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Primavera sulla tavola, anticipo di Pasqua.

vaso emmentaler finito corn

Per me la primavera inizia oggi, lo so, sono fuori, fuori moda, fuori tempo, fuori dagli schemi, dalle regole, sono fuori dalla reltà, fuori dal mondo: in Friuli dicono a jè fûr, ma che ci posso fare se sono cresciuta con una data ben impressa nella mente, il 21; per me tutte le stagioni iniziano il giorno 21: il 21 marzo la primavera, il 21 giugno l’estate, il 21 settembre l’autunno ed il 21 dicembre l’inverno.

Queste date, per me, significano la fine di qualcosa e l’inizio di un’altra, si ricomincia con nuovi stimoli e nuove speranze.

Ricordo un bigliettino trovato sul cruscotto della vesta 50 che avevo, c’era scritto: in qualche punto della primavera c’è un fiore che assomiglia a te, che bello, erano i tempi dell’amore sussurrato, il suo braccio sulla mia spalla ed il mio intorno alla sua vita, mentre passeggiavamo lungo il porticciolo di Grignano, all’imbrunire, quando il tiepido vento primaverile,  faceva dondolare gli alberi delle barche e quel suono diventava il sottofondo musicale del nostro stare insieme.

porticciolo di Grignano

Foto dal Web, la prossima volta che vado a Trieste mi fermerò a rimembrare…

Oggi dò il mio benvenuto alla Primavera con un piatto-quadro che avevo realizzato tempo fa, era all’epoca della mia “collaborazione” con i formaggi svizzeri.

Mi avevano mandato uno spicchio di Emmentaler DOP, si stava avvicinando la Pasqua ed avevo realizzato questa composizione che può essere un’idea come segnaposto per la tavola di Pasqua.

L’avevo pensato per coinvolgere i bambini nell’esecuzione, il gioco inizia andando nei campi a cercare le erbe e fiori da utilizzare, poi a ricavare le formine dagli ortaggi, insomma, un’ idea per diventare tutti un po’ artisti.

Ingredienti:

questi sono gli ingredienti che ho adoperato io ma la scelta la lascio alla vostra fantasia ed alvostro gusto:

  • una fetta di formaggio Emmentaler o altro formaggio che si presti ad essere ritagliato rimanendo compatto,
  • erba cipollina o fili d’aglio selvatico che si trova nei prati,
  • silene/sclopit,
  • pomodoro,
  • peperone giallo,
  • barbabietola rossa,
  • cimette di cavolfiore,
  • cimette di broccolo romano,
  • fave.

collage vaso emmentaler

Come fare:

ritagliare dal formaggio la forma di un vaso, per decorarlo premere sopra un batticarne puntinato; con beccucci di diverse misure e coppapasta ricavare le formine dei fiori.

I dettagli sono fatti con le cimette di cavolfiore e broccolo romano, comunque nella foto si notano i particolari.

Un’idea che è nata oggi: potete, per ottenere un segnaposto, adoperare una piccola scamorzetta, semplice o affumicata o tutte due; la ritagliate alla base per farla stare in piedi e, a piacere, inserite i fiori che vi piacciono o quelli che vi porteranno in dono i vostri bambini.

Buon fine settimana e benvenuta primavera

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Foto da Pinterest

Primo giorno di primavera

 


Crostini di polenta di cincuantin al profumo d’Aglio di Resia con Lidric di mont.

crostini di polenta di cincuantin profumati alla polvere d'aglio di resia con lidric di mont-003

L’unico apporto di vitamine alla dieta di un tempo era dato da misticanze e frutta; il lidric o radric, fosse esso coltivato e reso tenero dall’imbiancatura come la rosa di Gorizia o frutto di raccolte di germogli di erbe spontanee come il lidric di mont, accompagnava ogni pasto dei nostri nonni.

Quando la stagione volgeva al freddo e il radicchio metteva il pelo, si usava condirlo con lardo di maiale sciolto e aromatizzato con aceto, spesso accompagnato da abbondante polenta, l’unica pietanza delle cene accanto al camino.

In primavera invece, il risveglio della natura permetteva la raccolta dei germogli freschi e saporiti che sapientemente dosati hanno portato sino a noi la gradevole abitudine della misticanza, a Trieste chiamata salatina o radiceto de tajo (lattughino e radicchietto da taglio).

Il radicchietto Triestino lasciato crescere, dopo la prima gelata, diventa radric cul poc: a vederli nel campo, i cespi di questo radicchio sembrano boccioli di rosa variopinti: rossi, gialli,variegati,quello verde sembra essere di velluto tant’è bello. (dal ricettario dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese).

Radicchio di monte

Lidric di mont ad Ampezzo

Il lidric di mont mi affascina , ha un che di misterioso, qualcosa che mi incute timore e nel contempo mi ispira rispetto.

Sarà perché si raccoglie a maggio, oltre i 1000 metri, fino ad allora si nasconde sotto una coltre di neve dalla quale fa capolino soltanto quando i raggi di sole lo riscaldano ed invigoriscono.

E’ solo allora che si concede alle sapienti mani di esperti conoscitori che sanno come raccoglierlo senza distruggere la pianta, permettendo ai suoi germogli, anno dopo anno, di rifare capolino tra la neve.

Il lidric di mont, la cui raccolta dura soltanto una ventina di giorni, si può trovare tutto l’anno conservato sott’olio, il prodotto trasformato diventa presidio slow food e cambia il nome in radic di mont; d’altronde, la raccolta dura talmente poco che sarebbe impossibile disporre del prodotto fresco tutto l’anno.

Si gusta con salumi e formaggi, io ve lo propongo su un crostino di polenta di mais cinquantino profumata all’aglio di Resia completandolo con una spolverata di Formaggio di latteria Turnaria del Gemonese.

La regione offre anche un’altra eccellenza, la Rosa di Gorizia (Cicorium Intybus), che dire, in Friuli Venezia Giulia non c’è che l’imbarazzo della scelta. (dal ricettario dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese).

Ho assaggiato la prima volta quello conservato, Agli Amici di Godia, dove mi aveva portata ello l’anno scorso per il nostro anniversario, era adagiato (il lidric non ello…) su una mini pizza nostrana, come la chiama lo staff: un crostino di pane e scaglie di Montasio, il formaggio si abbina benissimo a questa preparazione, anche questo di polenta, alla fine, l’ho gustato con scaglie di formaggio di LatteriaTurnaria, un’estasi di sapori.

collage pizza nostrana

Pizza Nostrana de Agli Amici di Godia.

In giugno sono stata ad Ampezzo, alla festa del pane e lì, in uno stand, ho visto per la prima volta nella vita il radicchio di monte, quello fresco che non avevo mai visto.

Ho comperato 1 mazzetto per provare a conservarlo: l’ho pulito bene raschiando il poc, l’ho lavato bene e fatto asciugare su un canovaccio; ho fatto bollire 3 parti di aceto di vino biano e 1 parte di vino bianco (in tutto era 1/2 litro vista la piccola quantità di radicchio), sale, 2 grani di pepe nero di Tasmania che è più grande, 1 bacca di ginepro ed un chiodo di garofano.

Ho portato a bollore ed ho immerso il lidric facendolo sobbollire per qualche minuto, controllando che il poc si ammorbidisca ma non si spappolino le foglie; ho scolato e messo per una notte ad asciugare tra due canovacci.

Al mattino ho disposto i cespi nel vasetto aggiungendo fettine di aglio di Resia e dell’eccellente olio exravergine di oliva che non ne ha assolutamente coperto il profumo e sapore ma l’ha arricchito.

Ingredienti per il crostino:

  • polenta di mais cinquantino, anche avanzi,
  • polvere d’aglio di Resia o uno spicchio d’aglio di Resia ,
  • sale,
  • Lidric di Mont sott’olio fatto da me medesima,
  • formaggio di Latteria Turnaria.

Come fare i crostini:

per preparare la polenta aromatizzata basta aggiungere la polvere d’aglio qualche minuto prima della cottura, il sapore non viene alterato ed esalta il particolare aroma del lidric di mont.

Se avete la polenta avanzata basterà, dopo la tostatura, sfregare uno spicchio d’aglio sul crostino, come si fa per le bruschette.

Per facilitare la degustazione tritare grossolanamente le foglie del lidric di mont e spalmare il composto sul crostino, completare con la grattugiata di formaggio: provare per credere.

crostini di polenta cinquantin aromatizzata all'aglio di resia con radic di mont-002

Buona domenica


Pomodori Verdi Ripieni sott’olio, è tempo di Conserve.

pomodori verdi ripieni e aglio di Resia-001                         

Piove, il giorno ideale per mettersi in cucina a preparare qualche conserva per l’inverno; la crisi ed i prezzi, diciamolo, spesso improponibili dei sottoli, sta riportando in auge la loro preparazione casalinga.

Ero andata da Milva per vedere cosa avesse di buono ed è lì che ho incontrato la signora Anna di Caserta con il marito di Napoli che da anni vivono qui.

Stavano aspettando che ritornasse dal campo con i pomodori verdi che avevano ordinato ed io incuriosita ho domandato cosa ne facessero e da lì è nato tutto: Milva è arrivata ma purtroppo la grandine  aveva rovinato i pomodori e non andavano bene per la conservazione.

Aprofittando dell’attesa mi sono scritta la ricetta ed uscita da lì sono corsa a cercare i pomodori verdi: chi ha un orto sa che ci sono certi pomodori che non diventeranno mai rossi, nemmeno se si tengono sulla pianta fino all’autunno, ecco, quelli sono perfetti per fare questa ricetta: i miei sono palesemente rosati perchè li ho trovati scartabellando nella cassa del fruttivendolo, al momento erano verdissimi ma, man mano che trascorrevano le ore, cambiavano colore sotto i miei occhi.

pomodori cesto-001

Ingredienti:

  • pomodori verdi: San Marzano o perini,  quelli a forma allungata,
  • sale grosso,
  • aceto di vino bianco (no quello incolore),
  • capperi sotto sale,
  • olive nere snocciolate,
  • acciughe salate,
  • origano,
  • aglio (io di Resia),
  • peperoncino rosso fresco,
  • olio di semi di girasole (la signora Anna dice che l’extravergine sarebbe sprecato).

collage pomodori verdi ripieni

 Come fare:

lavare ed asciugare i pomodori, tagliarli nel verso del lungo fino a due cm. dal fondo, eliminare una parte di semi, l’altra metà lasciarla così e metterli sotto sale per due ore.

Dopo le due ore eliminare l’acqua di vegetazione e ripulire dal sale, non risciaquare, RICORDATE CHE NON DEVONO NÈ VEDERE NÈ TOCCARE L’ACQUA!

Immergerli per due ore nell’aceto, scolarli e, così ho fatto io, lasciarli ad asciugare su un telo pulito per tutta la notte.

Dissalare i capperi asciugandoli bene, ripulire dal sale le acciughe, eliminare la lisca e dividerle in 4 parti, tagliare a fette i peperoncini, io ho tagliato le olive a rondelle ma la signora Anna le mette intere.

Affettare l’aglio ed iniziare a riempire la parte del pomodoro alla quale avete tolto i semi con gli ingredienti: 1 pezzetto di acciuga, qualche cappero, rondelle di olive o olive intere, origano, peperoncino e chiudere infilando due mezzi stuzzicadenti, uno alla base ed uno in alto.

Mettere mano a mano i pomodori così preparati in piedi, uno accanto all’altro in un vaso capiente, precedentemente sterilizzato e comporre gli strati fino ad esaurimento dei pomodori.

Coprire con l’olio, battere leggermente sul fondo per eliminare eventuali bolle d’aria ed il giorno dopo sigillare; riporre in luogo fresco ed asciutto.

Gustarli non prima di due mesi.

pomodori verdi ripieni e aglio di Resia alto-001

Importante seguire le regole per non incorrere in spiacevoli incidenti, ecco un link completo ed esaustivo, vale la pena perdere qualche minuto per poi aprire e gustare la vostra conserva serenamente.

Grazie signora Anna Manco ♥

Tecniche di conservazione domestica

Buon fine settimana.  


Vino di Tarassaco, un Vino da Meditazione.

Vino di tarassaco vaso vert.-002

Vino di Tarassaco 21 marzo 2014

La sento, è lì, nascosta dietro l’angolo, ogni tanto fa capolino e lancia piccoli e caldi raggi di sole che mi riscaldano regalandomi nuova energia: è lei, la Primavera, quella che mi sta aiutando nel mio progetto di felicità.

Non importa se ho ancora addosso il maglione, dormo col piumino, vedo la neve sulle montagne in lontananza e se le mie cavallette sono ancora ben nascoste nei loro rifugi invernali, per me è già arrivata ed io voglio brindare con e per lei con questo vino che sarà pronto fra 4 mesi, esattamente il 21 luglio 2014.

Meryl Streep la mia Africa

Foto da Pinterest (Meryl Streep ne La mia Africa)

L’ho chiamato vino da meditazione perchè, mentre raccoglievo i fiori pensavo e mi immaginavo già ad agosto, seduta su una comoda poltrona in terrazza, nella rassicurante penombra del tramonto, con Perla sulle ginocchia a sorseggiare un piccolo bicchiere di questo vino ricordando la primavera ormai lontana e sognandone già un’altra.

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Ho avuto il mio bel daffare a raccoglierne un quantitativo sufficiente, le api stavano festeggiando, volando di fiore in fiore ed io non ho avuto il coraggio di toglier loro il fiore di bocca così mi allontanavo alla ricerca di altri fiori.

campo con tarassaco-002

Riporto le dosi indicate a pagina 138 del libro Erbe… e dintorni di Ennio Furlan; io ne ho preparato un terzo: raccogliere 1 kilo e mezzo di fiori da sola è un’impresa ardua, ecco perchè può essere un buon motivo per coinvolgere la vostra famiglia convincendola a fare una gita fuori porta.

tarassaco fiori da coprire con acqua-002

Ingredienti:

  • 1 kg. e 1/2 di fiori di tarassaco privati il più possibile della parte verde (nel libro non è specificato ma io ho fatto così),
  • 2 kg. di zucchero,
  • il succo di 4 limoni,
  • 6 lt. di acqua,
  • 20 g. di lievito di birra fresco o l’equivalente di secco.

collage fiori di tarassaco per vino-002

Come fare, riporto (quasi) fedelmente:

mettere in un contenitore i fiori di tarassaco e versarvi sopra l’acqua bollente, rimestare bene finchè il tutto sia uniforme e lasciar riposare per una notte.

L’indomani filtrare il tutto spremendo bene la parte floreale per non perdere la parte acquosa ed ELIMINARE I FIORI, rimettere in pentola il liquido ottenuto ed aggiungere lo zucchero ed il succo dei limoni.

Riportare ad ebollizione fino allo scioglimento dello zucchero (c.ca 5 minuti) e lasciar raffreddare per una notte; a questo punto si può filtrare un’altra volta (io ho messo imbuto, colino, garza) sciogliendo poi il lievito in una tazza con lo stesso liquido (Il signor Ennio non lo specifica io, ho preferito scaldarlo un pò affinchè il lievito si sciogliesse bene) ed aggiungerlo al resto.

Versare in una damigianetta a collo largo e coprire con una garza onde evitare il contatto con eventuali moscerini; mettere in un posto con temperatura di almeno 20° e lasciar fermentare di modo che gli zuccheri si trasformino in alcool.

Dopo 4 settimane si passa a un primo travaso con molta delicatezza, lasciando sul fondo la parte scura e così per altri tere travasi a distanza di un mese uno dal’altro.

Nota: se il vino rimane torbido si può mettere in frigorifero, per la precipitazione delle impurità.

cesto fiori di tarassaco per vino-002

Suppongo possa assomigliare ad uno di quelli che ello invoca chiamandolo vino aromatico, può essere anche una graziosa idea regalo ed ora, cesto in mano e via.

Campo trattore-002

Vi auguro una splendida giornata.


Macedonia esotica.

Ingredienti:

  • mango,
  • ananas,
  • kiwi,
  • melone,
  • pera,
  • chicchi di melagrana,
  • scaglie di cocco.
  • latte del cocco usato come contenitore della macedonia,
  • il succo d’ananas ottenuto dal “taglio/tortura” per ottenere la capanna, il tavolino, il tronco della palma e la base del tavolino,
  • il succo di melagrana ottenuto dal taglio della melagrana stessa,
  • qualche goccia di succo di lime.

Alla prossima.


Castella Giapponese al The Matcha.

Mai come questa volta mi sono sentita fuori posto, rifare questo dolce Giapponese mi ha messa in imbarazzo.

Non per la difficoltà di affrontare la tecnica del “cartonaggio” per creare lo stampo: una distrazione mi ha fatto sbagliare il taglio di un angolo trasformando la mia passeggiata in una corsa in salita, ma ce l’ho fatta.

Non per la difficoltà di affrontare per la prima volta il pan di Spagna che, ce l’ho fatta.

È stata la mia prima volta anche col té Matcha, aspettavo l’occasione giusta ed è arrivata, ed anche col Matcha ce l’ho fatta.

È tutto il resto che mi ha fatto sentire piccolina, sciocca.

Non conosco la cultura Giapponese ma mi affascina, quando penso al Giappone provo una sensazione di calma, di tranquillità, ho ancora negli occhi l’immagine di quell’uomo che, il giorno dopo lo Tsunami, cammina sulla spiaggia,  il suo sguardo perso all’orrizzonte, i capelli spostati dal vento ed il silenzio rotto soltanto dai gabbiani che cercano cibo tra le macerie, la sua disperazione non trapela, rimane dentro il suo cuore, nonostante la grande tragedia la sensazione che trasmette è di tranquillità.

Mi piace il loro modo di dare importanza ad ogni piccolo gesto, di curare tutto nei minimi particolari, dovremmo impararlo anche noi, immaginiamo quanto più intensa sarebbe la nostra vita e quanto meno tempo, invece, perderemmo in sciocchezze inutili.

Avevo tante idee, ma non avevo più tempo, o meglio, non avevo il tempo per perfezionarle.

Affascinante la maniera di preparare lo stampo, davvero geniale, soltanto i Giapponesi possono arrivare a tanta bellezza e sensibilità.

Ingredienti:

  • 4 uova medie,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 2 cucchiai di miele,
  • 100 g. di farina di forza (manitoba),
  • 25 g. di acqua tiepida o latte tiepido,
  • 1 cucchiaio di matcha (se si preferisce al matcha),
  • 2 cucchiai di cacao (se si preferisce al cacao).

Come fare:

portare le uova a temperatura ambiente, aprirle e metterle in una ciotola con lo zucchero e montarle per oltre 10 minuti, il composto deve più che raddoppiare.

Aggiungere il miele e l’acqua tiepida oppure il latte tiepido e continuare a mescolare ancora per 1/2 minuti.

Unire la farina in 2/3 volte (se si preferisce al matcha, unire matcha alla farina. Se si preferisce al cacao, unire il cacao alla farina) e continuare a mescolare per 2/3 minuti, facendo attenzione a che l’impasto non si ammalloppi.

Bisogna mescolare fintanto che, alzando la frusta e facendo un cerchio con l’impasto che cola si riesca a ultimare il giro prima che il segno scompaia.

Travasare l’impasto nella forma fatta di giornali e, con una spatola, fare dei segni come se si stesse tagliando l’impasto (servirà a togliere l’aria che si è creata).

La quantità di impasto deve essere 2 cm al di sotto del bordo superiore della forma stessa.

Questa precisazione è dovuta al fatto che la grandezza delle uova può creare una diversa quantità di impasto, l’impasto in eccedenza si può usare in altre formine.

Infornare a 170/180°C per 8/10 minuti, quindi a 150/160°C per 30/40 minuti, effettuare la prova stecchino.

Appena pronto, prendendo le alette della carta forno, estrarre castella dalla forma, farla raffreddare un poco su una gratella e, ancora tiepida, avvolgerla nella pellicola per alimenti per farla rimanere morbida.

Dopo un’oretta è pronta, tagliare la crosta dai quattro bordi con un coltello a lama lunga bagnato e dividerla a pezzi dalle dimensioni preferite.

Per fare il disegno ho mescolato il cacao ad un pò d’impasto al té Matcha rimasto nella terrina.

Ecco il mio modo di presentarlo: