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Prleška ajdova potica (torta salata di grano saraceno) dedicata alla Latteria di Buja.

torta grano saraceno ricotta cornice

Ritorno accantoalcamino ma con porte e finestre ben chiuse, fa ancora troppo freddo e sono debole per resistere a pericolose correnti d’aria.

Ma le delusioni non finiscono mai, non per me che vivo ogni evento e situazione con grande passione e coinvolgimento: la latteria di Buja chiude, come preannunciato qui

Sarebbero bastati 50.000,00 €.(cinquantamilaeuro), ma nessuno si è fatto avanti: e pensare che per l’acquisto di baldanzosi ragazzotti che rincorrono il pallone si spendono centinaia di migliaia di €uro.

Nell’Udinese ha militato nientepopòdimenoché il figlio di Gheddafi…, immaginate voi…

Beh, con questo non voglio coinvolgere il presidentissimo (così lo chiama la moglie) ma in Friuli ci sarebbe chi, volendo, potrebbe dare una mano… In fondo per un imprenditore affermato cosa sono 50.000€. senza escludere la possibilità di una colletta ;-) ?

Un altro pezzetto di presidio slow food del Friuli che se ne va: sembra che non importi più a nessuno dei presidi: tempo fa fui testimone di un dialogo tra due personaggi autorevoli che si scambiavano opinioni su questa realtà nella nostra regione: non ne parlarono bene ma io, ancora col cuore romantico, non volli dare ascolto a quelle che considerai allora dicerie ma col e nel tempo, tutto ciò che sentii allora si è materializzato… Purtroppo.

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Latteria di Buja

Voglio dedicare questa semplice ricetta proprio a questa ed altre latterie della mia regione che stanno vivendo questo brutto momento; non è una ricetta del Friuli ma della Stiria Slovena (Štajerska) che contempla Maribor.

É una ricetta semplice, con pochi ingredienti: al basta un tic che significa basta poco, che ci si accontenta di un po’ di niente.

Ingredienti per la dose intera (io ho fatto la metà):

  • 700 g. di farina di grano saraceno,
  • 3 dl di acqua bollente,
  • 1 k. di ricotta o skuta,
  • 3 uova,
  • 3 dl di panna acida,
  • dragoncello fresco (aggiunta personale),
  • sale (io affumicato nel ripieno).

collage torta grano saraceno

Come fare:

preriscaldare il forno a 230° C.

Preparare un impasto con farina, acqua e sale, amalgamare bene e far raffreddare; stenderlo poi ad un altezza di c.ca 1 cm. ed adagiarlo su fondo e bordi di una teglia ricoperta con carta forno.

Lavorare la ricotta con le uova, il sale aggiungendo il dragoncello tritato e stendere il composto sulla pasta, livellare e versare la panna acida.

Infornare per 35 minuti.

dragoncello-001

Dragoncello

Questa ricetta è senza glutine (controllare la spiga barrata sulla confezione), chi è vegano e/o intollerante al lattosio può adoperare una ricotta di tofu ed eliminare le uova.

Chi è godereccio può aggiungere della salsiccia o prosciutto, speck ecc.: la straordinarietà sta nella pasta, semplice e profumata e può accogliere anche un ripieno dolce, a voi la scelta.

Buona giornata ♥


Arance caramellate profumate al cardamomo: dolce fine e dolce inizio.

arancia caramellata alto n.

Questa ricetta non è farina del mio sacco: il solito foglietto (credo un vecchio ID) conservato per anni, ogni anno, quando arrivava la stagione ed anche le dolci arance di Max, lo ripescavo e, dopo averlo letto, lo rimettevo via.

Colpa del caramello col quale ho un rapporto conflittuale ed anche questa volta, pur avendo adoperato una pentola di rame col fondo spesso e non aver mescolato, il composto si è cristallizzato, ma non mi sono persa d’animo ed ho aggiunto il succo di mezzo limone e di un’arancia così ho domato il caramello che ha sprigionato un profumo sublime: cardamomo ed arancia, un’estasi.

Se per voi il caramello è una passegiata vi consiglio questo dolce, magari per questa sera: consigliano di far raffreddare le arance in frigorifero per minimo 4 ore e di servirle con del gelato allo yogurt.

A me/noi sono piaciute a temperatura ambiente accompagnate con della panna acida, se vi va e se avete la gelatiera provate a fare il gelato, alla fine un link della mia amica Sabrina: al posto delle noci potete adoperare le mandorle tostate ed utilizzare la julienne di scorza d’arancia per decorare.

collage arance cardamomo

Arance e cardamomo.

Ingredienti (1 arancia a persona):

  • 2 arance dolci e senza semi (Italiane),
  • i semini di 5 bacche di cardamomo, io abbondo,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 ml. di acqua,
  • il succo di 1 arancia,
  • panna acida per accompagnare o gelato allo yogurt.

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Come fare:

pelare le arance con una mandolina prelevando soltanto la parte arancione e tagliare le scorze a julienne; sbianchirle tre volte in acqua bollente, cambiando l’acqua ogni volta per elimininare l’amarognolo.

Pelare a vivo le arance e iniziare a preparare il caramello mettendo sul fuoco un tegame con lo zucchero e l’acqua e, scuotendo senza mescolare, controllare la colorazione.

Quando il caramello inizierà a brunirsi, aggiungere i semini di cardamomo schiacciati nel mortaio, la julienne di scorze d’arancia e completare la colorazione; spegnere il fuoco ed unire le arance e farle rotolare nel caramello.

A questo punto, se volete seguire la ricetta originale, fatele raffreddare per qualche ora in frigorifero oppure tenetele a temperatura ambiente fino al momento di servirle o con il gelato allo yogurt o con la panna acida.

Io ho fatto la dose intera di caramello per averne in abbondanza, se avanza potete mettere la julienne nello yogurt oppure adoperarla per decorare altri dolci, sbizzarritevi.

arancia caramellata pp2-001

Ed eccomi arrivata alla fine dell’anno, mi sono mancata: per anni ho combattuto nemici veri ed immaginari e me stessa, spesso la nemica da temere di più ma è passato.

Ci sono vite e personalità più problematiche di altre, è così, è nella natura dell’uomo e così era il mio destino ma ora ho un dovere nei miei confronti, ho il dovere di rendere me stessa migliore ed è questo il mio obiettivo per il 2015.

Per quest’anno è tutto, auguro a tutti voi e a me un 2015 da vivere al meglio.

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Link:

Gelato alla panna acida con noci.

Arance caramellate al cardamomo (versione simile a quella del foglietto)


Salustri di Nadâl (Chiarore di Natale)

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Salustri di Nadâl

******

A’ sofle la buere
s’imbrune la sere
dal cîl al nevee
ce gran meravee…

Int, tabarossade
a’ passe pe strade,
cui vose, cui rît
tal blanc infinît.

Suspîr di cjampane
ch’a sune lontane,
a’ spant la so pâs
sul mont di bombâs.

Torne, torne Nadâl
a vuarì ogni mâl,
torne, torne Bambin
cul cûr ti spietìn.

******

Chiarore di Natale

******

Soffia la bora
s’imbruna la sera,
dal cielo nevica
che gran meraviglia…

Gente intabarrata
passa sulla strada,
chi grida, chi ride
nel bianco infinito.

Sospira la campana
che suona lontana,
sparge la sua pace
sul mondo di bambagia.

Torna, torna Natale
a guarire ogni male
torna, torna Bambino
con il cuore ti aspettiamo.

(Luigi Bevilacqua)

Buone Feste a tutti.


Biscotti vegani con farina di castagne, polpa di avocado, lecitina di soia ed albicocche secche.

biscotti farina di castagne vegani-001

Appena li ho visti sul blog di Simona ho pensato: li faccio ma voglio elaborare una versione vegana, la sfida era sostituire i 3 tuorli e nel blog di Alessandra, “collega” di WordPress (alla fine trovate tutti i link di riferimento)  ho trovato la soluzione: lecitina di soia ed acqua.

composto lecitina,acqua,alb secche,malto di riso-001

Lo zucchero l’ho sostituito con albicocche secche reidratate in microonde con poca acqua per 4 minuti e sciroppo di riso, il burro con la polpa di avocado, risultato? Ello li ha mangiati quasi tutti ma, ssst, è un segreto, non gli ho detto delle sostituzioni, perchè complicarmi/gli la vita ;-) ?

composto lecitina,acqua,alb secche,malto di riso da frullare-001

Ingredienti, le mie varianti:

  • 180 g di farina di castagne,
  • 100 g di polpa soda di avocado (al posto del burro),
  • 60 g. di albicocche secche (al posto dello zucchero),
  • 1 cucchiaino da the di sciroppo di riso (c.s.),
  • 50 g di nocciole tritate finemente (se siete intolleranti noci, mandorle ecc.),
  • 4 cucchiai e mezzo di lecitina di soia in granuli (al posto dei tuorli),
  • 6 cucchiaini di acqua (c.s.),
  • una punta di cucchiaino di vaniglia bourbon in polvere (al posto di cacao e rhum),
  • un cucchiaino di cremortartaro.

collage composto lecitina albicocche-001collage biscotti farina castagne

Cliccare sui collage per ingrandire.

Come fare (parzialmente copia/incollato dal blog di Simona):

mettere nel robot da cucina la farina di castagne setacciata col cremortartaro, la vaniglia bourbon in polvere, la polpa di avocado.

Azionare l’apparecchio fino ad ottenere uno sfarinato, unire (io ho adoperato ancora il robot da cucina) le nocciole, il composto di lecitina di soia, acqua, albicocche secche reidratate e sciroppo di riso.

Lavorare brevemente ad intermittenza fino ad amalgamare il tutto, compattare il composto, avvolgerlo nella pellicola e metterlo per 20 minuti in congelatore (mancando il burro ho scelto di rassodare così l’impasto).

Preriscaldare il forno a 180° C., tirare una sfoglia dello spessore di c.ca 4 mm. io, non conoscendo il risultato dell'”esperimento”, non ho avuto l’accortezza di proteggere la sfoglia ma lo farò la prossima volta, perchè ci sarà una prossima volta.

Ritagliare i biscotti con una rotella dentata o con uno stampino, io ho adoperato uno stampino per tartelletta dentellato a forma di cuore, per il centro ho adoperato uno stampino per tortelli ed ancora più al centro un beccuccio dentato per sac a poche (ci si arrangia con quello che c’è).

Posizionare i biscotti sulla placca da forno foderata con l’apposita carta e cuocere per c.ca 15 minuti.

biscotti farina castagne da infornare-001

biscotti farina castagne da infornare1-001

Dedicati a Fabiana e Sara che senz’altro gradiranno, Fabiana l’ho vista per la prima volta quest’anno, dopo una assidua frequentazione virtuale, al Salone del Gusto di Torino, Sara è mia ormai storica Amica e compagna di eventi in quel di Identità Golose e Salone del Gusto 2012/2014, Letissia, da quel che ho percepito, mi ha conosciuta virtualmente in occasione di salutiamoci, raccolta interessante ma dalla quale mi sono allontanata a causa di una “via macrobiotica” spocchiosa, supponente ed arrogante; ma sono dedicati anche a tutte quelle persone che non possono permettersi il lusso di mangiare ciò che desiderano perchè intolleranti o hanno scelto di eliminare le proteine animali per etica e sono dedicati anche a chi continua a seguirmi con stima ed affetto

Link di riferimento in ordine alfabetico:

Alessandra (sostituzione tuorli)

Fabiana

Letissia

Sara

Simona (Musa ispiratrice)


Vivere il Salone dall’altra parte del Bancone.

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Mayè Ndour Chef: particolari scattati da me dalla foto del calendario Lavazza di Steve McCurry esposta al Salone.

Per tutta la vita ho coltivato la passione per la lavorazione di cereali e prodotti locali.

Ora che, a cinquant’anni, mando ancora avanti il mio piccolo ristorante, posso dire che non c’è niente che dia più libertà dell’alimentazione. Almeno io la penso così.

Adoro il mio mestiere. Amo circondarmi di gente e condividere.

Chi siede ai miei tavoli deve sapere ogni cosa: dove ho preso la spezia che ha nel piatto, chi ha racolto quell’ ortaggio, persino il nome del macellaio dove prendo la carne.

Perchè il cibo è conoscenza, molto prima di mettersi a tavola.

In più so che, se scelgo prodotti locali, aiuto anche chi mi sta vicino e valorizzo il suo lavoro.

Non so se questa sia la strada che ci porterà a un’autosufficienza alimentare in Senegal o se rimarrà soltanto un mio sogno, ma son sicura che sia l’unica da percorrere.

Mayè Ndour Chef.

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Io 100% Slow Food

Queste parole, secondo me e non solo, descrivono perfettamente lo spirito del Salone del Gusto e sono anche quelle che dovrebbero leggere attentamente, prima di avventarsi, a testa bassa e “stuzzicadente tratto”, sui piccoli assaggi messi a disposizione dai Produttori, quelli che ho definito i predatori dell’Arca.

Tutto questo senza nemmeno rendersi conto di cosa stiano mangiando, in che parte del mondo si trovino, come se il biglietto pagato fosse quello d’entrata ad un  self service.

Quest’anno, merito dell’ecomuseo delle acque di Gemona, ho potuto guardare il Salone da un punto di vista privilegiato: quello dei Presidi Slow Food e quelle che, prima di partire, erano semplici supposizioni e sensazioni, sono diventate certezze che hanno rafforzato la mia stima nei confronti di alcuni e confermato la disistima verso altri.

Una buona percentuale di Produttori è ritornata a casa in perdita, i più fortunati hanno coperto a malapena le spese e la mia domanda rimane sempre la stessa: come mai il denaro pubblico non riesca mai ad essere utilizzato, non dico per finanziare queste realtà ma, almeno per aiutarle  a coprire in parte le spese di viaggio, di pernottamento ecc.

Immaginate lo sforzo economico che deve sostenere chi arriva dalla Barbagia (Sardegna) per trasportare la merce in traghetto, e le spese di autostrada e carburante per tutti  gli altri che arrivano da ogni parte d’Italia.

Destinare un’area del Lingotto ad accoglienza alberghiera convenzionata per espositori impedirebbe l’inevitabile futura rinuncia a partecipare di quelli ai quali, fatti due conti, non conviene affrontare un viaggio e sprecare denaro che è meglio investire nelle loro piccole Aziende.

Forse a molti sfugge il significato del progetto Slow Food e di come siano strutturate queste realtà: qui si tratta di piccole Comunità che vivono in piccoli territori, che rispettano il disciplinare per rimanere presidi, e non riusciranno mai a produrre grandi numeri per permettersi di esportare le loro eccellenze: questi produttori devono poter confidare e contano sull’appoggio di noi Italiani, non per vivere ma almeno per non morire…

Ed è per questo che tutti dovremmo fermarci un momento, guardare negli occhi la persona che è dall’altra parte del bancone e domandarle:  da che parte d’Italia arriva? Mi racconti un po’ la storia di questo pane o prosciutto, salame, biscotto, mela, marmellata, sciroppo, salsa, cipolla, aglio ecc. e saremo ricambiati con un sorriso come questo:

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Alla prossima.


Ciambella con uva Clinto, un altro viaggio sulla Macchina del tempo.

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 Essendo la stagione dell’uva ho deciso di riproporre una ricetta che avevo fatto nel 2009, non è mia ma di Germana del blog La Terra dei Violini, famosa per essere un’abile panificatrice, senza troppi fronzoli ed arpelli, genuina e semplice, come tutte le sue proposte.

Non ho mai avuto l’occasione di vedere l’uva Clinto sulla vite;  pur frequentando spesso la Val Rosandra per i miei consueti allenamenti con sosta obbligata a Bottazzo dove mi ristoravo con una bella e buona fetta di torta confezionata con questo tipo d’uva.

Sono trascorsi molti anni da allora, quasi 30 e non so più come sia e se esista ancora quel posto meraviglioso, raggiungibile a piedi lungo un sentiero stretto, affiancato dal Torrente Rosandra, allora ricco di gamberi di fiume: assomiglia molto al Torrente Resia, ora, per me più facilmente raggiungibile.

Torrente Rosandra

Immagine presa da qui

A Bottazzo c’era una trattoria dove ti offrivano un bicchiere di vino fatto con questa rarissima uva che ha il sapore simile all’uva fragola, ma i chicchi molto più piccoli; la vendita era interdetta, questo tipo di uva è considerato “cancerogeno”, un po’ come certi personaggi che tutti conosciamo ma che ci dobbiamo ingurgitare quotidianamente :-D ;-)

Dovrò tornare per un giorno nella mia terra per ripercorrere le strade, i sentieri che hanno forgiato questo mio inesauribile amore per la natura selvaggia, per i luoghi solitari e silenziosi.

Riproporre questa ciambella, anche se la ricetta non mi appartiene, è stato per me, un altro viaggio sulla macchina del tempo.

uva clinto part

Ingredienti per uno stampo da ciambella di 26 cm. di diametro:

  • 700 g. di uva Clinto oppure, se avete la possibilità di reperirla, perfetta la Cabernet,
  • 300 g. farina 00,
  • 100 g. di fecola,
  • 100 g. burro morbido,
    150 g. di zucchero essendo quest’uva dolce,
  • 6/7 cucchiai di latte,
  • 4 uova (2 intere + 2 tuorli),
  • 1 bustina di lievito in polvere.

ciambella con uva clinto da infornare pp-001

(foto 2009)

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

Montare il burro con lo zucchero, aggiungere le uova una per volta, la farina setacciata con la fecola, il latte, l’uva infarinata e per ultimo il lievito.

Foderare uno stampo a ciambella da 26 cm con carta forno (io l’ho imburrata perchè non ho quello liscio).

Infornare per 45/50 minuti.

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(Foto 2009)

Ciambella con uva rara di Germana

Uva


Caponata, per Vincenzo Nibali che ha colorato di Giallo Tour de France la nostra Italia.

Riapro i battenti, in anticipo sulla tabella di marcia, ma non posso perdere l’occasione per celebrare la splendida vittoria di questo uomo che è riuscito a farci rinnamorare dell’Italia.

E pazienza se, dopo anni, ai francesi, come canta Paolo Conte, … le balle ancora gli girano…

E quale occasione migliore per presentare umilmente la caponata che faccio da anni e che non  ero mai riuscita a fotografare? Consideriamo che la caponata, come spezzatini, ragù ecc. non è proprio fotogenica e non è facile equiparare la bellezza alla bontà, perchè la caponata è davvero buona.

Amore al primo assaggio, tantissimi anni fa, ad uno dei soliti pranzi della domenica da Nonna Flora che, aveva vissuto a Lampedusa per seguire la carriera militare del marito.

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Già allora avevo chiesto la ricetta e nel corso della vita, quando era tempo di melanzane, la replicavo; Nonna Flora friggeva anche il sedano ma, anni fa, ad una puntata della prova del cuoco arrivò un signore siciliano che preparò questa ricetta, che contempla il sedano sbollentato ma, credetemi, non si sente la differenza anche perchè il sedano mantiene comunque sapore e croccantezza.

Anche oggi mi intrufolo nelle cucine altrui ma sempre col solito rispetto, l’attrazione fatale che provo nei confronti delle ricette della tradizione, quelle che hanno una storia, le ricette che fanno intravedere la passione di chi le ha accompagnate amorevolmente fino ai giorni nostri, lasciandole in eredità a chi ne avrà la stessa cura, è la molla che mi convince, giorno dopo giorno, a continuare a scrivere qui.

Ogni giorno imparo qualcosa, scopro qualcosa, dietro queste ricette c’è un mondo da scoprire, i popoli e le loro usanze, queste ricette ci aiutano ad imparare, a conoscere, queste ricette sono cultura vera.

Come faccio quando ne ho l’occasione, unisco le regioni, adoperando i prodotti di casa mia e delle case altrui: la ricetta contempla le cipolle rosse, quindi ognuno può personalizzare questa caponata, chi con le cipolle rosse di Tropea, io ho scelto le cipolle Rosa della Val Cosa, Presidio Slow Food del Friuli Venezia Giulia che ho acquistato al Mercato della terra di Gemona; la signora aveva portato le cipolle sciolte per fare la dimostrazione come intrecciarle e formare le Resti (trecce) ma quel venerdì c’era poca gente in giro, peccato, sarà per la prossima volta.

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Le prime melanzane lunghe dello zio e i primi pomodori di Milva, stagionalità a kilometro zero.

Ingredienti, copio dal mio foglio vissuto, nel link sotto al post troverete la storia e la ricetta:

  • 1 kilo di melanzane lunghe,
  • 500 g. di gambi di sedano,
  • 250 g. di cipolle rosse (io la rosa della Val Cosa),
  • 250 g. di pomodori rossi, ramati, San Marzano ecc. oppure una salsa già preparata in precedenza, in questo caso si velocizza la preparazione,
  • 150 g. di concentrato di pomodoro,
  • 150 g. di capperi sotto sale,
  • 200 g. di olive verdi in salamoia, piccole se col nocciolo, grandi se snocciolate,
  • basilico fresco a piacere,
  • olio extra vergine di oliva,
  • olio di semi di arachide per una frittura più neutra,
  • 1 bicchiere di aceto di vino
  • 40 g. di zucchero.

cipolla di Cavasso e della ValCosa-001

Come fare:

lavare le melanzane, tagliarle a dadini, salarle e metterle in un scolapasta, con un peso sopra affinchè perdano l’acqua di vegetazione che potrebbe risultare amarognola; se le melanzane, come nel mio caso, sono freschissime basta 1 ora, sennò prolungare.

Dissalare i capperi sotto acqua fredda corrente e mettere da parte, sciacquare le olive (io lo faccio sempre) e, se scegliete quelle snocciolate, tagliarle a fette; io preferisco quelle col nocciolo, le trovo più saporite.

Sciogliere il concentrato di pomodoro in poca acqua calda; togliere i filamenti dai gambi di sedano e tagliarli a pezzetti, farli sbollentare in acqua bollente salata per qualche minuto e scolarli, mettere da parte.

Se adoperate i pomodori freschi, lavarli, fare una croce sulla buccia e sbollentarli per poter eliminare la pellicina con facilità, eliminare i semi e tritare la polpa.

Nel frattempo le melanzane saranno pronte, solitamente io le risciacquo e le asciugo, voi fate come al solito; friggerle in olio profondo e scolarle.

In un tegame capiente far rosolare in olio extravergine d’oliva, a fuoco lento, le cipolle tagliate a fette sottili fino a farle diventare trasparenti, unire la polpa di pomodoro ed asciugare, aggiungere le melanzane, il sedano, le olive, i capperi, il concentrato di pomodoro, le foglie di basilico, mescolare bene, aggiustare di sale e mescolare.

Unire l’aceto dove avrete fatto sciogliere lo zucchero, mescolare bene e continuare la cottura, scoperto e a fuoco dolce fintanto i sapori si saranno amalgamati perfettamente.

Ormai tutti sanno che la caponata è più buona dopo aver riposato un giorno; si può anche conservare (nel link che trovate sotto ci sono le indicazioni), io ho provato a farlo più volte ma i vasi venivano aperti nel giro di una settimana al massimo ;-)

Ottima anche per condire una pasta, provate a farla, se vi va, investite un pomeriggio, insieme con i vostri cari, sarà un pomeriggio indimenticabile per tutti.

caponata-001

Buona settimana

Link utili:

Cipolla di Cavasso e della Val Cosa

Caponata


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