Gelatina di peperoni rossi e grissini con fave di cacao, esperimenti fuori stagione.

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Nella Storia Generale e Naturale delle Indie, Gonzalo Fernàndez de Orviedo, uno dei biografi di Colombo, scrive che in Nuova Spagna (l’attuale Messico), all’inizio del XVI secolo, le fave di cacao avevano la stessa funzione dell’oro e dell’argento nel vecchio continente.

Venivano quindi usate come moneta di scambio per gli acquisti: una zucca 4 semi, uno schiavo 100 semi, un pomodoro 1 seme, le prestazioni di una prostituta 8-10 semi.

Il cacao venne ignorato a lungo nel Vecchio Continente per l’impossibilità di esportarlo; la pianta del cacao è molto delicata e parecchio ostinata: rifiuta di crescere lontano dall’Equatore, non sopporta temperature inferiori ai 16°C. ed esige un’umidità superiore ai 75-80% per tutto l’anno.

Se queste condizioni non sono rispettate la pianta non produce, anzi, spesso si ammala e muore; i germogli, qualora crescano in ambiente favorevole, impiegano quasi quattro anni per dare i primi frutti.

Questi, poi, non sono spontaneamente in grado di aprirsi e, quindi, di disperdere i semi; per fortuna nel passato ci hanno pensato le scimmie, assai ghiotte della polpa, la separavano dai semi amari che venivano, in tal modo, dispersi nell’ambiente.

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Un famoso chef stellato della mia Regione, un giorno mi disse che è molto importante che chef, addetti ai lavori e foodblogger diano buon esempio rispettando per primi la stagionalità: il consiglio mi è rimasto talmente impresso che sono diventata restia a comperare prodotti fuori stagione, questo indipendentemente dall’essere o meno una “foodblogger” ;-)

Ho fatto eccezione per questa gelatina: avevo trovato nel cesto delle offerte dei bellissimi peperoni rossi, cicciottelli che mi hanno ricollegata ad una ricetta che rimandavo da tempo ed avendo a disposizione le fave di cacao e la complicità di  una giornata piovosa e grigia, mi sono messa al lavoro.

La ricetta, compresi grissini, sono un’idea di Paolo Zoppolati, del Giardinetto di Cormons (GO) dove ho cenato tantissimi anni fa, all’epoca dei piccioni viaggiatori.

Ho frequentato molto di più il Giardinetto Cafè, bar “chiccato e tazzinato” per la qualità del caffè e del locale: dolci sublimi ed irresistibili, si fa fatica a non fare il bis.

Dopo questa parentesi, spero che il mio “stolker” non si prenda la briga di telefonare a Paolo Zoppolatti,  non ci conosciamo, l’ho visto, oltrechè in tv, in occasione della seconda stella Michelin di Emanuele Scarello (n.d.r.)

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Premetto che, in corso d’opera, ho apportato qualche modifica: avendo sotto gli occhi la foto della gelatina, risulta molto più chiara e non si intravedono tracce di buccia; credo che lui abbia adoperato il bimby, se l’avete non togliete la buccia.

Non è una ricetta complicata, anche se all’apparenza può sembrarlo, se non avete le fave di cacao potete sostituirle con granella di pistacchi o semi di zucca o anche pinoli tostati, potete aggiungere del basilico fresco così da rimanere nel classico, fate voi, questa è solo un’idea.

Alla fine ho aggiunto la versione vegana con l’agar agar, per le mie followers vegane/vegetariane.

Ingredienti per la gelatina di peperoni rossi (4 persone):

  • 3 peperoni rossi (io 4 perchè erano piccoli),
  • 1 cipolla piccola,
  • olio extravergine d’oliva,
  • 15 cl. di brodo vegetale,
  • 4 fogli di gelatina,
  • 20 g. di fave di cacao pestate (eliminare il guscio coriaceo ed adoperarel’interno),
  • sale.

Come fare:

tritare la cipolla, lavare i peperoni eliminando i semi e le parti bianche; tagliarli a pezzi grandi (io ho fatto così per poterli spellare facilmente).

Stufare cipolla e peperoni in olio evo, dopo 10 minuti aggiungere il brodo vegetale e continuare la cottura per altri 10 minuti; nel frattempo mettere in ammollo i fogli di gelatina.

Quando i peperoni avranno la pelle raggrinzita, eliminarla e frullare il tutto: se vedete che la consistenza è troppo densa, aggiungere altro brodo vegetale, regolare di sale.

Sciogliere la gelatina in poco brodo vegetale ed unirla ai peperoni, frullare e versare negli stampini il primo strato, riporre in frigorifero per qualche minuto, distribuire le fave di cacao pestate e versare altra gelatina: decidete voi quanti strati volete fare.

Al momento di sformare gli stampini, immergere il fondo nell’acqua calda, servire con un filo d’olio extravergine di oliva, nella versione senza fave di cacao ma con il basilico, io lo servirei con un pesto o un olio al basilico.

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Versione vegana con agar agar.

Prima di inserire la gelatina, ho messo da parte un po’ di composto per la versione vegana con agar agar: ho scelto di fare una versione al cucchiaio per pucciarvi i grissini, il colore è più tenue perchè ho aggiunto altro brodo vegetale, la quantità, c.ca 80 g. (dosi indicative).

Ho sciolto una puntina di cucchiaino di agar agar nel brodo, ho portato ad ebbollizione ed ho unito al composto di peperoni, ho mescolato le fave di cacao pestate ed ho riposto in frigorifero per 1 ora, ho frullato la gelatina per renderla cremosa, l’ho versata nella ciotola e me la sono gustata pucciando i grissini alle fave di cacao.

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Ingredienti:

  • 250 g. di farina (nella ricetta non è specificato il tipo, io Manitoba),
  • 5 g. di lievito di birra sciolto in acqua tiepida La ricetta scrive 1/2 bicchiere ma non specifica la capienza),
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 20 g. di fave di cacao pestate,
  • acqua q.b. per raggiungere la consistenza,
  • 1/2 cucchiaino di sale (nella ricetta non c’è ma io l’ho messo).

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Come fare (io ho impastato nella MDP):

sciogliere il lievito in acqua tiepida, aggiungere l’olio, mescolare ed unire la farina setacciata, il sale e un altro po’ d’acqua, lavorare fino ad ottenere un impasto morbido, a questo punto unire le fave di cacao pestate ed impastare ancora (con la MDP 1/4 d’ora.

Il composto dev’essere morbido ma non appicicoso, per questo io ho dosato l’acqua poco a poco; stendere l’impasto ad un altezza di 1 cm. e mezzo e far lievitare in forno con la luce accesa per un’ora.

Preriscaldare il forno a 180°C.

Ritagliare delle strisce larghe 2 cm e tirarle attorcigliandole (la prossima volta farò le sctrisce più sottili) ed infornare fino a doratura, controllare la colorazione, io gli ho dato un “aiutino” col grill alla fine.

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Ello ha gradito tutto, forse il suo palato sta iniziando a modernizzarsi oppure si appella al detto: o mangi ‘sta minestra o salti dalla finestra?

Per oggi è tutto, provate, se vi va.

Buona domenica e buon inizio di settimana

P.S.: la categoria *senza glutine* si riferisce unicamente alla gelatina


Pistùm.

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La Val Tramontina, oltre ad avere una natura incontaminata e particolare ed attirare anche un distratto turista in rilassanti escursioni, è una zona ricca di sapori e specialità culinarie e cibi della tradizione.

Alcuni, dopo essere caduti nell’oblio, stanno ritrovando un ruolo importante non solo nella cucina familiare ma soprattutto durante le manifestazioni incentrate sui sapori del Friuli Venezia Giulia e nei ristoranti che offrono la cucina tipica regionale.

Il buon pistum, derivato da una materia prima economica, una semplice rapa, è uno dei cibi riportati alla notorietà. In questi anni infatti, è stato giustamente rivalutato come cibo essenziale dei valligiani durante i lunghi mesi invernali.

Nei piccoli orti familiari tutti i tramontini avevano l’abitudine, insieme alle patate, ai fagioli, alle verze, di coltivare una certa quantità di rape, per farne una scorta alimentare durante i mesi freddi.

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Ogni famiglia sapeva preparare il suo pistum: le inchieste fatte nelle varie borgate della Val Tramontina ci hanno permesso di constatare che il modo di prepararlo era molto simile ovunque.

All’inizio dell’autunno si raccoglievano le foglie di rapa, si sbollentavano (si deva ‘na sbrovada) nel paiolo (cialderia) della polenta: scolate venivano sovrapposte in una cita di piera o un bos di len o in caratel.

Una volta ben pressate, erano chiuse con un coperchio di legno sul quale si poneva un peso, magari un grosso sasso, per tenerle ben schiacciate.

Il contenitore si portava all’aperto perchè al glaci, doveva ghiacciare; più la temperatura, durante l’inverno scendeva (inglaciava) più il pistum sarebbe diventato buono.

Al vol glaciât, à di vignir garb (acido) per essere buono; di solito si dènices verso Natale, si cominciava a mangiarlo verso le feste Natalizie.

Dal contenitore si toglieva man mano la quantità che serviva per il consumo di qualche giorno: sul cioc si pestava cul manarin, cioè, si tagliava a piccole listarelle.

Si metteva dentro il paiolo con il brodo della polenta per un bollore (sbroves), si aggiungeva un poco di lardo pestato e scaldato in un tegame, sale e epe, volendo anche un spigul di ai (uno spicchio d’aglio). Attualmente si condisce, dopo pochi minuti di bollitura, direttamente in una terrina.

Il pistum, dal sapore leggermente acidulo, può essere conservato in frigo, in un vaso di vetro, per alcuni giorni.

Al giorno d’oggi si prepara in modo più semplice: non si lasciano più ghiacciare le foglie di rapa ma si prepara il pistum direttamente con le foglie fresche: acquista un sapore meno acidulo è più apprezzato dai “palati moderni”.

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Ecco, questo e molto altro potrete trovarlo sulla brochure messa a disposizione dalla Pro Loco di Tramonti di Sopra, io ho preparato la ricetta, diciamo, più moderna, con le foglie di rapa gentilmente portatemi dal Signor Alido.

La farina di polenta arriva anch’essa da Tramonti, un prezioso dono del Signor Roberto che ha diviso con me la sua ultima scorta; ho omesso il lardo ed ho adoperato l’aglio di Resia.

collage pistum

Si propone una rivisitata ricetta per una preparazione casalinga: un tempo, questo era il piatto unico delle sere d’inverno,ora è diventato una pietanza sfiziosa da servire per accompagnare alcune portate di carne o da servire semplicemente con la polenta.

Ingredienti per 4 persone:

  • 150 g. di foglie di rapa,
  • 150 g. di farina di mais,
  • 1 spicchio d’aglio (di Resia),
  • lardo, burro (io olio evo),
  • sale,
  • pepe,
  • primule, fiori di tarassaco, steli d’aglio selvatico per decorare (la mia versione), tutto è edibile.

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Come fare:

lessare le foglie di rapa (io le avevo preparate precedentemente e conservate, con il loro liquido, in congelatore) e tritarle per ridurle in poltiglia.

Soffriggere il lardo con lo spicchio d’aglio, unire le foglie di rapa e cuocerle per alcuni minuti, regolare di sale epepe.

In un’altra pentola portare a bollore l’acqua, salare e versare a pioggia la farina di mais; mescolare e lasciare la polenta molto liquida.

Versare alcuni mestoli di questa polenta nel tegame del pistum e cuocere lentamente fino ad ottenere una crema densa: a piacere, prima di servire, si può aggiungere una noce di burro (oppure un filo d’olio evo).

Il signor Alido mi ha raccontato che si tendevano a mantenere più liquide le minestre, la polenta ecc. perchè il potere saziante era maggiore e più liquido era e più si riempiva il pancino…

Orti a Tramonti di Sopra e pistum

Tramonti di Sopra e Pistum.

Per oggi è tutto, ringrazio Elisa Pessa che mi ha autorizzata ad utilizzare il materiale dell’opuscolo: alla prossima ricetta


Primavera sulla tavola, anticipo di Pasqua.

vaso emmentaler finito corn

Per me la primavera inizia oggi, lo so, sono fuori, fuori moda, fuori tempo, fuori dagli schemi, dalle regole, sono fuori dalla reltà, fuori dal mondo: in Friuli dicono a jè fûr, ma che ci posso fare se sono cresciuta con una data ben impressa nella mente, il 21; per me tutte le stagioni iniziano il giorno 21: il 21 marzo la primavera, il 21 giugno l’estate, il 21 settembre l’autunno ed il 21 dicembre l’inverno.

Queste date, per me, significano la fine di qualcosa e l’inizio di un’altra, si ricomincia con nuovi stimoli e nuove speranze.

Ricordo un bigliettino trovato sul cruscotto della vesta 50 che avevo, c’era scritto: in qualche punto della primavera c’è un fiore che assomiglia a te, che bello, erano i tempi dell’amore sussurrato, il suo braccio sulla mia spalla ed il mio intorno alla sua vita, mentre passeggiavamo lungo il porticciolo di Grignano, all’imbrunire, quando il tiepido vento primaverile,  faceva dondolare gli alberi delle barche e quel suono diventava il sottofondo musicale del nostro stare insieme.

porticciolo di Grignano

Foto dal Web, la prossima volta che vado a Trieste mi fermerò a rimembrare…

Oggi dò il mio benvenuto alla Primavera con un piatto-quadro che avevo realizzato tempo fa, era all’epoca della mia “collaborazione” con i formaggi svizzeri.

Mi avevano mandato uno spicchio di Emmentaler DOP, si stava avvicinando la Pasqua ed avevo realizzato questa composizione che può essere un’idea come segnaposto per la tavola di Pasqua.

L’avevo pensato per coinvolgere i bambini nell’esecuzione, il gioco inizia andando nei campi a cercare le erbe e fiori da utilizzare, poi a ricavare le formine dagli ortaggi, insomma, un’ idea per diventare tutti un po’ artisti.

Ingredienti:

questi sono gli ingredienti che ho adoperato io ma la scelta la lascio alla vostra fantasia ed alvostro gusto:

  • una fetta di formaggio Emmentaler o altro formaggio che si presti ad essere ritagliato rimanendo compatto,
  • erba cipollina o fili d’aglio selvatico che si trova nei prati,
  • silene/sclopit,
  • pomodoro,
  • peperone giallo,
  • barbabietola rossa,
  • cimette di cavolfiore,
  • cimette di broccolo romano,
  • fave.

collage vaso emmentaler

Come fare:

ritagliare dal formaggio la forma di un vaso, per decorarlo premere sopra un batticarne puntinato; con beccucci di diverse misure e coppapasta ricavare le formine dei fiori.

I dettagli sono fatti con le cimette di cavolfiore e broccolo romano, comunque nella foto si notano i particolari.

Un’idea che è nata oggi: potete, per ottenere un segnaposto, adoperare una piccola scamorzetta, semplice o affumicata o tutte due; la ritagliate alla base per farla stare in piedi e, a piacere, inserite i fiori che vi piacciono o quelli che vi porteranno in dono i vostri bambini.

Buon fine settimana e benvenuta primavera

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Foto da Pinterest

Primo giorno di primavera

 


Borgotitol e Tramonti di Sopra, come trasformare un giorno ordinario in uno straordinario.

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Si percepisce subito, appena si imbocca la strada sterrata che porta a Borgotitol, che lì, in mezzo a quelle montagne che si fanno massaggiare i piedi dalle limpide acque del Meduna, la vita segue i ritmi della natura.

sopra il Meduna-001

E nel rispetto della Natura si allevano le sue creature, in libertà: a Borgotitol gli animali vengono allevati per nutrire l’uomo ma senza gli eccessi, sprechi ed inutili crudeltà che caratterizzano la nostra epoca.

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Le mucche, in questo momento tutte gravide, partoriranno in autunno, al caldo, in un posto tranquillo: sono mucche da latte, generose, danno tanto latte che la moglie del patron ha imparato a trasformare in formaggio e può vantarsi di aver attirato l’interesse di maestri casari del Trentino che la stanno aiutando a migliorare il prodotto già buono.

L’umiltà di accettare l’aiuto da altri, da chi ha più esperienza, è questo il Friuli Venezia Giulia che mi piace, quello propositivo, riservato, discreto, che lavora, senza tante chiacchiere.

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La moglie del Patron, talento naturale, ha elaborato un formaggio erborinato che sta maturando in cantina, stanza inserita nella struttura che un giorno, probabilmente già quest’estate, si completerà con un laboratorio didattico dove verranno raccontati i vari passaggi della lavorazione; una splendida iniziativa per avvicinare i giovani alla Natura, al lavoro e, chissà che non sia l’inizio di una nuova presa di coscienza da parte loro.

Sarà adiacente uno spaccio con degustazione per chi non avesse tempo di fermarsi a pranzo nell’Agriturismo, in estate aperto tutti i giorni, meno uno per il meritato riposo della Famiglia…

A Borgotitol non si mangia vitello, i piccoli maschi vengono lasciati tranquilli al pascolo fino all’anno e mezzo, lo so, ai vegani sembrerà terribile ciò che scrivo ma, come ha detto il Patron: questa è una fattoria, non uno zoo… Come dargli torto?

Il signor Roberto mi fa da guida, sono fortunata, è l’unico giorno in cui è più tranquillo: l’agriturismo è chiuso e quindi può rispondere alle mie domande da fanciulla stupita.

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Iniziamo con la visita alla casetta dell’affumicatura, la foto è stata fatta poco prima che andassi via: l’affumicatura avviene in 3 tempi adoperando legno di nocciolo con l’aggiunta di ginepro per il profumo.

collage affumicatura

All’interno della casetta sua maestà la pitina, nelle varie fasi di affumicatura in compagnia di salsicce, salami e pancette.

collage pitine aff.

Separato, solitario ed altezzoso (nel senso che è appeso più in alto ;-) ) sua maestà lo speck, del quale non conoscevo la lavorazione: viene ricavato, come il prosciutto, dalle cosce di maiale, disossate, pressate, salate e massaggiate con spezie e fatte stagionare fino al momento dell’affumicatura.

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Prosegue la visita alla stalla dei maiali che mi palesano il loro disappunto e quindi mi ritiro :-D

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Procediamo verso l’aia, spazio grandissimo che permette ad oche, galline, polli del collo nudo, faraone, tacchini, di scorazzare liberi.

Ragazze, se vi dicono sei un’oca beh, sentitevi onorate: le oche sono solidali tra loro, si proteggono, si difendono, si tutelano dagli attachi esterni.

Esempio? Nell’aia un’oca stava covando ed il patron mi ha detto che ha avuto il suo daffare per pulire, le oche amiche della futura mamma, temendo un abuso, hanno iniziato a starnazzare ed attaccare il malcapitato :-D

collage oche

Nella fattoria di Borgotitol le oche fanno parte della famiglia, sono “animali” da compagnia, le galline sono galline ovaiole: tutte le specie convivono serenamente e, si sa, soltanto da chi vive serenamente si può ottenere il meglio: la natura insegna, a buon intenditor!

collage vita nell'aia

É ora di mangiare qualcosa, in semplicità, la cucina di casa, sono emozionata e grata ospite; intanto che il patron prepara un veloce sugo per la pasta, con i suoi prodotti: salsa di pomodoro, cipolla e salsiccia.

un sugo veloce per stare insieme-001

E nel frattempo che il sugo pipia (alla napoletana) sul fornello, affetta la lugianegia e la mette sul tagliere: non resisto, il mio istinto criminale da foodblogger prende il sopravvento e devo fotografare (oltrechè mangiare ;-) ).

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Vi chiederete: cos’è la lugianegia? É un salume dell’alta Valcellina: il patron ha avuto in dono l’antica ricetta che contempla il 50% di carne magra di maiale, il 50% di carne magra di manzo, viene arricchita con lardo, viene salata ed affumicata.

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Quella che vedete nella foto è ancora fresca (io amo i salumi freschi n.d.r.), quello che mi ha colpito è l’equilibrio della salatura: spesso sale e spezie vengono utilizzati come fossero una sorta di nasconditori di sapori, ma non è questo il caso qui, una fetta tira l’altra, non lascia il palato unto, insomma, credetemi, è meraviglioso!

lugianegia e speck-003

Arriva lo speck e scappo via col tagliere, la criminal-foodblogger colpisce ancora e, nonostante la mia macchina fotografica sia sempre quella di una dilettante, mi butto.

Trovo un tavolo con ogni bendiddio, compreso il mio adorato Pan di Sorc: intrufolo lì il mio tagliere ed immortalo cotanta bontà:

gruppo di eccellenze in un interno-001

Mentre, affamata, ritorno verso quella meravigliosa pasta al pomodoro e salsiccia, faccio ancora qualche foto alle salette e agli angolini dell’agriturismo.

collage salette borgotitol

La padella con gli spaghetti è in mezzo alla tavola: la cucina di casa, quella che piace a me, meraviglia; io vivrei di pasta, soprattutto di pasta al pomodoro: questa è proprio una giornata straordinaria!

dalla padella, tutti insieme-001

Prima di avventarmi sugli spaghetti fotografo il cesto di legna, quello che fa tanto casa, calore, famiglia: ho voglia di tenerezza…

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É ora di rientrare, ringrazio, saluto, mi guardo ancora attorno, intravedo delle arnie:

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Sono sue quelle arnie? Si, ma sono vuote, le api sono morte di fame, strano, con tutte le eriche che ci sono, mi dice: l’anno scorso avevo un miele di erica straordinario, quest’anno nulla :-(  Evidentemente le api, vittime dell’inquinamento globale, hanno perso l’orientamento e non riescono più a trovare i fiori per nutrirsi: questo è triste ma il patron proverà ancora, io gli auguro di riuscirci, l’erica c’è…

eriche-001

Me ne torno a casa, felice, a volte basta poco per esserlo

Borgotitol

all’ouf in ta la caneva al mangia la lugianigia

tiere furlane


Soufflè di tagliolini al tartufo e scuete dal boç nel cavolo rapa, in mantello croccante ai semi di zucca.

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Le ricette dei professionisti sono il risultato della tecnica acquisita con lo studio, la pratica e l’esperienza, nascono da una minuziosa ricerca atta ad ottenere un perfetto equilibrio nelle consistenze ed abbbiamenti.

Io sono una dilettante e le “mie ricette”, d’obbligo le virgolette, sono il risultato di tante coincidenze e circostanze: spesso, come in questo caso, dal momento della nascita dell’idea al momento di concretizzarla, passa molto tempo durante il quale, si inanellano altre idee e spunti.

Poi arriva il momento e mi butto a capofitto nell’impresa: l’idea del souffflè nel cavolo rapa mi era balenata mesi fa, stimolata dal tema del  mese di una famosa sfida tra foodblogger che era proprio il soufflè.

Giorni fa, in un supermercato ho trovato dei meravigliosi tagliolini al tartufo e, ricordando che nel libro di ricette dell’Hotel Sacher, il cavolo rapa viene spesso abbinato al tartufo, ecco fatto.

Lo spunto per il soufflè di pasta arriva dal Talismano della felicità, quello per il mantello croccante dal soufflè nella mela di Knam, ma ora andiamo in cucina, accantoalcamino.

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Ingredienti:

  • 2 cavoli rapa medi,
  • 100 g. di tagliolini freschi al tartufo,
  • 2 uova,
  • 1 l. di latte,
  • 2 cucchiai di panna fresca,
  • 30 g. di burro,
  • 60 g. di scuete frante,
  • sale,
  • pepe di Szechuan.

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Ingredienti per il mantello croccante:

  • 30 g. di farina di riso,
  • 30 g. di latte,
  • sale,
  • semi di zucca,
  • semi di zucca tritati.

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Come fare:

pelare i cavoli rapa, segnare la parte da mantenere con un coppapasta e scavare la polpa mantenendo uno spessore di 1 cm. e mezzo; la polpa conservarla per un’altra ricetta.

Cuocere a vapore i cavoli per una decina di minuti, controllare la consistenza, i cavoli non devono scuocere; metterli con la parte scavata su carta assorbente, asciugarli e spennellarli con burro fuso per impermeabilizzare le pareti.

Nel frattempo cuocere i tagliolini nel latte salato lasciandoli molto al dente: ho scelto di cuocerli nel latte affinchè lo straordinario profumo di tartufo non venisse disperso nell’acqua, permettendomi così di adoperare una parte di latte per la ricetta.

Scolare i tagliolini e condirli con il latte bollente, il burro, la panna, la scuete, il pepe di Szechuan, che ho scelto per il profumo, far intiepidire ed unire, uno alla volta, i tuorli.

Preriscaldare il forno a 210°C. (appena infornati i cavoli, abbassare a 200°C.).

Preparare la pastella con la farina , latte e sale ed avvolgere le pareti esterne dei cavoli: uno verrà rotolato nei semi interi di zucca, l’altro in quelli tritati.

Mettere i due cavoli nella teglia con la base foderata con carta forno, montare gli albumi a neve ferma ed incorporarli, delicatamente nel composto di tagliolini; riempire a 3/4 i cavoli con il composto ed infornare per 30 minuti.

I tagliolini rendono il soufflè meno delicato, così potrete fare le foto senza timore:per curiosità proverò a rifare questo soufflè nella classica cocottina, vi informerò del risultato.

Essendo avanzata una parte di composto di tagliolini, ho preparato una tortina salata con un po’ di pasta sfoglia che avevo in frigo.

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Nei soufflè, quasi sempre, i formaggi protagonisti sono il Parmigiano e/o Gruviera, Sbrinz (che adoro) e va a finire che i sapori dell’ingrediente base scelto per la ricetta, venga un po’ nascosto dalla loro presenza quindi, ho deciso che, dove mi sarà possibile, di sostituirli con i formaggi della mia Regione.

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Ed è proprio merito del formaggio che avevo pensato per questa ricetta che, non trovandolo allo spaccio, sono andata a prendermelo direttamente a Tramonti di Sopra, dove sono stata ricevuta da Heidy (a sx), Achille (al centro) e Fiocco di Neve (a dx) che, baciandomi, mi ha trasformata in una principessa per qualche ora, ma di questo vi racconterò la prossima volta.

Buona settimana


Tatin con pere, cannella, cioccolato e zenzero, la rivincita speziata di 2 Amiche e tracce di primavera accantoalcamino.

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Non sono la persona più adatta per descrivere l’amicizia, anche perchè credo che l’amicizia sia un “affare” privato che ognuno di noi vive ed interpreta a modo proprio.

Io, e voi lo sapete bene, non sono una tipetta facile e spesso le mie amicizie naufragano a causa del mio temperamento però… E c’è un però, molte di queste amicizie naufragate ritornano, su scialuppe di salvataggio, magari dopo anni, come Tom Hanks in Kast Away.

Altre non tornano più, inutile rincorrerle, come Wilson, l’amico immaginario di Tom, ma rimangono dentro di te, per sempre; altre le butti in mare, che vadano pure alla deriva, senza rimpianti.

Io ne ho di amiche/amici, spesso non c’è frequentazione ma rimane comunque un filo invisibile ad unirci e così, le distanze si accorciano magari preparando un dolcetto che sai piacerle/gli.

Con l’Amica di oggi, oltre l’amore per l’arte, gli animali e la natura, condividiamo il disappunto di vivere con un ello che non ama la cannella né sapori speziati e che mettono sempre naso e becco dappertutto, ecco, viviamo con due tuttologi :-D e questa tatin vuole essere una specie di dolce, speziata e goduriosa rivincita<3

Come prima prova ha bisogno di qualche ritocco, qualche pera in più, per esempio, per colmare naturalmente i vuoti che si creano in cottura; un po’ di attenzione in più anche al momento di sformarla ma sono dettagli, il profumo ed il sapore hanno distolto l’attenzione dall’aspetto.

La frolla alla cannella e zenzero è riuscitissima, da rifare, ha l’aspetto compatto ma si scioglie in bocca, come ha detto lei che di frolla se ne intende.

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Io ho adoperato una padella in rame col manico del diametro di 22/23 cm, come questa

Ingredienti:

  • *pasta frolla,
  • 6 pere Kaiser ma potete metterne di più,
  • 4 cucchiai di zucchero di canna,
  • 2 cucchiai di fiocchi di burro,
  • radice di zenzero fresco,
  • gocce di cioccolato fondente,
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere.

Ingredienti per la pasta frolla alla cannella e zenzero:

  • 300 g. di farina 00,
  • 150 g. di zucchero,
  • 150 g. di burro,
  • 2 tuorli (io ho messo 1 tuorlo ed 1 uovo intero per lapresenza della cannella e zenzero in polvere),
  • 1 cucchiaio di cannella in polvere,
  • 1 cucchiaino da te di zenzero in polvere,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la frolla (io la faccio nel mixer ad intermittenza):

setacciare la farina con la cannella, lo zenzero ed il sale, unire il burro ammorbidito a pezzetti, lo zucchero, tuorlo e l’uovo intero.

Formare una palla e riporla in frigorifero per 1 ora: per questa tatin ne basta poco più della metà, la frolla che rimane potete congelarla o fare dei frollini al momento.

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Prepariamo la tatin:

intanto che la frolla riposa in frigorifero, preparare le pere: sbucciarle e tagliarle in 4 parti, eliminare semi e torsolo.

Preriscaldare il forno a 180°C.

Sul fondo della padella o tegame che avete scelto spargere lo zucchero di canna, disporre a raggera gli spicchi di pera con la parte tagliata verso l’alto, spolverare con altro zucchero di canna, qualche fiocchetto di burro ed infornare per 15 minuti.

Far raffreddare e nel frattempo stendere la frolla, ricavarne un cerchio leggermente più largo della padella; prima di appoggiarlo sulle pere rifinite la preparazione cospargendole con lo zenzero fresco grattugiato, le gocce di cioccolato ed ancora una spolverata di cannella;  spingere delicatamente i bordi della frolla verso l’interno.

Infornare e cuocere per 30/4a minuti, controllare; far raffreddare per qualche minuto, appoggiare cspra la padella un piatto da portata e rovesciare la tatin, magari meglio di come abbia fatto io ;-)

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Ed ora qualche traccia di primavera accantoalcamino:

collage germogli

Per oggi è tutto, alla prossima


Torta alla casatella DOP, mou di noci e purea di pere: una cheesecake trevigiana?

delizia casatella lato eff-001

Oggi vi porto fuori dai confini della mia regione, andiamo a Treviso, splendida cittadina, citata anche nella Divina Commedia “…dove Sile e Cagnan s’accompagna”.

Treviso e la sua provincia hanno dato i natali allo straordinario radicchio tardivo, alla casatella trevigiana DOP, al Prosecco e a tanti altri prodotti d’eccellenza e… anche a tre foodblogger bravissime, a dimostrare che l’aria della Marca Trevigiana fa bene.

Anni fa comperai un libricino, all’interno, una ricetta tra tante, attirò la mia curiosità: delizia di casatella su crostata di noci al mou”; dalle mie parti non è stato mai facile trovare la Casatella Trevigiana DOP, ma dopo la scoperta di questa ricetta ho aguzzato la vista e quando la trovavo per me era una festa, ma la casatella, fino a venerdì scorso, finiva nel piatto insieme con una pera e diventava il mio pranzo; anche qui finisce accanto ad una pera ma è un’altra storia.

Spesso, le ricette che si trovano sui libri, specialmente se fanno parte del menù di un ristorante (segreto professionale ;-) ) vanno interpretate, rivisitate e corrette e se non si ha almeno un briciolino di esperienza, si rischia il flop quindi vi spiegherò come ho fatto io, fidatevi…

La ricetta originale contempla 6 monoporzioni da 8 cm., io ho optato per uno stampo da 18 cm. perchè la volevo goduriosa, con uno stampo da 22/24 sarà più bassa ma sempre straordinaria… Beh, si evince che ne sono innamorata ?

delizia casatella gruppo-001

Passiamo alla ricetta, la frolla potete fara il giorno prima, con la vostra ricetta del cuore, chi ha poco tempo può adoperare quella pronta, non siamo rigidi, se avanza fate dei biscottini; io avrei dovuto stendere la frolla più sottile (n.d.r.).

Lo stesso discorso vale per il mou alle noci, se avanza potete adoperarlo per decorare un budino o, se preferite, potete servire questa crema alla casatella in un bicchiere, come dolce al cucchiaio, alternandola al mou; come dico sempre, a voi la scelta.

Ingredienti per la crostata di noci al mou:

  • pasta frolla,
  • 125 g. di noci spezzettate,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 60 g. panna.

collage base cheese casatella

Come fare la crostata di noci al mou:

stendere la pasta frolla ad uno spessore di mezzo cm., bucherellarla ed infornare a 170°C. per 20 minuti.

In un pentolino dal fondo spesso, a fuoco bassissimo, far sciogliere lo zucchero di canna, unire le noci spezzettate, amalgamarle bene al caramello ed unire la panna, mescolare e stendere il più possibile uniformemente il composto sulla pasta frolla, far raffreddare.

Nel frattempo preparare la crema di casatella.

Ingredienti per la crema di casatella, in ordine di apparizione:

  • 2 tuorli,
  • 1 uovo intero,
  • la scorza di mezzo limone,
  • 150 g. di zucchero,
  • 2 fogli di colla di pesce,
  • 200 g. di casatella trevigiana (1 confezione),
  • 200 g. di panna fresca + un po’ per sciogliere la gelatina.

collage composto crema casatella

Come fare la crema di casatella:

mettere tuorli, uovo, scorza di limone e zucchero in una bastardella (pentola dal fondo concavo) e, a bagnomaria, montare il composto e pastorizzare le uova portando la temperatura del composto a 65°C. per 3 minuti.

Ammorbidire la colla di pesce in acqua fredda, strizzarla e scioglierla in poca panna, se preferite potete scioglierla nel rum o limoncello.

Inorporare la gelatina alle uova e raffreddare a bagnomaria con del ghiaccio; setacciare la casatella, amalgamarla al composto e, alla fine unire delicatamente la panna montata.

Comporre il dolce:

adagiare il disco di frolla e mou alle noci sulla base dello stampo scelto, foderare il bordo interno con carta forno e versare la crema, livellarla e riporre in frigorifero per almeno 3 ore (io tutta la notte).

Per accompagnare la torta è consigliata una purea di pere e cannella, anche questa potete prepararla prima.

Ingredienti per la purea di pere e cannella:

  • 2 pere kaiser,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • cannella in polvere a piacere,
  • acqua.

salsa pere cannella-001

Come fare la purea di pere:

sbucciare le pere e tagliarle a pezzi e metterle in un pentolino con lo zucchero, la cannella e poca acqua; cuocerle e frullare (io le ho preparate la sera prima e le ho frullate il giorno dopo).

Per decorare ho essicato nell’essicatore le fette di pera, nel web trovate indicazioni per farlo in forno.

Ho servito la fetta con mezzo gheriglio di noce, una fetta di pera essicata che ho “cercato” di riprodurre con la purea di pere decorata con del cioccolato fondente fuso, provate se vi va.

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 Buona domenica