Archivi tag: Semi di zucca

♥Dolce Povero di Zucca e Bruscolini♥: La Zucca nel Mondo Contadino.

torta zucca mele  alto-001

La ricchezza di una ricetta ♥povera♥ sta proprio nella sua storia, nel suo significato, sta nella fantasia e nell’amore di chi l’ha pensata e preparata, nei pochi ma preziosi ingredienti che si trovavano in dispensa.

Questa racconta di una povertà estrema perchè è senza uova, senza latte, senza burro, senza zucchero (io ho spolverizzato sopra un cucchiaio di zucchero di canna ma si può evitare) ma è anche attuale perchè è senza glutine.

Oggi la scelta del senza è dettata più dalle intolleranze o da scelte di vita che escludono dalla propria alimentazione prodotti provenienti dal mondo animale, piuttosto che dalla necessità, ma un tempo era una scelta obbligata e, come introduzione alla ricetta, voglio condividere queste righe, tratte da un libro che ho da tempo.

zucca

Musquèe de Provence (dal campo di Milva, la mia Contadina di fiducia)

Prima di abbandonare la precarietà della vita contadina, la zucca ha scandito, non diversamente da altre piante alimentari, il ritmo delle stagioni nelle campagne.

La sucàra, o il sucàro, veniva costruito alla meglio vicino alla modesta casa, come riparo per attrezzi e animali; era sufficiente lasciar muovere in libertà, lungo un pergolato, una pianta, oppure usarne le foglie palmate a copertura di un vecchio portico.

“Te si’  sicuro come soto ‘na zucàra” si usava a indicare situazioni di insicurezza: le foglie di queste erbacee, pur robuste, possono offrire ben poca salvezza.

Le abitazioni d’altronde, per molti, non erano in migliori condizioni: “Le par baràche che ghe piove zò da par tuto, come su un sucàro”, cioè ‘sembrano baracche dove piove dentro dappertutto, come una zuccaia’.

Non c’era orto vicino a casa o campo che non ospitasse le piante serpentine e i loro generosi frutti, tanto più se si seguivano i consolidati proverbi: “la prima zobia d’april, metè le zuche che le vien come un baril”, “il primo giovedì d’aprile, piantate le zucche, cosicchè crescano grandi come un barile”, o “suche e fien, in t’un mese le vien”, “zucche e fieno crescono in un mese”.

Ma attenzione però, perchè “Dopo l’Annunziata la zuca sia posta o nata”, e “Da Santa Caterina le zuche le va in farina”.

Con l’arrivo dell’autunno i ritmi della natura, così come quelli della vita contadina; all’imbrunire, dopo una cena modesta, alla ricerca di un luogo caldo dove trascorrere in compagnia le ultime ore prima del riposo, le famiglie venete si riunivano a perpetuare la secolare tradizione del filò, ovvero una delle più antiche e popolari forme di socializzazione, grazie alla quale sono giunte a noi, oralmente, storie e leggende.

Tra il tepore procurato dal respiro degli animali nelle stalle, illuminate dalla tremolante luce di un fuoco o di una lucerna ad olio, le donne ricamavano e rammendavano.

Gli uomini costruivano, sorretti dall’esperienza e dall’ingegno, gli attrezzi necessari al lavoro, i bambini ascoltavano storie straordinarie, se l’annata era stata baciata dalla misericordia divina, a conferire tono ai canti e alle chiacchiere circolava un buon bicchiere di vino, un pò di patate dolci, castagne e zucca cotta e profumata, adattissima a soddisfare per intero molti convenuti o le famiglie più numerose.

Anche arrostita sotto la cenere, veniva offerta ai vicini accorsi in aiuto durante le giornate di lavoro più intenso.

Nelle varietà meno pregiate, la zuca porzeèra (la zucca dei maiali) serviva bene anche all’alimentazione degli animali durante l’inverno.

Anche la pianta della suca dal col o suca bever, che ancora il Boerio definisce “specie di fiasco formato da guscio di zucca che adoprano gli accattoni viandanti e dove portano la loro bevanda” era coltivata, fino a non molto tempo fa, nelle campagne venete; se ne ricavavano borrace e fiaschi da portare appresso, colmi d’acqua fresca o di vino, durante i lavori agricoli, ma in casa serviva anche per sbattere la panna e fare il burro, per conservare lo strutto e trasportare l’acqua dalla fontana.

Zucche di dimensioni più modeste diventavano, invece, vasi per fiori; recisa la parte superiore del collo, la zucca era messa ad essicare in penombra.

Un cucchiaio o un risciacquo con l’acqua serviva a liberarla dalla polpa ormai secca, la corteccia, fattasi sempre più simile al legno, veniva poi fatta impregnare di vino scadente perchè “sazia non assorbisse poi quello buono.

Ortaggio così familiare alla storia contadina, la Cucurbita entra insomma a buon diritto nei proverbi e modi di dire, nelle cantilene per i bimbi e nelle cante che scandivano il duro lavoro quotidiano.

Gli esempi, con variazioni spesso inconsistenti, si raccolgono un po’ in tutte le regioni d’Italia; altre ancora erano solo gustose “conte”, ad uso dei giochi, dal significato lontano ma dal ritmo interminabile o, come nel Veronese, quando le nenie erano null’altro che la cronaca della realtà:

“se magna de genaro
de genaro la se còse par le pute e par le spose
ma la magna anc’el paròn, e mi vago a sbrindolòn
a cercar la carità
gnanca un soldo a mi me dà”
ovvero:
‘la zuca si mangia a gennaio
in gennaio si cuoce
per le ragazze e le spose
ma la mangia anche il padrone,
mentre io vado in giro
a cercare la carità
ma non mi dann neanche un soldo”

Durante le lunghe sere d’inverno, ai bambini irrequieti gli anziani raccontavano storie paurse e fantastiche, sollecitati da qualche insofferente “Contaghe quèa de Barba (zio) Sucon”: qualsiasi storia andava bene, purchè i piccoli stessero tranquilli.

Per i burloni, poi, era sempre uno spasso presentarsi al filò facendosi annunciare da un lungo bastone bardato a dovere con un vecchio lenzuolo e una testa di zucca, a ricordare presenze inquietanti.

E tra un racconto e uno scherzo, ai bambini piaceva riascoltare la storia di Cenerentola e di quella zucca resa nobile e famosa per essersi trasformata in una lussuosa carrozza.

zucca interno1

Zucca Musquèe de Provence interno (sembra una bocca spalancata)

Ingredienti per uno stampo da plum cake da cm. 23P/10L/6h:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 150 g. di farina di grano saraceno,
  • 70 g. di mirtilli rossi disidratati( o uvetta),
  • 2 mele (1 e 1/2 per il composto, mezza per la decorazione),
  • 6 prugne secche o a piacere,
  • un cucchiaino da te di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • semi di zucca tritati o pane grattugiato o biscotti secchi tritati per la teglia,
  • burro di soia o vaccino per la teglia.

vapore microonde LIDL

Foto da qui (il mio era al lavaggio).

Come ho fatto:

ho acceso il forno a 200°C., ho lavato bene sotto l’acqua corrente i mirtilli rossi e li ho messi, coperti con l’acqua, nella parte bassa della”caccavella” nella foto e, nella parte dove vedete le patate, ho messo la polpa di zucca tagliata a pezzi piccoli, ho coperto ed azionato il microonde alla massima potenza (il mio 850) per 10 minuti.

collage

Ho scolato e messo nel bicchiere del minipimer ed ho frullato il tutto (vedi collage) aggiungendo un pizzico di sale e 3 prugne secche (lavate in precedenza, la frutta disidratata, l’uvetta &C. vanno lavati benissimo prima dell’uso).

Ho unito al composto la mela grattugiata a julienne (grossa) ed ho unito la farina amalgamando bene.

Ho unto lo stampo e l’ho spolverizzato con semi di zucca tritati finemente, ho versato il composto, ho decorato con fette rotonde di mela (biologica) e riempito i fori lasciati dal torolo con pezzetti di prugna secca, ho spolverizzato con 1 cucchiaio di zucchero di canna (che si può omettere) ed ho infornato per 45/50 minuti.

Ho sfornato e rovesciato il dolce affinchè non si afflosciasse troppo, l’ho fatto intiepidire e l’ho rirovesciato sul piatto di portata.

Servire tiepido o, dopo averlo ripassato in forno per qualche minuto: consiglio e valutazione di ello ;-)

torta zucca mele fetta

Quelli della mia generazione, forse ricordano i “bruscolini”, semi di zucca tostati e salati che accompagnavano le serate davanti alla tv o la domenica pomeriggio al cinema.

Sono la conferma che della zucca non si butta nulla, come per il maiale, cultura saggia, cultura antica;  della zucca si consumano anche i filamenti (Lisa Casali docet), io li ho conservati per utilizzarli in una prossima preparazione.

bruscolini

Ingredienti per i bruscolini:

  • semi di zucca,
  • sale marino integrale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., rivestire una teglia bassa e larga con carta forno, ripulire bene i semi dai residui dei filamenti, lavarli bene sotto l’acqua corrente, scolarli, tamponarli lasciandoli umidi e, in una terrina farli saltare assieme al sale affinchè ne assorbano una quantità sufficente ma non eccessiva.

Stenderli sulla teglia ed infornare avendo cura di scuotere la teglia di tanto in tanto; saranno sufficenti 15/20 minuti, quando inizieranno a scoppiettare saranno pronti.

Sfornare e gustare, caldi o freddi, il giorno dopo sono ancora più fragranti.

bruscolini1


Sfogliatelle e Strudel all’Avocado.

Sfogliatelle all'avocado piatto 3-001

Premetto che questa ricetta non è nata dalla mia fantasia ma appartiene al libro 1000 ricette con la frutta di Emilia Valli, un libro che ho già citato qui e dal quale ho attinto con soddisfazione per altre preparazioni.

É un libro “moderno”, contempla ricette con la frutta che spaziano dall’antipasto al dolce, costa meno di 5 €uro, non ha fotografie ma è affidabile, cosa che di questi tempi non è poco.

L’avocado è un frutto che non appartiene alla nostra tradizione e cultura ma, dal momento che è sempre presente nei nostri negozi, credo sia giusto impedire che, invenduto, venga buttato nella spazzatura, è un frutto interessantissimo, versatile, un amico in cucina, una piacevole sorpresa.

Può sostituire il burro nelle preparazioni, io stessa l’ho adoperato al posto del burro per una pasta brisè.

Ecco alcune informazioni che avevo già scritto:

 Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quantità una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei(gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento.

Sfogliatelle all'avocado piatto pp

Ingredienti:

  • 1 confezione di pasta sfoglia (light),
  • 80 g. di pancetta stufata tritata,
  • la polpa di 2 avocado piccoli o 1 grande,
  • 2 cucchiaini di senape (io al dragoncello),
  • 1 cucchiaio di noci tritate,
  • sale,
  • peperoncino in polvere q.b. (decorazione),
  • semi di papavero (decorazione),
  • semi di sesamo (decorazione),
  • semi di zucca tritati (decorazione),
  • paprica dolce (decorazione)
  • latte per pennellare (o uovo).

collage

Come fare:

tagliare a metà gli avocado, ruotare e dividerli, eliminare il nocciolo (se si vuole la piantina procedere così) e, aiutandosi con un cucchiaio, togliere la polpa.

Raccoglierla in una ciotola ed amalgamarla alla pancetta tritata, la senape e le noci, aggiustare di sale, pepare (peperoncino), amalgamare fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Stendere la sfoglia e, con 2 coppapasta rotondi di dimensioni una più grande e una più piccola, ritagliare 2 cerchi, porre al centro un cucchiaino di composto e richiudere con il cerchio più grande in maniera che non fuoriesca il ripieno.

Disporre le sfogliatelle su una teglia rivestita di carta forno, spennellare con il latte o l’uovo, se lo preferite, spargere i semini ed infornare a 200°C. per 15 minuti o fino a doratura.

Come fare lo strudel:

reimpastare i ritagli di sfoglia, stenderla, spalmare con il composto di avocado rimasto, arrotolare a mò di spirale e richiudere a cerchio, spennellare come sopra e spargere i semini (io di zucca).

Infornare come sopra, 200°C. per 15/20 minuti.

strudel avocado interno-001

Le giornate si sono accorciate e questo strudel ho potuto tagliarlo soltanto all’ora di cena, la foto ne ha pagato le conseguenze ;-)

Questa ricetta apre la porta ad un’infinità di varianti, la pancetta stufata si può sostituire a piacere; l’avocado ha un sapore neutro che ben si presta a qualsiasi abbinamento, sia dolce che salato


Tarte Tatin con Fiori di Zucchina ripieni, versione Dolce e versione Salata: perseverare è diabolico.

Tatin fiori zucchina pp-002

Tarte Tatin in pasta fillo con fiori di zucchina ripieni di ricotta,  dragoncello e semi di zucca assieme ad albicocche, fragole e semi di zucca.

La Tarte Tatin, lo sappiamo, nasce da un errore ed è rimasto ancor oggi uno dei pochi errori per i quali il “perseverare è diabolico” non suona sinistro.

, Sorelle Tatin

Stéphanie (1838-1917) et Caroline Tatin (1847-1911)

E come potrebbe, la Tatin è un’opera d’arte,  è una tela dove disegnare un mondo a colori e sapori, è la ricetta per osare, per esprimere la creatività, per far di necessità virtù.

In frigorifero ci sono ortaggi e frutta tristi e solitari? Ecco una maniera per utilizzarli e valorizzarli, è un’idea anche per coinvolgere i bambini refrattari a mangiare le verdure.

Far “disegnare” a loro la tatin sarà uno stimolo in più per poi mangiare tutti assieme, chi non prova gioia nello sfornare una torta?

Nessuna sarà mai uguale ad un’altra, ogni tatin un pezzo d’autore con la nostra firma indelebile, i colori, dopo la cottura, cambieranno, come succede con i pigmenti per ceramica.

L’ idea di utilizzare i fiori di zucchina ripieni è nata dopo aver visto questa,  mi è rimasta impressa per tutta la mattina finchè da Milva ho visto delle zucchine freschissime con attaccati i fiori, le ho prese e sono corsa a casa perchè, si sa, i fiori di zucchina sono molto delicati.

Arrivata a casa mi sono accorta che in frigorifero avevo sotanto la pasta fillo ma la tatin ha preso comunque corpo, e che corpo, alla fine l’uso della pasta fillo ha reso la tatin simile al Baklava ma meno dolce perchè ho dosato lo zucchero  per non avere una preparazione stucchevole in quanto lo strato di caramello della ricetta tradizionale rende la tatin molto dolce.

Le dosi sono approssimative ma il bello della Tarte Tatin è anche questo, non ci sono regole rigide da seguire ed i presunti “errori”” alla fine diventano pregi.

Io non ho la teglia da Tatin ed adopero un tegame di ghisa ed il risultato è perfetto, questa ha 20 cm. di diametro mentre quella per la tatin salata ne ha 24.

fiori di zucchina ripieni per tatin-001

Ingredienti per i fiori di zucchina dolci:

  • 7 fiori di zucchina,
  • 100/120g. di ricotta setacciata (dose variabile),
  • 1/2 cucchiaio di zucchero di canna,
  • foglioline di dragoncello fresco,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

collage

Ingredienti per il caramello e completamento:

  • 60 g. di zucchero di canna + 1 20 g. per la rifinitura,
  • 50 g. di burro a fiocchetti + un pò per la pasta fillo e rifinitura,
  • 4 albicocche tagliate a metà,
  • 6 fragole,
  • 1 manciata di semi di zucca,
  • 6 fogli di pasta fillo (o 1 brisè, o 1 pasta sfoglia).

Tatin fiori zucchina-001

Come fare:

lavare delicatamente i fiori di zucchina, senza romperli, eliminare il pistillo.

Mettere lo zucchero ed il burro in una tegame adatto al forno ( se avete quello apposito per Tatin meglio), farli sciogliere ed aggiungere i semi di zucca, continuare la cottura e far colorare leggermente, non è necessario caramellare.

Nel frattempo setacciare la ricotta, tagliuzzare le foglioline di dragoncello ed amalgamare assieme allo zucchero ed i semi di zucca tritati.

Aiutandovi con una sac a poche riempire i fiori a metà, richiuderli dandogli un giro per evitare che fuoriesca il ripieno.

Preriscaldare il forno a 220°C.

Quando lo zucchero sarà pronto, disporre i fiori a raggiera alternandoli alle mezze albicocche, al centro mettere 2 mezze albicocche sovrapposte e riempire gli spazi con le fragole intere (vedi collage), spolverizzare con lo zucchero rimasto e preparate gli strati di pasta fillo pennellandoli con il burro ad uno ad uno e sovrapporli.

Appoggiarli sopra la frutta, ancora una spennellata di burro ed infornare per 15/20 minuti o finchè noterete che la pasta fillo avrà preso colore e si sarà gonfiata e sfogliata.

Sfornare, far raffreddare per qualche minuto, appoggiare sulla teglia un piatto adatto a contenere la tatin e, con sicurezza, capovolgerla ed ammirarla.

Questo dolce è straordinario mangiato tiepido ma ancor di più il giorno dopo freddo di frigorifero, provate, se vi va.

Tatin fiori zucchina fetta-001

Tarte Tatin dolce con fiori di zucchina ripieni.

Tatin salata alto

Ed ecco la versione salata, per il ripieno ho adoperato lo sgombro affumicato al pepe, che va a sostituire il già collaudato abbinamento col tonno.

I fiori sono alternati da mezze zucchine fatte rosolare in olio e aglio nella stessa teglia dove ho insaporito sia i fiori che le rondelle di zucchina per lo strato sotto la pasta brisè (in questo caso già pronta).

Al centro ho messo delle patate novelle che avevo cotto, con la buccia, assieme alle cosce di pollo (la cena).

Tatin con fiori ripieni di ricotta e sgombro affumicato-001

Ingredienti per i fiori ripieni:

  • 11 fiori di zucchina,
  • 150 g. di ricotta setacciata (dose variabile),
  • 80 g. di formaggio spalmabile (dose variabile),
  • sgombro affumicato  tagliato a pezzettini (6/7 cm di quello della foto),
  • sale affumicato q.b.

Ingredienti per il completamento:

  • olio evo,
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • 3 patate novelle già cotte con la buccia,
  • 5 piccole zucchine tagliate a metà per il lungo,
  • 3 piccole zucchine tagliate a rondelle sottili,
  • 1 sfoglia di pasta brisè rotonda,
  • sale affumicato q.b.

collage

Come fare:

per i fiori procedere come per la versione dolce, setacciare la ricotta ed amalgamarla al formaggio cremoso, unire i pezzettini di sgombro e mescolare bene, regolare la sapidità con il sale affumicato.

Nella teglia che adopereremo per la tatin far scottare per pochi secondi in olio evo i fiori, toglierli e metterli da parte, aggiungere lo spicchio d’aglio vestito e rosolare  le mezze zucchine, toglierle e metterle da parte, rosolare anche le rondelle di zucchina, toglierle ed eliminare l’aglio.

Tamponare con carta da cucina l’eccesso di olio e disporre gli ingredienti per  la tatin, i fiori a raggiera alternati alle mezze zucchine, al centro le mezze patate, sopra le zucchine a rondelle e, per finire, la pasta brisè, così come viene, la tatin non bada alla forma.

Tatin salata fetta

Per oggi è tutto, vi lascio con Perla sotto il mio rabarbaro, occhio ;-)

Perla sotto il rabarbaro

Budini di zucca, cardamomo, pere secche, con e senza agar agar.

budino zucca cardamomo gruppo-001

Budino zucca, cardamomo, pere secche senza agar agar.

Ingredienti per le due varianti di budini di zucca in colore diverso l’ aggiunta per la versione con agar agar:

  • 500 g. di polpa di zucca cotta al vapore (peso netto),
  • semini di cardamomo pestati al mortaio (a piacere),
  • 1 cucchiaio e 1/2 di malto d’orzo,
  • 4 pere Kaiser disidratate (le trovo in Austria) più 2 per la decorazione,
  • 1 pizzico di sale marino integrale,
  • 2 g. di agar agar in polvere,
  • semi di zucca tostati e tritati finemente.

Come fare la variante cremosa senza agar agar:

la sera prima  lavare bene le pere secche e coprirle con abbondante acqua fredda, il giorno dopo reidratarle al microonde (potete anche farle bollire).

Ottenuta la reidratazione ridurre il liquido per concentrare gli zuccheri, saranno infatti, assieme al malto d’orzo gli unici ingredienti per dolcificare.

Mettere in un pentolino la polpa di zucca con una parte di liquido, il cardamomo, il sale, il malto d’orzo e far insaporire a fuoco dolcissimo per 15 minuti.

Unire le 4 pere reidratate (togliere il picciolo e le parti dure), frullare e prelevare la parte che desiderate lasciare cremosa, aggiustate la densità adoperando l’acqua delle pere.

Versare nelle coppette e decorare con mandorle a lamelle leggermente tostate.

budino zucca cardamomo s. a.-001

Come preparare  la variante con agar agar:

io volevo una consistenza abbastanza solida per poter modellare il budino, su 300 g. di composto ho adoperato 2 g.

Io ho iniziato a pesare sempre perchè i cucchiaini hanno diverse misure e con l’agar agar il grammo fa la differenza, consiglio di provare perchè la densità spesso dipende anche dalla consistenza della preparazione che vogliamo addensare e, se verificate che il budino ha una consistenza troppo gommosa potete rimetterlo sul fuoco (bassissimo mi raccomando) , scioglierlo e diluire.

Questo è possibile farlo solo con l’agar agar, con la colla di pesce no, un altro modo per utilizzare il budino denso è tagliarlo a dadini e adoperarlo come decorazione.

Sciogliere bene l’agar agar in una parte di liquido evitando la formazione di grumi e far bollire per 5 minuti (come da istruzioni del mio agar agar Rapunzel), aggiungere una parte del composto ed amalgamare, togliere dal fuoco unire all’altra parte, mescolare, versare nelle ciotole, stampi o quello che desiderate e far raffreddare in frigorifero, mentre si addensa (in altre preparazioni, qui non c’è) potete inserire o panna, o sciroppo d’acero per creare effetti marmorizzati come qui.

budino zucca cupola pera1-002

Sformare la cupola, appoggiarla su una carta forno e cospargerla con i semi di zucca tritati, sollevare il budino con una spatola ed appoggiarlo sul piatto da portata.

Decorare con una pera tirata a lucido con una pennellata di malto d’orzo sciolto, uno spicchio di pera , zucca tagliata a julienne e un seme di cardamomo, ecco l’interno:

budino zucca agar agar interno1-002


Fiori di zucchina ripieni impanati e cotti al forno.

fiori zucchina di Milva piatto-001

Milva  mi ha regalato una cassettina di fiori di zucchina (fiori femmina in quanto quelli che spuntano all’estremità delle zucchine).

Si sa che ormai la stagione sta per finire, io la saluto così, con quersta ricetta:

fiori zucchina di Milva1-001

Ingredienti da quantificare a seconda dei fiori che avete:

  • fiori di zucchina (io quelli della cassettina),
  • 350 g. di ricotta vaccina,
  • 1 scatola di tonno al naturale d 160 g.,
  • 1 cucchiaio di capperi dissalati,
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato,
  • 1 tuorlo (l’albume per la panatura),
  • sale,
  • peperoncino di calabria.
  • 1 albume leggermente sbattuto per la panatura,
  • semi di zucca tritati grossolanamente per la panatura.

Collage fiori zucchine ripiene-001

Come fare:

pulire i fiori e, con delicatezza, eliminare i pistillo.

Amagamare gli ingredienti in una terrina e, aiutandovi, se la sapete adoperare, con la sac a poche oppure con un cucchiaino, con pollice e indice chiudere i fiori, passare (solo la parte ripiena) nell’albume e poi nei semi di zucca.

Terminata l’operazione con tutti i fiori, apoggiarli sulla carta forno, versare su ognuno qualche goccia di olio evo ed infornre a 180° per 15 minuti.

Estrarli dal forno e, aiutandovi con una pinza, girarli e terminare la doratura sotto al grill per altri 5 minuti.

fiori zucchina di Milva cotti-002

Buona giornata.


Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa.

gelato avocado seme e avocado-004

Non possiedo una gelatiera che mi sarebbe utile per velocizzare la preparazione senza farmi correre in cantina ogni 2 ore a rimestare ma per il momento va bene così.

Ho trovato questa ricetta in uno dei miei storici fascicoli e venerdì scorso ho preso il coraggio e mi sono messa all’opera. Consigliano questo gelato come antipasto ma con l’aggiunta di sciroppo d’acero e granella di nocciole l’ho trasformato anche in un delizioso dessert .

Ho scelto di adoperare il latte e la panna di soia e di dolcificarlo col fruttosio, non contiene uova e la polpa di avocado conferisce al gelato una consistenza cremosa.

Per la versione antipasto ho adoperato la glassa di aceto balsamico e granella di semi di zucca, ci vedrei bene anche qualche gambero ma non ne avevo a casa, provate se vi piace l’idea, per noi è stata una piacevole sorpresa.

gelato avocado glassa aceto balsamico-001

Versione Antipasto con glassa di aceto balsamico.

Ingredienti per 1/2 kilo di gelato:

  • 225 ml di latte di soia (senza zuccheri aggiunti Naturasì),
  • 40 g. di fruttosio,
  • 2 avocadi maturi,
  • 2 cucchiai di succo d’arancia filtrato,
  • 2 cucchiai di succo di limone filtrato,
  • 1 pizzichino di sale,
  • 225 ml. di panna di soia da montare.

Gelato avocado da congelare-001

Per la guarnizione da antipasto:

  • glassa di aceto balsamico,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

Per la guarnizione da dessert:

  • sciroppo d’acero,
  • granella di nocciole tostate.

Gelato avocado sciroppo d'acero granella nocciole storto-002

Versione Dessert con sciroppo d’acero e granella di nocciole.

Come fare:

far sciogliere in un pentolino con il latte, a fuoco dolce, il fruttosio, spegnere e far raffreddare.

Prelevare la polpa di avocado praticando un taglio orrizzontale o trasversale se volete, come me, presentare il gelato nel guscio a mò di coppetta, eliminate l’osso che useremo per avere una bella pianta in casa (segue indicazione).

Frullare la polpa assieme al succo di limone e arancia, aggiungere il latte ed il pizzichino di sale, amalgamare ed unire la panna montata.

Mettere in congelatore il composto per 4 ore, quando sarà ghiacciato ai bordi frullare e ripetere l’operazione ancora una volta, lasciare in congelatore tutta la notte, io, prima di servirlo l’ho lasciato a temperatura ambiente per un pò e l’ho rifrullato.

Avocado-001

Avocado

A me piace sapere cosa mangio, da dove arriva, quali nutrienti contenga ed ho trovato questo sull’ Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quanttà una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei (gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento, ma vediamo come utilizzare i semi di avocado:

semi avocado ciotola

… Come si fa per le patate americane, s’infilano 4 stuzzicadenti a metà seme, lasciando la parte più rotonda in basso a contatto con l’acqua che dovrà essere rabboccata quotidianamente, prima spunteranno le radici, poi, se sarete/rò fortunati/a nascerà anche il germoglio, dopo di chè si potrà interrare il seme ed attendere al caldo (mi raccomando è una pianta tropicale) che nasca la bella pianta da salotto.

seme avocado piantine grasse-001

Altra idea con l’avocado e altri gelati, cliccare sulle foto per le ricette:

Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D

Buona giornata.


Torta di zucchine: solo piccole, freschissime meravigliose zucchine per una torta fantastica.

torta zucchine fiori1-001

Per questa ricetta faccio un copia/incolla del testo, con qualche modifica, dal momento che questa ricetta l’avevo presentata per un concorso nel 2009, ieri l’ho rifatta, complici delle splendide zucchine piccole appena raccolte nel campo di Milva, ieri ho cambiato tipo di formaggio adoperando della Fontina Valdostana (no Fontal) ed ho variato i tempi di cottura avendo, pur con lo stesso peso, un volume più grande.

Il bello di questa torta di zucchine è che non dovete avere pasta sfoglia, brisè o quant’altro…soltanto zucchine e il formaggio che vi piace di più!!

Potrete sgranocchiarla anche in spiaggia, tra un tuffo ed una partita di Beach Volley, senza appesantirvi… Buona estate a tutti!!!

torta zucchine fiori2-001

Ingredienti per una teglia da Ø 24 cm.:

  • 1 kg. di zucchine piccole con i fiori (devono, ovviamente, essere freschissime),
  • 5 cipollotti ( o cipolle bianche),
  • 2 uova,
  • 2 cucchiai di panna o latte se preferite, io ho usato quella di soia,
  • 100 g.di Fontina Valdostana che potete sostituire con il formaggio che vi piace (anche tofu affumicato), nella prima versione ho adoperato della provola affumicata che con le zucchine ci sta proprio bene,
  • semi di zucca tritati per la teglia (se le zucchine sono più grandi adoperate il pane grattugiato che, in cottura, assorbirà il liquido in eccesso),
  • olio EVO,
  • sale affumicato,
  • pepe verde.

Collage torta zucchine-001

Come fare:

grattugiare con la grattugia grossa il formaggio, tagliare a rondelle sottili le zucchine, io ho adoperato il robot ma va bene anche la mandolina, tagliare a rondelle anche i cipollotti (o cipolle) e, quest’ultimi fateli appassire a fuoco basso in un tegame con olio evo assieme ai fiori delle zucchine (privati del pistillo) sminuzzati grossolanamente e cuocere per c.ca 15 minuti (le cipolle non devono colorarsi), aggiustare di sale e pepe.

Ungere la tortiera e cospargerla con i semi di zucca o, pane grattugiato (se siete celiaci adoperate quello da prontuario), fare uno strato con le zucchine crude e seguire con qualche cucchiaio del composto di cipollotto con i fiori di zucca ed il formaggio, continuare con gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti.

torta zucchine interno-001

Infornare a 180° per 30 minuti, dopo questo tempo estraete la torta e cospargerla col composto di panna o latte e uova,  infornare ancora per altri 30 minuti, far intiepidire prima di sformarla, ottima anche mangiata fredda.

Una piccola nota, la prossima volta aumento un pò la cottura ed aggiungo un pò di formaggio nel composto di panna-uova per ottenere una crosticina sempre gradevole agli occhi e al palato.

Torta zucchine fetta1-001

Si può accompagnare con una salsina alla menta, fatta usando foglioline di menta fresca, qualche pinolo, poco succo di limone (o lime), olio evo, sale affumicato e pepe, per vederla vi lascio questo mio carpaccio di zucchine, basta cliccare sulla foto:

Torta di zucchine: solo piccole, freschissime meravigliose zucchine per una torta fantastica e… Conta sul mio affetto…


Orzo mondo con barbabietola, olio e semi di zucca e riduzione di aceto di mele.

Ingredienti per 1 persona:

  • 80 g. di orzo mondo,
  • 1 piccola barbabietola rossa (quelle rosso scuro) non precotta e con la buccia,
  • acqua di cottura dei bacelli di piselli bio (Milva garantisce) o l’acqua di ammollo dell’orzo,
  • olio di semi di zucca,
  • semi di zucca tritati e leggermente tostati,
  • aceto di mele,
  • malto d’orzo per la riduzione,
  • sale marino integrale.

Come ho fatto la riduzione di aceto di mele:

non ho trovato in rete una ricetta che comprendesse i miei ingredienti quindi ho fatto a modo mio, ho messo un cucchiaino di malto d’orzo in un bicchiere di aceto di mele (bio), ho amalgamato ed ho messo sul fuoco a ridurre fino ad ottenere una consistenza non troppo densa, fatto :-)

Come fare:

controllare l’orzo, lavarlo e lasciarlo in ammollo per 6 ore.

Scolarlo (nel caso adoperiate l’acqua di cottura dei bacelli) e metterlo, assieme alla barbabietola, lavata ma non sbucciata tagliata in 3 parti, nella pentola a pressione, coprire con il liquido scelto, salare a piacere e, dal sibilo, cuocere per 45 minuti.

L’acqua di ammollo dell’orzo…udite, udite!!! L’ho messa in frigorifero e l’ho trasformata in bevanda salutare e dissetante per il mio Happy Hour :-)

Togliere le fette di barbabietola, privarle della buccia e tagliarle a dadini piccolissimi, condire con olio di semi di zucca, la riduzione di aceto di mele ed i semi di zucca tritati e tostati, verificare la sapidità.

Aiutandovi con un coppapasta o con una ciotola come ho fatto io, dare la forma voluta al vostro orzo, condito a sua volta con poco olio di zucca (per non alterarne il colore, l’olio di zucca è molto scuro), anche qui controllare la sapidità.

Sformare e terminare con la dadolata di barbabietola e decorare con semi di zucca…provare per credere.


Totani/Calamari ripieni su letto di fagioli di Anna.

Cosa io pensi della necessità di divulgare e far conoscere la celiachia l’ho spiegato nel mio primo Rifatte senza glutine.

Mi sono accorta che, mentre  scelgo gli ingredienti per cucinare spesso penso senza glutine, non che io lo debba fare però mi metto nei panni di chi lo fa ogni giorno perchè in famiglia c’è un celiaco.

Credo sia come quando vuoi imparare una lingua, ti rendi conto che la stai imparando nello stesso momento in cui  pensi in quella lingua, ecco, cucinare per un celiaco è la stessa cosa, devi pensare senza glutine.

Quando sei a casa tutto ciò risulta naturale e (relativamente) facile e scontato, però tutto si complica quando il celiaco ha voglia di mangiarsi una pastarella al bar o in pasticceria, oppure una semplice Pizza Margherita in pizzeria, è lì che iniziano le difficoltà e quello che per tutti è routine per un celiaco diventa problematico e spesso discriminante.

Fidarsi? Non fidarsi? Dove preparano le pastarelle e le pizze senza glutine? Gli ambienti sono predisposti ed incontaminati dal glutine? Non è uno scherzo, l’incuria e la disattenzione possono mettere un celiaco in pericolo di vita.

Ho fatto una piccola ricerca per vedere se a Udine ci fossero ristoranti/pizzerie per celiaci, la scelta non è molta e dalle recensioni dei clienti ho evinto che il celiaco rimane comunque emarginato, ha poca scelta e le attese sono improponibili…

Ora arrivo alla ricetta proposta da Anna, un piatto da fare e rifare, con o senza glutine, con sac a poche o senza sac a poche (come me :-D ), anche “ello” ha detto “da rifare”, quindi rifatelo :-)

Trovare da queste parti i totani è impresa Totanica, quindi ho dovuto ripiegare sui calamari, leggendo da Anna che il pane sostituito dalle patate rendeva il ripieno da leccarsi i baffi, beh, io ho adoperato i topinambour, di seguito la ricetta originale di Anna e, tra parentesi le mie varianti  (senza glutine).

Le mie dosi sono ad occhio, con il ripieno avanzato ho fatto delle polpettine.

Ingredienti per le polpettine:

  • il ripieno avanzato dei calamari,
  • riso Thai bollito,
  • tonno sott’olio,
  • uovo,
  • semi di zucca tritati,
  • olio evo per rosolare.

Come fare:

mescolare gli ingredienti, formare delle palline, arrotolarle nella farina ottenuta dai semi di zucca macinati e rosolare nell’olio EVO girando le polpettine, adagiarle sulla carta assorbente.

Volendo sui possono insaporire nella salsa di pomodoro assieme ai totani oppure sgranocchiare durante il giorno :-)

**************************************************************

Ingredienti per 6 persone:

  • 12 totani di misura media (ma si possono usare anche i calamari), (Calamari)
  • 150 g. di tonno sott’olio,
  • (qualche gambero),
  • 150 g. di polpa di pomodoro,
  • 150 gr di pane*** (meglio se del giorno prima, ed ovviamente per me senza glutine) (Topinambur),
  • vino bianco secco,
  • latte (omesso),
  • prezzemolo (timo e basilico),
  • 2 uova,
  • aglio,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva,
  • (olio di semi di zucca per decorare)

Ingredienti per il letto di fagioli:

  • 400 gr di fagioli cannellini già cotti, vanno bene anche quelli in scatola purché di buona qualità e ben lavati e sgocciolati,
  • (ho adoperato anche fagioli Azuki per colorare),
  • acqua,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva,
  • prezzemolo tritato (basilico).

Come fare:

pulire (lasciandoli interi) i totani, togliere la testa e pulirla dal “becco”.

Scottare i ciuffetti in acqua e sale per 2-3 minuti (io li ho rosolati in olio e aglio per insaporirli) e  preparare il ripieno composto di pane ammollato nel latte, prezzemolo e aglio tritati (omessi, ho messo timo), i ciuffetti dei totani  tritati, il tonno, le uova, il sale, il pepe, se graditi, si possono aggiungere anche gamberetti tritati.

Riempire i totani con l’ausilio di un sac-à-poche (io cucchiaino/dito) senza eccedere e chiuderli con uno stecchino di legno.

Soffriggere uno spicchio d’aglio in olio EVO, aggiungere una spruzzata di vino bianco secco, poi dopo pochi minuti un cucchiaio di polpa di pomodoro a persona (facoltativo, si possono cuocere anche in bianco).

Cuocere per circa dieci minuti. Aggiungere i totani ripieni e seguire per qualche minuto la cottura (tenderanno a gonfiarsi, ed è necessario bucherellarli in vari punti con uno stecchino, facendo così uscire l’aria che si è formata ed evitando che si rompano).

Aggiungere mezzo ramaiolo di brodo di pesce o di acqua calda, salare, pepare, portare il tutto a cottura con il recipiente semicoperto (circa 20, 25 minuti).

Se avanza un po’ di ripieno ci si possono fare delle polpettine (aggiungendo pangrattato), oppure metterlo a cuocere insieme ai totani: si formerà una cremina per accompagnare i totani o per condire la pasta.

La crema di fagioli si prepara semplicemente frullando a lungo i fagioli cotti e acqua quanto basta fino ad ottenere una crema morbida ma non liquida, aggiungere sale e pepe a piacere.

Volendo, i fagioli possono essere sostituiti con dei ceci, io mi preparo in anticipo i piattini versando la crema di fagioli ed adagiandovi due totani ripieni con un po’ di sughetto, cospargo di prezzemolo fresco tritato e verso sul tutto un filo di buon olio e.v. toscano.

***************************************************************

Ecco, questa è la ricetta di Anna, dopo avere state nelle varie cucine di Rifatte senza glutine, uscite a comperare i totani/calamari e mettetevi al lavoro :-)

Purtroppo sui miei calamari il pomodoro non ha attecchito quindi l’effetto è un pò porello ma anche in qusto caso la sostanza vale più dell’apparenza..fidatevi;-)

Alla prossima ricetta senza glutine, vi auguro una splendida giornata.


Tortino di topinambur e cavolo nero con cuore di crescenza.

Tortino? Flan? Sformatino? Boh, nello sformato forse ci andrebbe la besciamella? Non lo so, non ho trovato risposte.

Rimane il fatto che, per me, queste preparazioni sono un pò come le torte salate e meglio perchè puoi assemblare anche piccoli avanzi: una puntina di formaggio, 1/2 carota, qualche fogliolina di spinaci ecc.

Basta soltanto cercare di far andar daccordo i sapori ed il gioco è fatto, il tortino rende speciale un pasto normale, non hai l’ansia come per il soufflè e puoi sbizzarrirti con le salsine.

Per questo ho adoperato i topinambour ed il cavolo nero.

L’ispirazione arriva da un foglio che mi hanno regalato nel negozio che unisce in cooperativa i piccoli produttori della zona.

Ingredienti per 2 sformatini:

  • 2 topinambour,
  • qualche foglia di cavolo nero sbollentato,
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaio di semi di zucca tostati e tritati,
  • 1 cucchiaino di farina di grano saraceno,
  • latte di soia q.b. per amalgamare,
  • sale.
  • 2 cucchiaini di crescenza per il “cuore”.

Ingredienti per la salsina:

  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 acciuga sott’olio,
  • quanto basta di latte di soia.

Come fare il tortino:

preriscaldare il forno a 180°C.

L’idea in partenza era di “marmorizzare il tortino ma la dose del cavolo nero era troppo scarsa per poter ottenere una crema, se ne fate di più potete farlo, sarà d’effetto.

Cuocere a vapore i topinambour pelati e tagliati a fettine, sbollentate o cuocete al vapore anche il cavolo nero (solo il verde).

Io ho frullato il cavolo nero a parte con poco uovo e latte, il topinambour l’ho frullato assieme agli altri ingredienti, ho unito i 2 composti lasciandoli “a vista”.

Rivestire 2 stampini lisci con la stagnola, riempirli a metà con il composto, inserire la crescenza e chiudere.

Infornare a bagnomaria con due dita d’acqua per c.ca 25/30 minuti.

Come fare la salsina:

sbucciare e tagliare l’aglio a fettine (togliere il cuore verde), farlo cuocere nel latte, a fuoco basso, per 10 minuti.

Frullare il tutto assieme all’acciuga.

Mettere la salsa sul fondo del piatto, appoggiare il tortino e mettere sopra ancora poca salsina.

Tranquille/i l’aglio non lascerà i soliti effetti collaterali.

Può essere un antipasto, un contorno o, come nel mio caso, un piatto unico.

E adesso la mia Perla che osserva il mondo dal suo punto di vista, il divano, rigorosamente protetto dai suoi grattini col solito telo, ma quanto la amo?


Insalata di Ramolaccio, carote e Montasio, e non spacchiamo il capello in 4, ma in 2.

Lo so che il proverbio lo spezza in 4 ma io, dopo il secondo trovato nei funghi della mia tagliata mi sono fermata e non ho indagato se ci fossero anche il terzo ed il quarto.

Non essendo eccessivamente schizzinosa il primo capello l’ho giustificato pensando fosse mio, ma il secondo no e, con riluttanza  ho rimandato indietro il piatto: unico vantaggio? Che non l’abbiamo pagata… ma neanche mangiata.

Di fatto un bel fine settimana in relax, un pò di Austria, dove uno splendido sole ed un’aria frizzante ci hanno accompagnati a curiosare per i mercatini e poi a mangiare il pollo fritto nel cestino guarnito dal classico prezzemolo fritto.

Mi sono sempre chiesta come riuscissero a farlo così buono e ben cotto anche vicino all’osso e, finalmente, dopo anni di frequentazione ho capito che viene fatta una precottura nel brodo vegetale, il prezzemolo fritto invece dev’essere soltanto messo e tolto e lui rimane bello verde e croccante.

Dopo anni ieri ho fatto anche la penichella pomeridiana, proprio un bel fine settimana.

E per finire in cucina una mail di Tiziana con una bella insalata di Ramolaccio, carote e Montasio, perfetta per scoprire o far riscoprire questo povero Ramolaccio che fa tanto bene ma porello ha un sapore che non fa innamorare nessuno.

E pensare che assieme all’aglio è stato il primario alimento dei costruttori delle Piramidi d’Egitto e lì ce ne sarà voluta di energia vero?

Beh a noi può essere utile per costruire la nostra Piramide alimentare quella che ci consente di alimentarci in maniera sana ed equilibrata e qui la rima con Insalata capita a fagiuolo.

Ingredienti:

  • ramolaccio (pelato),
  • carote,
  • formaggio Montasio (3 mesi),
  • Olio evo,
  • limone,
  • semi di zucca tritati,
  • sale.

Come fare:

pelare il ramolaccio e tagliarlo sottile con la mandolina, metterlo sotto sale per fargli perdere l’acqua di vegetazione che a qualcuno potrebbe risultare indigesta, risciacquare e spremere un pò di limone per mantenere il colore bianco.

Tagliare a rondelle (sempre con la mandolina) le carote, a lamelle il Montasio.

Preparare una citronette (olio, limone, sale), unire i semi di zucca tritati e condire l’insalata.

Per presentarla in maniera appetitosa Tiziana ha fatto delle torrette.

Vi consiglio un linkinteressante e ricco di informazioni, buona lettura…

Ora vi faccio una confidenza..però mi raccomando non ditelo a nessuno..sssssssssssssssssssssttt.

Se il mio ello è difficile, non avezzo alle novità, diffidente ecc. ecc. ecc. il marito di Tiziana lo è ancora di più.

La sua frase tipo è cossa te se ga inventà de novo ‘dess? No te pol cusinar normale? (Cosa ti sei inventata ora? Non puoi cucinare normale?)…beh, nonostante tutto l’insalata è andata a ruba.

Buona settimana a voi e grazie della pazienza avuta la settimana trascorsa…vi bacio.

Ora, per la storia intorno vi racconto cosa mi  successe nel 1986.

Abitavo ancora a Trieste e ritornata a casa all’ora di pranzo, come ero solita fare misi un disco (ce l’ho ancora, quello in vinile) dei Weather Report.

Mio padre (viveva allora in Toscana) era ricoverato all’ospedale, feci la solita telefonata e mi dissero: suo padre si è spento un’ora fa.

Qquesta era la musica che stavo ascoltando e sapete cosa c’è scritto tra parentesi sotto il titolo?

Dedicated to the memory of my parents (Dedicato alla memoria dei miei genitori)


Pane tedesco alla birra.

Pane Tedesco alla birra, la ricetta è  di Tamara (Il Pane e un pezzo della mia Maremma su blogspot):

Non avevo mai fatto il pane con così poco lievito e per me è stata una piacevole sorpresa vederlo crescere quasi sotto i miei occhi.

Vale la pena farlo se non altro per il profumo che si espande in casa durante la cottura, non è il solito profumo di pane caldo..è qualcosa di più.

Ingredienti per un pane da c.ca 1 kilo:

  • 5 grammi di lievito di birra fresco bio (NaturaSi),
  • 1 cucchiaio di estratto di malto,
  • 1 cucchiaio di miele,
  • 330 ml di birra di malto o di birra scura, (io malto),
  • 400 grammi di farina bianca, (manitoba),
  • 100 grammi di farina di segale,
  • 100 grammi di farina integrale bio,
  • 1/2 cucchiaino di sale (1 cucchiaino di sale affumicato),
  • 25 grammi di burro, (2 cucchiai d’olio evo),
  • birra per spennellare,
  • semi di zucca e semi di girasoleper decorare.

Collage pane alla birra1

Come ho fatto:

ore 10 e 30: ho sciolto il lievito nella birra, ho aggiunto il malto ed il miele, dopo aver amalgamato bene ho versato il composto nella macchina del pane.

Ho aggiunto le farine, il sale e l’olio, ho programmato la macchina per l’impasto ed ho aspettato che si formasse un composto liscio e non appiccicoso.

Ore 11: ho messo la “palla” in una ciotola, ho coperto con pellicola e riposto in forno con la luce accesa fino al raddoppio.

Ore 20: ho sgonfiato l’impasto ed ho riformato una palla direttamente sulla teglia da forno ed ho coperto “a campana” con un’ampia terrina ed ho aspettato che raddoppiasse il volume.

Ho preriscaldato il forno a 200°C. mettendo una ciotola d’acqua all’interno.

Ore 22 e 30: ho spennellato il pane con la birra, l’ho cosparso con i semi e, con un bisturi ho praticato 2 tagli a croce.

Ho infornato per 40 minuti, negli ultimi 10 minuti ho abbassato la temperatura a 180°C. , rimossa la teglia ed  appoggiato il pane direttamente sulla griglia, il pane è cotto quando, battendolo,  fa un rumore “vuoto” (un pò come la mia testolina :-D )

Ieri ho fatto le “ore piccole” ma ne è valsa davvero la pena :-) ma..che c’è ancora…..ah si…volete vedere l’interno, che sbadata, eccolo:


Le polpette col nasino si trasformano in fiore :-D

Lo sappiamo bene noi “grandi” quanto importanti siano le coccole e la presenza di qualcuno accanto che ci distragga quando siamo ammalati.

Ma quanto siamo noiosi noi “grandi”?

Basta un piccolo raffreddore, una linea di febbre, una distorsione, un callo, un graffio, una piccola scottatura e siamo perduti, iniziamo a piagnucolare, chiediamo questo e quello e subito sennò diventiamo anche  maleducati: non vedi che sono ammalata/o, non hai pietà per me che sto male….e così via…

Eppoi ci sono i bambini, quei bambini ammalati davvero che però non lo sanno, perchè non hanno il raffereddore, non hanno la febbre alta, riescono a correre, giocare, parlare, cantare..ma sono ammalati, molto ammalati e si chiedono come mai siano chiusi lì, in quel posto e si chiedono come mai non possano dormire nel loro lettino e mangiare a tavola con mamma e papà e i fratellini e le sorelline.

Ma nessuno glielo dice, nessuno vuol dir loro che forse da quel posto non usciranno più, come si fa? Come si fa a dire ad un bambino che tempo prima, alla tua domanda cosa farai da grande ti aveva risposto: un campione olimpico, un dottore, un avvocato, un ingegnere..ecc. ecc. ecc., che non diventerà nulla di tutto questo perchè la vita, il destino, la malattia hanno scelto per lui una strada diversa, una strada che percorreranno loro malgrado e che non li porterà a realizzare i loro sogni?

Ma per fortuna questa è soltanto una piccola parte, perchè molti di questi bambini guariranno e ritorneranno a casa e potranno raccontare agli amichetti che sono stati in un posto fantastico con tante persone fantastiche che li hanno fatti tanto ridere, con quei vestiti ridicoli, i nomi buffi e quei nasi rossi, grandi come palline da ping pong :-D

Sai, racconteranno un domani anche ai loro figli:

c’era il dottor Baciccia, era cicciottello e per questo lo chiamavano così, lui si arrabbiava molto :-D ,per non parlare del dottor Clüney, si sentiva così bello e si dava un sacco di arie, camminava con quel buffo naso rosso  voltato all’insù e noi gli facevamo sempre tanti complimenti, ma per finta ;-).

Poi c’era la  dottoressa Bonsai, portava con se piccoli alberi, certi avevano anche la frutta, piccola piccola e ce la faceva assaggiare, lei diceva sempre al dottor Nasello di non avvicinarsi troppo perchè l’odore di pesce rovinava il profumodelle sue piante…(valle a capire queste dottore :-D )

Ma lui non si perdeva d’animo ed andava a giocare con il dottor Otto che gli raccontava sempre la storia della sua Anna (Otto era il papà di Anna Franck) e lui non si stancava mai di ascoltarlo, un giorno dottor Otto raccontò anche a noi la storia della sua Anna e della sua famiglia, era una storia molto triste però a noi sarebbe piaciuto conoscere Anna, era una bambina così sensibile e non è stata fortunata come noi :-(

Ma la tristezza svaniva appena entrava il dottor Pelosone, lui aveva molti cani e gatti ma, anche se noi lo tormentavamo affinchè li portasse con se, lui non poteva perchè il pelo avrebbe potuto darci allergia,  però ci raccontava tante storie e ci ha insegnato il rispetto per gli animali che sono come noi bambini, indifesi e bisognosi di affetto, protezione e cure.

Nel frattempo si era fatto tardi, era ora di pranzo ed arrivava portando con se un grande pentolone di pasta il dottor Ragù, e per noi bambini era una festa, anche quelli che mangiavano poco alla fine avevano sempre i baffoni sporchi di sugo.

Dopo il riposino arrivava lui, il dottor Strettoscopio, era pieno di fili, aggeggi, macchinari strani e ci misurava questo e quello e noi facevamo tante domande: a cosa serve questo? A cosa serve quello? ma lui era “geloso” del suo sapere e ci raccontava sempre un sacco di storie :-D

Dopo tutta questa tecnologia avevamo bisogno di essere rimessi un pò in ordine e così arrivava il dottor Stropiccio che ci sistemava i vestitini che, dopo il suo passagio non erano più “stropicciati” ma arrivava, scettico come sempre il dottor Supergiù che aveva sempre qualcosa da dire, supergiù di qua, supergiù di là, noi ormai lo conoscevamo e non lo badavamo più di tanto perchè, subito dopo, arrivava la dottoressa Flora che ci portava a giocare in giardino, in mezzo ai fiori che conosceva per nome, erano nomi difficili e noi bambini non sapevamo ripetere i nomi in latino ma lei ce li lasciava raccogliere e noi preparavamo un bel mazzo per la dottoressa Irina Pirina che era sempre allegra e ci voleva tanto bene, lei veniva dalla Russia dove aveva lasciato la sua famiglia e noi sapevamo che ogni tanto aveva nostalgia di casa e le regalavamo dei fiori e lei dopo era felice.

Le piaceva dividere i fiori e fare altri 2 mazzetti che regalava alla dottoressa Peppa e alla dottoressa Piperita.

Sono guarito, sono guarito, strepitava il dottor Garibaldi, ma era ammalato? Chiedevamo noi, si sono stato ferito ad una gamba, mentre comandavo il “battaglion” e cominciava a cantare:

Garibaldi fu ferito, fu ferito a una gamba, Garibaldi che comanda che comanda il battaglion… e poi incominciava a ridere  a crepapelle  e noi capivamo che ci aveva presi in giro e lo rincorrevamo per tutto il corridoio…riuscivamo sempre a prenderlo ma ora penso che era lui che si lasciava prendere :-D

Questi “personaggi” sono reali, fanno parte dell’equipe di ARTISTI PROFESSIONISTI che dedicano la loro vita a rendere piacevole  la permanenza de bambini negli ospedali e se volete vedere le loro “buffe” facce cliccate, cliccate, cliccate :-D

Oh mondo zucchino, come si è fatto tardi, dovevo fare le polpette, vorrà dire che le faccio per merenda, vi va bambini?

Ingredienti per 15 polpettine:

  • 1/2 kilo di piccole zucchine,
  • 1 uovo intero,
  • 2 cucchiai di pane grattugiato,
  • 1 cucchiaio di farina integrale,
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato,
  • 1 spicchio d’aglio (io lo schiaccio con lo schiaccia aglio),
  • prezzemolo,
  • sale e pepe (solo per i grandi),
  • farina per infarinare le polpette,
  • semi di zucca tritati per impanare (mia variante facoltativa).

Come fare:

grattugiare le zucchine con la grattugia grossa, salarle e farle perdere l’acqua di vegetazione per  c.ca 40 minuti.

Strizzrle bene e metterle poche alla volta nello schiacciapatate per far perder loro tutta l’acqua.

In una terrina unire tutti gli ngredienti, comprese le zucchine, amalgamare e lasciar riposare per c.ca mezz’ora.

Formare le polpettine con le mani bagnate, infarinarle e farle cuocere in una larga padella con pochissimo olio, girandole prima da una parte poi dall’altra.

Io ho fatto l’impanatura con i semi di zucca tritati e al osto del prezzemolo ho usato il coriandolo fresco però ha un sapore particolare quindi per i vostri bambini consiglio il “solito” prezzemolo :-)

É dificile dare le dosi esatte degli ingredienti, perchè dipende dalla qualità delle zucchine utilizzate. per verificare la consistenza, prima di formare le polpette, mettere un pò d’impasto nel palmo della mano, chiudere il pugno con forza e tornare a riaprirlo; l’impasto dovrà risultare compatto, non sbriciolato e neanche troppo bagnato.

Se si sbriciola, unire ancora un pò di uovo, se troppo umido altra farina o pangrattato.

Una nota gastronomico-culturale del Friuli Venezia Giulia: queste polpette in alcune zone del Friuli vengono chiamate: “Bistechis di ort” (bistecche dell’orto).

Ettepareva che Perla non volesse mettersi in mezzo :-D , mentre scrivevo lei era accanto a me, ad un certo punto mi sussurra all’orecchio: “posso fare anch’io una cosina per quei bambini? Ed ecco il risultato, anche lei col nasino rosso, però a forma di cuore, l’ho sempre detto che è una gattina vanitosa :-D

Queste polpettine, questo post, il contributo di Perla, tutto ciò, spero riesca a far sorridere tutti i bambini che si trovano negli ospedali e che per merito della FONDAZIONE THEODORA  dimenticano di essere dei bambini ammalati.

Dopo aver chiesto a Tania ho il piacere di aggiungere queste polpettine al libro di ricette di Alice Ginevra, fra un pò di tempo gliele preparerà la mamma (ed anche il papà), poi le prepareranno assieme e spero sia ogni volta un divertimento cucinare assieme.


Anguria arrosto e Feta, averlo saputo prima.

Anguria e feta si1

…veramente lo so dall’anno scorso, da quando vidi questa ricetta sul libro del Sacher Hotel, ma l’anno scorso le angurie decisero di scioperare e di travestirsi da rape insapore, almeno quelle che comprai io erano così, pallide, farinose, piene di venature, immangiabili è la parola giusta.

Per fare questa “ricetta” occorreva un’anguria dolce, aromatica, senza semi (proprio com’era la mia prima anguria della stagione) e “formaggio di pecora affumicato” che ho sostituito col feta che avevo a casa.

L’abbinamento anguria/feta non è certo una novità, però la versione “arrosto” mi giungeva nuova e m’incuriosiva da matti, provatela come consigliano loro, servita subito e sul piatto caldo, il contrasto caldo/freddo e l’equilibrio degli abbinamenti vi conquisterà, per quanto mi riguarda l’ho già nominato “piatto dell’estate 2011/12/13/14/15/16…..ecc.

Mi scuso, il post si è pubblicato da solo, ora lo sto completando, se vi interessa ritornate più tardi…a volte anche wordpress “perde colpi” :-D

Rieccomi, è proprio il caso di dirlo: a WordPress manca un “venerdì” :-D ma ora se avete fatto le corse su e giù per vedere come va a finire io vi ringrazio e vi dico che non ve ne pentirete.

Riporto le dosi della ricetta originale per 4 persone, io non ho pesato nulla e tra parentesi metterò le mie varianti:

  • 500 g. di anguria (dolce e aromatica e soda aggiungo), senza semi,
  • succo di mezzo lime,
  • foglie fresche di menta o citronella (nepeta),
  • 300 g. di formaggio di pecora affumicato (feta),
  • peperoncino (senza semi) finemente tagliato (omesso),
  • fleur de sel (sale nero di Cipro),
  • pepe (verde),
  • olio d’oliva (extravergine con semi di zucca tritati),
  • olive Kalamata (taggiasche),
  • sfogliatine di pane croccanti per guarnire.

Come fare:

tagliare l’anguria in 12 bastoncini (loro calcolano 3 a testa ma non bastano credetemi) di c.ca 12 x 2 x 2 cm., tamponarli con la carta assorbente da cucina e rosolarli a fuoco vivo in una padella antiaderente con poco olio evo (io l’ho “passata” con la carta cucina imbevuta).

Disporre i bastoncini sui piatti caldi, tagliare il formaggio a scaglie sottili (se usate il pecorino) o sbriciolare il feta, cospargere con le erbe (nepeta), condire con la citronette (io ho aggiunto semi di zucca tritati), aggiungere le olive (le taggiasche ci stanno benissimo),le listarelle di peperoncino, pepe ed il sale.

Io, per decorare ho preparato delle cornucopie di pane schiacciando col mattarello tra 2 fogli di carta forno il pan carrè senza crosta che ho avvolto sui coni unti e infornato a 200°C fino a doratura.


Insalata di barbabietole in agrodolce con pesto ai semi di zucca.

Non è un mistero che io sia innamorata dell’Austria, non sono esterofila e ritengo la mia/nostra Italia il paese più bello del mondo, ricco di tutto e di più ma, quando oltrepasso quel confine (che ora non c’è più e torna solo in alcune circostanze), cambia l’atmosfera, cambia il paesaggio ed entro in una dimensione quasi magica.

L’erba sembra più verde (forse perchè è “l’erba del vicino”?), iniziano subito i pascoli, vedi mucche e cavalli e penso che  soltanto qualche centinaio di metri più in là ci sono gli stessi prati, la stesse valli ma…di mucche e cavalli nemmeno l’ombra.

Paesaggio invernale Austria.

Sui lati delle stradine le cataste di legna pronte per essere portate nelle segherie a dimostrazione di una pulizia sistematica e controllata dei boschi che, si sa allunga la vita agli stessi mentre, soltanto qualche kilometro più in là se ti viene in mente di andare a fare una passeggiata su qualche sentiero del Cai e non torni a casa pieno di zecche perchè l’erba ti arriva alla vita, ed entrare al’interno del bosco diventa un’impresa titanica.

In primavera la sezione alla quale sono iscritta organizza le prime gite proprio per ripulire i sentieri ed io sono orgogliosamente in prima fila, pregusatando già le passeggiate future senza necessariamente il “machete” in mano (per tagliare l’erba né? ;-) )

Ho scritto questo perchè spesso mi domando perchè in certi posti la natura sia così poco curata e lasciata a se stessa, anche nelle nostre Valli abbiamo boschi impraticabili e ricchi di  castagni  ormai quasi tutti ammalati, in autunno le famiglie percorrono la strada sterrata che costeggia la montagna e raccoglie i ricci caduti sulla strada, perchè è tutto soffocato dai rovi e raggiungere un albero è quasi impossibile, sarebbe bello ed educativo che i bambini potessero avere accesso sicuro alla natura…ma speriamo in un futuro

Beh, ho davvero “sconfinato” stavolta… tutto per un’insalata, però un’insalata del Hotel Sacher, libro fonte d’ispirazione e dal quale attingo a piene mani quando ho a disposizioni gli ingredienti.

Ci giravo intorno da un pò perchè, me tapina edi incapace d’informarsi con i potenti mezzi del web, non sapevo che si trovassero anche qui le “rape rosse”, ma rosse rosse, proprio come quelle che vendono precotte nei negozi o quelle che in Piemonte vendono cotte al forno.

Ma è arrivata in soccorso la mia “super-Milva” con una cassa di barbabietole.

Ma sono di due colori :-)

Si, dice, qualcuna è di quelle rosse rosse.

Ailoviu le ho detto sorridendo e ne ho prese 2, mi mancavano proprio quelle rosse per fare questa ricetta.

Il meraviglioso Cavolo rapa

Ingredienti per 4 “tortine”:

  • 1 barbabietola rossa media,
  • 1 carota gialla (va bene anche la nostra arancione),
  • 1/2 cavolo rapa,
  • 2 scalogni tritati finemente,
  • 2 cucchiai di uvetta sultanina tritata finemente,
  • olio evo,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • cumino macinato al momento,
  • semi di coriandolo tostati e macinati al momento,
  • 50 ml di aceto di mele,
  • pesto ai semi di zucca
  • sale e pepe q.b.

Per la vinaigrette:

  • 2 cucchiai di olio evo, 1 cucchiaio di aceto di mele,
  • 1 pizzico di sale,
  • una punta di coltello di senape dolce (ho usato quella all’estragone/dragoncello).

Per la guarnizione:

  • a piacere speck (io), o prosciutto affumicato crudo o cotto, bresaola..insomma, quel che vi pare ;-)
  • listerelle di pan carrè tostate o col burro o in una pentola antiaderente,
  • frutti di cappero,
  • foglie di rucola (io) o spinacina, bieta o le foglie stesse della barbabietola.

Come fare:

pelare la barbabietola, la carota, il cavolo rapa e tagliare a dadini di c.ca 3 mm.

Far appassire gli scalogni nell’olio con lo zucchero, unire i dadini di verdura e rosolare bene tutto, irrorare con l’aceto ed aggiungere l’uvetta, aromatizzare con le spezie, aggiustare di sale e pepe e portare a cottura (c.ca 20 minuti), le verdure devono rimanere croccanti, mettere in fresco.

Nel frattempo preparare il pesto ai semi di zucca come spiegato qui.

Preparare le porzioni con un coppapasta, decorate con l’insalata condita con la vinaigrette, i frutti di cappero e le striscioline di pane tostate.

A parte la presentazione da “Hotel” quest’insalata, mangiata in una terrina con un bel panozzo in parte è quanto di più godurioso ci sia, pensate che l’ha mangiata persino il mio “ello” (però non gli ho detto che c’era l’uvetta ;-) )


Risi e bisi: una passeggiata nel passato.

Per la ricetta, come sempre, scendere dalla “soffitta”.

Questa ricetta mi ha catapultata in una vecchia soffitta di fronte alla cassapanca della nonna, quella piena di ricordi, ho chiuso gli occhi e mi sono lasciata trasportare.

Mi sono rivista nell’orto con papà a raccogliere i bisi (piselli) e, di corsa, dalla mamma ad aiutarla a sgranarli, una buona parte finivano nella mia boccuccia incurante del pericolo del grande mal de pansa, altri li adoperavo per fare  collane, per me e per la bambola.

Dopo anni mi sono limitata al portatovagliolo:

Risi e bisi è stata per me anche una pozione magica quando in collegio, in primavera e autunno, prima di pranzo le suore minacciose mi costringevano a ingurgitare l’odiato cucchiaio di olio di fegato di merluzzo (che fa diventare grandi e forti) .

Quella minestrina mi aiutava a togliere quel saporaccio, il boccone sostava a lungo tra le mie papille offese, e poi ne seguiva un altro ed un altro ancora, fino alla fine del piatto, spesso chiedevo il bis.

Anche la signora Gisella me la faceva spesso, d’altronde anche a Trieste e in Bisiacaria risi e bisi come risi e fasoi o pasta e fasoi erano/sono piatti della tradizione, per cui non me la sono sentita di stravolgerla molto, ho aspettato i bisi della mia fornitrice di fiducia, la carenza di pioggia degli ultimi tempi ne aveva ritardato la maturazione e soltanto ieri mattina sono andata direttamente nel campo a prendermeli.

Tanto lavoro mi ha detto la signora che li stava raccogliendo, per fortuna no mal di schiena, sono straniera e mi piace lavoro, io tanto lavoro.

L’ho fotografata dopo averle promesso che avrei nascosto il viso :-)

     

La pancetta è usata come decorazione rendendola croccante in una padella antiaderente e con una mantecatura alla crema di finocchietto selvatico (mio) sbollentato e tritato con olio evo e parmigiano reggiano.

  

Ingredienti (4 persone) (io metà dose):

  • 800 gr di piselli teneri e dolci con bacello mangiatutto, in modo da ottenere 250-300 gr di piselli sgranati,
  • 250 gr di vialone nano (io ho usato Crespi),
  • 60 gr di burro chiarificato (burro di soia),
  • 50 gr di pancetta (io affumicata),
  • 1 cipolla bianca piccola novella,
  • 1 ciuffo di prezzemolo (finocchietto),
  • Parmigiano Reggiano,
  • sale e pepe nero macinato al momento.

Un segreto: i piselli sgranati devono essere della medesima quantità del riso (o il triplo se con baccello).

Procedimento:

sgranare i piselli separando i semi dai bacelli, conservare entrami e lavarli.

Versare i bacelli in 2 litri di acqua leggermente salata e farli bollire per circa un’ora. Passare quindi brodo e bacelli al passaverdura oppure al mixer e poi al setaccio. Si otterrà un liquido un po’ verde e un po’ denso che sarà il brodo per preparare il risotto, da tenere al caldo con un fuoco basso.

Tritare la cipolla e la pancetta e rosolarli insieme con 30 gr di burro in una casseruola di rame (il risotto viene meglio, non c’è storia!) per qualche minuto, unire i piselli, versare un paio di mestoli di brodo e cucinare per 5′ per pisellini fini e almeno 15′ per quelli un po’ più grossi.

Aggiungere il riso, mescolare con un cucchiaio di legno, unire il brodo bollente e mescolare per circa 14′.

Unire il prezzemolo e cucinare per altri 2′, togliere dal fuoco, regolare di sale, unire il pepe macinato fresco, il burro rimasto e il parmigiano a gusto.

Mantecare, far riposare coperto per 2 ‘ e servire.

Io ho scelto di fare una risi e bisi più fissa (densa) perchè a ello non piacciono le minestre con il riso: fresco, buono, mi ha detto e non si è lamentato della presenza del finocchietto che solitamente non gradisce, va a capirli gli uomini.

Pur facendo metà dose è avanzata un pò di risi e bisi ed ho pensato di fare delle crocchette come spezza-fame nell’attesa della cena l’ho servite a temperatura ambiente.

Ho aggiunto la quantità di uovo sbattuto sufficiente a legare, ho aggiunto un pò di parmigiano e, usando un coppapasta, ho fatto delle polpettine che ho passato nei semi di zucca tritati.

Ho fritto a 160° C. in olio profondo (di arachide) ed ecco il risultato:


Cavolo rapa ripieno di funghi.

….quanto mi piace il cavolo rapa, anche lui poco conosciuto in Italia ma io confido sempre negli appassionati che decideranno di iniziarne la coltivazione come è già successo nella mia zona col cavolo nero.

Era da un pò che questa ricetta (del Sacher Hotel) era nei miei desideri e, finalmente dopo la gita Austriaca dove li ho trovati freschissimi, ho realizzato il desiderio:-)

Chi avesse difficoltà a reperire il cavolo rapa può sostituirlo con le rape, il matrimonio con gli ingredienti sarà comunque perfetto.

Io ho variato qualcosa che evidenzierò tra parentesi, ho omesso le dosi perchè ho preparato una maggiore quantità di funghi per accompagnare gli ossibuchi della cena.

Ingredienti:

  • 3 cavoli rapa,
  • funghi misti (porcini, finferli dei miei raccolti d’autunno),
  • 1 scalogno + 4 per la guarnizione,
  • 1 uovo piccolo,
  • 1 fetta di pane nero raffermo tagliato a cubetti,
  • 1/2 bicchier di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • cumino tedesco (Kümmel) macinato q.b.,
  • noce moscata grattugiata (omessa),
  • sale,
  • pepe macinato (verde),
  • prezzemolo tritato,
  • brodo vegetale.

Per il pesto:

  • un mazzetto di erbe, data la stagione non ho messo il mio dragoncello perchè ancora “giovane” quindi poco profumato, ho usato rucola e prezzemolo,
  • poco aglio schiacciato,
  • noci,
  • ho aggiunto semi di zucca,
  • parmigiano grattugiato,
  • olio evo (olio di semi di zucca),
  • sale.

Come fare:

eliminare la buccia legnosa dei cavoli rapa, tagliare le calottine e conservarle per utilizzarle come coperchio.

Svuotare la polpa e tritarla finemente, tritare anche gli scalogni ed i funghi, quest’ultimi più grossolanamente.

In una padella antiaderente con 1 cucchiaio di olio far appassir gliscalogni, aggingere i funghi, insaporirli ed aggiungere la polpa dei cavoli, insaporire col cumino, aggiustare di sale e pepe.

In una ciotola ammollare il pane nel latte, a parte sbattere l’uovo con il prezzemolo ed unire al composto di funghi mescolando.

Riempire i cavoli col composto di funghi e chiudere con le calotte.

Appoggiarli in una pirofila unta con olio evo, versare il brodo vegetale (ho unito anche 3 scalogni con la buccia), coprire con una stagnola ed infornare per 30 minuti a 180° C. , scoprire e far gratinare ancora per 5 minuti.

Come fare il pesto:

semplicissimo, tritare tutti gli ingredienti in un mixer.


Torta con pastinaca.

Venerdì scorso sono stata in Austria e come sempre mi sono persa tra i banchi dei supermercati con il desiderio di comperare tutto, ma proprio tutto quello che qui trovo ancora con difficoltà.

Mi sono limitata al cavolo rapa (ricetta a presto) , la confezione per brodo o minestra, e la pastinaca dentro la cui confezione ho trovato la ricetta che segue (dopo aver tradotto e sistemato un pò il procedimento ;-) )

Terry nel suo blog parla della pastinaca, lei ha la fortuna di avere un rivenditore straordinario che coltiva e vende tutte le primizie.

Foto della parte aerea presa dal web

Proprietà: dietetiche, diuretiche, colagoghe.

Principi attivi: tracce di alcaloidi, vitamina C , oligoelementi, e le foglie sali potassici.

La Pastinaca è nota soprattutto per le  proprietà alimentari delle sue radici che, gradevoli al palato, hanno inoltre un valore dietetico abbastanza simile a quello della patata per il loro contenuto di zuccheri e amidi.

Il tubero della Pastinaca viene impiegato, specialmente nell’Europa del nord, in molte preparazioni alimentari e anche in bevande fermentate (tipo birra).

Alla radice vengono attribuite proprietà digestive e diuretiche; la tradizione popolare ritiene la Pastinaca un cibo utile alle persone deboli, anziane o convalescenti.

Anche la parte aerea della pianta e specialmente le foglie hanno un impiego alimentare, ma sono prese in considerazione soprattutto perchè reputate diuretiche e colagoghe.

La Pastinaca è un’ombrellifera e a questa famiglia appartengono specie molto pericolose: è raccomandabile perciò un’attenta cura nella sua sicura identificazione e nella raccolta delle sue parti, onde evitare di prendere anche piante con generi simili nell’aspetto ma dannose all’organismo umano.

Pagina 465 dell’enciclopedia: Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche.

Io aggiungo che è un modo per far mangiare le verdure a chi non le ama, il sapore assomiglia a quello della carota ma meno amaro, una puntina di sedano, insomma in questa torta ci sta d’incanto.

Ingredienti:

  • 100 g. di burro (di soia),
  • 100 g. di zucchero (80 fruttosio),
  • 4 uova,
  • 50 pangrattato (integrale),
  • 150 g. di pastinaca grattugiata finemente,
  • mandorle a lamelle.
  • burro e farina per la teglia (semi di zucca macinati).

Come fare:

lavorare il burro (di soia) con  70 g di zucchero (50 fruttosio) per qualche minuto, aggiungete i tuorli 1 alla volta ed in seguito la pastinaca ed il pangrattato.

Montare gli albumi con 30 g di zucchero (fruttosio) a neve fermissima ed incorporarli delicatamente al precedente composto.

Versarlo in una teglia imburrata e infarinata(housato i semi di zucca), cospargere la superficie con le mandorle a lamelle e infornare a 180 ° C. (statico)  per 35/40 minuti.

Servire calda con una salsa di frutta o fredda.

 

Vi ricordate questo?

Ora è così:

E se non bastasse a confermarmi che la primavera è arrivata davvero la mia cavalletta Solma (ricordate quella senza la zampina che da 3 anni viene a svernare da me?) è finalmente uscita dal suo nascondiglio con un’amichetta :-)

Ello questa foto non l’ha voluta guardare quindi se anche voi non lo farete io non mi offenderò ;-)


Murrine di verza con cuore di tofu.

Considero già di per sè la verza un’opera d’arte, se potessi ne terrei una come centro  tavola tutto l’anno, mi piace il suo colore, il sapore, la sua versatilità, è un ortaggio molto in uso dalle mie parti ed ho colto al volo l’occasione di partecipare inventandomi qualcosa di goloso, colorato e leggero, m’intriga molto vedere quante idee, quanti diversi modi d’interpretare un ingrediente, e poi l’appuntamento mensile, quando  ci sentiamo un pò fiacche e senza stimoli, ecco che  ci dobbiamo tirar su le maniche, indossare il grembiulino e metterci al lavoro.

L’idea delle murrine mi è nata così, per caso, avevo le patate viola, la zucca, una confezione di barbabietole ed avendo (finalmente!!) trovato del tofu che non suona sotto i denti ho pensato di farci il cuore (si possono anche usare altri formaggi).

Una ricetta che si presta al riciclo,  con gli avanzi di purè, di ragù ecc. ci si può veramente sbizzarrire.

La prima volta sembra complicato ma presa “pratica” si naviga a gonfie vele.

Ingredienti:

  • foglie di verza sbollentate per 2 minuti in acqua bollente salata ed immerse in acqua e ghiaccio,
  • tofu arrotolato nei semi di papavero tostati,
  • purè di patate viola salato con sale affumicato,
  • polpa di zucca salata, profumata con lo zenzero ed asciugata in padella,
  • polpa di barbabietola salata ed asciugata in padella con uno spicchio d’aglio vestito (tolto alla fine),
  • olio di olive taggiasche per il passaggio in forno.

Per la salsa:

  • gli “avanzi” delle foglie di verza sbollentate,
  • semi di zucca tostati e tritati,
  • sale affumicato,
  • olio di olive taggiasche,
  • 1 spicchio d’aglio schiacciato col quale profumeremo soltanto le pareti del bicchiere del mixer, senza “attentare” all’alito :-D

Costruiamo le murrine:

dopo aver preparato i vari ripieni,  stendiamo la prima foglia di verza ed appoggiamo sopra il tofu arrotolato nei semi di papavero (possono cambiare i semi, fate voi).

Il secondo passaggio l’ho fatto col purè di patate viola per compattare e dare forma al cuore della murrina.

Stendo la purea di zucca su un foglio di pellicola (per arrotolare meglio), appoggio sopra il rotolo ottenuto in precedenza e chiudo con la verza.

Stesso procedimento con la purea di barbabietola, dopo aver completato con la foglia di verza, avvolgere nella pelicola e mettere in congelatore per c.ca 20 minuti, tagliare il rotolo  a fettine.

Disporle su una pirofila leggermente unta ed infornare a 200° C: per 20 minuti, io non l’ho fatto per non coprire i colori ma si può grattugiare sopra del tofu o parmigiano o ricotta affumicata che con la verza e tutti gli altri ingredienti ci sta benissimo.

Prepariamo la salsa:

mettere nel bicchiere che avremo “profumato” con l’aglio gli avanzi di verza, i semi di zucca, il sale affumicato e l’olio di olive taggiasche, frullare e versare a specchio sul piatto di portata appoggiando le murrine e creando dei raggi con uno stecchino.


Terrina di carne con cuore di carciofi: la cultura del riciclo….

Forse il nome terrina è improprio, leggo qua e là che le terrine sono piuttosto da mangiare fredde, questa no, va mangiata calda o tiepida.

Questa estate ne avevo fatta una con il cuore di zucchine,senza formaggio però.

Sono piatti che non hanno una storia, nascono così, da un “avanzo”, un esubero di ripieno, dalla necessità di far mangiare “le verdurine” ai familiari e, oltre al risparmio, permettono anche di non annoiarsi in cucina e  non annoiare i commensali con la “solita minestra”.

È stata l’occasione per inaugurare la mia terrina da forno, dimensioni 28 cm x 5 cm, ed utilizzare al meglio il:

ripieno di carciofi fatto così:

  • 500 g di carne macinata magrissima di manzo,
  • 1 uovo,
  • 1 manciata di parmigiano,
  • timo,
  • fiocchi d’aglio macinati,
  • prezzemolo,
  • semi di zucca tritati (volendo pistacchi),
  • sale affumicato.

Per il cuore:

  • gambi di carciofo tagliati a rondelle e cotti al vapore,
  • tomino piemontese (quello  con la crosticina tipo velluto bianco :-) ), o altro formaggio a piacere.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. , oliare la terrina e spolverizzarla con i semi di zucca tritati (o pangrattato).

Dividere l’impasto in 2 parti e formare il primo strato, appoggiare le fette di formaggio, continuare con i gambi di carciofo, formaggio e chiudere con la carne, premere bene, coprire ed infornare a 180° per c.ca 30 minuti, scoprire, mettere la funzione grill e far dorare per qualche minuto.

Per farla più grande, usare lo stampo da plum cake e foderare tutti i lati con la carne, riempire con quello che vi piace e richiudere con la carne (come la terrina ripiena di zucchine).

Con questo “riciclo d’autore”  vi auguro una bella settimana……

 


Sformatino di cavolini di Bruxelles e ricotta, Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles: cosa fai per cena? Sono “cavolini” miei ….

Sformatino di cavolini di Bruxelles  e ricotta di Tiziana

Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles

Finalmente dopo tanto tempo sono riuscita a trovare il Cavolo Cinese.

Per essere sincera una volta ho comperato un qualcosa che gli assomigliava ma era il più comune Pan di zucchero, così è finita che mi sono fatta 2 giorni di insalata.

Per completare la  Cavolo’s dinner ho usufruito della ricetta che mi aveva mandato  Tiziana così, la sera prima lo sformatino, ieri sera  la decorazione/aggiunta alla torta salata.

Inizio con lo sformatino che consiglio come piatto unico e completo:

Ingredienti (tra parentesi le mie varianti):

  • gr.250 cavolini di Bruxelles,
  • gr.300 ricotta (ho usato quella di kefir),
  • 5 filetti d’acciuga,
  • 1 spicchio d’aglio tritato finemente (l’ho lasciato vestito e poi tolto),
  • olio evo,
  • pane grattugiato, (semi di zucca tritati),
  • sale e (pepe verde).

Come fare:

pulire i cavolini, sbollentarli in acqua salata per 10 minuti, sgocciolarli e tagliarli a metà.

Terminare la cottura passandoli in una padella con olio evo e l’aglio, non devono sfaldarsi.

Tagliare i filetti d’acciuga (non sminuzzarli), aggiungerli alla ricotta, amalgamare bene con un filo d’olio, unire al composto anche i cavolini (se l’impasto dovesse risultare poco morbido, aggiungere un pò di acqua di cottura dei cavolini).

Mettere il tutto in una pirofila foderata con carta forno e cospargere di pane grattugiato (semi di zucca).

Infornare 180°C.  per 15 minuti circa.

Servire tiepido.

Ed ecco la ricetta della torta salata:

Per fare la base ho fatto, per la prima volta, la pasta brisè, ho scelto una a caso su google, ho fatto doppia dose, avendo una teglia da 26 cm. del Lidl col fondo estraibile in vetro che vi consiglio vivamente..

Ingredienti (io ho usato derivati dalla soia, si può sostituire tutto con prodotti vaccini):

  • base brisè o, a piacere, pasta sfoglia,
  • 600 g. di cavolo cinese al netto,
  • cavolini di Bruxelles cotti come sopra e tagliati a metà,
  • 50 g. burro di soia,
  • 3 uova,
  • 2 dl di panna di soia,
  • 1 manciatina di Cheddar cheese grattugiato,
  • 1 manciatina di emmenthal grattugiato,
  • 1 manciatina di parmigiano grattugiato,
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

preparare la brisè (se la fate voi) altrimenti foderare la teglia con la pasta che avrete scelto.

Sbollentare in acqua leggermente salata le foglie di cavolo cinese, scolarle, tagliarle grossolanamente e farle stufare, coperte, fino ad asciugare il tutto, raffreddare.

Sbattere in una terrina le uova con la panna, aggiungere i formaggi (volendo una parte si può spolverizzare), aggiustare di sale, pepare ed infornare a 180°C. per 10 minuti.

Dopo i 10 minuti, decorare con i cavolini e proseguire la cottura per altri 10/15 minuti.

Fetta torta salata cavolo e cavoletti-001


Polpettine di baccalà e patate con panatura di Cheddar Cheese, Polpettine di baccalà, topinambour, cavolo nero: la mia domenica col Baccalà.

Orfana delle grandi pentole di Baccalà alla Vicentina ho cercato, nel mio piccolo, di colmare quel vuoto per veder ritornare il sorriso sulle labbra di ello.

Per sapere qualcosina in più sulle differenze tra stoccafisso e baccalà vi rimando a questo link esaustivo.

Nonostante la differenza in Veneto ed anche qui in Friuli si continua a chiamarlo sempre e comunque Baccalà ed allora Baccalà sia, in ogni modo ed in tutte le salse.

Anni fa lo comperavo secco (stoccafisso) e lo bagnavo io, ora non me la sento più, anche avendo il posto, di far correre l’acqua, giorno e notte per 3 giorni di fila, ben venga dunque, anche se il prezzo sale alle stelle, l’acquisto al supermercato che da anni si è attrezzato  per poterlo fare senza troppi sprechi.

Dopo averlo lavato, dal pezzo di coda che avevo acquistato, ne ho ricavati 500 grammi.

Metà l’ho messa a bollire nel latte con la stessa quantità di patate, l’altra metà con la stessa quantità di topinambour.

Ecco la prima versione:

Polpettine di baccalà e patate con panatura di  Cheddar Cheese.

Ingredienti per 1 persona con tanto appetito:

  • 250 g. di baccalà al netto,
  • 250 g. di patate,
  • acqua (latte),
  • 1 albume,
  • sale,
  • pepe (verde).

Per la panatura:

  • farina (di riso),
  • uovo sbattuto,
  • Cheddar Cheese grattugiato (o emmenthal, groviera, grana, provola..a piacere).
  • Olio di arachidi per friggere.

Come fare:

cuocere assieme baccalà e patate in acqua leggermente salata (ho usato latte), scolare e frullare, aggiungere l’albume, aggiustare di sale e pepe.

Formare delle palline e passarle nella farina, uovo e formaggio, friggere in olio profondo (160/170°C.)

Ed ecco la mia versione personalizzata:

Polpettine di baccalà, topinambour, cavolo nero

Ingredienti:

  • 250 g. di baccalà al netto,
  • 250 g. di topinambour,
  • latte,
  • 3 foglie di cavolo nero private della costicina,
  • 1 albume,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • salsa di soia (facoltativo).

Per la panatura:

  • farina di riso,
  • uovo sbattuto,
  • semi di zucca tritati (non serve tostarli perchè vengono fritti).
  • Olio di arachidi per friggere.

Come fare:

dopo aver lessato baccalà e topinambour nel latte, scottato le foglie di cavolo nero, frullare tutto ed aggiungere l’albume.

Aggiustare di sale e pepe, formare le palline e procedere con l’impanatura: farina, uovo, semi di zucca.

Friggere in olio di arachidi profondo (160/170°C.), servire con qualce goccia di salsa di soia o glassa di aceto balsamico.


Polpettine Lenticchie e cavolfiore

Polpettine di lenticchie e cavolfiore

Quante volte ho letto nelle presentazioni dei blog questa frase: questo blog nasce per l’esigenza di raggruppare le mie ricette ..e, aggiungo io, buttare finalmente tutti i “foglietti, ritagli, appunti ecc” che stazionano occupando spazio utile ad altre cose.

Per me è così, a parte lo studio e la particolare attenzione che metto nel preparare una ricetta per un contest “intrigante” il resto delle ricette che trovate qui sono la mia cucina di tutti i giorni ed essendo una “personaggia strana”, anche nella cucina di tutti i giorni mi piace “non annoiarmi”, il tempo che perdo in più per presentare le pietanze in maniera invitante non è poi molto ed ormai “ello” è talmente abituato a questo che (me tapina :-( ) non mi porta più al ristorante: perchè mangio meglio a casa..ecco dove sta “la trappola” ;-)

Noi siamo in due, ed è difficile preparare e consumare tutto in una volta, avanza sempre qualcosa ed allora perchè non pensarci prima e pianificare già il pasto successivo?

Ricordate le mie zuppe? Una nasceva proprio da un “avanzo” di lenticchie..ello mi dice: amore fai le lenticchie che le mangio volentieri…invece quella sera la sua attenzione mangereccia viene catturata da “altro..e le lenticchie rimangono lì :-(

Con una parte di quelle ho fatto delle polpettine col cavolfiore (altro “alimento” a rischio ;-) ) al forno, aggiungendo del parmigiano, un uovo, timo, sale e pepe verde (lo uso sempre, ha un profumo particolare) le ho rotolate nei semi di zucca tritati e tostati (al posto del pane grattugiato) ed infornate a 180°C. per 35 minuti e..fatto:

le ricette delle prime foto partono tutte tre da una base di porri stufati con poco burro di soia e bagnati con l’acqua di cottura delle foglie usate per decorare e dai piselli surgelati sbollentati per 5 minuti e buttati in acqua gelata (per mantenere il colore).

Una parte dei porri è stata usata per un semplice risotto fatto col solito procedimento, modellato in un mini stampo da plum cake ed “infiocchettato” con le foglie dei porri.

La seconda proposta è una torta salata preparata mentre cuoceva il lesso con della pasta brisè (pronta) i porri ed i piselli, 2 uova sbattute con panna di soia, pepe verde, forno a 200°C. per 35 minuti, negli ultimi 5 minuti ho aggiunto del gorgonzola dolce a fiocchetti ed una manciata di piselli (decorazione), ho fatto un fiocco con le foglie del porro, tutto qui.

La minestra è ancora più veloce: PAP (pentola a pressione) porro, piselli, brodo vegetale (ho usato l’acqua di cottura delle foglie di porro e dei piselli) dal sibilo 5 minuti..fatto :-) ho aggiunto un pò di erba cipollina del mio vaso (finchè c’è ;-) )

Vi abbraccio tutte/i


Crostatine e rotolini alla zucca.

E perchè “dolcetto scherzetto” chiederete voi? Semplicemente perchè c’è la zucca e perchè in quel post non ho messo la ricetta :-D

Io non amo halloween, se avessi bambini probabilmente si (non potrei mica emarginarli) ma non amo l’halloween degli adulti, quelli che prendono a pretesto questa festa per combinarne di tutti i colori e non sono certo i colori dell’arcobaleno.

Finita l’introduzione passo alla ricetta che, in questo caso accontenterà anche chi è a dieta o preferisce mangiare sano.

Qui non c’è burro che è sostituito dal Tahini, chiamato anche burro di sesamo perchè è ottenuto dai semi di sesamo tostati.

Come sempre vi informerò delle difficoltà incontrate e delle mie soluzioni.

Essendo il ripieno una crema di zucca profumata alla cannella ho diviso il composto, lasciandone uno al naturale, in 4 parti ed ho unito ad una aghi di rosmarino fresco tritato e nell’altra zenzero fresco grattugiato che, come dico sempre, si sposa alla perfezione con la zucca.

Ingredienti:

  • 300 g. di farina integrale biologica,
  • 1 uovo bio ,
  • 3 cucchiai di olio evo (volendo potete usare quello di sesamo o di mais),
  • 1 cucchiaio di miele,
  • 20 g. di tahini (consiglio di aumentare la dose),
  • 2 cucchiai di kefir (aggiunto da me per ammorbidire l’impasto che non si amalgamava),
  • 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di 1/2 arancia.

Per la farcitura:

  • 500 g. di zucca,
  • 70 g. di zucchero di canna,
  • scorza grattugiata e succo di 1/2 limone,
  • un pizzico di cannella,
  • rosmarino fresco tritato e zenzero fresco grattugiato per variare il ripieno.
  • semi di zucca tritati e tostati.

Come fare:

sulla spianatoia fare la fontana e rompere al centro l’uovo, unire gli altri ingredienti e lavorare per una decina di minuti, avvolgere il composto nella pellicola e riporlo in frigorifero per 1/2 ora.

Accendere il forno a 180°C. ed intanto preparare il ripieno.

Sbucciare la zucca e tagliarla a fette spesse 1cm. , distribuitele sulla piastra forno senza sovrapporle avvolgendole nella stagnola e cuocerle per 1/4 d’ora.

Mettere la polpa di zucca nel robot con gli altri ingredienti (senza le spezie) e ridurla a purea.

Stendere la pasta ad uno spessore di 1/2 cm. e ritagliare dei rettangoli, adesso spetta a voi decidere se farcire tutto con un ripieno o, come me, variare usando l’impasto anche per qualche crostatina.

Stendere il ripieno, se usate i semi di zucca spargeteli sopra e chiudere, arrotolando i rettangoli dalla parte della lunghezza e ritagliarli in tronchetti di 3 cm. , non è un’operazione facile, usare un coltellino affilato e cercare di non premere per non far uscire il ripieno.

Appoggiare i cannoncini e le crostatine sulla piastra, mettere in frigorifero per 1/4 d’ora ed infornare per 30 minuti.

Sapendo che ello non ama la cannella e stranezze ne ho lasciata una parte senza aromi, ricoprendo il ripieno di zucca con i semi tritati e tostati, non occorre dire che ello ha mangiato anche gli altri.

Buonissima domenica !!


Crumble di salmone e finferli, venerdì pesce….

Forse crumble non è appropriato ma oggi mi va di inglesizzare il titolo, ma crumble o non crumble questo non cambia il risultato: un piatto saporito, sano, leggero, e che permette di “improvvisare” una cena soltanto con quello che avete a disposizione.

La ricetta, che ho trovato su una datata rivista sui funghi prevedeva la passera di mare ma a nessuno a casa Perla (la mia micia) compresa   piace il pesce che sa di pesce e quindi devo trovare mille modi per mangiarlo e farlo mangiare.

Vedo nei blog : pasta con le sarde, le tortiere con le sarde, le sarde ripiene, pesce azzurro che fa tanto bene ma…..a me proprio non  va giù :-(

Qui io ho usato il salmone, abbinato ai finferli che avevo raccolto e congelato ma,  come succede  la ricetta poi viene elaborata e modificata a piacimento ed è questo che mi fa amare tanto la cucina e questo blog che mi fa conoscere altre cucine dandomi l’opportunità di “stupirmi” ad ogni passaggio, a volte non ci si sofferma perchè le foto non sono accattivanti però se “leggi” t’incanti….di fronte alla creatività…..noi donne siamo proprio “speciali” ;-)……..THE END :-D

Elenco ingredienti per 2 persone:

  • non scrivo le dosi del vino e della panna, sono andata ad occhio..
  • 250 g di finferli (funghi a piacere),
  • 500 g di filetto di salmone (filetti pesce a piacere),
  • vino bianco per sfumare q.b.,
  • panna di soia q.b.
  • 2 cucchiai di pangrattato,
  • 3 cucchiai di semi di zucca tritati grossolanamente (la frutta secca che preferite, secondo me ci sta bene tutta),
  • olio evo (extravergine di oliva)
  • sale,
  • pepe verde.

Come si fa:

se usate i finghi congelati saranno già puliti (spero di si;-) ), altrimenti con un panno carta inumidito togliere i residui di terra.

Tagliarli  a lamelle sottili e farli saltare senza condimento in una padella antiaderente per fare asciugare la loro acqua, metterli da parte.

Preriscaldare il forno (funzione grill) a 210°C.

Dividere i filetti del pesce che avrete scelto in 12 parti, io ho cotto il salmone a vapore per qualche minuto, nella ricetta la prima cottura del pesce viene fatta nel burro.

Salare e pepare  il pesce e toglierlo dalla padella.

Nel fondo di cottura unire il vino e fare evaporare l’alcool (io l’ho fatto senza grassi), aggiungere la panna,  pepare e cuocere a fuoco basso, tenere al caldo.

Ungere una pirofila  2 da porzione e fare uno strato di filetti di pesce, un secondo con i funghi.

Ancora uno strato con la panna.

Ricoprire con il pangrattato miscelato ai semi di zucca tritati, finire con fiocchetti di burro (io ho usato l’olio evo)

Infornare per 10 minuti fino ad ottenere una bella crosticina, fotografare velocemente e servire caldo.

Inutile dirvi che ello ha mangiato con soddisfazione…. ;-) buono anche il giorno dopo …….

Mi scuso per le diverse temperature di colore, ma alla sera non riesco proprio ad uscirne fuori.

Buon fine settimana e GRAZIE…………………

Ho appena saputo di aver vinto il Primo Premio del concorso Amadori con questa ricetta.


Crumble di rabarbaro e ciliegie: Crumble, Crumble, fortissimamente Crumble…

Perchè questo titolo? Perchè è come scrivere “Volli – Volli – fortissimamente Volli.

Al terzo tentativo ci sono riuscita, in questo caso non sono stata assistita dal protettore dei principianti :-(

Il primo (soltanto rabarbaro) non mi è piaciuto per la consistenza “polverosa” della crosta, per il secondo flop devo fare il mea culpa ….. presa dall’entusiasmo e, probabilmente inebriata dai profumi della frutta, non mi sono accorta di aver preso il barattolo del…udite, udite  “brodo granulare” :-(.

Metto un pò di zucchero di canna, ho pensato, no, non lo peso, lo metto così, direttamente dal barattolo…..

Via in forno e poi..uno strano odore mi ha insospettita e..già era successo l’irreparabile.

Irreparabile perchè il brodo granulare si era sciolto ed aveva insaporito tutto, ma proprio tutto.

Invani i miei tentativi di salvare almeno la frutta….nulla da fare :-(

Così, con una gran voglia di rinunciare (però lo avevo promesso a Francesca e ci tenevo a farlo) ed un pizzico di riluttanza ho ricominciato.

Perla che esplora, controlla, osserva il rabarbaro….tranquilli l’ho lavato bene ;-)

Un pò di queste meravigliose ciliegie di un produttore locale sono finite nella differenziata :-(

Ingredienti per la base di frutta questa volta metto tra parentesi le dosi “normali”:

  • 200 g di ciliegie snocciolate (ovviamente sul più bello si è rotto lo snocciolatore :-( ),
  • 200 g di rabarbaro pelato e tagliato a losanghe di c.ca 2 cm.,
  • zenzero fresco grattugiato a piacere,
  • 80 g di fruttosio (100 di zucchero),
  • acqua q.b.

Preparo la base di frutta:

metto il rabarbaro e le ciliegie in un pentolino assieme al fruttosio, lo zenzero e pochissima acqua.

Copro e faccio cuocere finchè la frutta sarà ammorbidita.

Scolo la frutta e la metto nella pirofila.

Accendo il forno a 220°C.

Ingredienti per la crosta croccante:

  • 80 g di farina di kamut (farina 00),
  • 40 g di burro di soia morbido (burro normale),
  • 30 g di fiocchi d’avena tostati,
  • 30 g. di mandorle a lamelle tostate,
  • 20 g di semi di zucca macinati tostati (facoltativo),
  • zenzero in polvere a piacere,
  • una spolverata di zucchero di canna (mi raccomando NO BRODO GRANULARE).

Faccio la crosta per il crumble:

in una ciotola setaccio la farina, unisco il burro e “pizzico” con le dita fino a formare dei granelli di sabbia (così mi sento in spiaggia ;-) ).

aggiungo i fiocchi d’avena, le lamelle di mandorle, i semi di zucca, lo zenzero e lo zucchero di canna.

Copro la frutta con questa miscela ed incrocio le dita :-) .

L’ho infornato a 220°C. per 30 minuti, forse troppo per il colore ma il risultato è stato più che soddisfacente….sennòilpostcolcavolochelomettevo ;-)


Gnocchi di ortiche, ricotta e cus cus di kamut

Se questo fine settimana andate a fare la gita fuori porta portatevi un paio di guantini….per raccogliere le cime di ortica.

A casa le lavate e le scottate in acqua bollente salata per 2 minuti, le scolate e le fate raffreddare.

Io solitamente  faccio ad occhio, ma questa volta ho pesato:

  • 60 g di ortiche cotte,
  • 60 di ricotta (quella che vi piace e che potete mangiare), comunque pari peso,
  • l’albume di un uovo piccolo,
  • 2 cucchiai di parmigiano,
  • 1 cucchiaio di cus cus di kamut al posto del pangrattato,
  • peperoncino in polvere q.b. o pepe,
  • sale.

Per il condimento ai semi di zucca:

  • semi di zucca tritati e tostati,
  • olio di semi di zucca (Naturasì) o e.v.o.,
  • parmigiano,
  • aglio se vi piace (non l’ho usato)

Come si fa:

mescolare tutti gli ingredienti, far riposare affinchè il cus cus assorba il liquido dell’impasto, con le mani bagnate formare delle palline grandi come una noce e cuocerle in acqua bollente salata, quando vengono a galla lasciarle  ancora qualche minuto per “gonfiare” ulteriormente il cus cus.

Condire con il “pesto” ai semi di zucca.

Si possono fare con gli spinaci o erbette ecc., mettere l’uovo intero, condirli con un ragù  e quant’altro, usare il pane grattugiato.

Qualche informazione utile sull’ortica:

Lortica (Urtica Dioica) è una pianta diffusa ovunque ma conosciuta da molti solo per le proprietà urticanti delle foglie, quindi pochi ci si avvicinano e ne conoscono l’ottimo utilizzo in cucina ed in campo erboristico.

L’ortica contiene vitamina A, C, K, è ricchissima di sali minerali quali ferro, fosforo, magnesio, calcio, è abbondante di clorofilla ed ha proprietà depurative, diuretiche, emostatiche, cicatrizzanti, antianemiche, antireumatiche, antiglicemiche.

L’infuso di ortiche è un ottimo depurativo soprattutto in primavera, stagione in cui è bene pulire l’organismo da scorie e tossine accumulate durante l’inverno.

Possiamo utilizzare l’ortica per rinforzare i capelli e prevenirne la caduta, soprattutto in primavera ed autunno.

Si può preparare una tintura rinforzante all’ortica lasciando macerare 10 gr di foglie in 80 ml di alcol etilico a 70° (quello usato anche per liquori) e 20 ml di acqua, per una settimana in un flacone ben chiuso, dopodichè filtrare ed usarla a gocce per fare frizioni e massaggi sul cuoio capelluto, 2/3 volte a settimana per almeno 2 settimane.


Colomba allo zenzero.

Ecco la  colomba per  il contest di Babs, sulla base della colomba sperimentata giorni prima, ho sostituito la vaniglia con lo zenzero in polvere e l’arancia con cubetti di  zenzero candito.

L’idea della glassa l’ho presa da Paoletta, l’abbinamento del cioccolato bianco con la panna acida (che ho la fortuna di trovare pronta) è perfetto.

A questa insolita glassa ho aggiunto soltanto un cucchiaino di zenzero in polvere per avere il gradevole sentore di limone piccante che rilascia.

Dopo averla spalmata sulla colomba ho decorato con semi di papavero e semi di zucca tritati..così..per una nota di colore e di croccantezza!

Unico appunto, secondo me, la cottura prolungata di qualche minuto ha colorato troppo la superficie.

Forse è una colomba inconsueta e “trasgressiva” ma senz’altro perfetta per le/gli amanti dello zenzero!


Cake con pere secche e semi di zucca.

Questo dolce, in realtà, si chiama “sella di capriolo” per la forma dello stampo, io ne ho usato uno simile, in alternativa   uno stampo da plum cake va benissimo.

Finalmente sono riuscita ad utilizzare le “pere secche” che trovo in Austria, sono buonissime anche mangiate così ma ho sempre pensato che avessero un loro perchè utilizzate in cucina.

Eccole qua sotto….  lo so…sono bruttine :-(

Quando ho letto questa ricetta sul  libro  dell’Hotel Sacher mi è sembrata complicata, invece è semplicissima!

L’unica difficoltà sta nel reperire le pere secche ma,  si possono usare anche albicocche secche,  prugne ecc.

Non so perchè ma questo dolce mi fa pensare ad una donna che si deve inventare qualcosa di “speciale” usando le poche cose che ha in casa.

Col tempo sarà stato arricchito fino ad arrivare all’ Hotel Sacher e messo nel menù  (chissà se la “signora” l’avesse immaginato  :-) )

Ingredienti:

  • 6 pere secche messe in ammollo 2 giorni nel succo di mela,
  • 100 g di farina 00 setacciata,
  • 80 g di amido di mais (maizena),
  • 5 uova,
  • 2 tuorli,
  • 100 g di zucchero a velo,
  • essenza di vaniglia (ho usato un pizzico di polvere bourbon),
  • scorza grattugiata di limone non trattato (ho usato il cedro),
  • 100 g di semi di zucca tritati e tostati,
  • 70 g di burro fuso,
  • 150 g di confettura di ribes (fatta da me)
  • 1 quadrotto di cioccolato fondente da copertura,
  • pinoli  e semi di zucca tostati per decorare.

Preparazione:

accendere il forno a 180°C,

scolare le pere,

asciugarle, eliminare il picciolo ed eventuali semi, tagliarle a cubetti.

Setacciare la farina con la maizena.

Sbattere a crema le uova, i tuorli, lo zucchero a velo, la vaniglia e la scorza di limone (cedro),

incorporare i semi di zucca e le pere, la farina ed il burro fuso caldo.

Imburrare ed infarinare uno stampo (ho adoperato uno in silicone), e versare il composto.

Cuocere a 180°C per 45 minuti, sfornare e rovesciare lo stampo, lasciar riposare 10 minuti e sollevarlo.

Riscaldare la confettura di ribes, setacciarla e pennellarla sul dolce,

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria (ho usato il microonde data la minima quantità),

formare una sac a poche con la carta forno e decorare a piacere spargendo sopra i pinoli ed i semi di zucca tostati.

 

 

 

 


Torta austriaca ai semi di zucca di Hans Peter Fink

Sfogliando il mio nuovo libro di ricette dell’Hotel Sacher di Vienna,

mi sono imbattuta in questa torta, ed è stato amore a prima letta.

Sarà stato per la presenza della zucca, del croccante fatto con i suoi semi, sta di fatto che ho pensato: ecco, questa è la torta che vorrei per il mio compleanno, o per festeggiare qualcosa di speciale, questa torta è perfetta per  Genny.

E’ stata  una scelta da incosciente, non mi sono soffermata sulla difficoltà d’esecuzione, non sono  esperta di dolci, non mi sono proprio fatta domande,  ho chiamato a raccolta gli ingredienti e sono partita a testa bassa  in un’avventura che, iniziata stamattina, è terminata questa sera con il taglio della fetta.

Fino all’ultimo ho temuto per la sua riuscita, l’approcio con il caramello è stato conflittuale,  non sono mai riuscita a farlo…a parte oggi :-D

Ingredienti per una tortiera di 28 cm:

  • 80 g. di nocciole macinate,
  • 40 (80) g. di semi di zucca macinati,
  • 100 g di polpa di zucca grattugiata,
  • 3 uova,
  • 50 g di zucchero a velo,
  • 2 cl di rhum,
  • 1 pizzico di sale,
  • la scorza di 1 limone,
  • 1 cucchiaino di zenzero grattugiato,
  • 60 g di zucchero,
  • 2 cucchiai di amido di mais (maizena),
  • 3 cucchiai di savoiardi finemente sbriciolati.

Per il croccante di semi di zucca:

  • 100 g di semi di zucca tritati grossolanamente,
  • 100 g di zucchero a velo,
  • acqua e olio per la placca da forno.

Per la crema di zucca:

  • 6 fogli di gelatina,
  • 4 cl di vov,
  • 1 uovo intero,
  • 2 tuorli d’uovo,
  • 30 g di zucchero,
  • 1 cucchiaino di zucchero vanigliato,
  • 1 pizzico di sale,
  • 50 g di torrone bianco fuso,
  • 50 g di croccante ai semi di zucca sbriciolato (io l’ho messo nel robot ad intermittenza),
  • 400 ml di panna montata.

Per la glassa al cioccolato:

  • 1 foglio di gelatina,
  • 150 ml di panna,
  • 2 cucchiai di cacao,
  • 100 g di cioccolato fondente di copertura fuso,
  • 1 noce di burro,
  • 100 g di zucchero.

Preparazione per il disco di pasta:

accendere il forno a 180°C,

imburrare o foderare di carta forno uno stampo a cerniera,

mescolare brevemente i tuorli d’uovo con le nocciole,  i semi di zucca e la polpa della zucca grattugiata,

unire lo zucchero a velo, il rhum, la scorza di limone, lo zenzero ed il sale e mescolare fino ad ottenere un composto spumoso.

Montare a neve le chiared’uovo con lo zucchero e la maizena.

Unire al composto di tuorli i savoiardi sbriciolati ed incorporare gli albumi.

Versare l’impasto nello stampo ed infornare per 25  miuti.

Sfornare e lasciar raffreddare.

Per il croccante ai semi di zucca:

caramellare lo zucchero con 3 cucchiai d’acqua fino ad ottenere un caramello chiaro, unire i semi di zucca tritati e farli tostare bene.

Versare il croccante su una teglia da forno spennellata d’olio (ho usato un foglio di silicone) e farlo raffreddare.

Per la crema di semi di zucca:

ammorbidire la gelatina in acqua fredda, strizzarla e scioglierla nel vov scaldato leggermente.

Amalgamare l’uovo intero, i tuorli, lo zucchero lo zucchero vanigliato ed il sale.

Montare la panna.

Unire il torrone fuso a bagnomaria e la gelatina sciolta, aggiungere i 50 g di croccante frantumato ed unire il tutto alla panna montata.

Versare la crema in un cerchio per torte, pareggiare la superficie con la spatola ed appoggiare sopra il disco di pasta preparato in precedenza, schiacciarlo leggermene per compattare la crema e mettere la torta in congelatore per c.ca 2 ore.

Per la glassa:

Ammorbidire la gelatina in acqua fredda, strizzarla e scioglierla in poca acqua calda.

Sciogliere il cioccolato con il burro a bagnomaria o nel microonde.

Riscaldare la panna, unire la gelatina ed amalgamare.

Incorporare il cacao, e la miscela di cioccolato e burro.

Far bollire c.ca 5 cl d’acqua con lo zucchero, portare a 125 °C e mescolare lo sciroppo con l’impasto di cioccolato.

Frullare co il mixer ad immersione evitando di incorporare aria.

Rovesciare la torta raffreddata e togliere il cerchio.

Metterla su una griglia e ricoprirla con la glassa, cospargere con il croccante ai semi di zucca.

La ricetta originale prevedeva anche una bagna alcolica che ho omesso perchè non amo i dolci “liquorosi”.

Se non avete il termometro e vi sembra complicato il procedimento per la glassa potete sostituirla con quella che usate solitamente.

 


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: