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Ciambella al toffee, panna e cocco, di Elga, profumi in cucina.

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Ogni tanto mi piace rivangare il passato, mi riferisco al mio passato in cucina, quello che mi ha lasciato belli e buoni ricordi.

Ai miei esordi nel web, ancora inconsapevole ed inesperta dei vari suoi meccanismi, ero affascinata da qualche blogger, non tutte, a quei tempi dominavano la scena il cavoletto di bruxelles, Anice e cannella, le cuoche dell’altro mondo, due donne insieme nel blog ma distanti migliia di miglia, ora divise ed il blog è diventato foto e fornelli.

Poi Elga, semi di papavero: io ero incantata dalle sue foto e alcune volte ho provato qualche sua ricetta; a parte i biscotti adrenalinici che non mi sono riusciti, intendo nella forma, si sono spattaccati sulla teglia diventando un tutt’uno, un tutt’uno che poi ho ritagliato col coppapasta e mi sono pappata con voluttà, gli altri due dolci mi sono venuti un incanto.

Questa ciambella è quanto di più fragrante da portare in tavola a colazione per iniziare la giornata al meglio e quanto di più soffice per il te delle cinque, provate.

Ingredienti:

  • 3 uova,
  • 250 g. di zucchero,
  • 200 g. di farina 00,
  • 50 g. di farina di cocco,
  • 250 ml. di panna fresca,
  • 3 cucchiai di latte,
  • 5 o 6 caramelle toffee (io 6),
  • 1 bustina di lievito,
  • zucchero a velo.

collage ciambella toffee

Come fare (copio dal blog di Elga):

preriscaldare il forno a 180°C.

In un pentolino mettere a scaldare il latte e le caramelle toffe, mescolando finchè queste non si saranno sciolte.

Montare le uova con lo zucchero per 5-10 minuti o comunque finchè il composto non risulti gonfio e chiaro; aggiungere la panna a filo.

Continuare a mescolare e versare il latte con le caramelle, setacciare la farina con il lievito ed unirla al composto; per ultima aggiungere la farina di cocco.

Imburrare e infarinare uno stampo da ciambella (io, al posto della farina ho adoperato la farina di cocco), versarvi l’impasto e cuocere in forno a 180° per 30 minuti.

Sfornare il dolce, rovesciarlo su un piatto e quando è tiepido ricoprirlo di zucchero a velo.

Elga dice:

Avevo già utilizzato le caramelle toffe per questi muffin, ottenendo un risultato completamente diverso, infatti rappresentavano la parte più difficile da masticare di quei dolcetti… Lasciandole sciogliere nel latte regalano al dolce un profumo e un sapore delizioso, di zucchero , latte e burro, che ha completamente invaso la mia cucina.

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Ciambella alla panna e toffee

Buon fine settimana


Szegediner Gulasch: spezzatino di maiale con crauti.

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Szegediner Gulasch.  È il nome stor­piato dello Székely Gulyas.  La deformazione è dovuta al fatto che Szegedin è una città un­gherese, mentre pochi sanno che Szé­kely è il nome ungherese della Transilvania, oggi rumena. La caratteristi­ca dello Székely, o Szegedin, è un gu­lasch di carne di maiale con contorno di crauti.

Ho trovato queste note nel web, come succede per le ricette tradizionali di tutto il mondo, è difficile risalire esattamente alle origini della preparazione.

Nel libro dal quale ho copiato la ricetta è contemplato anche un «Szekely gulasch» con carne mista manzo-maiale e pomodoro che qui non c’è.

La persona che mi aveva promesso un aiuto nella ricerca storica dello szegediner ha problemi di connessione ed essendo questa una ricetta invernale ed avendo io già percepito il profumo della primavera nell’aria, ebbene, va messa ora nel mio blog-ricettario.

É anche un modo per riciclare un avanzo di crauti: ne mettiamo un po’ nella jota ed un po’ in questo szegediner; il massimo sarebbe cuocere tutto sulla stufa ma sarebbe pretendere troppo.

Ho scelto questa versione perchè è la stessa che ho mangiato tanti anni fa sul Carso Goriziano, mi era piaciuto moltissimo ed era rimasto in attesa del momento giusto per provare a farla.

Non è una ricetta da foodblogger perchè non è fotogenica come non lo sono la maggior parte degli spezzatini ma è buon cibo ed è questo l’importante.

Ho voluto abbinarlo a dei cuoricini di polenta, quella di Milva, bella rustica e “gropolosa” fatta rigorosamente con la macchina del pane.

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Ingredienti, io vi scrivo la ricetta originale:

  • 1 kilo di spalla di maiale tagliata a dadini,
  • 1/2 kilo di cipolla affettata finemente,
  • brodo,
  • olio (evo),
  • capucci acidi,
  • paprica (io ho messo sia la dolce che piccante),
  • panna acida (aggiunta personale alla fine),
  • kümmel per i crauti (aggiunta personale),
  • sale.

Come fare:

soffriggere la cipolla nell’olio e toglierla quando è ben dorata; mettere a rosolare la carne, aggiungere un po’ di paprica, sale e due mestoli di brodo (alla fine ho aggiunto le cipolle perchè mi piacciono e rendono cremosa la preparazione).

Cuocere fintanto la carne risulti tenera aggiungendo, se necessario, del brodo.

Se non avete i crauti pronti procedere così:

bollire i cappucci, metterli in una casseruola dove avremo preparato un soffritto di olio e farina (einbren, roux) e, alla fine della cottura aggiungere un po’ di yogurt (questo passaggio l’ho omesso perchè ho preferito aggiungere al piatto la panna acida).

Se preferite, servire a parte i crauti come contorno, io li ho amalgamati con il goulash perchè era così che ricordavo di aver mangiato questo straordinario quanto semplice piatto: provate se vi va.

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Come fare la polenta nella Macchina del Pane:

  • 1 litro di acqua bollente salata,
  • 300 g. di farina di mais.

impostare il programma marmellate di qualsiasi marca di macchina; consiglio, al suono, di lasciar riposare ancora 10 minuti la polenta e poi di sformarla.

Alla prossima


Prleška ajdova potica (torta salata di grano saraceno) dedicata alla Latteria di Buja.

torta grano saraceno ricotta cornice

Ritorno accantoalcamino ma con porte e finestre ben chiuse, fa ancora troppo freddo e sono debole per resistere a pericolose correnti d’aria.

Ma le delusioni non finiscono mai, non per me che vivo ogni evento e situazione con grande passione e coinvolgimento: la latteria di Buja chiude, come preannunciato qui

Sarebbero bastati 50.000,00 €.(cinquantamilaeuro), ma nessuno si è fatto avanti: e pensare che per l’acquisto di baldanzosi ragazzotti che rincorrono il pallone si spendono centinaia di migliaia di €uro.

Nell’Udinese ha militato nientepopòdimenoché il figlio di Gheddafi…, immaginate voi…

Beh, con questo non voglio coinvolgere il presidentissimo (così lo chiama la moglie) ma in Friuli ci sarebbe chi, volendo, potrebbe dare una mano… In fondo per un imprenditore affermato cosa sono 50.000€. senza escludere la possibilità di una colletta ;-) ?

Un altro pezzetto di presidio slow food del Friuli che se ne va: sembra che non importi più a nessuno dei presidi: tempo fa fui testimone di un dialogo tra due personaggi autorevoli che si scambiavano opinioni su questa realtà nella nostra regione: non ne parlarono bene ma io, ancora col cuore romantico, non volli dare ascolto a quelle che considerai allora dicerie ma col e nel tempo, tutto ciò che sentii allora si è materializzato… Purtroppo.

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Latteria di Buja

Voglio dedicare questa semplice ricetta proprio a questa ed altre latterie della mia regione che stanno vivendo questo brutto momento; non è una ricetta del Friuli ma della Stiria Slovena (Štajerska) che contempla Maribor.

É una ricetta semplice, con pochi ingredienti: al basta un tic che significa basta poco, che ci si accontenta di un po’ di niente.

Ingredienti per la dose intera (io ho fatto la metà):

  • 700 g. di farina di grano saraceno,
  • 3 dl di acqua bollente,
  • 1 k. di ricotta o skuta,
  • 3 uova,
  • 3 dl di panna acida,
  • dragoncello fresco (aggiunta personale),
  • sale (io affumicato nel ripieno).

collage torta grano saraceno

Come fare:

preriscaldare il forno a 230° C.

Preparare un impasto con farina, acqua e sale, amalgamare bene e far raffreddare; stenderlo poi ad un altezza di c.ca 1 cm. ed adagiarlo su fondo e bordi di una teglia ricoperta con carta forno.

Lavorare la ricotta con le uova, il sale aggiungendo il dragoncello tritato e stendere il composto sulla pasta, livellare e versare la panna acida.

Infornare per 35 minuti.

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Dragoncello

Questa ricetta è senza glutine (controllare la spiga barrata sulla confezione), chi è vegano e/o intollerante al lattosio può adoperare una ricotta di tofu ed eliminare le uova.

Chi è godereccio può aggiungere della salsiccia o prosciutto, speck ecc.: la straordinarietà sta nella pasta, semplice e profumata e può accogliere anche un ripieno dolce, a voi la scelta.

Buona giornata ♥


Salmone gratinato con senape di Digione, prezzemolo, lime (Lorraine Pascale).

salmone , senape,lime 2-001

Ho un palato antico, amo i sapori tradizionali ma sono curiosa e, prima di escludere un piatto a priori, voglio prepararlo ed assaggiarlo e, se mi va, modificarlo per avvicinarlo al mio gusto.

In questo caso modificare è stravolgere e significa declassarmi: non è da foodblogger…

La particolarità di questo piatto sta proprio nell’insieme degli ingredienti: zucchero di canna, lime, senape di Digione, quella con i granellini che non ha il sapore piccantino della senape tradizionale ma è piuttosto dolce ed è per questo che la prossima volta o cambio senape o elimino lo zucchero.

Il lime ci sta bene ma se avete il palato più antico del mio, potete sostituirlo con il limone; sostituirò anche il burro con dello straordinario olio extravergine d’oliva, ho aggiunto anche un po’ di aglio di resia in polvere: insomma, Lorraine, non volermene :-(

Riporto la ricetta come l’ho trovata su un Io Donna (l’inserto del Corriere della sera), io ho fatto metà dose.

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Ingredienti:

  • 4 piccoli tranci di salmone senza pelle (io 2 surgelati),
  • 100 g. di pangrattato,
  • 1 cucchiaio e mezzo di zucchero di canna chiaro,
  • 2 cucchiai di senape di Digione,
  • 1 noce di burro,
  • la scorza grattugita di 2/3 lime,
  • prezzemolo tritato,
  • 1/2 cucchiaino da caffè di polvere d’aglio (da Resia),
  • sale (io affumicato),
  • pepe.

collage salmone

Come fare:

mescolare tutti gli ingredienti e posizionare la panatura sui tranci di salmone precedentemente adagiati in una pirofila foderata con carta forno.

Nella ricetta non è indicata la temperatura, io ho infornato a 180°C.per 10 minuti e poi a 200°C. funzione grill per altri 5: a me piace il pesce cotto, i miei trancetti non erano panciuti e mi sono bastati questi minuti, voi regolatevi.

Consigliano un contorno di patate e broccoli lessati; se siete celiaci sostituite il pangrattato con quello da prontuario senza glutine.

Da rifare ma a modo mio, Tiziana, se vuoi provare tu la variante poi fammi sapere ;-)


Kranz alle mele di Knam con frangipane al papavero e cannella: chi la dura la vince!

kranz frangipane semi papavero cannella laton.

Raramente m’incaponisco su una ricetta, quando è buona e mi/ci piace mi fermo; invece questa volta, prima di convincermi, ho ripetuto questo kranz quattro volte, l’ultima delle quali ho optato per la versione rotonda: kranz in tedesco significa corona ed è un dolce che viene preparato anche a capodanno..

Ho cercato nel web la  storia di questo dolce che, pur essendo diffuso anche in altri stati europei, ha origine in Germania; esiste il Frankfurter Kranz che è una corona dolce dove si alternano strati di pan di Spagna e crema ma non ha nulla a che vedere con questo.

I kranz che si trovano nelle pasticcerie /panetterie a Trieste sono delle treccioline fatte con pasta brioche e pasta sfoglia farcite con uvetta; in Baviera e in Austria è chiamato Striezel ma contempla soltanto la pasta brioche.

La mia ricerca non ha dato alcun risultato: il Kranz alle mele di Knam è unico e ciò che ho trovato nel web non ha nulla a che vedere con il suo ((pagg. 70/71 Arte del dolce).

Dalla descrizione di chi ha replicato questa ricetta non si evince nessuna difficoltà mentre io ne ho incontrate alcune: d’altronde si sa che spesso nei libri possono esserci degli errori e non dimentichiamo che forni, frigoriferi ed ingredienti a disposizione nei laboratori dei professionisti non sono gli stessi che abbiamo noi a casa.

Per questo descriverò la mia kranz-esperienza per facilitare l’esecuzione a chi vorrà replicarlo: ho voluto provare anche una versione di frangipane con semi di papavero e cannella per rendere il kranz più natalizio: confesso che è una variante forzata dal “furto” di mandorle di ello :-D

Avevo messo gli occhi su questo dolce appena comperato il libro ma l’irreperibilità del malto e latte in polvere l’avevano messa in lista d’attesa: ho ordinato on line il latte in polvere ed ho reperito il malto secco: nelle ricette che sono in rete il malto secco è stato sostituito col miele ed il latte in polvere col latte fresco.

Dopo il primo tentativo ho modificato la prima parte ma descriverò tutto man mano.

 Kranz prima prova mele n

Ingredienti:

  • 15 g. di lievito di birra,
  • 200 ml d’acqua tiepida,
  • 20 g. di latte in polvere,
  • 480 gr di farina forte 0,
  • 40 di zucchero,
  • 15 gr di malto in polvere,
  • 280 gr di burro,
  • 300 gr di crema frangipane,
  • 2 mele,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per la crema frangipane:

  • 50 g. di farina di mandorle,
  • 50 g. di semi di papavero macinati,
  • 1 cucchiaino abbondante di cannella in polvere (facoltativa),
  • 30 g. di farina 00,
  • 100 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero,
  • 1 uovo.

Kranz frangipane papavero-001

Come fare la crema frangipane:

montare il burro con lo zucchero, aggiungere a filo l’uovo leggermente sbattuto, continuando a mescolare con la frusta,  unire al composto la farina di mandorle, i semi di papavero macinati, la cannella e la farina, amalgamare bene e riporre in frigorifero fino a poco prima dell’utilizzo.

collage kranz-002

Miscellanea delle varie prove.

Come fare il kranz (come ho fatto io le tre volte successive):

sciogliere il lievito di birra nell’acqua tiepida; setacciare la farina col latte e malto in polvere ed inserire nel robot da cucina, aggiungere lo zucchero ed il composto con il lievito.

Unire il burro tagliato a pezzetti, il sale ed amalgamare bene fino ad ottenere un composto omogeneo; formare una palla , metterla in una terrina e coprire con la pellicola: far riposare in frigorifero per due ore.

Con un coltello incidere una croce sulla superficie dell’impasto e allargare le estremità con le dita fino a formare un quadrato di pasta.

Coprire con la pellicola e far riposare in frigorifero per altre 2 ore.

Terminato il riposo stendere la pasta col mattarello ad uno spessore di 6-7 mm e porre al centro il restante panetto di burro ammorbidito, stendendolo con le dita.

Ripiegare la pasta sul panetto avendo cura di sovrapporne i lati in modo da chiudere il burro nell’impasto.

Dare quindi inizio alle pieghe: con un mattarello tirare la pasta ad uno spessore di 7-8 mm e ripiegarlo in 3 come si fa per la pasta sfoglia, ripetere questa operazione altre 3 volte e far riposare nuovamente l’impasto in frigo per altre 2 ore.

Nel frattempo preparare la crema frangipane come indicato sopra.

Riprendere l’impasto e stenderlo ad uno spessore di 3 mm. cercando di dargli una forma rettangolare, spalmare la crema preparata con una spatola, pelare le mele e tagliarle a fettine sottili quindi disporle a file regolari sulla crema.

Arrotolare strettamente la pasta nel dal lato più lungo facendo attenzione che la farcitura di frangipane e mele non fuoriesca ; tagliare a metà il rotolo nel senso della lunghezza e con le 2 parti formare una treccia, maneggiare delicatamente.

Adagiarla in uno stampo da plumcake precedentemente imburrato delle dimensioni di circa 25×8 ( oppure in uno stampo liscio da ciambella) e lasciarlo lievitare a temperatura ambiente per 1 ora e 30 minuti, finchè non raddoppierà in altezza.

I miei kranz lievitavano tanto e, dopo aver salvato il primo kranz (cotto in uno stampo di vetro perchè non ne avevo uno della misura indicata) che appena dopo qualche minuto di forno, stava già colassando lungo i bordi, nelle prove successive (compreso il kranz rotondo), prima dell’ultima lievitazione ho preparato, con la stagnola ripiegata più volte, un bordo alto che contenesse l’esuberanza del kranz.

La figlia pasticcera di una mia amica mi ha consigliato di prolungare la cottura a fuoco più basso e di fare le lievitazioni  abbassando quella del frigorifero.

Preriscaldate il forno a 180°C e cuocere il kranz per circa 10 minuti, dopodichè abbassare la temperatura a 160°C. e continuare la cottura per 40 minuti.

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É inevitabile che dopo sfornato il kranz si abbassi, optando per la versione rotonda l’estetica ne guadagna: questo è il kranz che ho preparato per un’amica a Natale: ho delegato a lei le foto, l’assaggio ed il giudizio obiettivo che è stato positivo quindi il mio quinto kranz sarà perfetto… Quasi quasi lo porto ad assaggiare al maestro ;-)

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Versione rotonda con cottura prolungata.

Buona domenica a tutti e buon proseguimento ♥

P.S.: se vi venisse voglia di farlo, considerate le 7 ore e mezzo di lievitazione, iniziate al mattino presto; la prima volta io, dopo le pieghe, l’ho lasciato il frigorifero tutta la notte.


Arance caramellate profumate al cardamomo: dolce fine e dolce inizio.

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Questa ricetta non è farina del mio sacco: il solito foglietto (credo un vecchio ID) conservato per anni, ogni anno, quando arrivava la stagione ed anche le dolci arance di Max, lo ripescavo e, dopo averlo letto, lo rimettevo via.

Colpa del caramello col quale ho un rapporto conflittuale ed anche questa volta, pur avendo adoperato una pentola di rame col fondo spesso e non aver mescolato, il composto si è cristallizzato, ma non mi sono persa d’animo ed ho aggiunto il succo di mezzo limone e di un’arancia così ho domato il caramello che ha sprigionato un profumo sublime: cardamomo ed arancia, un’estasi.

Se per voi il caramello è una passegiata vi consiglio questo dolce, magari per questa sera: consigliano di far raffreddare le arance in frigorifero per minimo 4 ore e di servirle con del gelato allo yogurt.

A me/noi sono piaciute a temperatura ambiente accompagnate con della panna acida, se vi va e se avete la gelatiera provate a fare il gelato, alla fine un link della mia amica Sabrina: al posto delle noci potete adoperare le mandorle tostate ed utilizzare la julienne di scorza d’arancia per decorare.

collage arance cardamomo

Arance e cardamomo.

Ingredienti (1 arancia a persona):

  • 2 arance dolci e senza semi (Italiane),
  • i semini di 5 bacche di cardamomo, io abbondo,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 ml. di acqua,
  • il succo di 1 arancia,
  • panna acida per accompagnare o gelato allo yogurt.

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Come fare:

pelare le arance con una mandolina prelevando soltanto la parte arancione e tagliare le scorze a julienne; sbianchirle tre volte in acqua bollente, cambiando l’acqua ogni volta per elimininare l’amarognolo.

Pelare a vivo le arance e iniziare a preparare il caramello mettendo sul fuoco un tegame con lo zucchero e l’acqua e, scuotendo senza mescolare, controllare la colorazione.

Quando il caramello inizierà a brunirsi, aggiungere i semini di cardamomo schiacciati nel mortaio, la julienne di scorze d’arancia e completare la colorazione; spegnere il fuoco ed unire le arance e farle rotolare nel caramello.

A questo punto, se volete seguire la ricetta originale, fatele raffreddare per qualche ora in frigorifero oppure tenetele a temperatura ambiente fino al momento di servirle o con il gelato allo yogurt o con la panna acida.

Io ho fatto la dose intera di caramello per averne in abbondanza, se avanza potete mettere la julienne nello yogurt oppure adoperarla per decorare altri dolci, sbizzarritevi.

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Ed eccomi arrivata alla fine dell’anno, mi sono mancata: per anni ho combattuto nemici veri ed immaginari e me stessa, spesso la nemica da temere di più ma è passato.

Ci sono vite e personalità più problematiche di altre, è così, è nella natura dell’uomo e così era il mio destino ma ora ho un dovere nei miei confronti, ho il dovere di rendere me stessa migliore ed è questo il mio obiettivo per il 2015.

Per quest’anno è tutto, auguro a tutti voi e a me un 2015 da vivere al meglio.

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Link:

Gelato alla panna acida con noci.

Arance caramellate al cardamomo (versione simile a quella del foglietto)


Zuppa di zucca a Pois, con Pitina della Val Tramontina: vado dove mi porta il cuore♥

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Amo la Pitina della Val Tramontina da molti anni, da molto prima di avere la connessione Internet ed un blog di cucina e, quando ho saputo che, dal 2000, la Pitina della Val Tramontina è diventata presidio Slow Food, beh, l’amore si è rafforzato ed inorgoglito.

Chi mi legge e conosce sa che questo blog è intriso di Pitina, e tutto ciò va oltre le collaborazioni, gli sponsor e la visibilità e per questo ho intenzione di cucinarne e parlarne ancora, a lungo e con immutato amore.

I pois che decorano questa zuppa provengono dalla Pitina di un produttore del quale avevo già parlato tempo fa e che avevo contattato per chiedergli il permesso di inserirlo come produttore di Pitina, nella sceda di GDF, al posto di Mattia.

Al Salone l’ho incontrato personalmente e, chiacchierando un po’, ho saputo che Mattia, che purtroppo è mancato, è stato il Maestro di Pitina per tutti quelli che ora sono depositari del suo insegnamento; meno male, sarebbe stato un peccato perdere un altro pezzo di storia ma a Tramonti non accade perchè, fortunatamente, c’è anche una Pro Loco seguita e coordinata da persone in gamba, appassionate, giovani e meno giovani che hanno deciso di dedicarsi alla conservazione delle tradizioni della loro Valle anche per evitare lo spopolamento e che non si è mai fermata, ha sempre lavorato, anche remando contro i soliti ostacolanti detrattori, per tenere alto il nome di questa splendida Valle: : a tutti loro va il mio, seppur insignificante, incoraggiamento: è questo il Friuli che mi piace, non quello col bicchiere in mano, quello che spettegola sempre e comunque e che ha deliri di onnipotenza: fuarce Friul che, detto da una Triestina vale doppio, non credo che mai nessun Friulano abbia mai esclamato Forza Trieste ;-)

zuccona, pitina ecc.-001Pitina di BorgoTitol, zucca, nespole comuni, aglio di resia, patate di Milva, mais cincuantin, pan di sorc, cipolla di Cavasso e della val Cosa, mela Decio (Veneto): gruppo di eccellenze in un cestino.

L’ispiratrice per questa zuppa è Nannarè che, chi mi segue, conosce già: sua la ricetta del brasato, dei biscotti al mosto cotto: sempre gradevoli e divertenti i suoi testi d’accompagnamento come anche i suoi commenti che mi mettono di buon umore e mi rasserenano la giornata, proprio come il sole che splende oggi in quel di Pasian di Prato.

La mia versione è un po’ diversa ma scrivo la sua paro paro per chi volesse provarla, metto un po’ di virgole tanto per rendere comprensibile il suo strampalato stil novo: Nannarè ti adoro, lo sai ♥

Metto su 1 pentola con dell’acqua.

In una pila (pentola di coccio n.d.r.) faccio rosolare un pochino di cubetti di pancetta insieme ad uno spicchio d’aglio (peperoncino se gradito), aggiungo degli spicchi grossolani di patata o le metto tagliate a metà se son di quelle piccoline – piccoline, del cuore di sedano comprese le foglioline (o sl una bella costa se nn ho il “cuore di sedano”- intera, poi la tolgo), rosmarino ;D !!! (a volte un pizzico di timo), dei pomodorini a pezzetti (privati dei semi) o mlto + semplicemente della passata di pomodoro (spesso anche la polpa di pomodoro Mutti “attenta Nannarè che parte la denuncia :-D): faccio insaporire un 10 – 15 minuti (Xchè la patata impiega più della zucca a cuocere), aggiungo la zucca tagliata a cubettoni (Tanto poi si disfa un pò), aggiungo acqua calda fino all’altezza dei manici della pila e faccio andare cm x un brodo, aggiungo sale – pepe q.b.

Man mano deve ritirarsi un pò (ma tu sai far bene zuppe e minestre quindi sai perfettamente quale consistenza ti piace raggiungere – solo ricorda: che poi al tutto si aggiunge la pasta mista).

La pasta puoi cuocerla un pò al dente o lessandola da parte (poi la aggiungi alla zuppa) o prelevando del brodo dalla “pila”, lo metti in un pentolino e ci cuoci la pasta che poi, ugualmente scoli ed aggiungi alla zuppa.

Al posto della pasta si possono usare dei crostini/crostoni di pane.

Si può anche gustare così : tanto ci son le patate! (Con una leggera spolverata di parmigiano grattuggiato o con delle croste ben pulite di parmigiano messe quasi a fine cottura nella zuppa).

Naturalmente il gustoso ed ultimo tocco finale sul tutto è un modestissimo filo/giro d’ottimo olio evo (tipo quello del tuo post di Firenze).

Che ne dici può andare? L’idea me l’ha data il mio babbo sudista che usa questa ricetta con la zucchina siciliana lungaaa,lungaaa ed i suoi “tenerumi”:(in qsto caso nn usiamo il rosmarino od il timo – ma solo un pochino di sedano).

E’ gustosa salutare, fa bene – se ti va provala – Buon appetito cuore!

Ora passo alla mia versione, non avendo obblighi da chef, posso permettermi il utilizzare anche gli avanzi, in questo caso dei funghi pleurotus cotti al forno: è questa la minestra, quella della cucina di casa, quella che piace a me e che mi da calore, quindi non formalizzatevi sulle dosi, divertitevi a creare, aggiungere, togliere e sostituire e mignestre sia!.

zucca tagliata alto-001

Ingredienti:

  • una zucca (18 cm. di diametro), la mia è varietà Delica che arriva da Venzone dove fino a due anni fa c’era anche una festa dedicata alla zucca,
  • metà Pitina della Val Tramontina,
  • 2 patate medie a cubetti,
  • 2 cucchiai di funghi pleurotus al forno o trifolati (facoltativi),
  • 1 piccola cipolla di Cavasso e della Val Cosa,
  • 1 cuoricino di sedano con le foglioline,
  • brodo vegetale o acqua,
  • rosmarino,
  • peperoncino di Calabria in polvere,
  • sale.

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Come fare:

ritagliare la zucca ricavando un contenitore col coperchio: ripulire l’interno dai filamenti e semi (non buttateli che si possono riutilizzare) e, con uno scavino sferico ritagliare delle piccole sfere, se volete la mia decorazione, altrimenti scavate la polpa con un coltellino affilato per ricavarne cubetti.

Cuocere a vapore le sfere di zucca e metterle da parte, tagliare a cubetti la restante polpa di zucca; sbriciolare la pitina conservando i pois più belli per la decorazione.

In una pentola di coccio ammorbidire le briciole più belle di pitina con un po’ di burro e brodo vegetale (consiglio del grande chef Emanuele Scarello), scolare e mettere da parte assieme ai pois di zucca che servirano alla decorazione finale.

Al condimento rimasto, comprensivo di briciole di pitina, aggiungere olio extravergine di oliva e rosolare la cipolla, il cuoricino di sedano tritato, i cubetti di patata ed il peperoncino in polvere.

Quando il tutto sarà ben rosolato, aggiungere i cubetti di zucca e, quando saranno ammorbiditi, unire i funghi pleurotus (facoltativi ma ci stanno bene ;-) ), aggiungere brodo vegetale, coprire e continuare la cottura.

A cottura ultimata frullare metà della preparazione e mantenerla calda; nel frattempo insaporire le sfere di zucca e pitina in olio extravergine di oliva e aghi di rosmarino che arricchiranno ulteriormente di profumo questa zuppa.

Infornare la zucca-contenitore a 150° per 8 minuti, versare all’interno la zuppa, decorarla con i pois di pitina e zucca, coprire e portare in tavola e… Non sorprendetevi se qualcuno vi applaudirà ;-)

zuppa di zucca a pois pp-001

Indico i link utili a chi volesse replicare la ricetta dei Pleurotus che io ho collaudato più volte e posso garantirne la qualità, senza dimenticare che il sito di riferimento è molto seguito e, come dico io, pur essendo blasonato e con foto molto belle, rimane una garanzia, fidatevi.

Pleurotus da forno-001

Pleurotus da infornare.

PITINA DELLA VAL TRAMONTINA

I Pleurotus, come cucinarli

Borgotitol

Cipolla di Cavasso e della Val Cosa

Ma non è tutto, stamane sono stata omaggiata di questo splendore, ma questa è un’altra storia :

La gentilezza arriva dal freddo-001

La gentilezza arriva dal freddo.