Archivi categoria: Senza glutine

Parmigianine di baccalà.

parmigianina baccalà1-001

Ricettina perfetta per domani, venerdì, venerdì pesce, almeno quando io ero fanciulla era così: il venerdì niente carne.

Questa è una ricetta che avevo già postato ma faceva parte di un post multiplo e, dal momento che ho deciso che questo blog è il ricettario mio e di alcune amiche, eccomi qui a scorporarlo e farlo brillare di luce propria.

Il parmigiano è spesso presente nelle preparazioni con il baccalà e queste parmigianine sono la conferma che il matrimonio formaggio-pesce è perfetto, funziona e dura nel tempo.

Queste parmigianine, compresa la variante con ricotta affumicata, sono deliziose e sono semplici da fare; le trovo adatte per le feste, si possono preparare il giorno prima ed infornare al momento del servizio.

Baccalà da dissalare-1

Ingredienti:

  • fettine di baccalà,
  • albume,
  • semi di zucca tritati,
  • parmigiano grattugiato,
  • ricotta affumicata (per la terza versione),
  • sale,
  • olio evo,
  • aglio,
  • passata,
  • salsa al prezzemolo.

Per il condimento, passata e salsa al prezzemolo:

  •  passata di pomodoro,
  • prezzemolo,
  • olio evo,
  • aglio,
  • peperoncino,
  • sale.

Come fare la passata:

cuocere la passata soltanto con l’aglio intero (da togliere) sale e peperoncino.

Come fare la salsa al prezzemolo:

frullare col frullino ad immersione il prezzemolo con l’olio evo e sale, aggiungere uno spicchio d’aglio schiacciato e lasciar insaporire; filtrare.

collage baccalà perparmigianine

Comporre le parmigianine:

battere delicatamente le fettine di baccalà (aiutarsi con la pellicola), passarle nell’albume leggermente sbattuto e nei semi di zucca mescolati al sale (poco).

Rosolare il baccalà, a fuoco vivo, nell’olio evo profumato con l’aglio, far asciugare su una carta assorbente e, dopo aver asciugato sulla carta comporre le parmigianine mettendo sul piatto un pò di passata, una fettina di baccalà, passata, salsina al prezzemolo, parmigiano grattugiato (2 strati) finire col parmigiano e granella di semi di zucca.

Gratinare in forno per sciogliere il formaggio.

La variante con la ricotta affumicata, che ci sta d’incanto (n.d.r.) il procedimento è uguale, sostituire soltanto il parmigiano con la ricotta affumicata.

parmigianina baccalà interno-001

Buon fine settimana, a presto: un saluto speciale a chi mi ha contattato privatamente per un saluto


Cannelloni di porro, un’idea per tutti.

Cannelloni di porro cornice1

Dico la verità, mi mancate, mi mancano le/i mie fedelissime/i, mi manca leggere i loro commenti ma riesco a percepire l’affetto e la stima di chi ha imparato a conoscermi e perdonarmi capricci, e colpi di coda.

Ieri la mia dolce Perla ha fatto il vaccino ed oggi è mogia mogia così, per coccolarmela un po’, la tengo sulle ginocchia e coccolo anche il blog e voi con una ricettina semplice, versatile che può passare dal vegano al peccaminoso trasgressivo in un attimo.

Sapete già che io sono privilegiata, posso andare nel campo di Milva e raccogliermi i porri così, come piacciono a me, sporchi di terra, con tutte le barbe che non butto mai via ed ho Perla che li controlla, non posso lamentarmi :-)

Perla e porro-1

Questa, proprio per la sua versatilità, è una ricetta senza dosi, ognuno ricaverà dal porro la quantità di cannelloni e, a seconda delle proprie abitudini alimentari, scegliere e dosare i propri ingredienti quindi, se siete vegani, al posto della ricotta, potete farcirli con verdure e tofu, se siete vegetariani e mangiate pesce, potete farcirli con un composto di porro, patate e salmone ecc., se non avete problemi la scelta si estende all’infinito, lascio a voi la scelta.

Ingredienti:

  • porro,
  • scuete dal boç*,
  • funghi champignon trifolati (porcini, finferli ecc.),
  • pezzetti e striscioline di pancetta affumicata (o speck, prosciutto, di Sauris),
  • aglio di Resia in polvere,
  • burro,
  • pane grattugiato,
  • parmigiano.

cannelloni di porro cornice

Come fare:

scegliere dal porro la sezione più adatta ad ottenere un cannellone, sfilara (deve rimanere intero), lavare e cuocere a vapore per conservare il sapore ed il colore.

Preparare il ripieno, quello che vi piace di più e che si avvicina alla vostra cucina, regolare di sale ed inserirlo nel cannellone di porro aiutandosi con la sac a poche.

Io ho adoperato la ricotta frantumata di Borgotitol, funghi champignon trifolati ed aglio di Resia in polvere.

Oliare o imburrare una cocotte monoporzione o, se avete più persone in famiglia, una pirofila.

Disporre i cannelloni di porro legati con striscioline di pancetta o speck o prosciutto (io, di parte, ed amando il sapore affumicato, prediligo quelli di Sauris), fate voi, spolverizzarli con formaggio stagionato, pane grattugiato (se siete intolleranti al glutine sceglierne uno da prontuario) ed olio o burro, anche di soia per i vegani, i quali potranno sostituire il formaggio con il Parmigiano vegano.

Infornare a 180°C. per 20 minuti e con funzione grill fino a doratura.

cannelloni di porro sfornati-001

Nella foto finale ci sono tre cannelloni, non penserete mica che ello si sia accontentato di due ;-) Li ha apprezzati e non ho avuto il coraggio di sottrarglieli per fotografare l’interno, potete perdonarmi?

Alla prossima, con affetto e grazie Kiara per la fiducia

*scuete dal boç (Si tratta di una ricotta impastata con sale, pepe e semi di finocchio selvatico; quindi viene stagionato per un mese e mezzo per acidificarlo e garantirne la conservazione per lungo periodo.)


Risotto con sedano, rocchini e Formai dal Cit, la cucina di casa.

risotto con sedano-002

Cosa sono i rocchini: i rocchini sono delle polpettine di sedano, semplici semplici, perfette per utilizzare le foglie che solitamente finiscono nell’umido.

Ello mi aveva portato a casa un bellissimo cespo di sedano, peccato fosse sera perchè una bella fotografia sulla mia tavoletta storica avrebbe immortalato cotanta bellezza.

Il sedano, oltre possedere virtù salutari apportando vitamine e sali minerali: Bigazzi consiglia di berne un centrifugatola mattina a digiuno per ricaricare di energia l’organismo,  è anche afrodisiaco, forse per questo avevo fatto le polpettine a forma di cuore? (alla fine il link), non ricordo.

Ormai il risotto lo preparo sempre come insegnano i Maestri Scarello/Mazzolini: tostatura a secco del riso, idratazione ed aggiunta di cipolla matura a metà cottura; in questo caso l’ho omessa, ho smorzato il sapore del sedano con una mantecatura alla panna acida e formai dal cit.

Amo il parmigiano, lo amo moltissimo ma va a finire che spesso prenda il comando e sottometta i sapori che dovrebbero essere protagonisti ed è per questo che ultimamente lo sostituisco con altri formaggi, possibilmente della mia Regione.

formai

Formai dal cit.

Ingredienti per due:

  • 160 g. di riso vialone nano friulano (io Domenico Fraccaroli: è della zona ed è ottimo),
  • acqua di cottura del sedano (salata),
  • 50 g. di formai dal cit grattugiato,
  • 1 cucchiaio di panna acida.

bastoncini di sedano fritti-002

Come fare:

dopo aver lessato le foglie di sedano per i rocchini, prelevarle con una schiumarola e metterle da parte nel colino;

filtrare il liquido e conservare la polpa di sedano che avrà sedimentato nel fondo.

Per il procedimento dei rocchini vi rimando al link io, dopo aver fatto le polpettine al solito ho semplicemente formato dei piccoli bastoncini e delle palline per decorare il risotto.

Ho voluto fare un piatto senza glutine e quindi, per i rocchini ho adoperato la farina di riso.

Mettere il riso in un tegame, senza alcun condimento ed iniziare a tostarlo; quando si riesce ancora a prendere il riso tra le mani senza scottarsi iniziare ad idratarlo con l’acqua di sedano che in questo caso era già salata.

Io sono della scuola che si mescola continuamente, voi seguite il vostro metodo; al momento della mantecatura, togliere dal fuoco ed amalgamare il composto di panna acida e formai dal cit.

Ho mantenuto questo risotto più compatto per poterlo impiattare nel riquadro di rocchini ma si può fare all’onda e decorarlo con un trito di cuore di foglie di sedano che è più dolce ed ha un verde delicato.

Nessun effetto speciale, è la cucina di casa, in questo caso ho recuperato l’acqua di cottura del sedano e l’unico vezzo sono i rocchini croccanti, provate se vi va.

risotto con sedano pp-001

Deve piacervi il sedano perchè qui è lui il re indiscusso, buon fine settimana, alla prossima

Cuoricini di sedano fritti

Formai dal Cit


Jote di blede (Iota Carnica) con fagiolo Cesarins e la mia versione Tramontina con verza e Chips di Pitina.

 jota carnica, fagioli, farina polenta socc cuore

 Jota Carnica.

L’etimologia del nome è controversa: potrebbe derivare dal tardo latino jutta, brodaglia, che a sua volta originerebbe da una radice celtica; il che è molto probabile visto che, come riferisce il Pinguentini (Gianni Pinguentini, Dizionario storico etimologico fraseologico del dialetto triestino, Trieste, Borsatti, 1954), lo stesso significato di brodo, brodaglia, beverone o mangime lo si ritrova nel termine cimbro yot, nell’irlandese it e nel gergo del Poitou jut. Il termine è diffuso anche in Emilia: a Parma, Reggio e Modena, infatti, dzota significa brodaglia.

Si tratta di una minestra che nella versione triestina è a base di crauti (in dialetto triestino capuzi garbi, cappucci acidi), fagioli e sovente patate; viene insaporita con costine o altra carne di maiale affumicata.

Diversamente che a Trieste, dove godette sempre del massimo apprezzamento e non fu mai considerata cibo da poveri semmai l’opposto, la jota in Friuli veniva considerata una pietanza di ripiego, tanto che i vecchi usavano lamentarsi del fatto che per pura necessità erano costretti a mangiarla molto spesso:

simpri jote, simpri jote e mai polente e lat (sempre jota, sempre jota e mai polenta e latte)

«mi inserisco con una nota personale che la dice lunga sulla differenza tra Triestini e Friulani: a Trieste polenta e latte (zuf) era considerato cibo povero: per i friulani il cibo povero era la jote»

Numerose le sue varianti, tra cui quella goriziana, carsolina e bisiaca, che aumentano la quantità di fagioli, o la riducono con l’aggiunta di orzo o mais, sostituiscono tutti o metà dei crauti con la brovada o aggiungono della farina gialla per polenta.

In Friuli viene chiamata jote, ma la sua preparazione un tempo assai diffusa si è molto limitata, tanto da esservi rimasta traccia solo in Carnia, in particolar modo nella Val Degano e nella Val Pesarina.

Simile alla jota è la mignestre di brovade friulana, quest’ultima preparata però con la rapa (brovade) al posto dei crauti e il cotechino (musèt) al posto delle costine di maiale affumicate.

La jota è assai diffusa (con lo stesso nome) anche nel Litorale sloveno, particolarmente sul Carso, nella Valle del Vipacco, sul Collio e nella zona di Tolmino e Caporetto. Nella vicina Austria, invece, nonostante il massiccio impiego dei crauti in varie preparazioni, questo minestrone risulta del tutto sconosciuto. (Fonte Wikipedia, alla fine il link)

collage jota ricetta

 Ricetta Jota in italiano, inglese e dialetto Triestino

Quante cose può svelare una semplice “brodaglia”, quanti pensieri, quanti ricordi possono ritornare alla mente mentre si mettono in pentola pochi, semplici ingredienti.

La cucina della tradizione è già stata scritta, è già stata raccontata: ha viaggiato nel tempo ed attraversato epoche, partendo con una piccola valigia poi, via via, in questa valigia è stato aggiunto, tolto, sostituito qualcosa.

Noi oggi abbiamo a disposizione quella valigia, è la nostra eredità, l’eredità che ci accomuna tutti, indistintamente; a noi, in quest’epoca non rimane altro che prenderne atto.

I confini e le distanze sono stati annullati, puoi acquistare on line: hai voglia di “qualcosa di buono” dell’Africa? Ecco che dopo qualche giorno l’Africa è sulla tua tavola ed è l’occasione per andare a rovistare nella valigia e mettere vicino il tuo mondo con un altro.

Io rimango in Friuli, in Val Pesarina e Valle di Gorto, alta Carnia: dove ha origine questa Jote di blede e quale occasione migliore per adoperare e far conoscere i fagioli Cesarins che assomigliano ai piselli che, in friulano si chiamano cesarons?

Ho avuto l’occasione di conoscerne l’esistenza al Salone del Gusto: per nulla questi fagioli, assieme al Borlottino di Prosenicco e il Gigante di Platischis, erano esposti accanto alla Pitina e due gentili Signore creavano quadri con i preziosi legumi.

Il Gigante di Platischis (fagiolo coccineus) è il fagiolo di montagna, quello che viene coltivato anche in Val Resia , col quale ho preparato alcune ricette che troverete nel blog e che probabilmente quest’anno diventerà grande

collage fagioli salone

Fagioli Cesarins (verdi), Borlottino di Pressenicco (bordi), Gigante di Platischis (in alto)

Andiamo in cucina, riporto fedelmente le dosi originali anche se rimango dell’idea che, a quei tempi, gli ingredienti per le minestre non conoscevano la bilancia: io ho fatto metà dose ma ho dovuto aggiungere del liquido perchè alla fine avrei ottenuto una polenta compatta, ho sostituito l’acqua con l’acqua di cottura dei fagioli.

Solitamente questa Jote veniva servita mettendo al centro della tavola una ciotola di latte per che voleva allungarla: un po’ come si faceva col brodo di pitina, veniva allungato per riempire lo stomaco… Ma erano altri tempi!

Ingredienti per 4 persone:

  • 600 g. di bietole- coste (blede coste),
  • 1/2 litro di latte (io senza lattosio),
  • 1/2 litro d’acqua (io acqua cottura fagioli),
  • 1 tazzina di farina di mais (io farina di polenta Socchievina di Mazzolini),
  • 1 tazzina di farina di grano (omessa),
  • 200 g. di fagioli lessati (io Cesarins),
  • sale.

jota carnica pp cuore

Come fare:

lavare le biete e lassarle nel latte e acqua salati (io ho diviso la costa dal verde della foglia che ho unito quando il bianco era quasi cotto).

Scolare e frullare e rimettere il composto nella pentola, riportare a bollore ed unire a pioggia le farine (nel mio caso solamente quella di mais).

Continuare la cottura sempre mescolando, per mezz’ora, come si fa per la polenta; quando la jote sarà della consistenza desiderata e, come ho scritto, potete aggiungere latte e/o acqua a piacere, aggiustare di sale ed unire i fagioli lessati in precedenza: riscaldare al momento di portare in tavola.

Note: questa jote, così come l’ho preparata, è senza glutine, senza lattosio, adatta ai vegani e vegetariani che, volendo, possono arricchirla con una spolverata di formaggio a piacere, anche una grattatina di ricotta affumicata e per chi vuole contaminarla con i prodotti della sua terra, anche pecorino, ricotta salata ecc.

Diventa un ricco piatto unico rompendo un uovo al centro: ello ha apprezzato molto questa jote e voi che mi conoscete sapete che è un tipetto difficile.

Nei luoghi d’origine di questa jote spesso la bieta viene sostituita dalla zucca o anche con la brovada (jote e brovade): nella mia rivisitazione ho adoperato la verza.

jota carnica rivisitata con chips pitina cuore

Ingredienti:

  • 200 g. di verza (1 cuore),
  • 1/4 di latte,
  • 1/4 di acqua di cottura dei fagioli Cesarins,
  • 50 g. di Pitina da cuocere della Val Tramontina,
  • 30 g. di farina di polenta Socchievina,
  • 100 g. di purea di fagioli Cesarins,
  • polvere d’aglio di Resia da spolverizzare sulle chips di Pitina.
  • sale.

verza-001

Come fare:

lavare e tagliare il cuore di verza e metterlo a bollire in acqua e latte insieme con la pitina; quando la verza sarà morbida scolarla e togliere anche la pitina con la quale prepareremo le chips.

Frullare la verza e rimettere il composto nella pentola, riportare a bollore e versare la farina; continuare la cottura (nel frattempo preparare le chips di pitina).

Quando la farina sarà cotta unire la purea di fagioli, aggiustare di sale e servire con le chips di Pitina e completare con una spolverata di polvere d’aglio di Resia

Come fare le chips di Pitina:

dopo aver scolato il pezzo di Pitina affettarlo sottilmente, io ho adoperato l’affettatrice ma va bene anche la mandolina: disporre le fettine su carta forno ed infornare a 100°C. per un’ora o più, verificare: se volete velocizzare la preparazione e risparmiare corrente mettere le fettine tra due fogli di carta forno e cuocere a 150°C. per 10/15 minuti.

jota carnica rivisitata con chips pitina cuorepp

Alla prossima

 

Jota

Fagiolo Cesarins

Società Agricola di Platischis

Polenta Socchievina


Prleška ajdova potica (torta salata di grano saraceno) dedicata alla Latteria di Buja.

torta grano saraceno ricotta cornice

Ritorno accantoalcamino ma con porte e finestre ben chiuse, fa ancora troppo freddo e sono debole per resistere a pericolose correnti d’aria.

Ma le delusioni non finiscono mai, non per me che vivo ogni evento e situazione con grande passione e coinvolgimento: la latteria di Buja chiude, come preannunciato qui

Sarebbero bastati 50.000,00 €.(cinquantamilaeuro), ma nessuno si è fatto avanti: e pensare che per l’acquisto di baldanzosi ragazzotti che rincorrono il pallone si spendono centinaia di migliaia di €uro.

Nell’Udinese ha militato nientepopòdimenoché il figlio di Gheddafi…, immaginate voi…

Beh, con questo non voglio coinvolgere il presidentissimo (così lo chiama la moglie) ma in Friuli ci sarebbe chi, volendo, potrebbe dare una mano… In fondo per un imprenditore affermato cosa sono 50.000€. senza escludere la possibilità di una colletta ;-) ?

Un altro pezzetto di presidio slow food del Friuli che se ne va: sembra che non importi più a nessuno dei presidi: tempo fa fui testimone di un dialogo tra due personaggi autorevoli che si scambiavano opinioni su questa realtà nella nostra regione: non ne parlarono bene ma io, ancora col cuore romantico, non volli dare ascolto a quelle che considerai allora dicerie ma col e nel tempo, tutto ciò che sentii allora si è materializzato… Purtroppo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Latteria di Buja

Voglio dedicare questa semplice ricetta proprio a questa ed altre latterie della mia regione che stanno vivendo questo brutto momento; non è una ricetta del Friuli ma della Stiria Slovena (Štajerska) che contempla Maribor.

É una ricetta semplice, con pochi ingredienti: al basta un tic che significa basta poco, che ci si accontenta di un po’ di niente.

Ingredienti per la dose intera (io ho fatto la metà):

  • 700 g. di farina di grano saraceno,
  • 3 dl di acqua bollente,
  • 1 k. di ricotta o skuta,
  • 3 uova,
  • 3 dl di panna acida,
  • dragoncello fresco (aggiunta personale),
  • sale (io affumicato nel ripieno).

collage torta grano saraceno

Come fare:

preriscaldare il forno a 230° C.

Preparare un impasto con farina, acqua e sale, amalgamare bene e far raffreddare; stenderlo poi ad un altezza di c.ca 1 cm. ed adagiarlo su fondo e bordi di una teglia ricoperta con carta forno.

Lavorare la ricotta con le uova, il sale aggiungendo il dragoncello tritato e stendere il composto sulla pasta, livellare e versare la panna acida.

Infornare per 35 minuti.

dragoncello-001

Dragoncello

Questa ricetta è senza glutine (controllare la spiga barrata sulla confezione), chi è vegano e/o intollerante al lattosio può adoperare una ricotta di tofu ed eliminare le uova.

Chi è godereccio può aggiungere della salsiccia o prosciutto, speck ecc.: la straordinarietà sta nella pasta, semplice e profumata e può accogliere anche un ripieno dolce, a voi la scelta.

Buona giornata ♥


Vellutata di pastinaca, fiori d’aglio di Resia e Formai dal Cit: per i miei 5 anni di blog!

vellutata di pastinaca, fiori d'aglio e formai dal citsi1 si

La Val Tramontina non è soltanto Pitina, è anche Formai dal Cit, Cit veniva chiamato il contenitore in pietra dove questa crema di formaggio veniva conservata ma esiste anche un’altra ipotesi: sembra che il nome Cit identificasse il nome di una famiglia che, di generazione in generazione, produceva e commercializzava formaggi.

formai

Foto da qui.

Come spesso accade con le tradizioni, man mano passa il tempo, si perdono per strada alcune notizie e ne vengono aggiunte  altre: il Formai dal Cit, come il vicino di casa Formadi Frant nasce dall’esigenza di poter utilizzare le forme di latteria difettose,  invendibili o inutilizzabili, l’invendibilità emergeva a metà stagionatura e quindi venivano così trasformate in Formai dal Cit:

  • 1 kg. di formaggio latteria di media stagionatura,
  • 1/2 litro di panna,
  • latte,
  • 1/2 bicchiere di vino bianco,
  • pepe.

A questi ingredienti ogni famiglia aggiungeva alcune erbe, diverse a seconda della disponibilità della stagione: la Val Tramontina è ricchissima di erbetinis (erbe) e le donne sapevano utilizzarle in cucina con grande estro.

Le forme venivano tagliate a pezzetti, poste in un recipiente, ricoperte di latte e lasciate riposare per almeno 6 ore, dopo, il tutto veniva scolato, tagliato finemente e posto in una terrina con la panna, il vino, il pepe e le erbe che ogni famiglia aveva a disposizione.

A questo punto la crema ottenuta veniva posta nel Cit (se voi volete provare a farlo, scegliete un contenitore della capacità di 2 litri), chiuso ermeticamente e conservata per almeno 3 mesi.

Al momento dell’assaggio, si elimina lo strato superficiale dove si è formata la muffa: questa crema saporita di formaggio si può spalmare sul pane o su fette di polenta abbrustolita, si può mantecare una pasta o un risotto oppure, come ho fatto io, si può adoperare per rinforzare il sapore di una vellutata preparata con ingredienti tendenzialmente dolci: la pastinaca lo è, infatti, può essere adoperata anche per fare una torta, come qui.

Prima delle feste di Natale sono andata a Spilimbergo, dove il signor Roberto Ferraro ha uno spaccio in cui si possono trovare i formaggi e salumi che produce, insieme con la moglie, nel loro Agriturismo Borgotitol a Tramonti di Sopra.

Oltre alla Pitina, sia da cuocere che da affettare, ho comperato il Formai dal Cit e la scuete dal boç che ho utilizzato in alcuni ripieni che proporrò più avanti.

pastinaca-001

Radici di pastinaca (si intravede la torta).

Ingredienti:

  • 200 g. di radici di pastinaca,
  • latte q.b.,
  • sale affumicato,
  • crema di fiori d’aglio di Resia,
  • formai dal Cit di Borgotitol
  • olio extravergine d’oliva.

Come fare:

pelare le radici di pastinaca e tagliarle a rondelle; metterle a cuocere in acqua e latte (volendo potete adoperare la pentola a pressione), aggiustare di sale (affumicato) e pepe.

Quando le radici saranno cotte, frullarle col minipimer; se il composto risulterà troppo denso allungare con brodo vegetale o altro latte: l’importante è che la vellutata, al momento del servizio, sia ben calda.

Io ho aggiunto alla vellutata un po’ del composto di fiori d’aglio di Resia che avevo conservato in congelatore dopo aver fatto la vellutata (alla fine il link) che ha regalato alla preparazione sapore e profumo e l’aggiunta del Formai dal Cit la giusta sapidità.

Probabilmente la maggior parte delle/dei mie lettrici/lettori non avranno a disposizione questi ingredienti: anche la pastinaca è da poco che la riesco a trovarla a Udine (prima dovevo andare in Austria) ma potete avvicinarvi al suo sapore abbinando carote e sedano.

In Italia non manca la varietà di formaggi e certamente ne troverete uno capace di rinvigorire una vellutata, in fondo è questo il senso di un blog: dare un’idea, ispirare un piatto, condividere un’esperienza, far conoscere un pezzetto della propria storia, del proprio territorio.

A proposito di blog, ieri WordPress mi ha ricordato che sono già 5 anni che scrivo qui (+ 1 di riserva su blogspot: DA DIMENTICARE ;-) ), anche se per me il giorno dell’anniversario è il 14 gennaio, perchè è il 14 gennaio 2010 che ho scritto il mio primo post, il più bello, quello che amo di più e che più mi rappresenta…

vellutata di pastinaca, fiori d'aglio e formai dal cit pp1-002

Vellutata ai fiori d’aglio di Resia

Pane fichi alloro e noci

Borgotitol

Formai dal Cit


Arance caramellate profumate al cardamomo: dolce fine e dolce inizio.

arancia caramellata alto n.

Questa ricetta non è farina del mio sacco: il solito foglietto (credo un vecchio ID) conservato per anni, ogni anno, quando arrivava la stagione ed anche le dolci arance di Max, lo ripescavo e, dopo averlo letto, lo rimettevo via.

Colpa del caramello col quale ho un rapporto conflittuale ed anche questa volta, pur avendo adoperato una pentola di rame col fondo spesso e non aver mescolato, il composto si è cristallizzato, ma non mi sono persa d’animo ed ho aggiunto il succo di mezzo limone e di un’arancia così ho domato il caramello che ha sprigionato un profumo sublime: cardamomo ed arancia, un’estasi.

Se per voi il caramello è una passegiata vi consiglio questo dolce, magari per questa sera: consigliano di far raffreddare le arance in frigorifero per minimo 4 ore e di servirle con del gelato allo yogurt.

A me/noi sono piaciute a temperatura ambiente accompagnate con della panna acida, se vi va e se avete la gelatiera provate a fare il gelato, alla fine un link della mia amica Sabrina: al posto delle noci potete adoperare le mandorle tostate ed utilizzare la julienne di scorza d’arancia per decorare.

collage arance cardamomo

Arance e cardamomo.

Ingredienti (1 arancia a persona):

  • 2 arance dolci e senza semi (Italiane),
  • i semini di 5 bacche di cardamomo, io abbondo,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 ml. di acqua,
  • il succo di 1 arancia,
  • panna acida per accompagnare o gelato allo yogurt.

arance caramellate padella-001

Come fare:

pelare le arance con una mandolina prelevando soltanto la parte arancione e tagliare le scorze a julienne; sbianchirle tre volte in acqua bollente, cambiando l’acqua ogni volta per elimininare l’amarognolo.

Pelare a vivo le arance e iniziare a preparare il caramello mettendo sul fuoco un tegame con lo zucchero e l’acqua e, scuotendo senza mescolare, controllare la colorazione.

Quando il caramello inizierà a brunirsi, aggiungere i semini di cardamomo schiacciati nel mortaio, la julienne di scorze d’arancia e completare la colorazione; spegnere il fuoco ed unire le arance e farle rotolare nel caramello.

A questo punto, se volete seguire la ricetta originale, fatele raffreddare per qualche ora in frigorifero oppure tenetele a temperatura ambiente fino al momento di servirle o con il gelato allo yogurt o con la panna acida.

Io ho fatto la dose intera di caramello per averne in abbondanza, se avanza potete mettere la julienne nello yogurt oppure adoperarla per decorare altri dolci, sbizzarritevi.

arancia caramellata pp2-001

Ed eccomi arrivata alla fine dell’anno, mi sono mancata: per anni ho combattuto nemici veri ed immaginari e me stessa, spesso la nemica da temere di più ma è passato.

Ci sono vite e personalità più problematiche di altre, è così, è nella natura dell’uomo e così era il mio destino ma ora ho un dovere nei miei confronti, ho il dovere di rendere me stessa migliore ed è questo il mio obiettivo per il 2015.

Per quest’anno è tutto, auguro a tutti voi e a me un 2015 da vivere al meglio.

Perla raggio di sole n-001

Link:

Gelato alla panna acida con noci.

Arance caramellate al cardamomo (versione simile a quella del foglietto)