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Torta di Carote Viola, Cocco e Mandorle: cambia il Colore , rimane la Sostanza

torta carote viola fetta cornice

Al tempo d’oggi Pel di Carota avrebbe una crisi d’identità, o cambiare nome o cambiare di volta in volta colore di capelli o farsi delle meches gialle, arancioni, rosse, viola, bianche ecc.

La carota (Daucus carota) della famiglia delle Umbelliferae è una pianta erbacea  originaria probabilmente dell’Afganistan, terra straordinaria che, almeno io, associavo soltanto a tristi eventi, mentre da ora, ogni qualvolta vedrò e mangerò una carota, penserò all’Afganistan con gratitudine, augurandogli, finalmente un pò di pace…

Sembra che sia nata viola poi, probabilemente per il cambiamento dei terreni dove veniva coltivata ha cambiato colore ma è stato un cambiamento naturale, non forzato, che ha però arricchito la varietà dei valori nutrizionali.

Chi, in estate, per favorire l’abbronzatura, non si è fatto una cura di carote? Le carote viola contengono antiossidanti, utilissimi a rallentare l’invecchiamento delle cellule; ma io non sono né medico né erborista e quindi vi rimando al web per arricchire le vostre conoscenze in fatto di carote.

Questa ricetta è uguale alla torta di carote che avevo fatto anni fa, ho cambiato carote e, al posto del kefir, ho adoperato lo yogurt greco allungato con un pò di latte.

Ho diminuito la dose di zucchero nella torta per via della glassa.

 collage torta carote viola-001

Ingredienti:

  • 300 g. di carote,
  • 150 g. di farina di cocco,
  • 150 g. di mandorle pelate,
  • 80 g. di zucchero semolato,
  • 3 uova,
  • 150 g. di yogurt greco,
  • latte q.b. per diluire lo yogurt,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga,
  • alchechengi per la decorazione.

Per la glassa,dosi a piacere:

  • centrifugato di carote viola,
  • zucchero a velo (ottenuto macinando lo zucchero semolato).

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle alle carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, lo yogurt diluito, Versare in uno stampo di 24 cm. ed infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

centrifugare le carote, ottenuto il succo versarlo poco a poco sullo zucchero a velo fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Finiamo la torta:

se volete potete decorarla a vostro gusto, io ho adoperato gli alchechengi che amo particolarmente, li ho intinti nella glassa ed ho adoperato le foglie per decorare il bordo.

Diciamo che si può migliorare, altra grande notizia: a parte una fetta per la “giudicessa (me medesima)” il resto è stato mangiato dal buongustaio di casa ello ;-)

torta carote viola cornice-001

Vi auguro un buon proseguimento di settimana, tornerò presto con la campagna Salviamo i Cachi; questi frutti color del sole hanno contagiato qualche fooblogger e la cosa mi fa un enorme piacere, più se ne parla e più se ne cucina e più questi frutti riavranno la dignità e l’attenzione che meritano.

presepe con pannocchie-002

Lo so che Natale è passato da un pò, ma volevo farvi vedere il presepe fatto tutto con le pannocchie dell’asilo di Pasian di Prato, quello che ho citato più volte per la faccenda della micia Celeste, poi felicemente addottata che ora vive a Trieste, la mia città natale.

Peccato che le piogge l’abbiano un pò rovinato, io l’ho visto soltanto qualche giorno fa, ma è una bellissima idea, specialmente da condividere con i bambini… peccato che il personale di quell’asilo, nell’occasione di Celeste si sia dimostrato poco coerente con la propria professione…

tappeto volante farfalle-001

farfalle viola ottenute con l’acqua di cottura delle carote viola.


Dolce di fichi e yogurt, direttamente da Pinterest e 4 risate per il week end.

torta di fichi mia-001

Che google fosse un pò bizzarro con le traduzioni non è una novità ma poche volte mi è capitato di ridere così tanto nel leggerle.

Solitamente chiedo ad ello di leggermele mentre faccio altro (così capisce se la ricetta è di suo gradimento), e così è stato anche questa volta.

Spesso si burla di me e mi legge strafalcioni o mi cambia gli ingredienti e non ho badato a quando mi ha letto questo passo:

*Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.*

Io ve lascio così, in purezza, come si suol dire, vi metto anche il link del blog da dove l’ho presa e buon lavoro, alla fine farò alcune considerazioni.

Yogurt Cake fa quasi la stessa cosa, non ci richiede troppo lavoro e concentrazione.
Arricchito con cannella e zenzero delicatamente introdotto in autunno aura.
Quindi tagliare alcuni pezzi, nascondere la scatola e andare a fare una lunga passeggiata :)

ingredienti:

(Modulo di biscotti, dim. 10,5 centimetri x 29,5 cm)
1,5 tazze di farina
2 cucchiaini di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di cannella
pizzico di zenzero
2 uova (taglia L)
3/4 di tazza di zucchero
50 g di burro, fuso
1/2 tazza di spessore yogurt naturale
la scorza grattugiata di un limone
3 fichi

creato da:

Preriscaldate il forno a 180 gradi.
La forma dei biscotti insegna carta da forno.
Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.

In una ciotola setacciare la farina, il lievito, la cannella, lo zenzero, mescolare bene gli ingredienti.

In una seconda ciotola, mescolare le uova e lo zucchero per qualche minuto.
Versare raffreddato il burro, lo yogurt aggiungere la scorza di limone e mescolare.
Versare il composto di farina con additivi, mentre, fino a quando combinati.
Torta traduce in uno stampo, viene livellato superficie, disporre in due file di frutta a fette.
Cuocere per circa 35-40 minuti per “asciugare bastone”.

Torta prima di servire si può cospargere con zucchero a velo.
Enjoy :)

torta di fichi da infornare1-001

La teglia di quella misura l’ho fatta da sola con un vassoio di alluminio, probabilmente ho sbagliato sito dove leggere la conversione da cup in tazze, ho messo troppa farina  ed il mio impasto è risultato molto solido, l’ho diluito con un pò di latte.

Solitamente i composti da plum cake sono più fluidi, ci riproverò perchè è comunque un dolce di facilissima esecuzione e con svariate possibilità di rivisitazione.

Facendola come l’ho fatta si può farcirla a metà con della frutta a scelta e coprire con altro composto che si è sicuri che la frutta non affonderà in cottura, io ho aggiunto anche un pizzico di sale, ho ridotto lo zucchero ed ho messo la buccia d’arancia.

I fichi (mutandine) devono essere più di 3 o fichi molto grandi, come succede a volte nel web, le ricette sono da interpretare, questa è da fare.

torta fichi interno-001

Vi consiglio di andare a vedere il post originale, io mi vergogno a pubblicare la foto, le mie sfigurerebbero, buon fine settimana a tutte/i.

Dimenticavo, la traduzione è dal polacco :-D


Tartare di Trota marinata al Coriandolo e Zenzero con Chutney di Pesche.

Tartare di trota e chutney di pesca completo-001

É la mia prima volta con il pesce crudo, avevo assaggiato una tartare di trota affumicata con chutney di albicocche e me ne ero innamorata ed ho voluto mettermi alla prova.

Ho comperato una trota freschissima (semplice, né iridea, nè salmonata), da queste parti ci sono molti allevamenti e l’acquisto è sicuro.

Ne ho ricavato 2 filetti e li ho messi in congelatore per 24 ore poi, li ho privati della pelle e delle spine rimaste, li ho tagliati a piccoli cubetti e li ho marinati.

Ingredienti per la tartare di trota:

  • 2 filetti fi trota fresca,
  • 1 cucchiaio raso di sale affumicato,
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna,
  • qualche seme di coriandolo leggermente pestato nel mortaio,
  • 3 cm. di zenzero fresco grattugiato.

Come preparare la tartare di trota:

mettere la tartare in una ciotola, unire tutti gli ingredienti e mescolare bene, coprire con un foglio di pellicola e riporre in frigorifero per tutta la notte.

Trascorso il tempo necessario, risciaquarla e asciugarla tamponandola, la trota non ha perso consistenza ed è rimasta bella soda e profumata..

tartare di trota e chutney di pesche1-001

Ingredienti per il Chutney di pesche:

  • 1 scalogno,
  • 2 pesche a pasta gialla,
  • qualche seme di coriandolo,
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna,
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico ai lamponi.

Come fare il Chutney di Pesche:

affettare finemente lo scalogno e farlo appassire in poco olio, unire le pesche, anch’esse affettate sottilmente, unire i semi di coriandolo, lo zucchero, mescolare ed insaporire, aggiungere l’aceto, farlo evaporare, mescolare ancora e spegnere.

L’aceto balsamico ha colorato la preparazione, se non lo gradite, adoperate il Mirin (aceto di grano) o aceto di mele o di vino bianco.

L’aceto balsamico ai lamponi che ho adoperato ha regalato al chutney un aroma straordinario.

Questa è una ricetta velocissima ed è un ottimo accompagnamento per questo tipo di preparazione, si può variare tipo di frutta e spezie, provate, vi piacerà.

Decorazione:

  • yogurt greco,
  • fettine sottili di pesche nettarine,
  • foglioline di melissa fresca.

Componiamo la coppa:

mettere alla base della coppa Martini la tartare, coprire con un pò di chutney, decorare con  un cucchiano di yogurt greco, fettine sottili di pesca e una fogliolina di melissa.

L’ho assaggiata, un pò titubante perchè non sono abituata a mangiare il pesce crudo, beh, me la sono gustata tutta, fino all’ultimo cubettino, la marinatura aveva rilasciato nella trota tutti i sentori dello zenzero e dei semi di coriandolo che io amo adoperare in molte preparazioni.

Il sale affumicato aveva fatto il resto, la prossima volta sarà la mia prima volta con l’affumicatura casalinga, pentolaccia e terrazza aperta sono pronte ad accogliere i miei prossimi esperimenti.

Con viva e vibrante soddisfazione  vi dico: provate :-D

Tartare di trota e chutney di pesche

Buona serata.


Praline di Trota agli Agrumi con Finferli biscottati, Yogurt Greco, Erba Cipollina, Venerdì pesce.

Pralina trota piatto-001

Riprendo con le ricette del corso, in futuro dovrò scrivere i post nel giro di 2 giorni perchè, anche se prendo appunti, mi accorgo che perdo per strada qualcosa, poi la recupero ma faccio più fatica, in queste preparazioni sono i particolari che contano e fanno la differenza, in poche parole: battere il ferro finchè è caldo.

Abbiamo cotto al forno e fritto nella maniera classica, queste praline di trota vengono cotte in padella con olio evo, non olio profondo, ma quello necessario per ungere la padella.

Sono adattabili a chi è celiaco, non dimentichiamo che la cucina de Agli Amici di Godia, ha sempre un occhio di riguardo verso chi ha intolleranze.

Nel caso delle polpette è semplice farlo, basta sostituire il pane, la farina, con quelli adatti ed ecco la ricetta senza glutine.

Voglio sottolineare che le ricette senza glutine vengono preparate in una ambiente separato dalla solita cucina, proprio per evitare contaminazioni che pregiudicherebbero la salute dell’ospite celiaco.

Queste praline sono state impanate con la farina di mais che le rende particolarmente croccanti, si possono congelare e, all’occorrenza, spadellarle così come stanno.

Vengono servite con dello yogurt greco che, si sa, con trota e salmone ci sta d’incanto ma, se come me, amate la panna acida o la creme fraiche (che non è lo stessa cosa, come leggo spesso in qualche blog), abbinatele pure.

La nota croccante, sempre gradita, viene data dai finferli biscottati che aggiungono gusto e raffinatezza alla preparazione.

Finferli pronti da tostare-002

Finferli da biscottare.

Iniziamo proprio dai finferli che, viste le piogge abbondanti di questo periodo, cresceranno abbondanti, se non affogheranno prima ;-)

Quando ne trovate molti potrete conservarli così, come insegna Raffaello, ovviamente vanno lavati, al contrario dei porcini questi non soffrono un breve lavaggio in acqua corrente.

Le proporzioni di acqua e aceto (senza sale, lo aggiungeremo per le preparazioni finali) per la scottatura sono:

  • 10 litri di acqua,
  • 1 bicchiere di aceto.

Bastano 3 secondi ed asciugarli, allargandoli poi su un canovaccio pulito ad asciugare ed ecco pronta la scorta di finferli da mettere in congelatore.

Prima dell’uso, farli scongelare ed adoperarli come al solito.

Come biscottare i finferli:

semplicemente in padella, olio evo e sale e cuocerli 8/10 minuti a fuoco basso.

composto trota per praline-001

Composto praline trota.

Ingredienti per le praline di trota:

  • 500 g. di trota salmonata peso pulito,
  • 100 g. di patate cotte o alla Raffaello o lessate o come avete al momento,
  • 40 g. di mollica di pane (senza crosta) ammollata in acqua o latte,
  • la scorza di 1 arancia BIO,
  • la scorza di 1 limone BIO,
  • erba cipollina tagliata con le forbici a pezzetti piccolissimi),
  • noce moscata (se gradita),
  • albume rotto (io adopero quello pastorizzato che è già pronto) per la panatura,
  • farina di mais per la panatura.

Ingredienti per l’accompagnamento e decorazione:

  • yogurt greco,
  • erba cipollina,
  • panna acida (mia variante),
  • creme fraiche (mia variante).

Come preparare le praline (20 grammi):

nulla di più semplice, amalgamare bene gli ingredienti e formare delle palline (Raffaello le fa di 20 grammi), passarle prima nell’albume rotto,  e arrotolarle nella farina di mais.

A questo punto potete metterle su vassoi e congelarle, oppure cuocerle in padella con olio evo.

Servirle con yogurt greco, erba cipollina e finferli biscottati.

interno praline di trota-001

Per oggi è tutto,vi auguro un bel fine settimana, meglio se.. Senza pioggia…

 


Soufflè Glacè di Nespole del Giappone.

soufflè glacè nespole alto

L’idea mi è venuta ripensando ai miei gloriosi tempi dell’ mtc, quando, mese dopo mese, in maniera quasi compulsiva da meritarmi l’assistenza psicologica di Padre Amort, sfornavo innumerevoli versioni diverse della stessa ricetta base.

Ricordo ancora i miei innumerevoli soufflè glacè e così mi sono detta: perchè non provare con le nespole del Giappone? Ormai le ho adottate e mi porto avanti per quando inizierà qui la loro stagione, infatti, quelle che vedete arrivano dalla vicina Spagna.

Questa preparazione ha origini francesi, la base è quella del semifreddo e si presta ad un’infinità di varianti, provate, è più semplice di quanto appaia ma ora andiamo in cucina.

Soufflè glacè nespole 2-001

Prima d’iniziare la preparazione, rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 6 cm e fissare con spago da cucina, riporre in frigorifero.

Mettere in congelatore la panna così da montarla più facilmente.

Sbucciare le nespole e, al solito eliminare i semi e lapellicola che li contiene, tagliarle a pezzi piccoli, irrorare con il succo di limone, aggiungere lo zucchero (ho scelto il muscovado perchè le profuma gradevolmente) e porre sul fuoco fino ad ottenere una composta che poi frulleremo; per questo soufflè ne ho adoperati 2 cucchiai, se avanza avrete un altro dessert.

Collage Soufflè Glacè nespole-001

Ingredienti per il soufflè della foto:

  • nespole del Giappone,
  • 2 cucchiai di zucchero muscovado,
  • succo di limone,
  • 100 g. di Topfen (o ricotta o yogurt),
  • 100 g. di panna montata,
  • 4 cucchiai di composta di nespole frullata (2 per il composto e 2 per l’interno).

Ingredienti per la meringa Italiana:

  • 50 g. di albume (pizzichino ino sale e gocce succo limone per montarli),
  • 100 g. di zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, così è davvero senza glutine),
  • 50 ml. di acqua per lo sciroppo.

Come fare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.

Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , facendo sciogliere sul fuoco fino ad ottenere uno sciroppo denso.

Versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati a neve continuando a montare il composto fino a quando non sarà freddo, poi riporre in frigo.

Completiamo la preparazione:

montare la panna, setacciare il Topfen o la ricotta in una terrina, se adoperate quella (per lo yogurt non serve), unire 2 cucchiai di purea di nespole, unire la panna montata ed incorporare gli albumi.

Versare nel contenitore  e mettere in congelatore, quando sarà rappreso, tirarlo fuori , scavare un cratere profondo, spostando il composto ai lati, riempirlo con la purea di nespole, ricoprire con il composto spostato e  rimettere in congelatore per non meno di 6 ore.

Prima di servire rimuovere la carta, se vi va decorate con un cucchiaio di composta di nespole (io non l’ho messa perchè lo zucchero muscovado l’aveva scurita tanto).

soufflè glacè nespole tovagliolo

Buon fine settimana

A proposito di soufflè glacè:

soufflè glacè, carote, tofu rosmarino soufflè glacè effetti-1

soufflè glacè pp soufflè glacè fico

Nutellone con meringa soufflè glacè stracchino, pere e pepe pigna


Crema di Avocado, Cocco, Arancia: se la primavera mi dà un dito, io mi prendo un braccio…

Crema avocado cocco-001

Già, dopo una notte buia e tempestosa, finalmente sabato mattina è ricomparsa la primavera e mi è venuto in mente Giacomo Leopardi che, con la sua sensibilità malinconica, scrive la sua poesia, imparata a memoria e recitata più volte in classe e a casa, con la Signora Gisella che mi ascoltava attenta e severa.

L’ ho immaginato dietro ad una finestra, di quelle alte, enormi, contornate da pesanti tende di velluto scuro, tanto scuro da non dare speranza alla luce di illuminare né la stanza né l’anima del Poeta.

L’ ho immaginato osservare le gocce  cadere dal tetto  sfiorando il davanzale e l’ ho visto dirigersi pensieroso (o pensoso) verso la scrivania ed iniziare i suoi versi:

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra

… Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo à suoi studi intende?
O torna all’opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

prati stabili P.d.P.jRovere di Slavonia.1-001

Non mi sono accontentata di rimanere qui, nella nostra meravigliosa ed assolata Italia (allo sfascio) ma ho voluto andare anche un pò lontano, incamminarmi verso altri mondi.

Ieri sera ho visto su Gambero Rosso Sky uno splendido documentario che parlava dell’ amara/dolcezza del cioccolato, mostrandone le varie sfaccettatura, dallo scultore-amante del cioccolato Patrick Roger che mi ha conquistata col suo gorilla a grandezza naturale (sono innamorata di Dian Fossey… ); pensate che i BAMBINI che lavorano nelle piantagioni di cacao non hanno la minima idea né di dove vadano le fave né cosa ne facciano… alla fine lo assaggiano e dicono: buono, è davvero buono…

Cosa c’entra il cioccolato qui? Nulla,è tanto per parlare :-D

Noi-001

Noi

Ed ora passo alla ricetta, non so se a Giacomo (confidenziale) sarebbe piaciuto questo dessert, non lo immagino mangione godurioso ma io ed ello invece lo siamo ed abbiamo apprezzato molto.

La ricetta arriva dalla mia solita datata dispensa a schede, alla ricetta, che non prevedeva zucchero, ho aggiunto del fruttosio ed ho sostituito le noci con le nocciole tritate che erano avanzate dalla precedente torta.

Crema avocado cocco-004

Quando ho letto la ricetta mi sono spaventata, è più il tempo di raffreddamento che quello di esecuzione? Nessun problema, sto diventando pratica e dopo 3 anni abbondanti di blog e web ho imparato ad interpretare le ricette.

Una cara persona ha scritto questo, parlando di me, della Libera di “prima”, prima che iniziasse a vagabondare nella solitudine dei campi e dei boschi:  “che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette”, beh, quella Libera ritornerà, prima o poi… promesso♥

Ingredienti per il bicchiere nella foto e un’altra coppa grande:

  • 2 avocadi maturi,
  • 150 g di crema di polpa di cocco (NaturaSì),
  • 150 ml. di succo d’ arancia,
  • 2 cucchiai di fruttosio,
  • 150 g di yogurt greco,
  • 1 cucchiaio abbondante di scorza d’arancia gratuggiata,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • farina di cocco e scorza d’arancia per decorare (o come vi piace).

Ingredienti per la granella/crumble:

  • 50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
  • 50 g di fiocchi di mais,
  • 50 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado.

Il procedimento per la granella lo trovate in grassetto/corsivo.

collage crema avocado crumble-001

Come fare:

mettere il succo d’arancia, il fruttosio e la crema di polpa di cocco in un pentolino, mescolare e riscaldare (non bollire!) il composto per amalgamarlo.

Spegnere e versare in una terrina, far raffreddare e mettere in frigo per far addensare.

Nel frattempo tagliare a metà gli avocado, eliminare il nocciolo (non gettarlo, vedere qui) e, con un cucchiaio estrarre lapolpa.

Ritirare dal frigorifero la crema di cocco, unire la polpa di avocado, lo yogurt, la scorza d’arancia ed il succo di limone e riporre ancora la terrina, coperta con la pellicola, in frigorifero per far addensare (io, per motivi di tempistica, l’ho lasciato tutta la notte).

Al momento di preparare le coppe o bicchieri, come volete, far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocchi di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.

Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.

crema avocado cocco4-001n

Presentazione:

questo dessert può essere servito in coppette, io ho scelto per voi il bicchiere che evidenzia il “crumble” (perchè di crumble si tratta) che è perfetto in questo dessert, per la croccantezza, il profumo e la consistenza e se vi avanza potete utilizzarlo per altre preparazioni.

Alternare gli strati di crema e crumble terminando con la crema, la decorazione è a gusto personale, io ho scelto una farina di cocco e una piccolissima julienne di scorza d’arancia che fa sempre la sua bella figura.

crema avocado cocco4-001

Comunicazione di sevizio: ho completato il recupero dei miei post persi per il malfunzionamento (o mia inesperienza) del PDF, questo comporta che gli iscritti via email non verranno subissati di email.


Prove Tecniche di Cheese Cake: Avocado, Arance di Calabria, Agar Agar, Senza Glutine ecc.

Cheesecake avocado-001

Se fossi più giovane sarebbero 2 le specializzazioni in cucina alle quali mi dedicherei: le paste ripiene ed i Cheese Cake, questi 2 temi sono quelli che mi affascinano di più per la loro infinita versatilità.

Mi piacerebbe anche  la decorazione delle torte, non quelle di Buddy o della Fabbrica del cioccolato; sono scenografiche, non lo nego, ma non le ritengo affidabili da un punto di vista igienico; preferisco le decorazioni delicate, alla Ernst Knam nell’Arte del dolce per intenderci.

La cosidetta Cake Design mi comporterebbe troppi spostamenti, lavori in gruppo che, si sa, non sono adatti alla mia personalità, per non  parlare degli acquisti dispendiosi per poter eseguire al meglio le decorazioni.

Spesso queste attrezzature hanno prezzi spropositati che comprendo se poi, se ne fa una professione, io preferisco sempre riuscire a fare qualcosa di carino con quelle attrezzature, a volte anche di fortuna, che ho a casa.

Ma arrivo al dunque, a questo dolce, frutto di una forzata chiusura in casa,

poca energia per fare altro e la domanda di ello con occhio da cucciolo indifeso: me lo fai un dessert?

                                                                      cheese cake avocado alto-001

Ingredienti per una teglia a cerniera di 18 cm.

Per la base:

  • 200 g. di fiocchi di mais non zuccherati,
  • 80 g. di burro di cocco.

Per il ripieno:

  •  il succo di 3 arance,
  • buccia di un’arancia,
  • 1 avocado,
  • 1 cucchiaino di succo di limone,
  • 100 g. di ricotta di kefir,
  • 150 g. di yogurt greco,
  • 100 g. di zucchero semolato,
  • 2 albumi,
  • 13 g. di Agar Agar in polvere.

Per il top:

  • 8 frutti della passione,
  • 1 cucchiaino di z ucchero,
  • 2 g. di agar agar.

Per le decorazioni:

  • caramello,
  • cioccolato bianco.

Come fare:

tritare i fiocchi di mais ed aggiungere il burro di cocco liquefatto, amalgamare il composto e premerlo sul fondo della teglia schiacciando col dorso del cucchiaio, riporre in frigorifero.

Grattugiare la buccia di un’arancia e spremerne una, ricavare la polpa dall’ avocado e frullare il tutto assieme alla ricotta, lo yogurt ed il succo di limone.

Preparare uno sciroppo con lo zucchero e 30 g. di succo d’arancia ed unirlo a filo sugli albumi montati a neve.

Sciogliere l’agar agar nel succo d’arancia avanzato, far bollire 5 minuti ed unire al composto di avocado, alla fine unire la meringa italiana, amalgamando delicatamente.

Versare il composto sulla base di fiocchi di mais, livellare la superficie e preparare la gelatina di frutti della passione estraendo la polpa, aggiungendo lo z ucchero e l’agar agar, far bollire, filtrare per eliminare i semi che in questo caso darebbero noia, raffeddare qualche minuto e versare sulla cheese cake.

Riporre in frigorifero per alcune ore.

Preparare le decorazioni a piacere con il caramello e la cioccolata bianca, la spirale in centro è ottenuta facendo girare una spatola dentata.

cheese avocado interno-001

Eccolo qui, considerazioni? La prossima volta farò la base più sottile, s’intende che la potete fare con quello che desiderate o fate solitamente.

la ricetta che mi ha dato l’idea prevedeva anche i tuorli ma ho ritenuto che non avrebbero modificato in meglio la riuscita del dolce.

Ho voluto evitare l’albume crudo facendo la meringa italiana con il succo d’arancia al posto dell’acqua.

Ora vi presento la piantina, anz i, una delle piantine che ho ottenuto dall’osso dell’avocado; per qualche mese in acqua e da 2 settimana in terra.

Cheese cake avocado e pianta-001


Coppa Yogurt e albicocche speziate, il sole arriva da lontano…

Oggi il sole è ricomparso ma sembrava si fosse dimenticato di noi, per fortuna venerdì è arrivato dalla Calabria,  travestito da albicocca, ma non era solo, si è fatto accompagnare da splendidi limoni,  nespole, da preziose cipolle di Tropea, e…da un pacco speciale speciale che aspetta il momento di convolare a nozze con qualche specialità della mia terra…

Ci voleva una bella sorpresa per darmi un pò di brio ed il pacco di Max è arrivato al momento giusto :-)

Domenica mi sono accorta che stavano maturando velocemente, era arrivata l’ora di sperimentare la ricetta che mi aveva colpita lo scorso anno, la coppa allo yogurt e albicocche speziate.

Domenica ho fatto anche un dolce da forno per ello ma questa coppa è stata la mia coccola speciale, amo la cannella e la punta piccante del pepe garofanato, ma via con la ricetta.

Ingredienti per 1 persona (quantità variabile a piacere):

  • 250 g. di yogurt greco 0%
  • 4 albicocche sode,
  • 1 cucchiaio di miele di acacia,
  • cannella in polvere,
  • pepe garofanato,
  • foglioline di menta fresca.

Come fare:

lavare, asciugare, snocciolare le albicocche e tagliarle a spicchi (4/6 a seconda della loro grandezza).

Riscaldare a fuoco medio il miele in una padellina antiaderente, unire la cannella, il pepe (io ho grattugiato i grani) e gli spicchi di albicocche.

Alzare la fiamma e cuocere per qualche minuto (per evitare che si spappolino gli spicchi girarli muovendo la padellina), spegnere e far raffreddare.

Mettere lo yogurt nella coppa e disporre sopra le albicocche col loro sugo, decorare con le foglioline di menta…un’estasi, provate, anche cambiando le spezie, la lavanda ci sta bene, il cardamomo pure, ma non fatevi mancare il tocco magico che regala il pepe.

Buona giornata e alla prossima ricetta con le “Albicocche viaggiatrici” ;-)


Millefoglie di Cuori di cioccolato con spuma al frutto della passione, finchè il cuculo canta la primavera esiste…

Millefoglie di Cuori di cioccolato con spuma al frutto della passione.

All’alba, al mio precoce risveglio ho sentito cantare il cuculo, sono molti giorni che lo sento ed il meraviglioso silenzio che avvolge il luogo dove abito me lo fa godere tutto questo suo canto..voi sapete quanto io ami la natura vero?

É stato un attimo, la mia mente è andata tra le pagine di un libro di Mauro Corona: “Finchè il cuculo canta”..è fatta, mi sono detta, sarà lui, Mauro Corona a raccontare al posto mio le mie emozioni ed il mio pensare.

Ho sfogliato il libro (li ho tutti)..l’ultimo capitolo, quello parla del cuculo, forse è un pò lungo ma se amate leggere me, leggete il racconto, ne vale la pena…

Foto dal web

Tutte le mattine vado al bar, vicino casa. Ce ne sono due nella nuova Erto, uno di fronte all’altro. Per non far torto a nessuno li visito entrambi.Nel primo bevo il caffè, nel secondo una grappa o viceversa. Leggo il giornale, quello del giorno prima, il nuovo arriva solo dopo le undici, con la posta. Quasi sempre incontro gli amici: Carle, Silvio, Pin, Ottavio il vecchio cacciatore, Vanni.

Carle e Silvio hanno la mia età, siamo nati nel ’50, a Erto. Siamo cresciuti assieme, nella contrada San Rocco, vicino alla chiesa, dove per secoli ha pulsato il cuore della vecchia Erto. A volte stiamo seduti a chiacchierare. Leghiamo i discorsi con qualche bicchiere, una sigaretta. Facciamo finta di non vedere la scritta minacciosa che ammonisce dai pacchetti: “Nuoce gravemente alla salute”. Non ci curiamo di certi allarmanti dolorini sul lato destro del costato. Nei miei amici c’è una pacata rassegnazione, raramente sui loro visi si dipinge l’allegria. Se parliamo del futuro qualcuno risponde: “Non mi interessa vivere un secolo, non so quanto ho davanti comunque sono pronto”. Allora parliamo dell’infanzia, dell’adolescenza, della gioventù, trascorse insieme, in quel borgo ormai abbandonato, vuoto. Ricordiamo senza nostalgie, senza rimpianti: abbiamo capito che non serve; parliamo perchè ci fa bene. La vita spegne molte cose, l’entusiasmo, il sorriso, ma non riesce a spezzare quel filo che lega gli amici d’infanzia.

Carle vorrebbe tornare a vivere nella vecchia casa, l’ha messa a posto, è pronta ad accoglierlo come un tempo. “Quello è il mio paese”, dice. Scriveva Giacomo Noventa “Un giorno o l’altro mi tornarò al paese…Su le rovine, mi cercarò, le vecie case”. Anch’io vorrei tornare nella mia casa.

A volte Carle ed io ricordiamo i tempi del collegio Bertoni, a Udine, i lunghi giorni dentro quelle mura, l’incapacità di comunicare con gli altri: ci chiamavano i pecorai. I pomeriggi solitari, appoggiati a una colonna a parlare di Erto, dei nostri giochi, dei nostri sogni, degli amici da cui il Vajont ci aveva divisi. A volte torna anche la naja. Un Natale ci scambiammo gli auguri a distanza. Eravamo alpini a Sauris, un paesino del Friuli. Durante le manovre invernali, io camminavo tenendo la mula per la cavezza, si chiamava Innata. Lui transitò sul cassone di un camion militare carico di pini per gli ufficiali. Mi chiamò. Non ci fu permesso sostare, ci scambiammo gli auguri al volo. Subito dopo il camion sparì dietro una curva.

Non parliamo mai del presente, sempre degli anni passati, forse perchè ridevamo di più. Il sogno di Carle sarebbe di salvare il paese vecchio, anch’io lo vorrei, anche Silvio e molti altri. Negli ultimi trentasei anni sono cadute più di cento abitazioni, molte sono fatiscenti, ormai è solo questione di tempo per la fine. La contrada San Rocco, stretta, lunga, con le case alte su ambo i lati è vuota, muta come un fiume in secca. Così pure le altre: Soprafuoco, via delle Scuole, Balbi, contrada Le Gaie, Mela, Dozzi. Protette dalla sopraintendenza ai beni culturali, le case del vecchio paese crollano una dopo l’altra. Come gli alberi del “boscaiolo della Luna”, pare che l’una, cadendo, spinga giù quella vicina in un irrefrenabile gioco di birilli.

Carle diventa cattivo quando sente parlare di tutela del patrimonio culturale.

Assieme abbiamo lavorato nella cava di marmo del monte Buscada. Un giorno emigrò. Quando tornò dall’Africa mi consegnò una cartella con dei fogli. Erano poesie, una mi riguardava. Non la ricordo per intero, ho in mente solo una frase: “Da un pino ricava un bambino, da un abete un ariete”.PL’amicizia è anche questo.

Con Silvio il rapporto è più allegro. Parliamo spesso di donne, con un certo cinismo, nel suo caso tocca la misoginia. Molti anni fa lavorammo alla costruzione del ponte di Longarone. Fu l’ultima volta che ci trovammo fianco a fianco. Nel tempo libero io scolpivo il legno, lui passò a una ditta di sondaggi geologici. Perforava il terreno per trovare falde acquifere. Una sera discutevamo sulle nostre carriere. Con la complicità di qualche bicchiere la discussione si animò. Silvio fece dell’ironia sulle mie sculture. Punto nel vivo passai al contrattacco. La domanda mi uscì cattiva, precisa, fatta apposta per ferire: “Ma tu in fondo che cosa hai fatto nella vita?” “Ho fatto buchi nella terra per trovare l’ acqua”, rispose ridendo. Rimasi fulminato. Il suo lavoro era stato più utile del mio. Senza sculture l’umanità sopravvive, senza acqua no.

Oggi, per dimostrare che anche lui ha talento, scolpisce figure erotiche nel legno di cirmolo. Si muovono con un’elica spinta dal vento. Si autodefinisce artista erotico. Riesce a piazzarne parecchie, il cattivo gusto ha molti clienti.

A Pin mi legano gli anni della cava, le estati a Pinedo nella balera all’aperto. Era il mio autista personale. Dopo una settimana a spaccar pietre, il sabato scendevamo dalla montagna e, con la sua cinquecento, partivamo in cerca di donne. D’estate “il vivaio” era appunto la balera di Claut. Non abbiamo mai concluso niente, mai trovata una donna, solo sbornie colossali. Cosa non combina la timidezza! Un’estate, avevo diciotto anni, mi ero innamorato di una bionda vertiginosa dagli occhi fatali, frequentava la balera. Aveva dieci anni più di me. Ci provavo, sorrideva come per dire: “Cosa vuoi ragazzino!”. Però era educata, elegante, non infieriva. Bevevamo, parlavamo, ballavamo quando l’equilibrio non era compromesso, nulla di più. All’improvviso sparì. L’ho rivista dopo trent’anni, quest’estate, proprio a Claut, dove era nato e finito il sogno. Mi ha chiamato, non l’ho riconosciuta. Stava su una sedia a rotelle, le era stata amputata una gamba, ingrassata, i capelli quasi grigi, gli occhiali. Sotto le lenti brillavano ancora gli occhi fatali. Ho provato affetto per quella donna.

Con Pin si parla della vita: anche per lui è stata dura, eppure non ha mai perso il coraggio, l’entusiasmo. Qualche mattina lo vedo pensieroso, ma dura poco. Nel corso degli anni sono andato a trovarlo due volte in ospedale. Sezionato dai ferri del chirurgo non faceva una piega. “Come va?” gli ho chiesto questa primavera quando era ancora convalescente. “Finchè il cuculo canta e lo sentiamo va tutto bene”, ha risposto. É una frase di Ottavio, il vecchio cacciatore, l’abbiamo scelta a nostro motto. Se si potesse vendere la forza della vita, Ottavio sarebbe miliardario. Vado a trovarlo tutti i giorni sul colle. A maggio siamo stati una settimana sui monti a sentire il canto dei galli forcelli. Durante il giorno facevamo lunghe camminate, cantavano i cuculi. Di sera, riscaldati da un fuoco di mughi, nella remota casera Galvana parlavamo un pò di tutto: della fortuna, della salute,dei soldi, dei figli, della vita, insomma. Mi lamentavo dell’ingiustizia del mondo, della mia poca fortuna che in realtà è molta e della sua che è davvero poca.

“Non lamentarti – disse Ottavio – finchè il cuculo canta e lo puoi sentire tutto va bene“.

Siamo alle soglie del nuovo secolo, molte cose sono cambiate. L’antica Erto non vive più. Nelle case di pietra sono rimaste poche famiglie. All’imbrunire, un vecchio va a trovare i morti in cimitero. Forse vuole solo prendere confidenza con il luogo che lo accoglierà fra non molto. La vecchia chiesa è stata abbandonata, sostituita dalla nuova in cemento bianco, come quella di Longarone. Pare che tra i cementi quello bianco goda di un certo privilegio. Il 24 agosto, giorno di San Bartolomeo patrono del paese, si fa ancora la processione con la statua del martire ma è una cosa striminzita, senza calore. Vi partecipano quattro persone, il percorso è stato accorciato per finire in fretta. Il Santo è avvilito, pare che voglia dire: “Lasciatemi in chiesa, non vale più la pena di essere portato in giro per le vie”. I giovani sembra non siano interessati a coltivare le cose semplici. Il patrimonio culturale del loro paese non li interessa, non sono stati educati a queste cose. Sono cresciuti davanti al televisore. Intontiti dalla scatola magica, usano il profumo per “l’uomo che non deve chiedere mai”, sognano l’automobile da “soli ventinovemilioninovecentomila chiavi in mano”.

Con gli amici, la mattina al bar, si parla anche di questi tempi confusi, sempre non riusciamo a tener lontana la malinconia. Segretamente, siamo ansiosi di mettere il piede nel terzo millennio, di sentire il cuculo del duemila, perchè finchè il cuculo canta la primavera esiste.

Ingredienti per i cuori di cioccolato (metà dose):

  • 125 g. di cioccolato fondente,
  • 15 g. di cacao amaro.

Come fare i cuori di cioccolato:

sciogliere il cioccolato a bagnomaria, unire il cacao setacciato, stendere su un foglio di silicone o carta forno, far raffereddare e ritagliare la forma, conservare in frigo.

Ingredienti per la spuma di maracuja (metà dose):

  • 1 foglio di gelatina (5 grammi),
  • 3 frutti della passione (Maracuja),
  • 60 g. di zucchero,
  • 250 g. di panna fresca,
  • 50 g. di yogurt greco.

Come fare la spuma:

ammorbidire la gelatina in acqua fredda , nel frattempo estrarre la polpa dai frutti della passione (maracuja), metterla in un pentolino, assieme allo zucchero  e cuocere a fuoco lento finchè lo zucchero sarà sciolto, setacciare il composto e metterlo in una terrina.

Sciogliere a bagnomaria la gelatina in 5o g. di panna e montare la panna rimasta.

Unire la gelatina al composto di frutta con lo yogurt, la panna montata e riporre in frigorifero per 1 ora.

Comporre la millefoglie alternando il cuore (o la forma scelta) di cioccolato alla spuma direttamente da una sac a poche, terminare col cuore.

A me è avanzata la spuma e l’ho messa nei gusci di maracuja decorando con dei piccoli cuori di cioccolato…d’altronde, sapete che la passione è uno degli ingredienti principali della mia cucina ed un racconto così non potevo che “corredarlo” con un dolce fatto col suo frutto.

Buona giornata.


Crostoli e Fritole: Ciacole no fa fritole, ovvero: Chiacchiere non fanno frittelle.

Crostolo/chiacchiera Carnevale 2010

Anche questo è un modo di dire triestino (lo ammetto, ho nostalgia della mia città).

In questi giorni ne ho viste molte di chiacchiere, d’altronde è carnevale ed i dolci sono sempre gli stessi, quelli della tradizione, quelli che facevano le nonne, le zie, le mamme.

Io non amo molto friggere, non tanto per l’odore ma perchè volente o nolente si sporca  sempre il fornello e l’area circostante.

A niente vale proteggere, la goccia d’olio inevitabilmente scivola via e devi stare attenta a non bagnare nulla sennò gli schizzi partono inesorabili.

Non mi piace anche perchè devo stare sempre là impalata, a girare, a controlare il termometro, alla colorazione, guai ad allontanarsi …insomma friggere è impegnativo però.. però…a carnevale si fa.

D’altronde a quale bambino non piacciono le frittelle? Basta andare alle fiere dove l ‘ olezzo di quell’improbabile olio dove friggono le frittelle non impedisce alle mamme di comperarne una alla loro creatura.

Allora mamme giovani e moderne, a carnevale fate un sacrificio, friggete, lo fate con un olio buono, vi circondate di un’aria festosa, sopportate i fischietti, le serpentine ed i coriandoli in giro per casa.

I coriandoli, che meraviglia, io  li preparavo da sola con la macchinetta che si adopera per bucare i fogli di carta, li mettevo via di volta in volta e li conservavo gelosamente, vuoi mettere la soddisfazione dei coriandoli hand made?

Come sempre mi sono persa in chiacchiere e cocretizzo il mio ciarlare con questa foto che (se volete) potete cliccare ed arrivare alla ricetta dei crostoli che ho pubblicato 2 anni fa, ho dedicato un pomeriggio a crostoli e frittelle di castagne:

Ora, come promesso ieri le Fritole della foto di ieri, anche questa ricetta arriva da Trieste, una mia vicina di casa che ogni tanto (anche se non era carnevale) le faceva e me le portava, un giorno, di corsa ho scritto la ricetta e da quel momento sono diventata “autonoma”.

Queste frittelle sono così semplici da fare che potete farle ogni volta che vi va, l’unica raccomandazione è quella di non farle troppo grandi e di controllare la temperatura dell’olio, il rischio di colorarle troppo e di lasciarle crude all’interno è alto (esperienza personale).

Io tengo l’olio a 170°C. , qualche volta aggiungevo i pinoli ma rimanendo all’esterno alla fine si bruciacchiano, insomma se volete provarle fatele così,  questa volta al posto della buccia di limone ho messo quella d’arancia.

Ingredienti:

  • 1 yogurt compatto (quello nei vasetti di vetro, a Trieste trovavo i San Giusto), questa volta ho messo lo yogurt greco 150 g.
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 7 cucchiai di farina,
  • 1 bustina zucchero vanigliato per spolverizzare (io macino quello semolato con bacello di vaniglia),
  • 1 e 1/2 cucchiaino di lievito,
  • la buccia grattugiata di 1 limone o arancia,
  • uvetta (quantità a piacere),
  • rum (per ammollare l’uvetta),
  • pizzico sale,
  • olio arachidi per friggere.

Come fare:

montare il tuorlo con lo zucchero, aggiungere lo yogurt e via via gli altri ingredienti (l’uvetta strizzata).

Incorporare delicatamente l’albume montato a neve e friggere a cucchiaiate (siate veloci!) nell’olio caldo
cospargerle con lo zucchero a velo e…buon appetito!!

Fritole Istriane

Ieri ho messo le mani avanti riguardo la qualità delle foto (che ho cercato di aggiustare …senza successo però ;-) ), ma vale comunque la pena condividere la ricetta, il link di provenienza è lo stesso di ieri (lo metterò alla fine).

Dimenticavo,avevo tutto il passo passo ma non me la sono sentita…davvero :-(

Trascrivo gli ingredienti originali, dalle quantità vi renderete conto che quando le donne Istriane “decideva de far le fritole” facevano sul serio ;-)

Impasto fritole.

Ingredienti:

  •  1 kg e ½ di mele,
  • ½ kg di uva passa,
  • 1 etto e ½ di pinoli,
  • 1 etto e ½ di cedrini,
  • 2 etti di cioccolato,
  • ¾ di kg di zucchero* (750 g.),
  • farina (il necessario per fare “polenta”),
  • 1 litro di acqua,
  • 2 pizzichi di sale,
  • la scorza grattugiata di 2 arance e 2 limoni,
  • 1 bicchiere da 1 ottavo* di rum,
  • vino o marsala per mettere in ammollo l’uvetta,
  • olio per friggere.

Come fare:

mettere in ammollo l’uva; far bollire l’acqua e versarvi dentro tutti gli ingredienti e poi la farina q.b. per fare tipo polenta (mescolare per 15 minuti).

Stendere il tutto su una tavola e lasciare raffreddare e rapprendere, prendere un po’ di pasta con un cucchiaio, fare una pallina e passarla nella farina e poi friggerla.

Impasto fritole in cottura.

Io avevo fatto 1/4 di dose per prova, non ho messo né la cioccolata né i cedrini, la prossima volta taglierò le mele a pezzetti + piccoli.

Con 1/4 di dose vengono 19 frittelle, la proporzione di farina è proprio 500 g. x 1 litro, io ho messo 125 g. x 1/4 di litro.

*in Istria, Trieste e dintorni è usuale l’unità di misura in quarti e deca, la me daghi 10 deca de coto misto= mi dia un etto di prosciutto cotto misto.

Ecco il link per le fritole e non solo.

E se dopo aver letto tutto questo avete ancora voglia di friggere vi lascio i krapfen del Sacher Hotel, anche loro datati 2010, per me l’ Anno del fritto.


Zuppa di topinambour, patate viola, yogurt e barbe di porro: dalla terra con amore.

Zuppa di topinambour, patate viola, yogurt e barbe di porro.

Eccomi qua, qualche giorno di disintossicazione forzata da pc ed ora  ritorno in postazione, un pò frastornata perchè qualcosa non è esattamente come e dove l’avevo lasciato, nessun virus per fortuna, però mi rendo conto di essere troppo vecchia per questi stress, la prossima volta ci lascerò le penne.

Comunque sono stata bene, domenica mattina ho preparato dei dolcetti esclusivi per ello che sta diventando geloso del blog: fai sempre le ricette per il blog e per me niente.

Mi piacerebbe sapere chi le mangia le ricette per il blog.

Sono andata in biblioteca, ho fatto qualche ricerca, ho letto, mi sono rilassata, c’è una biblioteca fornitissima qui (ricordate il manuale di Nonna Papera?), pulita, silenziosa, gestita da persone gentili e pazienti (spesso restituisco i libri in ritardo forse perchè so che prendo libri poco ambiti

Poi ho finalmente preparato una delle ricette che avevo in programma con i topinambur, con quelli che ho raccolto con Annina la vicina, ricordate vero? Mi sono anche emozionata mentre lavavo dalla terra i tuberi bitorzoluti.

Vi sarà certamente capitato, in tarda estate, di vedere delle macchie gialle sparpagliate per i campi, vicino al mais o sugli argini dei fiumi ebbene, quelli sono i fiori di topinambour, se vi capita di ripassare in autunno/inverno al loro posto troverete degli sterpi rinsecchiti però, là sotto, scavando  troverete i tuberi, è quello che succede con le patate, fintanto sono in fiore i tuberi non sono maturi poi, quando tutto sembra ormai finito ecco che sotto la terrà crescono i frutti.

Dalla fabbrica al consumatore.

In questa zuppa ho voluto mettere anche le patate viola che hanno sostituito degnamente quelle  classiche legando il tutto senza bisogno di farina, burro o panna, ed hanno regalato alla zuppa una delicata nota rosata, elegante oserei dire, e per non farmi mancare nulla l’ho decorata con le Barbe Stufe, idea presa in prestito dal libro di Lisa Casali  La cucina ad impatto (quasi) zero.

Le barbe stufe altro non sono che le radici dei porri o cipollotti cotte.

Ho avuto la fortuna d’imbattermi in Milva proprio mentre li stava decapitando e ne ho fatto incetta, è proprio il caso di dire, i frutti della terra:

Cassettina di porri.

Topinambour, patate viola, barbe di porro.

Ingredienti per la zuppa (1 persona):

  • 200 g. di topinambour,
  • 2 patate viola,
  • barbe di porro o cipollotto,
  • 1 cucchiaio di yogurt greco,
  • qualche rondella di porro,
  • acqua (o brodo vegetale se preferite),
  • olio evo,
  • sale.

Come fare:

Lavare bene i topinambur e le patate e lessare con la buccia, scolare, tagliare a metà e schiacciare con lo schiacciapatate (le bucce rimangono nell’attrezzo, parola di Anna Moroni e mia )

In una pentola far appassire qualche rondella di porro con poco olio evo, unire la purea, far insaporire e coprire con acqua bollente salata (o brodo vegetale), cuocere per 30 minuti.

Frullare col minipimer, versare nella fondina, aggiungere un cucchiaio di yogurt greco e le barbe di porro stufate (segue ricetta).

Perla al Controllo Qualità.

Ingredienti per le Barbe Stufe (integralmente trascritta dal libro di Lisa Casali: la cucina ad impatto (quasi) zero) pag. 74:

  • le radici di 4 porri o 6 cipollotti:
  • aceto balsamico,
  • zucchero,
  • olio evo,
  • sale, pepe.

Come fare:

porre sul fuoco una padellina con un cucchiaio di olio, aggiungere le radici e farle saltare per qualche minuto.

unire qualche cucchiaio d’acqua (o brodo se disponibile), sale pepe, lasciar cuocere per 10 minuti.

Quando le radici saranno stufate, versare qualche goccia di aceto balsamico e poco zucchero, lasciar caramellare per un minuto.

Zuppa e barbe di porro.

Sul topinambur (dalla mia ricerca in biblioteca):

è una pianta di origine nordamericana (Canada), importata in Europa verso il XVI secolo e quivi naturalizzatasi facilmente.

Presenta radici profonde, molto ramificate e tuberi che costituiscono la parte commestibile; la parte epigea è costituita da fusti eretti, tormentosi, con foglie ovate e fiori giallo-dorati riuniti in eleganti corimbi terminali.

Per questo, oltre che farne uso in cucina, la pianta è coltivata anche a scopo ornamentale.

Parente prossimo del girasole, è infatti detta “girasole tuberoso”; per l’aspetto esterno e il colore bruno-rossastrodei suoi tuberi è chiamato anche “tartufo bastardo”.

Nei Paesi Anglosassoni, infine, è conosciuta come “carciofo di Gerusalemme”, i tuberi, infatti, hanno un sapore leggermente dolciastro, un pò simile a quello del carciofo.

Se ne inizia la raccolta verso ottobre, ma si trovano nel mercato tutto l’inverno.

Principali costituenti:

ai topinambur si riconosce un elevato valore nutritivo: sono presenti proteine, glicidi, sali minerali, vitamine A e C.

Per l’elevato contenuto di inulina, sono consigliati nelle diete dei diabetici, e per il valore nutriente ed energetico ed essendo facilmente assimilabili sono indicati nell’alimentazione di bambini, anziani e convalescenti.

Preparazione e utilizzo:

si lavano spazzolandoli, si pelano e s’immergono in acqua acidulata.

Crudi, si gustano tagliati a sottili fette e intinti nella bagnacauda; cotti, si mangiano lessati, conditi semplicemente oppure con salsa verde, trifolati, fritti, anche in pastella.

Si realizzano minestre delicate come la crema di topinambur, ottenuta con l’aggiunta di cipolla, cetriolo, prezzemolo, brodo e alla fine panna.

Il loro sapore dolciastro lega bene coi porri, e assieme accompagnano piatti di pesce oppure carni bianche.

Per oggi ho finito, vi ringrazio di essere passati così numerosi qui, accantoalcamino.

 


Lasagne di macedonia, i miei favolosi anni 80, di primi amori, e di “Tris” (assaggini)

Proprio i miei favolosi anni 80, il più bel decennio della mia vita, durante il quale molte occasioni perdute da cogliere al volo, ma questo è soltanto il “senno di poi” che non conta nulla come tutti i se e tutti i ma.

Gli anni 80, il mio primo grande amore, quello che sapeva leggermi nel pensiero, che arrivava proprio mentre lo stavo pensando, quello che sapeva sorprendermi, farmi battere il cuore all’impazzata, che mi faceva trovare foglietti intrisi d’amore la mattina sul parabrezza del mio vespino, quello che mi regalava libri di poesia, ricordo Pablo Neruda e Paul Eluard dai quali prendevo in prestito le  frasi per i bigliettini che lasciavo io a lui qua e là come fosse una caccia al tesoro.

Lui mi ha insegnato i primi rudimenti per veleggiare in una crociera romantica a due per le coste della  Croazia, quella Croazia che dalla terra s’immagina soltanto, le sue isole, le sue spiagge, i suoi ristorantini con i scampi ala busera , le palacinke con le noci e le magnade de pesse, le atmosfere incantate, i tramonti struggenti.

A distanza di anni, quando riguardo le foto, rivedo quelle spiagge e penso a quei momenti il ricordo sale, come la marea e per un attimo mi travolge per poi lasciarmi andare, è così, com’è finita?

Ricordate la frase finale nel film “La signora della porta accanto?” …..”nè con te né senza di te”?..Ecco :-)

Gli anni 80, quando per caso partecipai ad una gara in MTB che contro ogni aspettativa vinsi, e decisi di fare di quello sport la mia professione per qualche anno, forse, data la mia età (io sono del ’54 fate voi i conti ;-)) una scelta incosciente ma a distanza di anni posso dire di aver viaggiato, conosciuto un pò di mondo, ho “vissuto”…

Gli anni 80, quando decisi di andare in Toscana a vedere che fine avesse fatto quello che si definiva “mio padre” e trovarlo peggio di come lo ricordavo, ma lì  incontrai amici che mi hanno distratta, mi hanno fatto divertire, mi hanno riportata a Punta Ala dove a 16 anni avevo visto la prima alba della mia vita, mi hanno fatto conoscere la spiaggia dell’Alberese, nel famoso parco dell’Uccellina, con i tronchi d’argento lucidati dal vento e dalle maree.

Gli anni 8o, quando, dopo aver chiesto in un negozio di animali se potevo comperare un “gatto persiano” il ragazzo mi disse, e perchè non prende il gatto rosso che abbiamo trovato ieri per strada?

L’ho preso ed è rimasto con me per lunghissimi 17 anni, riempiendomi la vita di affetto e di tenerezza, l’avevo chiamato Lorenzo ed un amico caro quando mi telefonava diceva: “buongiorno, mi passa Lorenzo per favore?”.

Ed arrivo agli anni 80, glianni degli “assaggini”.

Le mie coetanee e non si ricorderanno senz’altro dei “Tris”, detti anche gli “assaggini”, negli anni 80 nascevano ed imperversavano le “spaghettoteche” dove, al posto del solitò menù: antipasto/primo/secondo/contorno/dolce/caffè/ammazzacaffè, trovavi i “tris”.

Forse già a quel tempo covavo la passione della cucina, la cucina che oggi trovate qui, accantoalcamino.

Già allora ero curiosa, chiedevo, scrutavo, cercavo di definire i sapori e mi innamoravo dei modi di presentare il cibo.

Forse questo blog di cucina,  era già stato scritto in quel grande libro dove è scritta tutta  la mia vita, ma io posso voltarne soltanto una pagina al giorno e solo domani saprò cosa c’è scritto oggi.

E come recita Neruda:

E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.

Lasagna di macedonia

Per questa versione ho immaginato una lasagna, ma dovevo decidere a chi e come distribuire i ruoli.

Ho fatto una selezione ed ho scelto i protagonisti:

  • la sfoglia: il melone invernale (baciro) tagliato con l’affettatrice,
  • il ragù: dadolata di fragole marinate nella glassa di aceto balsamico e fruttosio,
  • la besciamella: yogurt greco,
  • il parmigiano: cocco grattugiato,
  • la salsa : gelatina di ribes dello zio direttamente dalle sue piante,
  • il basilico: buccia di lime.

Come  fare:

come la solita lasagna alternando gli strati (vedi collage).

Lasagna esotica

Ingredienti:

  • mango affettato sottile con l’affettatrice,
  • dadolata di kiwi dolcificata con fruttosio per il primo strato,
  • yogurt greco,
  • cocco grattugiato,
  • gelatina di ribes rosso,
  • dadolata di ananas per il secondo strato.

Come fare:

comporre come la solita lasagna.

Cannolo esotico con lamponi.

Ingredienti:

  • mango tagliato sottile con l’affettatrice,
  • mix di dadolata come nella lasagna esotica con l’aggiunta di lamponi per dare colore,
  • yogurt greco,
  • cocco,
  • gelatina di ribes.

Come fare:

appoggiare sulla fetta di mango tagliata sottile il mix di frutta (kiwi, ananas, melone, mango, lampone) con lo yogurt ed arrotolarlo a mò di cannolo.

Fermarlo con uno stecchino e condirlo con la gelatina di ribes e per finire il cocco.

Lasagna d’autunno.

Ingredienti:

  • pera tagliata sottile con l’affettatrice,
  • dadolata di prugne (susine),
  • fruttosio,
  • cannella,
  • cocco.

Come fare:

appoggiare sulla fetta di pera la dadolata di susine fatta macerare nel fruttosio e cannella per mezz’ora,

alternare gli strati e solo sull’ultima fetta di pera aggiungere lo yogurt con la dadolata e lo sciroppo ottenuto.

Le varianti sarebbero infinite e non c’è tempo per provarle tutte, mi fermo qui,  se voi avrete voglia potrete marinare la frutta nel porto o nel rum, frullarla ecc. ecc. ecc., se avessi dato retta alla fantasia sarei andata al 2013.

 


Soufflè glacè alla Nutella: il Nutellone, golosissimo!

Perchè Nutellone? Ma perchè il bicchiere che lo contiene è alto alto e così mi è venuto in mente il Pirellone, e da qui il titolo.

Ora spiego la ricetta, l’unica difficoltà, se così si può chiamare, del soufflè glacè è l’ attesa del raffreddameno ma nessuno vieta di servire la crema al cucchiaio, fatto e servito poco dopo.

Ingredienti per il biscotto:

  • 30 g. di albume,
  • 30 g. di zucchero a velo,
  • 30 g. di farina di nocciole (ottenuta macinando finemente le nocciole tostate).

Come ho fatto:

ho montato albumi e zucchero a velo a neve fermissima ed ho aggiunto delicatamente la farina di nocciole.

Ho formato i cuori con i coppapasta sopra una carta forno ed ho infornato a 140°C. per c.ca 20 minuti (per questa misura),  il cuore più grande l’ho lasciato ancora 1/4 d’ora, appena sfornato ho scavato un altro cuore all’interno che ho riempito con nutella  e granella di nocciole.

Per ristabilire le altezze ho fatto anche un Nutellino che ho riempito al solito aggiungendo un pò di meringa sbriciolata:

Ingredienti per la meringa italiana:

  • 50 g. di albumi,
  • 100 g. di zucchero a velo,
  • 50 ml. di acqua per lo sciroppo.

Preparare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.

Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua, far sciogliere sul fuoco fino ad avere uno sciroppo piuttosto denso.

Versare lo sciroppo negli albumi montati a neve continuando a sbattere il composto fino a quando non sarà freddo, mettere in frigorifero.

Ingredienti per il composto:

  • 125 g. yogurt bianco,
  • 100 ml. di panna montata,
  • un cucchiaio di Nutella e granella di nocciole per lo yogurt,
  • 1 cucchiaio di Nutella e granella di nocciole per il ripieno.

Assemblare il soufflè:

rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 5 cm e fissare con spago da cucina, riporre in frigorifero.

Montare la panna, versare lo yogurt in un recipiente, unire un cucchiaio di nutella per ottenere l’effetto marmorizzato, unire la panna montata ed incorporare delicatamente la meringa italiana.

Versare nei contenitori  e mettere in freezer , dopo circa un’ora (o non appena saranno rappresi) tirarli fuori , prelevare due cucchiaini di composto dal centro, in modo da creare un piccolo buco, rimettere nel congelatore per almeno 6 ore.

Prima di servire rimuovere la carta, riempire il soufflé gelato con la nutella e granella di nocciole e servire.


Soufflè glacè ai fichi caramellati.

Solitamente non uso il termine fico, forse perchè sono una Personne âgée, ma oggi oso e mi lascio andare, in fondo è lui il protagonista di questo soufflè e secondo me gli piace stare seduto su quel trono fresco e goloso…

Il fico, che sia la  sua stagione o meno, è sempre presente nel nostro quotidiano, spesso entrando anche nel nostro linguaggio comune, quante volte  sentiamo dire: non m’importa un fico secco, non vali un fico secco ecc. e non dimentichiamo che è da sempre nel mondo della moda, con le sue foglie è stato il primo testimonial per l’intimo maschile e femminile di D&G, mica pizza e fichi..vedete vengono così, da solle.

Se entra in cucina poi, che sia dolce o salata, una ricetta guadagna subito in originalità e raffinatezza.

Ma ora veniamo al soufflè glacè, detto, studiato, fatto.

La partenza era caramellare i fichi ed ho fatto così:

ho messo in una padella i fichi, qualche cucchiaio di zucchero,un pò di succo di limone e dopo qualche minuto a fuoco vivace ho abbassato la fiamma ed ho lasciato andare a tegame scoperto, girando ogni tanto i fichi senza romperli per c.ca 40 minuti.

Mentre i fichi caramellavano ho montato gli albumi e preparato lo sciroppo per la meringa italiana.

Io ho diviso le dosi a metà e le mie varianti stanno nella meringa Italiana per la quale ho adoperato metà sciroppo di zucchero e metà sciroppo della caramellatura dei fichi alla quale ho aggiunto qualche goccia di estratto naturale di vaniglia.

Al posto della composta di frutti di bosco ho usato la polpa schiacciata di 1 fico.

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  • 250 gr yogurt bianco,
  • 3 albumi (del peso di circa 100gr),
  • 200 gr zucchero a velo,
  • 100 ml acqua per lo sciroppo,
  • 200 ml panna montata,
  • un cucchiaio di composta per lo yogurt + composta per il ripieno.

Rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 5 cm e fissare con spago da cucina.
Mettere al fresco.

Preparare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.
Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , far sciogliere sul fuoco fino ad avere uno sciroppo piuttosto denso.

Versare lo sciroppo negli albumi montati a neve continuando a sbattere il composto fino a quando non sarà freddo, poi passare in frigo.

Montare la panna.
Versare lo yogurt in un recipiente, unire un cucchiaio di composta ai frutti di bosco e la panna montata, incorporare gli albumi.
Versare nei contenitori  e mettere in freezer , dopo circa un’ora (o non appena saranno rappresi) tirarli fuori , prelevare due cucchiaini di composto dal centro, in modo da creare un piccolo buco, rimettere in freezer per almeno 6 ore.
Prima di servire rimuovere la carta, riempire il soufflé gelato con due cucchiaini di composta ai frutti di bosco e servire.

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Risotto ai cetrioli di Tiziana.

Quando Tiziana, tempo fa, mi mandò via mail la ricetta di questo risotto strabuzzai gli occhioni e spalancai la bocca nella classica espressione  da ebete stupita.

La ricetta rimase nel mio archivio fin l’altro giorno quando, noncurante delle voci che circolavano riguardo a questo ortaggio, andai dalla mia adorata Milvia e ne comperai 2 che aveva appena raccolto.

Conoscendo il suo sistema di coltivazione non temo nulla, soltanto i suoi 2 pastori tedeschi che vedendomi arrivare senza ossi mi guardano di storto.

Chi non conosce i cetrioli? Chi non li digerisce, chi li odia, chi li adora perchè nelle diete sono permessi in quantità quasi illimitate,  l’unica accortezza eliminare la loro acqua di vegetazione.

Io lo faccio tagliandoli con la mandolina, li salo, quando hanno perso l’acqua li risciacquo, li strizzo e li condisco con un pò di panna acida (scuola Slovena).

Le proprietà del Cetriolo:

vermifughe, antiinfiammatorie, emollienti, antipruriginose.

I principi attivi del Cetriolo:

tracce di olio essenziale, aminoacidi, vitamina C e carotene, sostanze pectiche.

Il comune Cetriolo ha proprietà diverse a seconda della parte che viene usata.

Il frutto fresco ha buone proprietà diuretiche e depurative che possono essere utilmente sfruttate bevendone direttamente il suco o consumando il frutto in insalata; la digeribilità del frutto è controversa e articolarmente difficoltosa per una buona percentuale di soggetti.

Uso cosmetico del Cetriolo:

polpa e succo possono essere applicati sulla pelle del viso e del corpo a guisa di maschera o di impacchi per schiarire, addolcire, decongestionare, idratare le pelli aride e facilmente irritabili.

Il trattamento va mantenuto per almeno un quarto d’ora.

Foto presa dal web.

Ingredienti per 2 persone:

  • 150 g. di riso carnaroli,
  • 3 cetrioli non troppo grandi,
  • 1 cipollotto bianco,
  • vino bianco (omesso),
  • 2  cucchiai colmi di Yogurt Greco,
  • olio EVO,
  • pepe verde in grani,
  • aneto.

Come fare:

tagliare a fettine molto sottili il cipollotto e metterlo in una padella (grande) con un po’ d’acqua e farlo appassire, aggiungere 2 cetrioli pelati e tagliati a dadini, l’olio, il sale e rosolare un pochino.

Inserire il riso e mescolare finchè sarà  assorbito tutto il liquido, aggiungere un po’ di vino bianco e sfumare, unire il pepe verde schiacciato nel mortaio e portare a cottura aggiungendo un po’ d’acqua o brodo vegetale.

Fuori dal fuoco inserire lo yogurt  mescolato con dell’aneto e il terzo cetriolo tagliato a fettine sottilissime senza togliere la buccia e servire.


Cheese cake fondente all’arancia.

Questa pioggia incessante, le temperature invernali, la neve presente  sulle montagne

dove solitamente cammino in estate (la più alta segnata dalla freccia ha 1709 m!)

mi scombussolano un po’, mi riesce difficile immaginare colombe felici che volano in cielo a portare pace e serenità, me ne accorgo dal comportamento della cavalletta che per il secondo anno sverna sulla mia terrazza e, pur avendo mangiato quasi tutte le mie primule non accenna ad andarsene, se ne sta nascosta dietro al vaso, le manca una zampa ( incidente domestico)

Comunque dentro di me la primavera è arrivata e la festeggio con questo cheese cake.

Ingredienti:

  • 300 g di ricotta,
  • 300 g di yogurt greco
  • 3 uova,
  • 150 g di cioccolato fondente,
  • 40 g di cacao amaro,
  • 100 g di zucchero,
  • 200 g di biscotti digestive al cioccolato,
  • 80 g di burro salato,
  • 1 arancia non trattata.

Come si fa:

sciogliere il burro a bagnomaria, mescolarlo ai biscotti tritati, distribuire il composto sul fondo e sui lati di una tortiera di 22 cm rivestito con cartaforno, schiacciarlo con un cucchiaio e farlo riposare i frigorifero per 1/2 ora.

Tritare il ciocolato escoglierlo a bagnomaria, separare i tuorli dagli albumi, mescolare i primi con lo zucchero ed i secodi con u pizzico di sale.

Mescolare la ricotta setacciata, lo yogurt,  il composto di tuorli, il cioccolato fuso, il cacao, la scorza grattugiata dell’arancia e gli albumi.

versare il composto nello stampo e cuocere a 160°C per 50 miuti.

Sfornarlo, farlo intiepidire e raffreddarlo per almeno 2 ore in frigorifero.

Decorare a piacere.


Crema allo yogurt e torrone.

Stamattina ho iniziato la lavorazione della colomba, speriamo bene.

Ho un fine settimana operoso, quindi dovrò trascurare il mio blog per dedicarmi all’altra mia creatura: il lievito madre.

E’ così arzillo che non ne vuole sapere di starsene tranquillo nei contenitori e spinge da tutte le parti finchè riesce a far capolino e passeggiare indisturbato per il frigorifero, questo fino a stamattina, ora lo sistemo io.

Vi farò sapere chi ha vinto, anche se so già il verdetto, spero che la sua vanità lo induca a far lievitare le mie colombe ed a farmi fare una  bella figura con gli ospiti.

Oggi rispolvero questa crema, fatta tempo fa per utilizzare del torrone ed anche un pizzico del preziosissimo  the matcha.

Scrivo gli ingredienti per 6 persone, io ne  ho fatta la  metà.

Ingredienti per 6 persone:

  • 500 g di panna fresca,
  • 100 g di yogurt greco,
  • 50 g di zucchero,
  • 2 tuorli,
  • 100 g di torrone bianco,
  • 2 g di gelatina in fogli,,
  • 1 cucchiaino di te verde.

Preparazione:

mettere i fogli di gelatina in ammollo nell’acqua fredda, montare leggermente 400 g di panna.

In un’ altra terrina montare con la frusta elettrica i tuorli con lo zucchero e lo yogurt, sbriciolare e tritare il torrone.

Riscaldare i 100 g di panna rimasti senza farle raggiungere il bollore e sciogliere dentro il torrone, far ridurre la temperatura del composto ed unire la gelatina scolata e strizzata.

Unire i 2 composti e meslolare energicamente con una frusta, incorporare delicatamente la panna montata e versate nei bicchieri o coppe che desiderate, riporre in frigorifero per 2 ore.

Decorare a piacere, io ho usato le bucce di lime, granella di nocciole e del torrone tritato.

Per l’effetto marmorizzato  ho sciolto una puntina di the matcha in un po’ di panna e l’ho versata a filo nella coppa.


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