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Gnocchi di Baccelli di Fave e Foglie di Porro su Fonduta di Formaggio Asìno: Scarti d’Autore.

Gnocchi bacelli di fave forchetta tela

Che sia una moda del momento, o l’ effetto della crisi o il ritrovato rispetto per il cibo e per chi ne ha meno di noi, oppure un credo religioso o, come nel mio caso, la riminescenza di un educazione che m’imponeva di non sprecare e buttare il cibo; comunque sia ben venga la tendenza di utilizzare in cucina gli scarti di frutta e verdura.

Oggi, con la raccolta differenziata e la possibilità di produrre da soli il compost, molti scarti vengono utilizzati per la produzione sia di terriccio che concimi naturali, come si dice: nulla si crea, nulla si distrugge.

Pioniera dell’utilizzo degli scarti in cucina è stata Lisa Casali che, del rispetto per l’ambiente, ne ha fatta una professione; ha condiviso la sua esperienza scrivendo libri, testando ricette e presentando la sua trasmissione Zero Sprechi su gambero Rosso Sky.

Lei con gli scarti ha creato piatti elegantissimi e buonissimi, io ho provato a fare le barbe stufe, con le barbe di porro; si, io sono fortunata perchè ho la contadina a due passi che esaudisce ogni mio desiderio e capisco che per molti è difficile trovare in negozio le rape con le foglie o i porri con le radici ma con i G.A.S. dei quali ho parlatoqui, riuscirete ad avere non tutto ma quasi.

A proposito di baccelli, nel suo libro Ecocucina (pagina 99), Lisa Casali scrive che la percentuale di scarto commestibile nei legumi è del 68% circa, in pratica su ogni €uro che spendiamo per kilo ne buttiamo 68 centesimi nella differenziata e a me sembrano davvero troppi.

Scrive ancora Lisa che i baccelli sono ricchissimi di cellulosa, pectine e flavonoidi  che rallentano l’assorbimento degli zuccheri.

Sono un’arma efficace in alcuni casi specifici, particolarmente per chi è diabetico o soffre di fame nervosa la sera.

Sono indicati per il controllo del peso grazie alla loro azione diuretica e al contenimento di assorbimento degli zuccheri.

Consiglia di scegliere bacelli piccoli e dai colori brillanti; l’aspetto dev’essere integro e sodo e non devono essere ingialliti.

Per questa ricetta ho adoperato i baccelli delle fave e le foglie verdi del porro che acquisto dalla Milva, la mia fornitrice di fiducia; le fave che ho adoperato non sono quelle che vedete vicino al formaggio Asìno ma quelle acquistate al mercato di Mestre, erano perfette, integre e con ancora le foglie rigogliose attaccate su (Terry può testimoniare), peccato non averle fotografate.

Altro protagonista il Formaggio Asìno, del quale ho già parlato in altri post, in questo caso ho adoperato quello morbido che ben si presta per le fondute; unico accorgimento, dal momento che è, anche nella versione morbida, molto sapido, dosare la quantità di sale, sia nel composto che nell’acqua di cottura.

Ho legato l’impasto con la farina di riso che è senza glutine e non rilascia il sapore di farina che non a tutti piace, ho volutamente omesso l’uso delle patate che mi avrebbe facilitato il compito ma volevo un sapore decisamente verde.

Formaggio Asìno fave-001

(Non è un post pubblicitario, il formaggio l’ho comperato)

 Ingredienti per gli gnocchi (queste dosi sono variabili, dipende dall’umidità delle verdure):

  • 500 g. di baccelli freschi di fave,
  • foglie verdi di porro a piacere,
  • 2 cucchiai colmi di Parmigiano Reggiano grattugiato,
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di farina di riso
  • olio all’aglio orsino (per decorare).

Gnocchi bacelli di fave impasto minipimer-001

Come fare gli gnocchi:

lessare i baccelli di fave e le foglie di porro, scolare e togliere i filamenti dai baccelli, io preferisco perdere un pò di tempo per farlo ma se volete potete lasciarli e passare il composto al passaverdure.

Mettere le verdure nel bicchiere del minipimer e ridurre a crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando per ultimo l’inserimento della farina; alla fine dovrà risultare un composto sufficientemente consistente per poter formare delle quenelle con i 2 cucchiai (i miei piccolissimi, da caffè).

Se vi va e siete capaci di usarla, potete mettere il composto nella sac a poche e buttarli nell’acqua tagliandoli man mano col coltello o, per velocizzare fare delle quenelles più grandi.

Sobbollire in acqua leggermente salata e scolare quando salgono a galla, man mano li mettete nello scolapasta ungerli per non farli attacare, maneggiare con cura!

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Quenelles di bacelli di fave da cuocere.

Ingredienti per la fonduta di Formaggio Asino:

Se risultasse troppo densa aggiungere un pò di latte, al contrario un pò di farina di riso o maizena (poca alla volta!).

  • 60 g. di formaggio Asìno,
  • 30 g. di panna fresca (la metà del peso del formaggio).

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 Come fare la Fonduta (ho messo il link del post dove spiegavo bene il procedimento):

come ho scritto sopra nel link troverete i due procedimenti imparati al corso di cucina, essendoci qui una dose minima mi sono limitata a sciogliere a fuoco bassissimo il formaggio nella panna aggiungendo un pò di latte, la volevo fluida anche per esigenze “fotografiche”.

Ho decorato la fonduta con un olio all’aglio orsino ottenuto frullando le foglie di aglio orsino, lavate ed asciugate bene, con il sale e coperte d’olio, lo conservo in frigorifero.

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Per oggi è tutto, vi auguro anticipatamente un bel fine settimana, io sono ricaduta nella trappola del Lievito Madre e devo accudire la creatura: ho iniziato una produzione di dolci Pasquali, ve ne darò notizia, sia in caso di successo che di flop.

 


Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

Perla limoni-001

Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

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P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Schmarren ai Lamponi, perchè i Lamponi fanno bene, anche fuori stagione.

Schmarren da infornare metà + logo 2-001

Per fortuna, sensibilità e solidarietà, non sono ancora monopolio di nessuno e così, anche chi, come me, vive ai margini del web, felicemente lontana dai social network, può permettersi di condividere alcune Belle Realtà con i suoi amici, anche senza banner e anche qualche giorno dopo.

Non mi piacciono le giornate dedicate a…, il giorno dopo tutto finisce in cantina per poi venir ritirato fuori quel giorno, una spolveratina e via.

Soltanto le minoranze hanno un giorno di festa, ed è questo giorno di festa che le discrimina ulteriormente.

L’8 marzo è la giornata dedicata alle Donne e, purtroppo, l’8 marzo sta diventando una seconda giornata della memoria (che si commemora il 27 gennaio).

Due date, ma non bastano 48 ore, il rispetto per le Donne e non solo deve andare oltre, deve far parte della nostra vita, ogni ora, ogni giorno, sempre.

Rimango comunque dell’idea che, fintanto non saranno le donne stesse ad essere unite e solidali e a rispettarsi, gli uomini continueranno ad arrogare diritti su di loro: un recente quanto misero esempio risale a pochi giorni fa, le quote rosa, vi dice nulla?

Ma non sono qui per fare polemiche ma per dire a chi mi segue e alle mie amiche, blogger e non, che vivono in Friuli Venezia Giulia che possono concretamente far qualcosa tutto l’anno, per aiutare queste Donne a continuare con il loro progetto che è, semplicemente, il progetto di vivere, di lavorare, con orgoglio, con dignità e, soprattutto, di continuare a farlo nella loro Terra, quella Terra dalla quale la guerra le aveva cacciate, costringendole ad abbandonare tutto.

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Foto dal web

La strage di Srebrenica è la dimostrazione della follia dell’uomo ed anche della nostra follia che ha permesso e continua a premettere ad un pugno di maschi di decidere il destino e la vita di migliaia di persone innocenti che hanno avuto ed hanno soltanto la sfortuna di nascere, crescere e vivere in un determinato paese ed è, purtroppo, anche la conferma che l’uomo non cambia, rimane sempre una belva assetata di sangue e non imparerà mai dai suoi errori.

Sono state e sono le donne a pagare il prezzo più alto della follia maschile: prima subendo lo strazio di vedersi trascinare via gli affetti con la forza per non vederli mai più tornare poi, alla fine di tutto, rimane a loro la responsabilità del difficile compito di ricominciare.

Lo devono fare, per dare coraggio a chi è rimasto, spesso senza potersi abbandonare ad un pianto liberatorio, soffocando o asciugandosi frettolosamente le lacrime con la mano, lacrime che continueranno a velare i loro occhi, per tutta la vita…

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Queste Donne  hanno detto no, sono ritornate nella loro terra ed hanno aiutato altre donne a farlo, hanno ripopolato due paesi: Srebrenica e Bratunac, si sono reimpossessate delle loro proprietà e si sono reinventate un lavoro, coinvolgendo chi aveva ancora un pezzetto di terra, terra che la guerra aveva colorato di rosso.

Anche oggi quella terra colora di rosso ma non è più rosso sangue, è il rosso dei piccoli frutti, il rosso dei lamponi; queste donne Insieme, hanno rimesso in piedi il passato per trasformarlo in futuro.

Mi sono documentata e, con piacevole sorpresa, ho scoperto che qui, in Friuli Venezia Giulia, in due Ipercoop: Meduno (Pordenone) e Tiare (Villesse Go), quest’ultimo accanto all’IKEA, comodamente raggiungibile in autostrada, si possono comperare i loro prodotti e così ho fatto, ho comperato le loro confetture ed i loro succhi di frutta, eccoli:

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C’èrano ancora i cartelli con le fotografie che documentavano le atrocità della guerra e la realtà attuale di queste Donne che hanno ritrovato il sorriso:

Coop Tiare cartelli frutti di pace-003

Mentre ritornavo a casa mi sentivo serena, felice, è quella felicità che deriva dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa, una piccolo gesto per aiutare qualcuno, anche se non lo conosci.

Io, Triestina, a quel tempo abitavo lì ed ho ancora memoria dell’atmosfera pesante che gravava sulla città, ci sono stati momenti in cui si sentivano i cannoni in lontananza, la guerra si era avvicinata pericolosamente.

Ricordo ancora l’arroganza dei militari oltreconfine, la spavalderia di chi non ha più freni inibitori e libera la parte peggiore di se, per questo non mi meraviglio più di nulla e mi sento fortunata, molto fortunata, per non aver vissuto tutto quello che hanno vissuto queste Donne in prima persona, non so se ce l’avrei fatta, se avessi avuto la loro stessa forza.

Ora la ricetta, semplice, veloce da fare, lo schmarren.

schmarren cucchiaio vaso alto1-002

Ingredienti per lo Schmarren ai Lamponi:

  • 120 g. di lamponi,
  • 250 g. di panna acida (fatta da voi o comperata in negozio, si trova),
  • 50 ml di latte,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon (no vanillina),
  • 100 g. di farina setacciata,
  • 4 albumi,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato q.b. per cuocere lo schmarren,
  • zucchero a velo per decorare.

Per la salsa ai lamponi:

confettura ai lamponi Frutti di Pace.

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Come fare:

preriscaldare il forno ventilato a 180°C.

Mescolare la panna acida con il latte, i tuorli; aggiungere la farina setacciata assieme al sale e la vaniglia (potete adoperare anche l’essenza, in quel caso unitela al composto liquido).

Montare gli albumi a neve semiferma con lo zucchero ed incorporarli delicatamente all’impasto.

Scaldare il burro chiarificato in una padella capiente (la mia di rame col fondo da 22 cm.) possibilmente col manico adatto al forno, distribuire il composto e cospargere con i lamponi.

Infornare per c.ca 15 minuti, calcolate che deve cuocersi la farina, sfornare e servire direttamente con la padella e la salsa a parte.

Si può variare tipo di frutta a piacere, io l’ho servita conla confettura di lamponi in purezza ed anche con panna, perfetto il gelato o ciò che più vi va.

Per oggi è tutto, voglio lasciarvi con questa foto dei Frutti della Pace,  fatta su un prato di nontiscordardime, mi sembra un bel augurio, per tutti quelli che hanno bisogno di essere ricordati ed aiutati ogni giorno, anche oggi, 13 marzo.

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Una parte dei loro Prodotti.


Buchteln, con salsa al cardamomo, quando c’è il burro buono.

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Ricetta Cucina Triestina Maria Stelvio (pag 338)

Sono ritornata dall’Austria, da qualche giorno ormai, col burro buono, il latte buono, una rinnovata energia, un ritrovato entusiasmo e una nuova consapevolezza.

Ma di questo parlerò un’altra volta, oggi voglio parlare di Buchtel, della mia prima volta con i Buchtel, una ricetta che mi ha fatto risalire sulla macchina del tempo, diventata ormai il mio mezzo di trasporto preferito.

Su questa macchina trasporto i miei sogni, i miei ricordi ed anche i miei rimpianti, è come vivere due volte, la seconda correggendo gli errori della prima, trasformando i brutti ricordi in bei ricordi e la vita ricomincia.

Nel post dei gnochi de spinaze vi ho raccontato della Signora Lia, ebbene, è proprio lei che me li ha fatti assaggiare la prima volta, li alternava alla torta di mele, avevo quasi vent’anni e da allora non li avevo mai più mangiati.

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Burro Austria, cardamomo.

La scintilla è stato il burro buono e bello, il burro dell’Austria; appena arrivati a casa ello ha voluto che facessi dùspaghi, io non faccio mai la pasta al burro, nella mia infanzia era il piatto must a casa della Signora Gisella, d’altronde, come va di moda dire: i piatti più semplici devono contenere prodotti di straordinaria qualità e questo burro è perfetto, ma volevo di più, volevo fare un dolce dove il burro buono, il latte buono e la farina buona potessero fare la differenza: i Buchteln.

Mentre li preparavo mi hanno ricordato il Danubio che feci tempo fa, già il nome è un indizio, infatti i buchteln altro non sono che i progenitori di quel dolce che a Napoli hanno chiamato Briochina dolce del Danubio, semplificato in Danubio e che poi è stato rivisitato anche in versione salata.

I Buchteln sono focaccine dolci di pasta lievitata, riempite di marmellata e cotte in una pirofila in modo che si attacchino l’una all’altra.

Sono originarie della Boemia, ma hanno un posto di primo piano nella cucina austriaca, nella cucina ungherese (in lingua ungherese bukta) e anche nella cucina ladina.

I Buchteln tradizionali sono riempiti con powidl (confettura di frutta preparata senza aggiungere zucchero) di prugne o coperti di salsa alla vaniglia.

I più famosi Buchteln austriaci vengono serviti nelCafé Hawelka a Vienna, dove sono la specialità della casa e vengono preparati secondo una ricetta di famiglia antichissima e segreta.(Fonte Wikipedia)

In Baviera i Buchteln vengono chiamati Rohrnudeln.

Trieste contempla la tradizione per questo dolce, avendo assorbito influenze Austroungariche per quanto riguarda la gastronomia; si mangiano anche in Alto Adige per la naturale e golosa conseguenza della sua posizione geografica.

Vengono serviti con una salsa alla vaniglia, ho voluto variare questa tradizione con una salsa al cardamomo che ben si sposa con il sapore della confettura di albicocche.

Altre varianti potebbero essere con una salsa alla cannella se la farcitura si fa con una confettura di prugne o di mele, per esempio.

Inizio con la ricetta del Sacher Hotel la quale, secondo me, manca dell’ultima lievitazione che li avrebbe resi più alti e soffici:

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Ricetta Buchteln Sacher Hotel.

collage buchteln Sacher-001

Note: impastare con la planetaria (per chi ce l’ha) sennò, come ho fatto io per la versione della Stelvio, nella macchina del pane (impasto per pasta 9 minuti), fare un’ulteriore lievitazione prima di infornare, curare di più l’esecuzione delle porzioni e la sistemazione in teglia.

Per fare la salsa al cardamomo ho fatto intiepidire il latte ed ho lasciato in infusione i semi di cardamomo leggermente schiacciati per un’ora, riscaldando il latte di tanto in tanto.

L’ho portato ad ebbollizione, ho passato al colino per eliminare i semi ed ho proceduto come da ricetta originale.

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Buchteln con salsa al cardamomo.

Non completamente soddisfatta, sono andata alla ricerca della ricetta sul libro della cucina Triestina di Maria Stelvio (1976), certa di trovarla, essendo, come ho scritto prima, una ricetta della nostra tradizione dolce.

Qui varia la quantità di lievito e, come potete leggere nella foto dell’inizio, variano anche le fasi di lavorazione, di lievitazione e la forma, segno che ognuno le ricette della tradizione le ha interpretate e le interpreta a modo suo senza, alla fine, stravolgere il risultato.

Ho cambiato anch’io la forma, rimamendo sulla forma circolare della ricetta del Sacher, ho solo aumentato il diametro di due cm. ed ho inaugurato la Farina Garofalo, faccio parte di Gente del Fud e spesso l’Azienda ci omaggia con qualche prodotto.

Inoltre ho immerso i buchteln nel burro fuso come nella versione del Sacher ed ho adoperato il latte di malga; per tutte 2 le preparazioni ho adoperato una marmellata di albicocche senza zucchero.

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Le farine sono di tre tipologie: W170 per lievitazioni fino a 8 ore (quella che ho adoperato);  W260 per lievitazioni fino a 24 ore e W350 fino a 48 ore di levitazione.

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Collage Buchteln Maria Stelvio.

Note: distanziare di più i saccottini e curarne di più la forma.

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Se decidete di prepararli, sappiate che potete staccarli e riporli nei sacchetti e congelarli, all’occorrenza una botta di forno e saranno come appena fatti.

Questa è la mia inconsapevole versione salata della ricetta:

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Lascio un link interessante per chi ama, come me, la storia del cibo, buona domenica a voi.

Snoopy e Linus


Torta Paciarèla (o Paesana o di Latte) e la Macchina del Tempo.

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Eccola, è una bomba energetica, la preparano le donne della bassa, ognuna con delle varianti.

Questa, da quanto ho capito ha più di un secolo, se la tramandano di madre in figlia e quando non ci sono figlie femmine tocca ai figli maschi tramandarla, a me l’ha data un conoscente.

Ciao e buon divertimento

Paolo

Così mi scriveva Popof  il 18 febbraio 2013, alle ore 22.07; Popof non scrive di cucina ma cucina lui, nel suo blog, racconta di viaggi, di politica, appassionato di montagna racconta le sue domeniche in alta quota.

Mandandomi questa ricetta ha portato in Friuli Venezia Giulia un pezzetto di Lombardia, Popof conosce la mia grande passione per le ricette del passato, è il passato, è la cucina delle nonne, delle mamme, che ha ispirato i nostri Chef.

L’anno scorso, a Identità di Pasta Luciano Monosilio del ristorante Pipero al Rex di Roma ha detto: …il passato non deve offuscare il presente…, ma non succederà, il passato continuerà ad ispirarci, il compito è quello di alleggerire le ricette, adattandole ai nuovi stili di vita, più comodi e meno faticosi, almeno fisicamente, il passato schiarisce il presente, come il sole dell’estate schiarisce i capelli illuminando il volto.

Va di moda la tradizione, Cracco ha scritto un libro di cucina regionale, Mariola, sul gambero Rosso, conduce una rubrica di cucina regionale tradizionale, preparando per noi le ricette; ho visto la sua versione delle Patate in tecia triestine alla quale ha dato la forma a frittata, ma la forma a frittata appartiene alla Carnia, al Frico.

Le patate in tecia *le xe butade là, a la vecia*, ma non voglio fare la talebana della cucina ce ne sono già troppe/i.

Questo blog è diventato, per me, la macchina del tempo: salgo a bordo e, in un attimo, mi trovo proiettata in epoche remote e regioni diverse, ospite in cucine lontane, ma rimango in Italia, è l’Italia che ha bisogno di noi, della nostra memoria e del nostro rispetto.

La tradizione è come un fiume, nasce povero, poca acqua poi, man mano si arricchisce, prosegue ed accoglie l’acqua degli affluenti che sono le rivisitazioni e le tradizioni di altri.

Il fiume si arricchisce, metro dopo metro, fino a riversare in mare tutta l’ acqua, sarà poi dal mare che potremo attingere  storia, arte, affetto, ricordi, ricette, racconti.

Ecco, per me è questa la tradizione, è la generosità del passato, è la nostra eredità e di questa eredità fa parte anche la Paciarela, torta che, merito di questo fiume, ho conosciuto e potuto rifare.

Se volete assaggiarla e, il 9 febbraio siete dalle parti di Pessago con Bornago (MI), c’è una sagra a lei dedicata, altre informazioni su questa torta le trovate da Sara, amante della cultura e delle tradizioni culinarie Italiane.

Ora, salite con me sulla macchina del tempo e partiamo, si va in Lombardia, se vi perdete la sagra di febbraio, in ottobre, potrete gustare la Paciarela a Gessate dove viene arricchia di una elle, per chi potrà andarci, sarà motivo in più per scoprirne i segreti.

Torta Paciarela ing cornice

Ingredienti per una tortiera da 30 cm.:

  • 1 litro di latte fresco,
  • 1 pagnotta di pasta dura oppure 2 rosette milanesi,
  • 100 g. di biscotti secchi tipo O. S.,
  • 200 g. c.ca di pane all’anice (io l’ho sostituito con pane aggiungendo all’impasto semi di anice pestati nel mortaio),
  • 2 uova
  • 50 g. di burro,
  • 400 g. di amaretti,
  • 100 g. di cioccolato fondente a quadrotti,
  • 100 g. di cacao amaro,
  • 100 g. di cacao dolce
  • 150 g. di uvetta,
  • 100 g. di cedro candito (l’ho sostituito con arancia candita),
  • 100 g. di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di liquore (brandy o cognac (omesso)).

Zucchero a gusto (aggiungere solo a fine impasto, primadella cottura, se serve; attenzione però: la torta è migliore se leggermente amara

niente sale e neppure lievito.

Particolari da ricordare:

Latte: bollire e lasciar riposare almeno mezz’ora;

Burro: lasciarlo sciogliere a temperatura ambiente o a bagnomaria;

Uova: rotte e sbattute al momento dell’utilizzo.

Uvetta: a bagno il giorno prima, poi asciugata con panno o scottex;

Amaretti, Biscotti, Pane: frantumarli bene prima di amalgamare.

Preparazione:

Paciarela ingredienti mercoledì n-001

Mercoledì:

in una pentola di buona capacità (meglio se alta) preparare tutti gli ingredienti principali: pane,biscotti e amaretti ridotti a pezzetti; il cioccolato fondente grattugiato o ridotto in scaglie sottili.

Mescolare bene.

  • Miscelare a parte il cacao amaro e dolce.
  • Far fondere li burro in una tazzina.
  • Mettere a bagno l’uvetta.

Paciarela impasto giovedì corn

Giovedì:

  • bollire il latte e lasciarlo riposare almeno mezz’ora.
  • Asciugare l’uvetta tamponandola.

Preparare l’impasto unendo a quanto già pronto in pentola: il latte, il cacao, il burro, buona parte del cedro (arancia), lo zucchero vanigliato, il liquore (omesso), ma non l’uvetta); mescolare sempre.

Mescolare, amalgamare molto bene e lasciar riposare fino al giorno dopo.

Paciarela da infornare venerdì corn.

Venerdì:

unire le uova sbattute e mescolare molto bene.

Passare l’impasto al passaverdura (passaverdura a mano, evitare frullatore e minipimer, se proprio si usa il minipimer, non ridurre a semolino ma lasciare a grana grossa) *Questo passaggio non l’ho fatto*.

(A  questo punto si può soddisfare la gola assaggiando se è dolce a suffìcienza: se poco, basta aggiungere un poco di zucchero, se troppo, unire altro cacao amaro o cioccolato fondente; normalmente va bene così) *io non ho aggiunto nulla*.

Unire l’uvetta e il poco cedro rimasto mescolando bene.

Lasciare riposare un pò e poi trasferire in una tortiera imburrata leggermente spolverata di pan grattato

Cuocere in forno già caldo a 200° C. per circa 105 minuti; versoi 90/95 minuti accertare il grado di cottura con la prova stuzzicadenti.

Naturalmente lasciar raffreddare prima di toglierla dalla tortiera, curando di staccarla dal bordo con l’aiuto del coltello.

Sarebbe opportuno resistere alla tentazione di gustarla fino a domenica: nei giorni successivi alla cottura, asciugando, acquista un leggero gusto amarognolo di cacao e cioccolato fondente che la rende migliore.

Paciarela sfornata corn


Torta di Carote Viola, Cocco e Mandorle: cambia il Colore , rimane la Sostanza

torta carote viola fetta cornice

Al tempo d’oggi Pel di Carota avrebbe una crisi d’identità, o cambiare nome o cambiare di volta in volta colore di capelli o farsi delle meches gialle, arancioni, rosse, viola, bianche ecc.

La carota (Daucus carota) della famiglia delle Umbelliferae è una pianta erbacea  originaria probabilmente dell’Afganistan, terra straordinaria che, almeno io, associavo soltanto a tristi eventi, mentre da ora, ogni qualvolta vedrò e mangerò una carota, penserò all’Afganistan con gratitudine, augurandogli, finalmente un pò di pace…

Sembra che sia nata viola poi, probabilemente per il cambiamento dei terreni dove veniva coltivata ha cambiato colore ma è stato un cambiamento naturale, non forzato, che ha però arricchito la varietà dei valori nutrizionali.

Chi, in estate, per favorire l’abbronzatura, non si è fatto una cura di carote? Le carote viola contengono antiossidanti, utilissimi a rallentare l’invecchiamento delle cellule; ma io non sono né medico né erborista e quindi vi rimando al web per arricchire le vostre conoscenze in fatto di carote.

Questa ricetta è uguale alla torta di carote che avevo fatto anni fa, ho cambiato carote e, al posto del kefir, ho adoperato lo yogurt greco allungato con un pò di latte.

Ho diminuito la dose di zucchero nella torta per via della glassa.

 collage torta carote viola-001

Ingredienti:

  • 300 g. di carote,
  • 150 g. di farina di cocco,
  • 150 g. di mandorle pelate,
  • 80 g. di zucchero semolato,
  • 3 uova,
  • 150 g. di yogurt greco,
  • latte q.b. per diluire lo yogurt,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga,
  • alchechengi per la decorazione.

Per la glassa,dosi a piacere:

  • centrifugato di carote viola,
  • zucchero a velo (ottenuto macinando lo zucchero semolato).

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle alle carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, lo yogurt diluito, Versare in uno stampo di 24 cm. ed infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

centrifugare le carote, ottenuto il succo versarlo poco a poco sullo zucchero a velo fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Finiamo la torta:

se volete potete decorarla a vostro gusto, io ho adoperato gli alchechengi che amo particolarmente, li ho intinti nella glassa ed ho adoperato le foglie per decorare il bordo.

Diciamo che si può migliorare, altra grande notizia: a parte una fetta per la “giudicessa (me medesima)” il resto è stato mangiato dal buongustaio di casa ello ;-)

torta carote viola cornice-001

Vi auguro un buon proseguimento di settimana, tornerò presto con la campagna Salviamo i Cachi; questi frutti color del sole hanno contagiato qualche fooblogger e la cosa mi fa un enorme piacere, più se ne parla e più se ne cucina e più questi frutti riavranno la dignità e l’attenzione che meritano.

presepe con pannocchie-002

Lo so che Natale è passato da un pò, ma volevo farvi vedere il presepe fatto tutto con le pannocchie dell’asilo di Pasian di Prato, quello che ho citato più volte per la faccenda della micia Celeste, poi felicemente addottata che ora vive a Trieste, la mia città natale.

Peccato che le piogge l’abbiano un pò rovinato, io l’ho visto soltanto qualche giorno fa, ma è una bellissima idea, specialmente da condividere con i bambini… peccato che il personale di quell’asilo, nell’occasione di Celeste si sia dimostrato poco coerente con la propria professione…

tappeto volante farfalle-001

farfalle viola ottenute con l’acqua di cottura delle carote viola.


Crostata di Cachi, ispirata da Nino per rilanciare un Frutto straordinario.

crostata di caki fetta-001

Il Natale è alle spalle, ora mancano pochi giorni per decidere cosa lasciarci dietro e cosa portare con noi nel nuovo anno; una cosa è certa, io mi porterò dietro una cassa di caki o cachi o comesichiamano.

Nel blog ho già scritto della mia passione per questo frutto e per il mio disappunto nel vederlo maltrattato; lo scorso anno mi ero dedicata al Topinambour, ora mi dedicherò ai Caki.

Dal momento che oramai il panettone e/o pandoro si possono mangiare tutto l’anno io, la vigilia di Natale, senza l’ansia di preparare pranzi &C. dal momento che ello ha portato a paranzo fuori tutta la combriccola, ho preparato questa crostata.

Ispirata da questa ricetta di Nino (chi ha frequentato il forum cooker net lo ricorderà senz’altro; Nino è mancato nel 2010 … )

Un signore che abita a qualche kilometro, invece di far sfracellare i cachi sul terreno, ogni anno li spartisce agli amici, li toglie al momento giusto, quando le foglie sono cadute tutte e quando i cachi hanno preso il primo freddo e li mette nelle cassette.

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Cako di Aldo.

Quelli di questa ricetta provengono da quest’albero ma sono stati raccolti tempo dopo, sono del tipo morbido, mentre questi, di Milva sono i cachi vaniglia, chiari all’esterno con la polpa scura, in questi ultimi anni si trovano in commercio i cachi mela, più “eleganti”, si adoperano anche per decorare i dolci.

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Cachi Vaniglia di Milva.

Questa crostata ha conquistato ello che me l’ha richiesta e l’ho rifatta ma variandola, la pubblicherò a parte perchè è molto veloce da fare e si presta ad un’infinità di varianti.

Questa ricetta apre una nuova categoria che chiamerò: la cucina di casa che è quella con dosi ad occhio, con la bilancia quasi assente dal tavolo e senza l’ansia da foto impeccabile, spesso non c’è tempo, la luce insufficiente e la mano tremolante e, come in questo caso, non si stira la tovaglia.

Per la base ho adoperato la solita ricetta:

  • 400 g. di farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne metto 50 g., sono sufficienti),
  • 170 g. di burro,
  • 2 uova,
  • la buccia di un limone non trattato,
  • 1bustina di zucchero vanigliato (1 pizzico di vaniglia bourbon),
  • 1 bustina di lievito in polvere (1/2 bustina di cremortartaro, sono più grandi).

Come fare la frolla:

io, adoperando il robot, setaccio la farina col lievito e la inserisco nel contenitore, aggiungo lo zucchero, la vaniglia bourbon, la buccia di limone grattugiata ed aziono il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unisco il burro spezzettato e le uova leggermente sbattute a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Aziono il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, se avete tempo lasciatelo riposare coperto da una terrina come consigliato nel libro, sennò, stendetelo sopra un foglio di carta forno, vi aiuterà a farlo senza aggiungere altra farina e agevolerà il suo inserimento  nella teglia.

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Ingredienti per il ripieno:

essendo per me un esperimento, questa volta ho pesato tutto ma potete regolarvi in base ai vostri gusti; se vi piace la nota alcolica, potete far rinvenire la frutta nel rum o marsala, la cannella può essere sostituita con la spezia che preferite, Nino aveva adoperato il cardamomo.

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 4 fichi secchi fatti reinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di uvetta fatta rinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di mirtilli rossi fatti rinvenire in acqua calda (qualcuno adoperato per la decorazione),
  • 100 g. di pistacchi tostati,
  • cannella a piacere (io poca perchè ello non la gradisce).

crostata caki  sfornata alto1-001

Come fare la crostata:

preriscaldare il forno a 200°C.

Mettere la polpa di cachi nel robot e ridurla in crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando a parte qualche mirtillo per la decorazione e qualche pistacchio che aggiungeremo alla fine, tritato grossolanamente.

Stendere la pasta, se potete, più sottile di come ho fatto io (Nino consiglia una precottura, io non l’ho fatta), bucherellare il fondo (io l’ho dimenticato) e versare il composto, decorare a piacere ed infornare per 20 minuti coperto con carta forno (io faccio così) e 15 minuti scoperto.

crostata caki fetta1-001

Questa ricetta può diventare senza glutine se si adopera la farina adatta, si può fare una frolla con l’olio se si è intolleranti al lattosio, si possono eliminare le uova, facendo una brisè, se si è intolleranti alle uova.

Il bello della cucina di casa è che puoi trasformarla, stravorgerla a piacere, è così che ci si diverte, almeno io così mi diverto.

Buon fine settimana e viva i cachi!!!


Torta di mele, ma anche di uva fragola, di mango e altra frutta, quella che avete.

torta di mele, maionese mirtilli rossi alto-001

Mentre, per la … esima volta stavo preparando questa torta e rileggevo gli ingredienti sulla pagina che ho trovato durante la mia cernita e che risale ancora agli anni in cui vivevo a Trieste (non rammento chi me l’abbia data), mi sono ricordata dello scalpore che avevano fatto i biscottini alla maionese pubblicati da Stefania (l’Araba Felice).

Stupore ed interesse comprensibili, in quanto la maionese la immaginiamo in una bella insalata russa, in un’insalata capricciosa, come ghirigoro su un pesce bollito e quant’altro ma, se ci pensiamo bene, la maionese è un emulsione e, oltre alle altre possibilità, quella che conosciamo ed adoperiamo sempre  è fatta con uova, olio, sale e limone e/o aceto, ingredienti che ritroviamo spesso nei dolci.

I biscottini di Stefania contemplavano anche il burro che in questa torta non c’è, io ho voluto provare ed ho modificato la ricetta originale che è questa:

Ricetta torta mele foglio

Igredienti per una tortiera da 32 cm. per avere una torta bassa, da 24 per avere una torta più alta:

  • 4 uova intere,
  • 250 g. di zucchero (in questa ho messo 120 g. di zucchero di canna e 60 di muscovado, infatti il composto è scuro),
  • 1 pizzico di sale,
  • buccia d’arancia e limone grattugiata,
  • 250 g. di farina (io questa volta di Kamut),
  • 125 ml di olio, metà semi (di mais), metà extravergine di oliva,
  • uvetta (io mirtilli rossi disidratati),
  • pinoli,
  • 1 kg. di mele (questa volta ne avevo 800 g. di quelle di Pantianicco (Beano) che trovo in uno spaccio vicino casa),
  • 1 bustina di lievito (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di vanilla bourbon in polvere.

collage

Come fare (io ho fatto così ma voi potete seguire le indicazioni):

accendere il forno a 175° C. (io metto sempre 10° in più per poi, appena infornato riportare alla temperatura indicata).

Mettere nel robot da cucina 2 uova intere e i 2 albumi, lo zucchero e sbattere bene; unire la buccia grattugiata degli agrumi.

Preparare la maionese con i tuorli, il pizzico di sale e i due tipi d’olio, aggiunngerla al composto ed unire la farina setacciata col lievito e la vaniglia bourbon.

Grattugiare con la grattugia a fori larghi le mele, mescolare assieme i mirtilli rossi (che regalano alla preparazione una gradevole nota acidula), lavati ma non ammollati perchè assorbiranno l’umidità della frutta, i pinoli e distribuire uniformemente nell’impasto.

Ungere una teglia apribile, scegliendo tra le due misure a seconda di come desiderate la torta ed infornare per 1 ora.

Farla raffreddare, sformarla e decorare a piacere, io ho adoperato un centrino che poi ho tolto aiutata da ello (credo solo perchè aveva voglia di assaggiarla ;-) )

Non so se è l’effetto placebo ma ello ha detto: la più buona che hai fatto ma, dal momento che lo dice ogni volta non so se è merito della “maionese” o della sua golosità.

Come anticipato nel titolo, questa torta si può fare con la frutta che avete a casa o che vi piace, io l’ho fatta con le pesche che ello mi aveva portato a casa a fine ottobre… , con il mango, con l’uva fragola, con le pere.

Se avete le pere o mele cotogne, secondo me ci stanno bene, comunque procediate questa torta è una garanzia, se vi piacciono le torte “umide”, questa fa per voi.

Se vi avventurate fatemi sapere, intanto vi metto un link interessante sulla maionese, troverete anche un PDF con varie ricette, quello non è gratis ma il prezzo è piccolo ed il ricettario vale la spesa: La chimica della maionese

torta mele maionese mirtilli rossi fetta1

Alla prossima.


Torta mousse al cioccolato, caffè e cardamomo: far di rivisitazion virtù.

torta mousse caffè cardamomo  rotonda alto

Il bello del blog è che puoi festeggiare il compleanno per molti giorni (questo scrivevo ieri poi c’è stato il divertente intermezzo), non l’ ho mai fatto, anche l’anno scorso il giorno dopo sono passata ad altro,  avrò raggiunto la consapevolezza di una illusoria maturità?

Ma oggi si cambia, e mi avventuro nel mio sessantesimo anno con una torta al caffè,

Questa mousse è, appunto, una delle tante possibili rivisitazioni che si possono applicare ad una ricetta, forse è più appropriato dire personalizzazioni, se volete vedere l’altra versione guardate qui  (in quel caso avevo sostituito il cacao amaro con il caffè solubile).

Io ho unito al caffè  il cardamomo che è un abbinamento peccaminoso e raffinato (vedi gorilla post precedente ;-) ).

Mi limito a fare un copia incolla della ricetta aggiungendo, appunto, questa spezia e, a proposito, anche il caffè è una spezia, ora sta solo a noi aprirgli nuovi percorsi, dolci o salati che siano.

torta mousse caffè lingotto2

  • 2 uova,
  • 110 g.  di zucchero,
  • 150 g.  di cioccolato fondente (il mio al 70%),
  • 80 g.  di burro,
  • 30 g.  di caffè solubile (la torta nasce con il cacao amaro),
  • semini di cardamomo pestati nel mortaio,
  • polvere d’oro alimentare per decorare,
  • chicchi di caffè per decorare,
  • bacche di cardamomo per decorare.

collage

Come fare:

accendere il forno a 160°C., montare i tuorli con lo zucchero ed a parte gli albumi a neve.

Spezzettare il cioccolato e farlo sciogliere a bagnomaria assieme al burro, al caffè solubile e qualche semino di cardamomo pestato nel mortaio.

Versare i tuorli sul cioccolato ed amalgamare delicatamente, togliere dal bagnomaria ed incorporare delicatamente gli albumi.

Versare il composto in una tortiera imburrata ed infarinata e cuocere per 40 minuti; se volete fare delle mono porzioni calcolate una cottura sui 25/30 minuti.

Far raffreddare, sformare e decorare a piacere.

torta mousse caffè cardamomo  rotonda

N.B.: la polvere dorata è senza glutine in quanto contiene solo amido di mais.


Col Fagiolo di Montagna la Polpetta ci guadagna…

fagiolo di montagna cucchiaio legno-002

Fagiolo di Montagna (Coccineus)

Sto cavalcando ancora l’onda dei fagioli di montagna e della loro Valle, la Val Resia, la trovo così affascinante, come quelle persone schive, impenetrabili che tengono lontano il mondo ma soltanto perchè hanno sofferto, e se ti soffermi nel loro sguardo riesci a coglierne l’ inconfessato bisogno d’amore.

Io amo la val Resia, entra nel sangue e, come tutto quello che entra nel sangue, crea dipendenza ed ora aspetto ansiosa che arrivi novembre per andare a seminare l’aglio, ma nel frattempo la Val Resia la metto in tavola, a tavola nascono amori, si concludono affari e si riuniscono le famiglie.

Questi giorni ho avuto i pittori ed ho dovuto mettere in pausa la mia creatività e la mia voglia di cucinare, fotografare e scrivere, il mio forno si è acceso soltanto per scaldare dei tranci di pizza che ello, gentilmente, ha portato a casa ed il fornello si è acceso soltanto per offrire il caffè ai pittori.

Ma, mentre io spostavo mobili, svuotavo librerie e credenze, la mia Amica Nannarè cucinava e mangiava per me queste meravigliose polpette perchè appena ricevuta questa ricetta dalla Signora Donatella che a sua volta l’ha avuta da una Sua Cliente, l’ho inviata a lei con la certezza che si sarebbe messa subito all’opera e così è stato.

E a proposito di queste polpette, Nannarè mi scrive così:

LIBERA CARISSIMA,

HO FATTO LE POLPETTE DI FAGIOLI SIA AL FORNO CHE FRITTE. S T R E P I T O S E  NON SON AVANZATE NEANCHE LE BRICIOLE E MI HAN CHIESTO DI RIFARLE!  !D :/ :)  Grazie, grazie, grazie . 
Ciao <3

Ingredienti:

  • 750 g. c.ca di fagioli  di montagna freschi (Nannarè ha adoperato i Borlotti),
  • 1 uovo sbattuto,
  • prezzemolo tritato ed erba cipollina q.b.,
  • noce moscata,
  • un cucchiaio di olio e.v. di oliva,
  • 6 spicchi di “strok”, l’aglio della Val Resia (Nannarè ha adoperato quello di Sulmona, Nannarè vive da quelle parti),
  • 1 scalogno  tritato finemente,
  • 1 cucchiaio di formaggio Montasio stravecchio grattugiato,
  • 1 cucchiaio di pecorino grattugiato,
  • pane grattato q.b. (una tazza circa),
  • sale,
  • pepe,
  • una foglia di alloro,
  • farina per infarinare,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

sbucciare i fagioli, lavarli e metterli a lessare in una pentola con acqua fredda, una foglia di alloro, un cucchiaio di sale marino e due spicchi d’aglio.

Scolarli e passarli ancora caldi nel passaverdure e ridurli in purea (io gli “scarti” li ho messi nella minestra).

In una terrina impastare la purea di fagioli con lo scalogno, quattro spicchi di “strok” tritati, l’olio di oliva, i formaggi, il prezzemolo e l’erba cipollina, una grattata di noce moscata.

Unire l’uovo, il pangrattato e pepe nero, amalgamare bene aggiungendo un po’ di pangrattato se il composto non fosse compatto, formare delle polpettine, infarinarle e friggerle in olio fumante.

Sgocciolarle su carta assorbente e servirle ben calde su un letto di insalatina.

N.B.: sostituendo pane grattugiato e farina con prodotti da prontuario, queste polpettine sono perfette per i celiaci.

Io ho già preparato l’impasto ma le cucinerò per cena, in forno, per offrire un’alternativa a chi non può o non vuole mangiare il fritto.

Vi auguro un sereno fine settimana.


Dolce di fichi e yogurt, direttamente da Pinterest e 4 risate per il week end.

torta di fichi mia-001

Che google fosse un pò bizzarro con le traduzioni non è una novità ma poche volte mi è capitato di ridere così tanto nel leggerle.

Solitamente chiedo ad ello di leggermele mentre faccio altro (così capisce se la ricetta è di suo gradimento), e così è stato anche questa volta.

Spesso si burla di me e mi legge strafalcioni o mi cambia gli ingredienti e non ho badato a quando mi ha letto questo passo:

*Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.*

Io ve lascio così, in purezza, come si suol dire, vi metto anche il link del blog da dove l’ho presa e buon lavoro, alla fine farò alcune considerazioni.

Yogurt Cake fa quasi la stessa cosa, non ci richiede troppo lavoro e concentrazione.
Arricchito con cannella e zenzero delicatamente introdotto in autunno aura.
Quindi tagliare alcuni pezzi, nascondere la scatola e andare a fare una lunga passeggiata :)

ingredienti:

(Modulo di biscotti, dim. 10,5 centimetri x 29,5 cm)
1,5 tazze di farina
2 cucchiaini di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di cannella
pizzico di zenzero
2 uova (taglia L)
3/4 di tazza di zucchero
50 g di burro, fuso
1/2 tazza di spessore yogurt naturale
la scorza grattugiata di un limone
3 fichi

creato da:

Preriscaldate il forno a 180 gradi.
La forma dei biscotti insegna carta da forno.
Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.

In una ciotola setacciare la farina, il lievito, la cannella, lo zenzero, mescolare bene gli ingredienti.

In una seconda ciotola, mescolare le uova e lo zucchero per qualche minuto.
Versare raffreddato il burro, lo yogurt aggiungere la scorza di limone e mescolare.
Versare il composto di farina con additivi, mentre, fino a quando combinati.
Torta traduce in uno stampo, viene livellato superficie, disporre in due file di frutta a fette.
Cuocere per circa 35-40 minuti per “asciugare bastone”.

Torta prima di servire si può cospargere con zucchero a velo.
Enjoy :)

torta di fichi da infornare1-001

La teglia di quella misura l’ho fatta da sola con un vassoio di alluminio, probabilmente ho sbagliato sito dove leggere la conversione da cup in tazze, ho messo troppa farina  ed il mio impasto è risultato molto solido, l’ho diluito con un pò di latte.

Solitamente i composti da plum cake sono più fluidi, ci riproverò perchè è comunque un dolce di facilissima esecuzione e con svariate possibilità di rivisitazione.

Facendola come l’ho fatta si può farcirla a metà con della frutta a scelta e coprire con altro composto che si è sicuri che la frutta non affonderà in cottura, io ho aggiunto anche un pizzico di sale, ho ridotto lo zucchero ed ho messo la buccia d’arancia.

I fichi (mutandine) devono essere più di 3 o fichi molto grandi, come succede a volte nel web, le ricette sono da interpretare, questa è da fare.

torta fichi interno-001

Vi consiglio di andare a vedere il post originale, io mi vergogno a pubblicare la foto, le mie sfigurerebbero, buon fine settimana a tutte/i.

Dimenticavo, la traduzione è dal polacco :-D


Mousse con Melanzane, lamponi e cioccolato di Ernst Knam, ed è anche senza glutine, provare per credere.

mousse melanzane lamponi e cioccolato

Mousse con melanzane, lamponi e cioccolato.

Era da tempo che avevo in mente di preparare questo dolce, esattamente dal 2010, da quando, a Mestre, avevo comperato, su una bancarella di libri usati, L’arte del dolce di Ernst Knam, pasticcere geniale che non conoscevo e che ho imparato ad apprezzare in TV ultimamente.

Avevo già sentito parlare di melanzane nei dolci, anche in Sicilia le abbinano al cioccolato ed anche la mia amica Tiziana l’anno scorso mi aveva magnificato la bontà di un dolce con le melanzane assaggiato in un ristorante.

Era da un pò di giorni che caramellavo melanzane per questo dolce ma  ogni volta finiva che, ad una ad una, me le mangiavo tutte, sono troppo buone, provatele, vi sorprenderanno.

Le ricette in questi libri, nascondono sempre un piccolo segreto perchè, pur seguendo tutto alla lettera, alla fine qualcosa non torna ma avendo un pò di esperienza si riesce ad uscirne vittoriosi.

Potrete preparare in anticipo la marquise e le melanzane caramellate disponendole nello stampo per far loro prendere la forma, per le altre indicazioni le scriverò di volta in volta.

Vi scrivo dosi e procedimento come dal libro.

Ingredienti per la marquise che sarà la base del dolce (io ho fatto mezza dose ma se la fate tutta la potete tenere nel congelatore):

  • 3 uova più 2 albumi,
  • 160 g. di zucchero a velo (preparato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, quello comperato può contenere glutine),
  • 60 g. di cacao amaro,
  • 200 g. di fecola di patate,
  • zucchero semolato per spolverizzare (omesso).

Collage Marquise-001

Questa foto risale alla mousse di cioccolato e fichi con gelatina di aceto balsamico.

Come fare la Marquise (dal libro):

con una frusta montare gli albumi a neve ben ferma insieme a 140 g di zucchero a velo quindi, continuando a mescolare, unire il cacao, la fecola e i tuorli, leggermente montati con 20 g di zucchero a velo, mescolare il composto delicatamente.

Versare il composto sulla placca del forno, foderata con l’apposita carta e livellarla con una spatola per ottenere uno strato spesso circa 2-3 cm.

Fatelo cuocere nel forno preriscaldato a 200° C. per 8-9 minuti, infine spolverizzate con zucchero semolato (omesso).

Coppare la marquise con il cerchio del diametro che desiderate, nella ricetta originale Knam ne adopera uno da 22/24 cm. e, se non la adoperate subito tenerla in frigorifero o congelatore se l’adopererete più in là.

Ingredienti preparazione:

  • 1 base di Marquise (vedi sopra):
  • 2 melanzane,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 100 ml di olio extravergine di oliva,
  • 20 g. di zucchero semolato,
  • 15 g. di semi di coriandolo tritati,
  • 100 g. di lamponi freschi.
  • 30 g. di confettura di albicocche (io consiglio una gelatina per ottenere la trasparenza che è nella foto originale),
  • alchechengi e zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè così è di sicuro senza glutine).

Ora la mousse Singapore che è una mousse al cioccolato senza panna che la alleggerisce e rende intenso il sapore del cioccolato.

Ingredienti per la mousse Singapore:

  • 6 albumi,
  • 50 g. di zucchero semolato,
  • 125 g. di cioccolato fondente,a pezzetti o pastiglie,
  • 75 g. di massa di cacao (io l’ho sostituita con cioccolato fondente al 90% della Lindt),
  • 45 g. di burro,

collage melanzane caramellate

Procedimento (come da libro):

lavare una melanzana e tagliarla a fette senza togliere la buccia, appoggiare le fette su una placca da forno ricoperta con la carta, spennellale con l’olio e cospargerle con lo zucchero di canna.

Cuocerle in forno preriscaldato a 170°C. per 15 minuti o fonchè lo zucchero si sarà caramellato, sfornare e far raffreddare.

Io le ho inserite nella teglia dando loro la forma quando erano ancora tiepide perchè lo zucchero caramellato, quando si raffredda, non permette alle fette di piegarsi.

Tagliare a dadini l’altra melanzana e soffriggerla con olio ed i 20 g. di zucchero semolato, alla fine aggiungere un pizzico di coriandolo, mescolare e spegnere il fuoco, far raffreddare.

Raccogliere in un recipiente il cioccolato fondente, la massa di cacao (cioccolato fondente al 90%) a pezzi ed il burro, far fondere a bagnomaria, mescolare con una frusta.

mousse con melanzane, lamponi e cioccolato di Knam

Come fare la mousse Singapore:

montare a neve ferma gli albumi con i 50 g. di zucchero semolato ed incorporare delicatamente il composto di cioccolato, mescolare delicatamente ed aggiungere i lamponi, il restante coriandolo e i dadini di melanzana, mescolare e versare la mousse sopra le fette di melanzane, coprire col disco di Marquise e riporre in congelatore per 3/4 ore.
Sformare il dolce (io ho passato i bordi con un panno bagnato con acqua calda) rovesciandolo, glassare la superficie con un sottilissimo strato di confettura di albicocche (ripeto, meglio una gelatina che scioglierete sul fuoco), decorare con gli alchechengi e zucchero a velo.

Mousse melanzane ecc alto

Questa sera la apro e fotografo la fetta, è il mio regalo per ello per il nostro l’anniversario, lui mi ha portata a cena dai miei Amici a Godia dove ho trascorso una serata bellissima, lui si è perso nella terra del cioccolato, io mi sono arrampicata su un albero della cuccagna pieno di frutta aromatizzata, ma di questo vi racconterò più in là ;-)

Sapete che tempo fa, tra me e WHB c’è stato un grande amore ed ogni tanto c’è un ritorno di fiamma (da parte mia ) e non potevo non partecipare questa volta che ospita Terry , perchè ero con lei quando ho comperato il libro ed è sempre lei che ama le ricette particolari, quelle con prodotti della terra, con frutti, fiori, spezie ed erbe ed in questa torta c’è un pò di tutto,

Se volete partecipare andate a leggere le istruzioni da Terry .

interno mousse melanzane lamponi ecc.

Buon fine settimana a tutte/i.


Mohn -Quarkschnitte: torta con semi di papavero e Quark (fatto in casa).

Mohn-Quarkschnitte

Il giorno in cui siamo andati in battello a Villaco (non ha nulla a che vedere con quello di Most na Soči) ho comperato questo libro, era in offerta a 4 €uro, è scritto in tedesco ma le ricette posso interpretarle senza problemi.

Tra me e questa ricetta è stato amore a prima vista, sono amante dei semi di papavero, da pochi giorni avevo visto da Rosetta questa ricetta , avevo il latte crudo di malga che mi è stato regalato fresco ed ho fatto il Quark, con un litro e mezzo di latte crudo ho ottenuto 250 grammi di Quark, ho aggiunto 250 grammi di quark acquistato in malga.

Ho adoperato anche il burro della stessa malga (ovviamente con l’nconfondibile tocco Austriaco, lo stampo a fiori), il regalo di una splendida Signora che mi ha preparato anche il set fotografico per fermare l’immagine nel caso che durante il viaggio di ritorno si sciogliesse, perdendo il disegno.

Burro malga Bad Bleiberg

Mi soffermo un attimo sull’argomento latte: certo che da noi non sarebbe permesso vendere il burro avvolgendolo soltanto nella stagnola, i nostri malgari dovrebbero comperare la carta adatta, la macchina per le confezioni e per stampare l’etichetta con ingredienti, scadenza ecc.

Si sa, noi Italiani siamo “precisi”, tanto precisi da avere anche le quote latte rendendo così la vita impossibile a chi ancora lavora con i pascoli, costringendoli ad abbandonare la montagna con le conseguenze inevitabili per la stessa che, abbandonata, muore.

In Austria puoi vivere del tuo latte perchè non esistono le quote latte; hai una mucca, 2 mucche, 100 mucche? Bene, tu mungi, metti il latte che non consumi nell’apposito  contenitore, lo porti sul marciapiede, e verrà aspirato dall’autopompa che lo porterà nel caseificio.

Contenitore latte Austria

Ecco fatto (foto del7/01/2011)

Se tutta questa burocrazia e regole italianissime avessero ragione di esistere l’Italia sarebbe il paese più felice, organizzato e perfetto del Mondo, saremmo invidiati ed imitati, invece siamo solo derisi, sarebbe utile, invece, prendere noi esempio dai Paesi che funzionano e perdere meno tempo in sciocchezze…

Spesso mi dite che sono polemica, se per voi essere polemici significa: osservare, confrontare ed esprimere il proprio disappunto, si, sono polemica e continuerò ad esserlo perchè io, in Italia ci vivo e vorrei che l’Italia fosse valorizzata e rispettata e fatta rispettare, iniziando proprio da noi Italiani.

Ricetta libro Quark-schnitte

 

Ingredienti per la base ai semi di papavero:

  • 4 tuorli,
  • 120 di zucchero greggio di canna,
  • 120 ml di acqua,
  • 120 ml di olio di colza (olio di mais),
  • 4 albumi,
  • 80 g di semi di papavero macinati,
  • 200 g di farina di farro integrale,
  • 10 g di carbonato di ammonio (Lo trovate in farmacia, io ho adoperato il Cremortartaro).

Quark fatto in casa

Composto di Quark (o ricotta per chi non lo reperisse ma si può fare in casa come indicato nel link):

  • 100 g di burro (di malga),
  • 80 g di zucchero di canna,
  • 500 g di quark,
  • 4 tuorli,
  • 20 g di fecola di patate,
  • 1/2 cucchiaino da caffè di vaniglia Bourbon (una mia scelta, la ricetta contempla zucchero vanigliato),
  • rum (omesso),
  • 4 albumi.

Composto semi di papavero

Composto base ai semi di papavero

Come preparare la base ai semi di papavero (ho seguito il mio sistema, la traduzione di google non mi convinceva):

battere i tuorli con lo zucchero, l’acqua e l’olio fino ad ottenere un compost chiaro e spumoso.

Unire, poco alla volta, la farina mescolata al lievito e i semi di papavero, aggiungere, alla fine, delicatamente, gli albumi montati a neve.

Composto quark

Come preparare il composto di Quark:

montare burro, zucchero e tuorli fino ad ottenere un composto spumoso, unire il quark, la fecola di patate e la vaniglia.

Aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve.

Completiamo il dolce:

preriscaldare il forno a 200°C.

Foderare una teglia con carta forno, stendere il composto ai semi di papavero e mettere sopra, possibilmente creando una griglia, il composto di Quark.

Questa operazione risulterà perfetta adoperando una sac a poche ed una teglia più grande della mia (30 cm. Ø) meglio se quadrata o rettangolare.

Nel mio caso il composto di quark ha coperto quasi completamente la base, vanificando l’effetto ondeggiante che si vede nella foto del libro.

Infornare e cuocere per circa 50 minuti.

Collage Mohn schnitte-001

Sfornare e far raffreddare, noterete che il composto si “ondula” un pò, quindi, eseguendo alla perfezione la griglia, il dolce sarà bellissimo.

Io l’ho spolverizato con zucchero a velo per ovviare all’aspetto troppo scuro ed uniforme ma è solo una mia scelta.

Note: oltrechè la forma della teglia, la prossima volta ridurrò la cottura di qualche minuto e coprirò la torta con carta forno fino agli ultimi 10 minuti, infatti, la torta della foto è molto più chiara.

Nulla da dire sul sapore e sulla versabilità di questa preparazione; gli amanti dei semi di papavero potranno sbizzarrirsi con le possibili varianti, provate, se vi va.

Insegna Mulino e museo

Vi lascio con questo video, basta cliccare la foto, parla del mulino Wiegele, buona visione e buona domenica.


Torta con Granny Smith, Cardamomo e Mandorle, di Sigrid.

torta sigrid decorata-001

Buongiorno, avrei tante cose da scrivere oggi, vorrei raccontarvi dello scorso sabato a Fiumicello, ed ancora parlarvi e farvi vedere le foto del pane pugliese e i lampascioni che padre e figlio di Bari ci hanno mostrato con orgoglio, ed ancora del caciocavallo e un canestrato della Lucania, con poco colesterolo e senza glutine, ci teneva a dire il venditore; lo scriva, abbiamo detto in coro con Tiziana, vedrà che la gente si fermerà, ci sono tanti celiaci oggi giorno ed è un valore aggiunto dimostrar loro attenzione.

Vorrei parlarvi ancora di pesche e di emozioni nel rivedere i luoghi della mia fanciullezza, così cambiati che mi sono persa più volte (ma a Tiziana non ho detto nulla, lo scoprirà leggendomi :-P )

Vorrei descrivere cosa ho provato, dopo tanto tempo a trovarmi fra tanta gente, e di come sia cambiato, da allora, il significato di Sagra, ma sono troppe cose assieme e so che è estate ed i cervelli sono in vacanza, quindi, per chi ama il cardamomo e non spegne mai il forno, neanche in agosto, ecco una buonissima e profumatissima torta di mele, con le Granny Smith, nel  link troverete un pò della loro storia, sapete che amo scoprire le origini dei prodotti che mi ritrovo in mano.

Queste sono le Granny Smith dello zio, fotografate nel agosto del 2010.

Granny Smith zio pianta

La  torta non è una mia creazione ed  anche questa  ha una storia: mi sono trovata il suo link nella posta anni fa, chi conosceva il mio fresco e audace innamoramento per il cardamomo e la  scontentezza per le mie foto, pensò di mandarmelo affinchè vedessi che anche la grande cavoletta ha avuto un inizio come tutte noi e l’evoluzione e la bravura sono venute poi, con il tempo, l’esperienza e, credo anche l’attrezzatura.

Se andate a vedere il suo post (il link lo trovate alla fine) capirete cosa intendo, risale al 2005, comparate la foto con le attuali ed avrete la conferma che: fin che c’è blog c’è speranza…

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Ingredienti.

La particolarità che rende diversa questa torta è l’uso delle mandorle tostate, in lamelle, così la tostatura sarà ancora più decisa e conferirà al dolce maggior profumo.

Io ho dimezzato la dose di zucchero e di conseguenza ho tolto un uovo, mi è sembrato sufficiente così, provate.

Ingredienti teglia 24 cm.:

  • 100 g. di farina,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 5 uova (4),
  • 250 g. di zucchero (150),
  • 2 mele Granny Smith,
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 1/2 cucchiaino di cardamomo macinato sul momento,
  • zucchero a velo per la finitura,
  • julienne di buccia di mela (solo il verde) otenuta col rigalimoni per decorare.

collage torta sigrid -001

Come fare:

In una padella antiaderente, far tostare le mandorle finché non siano dorate.

Lasciar raffreddare e passare al mixer, aggiungere man mano la farina, il sale e il cardamomo, finché tutti gli ingredienti siano ridotti a farina fine.

In una ciotola capiente sbattere i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto denso e chiaro, aggiungere la farina di mandorle.

Sbucciare e gratuggiare le mele e aggiungerle al composto, montare gli albumi a neve e incorporarli delicatamente, versare l’impasto nella teglia ed infornare a 180°C. per 40/50 minuti (la torta deve essere dorata e solida).

Cospargere con lo zucchero a velo setacciato prima di servire tiepido o a temperatura ambiente.

Per decorare ho ottenuto col rigalimoni una julienne di buccia di mela, volendo si può farla sbianchire e magari metterla nello sciroppo per ammorbidirla ma va bene anche così, nature

torta sigrid fetta-003

Torta con mele, mandorle e cardamomo.(Link Sigrid)

Mele Granny Smith dello zio

Vi auguro un buon proseguuimento di giornata


Dolci trasparenze fiorite e piccoli pancakes, per quelli che: “Mai più senza sambuco”.

Trasparenza sambuco e pancakes-002

Se fosse un animale sarebbe un felino, se fosse una donna sarebbe una nobile, ricca Signora di un tempo, di quelle eleganti comunque e sempre, sia in stivali di gomma, spettinate o vestite con un sacco.

Se fosse uomo, la moglie ideale per lui sarebbe l’acacia con la quale spesso condivide gli spazi in campagna o sui bordi delle strade.

L’acacia però è meno socievole, poco propensa ad offrirsi agli altri, le sue spine   possono procurare ferite profonde e , spesso ho dovuto cambiare la camera d’aria della mia bicicletta a causa di una spina di acacia .

Quello che si fa con i fiori di sambuco si può fare anche con i fiori di acacia, basta avere l’accortezza di raccoglierli freschi e intatti perchè, al contrario del suo amico, i fiori perdono il profumo con la pioggia ed il tempo, ma torniamo al protagonista di questo post, il sambuco.

Elegante, raffinato, romantico, viene considerato infestante perchè il suo spirito di adattamento lo porta a crescere un pò dappertutto, a più altitudini e questo regala, a chi vive vicino collina e montagna, un raccolto a scalare.

Nei campi qua attorno i suoi fiori sembrano colpi di sole, il verde delle sue foglie si distingue nella macchia e la sua generosità ci regala un profumo da poter conservare tutto l’anno.

In primavera i grappoli dei boccioli possono essere messi sott’olio o sott’aceto, subito dopo i suoi fiori regalano un meraviglioso sciroppo, mi chiedo sempre chi abbia avuto per prima l’idea i mettere questi fiori in acqua, zucchero e limone.

In tarda estate ecco il candore dei fiori lasciare il posto a delle bacche di un verde delicato che si trasforma poco dopo in un brillante viola scuro.

Con queste bacche si possono fare sciroppi, marmellate e… zuppe, c’è anche chi ne fa un liquore.

Io ho voluto fare queste “trasparenze”, adoperando lo sciroppo che ho rifatto una settimana fa, ne ho fatta 1 dose e mezza e, avendo un frigorifero in cantina per conservarlo, ho ridotto la quantità di acido citrico ed aggiunto 2 limoni spremuti; come sapete, non amo il sapore dello sciroppo a caldo.

Se gradite il sapore dello sciroppo a caldo, procedete pure con l’uso dell’agar agar, seguite le dosi scritte sulle confezioni, vi darà un risultato più gommoso (mentre la colla di pesce ha più scioglievolezza) oppure, se ne adoperate meno otterrete una gelatina cremosa trasparente da servire in coppa di vetro per un effetto scenografico, effetto che otterrete anche facendo delle gelatine di piccola forma deliziose da mangiarsi in un boccone.

trasparenze part.-001

Ingredienti per le traparenze:

  • 250 g. di sciroppo di fiori di sambuco,
  • 4 fogli di colla di pesce (8 grammi),
  • 50 g. di acqua (per sciogliere la gelatina),
  • fiori di sambuco per decorare,
  • petali di rosa per i cuoricini.

trasparenze alto corn-002

Come fare le trasparenze:

mettere in ammollo i fogli di colla di pesce per 10 minuti, strizzarli bene e scioglierli nell’acqua, unire il composto allo sciroppo e mescolare bene.

Versare una parte della gelatina nelle formine e metterle in frigorifero per 1/4 d’ora, appoggiare i fiorellini sgranati di sambuco e/o i petali di rosa (i miei dalle rose dello zio) e, delicatamente,  aggiungere l’altra parte di gelatina fino a riempire la forma, riporre in frigorifero per non meno di 4 ore.

Vi consiglio, se avete intenzione di creare una composizione, di decidere prima dove posizionare le trasparenze e, dopo averle sformate,  con un brevissimo contatto della base dello stampo in acqua calda, di bagnare una spatola larga e sottile e sollevare delicatamente la trasparenza e farla scivolare lentamente sul piatto di portata, qui, io ne ho adoperati 2, di ardesia.

Tutto qui, potete sbizzarrirvi a piacimento con le forme che più vi piacciono e: buone trasparenze a tutti.

Ma, non è finita qui, volevo gustare le trasparenze con qualcosa che fosse più consistente ma inerente al tema sambuco così, ho ripreso in mano la ricetta dei pancakes che avevo fatto nel 2009, anno in cui ho iniziato a seguire Nigella su Sky.

Aveva fatto dei pancakes con i fiocchi di latte nell’impasto, a suo tempo li avevo riprodotti anche con il formaggio spalmabile, lo sciroppo e fiori di sambuco e ieri, li ho rifatti a forma di fiore adoperando la ricotta di kefir che ottengo scongelado in un colino il kefir in esubero che tengo in freezer.

Se volete facilitarvi la vita fateli come sempre e ritagliate poi la forma a fiore o quella che preferite.

Trasparenze sambuco e pancake tov alto-001

Faccio un copia-incolla del post/ ricetta pubblicata sul forum il 27-05-09 20:52, tra parentesi le dosi dei fiori nelle foto, omettendo il  periodico ;-)

*La base di questi pancakes è la classica delle famose ciambelle americane (quelle che mangiava Julia Roberts in Pretty woman,per intenderci), ho aggiunto del formaggio cremoso Kaori e una bella manciata di fiori di sambuco.

collage

Ingredienti:

  • 3 uova (separare i tuorli ) (1 uovo),
  • 1 cucchiaio di zucchero e 2 di sciroppo di sambuco (1 cucchiaio di zucchero aromatizzato al sambuco*),
  • 250 g. di formaggio cremoso (85 g. di ricotta di kefir setacciata),
  • 1 manciata abbondante di fiori di sambuco (a piacere),
  • 50 g. di farina (16 g.),
  • 1 pizzico di sale (omesso),
  • burro per la teglia.

*come fare lo zucchero aromatizzato a fiori di sambuco(copio-incollo da questo post):

la sera prima mettere dei fiori freschi nella dose di zucchero che deciderete di adoperare sia per l’impasto che per lo sciroppo, scuotere il barattolo, il giorno dopo eliminare i grappoletti (conservateli per lo sciroppo)lasciando pure tranquillamente i fiori che si saranno scuriti un pò.

Se volete farne una dose maggiore, vi consiglio di polverizzare dei fiori secchi ed inserire la polvere ottenuta nel barattolo di zucchero, ne basterà davvero poca e non altererà la consistenza del vostro zucchero.

Come fare:

mescolare i tuorli con lo zucchero ed unire gli altri ingredienti, la ricotta setacciata!

Montare leggermente gli albumi con il sale per la dose intera io, per 1 uovo l’ho omesso), amalgamare.

Scaldare una padella antiaderente (io di ghisa), ungerla leggermente con poco burro, se fate i fiori come me ungete gli stampini e posizionateli sul fondo della pentola, farli scaldare ed inserire il quantitativo di pastella che desiderate.

Se fate la forma classica, cuoceteli 2 minuti per parte, sarà il momento di girarli quando i bordi formerano delle bollicine, nel mio caso ho fatto ad occhio, sollevando le formine con una paletta, le ho girate e le ho riposizionate nella padella spingendo l’impasto in basso ed ho tolto la formina.

Li ho voluti più alti proprio perchè, date le dimensioni, non si asciugassero troppo.

ardesia con trasparenze-001

Nella trasparenza si rifletteva il cielo azzurro di ieri, oggi è nuovamente grigio…

Già che gironzolavo tra frogorifero&C., un’ideuzza per l’estate, sempre che arrivi: mettere negli stampini per il ghiaccio lo sciroppo , infilare qualche fiorellino e mettere in congelatore, nel momento che vi verrà voglia di una bibita dissetante o di bere un the aromatizzato, prendete un cubettino e preparatevi una bevanda e godetevi il relax, magari leggendo un libro.

ghiaccioli di sciroppo fiori sambuco-001

Per oggi è tutto, buona giornata e, alla prossima


Una Crostata all’improvviso, ed è subito Casa.

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Crostata con marmellata di ciliegie.

Collegandomi al post precedente, nella scatola che ci viene data, ci sono anche delle tessere jolly, le tessere “salva-puzzle”, sono quelle con le quali riempiamo i vuoti momentanei, quelle che possiamo spostare dove vogliamo per dare armonia al disegno, quelle che ci accompagneranno fino alla fine.

Tra le mie c’è anche il caffè, col suo profumo che esce dalla caffettiera che borbotta, quel profumo che al mattino si espande per tutta la casa e poi, ad uno ad uno, arriva anche il profumo del caffè dei vicini

Il caffè non bussa, entra, dalle fessure, dai buchi delle serrature, a volte spinto dal vento, lui va di casa in casa a svegliare chi dorme, a dare energia a chi sta per affrontare un’altra giornata.

Al caffè piace la compagnia, lui ama socializzare e gli piace che le persone si incontrino: andiamo a bere un caffè? Le andrebbe un caffè? Posso offrirLe un caffè? É il protagonista indiscusso nei primi timidi approci del corteggiamento.

Pausa caffè, Coffee break, il caffè è quel raggio di sole che scioglie il ghiaccio, è un momento di relax, è lo staccare la spina per qualche minuto per poi ricominciare.

Poi viene la Crostata, la Torta, per eccellenza, quella che, in assoluto (per me), sa di casa.

La pasta frolla, un involucro friabile che  può contenere marmellate, frutta, ricotta, cioccolato;  durante la preparazione si possono coinvolgere i bambini, dando loro un pò di impasto e qualche formina ed ecco fatti anche i biscotti, meravigliosi frollini da inzuppare nel latte.

Non ho mai avuto un buon rapporto con la pasta frolla, mi ha sempre frenato la quantità di burro;  avevo provato la variante con l’olio ma non mi aveva soddisfatta, in fondo non mangio crostate tutti i giorni, non ho particolari patologie, non sono intollerante a nulla e se dev’essere crostata, crostata sia, con burro, zucchero e uova come questa.

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Crostata con marmellata di susine e cannella.

La ricetta di questa crostata, in particolare di questa pasta frolla, arriva da un libro: I dolci di Sonja da San Floriano del Collio, sottotitolato: Un libro scritto da madre e figlia legate dalla passione per la cucina. (Io l’ho pagato 5 €uro alla libreria Mondadori del Città Fiera).

Racchiude le ricette dolci della Tradizione del Collio che comprende anche il Collio Sloveno con i miei amati Kuhani štruklji (Struccoli bolliti) e molto altro ancora, vi consiglio, se amate i dolci di casa,  di comperarlo.

Un pomeriggio tardo, quando ormai l’arrivo di ello era imminente, mi sono ricordata che la mattina gli avevo promesso una crostata, per utilizzare un vaso di *marmellata di prugne e cannella* che avevo fatto l’anno scorso e che rischiava di essere mangiata soltanto a suon di cucchiaiate.

Una sfogliata veloce e, a pagina 81, ecco l’illuminazione, mezz’ora soltanto di cottura,  l’ora di riposo la tralascio (non c’è tempo), fatta!!!

Ho messo gli ingredienti nel mio nuovo robot Kenwood, pochi secondi per ottenere l’impasto e via sulla tavola assieme al mattarello.

Ho rivestito la teglia da crostata ma avrei dovuto mettere troppa marmellata per riempire la frolla così, idea: ho grattugiato una mela, l’ho coperta con uno strato di biscotti secchi che ho prima macinato ed ho messo un altro strato di marmellata, ho coperto con le solite strisce di pasta e via in forno.

Da allora l’ho già fatta altre 2 volte, con della marmellata di ciliegie e con quella di albicocche.

Questa crostata e questa frolla, sono ormai entrate di diritto in casa ello: poca spesa molta resa…

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Crostata con marmellata di albicocche.

Ingredienti per la frolla:

  • 400 g. di farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne metto 50 g., sono sufficienti),
  • 170 g. di burro,
  • 2 uova,
  • la buccia di un limone non trattato,
  • 1bustina di zucchero vanigliato (1 pizzico di vaniglia bourbon),
  • 1 bustina di lievito in polvere (1/2 bustina di cremortartaro, sono più grandi).

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 mela grattugiata (grattugia a fori larghi),
  • biscotti secchi, anche avanzi misti, macinati,
  • marmellata a piacere.

Come fare:

io, adoperando il robot, setaccio la farina col lievito e la inserisco nel contenitore, aggiungo lo zucchero, la vaniglia bourbon, la buccia di limone grattugiata ed aziono il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unisco il burro spezzettato e le uova leggermente sbattute a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Aziono il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, se avete tempo lasciatelo riposare coperto da una terrina come consigliato nel libro, sennò, stendetelo sopra un foglio di carta forno, vi aiuterà a farlo senza aggiungere altra farina e agevolerà il suo inserimento  nella teglia.

Farcite la crostata a vostro piacimento o, se vi va di provare, a strati: marmellata, mela, biscotti, marmellata come ho fatto io (i biscotti li ho messi perchè la mela rilascia liquido e non volevo rovinare tutto).

Ricavare dall’impasto avanzato le solite striscioline o giocate come vi va (in quest’ultima, quella di albicocche ho creato delle onde irregolari, anche se aumenta lo spessore della pasta poco importa, la frolla è deliziosa).

Infornare a 200°C. per 30 minuti (forno statico).

*La marmellata di susine e cannella l’ho fatta semplicemente facendo bollire una stecca di cannella assieme alle susine, ormai le marmellate si possono fare con le spezie che ci piacciono, ogni anno un gusto nuovo, provate.

Crostata retro credenza-002

Per oggi è tutto, buon inizio di settimana, vi lascio con un’altra preziosa tessera jolly del mio puzzle: la voce di Lucio Dalla.

Immaginate come sarà la mia giornata se la inizio sorseggiando un caffè, gustando una fetta di crostata ed ascoltando in sottofondo la Sua incantevole musica ♥


Polpettine di melanzane con cuore di Parmigiana, zuppa di burrata e bucce di melanzana in agrodolce: entriamo nelle pieghe delle ricette.

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana-001

Mi rendo conto che i miei post sono troppo lunghi da leggere per chi passa di qua per un saluto o per la ricetta, ma a me piace così, non riesco a fare diversamente ( se vi incuriosisce la polpettina della foto, tralasciate questa introduzione).

In fondo questo non è semplicemente il “mio ricettario”, non ne ho bisogno, anche perchè, raramente rifaccio due volte la stessa ricetta o, se la rifaccio, la modifico ancora.

Per me la cucina è una passione (se non si fosse capito… ), un hobby, come il ricamo, l’uncinetto, il lavoro a maglia, la pittura, il decoupage ecc. ecc., io dipingo piatti, utilizzo gli ingredienti come fossero colori o fili colorati.

Cucinare mi rilassa, mi appaga, mi da energia positiva, mentre cucino penso, mi piace l’approfondimento di una ricetta, un’amica mi definisce così: «quella  piena di curiosità che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette», e questa definizione trovo mi calzi a pennello.

Raffaello, alla fine del corso mi ha chiesto come mai non sfrutto questa mia passione e magari renderla redditizia… Beh, la risposta, chi mi conosce o chi mi ha frequentata lo sa già, semplicemente perchè io non so relazionarmi con le persone, la gente ed io non ci piacciamo…

La sala dove si svolgono i corsi è uno dei pochi posti dove io non mi senta inadeguata e fuori posto, pur essendoci persone molto diverse e distanti da me sia per ceto sociale che per levatura culturale, su quello sgabello vicino al lavandino da dove mi è permesso fare domande, fotografare, assaggiare e toccare con mano gli ingredienti, io mi sento una principessa… Ormai è un dato di fatto, io sono così: Libera…

Ma ora ritorniamo in cucina e parliamo di polpette, di Signore polpette, le prime che sono state presentate al corso, delle splendide, succulente, goduriose perle di melanzane col cuore di parmigiana e, come se non bastasse, adagiate voluttuosamente su una zuppa di burrata e decorate da una brillante julienne di bucce di melanzane in agrodolce.

bucce dimelanzana caramellate1-001

Iniziamo proprio da queste, dalle bucce di melanzane in agrodolce, un modo raffinato ed elegante per utilizzare le bucce delle melanzane che solitamente scartiamo, anche se, ultimamente l’esigenza del «far di necessità virtù», ha avvicinato tutti alla cultura del “buttiamo via il meno possibile”.

Questa julienne di melanzane può essere conservata ed utilizzata per arricchire più prepaazioni, per decorare piatti semplici che acquisteranno immediatamente un tocco di classe.

Ingredienti per la cottura sottovuoto:

  • 100 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 1 cucchiaio raso di zucchero,
  • 2 cucchiai di aceto rosso (mantiene il colore delle bucce),
  • 1 pizzico di sale,
  • 50 g. di olio Extravergine di oliva.

Come fare la cottura sottovuoto:

unire gli ingredienti in un sacchetto da sottovuoto, sigillarlo e cuocere a vapore o in acqua, importante è mantenere la temperatura 92°C. per 30 minuti, fermare la cottura in acqua e ghiaccio.

Ingredienti per la cottura in pentola:

  • 200 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 300 g. di zucchero,
  • 200 g. di acqua,
  • 500 g. di aceto di vino rosso.

Come fare la cottura in pentola:

con l’acqua e zucchero preparare un caramello biondo, versare, lentamente, l’aceto CALDO, mescolare per amalgamare bene il composto e portare a bollore, unire le bucce, portare nuovamente a bollore, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare le bucce nel liquido.

Raffaello ha dato anche questa dose per ottenere gli scalogni in agrodolce:

Ingredienti per 1 kilo di prodotto:

  • 600 g. di zucchero,
  • 400 g. di acqua,
  • 1 litro di aceto.

Come fare:

procedere come sopra (cottura in pentola), facendo bollire gli scalogni per 3 minuti, fatto.

parmigiana congelata per polpette-002

Ora prepariamo la parmigiana di melanzane dalla quale Raffaello ricava i cuoricini da inserire nelle polpettine.

Lui adopera uno stampo da plum cake in pirex, le melanzane non vengono fritte ma cotte al forno, gli strati vengono ripetuti per 2 volte, dopo cotta, la parmigiana viene messa nel congelatore, il risultato è una “placca” dalla quale si ricaveranno poi i cuori.

Preparazione delle melanzane:

tagliare le melanzane a fette di 5 mm., Raffaello consiglia, se le melanzane non sono freschissime, di salarle per togliere l’amaro,  mezz’ora basta, l’importante è, dopo,  risciacquarle bene e tamponarle con la carta assorbente.

Ungere una placca da forno, appoggiare le fette di melanzane, ungerle con un pennello e salarle, cuoere a 190°C. per 8/12 minuti, dipende dal vostro forno.

Ingredienti per la parmigiana light:

  • melanzane c.s.,
  • salsa di pomodoro (uno strato sottilissimo, va benissimo la salsa che fate di solito),
  • formaggio latteria, va benissimo anche il Pannarello, (evitare la mozzarella che renderebbe “gommosa” la preparazione),
  • Parmigiano Reggiano grattugiato.

Come fare la parmigiana light:

iniziare con uno strato sottile di salsa, melanzane, formaggio, salsa, melanzane, formaggio, cuocere in forno ventilato a 200° C. per 20 minuti (tempo consigliato da Raffaello per i forni di casa).

Sfornare, se avete la fortuna di possedere un abbattitore, inseriteci la parmigiana, altrimenti, dopo che la preparazione sarà fredda mettete in congelatore.

Al momento dell’utilizzo, tirate fuori la vostra parmigiana e dividetela in cubetti che inserirete congelati nelle polpette.

cuoricino parm per polpette-001

Ora passiamo alla preparazione delle polpette.

Ingredienti:

  • 400 g. di polpa di melanzana,
  • 1 uovo intero,
  • 1 tuorlo (l’albume per la panatura),
  • 100 g. di pane secco senza crosta,
  • 100 g. di Parmigiano o Grana o Sbrinz, o Montasio 10 mesi, l’importante che siano stagionati,
  • santoreggia,
  • timo,
  • sale,
  • pane grattugiato per la panatura,
  • olio di arachidi per la frittura.

composto polpettine melanzane1-002

Come fare:

otteniamo la polpa di melanzane: dopo averle pelate (la buccia adoperiamola c.s.), tagliarle a fette di 5 mm., buttarle in acqua bollente salata per 5 minuti, scolarle, farle raffreddare e strizzarle.

Unire la polpa agli altri ingredienti, mescolare, formare, col composto delle palline da 20 grammi, schiacciarle con il pollice, inserire il cuoricino di parmigiana, richiudere, arrotolare, passare nell’albume e nel pane grattugiato.

polpettine melanzane e parmigiana a friggere-001

Friggere le polpettine in profondo olio di arachidi, servirle su una zuppa di burrata preparata calcolando la metà di panna rispetto alla dose di burrata (il metodo per fare la fonduta), portare a 60°C. e frullare il tutto, fatto.

Servire la polpettina sulla zuppa di burrata e decorare con le bucce di melanzana in agrodolce e gustatevi l’estasi…

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana interno-001

É una ricetta semplicissima, mi sono soffermata sui vari passaggi per dovere di precisione ma, alla fine, vi sarete accorti che tralasciando il cuore di parmigiana, la zuppa di burrata, le bucce in agrodolce, queste polpettine sono la cosa più semplice da fare.

Nelle cucine degli Amici di Godia, il riciclo non è contemplato, come non “dovrebbe” essere contemplato nei ristoranti con la erre maiuscola, ma a casina nostra si può e spesso si DEVE fare.

In fondo, le polpette nascono così, dalla necessità di assemblare degli “avanzi”, renderli belli, invitanti e riproporli ai familiari.

Buon proseguimento di giornata, noi ci rileggeremo venerdì.


Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto uno splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…

P.S.: mi scuso per il post doppio ma ho avuto problemi di aggiornamenti, grazie per la comprensione.

Commenti e risposte sono nel post/doppione sotto…


Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto unùo splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…


Crostata di riso profumata alla rosa, per tutte le Mamme, quelle con la Emme Maiuscola.

fetta rosa 2-002

Già, quelle con la emme maiuscola; ho già parlato e raccontato molto, forse troppo della mia storia, della mia infanzia quasi negata, di mia madre, di mio padre e chi mi legge conosce già i miei pensieri.

Con me il detto: la mamma è sempre la mamma non funziona, la mamma è quella che ti riscalda la vita ed è a quelle madri che dedico questa crostata.

L’avevo preparata anni fa, ero ancora principiante ma l’entusiasmo sempre lo stesso di oggi e le foto che ne ho conservato sono solo quelle che vedete.

A suo tempo avevo notato dei difetti che, fortunatamente, riguardavano soltanto l’estetica; avevo avuto difficoltà nello sformarla ed ho dovuto un pò aggiustarla, forse per lo stampo in silicone, o fose perchè non era ancora completamente raffreddata.

Oggi, questa crostata ve la ripropongo riveduta e corretta, se dovessi rifarla adopererei una semplice pasta frolla o una brisè dolce.

Ingredienti per la pasta sucrèe (alternativa alla frolla):

  • 300 g. farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne andrebbero 150 g.),
  • 150 g. di burro morbido,
  • 6 tuorli (leggermente sbattuti),
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta sucrè:

setacciare farina e sale sulla spianatoia, creare la fontana, inserire lo zucchero, il burro , i tuorli.

Dopo aver amalgamato questi ingredienti, incorporare un po’ alla volta la farina e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e setoso, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero per un’ora.

collage crostata rose-001

Ingredienti per il ripieno:

  • 750 ml. di latte,
  • 180 g di riso comune per dolci ( a chicco rotondo),
  • 50 g. di zucchero,
  • 100 g. di ciliege candite spezzettate,
  • 2 cucchiai di acqua di rose,
  • 6 albumi montati a neve (quelli avanzati dalla pasta),
  • 1 puntina di stecchino di colorante rosso per dolci o succo concentrato di barbabietola se non adoperate i coloranti.

Come fare:

accendere il forno (non ventilato) a 190° C.

Mettere latte, riso e sale in una casseruola e portare a bollore,  sobbollire per c.ca 20 minuti o finchè  il riso avrà assorbito il latte.

Versarlo in una terrina, aggiungere lo zucchero, mescolare e far raffreddare.

Unire al composto di riso raffreddato le amarene spezzettate, l’acqua di rose ed il colorante, mescolare bene ed incorporare delicatamente gli albumi.

Stendere la pasta e foderare lo stampo, riempirlo con il composto, decorare a piacere con la pasta avanzata ed infornare per 40 minuti.

Sformare la crostata quando è ben raffreddata.

rose1-001

Auguri Mamme


Torta salata agli asparagi, semplice e versatile, senza limiti.

asparagi verdi cit alto1-001

Ho deciso di scorporare le ricette doppie dai post e, dal momento che gli asparagi sono di stagione, inizio da questa torta salata, versatile perchè può diventare senza glutine sostituendo la sfoglia (ce ne sono in commercio di affidabili e buone), sostituendo panna e burro (quest’ultimo si può omettere) con quelli di soia o di riso diventa perfetta per gli intolleranti al lattosio.

Ma non dico nulla di nuovo, si sa che le torte salate sono le amiche di chi sa cucinare, di chi non lo sa, di chi ha tempo e di chi non ne ha, insomma,  un fazzoletto di pasta sfoglia può accogliere un mondo.

Torta salata asparagi sfornata-001

Ingredienti per una tortiera apribile da 24 cm.:

  • una confezione di pasta sfoglia pronta o fatta da voi,
  • asparagi a scelta, verdi, bianchi o misti,
  • 2 uova,
  • 150 di panna,
  • prosciutto cotto a piacere, (in un’altra ho usato soltanto taleggio),
  • una noce di burro,
  • sale,
  • pepe verde.

collage torta salata asparagi-001

Come fare:

eliminare la parte coriacea degli asparagi, mettere da parte le punte e tagliare i gambi a pezzi non troppo piccoli che cuoceremo a vapore lasciandoli al dente.

Sciogliere il burro in una padella e far insaporire gli asparagi, salare, pepare e toglierli dal fuoco.

Nella terrina sbattere leggermente con la forchetta le uova con la panna, il sale ed il pepe.

Stendere la sfoglia nella teglia, bucherellare il fondo (senza andare oltre), disporre gli asparagi mescolati al prosciutto cotto, distribuire il composto di uova, ripiegare la pasta e decorare con le punte di asparago.

Infornare a 200°C. per 35/40 minuti fino a doratura.

torta salata asparagi fetta1-001

Buon maggio a tutti.


Torta di nocciole all’arancia,senza glutine, per A.

Torta nocciole arancia senza glutine-001

Credo che ci siano ancora poche persone che pensano che senza glutine equivale a senza profumi e senza sapori.

A me è stato particolarmente utile ed istruttivo partecipare alle Rifatte senza glutine  (il link rimanda al blog di Vale e da lì troverete tutte le informazioni inerenti alla celiachia ed il regolamento per partecipare una volta al mese all’iniziativa).

Questa torta l’ho trovata su un volume dei Buonissimi, li conoscerete certamente, io li consulto spesso e tutte le ricette che ho provato sono riuscite perfettamente, diciamo che sono AFFIDABILI proprio come il blog che cito.

Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:

  • 300 g. di nocciole tostate,
  • 3 arance grandi, succo e scorza (il succo di una per la glassa di copetura)*,
  • 150 g. di zucchero,
  • 6 uova,
  • zucchero a velo per la glassa di copertura (ottenuto macinando lo zucchero nel macinino da caffè)*,
  • nocciole intere per la decorazione.

collage torta nocciole arancia-001

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Tritare le nocciole, prelevarne una parte prima di ridurle a farina ( daranno croccantezza alla torta).

Sbattere i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e soffice ed aggiungere, poca alla volta, la farina di nocciole, il succo e la scorza d’arancia.

Montare a neve ferma gli albumi ed unirli delicatamente al composto e versarlo in una teglia imburrata.

Infornare per 40 minuti.

Sfornare la torta, farla intiepidire e nel frattempo preparare la glassa di copertura.

Come fare la glassa all’arancia:

la ricetta prevedeva semplice zucchero a velo aromatizzato a piacere con  un pò di cannella io, avendo ridotto lo zucchero all’interno della torta, ho fatto una glassa, semplicemente sciogliendo lo zucchero a velo nel succo d’arancia caldo  ed unendo la granella di nocciole.

Ho fatto ad occhio, senza pesare nulla ma nel web troverete dosi, tempi e modi.

torta nocciole arancia interno1-001

Buon fine settimana.


Torta alla spremuta d’arancia di Elga nell’ Aprile delle indecisioni.

Torta spremuta arancia di Elga-001

Se dovessi scegliere un aggettivo per questo Aprile, sceglierei: Indeciso, neanche lui sa più cosa fare, a volte, con una raffica di vento gelido, ci riporta nell’inverno, poi ci avvolge nel caldo abbraccio di un raggio di sole e ci porta a vedere i prati coperti di nontiscordardi me, tarassaco, viole, primule e ci dà l’ illusione della primavera, poi scarica dal cielo secchiate d’acqua e ci riporta nell’autunno più malinconico…

Ma non è solo lui l’ indeciso, c’e anche il governo, neanche il governo sa cosa fare e dove andare.

Sapete che non amo scrivere di politica perchè sono ignorante in materia ma da cittadina semplice mi accorgo di vivere in un Italia lasciata al suo destino.

Ma abbiamo i saggi… e sorrido,  pensando a Crozza quando, imitando il nostro presidente in vestaglia, ha letto una saggia proposta (finta ovvio): in estate bevete molta acqua e mangiate molta frutta e verdura… e meno male dai che ci sono i saggi, e le sagge? Le sagge sono arrabbiate.

E mentre succede tutto questo in Italia le persone muoiono, in tanti modi ma quella che mi fa più paura è la morte interiore, la voglia di lasciarsi andare, e qui mi fermo e parlo della mia indecisione.

Apro? Non apro? Chiudo? Apro, chiudo? Diciamo che lascio socchiuso, se ci fosse ancora la mia dolce Maria, mi direbbe: questo silenzio è assordante, è vero, non credo che esista nulla di più eloquente del silenzio stesso.

Eloquente perchè il silenzio è chiacchierone , dà infinite possibilità di interpretazione: nei silenzi ognuno di noi può leggervi ciò che vuole, la propria storia, le proprie idee, i propri pensieri, la propria voglia di stare in silenzio.

Il silenzio degli altri lo si può usare per dire le nostre cose,  sempre pensate e mai dette, lo si può usare per muovere dei rimproveri, trovo che il silenzio sia un grande mezzo di comunicazione.

Mannaggia, mi sono accorta che sto nuovamente filosofeggiando, e pensare che sono qui per una ricetta, non mia ma di Elga.

Cosa c’entra una torta con questa premessa, vi chiederete voi? C’entra, c’ entra, ieri un mio amico mi ha detto che nulla succede per caso e questa torta mi ricorda i tempi in cui non avevo il blog, i tempi in cui mi stavo approciando al web.

Ero fresca di corso Word, avevo anche un diploma ma non ne capivo nulla. Cercando una ricetta sono capitata in un forum.

In questo forum erano iscritte anche delle Blogger che, per partecipare a qualche contest o raccolta, avevano dovuto iscriversi al forum senza poi partecipare attivamente al forum essendo impegnate col loro blog.

Mi piaceva Elga e, come succede alle principianti, anch’io avevo il mio esempio da seguire, imitare e così, ogni volta che passava a mettere una ricetta, io correvo a guardare e nel dicembre del 2008 decisi di rifare questa sua torta.

Ricordo ancora lo scervellamento per la decorazione, volevo fare colpo, ero una principiante orgoglioa ed ambiziosa.

Timidamente le scrissi e le mandai la foto, è mancato che gliela  chiedessi indietro con l’autografo.

Cosa c’entra col post, vi continuerete a chiedere, ora ci arrivo:

mesi fa mi ritornò alla mente questa torta e mi venne voglia di rifarla, digitai su Google il nome del blog: Semi di Papavero e mi comparve la scritta: blog rimosso dall’utente, il nome… non è disponibile bla bla.

E pensai: ma perchè? Io non la seguivo regolarmente però la stimavo e mi piaceva andare a curiosare tra le sue foto, le sue ricette, i suoi racconti di vita che, ultimamente, erano sempre meno sereni.

Peccato che abbia eliminato il blog, pensai, è davvero un peccato e poi pensai di digitare il titolo della torta e la trovai, su un aggregatore e lo benedii.

Spesso mi sono lamentata degli aggregatori, ritenendoli un pò sciacalli ma mi sono ricreduta, e pensate che è soltanto merito di un aggregatore se oggi posso recuperare i miei post andati perduti (si, Paolo, ho tentato anche di salvare il blog ma mi sono ritrovata con dei geroglifici incomprensibili…)

Ci sarà qualcuno al mondo che, ho pensato, avendo voglia di fare una mia ricetta viene qui, la cerca, la stampa e la provi?

Ci sarà tra il mio pubblico anche chi viene per leggere le ricette, prendere spunti e idee?

Torta spremuta arancia di Elga lato-001n

Torta alla spremuta di arancia

Ingredienti per l’impasto:

  • 230 gr di farina,
  • 230 gr di zucchero,
  • 230 gr di burro,
  • succo di 1 arancia non trattate,
  • 4 uova,
  • 2 bustine di lievito,
  • sale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

montare lo zucchero con le uova finchè non diventano gonfie e chiare, unire il burro sciolto precedentemente a bagnomaria, la farina setacciata a cucchiaiate e il sale.

Sciogliere il lievito nel succo d’arancia e, quando al reazione chimica sarà terminata, aggiungerlo all’impasto.

Versare in una teglia imburrata e infarinata e cuocere per 30 minuti.

Ingredienti per la glassa all’arancia:

  • succo d’arancia,
  • zucchero a velo,
  • acqua,
  • buccia d’arancia (io l’ho rigata col rigalimoni) .

Ingredienti per la glassa la cioccolato (mia decorazione):

  • cioccolato fondente,
  • buccia d’arancia rigata col rigalimoni.

Come fare la glassa all’arancia:

sciogliere lo zucchero a velo con il succo d’arancia sul fuoco, quando si sarà ridotto, versarlo sulla torta raffreddata.

Come fare la glassa al cioccolato:

ai tempi di questa torta non avevo esperienza ed ho semplicemente sciolto il cioccolato a bagnomaria, aggiungendo, alla fine, i filini di scorza d’arancia.

Concludo con un pò di musica, cosa c’è di meglio per rompere il silenzio?


Pinza Friulana dell’Epifania, della Nonna di Pietro: l’amore per la tradizione non è soltanto una moda…

Pinza Epifania fetta-002

Voi  sapete che, nonostante mi descriva come una specie di orso asociale e grezzo, io amo parlare con le persone, specialmente se condividono uno spazio o qualcosa con me o se percepisco un qualcosa che mi spinge verso di loro, ed è così che il signor Pietro ed io siamo diventati amici.

Mi piaceva, quando aveva terminato il suo lavoro, invitarlo a bere un caffè o un the, lo sapevo solo e mi faceva piacere parlare con lui, di sua figlia che amava andare a cavallo e lo faceva un pò tribolare con la scuola e del ballo liscio, la sua passione.

Così, forse per sdebitarsi, un giorno mi portò  questo dolce da assaggiare col the, me ne innamorai e, ovviamente, gli chiesi la ricetta.

Per un pò resistette: è una ricetta di mia nonna, ne era gelosa, rispondeva ogni qualvolta  gliela chiedevo… ma poi cedette, la mia sincera passione lo convinse.

Ora il signor Pietro è molto ammalato, ricordo che l’ultima volta che venne a lavorare non si reggeva in piedi, lo rimandai a casa e le scale, finchè non trovammo chi lo sostituisse, le pulii io.

Ultimamente, più che una moda, il desiderio di conservare le tradizioni, credo sia diventata una necessità, sia per non staccarsi da un passato che, in fondo in fondo, non era poi male, sia per prendere le distanze da un futuro che non promette bene e ci rende così preoccupati e arrabbiati che non siamo più capaci di cogliere ed apprezzare le piccole cose.

Come ho già scritto, questo tipo di ricette, nasce dalla necessità di mettere assieme poche cose e, mi ripeto, la frutta secca, un tempo era alla portata di tutti mentre oggi, una torta di noci, anche fatta in casa, viene a costare un occhio dalla testa.

Basta leggere gli ingredienti di questi dolci poveri, sempre gli stessi, noci, fichi secchi, uvetta, qui ci sono anche i pinoli ma il signor Pietro mi disse: la nonna li metteva raramente, quando poteva permetterseli.

Mi scuso per le fotografie, non sono recenti, fotografavo ancora con il telefonino, sono foto sfocate, con esposizioni errate, per fortuna che ora ne capisco un pò di più del 2008 e ho cercato di sistemarle meglio che potevo (purtroppo non ho photoshop).

Era il tempo che fotografavo gli ingredienti, avevo ancora così tanto entusiasmo…

Ingredienti pinza epifania Pietro1-001

Ingredienti per una teglia rettangolare da 45 x 35:

  • 300 g. di farina gialla di mais (anche istantanea),
  • 700 g. di farina 00,
  • 1 litro di latte,
  • 2 uova,
  • 100 g. di zucchero,
  • 150 g. di lievito di birra fresco (o 2 fustine liofilizzato + 1 lievito in polvere,
  • 400 g fichi secchi tagliati a pezzetti,
  • 250 g. di uvetta,
  • 1 bustina di pinoli tostati,
  • 200 g. di noci tritate grossolanamente,
  • 2 cucchiai di strutto (o burro),
  • buccia di limone gratuggiata,
  • sale.
collage pinza epifania-002

Come fare:

portare il latte a bollore con il sale, tagliare i fichi a pezzetti, tostare i pinoli, tritare le noci grossolanamente e sciogliere a bagno maria lo strutto o il burro.

Lavare l’uvetta e farla gonfiare nell’acqua calda,  scolarla e metterla nel rum o grappa, versare il latte sopra la farina di mais e lasciare  che lo assorba.

Sbattere leggermente le uova e aggiungerle all’impasto assieme allo strutto o burro, unire anche la frutta, compresa l’uvetta scolata, lo zucchero e la buccia di limone.

Sciogliere il lievito in un po’ d’acqua tiepida, versarlo nell’impasto ed unire, un po’ alla volta, la farina ( io la setaccio).

Versare nella teglia foderata con la carta da forno (o imburrata) ed infornare nel forno preriscaldato a 180° C. x 40 minuti.

Controllare che la preparazione non asciughi troppo, sfornare la pinza e, quando è intiepidita voltarla sottosopra affinchè l’umidità non rimanga nel fondo.

Cospargere di zucchero a velo decorando a piacere,  la potete anche porzionare e mettere in congelatore per le emergenze della colazione e merende.

Pinza Epifania pronta-001

Per oggi è tutto, grazie signor Piero e grazie a voi di avermi letta fin qui…

Il Signor Pietro è venuto a mancare in ottobre…


Blinis alla zucca, farina di ceci e ricotta

Blinis zucca farina ceci equilibrio inst. zucca

É la prima volta che faccio i blinis e mi domando ancora: ma cosa stavo aspettando? Dunque i miei blinis non sono rifatti ma, semplicemente fatti.

Nessuna variante (almeno non in questo post ) ma mi si è aperto un mondo, li conosco da sempre e spesso con Oxana ne avevamo parlato ed è con grande entusiasmo che ieri, appena uscito ello, come se fossi fata Smemorina ho preso la bacchetta magica e mi sono messa al lavoro.

Sono volata da Oxana, ho stampato la sua ricetta  (il blog è rimosso) ed eccola qui, non ho modificato nulla, ho fatto metà dose, ho adoperato la ricotta di kefir (i grani di Kefir sono proprio un suo regalo).

Ingredienti per metà dose:

  • 75 gr di purea di zucca che avevo in congelatore,
  • 30 gr di ricotta di kefir,
  • 85 gr circa di farina di ceci,
  • 1 uovo,
  • 50 ml di acqua frizzante,
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato,
  • 1 puntina di cucchiaino da caffè di lievito (come da prontuario),
  • olio di semi (di mais),
  • panna acida per servire,
  • miele di grano saraceno per servire.
blinis zucca con bottoni panna e miele
Come fare:

la sera ho tolto dal congelatore la polpa di zucca e la mattina dopo l’ho messa in un colino per farle perdere il liquido, l’ho frullata e, in una terrina, ho lavorato la ricotta con le uova, la purea di zucca e lo zucchero fino ad ottenere una crema omogenea.

Ho setacciato la farina assieme al lievito e l’ho aggiunta un pò alla volta al composto di zucca e ricotta.

Ho mescolato bene ed ho aggiunto l’acqua frizzante (non avevo idea di come dovesse essere la giusta consistenza e ho fatto un pò ad occhio, la mia pastella era abbastanza densa), ho fatto riposare per circa 30 minuti.

Ho scaldato una padella di ghisa, l’ho unta con l’olio di semi togliendo l’eccesso con carta assorbente e, aiutandomi con un cucchiaio, ho versato un po’ d’impasto formando un disco.

Ho cotto i blinis a fuoco medio qualche minuto per lato,  il tempo di farli colorire.

Li ho serviti (a me medesima) con panna acida e miele di Grano Saraceno  che, essendo denso, ho fatto sciogliere a fuoco dolce.

Blinis zucca farina ceci equilibrio inst.1

Qui finisce la parte tecnica del post ed inizia la parte storica: dovete sapere che, prima di mettermi a cucinare sono andata a leggermi ancora una volta il post di zonzolina bella.

Sapendo che avrei dovuto fare la ricetta di una super fotografa che ultimamente ha arricchito il suo kit fotografico con uno strano obbiettivo stortignaccolo per effetti speciali e altri ammennicoli vari, non volevo sfigurare.

Zonzolina bella nel suo post da dei consigli diciamo…. Casalinghi ?

Così, dopo aver messo il tavolo di fronte alla porta finestra, tirato giù la tenda (Ikea) per avere una luce soffusa ( mai la luce direttamente sul piatto ), aver ricoperto il paravento col copridivano bianco, aver apparecchiato con una tovaglia color ghiaccio mi sono vestita anch’io di bianco, tanto che sembravo il grande Gatsb.

Era tutto pronto, set, blinis, voglia di assaggiare, la mia macchinina scalpitava per immortalare tutto quel bendiddio :

Per evitare le foto mosse zonzolina consiglia di trattenere il respiro, così ho fatto una breve ma intensa iperventilazione, ho inspirato e, non avendo il cavalletto, ho appoggiato al tavolo i gomiti ben saldi e… Mancava davvero pochissimo quando… Quando Perla ha sentito l’irrefrenabile desiderio di dimostrarmi il suo affetto con una capocciata sul polpaccio ed ho dovuto iniziare tutto daccap.

Alla fine, dopo essere corsa su e giù dallo studio per scaricare le foto un’infinità di volte, ho preso una decisione.

Ancora vestita da Grande Gatsby, mi sono seduta, ho fatto un minuto di raccoglimento, ho espresso un desiderio ed ho mangiato tutto quello che vedete nella foto precedente.

Blinis mangiati

E la dieta? La dieta, come il paradiso, può attendere…


Tortine con Manioca e Mango (e Cocco) di Sigrid.

dolcetti manioca bicchiere forchetta si

In questi giorni di pioggia e uggia sto facendo un pò di pulizia nelle cartelle delle foto e così ho trovato un sacco di ricette nuove per questo blog, quella che presento oggi non l’avevo mai pubblicata, le foto sono datate 23/10/2009 e sono come sono…

Quante volte ci è capitato di vedere sul banco dei supermercati queste radicione e di chiederci: come si usano, come si cucinano?

Tantissimi anni fa le comperai dopo che la commessa mi disse: sono come le patate e feci degli gnocchi con il goulash (quello col guanciale che trovate nel blog), buonissimi, li ricordo ancora.

Nel 2009 volli replicare ma con qualcosa di diverso ed è così che capitai nel blog di Sigrid e vidi questa ricetta, me ne innamorai e la feci.

L’unica variante che ho fatto è stata l’aggiunta del cocco, ma soltanto perchè, sovrappensiero, ho messo nell’impasto tutti 2 i mango, mentre uno andava per la decorazione, infatti i miei tortini risultano più alti e cicciottelli.

Ho inserito ingredienti e procedimento come dal suo blog.

Collage dolcetti manioca mango

Ingredienti:

  • 1 k. manioca grattugiata,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 g. di burro,
  • 4 uova,
  • 2 mango,
  • 5 cl. di rum (omesso),
  • farina di cocco q.b. per ottenere la giusta consistenza (se, come me, mettete i 2 mango).
dolcetti manioca pronti

Come fare:

lavare e sbucciare le manioche, grattuggiarne la polpa con una grattuggia tipo da parmigiano.

Sbucciare i mango e tagliarne uno (1) a dadini piccolissimi, l’altro, tagliato a fettine, servirà alla decorazione.

Mettere la polpa di manioca in una ciotola piena d’acqua e lasciarla a bagno per 20 minuti, sciacquare, strizzare bene la polpa e rimetterla un’altra volta a bagno per 2o minuti (stare attenti a buttare tutto il deposito bianco che si sarà creato nel fondo della ciotola).

dolcetti manioca pronti1

Aggiungere il burro fuso, le uova, i dadini di mango, lo zucchero e il rum (se volete fare come me aggiungete la farina di cocco), mescolare bene il tutto e versare questo composto in piccole teglie da muffin (meglio se di silicone) e cuocere a 150° C. per circa 40 minuti, finché le tortine saranno belle dorate.

Lasciar raffreddare, spolverare con dello zucchero a velo e decorare con le fettine di mango rimaste prima di servire. (Grazie Sigrid)

dolcetti manioca bicchiere forchetta

Un pò di informazioni sulla manioca e di sicuro vi verrà voglia, la prossima volta che vedrete al mercato queste radicione, di comperarle e cucinarle.

Informazioni da questo Sito.

Manioca radice

La manioca (Manihot esculenta Crantz), anche nota come cassava/casava o yuca/yucca, è una pianta della famiglia delle Euphorbiaceae originaria del Sudamerica e dell’Africa subsahariana.

Ha una radice a tubero commestibile, e per questo motivo è coltivata in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali del mondo.

La radice di manioca è in effetti la terza più importante fonte di carboidrati nell’alimentazione umana mondiale nei Paesi tropicali, assieme all’igname e all’albero del pane, ed è una delle principali fonti di cibo per molte popolazioni africane.

La radice viene preparata e cucinata in moltissimi diversi modi; tra l’altro, se ne ricava una fecola nota come tapioca.

Tutte le varietà moderne di Manioca esculenta sono prodotto dell’addomesticamento e della selezione artificiale da parte dell’uomo.

La radica di manioca è lunga e si assottiglia a una estremità, come una carota; contiene una polpa dura, bianca o giallastra, racchiusa in una scorza spessa pochi millimetri, ruvida e marrone.

Le varietà di manioca coltivate per la commercializzazione possono essere lunghe fino a 80 cm, con un diametro di circa 5 centimetri e un cordone legnoso corre lungo l’asse del tubero.

La manioca viene raccolta a mano, sollevando la parte inferiore del gambo e tirando per estrarre la radice del terreno.

Dopo aver rimosso la radice, i gambi vengono tagliati in pezzi e ripiantati nel terreno prima della stagione umida.

Si ritiene che la manioca moderna derivi dalla sottospecie flabellifolia, proveniente dal Brasile centro-occidentale.

In quest’area la manioca viene coltivata probabilmente da non meno di 10.000 anni.

Il ritrovamento di polline nel sito archeologico di San Andrés dimostra la presenza della manioca nel Golfo del Messico 6.600 anni fa.

La più antica prova certa di coltivazione della manioca è stata trovata nel sito Maya di Joya de Ceren, in Salvador, e risale a 1.400 anni fa.

Merito delle sue proprietà nutrizionali, la manioca divenne una delle coltivazioni principali di diverse popolazioni dell’America Centrale e del Sudamerica settentrionale.

L’importanza della yuca (manioca) presso questi popoli è testimoniata dalle numerose rappresentazioni artistiche di questa pianta nell’arte precolombiana.

I colonizzatori spagnoli e portoghesi nelle Americhe mantennero la produzione di manioca nei territori conquistati. Oggi la produzione di manioca è largamente diffusa, ed uno dei principali produttori mondiali è la Nigeria.


Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggio da riscoprire.

torta salata cavolo rapa-004

Lo chef Carmelo Chiaramonte (che mi piace assai) non approverebbe, lo so, perchè quando  su Sky gli domandano: prodotto detestato, lui, senza esitare risponde: il Cavolo Rapa… Vabbè nessuno è perfetto

Il Cavolo Rapa è un tipino originale, dalla forma stravagante ed il sapore che ricorda la rapa, appunto.

Il sapore della rapa si percepisce ed è certamente la causa dell’impopolarità di questo bellissimo ortaggio.

In Austria, passeggiando,  essendo il cavolo rapa coltivabile tutto l’anno, è facilissimo vederlo  negli orti di casa:

cavolo rapa viola Austria orto.-001

Orto Austria con cavolo rapa viola

Le qualità  e proprietà organolettiche le trovate nel pdf cavolo rapa, oggi, dato che la ricetta è semplicissima e vista la tendenza a volersi ricavare uno spazio per l’orto, scriverò qualcosa su come poterlo coltivare da soli, magari in un’aiuola.

Caratteristica fondamentale di questo ortaggio è quella di evidenziare un ingrossamento anche molto accentuato del fusto o torso (asse epicotile) di forma sferica più o meno regolare in corrispondenza della zona del colletto.

Questa palla globosa di colore verde o violetto più o meno intenso, sulla quale si inseriscono foglie non molto sviluppate in lunghezza ed in numero limitato, rappresenta la parte commestibile.

Il Cavolo Rapa predelige il clima temperato ma in “Famiglia” (Cruciferae) è quello che resiste meglio al freddo.

Non ha preferenze di terreno, l’importante che sia fresco e ben drenato, non ama i ristagni d’acqua.

Si può coltivare tutto l’anno, sia in semenzaio che in campo, nei periodi più freddi è consigliato un riparo ed un terreno “caldo”.

Il seme germoglia in 6/7 giorni, quando ha 2/3 foglie si trapianta facendo attenzione a non superare il colletto perchè la crescita sarebbe compromessa

Quando saranno spuntate altre 2/3 foglie si può metterle definitivamente a dimora alla distanza di 25/30 cm tra piantina e 30/40 tra le file.

Le irrigazioni o, nel nostro caso “casalingo” annaffiature, devono essere regolari, il terreno deve rimanere umido.

Se passa troppo tempo tra un’annaffiatura e l’altra il Cavolo rapa diventa fibroso e riporta spaccature, in questo caso la commestibilità si riduce a cibo per  bestiame (questo succede nelle grandi produzioni).

Si conservano al fresco, in casse con torba o sabbia umida (come si fa con le patate e funziona perchè non germogliano) oppure avvolgendo i Cavoli Rapa in sacchetti di plastica o film di paraffina e posti in frigorifero a 3/4 °C.

In questo modo si conservano per mesi.

Le Cultivar sono 2:

peperoni e cavolorapa

Bianco Delicatezza: torsa o tubero di media dimensione, rotondeggiande, verde biancastra, solida, resistente alle spaccature, con fogliame eretto.

Mezzo-precoce, indicato per colture estive-autunnali.

cavolo rapa viola Austria1-001

Di Vienna Violetto: pianta di taglia media con fogliame viola intenso, torsa o tubero rotondeggiante, appiattito, viola.

Precoce, si adatta alla forzatura in serra o sotto tunnel.

Ora la ricetta, come ho scritto, semplicissima, io ho messo la salsiccia affumicata di Sauris, voi potete aggiungere speck, prosciutto cotto affumicato (l’affumicato ci sta benissimo col Cavolo Rapa), fate come vi piace di pù.

torta salata cavolo rapa da infornare2-001

Ingredienti per una tortiera di Ø 24 cm.:

  • 1 base rotonda di pasta sfoglia (io ho adopoperato quella light),
  • 3 cavoli rapa pelati e tagliati a quadretti,
  • 2 scalogni piccoli,
  • 1 salsiccia affumicata di Sauris,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte di soia (o quello che adoperate al solito),
  • 1 cucchiaio abbondante di panna acida,
  • pepe verde macinato,
  • sale,
  • fili di erba cipollina per decorare.
interno torta salata con cavolo rapa-001

Come fare:

affettare gli scalogni e rosolarli in olio evo, unire i pezzetti di cavolo rapa e far insaporire, aggiungere la salsiccia spezzettata (questa qualità non la sgrasso perchè, essendo più stagionata è più “magra”), mescolare, se vi piace potete sfumare con poco BUON vino bianco (io lo “fiammo”).

Coprire e continuare la cottura, il cavolo deve rimanere croccante, far raffreddare.

Stendere la sfoglia, bucherellarla, ed inserire il ripieno mescolato alle uova sbattute, la panna acida, il pepe, aggiustare di sale se necessario

Se vi piace potete aggiugere parmigiano grattugiato o ricotta affumicata ma sarebbe un di più.

fetta (mangiata) torta salata cavolo rapa-001

Con questa torta salata e con un pò di informazioni sul Cavolo Rapa che o si ama o si odia (spero lo amino più persone possibili perchè tutti i Cavoli fanno bene)

Altre idee col Cavolo Rapa, cliccare sulle foto per le ricette.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350 Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350 Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

 


POMÌ: stregata dagli Strozzapreti.

Solo pochi secondi di video (possiamo chiamarlo così?) per darvi l’idea della velocità che la Signora Nuccia ha nel preparare Tortelli, Anolini, Strozzapreti e quant’altro.

Ero riluttante a scrivere questo post perchè ho l’orgoglio ferito, vedere la mia prova di tortello venire accartocciata e messa in un angolo, è stato umiliante.

Ero emozionata come una bimba che vuole far vedere alla mamma com’è brava, ma la mamma scuote il capo sconsolata…

A scuola di tortello-002

A scuola i tortello.

Durante la lavorazione ci sono stati svelati i segreti e noi, diligentemente, abbiamo preso nota.

Ingredienti per la sfoglia:

  • 1 kilo di farina 0,
  • 8 uova intere,
  • acqua per raggiungere la consistenza.

la prova dito della consistenza-002

Consistenza impasto.

Ingredienti per il ripieno ricotta spinaci:

  • 1 kilo ricotta vaccina,
  • 200 g. di spinaci lessati, strizzati, tritati,
  • 1 uovo intero,
  • 300 g. di Parmigiano Reggiano 24 mesi,
  • sale q.b.

ParmigianoReggiano 24 mesi per ripieno e condimento-001

Ingredienti ripieno con la zucca:

  • 1 kilo di polpa di una zucca messa intera in forno a 180°C.,
  • 400 g. di amaretti,
  • 200 g. di Parmigiano Reggiano 24 mesi.

pomì stampini, rotelle-001

Mi astengo dallo spiegarvi il procedimento in toto, dico soltanto che dopo aver posizionato il ripieno, la sfoglia va ripiegata sullo stesso dal basso verso l’alto (io lo facevo a contrario), una mano va appoggiata di taglio tra le porzioni e con il mignolo dell’altra si elimina l’aria.

Se li cuocete subito bastano 3 minuti dal bollore, in frigorifero si conservano per 3 giorni, è possibile congelarli su un vassoio vassoio e poi raccoglierli in sacchetti, non scongelarli prima di cuocerli perchè in cottura si rovinerebbero.

strozzapreti-001

Strozzapreti

Ed ecco gli Strozzapreti, semplicemente farina, acqua, olio e sale, perfetti per coinvolgere i bambini nella preparazione, si divertiranno un mondo ad arrotolare la pasta tra le dita, i loro saranno più piccoli e li riconosceranno perchè lo Strozzaprete va spezzato alla larghezza di 4 dita.

Ingredienti:

  • 1 kilo di farina 0,
  • 500 acqua,
  • 1 filo d’olio,
  • sale.

Nuccia-001

Nuccia, la Maestra.

Come fare:

dopo aver amalgamato gli ingredienti si stende la sfoglia sottile e si ritagliano delle strisce di c.ca 3/4 cm., si pizzicano in cima e si rotola velocemente la pasta tra le dita, si spezzano quando lo strozzaprete (l’ho scritto prima) arriva al quarto dito, si continua così fino ad esaurimento strisce.

Abbiamo preparato anche gli gnocchi, non ho “testimonianza” fotografica ma voi fidatevi, per tagliarli ho FINAMENTE capito dove sta il segreto per manovrare il coltelo alla maniera dei cuochi, ora mi manca solo tanta pratica perchè la grammatica c’è.

Ingredienti:

  • 1 kilo di patate lessate con la buccia,
  • 200 g. di farina 00,
  • 1 uovo,
  • sale,
  • farina per la spianatoia.

Come fare:

non mi direte mica che non sapete fare gli gnocchi vero? L’importante è schiacciare le patate calde (io lo faccio con la buccia per fare prima, tranquille/i, la buccia rimane nello schiacciapatate) per il resto fate come fate sempre, anche in questo caso si possono congelare ed utilizzare al bisogno.

Queste ed altre ricette sono quelle della nonna, ed arrivano da questo splendido quaderno che Massimo, gentilmente ha sfogliato per noi.

il prezioso quaderno della nonna di Massimo1-001

Il prezioso quaderno della nonna di Massimo

Abbiamo fatto anche gli anolini con la stessa sfoglia dei tortelli, abbiamo mangiato tutto la sera stessa, gli anolini sono stati cotti in un brodo celestiale che non dmentcherò mai, se siete da quelle parti andate a trovare Massimo ed il suo staff, Le Tre Ville usa ancora in cucina ed in sala l’ingrediente segreto, la passione.

Ora vi lascio col sorriso di Linda, Nuccia ed il nostro Luca, er mejo!!! Mancava Simone che stremato era con la mamma a fare il pisolotto.

relax in cucina e il ripieno per gli anolini-001

Linda, Luca e Nuccia

Vi lascio con la maestosa opera del Correggio, la Cupola di San Giovanni che ho fotografato distesa sul pavimento, ditemi voi se non ne è valsa la pena:

Cupola di San Giovanni1-001

A presto.


Presnitz: il Dolce di Sissi (Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach), Sissijina Slaščica, Der Sissi-Kuchen

Non ho fatto un corso accelerato per imparare le lingue ma, ho avuto la fortuna di trovare una rivista che tratta di turismo con le sue varie sfaccettature, itinerari, guide,  ristoranti, eventi, prodotti tipici e quant’altro possa interessare il turista d’oltreconfine che si trovi dalle parti di Trieste tutto corredato da cenni storici, piccoli “segreti”e molte informazioni interessanti.

Ogni articolo è scritto in lingua Italiana,  Lingua Slovena e Lingua Tedesca.

Sono le  lingue che accomunano 3 culture tra loro diverse ma anche molto vicine…

La storia del Presnitz è già nel web ma la voglio scrivere ugualmente perchè questa ricetta l’ho fatta ieri, così com’ è descritta ed è diversa da altre versioni, alla fine questi dolci tipici cambiavano a seconda di chi li preparava e di quello che era a disposizione.

Aggiungendo, togliendo o sostituendo qualche ingrediente si rendeva, alla fine, il prodotto unico e “personale”.

L’avevo fatto soltanto una volta adoperando la solita pasta sfoglia ma questa pasta mi ha incuriosita, è un pò/molto ricca e, credo si possa modificare  per alleggerirla, ma ho voluto farla esattamente com’è scritta, si ridorme col piumone quindi le calorie sono gradite, e poi, io non l’ho mangiato perchè ello l’ha portato dallo zio…comunque al ritorno si è sprecato con i complimenti, “da rifare”  e con questo è detto tutto ;-) ed ora il racconto, ricetta, storia ed abbinamento vini consigliati in tutte le 3 lingue.

All’ inizio dell’ottocento, tutta la città di Trieste si mise in movimento per accogliere l’Imperatrice d’Austria e Ungheria.

Una città in festa, spettacoli, gare e concorsi d’arte, artigianato e gastronomia.

Per l’occasione, una pasticceria del centro, creò un dolce, tipo ciambella con uvetta, pinoli e mandorle che portava la scritta: “se giri il mondo ritorna qui”.

Fu conferito a questo dolce il titolo di “Preis Prinzessin”, ovvero Premio Principessa, i triestini lo chiamarono subito “PRESNITZ” e restò il dolce tipico della città.

Gli ingredienti sono: frutta, noci, nocciole, mandorle, uvetta. pinoli, liquore, avvolti in un sottile strato di sfoglia.

Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. farina 00,
  • 250 g. di burro fuso,
  • 90 g. di zucchero,
  • 3 uova,
  • 1/2 bicchiere di rum,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per il ripieno:

  • 60 g di zucchero vanigliato,
  • 60 g. di uvetta ammollata in acqua tiepida, asciugata e leggermente infarinata,
  • 60 g. di noci,
  • 60 g. di mandorle,
  • 50 g. di canditi,
  • 30 g. di pinoli,
  • 35 g. di burro fuso.

Preparazione (tra parentesi le mie note personali):

impastare assieme la farina, il burro fuso, lo zucchero, il rum, il sale e, una alla volta, le uova.

(Al secondo uovo avrete la sensazione che possa bastare ma continuando ad impastare verrà assorbito tutto ed accoglierà anche il terzo uovo senza dover aggiungere altra farina.)

Formare la palla, coprirla con un tovagliolo  e farla riposare in un luogo tiepido.

Nel frattempo preparare il ripieno, tritando finemente la frutta secca ed amalgamate tutti gli ingredienti col burro fuso.

Stendere la pasta all’altezza di 1 cm. arrotolarla ed avvolgerla a spirale (consiglio di stenderla su un tovagliolo e renderla ancora più sottile, il tovagliolo vi agevolerà nell’arrotolare il dolce, piegarlo ed appoggiarlo sulla teglia senza che si rompa.)

Spennellare la superficie con uovo sbattuto ed infornare a 180°C. per 1 ora (forno statico)

Nota personale, il mio è un pò troppo “cicciottello”, il Presnitz si distingue dalla Gubana e Putizza sia per la pasta che non ha lievito e per la forma,  molto più sottile, allungata ed arrotolata a spirale…sarà per il prossimo ;-)

Abbinamenti con il vino:

suggerito l’abbinamento con la grappa di prugne o con un Colli Orientali del Friuli Verduzzo di Ramandolo o Verduzzo Spumante amabile, Recioto di Soave, Picolit (Collio Goriziano o Colli Orientali del Friuli).

Cenni storici e geografici:

il Presnitz assomiglia alla GUBANA per il ripieno fatto con uva passa e frutta secca.

É un dolce tradizionale del periodo pasquale, la cui forma a corona richiama quella di spine che cinge il capo di Cristo.

Sissijina Slaščica (Slovenska različica)

Celo mesto Trst se je na začetku devetnajstega stoletja vneto pripravljalo na obisk cesarice Avstrije in Madžarske.

Mesto je praznovalo, vrvelo od prireditev in umetniških, obrtnih kulinaričnih tekmovanj.

Da bi počastila visoki obisk, je neka slaščičarna v središču mesta ustvarila slaščico okrogle oblike z rozinami, pinjolami in mandeljni, na kateri je pisalo: “če bošobkrožil svet, se vrni sem”.

Slaščici so podelili priznanje Preis Prinzessin-Princesina nagrada.

Tržačani so slaščico takoj poimenovali “PRESNITZ” in postala je tipična za mesto.

Sestavine so: sadje, orehi, lešniki, mandeljni, rozine, pinjole, liker, vse skupaj pa je ovito v tanko plast testa.

Sestavine za testo:

  • 500 gramov moke,
  • 250 gramov masla,
  • 90 gramov sladkorja,
  • 3 jajca,
  • pol kozarca ruma,
  • sol.

Sestavine za nadev:

  • 60 gramov vanilijevega sladkorja,
  • 60 gramov rozin, ki smo jih predhodno namočili v mlačni vodi, osušili in rahlo omokali,
  • 60 gramov mandeljni,
  • 60 gramov orehov,
  • 60 gramov lešnikov,
  • 50 gramov kandiranega sadja,
  • 30 gramov pinjol,
  • 35 gramov masla.

Priprava:

zamesimo skupaj moko, stopljeno maslo, sladkor, rum in sol in nazadnje tudi jajca, eno po eno.

Testo naj počiva na toplem, pokrito s platneno krpo.

Medtem združite na drobno narezano sadje s stoplijenim maslom in rozinami ter polijte dobljeno maso na približno centimeter debelo, razvaljano testo.

Zavijte slaščico in jo oblikujte v spiralo,  jo na skrbno namaščenem in pomokanem pecaču položite v na 180°C. stopinj Celzija segreto pečico in pecite približno eno uro.

Še preden Presnitz date v pe pečico, ga lahko namažete s stepenim jajcem.

Seznanjanje vino:

predlagamo slivovko ali vina z vzhodnih Furlanskih gričev, kot so Verduzzo di Ramandolo, Verduzzo Spumante amabile, Recioto di Soave, Picolit – (Goriška brda ali vzhodni Furlanski griči).

Zgodovinski in gografski podatki:

Presnitz je podoben klasični GUBANI, zaradi nadeva iz rozin in suhega sadja, tradicionalno pa je na tržaških mizah okrog Velike noči, kajtinjegova oblila spominja na Kristusovo krono.

Der Sissi-Kuchen (Deutsch Version)

Zu Begin des 19. Jahrunderts setzte sich die gesamte Stadt Triest in Bewegung un die Kaiserin von Österreich und Ungarn zu empfagen.

Eine ganz Stadt in Festlaune, Vorstellungen, Wettewerbe und Kunstbewerbe, Handerwerk und Gastronomie wurden geboten.

Eine Konditorei im Zentrum erfand anlässich diese Besuches einen Kuchen, ähnlich eines Kranzkuchens mit Rosinen, Pinienkernen und Mandeln und der Aufschrift  “Wenn du die Welt umreist, komm hierher zurück”.

Die Triestiner nannten ihn sofort “PRESNITZ” und er ist noch heute der typische Kuchen dieses Stadt.

Die Zutaten sind: Früchte, Nüsse, Mandeln, Rosinen, Pinienkernen, Likör, all das von einem dünnen Blätterteig umhüllt.

Zutaten für den Teig:

  • 500 Gramm Mehl,
  • 250 Gramm Butter,
  • 90 Gramm Zucker,
  • 3 Eier,
  • 1/2 Becher Rum,
  • Salz.

Für die Füllung:

  • 60 Gramm Vanillezucker,
  • 60 Gramm Rosinen, die zuvor in warmes Wassereingeweicht, abgetrocknet und leicht in Mehl gewaltz wurden,
  • 60 Gramm Walnüsse,
  • 60 Gramm Haselnüsse,
  • 60 Gramm Mandeln,
  • 50 Gramm kandierte Früchte,
  • 30 Gramm Pinienkerne,
  • 35 Gramm Butter.

Zubereitung:

Mehl, weiche Butter, Zucker, Rum, Salz und die Eier zu einem Teig kneten.

Den Teig an einem warmen Ort rasten lassen.

Die zerkleinerten Frückte mit der flüssigen Butter und den Rosinen mischen und alles auf den ausgerolten ca,. 1 cm dicken Teig geben.

Den Teig einrollen und zu einer Spirale wickeln.

Bevor man den Presnitz in den Ofen schiebt (180°C.), die Oberfläche mit einem gequirlten Ei bestreichen.

Weinbegleitung:

eine Empfehlung ist der Pflaumengrappa oder ein Verduzzo der Colli Orientali del Friuli von Ramandolo oder ein lieblicher Spumante Verduzzo, Recioto di Soave, Picolit (Collio Goriziano oder Colli Orientali del Friuli).

Historische und geografische Hinweise:

Er ähnelt wegen der Füllung mit Rosinen und den Trockenfrüchten dem klassschen Gubana (friulaner Reinling).

Es ist ein traditioneller Kuchen für die Osterzeit, dessen kronenförmige Art an die Dornenkrone Christus’ erinnert.

É stato impegnativo, più scrivere il post, che fare il dolce ma ne è valsa la pena e sono soddisfatta, unico rammarico di non conoscere realmente le lingue che mi proietterebbero completamente nei luoghi e nelle tradizioni che tanto amo.


Clafoutis di ciliegie, un sogno e il ricordo deI mio primo giorno di scuola.

Foto presa dal web

Premetto che questo non è un curriculum strappalacrime per entrare a far parte di qualche format di cucina e  potermi perdere per qualche minuto nello sguardo ammaliante e un pò  ‘ssassino del Cracco…

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Settimane fa feci un sogno, e mi svegliai convinta fosse il primo di ottobre, infatti sognai il mio primo giorno di scuola.

Il sogno è stato così nitido e reale che durante il giorno vissi in una sorta di triste malinconica nostalgia.

A quei tempi la scuola iniziava il primo ottobre, dopo una lunghissima estate  durante la  quale mi preparai a quel giorno con grande impegno.

Mi feci insegnare dalla mamma a leggere e scrivere, sapevo già che acqua si scriveva con la cq, che scuola non si scriveva con la q, mentre per soqquadro ce ne volevano  2 di q, servivano anche  2 zeta per scrivere zuzzurellone e la mamma rideva sempre quando lo dicevo perchè ancora la zeta non la pronunciavo bene, dicevo “sussurellone”, ma poi, testarda ed orgogliosa com’ero/sono, tutto si risolse in poco tempo soltanto facendo un pò di esercizio.

La mamma m’ insegnò anche a disegnare, a lavorare a maglia, insomma quella famosa mattina del primo ottobre del 1960, indossai il grembiulino candido che mi aveva cucito lei con tanto di fiocco rosa in bella mostra e colma di  orgoglio e fierezza m’ incamminai spavalda verso quella strada sconosciuta.

Soltanto qualche giorno dopo entrarono in scena le ciliegie che sarebbero state il mio segno di riconoscimento per tutto il periodo scolastico (troncato l’anno dopo all’improvviso, almeno in quella scuola), i miei quaderni avevano tutti la cornicetta con le ciliegie disegnate da me, sotto l’appendiabiti nel corridoio, sopra il mio gancio c’erano disegnate le ciliegie che, come abbiamo fatto tutte (ne ho anche parlato in un post), durante la  stagione diventavano vezzosi orecchini :-)

Mi sentivo ancor più fiera perchè non avevo ancora compiuto i 6 anni (4 novembre) quindi ero la più piccola.

Andiamo che sennò facciamo tardi dissi alla mamma che, vidi molto emozionata, forse avrebbe voluto ci fosse anche papà, in fondo era sabato e lui era libero…

C’incamminammo per l’argine che costeggiava il Rio Ospo ed arrivammo alla fermata della filovia (a quei tempi con o senza filo, l’autobus si chiamava così) davanti al Molo Balota, l’anomala spiaggia dei muiesani e zone limitrofe.

D’altronde è risaputo che per un triestino qualsiasi spazio in riva al mare utile per poter stendere un asciugamano xe oro (è oro).

Eccoci arrivate alla stazione delle corriere e via verso la scuola, all’angolo della piazza il negozio di alimentari dove, dopo qualche giorno, avrei comperato la merenda (pane e stracchino, monotematico), proseguendo ed al lato della strada proprio di fronte alla scuola le bancarella con i dolcetti, quaderni, matite e tutto ciò che mi sarebbe servito in caso di una dimenticanza.

In quella bancarella scelsi anche il mio sacchetto per la merenda, era in nylon con dei fiori e stretto in cima da un cordoncino, a quei tempi usava così, non era ancora arrivato il boom dei discriminanti zainetti firmati.

Ancora pochi metri ed ecco la Scuola Elementare Edmondo de Amicis.

Il grande atrio, luminosissimo, tra un attimo sarei arrivata, che emozione.

In quel grande atrio c’erano già tante mamme e tante bambine riunite in gruppetti, sembrava che  si conoscessero tutti.

La mamma ed io eravamo lì in mezzo, sole, impalate e non conoscevamo nessuno, d’altronde non avevo mai frequentato l’asilo, lei era stata sempre a casa da sola, un’infanzia “strana” la mia ma la ricordo felice e piena di tante belle cose, le “cose brutte” ci sono ma non sono riuscite a sporcare la memoria delle belle.

Avevo i miei giochi non sentivo il bisogno di stare con gli altri bambini, vivevo in mezzo alla natura, vicino avevo il Rio Ospo (ancora non inquinato) pieno di anguille e passere.

Giocavo con i ranocchi che portavo a casa a secchi con l’ordine tassativo di riportarli dove li avevo trovati.

Tiravo per la coda senza l’intenzione di fargli del male il mio gatto Gigi del quale conservo ancora in  ricordo  la cicatrice di un graffio alla mano, giocavo con la mia cagnolina Diana della quale ho un altro ricordo: il segno di un suo dentino al lato dell’occhio sinistro:

lascia stare Diana quando mangia,

si papà…

invece era no, papà io gioco lo stesso finchè? Forse per paura che le togliessi il cibo mi prese, ma non successe nulla di grave però imparai la lezione.

Amavo raccogliere fiori di campo, farne dei mazzi per la mamma ed anche per il papà che  mi sembrava indifferente…

Lui preferiva portarmi nell’orto e, con la scusa che così imparavo mi faceva fare i lavori più bassi , quelli rasoterra per intenderci, l’ho già detto che la terra è bassa vero?

Ecco, la mia vita era questa, non  immaginavo allora che per costruirmi un futuro  di normale socialità avrei dovuto conoscere e frequentare altre persone.

A quello forse avrebbero dovuto pensarci i grandi però erano altri tempi, il dialogo, la voglia di essere bravi genitori non erano le priorità.

Il mio mondo era quello, non ne conoscevo altri e là impalata in mezzo a quel atrio, tenendo la mano alla mamma, la guardai negli occhi e mi accorsi che stava piangendo.

Perchè piangi mamma?

Sono soltanto un pò commossa, in fondo è il tuo primo giorno di scuola.

Ecco, questo è stato il mio sogno ed è anche la realtà: il ricordo di quel giorno.

Ora so che le lacrime della mamma erano le lacrime di una donna  sola e triste  e neanch’ io con la mia gioiosa presenza siamo servite a rendere la sua vita meno triste…anzi, forse la mia nascita gliel’aveva complicata ancor di più.

Tant’è che un anno dopo se ne andò lontano, lasciandomi sola e trasformando le mie spensierate vacanze di Natale e la mia vita in un incubo che dura tutt’oggi.

Clafoutis di ciliegie

E per addolcire il post e restare fedele al tema ciliegie, una ricetta che c’era nel vecchio blog e lo chiamerò: la ricetta di oggi che è una ricetta di Anna Moroni (pagina 264 del libro di Anna Moroni Oggi cucini tu).

Non è frutto di stagione ma ritornerà la primavera e ritorneranno anche loro.

Un dolce forse troppo pencio ma quando non puoi nutrire l’anima almeno si nutre altro.

Ingredienti x 8 persone (ho usato la teglia da 30):

  • 10 tuorli
  • 250 g. di zucchero (150)
  • 1 bicchiere di latte
  • 150 farina 00
  • 250 g di panna fresca
  • 1200 g. ciliegie
  • Burro per imburrare (io ho usato la carta forno).

Tutto si può alleggerire usando la panna di soia, il latte di soia, il fruttosio ed il burro di soia.

Come fare:

snocciolare le ciliegie, lavorare i tuorli con lo zucchero, unire il latte, la farina e la panna.

Foderare una tortiera (30 cm) con carta forno, mettere sul fondo le ciliegie e versare sopra il composto.

Infornare a 180° (statico) x 40′ (50′ e lasciata nel forno spento per altri 10′).

Buona settimana.

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Ho trovato questo scritto su un foglio è un caso?

Ero così emozionta, mi sentivo impacciata ma elegante con quel grembiulino bianco e la coppia di ciliegie ricamate sul taschino, sarebbero state il mio segno di riconoscimento per tutto l’anno scolastico, tutto ciò che era mio aveva la coppia di ciliegie in qualche punto, la stessa coppia di ciliegie che qualsiasi bambina del mondo si mette a cavallo dell’orecchio per vanità e per sentirsi bella con orecchini sfarzosi.

Lei aveva le lacrime agli occhi, si sentiva a disagio, non conosceva nessuna delle altre mamme e ad un certo punto mi disse:

io vado, sai come tornare a casa vero?

Si, mamma, vai pure.

Si, lo sapevo, ma abitavamo distanti, avrei dovuto prendere l’autobus e poi farmi un bel pò di strada a piedi.

Così rimasi lì sola, impalata in mezzo a quel enorme atrio con un sorrisetto ebete stampato sulle labbra a  simulare una disinvoltura che non mi apparteneva.

La prima C, questa sarebbe stata la mia sezione, io mi sentivo orgogliosa perchè sapevo già leggere e scrivere, sapevo che soqquadro si scrive con 2 Q e acqua con CQ, zizzania con 2 zeta.

Quello che accade in seguito quella mattina di ottobre del 1960 l’ho rimosso e non ne ho alcuna memoria.

Ricordo le mattine seguenti, la lunga camminata per l’argine, l’autobus di fronte al Molo Balota, il panino con lo stracchino, si, ogni mattina lo stesso panino, un giorno dev’ essere stato avariato perchè rigettai tutto nel grembiule e chiesi alla maestra:

cosè questo?

Lei ebbe un sussulto e mi accompagnò in bagno, poi me ne andai a casa, da sola, non avevamo il telefono e non sapeva come farmi venire a prendere.


Sformatini di melanzane.

Questa è la versione per un buffet, monoporzioni comode anche per un picnik all’aperto.

Questa invece è la versione adulta che ho provato a fare dimezzando le dosi e variando mettendo tra 2 strati di impasto dell’ Halloumi (formaggio greco) grattugiato, tra parentesi le mie dosi.

Ingredienti:

  • 700 g. di melanzane (2 medie),
  • 300 g. di pomodori maturi e sodi (3 San Marzano),
  • 6 cucchiai di parmigiano grattugiato (3),
  • 6 cucchiai di pangrattato (3),
  • 5 uova (2 grandi),
  • 1 mazzetto di basilico,
  • 5 cucchiai di latte (2 di soia),
  • 40 g. di burro (20 di soia),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

tagliare a cubetti le melanzane e metterle sotto sale per un’ora affinchè perdano l’acqua di vegetazione, scottare i pomodori, pelarli, togliere i semi, tagliarli a cubetti e metterli in un colino.

Sbattere leggermente le uova col latte, il formaggio, il pangrattato (lasciando da parte 1 cucchiaio), il basilico tritato, i cubetti di melanzane scolati ed asciugati, i dadini di pomodoro, regolare di sale e pepe ed amalgamare il tutto.

Imburrare la teglia (ho usato una da 18 cm.) cospargerla col pangrattato e versare il composto.

Io tra 2 strati ho messo il formaggio  Halloumi che può essere sostituito col feta, gruviera, fontina, provola ecc. ecc.

Sciogliere il burro e versarlo sulla superficie, infornare a 200°C. per 50 minuti fino a doratura.

Per le miniporzioni a me sono bastati 40 minuti (consideriamo che le melanzane sono crude).


Crema tana con frutta, anche il mondo è incominciato con un peccato di gola.

 Oggi delego, delego la ricetta, il racconto, la musica, tutto rigorosamente farina di un altro sacco, quello di Luisanna Messeri, mie soltanto le foto ed oggi ne metterò tante perchè ho voglia di colore, di freschezza, di profumi  di cose ed anche parole buone.

Appena fatto l’abbonamento  Sky, la disputa iniziale per l’acquisizione del telecomando comprendeva essenzialmente 2 canali, per me Alice/Gamberorosso per ello History channel.

Ed è stato durante una delle mie rare vittorie che ho conosciuto quella simpaticona di Luisanna Messeri che ora (poverina) ha il suo bel daffare a domare  B.B. (no, non Brigitte Bardot ma Beppe Bigazzi :-D ) e vittima anch’io della pubblicità ho comperato il suo libro che oltre ad essere un prezioso ricettario è anche utile fonte di aneddoti, racconti, di episodi e personaggi  per un motivo o per l’altro legati  alla buona tavola vista come occasione di condivisione, aggregazione, allegria, ed alla fine di ogni racconto consiglia una musica che certamente renderà la vostra ricetta ancor più gustosa, parola di Luisanna.

Ingredienti:

  • 1 litro d’acqua,
  • 4/5 limoni non trattati,
  • 4 etti di zucchero (3 etti fruttosio),
  • 60 g. di maizena,
  • 4 uova intere,
  • frutta mista a piacere, colorata, a seconda della stagione (Luisanna suggerisce che non dovrebbe mancare l’ananas), io non l’ho messo.

Come fare (da pag. 100 del libro Il club delle cuoche):

una volta lavati ed asciugati, grattugia la buccia dei limoni, ma gratta solo il giallo perchè il bianco è amaro, i limoni quindi devono essere, per forza, biologici.

La leggenda che gli alimenti biologici siano carissimi non è vera, certo costano un pò di più ma li valgono tutti, in salute intendo.

Se proprio non li hai, quelli “trattati” vanno lavati a fondo con il sapone (quello dei piatti va benissimo) proprio come fano nei film americani, o meglio ancora con il bicarbonato di sodio.

Grande il bicarbonato, serve ad un sacco di funzioni casalinghe: provare per credere!

In una pentola mescola le uova intere, lo zucchero (fruttosio) e il succo dei limoni; aggiungi l’acqua nella quale hai disciolto a freddo l’amido di mais (maizena) e le bucce grattugiate.

Metti la pentola sul fuoco, basso, e gira sempre con un mestolo, appena giunge a bollore tutto si addensa, leva dal fuoco e lascialo raffreddare.

Intanto la frutta va pulita e tagliata a pezzetti: fragole, kiwi, banane, uva..va bene tutta la frutta di stagione e quella che ci piace di più.

Mescola la frutta alla crema ormai raffreddata e sistemala in una zuppiera di vetro che, in trasparenza, lascerà vedere l’arcobaleno dei colori della frutta mescolato al giallo-giallo della crema.

Decora la superficie con pezzetti di frutta sistemandola col tuo estro e mettila in frigorifero un paio d’ore prima di servire.

A fine pasto questa macedonia con crema è squisita e leggera.

Non contenendo grassi, né latte né burro, oserei dire che è dietetico, volendo si può diminuire lo zucchero occorrente, ma rimane lo stesso un dolce goloso.

Auguro a tutte/i voi un fine settimana ricco di colore come questo dolcino, un abbraccio :-)

Ma voi avete un’aiutante come Perla che vi aiuta a disfare il lettone?


Cetrioli ripieni, pomodorini e peperoni, freschezza d’estate.

Questa ricetta risale all’anno scorso e la tenevo gelosamente in archivio, un idea utile per quest’estate, magari per far mangiare le verdurine a tutti.

Dalla mia enciclopedia qualche nome.

Liguria: Sitrullo, Cugoemau – Piemonte: Cocumer – Lombardia: Coecoemer – Veneto: Zerumolo, Cogumero.

Emilia: Zedron, Cucomber – Toscana: Citriuolo, Treciolo – Abruzzo: Melangula – Campania: Citrulo – Calabria: Verdinasce, Citrolu (max docet)

Sicilia: Citrulo virdi – Sardegna: Cuggumera

Friuli: Codumar :-D

Probabilmente è originario dell’India, ora si trova dappertutto con vari cultivar  che li differenziano nella forma e nel colore.

Si raccoglie in luglio/agosto prima della maturazione.

Molti hanno difficoltà a digerirlo, si può ovviare eliminando il liquido di vegetazione.

Io li taglio con la mandolina, li salo e li metto in uno scolapasta, li risciaquo e li scolo bene e, come mi ha insegnato una signora Slovena, li condisco con  panna acida e  finocchietto, provare per credere..

Ora dalla mia enciclopedia, pagina 191.

Proprietà:

vermifughe, diuretiche, antiinfiammatorie, emollienti, antipruriginose.

Principi attivi: tracce di olio essenziale, aminoacidi, vitamina C e carotene, sostanze pectiche.

Il comune Cetriolo ha proprietà diverse a seconda della parte che viene usata.

I semi si usano come vermifughi efficaci, sorattutto nei confronti della tenia, benchè questa affezione, con le migliorate condizioni igienico-alimentari, sia diventata rara.

Il frutto fresco ha buone proprietà diuretichee depurative che possono essere utilmente sfruttate bevendone direttamente il succo o consumato crudo in insalata.

Uso cosmetico:

la polpa del cetriolo ha la proprietà di schiarire, decongestionare ed idratare la pelle, si può applicare su viso e corpo come maschera o impacco, mantenendo l’applicazione per almeno 1 quarto d’ora.

E adesso andiamo in cucina, le dosi sono ad occhio, considerate che vanno fatti e mangiati per mantenere la croccantezza del cetriolo.

Ingredienti:

  • 2 cetrioli grossi (io uso 1 lungo Olandese),
  • 1 scatola di tonno al naturale (quelle da 160 g.),
  • 2 uova (1 per il ripieno l’altro per decorare),
  • 1 cucchiaino da the di capperi,
  • 2 filetti d’acciuga,
  • prezzemolo,
  • olio,
  • aceto (di mele),
  • sale,
  • pepe verde.

Come fare:

far rassodare le uova e lasciarle raffreddare.

Nel frattempo con un rigalimoni decorare la buccia dei cetrioli o, semplicemente, sbucciarli.

Tagliarli in parti uguali e con uno scavino eliminare l’interno lasciando uno spessore di 1 cm, salarli all’interno e metterli in piedi in uno scolapasta il tempo di preparare il ripieno mettendo nel frullatore 1 tuorlo, il tonno, i capperi, l’acciuga a pezzetti, il prezzemolo, l’aceto, l’olio, il sale ed il pepe.

Finire di amalgamare in una terrina fino ad ottenere un composto morbido ma non troppo liquido.

Inserire il ripieno nei cannelloni di cetriolo, decorare con la mimosa d’uovo dell’altro uovo e buona estate.

I pomodorini ed i rotolini di peperone li ho farciti con della ricotta di kefir (se non l’avete va bene un’altra, l’importante è setacciarla più volte per renderla cremosa) amalgamata con poco aglio schiacciato, basilico (origano se lo preferite), un’acciuga sott’olio, sale e pepe (verde).


Torta alla crema e banana.

I miei ricordi cinematografici inerenti al cibo si esaurivano alla fermata del treno con i pomodori verdi fritti,  il maiale bollito dello stesso film che, però, non era il caso di prendere in considerazione, pur avendo a disposizione molta materia prima :-D ,  i pancakes di Julia Roberts in Pretty woman, l’anatra all’arancia,  la grande abbuffata , ricordavo i fiumi di cioccolata di Chocolate e qualche altro.

Insomma ho dovuto fare una ricerca ed anche ricorrere alla bravura di un’amica che sa “navigare” a vele spiegate per approdare a questa scelta:

Waitress – ricette d’amore- che, copio dal web, narra di Jenna, una ragazza che lavora come cameriera presso un fast food, il Joe’s Diner, sposata ad un uomo violento e infantile.

Jenna, interpretata da Kery Russell,  prepara torte in occasione di tutti gli avvenimenti tumultuosi che si presentano durante la sua vita e sogna di vincere un premio di 25.000 dollari con le sue ricette.
Le torte, valvole di sfogo di Jenna e simbolo delle emozioni che attraversano la sua vita, diventano le vere figure di spicco di questa commedia drammatica, con le loro forme morbide e invitanti, in contrapposizione ai sentimenti forti da cui nascono.

A me succede, credo un pò a tutte/i di cucinare pensando, mentre siamo lì a spignattare riviviamo i momenti della nostra giornata, le nostre emozioni e, certamente, se potessimo dare titoli inerente allo stato d’animo del momento ne leggeremmo delle belle.

Per esempio, domenica, avrei potuto chiamare la semplice ricetta dei broccoletti ripassati: “Perchè devi mettere il becco dappertutto?” :-( …..perchè? Ora ve lo spiego in 4 e 4 8.

Stavo stirando una sua sciarpa, molto larga, di un morbidissimo e leggerissimo tessuto, ho chiesto il suo aiuto per piegarla (tipo sfoglia per intenderci), ello osservava silenzioso avvicinandomi la sciarpa un pò alla volta:

ma scalda quel ferro?

certo che scalda, perchè me lo chiedi?

Vedo che passi più volte e poi non “fuma”.

è normale passare più volte e meno male che non fuma, vorrebbe dire che sto bruciando la sciarpa a meno chè non sia ancora umida e non è questo il caso….

allora ha capito che era meglio tagliare lì ed ha esclamato: ah..quante cose so…

Ecco, la vita in fondo è un film da oscar, a volte divertente, a volte drammatico, l’importante è che non ti faccia annoiare e rigirare sulla poltrona fino a farti appisolare.

Ed ora: Ciak si cucina!!!

Ingredienti:

  • 200 gr di biscotti secchi sbriciolati
  • 125 gr di zucchero di canna
  • 125 gr di burro fuso
  • 2 uova
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 1/2 cucchiano di sale
  • 500 ml di latte caldo
  • 1/2 cucchiano di estratto di vaniglia
  • 1/2 cucchiano di cannella in polvere
  • 1 banana (opzionale), io ne ho messe 2
  • 3 albumi

Interpretare la scena:

in una scodella mescolare i biscotti, lo zucchero di canna e il burro.

Porre questa miscela in una teglia e preriscaldare il forno a 220°, in un’altra teglia battere le uova, 75 gr di zucchero semolato e il sale, unire la vaniglia e il latte caldo.

Mescolare e mettere il tutto sulla base della torta e spolverizzare con la cannella.

Cuocere per 25 – 30 minuti, finchè la crema diventi semi solida.

Montare gli albumi, aggiungendo lo zucchero semolato, tagliare la banana a pezzi e stenderla sulla crema, poi sormontare il tutto con la meringa appena fatta.

Rimettere in forno e cuocere finchè la meringa diventerà di colore bruno, attendere mezz’ora circa prima di servire.

E nel mio film c’è il colpo di scena: ello non si è accorto che c’era la cannella (e ne ho messa ben più di 1/2 cuccchiaino ;-) )

Un consiglio se la volete provare, usate biscotti senza zucchero e mettetene di meno anche nella crema, tenete più bassa la temperatura del forno e fate la meringa usando lo zucchero a velo come in questa ricetta (senza ciliegine), rimarrà più vaporosa.

Sarebbe meglio rassodare la crema invece di metterla liquida sopra il guscio che, se ha qualche fessura, la fa fuoriuscire..beh, ci sarebbero delle modifiche da fare, anche alleggerendola,  ma si sa, quando si èarrabbiati si ha bisogno di “dolcezza”.

Buonissima giornata a voi, ci rileggiamo presto.

Ah, questo film partecipa al contest di Sara.


Ovi in fonghet 2.

Un’idea per inaugurare la mia nuova cocottina e provare un piatto unico, veloce e completo, ho usato il forno ma nulla vieta di usare il microonde nella funzione forno, solitamente l’uovo scoppia e non era quello che volevo.

Ingredienti:

  • finferli o funghi a piacere,
  • scalogno tritato,
  • burro di soia,
  • prezzemolo o coriandolo fresco tritato,
  • brodo vegetale,
  • panna di soia,
  • sale,
  • peperoncino o pepe,
  • ricotta affumicata, o altro formaggio a piacere.

Come fare:

tritare lo scalogno e metterlo in un tegame con il burro, far stufare a fuoco basso, alzare la fiamma ed aggiungere i funghi  lavati e tagliati a pezzi, salare e pepare, bagnare un pò alla volta col brodo vegetale e portare a cottura, alla fine aggiungere poca panna di soia e mantecare.

Metterli in una cocottina, creare  il buco al centro per appoggiare l’uovo, coprire ed infornare fino a farlo rapprendere.

Grattugiare il formaggio scelto e servire.

Ed ora vi faccio vedere il primo “raccolto” del mio lui  che andando ad un appuntamento di lavoro all’andata aveva intravisto una “macchia gialla” sotto un albero…..:-) , al ritorno, incurante che le scarpe non fossero adatte a “cinghialar nei campi” è andato a vedere (munito di coltellino, non si sa mai ;-) ) ..et voilà!!!! Bravo el me omo :-D

Buona domenica a tutte/i.


Ovi in fonghet

Ho sempre pensato che la vita fosse fatta di coincidenze, e coincidenza è stata la mail di Tiziana con una ricetta (che farò a giorni) seguita da una telefonata:

volevo mandartene un’altra ma è così banale, dimmi insisto io, …..ovi in fonghet dice lei…cooooooooooooooooosa? Ma li faceva sempre Gisella per cena :-) (chi mi conosce sa chi è Gisella;-) )

Anch’io ho pensato a mia zia (dice lei), quando non c’era la carne i ovi in fonghet erano degni sostituti, un bel sughetto, un bel pezzo di pane (o polenta) e vai col “tocio”…….qui ci starebbe bene “La mula de Parenzo” ma non voglio far scappare i lettori..rimanete, la ricetta vale la vostra pazienza :-)

La cena e Carosello spesso coincidevano e quindi i ricordi si sono abbracciati in quel tempo e non si sono ancora lasciati……

Ingredienti:

  • 4 uova,
  • gr.300 passata di pomodoro,
  • gr.50 acqua,
  • 1 cucchiaio zucchero,
  • 2 cucchiai aceto di mele,
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 cucchiaio olio evo,
  • prezzemolo,
  • sale,
  • pepe,
  • 8 cucchiai parmigiano grattugiato

Come fare:

mettere in una grande padella la passata di pomodoro, l’acqua, lo zucchero, l’aceto, l’aglio tritato finemente, il sale,il pepe e far bollire circa 10’.

Quando il “sughetto” si sarà ristretto, unire il prezzemolo tritato, adagiare le uova

distanti una dall’altra e facendo attenzione a non rompere il tuorlo.

Coprire con un coperchio e continuare la cottura per altri 10minuti e dopo su ogni uovo, aggiungere 2 cucchiai di parmigiano e ricoprire per altri  minuti’ a fuoco spento.

Servire caldo ed assaporare in religioso silenzio :-)

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Provare per gustare


Pane al melograno, zenzero, cannella e menta, un profumatissimo portafortuna.

Finalmente sono riuscita, a casa, a far capire l’importanza della prima colazione, sana abitudine che ho da sempre.

Per me la prima colazione è il momento più intimo della giornata, mi alzo molto presto e spesso preparo i biscotti o il dolce a quell’ora, la casa profuma di buono ed il “suo” risveglio diventa speciale.

Questo come il “pane fichi alloro” non richiedono l’uso di frullini, impastatrici e quant’altro, hanno un procedimento veloce ed accendere il forno prima delle 7 del mattino fa anche risparmiare energia, il che non guasta.

Il lavoro più lungo è sgranare la melagrana, ma il colore è così bello che per me è un piacere.

Ingredienti:
  • 220 g farina 00,
  • 10 g lievito in polvere per dolci,
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio,
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere,
  • 1 melagrana media,
  • 100 g di zucchero,
  • 60 g di burro fuso,
  • 2 uova grandi,
  • 2 vasetti di yogurt,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • 1 manciata di foglioline di menta fresca,
  • latte q.b.

Come fare:

imburrare o foderare uno stampo da plum cake e accendere il forno a 190°C.

Sgranare la melagrana e mettere i chicchi in una ciotola assieme alla farina mescolata con il lievito ed il bicarbonato, lo zucchero, lo zenzero e la cannella.

In un’altra ciotola sbattere le uova con il burro fuso ed il succo di limone.

Unire il composto agli ingredienti secchi, mescolare brevemente, il tempo di amalgamare il tutto.

Aggiungere lo yogurt, le foglioline di menta ed il latte necessario a rendere la massa morbida ma non liquida.

Versare nello stampo ed infornare per 35 minuti (prova stecchino!).

Sfornare ed aspettare 10 minuti prima di metterlo a raffreddare su una gratella.

Questo pane andrebbe servito, per il significato che ha il melagrano, le mattine di Natale e Capodanno, servito con  miele d’acacia e burro aromatizzato alla menta.
Questa mattina ho trovato delle bellissime melagrane, sono sola, piove, a Trieste (incontro a parte) in clinica mi hanno un pò “avvilita”, lui torna domani, non mi resta che mettermi d’impegno ed iniziare a “sgranare” così non ci penso :-)
E’ un pane che ho già testato e quindi posso garantire sulla sua bontà e sul suo profumo e, come accade qualche volta “faccio di necessità virtù” e metto le fotografie già fatte…, non avendo “set fotografici” nè lampade professionali ed essendo il mio posticino “allagato” non avrei potuto fare altrimenti. Mi perdonate? :-)

Buon fine settimana a voi tutti :-)


Torta mousse cioccolato-caffè, senza glutine.

la primavera nel piatto-002

Come altre mie torte, anche questa nasce a forma di cuore ma, essendo l’anno scorso molto più inesperta di adesso, non ho calcolato le difficoltà nello sformarla, allora ho salvato le apparenze porzionando il dolce con un coppapasta, sarebbe stato un peccato buttare tutto.

Ingredienti:

  • 2 uova,
  • 110 g.  di zucchero,
  • 150 g.  di cioccolato fondente,
  • 80 g.  di burro,
  • 30 g.  di caffè solubile (la torta nasce con il cacao amaro)

collage

Come si fa:

accendere il forno a 160°C.

Montare i tuorli con lo zucchero ed a parte gli albumi a neve.

Spezzettare il cioccolato e farlo sciogliere a bagnomaria assieme al burro e al caffè solubile.

Versare i tuorli sul cioccolato ed amalgamare delicatamente.

Togliere dal bagnomaria ed incorporare delicatamente gli albumi.

Versare il composto in una tortiera imburrata ed infarinata (ho usato il silicone) e cuocere per 40 minuti.

Vi auguro un bellissimo fine settimana, esattamente come lo desiderate.


Solstizio d’estate, ci vuole qualcosa di rosso, rosso pomodoro.

Ecco un’altra proposta di Tiziana che, con le sue ricette, sta arricchendo questo blog, non vedevo l’ora di trovare i pomodori giusti per mettermi all’opera (purtroppo non ho trovato i Cuor di bue).

Oggi li ho visti così belli, lucidi, profumati e sodi che ho capito  sarebbero stati la nostracena.

Li ho alleggeriti, anche se non ne avrebbero bisogno.

Tra parentesi, come sempre, le mie piccole modifiche.

Così l’ha scritta lei.

Ingredienti:

  • 5 pomodori “CUOR DI BUE” non troppo maturi, (ramato),
  • gr 70 pane raffermo,
  • latte qb. (latte di soia),
  • 2 uova sode,
  • gr 160 tonno sott’olio (al naturale),
  • aglio,
  • prezzemolo (basilico),
  • 3 cucchiai aceto di mele,
  • 5 olive nere (omesse),
  • 1 cucchiaio maionese (ho fatto una maionese senza uova),
  • olio evo qb. (omesso).

Procedimento:

mettere in una ciotola il pane con il latte, nel frattempo lavare i pomodori,

togliere loro la calotta , la polpa interna e sminuzzarla.

Togliere il pane dal latte e strizzarlo bene , unirlo alla polpa dei pomodori,

aggiungere sale, i 3 cucchiai colmi di aceto, l’aglio, il prezzemolo, il tonno e le uova sode sminuzzate.

Amalgamare bene gli ingredienti aggiungendo un cucchiaio di maionese (solo per legare).

Ora riempire i pomodori con il composto, disporli su un piatto, inserire un’oliva al centro di

ognuno e mettere in frigo.

Al momento di servire aggiungere un po’ d’olio evo se si desidera.

Io ho fatto una maionese  con il latte di soia senza uova che ho trovato qui.

Grazie Tiziana, alla prossima!!


Pane ai mirtilli rossi con lievito madre: una giornata particolare.

Pane delle Simili ai mirtilli rossi

Lo avete visto voi questo film? Io l’ho visto poco tempo fa per la prima volta ed oggi mi è ritornato alla mente, non so perchè ma l’ho abbinato a questo pane, è stato un attimo, una giornata particolare, per i suoi silenzi, le parole non dette, per ciò che si nasconde dietro ad una persona per molti insignificante, per la dolcezza lieve di questa giornata che lascia alla fine l’amaro in bocca.

Venerdì, dopo essere stata quasi inghiottita dal lievito madre che esprimeva tutta la sua voglia di vivere invadendo le pareti ed il fondo del forno l’ho accontentato e mi sono messa a produrre compulsivamente crackers, grissini a volontà, però non finiva mai, ho chiamato in soccorso il libro delle Simili Pane e roba dolce ed ho trovato quello che faceva al caso mio, pane all’uva sultanina che poi è diventato Pane delle Simili ai mirtilli rossi, non vi dico la felicità, un buon pane per la  colazione.

Ingredienti:

  • 250 g di lievito madre,
  • 160 di zucchero (100 di fruttosio),
  • 150 g di uva sultanina (150 g di mirtilli rossi disidratati),
  • 250 g di farina 00,
  • 100 g di latte (latte di soia)
  • 50 g di burro morbido (burro di soia),
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaino colmo/10 g. di lievito chimico (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di sale.

La ricetta prevedeva anche una glassa ma l’ho omessa.

 

Come fare:

sbattere  il burro con lo zucchero, unire l’uovo ed il latte (mi raccomando, non di frigorifero), il sale.

Sciogliere  in questo composto il lievito madre (ho usato il frullino), unire la farina setacciata col lievito e battere bene il composto unendo i mirtilli rossi ammollati e strizzati.

Mettere tutto in uno stampo da plum cake e lasciar lievitare al caldo per 3 ore fino al raddoppi

Infornare a 180°C. per 50 minuti.

 


Crostata del cid …

E’ arrivata l’ora…Nonna Papera parte, torna a Paperopoli, doveva già partire alla fine di aprile ma faceva ancora troppo freddo…..

Volevo salutarla  così la mamma ieri pomeriggio mi ha preparato un cestino con le uova, le mandorle e la marmellata  e sono partita pedalando a tutta forza verso casa sua.

E’ stata felice di vedermi:

Nonna: quanto tempo tesoro!

Io: lo so, avrei voluto venire prima ma la scuola mi ha impegnato molto, sai che per la mamma la scuola viene prima   di  tutto..ma ora sono qua per salutarti e…..indovina!!!

Nonna:  vuoi fare una torta :-)

Io: si :-)

Nonna: quale torta vuoi fare?

Io: la crostata del cid, quella a pagina 114

Nonna: ma non ho le mandorle :-(

Io.: non importa, la mamma ti ha preparato un cestino con l’occorrente :-D , però la marmellata di ciliege l’aveva finita,  ma ti ha mandato una che ha preparato questo autunno con l’uva fragola e le pere cotogne.

Nonna: va benissimo, noi faremo “finta” che sia di ciliege ;-) , però prima aiutami a chiudere le valige.

Io: ma nonna!!! Quante cose hai messo dentro, dai che mi siedo sopra sennò chi le chiude :-D

Nonna: finisce sempre così, dico sempre di portare meno roba….ok.. fatto, andiamo tesoro, lavati le mani.

Che cosa occorre:

  • gr 400 di zucchero;  (300)
  • gr 270 di mandorle;
  • gr 250 di farina 00;
  • gr 225 di burro;
  • 6 uova;
  • un limone;
  • una bustina di vanillina; (1/2 cucchiaino di vaniglia bourbon)
  • marmellata di ciliegie; (uva fragola e pere cotogne)
  • qualche pistacchio; (granella di nocciole e mandorle a lamelle)
  • sale.

Come si procede:

sbucciate le mandorle e mettetele in forno ad asciugare, ma senza farle colorire; poi mettetele da parte.

(io le ho lasciate con la buccia).

Intanto preparate la pasta con:

  • 125 gr di zucchero (100), la farina,la scorza grattugiata di mezzo limone
  • 1 uovo intero, 1 tuorlo (ricordatevi di mettere da parte tutti gli albumi)
  • e 140 gr di burro.

Lavorate solo quanto basta per amalgamare gli ingredieni, e fate una palla che metterete nel frigorifero, avvolta in carta oleata, per circa un’ora.

Pestate nel mortaio gr 170 di mandorle e 170 di zucchero (140) (unito un cucchiaio alla volta) setacciando la polveree ripestando le briciole che restano nel setaccio (robot!).

Unite alla polvere, sempre pestando, un uovo intero e tre tuorli, poi la vanillina.

Fate sciogliere gr 80 di burro in un pentolino e lasciatelo raffreddare.

Imburrate ed impanate una tortiera (circa cm 24).

Togliete la palla dal frigorifero e stendetela in un disco grande abbastanza da coprire fondo e bordi della tortiera, rimboccando la pasta agli orli e sforacchiandola sul fondo con una forchetta.

Stendeteci sopra uno strato di marmellata.

Montate tre albumi e unitevi le mandorle e il burro sciolto.

Versate tutto sopra la marmellata, livellate, e mettete in forno già caldo (170°) per 40 minuti.

Intanto che la torta cuoce, pestate il resto delle mandorle e dello zucchero al solito modo, e unite la scorzagrattugiata dell’altro mezzo limone e il quarto albume, fino a ottenere una specie di purè.

Scaldate in un pentolino un pò di marmellata, in modo che si sciolga bene.

Pelate i pistacchi.

Quando la crostata si sarà raffreddata, mettete in una siringa la pasta di mandorle, e disegnate un reticolato sulla superficie; sempre con la siringa riempite di marmellata i quadretti.Guarnite con i pistacchi…e finalmente la torta è pronta!

Sarà meglio però farla riposare al fresco ancora un paio d’ore.

Io: nonna, non la so usare la siringa..e l’impasto è così duro, posso fare dei rotolini?

Nonna: ho visto, potevamo aggiungere un albume, ma va bene così, fai tu, vediamo cosa combini :-D

Io: ti piace?

Nonna: si è fatto tardi, ti metto la torta in una tortiera e la porti a casa…domani quando la mangerete mi penserete ……

Io: non possiamo assaggiarla adesso?

Nonna: no, è troppo tenera ancora…domani sarà più buona.

Io: spero di non rovinarla :-(

Nonna: dai, vieni qui che ti abbraccio :-) ma, ma..cosa vedo, una lacrimuccia?

Io: no, ho il raffreddore :-)

Così Nonna Papera mi strinse forte forte, ho visto che anche lei aveva una lacrima ma non le ho detto nulla.

Nonna: ciao tesoro, vai piano!

Io: fai buon viaggio e saluta zio Paperone e Pluto ….

Ciao Nonna Papera, mi mancherai..e mi mancherà anche il manuale, oggi lo riporto in biblioteca, assieme ai miei sogni di bambina.


Cheese cake fondente all’arancia.

Questa pioggia incessante, le temperature invernali, la neve presente  sulle montagne

dove solitamente cammino in estate (la più alta segnata dalla freccia ha 1709 m!)

mi scombussolano un po’, mi riesce difficile immaginare colombe felici che volano in cielo a portare pace e serenità, me ne accorgo dal comportamento della cavalletta che per il secondo anno sverna sulla mia terrazza e, pur avendo mangiato quasi tutte le mie primule non accenna ad andarsene, se ne sta nascosta dietro al vaso, le manca una zampa ( incidente domestico)

Comunque dentro di me la primavera è arrivata e la festeggio con questo cheese cake.

Ingredienti:

  • 300 g di ricotta,
  • 300 g di yogurt greco
  • 3 uova,
  • 150 g di cioccolato fondente,
  • 40 g di cacao amaro,
  • 100 g di zucchero,
  • 200 g di biscotti digestive al cioccolato,
  • 80 g di burro salato,
  • 1 arancia non trattata.

Come si fa:

sciogliere il burro a bagnomaria, mescolarlo ai biscotti tritati, distribuire il composto sul fondo e sui lati di una tortiera di 22 cm rivestito con cartaforno, schiacciarlo con un cucchiaio e farlo riposare i frigorifero per 1/2 ora.

Tritare il ciocolato escoglierlo a bagnomaria, separare i tuorli dagli albumi, mescolare i primi con lo zucchero ed i secodi con u pizzico di sale.

Mescolare la ricotta setacciata, lo yogurt,  il composto di tuorli, il cioccolato fuso, il cacao, la scorza grattugiata dell’arancia e gli albumi.

versare il composto nello stampo e cuocere a 160°C per 50 miuti.

Sfornarlo, farlo intiepidire e raffreddarlo per almeno 2 ore in frigorifero.

Decorare a piacere.


Tortino di topinambur e verdure…

Questo tortino è piaciuto anche a chi l’ha guardata con diffidenza  (l’avevo fatta SOLO per me!)  che  ha chiesto: mi fai assaggiare?…..ho dovuto riprendermela con la forza!

Dirò di più, l’ho fatta in microonde e, pur avendo la funzione grill, per la gratinatura ho usato il forno (non ho pratica con il micro!)

La trovo un’ottima soluzione,  in 20 minuti avrete un piatto delizioso!!

Per renderlo  piatto unico potete aggiungere del prosciutto, dello speck..quello che vi pare, io spesso modifico le ricette in corso d’opera, è questo il divertimento in cucina, si crea, s’inventa, si gioca..e poi si mangia!!

Cosa occorre:

  • 300 g di topinambur,
  • 100 g di cipolla rossa,
  • 400 g di piselli fini (in scatola o surgelati)
  • 2 cucchiai di parmigiano
  • 2 uova
  • burro per la pirofila
  • 2 cucchiai di erbe aromatiche: prezzemolo, basilico, origano,
  • 1 cucchiaio di panna,
  • sale.

Come ho fatto:

ho sbucciato i topinambur, la cipolla e, dopo averli lavati ed asciugati, li ho tagliati con la mandolina,

ho imburrato una pirofila adatta alla cottura in microonde, dove ho sistemato topinambur e cipolla.

Ho coperto e cotto, alla massima intensità per 4 minuti, mescolando 2 volte.

Nel fratttempo ho sbattuto le uova con un pizzico di sale, ho incorporato le erbe tritate, la panna, il parmigiano ed i piselli (ho usato quelli surgelati).

Ho versato tutto sui topinambur e continuato la cottura per altri 4 minuti.

Se avete tempo e desiderate presentare il tortino in monoporzioni,  consiglio di eseguire la prima fase di cottura al microonde, dividere il composto e terminare la cottura in forno.


Cuoricini di sedano fritti a San Valentino? Perchè no…

Polpettine da gustare 22-02-2010

Credo che l’amore stia anche nel rispetto per il cibo e nella fantasia nell’ utilizzarlo al meglio e mai sprecarlo.

A me succede con il sedano, ne compero sempre troppo, dimentico di congelarlo e lo ritrovo un po’ triste nel frigorifero.

Questa idea “salva-sedano” l’ho presa da un libro di Bigazzi ed ora la tengo cara,  una proposta semplice, straordinaria…

Ingredienti:

  • foglie di sedano e gambi liberati dai filamenti,
  • 1 uovo,
  • farina 00 per infarinare le polpettine o di riso senza glutine,
  • sale,
  • olio evo per friggere.

Come fare:

dopo aver pulito e lavato il sedano, sbollentarlo in acqua salata per sfibrarlo ed ammorbidirlo.

Dopo averlo scolato, strizzato e tritato ricavare  delle polpettine che  dapprima passerete nella farina,
nell’uovo ed ancora nella farina.

Inserirle delicatamente nel tagliapasta a forma di cuore, friggerle in olio evo profondo e servire con una salsa di pomodoro piccante.

polpettine di sedano da friggere-001

Sostituendo la farina conquella di riso, avrete una ricetta senza glutine.


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