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Risotto allo zenzero, stracchino e pere…un gustosissimo Ménage à trois ;-)

Ci sono 2 “alimenti” che per me sono “la trasgressione”, quello dolce è la Nutella, quello salato lo Stracchino.

Con questi 2 il cucchiaino spalmato sulla fetta biscottata  non basta, qui si va di cucchiaione e finchè non si è visto il fondo del vaso o la carta bella pulita senza più traccia non si smette, è la vita, a volte bisogna scegliere ed io lo faccio :-D

L’altra settimana ho visto il risotto di Ely (La cucina di Ely) con stracchino e ciliegini e  già sono rimasta un pò stordita poi, quando sfogliando la rivista ne ho trovato un altro con stracchino e zenzero, ho pensato: questo è un segno/sogno :-)

La ricetta stava lì, in bella mostra sulla pagina dedicata a Tiziano Fraccaroli figlio d’arte di Domenico già produttore di vini ed olii nel Veronese che ha deciso di attivare una risaia proprio in Friuli, a Paradiso di Pocenia dove c’è una “frasca” (agriturismo) dove poter degustare i vini assieme a degli assaggi di risotto.

Produce il Vialone Nano che è un riso  semifino, con il chicchi di media lunghezza dalla forma tondeggiante, questo risotto l’ho fatto con un altro Vialone Nano, essendo l’Azienda Fraccaroli vicino a dove abito andrò a visitarla e lo acquisterò così vi farò sapere com’è.

Io adoro i risotti, mi piace farli e mangiarli, secondo me  sono anch’essi un pò come le torte salate e gli sformatini, puoi farli con quello che vuoi, che ti piace e con quello che hai a disposizione.

Ho guardato in rete ed ho trovato sempre la stessa ricetta, cambiava blog ma la “sostanza” la stessa allora ho voluto aggiungerci una pera, così per provare, se ci pensate la pera va d’accordo sia con lo zenzero che con lo stracchino, per questo “ménage à trois” (ora con i Motori Di Ricerca sono cavolacci miei :-D )

Ingredienti per 2 (1 piccolo , 1 grandissimo :-D ):

  • 200 g. di riso Vialone Nano (o il riso che preferite per i risotti),
  • 1 scalogno piccolo (cipolla c.s.),
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 40 g. di radice di zenzero fresco grattugiata,
  • 1 pera Kaiser sbucciata e tagliata a dadini piccolissimi (quasi come i chicchi di riso :-D ),
  • 150 g. di stracchino di capra (io lo preferisco ma la ricetta contempla quello vaccino),
  • acqua bollente per la cottura (o brodo vegetale)
  • maggiorana fresca per decorare.

Come fare:

tritare lo scalogno e farlo appassire nell’olio aggiungendo poca acqua per mantenerlo morbido, quando è asciugata l’acqua tostare  il riso, portarlo a metà cottura aggiungendo acqua bollente salata o, se preferite, brodo vegetale (io in molte ricette preferisco l’acqua perchè non altera i profumi e qui volevo che lo zenzero si sentisse).

Unire lo zenzero grattugiato e continuare la cottura aggiungendo il liquido e mescolando sempre (io sono per questa scuola di pensiero), regolare di sale se necessario.

A cottura quasi ultimata aggiungere i dadini di pera (devono rimanere sodi) e mescolare, questo risotto deve rimanere sodo e consistente quindi terminate la cottura al dente e, fuori dal fuoco, mantecare con lo stracchino mescolando bene.

Consiglio: fatelo e servitelo subito, lo stracchino lo “compatta” ma non con “l’effetto mozzarella” che lo “impacca”, per esigenze di copione io l’ho mangiato dopo le foto, tiepido/freddo, comunque gradevole, si sente il pizzichino dello zenzero, la dolcezza e croccantezza della pera e la morbidezza ed il sapore particolare dello stracchino di capra.

Impiattatelo, decoratelo e godetevelo…

Consigli per fare un buon risotto

Buona settimana a tutti voi, ah, forse vi chiederete se “ello” ha gradito? Ha dovuto, non c’era altro :-D e adesso l’angolo di Perla:

Anche gli animali hanno le loro simpatie e come gli “esseri umani” possono cambiare opinione ed imparare a voler bene a chi non sopportavano.

É il caso di questo riccio di peluche che mi aveva regalato la veterinaria, non lo sopportava, quando Perla aveva ancora tutti i dentini (una malattia autoimmune le forma il tartaro sotto le gengive e così si devono togliere  :-( ) lo prendeva in bocca e, letteralmente lo sbatteva per terra, non c’era verso, per 6 anni il riccio è stato emarginato.

Ieri sera li ho trovati così, sul mio divanetto, assieme alla pigotta :-)

Perla con la sua pigotta ed il riccio.


La passione del riciclo in un Muffin (Farina di Panettone e bucce di Zucca) e già che c’ero ho riciclato anche la carta forno :-)

Oggi ho una di quelle giornate che io definisco ludico-culinarie, mi sono svegliata ed ho ripreso subito il “pensiero” che avevo prima di addormentarmi cioè quello di fare una ricetta adoperando la farina di panettone che avevo già utilizzato per fare le lasagne (più sotto c’è il link).

Neanche il tempo “muffo” è riuscito a smontare il mio entusiasmo e complice una trasferta di lavoro di ello che lo terrà fuori casa fino a sera, io, topolina biricchina sto ballando follemente per la cucina..ora no, ora sono al pc e non posso farlo :-)

Questi muffin nascono da una  serie di combinazioni che conferma la mia (e non solo) tesi che nulla succede per caso.

Tutto ha avuto inizio da 2 “boccioni” di plastica, si, avete letto bene 2 semplici, insignificanti, odiosissimi “boccioni” di plastica di “ello”.

Dovete (ma anche no ;-) ) sapere che “mister ello” ormai beve acqua soltanto se proviene dal distributore del comune ed è contenuta  in uno dei suoi 2 “boccioni” che a turno sposta da una macchina all’altra per cui quando è su una i boccioni sono sull’altra e viceversa.

Durante il giorno mi telefona ed io spero sempre che mi dica: amore mi manchi, ti amo ecc…invece mi dice: dove sono i boccioni?

Amore saranno nell’altra macchina…

Tutti 2?

Non so amore, io non li adopero i tuoi “boccioni” :-D

Mah, fai sparire sempre tutto…e chiude la comunicazione :-D

Ieri mattina, stremata ho deciso di andargliene a comperare uno stock :-D , però non è facile trovare i “boccioni” di plastica ma soltanto tanichette, o boccioni di vetro che sono anche più igienici..o no?

L’ultima spiaggia è stata (grazie a messer pc) l’ Enologica Friulana che sta dall’altra parte della città.

Cicola e ciacola alla fine il titolare mi dice: le faccio un regalino e mi regala una rivista, l’ho sfogliata e mi si è aperto un mondo:

ma ci sono anche ricette, perfetto, perchè sa, io ho un piccolo blog di cucina :-)

Ah si? Allora non è un caso se è arrivata fin qui, la invito lunedì alla presentazione di un libro e le presento una persona che fa corsi su come adoperare le erbe e i fiori in cucina, s’intende di funghi e quant’altro.

Evvai!!!

Allora ci vediamo lunedì, mi ha fatto piacere conoscerla.

Anche a me, arrivederci e grazie :-)

Oh mamma, mi sto facendo prendere la “tastiera” :-D …okkei arrivo alla ricetta però non senza condividere con voi quanto ho trovato sulla storia dei muffin, io non la conoscevo ed ora mi sento molto più “informata” :-D

“Il muffin è un dolce simile al plum cake, di forma rotonda con la cima a calotta semisferica senza glassa di rivestimento.

Si possono preparare con ripieno di mirtilli, cioccolato, cetrioli (?), lampone, cannella, zucca, noce, limone, banana, arancia, pesca, fragola, mandorle e carote (e molto altro aggiungo io ;-) ).

In genere i muffin si tengono in un palmo della mano e si consumano in un sol boccone.

La parola muffin viene citata per la prima volta in Inghilterra nel 1703 con la scritta moofin.

Qualcuno la fa derivare dal francese mouflet, che significa soffice, inteso come il pane, altri dal tedesco muffen che significa piccole torte.

Le prime versioni di muffin erano meno nobili.

Iil fornaio di famiglia, inizialmente, cucinava i muffin per la servitù, con i rimasugli del pane del giorno prima e con i rimasugli di lavorazione di biscotti, mescolando il tutto con delle patate schiacciate.

Il tutto veniva fritto facendo divenire il composto così ottenuto leggero e croccante.

Quando questo dolcetto venne scoperto dai signori inglesi dell’epoca diventò l’accompagnaento preferito per l’ora del te.

La ricetta che mi ha ispirato questo riciclo l’ho trovata proprio in quella rivista ed è di un giovane chef che, assieme ad altri 2 giovani gestisce un “ristorantino” (soltanto per la metratura però ;-) ) di pesce che ha dato una geniale alternativa alla clientela delle prosciutterie di San Daniele del Friuli.

Dal momento che in 3 non arrivano ai 75 anni voglio fargli un pò di pubblicità, se vi trovate dalle parti di San Daniele del Friuli, frazione Villanova per l’esattezza, andate a trovarli, Giulia, Nicola e Stefano (l’ideatore del muffin) vi accoglieranno in un ambiente informale, accogliente, luminoso, fresco e giovane, mangerete benissimo spendendo il giusto, qui la qualità/prezzo è indiscutibilmente rispettata:

Ristorantino ai Sapori                       Telefono: 0432 95 30 25

Via Giacomo Bernè, 33                             Giorno di chiusura: domenica

Villanova frazione di                                 Coperti: 25-30 (esterni 20)

(San Daniele del Friuli)                             Prezzo medio: 25, 30 €.

Ci siamo, ecco la ricetta originale con tra parentesi le mie varianti:

  • 350 g. di farina (250 g. farina di panettone, 50 g. farina di mandorle, 50 g. farina di castagne),
  • 200 g. di zucca (io (Butternut)gli scarti, buccia e polpa, della pumpkin pie),
  • 60 g. di zucchero bianco (50 g. zucchero aromatizzato alla vaniglia),
  • 60 g. di zucchero di canna (omesso),
  • 3 uova,
  • 150 g. di burro (di soia),
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • 100 ml di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di cannella (fiori di cannella macinati),
  • 3 cucchiaini da caffè di zenzero in polvere (io 1/2 radice di zenzero fresco grattugiato),
  • 1 pò di noce moscata (omessa).

Per fare la farina di panettone, mettere il panettone sbriciolato grossolanamente in forno a 110°C. per 10 minuti poi abbassate a 90°C. muovendo e sbriciolando il panettone,lasciare lo sportello leggermente aperto.

Il procedimento è diverso dal primo (quello dell”insolito menù) ma questa volta le fette erano più grosse, l’importante è non “abbrustolirlo” troppo.

Mettere le briciole ottenute nel robot (io assieme alla farina di mandorle e quella di castagne) e ridurre a farina (vedi collage).

Come fare da ricetta originale tra parentesi le mie varianti:

far asciugare la polpa della zucca in una padella antiaderente per circa 20 minuti

(avevo bucce e polpa già cotte).

Schiacciare la polpa rendendo il composto cremoso.

(ho frullato col minipimer assieme a poco latte di soia).

Far sciogliere il burro e lasciarlo raffreddare, unire lo zucchero e lavorare finchè risulti ben spumoso.

(ho lavorato il burro con lo zucchero ridotto a velo assieme ai fiori di cannella).

Aggiungere le uova ed incorporare nell’ordine: farina, lievito e la polpa di zucca, infine unire il latte e le spezie, mescolando delicatamente.

(soltanto lo zenzero in quanto i fiori di cannela erano già nell’impasto di burro).

Versare il composto nelle formine o in stampino di alluminio e cuocere in forno per circa 25 minuti a 180° C.

Stefano, nella sua ricetta, alla fine scava il muffin al centro ed lo farcisce con della mostarda di zucca (che proverò e condividerò) e lo serve con della crema Chantilly calda.

( io li ho farciti con la  marmellata di zucca fatta da me).

Con questa dose sono venuti 13 muffin che io ho diviso in sacchetti e messi in congelatore (Nigella docet),all’occorrenza tirarli fuori qualche ora prima e, volendo riscaldarli in forno (meglio no MW).

Mentre il panettone si stava asciugando in forno ho preparato gli stampini con la carta forno riciclata, quella dove appoggio il pane a riscaldare per ello.

L’ho stropicciata, l’ho bagnata e strizzata bene, l’ho appoggiata sopra uno stampino rotondo in alluminio ed ho appoggiato sopra un altro stampino per dargli la forma ed ho messo in forno ad asciugare, volevo avessero un aspetto “rustico” ed il risultato mi ha soddisfatta :-)

Qui come fare la farina di panettone ed altre ricette e se avete dubbi io sono a disposizione…ah dimenticavo: sono sublimi :-)

Altre informazioni sul muffin qui, certamente il sito più completo, tecnico, esaustivo che esiste in rete (sempre secondo me)

Occhio che Perla vi tiene d’occhio ;-)

P.S.: sapete dov’erano i “boccioni”? Erano sotto il sedile della macchina…però me l’ha detto stamattina..con fare mogio mogio :-D


L’ho sempre chiamato Kuguluf ma questo è (vorrebbe essere) il Gugelhupf al vin brûlé del Sacher Hotel nientepopodimeno :-D

É il dolce della mia infanzia, delle mie colazioni e merende, il “Kuguluf” era la normalità, la Signora Gisella lo comperava in una panetteria che ora non esiste più, mi sembra si chiamasse Forcessini, era una panetteria piccola piccola dove andavo a comperarmi il panino con la vaschetta di Nutella per la scuola, 2o Lire il panino, 30 Lire la Nutella, spesso quei soldi, al ritorno da scuola, finivano in Pescheria dove comperavo del pesce per i gatti randagi…già sono sempre la stessa ;-)

Lì il Kuguluf lo vendevano anche a fette, c’era marmorizzato, alla vaniglia, al cacao, ecc., a me piaceva “bianco” inzuppato nel te o nel caffèlatte era una goduria, per questo dopo aver visto delle bellissime ricette e fotografie di kuguluf tra le colleghe blogger mi son detta: devo/voglio provarci anch’io, ultimamente adoro tornare indietro nel tempo…

Quale migliore fonte dalla quale attingere se non dal mio amato libro di ricette del Sacher Hotel (Giunti Editore 29 €.), voi sapete che a me non piacciono i “cloni” ed evito di fare la replicante, così ho scelto questa ricetta col vin brûlé e spezie che adoro.

Il mio stampo è, probabilmente, troppo grande  per questa dose, manca la “base”, ci sono anche delle “bolle” la cui causa sia da addebitare al fatto che ho aggiunto gli albumi a neve alla fine (come faccio di solito, dandolo per scontato) mentre la ricetta dice di farlo prima dell’aggiunta della farina, li ho montati senza lo zucchero che senza accorgermi ho messo nell’impasto, forse avrei dovuto “battere” lo stampo per distribuire bene l’impasto… insomma lo devo dire no e, soprattutto, devo leggereeeeeeeeeeeeeee :-D ?

Se lo volete rifare tenete conto di tutto questo :-D

Oggi la ricetta direttamente dal libro, il vin brûlé lo sapete fare di certo:

come miscela di spezie ho usato del pepe garofanato e fiori di cannella macinati nel macinino da caffè assieme a poco zucchero (Carbellotto Mestre), al posto dello zucchero vanigliato ho aggiunto una puntina di cucchiaino di Vaniglia Bourbon.

Certo che l’estetica lascia un pò a desiderare però a questo c’è rimedio, importanti sono il sapore e la consistenza, su questi non c’è nulla da migliorare, potrebbe essere una buona base per la Krümmeltorte anche se troppo  “sostanziosa”.

Comunque lo rifarò molto presto, la sfida è aperta :-D

Voglio lasciare un pensiero ed un ringraziamento a Giuliana da Bologna che mi ha scritto una bellissima mail alla quale rispondo qui dicendole semplicemente Grazie :-)

Ora vi lascio, c’è una fetta di kuguluf che aspetta soltanto di essere “pucciata” nel te :-) buona giornata.

Il link vi racconterà un pò di storia.

Perla vuole presentarvi le sue “amichette”: Holga, la gatta di Annina la vicina e Monty di Marika (Monty perchè trovata alla Montedison :-( ), sembrano positivo/negativo vero?

Prima di andare di corsa a fare del bene voglio lasciarvi il link del blog di viaggi di Veruska (La cuochina sopraffina).

In viaggio con Veru, sono andata a dare un’occhiata, lo trovo interessantissimo, esaustivo, completo, scritto con quel pizzico d’ironia che la caratterizza.

É proprio un blog da consultare anche se non si ha intenzione di viaggiare, riciao..ora vado eh :-D


Stollen: un “Concerto di Natale” a 4 mani…

Beh, forse abbiamo esagerato però è stato davvero un concerto di Natale a 4 mani,  perchè? Perchè lo Stollen è un dolce tipico Natalizio e, com’era già successo per i Kouloria, ho cucinato con Solema.

Per dirla tutta c’è stata qualche “stecca” ma poi le note sono tornate tutte al loro posto sullo spartito e ne è uscita una musica “dolce” e davvero tutta “da mangiare”.

Copio-incollo dal blog di Solema, la mia ormai nota “compagna di merende”, man mano in corsivo sottolineato metterò le variazioni “obbligate” (a causa di una lievitazione inaspettatamente precoce e generosa) e le nostre considerazioni e consigli sul cosa NON fare.

Abbiamo pensato, dal momento che lo Stollen non si presta a molte varianti, di giocare un pò con le forme e colori.

Abbiamo colorato il marzapane e lo zucchero a velo creando così gli “Stollen multicolor”.

Ci saranno molte foto, per il procedimento fa riferimento il post originale di Solema che è già stato modificato.

 Ingredienti x 3 stollen (ne abbiamo fatti 1 grande 3 midi 2 mini):

  • 750 gr. di farina forte,
  • 200 gr. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito secco liofilizzato (25 gr di lievito di birra),
  • 280 gr. di latte tiepido**,
  • 250 gr. di burro morbido,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 1 cucchiaino di cardamomo,
  • 160 gr. uvetta,
  • 100 gr. di mandorle con la buccia,
  • 40 gr. di canditi misti,
  • 40 gr. di zenzero candito,
  • 80 gr. di albicocche secche morbide,
  • Rum q.b,
  • 2 uova,
  • Sale 5 gr.

Per spennellare:

  • 30 gr. circa di burro
  • Zucchero semolato q.b
  • Zucchero a velo q.b

In questa foto è suggestivo il “raggio” però la forma degli Stollen non è quella che dovrebbe essere, questo per il motivo che abbiamo specificato, lo stollen deve “allargarsi” anzi “spaparanzarsi” come dice la mia “Stollen-socia”

Procedimento:

fare il lievitino con 130 gr. di farina, 80 gr. di latte, 1 uovo e il lievito.

Sciogliere il lievito con 2 cucchiai di latte, a parte battere leggermente l’uovo, aggiungere il resto del latte, la farina, deve risultare una crema densa (come da foto da Solema).

Coprire e mettere a lievitare in luogo tiepido, fino al raddoppio, solitamente ci mette circa 40 minuti, questa volta ci sono volute 2 ore (il mio 35 minuti)

A questo punto, nell’impastatrice (ho usato la MDP) mettere il resto della farina, lo zucchero, la cannella, il cardamomo e il lievitino, dare una giratina e mettere il latte gradatamente (forse non serve tutto), deve risultare un impasto molto sodo (mi sono aiutata anche a mano).

Rimettere in funzione l’impastatrice, aggiungere il sale e l’uovo sbattuto leggermente e, quando questo sarà amalgamato, iniziare ad incorporare il burro, un pò alla volta, sempre con l’impastatrice in azione.

Quando tutto sarà ben “incordato”, mettere l’impasto in una terrina unta di burro, coprire e lasciar lievitare fino al raddoppio, ci sono volute 12 ore.   Ho messo a lievitare alle 20 e ripreso in mano la mattina dopo alle 8 circa.

Io ho messo a lievitare alle 23 e alle 5 di mattina usciva già dalla terrina, quindi ho messo l’impasto in frigorifero per fermare la lievitazione.

Sgonfiare delicatamente l’impasto e incorporare i canditi, le uvette, le albicocche che avrete messo in bagno nel rum la sera precedente tagliate in 4 o 5 pezzi, sgocciolati bene e all’occorrenza anche asciugati, incorporare anche le mandorle intere e dividere l’impasto in tre parti.

A questo punto con Solema abbiamo deciso di farli di diverse misure, io ho optato per 1 grande e 2 mini-stollen che ho infornato nello stampino da plum cake, lei con la sua metà (senza cardamomo) ne ha fatti 5 midi.

Sulla spianatoia infarinata iniziare a lavorarli uno alla volta, arrotolarli con le mani fino ad avere un cilindro, spianarne metà con il matterello e nel pezzo più grosso appoggiare il marzapane, che avrete preparato anzitempo o, come NOI acquistato :-)

Arrotolare anche il pezzo che  abbiamo spianato fino a coprire il marzapane.

Mettere gli stollen sulla teglia ricoperta di carta forno e dividerli con la stessa, appoggiare il mattarello sulla chiusura per sigillare al meglio.

Abbiamo notato alla fine che non va bene metterne tanti nella stessa teglia perchè, anche se divisi dalla carta, tendono a “sformarsi” , si allargano fino ad un certo punto e poi lievitano in verticale diventando una specie di Plum cake (buonissimi comunque ma l’ estetica non è il massimo)

Coprire con la pellicola (Solema mette un sacchetto per sotto vuoto aperto) e con una copertina e lasciare riposare anche qui fino al raddoppio. Ci sono volute circa 4 ore. Faccio lievitare nel forno spento con la luce accesa, ma riscaldato anticipatamente a 30°. (Noi ce la siamo cavata in meno di 2 ore)

Far cuocere nel forno preriscaldato a 170°C. x 15 minuti , a 160° per circa 40 minuti.

Appena cotti spennellarli abbondantemente di burro fuso, sempre abbondantemente spolverarli di zucchero semolato e subito dopo di zucchero a velo.

Stollen grande

Lasciar raffreddare e avvolgerli nella carta di alluminio, la ricetta originale vorrebbe, appunto, un riposo di almeno 2 settimane, ma ripeto, dopo aver fatto più prove, preferisco farli maturare per non più di 2 giorni.

Stollen Midi

La lavorazione sembra complicata ma non lo è, si può fare anche a mano, visto che a metà lavorazione l’impastatrice di Solema l’ ha abbandonata!!!

Con l’olio di gomito, tutto riesce…;-) …però con l’olio di 4 gomiti è meglio :-D

Aggiungiamo 2 foto, quelle dello Stollen grande (quello classico con anche il cuore di marzapane naturale),  prima dell’ultima lievitazione e prima di essere infornato.

Stollen ultima lievitazione.

Stollen da infornare.

Questo è il mini-stollen (nel mini stampino da plum cake) che abbiamo “infiocchettato” con un nastrino di marzapane…ce n’erano 2 ma 1 è stato mangiato di nascosto da un “topolino” di casa :-(


Meline selvatiche speziate in agrodolce.

Durante le mie scorribande montagnole/campagnole mi sono imbattuta in qualche alberello di meline selvatiche, non ce n’erano molte ma sufficienti per pensare di farne qualcosa, d’altronde stanno diventando così rare.

Non trovando nulla nei miei libri che contemplano sopratutto le mele, quelle comuni, ho gironzolato nel web ed ho preso spunto dal sito di Donna Moderna, una ricetta di meline in agrodolce da adoperare come accompagnamento a carni, pesci affumicati o formaggi stagionati.

Ormai, è risaputo che diventa tappa obbligata, quando si inizia a far parte delle “web-cucine” l’affacciarsi al mondo delle spezie e si scopre piacevolmente che i piatti possono trasformarsi da “piatti normali” a “piatti da gourmet” (gourmet è la parola preferita di ello) con la semplice aggiunta di una spezia o di un’erba aromatica.

Una semplice marmellata di prugne o di arance o quant’altro diventano  “pozioni magiche” con l’aggiunta di fava tonka, zenzero, macis ecc.

Si avvolgono di note piccanti e si trasformano in “chutney” aggiungendo pepe, peperoncino ecc.

Per me maestra fu, prima della mia entrata in questo mondo, Nigella col cardamomo che per me è diventato quasi una carezza, la mattina quando lo metto nel caffè, o quando profumo budini e biscotti, persino ello ha imparato ad amarlo… d’altronde non siamo tutti uguali e per alcuni ci vuole più tempo per avvicinarsi alle cose.

Poi venne Terry che durante i nostri incontri veneziani mi ha fatto conoscere  Caberlotto facendomi svuotare il salvadanaio per riempirmi di spezie rare e profumate ed ogni volta, al mio ritorno,  il treno profumava di buono.

Per queste meline che, nella ricetta originale, prevedono l’uso dei “soliti” cannella e chiodi di garofano”, ho optato per il Pepe di Szechuan (Zanthoxylum piperitum) le cui caratteristiche copio direttamente dal libro: Spezie da tutto il mondo di Manisha Gambhir Harkins De Vecchi editore.

Foto presa dal web (io ne avevo pochino :-( )

Nativo della Cina. Sono le bacche rosso mattone del frassino. E’ meglio tostarle prima di usarle. É un elemento chiave nella realizzazione della miscela cinese di 5 spezie. É usato anche per le stagionature sotto sale. Ha un sapore legnoso e pepato.

Io confermai la mia passione per l’aggiunta di pepe nelle preparazioni vedendo Moreno Cedroni su Sky che stava preparando un gelato usando questo pepe.

Adoro il modo quieto, preciso ed appassionato che Moreno Cedroni  ha nel “raccontare” le sue ricette, credo che fatta da lui anche una “patata bollita” diventi qualcosa di unico, di irresistibile..questione di stile, di carisma, o c’è o non c’è ed esco  un attimo dalla cucina per menzionare Vittorio Sgarbi, un altro personaggio che  quando parla di Arte (la sua materia)  mi coinvolge allo stesso modo, l’ascolterei per ore…peccato che poi scivoli indignitosamente…ma lasciamo perdere ;-)

Io vi lascio la ricetta con le proporzioni originali, evidenziando tra parentesi le mie varianti, per il peso fate le proporzioni secondo il prodotto che avete a disposizione.

Ingredienti per 4 vasetti (proporzioni originali):

  • 1 kg di meline selvatiche,
  • 250 g di zucchero (200fruttosio),
  • 1 litro di aceto di mele,
  • *mezzo cucchiaino di chiodi di garofano,
  • mezzo cucchiaino di zenzero macinato,
  • *mezzo cucchiaino di cannella.
  • * sostituito con pezzetti di macis e Pepe di Szechuan (Zanthoxylum piperitum), quest’ultimo, come consigliato, fatto tostare leggermente.

Come si fa:

in una pentola capiente scaldare l’aceto e sciogliere lo zucchero, quindi unire le spezie che avete scelto e lo zenzero e lasciar sobbollire 10 minuti.

Punzecchiare le meline con un ago,immergerle nell’agrodolce e far cuocere a fuoco dolce sino a che le mele non saranno tenere, ma senza che si rompano.

Spegnere, e travasare in vasi da conserva, chiudere ermeticamente e rovesciare i vasi a testa in giu lasciando raffreddare.

Conservare al fresco.

Consumare le mele dopo 1 settimana.

A me così piace la vita, un pò aspra un pò dolce, un pò pepata ed un pò speziata,  ed è anche così che mi piacciono le persone, mi piacciono ricche di sapori autentici, decisi anche un pò “selvatici” come queste meline che senza lamentarsi si sono immerse in questo “liquido” che pullula di vita ;-)

Riassunto: l’importanza delle spezie nell’evoluzione dei “foodblogger”, fonti d’ispirazione e ricetta.

Link di riferimento nel post:

Nigella

Donna moderna

Terry

Caberlotto

Pepe_di_Szechuan

Moreno Cedroni

Vittorio Sgarbi


Da pupattola a “pupattola”: il “Piatto Primavera”…


Lo so, siamo in estate (forse) ma con l’atmosfera che si respira in casa “Sapori Divini” mi sa che la primavera sarà la stagione regina per molti anni.

Questo piatto nasce dalla mente “fervidamente artistica” di Tiziana che me l’ha spedita via mail proprio a primavera ma, sapendo della visita estiva di Blanca abbiamo aspettato il momento giusto per farla assieme.

Al tempo c’erano ancora le cime di rapa che abbiamo (ha) sostituito con un golosissimo pesto di rucola.

Ingredienti:

  • petto di pollo,
  •  zenzero in polvere,
  •  zafferano,
  • vino bianco,
  •  cime di rapa (versione attuale con pesto di rucola “booooono”)
  •  aglio,
  •  philadelphia,
  •  semi di papavero,
  •  sale
  •  olio evo.
  • peperoni rosso e giallo,
  • striscioline buccia di cetriolo.

Disegnare il “Piatto Primavera”:

salare le fettine di pollo, rosolarle in un filo d’olio assieme allo zenzero, sfumare con il vino bianco, aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Togliere il pollo dalla padella, farlo raffreddare per ritagliarlo con le formine ( fiori e farfalle ), tenere da parte il sughetto di cottura.

Lavare le foglie delle cime di rapa, metterle in una padella con un filo d’olio evo, l’aglio tritato, il sale e farle appassire.

Lasciar raffreddare e quindi passarle nel mixer assieme a un cucchiaio di Philadelphia.

Riscaldare la salsina verde, in un’altra padella riscaldare le formine di pollo nel sughetto di cottura , quindi impiattare appoggiando i fiori e le farfalle sulle salsine decorando poi  con i semini di papavero.

Questo succedeva nella ricetta originale ma Blanca ha deciso di fare i fiori con i peperoni rossi e gialli, ha voluto fare i cuoricini, ha voluto fare un cielo…

ogni tanto la “nonna” voleva metterci mano :-D

Alla fine bisogna creare un “set fotografico” ma se nessuno ti dà una mano, anzi, si diverte a farti i “dispetti” come si fa?

Ditemi voi se sono “facce” da fare ad un’anziana “signora” che sta  fotografando…mah, valle a capire queste “pupattole” ;-)

Blanca, la nonna, Perla (deve sempre metterci il nasino :-D ) e l’”anziana Signora” offrono questo piatto ad Alice Ginevra, la meravigliosa “Pupattola” del web, non so se Alice vorrà farlo assaggiare a mamma e papà…ma questo lo saprete più in là ;-)

E dopo aver trascorso un meraviglioso pomeriggio con Blanca, la nonna ed il papà di Blanca che, purtroppo ha, nel frattempo, ricevuto una brutta notizia (Enrico un abbraccio affettuoso) me ne sono andata via con una bella zanzarona costruita proprio da Blanca con un palloncino (ma secondo me c’è ancora lo zampino della “nonna” ;-) ).

Io le ho lasciato una scatolina/decoupage (finalmente dopo tanto tempo ho ripreso l’”attività”) dove mettere le sue collane (l’ha detto lei :-) )


WHB # 291: “raccolto” e mangiato…

É stata una settimana straordinaria, non avrei mai immaginato arrivassero tante persone da diversi posti d’Italia e non solo.

Giornate intense trascorse in campagna, ognuno col suo compito, quello di raccogliere, pensare, inventare qualcosina da mettere sotto i denti la sera, riunite attorno al “fratino” abbiamo assaggiato tutto, ma proprio tutto, lasciando anche qualche briciola per i passerottini.

Emozioni vissute in una vecchia casa di campagna, quelle con i muri “spessi” per intenderci, da dove d’estate il fresco non scappa, arredata in perfetto stile “Shabby shock” che Antonella, architetto di grido ha cercato in tutti i modi di convincermi a “rivedere” :-D

Ma ora salite tutte/i sul cassone dell’autocarro che vi presento ospiti e ricette strada facendo, in ordine sparso senza una logica di menù, CLICCANDO SULLE FOTO DELLE RICETTE ARRIVERETE NEL BLOG DELLA “CUOCA/O”

La prima ad arrivare Astrofiammante  da Verona col suo meraviglioso antipasto, lei adora viaggiare e la sera, sotto il fresco del pergolato ci ha deliziate/i con i suoi racconti di viaggio che troverete dettagliatamente “illustrati” nel suo blog.

Poco dopo arriva anche Graziana, da Acireale e porta con se tutto il suo sapere non solo teorico sulle erbe e sul loro utilizzo in cucina.

Messeguè arrossirebbe di fronte a questo sgombro in salsa di acetosa mentre noi ci siamo leccate i baffi :-D

Ed ecco Maria61 da Bari, la regina delle torte, dopo  suoi ultimi corsi le sue torte sono diventate opere d’arte, per noi ha raccolto le ciliegie e ha fatto questo dolce che abbiamo gustato a colazione per partire con energia :-)

Qui c’è bisogno di un uomo…così ha esordito Max (Nuccio per il popolo di fb ;-) ) da Reggio Calabria..certo abbiamo detto e così la mattina presto saliva sul trattore (seguito dal “folletto” numero uno di Tepperella), lui recalcitrante protestava: uomo di mare sono e allora dopo aver svolto diligentemente il suo lavoro lo “spedivamo” a comperare il pesce che poi cucinava la sera per noi “fanciulle” :-D

Max on de trattor :-D

Tiziana da Imola usciva la mattina all’alba per raccogliere i più bei fiori dalle piante di zucchina per poi riempirli con..ma andate a vedere nel suo blog, ve li farrà “assaggiare”….

A sorpresa arriva anche Eleonora dalla meravigliosa Francia dalla quale sta per trasferirsi in Marocco.

Giornalista, scrittrice, poeta ed “opportunista ed ippocrita” aggiungo io, anche se poco poeticamente ha  “preteso” l’uso esclusivo del cucinino di servizio, quello che non adopero mai, per fare una torta “senza glutine/gluten free”, dedicata a chi non può mangiare tutto senza problemi…come dirle di no ;-) ?

Vi ingolosisco con la fetta ma andate a vedere la torta intera nel suo blog…ne rimarrete incantate/i (è ciò che vuole :-)

Tepperella, da Venessia, però sverna a Milano perchè si sa Milan lè un gran Milan ma d’estate è meglio scappare a gambe levate.

Non vi dico cosa ha combinato in cucina per preparare questo “cheese cake” coadiuvata dai 2 “folletti”, sto ancora pulendo ma vi consiglio di andare a leggere il suo racconto, riderete a crepapelle :-D

“Ocio che rivo”…ecco la voce di Cristina (Tutto a occhio) da Trieste che porta con sé un pò del mio adorato mare in questa insalata di polpo, ed ha portato con se anche Tolomeo che è riuscito a farsi accettare anche dalla “superbina” Perla :-D

Lei è sarta e crea gli abiti per le Barbie che poi espone negli stand delle fiere allestite per l’occasione, ora è anche “mamma” di Tolomeo, un delizioso gattino trovatello che impegna anche l’ultima ora libera che si era ritagliata per sé…ah l’amore :-)

Non so se Sonia sia arrivata di corsa, addirittura dalla Sicilia per il piacere della nostra “compagnia” o perchè aveva saputo della torta di Eleonora, fatto stà che alla vista dei suoi deliziosi petti di pollo abbiamo fatto il “baratto”, la torta senza glutine in cambio del pollo :-)

A svaligiare gli alberi di gocce d’oro (amoli dalle mie parti) ci ha pensato Cinzia che, lasciandoci tutte/i a bocca aperta (in tutti i sensi) ha creato questa tarte con frolla al limone, vi dico soltanto: andate a stamparvi la ricetta correte a cercare un albero e fatela, accendere il forno non vi peserà…

 

Graditissima la presenza di Solema,  soprattutto per i suoi sformatini di melanzane, da lei troverete anche valide e garantite indicazioni sulla panificazione.

Ora ditemi voi se non si evince dal “design” di questa torta salata che Antonella è architetto (da Castellar Ponzano), è una fortuna che in questo periodo sia impegnata a portare in tour il suo “Napoleone” sennò non ce n’era più per nessuno.

Il suo è un blog “colto”, ogni suo post è intriso di cultura reale e non improvvisata, per dirla tutta “sa cosa e di cosa scrive”.

Spesso il suo Napoleone cerca d’intrufolarsi ma la differenza salta subito all’occhio dell’intenditore :-P

La leggenda narra che portare i malli del noce che cresce nel tuo terreno faccia sorgere la casa dei tuoi sogni proprio lì vicino.

Forse è per coronare il suo sogno che Emanuela è arrivata col cesto di malli e la sera tutte assieme l’abbiamo aiutata a fare il nocino.

La sua ricetta magica la trovate nel suo giovane blog, la leggenda l’ho inventata io ma l’augurio che il suo sogno si realizzi è reale…

Terry è arrivata con tanti vasetti di creme per noi, si sa, in campagna d’estate, col sole cocente, la polvere, i pollini, la sera la pelle è sofferente, disidratata e così, una bella doccia ed uno strato di crema sul viso e corpo e si ritorna nuove, belle liscie, profumate..pronte per godersi il fresco in veranda…

Vi renderete conto che dopo una settimana di libagioni e festeggiamenti ci vuole qualcosa per “digerire” vero?

A questo ci ha pensato Tiziana con la tisana allo zenzero che vi insegno a fare ( :-D ) nel mio blog.

L’ha sperimentata anche lo staff de “lerocherhotel” che l’ha promossa a pieni voti…

Etteppareva!!!! Sempre ultima Brii, ma lei è la “capa” e le concediamo tutto :-D d’altronde sarebbe impossibile non farlo di fronte a questo sciroppo che ne pensate?

Beh proprio l’ultima no..perchè il “primato dell’ultimo arrivato” (piaciuto il gioco di parole? :-D ) lo voglio tutto per me :-D

E me lo prendo con la salsa di ribes rosso che troverete accanto al camino ;-)

La raccolta è servita, questa settimana sarà ospitata da Brii, mi raccomando riempitela di ricette, fatela “LAVORARE” che tra scorribande sul Monte Baldo, feste Scolastiche per la bellissima e bravissima figliola, compleanni del bimby (ma cosa s’inventerà mai ? :-D )  di lavurà non se ne parla proprio :-)   :-P

Vi lascio un souvenir, il cestino ed il cappello di paglia che erano in dotazione…..


WHB # 291: tisana allo zenzero…offerta da Tiziana…

Vengo anch’io in campagna con voi, mi dice Tiziana, dopo aver letto l’altro tuo post ho voluto provare a fare la tisana ed ora la bevo ogni sera, è magnifica :)

Perfetto, così dopo le grandi abbuffate in campagna la sera la berremo per “digerire”…per fortuna c’è anche chi pensa alla nostra “salute” ;-)

Vi lascio la “ricetta” che mi ha  scritto  lei con riluttanza…ma devo proprio scrivertela, mi ha detto? Certo, devo mica fare tutto io? :-D :-D

Per 2 tazze:

  •  400 ml. d’acqua,
  •  10 gr. di zenzero disidratato,
  •  2 pezzetti di zucchero grezzo.

 Come fare : :-D

portare l’acqua quasi ad ebbollizione, introdurre nella teiera un filtrino contenente lo zenzero,  versare l’acqua nella teiera e lasciare in infusione per cinque minuti (lei si è servita delle “clessidre” tres scic :-) ).

Togliere il filtrino e dolcificare la tisana con i due pezzetti di zucchero grezzo.

Anche questa partecipa alla raccolta settimanale WHB ospitata da me medesima con grande entusiasmo e giuoia :-D :

Grazie a  Brii  che gradirà certamente una tazza di tisana, dopo aver festeggiato a lungo il compleanno del suo “Bimby” ne avrà bisogno :-D

Ringrazio anche Kalyn di Kalyn’s Kitchen e

Haalo, Cook (almost) anything at least once  che senz’altro conoscono questa meravigliosa radice.

Buon fine settimana a tutte/i, io devo andare, mi stanno aspettando..ops dimenticavo il cappello di paglia ;-)


Torta di pere allo zenzero e sciroppo di rose.

Attingendo dalla mia solita fonte “Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche”, da pagina 683 riporto qualche notizia su questo rizoma che viene usato sia fresco sia essicato.

É originario dell’Asia e delle isole del Pacifico e viene coltivato in tutte le regioni tropicali con frammenti di rizoma poichè le piante coltivate difficilmente producono semi.

Proprietà:

aromatizzanti, aperitive, digestive, carminative, stimolanti, revulsive, antireumatiche.

Principi attivi:

olio essenziale, gingerina, zingerone, resine, mucillagini.

Lo Zenzero, pur originario dell’Estremo Oriente, era noto ai romani che ne conoscevano sia le proprietà aromatiche che salutari.

La droga, costituita dal rizoma, ha un aroma penetrante, caldo e pungente, tipico delle spezie.

Nei tempi passati, per conservarne le proprietà durante il trasporto, si usava ricoprirla con sciroppi di zucchero o con miele che risultavano aromatizzati e dai quali si ricavavano delle bevande rinfrescanti.

Questa consuetudine è rimasta fino ai nostri giorni e lo Zenzero o”ginger”, è largamente diffuso per aromatizzare in modo caratteristico liquori, aromi, birre e bibite analcoliche.

Oltre che come bevanda, lo Zenzero polverizzato è molto usato nei popoli orientali e da quelli di lingua inglese in condimenti (curry), salse e dolciumi.

Sotto il profilo salutare lo Zenzero è soprattutto un gradevole stimolante delle funzioni digestive e un buon carminativo; la tradizione anglosassone lo reputa utile in caso di raffreddore e soprattutto nelle dispepsie e nei disturbi digestivi dovuti ad eccesso di alcool.

Per uso esterno lo Zenzero è un moderato revulsivo che entra a far parte dei preparati antireumatici.

Per favorire la digestione:

Infuso: 100 ml di acqua, una tazzina dopo i pasti.

Passo alla ricetta, semplicisima, l’unica cosa che ho trovato difficile il taglio delle pere, infatti ho fatto a modo mio.

Per l’esattezza andrebbero tagliate a ventaglio ma le pere Abate che ho usato  non si prestano a questo taglio, o meglio sono io un’ “incapace” :-(

Ingredienti:

  • 500 g. di pere già sbucciate ed affettate,
  • 50 g. di zucchero semolato,
  • 80 g. di zucchero di canna,
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 uova battute,
  • 100 g. di farina di farro,
  • 4 g. di cremortartaro,
  • 2 cucchiaini colmi di zenzero in polvere.

Per coprire:

  • 150 g. di yogurt naturale (greco),
  • 2 cucchiai di sciroppo di zenzero (autoprodotto),
  • 1 cucchiaio di sciroppo di rose (autoprodotto),
  • lo sciroppo di cottura delle pere,
  • 50 g. di mandorle a lamelle.

Come fare:

accendere il forno a 180°C.

Disporre le pere preparate in una casseruola con i 50 g. di zucchero semolato e 4 cucchiai d’acqua, far prendere il bollore, abbassare il fuoco e far sobbolire per 8/10 minuti, il tempo di ammorbidirle ma non disfarle.

Macinare nel macinacaffè lo zucchero di canna e ridurlo a velo, unirlo al burro morbido e lavorarlo a crema, unire poco alla volta le uova battute.

Setacciare assieme alla farina il cremortartaro (si può usare la farina autolievitante), lo zenzero in polvere ed unire al composto.

Versare nella tortiera e, dopo aver scolato le pere distribuirle sulla superficie.

Mescolare lo yogurt con gli sciroppi, versare sulle pere uniformemente e coprire con le mandorle a lamelle.

Infornare per 40/45 minuti (regolatevi con il vostro forno).

Buon fine settimana a voi, ci rileggiamo lunedì.


Kaki-age: la parola al silenzio…

Alle elementari avevo una maestra dolcissima, spesso durante le ore di lezione ci dava dei “compiti” e, man mano si accorgeva che qualcuna aveva terminato, passava tra i banchi e ad ognuna faceva un complimento ed una carezza, alla più “brava” come alla più “asina”.

Ecco, Acquaviva l’ho vista così, come una dolcissima maestra consapevole di aver dato un “compito” difficile, ed alla “consegna” dei post è passata da tutte a lasciare una parola d’incoraggiamento.

Io ho apprezzato molto questo e la ringrazio davvero, non è da tutte le “maestre” farlo.

Ho cercato di fare il “compito” al meglio, lasciando per un’altra volta il “progetto” che non era realizzabile adoperando gli anelli di moscardino.

Ormai lo so, quando non avrò voglia di “parlare” prenderò uovo, acqua e farina e mi lascerò andare e con gesti lenti preparerò la pastella e mi prenderò tutto il tempo per pensare, come ho fatto questa volta.

Per l’ esecuzione a regolad’arte del kaki-age vi rimando al post di Acquaviva del quale riporterò mano mano qualche passo.

Ho modificato la salsa per la difficoltà a reperire gli ingredienti ed anche per rendere questa preparazione gradevole anche a chi, è risaputo, non ama i cambiamenti e rispetto troppo il cibo per sprecarlo.

Ingredienti per  il “mio” kaki-age:

  • moscardini freschi,
  • friggitelli,
  • cipolla di Tropea,
  • peperone rosso,
  • semi di sesamo,
  • fettine di zenzero in agrodolce,
  • 1 lt. di olio di arachidi, profumato con 1 cucchiaino di olio di sesamo per friggere.

Per la pastella (koromo) (dal blog di Acquaviva):

  • 125 gr. di farina 00 a basso contenuto di glutine (hakurikiko)+ qualche cucchiaio per infarinare,
  • 200 ml. c.ca di acqua ghiacciatissima (ideale è lasciarla in frigo con qualche cubetto di ghiaccio fino a che si è sciolto),
  • 1 tuorlo d’uovo.

Per la salsa a modo mio:

  • 1 cucchiaio di salsa di soia,
  • 1 cucchiaino di Tahini chiaro,
  • 1/2 cucchiaio di aceto di zenzero.

Per il sale aromatico (go mijio matcha):

  • 1 cucchiaio di sale marino in fiocchi,
  • 1/2 cucchiaino di tè verde matcha in polvere.

Come fare la pastella (dal blog di Acquaviva):

per la pastella di solito si usa acqua in quantità doppia della farina, ma il segreto sta nel setacciare un paio di volte con cura la farina e

versarla in un contenitore trasparente, quindi disporre il tuorlo in un uguale recipiente e versarvi sopra tanta acqua ghiacciata quanta

ne serve per raggiungere lo stesso livello della farina.

La vera dose dell’acqua dipende dalla dimensione del tuorlo.

Per la pastella di solito si usa acqua in quantità doppia della farina, ma il segreto sta nel setacciare un paio di volte con cura la farina e versarla in un contenitore trasparente, quindi disporre il tuorlo in un uguale recipiente e versarvi sopra tanta acqua ghiacciata quanta ne serve per raggiungere lo stesso livello della farina. La vera dose dell’acqua dipende dalla dimensione del tuorlo.

Attenzione: gli eventuali cubetti di ghiaccio vanno levati dall’acqua prima di usarla perché non devono entrare in contatto con l’uovo.

Sbattere l’uovo con l’acqua (usando un paio di bacchette di bambù) e quando è ben amalgamato unirvi  in un solo colpo la farina setacciata.

Mescolare lentamente e per poco tempo, per evitare che la pastella diventi collosa, non importa se restano dei grumi. Una scuola vuole la pastella usata subito, l’altra fatta riposare da un minimo di un’ora fino a 24 ore (Io l’ ho fatta riposare 2 ore).

Una parte degli ingredienti li ho tagliati ad anelli che ho infilato in uno spiedino, il resto degli ingredienti li ho tagliati a pezzi piccoli (mijingiri), li , mescolati al sesamo, infarinati leggermente per asciugarli ed immersi nella pastella.

Ho fritto ad immersione nell’olio a 170°C. (ho usato il termometro); vi consiglio di leggere da Acquaviva anche le indicazioni per una frittura perfetta.

Ho composto il piatto così, ai lati del contenitore ci sono fettine di zenzero sotto aceto.

 


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