino ad avere un composto elastico ed omogeneo.

Ungere una ciotola e dopo aver formato una sfera spennellarla con l’olio, coprire con la pellicola e lasciar raddoppiare (c.ca 2 ore).

Sgonfiare l’impasto e procedere come per la versione normale, avendo cura di prolungare la lievitazione.

Dopo aver formato le foglie una l’ho lasciata naturale e l’altra l’ho spennellata d’olio evo, cosparsa di sale ed aghi di rosmarino.

Per la cottura sempre 220°C. 25 minuti.

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Versione con rosmarino.

Le foto sono miste, con e senza lievito madre.


Pane albicocche e nocciole, oggi dolce ♣giardinaggio♣

♣Buongiorno! Gridò il vento soffiando vivace e l’erba scompigliata
sorrise al giorno bambino…

Eh già, oggi giardinaggio, ma non quel giardinaggio che vediamo nei films inglesi, con cappello di paglia a tesa larga, guantini  con dolci fantasie,  grembiule milletasche ed alla fine cesto piatto pieno di rose no, proprio no.

Ho 2 vescicone sulle dita, le braccia graffiate, il collo pieno di punture omaggio di chissà quale strano insetto, una abbronzatura a mezza manica,però il giardino è perfetto, o quasi, domani devo soltanto aggiungere qualche sacco di terra, annaffiare, concimare e spargere la corteccia a rifinire il tutto.

E per restare in tema giardinaggio anche in cucina, ho rispolverato questa ricetta già sperimentata l’anno scorso, ho cambiato vaso ed omesso i fichi secchi che però ci stanno bene e rendono questo dolce perfetto per una merenda d’inverno tra una sciata e l’altra; è un dolce che si può fare anche nello stampo, purchè sia a bordi alti sennò procuratevi un vaso in cotto smaltato internamente  senza foro.

Ingredienti:

  • 500 g. di farina 00,
  • 1 bustina di lievito in polvere,
  • 1 cucchiaino di bicarbonato,
  • 200 g. di zucchero muscovado,
  • 230 g. di burro fuso,
  • 4 cucchiai di latte,
  • 1 tazza da te di albicocche secche,
  • 2 uova,
  • 3 cucchiai di semi di papavero,
  • 150 g. di nocciole tostate e tritate,
  • mezza tazza di fichi secchi tritati (omessi).

Come fare:

preriscaldare il forno a 190°C.

Imburrare il vaso (o lo stampo, l’importante che sia a bordi alti),

In una ciotola setacciare la farina con il lievito, lo zucchero, i semi di papavero, le nocciole, le albicocche secche tagliate a pezzetti, mescolare con cura.

In un altro cotenitore sbattere  il latte con il burro fuso e le uova, unire i 2 composti mescolando brevemente (come per i muffins).

Riempire il vaso e far cuocere per c.ca 40 minuti o fintanto lo stecchino (in questo caso quello da spiedino) uscirà asciutto, io ho calcolato 50 minuti, sfornare ed attendere 10 minuti prima di sformarlo.

Non è propriamente un dolce da primavera-estate ma potete tagliarlo e congelarlo, è ottimo per una colazione piena di sprint.


La Pizza di Pasqua diventa Colomba e vola in Abruzzo.

 Tutto è iniziato leggendo nei blog ed oggi stanno volando verso l’Abruzzo tante, ma tante colombe da formare un’enorme nuvola che non oscura il sole ma lo illumina ancor di più.

Queste colombe sono il pensiero di chi vuole, nel giorno di questo triste anniversario, essere vicino a chi ha perso i suoi cari, la casa, il lavoro ed il sorriso, il loro battito d’ali sarà la colonna sonora di questa giornata e sarà bello, al loro arrivo, riveder sorridere  chi sa di non essere più  solo.

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Il mio pacco è arrivato tempo fa e le colombe sono volate via subito, ma oggi volevo esserci anch’io e allora ritrovandomi con la Pizza di Pasqua quella che sta preparando la signora nella foto ed i pezzi di cioccolato di un uovo che è stato maltrattato durante il viaggio ho cercato ispirazione qui ed ho fatto un budino.

Ingredienti per 6 stampini piccoli ed uno medio:

  • 250 g di Pizza di Pasqua Sorelle Nurzia
  • cialda di pizza  ritagliata a forma di colomba… e tostata in forno,
  • 1/2 litro di latte di soia,
  • 1 uovo piccolo,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 60 g tra noci e pinoli

Per la glassa al cioccolato:

  • 100 g di cioccolato dell’uovo delle Sorelle Nurzia,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 2 cucchiai d’acqua.

Come ho fatto la cialda:

ho tagliato con l’affettatrice delle fettine sottili di pizza, ho ritagliato una sagoma di colomba compatibile con la grandezza della fetta ed ho sagomato le fette, le ho tostate per qualche minuto nel forno.

Come ho fatto il budino:

ho spezzettato la pizza e l’ho coperta con il latte di soia bollente, quando ha assorbito tutto il liquido ho aggiunto il miele, l’uovo ed ho frullato il composto rendendolo cremoso.

A questo punto ho aggiunto la frutta secca, ho amalgamato ed ho versato negli stampini imburrati.

Ho infornato a 180°C per 35 minuti, lo stampo più grande 45 minuti.

Ho sformato i budini tiepidi e li ho glassati.

Come ho fatto la glassa:

ho sciolto il cioccolato a bagnomaria, ho aggiunto il miele e l’acqua, ho amalgamato il composto e quando è risultato lucido l’ho versato sui budini.

Con le cialde avanzate ho formato una millefoglie farcita con una crema ai semi di papavero e cioccolato bianco e coperta con la glassa al cioccolato.

Per la crema al papavero:

  • 50 g di semi di papavero macinati,
  • 80 g di cioccolato bianco,
  • 300 ml di panna,
  • 150 ml di latte,
  • 1 cucchiaino di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 2 cucchiai di rhum,
  • 3 fogli di gelatina, 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di arancia e limone.

Come fare:

metttere in ammollo la gelatina,

bollire il latte con il papavero, i 2 zuccheri, il rhum, il sale, la scorza degli agrumi.

Spegnere, aggiungere la gelatina scolata e strizzata ed amalgamarla alla crema.

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, incorporarlo al composto, frullare con il mixer ad immersione.

Montare la panna ed unirla alla crema che intanto si è raffreddata.

Riporre in frigorifero per 3 ore.

Comporre il piatto alternando le  cialde  con ciuffetti di crema al papavero e versare la glassa preparata in precedenza.

Vola, colomba, vola.


Bretzel.

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Conosco bene i Bretzel, dalle mie parti non è difficile trovarli, e le mie frequenti gite nella vicina Austria mi danno la possibilità di gustarli sul posto.

Spesso li porto a casa, ma il giorno dopo diventano immangiabili, per cui immaginate la mia gioia quando ho avuto la possibilità di cimentarmi nella loro produzione casalinga.

La ricetta l’ho presa dal blog di Dauly(cucchiaio e pentolone).

Ingredienti:

  • 500 g. di farina 00,
  • 1 bustina di lievito di birra secco,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • 1 cucchiaino di zucchero,
  • 250 ml. di latte,
  • sale grosso per decorare,
  • semi di sesamo,
  • semi di papavero.

Ingredienti per la cristallina do soda:

  • 250 g. di Soda cristallina (3 cucchiai di bicarbonato),
  • 2 litri di acqua.

collage bretzel-001

Come fare:
preparare un lievitino impastando in una ciotolina 100 g di farina, 100 g di latte, il lievito e lo zucchero, coprire con pellicola e lasciar lievitare per circa mezz’ora, impastare quindi il lievitino con il resto della farina, dell’acqua e il sale.

Ottenuto un impasto liscio ed elastico, metterlo a lievitare per circa un’ora, sgonfiarlo e dividerlo in 9 parti uguali.

Nel frattempo preriscaldare il forno, in una pentola mettere la soda e l’ acqua e far cuocere dolcemente, trascorso il tempo di lievitazione dei Bretzel tuffarli con una schiumarola uno a uno nella pentola e quando vengono a galla  toglierli, rimetterli sulla teglia foderata di carta forno e mettere sopra il sale grosso oppure, a piacere, distribuire sopra i semi di vostra scelta, semi di papavero, semi di zucca, semi di sesamo, sale grosso ecc.

Infornare a 220°C. per 15/20minuti.

 bretzel da mangiare-002

 

Un bel piatto di speck, culatello di Sauris, salame fresco, qualche fettina sottile di rapa (quelle da brovada) e, per entrare nell’atmosfera Mitteleuropea qualche gewürzgurken.

 bretzel interno-001

 


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