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Gelatine al pomodoro e basilico ed i miei primi lampascioni

gruppo di antipasti pomodoro-002

Oggi nulla di nuovo, queste gelatine le ho scorporate da un post che ne conteneva tre: avevo vinto un contest, erano i tempi in cui mi ci buttavo a capofitto: sbagliavo, ostinandomi a credere di poter far parte di gruppi, di potermi integrare ma non avevo capito che non fanno per me: soltanto da poco me ne sono resa conto e l’ho accettato serenamente.

Oggidì sembra che sia indispensabile socializzare, è quasi un obbligo avere un profilo e/o una pagina su fb, chi non ce l’ha viene guardato con diffidenza, emarginato e messo da parte.

A volte mi sento quasi in colpa per essere così antipatica ed asociale ma poi mi passa: sto così bene da sola, perchè dovrei cambiare?

Mi manca il commentare/dialogare virtualmente con alcune persone, era un bello scambio di opinioni ma, come si dice: per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno ;-) ora però andiamo in cucina

Pomodori ramati1-001

Ingredienti per i cuoricini di pomodoro:

  • 250 g. di passata di pomodoro del tipo vellutato,
  • 4 g. di agar-agar in polvere,
  • 5 foglie di basilico fresco,
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar.

Cuori gelatina pomodoroe pom cresc..1-001

Come fare le gelatine di pomodoro:

mettere in infusione nella passata il basilico a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il basilico), amalgamare e versare negli stampini, riporre in frigorifero.

Per i cuoricini chiari mescolare un pò di mousse alla gelatina e riporre in frigorifero.

ciambellina cuori gelatina pomodoro pp-001

Ingredienti per la mousse di crescenza (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • crescenza,
  • panna fresca q.b. a rendere l’impasto cremoso.

Come fare la mousse:

setacciare la ricotta e la crescenza, lavorare aggiungendo la panna fresca fino a rendere il composto cremoso, metterlo in una sac a poche e riempire la cialda di pomodoro e la ciambellina di gelatina.

lampascione appena raccolto-001

Prima di presentarvi i miei primi lampascioni, voglio fare quattro chiacchiere con chi mi segue, lo so, senza la possibilità di commentare/replicare le mie chiacchiere sono più un soliloquio…

Forse l’introduzione farebbe trasparire un certo mio scontento invece no, al contrario, sto attraversando uno splendido periodo: finalmente sto risolvendo un problemino di salute che mi disturbava e pregiudicava la mia già traballante autostima.

Mercoledì ho fatto il day hospital in una struttura d’eccellenza che è la Casa di Cura Città di Udine, una struttura privata: lì ho risolto il mio problema di uveite, lì sto risolvendo un problema di varici, problema che altre strutture ospedaliere regionali davano per irrisolvibili: dovrà conviverci tutta la vita, adoperi le calze… Questa la risposta.

Pensate che ieri, durante la mia terapeutica passeggiata quotidiana, ho ricevuto una telefonata dal reparto: mi hanno chiesto come avessi trascorso la notte e se stessi bene… Non aggiungo altro: se avessi la possibilità economica compererei la pagina di un quotidiano (non il messaggero e nemmeno il piccolo visto i furti di foto da loro subiti ;-) ) per esternare la mia soddisfazione e, non lo nego, il mio stupore: si spendono sempre molte parole per criticare e parlar male mentre il bello ed il buono passano spesso inosservati.

Ed ecco i miei primi lampascioni: sapevo fossero le cipolline del, come l’ho sempre chiamato io, giacinto selvatico, in realtà si chiama Leopoldia comosa.

Li ho visti per caso e ricordando il post di Letissia, ho iniziato a scavare con le mani come un can da trifule, mamma mia quanto sono profondi ed essendo il terreno sassoso e particolarmente arido per la mancanza di pioggia, è stata una faticaccia e la mia fresca manicure è andata a farsi friggere :-) ma ne è valsa la pena: ora devo solo pensare come utilizzarli ma il tempo non mi manca, appena la mia mente avrà escogitato qualcosa, sarete i primi a saperlo.

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Per oggi è tutto, buon fine settimana, a presto

Casa di Cura Città di Udine

Lampascioni

Letissia

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Meringhe di polenta di cincuantin, uno snack stellato.

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Ho imparato molto dai corsi di cucina che ho seguito Agli Amici di Godia, ho adottato molte delle tecniche “stellate” che fanno ormai parte della mia semplice cucina di casa.

Ricordo che queste meringhe di polenta mi avevano conquistata, le avevo trovate geniali, sembrano davvero delle meringhette, impalpabili e scrocchiarelle.

Semplicissime da fare, l’unica difficoltà che ho incontrato è l’uso della sac a poche con la quale ho poca confidenza ma se per voi è un gioco da ragazzi beh, vi consiglio di farle.

Io le ho volute provare perchè ho in progetto una ricetta dove le utilizzerò come parte croccante su un brodo particolare ma anche da accompagnamento ad una semplice zuppa o vellutata, darà quel tocco raffinato ed elegante che stupirà i vostri cari e/o i vostri ospiti.

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Ingredienti:

  • 500 g. di acqua,
  • 100 g. di farina rustica di mais (io cincuantin),
  • 3/4 g. di sale.

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Come fare:

far bollire l’acqua, aggiungere il sale e versare a pioggia la farina di mais; proseguire la cottura, mescolando, fino a raggiungere la consistenza di un purè.

Versare in una ciotola , coprire, a contatto, con la pellicola per alimenti, forarla con uno stuzzicadenti e lasciar intiepidire.

Preriscaldare il forno a 150/160° C.

Mettere la polentina in una sacca da pasticceria e, su un foglio di silpac, silicone o semplice carta forno, distribuire delle noccioline di polenta.

Infornare per 50 minuti e buon snack!

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Vi auguro una splendida settimana e, se notate l’esagerata dimensione della mia firma sulle foto, non è perchè sono diventata megalomane, semplicemente voglio rendere un po’ più “fastidioso” ai “grafici” il lavoro di cancellare la mia firma dalle foto che hanno preso l’abitudine anche di pubblicare speculari affinchè nessuno le riconosca… É come se io, per passare inosservata, caminassi a testa in giù…

collage mie foto su quotidiani

Ecco il corpo del reato ma di questo vi racconterò più in là, oggi non voglio pensarci.

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Grissini Tramontini, con Pitina e Aglio Orsino.

grissini pitina aglio orsino e bocconcini-001

Costretta a casa da dieci giorni a causa di un’influenza che non vuole saperne di andarsene altrove mi distraggo, osservando, col naso schiacciato sul vetro,  la primavera che avanza portando con se le varie fioriture.

Così, in attesa di reimmergermi nella natura, faccio esperimenti culinari e le soddisfazioni non mancano: ho appena saputo che una mia amata “follower” ha fatto le tartellette rinascimentali con successo e questo mi fa molto piacere.

Oggi vi propongo questi grissini fatti con la mia altrettanto amata Pitina e l’aglio orsino che avevo messo via l’anno scorso: l’avevo frullato con olio extraergine e sale e riposto in congelatore nelle vaschette del ghiaccio, come direbbe la “suocera”: poi te lo ritrovi.

collage pitina aglio orsino

Ingredienti:

  • 250 g. di farina (io Italia Mulino Persello),
  • 6 g. di lievito di birra,
  • 150 g. di acqua tiepida,
  • 50 g. di Pitina della Val Tramontina sbriciolata,
  • 1 cucchiaio di aglio orsino tritato,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 2 g. di sale
  • farina di semola per spolverizzare.

collage grissini pitina bocc

Come fare:

io inizio l’impasto a mano, lo faccio andare per 15 minuti nella MDP e lo completo a mano.

Sciogliere il lievito in una parte di acqua, setacciare la farina col sale, unire il lievito e la restante acqua dove ho stemperato il cucchiaio di aglio orsino ed impastare, unire la pitina sbriciolata e continuare ad impastare.

Stendere l’impasto col mattarello formando un rettangolo, spolverizzarlo con la farina di semola, coprire con la pellicola e far lievitare, in forno con la luce accesa, per 1 ora.

Preriscaldare il forno a 180°C.

Ritagliare dal rettangolo delle striscioline, arrotolarle su se stesse, allungandole; se volete, potete fare i grissini più piccoli, a piacere.

Infornare fino a doratura, devono diventare belli croccanti.

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Con una parte di impasto ho ottenuto dei piccoli panetti (vedi collage) che ho ritagliato e riempito con il formai dal cit.

Per oggi è tutto, vi auguro un luminoso fine settimana

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Torta al formaggio, cucina Rinascimentale, molto attuale, senza glutine.

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Rp il bianco di ova 12 o più o mancho secondo la voi far grande et metti in una pignata nova, poi piglia formazo di pecora fino gratusato, la quantità di due ova et mescola col chiaro di ova e batilo con uno frolatore dentro alla pignata, poi piglia once 4 di zucaro ben pisto et metti nella pignata et once 1 di acqua rosa et deliguedo di tuo arbitrio et bati ogni cosa bene per uno quarto di hora mescolando poi piglia una tiella da far torte ben stagnata et mettila sopra al foco et metti tanto deleguedo dentro che si possa ongere a torno a torno poi toli fior di farina et polverizane sopra la tiella in modo che se ne facia in modo di una sfolia poi metti le ditte cose dentro et fale cocere come si fanno le torte con il testo sopra et come è cotta metti dentro butiro on deliguedo sopra a tuo arbitrio et un poco di acquarosa et poi mangiala (carta 41 v/42 r)

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Era da un po’ che non riprendevo in mano il mio libro di cucina Rinascimentale, avevo lasciato in sospeso la realizzazione di questa torta che, a parte acqua rosa e zucaro, è attualissima e, realizzata in versione finger food, è perfetta per un buffet.

Ovviamente io curiosa, per immergermi fino in fondo nell’epoca, l’ho fatta anche con acua rosa e zucaro ma sono davvero ingredienti di troppo, dei quali oggi possiamo fare a meno.

All’epoca zucaro e acqua rosa entravano di diritto in qualsiasi pietanza, dove non c’erano questi, arrivavano cannella, chiodi di garofano e noce moscata; un po’ le spezie erano adoperate per ostentare lo stato sociale, in altri casi per camuffare gli odori degli alimenti che, in mancanza di frigoriferi, tendevano a deteriorarsi presto.

Ho dapprima seguito le indicazioni di Maurizio Correggioli (chef che si è preso l’impegno di riprodurre parte delle ricette del manoscritto, quelle più adatte ai nostri tempi moderni) ma l’albume, insieme con formaggio, zucchero non montavano ed il composto rimaneva liquido: ho comunque infornato ma le tartellette avevano rilasciato troppo unto quindi ho deciso di fare a modo mio: ho dimezzato le dosi, ho adoperato una farina senza glutine e sostituito il pecorino: la prima volta con la ricotta affumicata e la seconda, questa, con il Parmigiano Reggiano 24 mesi; oggi le rifaccio aggiungendo un po’ di erba cipollina ma nulla vieta di profumare le tartellette con le erbe che più vi piacciono.

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Ingredienti (dall’interpretazione dello chef Correggioli):

  • 6 albumi,
  • 60 g. di pecorino stagionato grattugiato (io ricotta affumicata e Parmigiano Reggiano),
  • 60 g. di burro,
  • acqua di rose,
  • 20 g. di zucchero,
  • 40 g. di farina 00 (io senza glutine con spiga barrata),
  • sale.

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Come fare (interpretazione chef Correggioli):

preriscaldare il forno (statico) a 170° C.

Imburrare ed infarinare bene una teglia rotonda (diametro 25 cm.); porre in una bastardella gli albumi, un pizzico di sale, lo zucchero e il formaggio e montarli col frullatore, unire poi a filo il restante burro fuso ed il profumo di acqua di rose.

Quando sarà ben montato (mai n.d.r.) unire la farima mescolando delicatamente dall’alto verso il basso in modo che non si smonti.

Versare il composto nella teglia ed infornare fino a doratura (vedi foto collage), a piacere, mettere sopra qualche fiocchetto di burro e acqua di rose (omesso).

Come ho fatto io:

ho montato gli albumi col pizzico di sale a neve ben ferma, ho versato a filo il burro fuso; a parte ho mescolato la farina col formaggio ed ho mescolato delicatamente.

Ho imburrato degli stampini da tartellette, ho distribuito il composto ed ho infornato per 30 minuti.

Il risultato è un bocconcino molto soffice, quasi impalpabile, asciutto, per nulla unto, in una parola: delizioso, provate se vi va.

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Per oggi è tutto, buona giornata

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Sospiri, cacao… amaro

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«Eravamo in tanti nell’immensità della piantagione. Le foglie secche del cacao tappezzavano la terra dove i serpenti si scaldavano al sole dopo le grandi piogge di giugno. I frutti dorati pendevano dai rami come lanterne antiche. Meravigliosa mescolanza di colore che rendeva tutto bello ed irreale, meno il nostro lavoro sfibrante.

Alle sette del mattino eravamo già sul posto a tirare giù cacao, dopo aver affilato i coltelli di fronte allo spaccio. Alle cinque di mattina una sorsata di acquavite e un piatto di fagioli ci davano le forze per il lavoro della giornata. Honoris mi insegnò il lavoro.

Diventammo buoni amici all’ombra avvolgente della piantagione, dove il sole non penetrava. I miei piedi cominciavano a circondarsi di una crosta grossa formata dal vischio del cacao che l’acqua del fiume non riesce a tirare via…»

(Jorge Amado, Cacao, Einaudi, Torino)

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Ogni tanto mi avventuro in imprese più grandi di me,  fuori dalla mia portata, questo mi piace, mi stimola; specialmente in un momento in cui ho poco entusiasmo e, in assenza di stimoli, vivo alla giornata.

In attesa della primavera reagisco così, con prove maldestre in cucina: non so perchè questi dolcetti si chiamino sospiri, forse perchè leggendo la ricetta un sospiro nasce spontaneo: riuscirò mai a farli?

Ebbene si, dopo anni di sospiri guardando la foto, finalmente li ho fatti, assaporati e fatti assaporare: non sono perfetti nell’esecuzione come gli originali, io ho voluto esagerare con la panna che li ha resi più alti; in fondo la caratteristica di questi dolcetti sta proprio nella sorpresa di trovare un soffice strato di panna quando si addenta la crosticina di cioccolato, ecco, è questo il sospiro.

Io scrivo la ricetta originale, non avendo un coppapasta da 3 cm. li ho fatti da 2; le dosi di panna e di cioccolato sono esagerate, specialmente la cioccolata, secondo me ne bastano 250 g., lo verificherete se vi dovesse venire la tentazione di provare.

Ingredienti per 16 pezzi, per la pasta frolla:

  • 80 g. di burro,
  • 65 g. di zucchero,
  • 1 uovo,
  • 170 g. di farina,
  • 1 pizzico di sale,
  • vaniglia.

Per la decorazione:

  • 200 g. di panna da montare,
  • 500 g. di cioccolato fondente (70%).

Come fare la pasta frolla:

lavorare il burro con lo zucchero, unire l’uovo, il sale, la vaniglia fino ad ottenere un composto spumoso.

Incorporare la farina senza mescolare troppo a lungo.

Formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e riporlo in frigorifero per 15 minuti (se dovesse risultare ancora morbido prolungare a 30 minuti).

Preriscaldare il fono a 220°C.

Stendere la frolla ad uno spessore di 3 mm. e ricavare 32 tartellette da 3 cm., adagiarle negli stampini (io le ho messe nei pirottini) e cuocere per c.ca 12/15 minuti.

Sfornarle, lasciarle raffreddare ed estrarle dagli stampini: nel frattempo montare la panna (non zuccherarla) e metterla nella tasca da pasticcere (sac a poche).

Distribuire la panna su 16 tartellette e metterle in freezer per 1 ora; sciogliere il cioccolato a bagnomaria ed immergervi le tartellette capovolte facendo in modo da ricoprire lo strato di panna; appoggiare sopra le rimanenti 16 tartellette e decorare col cioccolato… Meglio di come abbia fatto io ;-)

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Chi li ha assaggiati li ha apprezzati, provate se vi va.

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Buona settimana

mafalda

 


Brovade e muset: muffins dal Friul.

muffin brovada muset pp-001

Qualcuno si chiederà: cosa c’entrano i muffins col Friuli? Beh, nulla, come non c’entrano nulla Halloween, il sushi, l’hot dog ecc.; ormai le distanze si sono accorciate ed i confini allargati.

Ci sono più friulani nel mondo che in Friuli e, mentre qui ognuno sta per suo conto, nel mondo fondano circoli, associazioni ed organizzano incontri, feste ed eventi per ritrovarsi, per sentirsi a casa e per poter dialogare nella loro mâri lenghe:

… Che tu vadis, mâri lenghe,
serie e sclete, intôr intôr:
tu confuàrte dut chest popul
salt, onest, lavoradôr!

… Che tu vada madre Lingua
sana e schietta intorno intorno:
tu conforta tutto questo popolo
saldo, onesto, lavoratore!

Tutto qui, la ricetta nasce da un avanzo di brovada e muset: avrei potuto riempire dei ravioli, farcire un pane, fare una minestra simile alla jota o, semplicemente mangiarlo in un sol boccone.

Questi muffins, dopo averli cotti ed assaggiati, li ho riposti in congelatore per adoperarli come pane d’accompagnamento per la prossima brovada e muset: ormai Milva ha iniziato la produzione e all’occorrenza grattugia le rape così da offrirle sempre fresche.

Fino a due anni partecipava alla gara di brovada, unica donna tra tanti uomini, dopo anni “si è rotta”, mi ha confessato sorridendo: come funziona la gara di brovada?

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Le rape intere che, per diventare brovada, vengono messe a macerare per 40 giorni nelle vinacce, vino rosso e poca acqua, vengono affettate sottilmente e cosparse di sale, null’altro: non conosco i criteri di valutazione, so soltanto che vince sempre lo stesso produttore ;-)

Ho sempre preferito i crauti alla brovada, probabilmente perchè mi è sempre stata presentata molto acquosa mentre io, queste preparazioni, che definisco da stufa/sparghert/spolert  le intendo ben cotte, certamente più delle due ore consigliate sulle confezioni che si trovano in commercio ma anche qui è solamente questione di gusti.

Un tempo veniva cotta lentamente sulla stufa e la notte messa fuori nel freddo (me l’ha raccontato ello) per essere poi riscaldata il giorno dopo: la brovada si ingentiliva perdendo l’eccessiva acidità e col muset/crodighin/cotechino e una bella fetta di polenta fumante diventava un corroborante piatto unico.

collage rape brovada1

Ingredienti per 9 muffins (dosi da prova):

  • 100 g. di farina 00,
  • 1 e 1/2 cucchiaino di cremortartaro (o lievito +bicarbonato),
  • 1/2 uovo,
  • 20 ml di olio evo+ 1 cucchiaio per appassire la cipolla,
  • 125 g. di panna acida.
  • 80 g. di brovada già cotta,
  • 100 g. di muset già cotto,
  • 1/2 cipolla (io quella di Cavasso e Val Cosa),
  • 1/2 cucchiaino di kümmel,
  • 1 puntina di senape (io al dragoncello),
  • sale,
  • pepe.

collage muffin brovada e muset

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Far appassire in padella la cipolla in olio evo e ripassare la brovada, il muset sbriciolato; aggiustare di sale e pepe; togliere dal fuoco e mettere il composto in una ciotola, unire kümmel e la senape: volendo si può mettere una puntina di radice di cren/rafano, l’importante è che gli aromi non sovrastino quelli della brovada e muset.

In un’altra ciotola mescolare la farina insieme col lievito, unire il mezzo uovo leggermente sbattuto, la panna acida, l’olio ed il composto di brovada e muset; mescolare brevemente (per ottenere dei muffins soffici e non gommosi, l’impasto va lavorato poco, senza badare ai grumi).

Inserire i pirottini in uno stampo da muffin, spennellarli con olio, versare l’impasto fino a 3/4 ed infornare per 25/30 minuti (dipende dal forno, controllare).

Sfornare e lasciar riposare per pochi minuti prima di servire.

Variante: mettere un cucchiaino di composto di brovada e muset al centro del muffin prima di coprirlo con altro impasto ed infornare: i vostri ospiti troveranno la sorpresa.

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Per oggi è tutto, i pirottini che vedete arrivano da Londra, regalo di Annina la vicina che me li ha portati (la figlia, architetto, si è trasferita definitivamente a Londra…) quindi muffin dal Friul è perfetto ;-)

Buona domenica e buona festa dell’Immacolata

La scalinata della salvezza, costruita da mani friulane

Friuli nel mondo

Il Ciant de Filologiche Furlane

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Crostini di polenta di cincuantin al profumo d’Aglio di Resia con Lidric di mont.

crostini di polenta di cincuantin profumati alla polvere d'aglio di resia con lidric di mont-003

L’unico apporto di vitamine alla dieta di un tempo era dato da misticanze e frutta; il lidric o radric, fosse esso coltivato e reso tenero dall’imbiancatura come la rosa di Gorizia o frutto di raccolte di germogli di erbe spontanee come il lidric di mont, accompagnava ogni pasto dei nostri nonni.

Quando la stagione volgeva al freddo e il radicchio metteva il pelo, si usava condirlo con lardo di maiale sciolto e aromatizzato con aceto, spesso accompagnato da abbondante polenta, l’unica pietanza delle cene accanto al camino.

In primavera invece, il risveglio della natura permetteva la raccolta dei germogli freschi e saporiti che sapientemente dosati hanno portato sino a noi la gradevole abitudine della misticanza, a Trieste chiamata salatina o radiceto de tajo (lattughino e radicchietto da taglio).

Il radicchietto Triestino lasciato crescere, dopo la prima gelata, diventa radric cul poc: a vederli nel campo, i cespi di questo radicchio sembrano boccioli di rosa variopinti: rossi, gialli,variegati,quello verde sembra essere di velluto tant’è bello. (dal ricettario dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese).

Radicchio di monte

Lidric di mont ad Ampezzo

Il lidric di mont mi affascina , ha un che di misterioso, qualcosa che mi incute timore e nel contempo mi ispira rispetto.

Sarà perché si raccoglie a maggio, oltre i 1000 metri, fino ad allora si nasconde sotto una coltre di neve dalla quale fa capolino soltanto quando i raggi di sole lo riscaldano ed invigoriscono.

E’ solo allora che si concede alle sapienti mani di esperti conoscitori che sanno come raccoglierlo senza distruggere la pianta, permettendo ai suoi germogli, anno dopo anno, di rifare capolino tra la neve.

Il lidric di mont, la cui raccolta dura soltanto una ventina di giorni, si può trovare tutto l’anno conservato sott’olio, il prodotto trasformato diventa presidio slow food e cambia il nome in radic di mont; d’altronde, la raccolta dura talmente poco che sarebbe impossibile disporre del prodotto fresco tutto l’anno.

Si gusta con salumi e formaggi, io ve lo propongo su un crostino di polenta di mais cinquantino profumata all’aglio di Resia completandolo con una spolverata di Formaggio di latteria Turnaria del Gemonese.

La regione offre anche un’altra eccellenza, la Rosa di Gorizia (Cicorium Intybus), che dire, in Friuli Venezia Giulia non c’è che l’imbarazzo della scelta. (dal ricettario dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese).

Ho assaggiato la prima volta quello conservato, Agli Amici di Godia, dove mi aveva portata ello l’anno scorso per il nostro anniversario, era adagiato (il lidric non ello…) su una mini pizza nostrana, come la chiama lo staff: un crostino di pane e scaglie di Montasio, il formaggio si abbina benissimo a questa preparazione, anche questo di polenta, alla fine, l’ho gustato con scaglie di formaggio di LatteriaTurnaria, un’estasi di sapori.

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Pizza Nostrana de Agli Amici di Godia.

In giugno sono stata ad Ampezzo, alla festa del pane e lì, in uno stand, ho visto per la prima volta nella vita il radicchio di monte, quello fresco che non avevo mai visto.

Ho comperato 1 mazzetto per provare a conservarlo: l’ho pulito bene raschiando il poc, l’ho lavato bene e fatto asciugare su un canovaccio; ho fatto bollire 3 parti di aceto di vino biano e 1 parte di vino bianco (in tutto era 1/2 litro vista la piccola quantità di radicchio), sale, 2 grani di pepe nero di Tasmania che è più grande, 1 bacca di ginepro ed un chiodo di garofano.

Ho portato a bollore ed ho immerso il lidric facendolo sobbollire per qualche minuto, controllando che il poc si ammorbidisca ma non si spappolino le foglie; ho scolato e messo per una notte ad asciugare tra due canovacci.

Al mattino ho disposto i cespi nel vasetto aggiungendo fettine di aglio di Resia e dell’eccellente olio exravergine di oliva che non ne ha assolutamente coperto il profumo e sapore ma l’ha arricchito.

Ingredienti per il crostino:

  • polenta di mais cinquantino, anche avanzi,
  • polvere d’aglio di Resia o uno spicchio d’aglio di Resia ,
  • sale,
  • Lidric di Mont sott’olio fatto da me medesima,
  • formaggio di Latteria Turnaria.

Come fare i crostini:

per preparare la polenta aromatizzata basta aggiungere la polvere d’aglio qualche minuto prima della cottura, il sapore non viene alterato ed esalta il particolare aroma del lidric di mont.

Se avete la polenta avanzata basterà, dopo la tostatura, sfregare uno spicchio d’aglio sul crostino, come si fa per le bruschette.

Per facilitare la degustazione tritare grossolanamente le foglie del lidric di mont e spalmare il composto sul crostino, completare con la grattugiata di formaggio: provare per credere.

crostini di polenta cinquantin aromatizzata all'aglio di resia con radic di mont-002

Buona domenica

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