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Soufflè Glacè di Nespole del Giappone.

soufflè glacè nespole alto

L’idea mi è venuta ripensando ai miei gloriosi tempi dell’ mtc, quando, mese dopo mese, in maniera quasi compulsiva da meritarmi l’assistenza psicologica di Padre Amort, sfornavo innumerevoli versioni diverse della stessa ricetta base.

Ricordo ancora i miei innumerevoli soufflè glacè e così mi sono detta: perchè non provare con le nespole del Giappone? Ormai le ho adottate e mi porto avanti per quando inizierà qui la loro stagione, infatti, quelle che vedete arrivano dalla vicina Spagna.

Questa preparazione ha origini francesi, la base è quella del semifreddo e si presta ad un’infinità di varianti, provate, è più semplice di quanto appaia ma ora andiamo in cucina.

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Prima d’iniziare la preparazione, rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 6 cm e fissare con spago da cucina, riporre in frigorifero.

Mettere in congelatore la panna così da montarla più facilmente.

Sbucciare le nespole e, al solito eliminare i semi e lapellicola che li contiene, tagliarle a pezzi piccoli, irrorare con il succo di limone, aggiungere lo zucchero (ho scelto il muscovado perchè le profuma gradevolmente) e porre sul fuoco fino ad ottenere una composta che poi frulleremo; per questo soufflè ne ho adoperati 2 cucchiai, se avanza avrete un altro dessert.

Collage Soufflè Glacè nespole-001

Ingredienti per il soufflè della foto:

  • nespole del Giappone,
  • 2 cucchiai di zucchero muscovado,
  • succo di limone,
  • 100 g. di Topfen (o ricotta o yogurt),
  • 100 g. di panna montata,
  • 4 cucchiai di composta di nespole frullata (2 per il composto e 2 per l’interno).

Ingredienti per la meringa Italiana:

  • 50 g. di albume (pizzichino ino sale e gocce succo limone per montarli),
  • 100 g. di zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, così è davvero senza glutine),
  • 50 ml. di acqua per lo sciroppo.

Come fare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.

Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , facendo sciogliere sul fuoco fino ad ottenere uno sciroppo denso.

Versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati a neve continuando a montare il composto fino a quando non sarà freddo, poi riporre in frigo.

Completiamo la preparazione:

montare la panna, setacciare il Topfen o la ricotta in una terrina, se adoperate quella (per lo yogurt non serve), unire 2 cucchiai di purea di nespole, unire la panna montata ed incorporare gli albumi.

Versare nel contenitore  e mettere in congelatore, quando sarà rappreso, tirarlo fuori , scavare un cratere profondo, spostando il composto ai lati, riempirlo con la purea di nespole, ricoprire con il composto spostato e  rimettere in congelatore per non meno di 6 ore.

Prima di servire rimuovere la carta, se vi va decorate con un cucchiaio di composta di nespole (io non l’ho messa perchè lo zucchero muscovado l’aveva scurita tanto).

soufflè glacè nespole tovagliolo

Buon fine settimana

A proposito di soufflè glacè:

soufflè glacè, carote, tofu rosmarino soufflè glacè effetti-1

soufflè glacè pp soufflè glacè fico

Nutellone con meringa soufflè glacè stracchino, pere e pepe pigna


Dolce con farina integrale di farro, banane e pere, per festeggiare la nuova arrivata.

Dolce banane pere fragole n-001

Sono stata ai suoi tempi una grande attivista e divulgatrice del WHB, partecipare a queste ed altre iniziative, allarga le conoscenze e stimola la fantasia e la creatività.

Ogni tanto rifaccio una capatina e questa volta sono da Elena che ospita la raccolta, da lei troverete tutte le informazioni.

Oggi, per rimanere fedele al “Format” descriverò uno degli ingredienti contenuti in questo dolce,  scriverò di  pere.

♦♦♦♦♦♦♦♦

Si deve risalire nel tempo per conoscere le origini di questa pianta. Da scoperte archeologiche si è potuto accertare il suo luogo d’origine: sono stati rinvenuti, infatti, nell’Asia occidentale e nelle zone termperate dell’Europa, frutti tagliati a metà e dissecati che, per forma e consistenza, hanno fatto sicuramente pensare alla pera.

Omero ci parla dei peri coltivati nei giadini di Alcinoo e di Laerte  (non il figlio di Pappalardo); il nome del frutto (esattamente in latino: pra) verrebbe, secondo alcuni, dal vocabolo celtico peren, secondo altri da Pirro che per primo introdusse il pero in Italia.

Sotto Catone si conoscevano già 6 varietà di pere, mentre Plinio ne enumerava 41.

In Francia però furono assai più numerose anche se Quintinie, fondatore e direttore del frutteto di Luigi XIVa Versailles, ebbe a dichiarare in seduta plenaria che una sola era la vera pera, quella «bon chrétien», della quale esistono ancora oggi ben 4 varietà: quella «invernale», quella «belga», la «spagnola» e il tipo a «piumaccio».

Si tratta di una pera che ha forma di cotogna mentre le altre sono sferiche; la «bergamotta» è a trottola, la pera «Colmar» a botticella come la «burrosa».

A questi nomi si aggiungono infinite varietà che prendono il nome della polpa: soda, aspra, fondente, burrosa o quelle che portano il nome di una persona cui il frutto fu dedicato: le pere William dal coltivatore londinese che per primo rinvenne la pianta da seme: hanno forma allungata, con tipico peduncolo obliquo, buccia gialla, variegata di rosso ed un pò untuosa al tatto.

Le pere Abate dall’ Abate Fetél  che, in Francia, rinvenne per primo i frutti che sono, grossi, allungati, con buccia sottile e polpa assai zuccherina e aromatica.

Morettini, di origine italiana dà il nome alla Butirra precoce.

♦♦♦♦♦♦♦♦

Per oggi è tutto, ci sarebbe da scrivere ancora molto sulla pera, per fortuna, ultimamente ci sono molti appassionati che hanno riportato in auge qualche tipo di pera che stava per scomparire per sempre e su queste specie ritornerò, ora in cucina.

Plum cake banane pere da infornare n-001

Tanta frutta in questo dolce, la cannella e lo zucchero muscovado lo profumano, l’assenza di lattosio e grassi lo rende perfetto per gli intolleranti e per chi è goloso ma attento alla linea.

Ingredienti per uno stampo da plum cake:

  • 200 g di farina integrale di farro,
  • 2 cucchiaino di cremortartaro (negozi tipo NATURASÍ),
  • 50 g di zucchero muscovado,
  • 1/2 cucchiaino di cannella,
  • 2 e 1/2 banane grandi o 3 piccole,
  • 2 albumi montati a neve ferma,
  • 2 pere William,
  • succo di limone,
  • sale per montare gli albumi,
  • olio per ungere lo stampo,
  • fragole per la decorazione.

Dolce banane pere fragole sfornato-n 001

Decorazione con le fragole:

le mie fragole erano molto grandi e ne ho messe solo 3,  se le trovate piccole potete inserirne una accanto all’altra in modo da avere le porzioni già pronte da tagliare.

Tagliare la calottina delle fragole compreso il ciuffo verde, infilare le fragole nell’impasto e, quando il dolce sarà sfornato ed intiepidito rimettete le calottine al loro posto, sarà una bella, semplice ed elegante presentazione.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina mescolare la farina con il cremortartaro (lievito), lo zucchero e la cannella.

In un’altra ciotola tagliare a pezzetti le banane e schiacciarne la polpa con una forchetta, sbucciare le pere e grattugiarle, irrorare col succo di limone.

Amalgamare bene la frutta ed aggiungere, poco alla volta il composto di farina, unire delicatamente gli albumi montati a neve ferma (io aggiungo un pò di sale e qualche goccia di limone).

Versare il composto in uno stampo da plum cake unto, io ho adoperato l’olio.

Infornare per 1 ora.

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La fondatrice di questa raccolta è Kalyn di Kalyn’s Kitchen mentre l’organizzatrice internazionale  è Haalo del blog Cook (almost) Anything At Least Once.
L’ organizzatrice della raccolta italiana è  Brii del blog Briggishome
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Ah, dimenticavo… La nuova arrivata è la nuova Lumix, avrei potuto, accorpando tutti i compleanni, Natali, San Valentini, onomastici del resto della mia vita, farmi regalare la Reflex ma poi mi sono fatta una serie di domande e le risposte che ho ottenuto mi hanno convinta a rimanere sulla compatta, più evoluta, certo, con più funzioni, ci mancherebbe ma, dal momento che non devo diventare freelance, né lavorare per qualche casa editrice, a me basta questa, però ho imparato ad adoperare il cavalletto comperato anni fa a Firenze e mai adoperato e, la sera un pò alla volta, mi sto studiando le 128 pagine di “istruzioni per l’uso”, chi vivrà vedrà…


Crema di Avocado, Cocco, Arancia: se la primavera mi dà un dito, io mi prendo un braccio…

Crema avocado cocco-001

Già, dopo una notte buia e tempestosa, finalmente sabato mattina è ricomparsa la primavera e mi è venuto in mente Giacomo Leopardi che, con la sua sensibilità malinconica, scrive la sua poesia, imparata a memoria e recitata più volte in classe e a casa, con la Signora Gisella che mi ascoltava attenta e severa.

L’ ho immaginato dietro ad una finestra, di quelle alte, enormi, contornate da pesanti tende di velluto scuro, tanto scuro da non dare speranza alla luce di illuminare né la stanza né l’anima del Poeta.

L’ ho immaginato osservare le gocce  cadere dal tetto  sfiorando il davanzale e l’ ho visto dirigersi pensieroso (o pensoso) verso la scrivania ed iniziare i suoi versi:

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra

… Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo à suoi studi intende?
O torna all’opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

prati stabili P.d.P.jRovere di Slavonia.1-001

Non mi sono accontentata di rimanere qui, nella nostra meravigliosa ed assolata Italia (allo sfascio) ma ho voluto andare anche un pò lontano, incamminarmi verso altri mondi.

Ieri sera ho visto su Gambero Rosso Sky uno splendido documentario che parlava dell’ amara/dolcezza del cioccolato, mostrandone le varie sfaccettatura, dallo scultore-amante del cioccolato Patrick Roger che mi ha conquistata col suo gorilla a grandezza naturale (sono innamorata di Dian Fossey… ); pensate che i BAMBINI che lavorano nelle piantagioni di cacao non hanno la minima idea né di dove vadano le fave né cosa ne facciano… alla fine lo assaggiano e dicono: buono, è davvero buono…

Cosa c’entra il cioccolato qui? Nulla,è tanto per parlare :-D

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Noi

Ed ora passo alla ricetta, non so se a Giacomo (confidenziale) sarebbe piaciuto questo dessert, non lo immagino mangione godurioso ma io ed ello invece lo siamo ed abbiamo apprezzato molto.

La ricetta arriva dalla mia solita datata dispensa a schede, alla ricetta, che non prevedeva zucchero, ho aggiunto del fruttosio ed ho sostituito le noci con le nocciole tritate che erano avanzate dalla precedente torta.

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Quando ho letto la ricetta mi sono spaventata, è più il tempo di raffreddamento che quello di esecuzione? Nessun problema, sto diventando pratica e dopo 3 anni abbondanti di blog e web ho imparato ad interpretare le ricette.

Una cara persona ha scritto questo, parlando di me, della Libera di “prima”, prima che iniziasse a vagabondare nella solitudine dei campi e dei boschi:  “che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette”, beh, quella Libera ritornerà, prima o poi… promesso♥

Ingredienti per il bicchiere nella foto e un’altra coppa grande:

  • 2 avocadi maturi,
  • 150 g di crema di polpa di cocco (NaturaSì),
  • 150 ml. di succo d’ arancia,
  • 2 cucchiai di fruttosio,
  • 150 g di yogurt greco,
  • 1 cucchiaio abbondante di scorza d’arancia gratuggiata,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • farina di cocco e scorza d’arancia per decorare (o come vi piace).

Ingredienti per la granella/crumble:

  • 50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
  • 50 g di fiocchi di mais,
  • 50 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado.

Il procedimento per la granella lo trovate in grassetto/corsivo.

collage crema avocado crumble-001

Come fare:

mettere il succo d’arancia, il fruttosio e la crema di polpa di cocco in un pentolino, mescolare e riscaldare (non bollire!) il composto per amalgamarlo.

Spegnere e versare in una terrina, far raffreddare e mettere in frigo per far addensare.

Nel frattempo tagliare a metà gli avocado, eliminare il nocciolo (non gettarlo, vedere qui) e, con un cucchiaio estrarre lapolpa.

Ritirare dal frigorifero la crema di cocco, unire la polpa di avocado, lo yogurt, la scorza d’arancia ed il succo di limone e riporre ancora la terrina, coperta con la pellicola, in frigorifero per far addensare (io, per motivi di tempistica, l’ho lasciato tutta la notte).

Al momento di preparare le coppe o bicchieri, come volete, far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocchi di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.

Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.

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Presentazione:

questo dessert può essere servito in coppette, io ho scelto per voi il bicchiere che evidenzia il “crumble” (perchè di crumble si tratta) che è perfetto in questo dessert, per la croccantezza, il profumo e la consistenza e se vi avanza potete utilizzarlo per altre preparazioni.

Alternare gli strati di crema e crumble terminando con la crema, la decorazione è a gusto personale, io ho scelto una farina di cocco e una piccolissima julienne di scorza d’arancia che fa sempre la sua bella figura.

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Comunicazione di sevizio: ho completato il recupero dei miei post persi per il malfunzionamento (o mia inesperienza) del PDF, questo comporta che gli iscritti via email non verranno subissati di email.

Alla mia adorata compagna di merende: va meglio così? :-P


Crema fredda di Avocado al Kefir e l’eleganza del Sale.

L’eleganza del Sale: Crema fredda di Avogado al kefir e fiocchi di sale affumicato Falksalt.

Può essere elegante il sale ? Secondo me si, basta soffermarsi ad osservare queste piramidi ed avere la fortuna di poterne sciogliere una tra le labbra, se non fosse già in uso scriverei “scioglievolezza”.

Pensiamo all’energia che trasmettono le piramidi, al loro fascino misterioso, appena ho visto questi fiocchi ne sono rimasta attratta, oserei dire magnetizzata.

Ma è sale, direte voi, già è sale ma pensiamo a quanto sia stato importante il sale nella storia dell’uomo, utilizzato come moneta, come merce di scambio,  per conservare gli alimenti oltrechè per aromatizzarli.

Quante volte sentiamo dire o diciamo: è il sale della vita?

Come per tutte le cose belle e buone anche l’uso del sale dev’essere equilibrato, ma con i fiocchi di sale non si corre il rischio di eccedere, per me è così…

Questo sale arriva da Cipro, isola che amo e che conosco, motivo in più per considerare questo sale un gioiello prezioso.

Di seguito ho fatto un copia-incolla da questo sito , dove troverete anche le indicazioni di utilizzo dei vari aromi, sempre naturali, che valorizzeranno le vostre pietanze.

Questi fiocchi vanno aggiunti alla fine, così ne apprezzerete la consistenza, l’aroma e la sapidità.

L’eleganza del Sale: Crema fredda di Avogado al kefir e fiocchi di sale affumicato Falksalt.

Come vengono prodotti questi cristalli di sale? L’acqua del mar Mediterraneo viene convogliata in apposite vasche dove il naturale processo del sole e del vento scalda lentamente l’acqua fino al punto in cui si formano i fiocchi di sale a forma piramidale.

Queste piccole piramidi croccanti, vengono poi aromatizzate con appetitose spezie.

Falksalt produce i fiocchi di sale nelle saline di Cipro attraverso un metodo di produzione molto antico fatto completamente a mano.

Il fiocco di sale è un prodotto 100% naturale, ricco di minerali, magnesio e calcio e non contiene additivi per evitare che si agglomeri, a differenza di altri sali.

Delicati e dal gusto leggero, i fiocchi vengono usati per condire le pietanze a fine cottura o appena prima di servire per dargli modo di sciogliersi lentamente e di rimanere ancora con una “croccantezza” in bocca.

Utilizzando i fiocchi di sale, in particolare quelli aromatizzati, si usa meno sale per condire i cibi e si riduce il consumo quotidiano.

Di questi “fiocchi di sale” ce ne sono 9 qualità diverse compreso quello naturale di colore bianco.

Si, perché il piacere non è solo gustativo nel momento dell’assaggio ma anche visivo per la vasta gamma di colori, olfattivo per i vari aromi che li contraddistinguono, e anche tattile perché i grani sono molto più grandi del solito e la forma ricorda proprio quella di una piccola piramide vuota.

L’eleganza del Sale: Crema fredda di Avogado al kefir e fiocchi di sale affumicato Falksalt.

Per questa crema ho adoperato i fiocchi di sale affumicato, essendo una crema senza cottura ne ho pestati alcuni al mortaio e li ho aggiunti prima di frullare l’avogado e alla fine per decorare.

Questa ricetta l’ho trovata su un ritaglio di giornale e c’è anche in rete con delle varianti: yogurt, burro, brodo di pollo, brodo vegetale ecc.

Io ho preferito mantenere il sapore dell’avogado, ho aggiunto il kefir in quantità moderata perchè a me piace densa, ma se volete potete renderla più liquida anche soltanto con acqua.

Ccon il latte di soia, riso o mandorla la renderete vegana, anche in questo caso spazio alla fantasia e porte aperte alla sperimentazione, ci vedrei bene anche i fiocchi aromatizzati al limone, all’aglio, al peperoncino e, perchè no, ai funghi porcini.

Questa crema l’ho preparata prima della partenza non avendo ancora a disposizione i funghi, la rifarò aggiungendoli alla fine leggermente scottati in padella, secondo me si stanno benissimo, provate anche voi.

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 avogado maturo,
  • succo di mezzo limone,
  • kefir q.b. ad ottenere la consistenza desiderata,
  • fiocchi di sale affumicato Falksalt,
  • erba cipollina fresca (dalla mia terrazza).

Come fare:

tagliare a metà l’avogado ed estrarne la polpa con un cucchiaio, frullarla assieme al succo di limone ed il sale (io ho prima frantumato i fiocchi nel mortaio), aggiungere il kefir (o il liquido che avete scelto) e frullate ancora fino ad ottenere una crema omogenea.

Riporre in frigorifero per 1 ora (potete anche gustarla a temperatura ambiente), al momento di servire aggiungere un cucchiaio di kefir (o yogurt o panna acida) per ottenere un effetto marmorizzato (se vi va), l’erba cipollina tagliuzzata con le forbici e qualche fiocco di sale che darà un tocco elegante alla vostra semplicissima crema.

L’eleganza del Sale: Crema fredda di Avogado al kefir e fiocchi di sale affumicato Falksalt.

Ed ora “la storia intorno” che, per rimanere in tema, parlerà dell’Eleganza del riccio, libro che ho portato in Austria ed ho terminato ieri sera.

Per una signora demodè e romantica come me ci sarebbe voluto il lieto fine ma probabilmente il libro non avrebbe avuto il successo che ha avuto e non ne avrebbero fatto un film.

Io immagino Renè che prende in braccio Lev il gattone obeso, chiude dietro di se la porta della guardiola e si dirige verso l’appartamento del quarto piano, dove Kakuro Ozu ogni mattina le porterà la colazione a letto e non le farà mai mancare una camelia assieme al the al gelsomino.

Mi sono innamorata anch’io di Kakuro, dev’essere meraviglioso trovare una persona che senza preconcetti, senza paura, riesca a vedere cosa c’è di bello nel tuo cuore, oltre l’apparenza, ma questa è la favola, la realtà non va mai nella direzione dei nostri sogni, sennò non sarebbero sogni…


Succo di Pomodori Gialli all’Issopo, un aperitivo romantico in terrazza.

Succo di Pomodori Gialli all’Issopo, un aperitivo romantico in terrazza per WHB # 342

É il frutto di una delle più importanti Solanacee, a torto divenuta emblematica del sole Italiano, giacchè si tratta di pianta ooriginaria del Perù e del Messico.

Molto probabilmente i conquistadores spagnoli la introdussero in Europa verso il 1500; da qui essa si diffuse nelle altre parti del mondo.

Si sa che gli Atzechi, che chiamavano il pomodoro tumatl, lo ritenevano un alimento nobile; a onor del vero, questo non incontrò nel vecchio continente una pari fortuna, e non fu tenuto subito in grande considerazione.

Lo si riteneva una pianta afrodisiaca, il suo frutto fu chiamato pomum amoris e in esso si ricercarono inesistenti proprietà.

Visto infine nella giusta luce, divenne via via un frutto mangereccio sempre più apprezzato, chiamato pomo d’oro forse perchè le prime varietà arrivate in Italia sarebbero state a buccia gialla. (Tratto da: I frutti della terra)

Succo di Pomodori Gialli all’Issopo, un aperitivo romantico in terrazza per WHB # 342

Quando, cercando qualcosina da scrivere sul pomodoro, ho trovato questo estratto che menzionava i pomodori gialli mi sono detta: ma che coincidenza.

I pomodori gialli li  mangiai moltissimi anni fa, me li portò un collega che viveva in Slovenia e da quel giorno me li sognai ogni estate, ma qui non c’era verso di trovarli, neanche i semi e nemmeno in Austria, pazienza dissi finchè… Finchè Oxana (Pane Miele) mi portò 2 piantine assieme alle melanzane bianche.

Ho temuto per loro visto il caldo anomalo che ha arrecato un pò di sofferenza alle foglie ma gli ha regalato una consistenza soda ed un sapore meravigliosamente dolce.

Quest’anno ho comperato anche una varietà di erbe aromatiche che, a parte la pimpinella, sono diventate belle rigogliose, tra queste l’ Issopo che viene adoperato assieme ai pomodori per fare questo succo.

La fonte di questo succo è il ricettario allegato alla mia antica (1976 costo Lire 500 a fascicolo) enciclopedia “Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche” dalla quale riporto anche qualche informazione sull’ Issopo.

Succo di Pomodori Gialli all’Issopo, un aperitivo romantico in terrazza per WHB # 342

Hissopus officinalis (Perico Liguria, Soleggio Piemonte, Erba Isopo Lombardia, Issopu, Erba odorosa Abruzzo, Erba sopu Sicilia, Esopu, Locasi Sardegna) si trova nella zona submontana e montana e spesso viene coltivata.

Le sommità fiorite si raccolgono in giugno-luglio, si tagliano i fusti nella porzione erbacea e si conservano riunite in mazzi non serrati in locale aerato ma lontano dai raggi del sole, i fiori così seccati si conservano in sacchetti di carta o di tela.

Proprietà: digestive, antispasmodiche, espettoranti, cicatrizzanti, risolventi.

Principi attivi: olio essenziale (pinocanfone, pinene, tujone), flavonoidi (diosmina), tannini, acido ursolico, e oleanolico.

Per le proprietà odorose viene utilizzato  nel settore dei profumi, mentre per quelle aromatiche nel settore liquoristico.

Nell’impiego erboristico viene usato per sedare la tosse e gli eccessi d’asma, stimolare la secrezione dei succhi gastrici, favorire i processi digestivi, eliminare i gas intestinali.

La tradizione popolare gli attribuisce anche la virtù di abbassare la pressione sanguigna, di regolare il flusso mestruale, aumentare la diuresi.

Per uso esterno l’Issopo facilita la cicatrizzazione, stimola la circolazione cutanea e il riassorbimento delle tossine.

Nel campo cosmetico si usa per ottenere bagni stimolanti per pelli pallide e atoniche.

Uso esterno (le parti fiorite)

Infuso (per detergere piaghe e ferite, purificare la pelle e la cavità orale, risolvere le ecchimosi): 5 g. in 100 ml di acqua.

Fare risciacqui, gargarismi, lavaggi, frizioni; applicare compresse imbevute di infuso sulle parti interessate.

Succo di Pomodori Gialli all’Issopo, un aperitivo romantico in terrazza per WHB # 342

La ricetta richiederebbe pomodori perini maturi, io ho adoperato i miei ciliegini gialli ed ho ottenuto (con le mie dosi) 1 bicchiere di succo (la ricetta originale la trovate  in rete).

Ingredienti per 1 persona (4):

  • 200 g. di pomodorini ciliegini gialli,
  • qualche fogliolina di issopo,
  • il centrifugato di 10 cm di gambo di sedano,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • 1 puntina di zucchero,
  • 1 grattatina di pepe lungo,
  • sale.

Come fare:

incidere a croce i pomodori e scottarli per pochi secondi in acqua bollente, sbucciarli (conservare le bucce), schiacciarli per eliminare i semi e frullarli con le foglioline di Issopo.

Sciogliere lo zucchero nel succo di limone ed unirlo al succo di pomodoro assieme al pepe, il sale ed il centrifugato di sedano, mescolare e conservare in frigorifero.

Nel frattempo ho preparato i petali di buccia di pomodoro, semplicemente seccandole in forno a 6o°C. per 2 ore, utilizzarle come chips o, macinandole nel macina-caffè si ottiene una polvere con la quale rivestire palline di formaggio o spolverizzare sulle pietanze, provate.

Succo di Pomodori Gialli all’Issopo, un aperitivo romantico in terrazza per WHB # 342

Vi consiglio di fare questo succo, potete sostituire l’Issopo con dragoncello, origano, santoreggia, adoperate quello che avete a disposizione, sarà davvero un aperitivo fresco, buono e sano, buona estate allora.


Rifatte senza glutine: Blitz di mele di Felix.

Oggi siamo nella cucina di Felix, sono al quarto appuntamento con le rifatte senza glutine, un’iniziativa che permette a celiachi e non di testare le  ricette  di ogni giorno trasformandole in ricette  senza glutine.

Da parte mia nessun problema, quelle che ho Rifatto fin’ora mi hanno dato molte soddisfazioni, per questa torta ho voluto provare la farina senza glutine (autolievitante), me l’ha procurata una conoscente.

Non ho notato differenza, né nel sapore né nella resa del dolce stesso, l’unica nota negativa è  il costo che è elevato, molto elevato :-(

Ho copia-incollato ingredienti e procedimento dal blog di Felix, tra parentesi le mie varianti.

Per la torta grande ho seguito le sue indicazioni, ho soltanto spolverizzato dello zucchero muscovado prima d’infornare, nella piccola versione a cuore ho inserito nell’impasto poca mela grattugiata, aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino, sulla superficie ho messo delle palline di mela, tutto qui.

Ingredienti:

  • 3 mele medie (io Kanzi),
  • 3 cucchiai di zucchero (io di canna chiaro),
  • succo di limone.

Tagliare le mele a fettine, spolverizzarle con lo zucchero, bagnarle con il succo di limone e far macerare per 30 minuti.

Ingredienti per l’ impasto:

  • 60 g di burro,
  • 150 g di zucchero,
  • 2 uova,
  • succo e scorza grattugiata di mezzo limone,
  • mezza bustina di lievito in polvere (come da prontuario), (omesso perchè già all’interno della farina),
  • 200 g di farina senza glutine (io senza glutine come da prontuario autolievitante),
  • 1 tazzina di latte (io di soia perchè ero senza l’altro :-) ),
  • 2 cucchiai di rum,
  • 3 cucchiai di zucchero a velo vanigliato (io lo ottengo macinando nel macinino da caffè lo zucchero vanigliato fatto da me),
  • zucchero muscovado per spoverizzare la torta prima d’infornare (mia aggiunta personale),
  • aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino per il cuor di mela (mia aggiunta personale).

Come fare:

montare a crema  burro e zucchero e poi, sempre sbattendo, unire i tuorli, il succo e la scorza del limone.

Aggiungere la farina, il lievito il latte e il rum,  infine unire gli albumi montati a neve, versare il composto in una tortiera e affondare leggermente le mele, cuocere per 35-40 minuti a 180°C.. (io 1 ora ventilato 160°C., il piccolo blitz cuordi mela 30 minuti)

Vi auguro una bella domenica.

Vignetta di PV (Pietro Vanessi)


Insalata di Topinambur e Mela Kanzi: è nato un amore, anzi due…

Qual miglior modo  per iniziare la settimana se non parlando d’amore?

Ormai l’amore nato tra me e il topinambur è noto a tutti ed anche se tra poco dovremo separarci, la certezza che ci ritroveremo tra qualche mese rende meno doloroso il “distacco”, in questi mesi ci siamo conosciuti meglio e c’è l’affinità sufficiente per continuare a sperimentare assieme ;-)

Un altro grande amore è quello nato in febbraio tra me e la mela Kanzi a Identità Golose e alla quale dedicherò presto un post ed una ricetta perchè di questa mela c’è molto da raccontare, ho preparato una scheda su GDF, la potete trovate qui se volete saperne di più.

Mi dispiace che la sua presentazione, peraltro curatissima e raffinata, sia stata “penalizzata” (nelle presenze) dalla concomitanza, nella Sala Auditorium, dall’intervento di un attesissimo Massimo Bottura… peccato, a saperlo prima avrei scelto la presentazione della mela Kanzi,  Massimo Bottura avrei potuto conoscerlo meglio leggendo i resoconti delle altre blogger presenti.

Unire questi miei amori in una ricetta è stato un gioco, la ricetta di topinambur con le mele non è una mia idea, la cooperativa di piccoli produttori locali che c’è a Santa Caterina mi ha regalato un piccolo ricettario che comprende anche quest’insalata.

Ho già gustato il topinambur crudo qui , l’ho apprezzato per la digeribilità ed ho notato che a crudo  il sapore di carciofo che acquista in cottura non si percepisce affatto, “non” amanti del carciofo siete avvisati :-)

Insalata topinambur mela Kanzi part.-1

Ingredienti x 4 persone (facilmente divisibile x 1 :-D ):

  • 400 g. di topinambur,
  • 400 g. di mele (io Kanzi per sempre),
  • 250 g. di coste di sedano tagliate a fiammifero,
  • olio evo (io olio di semi di vinacciolo per non interferire con i sapori),
  • succo di limone sia per evitare l’ossidazione dei topinambur e delle mele che per l’emulsione,
  • sale (fior di sale),
  • pepe (verde),
  • senape al dragoncello (facoltativa ma consigliata),
  • frutti di cappero (facoltativi ma  consigliati),
  • olio di semi di zucca per decorare (facoltativo),
  • prezzemolo per decorare (facoltativo).

Come fare:

lavare e spazzolare i topinambur, asciugarli ed eliminarne i “bitorzoli”, sbucciarli col pelapatate, sbucciare anche le mele.

Affettare sottilmente topinambur e mele con la mandolina ed irrorarli con poco succo di limone per evitare l’ossidazione.

Tagliare a fiammifero le coste di sedano, a parte preparare il condimento con olio, limone e senape, mescolare bene e condire l’insalata mescolando delicatamente, decorare con una goccia di olio di semi di zucca ed un frutto di cappero.

Nelle foto vedete la versione così descritta, ho voluto provare anche la versione con i frutti di cappero frantumati ed uniti al condimento, consiglio questa variante, se non avete i frutti di cappero potete usare i capperi normali controllando però la sapidità.

Vi auguro una splendida settimana…la vostra Liberuccia, graffiante, solitaria e malinconica… ;-)

P.S.: non sono malinconica, né graffiante (a quello ci pensa Perla ;-) ) solitaria si…vi bacio, oggi c’è un sole talmente bello che proprio non c’è posto per la malinconia :-D


Insalata di Topinambur alla moda di Bahia: a qualcuno piace “crudo”…

Non chiedetemi come mai si chiami così, questa insalata l’ho trovata su un supplemento al n° 9 di Amica del 3 marzo 1978 (La cucina superveloce) e per non pubblicare “cloni” ho fatto una ricerca, non c’è e ve la presento.

Strano titolo “alla moda di Bahia” per un tubero invernale, forse per i suoi fiori gialli con i quali alla fine dell’estate “rivela” dove sarà possibile trovarlo qualche mese dopo?

Siccome in questi giorni sto vedendo e rivedendo il film Into the Wild…nelle terre selvagge, sono un pò condizionata e, se Alex avesse trovato i topinambur ce l’avrebbe fatta, si, i topinambur si possono mangiare crudi senza avere problemi come invece succede a mangiare molte patate crude.

Beh, io, mi conoscete, quando mi “affeziono” a qualcosa o a qualcuno parto in quarta e quest’anno ho abbracciato la “causa” topinambur con entusiasmo e foga.

Finalmente vedo in giro per i blog ricette che valorizzano al meglio il mio amico Tombu (da ora in poi lo chiamerò così :-D ), sono queste le cose che amo del web e che me lo rendono  “digeribile”.

Noi “foodblogger”, piccole, grandi, vip o vop abbiamo il potere di divulgare, creiamo le “mode”, facciamo conoscere a tutti spezie, verdure, cereali, prodotti diversi dal solito quotidiano, contribuendo così a stimolare i produttori a non “mollare”.

Ultimamente, con le “rifatte” si sta aiutando a trasformare la celiachia da “babau” alla normalità e credo che questo sarà di grande utilità e di stimolo anche a quei ristoratori “normali” a pensarci un pò su, ci vorrà tempo ma io vedo chiaro all’orrizzonte…

Noi non siamo abituati a trattare la “diversità”, la temiamo e la vestiamo con un mantello scuro ed inquietante ma, se ci pensiamo ci accorgiamo che siamo tutti “diversi” l’uno dall’altro, ma come ci sono capitata in questo discorso che richiederebbe altra sede e altro post?Boh, sarà la “diversità” di accantoalcamino/Libera ;-)

Non sarà mica che il titolo risente dell’ influenza Caraibica e rilasci gli “effluvii” di Rum?  ;-)

Ho definito il Topinambur: una patata che sa di carciofo, ma è molto di più perchè è una patata che si può  mangiare anche cruda,  da bambina mi dicevano di non mangiare le patate crude perchè “fa mal de pansa” (fa male al pancino) ed è vero, contiene la solanina che, se ingerita in dosi elevate può causare disturbi anche gravi.

Anche se non peso mai gli ingredienti per un’insalata perchè, diciamocelo, a meno che non sia l’insalata russa, capricciosa o di pollo ecc. dove ci dev’essere un equilibrio, in questo tipo d’insalata è facile andare a occhio.

Io, ligia alla corretta condivisione per la riuscita della ricetta vi do le dosi originali che sono per 4 persone.

Ingredienti:

  • 600 g. di topinambur,
  • 6 filetti di acciuga dissalati (io ho adoperato quelli sott’olio),
  • 1spicchio d’aglio,
  • 4 uova sode,
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato finemente,
  • 5 cucchiai di olio evo,
  • 2 cucchiai di succo di limone,
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

sbucciare i topinambur (per evitare la “bitorzolutaggine” io li elimino e pelo agevolmente i topinambur col pelapatate, i bitorzoli che rimangono li scotto, li sbuccio con facilità e sono pronti per altre preparazioni), lavarli velocemente, asciugarli e tagliarli sottilmente con la mandolina.

Per non farli annerire metto subito il succo di limone.

In un padellino sciogliere i filetti d’acciuga in 2 cucchiai d’olio assieme ad uno spicchio d’aglio vestito/schiacciato e quando le acciughe saranno diventate poltiglia toglierlo e versare il composto sui topinambur.

In una ciotola schiacciare le uova con la forchetta (io li trito creando un effetto mimosa), lasciarne una parte per decorare ed unire il prezzemolo.

Preparare a parte il condimento con il restante olio, succo di limone (io ho aggiunto poco aceto di mele che mi piace), sale e pepe verde, emulsionare ed unire al composto di uova, solo quando è tutto ben amalgamato condire i topinambur mescolandoli delicatamente.

La ricetta diceva di fare tutto nella ciotola ma si rischia di fare una pappa.


Salmone al forno in crosta di noci di Tiziana…

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Ho pensato, in questo fine settimana, di portare accantoalcamino, le ricette che avevo postato in un altro blog nel periodo in cui ero quasi certa di non riuscire più a ritornare dove sono.

Ho saputo poi che WordPress ha subito un attacco e, giustamente, essendo il mio un blog di tendenza e di fama/e internazionale, è stato colpito assieme ad altri eletti…ah che noia essere famosi :-D

Copio incollo, spudoratamente il post proprio così come lo avevo fatto.

Che il mio adorato accantoalcamino mi manchi molto si sa, almeno chi mi conosce lo sa e Tiziana (la nonna di Blanca) ancor di più perchè ci sentiamo, ci vediamo, beviamo il caffè assieme e lei sa tante verità.

Forse per consolarmi, o per alleggerirmi la vita mi ha mandato questa meravigliosa ricetta con foto..quindi? Quindi io devo solo fare “copia-incolla”, firmare la foto e postare…così si fa Tiziana, cena pagata dalla Rosy (a proposito quando avrai la macchina completa di “batteria” mandami una bella foto che la “bannerizzo” :-D

Ovviamente un pochino devo fare anch’io, dal momento che non elenca gli ingredienti e chi legge è abituato troppo bene a trovare tutto pronto :-D

Ingredienti per due piccioncini innamorati:

  • 2 tranci di salmone fresco,
  • aneto fresco (tritato) o se non lo trovate usate quello secco,
  • olio evo (extravergine di oliva),
  • succo di limone,
  • farina di riso,
  • noci tritate grossolanamente.
  • 2 teglie meravigliose e possibilmente uguali.

Come fare:

preriscaldare il forno a 300° C. (così ha fatto Tiziana, se voi preferite cuocere meno il salmone e conoscete il vostro forno riducete pure la temperatura).

Lavare e asciugare il trancio di salmone fresco e, con un coltellino affilato, fare dei tagli obliqui ed inserire l’aneto.

Salare e infarinare il trancio , deporlo con la parte della pelle  in una pirofila da forno, aggiungere un’emulsione d’olio evo e succo di limone, cospargere con noci  tritate grossolanamente.

Coprire con la stagnola per i primi 20 minuti, scoprire e continuare la cottura per altri 10 minuti per gratinare il tutto.

Ed ora vi racconto una storia………

Non ho mai avuto un’orchidea (credo sia della specie Phalaenopsis), l’anno scorso in un supermercato ho visto un carrello pieno di orchidee di tutti i colori, l’offerta era il 2×1.

Mi piacevano tutte e le avrei comperate tutte ma ho dovuto scegliere (come si fa spesso nella vita): quella bianca, pura, candida, piena di fiori era perfetta (adoro i fiori bianchi), l’altra di un verde acido con meno fiori ma aveva tanti boccioli e…chissà, ho pensato, forse quei boccioli  diventeranno fiore prima o poi…e così è stato.

Poi, come succede per le orchidee, i fiori sfioriscono, cadono ed i rami iniziano a seccare, quello è il momento di potarle ed attendere fiduciosi l’anno prossimo.

Io ho potato solo la bianca perchè la acida continuava ad avere i 2 rami pieni di gemme ed io non me la sono sentita di potarla.

Qualche giorno fa, proprio in concomitanza del mio problemino col vecchio blog, mi sono accorta che eppur si muove, si, c’era un bocciolo e le gemme sui rami erano più rigogliose che mai.

Io, come dico spesso, sono una tontolona però queste cose mi emozionano ancora e mi fanno pensare che…….nulla succede per caso..questo bocciolo è un esempio…..mai disperare…. :-)

Buona giornata a voi…


Sciroppo di fiori di sambuco.

Tornando dal solito giro mattutino di commissioni, approfittando che non piove da 3 ore e gentili raffiche di vento hanno asciugato foglie e fiori, prendete la strada dei campi.

Incuranti di indossare gli stivaletti con tacco (neri!) e di esservi appena lisciate i capelli, con aria da furfante vi inoltrate nella macchia.

Raccogliete 25 bei grappoli di fiori di sambuco, li mettete nel cesto e ve ne tornate a casa dopo esservi pulite le scarpe con le foglie d’erba.

Prendete un bel contenitore capiente adatto agli alimenti, versate 4 litri d’acqua, 4 kili di zucchero, spremete 6 limoni (biologici!) e ne tagliate altri 4 a pezzi.

Fate macerare per 48 ore, mescolando di tanto in tanto.

Trascorso questo tempo chiamate una persona di fiducia che vi tenga il colino e filtrate il tutto.

Aggiungete 100 g di acido citrico (in farmacia), mescolate ancora e, sempre con l’aiuto della persona di fiducia, imbottigliate.

Se poi, come me, amate il cardamomo, pestatene qualche seme ed inseritelo in una bella bottiglia di cristallo, fate riposare, diluite e sorseggiate con voluttà.

Questa è la ricetta che faccio ogni anno, me l’ha data la nonna di una mia amica e me ne sono innamorata.

Ci sono molte versioni , ma io preferisco questa perchè è semplice, non richiede sterilizzazione ed attenzioni particolari, l’unico accorgimento: conservatela in frigorifero, l’ultimo goccetto l’ho bevuto dopo Pasqua ed era ancora buonissimo.

In un lampo di genio il mio aiutante ne ha versato un po’ nel te, mmmmmmmmmmmmm!!!

Buona giornata!!

Mi raccomando..non andate per i campi con i tacchi, specialmente se hanno appena seminato e la terra è soffice ed anche bagnata….l’ho fatto io, ma io sono una “mattacchiona” ;-)