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Gelatine al pomodoro e basilico ed i miei primi lampascioni

gruppo di antipasti pomodoro-002

Oggi nulla di nuovo, queste gelatine le ho scorporate da un post che ne conteneva tre: avevo vinto un contest, erano i tempi in cui mi ci buttavo a capofitto: sbagliavo, ostinandomi a credere di poter far parte di gruppi, di potermi integrare ma non avevo capito che non fanno per me: soltanto da poco me ne sono resa conto e l’ho accettato serenamente.

Oggidì sembra che sia indispensabile socializzare, è quasi un obbligo avere un profilo e/o una pagina su fb, chi non ce l’ha viene guardato con diffidenza, emarginato e messo da parte.

A volte mi sento quasi in colpa per essere così antipatica ed asociale ma poi mi passa: sto così bene da sola, perchè dovrei cambiare?

Mi manca il commentare/dialogare virtualmente con alcune persone, era un bello scambio di opinioni ma, come si dice: per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno ;-) ora però andiamo in cucina

Pomodori ramati1-001

Ingredienti per i cuoricini di pomodoro:

  • 250 g. di passata di pomodoro del tipo vellutato,
  • 4 g. di agar-agar in polvere,
  • 5 foglie di basilico fresco,
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar.

Cuori gelatina pomodoroe pom cresc..1-001

Come fare le gelatine di pomodoro:

mettere in infusione nella passata il basilico a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il basilico), amalgamare e versare negli stampini, riporre in frigorifero.

Per i cuoricini chiari mescolare un pò di mousse alla gelatina e riporre in frigorifero.

ciambellina cuori gelatina pomodoro pp-001

Ingredienti per la mousse di crescenza (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • crescenza,
  • panna fresca q.b. a rendere l’impasto cremoso.

Come fare la mousse:

setacciare la ricotta e la crescenza, lavorare aggiungendo la panna fresca fino a rendere il composto cremoso, metterlo in una sac a poche e riempire la cialda di pomodoro e la ciambellina di gelatina.

lampascione appena raccolto-001

Prima di presentarvi i miei primi lampascioni, voglio fare quattro chiacchiere con chi mi segue, lo so, senza la possibilità di commentare/replicare le mie chiacchiere sono più un soliloquio…

Forse l’introduzione farebbe trasparire un certo mio scontento invece no, al contrario, sto attraversando uno splendido periodo: finalmente sto risolvendo un problemino di salute che mi disturbava e pregiudicava la mia già traballante autostima.

Mercoledì ho fatto il day hospital in una struttura d’eccellenza che è la Casa di Cura Città di Udine, una struttura privata: lì ho risolto il mio problema di uveite, lì sto risolvendo un problema di varici, problema che altre strutture ospedaliere regionali davano per irrisolvibili: dovrà conviverci tutta la vita, adoperi le calze… Questa la risposta.

Pensate che ieri, durante la mia terapeutica passeggiata quotidiana, ho ricevuto una telefonata dal reparto: mi hanno chiesto come avessi trascorso la notte e se stessi bene… Non aggiungo altro: se avessi la possibilità economica compererei la pagina di un quotidiano (non il messaggero e nemmeno il piccolo visto i furti di foto da loro subiti ;-) ) per esternare la mia soddisfazione e, non lo nego, il mio stupore: si spendono sempre molte parole per criticare e parlar male mentre il bello ed il buono passano spesso inosservati.

Ed ecco i miei primi lampascioni: sapevo fossero le cipolline del, come l’ho sempre chiamato io, giacinto selvatico, in realtà si chiama Leopoldia comosa.

Li ho visti per caso e ricordando il post di Letissia, ho iniziato a scavare con le mani come un can da trifule, mamma mia quanto sono profondi ed essendo il terreno sassoso e particolarmente arido per la mancanza di pioggia, è stata una faticaccia e la mia fresca manicure è andata a farsi friggere :-) ma ne è valsa la pena: ora devo solo pensare come utilizzarli ma il tempo non mi manca, appena la mia mente avrà escogitato qualcosa, sarete i primi a saperlo.

lampascioni pp-001

Per oggi è tutto, buon fine settimana, a presto

Casa di Cura Città di Udine

Lampascioni

Letissia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Tatin con pere, cannella, cioccolato e zenzero, la rivincita speziata di 2 Amiche e tracce di primavera accantoalcamino.

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Non sono la persona più adatta per descrivere l’amicizia, anche perchè credo che l’amicizia sia un “affare” privato che ognuno di noi vive ed interpreta a modo proprio.

Io, e voi lo sapete bene, non sono una tipetta facile e spesso le mie amicizie naufragano a causa del mio temperamento però… E c’è un però, molte di queste amicizie naufragate ritornano, su scialuppe di salvataggio, magari dopo anni, come Tom Hanks in Kast Away.

Altre non tornano più, inutile rincorrerle, come Wilson, l’amico immaginario di Tom, ma rimangono dentro di te, per sempre; altre le butti in mare, che vadano pure alla deriva, senza rimpianti.

Io ne ho di amiche/amici, spesso non c’è frequentazione ma rimane comunque un filo invisibile ad unirci e così, le distanze si accorciano magari preparando un dolcetto che sai piacerle/gli.

Con l’Amica di oggi, oltre l’amore per l’arte, gli animali e la natura, condividiamo il disappunto di vivere con un ello che non ama la cannella né sapori speziati e che mettono sempre naso e becco dappertutto, ecco, viviamo con due tuttologi :-D e questa tatin vuole essere una specie di dolce, speziata e goduriosa rivincita<3

Come prima prova ha bisogno di qualche ritocco, qualche pera in più, per esempio, per colmare naturalmente i vuoti che si creano in cottura; un po’ di attenzione in più anche al momento di sformarla ma sono dettagli, il profumo ed il sapore hanno distolto l’attenzione dall’aspetto.

La frolla alla cannella e zenzero è riuscitissima, da rifare, ha l’aspetto compatto ma si scioglie in bocca, come ha detto lei che di frolla se ne intende.

tatin pere lato-002

Io ho adoperato una padella in rame col manico del diametro di 22/23 cm, come questa

Ingredienti:

  • *pasta frolla,
  • 6 pere Kaiser ma potete metterne di più,
  • 4 cucchiai di zucchero di canna,
  • 2 cucchiai di fiocchi di burro,
  • radice di zenzero fresco,
  • gocce di cioccolato fondente,
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere.

Ingredienti per la pasta frolla alla cannella e zenzero:

  • 300 g. di farina 00,
  • 150 g. di zucchero,
  • 150 g. di burro,
  • 2 tuorli (io ho messo 1 tuorlo ed 1 uovo intero per lapresenza della cannella e zenzero in polvere),
  • 1 cucchiaio di cannella in polvere,
  • 1 cucchiaino da te di zenzero in polvere,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la frolla (io la faccio nel mixer ad intermittenza):

setacciare la farina con la cannella, lo zenzero ed il sale, unire il burro ammorbidito a pezzetti, lo zucchero, tuorlo e l’uovo intero.

Formare una palla e riporla in frigorifero per 1 ora: per questa tatin ne basta poco più della metà, la frolla che rimane potete congelarla o fare dei frollini al momento.

collage tatin pere

Prepariamo la tatin:

intanto che la frolla riposa in frigorifero, preparare le pere: sbucciarle e tagliarle in 4 parti, eliminare semi e torsolo.

Preriscaldare il forno a 180°C.

Sul fondo della padella o tegame che avete scelto spargere lo zucchero di canna, disporre a raggera gli spicchi di pera con la parte tagliata verso l’alto, spolverare con altro zucchero di canna, qualche fiocchetto di burro ed infornare per 15 minuti.

Far raffreddare e nel frattempo stendere la frolla, ricavarne un cerchio leggermente più largo della padella; prima di appoggiarlo sulle pere rifinite la preparazione cospargendole con lo zenzero fresco grattugiato, le gocce di cioccolato ed ancora una spolverata di cannella;  spingere delicatamente i bordi della frolla verso l’interno.

Infornare e cuocere per 30/4a minuti, controllare; far raffreddare per qualche minuto, appoggiare cspra la padella un piatto da portata e rovesciare la tatin, magari meglio di come abbia fatto io ;-)

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Ed ora qualche traccia di primavera accantoalcamino:

collage germogli

Per oggi è tutto, alla prossima


Prleška ajdova potica (torta salata di grano saraceno) dedicata alla Latteria di Buja.

torta grano saraceno ricotta cornice

Ritorno accantoalcamino ma con porte e finestre ben chiuse, fa ancora troppo freddo e sono debole per resistere a pericolose correnti d’aria.

Ma le delusioni non finiscono mai, non per me che vivo ogni evento e situazione con grande passione e coinvolgimento: la latteria di Buja chiude, come preannunciato qui

Sarebbero bastati 50.000,00 €.(cinquantamilaeuro), ma nessuno si è fatto avanti: e pensare che per l’acquisto di baldanzosi ragazzotti che rincorrono il pallone si spendono centinaia di migliaia di €uro.

Nell’Udinese ha militato nientepopòdimenoché il figlio di Gheddafi…, immaginate voi…

Beh, con questo non voglio coinvolgere il presidentissimo (così lo chiama la moglie) ma in Friuli ci sarebbe chi, volendo, potrebbe dare una mano… In fondo per un imprenditore affermato cosa sono 50.000€. senza escludere la possibilità di una colletta ;-) ?

Un altro pezzetto di presidio slow food del Friuli che se ne va: sembra che non importi più a nessuno dei presidi: tempo fa fui testimone di un dialogo tra due personaggi autorevoli che si scambiavano opinioni su questa realtà nella nostra regione: non ne parlarono bene ma io, ancora col cuore romantico, non volli dare ascolto a quelle che considerai allora dicerie ma col e nel tempo, tutto ciò che sentii allora si è materializzato… Purtroppo.

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Latteria di Buja

Voglio dedicare questa semplice ricetta proprio a questa ed altre latterie della mia regione che stanno vivendo questo brutto momento; non è una ricetta del Friuli ma della Stiria Slovena (Štajerska) che contempla Maribor.

É una ricetta semplice, con pochi ingredienti: al basta un tic che significa basta poco, che ci si accontenta di un po’ di niente.

Ingredienti per la dose intera (io ho fatto la metà):

  • 700 g. di farina di grano saraceno,
  • 3 dl di acqua bollente,
  • 1 k. di ricotta o skuta,
  • 3 uova,
  • 3 dl di panna acida,
  • dragoncello fresco (aggiunta personale),
  • sale (io affumicato nel ripieno).

collage torta grano saraceno

Come fare:

preriscaldare il forno a 230° C.

Preparare un impasto con farina, acqua e sale, amalgamare bene e far raffreddare; stenderlo poi ad un altezza di c.ca 1 cm. ed adagiarlo su fondo e bordi di una teglia ricoperta con carta forno.

Lavorare la ricotta con le uova, il sale aggiungendo il dragoncello tritato e stendere il composto sulla pasta, livellare e versare la panna acida.

Infornare per 35 minuti.

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Dragoncello

Questa ricetta è senza glutine (controllare la spiga barrata sulla confezione), chi è vegano e/o intollerante al lattosio può adoperare una ricotta di tofu ed eliminare le uova.

Chi è godereccio può aggiungere della salsiccia o prosciutto, speck ecc.: la straordinarietà sta nella pasta, semplice e profumata e può accogliere anche un ripieno dolce, a voi la scelta.

Buona giornata ♥


Arance caramellate profumate al cardamomo: dolce fine e dolce inizio.

arancia caramellata alto n.

Questa ricetta non è farina del mio sacco: il solito foglietto (credo un vecchio ID) conservato per anni, ogni anno, quando arrivava la stagione ed anche le dolci arance di Max, lo ripescavo e, dopo averlo letto, lo rimettevo via.

Colpa del caramello col quale ho un rapporto conflittuale ed anche questa volta, pur avendo adoperato una pentola di rame col fondo spesso e non aver mescolato, il composto si è cristallizzato, ma non mi sono persa d’animo ed ho aggiunto il succo di mezzo limone e di un’arancia così ho domato il caramello che ha sprigionato un profumo sublime: cardamomo ed arancia, un’estasi.

Se per voi il caramello è una passegiata vi consiglio questo dolce, magari per questa sera: consigliano di far raffreddare le arance in frigorifero per minimo 4 ore e di servirle con del gelato allo yogurt.

A me/noi sono piaciute a temperatura ambiente accompagnate con della panna acida, se vi va e se avete la gelatiera provate a fare il gelato, alla fine un link della mia amica Sabrina: al posto delle noci potete adoperare le mandorle tostate ed utilizzare la julienne di scorza d’arancia per decorare.

collage arance cardamomo

Arance e cardamomo.

Ingredienti (1 arancia a persona):

  • 2 arance dolci e senza semi (Italiane),
  • i semini di 5 bacche di cardamomo, io abbondo,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 ml. di acqua,
  • il succo di 1 arancia,
  • panna acida per accompagnare o gelato allo yogurt.

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Come fare:

pelare le arance con una mandolina prelevando soltanto la parte arancione e tagliare le scorze a julienne; sbianchirle tre volte in acqua bollente, cambiando l’acqua ogni volta per elimininare l’amarognolo.

Pelare a vivo le arance e iniziare a preparare il caramello mettendo sul fuoco un tegame con lo zucchero e l’acqua e, scuotendo senza mescolare, controllare la colorazione.

Quando il caramello inizierà a brunirsi, aggiungere i semini di cardamomo schiacciati nel mortaio, la julienne di scorze d’arancia e completare la colorazione; spegnere il fuoco ed unire le arance e farle rotolare nel caramello.

A questo punto, se volete seguire la ricetta originale, fatele raffreddare per qualche ora in frigorifero oppure tenetele a temperatura ambiente fino al momento di servirle o con il gelato allo yogurt o con la panna acida.

Io ho fatto la dose intera di caramello per averne in abbondanza, se avanza potete mettere la julienne nello yogurt oppure adoperarla per decorare altri dolci, sbizzarritevi.

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Ed eccomi arrivata alla fine dell’anno, mi sono mancata: per anni ho combattuto nemici veri ed immaginari e me stessa, spesso la nemica da temere di più ma è passato.

Ci sono vite e personalità più problematiche di altre, è così, è nella natura dell’uomo e così era il mio destino ma ora ho un dovere nei miei confronti, ho il dovere di rendere me stessa migliore ed è questo il mio obiettivo per il 2015.

Per quest’anno è tutto, auguro a tutti voi e a me un 2015 da vivere al meglio.

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Link:

Gelato alla panna acida con noci.

Arance caramellate al cardamomo (versione simile a quella del foglietto)


Salustri di Nadâl (Chiarore di Natale)

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Salustri di Nadâl

******

A’ sofle la buere
s’imbrune la sere
dal cîl al nevee
ce gran meravee…

Int, tabarossade
a’ passe pe strade,
cui vose, cui rît
tal blanc infinît.

Suspîr di cjampane
ch’a sune lontane,
a’ spant la so pâs
sul mont di bombâs.

Torne, torne Nadâl
a vuarì ogni mâl,
torne, torne Bambin
cul cûr ti spietìn.

******

Chiarore di Natale

******

Soffia la bora
s’imbruna la sera,
dal cielo nevica
che gran meraviglia…

Gente intabarrata
passa sulla strada,
chi grida, chi ride
nel bianco infinito.

Sospira la campana
che suona lontana,
sparge la sua pace
sul mondo di bambagia.

Torna, torna Natale
a guarire ogni male
torna, torna Bambino
con il cuore ti aspettiamo.

(Luigi Bevilacqua)

Buone Feste a tutti.


Biscotti vegani con farina di castagne, polpa di avocado, lecitina di soia ed albicocche secche.

biscotti farina di castagne vegani-001

Appena li ho visti sul blog di Simona ho pensato: li faccio ma voglio elaborare una versione vegana, la sfida era sostituire i 3 tuorli e nel blog di Alessandra, “collega” di WordPress (alla fine trovate tutti i link di riferimento)  ho trovato la soluzione: lecitina di soia ed acqua.

composto lecitina,acqua,alb secche,malto di riso-001

Lo zucchero l’ho sostituito con albicocche secche reidratate in microonde con poca acqua per 4 minuti e sciroppo di riso, il burro con la polpa di avocado, risultato? Ello li ha mangiati quasi tutti ma, ssst, è un segreto, non gli ho detto delle sostituzioni, perchè complicarmi/gli la vita ;-) ?

composto lecitina,acqua,alb secche,malto di riso da frullare-001

Ingredienti, le mie varianti:

  • 180 g di farina di castagne,
  • 100 g di polpa soda di avocado (al posto del burro),
  • 60 g. di albicocche secche (al posto dello zucchero),
  • 1 cucchiaino da the di sciroppo di riso (c.s.),
  • 50 g di nocciole tritate finemente (se siete intolleranti noci, mandorle ecc.),
  • 4 cucchiai e mezzo di lecitina di soia in granuli (al posto dei tuorli),
  • 6 cucchiaini di acqua (c.s.),
  • una punta di cucchiaino di vaniglia bourbon in polvere (al posto di cacao e rhum),
  • un cucchiaino di cremortartaro.

collage composto lecitina albicocche-001collage biscotti farina castagne

Cliccare sui collage per ingrandire.

Come fare (parzialmente copia/incollato dal blog di Simona):

mettere nel robot da cucina la farina di castagne setacciata col cremortartaro, la vaniglia bourbon in polvere, la polpa di avocado.

Azionare l’apparecchio fino ad ottenere uno sfarinato, unire (io ho adoperato ancora il robot da cucina) le nocciole, il composto di lecitina di soia, acqua, albicocche secche reidratate e sciroppo di riso.

Lavorare brevemente ad intermittenza fino ad amalgamare il tutto, compattare il composto, avvolgerlo nella pellicola e metterlo per 20 minuti in congelatore (mancando il burro ho scelto di rassodare così l’impasto).

Preriscaldare il forno a 180° C., tirare una sfoglia dello spessore di c.ca 4 mm. io, non conoscendo il risultato dell'”esperimento”, non ho avuto l’accortezza di proteggere la sfoglia ma lo farò la prossima volta, perchè ci sarà una prossima volta.

Ritagliare i biscotti con una rotella dentata o con uno stampino, io ho adoperato uno stampino per tartelletta dentellato a forma di cuore, per il centro ho adoperato uno stampino per tortelli ed ancora più al centro un beccuccio dentato per sac a poche (ci si arrangia con quello che c’è).

Posizionare i biscotti sulla placca da forno foderata con l’apposita carta e cuocere per c.ca 15 minuti.

biscotti farina castagne da infornare-001

biscotti farina castagne da infornare1-001

Dedicati a Fabiana e Sara che senz’altro gradiranno, Fabiana l’ho vista per la prima volta quest’anno, dopo una assidua frequentazione virtuale, al Salone del Gusto di Torino, Sara è mia ormai storica Amica e compagna di eventi in quel di Identità Golose e Salone del Gusto 2012/2014, Letissia, da quel che ho percepito, mi ha conosciuta virtualmente in occasione di salutiamoci, raccolta interessante ma dalla quale mi sono allontanata a causa di una “via macrobiotica” spocchiosa, supponente ed arrogante; ma sono dedicati anche a tutte quelle persone che non possono permettersi il lusso di mangiare ciò che desiderano perchè intolleranti o hanno scelto di eliminare le proteine animali per etica e sono dedicati anche a chi continua a seguirmi con stima ed affetto

Link di riferimento in ordine alfabetico:

Alessandra (sostituzione tuorli)

Fabiana

Letissia

Sara

Simona (Musa ispiratrice)


Vivere il Salone dall’altra parte del Bancone.

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Mayè Ndour Chef: particolari scattati da me dalla foto del calendario Lavazza di Steve McCurry esposta al Salone.

Per tutta la vita ho coltivato la passione per la lavorazione di cereali e prodotti locali.

Ora che, a cinquant’anni, mando ancora avanti il mio piccolo ristorante, posso dire che non c’è niente che dia più libertà dell’alimentazione. Almeno io la penso così.

Adoro il mio mestiere. Amo circondarmi di gente e condividere.

Chi siede ai miei tavoli deve sapere ogni cosa: dove ho preso la spezia che ha nel piatto, chi ha racolto quell’ ortaggio, persino il nome del macellaio dove prendo la carne.

Perchè il cibo è conoscenza, molto prima di mettersi a tavola.

In più so che, se scelgo prodotti locali, aiuto anche chi mi sta vicino e valorizzo il suo lavoro.

Non so se questa sia la strada che ci porterà a un’autosufficienza alimentare in Senegal o se rimarrà soltanto un mio sogno, ma son sicura che sia l’unica da percorrere.

Mayè Ndour Chef.

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Io 100% Slow Food

Queste parole, secondo me e non solo, descrivono perfettamente lo spirito del Salone del Gusto e sono anche quelle che dovrebbero leggere attentamente, prima di avventarsi, a testa bassa e “stuzzicadente tratto”, sui piccoli assaggi messi a disposizione dai Produttori, quelli che ho definito i predatori dell’Arca.

Tutto questo senza nemmeno rendersi conto di cosa stiano mangiando, in che parte del mondo si trovino, come se il biglietto pagato fosse quello d’entrata ad un  self service.

Quest’anno, merito dell’ecomuseo delle acque di Gemona, ho potuto guardare il Salone da un punto di vista privilegiato: quello dei Presidi Slow Food e quelle che, prima di partire, erano semplici supposizioni e sensazioni, sono diventate certezze che hanno rafforzato la mia stima nei confronti di alcuni e confermato la disistima verso altri.

Una buona percentuale di Produttori è ritornata a casa in perdita, i più fortunati hanno coperto a malapena le spese e la mia domanda rimane sempre la stessa: come mai il denaro pubblico non riesca mai ad essere utilizzato, non dico per finanziare queste realtà ma, almeno per aiutarle  a coprire in parte le spese di viaggio, di pernottamento ecc.

Immaginate lo sforzo economico che deve sostenere chi arriva dalla Barbagia (Sardegna) per trasportare la merce in traghetto, e le spese di autostrada e carburante per tutti  gli altri che arrivano da ogni parte d’Italia.

Destinare un’area del Lingotto ad accoglienza alberghiera convenzionata per espositori impedirebbe l’inevitabile futura rinuncia a partecipare di quelli ai quali, fatti due conti, non conviene affrontare un viaggio e sprecare denaro che è meglio investire nelle loro piccole Aziende.

Forse a molti sfugge il significato del progetto Slow Food e di come siano strutturate queste realtà: qui si tratta di piccole Comunità che vivono in piccoli territori, che rispettano il disciplinare per rimanere presidi, e non riusciranno mai a produrre grandi numeri per permettersi di esportare le loro eccellenze: questi produttori devono poter confidare e contano sull’appoggio di noi Italiani, non per vivere ma almeno per non morire…

Ed è per questo che tutti dovremmo fermarci un momento, guardare negli occhi la persona che è dall’altra parte del bancone e domandarle:  da che parte d’Italia arriva? Mi racconti un po’ la storia di questo pane o prosciutto, salame, biscotto, mela, marmellata, sciroppo, salsa, cipolla, aglio ecc. e saremo ricambiati con un sorriso come questo:

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Alla prossima.