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Gelatine al pomodoro e basilico ed i miei primi lampascioni

gruppo di antipasti pomodoro-002

Oggi nulla di nuovo, queste gelatine le ho scorporate da un post che ne conteneva tre: avevo vinto un contest, erano i tempi in cui mi ci buttavo a capofitto: sbagliavo, ostinandomi a credere di poter far parte di gruppi, di potermi integrare ma non avevo capito che non fanno per me: soltanto da poco me ne sono resa conto e l’ho accettato serenamente.

Oggidì sembra che sia indispensabile socializzare, è quasi un obbligo avere un profilo e/o una pagina su fb, chi non ce l’ha viene guardato con diffidenza, emarginato e messo da parte.

A volte mi sento quasi in colpa per essere così antipatica ed asociale ma poi mi passa: sto così bene da sola, perchè dovrei cambiare?

Mi manca il commentare/dialogare virtualmente con alcune persone, era un bello scambio di opinioni ma, come si dice: per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno ;-) ora però andiamo in cucina

Pomodori ramati1-001

Ingredienti per i cuoricini di pomodoro:

  • 250 g. di passata di pomodoro del tipo vellutato,
  • 4 g. di agar-agar in polvere,
  • 5 foglie di basilico fresco,
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar.

Cuori gelatina pomodoroe pom cresc..1-001

Come fare le gelatine di pomodoro:

mettere in infusione nella passata il basilico a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il basilico), amalgamare e versare negli stampini, riporre in frigorifero.

Per i cuoricini chiari mescolare un pò di mousse alla gelatina e riporre in frigorifero.

ciambellina cuori gelatina pomodoro pp-001

Ingredienti per la mousse di crescenza (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • crescenza,
  • panna fresca q.b. a rendere l’impasto cremoso.

Come fare la mousse:

setacciare la ricotta e la crescenza, lavorare aggiungendo la panna fresca fino a rendere il composto cremoso, metterlo in una sac a poche e riempire la cialda di pomodoro e la ciambellina di gelatina.

lampascione appena raccolto-001

Prima di presentarvi i miei primi lampascioni, voglio fare quattro chiacchiere con chi mi segue, lo so, senza la possibilità di commentare/replicare le mie chiacchiere sono più un soliloquio…

Forse l’introduzione farebbe trasparire un certo mio scontento invece no, al contrario, sto attraversando uno splendido periodo: finalmente sto risolvendo un problemino di salute che mi disturbava e pregiudicava la mia già traballante autostima.

Mercoledì ho fatto il day hospital in una struttura d’eccellenza che è la Casa di Cura Città di Udine, una struttura privata: lì ho risolto il mio problema di uveite, lì sto risolvendo un problema di varici, problema che altre strutture ospedaliere regionali davano per irrisolvibili: dovrà conviverci tutta la vita, adoperi le calze… Questa la risposta.

Pensate che ieri, durante la mia terapeutica passeggiata quotidiana, ho ricevuto una telefonata dal reparto: mi hanno chiesto come avessi trascorso la notte e se stessi bene… Non aggiungo altro: se avessi la possibilità economica compererei la pagina di un quotidiano (non il messaggero e nemmeno il piccolo visto i furti di foto da loro subiti ;-) ) per esternare la mia soddisfazione e, non lo nego, il mio stupore: si spendono sempre molte parole per criticare e parlar male mentre il bello ed il buono passano spesso inosservati.

Ed ecco i miei primi lampascioni: sapevo fossero le cipolline del, come l’ho sempre chiamato io, giacinto selvatico, in realtà si chiama Leopoldia comosa.

Li ho visti per caso e ricordando il post di Letissia, ho iniziato a scavare con le mani come un can da trifule, mamma mia quanto sono profondi ed essendo il terreno sassoso e particolarmente arido per la mancanza di pioggia, è stata una faticaccia e la mia fresca manicure è andata a farsi friggere :-) ma ne è valsa la pena: ora devo solo pensare come utilizzarli ma il tempo non mi manca, appena la mia mente avrà escogitato qualcosa, sarete i primi a saperlo.

lampascioni pp-001

Per oggi è tutto, buon fine settimana, a presto

Casa di Cura Città di Udine

Lampascioni

Letissia


Crema ai fiori di glicine, vegana e senza glutine: la leggerezza in un bicchiere.

crema vegana ai fiori di glicine-001

Per me, cucinare con i fiori, è un momento magico: momento che inizia già dall’idea, per proseguire con il progetto, con la ricerca del luogo dove raccogliere i fiori scelti e in quale momento farlo.

I fiori, lo sapete bene, vanno raccolti lontano dal traffico, da zone inquinate tipo zone industriali ecc.: se i fiori vengono raccolti in posti sicuri non occorre lavarli, troppo spesso leggo di fiori di sambuco lavati ed asciugati, lo so dà l’idea di essere personcine pulite ed attente all’igiene ma non fatelo, non lavateli, lavandoli l’acqua si porta via il loro profumo, il polline: meglio lasciarli sulla pianta ed attendere le bacche, quelle si, si possono lavare…

Glicine Silvia-001

Vanno raccolti nel pieno della loro profumazione e questo lo rivela il nostro olfatto, meglio raccoglierli al mattino prima che il sole sia troppo forte ed è meglio farlo prima che i fiori siano stati bagnati dalla pioggia che inevitabilmente si porterebbe via il profumo.

Questa crema non avrebbe questo bel colore se non l’ avessi accentuato con mezza carota viola, ma questo ve lo spiegherò nel procedimento.

collage glicine carote viola-001Ingredienti:

  • 600 g. di latte di riso (o di soia o di mandorle),
  • fiori di glicine a volontà,
  • 1/2 carota viola grattugiata grossolanamente,
  • 2 cucchiai di fruttosio,
  • una puntina di sale,
  • 5 g. di agar agar in polvere,
  • 3 cucchiai di acqua.

 collage crema vegana glicine-001

Come fare (raccogliere i fiori e procedere subito con la ricetta):

dopo aver raccolto i fiori come spiegato all’inizio, sgranare i grappoli, togliere i piccioli, allargarli su un canovaccio pulito e controllare che non ci siano “ospiti” ed impurità e metterli da parte.

In un pentolino capiente scaldare il latte che avete scelto (volendo potete adoperare panna, latte vaccino o senza lattosio ma la ricetta non sarà vegana), aggiungere il fruttosio e la puntina di sale (esalta dolcezza e profumo), farlo sciogliere e mettere i fiori di glicine mantenendo il fuoco al minimo: il latte non deve bollire, il calore moderato serve ad estrarre il profumo dei fiori.

Quando i fiori saranno ben intrisi di latte, spegnere il fuoco, coprire e, quando il tegame sarà tiepido, riporre in frigorifero, 8/10 ore o tutta la notte, fate voi.

Scolare i fiori e schiacciarli nel colino con un mestolo, mettere il latte in un pentolino, aggiungere la carota viola grattuggiata o a pezzetti, come preferite; riscaldare moderatamente il tutto, NON BOLLIRE, mescolando fin quando il latte avrà raggiunto la colorazione, basterà davvero pochissimo, scolare nuovamente attraverso una garza per evitare residui e tenere da parte il latte colorato.

Sciogliere in acqua fredda l’agar agar per evitare grumi, versare in un pentolino e far bollire per 5 minuti, aggiungere una parte di latte ai fiori di glicine, mescolare; spegnere e versare il composto sul restante latte colorato.

Mescolare bene, una parte, se vi va, versatela in uno stampo o un bicchiere dal quale, quando sarà ben rappreso, la potrete sformare ottenendo l’effetto panna cotta: riporre in frigorifero.

Il resto riporlo in frigorifero per c.ca mezz’ora: controllare che si sia rassodato al punto da poter ottenere, frullandolo col minipimer, una crema vellutata.

crema vegana ai fiori di glicine cucchiaio-001

Anche per oggi è tutto, Perla ed io vi auguriamo una splendida settimana, a presto

budino glicine Perla-001

Budino vegano ai fiori di glicine e Perla.

Un’ idea per una variante:

Crema ai fiori di sambuco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mostriciattoli ripieni di pitina, formai dal cit e cavolo rapa, in brodo di pitina: sono la raviolaia freelance.

mostriciattoli in brodo di pitina-001

Ultimamente i miei post sono monotematici e monocromatici: è inevitabile che sia così, le ultime ricette sono tutte correlate e consequenziali l’una dall’altra: polenta, pitina, brodo di pitina, impasto per ravioli ecc.

Ognuna nasce da un avanzo, tra virgolette, della precedente: è sorprendente scoprire quante ricette possano nascere da un ingrediente, in questo caso dall Pitina che, non occorre che ve lo dica, è entrata nel mio DNA.

Ieri ho fatto una velocissima fuga romantica a Tramonti di Sopra, sono andata a Borgotitol  e stavano preparando la carne per le pitine: non vi dico il lavoro paziente, meticoloso e preciso che c’è dietro questa fantastica Polpetta: nel caso specifico di Borgotitol, il Presidio Slow Food è strameritato.

Si sa che, specialmente qui, in Friuli Venezia Giulia, nessuno è profeta in patria, ma i cosidetti foresti hanno l’occhio lungo ed hanno già posato lo sguardo attento ed ammirato su questa sperduta (soltanto per posizione geografica) località: è soltanto questione di tempo, ci vuole pazienza anche perchè gli abitanti, che in questa realtà ci vivono da sempre, non sono ancora riusciti a rendersi conto della ricchezza che li circonda.

verso Tramonti-001

Una ricchezza che non mostra evidente il segno ma sarà inevitabile che, se valorizzata, aiutata e non ostacolata da futili controversie, la Val Tramontina porterà anche, col turismo, il buon cibo, la natura incontaminata, il silenzio, la pace, la disponibilità di tutti e l’ospitalità che ne consegue… Ma ora passiamo alla ricetta.

mostriciattolo brodo cucchiaino corn

Non posso che chiamarli mostriciattoli questi cosi qui, non ho esperienza con i formati di pasta appartenenti alla tradizione di altre regioni, di tanto in tanto ci provo ma ma dovrei farlo più spesso per acquisire manualità; per il momento mi accontento di essere una raviolaia freelance.

Questi mostriciattoli non assomigliano ai tortellini né agli anolini , tantomeno ai raviolini, ma sono davvero buoni e questa ricettina me la conservo cara per i mesi più freddi, questo è un piatto da gustare accantoalcamino ♥ : è la cucina di casa, quella che nasce per utilizzare ingredienti in esubero: nel caso specifico la pitina adoperata per fare il brodo, la polpa di cavolo rapa adoperata per il risotto e, per legare il tutto, il Formai dal Cit: in mancanza del cavolo rapa, va bene il topinambur, patata lessa, qualsiasi altro tubero o ortaggio a vostra scelta, perfetta anche la melanzana alla Raffaello che è splendida come legante.

Io ho cercato di pesare gli ingredienti per etica da foodblogger ma, credetemi, è davvero difficile da codificare un piatto così, la pasta è la stessa del raviolo precedente.

Ingredienti per la pasta (nella mezza dose che ho fatto ho aggiunto 1/2 cucchiaino da caffè di polvere d’aglio di Resia):

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di farina di semola rimacinata,
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.)
  • 1/2 cucchiaino da caffè di polvere d’aglio di Resia per metà dose.

collage mostriciattoli ecc.-001

Come fare la pasta:

mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

Stendere la pasta e realizzare i ravioli&Co. a vostro gusto.

collage ingredienti ripieno mostriciattoli

Ingredienti per il ripieno:

  • 60 g. di Pitina cotta avanzata dal brodo,
  • 40 g. di Formai dal Cit,
  • 2 cucchiai di polpa cotta di cavolo rapa,
  • sale se necessario, vi ricordo che i ripieni devono essere più saporiti per non perdersi nel raviolo.

Come fare il ripieno:

frullare la pitina, aggiungere gli altri ingredienti ed amalgamare, aggiustare di sale se necessario.

Ingredienti per il brodo di Pitina, :

  • 150 g. di pitina,
  • 600 g. acqua.

Come fare il brodo di pitina:

metter e la pitina tagliata a fette o a pezzetti, coprirla con l’acqua fredda e cuocere lentamente fino a ridurre il liquido di un terzo, togliere la pitina e chiarificarlo così.

Completare il piatto:

cuocere i mostriciattoli in acqua bollente salata e metterli nel brodo di pitina chiarificato.

panzerottini ripieni di pitina, formai dal cit, cavolo rapa pp-001

Con il ripieno avanzato ho vatto dei panzerottini conditi con ricotta affumicata di Borgotitol, burro e una spolveratina di pepe nero (facoltativa).

panzerottini ripieni di pitina, formai dal cit, cavolo rapa interno-001

Per oggi è tutto, vi auguro uno splendido proseguimento di domenica

Polpa di melanzane alla Raffaello

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Raviolo profumato all’aglio di Resia con asparagi novelli e trota iridea.

raviolo trota asparagi pp-001

Ieri sono andata al mercato, era da tanto che mancavo: sono andata a salutare Nando, l’arrotino, che stava affilando la lama di una falce.

Ho avuto la bella sorpresa di trovare una nuova bancarella targata Friuli della quale vi parlerò più in là; ho curiosato sul banco di un agricoltore di Tavagnacco e mi sono lasciata tentare dagli asparagi verdi, ho voluto quelli più sottili che assomigliano di più a quelli selvatici.

asparagi di Tavagnacco-001

Quando compero qualcosa inizio a pensare a come utilizzarlo e così, in un battibaleno, ho deciso la loro sorte: li sposerò con la trota iridea al naturale che mi ha regalato la mia amica Etelca (quella del Pan di Sorc ricordate?).

trota al naturale-001

Per dirla tutta sarebbe stato, assieme alla trota affumicata, il mio regalo di Natale ma non ci siamo viste e quindi me le ha ricomprate… Amore

Ho racchiuso la coppia in un raviolo assieme ad una patata kennebeck lessata e schiacciata, una bontà.

L’impasto dei ravioli è sempre quello imparato al corso di cucina, senza uova: il risultato è un impasto setoso, vellutato ed elastico, io l’ho insaporito con un po’ di polvere d’aglio di Resia, ho dimezzato la dose che riporto integralmente e nonostante i 15 ravioli per ello, il mio fiorellino, qualche anolino ed altri formati mi e n’è avanzato un po’ d’impasto ed ho fatto dei tagliolini che ho condito con la salsina agli asparagi che vedete nella foto all’inizio.

collage ravioli tagliolini

Ingredienti per la pasta (nella mezza dose che ho fatto ho aggiunto 1/2 cucchiaino da caffè di polvere d’aglio di Resia):

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di farina di semola rimacinata,
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.)
  • 1/2 cucchiaino da caffè di polvere d’aglio di Resia per metà dose.

Come fare la pasta:

mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

trota iridea e asparagi-001

Ingredienti per il ripieno del fiorellino e 15 panzerottini:

  • 50 g. di polpa e qualche puntina di asparagi verdi lessati
  • 60 g di trota iridea al naturale spezzettata,
  • 1/2 patata bollita schiacciata.

Come fare il ripieno:

dopo aver pulito gli asparagi con una mandolina per eliminare la parte esterna più coriacea, lessarli in acqua salata (asparagera con punte fuori dall’acqua), togliere le puntine e frullare il gambi.

Setacciare la polpa o, se volete, passarla al passaverdura ma il quantitativo è talmente poco che non vale la pena sporcarlo; il risultato sarà piuttosto liquido.

Tagliare la trota a pezzetti, unire le puntine di asparagi ed una parte di succo, la mezza patata lessata schiacciata: non occorre aggiungere sale perchè sia gli asparagi che la trota sono salati, nel dubbio assaggiare, amalgamare bene.

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Come assemblare il raviolo:

stendere la pasta con il mattarello o con la nonna papera, io fino alla tacca 7; voi fate con il vostro metodo io, adoperando lo stampino, prima ritaglio con il retro dello stampino i cerchi di pasta, li appoggio, li posiziono, metto un po’ di ripieno nel centro, inumidisco i bordi e richiudo bene, i ravioli sono fatti.

Per il fiore ho messo il ripieno sulla pasta, ho coperto con altra pasta, ho eliminato l’aria ed ho ritagliato con la formina.

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Ingredienti per la salsa agli asparagi:

  • polpa di asparagi con il loro succo,
  • parmigiano reggiano 24 mesi,
  • olio extravergine di oliva.

Come fare la salsa agli asparagi:

niente di più semplice: mettere nel bicchiere del minipimer tutti gli ingredienti e frullare incorporando aria così da ottenere un’emulsione vellutata.

Completare il piatto:

cuocere il raviolo in acqua bollente salata, quando sale a galla continuare la cottura per un minuto, scolare, appoggiare sulla salsa e decorare con qualche puntina di asparago.

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Per oggi è tutto, provate a farli se vi va, magari con altri tipi di pesce ♥

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Meringhe di polenta di cincuantin, uno snack stellato.

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Ho imparato molto dai corsi di cucina che ho seguito Agli Amici di Godia, ho adottato molte delle tecniche “stellate” che fanno ormai parte della mia semplice cucina di casa.

Ricordo che queste meringhe di polenta mi avevano conquistata, le avevo trovate geniali, sembrano davvero delle meringhette, impalpabili e scrocchiarelle.

Semplicissime da fare, l’unica difficoltà che ho incontrato è l’uso della sac a poche con la quale ho poca confidenza ma se per voi è un gioco da ragazzi beh, vi consiglio di farle.

Io le ho volute provare perchè ho in progetto una ricetta dove le utilizzerò come parte croccante su un brodo particolare ma anche da accompagnamento ad una semplice zuppa o vellutata, darà quel tocco raffinato ed elegante che stupirà i vostri cari e/o i vostri ospiti.

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Ingredienti:

  • 500 g. di acqua,
  • 100 g. di farina rustica di mais (io cincuantin),
  • 3/4 g. di sale.

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Come fare:

far bollire l’acqua, aggiungere il sale e versare a pioggia la farina di mais; proseguire la cottura, mescolando, fino a raggiungere la consistenza di un purè.

Versare in una ciotola , coprire, a contatto, con la pellicola per alimenti, forarla con uno stuzzicadenti e lasciar intiepidire.

Preriscaldare il forno a 150/160° C.

Mettere la polentina in una sacca da pasticceria e, su un foglio di silpac, silicone o semplice carta forno, distribuire delle noccioline di polenta.

Infornare per 50 minuti e buon snack!

meringhette di polenta pp-002

Vi auguro una splendida settimana e, se notate l’esagerata dimensione della mia firma sulle foto, non è perchè sono diventata megalomane, semplicemente voglio rendere un po’ più “fastidioso” ai “grafici” il lavoro di cancellare la mia firma dalle foto che hanno preso l’abitudine anche di pubblicare speculari affinchè nessuno le riconosca… É come se io, per passare inosservata, caminassi a testa in giù…

collage mie foto su quotidiani

Ecco il corpo del reato ma di questo vi racconterò più in là, oggi non voglio pensarci.


Grissini Tramontini, con Pitina e Aglio Orsino.

grissini pitina aglio orsino e bocconcini-001

Costretta a casa da dieci giorni a causa di un’influenza che non vuole saperne di andarsene altrove mi distraggo, osservando, col naso schiacciato sul vetro,  la primavera che avanza portando con se le varie fioriture.

Così, in attesa di reimmergermi nella natura, faccio esperimenti culinari e le soddisfazioni non mancano: ho appena saputo che una mia amata “follower” ha fatto le tartellette rinascimentali con successo e questo mi fa molto piacere.

Oggi vi propongo questi grissini fatti con la mia altrettanto amata Pitina e l’aglio orsino che avevo messo via l’anno scorso: l’avevo frullato con olio extraergine e sale e riposto in congelatore nelle vaschette del ghiaccio, come direbbe la “suocera”: poi te lo ritrovi.

collage pitina aglio orsino

Ingredienti:

  • 250 g. di farina (io Italia Mulino Persello),
  • 6 g. di lievito di birra,
  • 150 g. di acqua tiepida,
  • 50 g. di Pitina della Val Tramontina sbriciolata,
  • 1 cucchiaio di aglio orsino tritato,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 2 g. di sale
  • farina di semola per spolverizzare.

collage grissini pitina bocc

Come fare:

io inizio l’impasto a mano, lo faccio andare per 15 minuti nella MDP e lo completo a mano.

Sciogliere il lievito in una parte di acqua, setacciare la farina col sale, unire il lievito e la restante acqua dove ho stemperato il cucchiaio di aglio orsino ed impastare, unire la pitina sbriciolata e continuare ad impastare.

Stendere l’impasto col mattarello formando un rettangolo, spolverizzarlo con la farina di semola, coprire con la pellicola e far lievitare, in forno con la luce accesa, per 1 ora.

Preriscaldare il forno a 180°C.

Ritagliare dal rettangolo delle striscioline, arrotolarle su se stesse, allungandole; se volete, potete fare i grissini più piccoli, a piacere.

Infornare fino a doratura, devono diventare belli croccanti.

grissini pitina aglio orsino formai dal cit-001

Con una parte di impasto ho ottenuto dei piccoli panetti (vedi collage) che ho ritagliato e riempito con il formai dal cit.

Per oggi è tutto, vi auguro un luminoso fine settimana


Torta al formaggio, cucina Rinascimentale, molto attuale, senza glutine.

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Rp il bianco di ova 12 o più o mancho secondo la voi far grande et metti in una pignata nova, poi piglia formazo di pecora fino gratusato, la quantità di due ova et mescola col chiaro di ova e batilo con uno frolatore dentro alla pignata, poi piglia once 4 di zucaro ben pisto et metti nella pignata et once 1 di acqua rosa et deliguedo di tuo arbitrio et bati ogni cosa bene per uno quarto di hora mescolando poi piglia una tiella da far torte ben stagnata et mettila sopra al foco et metti tanto deleguedo dentro che si possa ongere a torno a torno poi toli fior di farina et polverizane sopra la tiella in modo che se ne facia in modo di una sfolia poi metti le ditte cose dentro et fale cocere come si fanno le torte con il testo sopra et come è cotta metti dentro butiro on deliguedo sopra a tuo arbitrio et un poco di acquarosa et poi mangiala (carta 41 v/42 r)

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Era da un po’ che non riprendevo in mano il mio libro di cucina Rinascimentale, avevo lasciato in sospeso la realizzazione di questa torta che, a parte acqua rosa e zucaro, è attualissima e, realizzata in versione finger food, è perfetta per un buffet.

Ovviamente io curiosa, per immergermi fino in fondo nell’epoca, l’ho fatta anche con acua rosa e zucaro ma sono davvero ingredienti di troppo, dei quali oggi possiamo fare a meno.

All’epoca zucaro e acqua rosa entravano di diritto in qualsiasi pietanza, dove non c’erano questi, arrivavano cannella, chiodi di garofano e noce moscata; un po’ le spezie erano adoperate per ostentare lo stato sociale, in altri casi per camuffare gli odori degli alimenti che, in mancanza di frigoriferi, tendevano a deteriorarsi presto.

Ho dapprima seguito le indicazioni di Maurizio Correggioli (chef che si è preso l’impegno di riprodurre parte delle ricette del manoscritto, quelle più adatte ai nostri tempi moderni) ma l’albume, insieme con formaggio, zucchero non montavano ed il composto rimaneva liquido: ho comunque infornato ma le tartellette avevano rilasciato troppo unto quindi ho deciso di fare a modo mio: ho dimezzato le dosi, ho adoperato una farina senza glutine e sostituito il pecorino: la prima volta con la ricotta affumicata e la seconda, questa, con il Parmigiano Reggiano 24 mesi; oggi le rifaccio aggiungendo un po’ di erba cipollina ma nulla vieta di profumare le tartellette con le erbe che più vi piacciono.

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Ingredienti (dall’interpretazione dello chef Correggioli):

  • 6 albumi,
  • 60 g. di pecorino stagionato grattugiato (io ricotta affumicata e Parmigiano Reggiano),
  • 60 g. di burro,
  • acqua di rose,
  • 20 g. di zucchero,
  • 40 g. di farina 00 (io senza glutine con spiga barrata),
  • sale.

collage tartellette-002

Come fare (interpretazione chef Correggioli):

preriscaldare il forno (statico) a 170° C.

Imburrare ed infarinare bene una teglia rotonda (diametro 25 cm.); porre in una bastardella gli albumi, un pizzico di sale, lo zucchero e il formaggio e montarli col frullatore, unire poi a filo il restante burro fuso ed il profumo di acqua di rose.

Quando sarà ben montato (mai n.d.r.) unire la farima mescolando delicatamente dall’alto verso il basso in modo che non si smonti.

Versare il composto nella teglia ed infornare fino a doratura (vedi foto collage), a piacere, mettere sopra qualche fiocchetto di burro e acqua di rose (omesso).

Come ho fatto io:

ho montato gli albumi col pizzico di sale a neve ben ferma, ho versato a filo il burro fuso; a parte ho mescolato la farina col formaggio ed ho mescolato delicatamente.

Ho imburrato degli stampini da tartellette, ho distribuito il composto ed ho infornato per 30 minuti.

Il risultato è un bocconcino molto soffice, quasi impalpabile, asciutto, per nulla unto, in una parola: delizioso, provate se vi va.

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Per oggi è tutto, buona giornata