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Risotto con sedano, rocchini e Formai dal Cit, la cucina di casa.

risotto con sedano-002

Cosa sono i rocchini: i rocchini sono delle polpettine di sedano, semplici semplici, perfette per utilizzare le foglie che solitamente finiscono nell’umido.

Ello mi aveva portato a casa un bellissimo cespo di sedano, peccato fosse sera perchè una bella fotografia sulla mia tavoletta storica avrebbe immortalato cotanta bellezza.

Il sedano, oltre possedere virtù salutari apportando vitamine e sali minerali: Bigazzi consiglia di berne un centrifugatola mattina a digiuno per ricaricare di energia l’organismo,  è anche afrodisiaco, forse per questo avevo fatto le polpettine a forma di cuore? (alla fine il link), non ricordo.

Ormai il risotto lo preparo sempre come insegnano i Maestri Scarello/Mazzolini: tostatura a secco del riso, idratazione ed aggiunta di cipolla matura a metà cottura; in questo caso l’ho omessa, ho smorzato il sapore del sedano con una mantecatura alla panna acida e formai dal cit.

Amo il parmigiano, lo amo moltissimo ma va a finire che spesso prenda il comando e sottometta i sapori che dovrebbero essere protagonisti ed è per questo che ultimamente lo sostituisco con altri formaggi, possibilmente della mia Regione.

formai

Formai dal cit.

Ingredienti per due:

  • 160 g. di riso vialone nano friulano (io Domenico Fraccaroli: è della zona ed è ottimo),
  • acqua di cottura del sedano (salata),
  • 50 g. di formai dal cit grattugiato,
  • 1 cucchiaio di panna acida.

bastoncini di sedano fritti-002

Come fare:

dopo aver lessato le foglie di sedano per i rocchini, prelevarle con una schiumarola e metterle da parte nel colino;

filtrare il liquido e conservare la polpa di sedano che avrà sedimentato nel fondo.

Per il procedimento dei rocchini vi rimando al link io, dopo aver fatto le polpettine al solito ho semplicemente formato dei piccoli bastoncini e delle palline per decorare il risotto.

Ho voluto fare un piatto senza glutine e quindi, per i rocchini ho adoperato la farina di riso.

Mettere il riso in un tegame, senza alcun condimento ed iniziare a tostarlo; quando si riesce ancora a prendere il riso tra le mani senza scottarsi iniziare ad idratarlo con l’acqua di sedano che in questo caso era già salata.

Io sono della scuola che si mescola continuamente, voi seguite il vostro metodo; al momento della mantecatura, togliere dal fuoco ed amalgamare il composto di panna acida e formai dal cit.

Ho mantenuto questo risotto più compatto per poterlo impiattare nel riquadro di rocchini ma si può fare all’onda e decorarlo con un trito di cuore di foglie di sedano che è più dolce ed ha un verde delicato.

Nessun effetto speciale, è la cucina di casa, in questo caso ho recuperato l’acqua di cottura del sedano e l’unico vezzo sono i rocchini croccanti, provate se vi va.

risotto con sedano pp-001

Deve piacervi il sedano perchè qui è lui il re indiscusso, buon fine settimana, alla prossima

Cuoricini di sedano fritti

Formai dal Cit


La mia Trieste.

Trieste dalla galleria Naturale-001

Parafrasando con irrispettosa audacia un titolo di Karen Blixen oggi, giorno dell’Epifania che tutte le feste porta via, voglio volare con la mente a Trieste, nella mia città natale dove non ho casa, non ho famiglia, ma ho radici, ricordi ed un baule colmo di emozioni.

Oltrepasso la Galleria Naturale ed inizio a scivolare lentamente e dolcemente tra le braccia rassicuranti di una madre, il vento è il suo respiro, il sole e la luce il suo sorriso.

dall'altra parte della galleria naturale-001

Mi lascio alle spalle i luoghi dell’esilio, dove comunque sto bene: in fondo è la natura, sono i luoghi i miei migliori e fidati amici e in quel Friuli che malvolentieri mi ospita, io ritrovo una natura straordinaria nella quale amo perdermi e con la quale amo confidarmi.

Uno sguardo verso le pedocere.

pedocere-001

Lasciamo la macchina all’altezza dei Topolini, stranamente è la prima volta che scendo quei gradini e cammino lungo la storica spiaggia dei triestini: io andavo al Bivio de Miramar, i Topolini erano/sono più per la mularia.

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La giornata è splendida e si sa che i triestini amano l’abbronzatura, irresistibile per noi il richiamo del sole e che importa se la pelle si secca e le rughe mentono rivelando anni in più?

xe come esser a sen moriz-001

Posso farghe una foto? La fazzi lei el me rispondi e el se  metti in posa: xe come esser a sen Moriz, el sera i oci e el continua a sognar de esser su la neve, noi ‘ndemo ‘vanti.

relax con tablet-001

Poco più in là una signora più tecnologica la zoga (gioca) con un tablet, la ciaterà con qualche spasimante?

Uno sguardo all’indietro per ammirare el Castel de Miramar, maestoso, rassicurante; quelle candide mura trasmettono malinconia, quando vado a visitarlo mi sembra di vedere Carlotta seduta a guardare verso quell’orrizzonte che non le restituirà mai più il suo Massimiliano.

castello di miramare cocai-001

miramare windsurf-001

dai topolini-001

Mentre ci avviciniamo a Barcola, uno sguardo verso il Carso dove troneggia El Formagin: è così che noi Triestini chiamiamo il Santuario di Monte Grisa, una costruzione che, secondo noi, ha deturpato il panorama…

El formagin (Montegrisa)-001

Continua la passegiata, dall’altro lato il mitico Fritolin.

el mitico fritolin-001

Siamo arrivati alla passeggiata di barcola con in mezzo la grande pineta.

il faro da Barcola-001

All’inizio un cartello con indicate le specie pericolose che minacciano le nostre coste: le immondizie ;-)

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E quella più temuta sulla terraferma: l’uomo maleducato, che minaccia marciapiedi e passeggiate.

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E, si sa, i triestini sono dei burloni, simpatici e generosi, così io voglio fare un regalo al mio amico paolopaolindaresia :-P

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Per oggi la mia passeggiata a Trieste è terminata, la prossima sarà in centro con una guida speciale ed unica, el cocal de città.

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A presto

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Zuppa di zucca a Pois, con Pitina della Val Tramontina: vado dove mi porta il cuore♥

zuppa di zucca a pois alto-002

Amo la Pitina della Val Tramontina da molti anni, da molto prima di avere la connessione Internet ed un blog di cucina e, quando ho saputo che, dal 2000, la Pitina della Val Tramontina è diventata presidio Slow Food, beh, l’amore si è rafforzato ed inorgoglito.

Chi mi legge e conosce sa che questo blog è intriso di Pitina, e tutto ciò va oltre le collaborazioni, gli sponsor e la visibilità e per questo ho intenzione di cucinarne e parlarne ancora, a lungo e con immutato amore.

I pois che decorano questa zuppa provengono dalla Pitina di un produttore del quale avevo già parlato tempo fa e che avevo contattato per chiedergli il permesso di inserirlo come produttore di Pitina, nella sceda di GDF, al posto di Mattia.

Al Salone l’ho incontrato personalmente e, chiacchierando un po’, ho saputo che Mattia, che purtroppo è mancato, è stato il Maestro di Pitina per tutti quelli che ora sono depositari del suo insegnamento; meno male, sarebbe stato un peccato perdere un altro pezzo di storia ma a Tramonti non accade perchè, fortunatamente, c’è anche una Pro Loco seguita e coordinata da persone in gamba, appassionate, giovani e meno giovani che hanno deciso di dedicarsi alla conservazione delle tradizioni della loro Valle anche per evitare lo spopolamento e che non si è mai fermata, ha sempre lavorato, anche remando contro i soliti ostacolanti detrattori, per tenere alto il nome di questa splendida Valle: : a tutti loro va il mio, seppur insignificante, incoraggiamento: è questo il Friuli che mi piace, non quello col bicchiere in mano, quello che spettegola sempre e comunque e che ha deliri di onnipotenza: fuarce Friul che, detto da una Triestina vale doppio, non credo che mai nessun Friulano abbia mai esclamato Forza Trieste ;-)

zuccona, pitina ecc.-001Pitina di BorgoTitol, zucca, nespole comuni, aglio di resia, patate di Milva, mais cincuantin, pan di sorc, cipolla di Cavasso e della val Cosa, mela Decio (Veneto): gruppo di eccellenze in un cestino.

L’ispiratrice per questa zuppa è Nannarè che, chi mi segue, conosce già: sua la ricetta del brasato, dei biscotti al mosto cotto: sempre gradevoli e divertenti i suoi testi d’accompagnamento come anche i suoi commenti che mi mettono di buon umore e mi rasserenano la giornata, proprio come il sole che splende oggi in quel di Pasian di Prato.

La mia versione è un po’ diversa ma scrivo la sua paro paro per chi volesse provarla, metto un po’ di virgole tanto per rendere comprensibile il suo strampalato stil novo: Nannarè ti adoro, lo sai ♥

Metto su 1 pentola con dell’acqua.

In una pila (pentola di coccio n.d.r.) faccio rosolare un pochino di cubetti di pancetta insieme ad uno spicchio d’aglio (peperoncino se gradito), aggiungo degli spicchi grossolani di patata o le metto tagliate a metà se son di quelle piccoline – piccoline, del cuore di sedano comprese le foglioline (o sl una bella costa se nn ho il “cuore di sedano”- intera, poi la tolgo), rosmarino ;D !!! (a volte un pizzico di timo), dei pomodorini a pezzetti (privati dei semi) o mlto + semplicemente della passata di pomodoro (spesso anche la polpa di pomodoro Mutti “attenta Nannarè che parte la denuncia :-D): faccio insaporire un 10 – 15 minuti (Xchè la patata impiega più della zucca a cuocere), aggiungo la zucca tagliata a cubettoni (Tanto poi si disfa un pò), aggiungo acqua calda fino all’altezza dei manici della pila e faccio andare cm x un brodo, aggiungo sale – pepe q.b.

Man mano deve ritirarsi un pò (ma tu sai far bene zuppe e minestre quindi sai perfettamente quale consistenza ti piace raggiungere – solo ricorda: che poi al tutto si aggiunge la pasta mista).

La pasta puoi cuocerla un pò al dente o lessandola da parte (poi la aggiungi alla zuppa) o prelevando del brodo dalla “pila”, lo metti in un pentolino e ci cuoci la pasta che poi, ugualmente scoli ed aggiungi alla zuppa.

Al posto della pasta si possono usare dei crostini/crostoni di pane.

Si può anche gustare così : tanto ci son le patate! (Con una leggera spolverata di parmigiano grattuggiato o con delle croste ben pulite di parmigiano messe quasi a fine cottura nella zuppa).

Naturalmente il gustoso ed ultimo tocco finale sul tutto è un modestissimo filo/giro d’ottimo olio evo (tipo quello del tuo post di Firenze).

Che ne dici può andare? L’idea me l’ha data il mio babbo sudista che usa questa ricetta con la zucchina siciliana lungaaa,lungaaa ed i suoi “tenerumi”:(in qsto caso nn usiamo il rosmarino od il timo – ma solo un pochino di sedano).

E’ gustosa salutare, fa bene – se ti va provala – Buon appetito cuore!

Ora passo alla mia versione, non avendo obblighi da chef, posso permettermi il utilizzare anche gli avanzi, in questo caso dei funghi pleurotus cotti al forno: è questa la minestra, quella della cucina di casa, quella che piace a me e che mi da calore, quindi non formalizzatevi sulle dosi, divertitevi a creare, aggiungere, togliere e sostituire e mignestre sia!.

zucca tagliata alto-001

Ingredienti:

  • una zucca (18 cm. di diametro), la mia è varietà Delica che arriva da Venzone dove fino a due anni fa c’era anche una festa dedicata alla zucca,
  • metà Pitina della Val Tramontina,
  • 2 patate medie a cubetti,
  • 2 cucchiai di funghi pleurotus al forno o trifolati (facoltativi),
  • 1 piccola cipolla di Cavasso e della Val Cosa,
  • 1 cuoricino di sedano con le foglioline,
  • brodo vegetale o acqua,
  • rosmarino,
  • peperoncino di Calabria in polvere,
  • sale.

zuppa di zucca da degustare-001

Come fare:

ritagliare la zucca ricavando un contenitore col coperchio: ripulire l’interno dai filamenti e semi (non buttateli che si possono riutilizzare) e, con uno scavino sferico ritagliare delle piccole sfere, se volete la mia decorazione, altrimenti scavate la polpa con un coltellino affilato per ricavarne cubetti.

Cuocere a vapore le sfere di zucca e metterle da parte, tagliare a cubetti la restante polpa di zucca; sbriciolare la pitina conservando i pois più belli per la decorazione.

In una pentola di coccio ammorbidire le briciole più belle di pitina con un po’ di burro e brodo vegetale (consiglio del grande chef Emanuele Scarello), scolare e mettere da parte assieme ai pois di zucca che servirano alla decorazione finale.

Al condimento rimasto, comprensivo di briciole di pitina, aggiungere olio extravergine di oliva e rosolare la cipolla, il cuoricino di sedano tritato, i cubetti di patata ed il peperoncino in polvere.

Quando il tutto sarà ben rosolato, aggiungere i cubetti di zucca e, quando saranno ammorbiditi, unire i funghi pleurotus (facoltativi ma ci stanno bene ;-) ), aggiungere brodo vegetale, coprire e continuare la cottura.

A cottura ultimata frullare metà della preparazione e mantenerla calda; nel frattempo insaporire le sfere di zucca e pitina in olio extravergine di oliva e aghi di rosmarino che arricchiranno ulteriormente di profumo questa zuppa.

Infornare la zucca-contenitore a 150° per 8 minuti, versare all’interno la zuppa, decorarla con i pois di pitina e zucca, coprire e portare in tavola e… Non sorprendetevi se qualcuno vi applaudirà ;-)

zuppa di zucca a pois pp-001

Indico i link utili a chi volesse replicare la ricetta dei Pleurotus che io ho collaudato più volte e posso garantirne la qualità, senza dimenticare che il sito di riferimento è molto seguito e, come dico io, pur essendo blasonato e con foto molto belle, rimane una garanzia, fidatevi.

Pleurotus da forno-001

Pleurotus da infornare.

PITINA DELLA VAL TRAMONTINA

I Pleurotus, come cucinarli

Borgotitol

Cipolla di Cavasso e della Val Cosa

Ma non è tutto, stamane sono stata omaggiata di questo splendore, ma questa è un’altra storia :

La gentilezza arriva dal freddo-001

La gentilezza arriva dal freddo.


Foglie d’ulivo con pesto di cavolo nero.

foglie ulivo con pesto cavolo nero-001

Avevo visto questo formato di pasta poco tempo fa, non ricordo dove, mi aveva colpito poi, al salone, nello stand di fronte al nostro, che esponeva prodotti liguri, come per incanto l’ho intravisto, ancora più bello, verde, sembravano davvero foglioline d’ulivo.

Purtroppo, mi hanno raccontato gli espositori, il clima di quest’estate ed un nuovo parassita, hanno decimato le piante d’ulivo (quelle vere) e rovinata la produzione, risultato: poche olive, poco olio, non soltanto in Liguria ma in tutta Italia e con prezzi comprensibilmente maggiori.

Con una pasta così bella (e così buona n.d.r.) ci voleva un condimento tono su tono che la valorizzasse ed ecco entrare in scena il cavolo nero che Milva da tre anni coltiva con successo, tanto successo che spesso vanno nel campo a rubarglielo :-(

Mi ha dato quelli che Bigazzi chiama i ributtini, i germogli teneri, li ho accompagnati con il solito aglio di resia, noci nostrane, qualche mandorla, Parmigiano Reggiano 36 mesi e buon olio extravergine della Puglia.

Non ho pesato gli ingredienti, in questo caso se avanza un po’ di pesto si può adoperare per condire, come ho fatto io, le patate lesse, o semplicemente spalmato su una fetta di pane casereccio.

foglie ulivo, aglio, cavolo nero, noci pp-001

Ingredienti:

  • pasta formato foglie d’ulivo agli spinaci,
  • ributtini di cavolo nero,
  • aglio di Resia,
  • mandorle,
  • noci,
  • Parmigiano Reggiano 36 mesi,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale.

foglie ulivo, aglio, cavolo nero, noci-001

Come fare:

lavare i ributtini di cavolo, staccare la parte verde e metterla da parte; tagliare a pezzetti le coste e metterle a cuocere nell’acqua fredda salata dove poi cuoceranno insieme con la pasta: questo formato richiede una cottura di 10 minuti, è di semola, tiene perfettamente la cottura ed ha un’ottima resa.

Appena l’acqua bolle immergere la parte verde con la schiumarola e sbollentare per 1/2 minuti, mettere tutti gli ingredienti nel bicchiere del minipimer e frullare fino ad ottenere una salsa.

Ho scottato le foglie perchè crudepossono rilasciare un leggero sapore amarognolo che a non tutti piace.

Scolare la pasta e condirlacon la salsa allungando con l’acqua di cottura, servire così o con ancora una spolveratina di Parmigiano Reggiano.

foglie ulivo con pesto cavolo nero pp-001

Per oggi è tutto, ricettina semplice semplice, un’idea veloce con ingredienti di stagione e con questo vi auguro un sereno fine settimana

Non centra nulla con la ricetta ma guardate cosa ho trovato su Pinterest:

pit bull micetti

Foto da Pinterest.


Vivere il Salone dall’altra parte del Bancone.

collage Mayè testo-001

Mayè Ndour Chef: particolari scattati da me dalla foto del calendario Lavazza di Steve McCurry esposta al Salone.

Per tutta la vita ho coltivato la passione per la lavorazione di cereali e prodotti locali.

Ora che, a cinquant’anni, mando ancora avanti il mio piccolo ristorante, posso dire che non c’è niente che dia più libertà dell’alimentazione. Almeno io la penso così.

Adoro il mio mestiere. Amo circondarmi di gente e condividere.

Chi siede ai miei tavoli deve sapere ogni cosa: dove ho preso la spezia che ha nel piatto, chi ha racolto quell’ ortaggio, persino il nome del macellaio dove prendo la carne.

Perchè il cibo è conoscenza, molto prima di mettersi a tavola.

In più so che, se scelgo prodotti locali, aiuto anche chi mi sta vicino e valorizzo il suo lavoro.

Non so se questa sia la strada che ci porterà a un’autosufficienza alimentare in Senegal o se rimarrà soltanto un mio sogno, ma son sicura che sia l’unica da percorrere.

Mayè Ndour Chef.

io al Salone-001

Io 100% Slow Food

Queste parole, secondo me e non solo, descrivono perfettamente lo spirito del Salone del Gusto e sono anche quelle che dovrebbero leggere attentamente, prima di avventarsi, a testa bassa e “stuzzicadente tratto”, sui piccoli assaggi messi a disposizione dai Produttori, quelli che ho definito i predatori dell’Arca.

Tutto questo senza nemmeno rendersi conto di cosa stiano mangiando, in che parte del mondo si trovino, come se il biglietto pagato fosse quello d’entrata ad un  self service.

Quest’anno, merito dell’ecomuseo delle acque di Gemona, ho potuto guardare il Salone da un punto di vista privilegiato: quello dei Presidi Slow Food e quelle che, prima di partire, erano semplici supposizioni e sensazioni, sono diventate certezze che hanno rafforzato la mia stima nei confronti di alcuni e confermato la disistima verso altri.

Una buona percentuale di Produttori è ritornata a casa in perdita, i più fortunati hanno coperto a malapena le spese e la mia domanda rimane sempre la stessa: come mai il denaro pubblico non riesca mai ad essere utilizzato, non dico per finanziare queste realtà ma, almeno per aiutarle  a coprire in parte le spese di viaggio, di pernottamento ecc.

Immaginate lo sforzo economico che deve sostenere chi arriva dalla Barbagia (Sardegna) per trasportare la merce in traghetto, e le spese di autostrada e carburante per tutti  gli altri che arrivano da ogni parte d’Italia.

Destinare un’area del Lingotto ad accoglienza alberghiera convenzionata per espositori impedirebbe l’inevitabile futura rinuncia a partecipare di quelli ai quali, fatti due conti, non conviene affrontare un viaggio e sprecare denaro che è meglio investire nelle loro piccole Aziende.

Forse a molti sfugge il significato del progetto Slow Food e di come siano strutturate queste realtà: qui si tratta di piccole Comunità che vivono in piccoli territori, che rispettano il disciplinare per rimanere presidi, e non riusciranno mai a produrre grandi numeri per permettersi di esportare le loro eccellenze: questi produttori devono poter confidare e contano sull’appoggio di noi Italiani, non per vivere ma almeno per non morire…

Ed è per questo che tutti dovremmo fermarci un momento, guardare negli occhi la persona che è dall’altra parte del bancone e domandarle:  da che parte d’Italia arriva? Mi racconti un po’ la storia di questo pane o prosciutto, salame, biscotto, mela, marmellata, sciroppo, salsa, cipolla, aglio ecc. e saremo ricambiati con un sorriso come questo:

Ermes-001

Alla prossima.


Gnocchi di ricotta e foglie di barbabietola, su fonduta di formaggi di Latterie Turnarie.

gnocchi di ricotta e bieta-001

Macarons di scuete cul vert di jerberave cuinçâs cun formadi di turnarie a slas e salvie

La cosa più intelligente da fare dopo l’amarezza della delusione è voltare pagina, cambiare argomento e fare qualcosa che ci rassereni: nel mio caso è risalire sulla macchina del tempo, con i finestrini aperti affinchè il vento mi scompigli i capelli e mi faccia provare una sensazione di libertà.

Non paga mai esprimere le proprie idee, il proprio disappunto, nel proprio blog, anzi, è controproducente e così ritorno in cucina, oggi sono  nel Gemonese, dove si può ancora assaporare una ricotta straordinaria e ve lo dice chi di ricotta è davvero ghiotta.

Ricordo che in Calabria, già, ho abitato anche in Calabria, dove mi aveva portata papà in uno sprazzo di amor paterno, la mattina presto arrivava una bambina, Caterina, con un cesto pieno di ricottine tiepide, erano messe in piccoli cestini di vimini, lunghi e stretti, la ricotta era di pecora: io la mangiavo con lo zucchero, che bontà, e poi andavo felice a scuola (facevo la quinta elementare).

In questa ricetta c’è un po’ di Friuli, di Trentino e di Carnia, con la ricotta affumicata di Paularo: in Trentino, a Peio Paese è rimasto l’ultimo Caseificio Turnario.

Dopo aver assaggiato questo formaggio,  ho deciso, data la sua consistenza e sapore, di preparare la fonduta di accompagnamento per gli gnocchi, l’ho unita ad un formaggio di latteria Turnaria, sempre di Campolessi e alla ricotta affumicata di Paularo.

collage ricotta

Ingredienti per gli gnocchi:

  • 300 g. di ricotta vaccina di Campolessi,
  • 300 g. di foglie di barbabietole, cotte a vapore e saltate con olio e uno spicchio d’aglio di Resia,
  • un pizzico di aglio di Resia in polvere,
  • 2 albumi,
  • una manciata di formaggio di latteria Turnaria grattugiato,
  • farina di frumento qualità Palesio q.b. per legare,
  • olio evo per mantenerli caldi in padella,
  • foglie di salvia,
  • sale.

Ingredienti per la fonduta profumata alla salvia, la mia traduttrice mi informa che “fonduta” non è traducibile in lingua Friulana:

  • 40 g. di formaggio Latteria Peio grattugiato,
  • 40 g. di formaggio latteria Campolessi grattugiato,
  • 20 g. di ricotta affumicata grattugiata,
  • 50 g. di panna fresca,
  • foglie di salvia fresca.

collage gnocchi ricotta bieta

Come fare gli gnocchi:

io ho dato delle dosi ma, come capita con queste preparazioni, molto dipende da quanto asciutta o meno sia la ricotta e da quanto siano state asciugate le verdure: seguitemi ma seguite anche il vostro istinto.

Amalgamare la ricotta con le foglie di barbabietola insaporite ed asciugate in padella, unire l’albume (se volete potete mettere l’ uovo intero), aggiungere la polvere d’aglio ed aggiustare di sale, se l’impasto risultasse troppo morbido aggiungere la farina: io preferisco aggiungere più albume per dare consistenza in cottura che mettere troppa farina, scegliete voi.

Prelevare dal composto la quantità che desiderate per formare gli gnocchi (io 25 g.) e farli rotolare, compattandoli, sulla farina; farli cuocere in acqua salata bollente fin quando saliranno a galla, nel caso metteste più farina, prolungare la cottura.

Scolare gli gnocchi e metterli in una padella con olio evo e foglie di salvia e mantenerli caldi.

Fonduta-001

Come fare la fonduta dalla cucina degli Amici di Godia:

io ho fatto la versione classica lucida ed ho messo in fusione nella panna le foglioline di salvia.

*Fonduta classica lucida: la panna dev’essere la metà della quantità di formaggio che adoperate, la fonduta va preparata a Bagno Maria a 60°C., se non avete un termometro da cucina (che vi consiglio di farvi portare da Babbo Natale perchè è davvero utile anche per le fritture n.d.r.) appoggiare il dito, quando scotta è arrivata a c.ca 60°C., i formaggi vanno grattugiati finemente.

*Fonduta veloce con besciamella: al posto della panna adoperare un besciamella, io vi do le proporzioni per 1 litro di besciamella, voi regolatevi secondo necessità: per ogni litro di latte preparare un roux con 50 g. di burro e 50 g. di farina, aggiungere 8 g. di sale.

Completare il piatto:

mettere a specchio (noblesse oblige) nel piatto la fonduta ed appoggiarvi sopra gli gnocchi tenuti al caldo, decorare con pennellate di fonduta e foglioline di salvia o come vi piace.

gnocchi di ricotta e foglie di bieta-001

Con questa ricettina vi saluto per un po’, in questi giorni devo lavorare sul mio/nostro progetto  e la prossima settimana sarò a Torino, al Salone del Gusto, ebbene si, io ci sarò, per ben 5 giorni e potrò scorazzare in lungo e in largo alla ricerca del prodotto perduto.

Nella scorsa edizione, di due anni fa, ero stata invitata dalla Garofalo e, con altre due foodblogger, avevamo presentato una ricetta di pasta (noi i Radiatori) con i prodotti delle nostre Regioni: io avevo portato la Pitina, mon amour ♥

Radiatori pesto bietoline, pitina e parmigiano-002

Quest’anno noi, di gente del Fud, siamo troppi e quindi, sono state invitate 30  prescelte, iscritte all’associazione delle foodblogger italiane beh, noblesse oblige ;-)

Sarò in incognito quindi niente paura, nessun incontro ravvicinato di foodblogger tipo, mi terrò alla larga ;-)

Alla prossima

Caseificio Turnario di Peio

Il modello Turnario

Fonduta

 


Macarons di Pan di Sorc con le susine, rivisitar la cucina di Anute.

gnocchi di pan di sorc, susini e salsiccia-002

Quando incontro una persona appassionata, che salta oltre gli ostacoli col sorriso e desidera affidarmi il suo bagaglio di ricordi, beh, va da sè che scocchi la scintilla e che io ritrovi in me tutte le risorse, i pregi e le qualità che ho quando non mi viene chiesto di apparire o di stare in gruppo.

Come vi ho anticipato questa mia passione è incanalata in un progetto per cui, tolti i panni della foodblogger, mi sto incamminando verso la mia baita nel bosco, quella dove, nella prossima vita, farò la raviolaia…

Tutte le domeniche, tranne in estate, Anute Scaon preparava gli gnocchi di patate ed in autunno aggiungeva nell’impasto le susine sminuzzate; il tutto veniva condito con la salsiccia sbriciolata, rosolata in poco burro assieme a foglie di salvia e cannella: il marito aggiungeva il tocco mitteleuropeo con una leggera spolverata di zucchero.

Anche questa ricetta rispecchia le contaminazioni delle cucine di confine, a Trieste, le susine vanno messe intere nel cuore degli gnocchi, la Signora Anute li amalgamava nell’impasto.

Io ho rivisitato la sua ricetta unendo le susine al composto di Pan di Sorc ammolato nell’acqua, un pizzico di sale, null’altro: il Pan di Sorc contiene uvetta, fichi secchi e noci e ritrova vigore nel condimento con salsiccia di casa, salvia profumata e cannella: l’alternativa sarebbe, per chi non desidera la salsiccia, mettere cannella e salvia nell’impasto e condire con burro e pane grattugiato; io oserei anche una grattugiata di ricotta affumicata, per la prossima volta.

Mi scrivono che nel resto d’Italia i prodotti che cito si trovano con difficoltà o non si trovano affatto: voglio chiarire che queste preparazioni possono venir rifatte e rivisitate con i vari prodotti Italiani, come faccio spesso io con le ricette delle altre Regioni: io lo trovo molto divertente ed istruttivo e, quando scrivo:  provate, se vi va, mi rivolgo alle appassionate come me, quelle persone anche un po’ nostalgiche che non vogliono lasciar andare quel filo che ci lega al passato.

collage pa di sorc susine

Ingredienti per gli gnocchi:

  • Pan di Sorc raffermo (o altro pane farcito con frutta secca ecc.) q.b.,
  • acqua q.b. (potete adoperare anche latte),
  • uovo,
  • farina farina di frumento varietà Palesio q.b.,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per il condimento:

  • salsiccia fresca di casa (o pasta di salame/salame fresco),
  • pochissimo burro,
  • cannella,
  • poca acqua di cottura degli gnocchi per allungare.

Come fare il condimento:

togliere il budello della salsiccia e sgranarla in una padella con il burro e la salvia, rosolare ed aggiungere, man mano, poca acqua di cottura degli gnocchi.

Unire la cannella ed amalgamare, quando la salsiccia sarà ben rosolata, togliere il condimento dalla padella, conservando un po’ di salsiccia e frullare il resto per formare un condimento cremoso per legare bene gli gnocchi.

gnocchi pan di sorc susine padella-001

Come fare:

ammollare il pan di sorc in poca acqua; l’impasto, che contiene farina di mais cincuantino, non si presta ad essere strizzato ed è preferibile non eccedere con il liquido scelto, in quel caso metterlo in un colino a maglie fitte, premere con il dorso di un mestolo e lasciarlo gocciolare.

Unire l’uovo, il pizzico di sale ed amalgamare, se il composto risultasse poco consistente, aggiungere pan di sorc grattugiato e poca farina di frumento.

Prelevare con un cucchiaio un po’ di composto (io 25 g.) e rotolarlo su un piatto con la farina; formare delle palline, infarinarle ulteriormente e buttarle in acqua bollente salata, quando vengono a galla, lasciarle bollire ancora 1 o 2 minuti; scolare gli gnocchi e metterli nella padella col condimento.

Saltarli per farli insaporire bene aggiungendo la salsiccia lasciata in parte, saltarli ancora e servirli caldi.

gnocchi pan di sorc susine salsiccia pp-001

 

Rischio di ripetermi ogni volta ma io non mi annoio mai mentre preparo questi piatti anzi, sento crescere in me una forte energia positiva, quella che provo quando faccio qualcosa che mi piace e che mi appaga, in poche parole: quello che mi fa sentire Libera.

falle adesso

La sorpresa? Eccola: oggi sono la blogger del giorno su Trubù Golosa, poca cosa? Forse, ma per me che sono anti-social, la soddisfazione è grande e doppia


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