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Mini Mac e Patate Fritte in versione dolce, Amazing Food.

mini mac e patate fritte-cn 

Finalmente so cosa significa Amazing (sono ignorantella e non conosco l’inglese); su Pinterest molte cose sono Amazing ed oggi, cercando su google cibo sorprendente, ho scoperto che Amazing significa sorprendente, ecco, questo è cibo sorprendente perchè arriva nel piatto dopo illuminazioni, idee, elaborazioni e perfezionamenti dello Staff, devo dirvi che Staff? Ma quello degli Amici di Godia, no!

Questo autunno riprenderò a frequentarli, ho ancora troppe ricette da condividere e sperimentare e non voglio che se ne accavallino altre.

In questi corsi ho imparato molti trucchetti che sono ormai diventati protagonisti nella mia cucina di casa: la polpa di melanzana per ammorbidire, rendere cremosi i ripieni senza appesantirli che ho anche adoperato per il ripieno di quei due ravioli che ho anticipato.

Le patate alla Raffaello che adesso non posso fare a causa del forno k.o., senza parlare delle purea di frutta, straordinario metodo per conservare la frutta.

Se fossi giovane con l’intenzione di coltivare questa passione e farla diventare professione farei anche quei corsi base dove impari a fare il fondo bruno, il fondo chiaro ecc. ma, anche i vari fondi si trovano pronti alla Metro e quindi…

Anche questi panini, con l’impasto dei savarin, si possono fare e conservare in congelatore o, come potete vedere nella foto, si possono mettere sottovuoto.

All’occorrenza si scongelano o si tolgono dal sacchetto (in questo caso si fanno rigonfiare lasciandoli semplicemente a temperatura ambiente) e diventano una merenda sana per i vostri bambini, da portare all’asilo o a scuola: sapete cosa c’è dentro ed i vostri bambini fanno un figurone dicendo ai compagni di asilo/scuola: li ha fatti la mia mamma

Mini mac sottovuoto-001 

Menziono Sabrina di Colazioni a letto che, da mesi sta portando avanti una rubrica interessante ed utilissima per le mamme che è : Le Merende di Camilla, pubblica le merende che prepara in casa, per sua figlia, complete di bibita.

Ecco l’utilità ed il senso di un blog, lei è una persona molto discreta e riservata ma dovrebbe pubblicizzare di più questa sua intelligente iniziativa, merita di essere conosciuta, divulgata ed imitata; andate a vedere se vi va (non la linko perchè fa parte delle foodblogger regionali del grupo su fb e non voglio daneggiarla).

Ma ora andiamo in cucina: questo mini mac dolce è composto da un pane dolce (savarin), una ganache formata da polpa di pesche, cioccolato fondente che simula la carne.

Il finto formaggio è formato da una lastra di cioccolato bianco con l’aggiunta di panna e zafferano da dosare fino al raggiungimento del classico colore del formaggio.

Le finte patate fritte non sono nient’altro che dei bastoncini di mango ed il ketchup è una salsa al lampone.

Ingredienti per i panini:

  • 250 g. di farina 00,
  • 5 g. di sale,
  • 10 g. di lievito per dolci,
  • 15 g. di zucchero,
  • 50 g. di acqua tiepida (dove sciogliere il lievito con lo zucchero),
  • 100 g. di uova intere,
  • 100 g. di burro freddo a cubetti (da aggiungere alla seconda lievitazione).

mini mac teglia da infornare-001

Come fare i panini:

mettere la farina (setacciata) in una boule e mettere al centro il lievito sciolto, assieme allo zucchero nei 50 g. di acqua tiepida, mescolare ed unire, poco alla volta il composto di uova.

Amalgamare, coprire e far lievitare a 30°C. con umidità al 70% per 1 ora (per creare il vapore mettere una bacinella d’acqua nel vostro forno a meno che non abbiate quello a vapore).

Nella seconda lievitazione aggiungere il burro, amalgamarlo, formare dellle piccole palline un po’ più grandi delle noci e metterle nella teglia dei muffins, far lievitare ancora un’ora come per la prima lievitazione.

Prima di infornare cospargere la superficie con sesamo, volendo anche semi di papavero, sesamo nero ecc. (ndr).

Infornare, forno ventilato, a 190/200°C. per 4 minuti, si, avete letto bene, 4 minuti, questi panini sono piccolissimi, dei bottoncini, come dice Emanuele.

collage mini mac 

Ingredienti per l’acqua di ginger:

  • 25 g. di zenzero fresco,
  • 100 g. di acqua.

Come fare l’acqua di ginger:

far bollire per 5 minuti lo zenzero con l’acqua: questa acqua servirà nella preparazione della polpa di frutta da inserire nella ganache per il finto hamburger.

Ingredienti purea di pesche (da inserire nella ganache per finto hamburger):

  • 25 g. di acqua di ginger (vedi sopra),
  • 125 g. di polpa di pesca,
  • 100 g. di acqua,
  • 90 g. di zucchero.

Come fare la purea di pesche:

mettere gli ingredienti in un pentolino e sciogliere lo zucchero, ATTENZIONE NON DEVE BOLLIRE, far raffreddare in acqua e ghiacco, frullare.

Ingredienti per la ganache finto hamburger:

  • 60 g. di cioccolato fondente al 60/70%,
  • 1 cucchiaio di miele di girasole o acacia o millefiori,
  • 1 presa di sale,
  • 70 g. di purea di frutta.

Come fare la ganache:

sciogliere a bagno maria il cioccolato col miele, aggiungere il sale e la purea di frutta, mescolare a mano.

Ingredienti per il finto formaggio:

  • cioccolato bianco,
  • panna fresca,
  • zafferano (va bene anche quello in polvere).

Come fare il finto formaggio:

sciogliere a bagno maria il cioccolato, aggiungere la panna, poco alla volta, mescolare delicatamente ed unire lo zafferano (pochissimo) per ottenere la colorazione classica del formaggio per questo tipodi panino).

Stendere il composto tra due fogli di carta forno o di silpack e livellatelo, far raffreddare e ritagliare col copapasta della misura del panino.

Ingredienti per le finte patate fritte:

mango tagliato a bastoncini.

Ingredienti per il finto ketchup (le dosi decidetele voi, potete conservare il composto in frigorifero):

  • lamponi,
  • zucchero a velo.

Come fare il finto ketchup:

frullare i lamponi con lo zucchero a velo.

Come comporre il mini mac:

tagliare i paninetti, con la sac a poche mettere sulla base la ganache, appoggiare sopra il finto formaggio premendo leggermente finchè sotto comparirà il finto hamburger.

Impiattare mettendo a lato le finte patate fritte ed il finto ketchup, volendo (ndr) potete dare una nota di verde con delle foglioline di menta che stanno bene sia con i lamponi che col cioccolato bianco.

Ecco, è tutto, sembra articolato ma è semplicissimo, si può preparare tutto in anticipo per utilizzare all’occorrenza.

Emanuele Anna mini mac ma quanto mi diverto-001 

 Emanuele ed Anna: ma quanto mi diverto!!!

 Auguro a tutto lo staff degli Amici di Godia di avere grande successo con l’evento che stanno preparando ed al loro stagista Luca di guarire al più presto per ritornare a condividere insieme a loro la sua grande passione per la cucina: forza Luca, un passo alla volta ed arriverai al traguardo, mi parlano sempre di te, sei nel cuore di tutti

 


Marmellate di Cachi con Cardamomo, Pepe di Sichuan, Vaniglia, Zenzero e Fiori di Sambuco: ♥Save the Persimmons♥

Marmellate cachi cornice-001

La mia sindrome della crocerossina che ha sempre avuto effetti devastanti sui miei rapporti sociali e di amicizia, riscuote, al contrario, grande successo nei miei rapporti col mondo vegetale e “animale”, intendo animali pelosi, con squame, ali, pinne ecc., regalandomi belle soddisfazioni.

Nel corso della mia brillante carriera da food-blogger ( :-D ) mi sono dedicata al Topinambor, alla zucca, allo sclopit, ai fiori di sambuco, alle varie erbe sconosciute dai più.

Ho dato attenzione alle ricette di un tempo, alla loro storia che, non dimentichiamolo mai, É anche la nostra storia;  nelle mie ricette ho spesso unito i prodotti della nostra straordinaria Italia, da nord a sud, passando per il centro e fermandomi sulle isole.

La nostra meravigliosa Italia, essendo a forma di elegante stivale non ci aiuta e, spesso ci fa sentire molto lontani e mette  nord e sud in una continua, incomprensibile ed estenuante competizione.

Come sempre, esco dal tema ma, abbiate pazienza, è una delle ultime chiacchierate con voi del 2013…

Voi che siete esperti di cucina conoscete la Reazione di Maillard vero? (così finiamo l’anno con un pò di cultura e tecnica), beh, io ho la Reazione di Towanda, non la conoscete? Eccola, ve la presento :-D :

Molte di voi riconosceranno in questo video qualche attimo della loro vita, ma, come ho detto, è la vita e, se non se ne può cambiare il corso, ci si può fare attorno qualche bella risata.

La mia vita è questa, a volte mi sembra di non avere neanche la forza di arrivare a domani e, all’improvviso mi sento pervasa da un’energia inarrestabile che mi ridà nuovi stimoli e nuovi slanci.

In questi giorni ho una voglia sfrenata di sperimentare ed i cachi, miei dolcissimi complici, la assecondano suggerendomi cosa fare, ed è così che ieri, nell’alba illuminata soltanto dalle lucine natalizie della mia finestra, ho messo in cantiere queste marmellate.

Io faccio parte della “marmelata-generazion”, pur sapendo che la marmellata viene chiamata così soltanto se di agrumi, io non mi distacco dall’infanzia, quell’infanzia in cui mangiavo “le omlet con la marmelata” o “i gnochi de marmelata” o, semplicemente, “el panin con buro e marmelata”.

A questo punto del post, chi avrà avuto l’ardore di leggermi sin qui, avrà capito che la reazione di Towanda è stata determinante anche per la foto, tutte le marmellate col culetto per aria :-D e, udite, udite, preparate col fructapect 3:1, la ribellione/trasgressione totale (Towanda’s style).

Non è pubblicità occulta, lo avevo in dispensa ed ho deciso di usarlo proprio per queste marmellate; non me la sono sentita di mettere 1 kilo di zucchero per kilo di polpa di cachi (che trovo già dolci di per se/loro) e di dover stare, come una sentinella a guardia del fornello per 40 minuti, col rischio che la marmellata si attacchi e bruci, con le conseguenze immaginabili.

Col fruttapec tutto si risolve in pochi minuti (leggete le istruzioni), io ho impiegato più tempo perchè, dopo i 2 minuti ho diviso il composto in 5 parti per aggiungere le spezie, spezie che ho prima tostato per estrarne l’essenza.

Lo zenzero l’ho grattugiato fresco e, per l’aroma di vaniglia ho adoperato l’essenza, visto anche l’esiguo quantitativo di marmellata.

Sulla scatola troverete la seguente precisazione: Il prodotto può contenere tracce di frumento, latte, uova, frutta a guscio e soia, quindi, se siete intolleranti a glutine, ecc, questo prodotto è sconsigliato.

composto marmellata cachi

Andiamo alla ricetta,  indicherò anche le dosi ed il procedimento se non usate il fruttapec.

Ingredienti per il totale delle marmellate:

  • 1 kilo di polpa di cachi*,
  • 350 g. di zucchero di canna (1 kilo di zucchero),
  • 1 busta di fruttapec 3:1 (facoltativa)
  • il succo di 1 limone,
  • 1 semi di una bacca di cardamomo verde pestati nel mortaio,
  • grani di pepe di Sichuan tostati,
  • zenzero fresco grattugiato a piacere,
  • vaniglia, bacca, polvere (naturale) o essenza naturale a seconda del quantitativo,
  • fiori secchi ma ancora profumati di sambuco a piacere (io li raccolgo in stagione, li faccio asciugare e li conservo ermeticamente nei vasi, se volete polverizzarli usate il macinino da caffè).

Come fare  la marmellata col fruttapec 3:1

con un cucchiaio estrarre la polpa dei cachi, metterla in una pentola ed aggiungere 350 g. di zucchero di canna ed una busta di fruttapec 3:1 ogni kilo di polpa, mescolare e portare ad ebbollizione, cuocere a fuoco forte per 3 minuti ed aggiungere il succo di limone.

Io ho proceduto come per la ricetta base, scottando e pelando i cachi ed ho fatto anche la precottura di 15 minuti lasciando raffreddare prima di procedere.

Ddovendo fare diverse preparazioni ho fatto bollire 2 minuti ed ho diviso il composto in5 pentolini a parte nei quali ho messo le varie spezie.

Versare la marmellata bollente nei vasi sterilizzati ancora caldi, chiudere col coperchio e rovesciarli su un panno (ecco il perchè dei culetti all’aria :-D ) fino a completo raffreddamento e  formazione del sottovuoto.

Varianti per la ricetta base:

per facilitare la pelatura dei cachi scottarli un attimo in acqua bollente e cuocerla per 15 minuti, pesarla ed aggiungere la stessa quantità di zucchero.

Cuocere per 40 minuti, alla fine aggiungere il succo di limone ed invasare, procedendo come sopra.

Ecco fatto, tutto qui, d’altronde, cosa inventarsi di nuovo con le marmellate? Per fortuna ci sono le spezie che possono dare quel tocco innovativo in più e rendere più stimolante questa bellissima attività che un tempo era alla base della vita delle famiglie.

Allora esisteva ancora la stagionalità e frutta e verdura venivano conservate per l’inverno, non era una moda era far di necessità virtù.

La stagionalità, è proprio questo l’argomento che tratterò per primo nel nuovo anno.

Lucy e Schroeder -001

Foto da Pinterest

A domani, per gli auguri di fine anno ♥


♥Dolce Povero di Zucca e Bruscolini♥: La Zucca nel Mondo Contadino.

torta zucca mele  alto-001

La ricchezza di una ricetta ♥povera♥ sta proprio nella sua storia, nel suo significato, sta nella fantasia e nell’amore di chi l’ha pensata e preparata, nei pochi ma preziosi ingredienti che si trovavano in dispensa.

Questa racconta di una povertà estrema perchè è senza uova, senza latte, senza burro, senza zucchero (io ho spolverizzato sopra un cucchiaio di zucchero di canna ma si può evitare) ma è anche attuale perchè è senza glutine.

Oggi la scelta del senza è dettata più dalle intolleranze o da scelte di vita che escludono dalla propria alimentazione prodotti provenienti dal mondo animale, piuttosto che dalla necessità, ma un tempo era una scelta obbligata e, come introduzione alla ricetta, voglio condividere queste righe, tratte da un libro che ho da tempo.

zucca

Musquèe de Provence (dal campo di Milva, la mia Contadina di fiducia)

Prima di abbandonare la precarietà della vita contadina, la zucca ha scandito, non diversamente da altre piante alimentari, il ritmo delle stagioni nelle campagne.

La sucàra, o il sucàro, veniva costruito alla meglio vicino alla modesta casa, come riparo per attrezzi e animali; era sufficiente lasciar muovere in libertà, lungo un pergolato, una pianta, oppure usarne le foglie palmate a copertura di un vecchio portico.

“Te si’  sicuro come soto ‘na zucàra” si usava a indicare situazioni di insicurezza: le foglie di queste erbacee, pur robuste, possono offrire ben poca salvezza.

Le abitazioni d’altronde, per molti, non erano in migliori condizioni: “Le par baràche che ghe piove zò da par tuto, come su un sucàro”, cioè ‘sembrano baracche dove piove dentro dappertutto, come una zuccaia’.

Non c’era orto vicino a casa o campo che non ospitasse le piante serpentine e i loro generosi frutti, tanto più se si seguivano i consolidati proverbi: “la prima zobia d’april, metè le zuche che le vien come un baril”, “il primo giovedì d’aprile, piantate le zucche, cosicchè crescano grandi come un barile”, o “suche e fien, in t’un mese le vien”, “zucche e fieno crescono in un mese”.

Ma attenzione però, perchè “Dopo l’Annunziata la zuca sia posta o nata”, e “Da Santa Caterina le zuche le va in farina”.

Con l’arrivo dell’autunno i ritmi della natura, così come quelli della vita contadina; all’imbrunire, dopo una cena modesta, alla ricerca di un luogo caldo dove trascorrere in compagnia le ultime ore prima del riposo, le famiglie venete si riunivano a perpetuare la secolare tradizione del filò, ovvero una delle più antiche e popolari forme di socializzazione, grazie alla quale sono giunte a noi, oralmente, storie e leggende.

Tra il tepore procurato dal respiro degli animali nelle stalle, illuminate dalla tremolante luce di un fuoco o di una lucerna ad olio, le donne ricamavano e rammendavano.

Gli uomini costruivano, sorretti dall’esperienza e dall’ingegno, gli attrezzi necessari al lavoro, i bambini ascoltavano storie straordinarie, se l’annata era stata baciata dalla misericordia divina, a conferire tono ai canti e alle chiacchiere circolava un buon bicchiere di vino, un pò di patate dolci, castagne e zucca cotta e profumata, adattissima a soddisfare per intero molti convenuti o le famiglie più numerose.

Anche arrostita sotto la cenere, veniva offerta ai vicini accorsi in aiuto durante le giornate di lavoro più intenso.

Nelle varietà meno pregiate, la zuca porzeèra (la zucca dei maiali) serviva bene anche all’alimentazione degli animali durante l’inverno.

Anche la pianta della suca dal col o suca bever, che ancora il Boerio definisce “specie di fiasco formato da guscio di zucca che adoprano gli accattoni viandanti e dove portano la loro bevanda” era coltivata, fino a non molto tempo fa, nelle campagne venete; se ne ricavavano borrace e fiaschi da portare appresso, colmi d’acqua fresca o di vino, durante i lavori agricoli, ma in casa serviva anche per sbattere la panna e fare il burro, per conservare lo strutto e trasportare l’acqua dalla fontana.

Zucche di dimensioni più modeste diventavano, invece, vasi per fiori; recisa la parte superiore del collo, la zucca era messa ad essicare in penombra.

Un cucchiaio o un risciacquo con l’acqua serviva a liberarla dalla polpa ormai secca, la corteccia, fattasi sempre più simile al legno, veniva poi fatta impregnare di vino scadente perchè “sazia non assorbisse poi quello buono.

Ortaggio così familiare alla storia contadina, la Cucurbita entra insomma a buon diritto nei proverbi e modi di dire, nelle cantilene per i bimbi e nelle cante che scandivano il duro lavoro quotidiano.

Gli esempi, con variazioni spesso inconsistenti, si raccolgono un po’ in tutte le regioni d’Italia; altre ancora erano solo gustose “conte”, ad uso dei giochi, dal significato lontano ma dal ritmo interminabile o, come nel Veronese, quando le nenie erano null’altro che la cronaca della realtà:

“se magna de genaro
de genaro la se còse par le pute e par le spose
ma la magna anc’el paròn, e mi vago a sbrindolòn
a cercar la carità
gnanca un soldo a mi me dà”
ovvero:
‘la zuca si mangia a gennaio
in gennaio si cuoce
per le ragazze e le spose
ma la mangia anche il padrone,
mentre io vado in giro
a cercare la carità
ma non mi dann neanche un soldo”

Durante le lunghe sere d’inverno, ai bambini irrequieti gli anziani raccontavano storie paurse e fantastiche, sollecitati da qualche insofferente “Contaghe quèa de Barba (zio) Sucon”: qualsiasi storia andava bene, purchè i piccoli stessero tranquilli.

Per i burloni, poi, era sempre uno spasso presentarsi al filò facendosi annunciare da un lungo bastone bardato a dovere con un vecchio lenzuolo e una testa di zucca, a ricordare presenze inquietanti.

E tra un racconto e uno scherzo, ai bambini piaceva riascoltare la storia di Cenerentola e di quella zucca resa nobile e famosa per essersi trasformata in una lussuosa carrozza.

zucca interno1

Zucca Musquèe de Provence interno (sembra una bocca spalancata)

Ingredienti per uno stampo da plum cake da cm. 23P/10L/6h:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 150 g. di farina di grano saraceno,
  • 70 g. di mirtilli rossi disidratati( o uvetta),
  • 2 mele (1 e 1/2 per il composto, mezza per la decorazione),
  • 6 prugne secche o a piacere,
  • un cucchiaino da te di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • semi di zucca tritati o pane grattugiato o biscotti secchi tritati per la teglia,
  • burro di soia o vaccino per la teglia.

vapore microonde LIDL

Foto da qui (il mio era al lavaggio).

Come ho fatto:

ho acceso il forno a 200°C., ho lavato bene sotto l’acqua corrente i mirtilli rossi e li ho messi, coperti con l’acqua, nella parte bassa della”caccavella” nella foto e, nella parte dove vedete le patate, ho messo la polpa di zucca tagliata a pezzi piccoli, ho coperto ed azionato il microonde alla massima potenza (il mio 850) per 10 minuti.

collage

Ho scolato e messo nel bicchiere del minipimer ed ho frullato il tutto (vedi collage) aggiungendo un pizzico di sale e 3 prugne secche (lavate in precedenza, la frutta disidratata, l’uvetta &C. vanno lavati benissimo prima dell’uso).

Ho unito al composto la mela grattugiata a julienne (grossa) ed ho unito la farina amalgamando bene.

Ho unto lo stampo e l’ho spolverizzato con semi di zucca tritati finemente, ho versato il composto, ho decorato con fette rotonde di mela (biologica) e riempito i fori lasciati dal torolo con pezzetti di prugna secca, ho spolverizzato con 1 cucchiaio di zucchero di canna (che si può omettere) ed ho infornato per 45/50 minuti.

Ho sfornato e rovesciato il dolce affinchè non si afflosciasse troppo, l’ho fatto intiepidire e l’ho rirovesciato sul piatto di portata.

Servire tiepido o, dopo averlo ripassato in forno per qualche minuto: consiglio e valutazione di ello ;-)

torta zucca mele fetta

Quelli della mia generazione, forse ricordano i “bruscolini”, semi di zucca tostati e salati che accompagnavano le serate davanti alla tv o la domenica pomeriggio al cinema.

Sono la conferma che della zucca non si butta nulla, come per il maiale, cultura saggia, cultura antica;  della zucca si consumano anche i filamenti (Lisa Casali docet), io li ho conservati per utilizzarli in una prossima preparazione.

bruscolini

Ingredienti per i bruscolini:

  • semi di zucca,
  • sale marino integrale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., rivestire una teglia bassa e larga con carta forno, ripulire bene i semi dai residui dei filamenti, lavarli bene sotto l’acqua corrente, scolarli, tamponarli lasciandoli umidi e, in una terrina farli saltare assieme al sale affinchè ne assorbano una quantità sufficente ma non eccessiva.

Stenderli sulla teglia ed infornare avendo cura di scuotere la teglia di tanto in tanto; saranno sufficenti 15/20 minuti, quando inizieranno a scoppiettare saranno pronti.

Sfornare e gustare, caldi o freddi, il giorno dopo sono ancora più fragranti.

bruscolini1


Zuppa con chiodini, patate, zenzero e salsa di soia, anticipo d’autunno un pò multietnico.

Zuppa chiodini e zenzero nuova

 

Questa zuppa la faccio ogni anno, questa della foto risale al 2009, eravamo più in là con la stagione, infatti è fotografata assieme alle pere cotogne e le castagne.

La presenza dello zenzero, del coriandolo e della salsa di soia regala a questa zuppa un sapore orientale, gradevole e non invadente, da provare tutto l’anno anche con champignon, funghi secchi e congelati, così vi sembrerà di andar per boschi anche quando la stagione non lo permetterà.

Durante la passeggiata di domenica, dedicata più che altro alla raccolta delle castagne, mi sono imbattuta in 1 porcino e qualche chiodino, quel tanto che mi è bastato a rifare questa zuppa che avevo sperimentato anni fa, in più ho aggiunto il coriandolo fresco trovato al mercato all’ingrosso.

Chiodini cestino-001

Ingredienti (le quantità sono quelle da me usate):

  • 1 porcino,
  • chiodini,
  • 1 patata grande,
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 cucchiaino da te di salsa di soia,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1/2 litro di brodo vegetale,
  • coriandolo fresco tritato alla fine (sostituibile con il prezzemolo).

zuppa chiodini patate coccio_picnik

Procedimento:

pulire i funghi dai residui di terra con uno spazzolino ed immergerli in acqua calda per 1 quarto d’ora, scolarli e tagliarli a fettine sottili.
Sbucciare le patate e tagliarle a cubettini, grattugiare la radice di zenzero.
Rosolare in un tegame di coccio l’aglio nell’olio evo, eliminarlo e far insaporire i funghi con le patate, unire lo zenzero e la salsa di soia, mescolare e coprire con il brodo.
Cuocere per 15 minuti, far riposare la zuppa per 5 minuti e prima di servire cospargerla con il coriandolo tritato.
Buona giornata a tutti, alla prossima.

Tartare di Trota marinata al Coriandolo e Zenzero con Chutney di Pesche.

Tartare di trota e chutney di pesca completo-001

É la mia prima volta con il pesce crudo, avevo assaggiato una tartare di trota affumicata con chutney di albicocche e me ne ero innamorata ed ho voluto mettermi alla prova.

Ho comperato una trota freschissima (semplice, né iridea, nè salmonata), da queste parti ci sono molti allevamenti e l’acquisto è sicuro.

Ne ho ricavato 2 filetti e li ho messi in congelatore per 24 ore poi, li ho privati della pelle e delle spine rimaste, li ho tagliati a piccoli cubetti e li ho marinati.

Ingredienti per la tartare di trota:

  • 2 filetti fi trota fresca,
  • 1 cucchiaio raso di sale affumicato,
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna,
  • qualche seme di coriandolo leggermente pestato nel mortaio,
  • 3 cm. di zenzero fresco grattugiato.

Come preparare la tartare di trota:

mettere la tartare in una ciotola, unire tutti gli ingredienti e mescolare bene, coprire con un foglio di pellicola e riporre in frigorifero per tutta la notte.

Trascorso il tempo necessario, risciaquarla e asciugarla tamponandola, la trota non ha perso consistenza ed è rimasta bella soda e profumata..

tartare di trota e chutney di pesche1-001

Ingredienti per il Chutney di pesche:

  • 1 scalogno,
  • 2 pesche a pasta gialla,
  • qualche seme di coriandolo,
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna,
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico ai lamponi.

Come fare il Chutney di Pesche:

affettare finemente lo scalogno e farlo appassire in poco olio, unire le pesche, anch’esse affettate sottilmente, unire i semi di coriandolo, lo zucchero, mescolare ed insaporire, aggiungere l’aceto, farlo evaporare, mescolare ancora e spegnere.

L’aceto balsamico ha colorato la preparazione, se non lo gradite, adoperate il Mirin (aceto di grano) o aceto di mele o di vino bianco.

L’aceto balsamico ai lamponi che ho adoperato ha regalato al chutney un aroma straordinario.

Questa è una ricetta velocissima ed è un ottimo accompagnamento per questo tipo di preparazione, si può variare tipo di frutta e spezie, provate, vi piacerà.

Decorazione:

  • yogurt greco,
  • fettine sottili di pesche nettarine,
  • foglioline di melissa fresca.

Componiamo la coppa:

mettere alla base della coppa Martini la tartare, coprire con un pò di chutney, decorare con  un cucchiano di yogurt greco, fettine sottili di pesca e una fogliolina di melissa.

L’ho assaggiata, un pò titubante perchè non sono abituata a mangiare il pesce crudo, beh, me la sono gustata tutta, fino all’ultimo cubettino, la marinatura aveva rilasciato nella trota tutti i sentori dello zenzero e dei semi di coriandolo che io amo adoperare in molte preparazioni.

Il sale affumicato aveva fatto il resto, la prossima volta sarà la mia prima volta con l’affumicatura casalinga, pentolaccia e terrazza aperta sono pronte ad accogliere i miei prossimi esperimenti.

Con viva e vibrante soddisfazione  vi dico: provate :-D

Tartare di trota e chutney di pesche

Buona serata.


Risotto allo zenzero, stracchino e pere, un gustosissimo Ménage à trois.

Ci sono 2 alimenti che per me sono la trasgressione, quello dolce è la Nutella, quello salato lo Stracchino.

Con questi 2 il cucchiaino spalmato sulla fetta biscottata  non basta, qui si va di cucchiaione e finchè non si è visto il fondo del vaso o la carta bella pulita senza più traccia non si smette, è la vita, a volte bisogna scegliere ed io lo faccio.

La ricetta appartiene a Domenico Fraccaroli figlio del produttore di vini ed olii nel Veronese che ha deciso di attivare una risaia proprio in Friuli, a Paradiso di Pocenia dove c’è una frasca (agriturismo) dove poter degustare i vini assieme a degli assaggi di risotto.

Produce il Vialone Nano che è un riso  semifino, con il chicchi di media lunghezza dalla forma tondeggiante.

Io adoro i risotti, mi piace farli e mangiarli, secondo me  sono anch’essi un pò come le torte salate e gli sformatini, puoi farli con quello che vuoi, che ti piace e con quello che hai a disposizione.

Ho guardato in rete ed ho trovato sempre la stessa ricetta, cambiava blog ma la sostanza la stessa allora ho voluto aggiungerci una pera, così per provare, se ci pensate la pera va d’accordo sia con lo zenzero che con lo stracchino, per questo ménage à trois.

Ingredienti per 2:

  • 200 g. di riso Vialone Nano (o il riso che preferite per i risotti),
  • 1 scalogno piccolo (cipolla c.s.),
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 40 g. di radice di zenzero fresco grattugiata,
  • 1 pera Kaiser sbucciata e tagliata a dadini piccolissimi (quasi come i chicchi di riso :-D ),
  • 150 g. di stracchino di capra (io lo preferisco ma la ricetta contempla quello vaccino),
  • acqua bollente per la cottura (o brodo vegetale)
  • maggiorana fresca per decorare.

Come fare:

tritare lo scalogno e farlo appassire nell’olio aggiungendo poca acqua per mantenerlo morbido, quando è asciugata l’acqua tostare  il riso, portarlo a metà cottura aggiungendo acqua bollente salata o, se preferite, brodo vegetale (io in molte ricette preferisco l’acqua perchè non altera i profumi e qui volevo che lo zenzero si sentisse).

Unire lo zenzero grattugiato e continuare la cottura aggiungendo il liquido e mescolando sempre (io sono per questa scuola di pensiero), regolare di sale se necessario.

A cottura quasi ultimata aggiungere i dadini di pera (devono rimanere sodi) e mescolare, questo risotto deve rimanere sodo e consistente quindi terminate la cottura al dente e, fuori dal fuoco, mantecare con lo stracchino mescolando bene.

Consiglio: fatelo e servitelo subito, lo stracchino lo compatta ma non con l’effetto mozzarella che lo impacca.

Per esigenze di copione io l’ho mangiato dopo le foto, tiepido/freddo, comunque gradevole, si sente il pizzichino dello zenzero, la dolcezza e croccantezza della pera e la morbidezza ed il sapore particolare dello stracchino di capra.

Impiattatelo, decoratelo e godetevelo…

Consigli per fare un buon risotto

Buona settimana a tutti voi, ah, forse vi chiederete se ello ha gradito? Ha dovuto, non c’era altro… e adesso l’angolo di Perla:

Anche gli animali hanno le loro simpatie e come gli esseri umani, possono cambiare opinione ed imparare a voler bene a chi non sopportavano.

É il caso di questo riccio di peluche che mi aveva regalato la veterinaria, Perla non lo sopportava proprio e, quando aveva ancora tutti i dentini (una malattia autoimmune le forma il tartaro sotto le gengive e così si devono togliere) lo prendeva in bocca e, letteralmente lo sbatteva per terra, non c’era verso, per 6 anni il riccio è stato emarginato.

Ieri sera li ho trovati così, sul mio divanetto, assieme alla pigotta♥

Perla con la sua pigotta ed il riccio.


La passione del riciclo in un Muffin (Farina di Panettone e bucce di Zucca) e già che c’ero ho riciclato anche la carta forno.

Oggi ho una di quelle giornate che io definisco ludico-culinarie, mi sono svegliata ed ho ripreso subito il pensiero che avevo prima di addormentarmi cioè quello di fare una ricetta adoperando la farina di panettone che avevo già utilizzato per fare le lasagne (più sotto c’è il link).

Neanche il tempo muffo è riuscito a smontare il mio entusiasmo e complice una trasferta di lavoro di ello che lo terrà fuori casa fino a sera, io, topolina biricchina sto ballando follemente per la cucina.

Questi muffin nascono da una  serie di combinazioni che conferma la mia (e non solo) tesi che nulla succede per caso.

Tutto ha avuto inizio da 2 boccioni di plastica, si, avete letto bene 2 semplici, insignificanti, odiosissimi boccioni di plastica di ello.

Dovete sapere che mister ello ormai beve acqua soltanto se proviene dal distributore del comune ed è contenuta  in uno dei suoi 2 boccioni che a turno sposta da una macchina all’altra per cui quando è su una i boccioni sono sull’altra e viceversa.

Durante il giorno mi telefona ed io spero sempre che mi dica: amore mi manchi, ti amo ecc., invece mi dice:

dove sono i boccioni?

Amore saranno nell’altra macchina…

Tutti 2?

Non so amore, io non li adopero i tuoi boccioni.

Mah, fai sparire sempre tutto… e chiude la comunicazione.

Ieri mattina, stremata ho deciso di andargliene a comperare uno stock, però non è facile trovare i boccioni di plastica ma soltanto tanichette, o boccioni di vetro che sono anche più igienici.

L’ultima spiaggia è stata (grazie a messer pc) l’ Enologica Friulana che sta dall’altra parte della città.

Cicola e ciacola alla fine il titolare mi dice: le faccio un regalino e mi regala una rivista, l’ho sfogliata e mi si è aperto un mondo:

ma ci sono anche ricette, perfetto, perchè sa, io ho un piccolo blog di cucina.

Ah si? Allora non è un caso se è arrivata fin qui, la invito lunedì alla presentazione di un libro e le presento una persona che fa corsi su come adoperare le erbe e i fiori in cucina, s’intende di funghi e quant’altro.

Evvai!!!

Allora ci vediamo lunedì, mi ha fatto piacere conoscerla.

Anche a me, arrivederci e grazie.

Arrivo alla ricetta però non senza condividere con voi quanto ho trovato sulla storia dei muffin, io non la conoscevo ed ora mi sento molto più informata.

“Il muffin è un dolce simile al plum cake, di forma rotonda con la cima a calotta semisferica senza glassa di rivestimento.

Si possono preparare con ripieno di mirtilli, cioccolato, cetrioli (?), lampone, cannella, zucca, noce, limone, banana, arancia, pesca, fragola, mandorle e carote (e molto altro aggiungo io).

In genere i muffin si tengono in un palmo della mano e si consumano in un sol boccone.

La parola muffin viene citata per la prima volta in Inghilterra nel 1703 con la scritta moofin.

Qualcuno la fa derivare dal francese mouflet, che significa soffice, inteso come il pane, altri dal tedesco muffen che significa piccole torte.

Le prime versioni di muffin erano meno nobili.

Il fornaio di famiglia, inizialmente, cucinava i muffin per la servitù, con i rimasugli del pane del giorno prima e con i rimasugli di lavorazione di biscotti, mescolando il tutto con delle patate schiacciate.

Il tutto veniva fritto facendo divenire il composto così ottenuto leggero e croccante.

Quando questo dolcetto venne scoperto dai signori inglesi dell’epoca diventò l’accompagnaento preferito per l’ora del te.

La ricetta che mi ha ispirato questo riciclo l’ho trovata proprio in quella rivista ed è di un giovane chef che, assieme ad altri 2 giovani gestisce un ristorantino (soltanto per la metratura però) di pesce che ha dato una geniale alternativa alla clientela delle prosciutterie di San Daniele del Friuli.

Dal momento che in 3 non arrivano ai 75 anni voglio fargli un pò di pubblicità, se vi trovate dalle parti di San Daniele del Friuli, frazione Villanova per l’esattezza, andate a trovarli, Giulia, Nicola e Stefano (l’ideatore del muffin) vi accoglieranno in un ambiente informale, accogliente, luminoso, fresco e giovane, mangerete benissimo spendendo il giusto, qui la qualità/prezzo è indiscutibilmente rispettata:

Ristorantino ai Sapori                       Telefono: 0432 95 30 25

Via Giacomo Bernè, 33                             Giorno di chiusura: domenica

Villanova frazione di                                 Coperti: 25-30 (esterni 20)

(San Daniele del Friuli)                             Prezzo medio: 25, 30 €.

Ci siamo, ecco la ricetta originale con tra parentesi le mie varianti:

  • 350 g. di farina (250 g. farina di panettone, 50 g. farina di mandorle, 50 g. farina di castagne),
  • 200 g. di zucca (io (Butternut)gli scarti, buccia e polpa, della pumpkin pie),
  • 60 g. di zucchero bianco (50 g. zucchero aromatizzato alla vaniglia),
  • 60 g. di zucchero di canna (omesso),
  • 3 uova,
  • 150 g. di burro (di soia),
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • 100 ml di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di cannella (fiori di cannella macinati),
  • 3 cucchiaini da caffè di zenzero in polvere (io 1/2 radice di zenzero fresco grattugiato),
  • 1 pò di noce moscata (omessa).

Per fare la farina di panettone, mettere il panettone sbriciolato grossolanamente in forno a 110°C. per 10 minuti poi abbassate a 90°C. muovendo e sbriciolando il panettone,lasciare lo sportello leggermente aperto.

Il procedimento è diverso dal primo (quello dell”insolito menù) ma questa volta le fette erano più grosse, l’importante è non “abbrustolirlo” troppo.

Mettere le briciole ottenute nel robot (io assieme alla farina di mandorle e quella di castagne) e ridurre a farina (vedi collage).

Come fare da ricetta originale tra parentesi le mie varianti:

far asciugare la polpa della zucca in una padella antiaderente per circa 20 minuti

(avevo bucce e polpa già cotte).

Schiacciare la polpa rendendo il composto cremoso.

(ho frullato col minipimer assieme a poco latte di soia).

Far sciogliere il burro e lasciarlo raffreddare, unire lo zucchero e lavorare finchè risulti ben spumoso.

(ho lavorato il burro con lo zucchero ridotto a velo assieme ai fiori di cannella).

Aggiungere le uova ed incorporare nell’ordine: farina, lievito e la polpa di zucca, infine unire il latte e le spezie, mescolando delicatamente.

(soltanto lo zenzero in quanto i fiori di cannella erano già nell’impasto di burro).

Versare il composto nelle formine o in stampino di alluminio e cuocere in forno per circa 25 minuti a 180° C.

Stefano, nella sua ricetta, alla fine scava il muffin al centro ed lo farcisce con della mostarda di zucca (che proverò e condividerò) e lo serve con della crema Chantilly calda.

( io li ho farciti con la  marmellata di zucca fatta da me).

Con questa dose sono venuti 13 muffin che io ho diviso in sacchetti e messi in congelatore (Nigella docet), all’occorrenza tirarli fuori qualche ora prima e, volendo riscaldarli in forno (meglio no MW).

Mentre il panettone si stava asciugando in forno ho preparato gli stampini con la carta forno riciclata, quella dove appoggio il pane a riscaldare per ello.

L’ho stropicciata, l’ho bagnata e strizzata bene, l’ho appoggiata sopra uno stampino rotondo in alluminio ed ho appoggiato sopra un altro stampino per dargli la forma ed ho messo in forno ad asciugare, volevo avessero un aspetto rustico ed il risultato mi ha soddisfatta.

Qui come fare la farina di panettone ed altre ricette e se avete dubbi io sono a disposizione…ah dimenticavo: sono sublimi

Altre informazioni sul muffin qui, certamente il sito più completo, tecnico, esaustivo che esiste in rete (sempre secondo me)

Occhio che Perla vi tiene d’occhio.

P.S.: sapete dov’erano i boccioni? Erano sotto il sedile della macchina, però me l’ha detto stamattina con fare mogio mogio.


Gugelhupf al vin brûlé del Sacher Hotel, l’ho sempre chiamato Kuguluf.

É il dolce della mia infanzia, delle mie colazioni e merende, il Kuguluf era la normalità, la Signora Gisella lo comperava in una panetteria che ora non esiste più, mi sembra si chiamasse Forcessini, era una panetteria piccola piccola dove andavo a comperarmi il panino con la vaschetta di Nutella per la scuola, 2o Lire il panino, 30 Lire la Nutella, spesso quei soldi, al ritorno da scuola, finivano in Pescheria dove comperavo del pesce per i gatti randagi.

Lì il Kuguluf lo vendevano anche a fette, c’era marmorizzato, alla vaniglia, al cacao, ecc., a me piaceva bianco inzuppato nel te o nel caffèlatte era una goduria, per questo dopo aver visto delle bellissime ricette e fotografie di kuguluf tra le colleghe blogger mi son detta: devo/voglio provarci anch’io, ultimamente adoro tornare indietro nel tempo…

Quale migliore fonte dalla quale attingere se non dal mio amato libro di ricette del Sacher Hotel (Giunti Editore 29 €.), voi sapete che a me non piacciono i cloni ed evito di fare la replicante, così ho scelto questa ricetta col vin brûlé e spezie che adoro.

Il mio stampo è, probabilmente, troppo grande  per questa dose, manca la base, ci sono anche delle bolle la cui causa sia da addebitare al fatto che ho aggiunto gli albumi a neve alla fine (come faccio di solito, dandolo per scontato) mentre la ricetta dice di farlo prima dell’aggiunta della farina, li ho montati senza lo zucchero che senza accorgermi ho messo nell’impasto, forse avrei dovuto battere lo stampo per distribuire bene l’impasto… insomma lo devo dire, se lo volete rifare tenete conto di tutto questo

Oggi la ricetta direttamente dal libro, il vin brûlé lo sapete fare di certo:

come miscela di spezie ho usato del pepe garofanato e fiori di cannella macinati nel macinino da caffè assieme a poco zucchero (Carbellotto Mestre), al posto dello zucchero vanigliato ho aggiunto una puntina di cucchiaino di Vaniglia Bourbon.

Certo che l’estetica lascia un pò a desiderare però a questo c’è rimedio, importanti sono il sapore e la consistenza, su questi non c’è nulla da migliorare, potrebbe essere una buona base per la Krümmeltorte anche se troppo  sostanziosa.

Comunque lo rifarò molto presto, la sfida è aperta.

Ora vi lascio, c’è una fetta di kuguluf che aspetta soltanto di essere pucciata nel te, buona giornata.

Il link vi racconterà un pò di storia.

Perla vuole presentarvi le sue amichette: Holga e Monty sembrano positivo/negativo vero?


Meline selvatiche speziate in agrodolce.

Durante le mie scorribande montagnole/campagnole mi sono imbattuta in qualche alberello di meline selvatiche, non ce n’erano molte ma sufficienti per pensare di farne qualcosa, d’altronde stanno diventando così rare.

Non trovando nulla nei miei libri che contemplano sopratutto le mele, quelle comuni, ho gironzolato nel web ed ho preso spunto dal sito di Donna Moderna, una ricetta di meline in agrodolce da adoperare come accompagnamento a carni, pesci affumicati o formaggi stagionati.

Ormai, è risaputo che diventa tappa obbligata, quando si inizia a far parte delle web-cucine l’affacciarsi al mondo delle spezie e si scopre piacevolmente che i piatti possono trasformarsi da piatti normali a piatti da gourmet con la semplice aggiunta di una spezia o di un’erba aromatica.

Una semplice marmellata di prugne o di arance o quant’altro diventano quasi  pozioni magiche con l’aggiunta di fava tonka, zenzero, macis ecc.

Si avvolgono di note piccanti e si trasformano in chutney aggiungendo pepe, peperoncino ecc.

Per me maestra fu, prima della mia entrata in questo mondo, Nigella col cardamomo che per me è diventato quasi una carezza, la mattina quando lo metto nel caffè, o quando profumo budini e biscotti, persino ello ha imparato ad amarlo… d’altronde non siamo tutti uguali e per alcuni ci vuole più tempo per avvicinarsi alle cose.

Per queste meline che, nella ricetta originale, prevedono l’uso dei soliti cannella e chiodi di garofano, ho optato per il Pepe di Szechuan (Zanthoxylum piperitum) le cui caratteristiche copio direttamente dal libro: Spezie da tutto il mondo di Manisha Gambhir Harkins De Vecchi editore.

Foto presa dal web (io ne avevo pochino :-( )

Nativo della Cina. Sono le bacche rosso mattone del frassino. E’ meglio tostarle prima di usarle. É un elemento chiave nella realizzazione della miscela cinese di 5 spezie. É usato anche per le stagionature sotto sale. Ha un sapore legnoso e pepato.

Io confermai la mia passione per l’aggiunta di pepe nelle preparazioni vedendo Moreno Cedroni su Sky che stava preparando un gelato usando questo pepe.

Adoro il modo quieto, preciso ed appassionato che Moreno Cedroni  ha nello spiegare le sue ricette, credo che fatta da lui anche una patata bollita diventi qualcosa di unico, di irresistibile..questione di stile, di carisma, o c’è o non c’è ed esco  un attimo dalla cucina per menzionare Vittorio Sgarbi, un altro personaggio che  quando parla di Arte (la sua materia)  mi coinvolge allo stesso modo, l’ascolterei per ore…peccato che poi scivoli indignitosamente…ma lasciamo perdere ;-)

Io vi lascio la ricetta con le proporzioni originali, evidenziando tra parentesi le mie varianti, per il peso fate le proporzioni secondo il prodotto che avete a disposizione.

Ingredienti per 4 vasetti (proporzioni originali):

  • 1 kg di meline selvatiche,
  • 250 g di zucchero (200 fruttosio),
  • 1 litro di aceto di mele,
  • *mezzo cucchiaino di chiodi di garofano,
  • mezzo cucchiaino di zenzero macinato,
  • *mezzo cucchiaino di cannella.
  • * sostituito con pezzetti di macis e Pepe di Szechuan (Zanthoxylum piperitum), quest’ultimo, come consigliato, fatto tostare leggermente.

Come si fa:

in una pentola capiente scaldare l’aceto e sciogliere lo zucchero, quindi unire le spezie che avete scelto e lo zenzero e lasciar sobbollire 10 minuti.

Punzecchiare le meline con un ago,immergerle nell’agrodolce e far cuocere a fuoco dolce sino a che le mele non saranno tenere, ma senza che si rompano.

Spegnere, e travasare in vasi da conserva, chiudere ermeticamente e rovesciare i vasi a testa in giu lasciando raffreddare.

Conservare al fresco, consumare le mele dopo 1 settimana.

Alla prossima.


Da pupattola a pupattola: il Piatto Primavera.


Lo so, siamo in estate (forse) ma con l’atmosfera che si respira in casa “Sapori Divini” mi sa che la primavera sarà la stagione regina per molti anni.

Questo piatto nasce dalla mente fervidamente artistica di Tiziana che me l’ha spedita via mail proprio a primavera ma, sapendo della visita estiva di Blanca abbiamo aspettato il momento giusto per farla assieme.

Al tempo c’erano ancora le cime di rapa che abbiamo (ha) sostituito con un golosissimo pesto di rucola.

Ingredienti:

  • petto di pollo,
  •  zenzero in polvere,
  •  zafferano,
  • vino bianco,
  •  cime di rapa (versione attuale con pesto di rucola)
  •  aglio,
  •  philadelphia,
  •  semi di papavero,
  •  sale
  •  olio evo.
  • peperoni rosso e giallo,
  • striscioline buccia di cetriolo.

Come disegnare il Piatto Primavera:

salare le fettine di pollo, rosolarle in un filo d’olio assieme allo zenzero, sfumare con il vino bianco, aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Togliere il pollo dalla padella, farlo raffreddare per ritagliarlo con le formine ( fiori e farfalle ), tenere da parte il sughetto di cottura.

Lavare le foglie delle cime di rapa, metterle in una padella con un filo d’olio evo, l’aglio tritato, il sale e farle appassire.

Lasciar raffreddare e quindi passarle nel mixer assieme a un cucchiaio di Philadelphia.

Riscaldare la salsina verde, in un’altra padella riscaldare le formine di pollo nel sughetto di cottura , quindi impiattare appoggiando i fiori e le farfalle sulle salsine decorando poi  con i semini di papavero.

Questo succedeva nella ricetta originale ma Blanca ha deciso di fare i fiori con i peperoni rossi e gialli, ha voluto fare i cuoricini, ha voluto fare un cielo.

ogni tanto la nonna” voleva metterci mano.

Alla fine bisogna creare un “set fotografico” ma se nessuno ti dà una mano, anzi, si diverte a farti i “dispetti” come si fa?

Ditemi voi se sono facce da fare ad un’anziana signora che sta  fotografando, mah, valle a capire queste pupattole.

Blanca, la nonna, Perla (deve sempre metterci il nasino ) e l’anziana Signora offrono questo piatto ad Alice Ginevra, la meravigliosa Pupattola del web, non so se Alice vorrà farlo assaggiare a mamma e papà, ma questo lo saprete più in là.

E dopo aver trascorso un meraviglioso pomeriggio con Blanca, la nonna ed il papà di Blanca che, purtroppo ha, nel frattempo, ricevuto una brutta notizia (Enrico un abbraccio affettuoso) me ne sono andata via con una bella zanzarona costruita proprio da Blanca con un palloncino (ma secondo me c’è ancora lo zampino della nonna).

Io le ho lasciato una scatolina/decoupage (finalmente dopo tanto tempo ho ripreso l’attività) dove mettere le sue collane (l’ha detto lei).


Tisana allo zenzero, di Tiziana.

Vengo anch’io in campagna con voi, mi dice Tiziana, dopo aver letto l’altro tuo post ho voluto provare a fare la tisana ed ora la bevo ogni sera, è magnifica :-)

Perfetto, così dopo le grandi abbuffate in campagna la sera la berremo per digerire.

Vi lascio la ricetta che mi ha  scritto  lei con riluttanza…ma devo proprio scrivertela, mi ha detto? Certo, devo mica fare tutto io?

Per 2 tazze:

  •  400 ml. d’acqua,
  •  10 gr. di zenzero disidratato,
  •  2 pezzetti di zucchero grezzo.

 Come fare :

portare l’acqua quasi ad ebbollizione, introdurre nella teiera un filtrino contenente lo zenzero,  versare l’acqua nella teiera e lasciare in infusione per cinque minuti (lei si è servita delle clessidre tres scic ).

Togliere il filtrino e dolcificare la tisana con i due pezzetti di zucchero grezzo.


Torta di pere allo zenzero e sciroppo di rose.

Attingendo dalla mia solita fonte Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche, da pagina 683 riporto qualche notizia sullo Zenzero,  questo rizoma che viene usato sia fresco sia essicato.

É originario dell’Asia e delle isole del Pacifico e viene coltivato in tutte le regioni tropicali con frammenti di rizoma poichè le piante coltivate difficilmente producono semi.

Proprietà:

aromatizzanti, aperitive, digestive, carminative, stimolanti, revulsive, antireumatiche.

Principi attivi:

olio essenziale, gingerina, zingerone, resine, mucillagini.

Lo Zenzero, pur originario dell’Estremo Oriente, era noto ai romani che ne conoscevano sia le proprietà aromatiche che salutari.

La droga, costituita dal rizoma, ha un aroma penetrante, caldo e pungente, tipico delle spezie.

Nei tempi passati, per conservarne le proprietà durante il trasporto, si usava ricoprirla con sciroppi di zucchero o con miele che risultavano aromatizzati e dai quali si ricavavano delle bevande rinfrescanti.

Questa consuetudine è rimasta fino ai nostri giorni e lo Zenzero o”ginger”, è largamente diffuso per aromatizzare in modo caratteristico liquori, aromi, birre e bibite analcoliche.

Oltre che come bevanda, lo Zenzero polverizzato è molto usato nei popoli orientali e da quelli di lingua inglese in condimenti (curry), salse e dolciumi.

Sotto il profilo salutare lo Zenzero è soprattutto un gradevole stimolante delle funzioni digestive e un buon carminativo; la tradizione anglosassone lo reputa utile in caso di raffreddore e soprattutto nelle dispepsie e nei disturbi digestivi dovuti ad eccesso di alcool.

Per uso esterno lo Zenzero è un moderato revulsivo che entra a far parte dei preparati antireumatici.

Per favorire la digestione:

Infuso: 100 ml di acqua, una tazzina dopo i pasti.

Passo alla ricetta, semplicisima, l’unica cosa che ho trovato difficile il taglio delle pere, infatti ho fatto a modo mio.

Per l’esattezza andrebbero tagliate a ventaglio ma le pere Abate che ho usato  non si prestano a questo taglio, o meglio sono io un’ “incapace” :-(

Ingredienti:

  • 500 g. di pere già sbucciate ed affettate,
  • 50 g. di zucchero semolato,
  • 80 g. di zucchero di canna,
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 uova battute,
  • 100 g. di farina di farro,
  • 4 g. di cremortartaro,
  • 2 cucchiaini colmi di zenzero in polvere.

Per coprire:

  • 150 g. di yogurt naturale (greco),
  • 2 cucchiai di sciroppo di zenzero (autoprodotto),
  • 1 cucchiaio di sciroppo di rose (autoprodotto),
  • lo sciroppo di cottura delle pere,
  • 50 g. di mandorle a lamelle.

Come fare:

accendere il forno a 180°C.

Disporre le pere preparate in una casseruola con i 50 g. di zucchero semolato e 4 cucchiai d’acqua, far prendere il bollore, abbassare il fuoco e far sobbolire per 8/10 minuti, il tempo di ammorbidirle ma non disfarle.

Macinare nel macinacaffè lo zucchero di canna e ridurlo a velo, unirlo al burro morbido e lavorarlo a crema, unire poco alla volta le uova battute.

Setacciare assieme alla farina il cremortartaro (si può usare la farina autolievitante), lo zenzero in polvere ed unire al composto.

Versare nella tortiera e, dopo aver scolato le pere distribuirle sulla superficie.

Mescolare lo yogurt con gli sciroppi, versare sulle pere uniformemente e coprire con le mandorle a lamelle.

Infornare per 40/45 minuti (regolatevi con il vostro forno).


Kaki-age: la parola al silenzio…

Alle elementari avevo una maestra dolcissima, spesso durante le ore di lezione ci dava dei compiti e, man mano si accorgeva che qualcuna aveva terminato, passava tra i banchi e ad ognuna faceva un complimento ed una carezza, alla più brava come alla più asina.

Ecco, Acquaviva l’ho vista così, come una dolcissima maestra consapevole di aver dato un compito difficile, ed alla consegna dei post è passata da tutte a lasciare una parola d’incoraggiamento.

Io ho apprezzato molto questo e la ringrazio davvero, non è da tutte le maestre farlo.

Ho cercato di fare il compito al meglio, lasciando per un’altra volta il progetto che non era realizzabile adoperando gli anelli di moscardino.

Ormai lo so, quando non avrò voglia di parlare prenderò uovo, acqua e farina e mi lascerò andare e con gesti lenti preparerò la pastella e mi prenderò tutto il tempo per pensare, come ho fatto questa volta.

Ho modificato la salsa per la difficoltà a reperire gli ingredienti ed anche per rendere questa preparazione gradevole anche a chi, è risaputo, non ama i cambiamenti e rispetto troppo il cibo per sprecarlo.

Ingredienti per  il mio kaki-age:

  • moscardini freschi,
  • friggitelli,
  • cipolla di Tropea,
  • peperone rosso,
  • semi di sesamo,
  • fettine di zenzero in agrodolce,
  • 1 lt. di olio di arachidi, profumato con 1 cucchiaino di olio di sesamo per friggere.

Per la pastella (koromo) (dal blog di Acquaviva):

  • 125 gr. di farina 00 a basso contenuto di glutine (hakurikiko)+ qualche cucchiaio per infarinare,
  • 200 ml. c.ca di acqua ghiacciatissima (ideale è lasciarla in frigo con qualche cubetto di ghiaccio fino a che si è sciolto),
  • 1 tuorlo d’uovo.

Per la salsa a modo mio:

  • 1 cucchiaio di salsa di soia,
  • 1 cucchiaino di Tahini chiaro,
  • 1/2 cucchiaio di aceto di zenzero.

Per il sale aromatico (go mijio matcha):

  • 1 cucchiaio di sale marino in fiocchi,
  • 1/2 cucchiaino di tè verde matcha in polvere.

Come fare la pastella (dal blog di Acquaviva):

per la pastella di solito si usa acqua in quantità doppia della farina, ma il segreto sta nel setacciare un paio di volte con cura la farina e

versarla in un contenitore trasparente, quindi disporre il tuorlo in un uguale recipiente e versarvi sopra tanta acqua ghiacciata quanta

ne serve per raggiungere lo stesso livello della farina.

La vera dose dell’acqua dipende dalla dimensione del tuorlo.

Per la pastella di solito si usa acqua in quantità doppia della farina, ma il segreto sta nel setacciare un paio di volte con cura la farina e versarla in un contenitore trasparente, quindi disporre il tuorlo in un uguale recipiente e versarvi sopra tanta acqua ghiacciata quanta ne serve per raggiungere lo stesso livello della farina. La vera dose dell’acqua dipende dalla dimensione del tuorlo.

Attenzione: gli eventuali cubetti di ghiaccio vanno levati dall’acqua prima di usarla perché non devono entrare in contatto con l’uovo.

Sbattere l’uovo con l’acqua (usando un paio di bacchette di bambù) e quando è ben amalgamato unirvi  in un solo colpo la farina setacciata.

Mescolare lentamente e per poco tempo, per evitare che la pastella diventi collosa, non importa se restano dei grumi. Una scuola vuole la pastella usata subito, l’altra fatta riposare da un minimo di un’ora fino a 24 ore (Io l’ ho fatta riposare 2 ore).

Una parte degli ingredienti li ho tagliati ad anelli che ho infilato in uno spiedino, il resto degli ingredienti li ho tagliati a pezzi piccoli (mijingiri), li , mescolati al sesamo, infarinati leggermente per asciugarli ed immersi nella pastella.

Ho fritto ad immersione nell’olio a 170°C. (ho usato il termometro).

Ho composto il piatto così, ai lati del contenitore ci sono fettine di zenzero sotto aceto.


Omelette di ricotta con rabarbaro.

La mia passione per il rabarbaro anni fa ha rischiato di portarmi dritta dritta nelle carceri Germaniche :-D ..perchè?

Perchè nel lontano 1997 con ello siamo andati a Stoccarda dove lavorava lo “zio” (si quello che ora è in pensione e vive qui vicino).

Non sentii ragioni e mi misi già il giorno dopo alla ricerca del rabarbaro nei vari mercati…nulla, era la fine di agosto e di rabarbaro neanche l’ombra :-(

Mi accontentai di mangiare una splendida torta al rabarbaro a Baden Baden ed archiviai il desiderio….ma..ma lo zio volle portarci a visitare il  castello di Ludwigsburg, ne rimasi affascinata (a parte il kitschissimo  gusto di simulare il canto degli uccelli del parco con degli altoparlanti :-( ) e vagando per i giardini arrivai nell’orto/giardino privato del “probabile” custode e..sorpresa, splendide piante di rabarbaro facevano orgogliosamente mostra di se, sfidandomi a raccoglierne le coste rosse e carnose.

Ello..guarda!!!!

Non vorrai mica raccoglierlo, qui ti rinchiudono :-)

Ma dai, non mi vede nessuno, tu coprimi….

No, andiamo via, non fare sciocchezze.

E così la “saggezza” di ello ebbe la meglio ed io me ne tornai in Italia con la voglia di rabarbaro e la decisione di piantarmelo da me..e così feci, anzi, lo seminai nell’orto (quello che ora è dello zio) e lo raccolsi anche ma, aimeh, non possedevo ancor il pc e mai avrei immaginato che avrei aperto questo blog, sennò col cavolo che non l’avrei fotografato ;-) .

Questo è quello che ho ora in terrazza, mi sembra anche stia fiorendo, voi ne capite qualcosa?

Rimango oltre  confine e “rubo” questa ricetta all’Hotel Sacher certa che non mi denunceranno per plagio avendola scritta nel libro: “Sacher il ricettario”.

Non è la prima ricetta che “copio” dal libro, quelle che ho eseguito fin’ora hanno dato ottimi risultati.

Ma è arrivato il momento di condividere la ricetta, non spaventatevi, è noto che le ricette dolci del Sacher Hotel non sono proprio leggerine ma qualche volta si può fare un’eccezione :-)

Ingredienti per 4 omelette:

  • 300 g. di ricotta vaccina,
  • 3 cucchiai di panna acida,
  • 1 cucchiaio di farina setacciata,
  • 1 cucchiaio di maizena,
  • succo e scorza di 1 limone,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 uovo intero,
  • 5 albumi,
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo,
  • 4 cucchiai di zucchero semolato,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato,
  • zucchero a velo per spolverizzare.

Per la salsa al rabarbaro:

  • 6 gambi di rabarbaro (rosso e sottile scrive i libro ma usate quello che avete a disposizione),
  • 250 g. di lamponi,
  • 4 cucchiai di zucchero,
  • 250 ml di succo d’arancia fresco,
  • 1 bacello di vaniglia,
  • 2 fettine di zenzero,
  • maizena quanto basta.

Come fare la salsa al rabarbaro:

pelarlo (conservando le bucce) e tagliarlo trasversalmente in pezzi da 2 cm., far bollire il succo d’arancia con lo zucchero, lo zenzero, la vaniglia e le bucce del rabarbaro, filtrare il tutto, unite i lamponi ed il rabarbaro e riportare a bollore.

Stemperare la maizena in poca acqua, versarla sulla frutta, far addensare e conservare in frigorifero.

Come fare le omelette:

mescolare la ricotta con la panna acida, lo zucchero a velo, il succo e la scorza di limone, i tuorli, l’uovo intero ed il sale.

Incorporare la farina e la fecola, montare a neve semiferma gli albumi e lo zucchero ed unire al composto.

In una padella scaldare un pò di burro e versare 1/4 dell’impasto e farlo gonfiare.

Terminare la cottura in forno (160°C.) per c.ca 10 minuti, rovesciarle nel piatto ripiegandole a metà, spolverizzarle con lo zucchero a velo e servire con la salsa al rabarbaro.


Murrine di verza con cuore di tofu.

Considero già di per sè la verza un’opera d’arte, se potessi ne terrei una come centro  tavola tutto l’anno, mi piace il suo colore, il sapore, la sua versatilità, è un ortaggio molto in uso dalle mie parti ed ho colto al volo l’occasione di partecipare inventandomi qualcosa di goloso, colorato e leggero, m’intriga molto vedere quante idee, quanti diversi modi d’interpretare un ingrediente, e poi l’appuntamento mensile, quando  ci sentiamo un pò fiacche e senza stimoli, ecco che  ci dobbiamo tirar su le maniche, indossare il grembiulino e metterci al lavoro.

L’idea delle murrine mi è nata così, per caso, avevo le patate viola, la zucca, una confezione di barbabietole ed avendo finalmente trovato del tofu che non suona sotto i denti ho pensato di farci il cuore (si possono anche usare altri formaggi).

Una ricetta che si presta al riciclo,  con gli avanzi di purè, di ragù ecc. ci si può veramente sbizzarrire.

La prima volta sembra complicato ma presa pratica si naviga a gonfie vele.

Ingredienti:

  • foglie di verza sbollentate per 2 minuti in acqua bollente salata ed immerse in acqua e ghiaccio,
  • tofu arrotolato nei semi di papavero tostati,
  • purè di patate viola salato con sale affumicato,
  • polpa di zucca salata, profumata con lo zenzero ed asciugata in padella,
  • polpa di barbabietola salata ed asciugata in padella con uno spicchio d’aglio vestito (tolto alla fine),
  • olio di olive taggiasche per il passaggio in forno.

Per la salsa:

  • gli avanzi delle foglie di verza sbollentate,
  • semi di zucca tostati e tritati,
  • sale affumicato,
  • olio di olive taggiasche,
  • 1 spicchio d’aglio schiacciato col quale profumeremo soltanto le pareti del bicchiere del mixer.

Costruiamo le murrine:

dopo aver preparato i vari ripieni,  stendiamo la prima foglia di verza ed appoggiamo sopra il tofu arrotolato nei semi di papavero (possono cambiare i semi, fate voi).

Il secondo passaggio l’ho fatto col purè di patate viola per compattare e dare forma al cuore della murrina.

Stendo la purea di zucca su un foglio di pellicola (per arrotolare meglio), appoggio sopra il rotolo ottenuto in precedenza e chiudo con la verza.

Stesso procedimento con la purea di barbabietola, dopo aver completato con la foglia di verza, avvolgere nella pelicola e mettere in congelatore per c.ca 20 minuti, tagliare il rotolo  a fettine.

murrine da tagliare

Disporle su una pirofila leggermente unta ed infornare a 200° C: per 20 minuti, io non l’ho fatto per non coprire i colori ma si può grattugiare sopra del tofu o parmigiano o ricotta affumicata che con la verza e tutti gli altri ingredienti ci sta benissimo.

Prepariamo la salsa:

mettere nel bicchiere che avremo profumato con l’aglio gli avanzi di verza, i semi di zucca, il sale affumicato e l’olio di olive taggiasche, frullare e versare a specchio sul piatto di portata appoggiando le murrine e creando dei raggi con uno stecchino.


Coppette di zucca.

coppa zucca, melagrana picnic-1

Inizio la settimana con qualcosa di dolce, di leggero, di profumato e di colorato, perchè noi non ci facciamo mancare nulla, siamo  viziati e golosi e, in fondo, ci accontentiamo di poco.

Per fare queste coppette (io ho messo la crema nei bicchierini, ma dopo cotta) servono:

  • 750 g. di zucca,
  • 50 g. di miele,
  • 30 g. di maizena,
  • 500 ml di latte di soia,
  • 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di limone,
  • 1/2 cucchiaino di cannella,
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • chicchi di melagrana per decorare (sostituibili con frutta a piacere).

 

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver pulito la zucca e tagliata a fette disporle sulla piastra e cuocere per 15 minuti, volendo la potete cuocere al vapore.

Frullare la polpa cotta o passarla nello schiacciapatate e trasferirla in una casseruola.

Unire il miele, lo zenzero, la cannella, la scorza di limone ed il sale, stemperare la maizena nel latte ed unire al composto.

Mescolando portare ad ebbollizione e sobbollire per 5 minuti finchè la crema sarà più asciutta.

Versarla nelle pirofile da porzione ed infornare per 20 minuti, finchè la superficie sarà dorata.

Servire nelle coppette o, come me, travasarle nei bicchieri e decorare.

 


Spuma di zucca con tartare di zucchini.

Mi sto ancora dando (piccole) botte sul capino perchè non ho aderito subito al contest, magari provando a replicare tutte e 3 le ricette.

Però io devo fare le cose se e quando mi sento, un pò come ello.

Andiamo a fare una passeggiata così fai un pò di movimento?

Non mi sento.

Vieni con me in piscina?

Non mi sento.

E così invece di imparare lui da me imparo io da lui, non mi sento e le occasioni scorrono via.

L’occasione del contest verrine in rete sono riuscita a prenderlo per la coda, così oggi rispolvero una ricettina dell’ Hotel Sacher provata tempo fa e servita proprio in un bicchiere.

Scrivo la ricetta completa, io l’ho divisa a metà.

Ingredienti:

  • 300 g. di polpa di zucca,
  • 2 scalogni,
  • 3 cucchiai di olio evo,
  • 125 ml di vino bianco,
  • 1 litro di brodo di pollo o vegetale,
  • 125 ml. di panna montata,
  • sale (affumicato),
  • pepe (verde),
  • 1 pizzico noce moscata,
  • 1 pizzico di zenzero,
  • 1pizzico di cannella (solo per me),
  • olio di semi di zucca (lo trovate al Naturasì).

Per la tartare di zucchine:

  • 1 zucchina medi,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • sale (affumicato),
  • pepe (verde).

Come fare:

tagliare la polpa di zucca a dadini e tritare finemente gli scalogni, far appassire nell’olio evo precedentemente scaldato, sfumare col vino e far evaporare, aggiungere il brodo, la panna e tutti gli aromi, far bollire per mezz’ora.

Frullare col minipimer ed aggiustare di sale, servire con la tartare di zucchine e qualche goccia d’olio di semi di zucca, volendo arricchire la decorazione tostare ed asciugare nel forno un crostino di pane tagliato sottilissimo.

Preparare la tartare di zucchine:

tagliare la zucchina a dadini piccolissimi e farla rosolare nell’olio evo bollente, salare ed aggiungerla alla minestra.

Buona giornata a tutte/i :-)


Zuppa di carote e zenzero.

Zuppa di carote, zenzero.

Quante zuppe e minestre esistono e quante di queste zuppe e minestre cambiano identità in corso d’opera?

Un pò anche grazie a chi ha inventato il minipimer, a quel sant’ uomo dovrebbero dedicargli una piazza alla Città del Gusto.

Senza far uso di burro, besciamelle e farine varie, drrrrrrrrrrr-drrrrrrrrr ed una minestrina coi tocheti (pezzetti) diventa una vellutata.

Contento ello: (tocheti) ed ella: vellutata.

Ingredienti (2 persone):

  • 2 carote,
  • 1 fetta di sedano rapa,
  • 1/2 gambo di sedano costa,
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • radice fresca di zenzero (una grattuggiata c.ca 1/2 cm),
  • sale,
  • sale nero di Cipro (per decorare),
  • olio evo (omesso),
  • pepe verde,
  • pepe nero lungo (facoltativo),
  • 1/4 litro brodo vegetale,
  • succo di mezza arancia,
  • 1 manciata di pistacchi pelati e tostati (sostituibili con pinoli, noci ecc.),
  • 1 cucchiaio di panna acida.

Come fare:

se usate l’olio rosolare la cipolla con l’aglio vestito in una pentola, aggiungere  le verdure tagliate a pezzetti, le carote a rondelle e lo zenzero grattugiato, io ho usato poco brodo vegetale e dopo averlo scaldato bene ho aggiunto l’altro ed il succo d’arancia.

Coprire e  cuocere per mezz’ora a fuoco basso, togliere l’aglio, dividere a metà la zuppa e ridurre a purea una parte, salare, pepare col pepe verde e riportare a bollore.

Nel mio piatto (zuppa) ho aggiunto la panna acida, i pistacchi, una grattatina di pepe lungo, un pizzico di sale nero di Cipro, e col rigalimoni ho ricavato dalla buccia d’arancia i filetti per la decorazione.

 


Crostatine e rotolini alla zucca.

E perchè “dolcetto scherzetto” chiederete voi? Semplicemente perchè c’è la zucca e perchè in quel post non ho messo la ricetta :-D

Io non amo halloween, se avessi bambini probabilmente si (non potrei mica emarginarli) ma non amo l’halloween degli adulti, quelli che prendono a pretesto questa festa per combinarne di tutti i colori e non sono certo i colori dell’arcobaleno.

Finita l’introduzione passo alla ricetta che, in questo caso accontenterà anche chi è a dieta o preferisce mangiare sano.

Qui non c’è burro che è sostituito dal Tahini, chiamato anche burro di sesamo perchè è ottenuto dai semi di sesamo tostati.

Come sempre vi informerò delle difficoltà incontrate e delle mie soluzioni.

Essendo il ripieno una crema di zucca profumata alla cannella ho diviso il composto, lasciandone uno al naturale, in 4 parti ed ho unito ad una aghi di rosmarino fresco tritato e nell’altra zenzero fresco grattugiato che, come dico sempre, si sposa alla perfezione con la zucca.

Ingredienti:

  • 300 g. di farina integrale biologica,
  • 1 uovo bio ,
  • 3 cucchiai di olio evo (volendo potete usare quello di sesamo o di mais),
  • 1 cucchiaio di miele,
  • 20 g. di tahini (consiglio di aumentare la dose),
  • 2 cucchiai di kefir (aggiunto da me per ammorbidire l’impasto che non si amalgamava),
  • 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di 1/2 arancia.

Per la farcitura:

  • 500 g. di zucca,
  • 70 g. di zucchero di canna,
  • scorza grattugiata e succo di 1/2 limone,
  • un pizzico di cannella,
  • rosmarino fresco tritato e zenzero fresco grattugiato per variare il ripieno.
  • semi di zucca tritati e tostati.

Come fare:

sulla spianatoia fare la fontana e rompere al centro l’uovo, unire gli altri ingredienti e lavorare per una decina di minuti, avvolgere il composto nella pellicola e riporlo in frigorifero per 1/2 ora.

Accendere il forno a 180°C. ed intanto preparare il ripieno.

Sbucciare la zucca e tagliarla a fette spesse 1cm. , distribuitele sulla piastra forno senza sovrapporle avvolgendole nella stagnola e cuocerle per 1/4 d’ora.

Mettere la polpa di zucca nel robot con gli altri ingredienti (senza le spezie) e ridurla a purea.

Stendere la pasta ad uno spessore di 1/2 cm. e ritagliare dei rettangoli, adesso spetta a voi decidere se farcire tutto con un ripieno o, come me, variare usando l’impasto anche per qualche crostatina.

Stendere il ripieno, se usate i semi di zucca spargeteli sopra e chiudere, arrotolando i rettangoli dalla parte della lunghezza e ritagliarli in tronchetti di 3 cm. , non è un’operazione facile, usare un coltellino affilato e cercare di non premere per non far uscire il ripieno.

Appoggiare i cannoncini e le crostatine sulla piastra, mettere in frigorifero per 1/4 d’ora ed infornare per 30 minuti.

Sapendo che ello non ama la cannella e stranezze ne ho lasciata una parte senza aromi, ricoprendo il ripieno di zucca con i semi tritati e tostati, non occorre dire che ello ha mangiato anche gli altri.

Buonissima domenica !!


Pollo al forno alla maniera di Nigella, o di Jamie Oliver?

Ingredienti:

  • 4 sovracosce di pollo,
  • patate (a piacere),
  • scalogni o cipolle di Tropea (a piacere),
  • zucca (a piacere),
  • 1 peperone rosso (quello avevo),
  • 1 cucchiaio di olio e.v.o.,
  • aglio,
  • origano,
  • zenzero in polvere,
  • peperoncino,
  • sale.

Come si fa:

lavare le cosce , asciugarle ed adagiarle appoggiate sul lato con la pelle in una teglia foderata con carta forno, salarle, aggiungere gli scalogni  privati soltanto del primo strato di pelle, gli spicchi d’aglio vestiti, il peperoncino e cospargere tutto con l’origano.

Accendere il forno a 200° C.

Sbucciare le patate, lavarle, asciugarle e tagliarle a spicchi, sbucciare la zucca e ricavarne dei cubetti non troppo piccoli, dividere a falde il peperone.

Mettere il tutto in una terrina capiente,  salare, unire un’abbondante spolverata di zenzero in polvere e l’origano.

Aggiungere 1 cucchiaio abbondante di olio evo e mescolare il tutto con le mani,  versare sulla carne coprendola.

Infornare  e rosolare per c.ca 2o minuti, coprire la teglia con la stagnola e continuare la cottura per altri 20 minuti, scoprire nuovamente, girare le cosce con la pelle in alto ed appoggiarle sopra le verdure, alzare la temperatura a 220° C. e lasciare ancora 15 minuti per far sì che la pelle diventi croccante.

In stagione si possono aggiungere altre verdure, oggi ho usato la zucca ma anche  le carote vanno bene, evitere i peperoni verdi perchè li trovo poco carnosi  ed alla fine non rimarrebbe nulla, insomma, spazio alla fantasia, solitamente tolgo la pelle ma in questo caso ho usato pochissimo olio e la carta forno ha assorbito tutto il grasso rilasciato  nella prima fase di cottura.


Pane al melograno, zenzero, cannella e menta, un profumatissimo portafortuna.

 

Finalmente sono riuscita, a casa, a far capire l’importanza della prima colazione, sana abitudine che ho da sempre.

Per me la prima colazione è il momento più intimo della giornata, mi alzo molto presto e spesso preparo i biscotti o il dolce a quell’ora, la casa profuma di buono ed il “suo” risveglio diventa speciale.

Questo come il pane fichi alloro non richiedono l’uso di frullini, impastatrici e quant’altro, hanno un procedimento veloce ed accendere il forno prima delle 7 del mattino fa anche risparmiare energia, il che non guasta.

Il lavoro più lungo è sgranare la melagrana, ma il colore è così bello che per me è un piacere.

melagrana-001
Ingredienti:
  • 220 g farina 00,
  • 10 g lievito in polvere per dolci,
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio,
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere,
  • 1 melagrana media,
  • 100 g di zucchero,
  • 60 g di burro fuso,
  • 2 uova grandi,
  • 2 vasetti di yogurt,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • 1 manciata di foglioline di menta fresca,
  • latte q.b.

 

Come fare:

imburrare o foderare uno stampo da plum cake e accendere il forno a 190°C.

Sgranare la melagrana e mettere i chicchi in una ciotola assieme alla farina mescolata con il lievito ed il bicarbonato, lo zucchero, lo zenzero e la cannella.

In un’altra ciotola sbattere le uova con il burro fuso ed il succo di limone, unire il composto agli ingredienti secchi, mescolare brevemente, il tempo di amalgamare il tutto.

Aggiungere lo yogurt, le foglioline di menta ed il latte necessario a rendere la massa morbida ma non liquida, versare nello stampo ed infornare per 35 minuti (prova stecchino!).

Sfornare ed aspettare 10 minuti prima di metterlo a raffreddare su una gratella.

Questo pane andrebbe servito, per il significato che ha il melagrano  , le mattine di Natale e Capodanno, servito con  miele d’acacia e burro aromatizzato alla menta.

E’ un pane che ho già testato e quindi posso garantire sulla sua bontà e sul suo profumo e, come accade qualche volta faccio di necessità virtù e metto le fotografie di allora.

Buon fine settimana a voi tutti.


Biscottini cioccolato e zenzero per l’ora del te.

Piove così, per consolarmi un pò ho frugato nel cassetto dei ricordi alla ricerca di qualche ricettina golosa  per colorare un pò questo cielo.

Un’ occhiata alle foto, qualche ritocchino qua e là e la scelta è caduta su questi cuoricini al cioccolato e zenzero.

Ingredienti per c.ca 60 cuoricini:

  • 60 g. di  albicocche secche,
  • 125 g. di cioccolato fondente,
  • 60 g. di zenzero fresco,
  • 1 uovo,
  • 60 g. di burro di soia ammorbidito,
  • 50 g. di fruttosio,
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • 200 g di farina 00,
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci cremortartaro.

Per la finitura:

  • cioccolato bianco,
  • granella di nocciole,
  • granella di pistacchio.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. statico o a 160°C. ventilato.

Tritare finemente le albicocche secche, tritare il cioccolato fondente, sbucciare lo zenzero e grattugiarlo e sbattere l’uovo.

Montare il burro, lo zucchero e l’estratto di vaniglia, unire un pò alla volta l’uovo che deve legare immediatamente al burro.

Aggiungere la farina, il lievito, le albicocche secche, il cioccolato e lo zenzero fino ad ottenere un impasto omogeneo, avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare per 1 ora in frigorifero.

Stendere l’impasto tra 2 fogli di carta forno e ritagliare con le formine che desiderate (l’importante che non superino i 5 cm).

Disporre i biscotti sulla teglia foderata, distanti 2 cm. l’uno dall’altro sul secondo ripiano dal basso del forno e cuocere per 15 minuti (ventilato 160° C. per 14 minuti).

Sfornare e far raffreddare, nel frattempo sciogliere a bagnomaria o nel microonde il cioccolato bianco, intingere la parte che desiderate decorare e cospargerla a piacere con la granella di pistacchio o di nocciole.

Se non li mangiate tutti subito durano 1 settimana :-)



Gelato allo zenzero e datteri, senza gelatiera.

Ingredienti per la prima fase:

  • 3 dl di panna da montare,
  • 5 tuorli,
  • 100 g di zucchero,
  • 1 cucchiaino di zenzero grattugiato.

Procedimento prima fase:

riscaldare in una casseruola a fuoco dolce la panna fino quasi a bollitura.

A parte lavorare i tuorli con lo zucchero e lo zenzero, battere leggermente e versare a filo la panna calda continuando a montare a bagnomaria per c.ca 15 minuti, lasciar raffereddare.

Ingredienti seconda fase:

  • 3 dl di panna montata,
  • 50 g  di zenzero grattugiato,
  • 50 g di datteri freschi tritati finemente,
  • zenzero candito per decorare.

Procedimento seconda ed ultima fase:

montare la panna, unire alla crema raffreddata, mescolando bene, lo zenzero e i datteri, incorporare delicatamente la panna montata, mettere in un contenitore e riporre nel congelatore per tutta la notte.

Decorare a piacere con lo zenzero candito e datteri.

Gelato zenzero datteri n.-001


Crumble di rabarbaro e ciliegie: Crumble, Crumble, fortissimamente Crumble…

 

Perchè questo titolo? Perchè è come scrivere “Volli – Volli – fortissimamente Volli.

Al terzo tentativo ci sono riuscita, in questo caso non sono stata assistita dal protettore dei principianti.

Il primo (soltanto rabarbaro) non mi è piaciuto per la consistenza polverosa della crosta, per il secondo flop devo fare il mea culpa, presa dall’entusiasmo e, probabilmente inebriata dai profumi della frutta, non mi sono accorta di aver preso il barattolo del: udite, udite  brodo granulare.

Metto un pò di zucchero di canna, ho pensato, no, non lo peso, lo metto così, direttamente dal barattolo.

Via in forno e poi, uno strano odore mi ha insospettita e, troppo tardi, già era successo l’irreparabile.

Irreparabile perchè il brodo granulare si era sciolto ed aveva insaporito tutto, ma proprio tutto.

Invani i miei tentativi di salvare almeno la frutta, nulla da fare .

Così, con una gran voglia di rinunciare ed un pizzico di riluttanza ho ricominciato.

 

Perla che esplora, controlla, osserva il rabarbaro….tranquilli l’ho lavato bene ;-)

 

Un pò di queste meravigliose ciliegie di un produttore locale sono finite nella differenziata :-(

Ingredienti per la base di frutta questa volta metto tra parentesi le dosi normali:

  • 200 g di ciliegie snocciolate,
  • 200 g di rabarbaro pelato e tagliato a losanghe di c.ca 2 cm.,
  • zenzero fresco grattugiato a piacere,
  • 80 g di fruttosio (100 di zucchero),
  • acqua q.b.

Preparo la base di frutta:

metto il rabarbaro e le ciliegie in un pentolino assieme al fruttosio, lo zenzero e pochissima acqua.

Copro e faccio cuocere finchè la frutta sarà ammorbidita.

Scolo la frutta e la metto nella pirofila.

Accendo il forno a 220°C.

 

Ingredienti per la crosta croccante:

  • 80 g di farina di kamut (farina 00),
  • 40 g di burro di soia morbido (burro normale),
  • 30 g di fiocchi d’avena tostati,
  • 30 g. di mandorle a lamelle tostate,
  • 20 g di semi di zucca macinati tostati (facoltativo),
  • zenzero in polvere a piacere,
  • una spolverata di zucchero di canna (mi raccomando NO BRODO GRANULARE).

Faccio la crosta per il crumble:

in una ciotola setaccio la farina, unisco il burro e pizzico con le dita fino a formare dei granelli di sabbia.

Aggiungo i fiocchi d’avena, le lamelle di mandorle, i semi di zucca, lo zenzero e lo zucchero di canna.

Copro la frutta con questa miscela ed incrocio le dita.

 

L’ho infornato a 220°C. per 30 minuti, forse troppo per il colore ma il risultato è stato più che soddisfacente, sennòilpostcolcavolochelomettevo.

 


Chutney speziato di frutta.

Ingredienti:

  • 800 g di frutta (mango, papaya, kiwi, pera, mela, banana),
  • 80 g di zucchero di canna (40 g fruttosio),
  • 1/4 di barra di agar agar o 1 foglio colla di pesce (io agar agar),
  • zenzero (polvere o fresco),
  • pepe,
  • foglioline di menta fresca,
  • succo di  lime o limone.

Come fare:

pulire la frutta, tagliarla a cubetti e condirla con il succo di lime (o limone) e le spezie.

Far bollire 200 ml d’acqua con lo zucchero di canna (fruttosio) e l’agar agar, se usate la colla di pesce, ammollarla a freddo ed unirla allo sciroppo caldo.

Unire la gelatina tiepida alla frutta e riporre in frigorifero.

Può essere conservato per più giorni, io lo mangio con lo yogurt greco ed una spolveratina di cocco.


Raviolo con farina di grano arso ripieno di zucca e piccola storia d’amore

Sono ancora sotto l’effetto-Simili ed avendo visto ancora ricette con la zucca ho rispolverato questo raviolo.

E’ fatto con la farina di grano arso, una farina che racconta una storia di fatica  e povertà, di tempi in cui anche i chicchi di grano bruciati avevano un valore.

Oggi è un prodotto di nicchia, proprio come tanti altri prodotti che hanno origine  dalla capacità dell’uomo di far di necessità virtù.

Questa farina mi è molto cara, me l’ha spedita dalla Puglia una conoscente ma la potete trovare in vendita in rete.

Mi piace il suo sapore un po’ amaro ed affumicato, mi piace giocare con il ripieno che dev’essere capace di completarlo regalandogli un po’ di dolcezza.

Ho letto in un blog  (non ricordo quale) che usata in purezza può essere tossica, ma non si presta ad essere consumata in grandi quantità, quindi niente allarmismi.

Ho scelto la zucca, ma potrebbe essere la carota, oppure il topinambour, ma trovo elegante questo effetto cromatico nero-arancione.

Per fare la pasta:

  • acqua e farina.

Per il ripieno:

  • polpa di zucca tagliata a cubetti cotta a vapore lasciandola croccante,
  • polvere di zenzero o zenzero fresco grattugiato,
  • sale.

Per il condimento:

  • ricotta vaccina o di pecora,
  • purea di zucca q.b. a colorare la fonduta,
  • latte q.b.
  • sale.

Per fare la pasta procedete come al solito, trovo l’impasto molto piacevole da lavorare.

Stendete la sfoglia, appoggiate il ripieno, richiudete con l’altra sfoglia e date la forma che preferite.

Cuocete per qualche minuto in abbondante acqua salata.

Scolate e condite con la fonduta ottenuta setacciando la ricotta e la purea di zucca, amalgamate il composto con il latte e fate cuocere fino alla densidà desiderata.

Una sfurfugliata di pepe per decorare il piatto et voilà, les jeux sont fait.

Ed ora una storia d’amore:

video con fotocamera digitale, la qualità non è alta ma c’è tanto, ma tanto sentimento.

Il pavone che corteggia la sua amata che continua a sbeccottare,  viene circuito dalla faraona che vorrebbe le sue attenzioni, tutto accade nell’indifferenza dell’altro pavoncello che aspetta  di compiere i 2 anni per veder, finalmente, crescere la sua splendida coda e diventare, quindi, il suo rivale.

Purtroppo devo fare una triste postilla a questo post:

il padrone di questo (e altri pavoni) ci ha lasciato in ottobre, loro sono stati comperati da un signore che li terrà bene (spero) le faraone saranno già finite in pentola, purtroppo è il loro destino)

Sarà una primavera diversa dalle altre, purtroppo.


Chutney, arrivederci Zucca.

Archiviata la parentesi personale me ne ritorno in cucina per archiviare anche l’argomento zucca, ormai la primavera, anche se si nasconde, è arrivata portando con se i nuovi ortaggi e le erbe di campo.

Ho aspettato 2 mesi prima di “assaggiare” il risultato di una preparazione che non conoscevo se non da riviste e libri di conserve.

Per l’esattezza questo chutney l’ho trovata nel libro del Sacher Hotel del quale mi fido essendo sempre rimasta soddisfatta delle ricette provate.

Mi è piaciuto per l’aspetto poco marmellatoso, il sapore delicato e non stucchevole, la speziatura equilibrata.

La consistenza croccante della zucca lo rende adatto ad accompagnare, come contorno, bolliti, pesce e, frullandolo diventa una crema che si sposa splendidamente con formaggi stagionati e saporiti.

Ho preparato dei piccoli vasetti-dono da regalare agli amici!

Per chi la zucca l’avesse ormai dimenticata, può essere un’idea da “rispolverare” per inaugurare l’autunno e, magari, pensare al cesto di Natale  :-D …lo so, lo so.. c’è tempo, c’è tempo…… ;-)

Cosa occorre:

  • 1,5 kg di zucca gialla,
  • 200 g di cipolle (bianche),
  • 150 g di mele (ho usato le cotogne),
  • 50 ml di olio evo,
  • 120 g di zucchero di canna,
  • 60 g di uva di Corinto,
  • 300 ml di succo di mela,
  • 50 g di zenzero grattugiato,
  • 80 ml di aceto di mele balsamico o quello comune di vino,
  • spezie miste: cumino, semi di senape, cannella, chiodi di garofano, foglie di alloro, dosatele a vostro gusto,
  • sale e pepe bianco qb.

Come fare:

sbucciare la zucca e tagliarla a cubetti, metterla in un contenitore ed unire le spezie e lo zenzero, coprire e far riposare una notte.

Il giorno dopo tagliare le cipolle  e le mele a dadini e fatele rosolare in padella con l’olio evo e lo zucchero.

Unire la zucca e l’uvetta, bagnare con il succo di mela e continuare la cottura, coperto, a fiamma bassa per 40 minuti.

Eliminare per quanto possibile le spezie, aromatizzare con l’aceto balsamico, versare in vasi di vetro sterilizzati, chiuderli ermeticamente e sterilizzarli per c.ca 15 minuti.

Conservare in luogo fresco, al riparo dalla luce.

Con questo chutney saluto l’inverno e mi proietto nei colori e nei profumi della primavera…

I pavoni del vicino stanno amoreggiando, il pavone non si è pavoneggiato e non ha aperto la sua splendida coda dai colori straordinari..ma io aspetto..lo tengo d’occhio ;-) .

Per questa foto una reflex ci sarebbe stata proprio bene!!


Colomba allo zenzero.

Ecco la  colomba per  il contest di Babs, sulla base della colomba sperimentata giorni prima, ho sostituito la vaniglia con lo zenzero in polvere e l’arancia con cubetti di  zenzero candito.

L’idea della glassa l’ho presa da Paoletta, l’abbinamento del cioccolato bianco con la panna acida (che ho la fortuna di trovare pronta) è perfetto.

A questa insolita glassa ho aggiunto soltanto un cucchiaino di zenzero in polvere per avere il gradevole sentore di limone piccante che rilascia.

Dopo averla spalmata sulla colomba ho decorato con semi di papavero e semi di zucca tritati..così..per una nota di colore e di croccantezza!

Unico appunto, secondo me, la cottura prolungata di qualche minuto ha colorato troppo la superficie.

Forse è una colomba inconsueta e “trasgressiva” ma senz’altro perfetta per le/gli amanti dello zenzero!


Polpettine di maiale e riso venere all’orientale.

Ci sono degli oggetti che, non si sa per quale strana alchimia, riescono a sfuggire alla ciclica follia di liberarsi degli oggetti che riteniamo, erroneamente,  inutili.

Oggetti che alla fine si dimostrano indispensabili in quanto per la loro semplicità non sono sostituibili da altro.

Di fatto lo sarebbero, se fossimo disposti a spendere una barca di soldi per aggiornare il nostro parco-macchine ;-)

Sto parlando di questo:

A volte  lo vedo ai mercatini oppure in quei negozi dove si trova ancora di tutto, la grattugia in vetro per le mele, i pelapatate in alluminio, ecc.

Questa volta l’ho abbinato alla pentola a pressione per cuocere queste polpettine orientaleggianti :-D  che, pur contenendo zenzero, aceto di riso, olio di sesamo e non essendo “cibo nostro” è stato gradito, come dico sempre, dall’uomo di casa che se l’è pappate quasi tutte…….:-(

Ho deciso che diventeranno il mio cibo quasi quotidiano, cambierò tipo di carne di  riso ma questo tipo di cottura al vapore nella pentola a pressione non lo mollo più!!

Le dosi per c.ca 18 polpettine sono:

  • 100 g di riso venere,
  • 100 g di macinato di maiale magro (mi sono fatta macinare 1 pezzo di filetto),
  • 100 g di pancetta di maiale (ho usato quella tesa dolce eliminando le parti grasse),
  • 50 g di polpa di granchio (ho usato i gamberi),
  • 1/2 uovo,
  • 1 porro o 1 cipollotto,
  • il verde di una zucchina tagliata a piccolissimi cubetti,
  • 1 cucchiaio di olio di sesamo (Natura Sì) si può sostituire con l’olio di mais,
  • 1 cucchiaino di salsa di soia,
  • 1 cucchiaio di fecola di patate,
  • 1 cucchiaio di aceto di riso (sostituibile con l’aceto di mele),
  • 1, 5 cm di zenzero fresco grattugiato.

Come fare queste deliziose polpettine:

mettere il riso in ammollo la sera prima,

mescolare il macinato, la pancetta ed il bianco del porro (o cipollotto) macinati finemente e la zucchina.

Unire l’uovo, lo zenzero grattugiato, l’olio, la soia, la fecola e l’aceto, mescolare bene.

Sgocciolare il riso, mettere 1/2 litro d’acqua nella pentola a pressione,  appoggiare il riso nel cestello coperto con carta forno, chiudere e dal fischio, cuocere per 5 minuti.

Far sfiatare, scolare il riso e metterlo da parte.

Formare le polpettine della grandezza di una noce e rotolarle nel riso.

Versare sempre 1/2 litro d’acqua fredda nella pentola ed appoggiare le polpettine sul cestello foderato come prima distanziandole un po’.

La mia pentola a pressione è piccola ed ho fatto 2 “manches” :-)

Chiudere e cuocere 5 minuti dal fischio, lasciar sfiatare e servire!!!

La pentola a pressione consente di conservare il 70% delle vitamine degli alimenti ed evita la loro ossidazione.


Terrina di zucca e verza.

Continua il tormentone: zucca, zucca, fortissimamente zucca…ma sta finendo, un po’ mi mancherà….a voi un po’ meno vero? ;-)

Per il cavolo verza ho copiato da Wiky!! ;-)

Da quando uso la zucca ho imparato a sostituire il pepe con lo zenzero, la sua nota piccante mi piace ed arrichisce di sapore la “sunnominata” !!

Sapete già che a pranzo faccio “mordi e fuggi”, cerco comunque di fare un pasto equilibrato e completo e questa terrina, secondo me, è adatta a questo scopo.

L’aggiunta dei pinoli da una piacevole nota croccante, si possono sostituire con noci, mandorle ecc.

Sappiamo già che in corso d’opera nascono nuove idee, basta solo provare.

Gli ingredienti sono:

  • 1 cavolo verza,
  • 800 g di zucca pulita,

  • 2 spicchi d’aglio,
  • 100 g di pinoli,
  • 100 g di scamorza affumicata,
  • 100 g di parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaino raso di zenzero in polvere (sostituisco il pepe),
  • sale a discrezione.

Come si fa:

sbollentare le foglie di verza lavate in abbondante acqua salata per 5 minuti,

scolarle e metterle ad asciugare su un canovaccio.

In una padella rosolare in poco burro chiarificato l’aglio (vestito) con i pinoli, aggiungere la zucca tagliata a pezzetti, coprire con poca acqua calda, aggiungere lo zenzero coprire e portare a cottura.

Togliere l’aglio, schiacciare la polpa di zucca rendendola una purea, amalgamare il formaggio grattugiato, lasciandone un po’ per la copertura.

Tagliare a fette sottilissime la scamorza (se avete l’affettatrice usatela).

Foderare  uno stampo da plumcake con le foglie di verza.

Fare uno strato con la polpa di zucca.

Coprire con uno strato di scamorza.

Ripetere il procedimento formando 2 o 3 strati (dipende dalla grandezza dello stampo).

Finire ripiegando  le foglie di verza a chiudere la terrina, spolverare con il rimanente parmigiano ed un filo d’olio extravergine d’oliva.

Infornare per c.ca 40 minuti a 180°C.

Sfornare la terrina e lasciarla intiepidire, capovolgerla su un piatto da portata.

Il cavolo da energia fisica attraverso i suoi glucidi e protidi. Rinforza le difese immunitarie, ha una funzione preventiva nei confronti di molti tumori, combatte l’ulcera gastrica, l’ulcera duodenale e le ulcere intestinali; svolge una funzione depurativa dell’organismo, è un antianemico, molto utile contro bronchiti, coliti, congiuntivite, contusioni, sinusite, diabete, diarree e dissenterie, dolori gastrici ed intestinali, dolori muscolari e reumatici e influenza. La ricchezza del cavolo in zolfo, arsenico, calcio, fosforo, rame, iodio può spiegare le sue virtù digestive, rimineralizzanti e ricostituente cerebrale – 1 kg di cavolo da un apporto di 2,5 gr di fosforo -. Grazie al suo contenuto di vitamina B1, è un fattore di equilibrio nervoso. Sciacqui con il succo di cavolo curano l’afonia. Sempre con il succo si cura la sordità. I cavoletti di Bruxelles sono ricchi di vitamina C – ne contengono il doppio delle arance -. C’è un antico proverbio che dice “i cavoli sono sempre in mezzo”.

Auguro a tutte/i una splendida settimana..alla prossima zucca!! :-D


Biscotti al musli, cioccolato e zenzero.

biscotti musli piatto alto n-001

Oggi è una splendida giornata, finalmente, dopo una settimana di pioggia battente, freddo e nebbia autunnale è arrivato il sole.

E con il sole riaffiora in me la voglia di uscire, di camminare nel verde, di iniziare ad esplorare la campagna, il mio desiderio ancestrale di natura si fa prepotentemente largo nella mia mente.

Allora un paio di scarpe comode, uno zainetto, una bottiglia d’acqua e… la merenda, ma quale merenda? Qualcosa che mi dia energia, che sia buono, che appaghi tutti i sensi; questi, per me, sono perfetti.

Quando ho letto: farina di müsli ho pensato, ecco ancora ingredienti introvabili ma, alla fine il segreto stava tutto nel frullare finemente il müsli ed ottenere una polvere finissima.

biscotti musli piatto n-001

Ingredienti per i biscottini:

  • 130 g di farina di musli,
  • 70 g di farina 00,
  • 50 g di malto di riso,
  • 35 g di olio di sesamo,
  • latte q.b., per i vegani latte di soia, riso, mandorle ecc.,
  • cioccolato fondente per la glassa,
  • fettine di zenzero candito per decorare.

collage biscottini musli c

Come fare questi biscottini:

Preriscaldare il forno a 180°C.

Miscelare le 2 farine, aggiungere il malto di riso, l’olio ed il latte necessario ad ottenere un composto morbido e compatto, lasciar riposare l’impasto avvolto nella pellicola per 20 minuti, stenderlo e formare i biscottini.

Infornare per c.ca 15 minuti

Quando i biscotti si saranno rafreddati, sciogliere il cioccolato a bagnomaria o nel microonde e decorare a piacere appoggiando sulla glassa lo zenzero candito.

biscotti musli pp n-001


Torta austriaca ai semi di zucca di Hans Peter Fink

Sfogliando il mio nuovo libro di ricette dell’Hotel Sacher di Vienna,

mi sono imbattuta in questa torta, ed è stato amore a prima letta.

Sarà stato per la presenza della zucca, del croccante fatto con i suoi semi, sta di fatto che ho pensato: ecco, questa è la torta che vorrei per il mio compleanno, o per festeggiare qualcosa di speciale, questa torta è perfetta per  Genny.

E’ stata  una scelta da incosciente, non mi sono soffermata sulla difficoltà d’esecuzione, non sono  esperta di dolci, non mi sono proprio fatta domande,  ho chiamato a raccolta gli ingredienti e sono partita a testa bassa  in un’avventura che, iniziata stamattina, è terminata questa sera con il taglio della fetta.

Fino all’ultimo ho temuto per la sua riuscita, l’approcio con il caramello è stato conflittuale,  non sono mai riuscita a farlo…a parte oggi :-D

Ingredienti per una tortiera di 28 cm:

  • 80 g. di nocciole macinate,
  • 40 (80) g. di semi di zucca macinati,
  • 100 g di polpa di zucca grattugiata,
  • 3 uova,
  • 50 g di zucchero a velo,
  • 2 cl di rhum,
  • 1 pizzico di sale,
  • la scorza di 1 limone,
  • 1 cucchiaino di zenzero grattugiato,
  • 60 g di zucchero,
  • 2 cucchiai di amido di mais (maizena),
  • 3 cucchiai di savoiardi finemente sbriciolati.

Per il croccante di semi di zucca:

  • 100 g di semi di zucca tritati grossolanamente,
  • 100 g di zucchero a velo,
  • acqua e olio per la placca da forno.

Per la crema di zucca:

  • 6 fogli di gelatina,
  • 4 cl di vov,
  • 1 uovo intero,
  • 2 tuorli d’uovo,
  • 30 g di zucchero,
  • 1 cucchiaino di zucchero vanigliato,
  • 1 pizzico di sale,
  • 50 g di torrone bianco fuso,
  • 50 g di croccante ai semi di zucca sbriciolato (io l’ho messo nel robot ad intermittenza),
  • 400 ml di panna montata.

Per la glassa al cioccolato:

  • 1 foglio di gelatina,
  • 150 ml di panna,
  • 2 cucchiai di cacao,
  • 100 g di cioccolato fondente di copertura fuso,
  • 1 noce di burro,
  • 100 g di zucchero.

Preparazione per il disco di pasta:

accendere il forno a 180°C,

imburrare o foderare di carta forno uno stampo a cerniera,

mescolare brevemente i tuorli d’uovo con le nocciole,  i semi di zucca e la polpa della zucca grattugiata,

unire lo zucchero a velo, il rhum, la scorza di limone, lo zenzero ed il sale e mescolare fino ad ottenere un composto spumoso.

Montare a neve le chiared’uovo con lo zucchero e la maizena.

Unire al composto di tuorli i savoiardi sbriciolati ed incorporare gli albumi.

Versare l’impasto nello stampo ed infornare per 25  miuti.

Sfornare e lasciar raffreddare.

Per il croccante ai semi di zucca:

caramellare lo zucchero con 3 cucchiai d’acqua fino ad ottenere un caramello chiaro, unire i semi di zucca tritati e farli tostare bene.

Versare il croccante su una teglia da forno spennellata d’olio (ho usato un foglio di silicone) e farlo raffreddare.

Per la crema di semi di zucca:

ammorbidire la gelatina in acqua fredda, strizzarla e scioglierla nel vov scaldato leggermente.

Amalgamare l’uovo intero, i tuorli, lo zucchero lo zucchero vanigliato ed il sale.

Montare la panna.

Unire il torrone fuso a bagnomaria e la gelatina sciolta, aggiungere i 50 g di croccante frantumato ed unire il tutto alla panna montata.

Versare la crema in un cerchio per torte, pareggiare la superficie con la spatola ed appoggiare sopra il disco di pasta preparato in precedenza, schiacciarlo leggermene per compattare la crema e mettere la torta in congelatore per c.ca 2 ore.

Per la glassa:

Ammorbidire la gelatina in acqua fredda, strizzarla e scioglierla in poca acqua calda.

Sciogliere il cioccolato con il burro a bagnomaria o nel microonde.

Riscaldare la panna, unire la gelatina ed amalgamare.

Incorporare il cacao, e la miscela di cioccolato e burro.

Far bollire c.ca 5 cl d’acqua con lo zucchero, portare a 125 °C e mescolare lo sciroppo con l’impasto di cioccolato.

Frullare co il mixer ad immersione evitando di incorporare aria.

Rovesciare la torta raffreddata e togliere il cerchio.

Metterla su una griglia e ricoprirla con la glassa, cospargere con il croccante ai semi di zucca.

La ricetta originale prevedeva anche una bagna alcolica che ho omesso perchè non amo i dolci “liquorosi”.

Se non avete il termometro e vi sembra complicato il procedimento per la glassa potete sostituirla con quella che usate solitamente.

 


Torta salata di zucca, gorgonzola e noci.

torta salata zucca noci  fetta-001

Approfitto del freddo che quest’anno non ci vuole lasciare e mi dedico alla ricerca e sperimentazione di ricette con la zucca.

Girando per i blog vedo che molti amano la zucca ma, non so perchè, temiamo un po’ la sua dolcezza, almeno nelle ricette salate, allora via con abbinamenti forti:  zenzero, rosmarino (i miei preferiti), feta, salsa di soia e chi più ne ha più ne metta.

A me piace molto questa cosa perchè è uno stimolo continuo a rinnovarsi ed innovarsi, che senso avrebbe sennò un blog?

zucca-001

Ingredienti:

  • 300 g di pasta brisè,
  • 500 g di polpa di zucca,
  • 4 cucchiai di farina di grano saraceno,
  • 100 g di gorgonzola al mascarpone,
  • 2 tuorli,
  • 200 g di latte di soia (si può usare quello vaccino),
  • 80 g di noci tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • 2 cucchiai di semi di sesamo,
  • una manciata abbondante di parmigiano grattugiato.

collage torta salata zucca

Come fare:

foderare o imburrare una teglia da forno del diametro di 24 cm, rivestirla con la pasta brisè (io ho usato la sfoglia, ma la brisè non sforma le decorazioni) e mettere in frigorifero.

Pulire e e tagliare a fette la zucca e cuocerla a vapore, eliminare la buccia e ridurre la polpa in purea con il frullino ad immersione.

In una pentola mettete la purea di zucca assieme alla farina ed il latte, quando avrà raggiunto il bollore e la farina sarà cotta, aggiungere un terzo del gorgonzola e farlo sciogliere completamente.

Fuori dal fuoco aggiungere i tuorli e lo zenzero, a parte mescolate le noci tritate, il sesamo,  il parmigiano ed 1 pizzico di sale.

Versare il composto di zucca sulla pasta, cospargere la superficie con la miscela alle noci e completare con il gorgonzola rimasto tagliato a pezzetti, decorare a piacere!!

Vi consiglio di provarla, il gioco di contrasti che ritroverete in questa torta vi daràcertamente spunti per trasformarla anche in qualcosa di dolce, magari con la ricotta e lo zenzero candito.

torta salata zucca noci  fetta2-001

Ciao a tutti!


Crema di zucca profumata allo zenzero e cannella.

Essendo quasi sempre da sola, a pranzo  approfitto per “giocare” un po’ con  ingredienti che non sono molto graditi a lui e mi sbizzarrisco con le spezie.

Zenzero e cannella , in questo caso, profumano in maniera deliziosa e delicata questa crema, lo zenzero in particolare aggiunge quella nota piccante che smorza la dolcezza della zucca.

Ho aggiunto i chicchi di melograno per colorarla un po’, ma non sono obbligatori…però portano fortuna!!

Curiosando nel mio archivio ho trovato una pagina di giornale con questa ricetta, avendo zucche da smaltire sono stata ben felice di fare l’esperimento.

Io scriverò le dosi esatte per quelli che vorranno provare la versione originale, io l’ho alleggerita dei grassi, rendendola adatta a chi vuole mangiare una cosa sfiziosa senza conseguenze per la linea.

Per prima cosa ho tagliato a metà una zucca Butternut, conservando la parte più panciuta da usare come contenitore, l’ho scavata e tenuta da parte.

L’ho infornato a 150°C per 10 minuti prima di versare la crema.

Arrivo alla ricetta.

Ingredienti per 6 persone:

  • 450 g di polpa di zucca,
  • 30 g di burro (omesso),
  • 1 cipolla,
  • la scorza di 1/4 di arancia senza il bianco,
  • 1 pizzico di cannella e di zenzero in polvere,
  • 30 g di parmigiano (ho usato ricotta affumicata stagionata),
  • 1,5 dl di brodo vegetale (acqua),
  • 10 g di farina(omessa),
  • 2 cucchiai di olio evo (omesso),
  • prezzemolo,
  • sale e pepe.

Preparazione:

far rosolare nel burro la cipolla tritata ed aggiungere la zucca (e 1/2 patata) tagliata a dadini, salare, pepare e cuocere per 10 minuti.

Aggiungere la scorza d’arancia, la cannella e lo zenzero, cuocere 10 minuti, aggiungere il brodo, portare ad ebollizione, e far sobbollire per 20 minuti, togliere la scorza d’arancia e frullare.

In un pentolino a parte scaldare l’olio ed unire la farina mescolando, bagnare il composto con un po’ di crema, aggiungere il resto e continuare la cottura per 5 minuti.

Servire con parmigiano grattugiato e prezzemolo.


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