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Gelatine al pomodoro e basilico ed i miei primi lampascioni

gruppo di antipasti pomodoro-002

Oggi nulla di nuovo, queste gelatine le ho scorporate da un post che ne conteneva tre: avevo vinto un contest, erano i tempi in cui mi ci buttavo a capofitto: sbagliavo, ostinandomi a credere di poter far parte di gruppi, di potermi integrare ma non avevo capito che non fanno per me: soltanto da poco me ne sono resa conto e l’ho accettato serenamente.

Oggidì sembra che sia indispensabile socializzare, è quasi un obbligo avere un profilo e/o una pagina su fb, chi non ce l’ha viene guardato con diffidenza, emarginato e messo da parte.

A volte mi sento quasi in colpa per essere così antipatica ed asociale ma poi mi passa: sto così bene da sola, perchè dovrei cambiare?

Mi manca il commentare/dialogare virtualmente con alcune persone, era un bello scambio di opinioni ma, come si dice: per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno ;-) ora però andiamo in cucina

Pomodori ramati1-001

Ingredienti per i cuoricini di pomodoro:

  • 250 g. di passata di pomodoro del tipo vellutato,
  • 4 g. di agar-agar in polvere,
  • 5 foglie di basilico fresco,
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar.

Cuori gelatina pomodoroe pom cresc..1-001

Come fare le gelatine di pomodoro:

mettere in infusione nella passata il basilico a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il basilico), amalgamare e versare negli stampini, riporre in frigorifero.

Per i cuoricini chiari mescolare un pò di mousse alla gelatina e riporre in frigorifero.

ciambellina cuori gelatina pomodoro pp-001

Ingredienti per la mousse di crescenza (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • crescenza,
  • panna fresca q.b. a rendere l’impasto cremoso.

Come fare la mousse:

setacciare la ricotta e la crescenza, lavorare aggiungendo la panna fresca fino a rendere il composto cremoso, metterlo in una sac a poche e riempire la cialda di pomodoro e la ciambellina di gelatina.

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Prima di presentarvi i miei primi lampascioni, voglio fare quattro chiacchiere con chi mi segue, lo so, senza la possibilità di commentare/replicare le mie chiacchiere sono più un soliloquio…

Forse l’introduzione farebbe trasparire un certo mio scontento invece no, al contrario, sto attraversando uno splendido periodo: finalmente sto risolvendo un problemino di salute che mi disturbava e pregiudicava la mia già traballante autostima.

Mercoledì ho fatto il day hospital in una struttura d’eccellenza che è la Casa di Cura Città di Udine, una struttura privata: lì ho risolto il mio problema di uveite, lì sto risolvendo un problema di varici, problema che altre strutture ospedaliere regionali davano per irrisolvibili: dovrà conviverci tutta la vita, adoperi le calze… Questa la risposta.

Pensate che ieri, durante la mia terapeutica passeggiata quotidiana, ho ricevuto una telefonata dal reparto: mi hanno chiesto come avessi trascorso la notte e se stessi bene… Non aggiungo altro: se avessi la possibilità economica compererei la pagina di un quotidiano (non il messaggero e nemmeno il piccolo visto i furti di foto da loro subiti ;-) ) per esternare la mia soddisfazione e, non lo nego, il mio stupore: si spendono sempre molte parole per criticare e parlar male mentre il bello ed il buono passano spesso inosservati.

Ed ecco i miei primi lampascioni: sapevo fossero le cipolline del, come l’ho sempre chiamato io, giacinto selvatico, in realtà si chiama Leopoldia comosa.

Li ho visti per caso e ricordando il post di Letissia, ho iniziato a scavare con le mani come un can da trifule, mamma mia quanto sono profondi ed essendo il terreno sassoso e particolarmente arido per la mancanza di pioggia, è stata una faticaccia e la mia fresca manicure è andata a farsi friggere :-) ma ne è valsa la pena: ora devo solo pensare come utilizzarli ma il tempo non mi manca, appena la mia mente avrà escogitato qualcosa, sarete i primi a saperlo.

lampascioni pp-001

Per oggi è tutto, buon fine settimana, a presto

Casa di Cura Città di Udine

Lampascioni

Letissia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Pistum di Borgotitol.

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La Val Tramontina, oltre ad avere una natura incontaminata e particolare ed attirare anche un distratto turista in rilassanti escursioni, è una zona ricca di sapori e specialità culinarie e cibi della tradizione.

Alcuni, dopo essere caduti nell’oblio, stanno ritrovando un ruolo importante non solo nella cucina familiare ma soprattutto durante le manifestazioni incentrate sui sapori del Friuli Venezia Giulia e nei ristoranti che offrono la cucina tipica regionale.

Il buon pistum, derivato da una materia prima economica, una semplice rapa, è uno dei cibi riportati alla notorietà. In questi anni infatti, è stato giustamente rivalutato come cibo essenziale dei valligiani durante i lunghi mesi invernali.

Nei piccoli orti familiari tutti i tramontini avevano l’abitudine, insieme alle patate, ai fagioli, alle verze, di coltivare una certa quantità di rape, per farne una scorta alimentare durante i mesi freddi.

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Ogni famiglia sapeva preparare il suo pistum: le inchieste fatte nelle varie borgate della Val Tramontina ci hanno permesso di constatare che il modo di prepararlo era molto simile ovunque.

All’inizio dell’autunno si raccoglievano le foglie di rapa, si sbollentavano (si deva ‘na sbrovada) nel paiolo (cialderia) della polenta: scolate venivano sovrapposte in una cita di piera o un bos di len o in caratel.

Una volta ben pressate, erano chiuse con un coperchio di legno sul quale si poneva un peso, magari un grosso sasso, per tenerle ben schiacciate.

Il contenitore si portava all’aperto perchè al glaci, doveva ghiacciare; più la temperatura, durante l’inverno scendeva (inglaciava) più il pistum sarebbe diventato buono.

Al vol glaciât, à di vignir garb (acido) per essere buono; di solito si dènices verso Natale, si cominciava a mangiarlo verso le feste Natalizie.

Dal contenitore si toglieva man mano la quantità che serviva per il consumo di qualche giorno: sul cioc si pestava cul manarin, cioè, si tagliava a piccole listarelle.

Si metteva dentro il paiolo con il brodo della polenta per un bollore (sbroves), si aggiungeva un poco di lardo pestato e scaldato in un tegame, sale e epe, volendo anche un spigul di ai (uno spicchio d’aglio). Attualmente si condisce, dopo pochi minuti di bollitura, direttamente in una terrina.

Il pistum, dal sapore leggermente acidulo, può essere conservato in frigo, in un vaso di vetro, per alcuni giorni.

Al giorno d’oggi si prepara in modo più semplice: non si lasciano più ghiacciare le foglie di rapa ma si prepara il pistum direttamente con le foglie fresche: acquista un sapore meno acidulo è più apprezzato dai “palati moderni”.

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Ecco, questo e molto altro potrete trovarlo sulla brochure messa a disposizione dalla Pro Loco di Tramonti di Sopra, io ho preparato la ricetta, diciamo, più moderna, con le foglie di rapa gentilmente portatemi dal Signor Alido.

La farina di polenta arriva anch’essa da Tramonti, un prezioso dono del Signor Roberto che ha diviso con me la sua ultima scorta; ho omesso il lardo ed ho adoperato l’aglio di Resia.

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Si propone una rivisitata ricetta per una preparazione casalinga: un tempo, questo era il piatto unico delle sere d’inverno,ora è diventato una pietanza sfiziosa da servire per accompagnare alcune portate di carne o da servire semplicemente con la polenta.

Ingredienti per 4 persone:

  • 150 g. di foglie di rapa,
  • 150 g. di farina di mais,
  • 1 spicchio d’aglio (di Resia),
  • lardo, burro (io olio evo),
  • sale,
  • pepe,
  • primule, fiori di tarassaco, steli d’aglio selvatico per decorare (la mia versione), tutto è edibile.

Pistum pp-003

Come fare:

lessare le foglie di rapa (io le avevo preparate precedentemente e conservate, con il loro liquido, in congelatore) e tritarle per ridurle in poltiglia.

Soffriggere il lardo con lo spicchio d’aglio, unire le foglie di rapa e cuocerle per alcuni minuti, regolare di sale e pepe.

In un’altra pentola portare a bollore l’acqua, salare e versare a pioggia la farina di mais; mescolare e lasciare la polenta molto liquida.

Versare alcuni mestoli di questa polenta nel tegame del pistum e cuocere lentamente fino ad ottenere una crema densa: a piacere, prima di servire, si può aggiungere una noce di burro (oppure un filo d’olio evo).

Il signor Alido mi ha raccontato che si tendevano a mantenere più liquide le minestre, la polenta ecc. perchè il potere saziante era maggiore e più liquido era e più si riempiva il pancino…

Orti a Tramonti di Sopra e pistum

Tramonti di Sopra e Pistum.

Questa ed altre ricette della tradizione della Val Tramontina le potrete trovare da Borgotitol a Tramonti di Sopra e, approffitto per dare il benvenuto al nuovo nato, un bel asinello che il signor Alido ha chiamato proprio Pistùm.

Per oggi è tutto, ringrazio Elisa Pessa che mi ha autorizzata ad utilizzare il materiale dell’opuscolo: alla prossima ricetta


Borgotitol e Tramonti di Sopra, come trasformare un giorno ordinario in uno straordinario.

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Si percepisce subito, appena si imbocca la strada sterrata che porta a Borgotitol, che lì, in mezzo a quelle montagne che si fanno massaggiare i piedi dalle limpide acque del Meduna, la vita segue i ritmi della natura.

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E nel rispetto della Natura si allevano le sue creature, in libertà: a Borgotitol gli animali vengono allevati per nutrire l’uomo ma senza gli eccessi, sprechi ed inutili crudeltà che caratterizzano la nostra epoca.

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Le mucche, in questo momento tutte gravide, partoriranno in autunno, al caldo, in un posto tranquillo: sono mucche da latte, generose, danno tanto latte che la moglie del patron ha imparato a trasformare in formaggio e può vantarsi di aver attirato l’interesse di maestri casari del Trentino che la stanno aiutando a migliorare il prodotto già buono.

L’umiltà di accettare l’aiuto da altri, da chi ha più esperienza, è questo il Friuli Venezia Giulia che mi piace, quello propositivo, riservato, discreto, che lavora, senza tante chiacchiere.

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La moglie del Patron, talento naturale, ha elaborato un formaggio erborinato che sta maturando in cantina, stanza inserita nella struttura che un giorno, probabilmente già quest’estate, si completerà con un laboratorio didattico dove verranno raccontati i vari passaggi della lavorazione; una splendida iniziativa per avvicinare i giovani alla Natura, al lavoro e, chissà che non sia l’inizio di una nuova presa di coscienza da parte loro.

Sarà adiacente uno spaccio con degustazione per chi non avesse tempo di fermarsi a pranzo nell’Agriturismo, in estate aperto tutti i giorni, meno uno per il meritato riposo della Famiglia…

A Borgotitol non si mangia vitello, i piccoli maschi vengono lasciati tranquilli al pascolo fino all’anno e mezzo, lo so, ai vegani sembrerà terribile ciò che scrivo ma, come ha detto il Patron: questa è una fattoria, non uno zoo… Come dargli torto?

Il signor Roberto mi fa da guida, sono fortunata, è l’unico giorno in cui è più tranquillo: l’agriturismo è chiuso e quindi può rispondere alle mie domande da fanciulla stupita.

la casetta del fumo al lavoro-001

Iniziamo con la visita alla casetta dell’affumicatura, la foto è stata fatta poco prima che andassi via: l’affumicatura avviene in 3 tempi adoperando legno di nocciolo con l’aggiunta di ginepro per il profumo.

collage affumicatura

All’interno della casetta sua maestà la pitina, nelle varie fasi di affumicatura in compagnia di salsicce, salami e pancette.

collage pitine aff.

Separato, solitario ed altezzoso (nel senso che è appeso più in alto ;-) ) sua maestà lo speck, del quale non conoscevo la lavorazione: viene ricavato, come il prosciutto, dalle cosce di maiale, disossate, pressate, salate e massaggiate con spezie e fatte stagionare fino al momento dell’affumicatura.

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Prosegue la visita alla stalla dei maiali che mi palesano il loro disappunto e quindi mi ritiro :-D

maiale pipì-001

Procediamo verso l’aia, spazio grandissimo che permette ad oche, galline, polli del collo nudo, faraone, tacchini, di scorazzare liberi.

Ragazze, se vi dicono sei un’oca beh, sentitevi onorate: le oche sono solidali tra loro, si proteggono, si difendono, si tutelano dagli attachi esterni.

Esempio? Nell’aia un’oca stava covando ed il patron mi ha detto che ha avuto il suo daffare per pulire, le oche amiche della futura mamma, temendo un abuso, hanno iniziato a starnazzare ed attaccare il malcapitato :-D

collage oche

Nella fattoria di Borgotitol le oche fanno parte della famiglia, sono “animali” da compagnia, le galline sono galline ovaiole: tutte le specie convivono serenamente e, si sa, soltanto da chi vive serenamente si può ottenere il meglio: la natura insegna, a buon intenditor!

collage vita nell'aia

É ora di mangiare qualcosa, in semplicità, la cucina di casa, sono emozionata e grata ospite; intanto che il patron prepara un veloce sugo per la pasta, con i suoi prodotti: salsa di pomodoro, cipolla e salsiccia.

un sugo veloce per stare insieme-001

E nel frattempo che il sugo pipia (alla napoletana) sul fornello, affetta la lugianegia e la mette sul tagliere: non resisto, il mio istinto criminale da foodblogger prende il sopravvento e devo fotografare (oltrechè mangiare ;-) ).

lugianegia-001

Vi chiederete: cos’è la lugianegia? É un salume dell’alta Valcellina: il patron ha avuto in dono l’antica ricetta che contempla il 50% di carne magra di maiale, il 50% di carne magra di manzo, viene arricchita con lardo, viene salata ed affumicata.

lugianigia pp-001

Quella che vedete nella foto è ancora fresca (io amo i salumi freschi n.d.r.), quello che mi ha colpito è l’equilibrio della salatura: spesso sale e spezie vengono utilizzati come fossero una sorta di nasconditori di sapori, ma non è questo il caso qui, una fetta tira l’altra, non lascia il palato unto, insomma, credetemi, è meraviglioso!

lugianegia e speck-003

Arriva lo speck e scappo via col tagliere, la criminal-foodblogger colpisce ancora e, nonostante la mia macchina fotografica sia sempre quella di una dilettante, mi butto.

Trovo un tavolo con ogni bendiddio, compreso il mio adorato Pan di Sorc: intrufolo lì il mio tagliere ed immortalo cotanta bontà:

gruppo di eccellenze in un interno-001

Mentre, affamata, ritorno verso quella meravigliosa pasta al pomodoro e salsiccia, faccio ancora qualche foto alle salette e agli angolini dell’agriturismo.

collage salette borgotitol

La padella con gli spaghetti è in mezzo alla tavola: la cucina di casa, quella che piace a me, meraviglia; io vivrei di pasta, soprattutto di pasta al pomodoro: questa è proprio una giornata straordinaria!

dalla padella, tutti insieme-001

Prima di avventarmi sugli spaghetti fotografo il cesto di legna, quello che fa tanto casa, calore, famiglia: ho voglia di tenerezza…

legna da ardere-001

É ora di rientrare, ringrazio, saluto, mi guardo ancora attorno, intravedo delle arnie:

arnie-001

Sono sue quelle arnie? Si, ma sono vuote, le api sono morte di fame, strano, con tutte le eriche che ci sono, mi dice: l’anno scorso avevo un miele di erica straordinario, quest’anno nulla :-(  Evidentemente le api, vittime dell’inquinamento globale, hanno perso l’orientamento e non riescono più a trovare i fiori per nutrirsi: questo è triste ma il patron proverà ancora, io gli auguro di riuscirci, l’erica c’è…

eriche-001

Me ne torno a casa, felice, a volte basta poco per esserlo

Borgotitol

all’ouf in ta la caneva al mangia la lugianigia

tiere furlane

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Zuppa di zucca a Pois, con Pitina della Val Tramontina: vado dove mi porta il cuore♥

zuppa di zucca a pois alto-002

Amo la Pitina della Val Tramontina da molti anni, da molto prima di avere la connessione Internet ed un blog di cucina e, quando ho saputo che, dal 2000, la Pitina della Val Tramontina è diventata presidio Slow Food, beh, l’amore si è rafforzato ed inorgoglito.

Chi mi legge e conosce sa che questo blog è intriso di Pitina, e tutto ciò va oltre le collaborazioni, gli sponsor e la visibilità e per questo ho intenzione di cucinarne e parlarne ancora, a lungo e con immutato amore.

I pois che decorano questa zuppa provengono dalla Pitina di un produttore del quale avevo già parlato tempo fa e che avevo contattato per chiedergli il permesso di inserirlo come produttore di Pitina, nella sceda di GDF, al posto di Mattia.

Al Salone l’ho incontrato personalmente e, chiacchierando un po’, ho saputo che Mattia, che purtroppo è mancato, è stato il Maestro di Pitina per tutti quelli che ora sono depositari del suo insegnamento; meno male, sarebbe stato un peccato perdere un altro pezzo di storia ma a Tramonti non accade perchè, fortunatamente, c’è anche una Pro Loco seguita e coordinata da persone in gamba, appassionate, giovani e meno giovani che hanno deciso di dedicarsi alla conservazione delle tradizioni della loro Valle anche per evitare lo spopolamento e che non si è mai fermata, ha sempre lavorato, anche remando contro i soliti ostacolanti detrattori, per tenere alto il nome di questa splendida Valle: : a tutti loro va il mio, seppur insignificante, incoraggiamento: è questo il Friuli che mi piace, non quello col bicchiere in mano, quello che spettegola sempre e comunque e che ha deliri di onnipotenza: fuarce Friul che, detto da una Triestina vale doppio, non credo che mai nessun Friulano abbia mai esclamato Forza Trieste ;-)

zuccona, pitina ecc.-001Pitina di BorgoTitol, zucca, nespole comuni, aglio di resia, patate di Milva, mais cincuantin, pan di sorc, cipolla di Cavasso e della val Cosa, mela Decio (Veneto): gruppo di eccellenze in un cestino.

L’ispiratrice per questa zuppa è Nannarè che, chi mi segue, conosce già: sua la ricetta del brasato, dei biscotti al mosto cotto: sempre gradevoli e divertenti i suoi testi d’accompagnamento come anche i suoi commenti che mi mettono di buon umore e mi rasserenano la giornata, proprio come il sole che splende oggi in quel di Pasian di Prato.

La mia versione è un po’ diversa ma scrivo la sua paro paro per chi volesse provarla, metto un po’ di virgole tanto per rendere comprensibile il suo strampalato stil novo: Nannarè ti adoro, lo sai ♥

Metto su 1 pentola con dell’acqua.

In una pila (pentola di coccio n.d.r.) faccio rosolare un pochino di cubetti di pancetta insieme ad uno spicchio d’aglio (peperoncino se gradito), aggiungo degli spicchi grossolani di patata o le metto tagliate a metà se son di quelle piccoline – piccoline, del cuore di sedano comprese le foglioline (o sl una bella costa se nn ho il “cuore di sedano”- intera, poi la tolgo), rosmarino ;D !!! (a volte un pizzico di timo), dei pomodorini a pezzetti (privati dei semi) o mlto + semplicemente della passata di pomodoro (spesso anche la polpa di pomodoro Mutti “attenta Nannarè che parte la denuncia :-D): faccio insaporire un 10 – 15 minuti (Xchè la patata impiega più della zucca a cuocere), aggiungo la zucca tagliata a cubettoni (Tanto poi si disfa un pò), aggiungo acqua calda fino all’altezza dei manici della pila e faccio andare cm x un brodo, aggiungo sale – pepe q.b.

Man mano deve ritirarsi un pò (ma tu sai far bene zuppe e minestre quindi sai perfettamente quale consistenza ti piace raggiungere – solo ricorda: che poi al tutto si aggiunge la pasta mista).

La pasta puoi cuocerla un pò al dente o lessandola da parte (poi la aggiungi alla zuppa) o prelevando del brodo dalla “pila”, lo metti in un pentolino e ci cuoci la pasta che poi, ugualmente scoli ed aggiungi alla zuppa.

Al posto della pasta si possono usare dei crostini/crostoni di pane.

Si può anche gustare così : tanto ci son le patate! (Con una leggera spolverata di parmigiano grattuggiato o con delle croste ben pulite di parmigiano messe quasi a fine cottura nella zuppa).

Naturalmente il gustoso ed ultimo tocco finale sul tutto è un modestissimo filo/giro d’ottimo olio evo (tipo quello del tuo post di Firenze).

Che ne dici può andare? L’idea me l’ha data il mio babbo sudista che usa questa ricetta con la zucchina siciliana lungaaa,lungaaa ed i suoi “tenerumi”:(in qsto caso nn usiamo il rosmarino od il timo – ma solo un pochino di sedano).

E’ gustosa salutare, fa bene – se ti va provala – Buon appetito cuore!

Ora passo alla mia versione, non avendo obblighi da chef, posso permettermi il utilizzare anche gli avanzi, in questo caso dei funghi pleurotus cotti al forno: è questa la minestra, quella della cucina di casa, quella che piace a me e che mi da calore, quindi non formalizzatevi sulle dosi, divertitevi a creare, aggiungere, togliere e sostituire e mignestre sia!.

zucca tagliata alto-001

Ingredienti:

  • una zucca (18 cm. di diametro), la mia è varietà Delica che arriva da Venzone dove fino a due anni fa c’era anche una festa dedicata alla zucca,
  • metà Pitina della Val Tramontina,
  • 2 patate medie a cubetti,
  • 2 cucchiai di funghi pleurotus al forno o trifolati (facoltativi),
  • 1 piccola cipolla di Cavasso e della Val Cosa,
  • 1 cuoricino di sedano con le foglioline,
  • brodo vegetale o acqua,
  • rosmarino,
  • peperoncino di Calabria in polvere,
  • sale.

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Come fare:

ritagliare la zucca ricavando un contenitore col coperchio: ripulire l’interno dai filamenti e semi (non buttateli che si possono riutilizzare) e, con uno scavino sferico ritagliare delle piccole sfere, se volete la mia decorazione, altrimenti scavate la polpa con un coltellino affilato per ricavarne cubetti.

Cuocere a vapore le sfere di zucca e metterle da parte, tagliare a cubetti la restante polpa di zucca; sbriciolare la pitina conservando i pois più belli per la decorazione.

In una pentola di coccio ammorbidire le briciole più belle di pitina con un po’ di burro e brodo vegetale (consiglio del grande chef Emanuele Scarello), scolare e mettere da parte assieme ai pois di zucca che servirano alla decorazione finale.

Al condimento rimasto, comprensivo di briciole di pitina, aggiungere olio extravergine di oliva e rosolare la cipolla, il cuoricino di sedano tritato, i cubetti di patata ed il peperoncino in polvere.

Quando il tutto sarà ben rosolato, aggiungere i cubetti di zucca e, quando saranno ammorbiditi, unire i funghi pleurotus (facoltativi ma ci stanno bene ;-) ), aggiungere brodo vegetale, coprire e continuare la cottura.

A cottura ultimata frullare metà della preparazione e mantenerla calda; nel frattempo insaporire le sfere di zucca e pitina in olio extravergine di oliva e aghi di rosmarino che arricchiranno ulteriormente di profumo questa zuppa.

Infornare la zucca-contenitore a 150° per 8 minuti, versare all’interno la zuppa, decorarla con i pois di pitina e zucca, coprire e portare in tavola e… Non sorprendetevi se qualcuno vi applaudirà ;-)

zuppa di zucca a pois pp-001

Indico i link utili a chi volesse replicare la ricetta dei Pleurotus che io ho collaudato più volte e posso garantirne la qualità, senza dimenticare che il sito di riferimento è molto seguito e, come dico io, pur essendo blasonato e con foto molto belle, rimane una garanzia, fidatevi.

Pleurotus da forno-001

Pleurotus da infornare.

PITINA DELLA VAL TRAMONTINA

I Pleurotus, come cucinarli

Borgotitol

Cipolla di Cavasso e della Val Cosa

Ma non è tutto, stamane sono stata omaggiata di questo splendore, ma questa è un’altra storia :

La gentilezza arriva dal freddo-001

La gentilezza arriva dal freddo.

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Strucolo de ua fragola (strudel di uva fragola), nostalgia della vendemmia.

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Il primo ricordo che ho della vandemmia risale ai tempi in cui avevo i piedini così piccoli da non riuscire, con uno, a pigiare un grappolo intero: avrei voluto raccogliere anch’io l’uva,  ma ai bambini non era permesso adoperare le forbici così, per accontentarmi, acconsentirono a farmi salire sulla piccola scala di legno a pioli costruita dallo “zio Erminio” e di saltare nel tino insieme con gli altri.

Avevo paura di essere pizzicata dai tagliaforbice, insettini con delle tenaglie che era usuale veder far capolino tra i chicchi, ma erano talmente grandi la gioia e l’orgoglio di potermi rendere utile ed il senso di libertà che provavo che mi feci forza e non ci pensai più.

Farnei e Noghere oggi-001

Tutto questo accadeva a Farnei, io abitavo non molto lontano: la mappa è contemporanea, allora tutte quelle fabbriche, strade, autostrade, non esistevano: il quadratino grande indica il posto dove andavo a pigiare l’uva, quello piccolo, all’incirca dove abitavo con papà e mamma, proprio accanto all’argine del Rio Ospo e, segnato con le freccette, il percorso che facevo ogni mattina per andare al molo Balota e salire sull’autobus che mi portava a scuola, a Muggia.

strada perMuggia

In fondo c’è il Molo Balota, in questa foto, presa dal web, il mezzo sta ritornando a Trieste,

stazione filobus

La stazione com’era allora (foto dal web).

Dopo quell’ episodio trascorsero molti prima che mi si ripresentasse l’occasione di vendemmiare; ormai ero grande, ma il ricordo di quella vendemmia era così bello da volerlo rivivere: nel frattempo i piedi erano stati sostituiti dai torchi ma l’atmosfera e i profumi erano gli stessi.

Accadde a Cormons (GO), in un’azienda agricola a gestione familiare: avevano anche la stalla e la mattina presto lasciavano davanti alle porte delle case dei clienti la/le bottiglia/e di latte fresco.

Ricordo che la Mamma di Franco, quella dei biscotti al cocco per intenderci, raccoglieva, giorno dopo giorno, l’abbondante strato di panna che si formava in superfice, la metteva in un frigoverre (mi ricordo questo) e, quando aveva la quantità sufficiente, iniziava a sbattere con forza (a volte le davo il cambio) per ricavare il burro che poi adoperava per fare i suoi famosi dolci:  tra i quali c’era anche l’impasto per questo strucolo: impasto che adoperava anche per fare la focaccia per la colazione, lei lo chiamava pane dolce, per voi sarà, forse, pan brioche.

Ed è proprio uno strucolo come questo che portai il primo giorno di vendemmia, l’uva fragola era quella della Signora Maria, e volevo contribuire anch’io alla merenda di fine giornata.

Già, quando si andava a vendemmiare non occorreva portarsi né cibo né da bere, pensavano a tutto loro: alle 11 la padrona di casa usciva di corsa dalla vigna, se la vigna era distante da casa, inforcava la bicicletta ed andava a preparare il pranzo per tutti: minestra o pasta, affettati di casa, formaggi, metteva a disposizione ciò che c’era: alla fine il caffè e via di corsa nella vigna, fino alle 17 o poco più se bisognava riempire il cassone.

Prima di andare via facevamo merenda (praticamene nessuno cenava più) ed era quello il momento per sfoggiare i dolci e per me di ricevere i complimenti per questo strucolo de ua fragola.

Erano anni che non lo facevo più, gli ultimi li avevo preparati per la suocera: illo tempore… Ma ora è tempo di andare in cucina, col cesto di uva fragola; va bene anche uva nera da vino, la cabernet sarebbe perfetta ma ormai è stata tutta vendemmiata, manca il Picolit che si raccoglierà in ottobre, sarà per il prossimo anno.

pergolato uva fragola più cesto

La pergola, il cesto e la scala, senza la quale, niente strucolo.

Ingredienti per 2 strucoli da c.ca 30/33 cm. :

  • 1 kilo di chicchi di uva fragola lavati ed asciugati,
  • pane grattugiato,
  • 500 g. di farina 00 (io ho adoperato la Regina del Mulino Persello, comperata),
  • 40 g. di lievito di birra,
  • 1 uovo intero + 2 tuorli,
  • 80 g. di zucchero,
  • 70 g. di burro,
  • la buccia grattugiata di un limone,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 bicchieri di latte.

Come fare (mi scuso per la mancanza del passo passo ma i tempi erano stretti):

preparare un lievitino facendo sciogliere il lievito in poco latte ed aggiungere farina fino ad ottenere una pastella fluida, far lievitare fino al raddoppio.

Scaldare il latte rimasto e, senza farlo bollire, sciogliervi lo zucchero, il burro ed unire la scorza di limone, il sale ed il composto di uova.

In una terrina setacciare la farina ed unire il lievitino ed il composto preparato; amalgamare bene e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato: coprire la terrina e far lievitare in un luogo tiepido (io in forno con la luce accesa) per circa 1 ora.

Nel frattempo preparare il ripieno che consiste, semplicemente, nello sgranare i grappoli, scegliendo chicchi sani e sodi, lavarli, asciugarli e passarli nel pane grattugiato; se preferite una preparazione più dolce, unire un pò di zucchero, io non lo metto perchè l’uva fragola è già dolce ed aromatica.

Prelevare l’impasto, lavorarlo brevemente e dividerlo, io a metà ma voi potete ricavare degli strucoli più piccoli; stenderlo in sfoglia sottile e mettere sopra l’uva fragola in un unico strato e, delicatamente, per evitare la fuoriuscita dei chicchi, arrotolare la pasta; sigillare bene le due estremità e decorare a piacere.

Io avevo fretta ed ho decorato con dei chicchi di pasta che ho fatto aderire con l’albume ed ho sparpagliato dei semi di papavero: solitamente preparo le palline, le faccio rotolare nei semi di papavero e poi compongo il grappolo, un bellissimo effetto si crea ricalcando le foglie per ottenere le venature naturali.

Far lievitare ancora per c.ca 20 minuti, spennellare con l’uovo e latte ed infornare, a 180°C. per 40 minuti.

strucolo uva fragola fetta-001

Nessuno strudel verrà uguale all’altro, ogni fetta sarà più o meno ricca di uva, comunque sia, la bontà è garantita: e se poi, mentre fotografate, una coccinella passeggia tranquilla sulle foglie, beh, cosa volere di più?

coccinella foglia uva-001

Buona settimana e, dal momento che oggi è per me un ritorno al passato, aggiungo la colonna sonora.


Pomodori Verdi Ripieni sott’olio, è tempo di Conserve.

pomodori verdi ripieni e aglio di Resia-001                         

Piove, il giorno ideale per mettersi in cucina a preparare qualche conserva per l’inverno; la crisi ed i prezzi, diciamolo, spesso improponibili dei sottoli, sta riportando in auge la loro preparazione casalinga.

Ero andata da Milva per vedere cosa avesse di buono ed è lì che ho incontrato la signora Anna di Caserta con il marito di Napoli che da anni vivono qui.

Stavano aspettando che ritornasse dal campo con i pomodori verdi che avevano ordinato ed io incuriosita ho domandato cosa ne facessero e da lì è nato tutto: Milva è arrivata ma purtroppo la grandine  aveva rovinato i pomodori e non andavano bene per la conservazione.

Aprofittando dell’attesa mi sono scritta la ricetta ed uscita da lì sono corsa a cercare i pomodori verdi: chi ha un orto sa che ci sono certi pomodori che non diventeranno mai rossi, nemmeno se si tengono sulla pianta fino all’autunno, ecco, quelli sono perfetti per fare questa ricetta: i miei sono palesemente rosati perchè li ho trovati scartabellando nella cassa del fruttivendolo, al momento erano verdissimi ma, man mano che trascorrevano le ore, cambiavano colore sotto i miei occhi.

pomodori cesto-001

Ingredienti:

  • pomodori verdi: San Marzano o perini,  quelli a forma allungata,
  • sale grosso,
  • aceto di vino bianco (no quello incolore),
  • capperi sotto sale,
  • olive nere snocciolate,
  • acciughe salate,
  • origano,
  • aglio (io di Resia),
  • peperoncino rosso fresco,
  • olio di semi di girasole (la signora Anna dice che l’extravergine sarebbe sprecato).

collage pomodori verdi ripieni

 Come fare:

lavare ed asciugare i pomodori, tagliarli nel verso del lungo fino a due cm. dal fondo, eliminare una parte di semi, l’altra metà lasciarla così e metterli sotto sale per due ore.

Dopo le due ore eliminare l’acqua di vegetazione e ripulire dal sale, non risciaquare, RICORDATE CHE NON DEVONO NÈ VEDERE NÈ TOCCARE L’ACQUA!

Immergerli per due ore nell’aceto, scolarli e, così ho fatto io, lasciarli ad asciugare su un telo pulito per tutta la notte.

Dissalare i capperi asciugandoli bene, ripulire dal sale le acciughe, eliminare la lisca e dividerle in 4 parti, tagliare a fette i peperoncini, io ho tagliato le olive a rondelle ma la signora Anna le mette intere.

Affettare l’aglio ed iniziare a riempire la parte del pomodoro alla quale avete tolto i semi con gli ingredienti: 1 pezzetto di acciuga, qualche cappero, rondelle di olive o olive intere, origano, peperoncino e chiudere infilando due mezzi stuzzicadenti, uno alla base ed uno in alto.

Mettere mano a mano i pomodori così preparati in piedi, uno accanto all’altro in un vaso capiente, precedentemente sterilizzato e comporre gli strati fino ad esaurimento dei pomodori.

Coprire con l’olio, battere leggermente sul fondo per eliminare eventuali bolle d’aria ed il giorno dopo sigillare; riporre in luogo fresco ed asciutto.

Gustarli non prima di due mesi.

pomodori verdi ripieni e aglio di Resia alto-001

Importante seguire le regole per non incorrere in spiacevoli incidenti, ecco un link completo ed esaustivo, vale la pena perdere qualche minuto per poi aprire e gustare la vostra conserva serenamente.

Grazie signora Anna Manco ♥

Tecniche di conservazione domestica

Buon fine settimana.  

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TUTTO VERO, istantanee di vita: il libro di Quarc.

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Io l’ho sempre chiamato Quarc, dall’inizio dal 2010, quando, non ricordo come, i nostri blog così diversi, che trattano argomenti così diversi, si sono incrociati.

Il blog di Quarc è conosciuto nel web come Quarchedundepegi, titolo che lascia chiaramente trasparire le sue origini Liguri; ora sono in molti che lo chiamano Quarc, perchè i rapporti si sono fatti, negli anni, più confidenziali ed amichevoli.

Posso dire che sia uno dei miei fedelissimi, quelli che anche da lontano, mi hanno tenuta per mano nei momenti in cui capivano che ne avevo bisogno, c’è stato un periodo che tra noi c’è stata una corrispondenza mattutina, glielo avevo chiesto io, di darmi anche solo il buongiorno, mi bastava per far partire bene la giornata e lui è stato e continua ad essere una rassicurante presenza.

La percentuale dei miei follower che non trattano cibo e cucina è maggiore rispetto ai foodblog e sta proprio qui la differenza, i primi leggono cosa scrivi, leggono spesso anche tra le righe e riescono ad intravedere poesia anche in un piatto di ravioli, i secondi (non tutti certo) guardano solo se i tuoi ravioli sono più belli o se li hai copiati da qualcuno; proverbiali i commenti: bello questo risotto mentre nel piatto c’è un’insalata oppure: bel post quando scrivi che uno ti ha distrutto la macchina, beh, si fa per ridere ma a volte è così :-D

Quarc e gli altri appartenenti alla categoria no fud  hanno aperto un blog non tanto per diventare visibili o chef famosi o scrivere libri di cucina e girare l’Italia a cucinare davanti ad un pubblico acclamante, ma, per raccontarsi e raccontare, per dialogare, scambiarsi idee, opinioni; scrivono poesie, recensiscono le loro letture, i film che vedono: sono divulgatori/trici di cultura, quella che sta scemando, che sta passando, purtroppo in secondo piano.

Ora, insieme hanno formato un gruppo, non sui social ma nel web, rimangono stretti al loro blog ed è lì che ognuno scrive il suo racconto, la sua poesia.

Ho letto molto, l’ho già scritto, più da fanciulla che da grande, lo sport mi ha assorbito tempo ed energie, ora ho sostituito lo sport con la passione per la cucina, quella creativa, giocosa, fine a se stessa ma sono arrivata al punto che ho bisogno di trovare spunti, una frase, una storia di vita che mi aiutino a sentirmi serena.

Spesso mi è capitato di trovare soluzioni ai miei piccoli ma costanti problemi esistenziali, nelle piccole cose, quelle che agli occhi dei più, risultano insignificanti e credo che questo libro, che ho iniziato ieri sera, mi guiderà in questa ricerca.

Io non conosco personalmente Quarc, non ho nemmeno mai visto il suo viso che, ora che è diventato nonno da poco, avrà senz’altro un’espressione radiosa ma, ieri sera, mentre leggevo mi sembrava di vederlo mentre scriveva e di sentire la sua voce.

Spesso si dice: era più bello il libro del film, ed è vero, un libro stimola l’immaginazione, la fantasia, è un sano allenamento; ultimamente va di moda il Kindle e sono convinta che, per chi viaggia o sta spesso fuori casa, sia utilissimo ma io rimango fedele alla carta, il profumo della carta fresca di stampa mentre sfogli le pagine ha lo stesso effetto del bere una tazza di te in veranda: evoca ricordi, sensazioni, emozioni, ed io, grande sognatrice malinconica, trovo in tutto questo la ragione e lo stimolo per continuare per la mia strada, in salita, impervia, difficile ma affascinante.

Mauro Corona, il mio alter ego al maschile, dice che noi siamo come volpi nella neve, lasciamo impronte ed è per questo che bisognerebbe vivere in maniera da lasciarle buone, positive, lasciare tracce che possano essere d’aiuto per trovare la strada a chi viene dopo, beh, Quarc le sta lasciando queste buone impronte.

Credo che dedicare la vita studiando il modo migliore ed utile per aiutare chi soffre sia l’impronta più bella che uno possa lasciare ed io lo invidio un pò nonno Quarc perchè io non sto lasciando nessuna impronta positiva,  cammino nella neve e subito dopo, dietro di me, arriva un raggio di sole che la scioglie, rendendola invisibile, ma.. Ho scritto raggio di sole?… Che bello!

Le mie impronte sulla neve-001

Ciao Quarc, grazie

P.S.: benvenuta a bpal, nuova follower della mia regione.