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Frittelline ai fiori di tarassaco, la mia ricca colazione contadina ♥

frittelline fiori tarassaco fiore pp

Tempo fa se dicevi contadino a qualcuno, rischiavi una raffica di improperi, alla peggio, uno schiaffone; oggi farebbero un selfie con te e ti chiederebbero l’amicizia su fb; con i tempi che corrono, c’è da arrabbiarsi se ti dicono politico.

A volte penso che non saremmo più al mondo se non ci fossero stati i contadini, loro sì meritano gli stipendi d’oro dei politici che troverebbero giovamento dalla lettura de La fine del mondo storto di Mauro Corona.

Quasi una coincidenza la mail di Paola, un’amica blogger; ogni tanto, dato che i commenti sono disabilitati, mi capita di riceverli via mail o sms.

Ciao Libera come stai?

Ho letto la tua ricetta : crema di tarassaco e zafferano… Sono stata un paio di anni fa a visitare Navelli, vicino l’Aquila, dove si produce il famoso zafferano.

Devi sapere che è incredibile quel paese; non c’è nulla che promuova lo zafferano, se lo devi comprare devi chiedere e loro passano parola: non c’è una insegna, niente di niente, l’amministrazione se ne frega.

Noi in Italia abbiamo cose che all’estero ci invidiano, le pagano, eppure noi ce ne fottiamo, le lasciamo morire.

All’Aquila e dintorni c’è una fiorente produzione di formaggio, pazzesco e poi il famoso salame di fegato dell’Aquila che è qualcosa di unico: non esiste roba del genere da altre parti.

E’ come il prosciutto della Val Vigezzo, che ho cercato disperatamente a Roma ma è praticamente introvabile: sono cose locali che sicuramente ad Expo non avranno il loro posto…

Ti ho scritto via mail perché hai disabilitato i commenti, perché? Brava che continui a pubblicare le ricette, capisco il tuo “rodimento” non sai quanto! Un abbraccio grande… e buon 1° maggio… Paola

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Se non lo sapete, l’infuso fatto con i fiori di tarassaco schiarisce la pelle ridandole luminosità ed aiuta ad attenuare le efelidi, quelle che io chiamo lentiggini e che, se avessi, non toglierei affatto: da bambina avrei dato non so cosa per averle.

Queste frittelline sono nate semplicemente dal mio desiderio di non buttare i fiori di tarassaco della crema precedente: non essendo stati bolliti ho pensato che potessero contenere ancora qualche proprietà; le dosi sono indicate per la quantità di fiori adoperati per colorare e profumare la crema (100 g.), secondo me adoperare i fiori appena raccolti darebbe ancor più grande soddisfazione.

Volevo anche che la ricetta fosse senza glutine e, non avendo la farina di grano saraceno, ho optato per quella di ceci che, oltre a conferire alle frittelline un buon sapore, ne ha accentuato il colore.

Le ho chiamate frittelline e non pancakes semplicemente perchè sono italiana, non conosco l’inglese e, per quanto mi è possibile, voglio usare la mia lingua: se faccio una torta ai lamponi la chiamo torta ai lamponi e non cake with raspberries.

Ci sono amiche blogger che scrivono le loro ricette sia in italiano che in inglese ma nel titolo la precedenza è per l’italiano, lo so che fa tanto figo il titolo solo in inglisc ma suvvia gherls :-D

Sono dell’idea che i blog di cucina vengano letti più dalle persone cosidette semplici che dai professionisti e dagli addetti del settore…

Chiara Maci, in una puntata di cuochi e fiamme, ha detto che la sua ricetta più visitata sono le melanzane alla parmigiana, come dire che la semplicità e la classicità pagano sempre.

E cosa dire della polvere di calamaro ed alga marina con la quale il nostro premier ha sostituito la salsiccia alla festa dell’Unità a Bologna? Una cosa è certa, noi italiani siamo proprio dei simpaticoni :-D

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Miele ai fiori di tarassaco

Ingredienti:

  • 100 g. di fiori di tarassaco, lo ripeto, avanzati dalla crema,
  • 150 g. di ricotta,
  • 1 tuorlo,
  • 2 albumi a neve semimontata,
  • 2 cucchiaini di miele biologico millefiori (il mio di un’Azienda Friulana, se avete il miele di fiori di tarassaco ancora meglio),
  • 2 cucchiai di farina di ceci,
  • poco burro chiarificato per ungere la padella.

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Come fare:

mettere in una terrina tutti gli ingredienti, esclusi gli albumi e frullare col minipimer; unire gli albumi montati leggermente ed amalgamare.

Ungere e scaldare una padella antiaderente, versare dei piccoli mestolini di composto e cuocere finchè si formano delle bollicine sui bordi.

Girare le frittelline e cuocerle ancora per c.ca 2 minuti, servirle con del miele o, se lo avete, il miele di fiori di tarassaco, alla fine il link della ricetta che ho seguito per quello della foto.

In questo caso il miele sostituisce perfettamente il classico sciroppo d’acero che si usa per i pancakes.

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Miele di fiori di tarassaco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Gelatine al pomodoro e basilico ed i miei primi lampascioni

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Oggi nulla di nuovo, queste gelatine le ho scorporate da un post che ne conteneva tre: avevo vinto un contest, erano i tempi in cui mi ci buttavo a capofitto: sbagliavo, ostinandomi a credere di poter far parte di gruppi, di potermi integrare ma non avevo capito che non fanno per me: soltanto da poco me ne sono resa conto e l’ho accettato serenamente.

Oggidì sembra che sia indispensabile socializzare, è quasi un obbligo avere un profilo e/o una pagina su fb, chi non ce l’ha viene guardato con diffidenza, emarginato e messo da parte.

A volte mi sento quasi in colpa per essere così antipatica ed asociale ma poi mi passa: sto così bene da sola, perchè dovrei cambiare?

Mi manca il commentare/dialogare virtualmente con alcune persone, era un bello scambio di opinioni ma, come si dice: per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno ;-) ora però andiamo in cucina

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Ingredienti per i cuoricini di pomodoro:

  • 250 g. di passata di pomodoro del tipo vellutato,
  • 4 g. di agar-agar in polvere,
  • 5 foglie di basilico fresco,
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar.

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Come fare le gelatine di pomodoro:

mettere in infusione nella passata il basilico a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il basilico), amalgamare e versare negli stampini, riporre in frigorifero.

Per i cuoricini chiari mescolare un pò di mousse alla gelatina e riporre in frigorifero.

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Ingredienti per la mousse di crescenza (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • crescenza,
  • panna fresca q.b. a rendere l’impasto cremoso.

Come fare la mousse:

setacciare la ricotta e la crescenza, lavorare aggiungendo la panna fresca fino a rendere il composto cremoso, metterlo in una sac a poche e riempire la cialda di pomodoro e la ciambellina di gelatina.

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Prima di presentarvi i miei primi lampascioni, voglio fare quattro chiacchiere con chi mi segue, lo so, senza la possibilità di commentare/replicare le mie chiacchiere sono più un soliloquio…

Forse l’introduzione farebbe trasparire un certo mio scontento invece no, al contrario, sto attraversando uno splendido periodo: finalmente sto risolvendo un problemino di salute che mi disturbava e pregiudicava la mia già traballante autostima.

Mercoledì ho fatto il day hospital in una struttura d’eccellenza che è la Casa di Cura Città di Udine, una struttura privata: lì ho risolto il mio problema di uveite, lì sto risolvendo un problema di varici, problema che altre strutture ospedaliere regionali davano per irrisolvibili: dovrà conviverci tutta la vita, adoperi le calze… Questa la risposta.

Pensate che ieri, durante la mia terapeutica passeggiata quotidiana, ho ricevuto una telefonata dal reparto: mi hanno chiesto come avessi trascorso la notte e se stessi bene… Non aggiungo altro: se avessi la possibilità economica compererei la pagina di un quotidiano (non il messaggero e nemmeno il piccolo visto i furti di foto da loro subiti ;-) ) per esternare la mia soddisfazione e, non lo nego, il mio stupore: si spendono sempre molte parole per criticare e parlar male mentre il bello ed il buono passano spesso inosservati.

Ed ecco i miei primi lampascioni: sapevo fossero le cipolline del, come l’ho sempre chiamato io, giacinto selvatico, in realtà si chiama Leopoldia comosa.

Li ho visti per caso e ricordando il post di Letissia, ho iniziato a scavare con le mani come un can da trifule, mamma mia quanto sono profondi ed essendo il terreno sassoso e particolarmente arido per la mancanza di pioggia, è stata una faticaccia e la mia fresca manicure è andata a farsi friggere :-) ma ne è valsa la pena: ora devo solo pensare come utilizzarli ma il tempo non mi manca, appena la mia mente avrà escogitato qualcosa, sarete i primi a saperlo.

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Per oggi è tutto, buon fine settimana, a presto

Casa di Cura Città di Udine

Lampascioni

Letissia

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Meringhe di polenta di cincuantin, uno snack stellato.

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Ho imparato molto dai corsi di cucina che ho seguito Agli Amici di Godia, ho adottato molte delle tecniche “stellate” che fanno ormai parte della mia semplice cucina di casa.

Ricordo che queste meringhe di polenta mi avevano conquistata, le avevo trovate geniali, sembrano davvero delle meringhette, impalpabili e scrocchiarelle.

Semplicissime da fare, l’unica difficoltà che ho incontrato è l’uso della sac a poche con la quale ho poca confidenza ma se per voi è un gioco da ragazzi beh, vi consiglio di farle.

Io le ho volute provare perchè ho in progetto una ricetta dove le utilizzerò come parte croccante su un brodo particolare ma anche da accompagnamento ad una semplice zuppa o vellutata, darà quel tocco raffinato ed elegante che stupirà i vostri cari e/o i vostri ospiti.

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Ingredienti:

  • 500 g. di acqua,
  • 100 g. di farina rustica di mais (io cincuantin),
  • 3/4 g. di sale.

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Come fare:

far bollire l’acqua, aggiungere il sale e versare a pioggia la farina di mais; proseguire la cottura, mescolando, fino a raggiungere la consistenza di un purè.

Versare in una ciotola , coprire, a contatto, con la pellicola per alimenti, forarla con uno stuzzicadenti e lasciar intiepidire.

Preriscaldare il forno a 150/160° C.

Mettere la polentina in una sacca da pasticceria e, su un foglio di silpac, silicone o semplice carta forno, distribuire delle noccioline di polenta.

Infornare per 50 minuti e buon snack!

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Vi auguro una splendida settimana e, se notate l’esagerata dimensione della mia firma sulle foto, non è perchè sono diventata megalomane, semplicemente voglio rendere un po’ più “fastidioso” ai “grafici” il lavoro di cancellare la mia firma dalle foto che hanno preso l’abitudine anche di pubblicare speculari affinchè nessuno le riconosca… É come se io, per passare inosservata, caminassi a testa in giù…

collage mie foto su quotidiani

Ecco il corpo del reato ma di questo vi racconterò più in là, oggi non voglio pensarci.

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Grissini Tramontini, con Pitina e Aglio Orsino.

grissini pitina aglio orsino e bocconcini-001

Costretta a casa da dieci giorni a causa di un’influenza che non vuole saperne di andarsene altrove mi distraggo, osservando, col naso schiacciato sul vetro,  la primavera che avanza portando con se le varie fioriture.

Così, in attesa di reimmergermi nella natura, faccio esperimenti culinari e le soddisfazioni non mancano: ho appena saputo che una mia amata “follower” ha fatto le tartellette rinascimentali con successo e questo mi fa molto piacere.

Oggi vi propongo questi grissini fatti con la mia altrettanto amata Pitina e l’aglio orsino che avevo messo via l’anno scorso: l’avevo frullato con olio extraergine e sale e riposto in congelatore nelle vaschette del ghiaccio, come direbbe la “suocera”: poi te lo ritrovi.

collage pitina aglio orsino

Ingredienti:

  • 250 g. di farina (io Italia Mulino Persello),
  • 6 g. di lievito di birra,
  • 150 g. di acqua tiepida,
  • 50 g. di Pitina della Val Tramontina sbriciolata,
  • 1 cucchiaio di aglio orsino tritato,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 2 g. di sale
  • farina di semola per spolverizzare.

collage grissini pitina bocc

Come fare:

io inizio l’impasto a mano, lo faccio andare per 15 minuti nella MDP e lo completo a mano.

Sciogliere il lievito in una parte di acqua, setacciare la farina col sale, unire il lievito e la restante acqua dove ho stemperato il cucchiaio di aglio orsino ed impastare, unire la pitina sbriciolata e continuare ad impastare.

Stendere l’impasto col mattarello formando un rettangolo, spolverizzarlo con la farina di semola, coprire con la pellicola e far lievitare, in forno con la luce accesa, per 1 ora.

Preriscaldare il forno a 180°C.

Ritagliare dal rettangolo delle striscioline, arrotolarle su se stesse, allungandole; se volete, potete fare i grissini più piccoli, a piacere.

Infornare fino a doratura, devono diventare belli croccanti.

grissini pitina aglio orsino formai dal cit-001

Con una parte di impasto ho ottenuto dei piccoli panetti (vedi collage) che ho ritagliato e riempito con il formai dal cit.

Per oggi è tutto, vi auguro un luminoso fine settimana

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Torta al formaggio, cucina Rinascimentale, molto attuale, senza glutine.

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Rp il bianco di ova 12 o più o mancho secondo la voi far grande et metti in una pignata nova, poi piglia formazo di pecora fino gratusato, la quantità di due ova et mescola col chiaro di ova e batilo con uno frolatore dentro alla pignata, poi piglia once 4 di zucaro ben pisto et metti nella pignata et once 1 di acqua rosa et deliguedo di tuo arbitrio et bati ogni cosa bene per uno quarto di hora mescolando poi piglia una tiella da far torte ben stagnata et mettila sopra al foco et metti tanto deleguedo dentro che si possa ongere a torno a torno poi toli fior di farina et polverizane sopra la tiella in modo che se ne facia in modo di una sfolia poi metti le ditte cose dentro et fale cocere come si fanno le torte con il testo sopra et come è cotta metti dentro butiro on deliguedo sopra a tuo arbitrio et un poco di acquarosa et poi mangiala (carta 41 v/42 r)

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Era da un po’ che non riprendevo in mano il mio libro di cucina Rinascimentale, avevo lasciato in sospeso la realizzazione di questa torta che, a parte acqua rosa e zucaro, è attualissima e, realizzata in versione finger food, è perfetta per un buffet.

Ovviamente io curiosa, per immergermi fino in fondo nell’epoca, l’ho fatta anche con acua rosa e zucaro ma sono davvero ingredienti di troppo, dei quali oggi possiamo fare a meno.

All’epoca zucaro e acqua rosa entravano di diritto in qualsiasi pietanza, dove non c’erano questi, arrivavano cannella, chiodi di garofano e noce moscata; un po’ le spezie erano adoperate per ostentare lo stato sociale, in altri casi per camuffare gli odori degli alimenti che, in mancanza di frigoriferi, tendevano a deteriorarsi presto.

Ho dapprima seguito le indicazioni di Maurizio Correggioli (chef che si è preso l’impegno di riprodurre parte delle ricette del manoscritto, quelle più adatte ai nostri tempi moderni) ma l’albume, insieme con formaggio, zucchero non montavano ed il composto rimaneva liquido: ho comunque infornato ma le tartellette avevano rilasciato troppo unto quindi ho deciso di fare a modo mio: ho dimezzato le dosi, ho adoperato una farina senza glutine e sostituito il pecorino: la prima volta con la ricotta affumicata e la seconda, questa, con il Parmigiano Reggiano 24 mesi; oggi le rifaccio aggiungendo un po’ di erba cipollina ma nulla vieta di profumare le tartellette con le erbe che più vi piacciono.

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Ingredienti (dall’interpretazione dello chef Correggioli):

  • 6 albumi,
  • 60 g. di pecorino stagionato grattugiato (io ricotta affumicata e Parmigiano Reggiano),
  • 60 g. di burro,
  • acqua di rose,
  • 20 g. di zucchero,
  • 40 g. di farina 00 (io senza glutine con spiga barrata),
  • sale.

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Come fare (interpretazione chef Correggioli):

preriscaldare il forno (statico) a 170° C.

Imburrare ed infarinare bene una teglia rotonda (diametro 25 cm.); porre in una bastardella gli albumi, un pizzico di sale, lo zucchero e il formaggio e montarli col frullatore, unire poi a filo il restante burro fuso ed il profumo di acqua di rose.

Quando sarà ben montato (mai n.d.r.) unire la farima mescolando delicatamente dall’alto verso il basso in modo che non si smonti.

Versare il composto nella teglia ed infornare fino a doratura (vedi foto collage), a piacere, mettere sopra qualche fiocchetto di burro e acqua di rose (omesso).

Come ho fatto io:

ho montato gli albumi col pizzico di sale a neve ben ferma, ho versato a filo il burro fuso; a parte ho mescolato la farina col formaggio ed ho mescolato delicatamente.

Ho imburrato degli stampini da tartellette, ho distribuito il composto ed ho infornato per 30 minuti.

Il risultato è un bocconcino molto soffice, quasi impalpabile, asciutto, per nulla unto, in una parola: delizioso, provate se vi va.

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Per oggi è tutto, buona giornata

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Primavera sulla tavola, anticipo di Pasqua.

vaso emmentaler finito corn

Per me la primavera inizia oggi, lo so, sono fuori, fuori moda, fuori tempo, fuori dagli schemi, dalle regole, sono fuori dalla reltà, fuori dal mondo: in Friuli dicono a jè fûr, ma che ci posso fare se sono cresciuta con una data ben impressa nella mente, il 21; per me tutte le stagioni iniziano il giorno 21: il 21 marzo la primavera, il 21 giugno l’estate, il 21 settembre l’autunno ed il 21 dicembre l’inverno.

Queste date, per me, significano la fine di qualcosa e l’inizio di un’altra, si ricomincia con nuovi stimoli e nuove speranze.

Ricordo un bigliettino trovato sul cruscotto della vesta 50 che avevo, c’era scritto: in qualche punto della primavera c’è un fiore che assomiglia a te, che bello, erano i tempi dell’amore sussurrato, il suo braccio sulla mia spalla ed il mio intorno alla sua vita, mentre passeggiavamo lungo il porticciolo di Grignano, all’imbrunire, quando il tiepido vento primaverile,  faceva dondolare gli alberi delle barche e quel suono diventava il sottofondo musicale del nostro stare insieme.

porticciolo di Grignano

Foto dal Web, la prossima volta che vado a Trieste mi fermerò a rimembrare…

Oggi dò il mio benvenuto alla Primavera con un piatto-quadro che avevo realizzato tempo fa, era all’epoca della mia “collaborazione” con i formaggi svizzeri.

Mi avevano mandato uno spicchio di Emmentaler DOP, si stava avvicinando la Pasqua ed avevo realizzato questa composizione che può essere un’idea come segnaposto per la tavola di Pasqua.

L’avevo pensato per coinvolgere i bambini nell’esecuzione, il gioco inizia andando nei campi a cercare le erbe e fiori da utilizzare, poi a ricavare le formine dagli ortaggi, insomma, un’ idea per diventare tutti un po’ artisti.

Ingredienti:

questi sono gli ingredienti che ho adoperato io ma la scelta la lascio alla vostra fantasia ed alvostro gusto:

  • una fetta di formaggio Emmentaler o altro formaggio che si presti ad essere ritagliato rimanendo compatto,
  • erba cipollina o fili d’aglio selvatico che si trova nei prati,
  • silene/sclopit,
  • pomodoro,
  • peperone giallo,
  • barbabietola rossa,
  • cimette di cavolfiore,
  • cimette di broccolo romano,
  • fave.

collage vaso emmentaler

Come fare:

ritagliare dal formaggio la forma di un vaso, per decorarlo premere sopra un batticarne puntinato; con beccucci di diverse misure e coppapasta ricavare le formine dei fiori.

I dettagli sono fatti con le cimette di cavolfiore e broccolo romano, comunque nella foto si notano i particolari.

Un’idea che è nata oggi: potete, per ottenere un segnaposto, adoperare una piccola scamorzetta, semplice o affumicata o tutte due; la ritagliate alla base per farla stare in piedi e, a piacere, inserite i fiori che vi piacciono o quelli che vi porteranno in dono i vostri bambini.

Buon fine settimana e benvenuta primavera

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Foto da Pinterest

Primo giorno di primavera

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Parmigianine di baccalà.

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Ricettina perfetta per domani, venerdì, venerdì pesce, almeno quando io ero fanciulla era così: il venerdì niente carne.

Questa è una ricetta che avevo già postato ma faceva parte di un post multiplo e, dal momento che ho deciso che questo blog è il ricettario mio e di alcune amiche, eccomi qui a scorporarlo e farlo brillare di luce propria.

Il parmigiano è spesso presente nelle preparazioni con il baccalà e queste parmigianine sono la conferma che il matrimonio formaggio-pesce è perfetto, funziona e dura nel tempo.

Queste parmigianine, compresa la variante con ricotta affumicata, sono deliziose e sono semplici da fare; le trovo adatte per le feste, si possono preparare il giorno prima ed infornare al momento del servizio.

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Ingredienti:

  • fettine di baccalà,
  • albume,
  • semi di zucca tritati,
  • parmigiano grattugiato,
  • ricotta affumicata (per la terza versione),
  • sale,
  • olio evo,
  • aglio,
  • passata,
  • salsa al prezzemolo.

Per il condimento, passata e salsa al prezzemolo:

  •  passata di pomodoro,
  • prezzemolo,
  • olio evo,
  • aglio,
  • peperoncino,
  • sale.

Come fare la passata:

cuocere la passata soltanto con l’aglio intero (da togliere) sale e peperoncino.

Come fare la salsa al prezzemolo:

frullare col frullino ad immersione il prezzemolo con l’olio evo e sale, aggiungere uno spicchio d’aglio schiacciato e lasciar insaporire; filtrare.

collage baccalà perparmigianine

Comporre le parmigianine:

battere delicatamente le fettine di baccalà (aiutarsi con la pellicola), passarle nell’albume leggermente sbattuto e nei semi di zucca mescolati al sale (poco).

Rosolare il baccalà, a fuoco vivo, nell’olio evo profumato con l’aglio, far asciugare su una carta assorbente e, dopo aver asciugato sulla carta comporre le parmigianine mettendo sul piatto un pò di passata, una fettina di baccalà, passata, salsina al prezzemolo, parmigiano grattugiato (2 strati) finire col parmigiano e granella di semi di zucca.

Gratinare in forno per sciogliere il formaggio.

La variante con la ricotta affumicata, che ci sta d’incanto (n.d.r.) il procedimento è uguale, sostituire soltanto il parmigiano con la ricotta affumicata.

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Buon fine settimana, a presto: un saluto speciale a chi mi ha contattato privatamente per un saluto