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Sambuco, acacia, vino e frittelle, a spasso con Rilke.

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Dopo Pasqua Rilke ricevette infine una visita di Marie von Thurn und Taxis, che naturalmente aveva al seguito il suo cuoco personale.

Il 6 aprile 1912, sabato santo, appena un paio di giorni prima dell’arrivo della sua mecenate, il poeta tedesco scrive:

“Sistiana brulica già di villeggianti, oltre cinquanta. Ieri ho bevuto del tè, lì, sulla terrazza; ma la meraviglia è arrivata dopo, sul pendio, nei piccoli sentieri tra i prati.

Conosce anche lei ciò di cui sto parlando: un cielo coperto all’imbrunire, l’erba verde, gli alberi in fiore, in parte sin da prima, in parte nell’aria grigia e silenziosa?

Attimi che sento appartenere a una memoria eterna: alberi in fiore, senza sole, e la pioggia imminente, di cui il cinguettio isolato degli uccelli già preannuncia l’arrivo.

Oh, se anche dentro di me fosse tutto com’è in natura, non chiaro, ma calmo e proteso verso il futuro.

(Trieste, la città dei venti pagina 90)

Sorprendentemente, nelle sue lettere Rilke non si lamentava più del cibo già da molto tempo. Forse la cuoca gli aveva procurato il tartufo d’Istria che, tra l’altro, non ha nulla da invidiare al suo parente piemontese. E, dopo i mesi invernali, sicuramente l’orto principesco aveva cominciato a produrre in maggior quantità ciò che piaceva al poeta tedesco.

E magari la cuoca gli aveva indicato cosa poteva raccogliere durante le sue passeggiate lungo la stradina costiera che oggi porta il suo nome – sentiero Rilke- e inizia proprio all’uscita del paese di Duino.

Una passeggiata idilliaca, di una mezz’oretta buona, tra rocce grigie ormai erose, il profumo della macchia mediterranea, e giù in basso il mare e un panorama che sembra non finire mai.

Certamente l’autore delle Elegie andava a passeggio anche nel boschetto della Cernizza, tra il castello di Duino e la foce del fiume Timavo.

Chissà se davvero si chinava a raccogliere piante o se volgeva sempre il suo sguardo verso gli angeli.

Probabilmente era la cuoca stessa che si metteva a raccogliere i bruscandoli, asparagi selvatici grandi a malapena quanto una matita, che crescono nella terra povera del Carso tra le pietre calcaree levigate dalla pioggia e che, sminuzzati e saltati nell’olio con un pizzico d’aglio, servono a preparare frittate e omelette.

E se è sbocciato anche il sambuco, il palato può davvero far festa: Rilke avrebbe dedicato un’undicesima elegia esclusivamente a quei fiori, se la cuoca lo avesse spedito a cercarli.

Il sambuco permette di realizzare ricette divine, che superano persino i piatti di carne, e magnifici dessert, che tuttavia per la loro preparazione richiedono un pizzico di tempo in iù.

(Trieste, la città dei venti pagine 90/91).


Ieri, tornando a casa ho pensato che se un creatore di profumi mi chiedesse di scegliere dei fiori per fare un profumo tutto per me gli avrei detto senza esitare: sambuco e robinia.

Non li avevo mai uniti in un unico cesto e, diciamolo, il sambuco da solo ha un profumo, come dire, se si può dire, ma si, lo dico: sa di pipì di gatto, non fate quella faccia, è vero.

Allora mi direte: ma ci regali tutte queste ricette con i suoi fiori per poi dirci questo?

Certo, perchè quel sentore svanisce, rimane il fatto che i fiori di sambuco o piacciono o non piacciono, a me piacciono e uniti ai fiori di acacia creano un profumo irresistibile e così, giunta a casa mi sono data alla sperimentazione.


Vino ai fiori di sambuco.

La ricetta per questo vino aromatizzato l’ho presa dal  libro che ho citato qui, richiede qualche giorno prima di poter essere usato e lo potete conservare in frigorifero, le dosi sono per 1 litro di vino, io ne ho fatta la metà.

Inredienti per il vino ai fiori di sambuco:

  • 1 l. di vino (1/2 litro Prosecco),
  • 50 g. di zucchero (25 g. di fruttosio),
  • 100 g di fiori di sambuco (50 g.),
  • 1 cucchiaino di sale(1/2).

Come fare:

scaldare il vino assieme allo zucchero ed il sale, mescolare, togliere la petola dal fuoco e, dopo che il vino si è raffreddato unire i fiori.

Far riposare in luogo fresco per 3/4 giorni (se avete un ello curioso e goloso mettetelo fuori dalla sua portata ).

Filtrare e conservare in frigorifero.

Questo vino viene usato al posto del latte per fare le frittelle ai fiori di sambuco.

Frittelle di fiori di sambuco.

Ingredienti:

  • una buona dose di pazienza per sgranare i fiori,
  • 2 uova,
  • 1 bustina lievito,
  • 150 ml di vino ai fiori di sambuco,
  • 200 g. di fiori di sambuco freschi,
  • 9 cucchiai di farina,
  • sale (indispensabile)
  • 1 l. olio di semi di arachide per friggere.

Come fare:

amalgamare tutti gli ingredienti e lasciar riposare per un paio d’ore; portare l’olio alla temperatura di 160°C.

Con 2 cucchiai formare le frittelle ed mmergerle nell’olio, scolarle e spolverarle con dello zucchero a velo.

Lo so, lo so, non ho sperimentato nulla, ho copiato, si, avete ragione ma l’esperimento è a riposo in frigorifero e fra qualche giorno, se sarà commestibile lo condividerò con voi, non volete mica che faccia delle figuracce vero?

Ed ora qualche idea per utilizzare il sambuco, fiori, sciroppo, bacche.

Clicca la foto, scopri la ricetta.

                          

     

 


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